domenica 21 ottobre 2018

I vescovi del Sinodo dei Giovani screditano l’istruzione scolastica domestica: “I genitori sono idonei?”

L’educazione è come una continua generazione. Ed è l’educazione che istituisce il vero rapporto fra le generazioni. L’atto educativo introduce la nuova persona nella vita, nella cultura che ha preso corpo nella persona dei genitori. “Una generazione” dice un Salmo “narra all’altra le tue meraviglie, o Signore”. Si produce in questo modo uno dei beni umani fondamentali, il rapporto fra generazioni. La biologia della generazione diventa genealogia della persona: nasce un popolo. (card. Carlo Caffarra)
Nella nostra traduzione da CatholicCulture.org, un articolo dal titolo: I vescovi del Sinodo dei Giovani screditano l’istruzione scolastica domestica: “I genitori sono idonei?”. E mostrano così la loro ignoranza al riguardo.
Gravissima l'affermazione dei vescovi anglofoni; ma non possiamo ignorare che il vizio di fondo va cercato nell'Amoris Laetitia, che include una sezione intitolata «Sì all'educazione sessuale» (paragrafi 280-286, più di cinque pagine senza fare nemmeno un riferimento ai genitori). Ovvio che il discorso riguarda anche la responsabilità genitoriale sull'educazione in genere. Nei paragrafi citati c'è un riferimento a «istituzioni educative». Eppure l'educazione, compresa quella sessuale, è «un diritto e un dovere fondamentale dei genitori», che «deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati». (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, n° 37 ). L'omissione di questo insegnamento esclude gravemente i genitori in un momento in cui i loro diritti in materia di educazione sessuale (e non solo) sono sotto attacco grave e persistente in molte nazioni del mondo e presso le istituzioni internazionali. In questa sezione Amoris Laetitia non cita nessuno dei precedenti documenti ecclesiali che affermano chiaramente questo diritto; cita, tuttavia, uno psicoanalista, Erich Fromm, esponente della scuola di Francoforte. Precedenti riferimenti del documento ai diritti dei genitori (nel punto 84), pur apprezzabili, non possono compensare l'esclusione dei genitori da questa sezione e inficiare seriamente la percezione del loro diritto e dovere fondamentale in ordine all'educazione dei figli.
Per questo motivo riporto di seguito all'articolo proposto lo stralcio di un documento pubblicato nel 2016, nel quale si esaminano Errori dottrinali di base ed ambiguità dell’Amoris Laetitia alla luce dell’insegnamento cattolico sulla famiglia [qui il testo integrale, in calce lo stralcio].
Di fatto ora la Chiesa invece di affiancare e guidare bastona. Le conseguenze, drammaticamente intuibili. (M.G.)

I vescovi del Sinodo dei Giovani screditano l’istruzione scolastica domestica: “I genitori sono idonei?” 
La Chiesa dovrebbe abbracciare la fedele educazione cattolica in qualsiasi forma conduca i giovani a Cristo e li aiuti a diventare pienamente umani.
12 ottobre 2018 - (CatholicCulture.org) Patrick Reilly, membro della Cardinal Newman Society, ci mette in guardia in questo modo sul National Catholic Register:
Questa settimana, al Sinodo dei Giovani a Roma, uno dei gruppi di discussione formato da vescovi ha fatto commenti deludenti e ignoranti sui cattolici che impartiscono l’istruzione domestica ai figli.
È da ricordare con rammarico che, mentre la scuola parentale sembra ottenere sostegno da molti vescovi negli Stati Uniti, altri vescovi qui e all'estero devono ancora abbracciare uno degli sviluppi più promettenti nella Chiesa oggi. I genitori meritevoli e fedeli che scelgono l'educazione parentale meritano incoraggiamento e non derisione dai loro pastori.

Il sommario della conversazione di uno dei gruppi di discussione in inglese presenti al Sinodo includeva queste note sconcertanti:
  • Scuole domestiche – un modello che viene dagli Stati Uniti.
  • Negli USA molti genitori si incaricano dell’istruzione domestica dei figli. – I vescovi americani non sono uniti [sul supporto a questo fenomeno], perché l’istruzione domestica può avere basi ideologiche. – I ragazzi possono avere delle esigenze speciali.
  • I genitori sono qualificati per istruirli a casa?
Rispondiamo innanzitutto a quest’ultima domanda. Sì, i genitori sono qualificati per istruire i loro figli. In tempi migliori, i cattolici potevano contare sull’aiuto dei loro vescovi in quanto erano da loro supportati nel ruolo di genitori come “educatori principali”.

Perché mai, dunque, i “vescovi americani non sono uniti” sul supporto all’istruzione domestica? La risposta della nota a quest’ovvia domanda è agghiacciante: i vescovi del Circolo C – quello formato da anglofoni – si riferiscono a “basi ideologiche”. Come ha messo in rilievo Patrick Reilly, gli oppositori progressisti dell’istruzione domestica utilizzano regolarmente questa espressione per squalificare il movimento che la supporta. Reilly fa notare che l’aggettivo “ideologico” usato come etichetta fa parte di una tendenza per via della quale “i fedeli cattolici che istruiscono i figli a casa devono sopportare frequentemente che i loro correligionari, i sacerdoti e spesso persino i vescovi li accusino di essere troppo ‘conservatori’ e troppo ‘moralisti’”.

Già è di per sé avvilente il fatto che quanti istruiscono i figli a casa siano tacciati dai campioni dell’istruzione pubblica – in cui regna suprema un’ideologia tossica – di essere persone “ideologizzate”. Ma è oltraggioso che i vescovi, invece di difendere – come dovrebbero – i cattolici coerenti con la loro fede contro questa sorta di attacchi ingiustificati, si uniscono alle forze nemiche. È ancor più oltraggioso se si considera che molte famiglie cattoliche non starebbero impartendo l’istruzione scolastica domestica ai loro figli se i vescovi avessero compiuto il loro dovere e assicurato l’esistenza di scuole parrocchiali in cui i giovani potessero istruirsi senza essere soggetti all’influenza dell’ideologia secolare dominante.

