venerdì 13 settembre 2013

Radaelli: "lex minus credendi, lex minus orandi"

Pubblichiamo il paragrafo 15, che riepiloga la questione liturgica, della magistrale analisi della Lumen Fidei, di Enrico Maria Radaelli, dal sito Aurea Domus, dove è possibile consultarla nella sua versione integrale. Il titolo: Critica della teologia della forma e del linguaggio della Lumen Fidei, anche alla luce del pensiero gnostico sul mistero d'iniquità così come esposto in 2 Ts 2, 6-7.

Il capitolo sottolinea la «doppia ermeneutica: di rottura DE FACTO, e di continuità DE VOCE».


15. LEX MINUS CREDENDI, LEX MINUS ORANDI.
LA CHIESA, FORZATA DA CINQUANT’ANNI A FARE
MENO VERITÀ, MENO BELLEZZA, MENO ADORAZIONE.

Non si può tralasciare poi di accennare, se pur sommariamente, a quanto tutto questo processo “dedogmatizzante”, cui porta la prima Enciclica di Papa Francesco (o Benedetto XVI?), dia un contributo forte e incisivo di analogo processo decisamente “deadorante” nel Rito liturgico: si sa che lex credendi, lex orandi, ossia: “come si crede si prega”, e infatti il persistente dimezzamento della tonalità autoritativa di magistero e il rovesciamento della corretta teologia da deiforme ad antropocentrica di cui esso è veicolo, qui ora visti col ribaltamento della “teologia dell’Annuncio” in “teologia dell’Incontro”, naturale conseguenza della sopravista « dislocazione della divina Monotriade », portano a una ricaduta diretta sul modus orandi, accentuando il rinsecchimento della già decaduta adorazione attuale, dovuta tutta al Novus Ordo Missæ.

Del tema, nei suoi termini generali, parlo in diversi miei lavori (specie in RADAELLI 2007, 2011 e 2013), ma non si può non ostensire anche qui l’insistenza fuori luogo – e fuori legge divina, o ius divinum – con cui l’attuale magistero novatore astringe fino a proibizione de facto, anche dopo il Motu proprio Summorum Pontificum, la celebrazione del Rito Perenne detto ‘di san Pio V’, o Tridentino, o Gregoriano, oggi molto impropriamente e volutamente detto ‘Extraordinario’, ossia il Rito che veniva serenamente celebrato in tutto l’orbe cattolico fino al Vaticano II compreso.
La “dedogmatizzazione”, unita alla conseguente “deadorazione”, non è altro che la trasformazione del ferro in argilla, della pietra in sabbia, un’apertura delle Porte di bronzo attraverso cui possa meglio infiltrarsi nella Chiesa il « fumo di satana » di cui si avvide anche Paolo VI, principale artefice di quelle trasformazioni e di quell’apertura.

Va fatta chiarezza: tale Rito è – e non può non essere, come pure sempre è stato e sempre sarà – per diritto di istituzione divina il Rito Ordinario – l’unico Rito Ordinario – di santa Romana Chiesa.
Di ‘istituzione divina’, si è detto, la cui pienezza e solidità dogmatica non pochi e santi Papi (san Damaso, san Gregorio Magno, san Pio V, per dire solo i più celebri) contribuirono a far risplendere e a fortificare, ma i loro interventi ecclesiastici restarono sempre estremamente rispettosi dell’intangibilità assoluta, in ogni sua parte, del nucleo sostanziale di Rito essenzialmente divino: divino nella sostanza soprannaturale e miracolosa, divino nella forma sacrificale-propiziatoria, divino nel linguaggio misterico-universale.
Paolo VI, con l’istituzione del suo Novus Ordo, sapendo di non poter abrogare il Rito Perenne, lo proibì però per tutto l’orbe, così “obrogandolo”, direbbe Cicerone, ossia abrogandolo de facto non potendolo abrogare de iure; ma, così facendo, non solo compì un atto che non gli era permesso, dunque dittatoriale, inammissibile, ma anche si smentì, perché contemporaneamente insisteva nel sostenere che la sua artificiale costruzione (così anche il cardinale Ratzinger nella sua Premessa a GAMBER 1992) fosse la naturale trasformazione del Vetus Ordo secondo le esigenze moderne. Ma come si fa a proibire ciò che si dice star proseguendo?
Il fatto è che invece, in primo luogo tale celebrazione non può essere in alcun modo e da nessuno essere abrogata; in secondo, non può essere in alcun modo e da nessuno nemmeno obrogata; in terzo poi essa dev’essere invece, piuttosto, positivamente e con ogni mezzo, sia imperativo che sollecitativo ed educativo, da tutti i Pastori dell’Orbe celebrata e fatta celebrare cum populo, nella Chiesa, quale Rito la cui forma è sicuramente, fortemente e in ogni sua parte sempre appoggiata al dogma come nessun’altra mai potrebbe (v. BACCI-OTTAVIANI 1969).

