sabato 13 ottobre 2018

Cattolicesimo Vaticano II, riposi in pace (1962-2018)

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la brillante analisi del teologo tomista Peter Kwasniewsky che alla luce degli eventi ecclesiali odierni - come osserva il lettore che ringrazio per la segnalazione - da 'circolo-quadratore' conservatore wojtyl-ratzingeriano è divenuto tradizionalista, ossia cattolico... E conferma tutte le nostre riaffermazioni della verità frutto di studio e meditazione e alla fine riconosce che Gli ultimi cinque anni non sono una catastrofe improvvisa, nata dal nulla; sono il succo concentrato degli ultimi cinquant’anni, l’ultimo atto di una tragedia che è aumentata di proporzioni fino ad arrivare al momento attuale. Bergoglio è il distillato delle peggiori tendenze di Roncalli, Montini, Wojtyła e Ratzinger, senza nessuna delle loro qualità positive; è un modernista impenitente.

Cattolicesimo Vaticano II, riposa in pace (1962-2018)
di Peter Kwasniewski - 9 ottobre 2018

Gli osservatori più acuti degli affari vaticani — d’accordo, non esageriamo: anche le persone più tiepide con un pizzico di coscienza — sanno da molti anni che non ci si può aspettare che Papa Francesco, essendo la causa principale dei problemi che tribolano la Chiesa, sia un artefice fondamentale nella loro soluzione. In tutti i casi, compreso quello degli abusi sessuali da parte di religiosi e quello rappresentato dalla morsa mortale esercitata dai prelati progressisti. Ogni mese che passa constatiamo che si tratta semplicemente di ordinaria amministrazione per il pontefice peronista.

Ma come hanno sottolineato molti autori, nonostante tutte le sue pecche, questo pontificato è stato un dono eccezionale che la Divina Provvidenza ci ha offerto. Sì, possiamo affermarlo con certezza, perché Francesco ha messo a nudo al di là di ogni passato e ragionevole (o irragionevole) dubbio — possiamo dire che ha addirittura esasperato — la bancarotta totale del “Cattolicesimo Vaticano II”, con tutta la sua liturgia edulcorata, con la sua opposizione poco seria al mondo, alla carne e al diavolo e con i suoi continui compromessi con le forze dominanti del progressismo.

Tutti sanno a cosa mi riferisco. Un tempo ero uno di quegli studiosi talmudici che cercavano la quadratura del cerchio all’interno di ognuno dei sedici documenti del Concilio. Apprezzavo la loro ortodossia testuale ma biasimavo il fatto che venissero travisati o distorti da sabotatori. Pensavo che una mentalità cattolica fedele facesse cominciare le proprie frasi sempre con “se solo...”: “se solo la nuova liturgia fosse celebrata adeguatamente...”; “se solo tutti fossero concordi nel seguire l’insegnamento del grande papa polacco...” (e, più tardi, “il grande papa tedesco”).

Questo era il mio atteggiamento. In seguito mi sono trasferito in una dimora molto più grande e più bella chiamata Cattolicesimo tradizionale. Ero stanco di vivere nell’edificio eretto dall’unico concilio ecumenico che non ha emanato né definizioni né condanne solenni, un edificio apparentemente più ecologico e a più alta efficienza energetica ma in realtà fragile, pieno di spifferi, fosforescente, infestato dagli insetti e in processo di sbriciolamento. Grazie a studi dettagliati di autori come Wiltgen, Davies, Amerio, Ferrara, De Mattei e Sire mi sono reso conto che i sabotatori non avevano agito dopo il Concilio, ma all’interno del Concilio, dirottandolo verso il progressismo e il modernismo cui anelavano segretamente e piazzando deliberatamente “bombe ad orologeria” all’interno dei documenti: frasi ambigue che potevano essere rigirate in un modo o in un altro, fatto che succedeva puntualmente nel contesto della perenne disputa territoriale tra progressisti e “conservatori” di ogni conio, a ogni livello.

Mi sono reso conto del fatto che il problema era la nuova liturgia in sé, nei suoi libri ufficiali, nei suoi testi e nelle sue regole, e non solo l’ovviamente pessimo modo in cui veniva “celebrata” in tutto il mondo. Nemmeno il nuovo Catechismo, con tutta la sua verbosità e il suo oltrepassare punti difficili come il primato del marito all’interno del matrimonio, era la soluzione magica; in realtà, era stato recentemente degradato allo stato di stagno in cui potesse riflettersi l’immagine del Narciso regnante, il che gli conferisce più o meno lo stesso valore di un’intervista rilasciata su un aeroplano. Soprattutto, mi sono reso conto del fatto che “seguire semplicemente il papa” in qualsiasi direzione si muovesse, per terra, per mare o per i cieli, non solo non è la soluzione, ma gran parte del problema.

E qual è il problema? L’eclisse contemporanea di qualsiasi idea coerente di cosa sia, sia stato e sempre sarà il Cattolicesimo, un’eclisse volontaria, giacché “gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3, 19).

La liturgia che ci è stata data da Paolo VI, un regalo dell’Arcivescovo Bugnini e del suo insuperabile Consilium, è veramente una liturgia edulcorata che non può sostenere il peso della gloria di Dio o soddisfare le grandi esigenze dell’anima umana. È l’unica che molte persone — che mi ricordano le fotografie in bianco e nero di gente in fila per una crosta di pane nell’Unione Sovietica — conoscono. Nelle epoche passate, la liturgia della Chiesa non ha offerto questo al suo popolo, bensì un banchetto regale, le delizie del re, uno scampolo di cielo, la compagnia degli angeli e dei santi. Con questo non voglio asserire che la liturgia preconciliare sia sempre stata perfetta — sappiamo tutti che non lo era —, ma che i riti della Chiesa racchiudevano in sé una densità e una bellezza che rendevano sempre possibile e frequentemente raggiungibile una ricca vita liturgica. I cattolici contemporanei che sono tornati alla liturgia tradizionale si chiedono spesso con sorpresa: “Ci avevano privato di tutto questo?!”. Ebbene sì: questa incomparabile scuola di preghiera, questo bastone di appoggio inflessibile per sostenere le nostre debolezze, questa bellezza confortevole che risveglia nelle nostre anime terrene il desiderio del cielo — tutto questo ci era stato tolto da persone che sapevano perfettamente cosa stavano facendo e perché.

Qui sopra ho parlato di “opposizione poco seria al mondo, alla carne e al diavolo”. È questo il marchio del cattolicesimo postconciliare. Opporsi al mondo? No, dobbiamo dialogarci, comprenderlo, simpatizzarci, arrivarci a compromessi, farci causa comune, riciclare la sua immondizia e adottare i suoi slogan. Sono sparite tutte le antiche preghiere della Messa che parlano del combattimento spirituale, dell’inganno del maligno, della necessità di esercitare una violenza ascetica contro la nostra natura decaduta. Tutto è stato smussato per riconoscere la bontà di ogni cosa e di tutti (chi è cattivo lo è solo perché non sa di essere buono).

I potenti esorcismi che esistevano dai tempi apostolici — poiché erano basati sulla verità rivelata della sudditanza del genere umano al regno di Satana dopo la caduta e della necessità dei cittadini del cielo di essere strappati dalla sua influenza — sono stati espunti dal rito battesimale. I giorni di digiuno e di astinenza sono stati aboliti a destra e a manca; le antiche tradizioni, invece di essere rinnovate (come pretendevano i propagandisti), sono state ignorate, tacciate di superstizioni e gettate via. L’unica direzione era verso il basso: dispensare, semplificare, abbreviare, abolire.

Per quanto riguarda il controllo di sé, la morale sessuale del popolo cristiano in tutto il mondo — specialmente nell’Occidente, da cui i documenti e le riforme conciliari sono stati emanati — è al livello più basso di sempre, non solo a causa dell’intensità senza precedenti della rivoluzione anti-autoritaria del 1968, ma ancor più per via di una drammatica perdita di fede nella verità salvifica e nel potere liberatore dei comandamenti di Dio.

Oggi, nel 2018, stiamo mietendo i frutti marci di questa perdita di fede, di questa mancanza di controllo di sé, di questo abbandono di ogni ascetismo e di lotta in difesa della visione cristiana della vita, di questo folle ottimismo che è colato all’interno della Chiesa degli anni Sessanta procreando il rampollo demoniaco del “Cattolicesimo Nietzscheano”. Si è continuato incessantemente a scendere a compromessi con le forze regnanti del progressismo, a svignarsela dai precetti del Vangelo, a sopprimere verità scomode e l’amor di Dio a gloria di Dio Stesso e al di sopra di tutte le cose. Il risultato è la venerazione del nulla, il nichilismo concentrato nell’immagine indelebile di un sacerdote — divenuto più tardi un cardinale di Santa Romana Chiesa — che abusa un ragazzo che risulta poi essere la prima persona che ha battezzato due settimane dopo la sua ordinazione.

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno combattuto a lungo la buona battaglia contro questa reinterpretazione rivoluzionaria del cristianesimo, ma dopo gli incontri interreligiosi di alto profilo, i baci al Corano, le interviste chilometriche con risposte dialettiche a tutte le domande ed altri sintomi del genere, ho perso la mia fiducia in loro come pastori, per quanto potessi solo ammirare i loro scritti filosofici e teologici (che, comunque la si voglia mettere, non sono il compito principale di un papa). È stato uno shock per il sistema rendersi conto che questi papi, pur essendo animati da buone intenzioni, più che nuotare nell’oceano della Tradizione stavano galleggiando in una bevanda in polvere: l’unica differenza consisteva nel fatto che erano abbastanza forti da non andare a fondo e gridare al cielo chiedendo aiuto di quando in quando invece di affogare e precipitare nel fondo come una pietra miliare con un cardinale legato al collo.

Gli ultimi cinque anni non sono una catastrofe improvvisa, nata dal nulla; sono il succo concentrato degli ultimi cinquant’anni, l’ultimo atto di una tragedia che è aumentata di proporzioni fino ad arrivare al momento attuale. Bergoglio è il distillato delle peggiori tendenze di Roncalli, Montini, Wojtyła e Ratzinger, senza nessuna delle loro qualità positive; è un modernista impenitente. Così come in politica il movimento conservatore è un progressismo al rallentatore, nella fede il cattolicesimo postconciliare è un modernismo al rallentatore. Quanto prima ci se ne accorgerà, tanto prima si potrà respingere il tortuoso e pestilenziale esperimento di aggiornamento in favore di un’adesione inequivoca alla Fede Cattolica nella sua liturgia plurisecolare e perennemente giovane, nella sua dottrina maestosamente armoniosa e completa, nella sua morale che redime la vita esigendo uno sforzo totale.