È troppo chiedere che uno o due vescovi rendano edotta l’assemblea del Sinodo sui benefici dell’istruzione domestica? Sul lavoro spesso eroico delle madri (nella maggior parte dei casi si tratta di madri) di dedicarsi completamente al compito di educare i loro figli? I genitori meritano il supporto totale delle istituzioni ecclesiastiche.

Sì, esiste un profilo tipico di famiglie cattoliche che istruiscono i loro figli a casa, e non si tratta di un profilo vago. La maggioranza è composta da famiglie numerose in cui i genitori sono stati aperti alla vita. La maggioranza delle madri stanno a casa, sacrificando il profitto economico per provvedere una vita familiare salutare e un’educazione autenticamente cattolica ai loro figli. Queste famiglie stanno facendo esattamente quello che la Chiesa cattolica ha loro tradizionalmente incoraggiato a fare, nuotando contro alcune delle correnti più forti della nostra società. Meritano senz’altro il supporto dei vescovi. Ma dov’è?

Pensateci un attimo: riuscite a ricordare un solo documento o dichiarazione recente del Vaticano, o della conferenza episcopale statunitense, che abbia offerto supporto e incoraggiamento alle giovani famiglie in cui le madri rimangono a casa coi figli? Cercate, cercate. Ho tempo, posso aspettare. È da quando sono nati i miei figli – oggi adulti – che aspetto. Come molti altri genitori che istruiscono i figli a casa, abbiamo atteso per anni l’aiuto della gerarchia e adesso siamo costretti a leggere questa nota del Sinodo. Tutto ciò mi fa pensare al Vangelo di oggi:
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? (Lc 11, 11-12) 
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
*  *  *
L'educazione sessuale. III Parte
Tratto dal documento: Errori dottrinali di base ed ambiguità dell’Amoris Laetitia alla luce dell’insegnamento cattolico sulla famiglia [qui]

In primo luogo, dobbiamo notare che l’Amoris Laetizia fa riferimento a questo diritto-dovere fondamentale dei genitori ad attuare come primi educatori dei propri figli. Nel paragrafo 84 il Santo Padre parla del ruolo della Chiesa nel sostenere le famiglie nell’educazione dei figli e aggiunge:
“Tuttavia mi sembra molto importante ricordare che l’educazione integrale dei figli è ‘dovere gravissimo’ e allo stesso tempo ‘diritto primario’ dei genitori. Non si tratta solamente di un’incombenza o di un peso, ma anche di un diritto essenziale e insostituibile che sono chiamati a difendere e che nessuno dovrebbe pretendere di togliere loro”.
Il problema è che quest’affermazione del diritto dei genitori si trova nel primo capitolo del documento e non in quello intitolato appunto “Rafforzare l’educazione dei figli”. In tale capitolo, il settimo, di ventidue pagine, non c’è alcuna menzione del diritto dei genitori. Ancor più problematico è un sottocapitolo del settimo capitolo, intitolata “Sì all’educazione sessuale”. Questo sottocapitolo non fa alcun riferimento al ruolo dei genitori, anche se invece fa riferimento alle “istituzioni educative”. Davvero, questo sottocapitolo sembra implicare chiaramente che l’educazione sessuale sia qualcosa che deve essere portato avanti dalle istituzioni educative e non dai genitori.

Dato che si dedica un intero capitolo all’educazione dei figli, sorprende che l’unico riferimento ai diritti dei genitori si trovi in un capitolo diverso, in cui non sono particolarmente rilevanti. Specialmente in considerazione della gravità delle minacce ai diritti dei genitori, il fatto che questo riferimento, già di per sé abbastanza breve, sia stato separato dal suo giusto contesto e posto in una parte completamente differente del documento, più di cento pagine prima, è davvero una causa di serie preoccupazioni.

Vi è infatti l’urgenza di riaffermare che l’educazione sessuale è – come ha insegnato Papa Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio – “un diritto e un dovere fondamentale dei genitori” che “deve essere esercitato sempre sotto la loro guida attenta, in casa o in centri educativi da loro scelti e controllati”.
Nel 1995 la Santa Sede ha ribadito quest’insegnamento nel documento Sessualità umana: verità e significato. Parlando dell’educazione ai “valori della sessualità e della castità”, il documento afferma:
“Altri educatori possono aiutare in questo compito, ma potranno sostituire i genitori solo per ragioni molto serie o di incapacità fisica o morale”.
A proposito dell’“educazione alla sessualità e al vero amore”, il documento afferma:
“In tale contesto è necessario che i genitori, rifacendosi all’insegnamento della Chiesa, e con il suo sostegno, rivendichino a sé il proprio compito. … Affinché l’educazione corrisponda alle oggettive esigenze del vero amore, i genitori devono esercitarla nella loro autonoma responsabilità” (n. 24).
Eppure, nell’Amoris Laetitia, in una parte che ha l’intenzione esplicita di dire “Sì all’educazione sessuale”, i genitori non sono affatto menzionati, mentre le “istituzioni educative” lo sono.
E qual è l’educazione sessuale di cui ci sarebbe un bisogno così disperato? Per conoscere la verità sull’educazione sessuale non dobbiamo far altro che esaminare gli “Standard per l’educazione sessuale in Europa” dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Queste linee guida suggeriscono che i seguenti argomenti vengano insegnati ai ragazzi che rientrano nelle fasce d’età specificate:
0-4
“gioia e piacere nel toccare il proprio corpo”
“masturbazione infantile precoce”
“diritto di esplorare le identità di genere”
4-6
“relazioni con persone dello stesso sesso”
“rispetto per le differenti norme inerenti la sessualità”
9 – 12
“differenze fra identità di genere e sesso biologico”
“diritti sessuali secondo la definizione della IPPF [International Planned Parenthood Federation]”
15+
“accettazione e apprezzamento delle differenze sessuali”
“violazione dei diritti sessuali”
“diritto all’aborto”
Ora, non sto insinuando che sia questo il tipo di educazione sessuale proposto dall’Amoris Laetitia. Eppure è ben chiaro che il documento si astenga anche solo dal discutere l’autentica minaccia cui si trovano di fronte i ragazzi. Vi leggiamo per esempio che il “linguaggio della sessualità” si è “tristemente impoverito”, e che la “sessualità” viene “banalizzata”. Tali critiche all’educazione sessuale moderna sono grossolanamente insufficienti, considerando che il proposito di questo capitolo è quello di affermare la necessità dell’educazione sessuale.

