Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 30 novembre 2025

Dominica prima Adventus

Ripercorriamo, come ogni Domenica, l'anno Liturgico per trarne, dalla ripetizione i tesori di grazia sempre nuovi. Qui trovate l'Ordinario delle Messe tradizionali e qui il proprio della Santa Messa di oggi. 
Richiamo alcuni precedenti: Tempore Adventus [qui]; L'Avvento è tempo di silenzio... Il Cielo presente sulla terra [qui]; Nell’Avvento viviamo l’innocenza e l’eterna infanzia di Dio [qui]; È di nuovo Avvento [qui].

Dominica prima Adventus
Intróitus
Ps. 24, 1-3 - Ad te levávi ánimam meam: Deus meus, in te confído, non erubéscam: neque irrídeant me inimíci mei: étenim univérsi, qui te exspéctant, non confundéntur. Ps. 24, 4 - Vias tuas, Dómine, demónstra mihi: et sémitas tuas édoce me. Glória Patri… Ps. 24, 1-3 - Ad te levávi ánimam meam:
Introito
Sal. 24, 1-3 - A Te ho innalzato l’ànima mia: Dio mio, in Te confido, che io non abbia ad arrossire, né abbiano a deridermi i miei nemici: poiché quelli che confidano in Te non saranno confusi. Sal. 24, 4 - Mostrami le tue vie, o Signore, e insegnami i tuoi sentieri. Gloria al Padre… Sal. 24, 1-3 - A Te ho innalzato l’ànima mia:…

Questa Domenica, la prima dell’Anno Ecclesiastico, è chiamata, nelle cronache e negli scritti del medioevo, la Domenica Ad te levavi, dalle prime parole dell’Introito, oppure anche la Domenica Aspiciens a longe, dalle prime parole d’uno dei Responsori del Mattutino.

EPISTOLA (Rm 13,11-14). – Fratelli, riflettiamo che è già l’ora di svegliarsi dal sonno; perché la nostra salvezza è più vicina ora di quanto credemmo. La notte è inoltrata e il giorno si avvicina: gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Viviamo onestamente, come di giorno; non nelle crapule e nelle ubriachezze; non nelle mollezze e nell’impudicizia; non nella discordia e nella gelosia; ma rivestiti del Signore Gesù Cristo.

Il Salvatore che aspettiamo è dunque la veste che coprirà la nostra nudità. Ammiriamo in questo la bontà del nostro Dio il quale, ricordandosi che l’uomo si era nascosto dopo il peccato, perché si sentiva nudo, vuole egli stesso servirgli di velo, e coprire tanta miseria con il manto della sua divinità. Siamo dunque preparati al giorno e all’ora in cui egli verrà, e guardiamoci dal lasciarci cogliere dal sonno dell’abitudine e della mollezza. La luce risplenderà presto; facciamo sì che i suoi primi raggi rischiarino la nostra giustizia, o almeno il nostro pentimento. Se il Salvatore viene a coprire i nostri peccati affinché non appaiano più, noi almeno distruggiamo nei nostri cuori ogni affetto a quegli stessi peccati; e non sia mai detto che abbiamo rifiutato la salvezza. Le ultime parole di quest’Epistola caddero sotto gli occhi di sant’Agostino quando egli, spinto da lungo tempo dalla grazia divina a consacrarsi a Dio, volle obbedire alla voce che gli diceva: Tolle, lege; prendi e leggi. Esse decisero la sua conversione; egli risolse d’un tratto di romperla con la vita dei sensi e di rivestirsi di Gesù Cristo. Imitiamo il suo esempio in questo giorno: sospiriamo ardentemente la cara e gloriosa divisa che presto sarà messa sulle nostre spalle dalla misericordia del nostro Padre celeste, e ripetiamo con la Chiesa le commoventi suppliche con le quali non dobbiamo temere di affaticare l’orecchio del nostro Dio.

sabato 29 novembre 2025

Il 29 novembre 1905 nasceva in Francia Monsignor Marcel Lefebvre

Lo ricordiamo con le sue sapienti parole.
Il 29 novembre 1905 nasceva in Francia Monsignor Marcel Lefebvre

"Certo la questione della liturgia e dei sacramenti è molto importante, ma non è la più importante. La più importante è la questione della fede. Per noi è risolta. Noi abbiamo la fede di sempre, quella del Concilio di Trento, del catechismo di San Pio X, di tutti i Concilii e di tutti i Papi di prima del Vaticano II.
Per anni, a Roma, si sono sforzati di dimostrare che tutto quello che c’era nel Concilio era perfettamente conforme alla Tradizione. Oggi si rivelano. Il cardinale Ratzinger non s’era mai espresso con tanta chiarezza. Non c’è Tradizione. Non c’è più deposito da trasmettere. La Tradizione nella Chiesa è ciò che dice oggi il Papa. Dovete sottomettervi a ciò che il Papa e i vescovi dicono oggi. Ecco cos’è per loro la Tradizione, la famosa tradizione vivente, solo motivo della nostra condanna.

Il papa, in visita alla moschea di Istanbul, non prega

Leone XIV non ha pregato nella moschea

Ogni tanto un apostrofo rosa tra rigurgiti conciliari.
Papa Leone XIV oggi ha visitato la Moschea Blu a Istanbul. L'imam lo ha invitato a pregare lì, come previsto: ma Leone ha gentilmente rifiutato, rispondendo semplicemente "Va bene così". La stampa dice: "ha optato per un approccio di osservazione e rispetto"
E con ciò ha interrotto una tradizione ultradecennale dei suoi predecessori, che ogni volta ci aveva scandalizzati perché non è vero che "preghiamo lo stesso dio dei musulmani"! [vedi qui - qui -qui]
Possiamo pensare a qualche altra traccia di restauro (non solo di facciata o di parole alate smentite da espressioni diverse) o resterà un hapax?
Molti si chiedono il significato della mancata inclusione, nel programma dello storico viaggio, di una visita ufficiale ad Hagia Sophia.

“In unitate fidei”, ovvero l’unità al prezzo della verità

Riprendiamo da Duc in altum. Chiara limpida e ineludibile critica al documento [qui], In unitate fidei — emanato da Leone XIV alla vigilia del viaggio in Turchia — ed ai comportamenti conseguenti. Non dimentichiamo che il Credo di Nicea dice il vero; ma è parziale (e infatti c'è da aggiungere Costantinopoli). Tuttavia Leone fa lo gnorri perpetuando il falso ecumenismo [vedi].

“In unitate fidei”, ovvero l’unità al prezzo della verità
Chris Jackson


Millesettecento anni dopo che il Concilio di Nicea adottò la linea dura (anatemi ed esilio) contro l’eresia, Leone XIV ha deciso di celebrare l’anniversario con una lettera apostolica, “In unitate fidei”. La data è voluta: 23 novembre, Cristo Re. Alla vigilia di un trionfale pellegrinaggio ecumenico che porterà il papa in Turchia, nel luogo in cui i 318 Padri si incontrarono sotto Costantino e adottarono il termine homoousios (ὁμοούσιος), “della stessa sostanza”, concetto chiave nella teologia cristiana per descrivere la relazione tra Dio Padre e Figlio, in contrasto con l’eresia ariana, secondo cui il Figlio è di una sostanza inferiore e solo simile al Padre.

