Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 11 febbraio 2013

Rispettoso Comunicato della FSSPX

La Fraternità San Pio X  ha appreso l'improvviso annuncio delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, che sarà effettivo la sera del 28 febbraio 2013. Malgrado le divergenze dottrinali manifestate in occasione dei colloqui teologici tenuti tra il 2009 e il 2011, la Fraternità non dimentica che il Santo Padre ha avuto il coraggio di ricordare che la messa tradizionale non era mai stata abrogata e di sopprimere gli effetti delle sanzioni canoniche nei confronti dei suoi vescovi in seguito alle consacrazioni del 1988. Essa non ignora l'opposizione che queste decisioni hanno suscitato, obbligando il Papa a giustificarsi davanti ai vescovi del mondo intero. Essa gli esprime la sua gratitudine per la forza e la costanza di cui ha dato prova nei suoi riguardi in circostanze così difficili, e gli assicura le sue preghiere per il tempo che egli ormai desidera dedicare al raccoglimento.

Alla sequela del suo fondatore, Mons. Marcel Lefebvre, la Fraternità San Pio X riafferma il suo attaccamento alla Roma eterna, Madre e Maestra di Verità, e alla Sede di Pietro. Essa ribadisce il suo desiderio di apportare il proprio contributo, secondo i suoi mezzi, alla grave crisi che scuote la Chiesa. Essa prega perché, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, i cardinali del prossimo conclave eleggano il papa che, secondo la volontà di Dio,  aprirà alla restaurazione di ogni cosa in Cristo (Ef. 1,10).

Menzingen, 11 febbraio 2013, nella Festa di Nostra Signora di Lourdes
___________________________
[Fonte DICI - Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

Il Papa lascia il pontificato il 28 febbraio

Aggiornamento. un nostro lettore commenta:
Qualsiasi cosa vogliate pensare, tenete sempre ben presenti questi punti.
  1. il primo giorno di pontificato, nel suo primissimo drammatico intervento pubblico, papa Benedetto XVI chiese preghiera affinché non arretrasse di fronte ai «lupi».
  2. una decisione del genere papa Benedetto XVI non l'ha certo presa a cuor leggero o solo per effettiva stanchezza. Se questa mossa è per il bene della Chiesa (e lui ha proprio detto questo!) potete star certi che ci sono altri aspetti che sui titoli dei giornali non sono emersi (né emergeranno mai).
  3. papa Benedetto resta Papa anche dopo le dimissioni (la prerogativa dell'infallibilità in materia di fede e di morale non "scade" certo per l'aver dato giuridicamente le "dimissioni"): il suo ministero, benché all'ombra di un nuovo Papa e lontano dai riflettori e dai sacri palazzi, durerà finché vive.
  4. le "dimissioni" creano un precedente giuridico a cui si appelleranno senza dubbio tutti i nemici della Chiesa: di ogni Papa sgradito (cioè di tutti i pontefici futuri) troveranno modo per parlare di dimissioni ogni giorno. Benedetto XVI è senza dubbio consapevole di questo altissimo prezzo, il che significa che c'è un pericolo grosso e imminente che ha inteso respingere a costo di pagare un simile prezzo.
Insisto a ripetere: non fidiamoci troppo dei giornali - nemmeno quelli specializzati in faccende di Chiesa. E non sottovalutiamo l'instancabile e accanito operare dei lupi (per esempio: ricordate un anno fa? si "prevedeva" la "morte" del Papa...).

11:46 BENEDETTO XVI ANNUNCIA: LASCIO IL PONTIFICATO
Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. Ha chiesto anche che si indica un conclave per l'elezione del successore.
La decisione sarebbe stata maturata per "mancanza di forze". Il Papa ha spiegato infatti di sentire il peso dell'incarico di Pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa.
Nessun segnale lasciava trasparire questa abdicazione. Non ci sono parole, solo sconcerto, trepidazione e preghiera.

Drammatica immagine del Pallio
di Benedetto XVI depositato
sulla tomba di Celestino V
Si parla, come unico precedente, di quello di Celestino V, ma così fecero prima di lui Benedetto IX nel 1045 e Gregorio VI l'anno dopo.. Tuttavia c'è una differenza: Benedetto XVI non fece per viltate il gran rifiuto come Celestino V, il quale sembrava invece coerente con la sua vocazione da eremita, ma rinuncia dopo anni di Pontificato densi di eventi e di prove, sentendo di non reggere il peso del suo grave compito. Anche se è una rinuncia che potrebbe nascondere delle pressioni...

Emblematica la profetica immagine a lato, del pallio deposto sulla tomba di Celestino V, nella cornice delle rovine  di Collemaggio. E però mi sembra significativo che abbia manifestato la sua decisione in un contesto di beatificazione di Martiri per la Fede... E oggi non è l'anniversario delle apparizioni di Lourdes? Che nesso può esserci?