Non dimentichiamo che tanto Giovanni Paolo II quanto Benedetto XVI hanno partecipato agli incontri di Assisi; che nessuno dei due ha mai messo in questione la legittimità dell’“abbattere i muri”, del “volgersi al mondo” e dell’adesione alla modernità che è stata il tratto distintivo del Vaticano II; che entrambi da una parte hanno incoraggiato il femminismo [1] e dall’altra hanno cercato di frenarlo; e che, soprattutto, hanno ordinato e promosso molti dei catastrofici vescovi e cardinali sotto la cui autorità stiamo oggi patendo, come mostra questo grafico:

Prelato
Ordinato vescovo da
Ordinato cardinale da
 Theodore McCarrick  Paolo VI  Giovanni Paolo II
 Angelo Sodano  Paolo VI  Giovanni Paolo II
 Tarcisio Bertone  Giovanni Paoli II  Giovanni Paolo II
 Pietro Parolin  Benedetto XVI  Francesco
 William Levada  Giovanni Paolo II  Benedetto XVI
 Marc Ouellet  Giovanni Paolo II  Giovanni Paolo II
 Lorenzo Baldisseri  Giovanni Paolo II  Francesco
 Ilson de Jesus Montanari  Francesco  --
 Leonardo Sandri  Giovanni Paolo II  Benedetto XVI
 Fernando Filoni  Giovanni Paolo II  Benedetto XVI
 Dominique Mamberti  Giovanni Paolo II  Francesco
 Francesco Coccopalmerio  Giovanni Paolo II  Benedetto XVI
 Giovanni Lajolo  Giovanni Paolo II  Benedetto XVI
 Vincenzo Paglia  Giovanni Paolo II  --
 Edwin O’Brien  Giovanni Paolo II  Benedetto XVI
 Renato Raffaele Martino  Giovanni Paolo II  Giovanni Paolo II
 Donald Wuerl  Giovanni Paolo II  Benedetto XVI
 Paul Bootkoski  Giovanni Paolo II  --
 John Myers  Giovanni Paolo II  --
 Kevin Farrell  Giovanni Paolo II  Francesco
 Seán O’Malley  Giovanni Paolo II  Benedetto XVI
 Oscar Rodríguez Maradiaga  Giovanni Paolo II  Giovanni Paolo II
 Blase Cupich  Giovanni Paolo II  Francesco
 Joseph Tobin  Benedetto XVI  Francesco
 Robert McElroy   Benedetto XVI  --
 Edgar Peña Parra  Benedetto XVI  --
 John Nienstedt  Giovanni Paolo II  --
 Jorge Bergoglio  Giovanni Paolo II  Giovanni Paolo II

(Fonte: Unam Sanctam)

Non è tutta colpa di Francesco, il quale, anche se sta buttando giù molto di quanto i suoi due predecessori hanno costruito, sta tristemente mietendo quanto essi hanno seminato. Alla fine, i responsabili del fatto che un conclave di cardinali abbia potuto votare per Bergoglio sono solo due: Wojtyła e Ratzinger. Più in generale, sono loro i responsabili del fatto che l’episcopato di tutto il mondo sia costituito da un’esigua minoranza di vescovi tradizionali (termine con cui alludo a vescovi che credono, pregano, insegnano e mettono in pratica la Fede Cattolica così come è stata insegnata, inter alia, dal Concilio di Trento) e da una vasta maggioranza di progressisti feroci, conservatori inefficaci e burocrati pennaioli. Se Giovanni Paolo II avesse dedicato meno tempo a fare la trottola per il mondo e a scrivere encicliche chilometriche, dense e oggi perlopiù dimenticate (con la brillante eccezione della Veritatis Splendor) e più tempo a tutti i suoi impegni più importanti — quello di controllare accuratamente le credenziali dei vescovi e di sceglierli in base a un’ortodossia dottrinale, una probità morale e una dedizione per la sacra liturgia provate, vescovi che non possedessero la benché minima macchia di progressismo o di lassismo —, oggi la Chiesa si troverebbe in una situazione molto meno drammatica. Lo stesso dicasi dell’amato ma assolutamente inefficiente professore diventato pontefice Benedetto XVI. È a causa della sua schiva personalità che una stravaganza perdonabile sia diventata un incubo l’11 febbraio 2013.

Questi due papi erano anche a conoscenza — come sappiamo ormai in modo sempre più dettagliato — di comportamenti malvagi nelle alte sfere e raramente hanno preso misure severe ed efficaci per sradicarli. Bergoglio esalta il vizio contro natura, ma i suoi predecessori lo hanno tollerato. Bergoglio promuove sfacciatamente quei nemici del cattolicesimo che i suoi predecessori avevano troppa paura di combattere.
*   *   *

Possiamo quindi dire, in conclusione, che in generale i cattolici credenti e praticanti si sono svegliati dal loro sonno dogmatico?

Speriamo sia vero. Purtroppo l’abilità della mente umana di ignorare la realtà anche quando ci sbatte il muso è sin troppo reale, e la capacità di bendare gli occhi e tappare le orecchie che le ideologie possiedono è non meno conosciuta. Ma per quanti hanno occhi per vedere e orecchie per intendere, la verità è venuta alla luce: la Fede Cattolica così come era creduta e vissuta dai nostri antenati; la Fede Cattolica che un immenso numero di testimoni hanno conosciuto e amato; la vera Fede Cattolica è qualcosa di completamente differente rispetto a quella oggi spacciata per autentica dal Vaticano. Quel che il nuovo regime offre è effimero, fragile, auto-contraddittorio e viene mantenuto in piedi con la forza.

Anche l’alternativa è chiara: la religione complessa ma internamente coerente insegnata dai Padri e dai Dottori della Chiesa; assaporata da monaci e mistici; autorevolmente proclamata da grandi concili; unanimemente codificata in centinaia di catechismi; e, soprattutto, incarnata luminosamente e con esultanza nei grandi riti liturgici d’Oriente e d’Occidente, il retaggio comune di tutti i cristiani ortodossi che venerano la tre volte santa Trinità nella catena ininterrotta della Tradizione.

Questo, e nient’altro, è il cattolicesimo. Non cercatelo dove non può essere trovato. Non vi sforzate e non vi rompete la testa cercando un modo di far coincidere le novità con la tradizione, perché è impossibile farlo. Non filtrate il moscerino mentre ingoiate il cammello. Prestate di nuovo orecchio all’unica vera Fede che le missioni hanno diffuso in tutto il mondo durante la Vecchia Evangelizzazione.

Di cosa c’è bisogno per liberare fino all’ultimo cattolico dall’ultima illusione a proposito della presunta “nuova primavera” del Vaticano II? Non lo so. Può darsi che solo la morte riscatterà alcuni dalle grinfie gelose del nuovo paradigma, ma esistono certamente molti segni del fatto che l’incantesimo — o forse è meglio dire il miraggio — stia svanendo, nella misura in cui molti tornano alla divina religione di Cristo.

L’era del Vaticano II che era ufficialmente cominciata nel 1962 è ufficialmente terminata nel 2018 con l’affaire McCarrick e col Viganògate. Cinquantasei anni di vita a tratti sfrenata e a tratti pigra hanno fatto venire il mal di cuore a questo simulacro umano della Chiesa e lo hanno fatto morire di arresto cardiaco. Seppelliamolo in suolo non consacrato, col vivo auspicio che possa rimanere nel silenzio della tomba e non sorgere mai più.
____

[1] Per esempio, facendo sì che il Catechismo non contenga alcun riferimento al ruolo di guida del marito, nonostante il fatto che nel Nuovo Testamento ciò sia insegnato più frequentemente di molte altre dottrine della nostra fede, approvando l’uso del servizio delle donne all’altare, o preservando l’abitudine di far loro proclamare le letture durante la Messa, venendo meno a duemila anni di tradizione universale di retaggio apostolico nella chiesa.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
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62 commenti:

Anonimo ha detto...

Gesù ha chiamato Giuda Iscariota, ma i peccati di Giuda non ricadono su Gesù che lo ha scelto.
I Papi nel passato, anche quando vigeva il vetus ordo, nominavano vari vescovi e cardinali, taluni hanno dato esempio di vita santa , altri no. La loro responsabilità morale interviene se, nel momento della nomina, erano a conoscenza di una vita di grave peccato e scandalo ancora in corso. Questo non possiamo saperlo né documentarlo con certezza, non potendo accedere ai dossier presentati ai pontefici prima della nomina, salvo recentemente, il caso sollevato da Viganò e ampiamente documentato, a cui manca una risposta del pontefice regnante.
Con questo desidero precisare il mio pensiero di fronte alla retorica non convincente dell articolo. Tuttavia concordo con la deriva morale e di fede della Chiesa, non nuova visto lo scritto del figlio spirituale di p.Pio "u poliziotto", ma che oggi é apertamente più grave. E concordo con la bellezza della liturgia vetus ordo, che eleva lo spirito ed é una catechesi simbolica vivente. Monica

Anonimo ha detto...

"A prima vista a creare difficoltà nella Chiesa sono gli scandali che hanno coinvolto anche personaggi ecclesiali importanti, ma la verà difficoltà è quella di una Chiesa ripiegata sui propri limiti, anziché prendere spunto da questa complessità di situazioni e di fatiche per riproporre in maniera esplicita l’annuncio di Cristo".
Mons. Luigi Negri
http://www.lanuovabq.it/it/se-la-chiesa-diventa-luogo-di-opinioni

Anonimo ha detto...

Severa analisi di padre Raymond J. de Souza sulle dimissioni del cardinale Donald Wuerl, arcivescovo di Washington. A suo parere è un caso di perdita di credibilità.

Scrive de Souza di Wuerl:

“I suoi sacerdoti non gli hanno creduto. Hanno pensato che stesse mentendo in pubblico e che stesse mentendo a loro. Quando l'arcivescovo Carlo Viganò ha scritto che il cardinale Wuerl "mente spudoratamente" nella sua "testimonianza" pubblicata a fine agosto, confermò le conclusioni a cui erano già arrivati molti sacerdoti di Washington. (...)

E’ semplicemente impossibile che il nunzio di Washington, comunicando le restrizioni della Santa Sede riguardo all'Arcivescovo McCarrick per gli abusi sessuali, non avesse detto al Cardinale Wuerl di ciò che si stava facendo al suo predecessore, ancora residente nell'arcidiocesi”.

Anonimo ha detto...

Articolo molto lucido. Ringrazio chi l'ha tradotto. Il problema però è sempre secondo me molto pratico: magari nelle grandi città non è una problema, ma in tutto il resto del mondo dove si trovano i Sacerdoti tradizionalisti? Visto che la Chiesa è in mano a una cricca ultramodernista le cui posizioni sono condivise dalla maggior parte del clero basso e alto, come se ne esce? Io non vedo soluzioni se non un intervento diretto di Dio Onnipotente. Sul piano umano, dei rapporti di forza, anche del consenso tra i fedeli temo, i neomodernisti come possono essere sconfitti visto che hanno trionfato su tutti fronti?

Anonimo ha detto...

No, cara Monica. La responsabilità dirigenziale consiste anche e soprattutto nel sapere chi stai collocando al tuo fianco come collaboratore. Troppo comodo risolverla così...a mio modesto parere, i papi sopraccitati, nessuno escluso, hanno accelerato questa agonia indecente che viviamo ora. Perché? Ma per i propri comodi. É significativo che Paolo VI abbia nominato MC Carrick (e qui mi taccio per decenza), così come il feeling fra Wojtyla e Marcinkus, osceno personaggio, era basato sui soldi versati al ruspante Lech Walesa dallo IOR...ormai lo sanno anche i ragazzini.

Anonimo ha detto...

https://www.veritatemincaritate.com/2018/10/lattualita-del-messaggio-di-fatima/

contro i cuori presuntuosi

Gederson ha detto...

"Gesù ha chiamato Giuda Iscariota, ma i peccati di Giuda non ricadono su Gesù che lo ha scelto.
I Papi nel passato, anche quando vigeva il vetus ordo, nominavano vari vescovi e cardinali, taluni hanno dato esempio di vita santa , altri no. La loro responsabilità morale interviene se, nel momento della nomina, erano a conoscenza di una vita di grave peccato e scandalo ancora in corso".