In apparenza, la lettera sembra il genere di documento che un cattolico tradizionale potrebbe applaudire. Leone elogia il Credo, ne cita le frasi, rievoca la crisi ariana e riabilita il termine “consustanziale” invece di nascondersi dietro una cristologia vaga e modernista. Leone inoltre cita Atanasio, parla di divinizzazione, ci ricorda che solo un Cristo veramente divino può sconfiggere la morte e salvarci.

Se leggessimo solo i paragrafi dal due all’otto, potremmo quasi dimenticare in quale secolo ci troviamo. Ma non siamo nel 325, e Leone non è Atanasio. Se nella prima metà ha un tono cattolico, nella seconda la lettera si esprime come la Commissione teologica internazionale: Nicea come fondamento di un nuovo processo ecumenico aperto, in cui “ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide” e in cui le vecchie lotte dottrinali perdono silenziosamente la loro “ragione d’essere”.

Novena all'Immacolata Concezione. Dal 29 novembre al 7 dicembre

Approfitto per ricordarvi le preghiere del mattino di ogni giorno qui.
NOVENA ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Eterno Divin Padre, io ti adoro profondamente e con tutto il mio cuore ti ringrazio per quella somma potenza con cui hai preservato Maria Vergine, tua dilettissima figlia, dal peccato originale
1 Pater e 4 Ave intercalate da: 
Sia Benedetta la Santa e Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria Madre di Dio
Oppure:
O Maria concepita senza peccato prega per noi che a te ricorriamo (e per quanti a te non ricorrono, specialmente per i poveri peccatori)
3 Gloria 

Eterno Divin Figlio, io ti adoro profondamente e con tutto il mio cuore ti ringrazio per quell’infinita Sapienza con cui hai preservato Maria Vergine, tua e nostra vera e dolcissima Madre, dalla colpa originale
1 Pater e 4 Ave intercalate da:
Sia Benedetta la Santa e Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria Madre di Dio
Oppure:
O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te...
3 Gloria

Eterno Divino Spirito, io ti adoro profondamente, e con tutto il mio cuore ti ringrazio per quell'immenso amore, con cui hai preservato Maria Vergine, tua purissima sposa, dalla colpa originale.
Santissima Trinità, io ti adoro profondamente, e con tutto il mio cuore ti ringrazio per quel singolarissimo privilegio concesso alla benedetta e gloriosa madre di Maria Vergine, sant'Anna, l'unica fra tutte le madri, umanamente feconda, che abbia concepita e data alla luce una prole del tutto esente dalla colpa d'origine.
solo 3 Gloria 

PREGHIERA COMPOSTA DA SAN PIO X
Vergine santissima che piaceste al Signore e diveniste sua Madre, immacolata nel corpo e nello spirito, nella fede e nell'amore, concepita senza peccato, guardate benigna ai miseri che implorano il vostro potente patrocinio!
Il maligno serpente contro cui fu scagliata la prima maledizione continua, purtroppo, a combattere e ad insidiare i miseri figli di Eva. Voi, o benedetta Madre nostra, nostra Regina e Avvocata, che fin dal primo istante del vostro concepimento schiacciaste il capo del nemico, accogliete le preghiere -- che uniti con Voi in un cuor solo -- Vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio, perché non cediamo giammai alle insidie che ci vengono tese, così che tutti arriviamo al porto della salute, e fra tanti pericoli, la Chiesa e la società cristiana cantino ancora una volta l'inno della liberazione, della vittoria e della pace. Così sia
"O Maria, concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi" ( per tre volte)

Durante la Novena si consiglia di:
1) Pregare ogni giorno una decina del Rosario, o meglio una parte intera,  
2) Fare dei canti in onore della B.V. Maria, 
3) Fare dei fioretti per la gloria di Maria 
4) Vivere la Novena come momento di conversione personale o di gruppo, 
5) Curare il silenzio per la riflessione personale.

Betlemme, la (ex) roccaforte cristiana della Palestina

Riprendiamo dal Centro studi Giuseppe Federici un interessante excursus storico che precede la configurazione attuale e in prospettiva della presenza di cristiani a Betlemme nel terribile conflitto dai risvolti tutt'altro che tranquillizzanti.

Betlemme, la (ex) roccaforte cristiana della Palestina

“Mentre il mondo intero può capire la nostalgia d’Israele per il muro del pianto, è invece alquanto incuriosito circa il desiderio d’introdurre Betlemme, dove è nato Gesù, entro i confini di Gerusalemme [leggi: dello stato israeliano]” (Re Hussein di Giordania, 1967).
Nella città vecchia di Betlemme vi è una sola moschea, circondata da decine di edifici cristiani, tra chiese, conventi, scuole, ospedali e altri istituti di vario genere. Del resto, tra gli otto quartieri storici della città, solamente uno è musulmano: ecco perché alla vigilia del 1948, l’85% della popolazione palestinese di Betlemme era cristiana, una schiacciante maggioranza che si consolidò nel corso dei secoli. Il censimento del 1933, sotto il mandato britannico, su un totale di 6.200 abitanti, indicava 5.778 cristiani, 420 musulmani e 2 ebrei.
Parlare della città davidica di Betlemme significa ovviamente parlare della nascita di Gesù Cristo, con tutto ciò che è legato agli avvenimenti narrati dai Vangeli, all’interrotta memoria della Natività, alla costruzione della basilica di Costantino e di sant’Elena, ai pellegrinaggi nel corso dei secoli.

venerdì 28 novembre 2025

Esiste un antico paradosso: la 'sobria ebrietas', la sobria ebbrezza del culto sacro.

Nella nostra traduzione da P. John Zuhlsdorf
Esiste un antico paradosso: la sobria ebrietas,
la sobria ebbrezza del culto sacro.

Nel post Lettera aperta di Mons. Bux contro il Card. Cupich [vedi in calce nostra traduzione da un art di Pentin qui -ndT], un commentatore ha sollevato la questione della "sobrietà liturgica". Il Card. Cupich, nel suo intervento, ha fatto riferimento alla "sobrietà" due volte.

Il rinnovamento del nostro culto è stato perseguito in linea con il desiderio dei Padri conciliari di presentare al mondo una Chiesa definita non dalle apparenze del potere mondiale, ma caratterizzata da sobrietà e semplicità, che le consentano di parlare alle persone di questa epoca in un modo che assomiglia più da vicino al Signore e le consentano di assumere in modo nuovo la missione di proclamare la buona novella ai poveri.
[…]
Con il recupero dell'antica sobrietà del Rito romano, l'Eucaristia torna ad essere il luogo di autentica pace e solidarietà con i poveri in un mondo frammentato.

San Giovanni Crisostomo, l'arte della meditazione cristiana e la guarigione dell'anima

Nella nostra traduzione da Substack.com la sottolineatura sulla necessità di una predicazione senza mezzi termini per garantire un'autentica vita spirituale e dunque per la salvezza delle anime. 