Questa la dichiarazione riportata da Magister:

Carissimi Fratelli,

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa.

Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.

Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.

Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice.

Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Dal Vaticano, 10 febbraio 2013
BENEDICTUS PP XVI

domenica 10 febbraio 2013

Risonanze sulla "lectio divina" di Benedetto XVI presso il Seminario Romano Maggiore

La Lectio divina tenuta dal Papa l'8 febbraio scorso presso il Seminario Romano Maggiore [testo integrale qui] è importante e suscita alcune risonanze, partendo da quanto suscitato da questo brano cui aggiungo di seguito quanto ripreso in sintesi dalla discussione sull'articolo precedente:
«...Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci impressionare - come ha detto Papa Giovanni - dai profeti di sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di sé, adesso è il tempo in cui muore”. No. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente, c’è un falso ottimismo e un falso pessimismo. Un falso pessimismo che dice: il tempo del cristianesimo è finito. No: comincia di nuovo! Il falso ottimismo era quello dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano, i seminari chiudevano, e dicevano: ma … niente, va tutto bene … No! Non va tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo. Il futuro è realmente di Dio: questa è la grande certezza della nostra vita, il grande, vero ottimismo che sappiamo. La Chiesa è l’albero di Dio che vive in eterno e porta in sé l’eternità e la vera eredità: la vita eterna».
Bene il richiamo al falso e al giusto ottimismo. Tuttavia l'accento viene posto sul falso ottimismo dopo il concilio, ma non su quell' ottimismo a priori da cui invece è partito il Concilio, che dava per scontata la positività delle aspirazioni dell'uomo contemporaneo e la sottovalutazione dovuta a insufficiente approfondimento della realtà con cui si entrava in relazione [vedi anche recenti critiche del Papa alla Gaudium et Spes]. Un ottimismo a priori, che ha indotto tra l'altro le derive antropocentriche e che già cinquant'anni fa è risultato da un preciso atto di volontà. (B. Dumont, Il conflitto irrisolto).
Il problema nasce quando queste "cose sbagliate" non vengono riconosciute e non viene loro dato il giusto nome e non vengono corrette. La Chiesa rinasce sempre di nuovo ad opera del Signore, ma non è un automatismo che non ci coinvolge responsabilmente: è una Grazia che precede accompagna e consolida il nostro impegno. Ma poi, se non assecondata, potrà anche arrivare il momento in cui « se questi taceranno, parleranno le pietre! » (Lc 19,40) E dicendo "questi" il Signore si riferisce apertamente ai suoi discepoli!

sabato 9 febbraio 2013

Cattolici e luterani stanno per pubblicare un documento comune :« Dal conflitto alla comunione »

News.va il 18 gennaio, edizione italiana, pubblica la notizia, completata dall'intervista esclusiva rilasciata all'AFP dal card. Koch, riportata oggi dall'edizione francese, che traduco di seguito. Le perplessità non sono poche né di poco conto. Ne parleremo nella discussione. Ricordo che è possibile consultare numerosi precedenti (protagonisti Koch, Müller), digitando le parole chiave nella stringa di ricerca del blog, mentre sull'ecumenismo può essere utile questa riflessione

Radio Vaticana 18 gennaio:
L’ecumenismo della vita ci sta conducendo verso la comunione: ne è convinto il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che interviene alla Radio Vaticana in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si svolge da oggi al 25 gennaio sul tema “Quel che il Signore esige da noi“, frase tratta dal libro del profeta Michea.

R. – Io credo che negli ultimi 50 anni siano accadute molte cose. Ci sono stati tanti dialoghi, abbiamo trovato tanti avvicinamenti – penso in particolare al grandioso evento che si è verificato poco prima della fine del Concilio, quando le scomuniche tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa sono state affidate all’oblio della storia; penso alla grandiosa Dichiarazione tra la Federazione luterana mondiale e il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani sulla Dottrina della Giustificazione, cioè proprio sul punto che all’epoca della Riforma ci aveva divisi … Accanto a questo, nel frattempo, si è sviluppata una rete mondiale di amicizie ecumeniche e questo lo ritengo ancora più importante, perché non saranno le “carte” ecumeniche a condurci nel futuro, ma la comunione nella vita. Eppure, nonostante tutto quello che abbiamo fatto, dobbiamo dire che la meta dell’ecumenismo non è stata raggiunta: non abbiamo ancora trovato l’unità e c’è ancora molto da lavorare per trovarla …

D. – Per quanto riguarda il dialogo con gli ortodossi, una delle maggiori difficoltà è data dalle divisioni all’interno della stessa ortodossia …
R. – Esiste una grande Commissione internazionale tra la Chiesa cattolico-romana e le Chiese ortodosse, della quale fanno parte delegazioni di quasi tutte le Chiese – ad eccezione della Bulgaria. Si rilevano, in effetti, alcune tensioni tra gli ortodossi; per questo credo che sarebbe un evento importantissimo l’eventuale svolgimento di un Sinodo pan-ortodosso. Seguo questa evoluzione con grande simpatia perché sono convinto che se si riuscisse a realizzare lo svolgimento di questo Sinodo pan-ortodosso, questo significherebbe un grande aiuto anche per il dialogo ecumenico con noi.

