Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 6 maggio 2013

Mario Palmaro. I cattolici e quel buchino nella diga

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana 1 maggio 2013.

Giustamente il direttore della  Nuova Bussola Quotidiana ha espresso su queste pagine con molta chiarezza tutte le sue perplessità di fronte a una strana posizione che nel mondo cattolico italiano va facendosi strada in materia di unioni gay. Si tratta di una nuova dottrina che si può riassumere nello slogan: no al matrimonio tra omosessuali, ma sì al riconoscimento dei diritti civili e di forme di unioni diversamente denominate.  

Ora, la faccenda è di notevole portata, quando si pensi che a sostenere questa posizione sono, fra gli altri, monsignor Vincenzo Paglia, monsignor Piero Marini, il quotidiano della CEI  Avvenire, il portavoce della sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, il filosofo del diritto e presidente dell'Unione Giuristi cattolici Francesco D’Agostino.

Fino a qualche decennio fa, quando fra i cattolici qualcuno sbandava  e la sparava grossa, ce la si cavava dicendo: beh, è una posizione isolata, è una voce stonata fuori dal coro. Succedeva così con i teologi ribelli, le comunità di base, i preti operai, i frate mitra, i cattocomunisti del regime sandinista, i moralisti dell’università di Nimega, eccetera eccetera. Adesso il quadro si è fatto più complicato, e di fronte alla presa di posizione che caldeggia forme di riconoscimento delle unioni diverse dal matrimonio, nessuno può più cavarsela dicendo che si tratta di sparate solitarie. Anzi: i solitari rischiano di diventare quelli che a tali posizioni aperturiste provano a opporsi.

domenica 5 maggio 2013

Santa Messa in rito antico a Dossobuono (VR)

Ci viene segnalato che domani, lunedì 8 aprile alle ore 20:00 verrà celebrata una S.Messa cantata in rito antico nella parrocchia-santuario della Madonna della Salute a Madonna di Dossobuono (VR), per la celebrazione dell'Annunciazione, traslata poiché il 25 marzo cadeva in Settimana Santa.

Di regola viene celebrata in rito antico anche la S.Messa parrocchiale feriale del martedì, alle ore 20:00.

La “Chiesa dei poveri”. Una “novità” molto vecchia

Fonte: Si si No no 31 marzo 2013. Prima parte.

La recente elezione di papa Francesco I (13 marzo 2013) ha fatto risorgere il tema della “Chiesa dei poveri”, che andava molto di moda negli anni Sessanta/Settanta ed era stato portato avanti dagli ‘ultra progressisti’ del neomodernismo[1], soprattutto dall’arcivescovo latino-americano Helder Camara, dal cardinale belga Leo Suenens[2], dal cardinale di Bologna Giacomo Lercaro e dalla “Scuola di Bologna” (Dossetti, Alberigo, Bettazzi), ma che poi era passato in secondo ordine, almeno in Italia.

Questa idea è molto più vecchia di quanto non si pensi. Basti pensare al Pauperismo dei “Fraticelli” del XIII secolo con la loro teoria delle due Chiese: una corrotta, ricca, carnale con a capo il Papa; l’altra, la vera Chiesa, spirituale, povera e dei soli poveri, pura e santa anche in tutte le membra umane che la compongono, ossia gli Spirituali e i loro seguaci. Essi vennero condannati da papa Giovanni XXII nel 1316 (v. Costituzione Gloriosam Ecclesiam, DB 484-490). Nel campo sociale i Fraticelli, criticando il lusso e le ricchezze della Chiesa ufficiale, hanno contribuito a toccare il diritto di proprietà.

sabato 4 maggio 2013

Tauran: “Dialogo interreligioso: non competitori ma pellegrini verso la verità”

