Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 11 luglio 2026

Il cardinale Radcliffe e due vescovi celebrano e benedicono l’anniversario di una coppia omosessuale. E per Roma tutto va bene

Qui l'indice degli articoli sulla Fiducia supplicans.
Il cardinale Radcliffe e due vescovi celebrano e benedicono l’anniversario di una coppia omosessuale. E per Roma tutto va bene

Una “messa di ringraziamento” per i cinquant’anni di vita comune di due attivisti omosessuali, un’omelia che ha presentato la loro relazione come un dono di Dio, una solenne benedizione liturgica impartita dal clero senza alcuna sanzione o rimprovero da parte di Roma, probabilmente troppo impegnata a cercare di scomunicare la Tradizione cattolica condannando la Fraternità sacerdotale San Pio X dopo le consacrazioni episcopali.

Questo il quadro. Non un incubo, bensì ciò che è realmente successo il 13 giugno 2026 alla presenza del cardinale domenicano Timothy Radcliffe, già maestro generale dell’Ordine dei predicatori, del vescovo John Crowley, vescovo emerito di Middlesbrough, del vescovo John Rawsthorne, emerito di Hallam, di padre Jim O’Keefe, celebrante principale della messa, e del canonico Chris Vipers, parroco.

La messa, celebrata nella chiesa dei Santi Apostoli, situata nell’elegante quartiere di Pimlico, nel cuore della City di Londra, è stata organizzata per celebrare i cinquant’anni di “amicizia, collaborazione e impegno per la giustizia” tra Julian Filochowski e Martin Pendergast, due attivisti gay che convivono dal 1976 e sono uniti civilmente dal 2006.

I due uomini sono tra i fondatori di LGBT+ Catholics Westminster, organismo di apostolato ufficiale per le persone LGBT nell’arcidiocesi di Westminster. Più di centocinquanta persone provenienti da diversi paesi hanno partecipato alla celebrazione, accolta con favore da New Ways Ministry, organizzazione americana che da tempo si batte per l’approvazione delle unioni tra persone dello stesso sesso da parte della Chiesa.

Nei loro discorsi di benvenuto, i due hanno presentato la celebrazione come un segno di profondo cambiamento all’interno della Chiesa. Hanno ricordato che nel 2001 a diversi vescovi era stato impedito di partecipare alla messa per il venticinquesimo anniversario del loro matrimonio e che nel 2006 non avevano potuto celebrare una messa di ringraziamento per la loro unione civile. Dopo aver contrapposto questi rifiuti al clima instaurato sotto il pontificato di papa Francesco e alla possibilità ora concreta di benedire le coppie dello stesso sesso, uno di loro ha concluso davanti all’assemblea affermando: “Come sono cambiati i tempi!”.

Padre O’Keefe ha accolto con favore la partecipazione dei tre prelati, grazie ai quali l’assemblea ha potuto, per usare le sue stesse parole, “celebrare l’amore di due uomini che sono onorevolmente cattolici e onorevolmente omosessuali”.

Il religioso ha spiegato che le obiezioni sollevate venticinque anni prima derivavano principalmente dalla “paura della differenza, dalla paura dell’amore, dalla paura di due uomini che si amano”, equiparando tali obiezioni alle paure suscitate da razza, cultura, differenze sociali, beni materiali o genere. Un sofisma evidentemente volto a escludere qualsiasi giudizio morale cattolico su queste relazioni.

O’Keefe ha infine riassunto il suo intervento con una frase che è diventata il filo conduttore della giornata: “Allora era allora; adesso è adesso”. Dopo aver citato una lettera di papa Francesco in cui Bergoglio pregava affinché i due uomini potessero sperimentare l’amorevole presenza del Signore “secondo gli insegnamenti del Vangelo”, il celebrante ha concluso: “Siamo andati avanti”.

Nella sua omelia, il cardinale Timothy Radcliffe ha cercato di fornire una giustificazione teologica a quanto la liturgia aveva appena sancito. Il metodo? Collocare la relazione omosessuale nella categoria dell’amicizia, per poi applicare a tale amicizia il linguaggio più elevato della comunione trinitaria, ecclesiale ed eucaristica.