D. – Quale il ruolo dell’Anno della fede in questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani?
R. – Credo che svolga un ruolo centrale per tutto l’anno, perché l’elemento fondante dell’ecumenismo è la fede! L’ecumenismo non è una faccenda semplicemente diplomatica o politica: è una questione di fede. E quello che ci unisce maggiormente è il Battesimo – riconosciuto da tutti – e il Credo apostolico. In questo senso, l’Anno della fede è una grande sfida a ritrovare le radici dell’ecumenismo che si trovano proprio nella fede.

Radio Vaticana 8 febbraio:
Cattolici e luterani stanno per pubblicare una dichiarazione vantando la mutua comprensione realizzata « dopo 40 anni », ma le loro strade continuano a divergere sulle « questioni fondamentali della vita », ha confidato all'AFP il Cardinal Kurt Koch, in un'intervista esclusiva. Il cardinale svizzero, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, aveva già confidato in gennaio all'agenzia cattolica austriaca « Kathpress » la prossima uscita di questa dichiarazione congiunta. Si tratterà in qualche modo del punto della situazione del dialogo con gli ostacoli, i punti di convergenza, e i progressi registrati, specialmente dopo la Dichiarazione d'Augusta del 31 ottobre 1999.
Comune alla Federazione luterana mondiale e alla Chiesa cattolica « questo documento di 30 pagine », intitolato « Dal conflitto alla comunione », « è ora in corso di traduzione in diverse lingue », ha annunciato il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Questo testo dovrebbe essere pubblicato nei prossimi mesi. È il frutto di 4 anni di lavoro della Commissione bilaterale per il dialogo.

La storia di un lungo dialogo, dei suoi progressi e dei punti di resistenza
A quattro anni dal 500mo anniversario della Riforma (2017), la dichiarazione ripercorre un doloroso conflitto ma anche i progressi teologici dopo il concilio Vaticano II, ha spiegato il prelato svizzero, infaticabile apostolo dal 2010 d'un ecumenismo de lungo respiro che non cerca gli effetti clamorosi.
Nell'intervista il Cardinal Kurt Koch redige il bilancio del lavoro che Benedetto XVI gli ha affidato e che dice di condurre con « piacere e pazienza ». « Non sempre facile » ammette, sia con i protestanti che con gli ortodossi. « Sono felice, sottolinea l'ex vescovo di Basilea, che ci si interessi a ciò che la Chiesa fa in materia d'ecumenismo ».
Tra cattolici e protestanti, « si era detto che la fede divide e l'azione unisce. Oggi si deve affermare il contrario», egli spiega. In effetti, riconoscimenti teologici fondamentali sono stati realizzati senza rumore, ma le strade ad esempio si allontanano sulla pratica della bioetica ». « È essenziale. Per la voce del cristianesimo nella nostra società, se non c'è comunione nelle questioni fondamentali per la vita dell'uomo, è molto difficile », egli sottolinea. Rileva anche « l'assenza di meta comune nell'ecumenismo »: per i cattolici, l'obbiettivo resta « l'unità visibile in un'unica Chiesa « corpo del Cristo» e per i protestanti, la rivendicazione è sintetizzata dal « concetto di riconoscimento reciproco».

La delicata questione di un ordinariato per i luterani
Interrogato sull'ipotesi di proporre ai luterani delusi dalla loro Chiesa un « ordinariato » per ricongiungersi alla Chiesa cattolica (come già avviene con gli Anglicani), il Cardinal Koch assicura le intenzioni a questo riguardo del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede l'arcivescovo tedesco Gerhard Ludwig Müller, sono state mal interpretate: « È una questione concreta che era stata posta all'arcivescovo Müller, ma non è qualcosa lanciato da lui. La questione era (di sapere) ciò che Roma pensa se dai Luterani vengono formulate domande simili a quelle degli Anglicani ».