Aggiornamento: Che dire di questo? "Messaggio ai buddisti per la festa di Vesakh 2013". In mancanza di un più che opportuno silenzio, avrebbe dovuto e dovrebbe essere: « Convertitevi a Cristo, unico Figlio del solo vero Dio, unico Redentore e Mediatore. Aderite alla Verità e liberatevi dell'errore ».
E, invece, la Chiesa cattolica (!?) si rivolge ai non cristiani (lo fa anche per le altre fedi nelle rispettive festività), nei seguenti termini perfettamente in linea con le segnalate dichiarazioni del cardinale di cui al presente articolo : «... saluti ed auguri in occasione della celebrazione della festa di Vesakh, che offre a noi cristiani l’opportunità di rinnovare il nostro dialogo amicale e la stretta collaborazione con le differenti tradizioni che voi rappresentate...». Addirittura al punto 4. sottolinea la consonanza dei loro principi con alcuni insegnamenti del Signore, cadendo e facendo cadere nell’inganno di credere che le verità parziali possano essere la porta d’accesso alla verità totale. Invece “in una dottrina globalmente falsa la verità non è l’anima della dottrina, ma la schiava dell’errore” (R. Garrigou Lagrange). Non si può ignorare che i frammenti di verità presenti nelle altre religioni come i brandelli di verità delle diverse confessioni cristiane hanno un ruolo parziale incompleto mentre gli errori all’interno dei quali sono costretti distorcono la Verità e ne falsano la vera portata. E in questo messaggio è esplicitamente coinvolto il papa!
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Leggete cosa scrive Vatican Insider. Metto solo l'incipit: il resto non è che un delirio analogo. Ciò che appare più grave è che il testo del cardinale parla evidentemente di una testimonianza da portare insieme al mondo. Una testimonianza comune che per essere credibile deve essere offerta non come competitori, cioè affermando la propria fede, ma come pellegrini della verità, che nessuno ha raggiunto.
Vi rinvio a questa riflessione sul problema che vi è collegato, inserita tra i documenti-base di questo blog.

« I credenti sanno che ‘l'uomo non vive di solo pane’, sono coscienti che devono dare un loro specifico contributo nella vita quotidiana e che lo devono fare insieme, non come competitori, ma come pellegrini verso la verità ». Lo ha detto il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, intervenendo ieri sera a Londra al terzo incontro dei vescovi e delegati delle Conferenze episcopali d'Europa per le relazioni con i musulmani, promosso dal Ccee, che si concluderà domani. [...]
In breve, rimandando alla trattazione più ampia di cui al link sopra.
La Chiesa non è e non può essere "pellegrina della verità" e dunque in cerca della verità insieme e alla pari delle altre religioni, come se la rivelazione Apostolica che custodisce e dovrebbe diffondere non avesse la pienezza della Verità, di cui essa è anche portatrice.

Tra l'altro, parlare di credenti inglobando indiscriminatamente cattolici e altri come "pellegrini verso la Verità significa buttare a mare la necessaria distinzione tra la Fede e le credenze di cui alla Dominus Jesus :
Deve essere, quindi, fermamente ritenuta la distinzione tra la fede teologale e la credenza nelle altre religioni. Se la fede è l'accoglienza nella grazia della verità rivelata, «che permette di entrare all'interno del mistero, favorendone la coerente intelligenza», la credenza nelle altre religioni è quell'insieme di esperienza e di pensiero, che costituiscono i tesori umani di saggezza e di religiosità , che l'uomo nella sua ricerca della verità ha ideato e messo in atto nel suo riferimento al Divino e all'Assoluto. (cit. da Fides et Ratio)
E come la mettiamo con le seguenti parole pronunciate dal Papa nell'omelia mattutina del 22 aprile?
Gesù è "l'unica porta" per entrare nel Regno di Dio e "tutti gli altri sentieri sono ingannevoli, non sono veri, sono falsi".
E con queste altre, nella Cappella Paolina il 23 aprile?
"l’identità cristiana è un’appartenenza alla Chiesa, perché trovare Gesù fuori della Chiesa non è possibile".
E con queste, di Pio X (Notre charge apostolique, 25 agosto 1910)?
« La dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non sta nella tolleranza delle convinzioni errate, per quanto sincere possano essere, né nell’indifferenza teorica o pratica per l’errore in cui vediamo cadere i nostri fratelli…Se Gesù è stato buono con gli sviati e i peccatori, Egli non ha rispettato i loro erronei convincimenti, per quanto apparissero sinceri: Egli ha amato tutti per istruirli, convertirli e salvarli »
Schizofrenia, o paurosa confusione?

