mercoledì 10 ottobre 2018

Per purificare la Chiesa non serve la macchina del tempo, ma la santità - Aldo Maria Valli

Analisi lucida e profonda, che lascia tuttavia l'impressione di un ridimensionamento dell'influenza del concilio, anche se non dimentichiamo - ne siamo anzi ben consapevoli - che esso ha convogliato istanze che vengono da lontano. Inoltre estrapolo il commento di un lettore:
« L'intervista a Gnocchi è interessantissima e piena di spunti. Ci sono però anche cose da chiarire. Intanto una contraddizione: ok a legare il "formalismo legato a un eccesso di mentalità giuridica" alla paradossale Chiesa "fondata sul diritto canonico". Ma la domanda era sulla dottrina, non sul diritto canonico. E sorgono perplessità sul prevalere del formalismo e del giuridismo e a cosa li si rapporta. Ora, se siamo tutti d'accordo che la radice di tutto è la santità, come si raggiunge? Con l'imitazione e la comunione con Cristo. Ma chi è Cristo? Come distinguere il Cristo vero dai tanti anticristi? Non vedo come fare a meno della dottrina per dare una risposta. Ѐ evidente che la dottrina esprime la fede che deve essere inverata non sbandierata. Si apprende poi che il pontificato di BXV era fortemente corrotto. Ma non è certo stato il primo: per capire il grado di corruzione della corte papalina nel Rinascimento è sufficiente guardare qualche collezione d'arte cardinalizia. Quella corruzione si tirò addosso Lutero e il Sacco di Roma, ma non sconfinò sul piano dottrinale e, anzi, non impedì a molti santi di indire il Concilio di Trento. Dunque, non posso non convincermi che siamo saliti di grado nell'intensità della corruzione come mai nella Storia proprio perché si è compiuto il salto nell'ambito dottrinale: ed è stata la saldatura tra corrotti e modernisti (inclusi i neo- e i post-). Infine, c'è "fare" e "fare". La spiegazione di Gnocchi è efficacissima nello spiegare il crollo che praticamente tutte le congreghe cattoliche stanno avendo, a partire dai proprio leader (tutti che corrono a farsi un selfie con Francesco). Però Brunatto non "fece"? Non si può certamente ascrivere tutto il suo comportamento alla sola preghiera. Fece cose, eccome. Così come mons. Viganò oggi. Così come lo stesso Gnocchi sta facendo, dopo aver pregato e portato la sua personale Croce ».

Per purificare la Chiesa non serve la macchina del tempo, ma la santità

La corruzione morale nella Chiesa non nasce certamente in questo nostro tempo, ma arriva da lontano, e affonda le sue radici nella mancanza di santità.
Alessandro Gnocchi, che dalle pagine di Riscossa cristiana segue e commenta le vicende della Chiesa con passione e onestà intellettuale, è una delle poche voci che riescono a giudicare la crisi attuale secondo una prospettiva storica. Così facendo, spiega che quanto monsignor Viganò ha rivelato al mondo circa la situazione attuale ha un precedente: la denuncia di Emanuele Brunatto, il primo figlio spirituale di Padre Pio.

Tornare a quei fatti significa immergersi in una realtà che molti fedeli cattolici preferirebbero non vedere e non conoscere. Eppure è necessario. Ai tempi di Benedetto XV e Pio XI la corruzione morale all’interno della Chiesa era non solo diffusa, dice Alessandro Gnocchi, ma superiore all’attuale. Ecco perché l’argomentazione secondo la quale la rovina sarebbe incominciata con il Concilio Vaticano II non regge. La rovina, in realtà, nasce ogni volta che la santità non viene messa al primo posto. E questo vale per ogni tempo. Né si può sostenere che sia sufficiente salvaguardare la retta dottrina per avere una Chiesa buona.

Nel colloquio che qui proponiamo, Alessandro Gnocchi approfondisce i temi di fondo contenuti nel suo saggio Padre Pio crocifisso dalla Chiesa degli anticristi (Romanzo Infernale), un testo (qui) che può lasciare sgomenti, eppure va letto.

Come spiega Alessandro, le stigmate di Padre Pio sono state prese sul serio non soltanto da schiere di fedeli devoti, ma anche, e forse soprattutto, dai servitori del Nemico, che ne hanno capito benissimo la portata. Di qui la persecuzione che colpì il frate dall’interno della Chiesa. Una lezione più che mai attuale.
* * *

Aldo Maria Valli Dal Libro bianco di Emanuele Brunatto, e soprattutto da Lettera alla Chiesa e Gli Anticristi nella Chiesa di Cristo, emerge un quadro che definire a tinte fosche è poco. Risulta che ai vertici della Chiesa, in quel periodo a cavallo tra anni Venti e Trenta del secolo scorso, la corruzione morale era profonda, dilagante, ostinata. Di qui il reale motivo della persecuzione nei confronti del frate stigmatizzato, Alter Christus in una Chiesa di Anticristi. È corretta questa sintesi?

Alessandro Gnocchi Questo è precisamente quanto avvenne in quegli anni riassunto con il minor numero di parole possibile. Ci ho pensato un paio di settimane prima di decidermi a raccontare quanto ho scoperto leggendo i documenti e le ricostruzioni messi da parte da Brunatto, che, bisogna ricordarlo, è stato il primo figlio spirituale di Padre Pio. Dapprima avevo pensato di lasciare tutto nel silenzio, anche perché Padre Pio intimò a Brunatto di non pubblicare quel materiale, neanche allo scopo di ottenere la sua liberazione. Poi ho compreso che la lettera in cui il Padre chiedeva il silenzio non fu scritta liberamente e ho cominciato a mutare parere. Ma quello che mi ha convinto definitivamente è la constatazione che quanto tu hai rivelato al mondo grazie al memoriale di monsignor Viganò si trovava già nell’archivio di Emanuele Brunatto.

Dunque, mi sono detto, perché Bergoglio sì e Benedetto XV e Pio XI no? La notizia era la medesima e il mestiere mi ha detto cosa dovevo fare. Inoltre, devo confessarti che non sopporto più tutta quella pletora di “tradizionalisti” secondo cui il mondo è stato perfetto fino alla mezzanotte del 10 ottobre 1962 e poi sarebbe arrivato il Vaticano II a distruggere tutto. Così come non mi pare onesto sostenere che, magari, peste e untori erano attivi anche prima del Vaticano II, ma solo al di fuori del perimetro leonino. Secondo qualche commentatore, già più avanti nell’analisi, il disastro dipenderebbe da una rinuncia all’esercizio dell’autorità: ma perché? da quando? Io ritengo che, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, il problema non sia nella rinuncia all’esercizio dell’autorità, ma nella rinuncia alla santità da parte dell’autorità. Ecco perché ho voluto raccontare anche solo una piccolissima parte di ciò che ho scoperto.

AMV Quali erano i tratti distintivi del degrado morale denunciato da Brunatto?

AG Si possono riassumere in un solo concetto: corruzione. Corruzione della morale, con la diffusione della pratica omosessuale e del dominio della lobby omosessuale, arrivato fino al trono pontificale. Posso assicurarti che il pontificato di Benedetto XV è semplicemente raccapricciante da questo punto di vista. Ma sotto Pio XI la situazione non mutò. Evidentemente l’infezione veniva da molto lontano e, come hai potuto ricostruire anche tu occupandoti delle rivelazioni di Viganò, è andata molto lontano. E andrà molto lontano. Si tratta di corruzione della vita ecclesiale, con il mercimonio di cariche, carriere, favori, compromessi e, naturalmente, denaro. Dunque si arriva alla corruzione degli uomini, che hanno praticato questo abominio facendosi scudo del nome di Cristo.

AMV Però, ti si potrebbe far notare, la predicazione della buona dottrina non è mai venuta meno in quegli anni…

AG Formalmente si può anche tentare di sostenere questa tesi, che comunque è un falso storico. Questo, per me, è il punto più doloroso, perché anch’io ero caduto nella trappola dell’equazione “buona dottrina uguale buona Chiesa”. I fatti ci dimostrano che non è così. Tra i vizi della Chiesa cattolica c’è quello del formalismo legato a un eccesso di mentalità giuridica. Basta enunciare correttamente la lettera per salvare qualsiasi pratica. In questo modo siamo arrivati, e non da un secolo, a una Chiesa fondata sul diritto canonico invece che sul Vangelo.

Quando non si ha la santità come primo obiettivo, si finisce per corrompere tutto ciò che viene dopo, proprio tutto. La buona dottrina viene proclamata solo per fare la guerra ai propri avversari. Ma quando la dottrina viene usata come arma, finisce sempre per essere adattata alla guerra e, quindi, è alterata. Si comincia con il considerarla sotto un aspetto nuovo, strumentale, e si finisce per trovarsene tra le mani una nuova, magari più efficace, ma nuova. Senza contare che, se la si usa per fare la guerra e la guerra viene persa, la dottrina soccomberà insieme con gli sconfitti.

Ti assicuro che questo è ciò che è avvenuto negli anni di cui stiamo parlando, coinvolgendo nomi che io ritenevo cristallini solo perché applicavo quella malefica equazione “buona dottrina uguale buona Chiesa”. Ecco come siamo arrivati alla famosa mezzanotte del 10 ottobre 1962. Se non c’è fede, se non c’è santità, questi sono i risultati: la buona dottrina maneggiata da una persona corrotta vale quanto la cattiva dottrina maneggiata da una persona integra.

AMV Perché Padre Pio, che in fondo era molto periferico rispetto ai poteri vaticani, fu visto come un nemico pericoloso e, dunque, da screditare e abbattere?

AG Le ragioni sono molte e si trovano su piani diversi. Partendo da quello umano, penso che la corruzione abbia naturalmente in odio la purezza: se non la può utilizzare per i propri scopi, la elimina. Nel caso di Padre Pio è accaduto questo. Il clero locale, lercio fino al midollo, fece ricorso al vescovo di Manfredonia, altrettanto corrotto, il quale si rifugiò nel lupanare romano dove intrallazzavano i suoi protettori. Ecco ricostruita la catena che ha perseguitato Padre Pio

Ma c’è anche un piano soprannaturale, su cui si svolge una guerra spesso invisibile e quasi sempre indecifrabile ai nostri sguardi. Le stigmate di Padre Pio sono state un segno per i buoni cristiani, ma l’hanno compreso benissimo anche i servitori del Nemico. Anzi, sono stati proprio questi ultimi quelli che l’hanno preso in seria considerazione e ne hanno capito veramente la portata. Per questo hanno tentato di screditare il primo sacerdote stigmatizzato della storia sostenendo che fosse un isterico mentitore, oppure assecondando la devozione da rotocalco popolare che ha prosperato attorno a lui.

Per finire, ritengo che qualcuno della banda di gaglioffi che hanno fatto la guerra al Padre avesse capito, o almeno intuito, la vera natura della sua missione, che consisteva nel salvare il sacerdozio di Cristo dalla corruzione di chi avrebbe dovuto trasmetterlo e preservarlo integro.

AMV A Roma Brunatto trovò anche qualche appoggio presso uomini di chiesa importanti. Che cosa vuol dire questo?

AG Furono tre le persone che sostennero sempre Brunatto nella difesa di Padre Pio: il segretario di Stato cardinale Pietro Gasparri, il segretario del Sant’Uffizio cardinale Rafael Merry del Val e don Luigi Orione. Si sa per certo che don Orione era al corrente della missione affidata dal Cielo a Padre Pio per una rivelazione divina ricevuta durante la celebrazione della Messa. Non so quanto sapessero Gasparri e Merry del Val, ma certo capirono che difendere il frate recluso a San Giovanni Rotondo significava anche combattere la corruzione romana. I due cardinali ottennero solo risultati marginali, altrimenti non saremmo arrivati a ciò che vediamo oggi. Penso che questo sia dovuto a un vizio tipicamente romano, che molti scambiano per virtù: il rispetto formale dell’istituzione. Dapprima, Gasparri e Merry del Val scongiurarono i pontefici di evitare scandalose nomine cardinalizie. Poi, non avendo ottenuto nulla, pensarono di produrre prove inoppugnabili sulla moralità di dignitari ecclesiastici in odore di cardinalato da presentare ai papi in modo che capissero di non poter procedere nei loro intenti. Ma, così facendo, continuavano a essere, per quanto sani, ingranaggi di un meccanismo vizioso in grado di macinare tutto.