Il mutuo riconoscimento del battesimo
Uno dei concreti progressi registrati, secondo lui, dopo il Concilio è « il reciproco riconoscimento del battesimo »: « ciò non lo fanno tutte le Chiese, ma la maggior parte ci sono anche delle Chiese ortodosse che non accettano, che ripetono il battesimo ». « L'ecumenismo dev'essere anche un ecumenismo battesimale », dato che le due condizioni per il riconoscimento universale di un battesimo sono il simbolo dell'acqua e il segno trinitario (« nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo »).

Il dialogo con gli ortodossi non è facile
Mons. Koch recentemente si è recato al Cairo per l'intronizzazione del nuovo papa copto-ortodosso Tawadros, e esprime la speranza che un giorno egli possa incontrare Benedetto XVI. In Medio-Oriente, egli nota, « ho molta pena a parlare di primavera araba, ho l'impressione si tratti piuttosto di un autunno islamico ».
Con le quindici Chiese ortodosse, « il dialogo non è facile », e « la questione del primato (del papa) resta la questione fondamentale » che fa problema, egli ammette. Quanto ad un incontro del papa col patriarca Cirillo di Mosca, « è un sogno, ma i segnali di Mosca non sono evidenti « per poter supporre un incontro imminente ». (AFP)

venerdì 8 febbraio 2013

La libertà Ambrosiana: sull’applicabilità del Motu Proprio Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI al Rito Ambrosiano

« Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto ». (Benedetto XVI)

Per uniformarsi alla mens del Santo Padre, il Circolo John Henry Newman ha organizzato – lo scorso 11 gennaio – un incontro pubblico sull’applicabilità del Motu Proprio Summorum Pontificum al Rito Ambrosiano. La tesi del Circolo (logica e di buon senso) è la seguente: il Motu proprio – essendo legge universale della Chiesa – deve essere applicato anche nella Diocesi di Milano.

Il dottor Andrea Sandri, presidente del Circolo, ha ripercorso le tappe fondamentali della mancata applicazione del Motu proprio nella Diocesi Ambrosiana: a solo un mese dalla promulgazione del documento papale, l'allora Vicario Episcopale per l'Evangelizzazione e i Sacramenti e Pro Presidente della Congregazione del rito Ambrosiano – mons. Luigi Manganini – pubblicava una lettera nella quale si affermava che il Motu proprio riguardava,
«come è ovvio, le parrocchie e le comunità di Rito Romano presenti in Diocesi, dove peraltro in questi anni non ci sono state richieste per l'utilizzo della precedente concessione di Giovanni Paolo II, né risultano esistere gruppi stabili di fedeli per i quali potrebbero essere opportuni passi di riconciliazione».
Il secondo documento analizzato dal dottor Sandri è la lettera di mons. Perl (allora vicepresidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei), in risposta a don Jeffrey Moore. Il sacerdote chiedeva conferma dell'applicabilità del Motu proprio nella Diocesi di Lugano, nella quale viene celebrato sia il rito ambrosiano che quello romano. La risposta è chiara:
«mentre è vero che il motu proprio del Santo padre non cita esplicitamente il rito ambrosiano non esclude nemmeno gli altri riti latini; se la volontà del Sommo Pontefice vale per il rito romano, considerato il superiore in dignità, di conseguenza, tanto più per gli altri riti latini, incluso il rito ambrosiano».
Basterebbero queste parole per chiudere la partita in favore dell'applicabilità del Motu proprio in terra ambrosiana, ma – si sa – alcune cattive idee sono difficili da estirpare.

Il dottor Sandri ha poi ceduto la parola a don Marino Neri, filologo e liturgista. Il sacerdote ha analizzato il rito ambrosiano dal punto di vista storico – evidenziando l'attaccamento di sant'Ambrogio alla tradizione romana e, allo stesso tempo, il suo tentativo di andare incontro alla tradizione locale – e dal punto di vista filologico, confrontando sinotticamente il Canone romano e quello ambrosiano, e analizzando alcune opere di sant'Ambrogio, utili per comprendere la sua mens liturgica. 

Il dottor Fabio Adernò – canonista ed avvocato ecclesiastico – ha analizzato la natura giuridica del Motu proprio, che è – allo stesso tempo – legge universale e, quindi, diretta a tutta la Chiesa, e legge speciale in quanto afferma l'esistenza di una forma "straordinaria" del Rito.
Adernò  ha poi dimostrato come l'espressione "rito romano" – in quanto espressione liturgica maggioritaria della Chiesa – possa esser considerata sinonimica di "rito latino", comprendente quindi anche il rito ambrosiano, ed ha altresì ribadito – al di là di queste interpretazioni – un principio base del diritto: l'autorità inferiore non può né abrogare, né modificare o ignorare quanto disposto dall'autorità superiore, ma solamente applicarlo.