Cornelio Fabro e il Bicentenario della nascita di Søren Kierkegaard

I giorni 4 e 5 maggio ricorrono rispettivamente gli anniversari della morte di Cornelio Fabro (1995) e della nascita di Søren Kierkegaard (1813). Il nostro omaggio a questi due grandi pensatori che si sono sacrificati senza riserve per aiutare l’uomo a fondare se stesso nel rapporto all’Assoluto: un Singolo di fronte a Dio e di fronte a Cristo.

«Posso e devo dire che il mio incontro con Kierkegaard è stato decisivo, non meno di quello con S. Tommaso, Kant, Hegel, Marx... sia per afferrare l’unità sotterranea del pensiero filosofico nelle varie epoche di cultura, sia per cercare dall’interno la radice o le radici del suo polimorfismo, del suo alzarsi e abbassarsi... nei vari secoli. E come la metafisica di Tommaso mi ha liberato per sempre dai formalismi e dalle vuotaggini delle controversie scolastiche, così l’esistenzialismo cristiano di Kierkegaard mi ha liberato dal complesso d’inferiorità verso il pensiero o, più esattamente, verso la baraonda dei sistemi a getto continuo della filosofia moderna e contemporanea, rivelandomi il loro sottofondo antiumano prima che anticristiano» (C. Fabro, Appunti di un itinerario).

venerdì 3 maggio 2013

Marina Corradi . Quel volo di elicottero come sigillo di una pagina di storia

Aggiornamento: Una grande foto di Papa Francesco e Benedetto XVI in preghiera nella Cappella del Monastero Mater Ecclesiae è pubblicata oggi in prima pagina dall'Osservatore Romano. Dell'incontro di ieri era stata diffusa finora solo la foto del momento dell'arrivo del Papa Emerito al Monastero, con Bergoglio che saluta Ratzinger tenendo la mano dei predecessore tra le sue ed ambedue sorridono. Oggi il Pontefice Emerito e il successore sono ripresi di spalle, mentre entrambi sono in ginocchio. (AGI) - CdV, 3 maggio.

Evento di certo inedito. Da notare l'altare che rispecchia lo stile liturgico di Papa Benedetto, insieme alla presenza dell'inginocchiatoio.


Amo quel che scrive Marina Corradi e come lo esprime. Mi piace ricordare con le sue parole l'evento di ieri: il ritorno del Papa Benedetto nel «recinto di San Pietro», che segna comunque una vicenda insolita e per alcuni aspetti inquietante, che forse solo i posteri potranno decifrare appieno.
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È stato bello, ieri, vedere l’elicottero avvicinarsi e passare accanto al Cupolone, e abbassarsi nell’atterraggio. Come il fragore delle pale ha taciuto, ecco, ci siamo detti, contenti: è tornato a casa.

Avevamo ancora negli occhi l’alzarsi in volo di un altro elicottero, la sera del 28 febbraio; e quell’apparecchio che sorvolava Roma come in un addio ci aveva lasciato addosso la traccia di uno smarrimento e di un’angoscia. Ci era sembrato, l’andarsene il Papa da San Pietro, la scena di uno di quei film americani che raccontano venture ma non lontane apocalissi. Per un momento, nel rombo delle pale che si andava allontanando, avevamo perfino dubitato che il soglio di Pietro potesse vacillare, dopo duemila anni.