È importante notare qui che non è la prima volta, nel corso di questo pontificato, che l’atteggiamento delle persone che si trovano in posizioni d’autorità a Roma nei confronti dei diritti dei genitori ci hanno causato preoccupazioni.

Abbiamo descritto nelle nostre analisi tanto dell’Instrumentum Laboris come della relazione finale del Sinodo Ordinario come entrambi questi documenti neghino ai genitori i loro pieni diritti all’educazione dei loro figli affermando abbastanza esplicitamente che la famiglia – cito direttamente – “non può essere l’unico luogo per l’insegnamento della sessualità”.

Inoltre, la lettera enciclica Laudato Si’, nei suoi sei paragrafi sull’“Educare all’alleanza tra umanità e ambiente” (209-215), non fa alcun riferimento ai genitori, nonostante l’opera di educazione sia principalmente una loro responsabilità. Ciò è molto allarmante, vista la stretta associazione tra i movimenti ambientalisti e le lobby del controllo della popolazione. Chi sarà esattamente a portare avanti quest’educazione all’ambientalismo? Non è forse probabile che saranno gli enti di beneficenza che si adoperano per la riduzione della popolazione umana promuovendo l’accesso alla contraccezione e all’aborto?

A proposito di questa connessione, voglio richiamare l’attenzione sul seminario tenutosi in Vaticano sotto gli auspici della Pontificia Accademia delle Scienze (PAS) nel mese di novembre 2015 per dibattere su come utilizzare i ragazzi come “agenti del cambiamento” per implementare l’ambientalismo e “lo sviluppo sostenibile”. Il documento riassuntivo di questo evento afferma che le scuole dovrebbero “assorbire” gli obiettivi di sviluppo sostenibile, quegli stessi obiettivi di sviluppo sostenibile che comprendono la rivendicazione di un accesso universale alla “salute riproduttiva”, un termine che nelle definizioni dategli dalle istituzioni delle Nazioni Unite e dai governi delle potenze occidentali, ivi compreso il governo statunitense, comprende l’accesso all’aborto e alla contraccezione. Durante questo evento i rappresentanti del Santo Padre hanno incontrato alcuni dei leader che promuovono il controllo della popolazione, come il Dottor Jeffrey Sachs, consulente particolare di Ban Ki-Moon per l’elaborazione di azioni comuni. Il documento riassuntivo metteva in guardia contro “i genitori” e le “istituzioni” che, “basandosi su principi religiosi, si oppongono alle prove scientifiche pregiudicando i giovani”.

Il modo in cui i diritti dei genitori sono trattati nell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia fa ben poco per assicurarci che non ci sarà nessun cambiamento di direzione da parte del Vaticano.

37 commenti:

Anonimo ha detto...

I Vescovi hanno ragione. I genitori non sono assolutamente in grado di provvedere all'educazione dei figli. Non sono degli insegnanti e non hanno gli strumenti per esserlo. Ho personalmente constatato come l'educazione parentale sia un assoluto disastro. I ragazzi non riescono a raggiungere neanche lontanamente il livello minimo dei peggiori studenti. Sono destinati ad essere tagliati fuori dalla svuola e poi dal mondo del lavoro e poi dalla società. Questo tipo di educazione va abolito immediatamente, per il bene e il futuro dei ragazzi.

Anonimo ha detto...

Scusate, ma qui siamo al delirio. Certo la scuola é manipolata, ma l'idea di donnette frustrate ed ignoranti che insegnano ai loro figli cosa? mi fa orrore. Con buona pace di tutti le statistiche sono chiare: i ragazzini più sbandati,meno istruiti e più a rischio dipendenze sono i figli delle casalinghe. Che male ha fatto un ragazzo per non poter accedere ad un'istruzione decente? Voler bene ai propri figli significa anche procreare responsabilmente, seppur in un'ottica cristiana, per non partorire una progenie di schiavi del bisogno come l'esempio agghiacciante che avete fatto voi. Un consiglio: cadere nell'estremismo é un rischio sempre presente.... stiamo attenti, per non diventare come chi ci critica.

mic ha detto...

Un conto è valutare con realismo le difficoltà dell'educazione parentale per trovare i giusti rimedi, un altro conto è stroncarla in termini apodittici. Senza tener conto della drammatica realtà della scuola al giorno d'oggi...

Anonimo ha detto...

Il problema al giorno d'oggi, che in una ipocrita prospettiva deamicisiana non si vuole affrontare, é che spesso i primi ad essere inadeguati ed ignoranti, se non addirittura corrotti e narcisisti, sono proprio i genitori stessi. Parola di insegnante.