Monica,

Infatti Gesù ha chiamato Giuda Iscariota, ma il suo peccato non ricadono su Gesù che lo ha scelto. Per altro lato Gesù ha insegnato a noi a non dare ciò che è santo ai cani e ai maiali. Certamente Giuda non era nessuno e nè altro (Gesù non può conttradirsi...). Alcune dei vescovi e cardinali che oggi vediamo nella Chiesa sono chiaramente cane, maiali e lupi. Non vi è misura di comparazione tra prima e dopo il Concilio in ciò che dice rispetto alla nomina di vescovi e cardinali. Oggi ci sono vescovi e cardinali che sono veri eretici. Prima del Concilio mai se è stato nominati degli pretti eretici come vescovi e cardinali. Gli vescovi e cardinali che sono stati eretici sono diventati dopo la nomina e non hanno rimasto in seno alla Chiesa. Gli eretici oggi sono "ermeneuti" della rottura e hanno piena libertà all'interno della Chiesa.

Male vescovi e cardinali hanno sempre esistito, ma esisteva anche il Sant'Uffizio che non lasciava liberi i cattolici di dottrina cattiva. Oggi non se tratta appena di non vivere una vitta non santa ma di vivere liberamente una vitta cattiva in quanto vescovi e cardinali insegnando l'errore. Giovanni Paolo II ha creato cardinali membri della "Nouvelle Théologie" che sono stati condannati da Pio XII nell'Enciclica Humani Generis. Questo era di conoscenza pubblica.

"Tuttavia concordo con la deriva morale e di fede della Chiesa, non nuova visto lo scritto del figlio spirituale di p.Pio "u poliziotto", ma che oggi é apertamente più grave".

Cerca il libro di Emmanuele Brunatto è la prima testimonianza all'interno della Chiesa che abbiamo degli scandali sessuale. All'esterno sono apparsi dossie sugli scandali di pedofilia prima del Concilio. Questo lascia una domanda a tutti noi:

Percchè il Concilio Vaticano II non ha trattato dei problemi sessuale del clero?

Anonimo ha detto...

Grazie Anima Anonima del 13 ottobre 2018 09:23 ,
rientro adesso e non ho ancora letto il Vangelo del giorno , ho bisogno di O2 . Ci ritroveremo alle ore 12:oo per la supplica ?
Dio vi benedica tutti !

mic ha detto...

Ho lanciato la Supplica con l'articolo che segue.

irina ha detto...

Rimango dell'opinione che se la Chiesa avesse fatto un serio sforzo per santificarsi, lungo tutta la sua storia, la storia del mondo sarebbe stata e sarebbe ora diversa. Ci sono stati grandi santi e grandi comunità di santi ma, la vita lassa è sempre stata in agguato ed il combattimento, per toglierle il terreno sotto i piedi, non è stato continuo nel tempo, volutamente illudendosi, spesso, che il peggio fosse passato e non invece sempre risorgente ad ogni generazione.Abbassare la guardia è stata follia, il delegare la teologia a menti umane altamente contaminate dai pensieri del mondo, un'altra follia. Se la teologia ha da essere un discorso intorno a Dio, Uno e Trino, non può e non deve raccontarmi delle trovate del teologo tizio o del teologo caio, i quali sinceramente mi portano fuori strada, leggere per leggere leggo allora un libro giallo. Scrivessero piuttosto romanzi osè, di cui hanno vasta e diuturna esperienza, ricavando di che vivere nel lusso. Non si occupino però di teologia, e neanche di religione, vadano dove li porta il gender. Ma, per favore, non corrompano la Chiesa con la loro corruzione. Siamo stanchi di questo scadente spettacolo di tutti i vizi da guitti dei bassifondi. Purtroppo avete dimostrato che il legame complice che vi unisce è il sacramento del diavolo. E la vostra ipocrisia per mantenere lo status sociale, proditoriamente accaparrato, ormai fa solo rivoltar l'anima del prossimo. Basta. Per voi, per quelli di voi miracolosamente rimasti sani, per noi che speriamo ancora di poterci santificare, per i giovani che stanno entrando nella vita e non vogliono e noi non vogliamo farli entrare nell'inferno. Basta. Basta. Basta. Siete ormai esposti al pubblico ludibrio, andatevene, non saranno le mura vaticane o di qualsiasi diocesi a nascondervi agli occhi di Dio, Uno e Trino.

Anonimo ha detto...

Grazie Mic per il Suo impegno e per la tempestivita' , che bello avere in comune il Cielo come primo pensiero del giorno !
Madre di Dio , accompagnaci , custodiscici affinche' non si spenga la nostra lampada . Amen

Un Sacerdote ha detto...

Trovo che questo sia uno splendido articolo, uno dei pochi che senza tanti fronzoli va direttamente al cuore del vero problema del disastro in cui versa la Chiesa oggi: il Concilio Vaticano II, vera fonte dell’apostasia in cui il mondo si trova. Esagero? Ma contra factum non valet argumentum. Mi si trovi un solo Concilio Ecumenico che abbia prodotto, come scrive l’articolista, dei frutti così marci, così deteriori, così pestilenziali: perdita ormai pressoché totale della Fede, crollo impressionante delle vocazioni sacerdotali, liturgie orrende, sciatte e al limite della blasfemia con il silenzio se non addirittura con il consenso dei Vescovi, immoralità prima tollerata e ora addirittura incoraggiata dai vertici della Chiesa (Amoris Laetitia docet). Dal Concilio Vaticano II questa chiesa ha voluto coscientemente, lucidamente e insistentemente allontanarsi dalla vera Chiesa di Cristo e dalla Tradizione Cattolica bi-millenaria. TUTTO è stato cambiato e stravolto: la Bibbia, La liturgia, i mezzi di Salvezza (i Sacramenti), le Leggi della Chiesa, l’insegnamento in Seminario, la devozione, la Preghiera dei Monaci e dei Sacerdoti, le preghiere (nemmeno il Padre Nostro, dopo l’Ave Maria, si è salvato. La preghiera insegnata da Gesù che nemmeno i protestanti avevano osato cambiare), e naturalmente una nuova morale. Una furia distruttrice che non ha risparmiato nemmeno quelle piccole cose o quei piccoli gesti che potevano far riferimento alla Tradizione bi-millenaria. Probabilmente il dott. Gnocchi mi catalogherà tra quei tradizionalisti che ritenevano il mondo perfetto fino alla mezzanotte del 10 ottobre del 1962. Ma non è così. E non è così perché il mio punto di partenza non è morale. So benissimo che in passato, e soprattutto nell'epoca rinascimentale, la prassi morale di molti preti, vescovi, cardinali e degli stessi Pontefici non era da meno di quella di molti ecclesiastici contemporanei (d’altra parte la dilagante immoralità del clero era stato uno dei cavalli di battaglia di successo di Lutero). Il mio punto di vista è soprannaturale. I novatori, o modernisti che dir si voglia, hanno preso in mano il Concilio e hanno imposto la loro visione “agnostica”, “immanentistica”, “politicamente corretta” e illuministica della Fede, visione che traspare in tutti i documenti del Concilio. Il loro scopo, neppure tanto nascosto, era di cambiare la Fede di sempre, di distruggere, poco per volta, la Fede Cattolica nel cuore degli uomini. Non ci si può, allora, stupire, in una visione soprannaturale, che se si cambia la fede che scaturisce dal Figlio di Dio e dal Vangelo e che la Chiesa fedelmente per duemila anni ha proposto alla moltitudine come mezzo di santificazione e di unione con Dio, i frutti non possano che essere disastrosi. Quindi, in accordo con l’autore, il problema vero non è Bergoglio con le sue uscite e decisioni più o meno irriverenti o più o meno blasfeme. Mi pare di averlo già scritto: anche se si cambiasse questo papa con un altro (come molti sperano) non cambierebbe neppure di uno iota la sostanza che ha portato a questa profonda crisi della Chiesa. Finché non si affronterà seriamente il problema della fonte di questa grave crisi, vale a dire il Concilio Vaticano II, ogni tentativo di rigenerare la Fede nella gente è destinato, a meno di interventi soprannaturali e provvidenziali, a rimanere sterile.

Anonimo ha detto...

Grazie per il tempo che ha dedicato a rispondermi Gederson. Tuttavia nella storia della Chiesa terrena gli scandali sessuali erano presenti notevolmente, nonché di prelati corrotti. La storia é piena di Borgia, di cardinali Richelieu e di prelati di dubbia condotta morale. Il peccato contro la castità del sacerdozio, e quello sodomitico in particolare, non sono fenomeni di oggi. Affermarlo sarebbe antistorico. Ma oggi certamente é apertamente diffuso e chi dovrebbe controllare o non lo fà in modo omissivo o lo permette e promuove volontariamente. Le condanne che Pier Damiani faceva agli atti dei monaci sodomiti nel medioevo oggi chi le ribadisce? Questo é di scandalo ancor più grave. M.

Roberto De Albentiis ha detto...

Magistrale, letto tutto d'un fiato!

mic ha detto...

Il peccato contro la castità del sacerdozio, e quello sodomitico in particolare, non sono fenomeni di oggi. Affermarlo sarebbe antistorico. Ma oggi certamente é apertamente diffuso e chi dovrebbe controllare o non lo fà in modo omissivo o lo permette e promuove volontariamente.

Il fatto che oggi sia apertamente diffuso dipende dal fatto che si sono perse persino le più elementari remore morali a causa del tradimento della dottrina, che è tradimento della verità. Una volta, seppur razzolavano male, predicavano bene; oggi, razzolano male e predicano peggio. Questa è la differenza di non poco conto. Il 'dialogo e la commistione col mondo' ha destrutturato anche quel tessuto moralisticamente diffuso che in qualche modo teneva. Certo non basta. Quel che salva è la carità e la giustizia nella verità. E l'importante è esserne almeno consapevoli e corrispondere intanto individualmente...

Roberto De Albentiis ha detto...

Un pezzo magistrale, Maria Guarini, grazie per la traduzione; leggendolo, mi è sovvenuto questo risalente ma più che pertinente documentario...

https://gloria.tv/video/WKhKSrSXpamo1FdtCg9pSbYaC
Che cosa abbiamo perso? What we have

Catholicus ha detto...

C’è sempre bisogno di “aggiornamento” nella Chiesa di Papa Francesco, vista la sua intenzione di attuare completamente il CV II, riformando la Chiesa in modo tale che non si possa più tornare indietro. Detto ciò, mi torna in mente un articolo di qualche tempo fa, cioè

http://www.unavox.it/FruttiPostconcilio/NuoviPreti/Esempi_aggiornamento_pastorale.html

Da questi pochi esempi di aggiornamento si potrebbe dedurre che la Chiesa sia incamminata ad essere composta solo da consacrati della specie di cui fa parte il prete protagonista di questa simpatica scenetta (la domenica, all’uscita della messa …) :
http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=1848

Sacerdos quidam ha detto...

Anch'io mi associo nel ringraziare Mic per la traduzione di quest'articolo, che oltre che essere perfettamente riassuntivo dei motivi profondi del dramma che stiamo oggi vivendo è, nel contempo, di scorrevole lettura e comprensibile da tutti, anche da chi non avesse compiuto studi teologici.

Certo restano ancora gli 'ultimi giapponesi' conservatori irriducibili nella difesa del Vaticano II, ma il progredire degli eventi sta dando loro sempre più torto.
In fondo, i documenti del Vaticano II hanno avuto lo stesso ruolo e gli stessi effetti, dentro la Chiesa, della tristemente famosa 'Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino' pubblicata in Francia nel 1789.
Quel documento dell'89 conteneva già in sè, ad uno sguardo attento, tutti i disastri che ne sarebbero conseguiti: dai massacri de la Terreur fino alla Francia massonica e ultralaicista di oggi; senza contare l'esportazione di quei medesimi princìpi rivoluzionari in tutti gli altri Paesi europei, compreso il nostro, e con gli stessi terribili effetti.