Oltre a questo, con la comodità di chi giudica la storia, ritengo che sia stato miope pensare di risanare il marcio romano semplicemente evitando alcune nomine o ostacolando alcune carriere. Il mio ragionamento potrà anche essere considerato eversivo e antistituzionale, ma questi sono i fatti. Non a caso, l’unico che ottenne il risultato prefissato fu Brunatto, quando si dimostrò deciso ad andare fino in fondo con la pubblicazione di ciò che aveva scoperto. E questo avvenne due volte, con la prima e con la seconda persecuzione di Padre Pio.

AMV Veniamo ai nostri tempi. Quella vicenda ormai lontana che cosa insegna a noi?

AG Che quanto ci scandalizza oggi ha radici molto profonde e per conoscerle non basta fermarsi ai primi del Novecento. Ci insegna anche che il timore istituzionale è una catena che va spezzata. Quanti pontificati scandalosi dovranno ancora flagellare le anime dei cristiani prima che qualcuno alzi fieramente la testa?

Ho riflettuto molto sulla decisione di monsignor Viganò di raccontare al mondo la condotta perversa di Roma, sulle sue motivazioni, sui tempi in cui l’ha fatto, ma qui saresti tu a dover rispondere alle mie domande. Ciò che io posso dire è che monsignor Viganò ha messo in atto quanto Emanuele Brunatto aveva solo minacciato di compiere. Lo scossone è stato di magnitudine impensabile, eppure temo che l’istituzione avrà, ancora una volta, la meglio sulla verità dei fatti e sulla Verità della fede. Basta che Bergoglio inviti a recitare il Rosario e a pregare San Michele Arcangelo e mette tutti nel sacco. Ciò significa che il cosiddetto popolo di Dio è diventato un popolo bue come tutti gli altri, l’ideale per un potere iniquo e autoreferenziale.

Penso anche che tutto quanto ho raccontato dovrebbe far riflettere chi è convinto che, per ritrovare la purezza, basti solo fare un passo indietro sul calendario. Ma, così facendo, è dimostrato che ci si accontenta solo di un peccato un po’ più vecchio di quello attuale, che poi è sempre lo stesso: l’orgoglio, la tentazione di essere come Dio. Secondo molti, la Tradizione, naturalmente con la “T” maiuscola, si trova andando indietro con la macchina del tempo. Io penso che, invece, si debba risalire alla sorgente e seguirla là dove si manifesta sempre uguale a se stessa e sempre vivificante. Certi tradizionalisti sono anche giustamente sospettosi quando sentono parlare di ritorno alla sorgente, perché pensano alla tattica rivoluzionaria che richiama sempre il mito delle origini. Ma, a ben guardare, i progressisti hanno semplicemente fatto un passo più lungo di questi tradizionalisti. Ripeto: bisogna trovare la sorgente della tradizione e seguirla fino ai nostri giorni: lì troveremo la fonte della nostra santità.

AMV A questo proposito, tu dici, giustamente, che l’unica risposta al Male è quella di Padre Pio: la santità. Secondo te come armonizzare oggi questa ricerca della santità con l’esigenza di non spaccare ulteriormente una Chiesa che è già molto divisa?

AG Guarda, in questa Chiesa, ormai, non c’è più niente da spaccare, c’è solo da ricostruire. Bisogna farlo mattone per mattone, che sono le nostre singole anime. Se io appartengo alla Chiesa – e qui bisognerebbe avere il coraggio di chiedersi dove essa sia veramente – la mia santità personale è l’unico lenimento che posso portare al suo corpo piagato.

Ammesso che vi sia mai stato, è finito il tempo di cercare o creare piccole riserve, anche con la buona intenzione di conservarvi la fede. Questi ambienti finiscono sempre per essere luoghi in cui prevale la necessità di “fare”, perché bisogna dimostrare al mondo la propria esistenza: ma il mondo, per concedere la sua considerazione, pretende che si facciano solo cose che è in grado di comprendere. Inoltre, inesorabilmente, questi luoghi diventano piccoli luoghi di un piccolo potere che finiscono sempre per “fare” cose comprensibili al grande potere in un rapporto a conflittualità limitata. Si potrà anche ottenere un po’ di successo e di visibilità, ma niente di più.

Solo la santità è eversiva rispetto a questo ordine infernale nel quale siamo immersi. Non so se sono arrivato a queste conclusioni perché sono malato, sono stanco, sto invecchiando e, mentre ti sto rispondendo, i dolori si fanno sentire. Ma ti assicuro che questa debolezza purifica, permette di vedere chiaramente e rende molto liberi. Alla fine di tutto se ho un insegnamento che penso di poter trasmettere a coloro ai quali voglio bene, a cominciare dai miei figli, è quello che ho appreso da Padre Pio: fate i buoni cristiani.   [Fonte]

72 commenti:

Anonimo ha detto...

L'articolo di Valli è molto bello.
Una cosa mi ha lasciato perplesso ed è una dichiarazione di Gnocchi:
"Tra i vizi della Chiesa cattolica c’è quello del formalismo legato a un eccesso di mentalità giuridica. Basta enunciare correttamente la lettera per salvare qualsiasi pratica. In questo modo siamo arrivati, e non da un secolo, a una Chiesa fondata sul diritto canonico invece che sul Vangelo".

è veramente così? Mi piacerebbe sentire l'opinione su questo del Prof. Pasqualucci e di altri commentatori del blog. Io non sono in grado di rispondere da a questa domanda, però mi pare che una Chiesa fondata sull'arbitrio e la liquidazione stalinista dei dissidenti come quella di Bergoglio sia molto peggiore. Vedi per esempio i casi Francescani dell'Immacolata e Ordine di Malta.

tralcio ha detto...

Di fronte all'enormità dell'infiltrazione diabolica che emerge dal "Romanza infernale", capace di accanirsi canonicamente contro un uomo santo (proclamato Santo dalla Chiesa per evidenza!), il focalizzare un possibile "ridimensionamento" dell'influenza del CVII sul quadro attuale, è un argomento che rischia di distoglierci da un orizzonte più ampio e più provvidenziale nel quale la santità cristiana spunta irriducibile, brillante e profumata dall'ammasso di melma.

La Chiesa preconciliare non è solo San Pio X e Pio XII, ma anche Benedetto XV e Pio XI.
La Chiesa postconciliare ci ha dato S. Giovanni Paolo II che santificç Padre Pio e Benedetto XVI che ha "letto" con sapienza ispirata le tracce della sporcizia e l'indefettibilità della Verità malgrado tutte le pretese dialoganti delle mafie clericali.

Siamo di fronte ad un attacco diabolico senza precedenti al sacerdozio cattolico, che diede già traccia durante l'anno sacerdotale durante il pontificato di Benedetto XVI. Altro che ispirarsi al Santo Curato d'Ars e a San Padre Pio! C'è chi vuole sdoganata l'omoeresia!
E non si tratta tanto di una faccenda di "diritti personali", di "affettività negata" o di altri pietosi veli da stendere per nascondere vergogne e comprendere, accogliere etc, ma di un attentato contro il sacerdozio, quindi contro Cristo, portato da dentro la sua Chiesa, da chi (usato o consapevole a questo punto fa poca differenza) ha aperto al Nemico.

Anonimo ha detto...

Anonimo ha detto...
Solo la santità è eversiva rispetto a questo ordine infernale nel quale siamo immersi
«Dopo la mia morte farò di più» (Padre Pio)

Non so se questo commento verrà pubblicato; in caso negativo avrò ricordato a me stesso. Ma comunque repetita iuvant:

Padre Pio a padre Agostino
J.M.J.F.

Pietrelcina, 7 aprile 1913
Mio carissimo padre,

venerdì mattina¹ ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi, chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo delle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi. Però il suo sguardo si riportò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: “Macellai!” E rivolto a me disse: “Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ohimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ohimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero lì per lì per fulminarli, se non ne fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate... Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale...”. Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna in questo mondo.

Questa apparizione mi cagionò tale dolore nel corpo, ma più ancora nell’anima, che per tutta la giornata fui prostrato ed avrei creduto di morirne se il dolcissimo Gesù non mi avesse già rivelato...²

Gesù purtroppo ha ragione di lamentasi della nostra ingratitudine! Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all’amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell’infame setta della massoneria! Preghiamo per costoro acciocché il Signore illumini le loro menti e tocchi loro il cuore. Fate coraggio al nostro padre provinciale, che copioso soccorso di celesti favori ne riceverà dal Signore. Il bene della nostra madre provincia deve essere la sua continua aspirazione. A questo devono tendere tutti i suoi sforzi. A questo fine devono essere indirizzate le nostre preghiere, tutti a ciò siamo tenuti. Nel riordinamento della provincia non potranno mancare al provinciale le difficoltà, le molestie, le fatiche; si guardi però dal perdersi d’animo, il pietoso Gesù lo sosterrà nell’impresa. La guerra di quei cosacci si va sempre più intensificando, ma non li temerò coll’aiuto di Dio. Per evitare i sudori avrei bisogno per quest’estate di un abito di panno assai leggiero, se il padre provinciale me lo provvederà gliene sarò grato. Salutatemi il padre provinciale e ringraziatelo per me dell’applicazioni.
Fra Pio

***
note:

¹ Il 28 marzo 1913 (venerdì dopo Pasqua, che quell’anno cadeva il 23 marzo, NdR).
² I puntini sono del padre Pio. Non è possibile determinare quale sia stato l’oggetto di questa rivelazione (nota del testo originale).

(1ª parte - segue)

Anonimo ha detto...

(2ª parte)

Nota bene:

I curatori dell’Epistolario, i padri Alessandro da Ripabottoni, Melchiorre da Pobladura e, in maniera minore, Gerardo Di Flumeri, non è che non conoscessero il contenuto di ciò che è indicato coi puntini di sospensione, ma hanno dovuto controllarsi entro un preciso limite, ritenendo quel contenuto, per una serie di ragioni, impubblicabile. Come scrisse, in altra opera, lo stesso padre Alessandro, «gli archivi non svelano i loro segreti tutto in una volta» (Padre Pio da Pietrelcina. Un Cireneo per tutti, Foggia 1974, “Premessa”, p. XIV). Le ricerche di Brunatto, ora parzialmente divulgate per la prima volta da uno scrittore piuttosto noto come Gnocchi integravano, almeno in parte, quell’autocensura.

Possedendo io una copia di questo libro introvabile, scritto nel 1933 da Emanuele Brunatto, sotto lo pseudonimo di John Willoughby, Gli anticristi nella chiesa di Cristo, posso confermare che si tratta di un dossier fin troppo documentato – lo è anche il Libro Bianco del 1963 –, esibendo esso documenti veri e propri, tali da distruggere molte carriere ben avviate. Diciamo pure un “rapporto Viganò” ante litteram.

Nella vicenda di Padre Pio la censura si è data sempre molto da fare: si dovrebbe rendere noto che, ad esempio, non vennero mai inserite nell’Epistolario le lettere del Frate ai suoi direttori del periodo 1904-1910, allorquando faceva la spola tra Pietrelcina e i conventi della provincia preferita da Cristo (vd. Epist., lettera del 29/04/1919). Scrive difatti padre Fernando da Riese Pio X, nel suo “normalista” e accomodante Crocifisso senza croce:

«Padre Pio, il discepolo che (padre Benedetto) aveva guidato nello spirito con autorità e competenza per dodici anni, 1910-1922, carichi di fenomeni mistici» (p. 341, 8ª ed., S. Giovanni Rotondo 2007).

E in nota specificava:

«cfr. le 103 lettere da lui scritte (da padre Benedetto) a Padre Pio dal 2 gennaio 1910 al 10 aprile 1922» (ivi, n. 73).

Ma lo stesso padre Benedetto aveva invece lasciato scritto chiaramente:

«(Fra Pio) fu in questo Convento (S. Marco la Catola) nove mesi a studiare Filosofia (autunno 1905/primavera 1906) e secondo l’uso di allora dipendeva da me nella Direzione spirituale; e da quel tempo volle che io o nelle occasioni di incontro, o per lettera non gli negassi l’accennata Direzione».