Due mesi dopo, alla stessa ora, un elicottero ha riportato Benedetto a casa. Lo ha accolto con un abbraccio Francesco, un Papa già profondamente amato dal popolo cristiano. E allora, in un momento abbiamo come rivisto il film di questi due mesi. La rinuncia, l’ultima udienza, il congedo. E poi i giorni del Conclave, e l’attesa, nella piazza battuta dalla pioggia, con gli occhi fissi al camino della Sistina. E la fumata bianca infine contro il cielo già buio, e quella folla che di corsa arrivava da tutta Roma, come presa da una collettiva viscerale contentezza: perché di nuovo Roma aveva un Papa. E l’innamorarsi della piazza, immediato, di quell’uomo che esordiva semplicemente: «Cari fratelli e sorelle, buonasera». 
Sì, adesso, avendo visto e vissuto queste settimane, possiamo ripensare all’elicottero che lasciava il Vaticano, il 28 febbraio, senza più quel malessere addosso. Ora abbiamo visto quale disegno si è svolto sotto ai nostri occhi, ora cominciamo a capire che quella rinuncia si fondava su una profondissima fede: sulla assoluta certezza che la barca della Chiesa non è degli uomini, ma di Cristo, «che non la lascia affondare».

E abbiamo riletto e colmato di senso le parole di Benedetto al Seminario romano maggiore, due giorni prima dell’annuncio: «Essendo cristiani, sappiamo che nostro è il futuro e l’albero della Chiesa non è un albero morente, ma l’albero che cresce sempre di nuovo. Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci impressionare - come ha detto papa Giovanni - dai profeti di sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di sé, adesso è il tempo in cui muore. No. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre».

Ci sembrano queste parole, adesso, già tese a rincuorarci, a dirci in anticipo: non abbiate paura. E ci soffermiamo, ancora, proprio sull’ultima frase di Benedetto, nella Sala Clementina, quel promettere «incondizionata reverenza e obbedienza» al futuro Papa che, sconosciuto, già gli stava davanti, tra i cardinali; ma promettere con la formula della Regola Bollata numero 76 delle Fonti francescane, con cui san Francesco si sottometteva a papa Onorio. Il che, certo, può essere una coincidenza, però di quelle coincidenze che ci interrogano, perché sembrano un segno. E dunque ora che abbiamo visto e vissuto questi due mesi della Chiesa, quell’elicottero che se ne andava da Roma non ci sembra più un brutto sogno; e invece l’altro, che è arrivato ieri, sigilla in fondo queste settimane. Vivrà, il Papa emerito, in una clausura, in cui ha promesso di portare «tutti e tutto». Fra quattro mura, ma mai solo, nel respiro costante della preghiera. Non ci aveva abbandonati, e adesso lo sappiamo. Però come siamo stati contenti nel vedere, ieri, l’elicottero arrivare, e abbassarsi. Perché è nel «recinto di San Pietro», che quell’amato vecchio deve stare. Perché mancava ancora qualcosa, fino a ieri, quando ci siamo detti: è tornato a casa.
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© Copyright Avvenire, 3 maggio 2013

giovedì 2 maggio 2013

Non sono solo canzonette...