La stessa cosa è avvenuta nella Chiesa con i famigerati documenti del Vaticano II, un Concilio che non per nulla il pessimo cardinale Suenens, che se ne intendeva e che aveva partecipato a quell'assise, definì "il 1789 nella Chiesa".
Non si uscirà dunque da questa crisi se non, come è stato detto anche da altri più sopra, estirpando gli errori e le ambiguità vaticansecondeschi.

Anonimo ha detto...


"I novatori hanno preso in mano il Concilio e imposto il loro punto di vista..."

Senza la complicità dei due Papi del Concilio, Giovanni XXIII e Paolo VI, non avrebbero potuto.
Fa piacere vedere che settori sempre più ampi della cattolicità, anche se ancora di dimensioni ridotte, cominciano a rendersi conto che la radice dei problemi attuali è nel Vaticano II; un Concilio che, invece di battere in breccia le eresie e il lassismo sotterraneamente circolanti, li ha in modo obliquo codificati nei suoi testi. Ben prima dei lavori di mons. Gherardini e del prof. De Mattei, la critica radicale al Concilio fu sviluppata a partire da più di trent'anni fa da periodici semiclandestini come 'sì sì no no' e il Courrier de Rome, e successivamente articolata in modo ampio e diffuso in una serie di Convegni organizzati da quel periodico e dal Courrier de Rome, ossia dalla FSSPX.
Per anni e anni questa critica è stata ignorata o irrisa, roba "da lefebvriani", "fango gettato sul Concilio". Ma adesso i fatti le stanno dando ampiamente ragione. Come si suol dire: il tempo è galantuomo.

Sul paragone con le crisi del passato, bisogna ribadire un aspetto particolarmente grave, per il presente. In passato, dalla Chiesa scaturivano sempre spontaneamente forze che procedevano alla purificazione dell'ambiente, quando necessario. Si ricordava l'epoca di PIer Damiani. Ma poi ci furono francescani e domenicani. Monaci e frati si lanciarono nella lotta per ristabilire la situazione. Quando venne la crisi protestante, nacquero i gesuiti, che guidarono la battaglia contro l'eresia mentre si affermavano grandi santi, come S. CArlo Borromeo, artefici del rinnovamento morale della Chiesa, dopo il Concilio di Trento, che applicarono nella prassi.
Oggi, invece, il deserto. Per forza, gli esponenti più radicali degli errori neomodernisti eranto quasi tutti o gesuiti o domenicani: gli Ordini erano passati al nemico. Il Vaticano II ha distrutto tutto, le basi stesse del cattolicesimo. Con quel sciagurato Concilio si è iniziato un processo di autoannientamento. Infatti, nel momento in cui Paolo VI disse che la Chiesa doveva conciliarsi con lo spirito del mondo (con "la religione dell'uomo") e andarvi incontro, non tradiva la missione di conversione a Lui affidata da Cristo alla sua Chiesa? Non la tradiva, q u e s t a Gerarchia, negando ciò per cui esiste, la sua stessa ragion d'essere? Ecco allora che, per divino castigo, sta scomparendo nella vergogna degli scandali più abietti.
Anche se le forze dell'Anticristo sono al momento prevalenti, la battaglia è comunque in pieno sviluppo ed è forse entrata in una fase decisiva. Speriamo sempre nell'aiuto della Grazia, che si degni di concederci validi e numerosi combattenti per la Gloria di Dio, in primo luogo tra il clero.
PP

Anonimo ha detto...

A DISTANZA DI 50 ANNI, ALLA VIGILIA DELLA SUA CANONIZZAZIONE, PAPA PAOLO RESTA UN ENIGMA.
HA PROFETATO O HA SEMPLICEMENTE SOPRAVVALUTATO IL "POPOLO MODERNO SATURO DI PAROLA CHIARA, INTELLEGIBILE, TRADUCIBILE NELLA SUA CONVERSAZIONE PROFANA"?
"Non più il latino sarà il linguaggio principale della Messa, ma la lingua parlata. Per chi sa la bellezza, la potenza, la sacralità espressiva del latino, certamente la sostituzione della lingua volgare è un grande sacrificio: .. che cosa sostituiremo a questa lingua angelica? ... Che cosa vale di più di questi altissimi valori della nostra Chiesa? ... vale di più la partecipazione del popolo, di questo popolo moderno saturo di parola chiara, intelligibile, traducibile nella sua conversazione profana." (Paolo VI Udienza Generale del Mercoledì, 26 novembre 1969.)
Mario Proietti

Anonimo ha detto...

"Non più il latino sarà il linguaggio principale della Messa, ma la lingua parlata. Per chi sa la bellezza, la potenza, la sacralità espressiva del latino, certamente la sostituzione della lingua volgare è un grande sacrificio: perdiamo la loquela dei secoli cristiani, diventiamo quasi intrusi e profani nel recinto letterario dell’espressione sacra, e così perderemo grande parte di quello stupendo e incomparabile fatto artistico e spirituale, ch’è il canto gregoriano. Abbiamo, sì, ragione di rammaricarci, e quasi di smarrirci: che cosa sostituiremo a questa lingua angelica? È un sacrificio d’inestimabile prezzo. E per quale ragione ? Che cosa vale di più di questi altissimi valori della nostra Chiesa? La risposta pare banale e prosaica; ma è valida; perché umana, perché apostolica. Vale di più l’intelligenza della preghiera, che non le vesti seriche e vetuste di cui essa s’è regalmente vestita; vale di più la partecipazione del popolo, di questo popolo moderno saturo di parola chiara, intelligibile, traducibile nella sua conversazione profana. Se il divo latino tenesse da noi segregata l’infanzia, la gioventù, il mondo del lavoro e degli affari, se fosse un diaframma opaco, invece che un cristallo trasparente, noi, pescatori di anime, faremmo buon calcolo a conservargli l’esclusivo dominio della conversazione orante e religiosa?"
(Udienza Generale del Mercoledì, 26 novembre 1969)

Anonimo ha detto...

PP dice anche belle cose, ma un po' ambigue. Non si può dire al tempo stesso che la radice di tutti i mali è il concilio vaticano secondo e affermare che senza la complicità dei due papi Giovanni XXIII e Paolo VI i novatori non avrebbero potuto imporsi. Questi due papi sono riconosciuti come dei Santi, perciò non si può accettare che da loro venga il male: occorre un cambio di prospettiva che sia coerente con la vera fede. I nodi stanno arrivando al pettine ed occorre fare delle scelte: se il concilio è cattivo, lo sono anche i due papi, se i due papi sono santi, lo è anche il concilio.
TEOFILATTO

Anonimo ha detto...


Ma la nuova liturgia non ha cambiato solo la lingua, è cambiata anche la liturgia stessa, è mutato il significato della Messa, grazie alle variazioni che sono state apportate alla sua struttura e che tutti conosciamo.
Paolo VI parlava da letterato, quale in fondo era. Conosceva benissimo la letteratura francese profana. Si esprimeva in modo elegante ma ingannevole, come se l'uso del latino fosse la causa di una minor frequenza alla Messa. Che non lo fosse, lo si vide subito con la Messa NO, che svuotò le chiese, ancora abbastanza frequentate. Perché andarci a un rito così banale, dove il Sacro era ridotto al lumicino, dove tutto era stato semplificato per eliminare una supposta incompresione popolare del rito antico (che invece il popolo capiva benissimo, anche se storpiava il latino)? Non c'erano le traduzioni in volgare? La piattezza, la bruttezza di questo rito si riverbera nell'orrida architettura di tante chiese costruite dopo il Concilio. Tout se tient.

Anonimo ha detto...

”Finché non si affronterà seriamente il problema della fonte di questa grave crisi, vale a dire il Concilio Vaticano II, ogni tentativo di rigenerare la Fede nella gente è destinato, a meno di interventi soprannaturali e provvidenziali, a rimanere sterile”

Discorso che si replica all’infinito in queste pagine, ma che non scava a fondo e non aiuta a decifrare quali siano le ragioni vere del disfacimento che aggredisce la Chiesa nel nostro tempo. Il “problema della fonte di questa grave crisi” sta invece tutto in ciò che dice San Paolo nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi: mysterium iniquitatis. Cosa sarà mai questa forza oscura? Da dove ha origine? Essa opera nel mondo fin dal principio, fin dalla caduta primeva, quando la donna chiamò “bene” ciò che era “male”, quando essa si avvinghiò al serpente, e l’uomo venne attirato nel gorgo del peccato senza avere più la forza di opporvisi: con il sudore del tuo volto mangerai il pane (Gn 3,19). E alla donna: Con dolore partorirai figli(Gn 3,16).

Questa forza oscura che genera il mysterium iniquitatis opera nella Chiesa anch’essa fin dal principio, perché quella prima caduta si replicò, in germe, nel cenacolo di Cristo, quando l’Iscariota, dopo aver preso il boccone, fuggì nella notte buia del suo cuore di tenebra e satana entrò in lui (Gv 13,27). Il tradimento, l’infedeltà dei consacrati, le stelle del cielo precipitate sulla terra (Ap 12,4), sono in effetti coloro i quali portano alle estreme conseguenze la prima caduta della prima coppia umana, la macchia originale che proprio per il loro tramite, in ragione delle loro devianze morali e dottrinali, tenta insensatamente di aggredire anche quel Corpo incorrotto e incorruttibile che è la Chiesa, fondata sul legno della Croce dal Signore crocifisso, dalla sua piaga donde fuoriuscì sangue e acqua (Gv 19,34).

Il mysterium iniquitatis opera perciò ben prima del Concilio Vaticano II, perché abbiamo visto, in questi ultimi giorni, a quali livelli altissimi sia giunta la corruzione dei costumi ben prima dei pontificati di Roncalli e Montini. Di questo Concilio mi pare si stia facendo a sproposito un idolo invincibile, la cui ‘esaugurazione’, come pure quella, ben più perniciosa, dei suoi effetti, prodottisi – ve lo concedo – da tutta quella pletora di codicilli devianti che infestano i documenti che ha prodotto, parrebbe poter risolvere ogni degenerazione dottrinale e depravazione morale. Conclusione corta, senza fiato, che difatti lascerebbe a mezza strada coloro i quali si volessero avventurare su di essa, come unica e irrinunciabile opzione, anche in virtù della scarsezza di interlocutori interessati a questo tipo di argomentazioni, com’è stato fin troppo evidente nel plateale naufragio della cosiddetta ‘Correzione dei 4 cardinali’. È tanto più vero che questa direzione data ai vostri discorsi non condurrà ad alcun approdo sicuro, ora che la “copula” tra la “donna” – la gerarchia apertasi alla devianza – e il serpente si è replicata al massimo grado e ha generato, nella caduta e nella colpa, colui che, come falsa vittima, vorrebbe sostituirsi all’unica Vittima, la cui immolazione è scaturigine di salvezza eterna.

(segue)

Anonimo ha detto...