Riferendosi al voto che sarebbe stato pronunciato dopo la comunione per “celebrare e valorizzare i nostri legami di amicizia come doni di Dio”, il cardinale si è rivolto direttamente ai due uomini: “Nel vostro caso, Martin e Julian, sono passati cinquant’anni”.

Poi ha approfondito il suo ragionamento: “L’amicizia è un modo in cui Dio opera nelle nostre vite per trasformarci. Potremmo dire che queste due mani rappresentano il Figlio, che è l’amico, e lo Spirito Santo, che è l’amicizia. Pertanto, ogni amicizia buona, sana e santa, vissuta nel modo giusto, partecipa alla vita stessa di Dio”.

Attraverso un commento alla storia dei discepoli sulla via di Emmaus, il cardinale ha paragonato implicitamente i due discepoli ai due uomini che gli stavano di fronte: “Gesù non si presenta loro per dire: vi sbagliate. Non cerca di costringerli ad aprire gli occhi. Cammina con loro anche quando sembrano andare nella direzione sbagliata. Dà loro lo spazio di cui hanno bisogno per scoprire le cose da soli”.

Il cardinale ha poi collegato questa interpretazione all’Eucaristia: “I loro occhi si sono aperti quando Gesù ha preso il pane, lo ha spezzato e lo ha dato loro. Questo è il gesto fondamentale dell’amicizia generosa. Ed è questa Eucaristia che anche noi ora condividiamo”.

Così, con questo gioco di prestigio oratorio, la comunione sacrilega di una coppia innaturale è stata di fatto autorizzata di fronte all’intera assemblea.

Il video integrale della celebrazione mostra persino uno dei due coniugi omosessuali mentre distribuisce il Preziosissimo Sangue ai fedeli durante la comunione.

La liturgia novus ordo era perfettamente in sintonia con l’evento.
Una delle intenzioni della Preghiera dei fedeli ha auspicato che la Chiesa sappia “custodire tutte le relazioni d’amore come segni dell’amore di Dio in mezzo a noi”. La preghiera sulle offerte ha evocato un mondo in cui “vengono celebrati l’amicizia e l’impegno”. Dopo la comunione, si è pregato così: “Ci siamo riuniti qui oggi per celebrare una fedele unione nella gioia dell’amore e nella ricerca della giustizia”. E l’unione è stata poi presentata come prefigurazione “profetica di una visione di relazioni riconciliate, di un nuovo cielo e di una nuova terra”.

Prima della benedizione finale, il canonico Chris Vipers ha dichiarato che la messa è stata “un’occasione davvero meravigliosa e storica”. Poi, rivolgendosi direttamente ai due uomini, ha aggiunto: “Sono profondamente onorato che abbiate scelto questa chiesa per la vostra celebrazione odierna”.

La cerimonia si è conclusa con una benedizione pubblica della coppia, impartita secondo un testo prestabilito dal clero riunito attorno all’altare: “Rendendo grazie perché la Chiesa offre la sua benedizione a coloro che la chiedono in spirito e verità, preghiamo te, Dio d’amore, di effondere la tua grazia su Julian e Martin in occasione del cinquantesimo anniversario della loro unione. Possa il loro amore continuare a essere generoso, sempre attento ai bisogni degli altri, e possa rafforzare tutto ciò che li unisce”.

È innegabile che lo scopo di questa benedizione fosse esplicitamente “la loro relazione”.

Alcuni hanno cercato di ridurre questo vero e proprio scandalo a un semplice abuso. Hanno sostenuto che la dichiarazione “Fiducia supplicans” pubblicata da papa Francesco nel dicembre 2023 specificava che non si poteva parlare di benedizioni ritualizzate, integrate in una celebrazione liturgica o suscettibili di essere interpretate come un’approvazione dell’unione.