L'incontro si è concluso con l'augurio che i responsabili diocesani tornino a scoprire il tesoro della Messa ambrosiana antica e che, soprattutto, applicando generosamente il Motu proprio Summorum Pontificum riaffermino con forza il loro attaccamento al Santo Padre.

Il giorno seguente, don Marino Neri ha celebrato una santa Messa in rito romano antico presso l'Abbazia dei monaci Olivetani di Seregno.

Date le numerose richieste, il Circolo John Henry Newman ha deciso di rendere disponibili, il prima possibile, le relazioni di don Marino Neri e del dottor Fabio Adernò. [Le attendiamo anche noi.]

Problemi di fondo presso la Pontificia Accademia per la Vita.

Il Dr. Philippe Schepens risponde a Présent, sul numero 7774 del 19 gennaio 2013.

Da qualche tempo, si moltiplicano le agitazioni presso la Pontificia Accademia per la Vita (PAV). Présent ha ottenuto un'intervista con un membro belga di questa Accademia, il Dr Philippe Schepens. Il Dr Schepens è stato membro del comitato direttivo dell’PAV tra il 1995 e il 2004 ed è peraltro segretario generale della Federazione mondiale dei medici per il rispetto della vita umana e membro del consiglio di direzione dell'American Life League.

Da qualche tempo, presso la Pontificia Accademia per la Vita si moltiplicano le controversie. Cosa sta succedendo ?
— Cerchiamo di riassumere. Nella primavera del 2009, ci fu « la questione Fisichella » : in occasione del caso di Recife, l'allora nostro presidente ha pubblicato su l’Osservatore Romano un articolo che quasi unanimemente è stato preso come una giustificazione dell'aborto in certi casi. Successivamente, nel febbraio 2012, la nostra Accademia ha organizzato un congresso sull'infertilità, nel corso del quale sono state espresse in maniera preponderante posizioni contrarie alla dottrina cattolica. Più recentemente ancora, nell'aprile scorso, l’Accademia ha annullato un congresso sulle cellule staminali. Ufficialmente il problema è finanziario, ma di fatto questo ripiegamento è dovuto alle proteste di alcuni accademici di fronte ad una nuova deriva.

Per una « Accademia Pontificia », ciò sembra troppo..
— Sì, ed ecco perché si alza un consistente numero di voci. Nel 2010, il mio compatriota Mons. Schooyans ha pubblicato un libro in reazione allo scandalo che Mons. Fisichella ha causato nelle anime (1). Per quanto riguarda il 2012, l’accademico più attivo nel difendere la dottrina della Chiesa è il professore austriaco Josef Seifert.

—  Lei dice che molti accademici si mobilitano, guardando dall'esterno, si ha l'impressione che essi siano poco numerosi.
— La maggior parte degli accademici non vuole dispute sulla piazza pubblica ma le assicuro che all'interno « ci si altera ». Chi presenta queste proteste come se venissero da una piccola minoranza rumorosa si sbaglia, poiché, quando Mons. Fisichella ha pubblicato il suo articolo, la maggioranza dei membri gli ha chiesto di ritrattare.

Mons. Fisichella è stato smentito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.
— Come ? La CDF ha ricordato la dottrina della Chiesa, ma questo era scontato, poiché il dogma non può cambiare. Ciò che bisogna tener presente, è che questa « puntualizzazione » della CDF ha rafforzato Mons. Fisichella, perché pretende che il suo articolo sarebbe stato « manipolato » ! Infatti, è stato sostenuto dall'inizio alla fine dal cardinal Bertone, semplicemente perché è su richiesta della Segreteria di Stato che ha scritto l'articolo. La protesta degli accademici presso il cardinal Levada è stata prima corto-circuitata dal cardinal Bertone. Così la diplomazia passa avanti alla dottrina! È una conseguenza del Vaticano II : quando Paolo VI ha riformato la Curia, ha dato precedenza nell'organico alla Segreteria di Stato sulla Congregazione per la Dottrina della Fede. Ci sono buone ragioni di pentirsi di questa inversione delle priorità. Così protetto, non mi meraviglio che Mons. Fisichella sia stato arrogante fino in fondo, rifiutando il minimo mea culpa. E dire che il suo motto è Viam veritatis elegi... Quando si è impenitenti nella scelta della cultura di morte, si può promuovere quella nuova evangelizzazione ? In ogni caso, non quella del Vangelo della vita.