Anonimo ha detto...

Contesto quanto scritto, vergogna. Conosco madri sante ed autenticamente cristiane, professioniste di vaglia, che lavorano duramente ed onestamente tutto il giorno per la propria famiglia ed i propri figli, e si pagano col proprio sudore ogni cucchiaio di minestra che mangiano, senza pesare sul marito e su nessuno. Avete offeso tutte le donne cristiane lavoratrici, nel silenzio e nell' umiltà. Ancor più grave che queste parole siamo state riportate da una donna...siamo le peggiori nemiche di noi stesse.

Anonimo ha detto...

" Ho personalmente constatato come l'educazione parentale sia un assoluto disastro. I ragazzi non riescono a raggiungere neanche lontanamente il livello minimo dei peggiori studenti. " : che ammasso di idiozie!!
Io ho constatato esattamente l'opposto di ciò che ha "constatato" lei...la preparazione culturale di coloro che frequentano le scuole parentali non ha nulla da invidiare a quella di chi frequenta la scuola pubblica, anzi spesso la supera di parecchio!
E poi quale dovrebbe essere lo scopo della vita dei bambini e dei ragazzi? Quello di inserirsi come bestie da soma nel mondo del lavoro e come esseri acritici nella perversa società moderna?
Al benessere spirituale non ha mai pensato? Come prima cosa è bene che possano salvare la loro anima con un'educazione basata sui principi cattolici, poi si può valutare il livello di preparazione culturale (che non è affatto inferiore se fornito da una scuola parentale, anzi...)!
Quei vescovi (se fossero in buona fede) dovrebbero piuttosto chiedersi se GLI INSEGNANTI SCOLASTICI siano all'altezza di educare i nostri figli o se non siano ideologizzati o sottomessi ad alcuni perversi diktat educativi che provengono dall'alto.
Nonostante la rabbia di laicisti e scandalizatori pubblici la scuola parentale sta prendendo piede sempre più e, se non ritornerà sulla retta via, è probabile che sarà la scuola statale a diventare sempre meno influente e frequentata: le persone si stanno svegliando!

Anonimo ha detto...

Sembra che gli isterici laicisti siano stati molto disturbati da questo articolo ed in effetti stanno arrivando a frotte a trollare su questo sito, con espressioni che dimostrano tutta la loro "bontà d'animo" e tutta la loro competenza "competenza educativa".

mic ha detto...

Gli anonimi che parlano a suon di luoghi comuni mostrano di non avere idea di cosa sia la scuola parentale. Ne parlo più tardi.

mic ha detto...

http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2017/12/in-corso-lesproprio-dei-figli.html

viandante ha detto...

Ho l'impressione che il discorso impostato al sinodo, e anche in diversi interventi qui riportati, sia incentrato anzitutto su una contrapposizione: scuola pubblica (privata o statale) contro scuola parentale. E questo mi sembra riduttivo.
Prima di tutto perché vi sono diverse forme sia di scuola pubblica che di scuole parentali e una generalizzazione delle due non è corretta.
In secondo luogo perché si cerca così di delegittimare la responsabilità dei genitori per quel che riguarda l'educazione dei loro figli.
In terzo luogo perché si ha l'impressione che si voglia idealizzare la scuola pubblica e nasconderne le reali mancanze.
Io credo che andrebbe maggiormente posta l'attenzione sul fatto che i valori che la scuola deve trasmettere (perché non trasmette solo fredde e astratte conoscenze o nozioni) sono sempre più lontani da quelli che la società cristiana riconosce come propri valori.
Mi fa ridere, per non dire piangere, che proprio i vescovi si mettano a fare certe affermazioni sui genitori. Cosa hanno fatto loro nella scuola e a livello politico per difendere la società e i giovani in generale dalle teorie gender? Che esempio hanno dato negli ultimi anni sul come affrontare certe problematiche derivanti da concezioni deviate della sessualità umana? Non solo nella scuola, ma addirittura in parrocchia e nei seminari...
La forma delle scuole parentali può essere discussa, ovviamente ci sono dei limiti legati alle differenti situazioni (come è anche per la scuola pubblica), ma il principio e la possibilità che questo principio possa essere esercitato è sacrosanto.
Infine, so che la preparazione alla vita professionale e non solo è importante, ma non dimentichiamo che è altrettanto importante, e forse anche più importante in un'ottica soprannaturale, è l'educazione e formazione agli autentici valori cristiani.
Lungi dall'emettere sentenze di condanna categoriche, credo che vada maggiormente valorizzato un sano realismo nell'affontare le singole situazioni particolari.

mic ha detto...

http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2014/03/la-scuola-in-famiglia-si-puo-fare.html

mic ha detto...

E anche:
chiesaepostconcilio.blogspot.com/2013/11/allarme-scuola-e-libri-di-testo.html

RR ha detto...

Se non ci fossimo noi genitori a supplire ogni giorno alle carenze, non solo educative, ma propriamente scolastiche di molti insegnanti di oggi, dalle elementari alla maturità, i nostri figli sarebbero di un'ignoranza abissale.
Chi insegna loro le preghiere, per es., oggidì ? Il parroco ? NO. L'insegnante del catechismo ? NO. L'insegnante dell'ora di religione ? No. Chi insegna il Gloria ed il Credo ? Chi il vangelo ? I succitati ? NO. SEMPRE E SOLO I GENITORI.

Anonimo ha detto...

Ai sapientoni soora direi: mantateli voi i vostri figli nella scuola pubblica e lasciateli che li inquinino con aberrazioni di ogni tipo deformando in loro pa visione del reale. Quando torneranno a casa e vi chiederanno di indossarre una gonna i maschietti e non so cosa le femminucce...a meno che non siate voi stessi corrotti, mi direte...
Lo mandereste in una classe a rischio di contagio lebbra..?
Ben peggiore è il contagio delle intelligenze!

irina ha detto...