Ma chi dà questo giudizio non si rende conto che, sin dal Concilio Vaticano II, il metodo liberale è stato costante: prima sovversivo e poi trasgressivo, consiste nell’introdurre l’ambiguità per poi trarre gradualmente da essa tutte le conseguenze che inizialmente si negavano.

Qui le barriere vengono abbattute in tre fasi.

Primo passo: benedizione impossibile, ma elementi positivi

Il “Responsum ad dubium”, pubblicato il 15 marzo 2021 dalla Congregazione per la dottrina della fede, ha ricordato che “la Chiesa non ha il potere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso”, ma nello stesso tempo ha aperto uno spiraglio riconoscendo l’esistenza di certi “elementi positivi” che possono essere riscontrati in situazioni oggettivamente contrarie alla legge di Dio.

Secondo passo: benedizione possibile, ma non liturgica

Due anni dopo, la dichiarazione “Fiducia supplicans”, approvata da papa Francesco e pubblicata dallo stesso Dicastero, ha compiuto un ulteriore passo affermando al paragrafo 31: “Nell’orizzonte così delineato si apre la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidarne ufficialmente lo status né modificare in alcun modo il perenne insegnamento della Chiesa sul matrimonio”.

Quasi a voler rassicurare, il documento aggiungeva immediatamente, al paragrafo 40: “Tale benedizione non deve mai essere impartita in competizione con, né in relazione a, riti di unione civile. Né deve essere eseguita con abiti, gesti o parole specifici di un matrimonio”.

Terzo passo: la benedizione liturgica di fatto

E ora ecco che, nel 2026, diversi prelati di alto rango hanno tratto le conseguenze del § 31 e, ignorando il modesto § 40, hanno partecipato alla cerimonia di Londra senza che Roma abbia emesso alcuna sanzione o rimprovero pubblico a fronte di un pubblico scandalo.

Una conseguenza prevedibile
I difensori della “Fiducia supplicans” affermano che tale dichiarazione non apre alcuna strada al riconoscimento delle unioni omosessuali, eppure i fatti dimostrano quanto ipocrita e, in pratica, inefficace rimanga questa distinzione.

Quanto accaduto a Londra ha sfacciatamente oltrepassato ogni limite, con una messa organizzata per celebrare un’unione tra persone dello stesso sesso, un rinnovo pubblico delle promesse nuziali della coppia e poi una solenne benedizione liturgica secondo una formula prestabilita. I partecipanti non si sono forse attenuti, in sostanza, al principio stabilito dalla “Fiducia supplicans”, che di fatto conferisce una certa legittimità alle unioni contro natura? Perché, dunque, fermarsi a metà strada?

Autorizzando, per la prima volta, le benedizioni impartite a coppie che convivono pubblicamente in una situazione oggettivamente contraria alla legge di Dio, la dichiarazione ha introdotto un’ambiguità che non poteva che favorire interpretazioni sempre più ampie. Quando diventa possibile benedire una coppia, pur dichiarando di non benedire la loro unione, il confine tra l’individuo e la relazione oggettivamente disordinata finisce inevitabilmente per sfumare.

La celebrazione di Londra è solo uno degli sviluppi logici della Fiducia supplicans, documento ha creato il quadro pastorale in cui tale approvazione ha potuto gradualmente affermarsi.

Da una trasgressione all’altra
La celebrazione è stata inoltre caratterizzata da diverse altre trasgressioni. Basti pensare che il Vangelo è stato presentato sotto forma di “proclamazione dialogata” da suor Jeannine Gramick, cofondatrice di New Ways Ministry, l’organizzazione che si batte per l’approvazione dell’omosessualità da parte della Chiesa, e dal teologo James Alison.

Quando una messa simile fu celebrata per il venticinquesimo anniversario di matrimonio della stessa coppia, il cardinale Joseph Ratzinger chiese provvedimenti disciplinari ed espresse la sua insoddisfazione per la reazione, che considerava troppo timida, dell’episcopato inglese.