(seconda parte, finale)

Tutto ciò porta mi porta ad affermare che la santità viene ben prima della difesa della dottrina, perché non tutti sono dotti o capaci di difesa della medesima, né tutti hanno occasione di pubblicamente manifestare il loro appassionato attaccamento, rigettando l’errore, alla dottrina immutabile, perché la Chiesa si compone massimamente dei ‘piccoli’, che anzi sono la sua vera forza; mentre al contrario tutti possono e debbono, in special modo in questa congiuntura temporale assai infausta, votarsi a un cammino di perfezione, nutrito dai sacramenti istituiti dal Signore, assistito dalla sua gratuita grazia. Per stare all’ultimo controverso e censurato discorso, se davvero si volesse far credere che la difesa della dottrina abbia la supremazia, allora dovremmo pensare che quel tal esimio teologo, gran cerimoniere della tradizione cattolica, aduso a perseguitare i santi concorrendo alla profanazione del sacramento della riconciliazione nei loro confessionali, sia stato assai più degnamente utile alla difesa della vera fede cattolica di quello stesso Santo che invece, eppur quasi sempre tacendo, a me pare l’abbia sommamente difesa e – significativamente – versando sangue sull’altare del Signore.

In conclusione, non abbiamo prima di tutto bisogno di eruditi ciarlieri, ma di santi; e se difensori della dottrina, che siano prima di tutto incamminati davvero su un percorso che conduce alla santità. Ancor più necessitiamo, per spezzare il giogo che ci preme sul collo, di sangue, cioè di vittime. Discorso che forse piacerà a pochi, ma questa è l’essenza della nostra fede. Di sangue – ripeto – abbiamo bisogno, sangue incorrotto. Se non oso adoperare altro attributo più consono, è per non destare scandalo in chi mi legge. La Visione di Fatima, alla quale la giornata or ora conclusasi ci ha riportato, fa difatti distinzione tra sangue di cadaveri disseminati nella città distrutta, e sangue di anime vittime. Di sangue corrotto, eppur versato, non necessitiamo.

Anonimo ha detto...


OT Al sinodo dei vescovi per la gioventù il cardinale Marx apre al femminismo

O meglio reitera certe sue posizioni. Si delinea chiaramente il filone principale che si vuole imporre al Sinodo favorevole alla omoeresia e alla corruzione dei costumi in generale.

Cosa dice il fronte laico attuale, quando le commissioni di esperti o i gran giurì mettono al vaglio la documentazione della Chiesa sui casi passati di abusi sessuali? Che la pedofilia è il risultato di un supposto clericalismo, ossia di una anormale impostazione tutta al maschile della vita della Chiesa, all'insegna di una precisa quanto antiquata struttura gerarchica e di una antiquata morale. Si consiglia pertanto la Chiesa ad eliminarlo aprendosi al 1. matrimonio dei preti; 2. alle donne nella Chiesa (posti direttivi, diaconesse, domani anche pretesse); 3. modificando il suo insegnamento sull'omosessualità, che dovrebbe essere accettata e non più condannata. Questo il "trittico" che il fronte laicista attuale vuole imporre alla Chiesa, per "riformarla". Per distruggerla definitivamente, è chiaro.
Ebbene, quale diagnosi fanno Bergoglio e i suoi consiglieri, quali i card. Maradiaga e Marx, ma anche altri? La stessa diagnosi. Dicono o fanno dire o fanno capire le stesse cose. Oggettivamente, Papa e cardinali portano avanti nella Chiesa le stesse istanze anticristiane e perverse del fronte laicista nemico della Chiesa. In questo modo la lobby gay (e lesbica) dentro la Chiesa pensa di volgere a suo vantaggio la crisi che si è aperta con i fatti nord e sudamericani e le denunce di mons. Viganò.
Bisogna impedirglielo, questo è il nostro compito.

Anonimo ha detto...

Nella 1ª parte del mio commento, leggasi così:


I consacrati traditori e infedeli, le stelle del cielo precipitate sulla terra (Ap 12,4), sono in effetti coloro i quali portano alle estreme conseguenze la prima caduta della prima coppia umana: la macchia originale che proprio per il loro tramite, in ragione delle loro devianze morali e dottrinali, tenta insensatamente di aggredire anche quel Corpo incorrotto e incorruttibile che è la Chiesa, fondata sul legno della Croce dal Signore crocifisso, dalla sua piaga donde fuoriuscì sangue e acqua (Gv 19,34).

irina ha detto...

Quali sono le pezze d'appoggio necessarie alla burocrazia vaticana, a noi contemporanea, per proclamare un defunto santo?

Anonimo ha detto...

Da una parte lo fanno santo e dall'altra smontano quello che ha scritto nell'humanae vitae

Anonimo ha detto...


Ma perché la santità, il suo perseguimento, dovrebbe prescindere dalla difesa della dottrina cattolica di sempre, apertamente e persino sfrontatamente calpestata dalla Gerarchia cattolica attuale? Chi lo capisce? Che la dottrina vada difesa, soprattutto quando sono i pastori stessi a tradirla apertamente, è proposizione del senso comune. Oltre che del sensus fidei. Naturalmente, se c'è la fede. Proprio la difesa della vera dottrina cattolica può portare al martirio, come è stato per s. Stefano Protomartire.
L'esempio di S. Padre Pio viene usato in modo distorto, per giustificare una sorta di fideismo che attende passivamente una venuta liberatrice di Nostro Signore.

Da Fb ha detto...

Davanti alla odierna "canonizzazione" avrei potuto far finta di niente e rimanere in silenzio, forse adottando uno stile più dimesso e confacente a uno dei tanti vinti dalla nuova ecclesiologia. Del resto " Væ victis" è una frase che ben riassume la situazione attuale nella Chiesa, perché anche qui la storia la scrivono i vincitori, con il ricorso a tutta una serie di metafore, ad una certa narrazione propria, di cui è parte integrante la costituzione di modelli ed esempi da additare alle masse. Ma non tacerò! Oggi, quando Paolo VI (e con lui finalmente tutto il Concilio e il Postconcilio) sarà "ascritto al catalogo dei Santi", non tacerò! Lo farò se non altro per riconoscere al nuovo Santo il merito di far esercitare, almeno ogni domenica e festa di precetto, già da tempo e grazie a quel "Missale Romanum" da lui promulgato nel '69, la sparuta setta di cattolici tradizionalisti, reazionari, clericali (ah che brutta cosa il clericalismo: "il male peggiore della Chiesa", "la vera causa degli abusi"!), medioevali oltre che ridotti all'osso, nella pratica di tripli salti quasi mortali per poter udire quella che volgarmente, forse con disprezzo, è detta "Messa in latino". Sì proprio lei, quella del latinorum bisbigliato dal celebrante che dà maleducatamente le spalle al popolo, quella dove a detta di molti non c'è actuosa participatio, ma anche, bisogna ammetterlo, quel degno culto intessuto di sacralità, quella S. Messa di sempre "mai abrogata" e volente o nolente, almeno per ora, con piena cittadinanza nella Chiesa. Le piroette per grazia ricevuta montiniana, però, non finiscono qui perché delle volte c'è anche da far capire a preti e vescovi di oggi (cosa generalmente ardua) che "ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso" (Benedetto XVI), che non è solo una questione di lingua o di simboli esteriori, poiché il Novus Ordo Missæ, la Messa di Paolo VI, "rappresenta un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica" (Cardinali Bacci e Ottaviani). Ecco, una volta di più non ho taciuto, spero di non aver urtato la sensibilità di qualcuno, se l'ho fatto perdonatemi, ma sono consapevole che l'effetto per molti sarà proprio questo.

Anonimo ha detto...

Sono totalmente d’accordo con anonimo del 14 ottobre 2018 09:18.
Con l’uso strumentale della santità (o della sequela di Cristo sino al martirio) si cerca di mettere a tacere, come del tutto secondaria se non controproducente, la difesa della dottrina, come se dottrina e santità fossero in contraddizione tra loro. È inaudito… e grossolano.
Ma la cosa non è nuova: sono mesi che queste idee stanno facendo capolino in alcuni ambienti di tradizione cattolica, assieme al rifiuto di chiamare il Modernismo con il suo nome, preferendo parlare piuttosto di naturalismo, imborghesimento, ammodernamento. Tutti termini che non rendono giustizia alla questione, magistralmente risolta da San Pio X con la Pascendi.
Sembra di assistere ad un terzo e disperato assalto della summa di tutte le eresie.
OS

@per TEOFILATTO ha detto...

I nodi stanno arrivando al pettine ed occorre fare delle scelte: se il concilio è cattivo, lo sono anche i due papi. TU DIXISTI! E' PROPRIO COSì. Se Roncalli e/o Montini e/o Wotilya stanno in Paradiso, ci stanno perché si sono pentiti di ciò che hanno fatto (e/o lasciato fare), non certo in conseguenza di esso.




https://www.radiospada.org/2018/10/florilegio-montiniano/

Anonimo ha detto...

Da una parte lo fanno santo e dall'altra smontano quello che ha scritto nell'humanae vitae.
Come scritto più volte, documento discutibile, non per ciò che vieta, ma per ciò che si è lasciato credere che consenta .

Anonimo ha detto...

Quanto a chi mette in dubbio Brunatti, se fu sostenuto da 2 cardinali "tradizionali" e da don Orione, c'è da fidarsi.
Il link è questo, sbagliai.https://www.youtube.com/watch?v=oBzZowzqVbQ
minuto 4,10 in poi, anche se ne parla anche all'inizio.http://www.altrastoria.it/2018/02/27/giuseppe-siri-papa-gregorio-xvii/

Anonimo ha detto...

Peraltro a chi dice che Gesù fece Apostolo Giuda, vero est, ma...fu Giuda attratto dalla carica, figura di tutto quel clero attratto solo dalla carica, che sarebbe venuto dopo nei secoli, ma.….Giuda NON CELEBRO' UNA SOLA MESSA, fece l'esorcista,fece miracoli, predicò...prima dell'ultima cena….ricevette l'Eucaristia….ma mai consacrò. Gesù non diede troppe perle a Giuda, e Satana entrò in lui del tutto solo alla fine, quando peccò contro lo Spirito Santo vendendo Dio.

tralcio ha detto...

Di Paolo VI si possono sottolineare diversi aspetti criticabili. Tuttavia non penso che la santità di un uomo vada fatta coincidere unicamente con una sua perfezione formale e morale.
La santità è quel tratto eroico (anche un solo istante in una vita) in cui una creatura umana mette Dio al primo posto e mette tutto se stesso in quello stato di sé, costi quel che costi.
In questo senso la sola "Humanae vitae" conferisce alla vita di Giovanni Battista Montini la prerogativa che ce lo propone come santo della Chiesa di Nostro Signore. Non fu nemmeno l'unica volta: anche la Marialis cultus, in quegli anni tempestosi, fu un atto di fede grande.
Se Montini fu anche un ingenuo, un idealista, un chierico in grave errore, un debole finito nelle grinfie di personaggi con pochi scrupoli o semplicemente il prodotto di una semina ecclesiale (formatosi nella curia romana degli anni '20 recentemente rivelatasi oltremodo corrotta) che non poteva che condurlo lì, lasciamolo giudicare a Dio Padre.
Fu però un uomo che conobbe sulla sua pelle la ribellione di una chiesa incapace di frenarsi nella sua voglia di mondo.
Avrebbe potuto pigiare maggiormente sul freno? Fu lui ad accelerare? Fece confusione sia con i pedali sia con il volante? Quando disse che il fumo di Satana era entrato, che doveva essere primavera ed era venuto l'inverno o che ci si aspettava una bella giornata e invece erano subentrati nuvole, buio e tempesta, pronunciò una sentenza.