San Giovanni Crisostomo, l'arte della meditazione cristiana
e la guarigione dell'anima

Il potere liberatorio delle parole sante

L'immagine: Carl Christian Peters (1822-1899), San Giovanni Crisostomo (1885), Chiesa di Marmo, Copenaghen, Regno di Danimarca

In un prezioso libro dedicato all'arte della meditazione, Meditazioni ad uso del clero secolare,(1) Padre Pierre Chaignon SJ (1791–1883) sottolinea uno degli aspetti essenziali di come un cristiano possa cambiare efficacemente la propria vita avvicinandosi alle esigenze della santità. Certamente non attraverso buoni propositi generici, vaghi e non impegnativi. L'efficacia di una buona meditazione dipende da decisioni specifiche applicate con saggezza alla nostra vita personale. Pertanto, Padre Chaignon propone un esempio eloquente:
Supponiamo che tu abbia deciso: "Sarò paziente nelle avversità". È un proposito troppo vago e quindi sterile. (…) Cerca, quindi, di modificare e restringere questa decisione generica. Hai a disposizione due mezzi per farlo. Potresti dire: "Sarò paziente in questa o quella situazione"; oppure: "Se mi verrà data una sofferenza da sopportare, penserò che sia troppo piccola rispetto all'inferno che meritavo". (…) In un modo o nell'altro, la tua decisione sarà limitata e quindi molto buona.

giovedì 27 novembre 2025

Dicembre 2025. Avvisi da sant'Anna al Laterano

Carissimi,
Mentre la Liturgia di questo tempo ci invita a considerare che “il tempo ha avuto una svolta … e che passa la figura [scena] di questo mondo” (I Cor 7, 29.31), ci disponiamo a imitare di nuovo la pazienza e la perseveranza dei primi cristiani nell’attendere trepidanti il ritorno del Signore: nel Natale, al momento della nostra morte, alla fine del mondo.
Il tempo dell’Avvento con il suo carattere di attesa austera e trepidante allena all’esercizio di una Fede vigilante nella preghiera e nella vita sacramentale, di una Carità operosa come indicato nell’omelia di Domenica scorsa, di una Speranza che non si arrende al “mugghiare oscuro” di questo mondo che passa.

Alcuni avvisi.
La Chiesa di S. Anna al Laterano apre tutte le Domeniche e Feste di precetto alle ore 15,00 per le Confessioni e la recita del S. Rosario (ore 15.30). Ore 16,00 S. Messa.

27 Novembre - Supplica alla Madonna del miracolo

 27 Novembre - Festa della Madonna del miracolo

O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!
Amen

Supplica alla Madonna del Miracolo 
Da recitarsi alle 17 del 27 novembre, festa della Medaglia Miracolosa, in ogni 27 del mese e in ogni urgente necessità.
Roma, S.Andrea delle Fratte,  
luogo della conversione di Ratisbonne
e delle Medaglie miracolose
O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia.

Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest'ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d'affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all'unisono col tuo. Lo accenderà d'amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui.
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che a te ricorriamo e per quanti a te non ricorrono, in particolare per i peccatori e per coloro che ti sono raccomandati.

mercoledì 26 novembre 2025

Perché i convertiti della Generazione Z vanno in massa alla messa antiquior

Si riallaccia all'articolo precedente [qui] e ne conferma e completa il contenuto. Testimonianza pubblicata da una giovane cattolica sul prestigioso quotidiano inglese The Catholic Herald (qui). Il suo interesse è che non si tratta proprio di qualcosa di puramente soggettivo, ma traccia oggettivamente i desideri di una nuova generazione che non ha pregiudizi rispetto alle altre generazioni rispetto alla messa tradizionale. Le nuove generazioni che assistono, diventano o semplicemente recuperano la pratica religiosa a contatto con la forma straordinaria non lo fanno per ragioni ideologiche, ma perché trovano lì qualcosa che il mondo moderno non è in grado di dare. Vogliono solo vivere serenamente la loro vita cristiana secondo il rito che ha santificato la Chiesa per secoli e sono estranei alle polemiche intraecclesiali che li accusano di epiteti che non corrispondono in nulla alla realtà. Desiderano la pace liturgica in comunione con il Papa e i suoi vescovi e non essere trattati come sospetti semplicemente perché vogliono santificarsi secondo il rito che li ha restituiti alla Chiesa. Dio voglia che il Santo Padre ascolti le suppliche di questa nuova generazione e ristabilisca la pace liturgica che Benedetto XVI ha avuto la finezza di impiantare concedendo ampie licenze a un rito mai abrogato.

Perché i convertiti della Generazione Z
vanno in massa alla messa antiquior.


Come molti giovani convertiti, la mia prima esperienza con il culto cattolico è avvenuta con la messa tradizionale. È stata grande, enigmatica e a volte sconcertante. Pochi, a parte la signora davanti a me, sembravano particolarmente sicuri di quando alzarsi e quando inginocchiarsi. Eppure, la settimana successiva, e ogni domenica da allora, sono tornata. Non come alcuni suppongono, nella speranza di incontrare il cristianesimo dei paramenti sontuosi tanto amato da alcuni settori cattolici di X, ma da un curioso desiderio di sperimentare quello che il dottor Peter Kwasniewski definisce «un prolungato corteggiamento dell'anima». È vero che il concetto di "prolungato" è una novità per noi zoomers. Nati tra la fine degli anni '90 e l'inizio del 2010, siamo cresciuti in pieno sviluppo tecnologico, il più rapido della storia dell'umanità. Ricordiamo a malapena un mondo precedente all'immediatezza e la nostra tolleranza al silenzio è praticamente inesistente. Che strano, quindi, che la nostra generazione, così lontana dai tempi lunghi, riempia silenziosamente i banchi di una liturgia di 90 minuti celebrata in una lingua antica.

Il latino è stato, ed è necessario che rimanga, la lingua del cattolicesimo

Nella nostra traduzione da Pelicanplus.com un altro articolo di Robert Keim da non perdere (precedente qui; oltre alle Lezioni sul latino liturgico qui). Il legame tra lingua cultura e religione è profondo e lo sarà sempre. 
Intanto leggo proprio adesso [vedi] : "Il latino è la lingua ufficiale della Chiesa e chi non la conoscesse, anche tra i cardinali, da oggi in poi deve studiarlo perché Leone XIV lo ha sancito nel nuovo «Regolamento Generale della Curia Romana» emanato il 24 novembre".
Aggiornamento: Art. 50 Riforma Curia
§1 Le istituzioni curiali redigeranno di regola i loro atti nella lingua latina o in altra lingua [Ecco il 'baco' in puro stile conciliare]
§2. È costituito presso la Segreteria di Stato un ufficio per la lingua latina, a servizio della Curia Romana. [Ci voleva; ma bisognerà vedere con quali potenzialità]
§3. Si avrà cura che i principali documenti destinati alla pubblicazione siano tradotti nelle lingue oggi più diffuse. [Questo è importante; ma sarebbe meglio se fosse salvaguardato davvero il latino in prima stesura]

Il latino è stato, ed è necessario che rimanga,
la lingua del cattolicesimo

di Robert Keim

Ferdinand de Saussure, studioso svizzero riconosciuto come il fondatore della linguistica moderna, disse che “nella vita degli individui e delle società, la lingua è un fattore di importanza maggiore di qualsiasi altro… Nella pratica, lo studio della lingua riguarda, in un modo o nell’altro, ciascuno”. [1] Una società soprannaturale, non meno di una società politica o etnica, ha bisogno di una lingua che le sia propria.