Venticinque anni dopo, una celebrazione simile, concelebrata da un cardinale e due vescovi, si è conclusa con una benedizione pubblica della coppia e finora non ha suscitato alcuna reazione da parte di Roma. La rivoluzione dell'”uomo che si fa Dio” è progredita e si fa beffe di coloro che ne deplorano gli effetti, mentre ne apprezzano le cause.

La dottrina cattolica non cambia
Tuttavia, la dottrina della Chiesa non può cambiare, perché Dio non cambia. Il catechismo tradizionale insegna che gli atti omosessuali sono peccati impuri contro l’ordine naturale che “gridano vendetta davanti a Dio”. Specifica inoltre che “i peccati che gridano vendetta davanti a Dio sono tra i più gravi e i più disastrosi, perché sono direttamente contrari al bene dell’umanità e così odiosi da provocare la punizione di Dio più di ogni altro”. [1]

Gli eventi di Londra dimostrano fino a che punto può spingersi l’attuale crisi nella Chiesa, quando le massime autorità sembrano più preoccupate di assecondare, dialogare e incoraggiare gli errori del mondo che di richiamare la legge di Dio.

Il rimedio resta quello insegnato dal catechismo di tutti i tempi: “Ciò che serve in particolare a tenerci lontani dal peccato è il pensiero che Dio è ovunque e che vede i segreti dei cuori, e la considerazione delle cose ultime, cioè di tutto ciò che ci aspetta alla fine di questa vita e alla fine del mondo”. [2]

infovaticana – lifesitenews – fsspx News
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1 Catechismo di san Pio X, domanda 154.
2 Catechismo di san Pio X, domanda 155.

19 commenti:

Anonimo ha detto...

Un atto sessuale “contro natura” è l’uso improprio di parti del corpo destinate ad altra funzione: comporta dei danni agli organi usati impropriamente, non soltanto eventuali malattie trasmissibili. Tutto questo, la Chiesa non lo considera? …perché li avvalla, li benedice? E intanto negli ambiti “formativi” si sono introdotti (e sarà sempre peggio) insegnanti, insegnamenti, materiale che corrompono ed uccidono coloro che devono essere custoditi con massima cura e fatti crescere secondo verità: i nostri bambini e ragazzi. Tutto questo è inammissibile, insostenibile. Dov’è la levata di scudi nei confronti della Chiesa che prende certe posizioni da parte dei cattolici che ora gridano, con grande facilità: “scisma”?

Anonimo ha detto...

Inappuntabile la dichiarazione di uno dei due "diversamente maschi":
“Come sono cambiati i tempi!”.
C. Gazzoli

E.P. ha detto...

Mi chiederei sommessamente:

- chi potrà almeno rimproverare Leone XIV per la communicatio in sacris con gli scismatici d'Oriente e per le sviolinate alla cosplayer "arcivescovessa"?

- a proposito, a che aspetta Leone XIV a correggere almeno gli scivoloni bergoglioni come Amoris Laetitia? (il tempo per fare un giretto nella Ferrari Elettrica e benedire un pezzettone di ghiaccio l'aveva trovato...)

- il Diritto Canonico scomunica gli iscritti alla Massoneria, e però un mucchio di prelati sono tuttora iscritti senza che nessuno proceda a punirli come il Diritto Canonico comanda. Insomma, il Diritto Canonico vale ancora qualcosa o no?

- in occasione delle ordinazioni a Ecône, gli italiani son passati da essere 60 milioni di allenatori della nazionale a 60 milioni di canonisti. Come mai non avvenne altrettanto quando mons.Williamson ordinò dei suoi successori?

- il prossimo 25 luglio verrà ordinato un vescovo dei Redentoristi Transalpini ("senza giurisdizione" e "senza mandato pontificio") nel monastero di Papa Stronsay: si applicano gli stessi discorsi dei sullodati 60 milioni di canonisti già fatti nei riguardi della SSPX?

- e qualora qualcun altro decidesse di ordinarsi qualche successore che promuova la Tradizione, si applicheranno gli stessi discorsi dei sullodati?