Il 18 maggio 2012, John Allen ha pubblicato nel National Catholic Register un articolo (2) in cui parla di divergenze tra Europei ed Americani in seno alla Pontificia Accademia. Secondo lui, le tensioni intra-dottrinali e partigiane di apertura sono normali perché il dibattito scientifico è necessario.
— Questo articolo ben descrive alcune delle tensioni nell'Accademia ma non credo del tutto ad un divario atlantico perché anche molti membri del Nuovo Mondo, tanto Anglo-Sassoni che Latini, esprimono le loro gravi preoccupazioni. Nel febbraio scorso, ad esempio, il Prof. Hilgers, degli Stati Uniti, si è schierato in prima linea in seduta pubblica. Quanto al bilanciamento intransigenza-apertura, siamo seri : M. Allen trova normale che questioni dogmatiche (aborto, fecondazione in vitro) formino oggetto d'un dibattito, mentre si osa dire che Roma locuta, l'argomento è chiuso... a proposito degli OGM. È il mondo a rovescio ! Dopodiché, l’Accademia non deve essere un luogo di dialogo con punti di vista non cattolici.

Cosa vuol dire?
— Il cardinal Ravasi, ad esempio, ha preso posizioni simili a quelle di M. Allen ma fa senza dubbio confusione col Cortile dei Gentili, che d'altronde è una buona iniziativa. Secondo il motu proprio Vitae Mysterium, con cui Giovanni Paolo II ha fondato l’Accademia, essa ha la missione di « informare e formare » in campo bioetico, « specialmente sulle questioni che hanno un rapporto particolarmente stretto con le direttive del magistero ». È chiaro. La discussione con posizioni non cattoliche è dunque utilissima ma non è l'Accademia il luogo. Del resto, poiché apparentemente l'Accademia dovrebbe essere « abortista »… lo scorso febbraio, non si era nel mirifico « dibattito pluralista » : il nostro presidente, Mons. Carrasco, ha rifiutato di condannare la FIV, e i membri che hanno protestato sono stati ridicolizzati in pubblico. In seguito, la direzione dell'Accademia ha scritto che coloro che non erano contenti non erano obbligati a venire ! Si finirebbe per credere che un'Accademia pontificia faccia attiva promozione della cultura di morte.

Da dove hanno origine tutte queste derive ?
— Papa Giovanni Paolo II e P. Lejeune, nostri due cofondatori, volevano un corpo di esperti organicamente autonomo ma dottrinalmente sottoposto al magistero, e presieduto da un laico. Ciò avvenne dal 1994 al 2004 ma successivamente la Segreteria di Stato ha stravolto il nostro statuto affidandone la presidenza ad un ecclesiastico. Questa clericalizzazione ha trasformato l'Accademia in una sorta di sotto-dicastero, in cui i presidenti si succedono secondo gli « avanzamenti » accordati a prelati che fanno carriera. Costoro sono sottoposti ai rapporti di forza delle fazioni curiali, alcune delle quali pensano che la Chiesa deve accordarsi col modo esteriore. Ci si trova in una totale inversione : mentre ci si chiede di accettare le libertà con la dottrina divina della Chiesa, ci si vorrebbe sottomettere agli umanissimi giochi delle fazioni della Curia. Non mi meraviglio che alcuni parlino di una nuova « tradizione dei chierici ».

Poiché lei è membro del consiglio direttivo dell'Accademia, conosce i suoi ingranaggi. Quale soluzione vede possibile ?
— Al momento dei colloqui, bisogna cessar d'invitare esperti che hanno visioni contrarie a quelle della Chiesa. Sarà più semplice se si affronta il problema alla radice, ripristinando il nostro statuto originario.
_____________________________
Discorso raccolto da Etienne Leroy
1. Falsa compassione e vera disinformazione – Sul caso di Recife ed altri, Michel Schooyans, Ed. F.-X. de Guibert, 2010.
2. http://ncronline.org/blogs/all-things-catholic/three-tensions-beneath-latest-vatican-dispute
......................
(Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio)

giovedì 7 febbraio 2013

Conferenza spirituale sulla potenza mariana e lo scapolare del Carmelo all'Università Cattolica di Milano

Ricevo, e volentieri pubblico, dal Gruppo organizzatore della Messa antica in Università Cattolica

Riprendono, passate le feste natalizie, le conferenze spirituali del secondo lunedì del mese presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Una piccola novità nata dalla concessione della cappella s. Francesco al gruppo organizzatore della Messa antica.

Per assai felice coincidenza, la conferenza del mese di febbraio capita nel giorno della festa dell'Apparizione della Beata Vergine Maria a Lourdes [11 febbraio] e noi non potevamo non dedicarci totalmente a Maria!
Pertanto, abbiamo organizzato il seguente programma: 
P. Alberto Fiorini dei padri Carmelitani Scalzi di Concesa, alle ore 16.30, terrà una conferenza spirituale dal titolo "La potenza di Maria e lo scapolare del Carmelo". 

A lle ore 17.30 P. Alberto Fiorini celebrerà una Santa Messa nella forma straordinaria del Rito Romano (in latino ndr.), nella memoria dell Apparizione della BMV Immacolata detta anche "Madonna di Lourdes". 