Benché Saussure sia stato il fondatore della linguistica moderna, la modernità non ha certo inventato l’idea che il linguaggio costituisca un elemento cruciale e assolutamente significativo della vita sociale. Questa è, piuttosto, un’idea pienamente e profondamente cristiana, che la Chiesa occidentale ha ereditato direttamente dalla cultura intellettuale dell’Antichità. Era già presente nella letteratura e nella liturgia degli antichi Ebrei. Scrive il grande studioso biblico Robert Alter: “I salmisti ci dicono ripetutamente che la vocazione ultima dell’uomo è usare le risorse del linguaggio umano per celebrare la grandezza di Dio ed esprimere gratitudine per i Suoi atti benefici”. [2] E sebbene l’antica Roma sia famosa per la sua abilità in attività pratiche come la costruzione di strutture monumentali, la conduzione di guerre e il governo di territori immensi, il sistema educativo romano era finalizzato alla formazione di oratori. Sia nei suoi aspetti pratici sia in quelli teorici, esso rifletteva un mondo in cui la parola e la sua presentazione erano centrali alla vita civica. [3]

martedì 25 novembre 2025

Oltre destra e sinistra: i partiti moderni e l'arte perduta della regalità

Una riflessione in un ambito complesso, nel tentativo di capirci di più, col vostro aiuto. Da quel che vedo, la presunta omologazione è solo parziale: basti pensare, ad esempio, all'immigrazionismo e alle ostinate affermazioni del gender e dei diritti lgbt.

Oltre destra e sinistra:
i partiti moderni e l'arte perduta della regalità

Le recenti elezioni regionali in Veneto, Puglia e Campania ripropongono, con evidenza quasi didascalica, una verità che la teoria politica più avvertita conosce da tempo: i partiti “tradizionali” di destra e di sinistra non sono alternative reali di paradigma, ma variazioni interne a un medesimo orizzonte moderno. In Veneto il centrodestra consolida un dominio politico ormai stratificato; in Puglia e Campania il centrosinistra si accredita come polo dell’“alternanza”. E tuttavia, sui dossier realmente decisivi – dalla guerra in Ucraina ai vincoli europei, dalle scelte di bilancio alla struttura complessiva dei rapporti economico-sociali – la convergenza è sostanziale. Cambia il linguaggio, mutano gli accenti, si diversificano le retoriche; ciò che non cambia è il quadro di riferimento, dentro il quale l’elettore è autorizzato a scegliere solo tra opzioni rigidamente precostituite, tutte interne alla medesima architettura politico-giuridica.
Questa omologazione non è un incidente, ma il frutto coerente del pensiero politico moderno. I partiti odierni nascono e si sviluppano all’interno di una costellazione teorica che, dalla dottrina della sovranità assoluta come potere indivisibile e originario (Bodin), passa per la separazione sistematica tra politica ed etica, in cui la “virtù” del governante coincide con l’efficacia e non con la bontà morale, come appare esemplarmente nei capitoli XV–XVIII del Principe dove è lodato chi “sa non essere buono” quando lo richieda la conservazione dello Stato (Machiavelli), assume la paura e la sicurezza quale fondamento del patto che istituisce il Leviatano, riducendo la comunità politica a meccanismo di auto-conservazione (Hobbes), eleva proprietà e interesse individuale a cardini della legittimazione del potere, facendo dello Stato il garante di un ordine giuridico plasmato sui diritti soggettivi proprietari (Locke), fino a dissolvere ogni mediazione sociale nella volontà generale, che è sempre nel giusto in quanto espressione di sé stessa, e trasforma il corpo politico in prodotto di un atto contrattuale fondato sulla volontà (Rousseau).

La "silenziosa rinascita cattolica" della Gran Bretagna è guidata dai laici

Nella nostra traduzione da Infocatolica. Un'ondata silenziosa di conversione e rinnovamento sta prendendo piede tra i giovani del Regno Unito. Sempre più spesso, i membri della Generazione Z si rivolgono alla Chiesa in cerca di chiarezza, stabilità e significato.

La "silenziosa rinascita cattolica"
della Gran Bretagna è guidata dai laici

Nel Regno Unito, diversi rapporti recenti parlano di una "silenziosa rinascita" all'interno della Chiesa cattolica, in particolare tra i giovani. Con l'avvicinarsi delle celebrazioni pasquali, le parrocchie di tutto il Paese hanno registrato un notevole aumento della partecipazione e dell'interesse per la fede.

Giornali come il Daily Telegraph, il Times e l'Anglican Ink hanno pubblicato titoli sulla rinascita cattolica in Inghilterra. "Ci sono splendidi segnali di crescita e rinnovamento nella vita della Chiesa, soprattutto tra i ventenni e i trentenni", ha dichiarato l'arcivescovo John Wilson di Southwark.

Colligite Fragmenta: 24ª e ultima domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione settimanale di p. John Zuhlsdorf, sempre collegata alle vicende del presente. Essa, nell'ottava, ci aiuta ad approfondire i doni spirituali della Messa della Domenica precedente qui.

Colligite Fragmenta:
24ª e ultima domenica dopo Pentecoste


Tutte le cose buone giungono alla loro fine, con l’eccezione dell’amore di Dio e della gioia eterna del Cielo. Così, nella sua sapienza liturgica, la Chiesa permette che anche il ciclo dell’anno giunga alla sua solenne conclusione, affinché possiamo essere nuovamente spronati a ricominciare. Mentre questa serie di riflessioni si avvia al termine, il nostro sguardo è rivolto all’Epistola assegnata per la 24ª e ultima Domenica dopo Pentecoste, Colossesi 1,9-14, e alla sconvolgente pericope evangelica dei “tempi ultimi” tratta da Matteo 24,15-35. Poiché quest’anno la data della Pasqua è caduta in un certo modo, non è stato necessario ricorrere a nessuna delle Domeniche dopo l’Epifania per colmare lo spazio tra la 23ª Domenica e l’ultima (che è sempre la 24ª, anche quando non lo è di fatto). La fine dell’anno liturgico si incastra con il suo inizio.

lunedì 24 novembre 2025

Avviso spostamento Santa Messa a Pavia

La Santa Messa già programmata per domani, martedì 25, alle ore 18,15 è sospesa: verrà celebrata invece GIOVEDI' 27, festa della Madonna della Medaglia Miracolosa. L'orario rimane invariato (18,15).
don Fabio

Mentre l’Islam chiede visibilità e spazio e finora li guadagna, ai cristiani viene chiesto il silenzio e si adeguano

Qui l'indice degli articoli in tema.
Mentre l’Islam chiede visibilità e spazio e finora li guadagna, ai cristiani viene chiesto il silenzio e si adeguano

Questa mattina, scorrendo Instagram, mi sono imbattuta in un video di Isabel Brown, una commentatrice americana che seguo da tempo. Parlava di un tema che molti in Europa ignorano o non vogliono vedere: il pericolo dell’Islam istituzionale quando entra nelle strutture politiche e comincia a influenzare le leggi, la cultura e la vita quotidiana. Lei stessa afferma apertamente che l’Islam istituzionale non è compatibile con la civiltà occidentale, perché nei Paesi dove prende forma politica finisce sempre per limitare diritti fondamentali, in particolare quelli delle donne e delle minoranze religiose. Il suo discorso nasceva dalle elezioni di Zohran negli Stati Uniti, una situazione che avevo commentato anch’io giorni fa. Molti avevano capito il mio punto, ma altri mi avevano chiesto in che cosa la sua religione rappresentasse un problema e perché dovrebbe preoccupare più di un politico cattolico che tiene un rosario. Da cristiana, da pakistana e da persona che ha vissuto in un Paese dove la religione diventa legge, questa domanda mi fa preoccupare profondamente. Possibile che abbiamo perso completamente la capacità di distinguere?