Il vangelo odierno propone un notabile che corre da Gesù, gli si inginocchia davanti, lo chiama "maestro buono" e gli dice di una vita moralmente ineccepibile fin da giovane...
Eppure se ne andò triste: tutta la sua "orizzontalità" perfetta (oggi si direbbe il "culto all'uomo") lo rendevano ricco delle proprie sicurezze, anche nel vivere religiosamente.
Gesù risponde che "buono" è solo Dio. E se ci si rivolge a Gesù come semplice "maestro", la parte più importante manca. L'uomo può vivere religiosamente la proiezione dell'io intendendola la legge di Dio, ma così -da ricco di sé stesso- il regno di Dio e la vita eterna sono messi a repentaglio. E' difficile che uno così entri nel regno dei Cieli, se non mette Dio al primo posto e se non perde ogni certezza nelle proprie cose da fare.

Vorrei oggi pensare che Paolo Vi abbia raggiunto il Cielo proprio quando ammise che le sue certezze erano fallaci: lo resero triste, ma non fu "tristo" per Dio; lo era per gli uomini che lo rattristarono, scordandosi progressivamente di Dio, facendone una "scusa".
Almeno mi auguro che sia andata così, per l'anima di Giovanni Battista Montini. E che, dal Cielo, interceda ancor di più per una chiesa che va sempre più sulla via che lo intristì.

Viceversa chi lascia tutto, come Paolo VI fece certamente con l'Humanae vitae.
Ecco lì l'impronta del santo. Perseguitato qui sulla terra, ma entrato nella vita eterna da vivo. Il paradosso di chi lo celebra oggi è quello di aver capito l'esatto contrario, credendo di cavarsela (e oggi nemmeno quello) con i comandamenti da quattro a dieci, senza prendersela troppo per i primi tre. Da ricchi del proprio tesoro in terra, dell'idolo di un concilio che deve per forza essere preso per primavera, anche se è gelato tutto e il campo è sempre più spoglio. Sarebbe ora di essere ricchi, come Paolo VI, della croce da portare. Allora il cammello può passare dalla cruna dell'ago, entrando nella città santa, la Gerusalemme celeste. Impossibile, radicalmente impossibile agli uomini, ma non a Dio.
Chi crede a Dio, se il culto non è nemmeno più all'uomo, ma è diventato rivolto al mondo, ben sapendo chi ne è il principe?

Sacerdos quidam ha detto...

Insomma, il Papa-pilota Paolo VI ha fatto precipitare l'aereo, ma non bisogna vedere tutto nero. Qualcosa di giusto lo ha pur fatto: ad esempio, poco prima dello schianto ha interpretato correttamente le indicazioni dell'anemometro. Non siete contenti?

Ironia a parte, ecco quanto scriveva il noto esegeta mons. Spadafora circa Paolo VI, nel suo libro "Il Postconcilio/crisi, diagnosi e terapia" (ed. Settimo Sigillo, Roma 1991, pp. 83-87):

« Quando alla morte di papa Giovanni si diede per certa l'elezione di Montini, i membri del Sacro Collegio furono avvertiti che ciò avrebbe costituito "un grave pericolo per la fede".
Invano: la maggior parte degli elettori doveva la porpora ai buoni uffici di Montini, sotto la cui influenza si era svolto il pontificato di Papa Giovanni: anche per questo motivo, la sua elezione era scontata.

Divenuto Papa, G.B. Montini ebbe tra le mani il potere per imporre dall'alto gli orientamenti liberali e filomodernisti vagheggiati fin dalla giovinezza.
Intraprese così l'operazione più folle e rovinosa che potesse mai concepirsi: la sperimentazione nella Chiesa delle novità propugnate dai modernisti.

E qui comincia il 'parallelismo antitetico' che sorge spontaneo alla mente di chi percorre la vita di Pio X dall'infanzia alla sua attività di cappellano, di Vescovo, di Patriarca di Venezia, di Sommo Pontefice.
San Pio X aveva eretto contro il modernismo una serie di barriere; Paolo VI le abbatté una dopo l'altra.

* Contro l'infiltrazione modernista tra le file del Clero, San Pio X col Motu Proprio "Sacrorum Antistitum" (settembre 1910) aveva imposto il giuramento antimodernista;
Paolo VI lo abolì [nel dicembre del 1967. Cfr. Ench.Vat. vo1. 2°, n. 1771: n.d.r.].

* Agli ecclesiastici modernisti o filomodernisti che ardivano, nonostante tutto, contraddire il Decreto "Lamentabili" e l'Enciclica "Pascendi", San Pio X, col Motu Proprio del 18 novembre 1907, aveva comminato la scomunica 'latae sententiae' riservata 'simpliciter' al Romano Pontefice;

Paolo VI volle che neppure si parlasse più di scomuniche.

* Per fronteggiare quella sintesi di tutte le eresie che era il modernismo, San Pio X aveva riorganizzato il Sant'Uffizio con la Costituzione "Sapienti consilio" del 29 giugno 1908;

Paolo VI, con insipiente consiglio, lo disarmò, dichiarando che di eresie e di disordini generalizzati "grazie a Dio, non ne esistono più nel seno della Chiesa" (Cfr. Enciclica 'Ecclesiam suam') e che "alla difesa della fede ora (?) si provvede meglio promuovendo la Dottrina" che condannando (1965); quasi che ai promotori di eresie, tipo Schillebeeckx, Chenu, Congar, Rahner, Küng, difetti la dottrina e non la fede e la buona fede.
Quasi che la Chiesa non abbia più il gravissimo dovere di usare contro la pertinacia degli eretici il potere coercitivo di cui Nostro Signore Gesù Cristo l'ha provveduta.
Oggi l'ex Sant'Uffizio è semplicemente la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, che di tanto in tanto emette, per segnalare qualche errore più evidente in un mare di eresie, delle Note che nessuno legge e tutti possono impunemente tenere in non cale.
(segue)

Sacerdos quidam ha detto...

* Ad impedire ogni manipolazione modernista della catechesi, San Pio X aveva voluto un catechismo fondamentale, unico per tutta la Chiesa;

Paolo VI diede l'ostracismo al catechismo di San Pio X e volle il pluralismo anche nella catechesi, mostrandosi incredibilmente e colpevolmente tollerante allorché scoppiò lo scandalo dell'eretico Catechismo Olandese, prototipo di tutti i catechismi spuntati poi come funghi velenosi nella Chiesa.

* Per sventare l'insidiosa tattica dei modernisti i quali si fingevano incerti ed indecisi e presentavano i loro errori come "sparsi e slegati", San Pio X aveva compiuto lo sforzo poderoso di smascherare la connessione esistente tra tutte quelle perniciose novità, dimostrando che si era dinanzi a "un vero e proprio sistema di errori ben organizzato". La 'Pascendi', svelando il volto del modernismo, gli aveva inferto un colpo mortale e ne aveva arrestato la marcia vittoriosa.

Paolo VI svelò il proprio volto, quando, in occasione del 70° anniversario della grande Enciclica, i mass-media vaticani ('Radio Vaticana' del 4 e 6 settembre 1977 e 'L'Osservatore Romano' dell'8 settembre 1977: repetita iuvant!) definirono la 'Pascendi' uno "svelamento" del modernismo "storicamente non del tutto rispettoso": esattamente la tesi sostenuta a suo tempo dai modernisti.

Non basta: tutta la lotta antimodernista di San Pio X dai medesimi organi fu denigrata con l'incredibile affermazione che "non si seppe o non si volle o non si ebbe il rispettoso coraggio di leggere nella loro realtà distinzioni e differenze".
San Pio X, insomma, sarebbe stato o un imbecille o un disonesto o un pusillanime: strana "commemorazione", che rivelava nell'animo di Papa Montini una ruggine di vecchia data e di ben noto marchio.
Ripudiati del pari i vari documenti ufficiali connessi alla 'Pascendi' (Decreto 'Lamentabili' e i vari Motu Proprio), in quanto "taglio improvvido di germogli allora in crescita", ed oggi rigogliosissima zizzania, che soffoca ogni buon grano nella Chiesa.

* Per contrastare il passo al razionalismo modernista nell'esegesi, San Pio X aveva conferito stabilità alla Pontificia Commissione Biblica, voluta da Leone XIII e, con Motu Proprio del 18 novembre 1907, aveva decretato che "tutti sono tenuti in coscienza alle decisioni passate e future della Pontificia Commissione Biblica, non altrimenti che ai Decreti Dottrinali delle Sacre Congregazioni approvati dal Pontefice".

Oggi, tutti sono sollevati da tale obbligo di coscienza, perché la Pontificia Commissione Biblica è stata ridotta da Paolo VI nel 1972 a una sezione della inerme ed inutile Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede e non ha mai più emesso un decreto.
(segue)

Sacerdos quidam ha detto...

* Per mettere al riparo dal modernismo in campo biblico i giovani chierici desiderosi di specializzarsi nella scienza delle Sacre Scritture, San Pio X aveva eretto in Roma il 7 maggio 1909 il Pontificio Istituto Biblico.

Oggi, grazie a Paolo VI, il Pontificio Istituto Biblico è covo e fucina di modernisti, una delle principali fonti dell'inquinamento della Chiesa.

Tra l'altro, ricordiamo che nel 1964 l'espressa volontà di Papa Montini, nonché le pressioni esercitate dalla Compagnia, richiamarono al Biblico i gesuiti Zerwick e Lyonnet, già espulsi dall'insegnamento e condannati dal Sant'Uffizio sotto il pontificato di Giovanni XXIII.
Il penultimo Rettore del Biblico, Carlo Maria Martini S.J, è poi divenuto Arcivescovo di Milano e Cardinale per... demeriti speciali.

* Per assicurare una formazione del Clero dottrinalmente salda e ortodossa, San Pio X aveva voluto i Seminari Regionali, ed aveva emanato le Norme per l'orientamento educativo e disciplinare dei Seminari d'Italia.

Paolo VI affidò la Congregazione per l'Educazione Cattolica al Card. Garrone che aveva il... merito di aver sferrato in Concilio un feroce attacco contro ... i Seminari Regionali. Era l'autorizzazione a demolire quei gloriosi Istituti, di cui oggi rimane solo il ricordo.

* Per consolidare la compagine ecclesiastica, San Pio X aveva intrapreso l'unificazione delle leggi ecclesiastiche in un unico Codice di Diritto canonico, poi promulgato da Benedetto XV.

Paolo VI, a brevissima distanza, volle un altro Codice, senza altro motivo che aprire la compagine ecclesiale alla penetrazione dei princìpi modernisti.

* San Pio X aveva decisamente condannato l'interconfessionalismo, perché nocivo alla fede dei cattolici e padre dell'indifferentismo;

Paolo VI adottò lo scriteriato ecumenismo dei modernisti, definito da San Pio X "carità senza fede, tenera assai per i miscredenti la quale apre a tutti, purtroppo, la via all'eterna rovina".

Arcivescovo di Milano, G.B. Montini dichiarava nel 1958: "i confini dell'ortodossia non coincidono con quelli della carità pastorale".
Da Papa continuò nella stessa direttrice. (In questo campo, come vedremo, Giovanni Paolo II lo ha surclassato, spingendosi molto oltre del "suo maestro", così come ama chiamare Papa Montini).»

Et satis est...

mic ha detto...


* Contro l'infiltrazione modernista tra le file del Clero, San Pio X col Motu Proprio "Sacrorum Antistitum" (settembre 1910) aveva imposto il giuramento antimodernista;
Paolo VI lo abolì [nel dicembre del 1967. Cfr. Ench.Vat. vo1. 2°, n. 1771: n.d.r.].