Come in tutte le imprese umane anche in questo ambito si trova l'ottimo ed il pessimo. Generalizzare, porta fuori strada. Credo che l'unico punto di partenza universale debba essere la necessità. Necessità che può essere determinata da scuole, sia pubbliche che private, di cui non si ha stima; determinata da motivi di salute o dei ragazzi o dei genitori; occorrono motivi seri che accomunino entrambi i genitori senza se e senza ma, padre e madre devono essere uni, ed una deve essere la loro volontà di portare a conclusione al meglio l'impresa iniziata.

Oggi si pretende moltissimo dai piccolissimi e pochissimo dai più grandi. E' tempo di tornare a pretendere il giusto secondo l'età, senza imbottire i piccoli di astrazioni, per poi raccontare favole ai grandi. Capisco che, stanti i programmi odierni, i privatisti possano sembrare ignoranti,forse conoscono altri argomenti che gli esaminatori non conoscono.E' vero che generalmente la scuola parentale si fa sui libri di testo in uso in quasi tutte le scuole, in questo caso non dovrebbe esserci disparità alcuna, anche se quei libri di testo in uso che conosco li sconsiglio di tutto cuore.

E' un'impresa che vedo meglio lontano dalle città, dove è più semplice raccogliersi intorno a valori non così fatui, come spesso la città offre. E' una magnifica impresa che richiede magnifici genitori. Imprescindibile che vi sia una solida Fede e che NSGC sia veramente l'unica stella polare dell'intera famiglia. Niente chiacchiere, niente moda, niente amici dispensatori di consigli non richiesti. L'impresa è grande e necessita di essere fondata sulla Roccia cioè su NSGC.

Unam Sanctam ha detto...

Non nego che il tema dell'istruzione m'interessi particolarmente, e ammetto di non essere particolarmente entusiasta dell'istruzione parentale.

Indubbiamente la scuola pubblica (ma pure quella privata e nominalmente cattolica) ha le sue innumerevoli storture, ma per dare una formazione non è sufficiente la famiglia (che pure ha il ruolo di primario educatore, e alla quale spetta il ruolo della formazione morale dell'individuo), ma è necessario un elemento compensativo che dia la formazione culturale minima. La soluzione per coloro che ambiscono alla formazione più completa è indubbiamente il precettorato, ma non si risolve il problema della formazione minima che dev'essere data a tutti.

In realtà, tutto questo dovrebbe risolversi semplicemente con le scuole ecclesiastiche, ma c'è il problema dell'apostasia generale nella Chiesa, e perciò il problema in questa situazione anomala si ripropone.

Resta il fatto che uno dei problemi principali del sistema scolastico italiano, preso per imitazione del resto d'Europa, è la semplificazione progressiva in osservanza al dogma della scolarizzazione di massa, per cui oggi da una parte la stragrande maggioranza della popolazione è in possesso di un titolo di studio superiore o accademico, ma al contempo la formazione anche dei migliori è estremamente inferiore a quella che avevano diplomati e laureati di decenni fa: per aumentare a dismisura il numero di titolati hanno dovuto ovviamente e drasticamente tagliare i requisiti per la titolazione. Purtroppo, per poter discutere poi dei mezzi (il mio personale ideale sarebbe una scuola "ufficiosa" veramente cristiana, come potrebbe essere con qualche doverosa miglioria la scuola San Pancrazio della FSSPX, per la formazione minima a tutti, e poi il precettorato per la formazione più completa), bisognerà prima risolvere l'aporia di un'istruzione (dai livelli elementari a quelli universitari) distribuita a tutti ma svuotata della maggior parte dei suoi contenuti, qual è quella del panorama scolastico e accademico europeo.

Anonimo ha detto...

La scuola parentale o il precettorato oggi si presentano come Opzione Benedetto : rinunciare a combattere per la propria presenza nello spazio pubblico . Non so se sia una cosa buona abituare i figli a questa resa.

mic ha detto...

Come può chiamarsi resa un'azione reattiva ad una situazione problematica come non mai?
È sacrosanto combattere nello spazio pubblico e occorre farlo attraverso la politica che, dal degrado in cui siamo, non può dispiegare effetti immediati. Tanto più che il vero potere non è più nella politica! Occorre un cambiamento epocale da innescare e da gestire, ammesso che sia ancora possibile.
E nel frattempo? Ci rendiamo conto di cosa insegnano e della manipolazione mentale a partire dalla più tenera età?

Anonimo ha detto...


Quella che oggi si chiama "scuola parentale" non si chiamava una volta "studiare
da privatista" cioè a casa propria, con insegnanti che venivano a casa?
Mi pare di capire che una differenza sostanziale sia questa: che oggi l'insegnamento lo farebbero solo i genitori, spesso a loro volta insegnanti. Non ci sono i soldi per pagarsi
insegnanti privati, a casa, come una volta, quando tutto costava molto di meno.
Il problema è serio. La scuola pubblica, che una volta era di buon livello, corrompe i giovani, che vi apprendono a drogarsi e a vivere da libertini, in tutti i sensi. Non tutte le scuole pubbliche sono scadenti ovviamente. Ma le scuole private, anche quelle formalmente cattoliche, come sono? Molto diverse? La decadenza dei costumi le ha forse risparmiate?
Nello stesso tempo, se la scuola parentale preserva i giovani dal contagio morale dilagante nella scuola pubblica (ma forse in una certa misura anche in quella privata) c'è il problema di una preprazione culturale adeguata. E qui forse, tranne casi eccezionali, la preparazione che si riceve nella "scuola parentale" non è forse delle migliori, nonostante l'applicazione dei genitori. Finché i figli sono piccoli il problema magari non sorge. Ma quando occorre uno studio approfondito, come ad esempio, al liceo? I genitori le hanno tutte queste conoscenze?
Nelle scuole private sicuramente cattoliche quanto a costumi ed insegnamento morale, c'è poi il problema del confronto con la cultura moderna. Un conto è criticare (giustamente) l'evoluzionismo insegnato a scuola perché insegna come verità scientifiche quelle che invece sono teorie non sufficientemente provate; altro conto insegnare la cosmologia aristotelica o comunque una fisica a base aristotelica, come se niente fosse cambiato dalla rivoluzione scientifica in poi. Qui si corre il rischio di restare nell'ignoranza.