Latino: “ne quid nimis”, origine e significato dell’espressione

Origine e significato dell'espressione usata ancora oggi, in latino, "ne quid nimis". E le implicazioni sotto varie angolature. Un esempio di λόγοι σπερματικοί/Semina Verbi, i “semi di verità” che i Padri attribuivano alle filosofie i “semi di verità”, anche se l’espressione risulta coniata da Giustino, nel valorizzare la ricerca filosofica e morale dell’uomo: «Tutto ciò che rettamente enunciarono e trovarono via via filosofi e legislatori, in loro è frutto di ricerca e speculazione, grazie ad una parte di Logos. Ma poiché non conobbero il Logos nella sua interezza, che è Cristo, spesso si sono anche contraddetti» (Seconda apologia, X, 2-3). Qui l'indice degli articoli sulla Latina lingua.

Latino: “ne quid nimis”, origine e significato dell’espressione

L’espressione in latino «ne quid nimis», è una delle massime più celebri dell’antichità e racchiude un intero modo di interpretare l’esistenza. Letteralmente significa: «nulla di troppo», «non eccedere in nulla», oppure «che non ci sia mai troppo». A prima vista potrebbe sembrare una semplice esortazione alla moderazione, ma il suo significato si rivela molto più ricco se lo si osserva nel contesto culturale, filosofico e morale da cui proviene.

La frase è di origine greca, prima ancora che latina: si trova infatti nel tempio di Apollo a Delfi, insieme ad altre celebri sentenze quali medèn ágan (“niente in eccesso”). Quando nel mondo romano venne tradotta come «ne quid nimis», essa mantenne intatto il proprio valore precettivo, diventando una delle massime fondamentali della saggezza stoica e della misura classica.

domenica 23 novembre 2025

L'ultima domenica dopo Pentecoste si collega con la prima domenica di Avvento

Peter Kwasniewski sottolinea un aspetto importante della Messa antiquior odierna:
Oggi, il rito romano* celebra l'ultima domenica dopo la Pentecoste, con il Vangelo di Matteo 24 sulla spaventosa fine del mondo. È una Messa piena di consolazione, speranza, avvertimento e trionfo, perfettamente adatta al suo posto alla chiusura dell'anno liturgico, che è come un microcosmo della storia della Chiesa.

Eppure, come si addice a un ciclo ricorrente, l'ultima domenica dopo Pentecoste si collega con la prima domenica di Avvento in molti modi meravigliosi. I Vangeli sono molto simili, entrambi riguardano la Parousia. Il canto dell'Offertorio "De profundis" è molto simile nella modalità e nella melodia all'Offertorio di domenica prossima "Ad te levavi", poiché infatti siamo nel profondo, guardando in alto, gridando a Dio di venire a salvarci.

Nelle parole della postcomunione: "Concedici, ti supplichiamo, o Signore, con questo sacramento che abbiamo ricevuto, affinché tutto ciò che è corrotto nelle nostre anime sia ripristinato dal dono del suo potere guaritore. Attraverso nostro Signore... " Di anno in anno rinnoviamo la fede e la speranza in Cristo Salvatore del mondo (cfr la Lettera).

Dom Johner definisce l'antifona della Comunione "Amen dico vobis, quidquid orántes pétitis, crédite quia accipiétis, et fiet" l'"ultima parola" della Chiesa per riflettere alla fine del suo anno: "Amen vi dico: qualunque cosa chiederete quando pregate, credete che lo riceverete e vi sarà fatto". Amen, infatti. Maranatha. Vieni, Signore Gesù.

(*Non sto parlando qui del rito moderno di Paolo VI. )

Quando la giurisdizione minorile diventa ingegneria sociale: Il caso della "famiglia nel bosco"

Come ha potuto l'ideologia di sinistra e il nichilismo mettere radici così profonde?
Quando la giurisdizione minorile diventa ingegneria sociale:
Il caso della "famiglia nel bosco"


Ho riflettuto tutto il pomeriggio. Vi propongo alcune semplici riflessioni:

La vicenda è, nella sua essenza, semplice e drammatica. Una coppia anglo-australiana vive da anni in un’area boschiva del territorio di Palmoli, nel Chietino, in un rudere privo di utenze e in una roulotte, con tre figli di sei e otto anni. La loro è una scelta consapevole: vita essenziale, forte contatto con la natura, cura diretta dei figli, istruzione parentale, rifiuto di molti elementi della cosiddetta "vita moderna".
La miccia che porta l’autorità giudiziaria a intervenire è un episodio di intossicazione da funghi, seguito da ricovero ospedaliero; da lì la segnalazione, l’attivazione dei servizi sociali, una prima sospensione della responsabilità genitoriale senza allontanamento, e infine il nuovo provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che dispone l’inserimento dei bambini in comunità, con collocazione della madre nella medesima struttura e sostanziale isolamento del padre nel casolare. Alla base dell’ordinanza si evocano il "grave pregiudizio" alla crescita, le condizioni abitative ritenute indegne, la mancata adesione dei genitori a controlli e trattamenti sanitari obbligatori e, soprattutto, il pericolo di lesione del "diritto alla vita di relazione" ex art. 2 Cost., ritenuto suscettibile di produrre gravi conseguenze psichiche ed educative.

Il cardinale Zen mette in guardia dal rischio di "suicidio" della Chiesa cattolica a causa della deriva sinodale

Nella nostra traduzione da Infocatolica In un articolo molto critico, il cardinale Zen chiede di fermare la deriva sinodale e di tornare alla dottrina apostolica. La Chiesa sta diventando qualcosa di simile alla Chiesa anglicana. Peccato che sottolinei la collegialità senza coglierne le pecche [qui - qui] (un problema del conservatorismo). Dobbiamo offrire le nostre preghiere e sacrifici”- Qui l'indice dei precedenti.

Il cardinale Zen mette in guardia dal rischio di "suicidio"
della Chiesa cattolica a causa della deriva sinodale


Il cardinale Joseph Zen, 93 anni, vescovo emerito di Hong Kong, ha pubblicato una lunga riflessione in cui critica fortemente l'attuale direzione del Sinodo sulla sinodalità e mette in guardia dal rischio reale di una distorsione dell'identità cattolica. Il cardinale si erge come una delle voci più chiare contro la confusione dottrinale che, a suo dire, la Chiesa sta vivendo.

Una lezione di fedeltà dalla liturgia
Zen fa parte della liturgia di questi giorni, dove si legge il martirio di Eleazar, l'anziano maestro della Legge che preferì la morte piuttosto che provocare scandalo tra i giovani fingendo di mangiare carne proibita. Il cardinale confessa di sentirsi legato a questa figura: "Io, uomo di novantatré anni, ammiro in modo particolare Eleazar. Chi ha dedicato la sua vita all'insegnamento ai giovani, alla fine della sua vita, può dare loro un cattivo esempio?"

Dominica XXIV Post Pentecosten ("Dicit Dominus")

Ogni settimana ripercorriamo l'anno liturgico; il che ci consente, di anno in anno, nella ripetizione, di approfondire sempre più i doni di grazia che scaturiscono da ogni celebrazione. Qui trovate l'Ordinario delle Messe tradizionali e qui il proprio della Messa di oggi.