- dopo quanti nuovi episcopi vagantes si sveglieranno a Roma? o forse ai modernisti fa comodo che si moltiplichino?

- se la Sampiodecimo (che pratica il R&R, "riconosci e resisti") non fa appello contro la scomunica, è perché si aspetta un qualche contentino da Leone XIV?

- accogliere il contentino implicherà che la Sampiodecimo accetta di essere il nucleo principale della Riserva Indiana™?

Anonimo ha detto...

Su eventi scandalosi come questo e
simili, e su tutte le scandalose aperture
alla sodomia nelle sue varie forme a partire
da papa Francesco,
le Società di vita apostolica "in comunione
con Roma", come la Fr Sac. S. Pietro e le
altre, così polemiche contro la Fsspx, hanno
forse detto qualcosa?
Forse hanno protestato e per mia colpa non
me ne sono accorto? E se l'hanno fatto,
dove?"
pp

Anonimo ha detto...

È dal 1958 che la chiesa cattolica ha detto sì alla globalizzazione, senza immaginare che ne sarebbe diventata la serva sciocca.Il buon Dio sta tirando fuori i suoi da questo vero e proprio bordello. Sempre sia lodato!

Anonimo ha detto...

Anche se alcuni presbiteri o vescovi si dimostrano malvagi, non dobbiamo mai rifiutare la Chiesa, nemmeno quando siamo profondamente feriti dagli scandali. Questa è la Chiesa che Cristo ha fondato e Lui non permetterà mai che perisca. È Cristo stesso a chiederci di rimanere nell'unità, resistendo nella fede e nella preghiera, perché la promessa divina non verrà mai meno.

(Sant'Agostino, Discorso 46, 21.24)

Wisteria ha detto...

Rimanere nell'unità? Ma qui si tratta dell'Unità quotidiano? Che peraltro è fallito?

Wisteria ha detto...

Gli Istituti Ecclesia Dei, a quanto mi risulta, insegnano la morale cristiana di sempre, pur senza andare a scontro aperto col Vaticano.

mic ha detto...

La fede cattolica non si può congelare al 1962 né da parte dei modernisti né da quella dei tradizionalisti.
Va ricordato, ai Conciliaristi Vaticano II dipendenti, che nella Chiesa cattolica apostolica romana si sono fatti ben XIX Concili che hanno definito dogmi e definizioni di Fede. Il Vaticano II non definisce un bel nulla.
Alla Chiesa governata oggi da Leone XIV, va ricordato che se il Concilio Vaticano II non è negoziabile come lui sostiene, allora deve accettare la fede professata nel corso dei secoli, con la sua tradizione. Non si può tagliare le radici di cui l'albero vive.
Il Vaticano Il va ripulito da tutti i documenti eretici e pieni d'ambiguità .

Catholicus ha detto...

Mi consenta, cara Mic, qui non si tratta di congelare la fede cattolica al 1962, ma di continuare a viverla e insegnarla come hanno fatto santi, mattiri e papi e dottori della Chiesa almeno fino alla virata di 180° di papa Roncalli : ricorda le sue parole? " oggi la Chiesa preferisce usare la misericordia, anziché la giustizia", ma che razza di discorso ! e prima cosa faceva? La sua tesi, cara Maria, lascia intendere che comunque le falsità ideologiche, massoniche, protestanti, comuniste, entrate nel magistero con i papi del Concilio e successori, debbano essere accettate, limitandosi a ripulire il CV II da eresie e ambiguità... e cosa rimarrebbe? poco o niente, a mio modesto avviso. Le ricordo anche il magistero di San Pio X contro il modernismo e i modernisti : infarciscono i loro discorsi con una verità e cento menzogne, eresie, falsità, al fine di far accettare le menzogne grazie alla presenza di una sola verità, ma il vero cattolico deve rigettare il loro pensiero " in toto", poiché avvelenato e avvelenatore. Spero che non mi cestini, ma accetti il confronto, grazie

mic ha detto...