Aggiornamento 4 maggio: Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LVII no. 12 “La diocesi di Roma condanna fermamente il gesto blasfemo compiuto durante il concerto del 1° maggio, l’iniziativa promossa dai sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil nel piazzale antistante la basilica di San Giovanni in Laterano (cattedrale di Roma). L’elevazione di un profilattico a mo’ di ostia con parole che ricordano quelle della consacrazione durante la Santa Messa, da parte di uno dei protagonisti del concerto, rivela una pochezza culturale senza eguali e manifesta la deriva dell’intelligenza cui la crisi morale in atto sta conducendo”. È quanto si legge in una nota diffusa dall’Ufficio stampa del Vicariato di Roma, ripresa dall'agenzia Sir. Il cardinale vicario Agostino Vallini, riferisce la nota, “facendosi anche eco dell’amarezza dei credenti”, “deplora fortemente l’accaduto” ed esprime “dolore per il fatto che simili esibizioni, animate da un’ostilità contro la religione e i sentimenti più vivi nel popolo, si inseriscano - afferma il cardinale - in una manifestazione musicale che da anni intende celebrare la festa dei lavoratori. È forse questo il modo di porgere la propria solidarietà a disoccupati e cassintegrati e di sottolineare la necessità di un rilancio delle politiche del lavoro nel nostro Paese?”. “Spiace constatare con amarezza - aggiunge il card. Vallini - questa nota stonata che sale dal palcoscenico di una manifestazione musicale, chiamata ad offrire soltanto esibizioni che elevano verso ciò che è nobile, nella consapevolezza che anche nella musica amata dai giovani si esprime l’anelito alla bellezza e all’assoluto. Così come addolora il fatto che ancora una volta la religione cristiana sia presa di mira con facilità, utilizzando le manifestazioni pubbliche e gli schermi televisivi”. Per il cardinale, “è intollerabile assistere a gesti che offendono la sensibilità di milioni di credenti, in ciò che hanno di più prezioso e caro, e che feriscono il senso più autentico del vivere comune. Ed è doloroso assistere al silenzio di conduttori e promotori delle manifestazioni che fanno da cornice a tale scempio dell’intelligenza, del buon gusto e del rispetto delle persone”.

Non possiamo tacere e non dare visibilità a certe oscurità del nostro tempo. Riprendo quel che hascritto sul suo sito don Antonio Ucciardo.

Il Concertone del primo maggio è andato…Dovrebbe essere un momento di festa, di arte, di cultura. Lasciamo ad altri di definire fino a che punto si possa parlare di buona musica e fino a che punto di arte. Invece è diventato un carrozzone di ideologie morte e sepolte, l’epilogo di una pièce che viene riproposta, puntualmente, tra il 25 aprile e il primo maggio. Forse per convincerci che può entrare dalla finestra quello che il portone della storia ha respinto sulla strada del non senso, lastricata di milioni e milioni di vittime. Non entriamo neppure nel merito di certe letture della nostra storia tra il Regno e la Repubblica, sui partigiani, sulla lotta che divise gli animi ed oppose italiani a italiani. 

Ci rammarica che ancora si sfruttino le ideologie per dare un senso al nostro futuro. Soprattutto in questo tempo di crisi, nel quale la politica deve saper offrire ben altre risposte alle domande dei cittadini. Anche perché ci sembra che nessuno abbia posto alcuni quesiti. Una delle risposte prevalenti ad una domanda non formulata, è quella che vede nella Chiesa l’ostacolo principale allo sviluppo pieno dello Stato laico. La successiva è che occorre mostrare rispetto per le convinzioni di chi non ha fede o ne ha una in travaglio. Come se la chiarezza fosse una lama che rigiriamo nel cuore martoriato di chi è alla ricerca o di chi apprezza Cristo a prescindere da quanto Egli ha rivelato. Su questo si ha una convergenza tanto forte e massiccia che le larghe intese meramente politiche appaiono come pulviscolo.

Non è la prima volta che questo vento impetuoso si abbatte sulla fede dei cattolici. Normalmente, con spirito poco critico, assolviamo tutti. Ragazzate, nient’altro che ragazzate…Episodi, soltanto episodi…Ma di ragazzata in ragazzata e di episodio in episodio, si è finito per imporre un atteggiamento che finisce per estendere l’assoluzione anche alle idee o ai maestri. E così, alla fine, non si distingue più la manifestazione dal suo carico ideologico.

Non è nemmeno la prima volta che il concertone diventa la cassa di risonanza della rabbia contro la Chiesa. La bestemmia si erge come voce di dissacrazione di un intero sistema.
E’ successo anche quest’anno. Un gruppo musicale ha ostentato un preservativo. Chi lo teneva tra le mani ha detto: “questo è il modello che uso io, che toglie le malattie del mondo. Prendetene e usatene tutti. Fate questo, sentite a me”.