Dominica XXIV Post Pentecosten
("Dicit Dominus")
Intróitus
Ier. 29, 11, 12 et 10 - Dicit Dominus: Ego cogito cogitationes pacis, et non afflictionis: invocabitis me, et ego exaudiam vos: et reducam captivitatem vestram de cunctis locis.
(Ps. 84,2) Benedixisti, Domine, terram tuam: avertisti captivitatem Jacob.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculorum. Amen. – Dicit Dominus ...

Orátio
Excita, quǽsumus, Dómine, tuórum fidélium voluntátes: ut divíni óperis fructum propénsius exsequéntes; pietátis tuæ remédia maióra percípiant.

Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. M. - Amen.
Introito
Ger. 29, 11, 12 e 10 -
Dice il Signore: Io ho pensieri di pace e non di afflizione: mi invocherete e io vi esaudirò: vi ricondurrò da tutti i luoghi in cui siete stati condotti.
Sal. 84, 2 - Hai benedetta la tua terra, o Signore: hai distrutta la schiavitù di Giacobbe.
Gloria al Padre…
 - Dice il Signore:…

Colletta
 Éccita, o Signore, Te ne preghiamo, la volontà dei tuoi fedeli: affinché dedicandosi con maggiore ardore a far fruttare l’opera divina, partécipino maggiormente dei rimedi della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli. M. – Amen.

Il compimento dell'anno Liturgico.

sabato 22 novembre 2025

Imparare il latino liturgico, lezione 19

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis, approfittiamo del lavoro di uno dei tanti appassionati studiosi d'oltreoceano Per chi è completamente digiuno di latino e ha interesse a colmare questa lacuna, così diffusa nelle ultime generazioni — e purtroppo anche tra i sacerdoti —, può trovare i rudimenti indispensabili per comprendere il latino ecclesiastico e porre le basi di un maggiore approfondimento in genere favorito dalla frequentazione delle liturgia dei secoli. Un piccolo inconveniente è dato dalla taratura per lettori anglofoni; ma penso agevolmente colmabile dall'efficacia del metodo. Qui l'indice degli articoli dedicati alla Latina Lingua, per le lezioni precedenti.

Imparare il latino liturgico, lezione 19
in nomine Domini confitebimur in saecula


Clicca qui per un elenco di tutte le lezioni precedenti.

Riflessioni sull'acquisizione del vocabolario
Mentre continuo a scrivere queste lezioni, sono sempre più consapevole della sfida posta dal vocabolario. Come accade quando si impara una lingua, l'elenco delle parole che si dovrebbero conoscere per comprendere il latino liturgico può sembrare sconcertantemente lungo. Il compito è tutt'altro che impossibile, ma so quanto possa essere difficile sedersi e studiare semplicemente le parole, soprattutto quando la vita è spesso più frenetica del previsto. La vita moderna, infatti, sembra particolarmente ostile allo studio delle parole, e la mente moderna sembra particolarmente restia a dedicare tempo a questo. Ciò riguarda anche me; è vero che per molto tempo sono stato piuttosto bravo nello studio delle parole (in varie lingue, non solo in latino), ma la mia tolleranza per esso è diminuita nel corso degli anni: ho così tante cose che competono per le ore di veglia di ogni giorno, e lo studio delle parole non è più una priorità. Questo non mi preoccupa più di tanto, dato che a quanto pare conosco abbastanza parole in abbastanza lingue per adempiere ai miei doveri di stato così come esistono attualmente. Ma vorrei conoscere altre parole e forse in futuro ne avrò bisogno.

Ceneri da dimenticare: perché i cattolici devono seppellire i loro morti, non bruciarli

Nella nostra traduzione da "Tradition and Sanity" una riflessione che, in questo mese in cui ricordiamo i defunti e le cose ultime, richiama le nostre autentiche radici cattoliche.

Ceneri da dimenticare: perché i cattolici
devono seppellire i loro morti, non bruciarli

John Mac Ghlionn, 17 novembre

Sebbene la Chiesa consenta la cremazione in circostanze limitate, il permesso non è un'approvazione. La concessione nasce da una concessione pastorale, non da un'approvazione dottrinale: un gesto verso la fragilità umana, non una riscrittura dell'ordine divino.

Fin dai primi secoli, i cattolici seppellivano i loro morti a imitazione di Cristo, che fu deposto in una tomba e risorse nella carne. La sepoltura afferma la sacralità del corpo – tempio dello Spirito Santo – e proclama la risurrezione con silenziosa fiducia. La cremazione, al contrario, riduce il corpo a polvere e negazione, trasformando ciò che un tempo era un vaso di grazia in un mero residuo chimico. È una pratica che mormora negazione pur professando fede.

venerdì 21 novembre 2025

Il Vaticano segnala continuità nelle restrizioni alla messa tradizionale nonostante le voci

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald, abbiamo una risposta, sulla possibile rettifica di Traditionis custodes, che appare definitiva. Mala tempora...

Il Vaticano segnala continuità nelle restrizioni
alla messa tradizionale nonostante le voci


Il Vaticano ha risposto alle affermazioni secondo cui sotto Papa Leone XIV ci sarebbe stato un cambiamento di politica sulla messa latina tradizionale.

Un portavoce del Dicastero per il Culto e la Disciplina dei Sacramenti ha chiarito che il Papa non intende annullare il motu proprio Traditionis Custodes, emanato dal suo predecessore nel 2021, che ha posto significative restrizioni alla celebrazione della Messa tradizionale in latino.
Il pontefice, invece, consentirà dispense di due anni per i vescovi che ne faranno richiesta, il che è già la direttiva vigente.

21 novembre Presentazione della Beata Vergine Maria

21 novembre Presentazione della Beata Vergine Maria

Salve, Madre Santa, tu hai dato alla luce il Re, che governa il cielo e la terra per i secoli, in eterno.
Ti consacro, o Regina: la mia mente, affinché pensi sempre all’amore che tu meriti; la mia lingua, perché ti lodi; il mio cuore, perché ti ami.
Accetta, o Santissima Vergine, l’offerta che ti presenta questo misero peccatore. Accettala, ti prego, per quella consolazione che sentì il tuo cuore quando, nel tempio, ti donasti a Dio.
O Madre di misericordia, aiuta con la tua potente intercessione la mia debolezza, impetrandomi dal tuo Gesù la perseveranza e la forza, per esserti fedele sino alla morte. Affinché, sempre servendoti in questa vita, possa venire a lodarti in eterno nel Paradiso. Amen.

* * *
Chiunque tu sia, che nel flusso di questo tempo ti accorgi che, più che camminare sulla terra, stai come ondeggiando tra burrasche e tempeste, non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella, se non vuoi essere sopraffatto dalla burrasca!
Se sei sbattuto dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria.
Se l’ira o l’avarizia, o le lusinghe della carne hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria.
Se turbato dalla enormità dei peccati, se confuso per l’indegnità della coscienza, cominci ad essere inghiottito dal baratro della tristezza e dall’abisso della disperazione, pensa a Maria.
Non si allontani dalla tua bocca e dal tuo cuore, e per ottenere l’aiuto della sua preghiera, non dimenticare l’esempio della sua vita.
Seguendo lei non puoi smarrirti, pregando lei non puoi disperare.
Se lei ti sorregge non cadi, se lei ti protegge non cedi alla paura, se lei ti è propizia raggiungi la mèta. (San Bernardo da Chiaravalle)

* * * 
Prospero Guéranger, Presentazione di Maria Santissima al Tempio

giovedì 20 novembre 2025

Militia est vita hominis super terram

Vigilanza e fedeltà. "Vigilate e pregate, per non cadere in tentazione" dice il Signore nell'orto del Getsemani. "La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti" (Efesini 6,12). “Non sarà coronato se non chi avrà regolarmente combattuto” (II Tim. IV, 8).