Mi meraviglio delle sue affermazioni Catholicus. Ci ho scritto due libri e una marea di articoli in vent'anni su questo blog, per confutare gli errori che lei nomina et alia ancora... Poi si lamenta che non la pubblico. Se lo avessi fatto era per risparmiarmi questa filippica.
Quel che penso è che sia irrealistico rigettare il concilio, che sta dispiegando i suoi effetti da due generazioni. Non lo si può ignorare. Il mio pensiero coincide con i quattro livelli di interpretazione di Gherardini e con la necessità di un nuovo Sillabo correttivo da parte di un papa di mons. Schneider. A noi resta il compito di denuncisee gli errori chiamandoli col loro nome e indicandone le cause, per trovare le giuste soluzioni. Questo serve a tener desta l'attenzione e a non perdere il contatto con la realtà. Al resto penserà il Signore.
Il trito e ritrito discorso della torta avvelenata ha una sua logica ma non è realistico.
Pensi alla positività della resistenza che c'è e cresce intorno alla Tradizione che molti stanno riscoprendo.
Facciamo del nostro meglio per essere membra vive del corpo di Cristo che è la sua Chiesa, facciamo quel che possiamo ognuno nel suo ambito a partire dagli impulsi del cuore preghiere e azioni quotidiane, continuando a lottare ed informare non solo sugli ertori ma anche sulle ricchezze che la Chiesa ci ha consegnato come facciamo qui ogni giorno con non poca fatica. Il resto lo fa il Signore!

Catholicus ha detto...

Ammiro e apprezzo molto la sua dotta erudizione e i suoi dotti riferimenti, Mic, ma io non proponevo farina del mio sacco, da quel servo inutile che mi ritengo, evangelicamente parlando, no, io mi attenevo, e mi attengo, rigorosamente, a quanto affermava San Pio X (che non è certo l'ultima ruota del carro, da posticipare a Mons. Gherardini, Romano Amerio, o altri insigni professori), che ovviamente lei non vorrà negare né sottovalutare, penso, e il fatto che il pensiero di Papa Sarto non corrisponda al suo non è una mia colpa, né io lo ricordo per offendere nessuno, ci mancherebbe altro. Possono aver scritto enciclopedie sulla sola possibilità di ammorbidire il CV II, senza rigettarlo in toto, ma resta il fatto che questo non era il pensiero di San Pio X e, mi pare di capire, neppure della FSSPX;. Ricordo sempre due frasi di Mons. Léfèbvre che ho come stampate nel mio cuore e nella mia mente " “Io non conosco codesta Chiesa Conciliare, conosco solo la Chiesa Cattolica" e “nessun accordo con Roma finché non ritorna cattolica”. Se il CV II è stato il colpo da maestro di Satana per distruggere dall'interno la Chiesa di Cristo (mediante l'obbedienza ad autorità passate al Nemico), come afferma il Fondatore, è ovvio che per restaurare Santa Romana Chiesa bisogna combattere con le stesse armi. e cioè distruggere la testa d'ariete usata da Satana per demolire la Chiesa dal suo interno. Che poi esimi professori la pensino diversamente non mi (ci) obbliga a rinunciare al magistero di san Pio X e di Mons. Léfebvre, e non costituisce certo una mancanza di rispetto verso di lei, carissima Maria. Perdoni la mia logorrea, ma non potevo spiegarmi in modo più sintetico.

mic ha detto...

Catholicus, Pio X rifiutava il modernismo (come lo rifiutismo noi), non il Concilio... se fa un'obiezione in questi termini oltretutto non è esatto. È vero che descriveva esattamente quello che sono e provocano i contenuti del concilio. Ms si tratta di un evento storico del nostro tempo che non possiamo bypassare come se non ci fosse mai stato...
Non basta lanciare anatemi, sia pur motivati. Per portare avanti il nostro impegno occorre ragionare sui contenuti attuali (e sui fatti attuali), pur basandoci sugli insegnamenti di San Pio X e molto altro.
Ed è quello che continuo a fare. Ma mi pare che nel suo disaccordo lei non comprenda il senso preciso di quel che dico...

mic ha detto...