mic ha detto...

https://lafalsamorte.com/2018/10/01/lopzione-benedetto-e-lopzione-seldon/
L'opzione Benedetto e l'opzione Seldon

Salvina Cancemi ha detto...

La cosa migliore sarebbe mettere insieme un certo numero di famiglie e sfruttare le diverse competenze dei genitori. Chi avra' una laurea o un dottorato in ingegneria/fisica/matematica si potra' occupare della parte scientifica, similmente chi avra' una laurea in lettere mettera' a servizio le sue capacita' per insegnare l'italiano e il latino e cosi' via. Aggiungiamo qualche nonno ancora in forma, che magari ha pure fatto di professione l'insegnante e le materie sono coperte. Qualora dovesse ancora mancare qualcosa si potra' ricorrere ad un insegnante stipendiato.
E' fondamentale che tutti gli insegnanti abbiano la ferma intenzione di impartire una istruzione ed una educazione cattolica ai bambini/giovani. Gli insegnanti potrebbero essere ad esempio vincolati dal giuramento antimodernista, magari aggiornato con l'esplicito rifiuto degli errori comuni piu' recenti.
Un pio sacerdote di retta e ferma dottrina si potrebbe occupare della salute spirituale: catechismo, confessioni, direzione spirituale.
Per i libri di testo, bisognerebbe fare un po' di ricerca (ricordo ad esempio che erano usciti dei libri di storia per la scuola media di De Mattei) oppure cominciare con delle dispense che via via potrebbero diventare dei libri di testo.

Anonimo ha detto...

proposito di diseducazione e manipolazione a tappeto:
Lucano da Fazio (ma Foa dov'è?): tutto bello, tutti sono felici e non ci sono problemi! Negli acquari di Fazio i pesci nuotano contenti... Nessuno sa niente delle rivolte... spaccio... violenze... machete in strada... stupri (Macerata... Rimini... la ragazza tedesca nel burrone...) e questo modello Riace e' universale! Ora, poniamo che per una serie fortunata di circostanze, effettivamente, a Riace vada tutto bene (10 mln per 12 immigrati non mi pare un grande risultato...) siamo sicuri che questo modello sia universale? Riproducibile? Vogliamo credere alle favole?

Anonimo ha detto...

In prima serata nella trasmissione turbomondialista di Fabio Fazio il messaggio passato è forte e chiaro: il profilo interessante, l’unico all’altezza del nuovo ordine mondiale globalizzato, è quello del migrante. Che il capitale finge di voler accogliere e integrare (vedi Riace), e che in realtà è il nuovo profilo antropologico ideale dell’homo globalis senza cittadinanza e senza radicamento, schiavo ideale della mondializzazione infelice. La trasmissione, con il suo elogio della figura del migrante, era in pari tempo una velata accusa al cittadino italiano del ceto medio e della classe lavoratrice, reo di essere ancora radicato e cittadino, di “vivere al di sopra delle proprie possibilità”. L’obiettivo – ça va sans dire – non è rendere i migranti come noi, ma noi come i migranti: in mobilità perpetua (perché condannati all’erranza) e cittadini del mondo (perché privati di ogni cittadinanza). Stanno plasmando il nostro immaginario: “siate tutti migranti! Abbasso i radicamenti nazionali e la vecchia stabilità borghese-proletaria! Cogliete le chances della mondializzazione!”.
Diego Fusaro

gianniz ha detto...

Ho lavorato una vita intera nella scuola. E ho tratto una ben precisa convinzione.
Che non c'è istruzione, né formazione, né educazione che tenga, senza un minimo di 'alleanza' tra le tante 'forze' che giocano in questo campo. Se l'uno gioca contro l'altro....
L'insuccesso formativo che tutti oggi riscontriamo rispetto alle persone giovani, a mio parere, sta tutto qui, in questo 'sbranarsi a vicenda' di scuola, chiesa, famiglie, agenzie formative varie, organizzate o meno, reali o virtuali.
E i 'giovani' (non mi piace considerarli come fossero un monolite da osservare, una categoria a sé, e non una tappa del complesso processo della vita) ci rimettono. Felici di rimetterci, per di più! Come sono felici i figli quando i 'genitori' se ne vanno in vacanza.

Papa Francesco dovrebbe parlare meno.

Anonimo ha detto...

Su Lucano da Fazio
Non stupisce Lucano che tira l' acqua al suo mulino. Stupisce chi tiene ancora lì Fazio e lo paga pure coi nostri soldi. Ma quando lo cacciano? Foa, se ci sei batti un colpo.

Anonimo ha detto...

Si dice che Lucano sia la mossa da scacco matto del furbissimo Fazio che fin dalla giovanissima età ben prometteva, infatti riuscì a non fare il militare per futili motivi ben appoggiati, ma il quid è se si solleva polverone, che sia la Rai a cacciarmi e io non ci rimetto 1 solo euro, pensateci bene, non è poi tanto balzana......

Anonimo ha detto...