Militia est vita hominis super terram

Nel libro di Giobbe si legge che la vita dell’uomo sulla terra è una milizia. L’uomo contemporaneo, soprattutto il tiepido che ancora si definisce cattolico, tende a storcere il naso davanti a una frase che evoca la guerra e i suoi attributi come paradigma dell’esistenza.
Si domanda: non dovremmo vivere in pace? Non dovremmo porgere l’altra guancia? Lo domanda con particolare fervore quando la guancia non è la sua e quando la pace coincide con un accomodamento tattico che gli consente di farsi i fatti propri.
Chi conosce la teologia nella sua essenzialità sa che la Chiesa è tripartita: la Chiesa Trionfante dei santi in Cielo; la Chiesa Purgante delle anime già salve ma ancora in purificazione; e la Chiesa Militante, cioè i battezzati viventi. A rigore, ammonisce san Pio X, ne fanno parte solo coloro che si trovano in Grazia di Dio: gli altri sono membra morte, soldati caduti al suolo come corpi inerti nel mezzo del campo di battaglia, sempre però suscettibili di risorgere mediante un sincero pentimento e relativa confessione sacramentale.

Perché è sbagliato ricevere la Santa Comunione in mano /Gesti e simboli sacri dimenticati

Nella nostra traduzione da Substack.com
Perché è sbagliato ricevere la Santa Comunione in mano
Gesti e simboli sacri dimenticati

Nell'immagine: Giusto di Gent (c.1460–1480), Comunione degli apostoli.

Peccato originale e cecità spirituale
Una delle conseguenze più drammatiche del peccato originale commesso da Adamo ed Eva nell'Eden è la cecità. Meditando su questa situazione che si verificò dopo la caduta, Santa Ildegarda di Bingen parla della perdita degli "occhi spirituali", avvenuta contemporaneamente all'apertura dei nostri occhi fisici.(1) In altre parole, sebbene abbiamo conoscenza del mondo sensibile, materiale, fisico che ci circonda, non abbiamo conoscenza diretta del mondo spirituale. L'uomo è diventato incapace di vedere il mondo di Dio, la patria degli angeli e dei santi che vi vivono in eterno. Questa cecità è sempre stata alla radice del vizio più grave che possa affliggere l'uomo: l'incredulità. Perché è molto semplice negare ciò che non si vede mai durante questa vita terrena.

Karl Stern, AI, il vocabolario dell'anima

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing un interessante articolo sull'approccio all'AI. Ogni problema nasce dall'accantonamento della metafisica. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.

Karl Stern, AI, il vocabolario dell'anima

Ogni giorno ci imbattiamo in articoli che mettono in guardia dai pericoli futuri dell'intelligenza artificiale. Ma l'apprendimento automatico è davvero la minaccia? No. Come avvertì lo psichiatra Karl Stern 71 anni fa in "La terza rivoluzione", il problema fondamentale è che le élite intellettuali hanno trascorso più di un secolo abbracciando il materialismo: lo scientismo über alles.

Stern, uno psichiatra ebreo fuggito dalla Germania nazista e convertitosi al cattolicesimo, diagnosticò questa illusione con chiarezza profetica. Ammonì che quando riduciamo le persone a meccanismi, apriamo la porta alla disumanizzazione in tutte le sue forme. Il dibattito sull'intelligenza artificiale è l'ultimo capitolo di una storia che Stern ha visto in prima persona: nella Germania nazista, l'ideologia materialista riduceva gli esseri umani a esemplari in una teoria biologica razzista, ignorando la loro umanità.

mercoledì 19 novembre 2025

Il vescovo Strickland denuncia Papa Leone e i vescovi per aver scandalizzato i fedeli

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews. Il vescovo emerito Strickland ha messo in discussione la compiacenza della gerarchia nel celebrare la messa, nel non affrontare il problema dell'immigrazione illegale e nell'accogliere le "coppie" dello stesso sesso senza un invito alla conversione. Qui l'indice dei precedenti interventi del vescovo che non tace.

Il vescovo Strickland denuncia Papa Leone
e i vescovi per aver scandalizzato i fedeli

Il vescovo Joseph Strickland, in un lungo post dello scorso venerdì su X, ha chiesto a Papa Leone XIV e a tutti i vescovi per quanto tempo ancora continueranno a servire due padroni e a "scandalizzare i piccoli" chiudendo un occhio sul peccato.

Nel suo post del 14 novembre, il vescovo emerito di Tyler, Texas, si è chiesto per quanto tempo i vescovi, la curia vaticana e il Santo Padre continueranno a scandalizzare i fedeli con la loro compiacenza nella celebrazione di liturgie irriverenti e sacrileghe, accogliendo “coppie” dello stesso sesso nella Chiesa senza chiamarle alla conversione, sottolineando l’accoglienza dei migranti senza affrontare gli effetti dell’immigrazione illegale sulle popolazioni native e, in definitiva, “fermandosi tra due padroni”. ( 1 Re 18:21 ) Il vescovo ha sottolineato che ci sono macine pronte per essere distribuite a Papa Leone: un “carico di camion” per la curia romana e un “carico di carico” per la stragrande maggioranza dei vescovi del mondo che spesso scandalizzano i “piccoli”. ( Matteo 18:6 )

Il kairos nella crisi della cristianità: tempo opportuno o racconto consolatorio? /E l'omissione programmatica sulla crisi della fede

Il problema di fondo, da non ignorare, sta nel prevalere del sentimento sulla ragione di conio vaticansecondista. Quella che sapientemente Romano Amerio chiama: La dislocazione della divina Monotriade; quando l'azione, l'amore e la volontà prendono il sopravvento sull'idea, sul pensiero, sulla verità, sulla conoscenza [vedi]. In fondo lo riconosciamo nell'agire e nel 'sentire' che precedono il conoscere, da cui invece dovrebbero scaturire, nel prevalere della prassi con esclusione della ragione: prassi a-teoretica, senza alcun approfondimento e spiegazione, divenuta ormai lo stile apodittico in senso autoritarista dei pastori a partire dal Trono più alto, che non appare più un Trono... ma paradossalmente lo diventa quando si tratta di introdurre cambiamenti rivoluzionari che stiamo subendo come fatti compiuti e che vanno oltre il nostro sensus fidei cattolico. 
A seguire, trovate un approfondimento dell'analisi sulle ulteriori nefaste carenze del discorso del Cardinale Zuppi, le cui motivazioni derivano da quanto precede. (M.G.)

Il kairόs nella crisi della cristianità:
tempo opportuno o racconto consolatorio?


Nel discorso inaugurale dell’Assemblea CEI, il cardinale Matteo Zuppi ha proposto una lettura suggestiva della fine della cristianità parlando di kairόs, tempo favorevole, occasione propizia. È un passaggio che merita attenzione, perché introduce un tema biblico decisivo e apre interrogativi profondi sul modo in cui la Chiesa interpreta il proprio presente.