Poco importa che il direttore del festival si sia dissociato. Apprezzabile, certo. Ma la dissociazione è diventata, molto spesso, l’arma di difesa del complice. Fai pure, ché tanto mi dissocio!
Devono dissociarsi i maestri di così alto pensiero, coloro che scendono in piazza per reclamare i diritti di tutte le minoranze e il rispetto di tutti, cani compresi. I cattolici valgono ancora più dei cani! Se non valgono granché dal punto di vista dei numeri e della coesione, valgono ancora in termini di cultura. Si rassegnino: questo paese è nato ed è progredito grazie anche al nostro impegno.
Devono dissociarsi i cattolici adulti, sempre pronti a vedere la buona fede in tutti.
Devono dissociarsi coloro che hanno ancora a cuore l’appartenenza alla Chiesa. Non come ad un partito, ma come alla Madre che Cristo ha voluto donarci.

Ieri è stato profanato il cuore della nostra fede, quel mistero sublime che ci dà la salvezza e la vita. Non sono ragazzate. E’ una ragazzata, ma da adulti, fingere che non sia successo nulla o che sia successo qualcosa di circoscritto. E’ una ragazzata non alzare la voce con forza. E’ una ragazzata volere a tutti i costi il dialogo. La carità non può imporsi a discapito della verità e della giustizia. E quella forma di carità che è la politica, non può starsene inerme di fronti a certi fatti. C’è da giurare che molti cattolici impegnati in politica non se ne staranno con le mani in mano tra poco più di un mese, quando dovranno rivendicare i diritti civili per una minoranza. Non ci attendiamo che da loro venga la fermezza nel pretendere il rispetto della fede. Ci attendiamo, però, che questo urlo si alzi da chi ha ancora a cuore i diritti di Dio.
don Antonio Ucciardo

Pellegrinaggio Summorum al Santuario di Montenero

Il Coordinamento Toscano per l'applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum organizza il VI pellegrinaggio regionale toscano, sabato 25 maggio 2013, presso il Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero (Livorno), Patrona della Toscana.

Ore 9,30 - Ritrovo dei pellegrini in piazza delle Carrozze (Montenero basso)

Ore 10,00 - Processione al santuario con recita del S. Rosario.

Ore 11,00 - S. Messa solenne in rito antico
                  Celebrante: Padre Serafino Lanzetta FI
                  Presenzierà: S. Ecc. Rev.ma Mons. Fausto Tardelli, Vescovo di San Miniato

Pomeriggio - Convegno sul tema: Dall'editto di Milano all'anno della fede: crisi e prospettive di rinascita per il cattolicesimo nella storia, nella teologia e nella liturgia

Interverranno, alle ore 15.30:
  • Prof. Roberto de Mattei, docente di Storia Moderna e Storia del Cristianesimo presso l’Università Europea di Roma
  • Mons. Antonio Livi, docente di logica, filosofia e antropologia
  • Padre Vincenzo Nuara O.P., Officiale Pontificia Commissione Ecclesia D
Chi è interessato può scaricare la locandina.

mercoledì 1 maggio 2013

La "riparazione": la grande dimenticata

Editoriale del mese di maggio di “Radicati nella fede”

 Si è parlato tanto di Fatima nel decennio passato, dopo che il Papa Giovanni Paolo II ha voluto rivelare ciò che è stato presentato come il terzo segreto. Si è parlato tanto di Fatima, nelle polemiche che sono seguite alla rivelazione del terzo segreto, che molti pensano non completa. Ricordiamo tutti il segretario di stato Tarcisio Bertone alla televisione nazionale, presentare i biglietti scritti da Lucia e le buste che li contenevano, per smentire chi sosteneva che il terzo segreto era stato rivelato solo in parte. Ricordiamo tutti almeno il documentato libro di Socci, “Il quarto segreto di Fatima”, e tutto il vivace dibattito che ne è seguito.