Per chi desiderasse, sarà possibile ricevere l'imposizione dello Scapolare del Carmelo.

Naturalmente, il tutto, presso la Cappella s. Francesco.

L'arcivescovo Paglia chiarisce davvero?

Riprendo da Radio Vaticana domanda e risposta a Mons. Paglia sulle sue recenti dichiarazioni che hanno fatto scalpore in tutto il mondo. Il chiarimento è fin troppo chiaro. Mi pare che ci sia differenza tra il « riconoscere la dignità di ogni creatura umana » e « verificare che negli ordinamenti esistenti ci siano le norme che tutelano i diritti individuali », quando queste norme riguardano le coppie di fatto anche omosessuali...

D. ...durante la recente conferenza stampa in Vaticano, ha parlato di diritti individuali, in particolare riguardo a questioni patrimoniali. Ma alcuni media hanno riferito che lei avrebbe parlato di riconoscimento di diritti delle coppie gay. Dai suoi testi, però, non risultano queste affermazioni…

R. – Ovviamente sono rimasto molto sorpreso da quanto alcuni media hanno riportato. Non solo non sono state comprese le parole - e quindi non compreso anche l’affetto con cui sono state dette – ma in verità, e forse con consapevolezza, sono state come “deragliate”. Mi permetta questa immagine ferroviaria: sono state deragliate dal loro binario. E assicuro che, quando il treno deraglia, non trova la stazione, rischia di trovare il precipizio. Altra cosa è verificare se negli ordinamenti esistenti possano ricavarsi quelle norme che tutelano i diritti individuali. Questo è tutt’altro che l’approvazione di certe prospettive.

D. – Lei ha ribadito con forza il principio della pari dignità di tutti i figli di Dio: dunque, assolutamente nessuna discriminazione verso le persone con tendenze omosessuali…

R. – Mi auguro che si sia compresa la passione con cui dico queste cose. Mi trovavo stamattina all’udienza del Papa e mi ha colpito la sua riflessione nel dire che tutti veniamo dalla terra buona, per opera del Creatore buono; e poi, l’essere umano è fatto ad immagine e somiglianza di Dio; tutti allora portiamo in noi l’alito vitale di Dio e ogni vita umana sta sotto la particolare protezione di Dio. Sono parole queste assolutamente straordinarie, direi piene di verità e stracolme di amore. Guai a sporcarle con pregiudizi o appunto deviazioni. Tra l’altro, già nel 1986, il cardinale Ratzinger affermava con decisione – e mi permetto di citarlo – “va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressione malevola e di azioni violente”. Credo che più chiaro di così non si possa esprimere. Mi auguro davvero che quel tesoro prezioso, quel patrimonio dell’umanità, che è la famiglia, possa essere difeso, sostenuto e aiutato, e guai a stravolgerne il senso.

L'imbarazzante silenzio del Papa

Ieri sera passeggiavo con un caro amico sacerdote per una strada male illuminata di un quartiere romano, e pacatamente si rifletteva sulla Chiesa, sulle varie e tristi novità curiali di queste ore e soprattutto sul pontificato di Benedetto XVI, grandioso per certi versi, il Motu Proprio ci ha fatto aprire gli occhi, ma oscuro per molti altri specie per le scelte da lui operate attraverso delle nomine di suoi amici, che hanno prostrato la Chiesa Cattolica, l'Arte Sacra, la Musica Sacra, la cultura e il governo stesso della diocesi di Roma sull'orlo sembra di una imminente bancarotta e ancor peggio con decine e decine di defezioni, tra parroci e viceparroci romani o che scappano, o che peggio si spretano. Tutto questo sigillato da un silenzio papale inquietante.

"Perchè non parla, perchè non salva attraverso una sua parola VERA questa barca che sembra stia veramente affondando, lui che tutti hanno visto all'inizio del suo Pontificato come colui che avrebbe riportato la giustizia, l'equità e restaurato la prassi liturgica millenaria e dottrinale?!"

E il mio caro amico sacerdote, come se fosse ispirato mi ha detto anzi ha ricordato incoraggiandomi quella bellissima preghiera che Mardocheo fece alla Regina Ester, di come l'esitazione della Regina avrebbe causato la sua rovina ma non avrebbe pregiudicato l'azione salvifica della Provvidenza che avrebbe comunque salvato, per vie solo note a Dio, il suo Popolo ora la Sua Santa Chiesa.

«Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti, per il fatto che ti trovi nella reggia. Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione d'una circostanza come questa?». Cfr. Libro di Ester capitolo IV.