[Lettera al Ministro generale dei Cappuccini padre Pacifico Carletti da Seggiano (13 settembre 1911), in R. Fabiano, Una biografia di Padre Pio incompiuta e il suo autore, in «Studi su Padre Pio» (dicembre 2002), p. 397].

(segue 3ª parte)

Anonimo ha detto...

(3ª parte, finale)

E allora: che fine hanno fatto le altre lettere!? Che cosa contengono di così scomodo?

D’altronde, è tanto vero che queste lettere esistono, che una parte di esse, non comprese nell’Epistolario ufficiale, è stata pubblicata, anche se in numero ristretto, nella più recente edizione del famoso Diario dell’altro direttore spirituale del futuro Santo, padre Agostino da S. Marco in Lamis (4ª ed., S. Giovanni Rotondo 2012, pp. 317-328, lettere a Fra Pio dal 27 maggio al 14 ottobre 1909).

Venne fatta sparire nel “pozzo nero” degli Archivi vaticani anche la Cronologia della vita di Fra Pio, tenuta dal sunnominato padre Benedetto – pubblicata qua e là a brandelli –, che nel 1922 sarebbe stato esonerato da quel delicatissimo incarico. Esiste (o esisteva) una massa enorme di documenti, in parte distrutta ma in parte ancora inedita, il cui contenuto aiuterebbe a fare chiarezza, anche da un punto di vista più elevato – volendo, anche teologico –, sul momento attuale.

Il saggio di Gnocchi s’intitola significativamente ”Padre Pio crocifisso dalla chiesa degli anticristi”. La sintesi è efficace e ci è di ausilio per cominciare a riconoscere verso quale direzione ci stiamo incamminando. D’altronde, ricordo a me stesso che la prima biografia del Frate, quella seria e faticosa (890 pagine l’edizione a stampa), composta con perizia e passione sui documenti e incontrando i testimoni, poi scopiazzata da tutti gli scrittori successivi – religiosi e laici –, commissionata al suddetto padre Alessandro da Ripabottoni per l’avvio del processo canonico, ma poi rifiutata dagli stessi committenti (si rivolsero poi al sunnominato cappuccino veneto; vd. supra), avrebbe dovuto intitolarsi Padre Pio da Pietrelcina. In lui la Passione di Gesù (si tratta di una mia piccola scoperta fatta in una certa biblioteca). Ci furono, a stesura ultimata, enormi pressioni sia per far mutare il titolo, che evidentemente aveva troppe relazioni con quello che era il contenuto dei tre puntini di sospensione – infine esso cambiò in Padre Pio da Pietrelcina. Un cireneo per tutti –, ma soprattutto per purgarla di altre parti. Esiste però la traccia di tutto questo: chi cerca, trova …

È dunque sempre più vero che “solo la santità è eversiva rispetto a questo ordine infernale nel quale siamo immersi”, nel quale i “macellai” parrebbero aver preso un buon vantaggio, tale da farci presagire il peggio. Non esistono altri rimedi efficaci. E poi: «Dopo la mia morte farò di più». Mica per finta!

Grazie per l’attenzione e la pazienza.

P.S.-Debbo ad Alberindo Grimani alcune preziose informazioni ricevute tempo fa privatamente.

Catholicus ha detto...

Maurizio Blondet: "Non so che dirvi. Perciò vi dico qualcosa che mi riguarda: ogni volta che nella mia vita ho dubitato della fede cattolica, non sono andato a cercarla nei testi critici dell’esegesi erudita o nelle risultanze archeologiche. Siccome sono stato in parte contemporaneo di padre Pio, so che quello che si narra di Gesù non risale a duemila anni fa e a testimonianze di storia antica; ad ogni crisi della Chiesa che sembra ora scomparire nell’apostasia, nel vizio e nel tradimento – e sciogliersi in un mondo tutto confinato nell’aldiquà, dove tutto sembra negare che quello di Nazaret sia risorto, io mi dico: sì, però ho visto padre Pio. Non è una verità archeologica, è il presente – per quanto incredibile ed assurdo – che mostra che Cristo non solo “è esistito”, ma è presente oggi".

https://www.maurizioblondet.it/il-ritorno-di-padre-pio/

Gesu' parla di “durezza di cuore” ha detto...

Ecco il commento, accorato:
Sarebbe questo il tipo di “amore” che il cattolicesimo è stato capace di partorire? L’amore sentimentale? romantico? Cosa c’entra questo tipo di amore con l’Amore evangelico? Come è possibile che delle suore cattoliche possano confondere il messaggio di Gesù Cristo con l’affetto e l’attrazione tra le persone? E ci hanno messo anche 10 anni per capirlo? Chi le paga? E’ questo che si insegna al catechismo? Che sono la stessa cosa? Se è così allora hanno ragione le suore che bisogna cambiare la teologia.
http://www.marcotosatti.com/2018/10/10/labate-faria-scopre-i-preti-lgbt-chiede-ma-perche-padre-martin-scrive-lgbt-maiuscolo-e-chiesa-minuscolo/

Questa e' la via : ogni giorno siamo davanti a un bivio .
A quanto pare, Gesú non si fa scrupolo di rinfacciare a questa umanità tanto piagata la sua "durezza di cuore ". Vogliamo accusare Gesú di insensibilità, di rigidità, di scarso senso pastorale, di chiusura dinanzi alle prove della vita e alla debolezza della natura umana? O, vista la distanza che separa il nostro linguaggio dal suo linguaggio, non sarà piuttosto il caso di interrogarci sulla validità degli attuali metodi pastorali?
Di fronte alla condiscendenza di Mosè e dei farisei verso l’umana debolezza, Gesú non esita a proporre agli uomini il progetto iniziale di Dio in tutta la sua purezza e sublimità. Un ideale astratto, lo si liquiderebbe sbrigativamente ai nostri giorni; un ideale che ignora i limiti oggettivi della nostra condizione creaturale. Se Gesú si mostra cosí esigente con noi, ci sarà pure un motivo. Non è forse venuto nel mondo proprio per risanare l’umanità malata e permetterle di rispondere, con la grazia, alla sua sublime vocazione? Il Concilio di Trento, citando Sant’Agostino, ci assicura: «Dio non comanda l’impossibile; ma, quando comanda, ti ammonisce di fare quello che puoi e di chiedere quello che non puoi, e ti aiuta perché tu possa farlo» (Decreto sulla giustificazione, c. 11; cf Agostino, De natura et gratia, 43, 50).
https://querculanus.blogspot.com/2018/10/durezza-di-cuore.html

Anonimo ha detto...

"Macellai". Secco.
Falsi sacerdoti
ligi al peccato.
Detto da Gesù.
E per San Pio ecco
guai noti ed ignoti,
e la santità forte
più del tempo dato:
"dopo la mia morte
farò di più".
La falsità è coltre,
insincera la voce.
La Verità sta oltre
e porta la sua croce.

Per capire che cosa abbiano dovuto sopportare un santo come Padre Pio, un laico devoto come Emanuele Brunatto o un cardinale come Merry del Val, leggiamo tutti insieme, per sopportare ciò che ci è chiesto oggi, le litanie dell'umiltà scritte proprio dal Card. Del Val.

http://www.gliscritti.it/blog/entry/1899

Fabrizio Giudici ha detto...

L'intervista a Gnocchi è interessantissima e piena di spunti. Ci sono però anche cose da chiarire. Una è la domanda che si è posto l'anonimo delle 07:18. Intanto perché leggo una contraddizione: ok a legare il "formalismo legato a un eccesso di mentalità giuridica" alla paradossale Chiesa "fondata sul diritto canonico". Ma la domanda era sulla dottrina, non sul diritto canonico. Ora, se siamo tutti d'accordo che la radice di tutto è la santità, come si raggiunge? Con l'imitazione e la comunione con Cristo. Ma chi è Cristo? Come distinguere il Cristo vero dai tanti anticristi? Non vedo come fare a meno della dottrina per dare una risposta.

Inoltre, apprendo dagli ultimi documenti pubblicati da Gnocchi che li pontificato di BXV era fortemente corrotto. Ma non è certo stato il primo: per capire il grado di corruzione della corte papalina nel Rinascimento è sufficiente guardare qualche collezione d'arte cardinalizia. Quella corruzione si tirò addosso Lutero e il Sacco di Roma, ma non sconfinò sul piano dottrinale e, anzi, non impedì a molti santi di indire il Concilio di Trento. Dunque, non posso non convincermi che siamo saliti di grado nell'intensità della corruzione come mai nella Storia proprio perché si è compiuto il salto nell'ambito dottrinale: ed è stata la saldatura tra corrotti e modernisti (inclusi i neo- e i post-).

Infine, c'è "fare" e "fare". La spiegazione di Gnocchi è efficacissima nel spiegare il crollo che praticamente tutte le congreghe cattoliche stanno avendo, a partire dai proprio leader (tutti che corrono a farsi un selfie con Francesco). Però Brunatto non "fece"? Non si può certamente ascrivere tutto il suo comportamento alla sola preghiera. Fece cose, eccome. Così come mons. Viganò oggi. Così come lo stesso Gnocchi sta facendo, dopo aver pregato e portato la sua personale Croce.

viandante ha detto...

Ma chi è Cristo? Come distinguere il Cristo vero dai tanti anticristi?

Per riconoscere in Gesù il Cristo ci vuole la fede, e questa trascende la nostra ragione. La ragione è qualcosa di meraviglioso, ma la fede e la visione beatifica la superano. Pensiamo all'estasi di San Tommaso dopo la quale non toccò più penna.
Io credo che spesso anche la ragione possa contribuire ad accrescere il nostro orgoglio. La fede invece, Maria insegna, si fonda innanzitutto sull'umiltà.
Però è evidente, noi normalmente vogliamo sapere e capire, e spesso razionalmente...

Non cadiamo nell'equivoco ha detto...

Adesso non ho tempo, ma tra i problemi del post-Vat.II e quelli precedenti, c'è una differenza fondamentale. L'autorità allora, se non sempre puniva, quanto non giustificava/benediva l'errore. E ciò SEMPRE.

Anonimo ha detto...

" noi normalmente vogliamo sapere e capire,"
" Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”

fabrizio giudici ha detto...

@viandante

Certo tu non vorrai mica intendere "sola fide", eppure è quello che si rischia di ottenere se si riduce tutto alla fede, sacrificando la ragione, così come se si riduce la dottrina alla ragione, mentre è anche fede. Cristo dice alla samaritana che si può amare solo quello che si conosce. Avere fede in cosa, se non me lo spiegate? Solo Dio poteva spiegarci in cosa avere fede, perché non ci arriviamo da soli. E ce lo ha spiegato con la Rivelazione. Ma chi ci parla della Rivelazione? Le Scritture e il Magistero che le interpretano. Che senso avrebbero la Rivelazione e le Scritture se tutto fosse riconducibile ad una non ben specificata fede senza dottrina? In realtà è proprio quello che vediamo oggi: senza dottrina, ognuno ha fede in cose farlocche ed inventate.

Segnalo che Padre Scalese ha commentato anche l'intervista Gnocchi-Valli:

https://querculanus.blogspot.com/2018/10/abluitur-undis-non-quatitur.html

Segnalo anche questo articolo di 1P5:

https://onepeterfive.com/rip-vatican-ii-catholicism/

C'è un passaggio molto interessante che si può accostare alla discussione in corso:

If John Paul II had spent less time globetrotting and writing massive, dense, and now mostly forgotten encyclicals (with Veritatis Splendor as the glowing exception) and more time on his single most important duty, that of vetting and choosing bishops of proven doctrinal orthodoxy, moral probity, and commitment to the sacred liturgy, men without the slightest hint of liberalism or laxity, the Church might be in a dramatically different place today. The same could be said of the beloved but largely ineffectual professor-turned-pontiff Benedict XVI. That he had a retiring personality turned from a forgivable quirk into a nightmare on February 11, 2013.

Da un lato si potrebbe dire: quei due papi hanno prestato troppa attenzione alla dottrina, e troppo poca alla santità dei vescovi; dove il "troppo" e "troppo poco" non sono misure in assoluto, ma relative all'economia di ciò che si può fare con risorse finite.

mic ha detto...