 Insomma, si è parlato tanto di Fatima, ma che fine ha fatto la devozione al Cuore Immacolato di Maria?

 Certo, è vivissima in alcuni circoli ristretti, ma è ancora predicata e praticata nel tessuto concreto delle nostre parrocchie? Ci sembra proprio di no.

L'ideologia del « meticciaggio » rischia di diluire la nostra Fede

I blog stranieri sono una miniera di informazioni e di riflessioni, che ci aiutano ad affrontare con maggiore consapevolezza la realtà del nostro tempo, cogliendo ciò che ci accomuna ed elaborandone le tendenze e gli sviluppi per cercare possibili soluzioni. Il discorso di oggi è collegato con le riflessioni di ieri sulle critiche del rabbino al papa e loro implicazioni più ampie espresse in molte precedenti riflessioni. Il testo che traduco e pubblico di seguito, aggiungendovi alcune considerazioni, è tratto da Le forum Catholique. Esso nasce dall'analisi della realtà sociale che si va delineando in Francia e che ormai evidenzia i suoi prodromi in tutti i Paesi europei compreso il nostro.

L'ideologia del meticciaggio [incontro tra diverse culture che genera mescolanze] è un'arma di distruzione massiccia nei confronti dei popoli radicati e delle culture che li hanno forgiati. Essa ha per obiettivo la loro sparizione, né più né meno, proclamando la neutralità dello Stato nei confronti delle religioni e rifiutando che gli Stati cristiani difendano la Chiesa privilegiandola in rapporto alle altre religioni, secondo la dottrina tradizionale. La Chiesa conciliare evidentemente ha una grande responsabilità nell'applicazione dell'ideologia del meticciaggio, poiché si tratta di consentire che lo stato non si faccia carico di difendere ciò che è a fondamento dell'identità dei popoli. Ma chi sono gli altri principali ispiratori e promotori dell'ideologia del meticciaggio e perché? 

« Sono un cosmopolita convinto. Amo il meticciaggio e detesto il nazionalismo. Non vibro alla Marsigliese, Spero che un giorno in quadro nazionale sarà soprassato. E uno dei principali meriti dell'Europa, ai miei occhi, è di funzionare come macchina di raffreddamento di questa passione nazionale » (BHL, Nouvel observateur 4 ottobre 2007) 

La mondializzazione democratica « non passerà soltanto attraverso la tecnologia, ma anche per la reinvenzione di modi di vita nuovi, ispirati da quelli dei primi popoli. Ciò esigerà il ripensare le culture e l'organizzazione del lavoro nelle città e della politica; inventare un governo planetario ; una democrazia trans-umana… si delineerà allora, al di là di disordini immensi, come la promessa d'un meticciaggio planetario, d'una terra ospitale per tutti i viaggiatori della vita … » ( Edgar Morin, Terre-patrie

« Ciò che bisognerebbe fare per evitare il peggio è semplice a dirsi: mettere le scienze e la tecnologia al servizio della giustizia; approfittare del loro formidabile potenziale per sopprimere ogni povertà , cancellare i sistemi gerarchici, favorire la sanità e l'educazione, eliminare i depositi di armi, aprirsi alle culture degli altri, favorire ogni meticciaggio, imparare a pensare globalmente. » (Jacques Attali, Dizionario del XX secolo

« La Francia dovrebbe perseguire la sua via singolare, quella del meticciaggio delle culture piuttosto che l'esclusione dell'altro » (Guy Sorman, Il mondo è la mia tribù