L'unica cosa che noi possiamo fare é quella di pregare per il Papa, per questo Papa che la Provvidenza ci ha donato e con la certezza che questa preghiera umilmente recitata per lui possa smuovere la sua volontà per il suo bene e il bene della Santa Chiesa.

mercoledì 6 febbraio 2013

Il Prefetto della Dottrina della Fede sostiene ancora la "teologia della liberazione"?

L'ennesima situazione che chiede di essere chiarita. E la confusione aumenta...

Una lettera del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede al cardinal Cipriani sosterrebbe la ribellione dell’ateneo e del rettore Rubio
Vatican Insider - Città del Vaticano Gerhard Ludwig Müller è dottore “honoris causa” presso l’ex Pontificia Università Cattolica del Perù (PUCP). Da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, era rimasto al margine del conflitto tra le autorità dell’istituzione, l’arcivescovo di Lima e la Santa Sede. Ma una sua lettera, scritta al cardinale Juan Luis Cipriani, è stata interpretata come una forma di sostegno alla ribellione dell’Ateneo contro il Papa. 

Nella missiva Müller ha chiesto spiegazioni sulla decisione di non rinnovare il permesso ecclesiastico per insegnare nella PUCP ad alcuni professori del Dipartimento di Teologia dell’Università stessa. Una scelta, quella della revoca, comunicata dall’arcivescovo a dicembre e frutto del decreto emesso dal Vaticano lo scorso giugno con il quale si vietava l’uso dei titoli “Pontificia” e “Cattolica”. 

Nonostante il contenuto sia riservato, la rivista “Caretas” ha svelato parte del testo della lettera. Il prefetto avrebbe scritto che l’università può continuare a offrire lezioni di teologia, fin quando la Santa Sede non avrà risolto del tutto il problema. Se questo è vero, si tratterebbe di un duro colpo nei confronti dell’arcivescovo di Lima che sta portando avanti una battaglia legale ed ecclesiastica per ribadire l’appartenenza dell’istituzione alla Chiesa. 

La sola esistenza di questa lettera è stata interpretata in Perù come un incoraggiamento per il rettore Marcial Rubio e per i suoi collaboratori, che si sono rifiutati in diverse occasioni di riformare gli statuti dell’Ateneo per adeguarsi alla normativa vaticana sulle università cattoliche, la Costituzione Apostolica “Ex Corde Ecclesiae”. 

Secondo il consigliere del vicerettorato dell’ex PUCP, Marco Sifuentes, la lettera ha messo Cipriani al “suo posto” a Cipriani. L’ha scritto su Twitter, dove altri utenti dichiaravano che Müller avrebbe strigliato il cardinale peruviano. 

L’intervento del prefetto per la Dottrina della Fede è nato da una lamentela inviata a Roma dai professori ai quali era stata sospesa la facoltà di tenere lezioni. Secondo i docenti in questione tale misura è stata applicata per  «motivazioni dottrinali». 

Un’idea molto diffusa nell’ambito dell’ex PUCP, come confermerebbe un articolo pubblicato dall’ex rettore Salomón Lerner Febres lo scorso 13 gennaio sul quotidiano “La República”, nel quale ha definito la revoca dei permessi ai professori come una «decisione non in linea con lo spirito evangelico» e come «un modo per frenare la Teologia della Liberazione, che ha sviluppato nell’Ateneo Gustavo Gutiérrez».

E per dimostrare la sua ipotesi, Lerner ha citato le parole pronunciate da Müller nel novembre 2008, durante una conferenza a Lima e nella quale aveva difeso come “ortodossa” la Teologia di Gutiérrez. 

Ma Cipriani ha preso la sua decisione di revocare il mandato canonico ai professori, almeno formalmente, in virtù di un fatto obiettivo: una sanzione della Santa Sede contro l’Università, applicata tramite un decreto firmato sotto ordine pontificio. Un’azione che non ha bisogno di nessuna giustificazione e che appartiene alle facoltà dell’arcivescovo della capitale peruviana. 

C’è un passato che lega a Gerhard Müller alla PUCP. A Roma ricordano bene i suoi viaggi di studio a Lima (ogni anno per più di 18 anni), quando era ancora arcivescovo di Ratisbona, e per i quali non avvisava neanche il vescovo locale. E anche la sua Laurea “honoris causa”, accettata senza prendere in considerazione le raccomandazioni di Cipriani e di altre personalità. 

Con questi precedenti, il sospetto che l’intervento di Müller nel caso dell’università “ribelle” possa essere strumentalizzato non è del tutto infondato. Timore rinforzato anche in vista della conferenza che pronuncerà il neo prefetto presso la Notre Dame University. Un ateneo che nel 2009 attirò non poche polemiche dal fronte tradizionalista quando concedette la Laurea “honoris causa” al presidente Barack Obama.
Andrés Beltramo Alvarez