Cito un brano da Padre Scalese:

Anche se potrebbero apparire, come lo stesso Gnocchi riconosce, affermazioni “eversive e antistituzionali”, si tratta di considerazioni su cui è giusto riflettere: è profondamente vero che, se la retta dottrina viene brandita come un’arma per combattere i nemici, essa viene sostanzialmente adulterata. Anche se, a mio parere, questo fatto, pur vero, non giustifica la manipolazione della dottrina attualmente in corso. Personalmente ritengo che la difesa della dottrina vada fatta in ogni caso, anche quando si è consapevoli della corruzione presente nella Chiesa (e forse anche della propria personale corruzione); se, per iniziare a difendere la dottrina, si dovesse attendere una Chiesa totalmente pura e senza macchia, mi sa tanto che alla parusia staremmo ancora qui ad aspettare. Dobbiamo sempre distinguere tra la Sposa di Cristo, immacolata, e l’istituzione ecclesiastica, spesso corrotta; dobbiamo distinguere tra la condotta, spesso non irreprensibile, delle persone e l’ufficio che esse svolgono. Per questo non mi convince del tutto la frase di Gnocchi: «La buona dottrina maneggiata da una persona corrotta vale quanto la cattiva dottrina maneggiata da una persona integra». Diciamo piuttosto che la buona dottrina è una condizione necessaria, ma non sufficiente, mancando la santità.

Cosí come non mi convince molto il rifiuto radicale, oggi abbastanza diffuso, per il “rispetto formale dell’istituzione”, da Gnocchi considerato «un vizio tipicamente romano, che molti scambiano per virtú». La Chiesa, oltre che come realtà spirituale, va, secondo me, rispettata anche come istituzione umana, pur con tutti i suoi limiti e difetti. Il fatto che in essa operino persone corrotte, non giustifica l’attacco all’istituzione in quanto tale. Non dimentichiamo che quell’istituzione è il “sacramento universale della salvezza”, vale a dire lo strumento ordinario attraverso il quale gli uomini ricevono la grazia che li salva. Andiamoci piano, quindi, prima di attaccarla. Oltre tutto, in essa sono sempre stati presenti fior di galantuomini (nella fattispecie, i Cardinali Gasparri e Merry del Val) e di santi (Don Orione). È vero che questi rischiano di diventare «per quanto sani, ingranaggi di un meccanismo vizioso in grado di macinare tutto», ma ciò non toglie nulla al valore della loro testimonianza (mi sembra significativo che, dell’epoca rievocata da Gnocchi, questi siano fra i pochi nomi che oggi si ricordano; chi ricorda Ricardo de Samper o Camillo Caccia Dominioni?).

Anonimo ha detto...

«La buona dottrina maneggiata da una persona corrotta vale quanto la cattiva dottrina maneggiata da una persona integra». Diciamo piuttosto che la buona dottrina è una condizione necessaria, ma non sufficiente, mancando la santità.

Non a caso il detto: "fate quel che dicono ma non quel che fanno"...

mic ha detto...

Ancora padre Scalese:

D’accordo con Gnocchi che «in questa Chiesa, ormai, non c’è piú niente da spaccare, c’è solo da ricostruire», e d’accordo con lui che «la mia santità personale è l’unico lenimento che posso portare al suo corpo piagato». Ma a questo io aggiungerei una convinzione che dovrebbe sempre animarci: che certe crisi, alla Chiesa, non possono fare altro che bene. Se crediamo nella provvidenza, non possiamo che concludere che Dio permette che tanta immoralità venga a galla proprio perché vuole che la Chiesa ne esca risanata. La vergogna che sta sconvolgendo la Chiesa e potrebbe sembrare che la porterà, prima o poi, alla sua fine, in realtà sarà ciò che la purificherà dai suoi mali. Non dimentichiamo mai l’affermazione di Sant’Ambrogio: «Abluitur undis, non quatitur» (Lettera 2); le onde della tempesta, nonché scuotere la barca, finiscono per lavarla dalla sua sporcizia.

Anonimo ha detto...

"Per riconoscere in Gesù il Cristo ci vuole la fede, e questa trascende la nostra ragione". La fede, essendo virtù teologale si fonda su Dio, che ha però fornito la ragione perché si possa esercitare correttamente tale virtù. La fede senza premesse e contenuti razionali conduce sempre all'errore La dottrina cattolica ci è stata donata proprio allo scopo di serbare integra la fede. Cosi ha voluto Cristo stesso. Così non vuole la neo-chiesa che a Lui si oppone.Infatti è proprio l"intimismo spiritualista che Bergoglio sollecita sempre nei momenti in cui vacilla il suo consenso. La flessione del consenso infatti si fonda proprio sulla capacita' di esercitare la logica da parte dei fedeli. Per questo si punta molto sulla rivalutazione dell' eresia protestante per dissolvere il cattolicesimo...cosa comunque impossibile. In definitiva se la risposta alla corruzione della Chiesa è giustamente la santità, essa pero' non puo darsi senza dottrina e senza diritto canonico. Il problema del legalismo non è la legge o la dottrina ma l'uso strumentale che se ne fa e che parte del clero ha sempre fatto. Massimo

Anonimo ha detto...

Stiamo risorgendo x il fatto che siam giunti all'esame dei vari nodi. Ottimo è, malgrado il mal di pancia all'impatto.Non condivido il pessimismo di Gnocchi e meno ancora il relativismo politico di Valli. I primi secoli furon colmi di Papi santi che andaron riducendosi nei secoli. Dopo un millennio la Sposa si lacerò i vestiti e dal rinascimento (del paganesimo) si corruppe. Il successo sempre fa male al bene, a quanto si constata, nella sofferenza ci si fortifica,anche questo è un significato della croce. Ora constatare (Gnocchi) che la depravazione morale era di Papi è una verità spiacevole che smentisce gli assertori di santità della struttura ecclesiale (non chiamamola Chiesa in ciò) fino al CVII o fino al 1958.Se siamo all'oggi è perché ci fu un ieri, d'altronde Balam non potendo maledire, consigliò di corrompere ed ebbe il prezzo pattuito come il mandatario il risultato. Ma Gnocchi dimentica che il Papa ha l'assistenza dello Spirito Santo in fede e morale, solo lui Vicario di Gesù, e chi unito a lui: infallibilità in fede e morale pubblica, nella dottrina. Quindi la Chiesa vinse nei secoli grazie a ciò. Ma la Madonna a la Salette aveva avvisato dell'impurità dei religiosi nel 1846, e che sarebbe venuto il castigo con l'anticristo. Il castigo fu permettere alla gnosi di sostituirsi alla Chiesa, un inganno quasi totale "perché non hanno creduto alla verità x essere salvati". Il castigo fu il permettere il non uso dell'infallibilità.

Anonimo ha detto...

E come fu possibile un non uso dell'infallibilità? Fu possibile solo attraverso una sostituzione di Persona, il BXV gay o il Borgia incestuoso avevano fallito comunque, necessitava uno che non avesse giurisdizione Divina, e fosse solo pastorale (altro inganno perché il pastorale è l'applicazione del dogmatico e della Tradizione, non esiste altro "pastorale" non infallibile).Quindi la cattiva dottrina non poteva venire se non si sostituiva la persona del Papa con un antipapa e ciò fu fatto nel 1958, ormai troppe fonti lo confermano x essere negato. Lo stesso Malachi Martin lo disse. Per nostro castigo Dio lo permise. Un buon pagano che rispetta i comandamenti e crede in Dio a modo proprio, invincibilmente ignorante, è migliore di un che frequenta/celebra le funzioni e rispetta i precetti in modo farisaicamente ipocrita senza credere in foro interno. Il rispetto formale dell'istituzione se non è interno diviene a sua volta farisaico, e non può essere interno nel buon credente se vede corruzione, nel cattivo credente non esiste neppure nel caso che veda santità, anzi la combatte la santità. Roncalli e Montini furono tra coloro che combatterono padre Pio, non a caso furono altri 2 omosessuali come i 2 precedenti a Pio XII, che si dice morì avvelenato, dai dispiaceri e dal veleno. Il rispetto formale dell'istituzione rischia di divenire idolatria, papolatria, pretilatria. L'ubbidienza è buona ma prima è da dare a Dio.

viandante ha detto...

"Per riconoscere in Gesù il Cristo ci vuole la fede, e questa trascende la nostra ragione".
Concordo con i vostri distinguo, però dovremmo ogni tanto anche ribadire certe verità, che altrimenti rischiano di essere annacquate. La fede ci è data per grazia.

Io capisco i vostri ragionamenti e tutto quello che voi dite è importante, ma avete mai provato ad affrontare un razionalista ateo parlando di questioni legate alla nostra fede? Potete portare tutte le argomentazioni che voi volete, se l'altro non ha la grazia di avere la vostra fede non riuscirà a seguirvi fino in fondo. Lo so, questo discorso potrebbe portare lontano e ci vorrebbe il tempo necessario per trattarlo e non so se sia il caso di addentrarvisi ora. Certo che un conto è conoscere la dottrina, un'altro è avere fede, carità e speranza. Idealmente le due cose dovrebbero proseguire di pari passo, ma purtroppo sappiamo che non è sempre così. Penso sia ciò che Gnocchi sottintende quando parla di una Chiesa fondata sul diritto canonico invece che sul Vangelo. Un conto è essere esperti di diritto canonico, un'altro è essere santi.

Sacerdos quidam ha detto...

Qualcuno ha appena clamorosamente scoperto che il peccato originale, con tutte le sue conseguenze, esisteva già prima del Concilio Vaticano II...
Battute a parte, il dramma del Concilio è stato il rinnegamento della dottrina della Chiesa in diversi punti, cosa dalla quale il clero ha tratto subito le logiche (ma errate, perché viziate all'origine) conseguenze: la Chiesa, visto che si rimangia quanto aveva sempre insegnato come vero, non è più Mater et Magistra. E allora 'tana liberi tutti', sulla via dapprima moderata del montin-wojtyl-ratzingerismo fino ad arrivare al bergoglismo odierno.

Per dirla in soldoni: mentre fino al Vaticano II il passeggero della nave-Chiesa poteva star tranquillo perché la rotta era prestabilita e sicura, anche se il comandante e l'equipaggio magari gozzovigliavano nelle loro cabine, dopo il Vaticano II il medesimo passeggero rischia di colare a picco perchè comandante ed equipaggio non si limitano a gozzovigliare ma stanno sfondando a picconate le fiancate della nave sotto la linea di galleggiamento per - come dicono - far entrare aria fresca nella stiva.

fabrizio giudici ha detto...

ma avete mai provato ad affrontare un razionalista ateo parlando di questioni legate alla nostra fede

Comprendo il contesto. Però, chiariamoci: qui stiamo parlando di rimettere a posto la Chiesa al suo interno, non di evangelizzare gli atei. Ovviamente anche la seconda cosa va fatta, ma è un po' come quando in aereo c'è una depressurizzazione: prima bisogna rimettersi la propria mascherina, e solo dopo si possono aiutare gli altri, per ovvi motivi.

PS Le motivazioni "razionali" degli atei per non credere non sono affatto razionali, perché per "ragione" intendono solo quella illuminista, considerando tutto quello che c'era prima oscurantismo. Questa è una battaglia complessa e ci sono molti fronti; uno dei quali, secondo me il più importante, è quello dei centri di potere: perché gli atei razionalisti si dividono in due categorie, i pensatori di reale livello (con cui si deve ragionare ad alto livello, mostrando per l'appunto che la ragione non è solo quella illuminista) e i ripetitori da quattro soldi, come Scalfari o Odifreddi; i quali però sono appoggiati dai centri di potere, fanno moda e un sacco di ignoranti (che non hanno né avrebbero gli strumenti per gestire correttamente un discorso filosofico) si acquattano nel loro cono d'ombra solo perché così a) sembrano intelligenti e b) si "liberano" dei fardelli imposti da Dio. Ma qui divago.

irina ha detto...