Lo sostituì col "Credo del popolo di Dio" di nuobo conio.
http://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/motu_proprio/documents/hf_p-vi_motu-proprio_19680630_credo.html

irina ha detto...

Sacerdos quidam, grazie!

tralcio ha detto...

Caro Sacerdos quidam,
plaudo all'immagine di quello che consulta con competenza l'anemometro prima dello schianto.

E' pur vero che lo schianto, se siamo onesti, origina a prima del decollo e non dal pilota.
E' l'aereo, cioè la forma moderna della barca, ad essere prometeicamente in picchiata.
Il pilota di un aereo appesantito oltre misura dal carico accumulato e dalla gravità che lo tira a terra, mentre avrebbe voluto osare il cielo in modo inedito, diventa ad un certo momento estraneo al motto virtute siderum tenus.

Una certa tristezza nel "consultare l'anemometro" e altri sensori di bordo è un'onesta lettura dei segni dei tempi cari al conciliarismo più becero nel leggerli come gli pare.
Quando però leggo livore diffuso, esteso a chiunque si trovi a pilotare, mi chiedo se non ci sia un errore di prospettiva, sempre alla luce del vangelo odierno: mi chiedo se non rischiamo di credere troppo alla barca (o all'aereo) ai nocchieri (o ai piloti) invece di perdere le nostre sicurezze poste nella perizia dell'aeronavigazione, per affidarci totalmente a chi è in grado di dominare il mare come l'intera atmosfera terrestre e oltre.

Il "notabile ricco" che avesse confidato in personaggi a nostro avviso più irreprensibili, dicendo io certe cose non le ho mai fatte, dette o pensate, è sempre a rischio schianto se si considera "buono": lui e quelli come lui. In realtà "buono" è solo Dio e noi dobbiamo arredenderci all'impossibilità di fare/avere qualcosa di cui vantarci, sentirci ricchi/sicuri, mentre ci chiede di mettere Lui al centro: in terra, mare e questo cielo da non confondere con il Cielo e il Regno dei Cieli. Anche per questo oggi la seconda lettura diceva di porre bene attenzione alla spada che arriva al punto di divisione tra anima e spirito e sa discernere sentimenti e pensieri del cuore.

Ripeto: bellissima l'immagine di chi interpreta correttamente l'anemometro mentre ormai l'aeroplano è prossimo all'impatto catastrofico. Ma immaginiamoci anche l'istante dopo: l'impossibile di Dio, con questa nostra situazione. Lui (non noi, ricchi delle nostre certezze) eviterà lo schianto. Per questo preghiamo e portiamo la croce.

P Moscatelli ha detto...

Scusate una pignoleria, invece di "riposa" non dovrebbe essere "riposi" nel titolo?

Un Sacerdote ha detto...

Avendo avuto una domenica piuttosto impegnata rispondo solo ora ad Anonimo delle ore 00,09 del 14 ottobre su alcuni punti, anche se magari in modo insufficiente. Innanzitutto non è vero che il concentrarsi sul Vaticano II come fonte della crisi odierna (penso che sia questo quello che anonimo intenda come “discorso che si replica all’infinito”) non sia stato un tema scavato a fondo oppure non aiuti a decifrare quali siano le “ragioni vere del disfacimento che aggredisce la Chiesa nel nostro tempo”. E’ sufficiente leggere i molti libri che ultimamente sono usciti su questa tematica ( per es. di Amerio, di De Mattei, della Siccardi, di Pasqualucci, di Radaelli tanto per citare alcuni autori) e i moltissimi contributi, su questo blog e su tanti altri per affermare che il tema è stato e continua ad essere scavato molto a fondo. Si può certamente dissentire anche dagli autori ma non affermare che gli autori non abbiano cercato di dare dal loro punto di vista le “ragioni vere del disfacimento che aggredisce la Chiesa del nostro tempo”. Per quanto riguarda il mysterium iniquitatis la prego: non offenda la mia intelligenza. Io non ho mai affermato, né l’ho fatto intendere, che prima del Concilio Vaticano II il male non operasse nella Chiesa e che aspettasse questo Concilio per scatenarsi. Tra l’altro sarebbe anti evangelico ed eretico. Questa distinzione l’aveva già insinuata il dott. Gnocchi ma dal mio punto di vista è errata. Come ho già spiegato il mio punto di partenza non è la morale. Io non critico e non dò la colpa al Concilio Vaticano II perché oggi si scopre molta sporcizia nel clero alto e basso. Il mio punto di partenza è la Fede. Con il Concilio Vaticano II è iniziato un vero attacco da parte dei novatori alla Santità della Chiesa, Santità intesa in senso soprannaturale non morale. La divina Sposa è stata tutta sfigurata in questi anni: sfigurata nella Sacra Liturgia, nel deposito di Fede, nei Sacramenti, nella Bibbia, nella Morale. E' ovvio che questo attacco ha influito profondamente sulla fede dei fedeli. Come possono non venire in mente le parole della Beata Emmerich: “Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti” (segue)

Un Sacerdote ha detto...

(seconda parte) No sig. Anonimo non ritengo il Concilio Vaticano II un idolo invincibile ma semplicemente la vera fonte della profonda crisi della Chiesa di oggi perché come ho già scritto contra factum non valet argumentum. Nessun Concilio nella Chiesa ha mai prodotto dei frutti così pestilenziali e così aridi. Un’ultima osservazione. Vedo che lei ama contrapporre la dottrina alla santità. Ma a parte che questo è il sistema preferito dei modernisti (vale a dire sempre contrapporre la teoria dalla prassi, qualunque sia questa prassi) e che ha permesso a quest’ultimi di sfigurare la Santa Chiesa di Dio, non vedo però proprio il motivo di questa contrapposizione. La dottrina, come la chiama lei, anzi la sana dottrina è semplicemente la verità rivelata che la Santa Chiesa ci propone a credere non per un mero esercizio intellettuale, ma proprio per la nostra santificazione e unione con Dio. Poi, certo, qualcuno può usare la dottrina come mero esercizio intellettuale sganciato dalla vita, (e quindi pur conoscendo perfettamente la dottrina essere una persona anche malvagia) ma questa non è la funzione della dottrina e non è vero che la dottrina non possa raggiungere o essere capita dai “piccoli”. Come ben lei saprà in passato molti “piccoli” e “ignoranti” (tra i quali mia madre e mia nonna) si sono santificati proprio nell'osservanza di questa tanto vituperata dottrina. Un caro saluto

Cordero ha detto...

Anonimo 15:46 (OS): “Con l’uso strumentale della santità (o della sequela di Cristo sino al martirio) si cerca di mettere a tacere, come del tutto secondaria se non controproducente, la difesa della dottrina, come se dottrina e santità fossero in contraddizione tra loro. È inaudito… e grossolano.”

So bene che questo blog è emanazione di cotanta scuola teologica, che ha per capostipite, o non so che cosa, nientepopodimeno che quel tal mons. Parente, lui sì difensore della dottrina – a chiacchiere – del quale dicevo:

“dovremmo pensare quel tal esimio teologo, gran cerimoniere della tradizione cattolica, aduso a perseguitare i santi concorrendo alla profanazione del sacramento della riconciliazione nei loro confessionali, sia stato assai più degnamente utile alla difesa della vera fede cattolica di quello stesso Santo che invece, eppur quasi sempre tacendo, a me pare l’abbia sommamente difesa e – significativamente – versando sangue sull’altare del Signore.”

«Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa Padre Pio e quanto lo concerne a S. Giov. Rotondo»
(Giovanni XXIII, 25 giugno 1960)

Poi avvenne quel che dovreste conoscere. “Mi hanno tolto dieci anni di vita” (Padre Pio)

Pietro Parente: dopo aver concorso alla profanazione di un sacramento, ai danni del ministero sacerdotale di uno dei più grandi santi che la Chiesa abbia mai avuto, ottenuta la porpora nel 1967, ebbe anche il cattivissimo gusto, che denota la malafede, di firmare il ‘Proemio’ di una biografia, gravemente mistificatrice dei fatti, riguardante il Frate con le stimmate, la quale peraltro rubacchia, stravolgendo (è pubblicata l’intera controversia), tutta quanta quella che era stata la meticolosa raccolta di dati e di informazioni del vero grande biografo del futuro Santo, padre Alessandro da Ripabottoni, degno figlio della mia diocesi. È vero che Un cireneo per tutti venne editato ugualmente, ma come omaggio della provincia religiosa, quella preferita da Cristo. E non è la vostra.

Quello che posso confermare con tutto il corazón è che, negli anni a venire, non avremo né avrò necessità di ricorrere all’ausilio di collezionisti di ragnatele e cacciatori di farfalle quali sono codesti “difensori – a chiacchiere – della dottrina cattolica”. Adopero queste due metafore proprio perché comprendo sempre meglio che, malgrado tutto, tali rimanete, in quanto vi è preclusa, per una forma di ottusità congenita al vostro modo di elaborare i fatti, la comprensione più alta sia di quello che vado scrivendo in questo blog – non so per quale motivo ancora lo faccio, credo ancora per poco – sia del grave, irripetibile momento che la Chiesa sta vivendo.

Card. Giacomo Lercaro (dicono modernista); e però: «Di Padre Pio si parlò e si scrisse; lo si condannò e lo si derise; ed egli tacque… Ma ad addolorarlo nel profondo, a farlo agonizzare come il Salvatore nell’Orto degli Ulivi, era il fatto che egli non tanto “per” la Chiesa soffriva… quanto il fatto che “dalla” Chiesa soffriva».

Viva Padre Pio, Viva Lercaro. Abbasso Parente e tutta la parentela, col suo “familismo amorale”.

P.S.-Avviso la dottoressa Guarini che, in caso di rinnovata censura di questo mio commento, avrà reciso quell’ultimo sottile legame che ancora la tiene in una qualche considerazione, del tutto personale, nei miei confronti.

irina ha detto...

Noi esseri umani abbiamo i fatti per giudicare ed anche i fatti, dalla fu Chiesa Cattolica, non sempre furono presi in immediata considerazione ma, solo quando non li si vide in una prospettiva di secoli e secoli, sto pensando a Santa Giovanna d'Arco, a Santa Ildegarda di Bingen. Quando non si è sicuri, quando semplici fatti, miracoli e fatti straordinari non si sono aggiunti, meglio attendere, qualunque sia il periodo storico in cui il defunto/la defunta è vissuto/a. L'affrettarsi non giova. La gatta presciolosa fece i figli ciechi. Nell'incertezza dei tempi, nella pochezza dei frutti, nella quantità di notizie non edificanti sul caro estinto, meglio attendere il trascorrere del tempo, che è galantuomo, quando lo si lascia andare secondo anni e decenni ed oltre e non con il conto alla rovescia di bombe su bombe da sganciare sulla testa del malcapitato popolo di Dio, Uno e Trino; popolo la cui unica colpa è quella di volere e potere vivere in pace, una vita semplice. Al popolo di Dio non interessano le pensate aggiornate da mo' invecchiate; Il popolo di Dio, deve e vuole essere sempre e solo edotto sulle famosissime dieci parole, con amore, con cognizione di causa ed effetti perniciosi, artisticamente e con garbo e con semplicità. Per insegnare così bisogna essere santi e artisti e medici e prudenti come serpenti e semplici come colombe. Tutto il resto sono e sono state chiacchiere, neanche più aggiornate ma, solo stantie ed ormai ammuffite. Non si tratta di fare una gara dei santi, chi ne ha di più e chi di meno, no. Lasciamo i defunti riposare in pace, Dio vede e provvede. La fretta non giova, ricorda l'amore simulato per nascondere la ricerca della proprio piacere, del proprio tornaconto.