Neppure io riconosco la "chiesa conciliare", ma non mi tiro fuori dalla Chiesa sfigurata e vado avanti facendo quel che posso per difendere e diffondere la fede autentica dall'interno continuando a denunciare motivando e argomentando col magistero perenne, senza lanciare invettive (che non mi è congeniale tranne quando qualcuno mi fa proprio perdere le staffe) e senza disconoscere il papa (pur disapprovando molti suoi atti e parole) perché non posso darmene l'autorità: non mi compete.

Catholicus ha detto...

Comportamento ammirevole e più che corretto il suo, cara Mic; preciso che anch'io, seguendo mons. Lefebvre e i suoi successori ( così Mons. Pagliarini nelle sue ultime lettete aperte a Papa Leone) resto in attesa che il papa ritorni cattolico ( niente è impossibile a Dio) per dichiararmi suo figlio spirituale; non è piacevole dover criticare il papa e i vescovi, ma non possiamo disobbedire a Dio, dobbiamo porlo al primo posto....sarebbe così bello essere un cuor solo e un'anima sola, ma prima o poi la Chiesa ritornerà cattolica, anche se non potremo esserne testimoni. Grazie delle sue condivisibili spiegazioni ( io parlo troppo, forse)...

Anonimo ha detto...

Mons. Pagliarini

Don Davide Pagliarani!
È un semplice prete, non e un vescovo!

😁 😁 😁

Anonimo ha detto...

Catholicus. Mic ha ragione: lei non sembra seguirla nei suoi ragionamenti. Non bisogna confondere l'atteggiamento verso il Concilio con quello verso le autorità romane attuali. Mons. Lefebvre sul Concilio ha detto: "Dunque il Vaticano II non è un Concilio come gli altri, ed è per questo che abbiamo il diritto di giudicarlo, seppure con prudenza e riserva. Di questo Concilio e delle relative riforme, io accetto tutto ciò che è in piena concordanza con la Tradizione. L'opera da me fondata lo prova ampiamente" (Lettera aperta ai cattolici perplessi, tr. it. a cura della Fsspx, 1987, p. 111). In altra occasione ha detto; "del Concilio accettiamo tutto ciò che è conforme alla Tradizione, discutiamo tutto ciò che vi appare ambiguo, rigettiamo ciò che vi appare erroneo" (citazione a memoria).
L'identica posizione di mons. Gherardini, mons. Schneider, Mic, tuttora sostenuta dalla Fsspx. Gherardini, Schneider, Mic hanno sempre sostenuto l'idea di aprire un dibattito serio sul Concilio per separarne le ambiguità e gli errori dalle proposizioni corrette cioè conformi all'insegnamento tradizionale della Chiesa.
Con la Roma neomodernista nessun accordo, ha sempre detto mons. Lefebvre. Posizione mantenuta dalla Fsspx.
Mi sembra che anche Mic non abbia mai sostenuto che la Fsspx dovesse accordarsi con l'attuale Vaticano,
alla maniera poniamo della FSSP e simili.
Mic ha sempre avuta chiara la differenza tra il rapporto con il Concilio e quello con le autorità romane che ad esso si ispirano.
Lei può forse dimostrare il contrario?
Cerchiamo di evitare polemiche infondate ed inutili, che fanno solo perder tempo.
T.
AGGIUNTA.
La seconda citazione di mons. Lefebvre sul Concilio, fatta a memoria, proviene da una conferenza da lui tenuta ad Econe il 10 gennaio 1983. Un passo tante volte
riportato.

Anonimo ha detto...