Se la vocazione non è vera, se la preparazione al sacerdozio non è seria, se con la consacrazione tutti non si impegnano, ogni giorno, a rendere vivo per se stessi e vitale per quelli di cui sono responsabili, il ricco deposito che è stato messo nelle loro mani, di cosa stiamo parlando? Il deposito deve essere conosciuto, in lungo ed in largo, compreso nelle sue ragioni prossime e remote, FATTO PROPRIO, cioè deve diventare carne e sangue di chi l'apprende, ed infine deve essere ridetto FEDELMENTE con le proprie parole.
La storia oggi sarebbe completamente diversa, se questa semplice strada fosse stata seguita sempre.
Invece abbiamo la superbia che regna sovrana insieme all'ignoranza ed alla lussuria, così le tre insieme ripropongono, come insegnamento spirituale, i piatti mondani riscaldati di sempre.

Anonimo ha detto...

Continua la confusione nella Chiesa. Il Card. Cupich, di Chicago, promosso cardinale da Papa Francesco, ed uno dei suoi prediletti, ha detto che nella sua diocesi c’è l’indirizzo di non negare la Santa Comunione a coloro che sono sposati in nozze omosessuali. È un indirizzo totalmente opposto a quello preso dal vescovo Paprocki di Springfield, che rispetta l’insegnamento ed il diritto canonico attualmente in vigore nella Chiesa.
https://www.cnsnews.com/blog/michael-w-chapman/chicago-cardinal-cupich-not-our-policy-deny-communion-gay-married-couples

viandante ha detto...

Fabrizio, hai ragione, qui stiamo parlando di rimettere a posto la Chiesa al suo interno. Ma proprio le vicende di Padre Pio, che con questo scritto Gnocchi ha riproposto all'attenzione, ci dovrebbero mostrare che a volte è magari più arduo rimettere a posto i problemi della Chiesa che che convertire un ateo...
O dai per scontato che anche all'interno della Chiesa tutti sanno riconoscere e specialmente confessare Gesù il Cristo? Io avrei i miei dubbi. Se poi ricordiamo che già una profezia, ci ammoniva dicendo che Roma perderà la fede e diventerà la sede dell'Anticristo! Senza ovviamente dimenticare le Sacre Scritture.

In fin dei conti anche la capacità di riconoscere il buon pastore, è qualcosa che spesso sfugge alla nostra razionalità. Non pensi che vi sia anche un istinto, un particolare sentore o altro che ci aiuta a riconoscere i bravi parroci? A volte il sano buon senso di umili persone é più sicuro degli studi di teologia di molti pastori e quanti santi erano analfabeti o addirittura poco dotati nello studio eppure... Anche se tutto ciò, concordo, può avere dei rischi e non ci può esimere dal raccomandare lo studio. Per questo trovo necessario ricordare, e non lo dico per te che mi sopporti gentilmente anche se queste cose già le sai, che è sempre utile invocare la grazia di una maggiore e più forte fede. Per tutto.

Concordo con Sacerdos quidam, la gravità della situazione generale (e quindi non solo morale) dopo il Vaticano II è peggiorata con un evidente peggioramento qualitativo.

Anonimo ha detto...

Ritornando sulle parole di Alessandro Gnocchi:
"Troppo spesso chi si alimenta di Tradizione finisce per accontentarsi di un peccato che è solamente un po’ più vecchio di quello del suo tempo. La Tradizione bisogna avere il coraggio di cercarla ritrovandone la fonte e seguendo il suo corso là dove non si è mai prosciugato.

L’unica risposta cristiana al male, che poi è l’unica vera e praticabile, è quella di padre Pio: la santità. Quel uomo ha accettato di soffrire per mano della chiesa proprio come i primi martiri accettarono di soffrire per mano dell’impero. In un caso e nell’altro, al potere iniquo e invertito viene opposta solo la rinuncia alla propria vita per amore di Cristo: la santità".

Non è un invito a dismettere la battaglia, a lasciar fare i progressisti e i modernisti, ma a farla meglio, anzi a farla come si deve. Il discrimine anche nel cosiddetto mondo della Tradizione sta qui: tra chi la usa come una bandiera ideologica che serve consapevolmente o inconsapevolmente a compiacere se stessi e chi la vive al servizio della Verità, di Cristo e del prossimo.
Piero Mainardi su Fb

Anonimo ha detto...

***ATTENZIONE ***
Ho cercato di salvare questa pagina, ma mi viene segnalato il rischio di un virus "Ludicrouz.W" nel file widgets.js
Segnalo la cosa all'amministratore affinche possa controllare e, nel caso, provvedere.
Grazie.

Piero

fabrizio giudici ha detto...

Non pensi che vi sia anche un istinto, un particolare sentore o altro che ci aiuta a riconoscere i bravi parroci?

Certo. Le pecore riconoscono la voce del pastore. Qualche settimana fa parlavamo di VO e CVII e di come io non sia ancora capace di convincere i miei (*). Ma per me la razionalità sul VO ha funzionato in modo complementare: mi è servita per "dimostrarmi" che certe calunnie nei confronti dei tradizionalisti e del relativo modo di pensare erano false (in particolare nei confronti della FSSPX). "Di pancia" il VO risolveva tutti i problemi liturgici che sentivo nel NO, senza aver bisogno di tante spiegazioni.

Il problema è che non tutti questa sensibilità ce l'hanno, altri l'hanno del tutto errata. Se uno ce l'ha, come fa a comunicarla ad un'altra persona? Può funzionare se, per esempio, uno ha del credito personale da spendere nei suoi confronti. O se ha il carisma del predicatore. Ma se non ce l'hai... se parli in pubblico, l'obiettività e la ragione sono utili, se non altro per far breccia inizialmente.

Ti faccio un altro esempio. Io sono tra coloro che furono gelati dal "buonasera". Ricordo i giorni successivi al febbraio 2013 come i più drammatici della mia vita: non sapevo perché, ma ero letteralmente angosciato. Avevo in mente questa cosa: Papa Francesco ci porta i sodomiti in Chiesa (ovviamente non intendevo che li avrebbe convertiti). Fu in quell'epoca che iniziai a mettermi a studiare per comprendere meglio se e come un Papa poteva sbagliare. Il fiuto per il pastore falso dunque ce l'avevo, però non poteva essere abbastanza né per farmi un'idea ben fondata, né tanto meno per sostenerla in pubblico. Per cui mi misi a studiare e nel frattempo diedi a Francesco il beneficio del dubbio (durante il primo anno l'ho anche difeso in pubblico). Poi, un po' perché nel Sinodo 2014 l'imbroglio era venuto fuori, un po' perché iniziavo a comprendere meglio certe cose grazie allo studio, le cose sono cambiate.

Tutto fa. Non tutti percorrono le stesse strade: un grande santo capisce tutto meglio, e può essere anche un grande ignorante; una persona normale ha bisogno anche della ragione e della conoscenza ben organizzata.

(*) Fuori tema: a tal proposito, sto ottenendo dei buoni risultati dopo aver loro regalato "Lettere ai postumi" di Gnocchi su Guareschi. È stato anche importante far assistere mia madre ad una breve conferenza di mons. Bux.

fabrizio giudici ha detto...

Dunque, a proposito di santi:

+ testimoni confermano che il card. Coccopalmerio sarebbe un sodomita attivo, sarebbe stato presente all'ormai famoso festino in cui fu arrestato il segretario e Papa Francesco sarebbe al corrente di tutto:

https://www.lifesitenews.com/news/source-vatican-cardinal-was-at-drug-fueled-homosexual-party-and-pope-knows

+ l'arcivescovo di Brisbane ha detto che non è troppo sicuro (è un tipico understatement) di volere Gesù né come consulente né come Re:

https://www.lifesitenews.com/news/catholic-archbishop-tweets-he-doesnt-want-or-have-jesus-as-king

Anonimo ha detto...

PS Papa Benedetto XVI sulla comunione ai divorziati risposati :
"E poi, quanto a queste persone, dobbiamo dire che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se NON possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. Forse, se non è possibile l’assoluzione nella Confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati.
Poi è anche molto importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la ricezione «corporale» del Sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo Corpo. E far capire questo è importante. Che realmente trovino la possibilità di vivere una vita di fede, con la Parola di Dio, con la comunione della Chiesa e possano vedere che la loro sofferenza è un dono per la Chiesa, perché servono così a tutti anche per difendere la stabilità dell’amore, del Matrimonio; e che questa sofferenza non è solo un tormento fisico e psichico, ma è anche un soffrire nella comunità della Chiesa per i grandi valori della nostra fede.
Penso che la loro sofferenza, se realmente interiormente accettatx chiarire il relativo politico addossato a Valli: difendere Ratzinger è ormai impossibile.Papa Benedetto XVI sulla comunione ai divorziati risposati :
"E poi, quanto a queste persone, dobbiamo dire che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se NON possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. Forse, se non è possibile l’assoluzione nella Confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati.
Poi è anche molto importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la ricezione «corporale» del Sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo Corpo. E far capire questo è importante. Che realmente trovino la possibilità di vivere una vita di fede, con la Parola di Dio, con la comunione della Chiesa e possano vedere che la loro sofferenza è un dono per la Chiesa, perché servono così a tutti anche per difendere la stabilità dell’amore, del Matrimonio; e che questa sofferenza non è solo un tormento fisico e psichico, ma è anche un soffrire nella comunità della Chiesa ...REALMENTE IN COMUNIONE CON CRISTO in stato di peccato mortale?

Anonimo ha detto...

«Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur», diceva un assioma della filosofia scolastica, riprendendo un celebre aforisma di S. Agostino; ossia: «Ciò che viene ricevuto in un soggetto, è ricevuto secondo la capacità della natura del ricevente»

Anonimo ha detto...

https://opportuneimportune.blogspot.com/2014/01/le-profezie-sul-concilio-del-canonico.html
SIN DAL 1800 era previsto un concilio per sdoganare il peccato. Quindi oggi è peggio di ieri, oggi sono anche apostati, oggi è :seconda lettera Tessalonicesi cap.2.

Sacerdos quidam ha detto...

Segnalo un articolo secondo me interessante di Peter Kwasniewsky, che da 'circoloquadratore' conservatore wojtylratzingeriano è divenuto tradizionalista, ossia cattolico... :
https://onepeterfive.com/rip-vatican-ii-catholicism/

Anonimo ha detto...


L'accusa di "giuridicismo" alla Chiesa e di mettere, per così dire, il Codice di diritto canonico al posto del VAngelo, era tipica dei modernisti ed è stata ripresa dai neomodernisti: essa comporta la svalutazione della dottrina, come se san Paolo non avesse chiarito le cose in proposito, quando raccomandò in tutti i modi il mantenimento dell'estrema purezza dottrinale, sempre e dovunque. Possiamo dire che risalga a tutti gli eretici che negano la necessità della Gerarchia e quindi il primato del Papa. Anche Lutero diceva che bisognava "rimettere Cristo al centro" o qualcosa di simile. Ora tale accusa viene portata da Alessandro Gnocchi, che non risulta certo essere un neomodernista. Forse dovrebbe spiegare più in dettaglio che cosa intende dire.

Un autore come Brunatto andrebbe preso con le dovute cautele. Portò a Roma una documentazione inoppugnabile sul vescovo di Mandredonia (testimonianze di suore, giovani donne, rapporti di polizia etc.) che ne documentavano la corruzione, contribuendo così a far finire la prima persecuzione di Padre Pio. Ma sulla presunta omosessualità di Benedetto XV e Pio XI, su quali elementi si basava il Brunatto? Il fatto che ci fossero nella corte pontificia dei personaggi corrotti non è come tale sufficiente. La benevolenza di Benedetto XV per il giovane mons. austrotedesco che sarebbe stato una spia e avrebbe poi addirittura organizzato l'esplosione in porto della corazzata Leonardo da Vinci, durante la I gm, non mi sembra un dato sufficiente. Tra l'altro la storiografia militare più recente ritiene che quell'affondamento per esplosione interna sia stato un incidente, dovuto alla instabilità della nitrocellulosa nella cariche imbarcate sulla nave. Incidenti simili si sono verificati su ben 4 navi da guerra di diversi paesi (Francia, GB, Giappone) utilizzanti le stesse cariche, nel 1907, 1914, 1917, 1918. Gli Imperi Centrali avevano interesse a far passare l'incidente come una vittoria dei loro servizi segreti.
Rispondere alla crisi con la santità personale è affermazione in un certo senso poco originale. Non dobbiamo perseguire la nostra santificazione personale ogni giorno, noi cristiani, crisi o non crisi? Certamente, in un'epoca di grave corruzione morale come questa, ribadire la necessità della santità personale di ognuno, di perseguire sempre l'ideale della vita etica con l'aiuto di Cristo, assume un particolare valore. Ma sicuramente ciò non basta per rispondere alla crisi attuale. Occorre un pubblico impegno per difendere la dottrina, deformata e pervertita dall'interno della Chiesa; impegno che lo stesso Gnocchi ha felicemente assunto e sviluppato, nella proficua collaborazione con Mario Palmaro.

irina ha detto...