Nella Scrittura il kairόs non è un momento qualunque. Non indica un periodo storico più interessante di un altro. È il tempo qualitativo in cui Dio agisce nella storia e chiede all’uomo una risposta. È il tempo dell’urgenza, della metanoia, del discernimento severo. Non è ottimismo. È chiamata. Non è clima. È giudizio salvifico. Quando Gesù proclama «Il tempo è compiuto» indica il kairόs come irruzione del Regno che obbliga a prendere posizione.

Colligite Fragmenta: XXIII Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione settimanale di p. John Zuhlsdorf, sempre collegata alle vicende del presente. Essa, nell'ottava, ci aiuta ad approfondire i doni spirituali della Messa della Domenica precedente qui.

Colligite Fragmenta:
XXIII Domenica dopo Pentecoste


Mettiamo un po’ d’ordine. Ci avviciniamo alla fine dell’anno liturgico, quando lo sguardo della Chiesa si concentra sempre più intensamente sul compimento di tutte le cose: la Seconda Venuta del Signore, la risurrezione dei morti e il giudizio. Pius Parsch, nel suo The Church’s Year of Grace, riconosce in queste domeniche autunnali una struttura tripartita:
Nelle liturgie domenicali del tempo d’autunno non è difficile scorgere una progressione in tre tappe. La prima comprende le domeniche di transizione dall’estate all’autunno (dalla XV alla XVII dopo Pentecoste); la seconda abbraccia le quattro più belle formulari del Tempo del Raccolto (dalla XIX alla XXI); la terza inizia oggi e conduce la stagione alla sua conclusione (XXIII–XXIV). Nondimeno, la liturgia, pur volgendo lo sguardo alla fine, resta sempre primariamente rivolta alla situazione presente. Così anche oggi.

martedì 18 novembre 2025

La favola moderna che stordisce. La morte delle Kessler e il dolore che la coscienza evita

Un pensiero cristiano su una vicenda emblematica di questi giorni.
La favola moderna che stordisce.
La morte delle Kessler e il dolore che la coscienza evita di vedere

La notizia della morte delle gemelle Kessler ha riempito i giornali con la leggerezza delle storie costruite per consolare. Le immagini d’archivio, i ricordi di un’Italia televisiva più ingenua, la simmetria delle due sorelle sempre insieme hanno permesso di costruire un racconto irrealmente elegante. La cultura ha confezionato la loro uscita di scena come un finale poetico, un gesto armonioso che chiude una vita vissuta in coppia. La narrazione dominante ha preferito trasformare una tragedia in una favola moderna per evitare di guardare ciò che pulsa sotto la superficie.

Il 'Nobis quoque peccatoribus'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Nobis quoque peccatoribus. Qui l'indice degli articoli sulle formule del latino liturgico.

Il 'Nobis quoque peccatoribus'

Dopo il Memento e Ipsis, Domine [qui], il sacerdote prega:
Nobis quoque peccatóribus fámulis tuis, de multitúdine miseratiónum tuárum sperántibus, partem áliquam et societátem donáre dignéris, cum tuis sanctis Apóstolis et Martýribus: cum Joanne, Stéphano, Matthía, Bárnaba, Ignatio, Alexandro, Marcellíno, Petro, Felicitáte, Perpetua, Agatha, Lucia, Agnéte, Caecilia, Anastasia, et ómnibus Sanctis tuis: intra quorum nos consortium, non aestimátor mériti, sed veniae, quaesumus, largítor admitte. Per Christum Dóminum nostrum.
Che traduco come:

Santo Padre, aiutaci a comprendere

Nella nostra traduzione da Crisismagazine
Santo Padre, aiutaci a comprendere

Per quanto ci si sforzi di comprenderlo, Papa Leone ci lascia ancora perplessi. Anche concedendo il beneficio del dubbio alle sue recenti dichiarazioni, i cattolici non riescono ancora a trovare chiarezza. I fedeli cattolici comprendono appieno i limiti dell'insegnamento papale. L'assenso della mente e della volontà è riservato solo agli atti magisteriali insegnati infallibilmente. Tutte le altre dichiarazioni obbligano i cattolici a mostrare rispettosa attenzione, niente di più. Ciononostante, alcune dichiarazioni di Papa Leone mettono a dura prova la coscienza cattolica.

Nascosta precariamente tra assenso e rispettosa considerazione, si cela una distinzione fondamentale che sfugge a molte anime cattoliche semplici. Alcuni presumono che ogni sillaba che esce dalle labbra del Romano Pontefice abbia lo stesso valore del Credo niceno. Questi cattolici benintenzionati non sanno di essere caduti preda dei pericoli dell'assolutismo papale (cfr. ultramontanismo), un'interpretazione pericolosa e fallace delle prerogative papali. Questa stessa tendenza è ciò che causò a San John Newman tanta preoccupazione alla promulgazione della Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I. Peccato, perché questo errore li lascia abbandonati nel novero della coscienza dubbia, nel migliore dei casi, e di una coscienza erronea, nel peggiore.

lunedì 17 novembre 2025

FIUV / Notizie da Roma

Nella nostra traduzione, una Nota del Presidente della FIUV, Joseph Shaw, sul nuovo pontificato e, in particolare, sul possibile approccio nei confronti della Messa tradizionale. Alcuni precedenti sulla FIUV qui - qui - qui.

Notizie da Roma

Essendo appena stato a Roma per la prima volta nel nuovo pontificato, noto due conseguenze concrete dell'atteggiamento di Papa Leone nei confronti della Messa tradizionale: l'accoglienza della stessa nella Basilica di San Pietro e la presenza a questa Messa non solo di 3.000 fedeli, ma anche di 200 sacerdoti in coro.

Tra questi sacerdoti c'erano molti che negli anni precedenti avevano deciso che fosse più prudente astenersi dagli eventi del pellegrinaggio, o almeno partecipare come membri della folla, non in tonaca e cotta in una sezione speciale della processione, e in coro a San Pietro. Solo 50 sacerdoti hanno partecipato in coro nel 2024.

La Ferrari e il triciclo. Ovvero perché dire no al patto scellerato sul rito tradizionale

Un articolo da non perdere che stavamo traducendo. Ma ci ha preceduti Duc in altum, da cui lo riprendiamo, completato con numerosi link di riferimento alle questioni evidenziate. 

La Ferrari e il triciclo. Ovvero perché dire no
al patto scellerato sul rito tradizionale

di Chris Jackson

Michael Matt ci dà la “buona notizia”. Messa tradizionale sugli altari laterali di San Pietro e voci secondo cui Leone avrebbe “permesso ai vescovi di decidere autonomamente” riguardo al rito antico. “The Remnant” poi pubblica un editoriale che celebra il ritorno della santa messa tradizionale nella basilica del papa come l’inizio di un glorioso allentamento delle restrizioni. Continuate a pregare e a sperare: la messa tradizionale non verrà negata.

Caro lettore, se ti fossi appena svegliato da un coma iniziato nel 1970 potresti pensare che queste parole di “The Remnant” siano del 1988 o giù di lì. Roma ha mantenuto intatte tutte le novità dottrinali, però ha concesso un indulto liturgico attentamente controllato e il giornale della resistenza conservatrice dichiara che è stato fatto un passo nella giusta direzione.