A proposito dei commenti di sopra sul Concilio, invito a rileggere gli interventi di mons. Viganò di sei anni fa.
«Il Vescovo Athanasius commenta: “Si può legittimamente sperare e credere che un futuro papa o concilio ecumenico corregga le affermazioni erronee pronunciate” dal Vaticano II. Questo mi pare un argomento che, pur con le migliori intenzioni, mina dalle fondamenta l’edificio cattolico. Se infatti ammettiamo che vi possano essere atti magisteriali che, per una mutata sensibilità, siano col passare del tempo suscettibili di abrogazione, di modifica o di differente interpretazione, cadiamo inesorabilmente sotto la condanna del Decreto Lamentabili, e finiamo per dar ragione a chi, recentemente, proprio sulla base di quell’erroneo assunto ha dichiarato “non conforme al Vangelo” la pena capitale, giungendo ad emendare il Catechismo della Chiesa Cattolica. E in un certo modo potremmo, per lo stesso principio, ritenere che le parole del Beato Pio IX nella Quanta cura siano state in qualche maniera corrette proprio dal Vaticano II, così come Sua Eccellenza auspica possa avvenire per Dignitatis humanæ.» (https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2020/06/arcivescovo-carlo-maria-vigano-siamo-al.html?m=1)
«Sulla possibilità di sottoporre gli atti del Concilio Vaticano II a correzione, penso che ci si possa trovare concordi: le proposizioni eretiche o che favoriscono l’eresia devono essere oggetto di condanna, e possiamo solo auspicare che ciò avvenga quanto prima.
La mia obiezione a Mons. Schneider verte piuttosto sulla opportunità di conservare tra gli atti ufficiali della Chiesa un hapax che, aldilà delle formulazioni ambigue e in discontinuità, esso è stato voluto e concepito per la sua valenza eversiva, e che in quanto tale ha causato tanti mali. Sotto un profilo giuridico, si potrà forse trovare la soluzione più idonea; ma sotto quello pastorale – ossia per quanto concerne la sua utilità nell’edificazione dei fedeli – è preferibile lasciarlo cadere in toto e dimenticarlo.»
E poi sua Eccellenza conclude facendo proprie le parole del prof. Pasqualucci: «Dopo averne messo bene in evidenza le nefandezze procedurali e gli errori contro la fede sparsi nei documenti, un Papa può benissimo cassare l’intero Concilio, “confermando così nella fede i suoi fratelli”, finalmente» (http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2020/06/lettera-di-mons-vigano-in-seguito-alle.html?m=1)
Al che vi aderì il Reverendo don Barthe: «Lei mostra giustamente che questo progetto [quello delle correzioni], “anche con le migliori intenzioni, mina le fondamenta dell’edificio cattolico”: infatti, contrapporre il magistero di domani a quello di oggi, che contraddice quello di ieri, porterebbe al fatto che nessun atto magisteriale sarebbe mai definitivo.»
«Se mi fosse permesso di amplificare la sua analisi, direi che l’unica soluzione per contraddire un atto precedente con un atto magistrale è notare che l’atto in questione non è magisteriale in tutta la sua forza. Ad esempio, il Pastor Æternus, del Concilio Vaticano I, nel 1870, annullò, di fatto, il decreto Frequens del Concilio di Costanza, nel 1417, che pretendeva di istituzionalizzare la superiorità del Concilio sul papa. Questo annullamento è stato possibile perché la Santa Sede non ha mai riconosciuto il valore dogmatico di Frequens. Allo stesso modo, con il Vaticano II, ci troviamo nella stessa situazione di Frequens, poiché gli organi del Concilio stesso (Dz 4351) e tutte le interpretazioni successive hanno fatto sì che questo Concilio fosse di natura meramente “pastorale”, cioè non dogmatica.»
Paolo

mic ha detto...

Barthe: "...infatti, contrapporre il magistero di domani a quello di oggi, che contraddice quello di ieri, porterebbe al fatto che nessun atto magisteriale sarebbe mai definitivo.»

Io non la vedo così. Il Sillabo correttivo di oggi non avrebbe la valenza storicista dei mutevoli decreti di conio conciliare, ma la chiarezza definitoria oggettiva, dogmatica, del magistero perenne.
Dunque è giusta la sua conclusione.