@ Sacerdos quidam
Grazie. Speriamo che Maria possa metterlo a disposizione di tutti.

viandante ha detto...

Il problema è che non tutti questa sensibilità ce l'hanno, altri l'hanno del tutto errata. Se uno ce l'ha, come fa a comunicarla ad un'altra persona?

Le tue osservazioni sono pertinenti, ma dobbiamo intenderci esattamente sulla parola sensibilità, che forse non è nemmeno la parola giusta o comunque sottintende molto di più.
Io penso che oltre la normale sensibilità quale frutto dei nostri sensi vi sia anche una particolare illuminazione, magari anche solo parziale, una grazia che ci suggerisce o ci invita a cercare in una determinata direzione piuttosto che in un'altra. Un aiuto provvidenziale di cui non riusciamo bene a cogliere l'origine, ma che ci dà importanti indicazioni. Un aiuto che dobbiamo imparare a cogliere. E che si può esprimere in vari modi, pensando ad esempio al tuo caso concreto riguardante l'elezione di Bergoglio.

Ricordo un invito di un mio bravo parroco che ci diceva, molto sinteticamente: una volta confessati e comunicati e quindi presumibilmente in stato di grazia, non tornate subito al mondo e al peccato, rimanete in questo meraviglioso stato per poter quotidianamente cogliere e godere dei frutti della grazia. Ed è vero, è solo così facendo che la vita soprannaturale in noi può svilupparsi e noi possiamo cogliere ciò che altrimenti ci sarebbe impossibile. Evidentemente queste sono cose che tu non puoi trasmettere ad altri, ognuno deve fare il suo cammino e invocare la frazia divina.

fabrizio giudici ha detto...

@viandante

Certo che con "sensibilità" non intendo affatto, per niente quella dei nostri sensi. Effettivamente non avevo pensato che quel vocabolo richiama i sensi. Io mi riferisco alla capacità di comprendere i "gemiti dello Spirito Santo", che è l'unico responsabile della nostra capacità di distinguere il bene dal male, i veri pastori dai falsi pastori. Ora, però, se lo Spirito Santo suggerisce a tutti gli uomini le cose giuste, c'è una diversa ricettività (vogliamo usare questo termine?) dei suoi messaggi, che come dici tu dipende da tante cose, incluso lo stato di peccato, la mancanza di comunione con Cristo, la scarsa frequenza con i sacramenti, eccetera. Questo però è lo stato tipico della situazione nella maggior parte delle persone. Ora, è evidente che se uno è chiuso di suo, volontariamente, non reagirà neanche alle comunicazioni basate sulla ragione. Ma se uno non è volontariamente chiuso, è solo distratto o assente (e io penso che molti cattolici siano in questa situazione), allora il canale della ragione può iniziare a smuovere qualcosa.

Si ça vous plait ha detto...

Tempi di Maria vi fa una megaregalo :
la Biografia integrale della Veggente di Fatima!
https://gloria.tv/text/3LAGnLdo31EK12YyG4gdJRCNF

Dove credi di andare , verso Cristo o verso mete umane ... ha detto...

I dodici gradi dell’umiltà
1) Manifestare sempre umiltà di cuore e di corpo, con gli occhi fissi a terra.

2) Dica il monaco poche e ragionevoli parole, mai con voce alta.

3) Non sia facile né pronto al riso.

4) Tacere se non si è interrogati.

5) Rispettare ciò che richiede la regola comune del monastero.

6) Considerarsi e dichiararsi inferiore a tutti.

7) Riconoscersi e credersi inutile a tutto e indegno di tutto.

8) Confessare i peccati.

9) Per obbedienza abbracciare pazientemente le difficoltà e le traversie.

10) Sottomettersi agli anziani in piena obbedienza.

11) Non amare la propria volontà.

12) Difendersi dal peccato in ogni momento con il timore di Dio.

I dodici gradi della superbia

1) La curiosità con la quale, con gli occhi e gli altri sensi, ci si occupa di cose che non ci riguardano.

2) La leggerezza d’animo, che si manifesta nelle parole indifferentemente liete o tristi.

3) L’allegria inopportuna, che si manifesta nella facilità al riso.

4) La millanteria che traspare dall’eccessiva loquacità.

5) La singolarità: gloriarsi nell’ostentare i propri affari privati.

6) L’arroganza: credersi più santo di tutti.

7) La presunzione: intromettersi in ogni cosa.

8) Difesa dei peccati.

9) Confessione simulata, che viene resa palese dalle dure e severe ingiunzioni.

10) Ribellione contro il superiore e i fratelli.

11) Libertà di peccare.

12) Abitudine al peccato.

FONTE: San Bernardo di Chiaravalle

Anonimo ha detto...


Ho cercato notizie sui Papi, sento sempre dell'incestuoso e donnaiolo Borgia, ma a quanto pare i "santi" padri non Santi furon tanti e parecchi anche in tendenze "nuove" ovvero non naturali. Questo documento è chiaramente di uno gnostico ateo ma comunque le parti conclusive sono da leggere in quanto la sodomia e pedofilia sarebbe stata di: Sisto IV, Giulio II, Sisto V e Leone X. Un simpatia eccessiva in Paolo IV. Gesù dice:"fate quanto dicono, non ciò che fanno", e quindi ora abbiamo un da NON fare ANCHE ciò che DICONO, il che significa in modo lampante un cambio di rotta, siamo fuori totalmente dalla Chiesa.http://www.homolaicus.com/teoria/ateismo/ateismo39.htm

Anonimo ha detto...

IMMINENZA DEL TRIONFO E FINE DI UN TEMPO? SAN GIOVANNI CRISOSTOMO SEMBREREBBE CONFERMARE...

Il grande san Giovanni Crisostomo, Dottore della Chiesa, ci assicura che « è proprio quando la situazione diventa difficile che devi sperare, perché è allora che Dio fa vedere la sua potenza: non quando le cose sono agli inizi, ma quando la situazione è disperata agli occhi umani, quello è il momento in cui Dio ci viene in aiuto [...]. Il Timoniere dell’universo non seda la tempesta con la propria abilità, la fa finire con un solo cenno. Non lo fa subito, fin dall’inizio, perché Egli suole sopprimere i mali non al loro sorgere, ma quando si sono accresciuti fino a giungere al culmine, tanto che i più hanno perso ogni speranza. Ma è proprio allora che Dio interviene con straordinari prodigi, manifestando la sua potenza » (1).

https://gloria.tv/article/nSouegtg4Ufg112KPaLuWwma6

F.Pietro Maria Pedalino curatore del sito Tempi di Maria

Anonimo ha detto...

Affamati di Dio e disperati : e' il nostro ritratto di cristiani .

Anonimo ha detto...

“Signore, io sono un filo d’erba assetato di Te”.
PADRE ENRICO ROSSETTI : IL PADRE DEL ROSARIO
http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Santi_di_oggi/06-07/010-Il_Padre_del_Rosario.html

Anonimo ha detto...

11 OTTOBRE
MATERNITÀ DELLA B. V. MARIA
Il titolo di Madre di Dio, fra tutti quelli che vengono attribuiti alla Madonna, è il più glorioso. Essere la Madre di Dio è per Maria la sua ragion d'essere, il motivo di tutti i suoi privilegi e delle sue grazie. Per noi il titolo racchiude tutto il mistero della Incarnazione e non ne vediamo altro che più di questo sia sorgente per Maria di lodi e per noi di gioia. Sant'Efrem pensava giustamente che credere e affermare che la Santissima Vergine Maria è Madre di Dio è dare una prova sicura della nostra fede.

La Chiesa quindi non celebra alcuna festa della Vergine Maria senza lodarla per questo privilegio. E così saluta la beata madre di Dio nell'Immacolato Concepimento, nella Natività, nell'Assunzione e noi nella recita frequentissima dell'Ave Maria facciamo altrettanto.
http://www.unavoce-ve.it/pg-11ott.htm

Anonimo ha detto...

concordo in toto con anonimo10 ottobre 2018 23:53
accuse di giuridicismo, torniamo a Cristo, ecc. suonano bene, ma erano anche i pretesti per disprezzare la Chiesa.
aggiungo che alcuni hanno esplicitato il loro rifiuto verso la parola Modernismo, preferendo parlare di ammodernamento, naturalismo ed altro che non colgono l’essenza dell’eresia somma.
Trovo irritanti coloro che esibiscono il loro particolare misticismo, spesso con la pretesa di assolutizzarlo.
Meglio chi tratta questioni concrete, come il prof. Pasqualucci, anche se non sempre concordo, dacché dà il modo di discutere, sviluppare l’argomento
OS

Anonimo ha detto...

file:///C:/Users/Angela/AppData/Local/Packages/Microsoft.MicrosoftEdge_8wekyb3d8bbwe/TempState/Downloads/15%20febbraio%202017%20(1).pdf
Nel politichese dell'articolista sisinono si trovano parecchie ombre reali su Benedetto XV, certamente l'articolista non avrebbe mai detto nulla sulla vita intima. Anche il Rampolla sospettato di massoneria finì a s.Marta. Nel 1917 Maria SS a Fatima aveva avvisato del pericolo del comunismo ma il Papa se ne fece un baffo, e nel 1929 quando tornò da suor Lucia a chiedere la consacrazione della Russia, anche Pio XI se ne fece un baffo. La parentela di Maria con la Trinità merita considerazione, cosa che fu invece declinata in onore del mondo e del politichese.

fabrizio giudici ha detto...

Da qualche parte mi pareva di aver letto che uno dei primi papi che ebbero a che fare con Fatima si stupiva che lo Spirito Santo andasse a fare rivelazioni a tre pastorelli e non parlasse direttamente con lui. Ricordo male? Se è corretto, che papa era?

Anonimo ha detto...

"Se è corretto, che papa era?"

Pio XI:

Quando a Pio XI arrivò la richiesta di Fatima, lui sorrise dicendo: “Dicono che sono il Vicario di Tuo Figlio: se hai qualcosa da dirmi, dilla a me direttamente….”

https://gloria.tv/article/8tJ7mnvRgvyN2Dn8gFc1rRLjn

Olivetanus ha detto...

Ma il problema è quando il papa cambia la dottrina: Isaia 5, 20-21

Alessandro Mirabelli ha detto...

Per FG

Anche per me quei terribili giorni di marzo 2013 furono fonte di angoscia, che superai con le litanie della Madonna che scioglie i nodi.

Anonimo ha detto...


Benedetto XV non c'entra con Fatima. Morì il 22 gennaio 1922, troppo presto. La richiesta di consacrrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, fu fatto il 13 giugno 1929. Fu portata a Roma tra il settembre 1930 e l'agosto 1931. Il Papa era allora Pio XI.
Comunque Pio XI, oltre a condannare il nazismo, condannò anche il comunismo, che definì "intrinsecamente perverso".

Anonimo ha detto...

Pio XI è stato un grande Papa.Prima di dar credito a pettegolezzi senza alcun fondamento sarebbe bene informarsi.Poi se ha detto quella frase riferendosi a Fatima ed alla Madonna certo ha fatto malissimo.Ma qualche sciocchezza prima o poi scappa a tutti e se il numero è limitatissimo come nel caso di Pio XI poco male.

Anonimo ha detto...

http://itresentieri.it/preti-sposati-si-sacerdoti-con-sensibilita-tradizionale-no-sara-questo-cio-che-ci-attende/

Anonimo ha detto...

La preghiera ci fa distinguere le"soluzioni umane"

fabrizio giudici ha detto...

Ma qualche sciocchezza prima o poi scappa a tutti e se il numero è limitatissimo come nel caso di Pio XI poco male.