L’origine di questo discorso ideologico e religioso, come spiegato nel 1883 dal giornale The Jewish World : « la dispersione degli ebrei ha fatto di essi un popolo cosmopolita. Essi sono il solo popolo veramente cosmopolita e, in questa qualità, essi devono agire e agiscono come un dissolvente di ogni distinzione di razza e di nazionalità. Il grande ideale del giudaismo non è che i giudei un giorno si radunino in qualche angolo di terra a scopi separatisti, ma che il mondo intero sia imbevuto dell'insegnamento ebraico e che, in una fraternità universale delle nazioni, tutte le razze e le religioni separate spariscano. » [Traduzione a cura di Chiesa e post concilio]
Ovvio che se questo è l'intento - ormai abbastanza evidente nella evocazione del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale persino nella Chiesa (vedi discorso del Card. Sodano alla vigilia dell'elezione del nuovo Papa. Non mancano altri riferimenti sparsi [vedi anche]) -, ciò non può avvenire che diluendo fino a far sparire le differenze col cristianesimo e anzi riassorbendolo da parte dell'ebraismo, come apertamente affermato anche dal rabbino Benamozegh[1], recentemente ripreso ai nostri giorni. [vedi anche] Sembrerebbe un fenomeno irreversibile e ineludibile. Per quanto ci riguarda non potremo adeguarci e, se saremo costretti a subire, soffriremo col Signore e nel Signore, che di certo non ci abbandonerà. Egli è venuto a tirar fuori il meglio da ogni uomo, liberando e donando la pienezza d'umanità ad ognuno, non a livellare le differenze (che in lui diventano ricchezze) secondo un modello prefabbricato, alla fine antropocentrico di conio giudaico che arriva a piegare Dio alla volontà (hybris) dell'uomo, invece che teocentrico secondo il principio che vede l'uomo ordinato al suo Creatore e non viceversa. Ed è la Chiesa, non il singolo fedele o il singolo uomo, che è universale = cattolica. Ma è una universalità che, in quanto portatrice del Signore e indirizzata a tutti, non cancella le culture, le purifica e le perfeziona.

Ma siamo realisti, amici miei! Pensate che questo fenomeno del cosiddetto meticciato, nel momento in cui coinvolgesse le fedi, potrebbe riuscire a scalfire identità granitiche come quelle del giudaismo e dell'islamismo? È invece la nuova chiesa-dialogante[2]  che sta mettendo a serio rischio la cristianità. E tuttavia sappiamo, de fide, che sarà il Signore a far sì che portae inferi non praevalebunt!
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1. Da notare che per Benamozegh i cristiani sono un non-popolo, cioè la negazione teorica e pratica di ogni nazionalità». Quest'affermazione di Benamozegh si basa sul trinomio Dio-Popolo-Terra, che configura l'appartenenza etnica al popolo sacerdotale da cui Israele non si è mai staccato; ma non è vero che il cristianesimo è un non-popolo: esso è il Corpo Mistico di Cristo - la cui appartenenza non è etnica ma teologale e implica l'irruzione del Soprannaturale: Incarnazione - che il concilio ha diluito nel generico "popolo di Dio", di conio vetero-testamentario... Anzi il Cristianesimo come Corpo Mistico di Cristo è il Popolo dei Salvati, dei Redenti da Cristo Signore, che porta a compimento l'intera Storia della Salvezza iniziata con Abramo. 
Invece, l'ebraismo talmudico-rabbinico ci considera noachidi, cioè eredi del Patto di Noè (i gentili da non buttar via ma comunque al di sotto di loro), patto non appartenente alla Storia della Salvezza iniziata con Abramo, che essi considerano il loro "padre nella fede"... In è effetti è anche il nostro, ma perché ha creduto nel Cristo venturo. Ed è proprio qui che gli ebrei hanno concluso la prima Alleanza, sfociata definitivamente nella Nuova ed Eterna Alleanza in Cristo Signore... Ma, nella Chiesa di oggi, chi è che mette in chiaro questi principi ineludibili per la purezza e per la salvaguardia della nostra Fede?
2. Chiesa-dialogante, non più docente né annunciante, nonostante si parli tanto di "nuova evangelizzazione" che, però, è tanto "nuova" da essere "altra"!