Battuta Ironica (ma neppure tanto) ha detto...

"San" Montini, patrono dei "Re Tentenna"; degli agenti segreti; dei "Girella", di un'altra categoria che non si può nominare, poiché si tratta di persone suscettibili e dei lettori del giornale "Il resto del Carlino" .

Anonimo ha detto...

Ma immaginiamoci anche l'istante dopo: l'impossibile di Dio, con questa nostra situazione. Lui (non noi, ricchi delle nostre certezze) eviterà lo schianto. Per questo preghiamo e portiamo la croce.
AMEN. Il miracolo di Dio (che ci auguriamo, di cui ed in cui speriamo, e per cui preghiamo) che prima o poi giungerà (QUESTO è CERTO, salvo che non siamo proprio alla vigilia della Parùsia, ovvero della migliore conclusione possibile), non toglie "uno jota o un apice" alle responsabilità, quanto meno omissive, di chi doveva pilotare l'aereo ed a preferito (magari, speriamolo, in buona fede convinto di far bene) fare altro. Riporta Amerio che Montini oltre alla famosa frase :"Oggi non c'è più bisogno di maestri, bensì di testimoni" (frase che lui smonta e confuta), avrebbe affermato più volte :"Non stiamo qua per governare la Chiesa, bensì per soffrire per essa". Allora doveva lasciare il posto ad altri; fare il voto di vittima ed andare a chiudersi in una Trappa .

@"Cordero" ha detto...

"L'altare versus popolum?!? Tavola Calda modello LERCARO" (Guareschi DIXIT). Se Parente non era buono, Lercaro non era migliore. Forse il suo frequentare Padre Pio, ne aumentera' la responsabilità? Speriamo di no. Comunque, preghiamo affinché Riposino in Pace i defunti e possano star bene altri cento anni e progredire in santità i viventi.

Anonimo ha detto...


Il Concilio cattivo e la santità posticcia

Leggo solo adesso il commento di Teofilatto (chiunque egli sia) che mi chiama in causa.
Caro Teofilatto, non vedo il problema. Il Concilio è sicuramente cattivo. Ergo: i due Papi del Concilio non sono santi. Ma non sono stati riconosciuti ufficialmente come santi? E'vero. Ma non dobbiamo preoccuparci. Un giorno, quando il Signore concederà finalmente alla Chiesa di uscire dalla presente, atroce distretta, quei Papi verranno tirati giù dagli altari che al momento indegnamente occupano, una delle ennesime imposture della "Chiesa conciliare". L'elevazione alla santità impegna il dogma, è decisione infallibile? Non mi sembra. Come dice il suo nome (teofilatto: guardiano di Dio e quindi difensore della fede) nemmeno lei può accettare una santità così superficialmente distribuita, sciolta e a pacchetti, seguendo il cattivo esempio dato, anche in questo campo, da GPII, che per di più (mi sembra) ha introdotto regole meno austere per conferirla, tanto che nei casi più recenti è stata data senza nemmeno miracoli veramente accertati da parte dell'elevando (mi sbaglio?).
Una delle eredità del Concilio è l'odio per la vera dottrina cattolica, quella che è a fondamento della morale cristiana oltre che della vera fede e liturgia. Chi dileggia i laici che, nella latitanza nefasta del clero, cercano di difenderla contro gli incredibili oltraggi cui è sottoposta da una parte consistente degli stessi pastori, difenderla in ottemperanza all'insegnamento di s. Paolo (solo per fare il nome di uno che di queste cose ne sapeva, per così dire), non sembra capace di articolare un discorso che vada al di là dell'insulto. Tant'è vero che questi dileggiatori, nei loro fumosi interventi, non entrano mai nel merito delle questioni.
PP

Anonimo ha detto...

È davvero illuminante il fatto che a difendere la dignità del Papa e delle sue parole sulle pagine laiche dove lui viene vigliaccamente e pesantemente insultato e l'aborto esaltato ci siano soprattutto quelli critici rispetto a questo pontificato. La qual cosa dimostra come la papolatria sia un fenomeno di cartone, deleterio ed estrinseco alle esigenze e alla reale natura del cattolicesimo.

Anonimo ha detto...

A difendere la dignità di quale papa? del pastore idolo di valtortiana memoria? di quello che non crede all'esistenza di un Dio universale, oh scusi , le testali parole sono "non esiste un Dio cattolico". Non basta un invito alla preghiera a san Michele o la constatazione che l'aborto è un omicidio (mi pare neanche abbia detto che sono scomunicati ipso facto, ma così è) onde santificare uno, non basta un'opera buona, importante più ancora di una buona parola, a fare un santo. Dio ripaga tutti del bene ma x alcuni solo sulla terra e quanto triste è ciò. Ogni fedele riguardo al Papa ha un solo potere, di giudicare se conferma nella dottrina di Cristo, se lo fa deve essere ubbidito e non giudicato in fede e morale (se mi chiede di uccidere in privato, no),se non lo fa devo giudicarlo e rimproverarlo perché non è che un lupo.

mic ha detto...

Penso che Anonimo 10:15 si riferisse piuttosto alla dignità del Papato difesa dagli insulti, che si sostituiscono si peana quando Bergoglio dice qualcosa di cattolico.
Una critica ritica motivata e rispettosa non offende nessuna dignità.

Anonimo ha detto...

Caro PP, io stesso non vedo il problema, perché concordo nel dire che il Concilio è sicuramente cattivo e i due papi che l'hanno fatto non sono santi. Il problema, caso mai, è tutto suo perché (evidentemente questo le è sfuggito) la canonizzazione dei santi gode sicuramente dell'infallibilità, a differenza della beatificazione, su cui ancora si discute.
Constato con piacere, tuttavia, che con il passare del tempo le posizioni e i giudizi su questa Chiesa evolvono, facendosi sempre più nitidi e concordi.
TEOFILATTO

mic ha detto...

Teofilatto,
ricordo a lei e agli altri lettori i seguenti articoli su canonizzazioni e infallibilità

https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2012/02/mons-brunero-gherardini-su.html
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2014/04/paolo-pasqualucci-su-canonizzazioni-e.html
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2014/04/perplessita-e-dubbi-per-le-imminenti.html
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2012/02/articolo-di-don-gleize-su.html
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2014/05/evemero-e-la-memoria-del-principe.html
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2014/04/canonizzazione-papa-giovanni-paolo-ii.html

Anonimo ha detto...

In Vaticano, l'atmosfera è irrespirabile. Ora piove un nuovo durissimo attacco a Papa Francesco. Il punto è che tra poche ore Monsignor Edgar Peña diventerà uno degli uomini più influenti della Santa Sede: come ricorda L'Espresso, Francesco lo scorso Ferragosto aveva annunciato che l'ex nunzio in Mozambico, dal 15 ottobre, ovvero oggi, siederà sulla poltrona di Sostituto per gli affari generali alla Segreteria di Stato. Un incarico, quest'ultimo, che lo proietta in altissimo nelle gerarchie ecclesiastiche. Insomma, sarà secondo solo a Francesco e al segretario di Stato, Pietro Parolin.

Il punto è che Peña Parra ha parecchi nemici in giro per il mondo: se a Roma lo conoscono in pochi, in Venezuela il nunzio è molto conosciuto. C'è chi lo stima e chi, al contrario, lo osteggia. Per esempio Carlo Maria Viganò, il quale nell'ormai famoso j'accuse contro il Papa ha dedicato a Peña parole di fuoco. E non solo, perché i suoi detrattori hanno anche preso carta e penna per mettere a punto un durissimo dossier nei suoi confronti: nel mirino, le presunte condotte immorali del sacerdote, riassunte in un documento di 25 pagine firmato dai "Laici dell'arcidiocesi di Maracaibo" e recapitato nei giorni scorsi agli indirizzi di posta elettronica di alcuni prelati, che hanno prontamente informato il Papa.

Sempre L'Espresso rivela che il cuore delle accuse è una lettera del 1985 firmata da Roa Perez e spedita al rettore del primo seminario frequentato dal giovane Peña Parra. "Ora mi arriva una lettera anonima da Caracas, che dice che (Pena Parra, ndr) fu espulso dal seminario San Tommaso D'Aquino alla fine del suo terzo anno perché omosessuale...", si legge nel dossier, dove si aggiunge che il fatto "è stato verificato nella realtà dal suo padre assistente di quell'anno di studio, Padre Leye". Un nuovo spinosissimo caso in grado di turbare ulteriormente i già fragili equilibri in Vaticano, dove la fronda che si oppone a Papa Francesco, di giorno in giorno, si fa più numerosa.

Anonimo ha detto...


Il problema sarebbe "tutto mio"?

Non ci perdo il sonno. La canonizzazione impegna l'infallibilità? Ne dubito. Viene sanzionata sulla base di circostanze di fatto, che possono anche esser state valutate male.
Si legge pur di santi tirati giù dagli altari o no? Non erano santi erano "beati"? mah.. In ogni caso, se le indagini sono superficiali la canonizzazione può esser sottoposta al dubbio ed eventualmente revocata.
Quando, si spera, verrà un Papa che abolirà la Messa del NO, come farà a mantenere sugli altari Montini, il distruttore della liturgia cattolica?
PP

Anonimo ha detto...

A questo punto, care eminenze e care eccellenze che abitate i pieni alti della Cei (il cardinal Bassetti), presiedendo magari il Consiglio di amministrazione di Avvenire (il vescovo Semeraro, che è anche segretario del C9 di papa Francesco), uno legittimamente si chiede: come può l’odierno Avvenire in versione Tarquinio fungere da voce autorevole del mondo cattolico italiano? Come si può continuare a sostenere l’odierno indirizzo politico di un foglio la cui credibilità è ormai in picchiata, cattedra com’è di intolleranza, di odio, di disprezzo, maestro di fake news (ricordate i video sui migranti, il delirio per il sasso che colpì la giovane atleta, ecc….)? E’ un indirizzo politico che purtroppo oscura quasi completamente anche quelle pagine pur presenti di impegno civile su temi come la droga, l’usura, il gioco d’azzardo, le porcherie ambientali. Il Turiferario direttore continua a godere della vostra fiducia? Allora, care eminenze ed eccellenze, conviene almeno cambiare il nome della testata: ad esempio si potrebbe pensare a “L’incenso de laRepubblica”, “Nuova Unità”, “Cipria e rossetti”, “Misericordia leoncavallina”, “Avanti Brigate ecclesiali” o, se proprio si vuol andare sul concreto: “Appendiamolo a testa in giù!”.
https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/816-l-avvenire-e-la-striscia-anti-salvini-tradite-le-parole-di-paolo-vi.html

Sic transit gloria Tarquini ?

“Nuova Unità” ha detto...

“Nuova Unità” è un marchi depositato. Si tratta del giornale legato ad uno dei più dogmatici partitini marx-leninisti. Talmente dogmatico che fino a pochi anni fa, inneggiava al regime di Enver Hoxha .

da FB ha detto...

Raffaele Minimi FIN DA quando fu fondato da Raniero La Valle, L'Avvenire (d'Italia, come si chiamava all'epoca), ha strizzato l'occhio a quelle tendenze catto-comuniste che, con Bergoglio, oggi pensano di aver vinto e, quindi, non si nascondono più.
Raffaele Minimi Qualcuno ha copia-incollato le righe che ho scritto 10 ore fa, e me le ha mandate per messaggio privato, accompagnate da epiteti irripetibili ed inviti a sparire .