In generale concordo, anzi questa dovrebbe essere la chiave di lettura che andrebbe sempre usata con le biografie dei papi. Se si giudica da singoli episodi, si trova il bianco e il nero. Per esempio, Leone XIII profetico su Satana sbagliò con il ralliement, mentre Benedetto XV otto giorni prima del fatidico 13 maggio 1917 fece questo (questa cosa l'ho "scoperta" ieri sera):

https://w2.vatican.va/content/benedict-xv/it/letters/1917/documents/hf_ben-xv_let_19170505_regina-pacis.html

Al quale scopo Noi ordiniamo che, a cominciare dal primo dì del prossimo mese di giugno, resti fissata nelle Litanie Lauretane l’invocazione « Regina pacis, ora pro nobis », che agli Ordinarii permettemmo di aggiungervi temporaneamente col Decreto della Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinarii in data del 16 novembre 1915.

Non penso sia affatto un caso se l'apparizione di Fatima avvenne pochi giorni dopo.

Semplicemente, dobbiamo abituarci a valutarli nel complesso, senza censure.

Tornando a BXV, credo anch'io che ci voglia molta prudenza prima di arruolarlo nella schiera dei sodomiti attivi; tuttavia Don Ariel, che da anni studia il fenomeno, ha più volte ribadito che anche prelati che abbiano solo la tendenza omosessuale, senza metterla in pratica (dunque, che non cadono nel peccato mortale) rimangono però facilmente manipolabili dai sodomiti (il che giustifica l'esclusione dall'ordinazione anche le persone che hanno solo la tendenza). Il problema, dunque, prescinde dalla sua condotta personale.

fabrizio giudici ha detto...

Comunque, al netto di tutto, rimane che la consacrazione alla Russia non fu fatta in modo completo, comunque arrivò troppo tardi e non la fece un'intera sequenza di papi, il che fa una certa impressione. Oltretutto i più recenti - diciamo da Pio XII in poi - in qualche modo hanno qualche giustificazione, perché nel frattempo la corruzione tra i prelati si diffondeva, per non parlare poi dell'eresia neo-modernista esplosa dopo il Concilio, ed era più difficile fare la consacrazione in reale comunione con tutti i vescovi.

Anonimo ha detto...

Mi sembra che non sia favorevole alla cosiddetta "opzione Benedetto".
Qui dice l'esatto contrario di quello che sostiene Dreher: «Ammesso che vi sia mai stato, è finito il tempo di cercare o creare piccole riserve, anche con la buona intenzione di conservarvi la fede.»
San Benedetto preservò la fede nelle sue "riserve", santa Caterina prendeva il papa per lo stomaco e lo faceva tornare a Roma
Qual è l'opzione giusta? Forse ognuna è adatta ai suoi tempi e alle sue situazioni contingenti, ma entrambe nascono dalla santità e qui ha ragione Gnocchi.
Alessandro N. Giunti

Anonimo ha detto...

Anonimo 00:16: ”Benedetto XV non c'entra con Fatima. Morì il 22 gennaio 1922, troppo presto.”

Non direi proprio:

L’Europa era in guerra da quasi tre anni e i morti si contavano a milioni. Diversi erano stati gli appelli di Benedetto XV ai regnanti e ai governanti i Paesi belligeranti, ma non molto era stato ottenuto per fermare l’ “inutile strage”; anzi quasi nulla. Ed allora, il 5 maggio 1917, il Pontefcie ordinò che la Chiesa intera aggiungesse nelle Litanie lauretane l’invocazione «Regina Pacis, ora pro nobis»:

”la Nostra voce affannosa, invocante la cessazione dell’immane conflitto, suicidio dell’Europa civile, rimase (sempre) inascoltata! Parve che salisse ancor più la fosca marea di odî dilagante tra le Nazioni belligeranti, e la guerra, travolgendo nel suo spaventevole turbine altri paesi, moltiplicò le rovine e le stragi. […]

E poiché tutte le grazie, che l’Autore d’ogni bene si degna compartire ai poveri discendenti di Adamo, vengono, per amorevole consiglio della sua Divina Provvidenza, dispensate per le mani della Vergine Santissima, Noi vogliamo che alla Gran Madre di Dio in quest’ora tremenda più che mai si volga viva e fidente la domanda dei Suoi afflittissimi figli. […]

Si levi, pertanto, verso Maria, che è Madre di misericordia ed onnipotente per grazia, da ogni angolo della terra, nei tempi maestosi e nelle più piccole cappelle, dalle regge e dalle ricche magioni dei grandi come dai più poveri tugurî, ove alberghi un’anima fedele, dai campi e dai mari insanguinati, la pia, devota invocazione e porti a Lei l’angoscioso grido delle madri e delle spose, il gemito dei bimbi innocenti, il sospiro di tutti i cuori bennati: muova la Sua tenera e benignissima sollecitudine ad ottenere al mondo sconvolto la bramata pace e ricordi, poi, ai secoli venturi l’efficacia della Sua intercessione e la grandezza del beneficio da Lei compartitoci.”


Otto giorni dopo, il 17 maggio, ci fu la Prima Apparizione della Madonna alla Cova da Iria.


Fonte: Benedetto XV, Epistola Il 27 aprile 1915 al cardinale Pietro Gasparri, Segretario di Stato, affinché i vescovi di tutto il mondo aggiungano nelle Litanie lauretane l’invocazione «Regina Pacis, Ora Pro Nobis» (5 maggio 1917)
https://w2.vatican.va/content/benedict-xv/it/letters/1917/documents/hf_ben-xv_let_19170505_regina-pacis.html
Sull’avvenimento vd. anche A. Socci, Il Quarto Segreto di Fatima, Milano 2006², pp. 179 ss.

Ora noi, da cattolici, possiamo rifiutare o meno questa coincidenza, però è un fatto che otto giorni prima dell’Apparizionde di Maria alla Cova da Iria, il Papa prese questa decisione.

[..]

(segue)

Anonimo ha detto...

(termino)

Benedetto XV seguiva eccome ciò che avveniva nella eppur lontana Fatima:

Il 17 gennaio 1918, col Breve Quo Vehementius, ripristinò la Diocesi di Leiria, creata da Paolo III il 22 maggio 1545 e soppressa il 30 settembre 1881 da Leone XIII. Amministratore apostolico pro tempore fu nominato D. António Mendes Belo, Patriarca di Lisbona (1907-1929), già competente sulla soppressa Diocesi, in attesa della nomina di un Vescovo proprio. Cosa che avvenne il 15 maggio 1920, quando ancora Benedetto XV nominò vescovo mons. José Alves Correia da Silva (1872-1954), il quale, dopo lunghe e approfondite indagini, il 13 ottobre 1930, con la Lettera Pastorale A Divina Providência dichiarò credibili le Visioni dei tre bambini di Aljustrel e permise ufficialmente il culto di Nostra Signora di Fatima. Il Vescovo, per intenderci, che guidò Suor Lucia nei suoi primi passi e che nel 1960 avrebbe dovuto aprire la famosa busta sigillata e che anzi, volendo, avrebbe potuto visionarne privatamente il contenuto ben prima.

Fonte: http://www.leiria-fatima.pt/attachments/article/367/DioceseCristino2.pdf

È questo degno prelato, che qualcuno avrà imparato a riconoscere:
https://books.google.it/books?id=iUoEAAAAMBAJ&lpg=PA33&dq=Fatima&hl=it&pg=PA36#v=onepage&q=Fatima&f=false

In conclusione, possiamo affermare – credo – che grazie a Benedetto XV abbiamo avuto Fatima e gli appelli della nostra Mamma celeste. Inviterei tutti a non gridare, in questo clima di confusione, “Al lupo! Al lupo!”, quando mi pare non ce ne siano gli estremi. Si finisce sempre per non riconoscere i lupi veri quando essi, presentandosi sotto mentite spoglie, si affacciano da certi balconi e salutano col “buonasera”.

Anonimo ha detto...


Benedeetto XV non c'entra con Fatima...

Insomma, bisognerebbe capirsi, un po'di elasticità non guasterebbe. Si voleva dire: non
c'entrava con il ritardo con il quale si mosse Pio XI e in generale la Prima Sedes sulla faccenda della Consacdrazione della Russia al Cuore Imm. di Maria.
Da queste ultime informazioni, si comprende che aveva ben afferrato quello che era acceaduto e si era mosso in conseguenza. Bene. Fu poi il vescovo di Leiria a metterci tanti anni prima di accreditare la veridicità delle apparizioni, anche se in queste cose la Chiesa va giustamente con i piedi di piombo, come si suold ire.
Che possa esser poi stato sodomita come tendenza, non ci credo. Come si dimostra, inoltre, una cosa del genere? Per via del suo attaccamento a mons. Gerlach? Come indizio è alquanto labile, direi.

Anonimo ha detto...

Se servì a far fermare la persecuzione a padre Pio c'era del vero e documentato. Quanto a Pio XI,che si riteneva superiore alla Madonna (come l'attuale francesco) e non volle fare la consacrazione , non posso ammirarlo x nulla.La frase non la ricordavo mentre ricordo che Roncalli si riferì ai pastorelli di Fatima come a profeti di sventura. Quanto a Benedetto XV dire che non ha a che fare con Fatima è errato, dal 1917 al 1922, sono 5 anni in cui non so se fece quanto la Madonna aveva richiesto, Ss Rosario e le preghiere di Fatima che sono: le 3 trinitarie da dire in tris, e poi le 2 aggiunte e sentite in cuore da suor Lucia.Quindi direi che ha ignorato abbastanza le apparizioni invece di promuovere quanto richiesto.Lo documenta anche qui di fatto http://www.latheotokos.it/programmi/PAPI_FATIMA/benedetto-xv-e-fatima.html
Inoltre si agì prima del 1948 per trovarle una sosia e non direi che fu il vescovo a ordinare la sosia ma qualcuno più in alto di lui.La consacrazione della Russia perlatro non è mai stata fatta come richiesta. Pio XII la fece da solo nel 1952.

Marisa ha detto...

http://www.edizioniradiospada.com/component/virtuemart/ecommerce/ed-radio-spada/cosa-vostra-dalla-pro-deo-alla-mafia-di-san-gallo-gli-affari-riservati-della-chiesa-delal-misericordia-detail.html?Itemid=0

Anonimo ha detto...

"Insomma, bisognerebbe capirsi, un po’ di elasticità non guasterebbe."

Scusi tanto se le sono sembrato pedante e “anelastico”. Il fatto è che ho fatto il copia & incolla da mie precedenti ricerche, in cui comparivano tanti link e tante date; mi sono soffermato semplicemente sulla sua affermazione circa il ruolo di Benedetto XV nelle vicende fatimite.

Ad ogni modo, esulando un po’ da ciò di cui si sta discorrendo – la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria ecc. –, mi pare che non dovremmo perdere di vista quello che era l’assunto che Gnocchi, nel suo “Romanzo infernale”, ha voluto dimostrare: “Per purificare la Chiesa non serve la macchina del tempo, ma la santità”; e poi: “Padre Pio è stato crocifisso dalla chiesa degli anticristi”. Tralasciando il ruolo dei vari Pontefici, io darei per assodato che le cose stiano proprio così. Le due vicende – Padre Pio e Fatima – sono profondamente legate, anche per quel che concerne la scansione temporale dei fatti (sarò ancora una volta pedante):

il giorno dopo la prima Apparizione portoghese – 13 maggio 1917 – registriamo l’unico viaggio di Padre Pio a Roma, per motivi di famiglia, ma non solo: «Verso la metà del mese andrò a Roma col padre provinciale ad accompagnare mia sorella Graziella che va a farsi suora. Sulla tomba dei santi Apostoli non mancherò di pregare innanzi tutto per voi».

Faccio notare che il viaggio a Roma avrebbe dovuto essere anticipato di un mese, così come comunicato al padre Benedetto: «La sorella partirà per Roma a metà del corrente mese, perciò vengo a pregare di sollecitarmi l’ubbidienza da Roma» (lettera del 2 aprile 1917, in Epist. I, p. 513). E padre Benedetto replica: «Scriverò per l’ubbidienza e speriamo che venga. Rimandate il viaggio di un altro mese e andremo insieme a Roma» (lettera del 5 aprile 1917, in Epist. I, p. 514). E così arriviamo proprio al giorno dopo – 14 maggio 1917 – quale inizio di quell’unico viaggio romano (ma vi andò altre volte in bilocazione).