LA (SOVRANISTA) PIÙ AMATA DAGLI ITALIANI

"Ho trovato illuminante il libro di Marcello Foa, Gli stregoni della notizia, è uno spaccato molto preoccupante sull'informazione.
Poi sono diventata una frequentatrice del sito di Alberto Bagnai, ha il dono della chiarezza. Ammiro molto anche Paolo Savona, è una persona di grande spessore a livello internazionale.
La favola dell'Europa non è quella che ci raccontano: viviamo una Unione divisa dagli egoismi, costruita sulla speculazione dei grandi mercati. Non c'è etica, c'è troppa finanza. Se a un governo si impongono dei vincoli per condizionarlo, la nostra sovranità è a rischio.
La sovranità oggi sembra diventata una brutta parola, eppure il concetto è scritto nel primo articolo della nostra Costituzione: non possiamo continuare a vivere con la paura dello spread per sempre.
Da che parte mi schiero nel conflitto tra popolo e élite?
Tutta la vita con il primo!
Vengo dal popolo e non mi sento rappresentata dalle élite."

Dall'intervista di Lorella Cuccarini al quotidiano La Verità di oggi.

Unam Sanctam ha detto...

Nell'organizzazione di una scuola veramente cristiana bisogna comunque considerare che ci sono i fatti, la verità storica, che non possono essere mistificati. Giustamente si diceva che un conto è criticare giustamente l'evoluzionismo, un altro è dare per buona la fisica aristotelica.

Leggevo qualche commento più su che si vorrebbero usare libri di De Mattei per studiare la Storia: sarebbe non diverso che usare libri scritti da Marx. Ambedue non hanno interesse a descrivere una realtà storica, ma ad argomentare una tesi ideologica sfruttando una lettura particolare e parziale dei fatti storici.

Occorre prestare molta attenzione, perché una formazione sana non è assolutamente un 'indottrinamento', ma una formazione intellettuale critica (tanto verso gli 'errori popolari degli antichi' [giusto per citare Leopardi], quanto verso gli errori numerosi della modernità), che porti alla ricerca personale della Verità in ogni cosa.

mic ha detto...

Giorgia Meloni:
Decine di femministe ed esponenti dei centri sociali hanno manifestato oggi contro una mozione che ho presentato in Campidoglio.
La pericolosa proposta chiede di attivare strumenti per aiutare le donne che vorrebbero portare a termine una gravidanza, ma che si sentono costrette ad abortire per paura, per solitudine, perché non hanno possibilità economiche sufficienti o per mille altre ragioni. In pratica, secondo questi ‘umanissimi’ manifestanti, occorre garantire la libertà di abortire, ma non quella di mettere al mondo un bambino.
Che tristezza.
Porteremo avanti la mozione contro il loro oscurantismo, per garantire la libertà, anche quella di difendere la vita. Non abbiamo paura.

Anonimo ha detto...

https://bit.ly/2CZp0n4
Mimmo Lucano proclamato star dalla TV di Stato. Mattarella non ha niente da dire?

La convinzione è che gli strumenti mediatici a disposizione convincano la gente a giustificare il comportamento di Lucano in base a principi morali superiori, persino alla legge.
Ma è pura illusione pensare di persuadere i cittadini italiani sulla eticità del doppio standard.

Alberto ha detto...

Unam Sanctam,
può indicare in quali passaggi dei citati libri di storia di De Mattei i fatti, la verità storica, vengono mistificati?

Mancano educatori ha detto...

TeleMaria 084 - Chi è Dio

"Chi è Dio" è un cortometraggio del 1945, diretto da Mario Soldati, che ne ha curato la sceneggiatura insieme a Cesare Zavattini e Diego Fabbri. La pellicola, che si credeva perduta, è stata ritrovata nel 2003. Nell'opera, che nei titoli iniziali è definita "catechismo per la terza elementare", un gruppo di ragazzini vuole introdursi di nascosto in una capanna, approfittando dell'assenza del proprietario, per impadronirsi di un piccolo veliero racchiuso in una bottiglia. Ma il prescelto per l'impresa si rifiuta: interrogato dai compagni, li sorprende affermando "Dio mi vede". Ne nasce una discussione, nella quale il gruppetto coinvolge il postino di passaggio. Questi cerca di rispondere alle domande dei ragazzi, ma si trova in difficoltà e si allontana. Interviene allora un curioso personaggio, il signor Pietro, che spiega perché Dio esiste anche se non si vede, e invece vede e sente tutto. Intanto il più sfrontato della banda ha sottratto il veliero in bottiglia, ma più nessuno lo vuole e i ragazzi lo restituiscono.

https://gloria.tv/video/bzx66vRhqCXz6vKnDcTNE2C21

Unknown ha detto...

Mi vieneda ridere se chi difende la scuola pubblica si esprime in questi termini. Sono figlia di una casalinga, felice esserlo. Mia madre non solo aveva cultura, mim ha trasmesso insieme a mio padre il saper stare al mondo. La maestra alle elementari disse a mia madre che ero la bambina più socievole e preparata. Non solo mia madre era casalinga, ma non ho nemmeno frequentato la scuola materna e con ciò non ne sono uscita né ignorante e nemmeno asociale. I primi educatori sono i genitori, la scuola è un'opzione che l'esercizio di delega dei primi autorizza.

mic ha detto...

Sono figlia di una casalinga, felice esserlo. Mia madre non solo aveva cultura, mi ha trasmesso insieme a mio padre il saper stare al mondo.

Ne sono felice e non mi stupisce. Il commentatore di cui sopra parlava a luoghi comuni. Ma purtroppo fa parte del linguaggio sessantontino e post abbinare al termine casalinga l'appellativo frustrata. Quali e quanti danni abbia provocato l'ideologia che c'è dietro lo stiamo vedendo nella quasi estreme conseguenze...
Io non sono stata una casalinga e ho fatto un lavoro che mi ha dato molte soddisfazioni; ma se nel mio caso dovessi parlare di frustrazione dovrei attribuirla ai salti mortali fatti per vivere bene entrambi i ruoli e soprattutto a quante energie fisiche e mentali il mio successo nel lavoro ha sottratto alla mia famiglia....

edoardo malgarida ha detto...

Mi presento: sono padre di 5 figli; il primo ha 7 anni, l'ultimo quasi due mesi. Con mia moglie abbiamo deciso di non mandare i nostri bambini a scuola e così questo è il secondo anno in cui facciamo homeschooling. Prima osservazione: i bambini che fanno homeschooling devono sostenere un esame di idoneità ogni anno, quindi non è vero che non sono preparati. Anzi, dovendo appunto sostenere un esame annuale sono da un lato controllati dalle "istituzioni", e dall'altro affrontano un iter scolastico che ben prima dei 12-13 anni fa loro affrontare esami. Seconda osservazione: la preparazione dei bambini è fatta ad personam, quindi calibrata sulle loro effettive capacità e sensibilità e non omologata da un programma uguale per tutti. Terza osservazione: essendo la preparazione singola (e non con classi di 20-25 bambini) lo studio è più efficace, tanto che per esperienza diretta posso affermare che per preparare l'intero programma di prima elementare occorrono al più 4 mesi di lavoro. Quarta osservazione: i genitori hanno il controllo completo su ciò che imparano i figli, evitando così di avvelenarli con "teorie" alquanto riprovevoli.
Certamente non è tutto facile come sembra: i genitori devono affrontare uno sforzo notevole, sia in termini di fatica che in termini di pressione psicologica (avrò spiegato bene, mio figlio riuscirà a sostenere l'esame, non è che sto sbagliando tutto...). Tuttavia credo che per noi cattolici la strada dell'homeschooling (e ancora meglio sarebbero le scuole parentali) sia ormai quasi obbligata.
Per chi volesse approfondire l'argomento può chiedere il mio indirizzo e-mail alla redazione, e inoltre guardare il meraviglioso video di don Stefano Bimbi: https://www.youtube.com/watch?v=7pdduz2QLRw

irina ha detto...

Esperienze di genitori insegnanti dei propri figli se ne sono avute molte, in particolare, nel mondo anglo-sassone. Alcuni libri che lessi da giovane mi fecero guardare in quella direzione con grande interesse.
Il mondo anglosassone è per lo più riformato, questi gruppi riformati sono molto più caratterizzati dei cattolici, cioè hanno/avevano usi e costumi più rimarcati che non i cattolici; il papista,il cattolico del mondo riformato, non sentiva questa necessità, avendo tutto il suo bagaglio di sacramenti ma, era certamente più cattolico del nostro cattolico medio.
Ora con la iattura del CVII chi è ancora cattolico ha cominciato a voler essere un miglior cattolico, gli altri cattolici, nel mentre, sono stati trasbordati, con misericordia, negli accampamenti dei riformati.
Ho fatto tutta questa chiacchiera per dire che ho ascoltato don Stefano Bimbi, un sacerdote raro di questi tempi. L'impressione della scuola parentale nell'insieme, a mio parere, è un mix tra scuola cattolica, homeschooling, scuola statale.
Cioè ancora noi tutti non siamo cattolici cattolici, non abbiamo ancora rovistato nella soffitta e nella nostra cantina dove è conservata la "nostra Tradizione". Non abbiamo ancora aperto i "nostri bauli", non sappiamo che cosa abbiamo, non lo ricordiamo più, il CVII ha in parte oscurato la "nostra Tradizione" ed in parte l'ha sostituita con altre tradizioni e/o con fantasie .Ma nonostante ciò, GPII, San Padre Pio, BXVI, Santa Ildegarda Dottore della Chiesa. Questi due santi sono a mio parere due indicazioni giuste per il nostro presente ed il nostro futuro.
E credo che per una scuola cattolica bisogna lasciarsi guidare dalla vita dei santi ed oggi, in particolare, da coloro che ebbero una formazione benedettina, come San Tommaso ad esempio, nella sua prima formazione. Perchè la formazione prevedeva anche il lavoro di cui fin qui nessuno ha parlato.Ai bambini piace molto imitare il lavoro dei grandi e fa loro un gran bene.
L'adulto dovrebbe studiare a fondo la vita di Santa Ildegarda per prendere i giusti spunti pedagogici per il lavoro e la sua organizzazione, sia dalla sua vita personale, sia da come lei condusse la vita delle suore sue consorelle; parimenti l'adulto dovrebbe studiare attentamente la vita di Padre Pio per rispondere a quelle esigenze di grande aperture verso l'Eterno che hanno i bambini, cioè cogliere nella vita di Padre Pio, quella disciplina di preghiera e devozione che lo mise in condizione di discernere gli spiriti e di venir istruito attraverso visioni, locuzioni ed altro, è chiaro che i doni che ricevette, doni rimangono.
Se fosse per me farei fare ai ragazzi solo l'esame di maturità a 18 anni compiuti. All'interno della loro formazione ci saranno certamente prove ma, saranno sempre prove dentro una visione, una pratica, una vita cattolica.
Infine connotiamoci al meglio per quello che siamo: CATTOLICI. Senza scimmiottare i cattoqualcos'altro, nè alcun altro.

Marisa ha detto...

Tipico di tutte le dittature il buttare fuori le famiglie dall'educazione dei figli per poterli plasmare meglio (ossia lavargli meglio il cervello).
Mica possono rischiare che diventino adulti liberi e pensanti...