La visita a Roma, la preghiera sulla tomba di San Pietro, dove il Caccia Dominioni era (o sarebbe stato) solito avvicinare le sue prede, gli provoca uno sconvolgimento interiore, di cui vi è traccia ancora una volta nell’Epistolario. Al padre Agostino scrive:

«L’altra sera ritornai da Roma e lascio immaginare a voi quali impressioni ne riportai dalla visita di questa città» (Lettera del 25 maggio 1917, Epist. I, p. 521).

Che gli risponde in questi termini:

«La tua lettera mi fa meraviglia per la sua brevità. Perché non dirmi qualcosa delle impressioni provate nella città del principe degli apostoli: me le lasci immaginare e basta. Che ti ha detto Gesù in quella città per mezzo del suo santo apostolo? … Perché dunque taci?... Lo so che parli dinanzi al Signore, ma perché non parli anche con me?» (lettera del 28 maggio 1917, Epist. I, pp. 521-522).

E lui:

«Mi duole non potervi accontentare in ciò che mi avete chiesto nelle due ultime lettere. Così vuole Gesù e fiat!? » (lettera del 9 giugno 1917, Epist. I, p. 524).

[…]

(segue)

Anonimo ha detto...

(termino)

Che bisogno c’era di tanto mistero!? Forse non lo sapremo mai con assoluta certezza, ma non è detto …

Ricordiamo che l’apparizione di Cristo riguardante i “macellai” è di quattro anni prima (7 aprile 1913), che il Padre avverte nella sua carne, già da sette anni, le stimmate invisibili, che nel novembre del ’22, ma riferendosi a fatti ben precedenti, aveva confidato a una sua figlia spirituale:

«Tu qui (a Pietrelcina) mi ascondesti agli occhi di tutti, ma una missione grandissima avevi fin d’allora affidata al tuo figlio: missione che a te e a me solo è nota. … Sorgi dunque ancora una volta, o Signore, e conferma nella tua grazia coloro che mi hai affidati e non permettere che qualcuno abbia a perdersi disertando l’ovile. Oh Dio! oh Dio!... non permettere che vada in perdizione la tua eredità. Oh Dio! fatti sempre più sentire al mio povero cuore e compi in me l’opera da te incominciata. Sento internamente una voce che assiduamente mi dice: Santificati e santifica» (lettera a Nina Campanile del novembre 1922, in Epist., III, p. 483).


Scrivono alcuni figli spirituali di Padre Pio, tra i quali anche il fondatore dei Francescani dell’Immacolata, perseguitati in diversi modi dai “macellai”:

«I massimi eventi mariani, nell’ambito dell’attuale secolo, portano il nome di Fatima e di Padre Pio, fenomeni a raggio universale ed ecclesiale. […] Col suo evento prodigioso (la guarigione di Padre Pio nell’agosto del 1959, in occasione dell’arrivo della Madonna Pellegrina, NdR), Maria sottolineava proprio a San Giovanni Rotondo l’attualità massima delle apparizioni di Fatima e lo stretto rapporto che metteva insieme Padre Pio e Fatima nella medesima missione di riparazione. Maria è, quindi, l’unica sorgente che ha fatto sgorgare Padre Pio e Fatima. Sua è la mano che descrive le meraviglie di Fatima come le meraviglie di Padre Pio: due momenti di un’unica azione soprannaturale gestita da Maria, che ha il fine di stabilire il trionfo del suo Cuore Immacolato, perché si realizzi il regno di Cristo. È il fine per cui lavorò Padre Pio, gloria vivente di Maria, in riparazione degli eventi futuri».

(A. Negrisolo-N. Castello-S.M. Manelli, Padre Pio nella sua interiorità. Figlio di Maria, francescano, stigmatizzato, sacerdote, apostolo, guida spirituale, Cinisello Balsamo 1997, pp. 28, 67)

Come si vedrà, anche qui viene evocato il trionfo del Cuore Immacolato. Ci sarà una ragione …

Alla luce di tutto questo, credo che la convinzione maturata in questi ultimi cinque anni da Gnocchi sia fondatissima, ben motivata: “Padre Pio crocifisso dalla chiesa degli anticristi”; “Per purificare la Chiesa non serve la macchina del tempo, ma la santità” (espressione sopra la quale sarebbe il caso di fare chiarezza).

Ma sarà per un'altra volta ...

Anonimo ha detto...


Dal 17 al 22 sono cinque anni...

Non sappiamo se Benedetto XV ha fatto quanto doveva, circa Fatima? Ricordiamoci che il vescovo di Leiria ci ha messo 8 anni a dichiarare legittime, autentiche le apparizioni di Fatima. Nei primi anni, non vorrei sbagliarmi, ma del contenuto del famoso segreto non si parlava. Non sembra comunque che Benedetto fosse ostile alle apparizioni.
Giovanni XXIII quando menzionò i "profeti di sventura" nella Allocuzione di apertura del Concilio non si riferiva certo ai pastorelli di Fatima, non li pensava proprio: ce l'aveva con il card. Ottaviani e la Curia che, negli schemi preparatori del Concilio, erano riusciti, nonostante le cautele del Papa, a criticare quasi tutti gli errori del mondo moderno, paventando la decadenza della civiltà. Con questi ce l'aveva e l'avrebbe dimostrato con il suo atteggiamento verso il Concilio, accettando senza batter ciglio il sabotaggio di tutto il lavoro preliminare da parte dei neomodernisti. Che ce l'avesse con i Veggenti di Fatima, è un'interpretazione del tutto personale di Socci.
Per "purificare la Chiesa" occorre la santità, non c'è dubbio. Occorrono anche le azioni di forza, quando necessario, come fece NOstro Signore quando rovesciò i banchi dei venditori ambulanti che offendevano il Tempio con i loro traffici e li prese a frustate (i "poveri" fasulli che piacciono a Bergoglio, trattati come si meritano dal Signore in persona). Come stanno facendo i cattolici americani, che ne hanno sino a qui dell'attuale Gerarchia, e adesso celebrano le dimissioni del card. Wuerl, da sempre accusato di negligenza nei confronti dei pedofili, e negli ultimi tempi contestato anche in pubblico, dopo che Viganò lo aveva tirato in ballo nella sua Testimonianza.

Anonimo ha detto...


Tutto questo invocare la santità e la preghiera, l'opzione Benedetto, ad aspettare il Trionfo della Madonna, nel sottoscala o nel garage di casa, chi ce l'ha... pappa del cuore, direbbe il sulfureo Céline... camomille per la paura, perché ve la volete squagliare mentre un'orda di pretagna perversa e miscredente sta devastando e insozzando la Chiesa da cima a fondo...

Anonimo ha detto...

Ecco, una noterella finale, ad integrazione dell’unico viaggio romano di Padre Pio. Ce la riporta stavolta non l’Epistolario, ma un suo ex-estimatore, l’emiliano padre Bonaventura da Pavullo, che negli anni a cavallo dell’ultima guerra predicava regolarmente gli esercizi spirituali a San Giovanni Rotondo. Colui, per intenderci, di cui si parla largamente nel Libro Bianco “Padre Pio” (Genève 1963), con dovizia di documentazione, a proposito dell’affaire dei microfoni nei luoghi in cui il Padre confessava i suoi penitenti (quanti giuda in questa storia!). Scrive padre Bonaventura:

“(Padre Pio) ricorda come a Roma, molti anni fa, si smarrì nelle Catacombe di S. Cecilia. Ne rimase profondamente impressionato, tanto da ripartire quasi subito senza proseguire la visita della città”.

Bonaventura da Pavullo, Padre Pio visto da vicino. Pagine di diario, ed. G. Di Flumeri, San Giovanni Rotondo 1987, p. 108.

Che strano segno (se segno è): dopo aver fatto visita alle Basiliche maggiori, si perde nelle Catacombe di S. Callisto – credo siano quelle –, a pochi metri dalla “Cripta dei Papi”. E qui, nell’apprensione, finisce il viaggio…

fabrizio giudici ha detto...

Che ce l'avesse con i Veggenti di Fatima, è un'interpretazione del tutto personale di Socci.

Credo che nella sostanza sia irrilevante se quel riferimento fosse diretto o no (io comunque credo di sì). Quello che mi sembra davvero rilevante è che la Madonna disse che il terzo segreto andava rivelato nel 1960, proprio all'inizio del pontificato di GXIII e poco prima dell'apertura del Concilio, ma lui non lo fece, né volle occuparsene e affermò che comunque quel messaggio non era diretto a lui. E impresse alla Chiesa una direzione ben precisa, la misericordite che non contempla castighi, che era opposta alla penitenza raccomandata dalla Vergine; insomma, evidentemente il messaggio apocalittico di Fatima era in totale contrasto con la "primavera" che si ostinava a proporre e tra le due cose preferì ascoltare sé stesso. Lo trovo gravissimo.

fabrizio giudici ha detto...

Mons. Bux intervistato da Valli su molte cose, tra cui papi eretici, problemi canonici e validità della rinuncia di BXVI:

https://www.aldomariavalli.it/2018/10/13/monsignor-nicola-bux-lunita-si-fa-nella-verita/

Anonimo ha detto...

anonimo o,13.In 5 anni Benedetto non è riuscito a citare la parola Fatima? Ho allegato un link sul rapporto di B XV con Fatima.L'ha ignorata! L'episcopato portoghese a Lisbona si era dichiarato favorevole a Fatima nel 1918 e Benedetto scrive loro senza citare Fatima !Il segreto mi risulta che sia stato scritto nel 1944, quindi decisamente era sotto Pio XII, Papa dal 1939. Però 10 anni prima la consacrazione venne richiesta a Pio XI che si ritenne SUPERIORE alla Madonna e quindi a Dio che La mandava, un peccato di superbia, il peggiore. Quanto a Giovanni XXIII non lo lessi su Gnocchi, anzi neanche sapevo che lo avesse pure scritto lui.

Anonimo ha detto...

“Uno dei punti che ha suscitato una certa delusione nel comunicato del Vaticano è stato quello di non citare la questione dell’omosessualità come radice o, quanto meno, come concausa importante degli abusi nella Chiesa. Tale radice viene invece ricondotta esclusivamente al clericalismo. A tal proposito, il card. Cupich, molto vicino a Papa Francesco (lo ha promosso cardinale esattamente due anni fa), ha detto che la questione dell’omosessualità tra i sacerdoti è un “diversivo che si allontana dal clericalismo che è molto più profondo come parte di questo problema“. Il card. Cupich, en passant, è la stessa persona che nella sua diocesi di Chicago consente la Santa Comunione a coloro che sono sposati con matrimonio omosessuale. Ora, di certo il clericalismo avrà avuto un suo ruolo nella faccenda, ma a molti il fatto di negare una forte presenza della cultura omosessualista, oggi così diffusa nel clero, è sembrato un tentativo di non voler affrontare di petto il punto nodale della questione. E, come noto, una carente diagnosi non può che condurre ad una carente prognosi, con effetti insufficienti o addirittura deleteri sulla cura della malattia e sulle sorti della salute del paziente”.

Francesco Franco Coladarci ha detto...

Mah, mi pare che anche Gnocchi cada nel particolarismo epocale, come la corruzione morale al tempo di Benedetto XV e Pio XI, se analizziamo la storia della Chiesa, problemi di questo tipo, cioé non solo omosessuali, ma anche di altra natura non sono mai mancati, nel medioevo basta ricordare ad esempio le "donne curiali", la decadenza morale non può essere ascritta solo all'attività sessuale e/o omosessuale ma in tutti gli aspetti i quali cadono nella morale.
Mi pare che Gnocchi chiosa un poco l'aspetto dottrinale, poiché è vero che nella Chiesa ci sono stati sempre in misura maggiore o minore queste situazioni, ma nessuno ha mai toccato la Sacra Dottrina, la quale sussisteva fino a Pio XII, solo con il Concilio Vaticano II, furono poste le basi per tale travolgimento i cui effetti disastrosi si ebbero in pochissimo tempo, purtroppo oggi alla dissolutezza morale si è aggiunta quella dottrinale, ergo!, il paragone fatto con Benedetto XV e Pio XI, non regge.