Contro lo ius divinum, oltre il Novus Ordo si schierarono prima l’Instructiones de Constitutione (14-6-1971) in cui si disponeva che « in tutti i Paesi “dal giorno in cui i testi tradotti [del nuovo Messale] saranno usati per le celebrazioni in lingua vernacolare, sarà permessa solo la forma riveduta della Messa e [del Breviario], anche per coloro che continuano ad usare il Latino », poi la Notifica Conferentia Episcopalium (28-10-1974), dove si richiede che i vescovi di tutto il mondo debbono assicurarsi che tutti i sacerdoti e fedeli di Rito Romano, « nonostante il pretesto [sic!] di una qualche consuetudine, anche di lunga data, accettino rigorosamente l’Ordinario della Messa nel Messale Romano »; la sacra Congregazione per il Culto divino pubblicò nel ’74 un’ulteriore Notifica che specificava che poteva essere celebrato solo il Novus Ordo e che il Gregoriano, invece, era proibito.

Fu una vessazione generale, il cui fine era annientare il Rito celebrato per duemila anni (persino dai quasi 2.500 Padri del Vaticano II): tra il Vetus Ordo e il Novus, nessuno doveva più poter confrontare tra loro i due Riti, anche perché Papa Paolo VI si era autoconvinto che quello steso a tavolino (così più volte anche il card. Ratzinger, in RATZINGER 1992 e 2001) non fosse altro che la naturale continuazione del Perenne, e che dunque di Riti ce ne fosse solo uno. Ma allora, se fosse stato realmente così, perché proibirlo? I Papi san Damaso, san Gregorio, san Pio V, e tutti gli altri che apportarono abbellimenti e rinforzi liturgico-dogmatici, mai si sognarono di proibire la celebrazione del Rito Perenne nelle forme in cui di volta in volta lo avevano trovato, perché era naturale per tutti i sacerdoti della Chiesa adeguarsi a tali naturali abbellimenti e rinforzi che non raddoppiavano il Rito, ma lo maggioravano in fede, in bellezza e in adorazione (Papa Ghisleri proibì unicamente i riti che, non superando i 200 anni di consuetudo celebrationis, non garantivano la loro assimilazione al Perenne, dunque si trattava di un divieto il cui fine era esattamente l’opposto di quello di Papa Montini).

Che il Rito perenne non possa essere né abrogatoobrogato – e ciò sia nella celebrazione sine populo che anche e specialmente cum populo – è convinzione comune, valga per tutte quella del noto liturgista Klaus Gamber, che nel suo La riforma della liturgia romana (GAMBER 1979) osserva: « Nessun documento della Chiesa, neppure il Codice di Diritto Canonico, dice espressamente che il Papa, in quanto Supremo Pastore della Chiesa, ha il diritto di abolire il Rito tradizionale. […] Di certo non è compito della Sede Apostolica distruggere un Rito di Tradizione apostolica, ma suo dovere è quello di mantenerlo e tramandarlo ».
Anche il cardinale Ratzinger prende posizione, se pur come dottore privato: « Dopo il concilio Vaticano II si è ingenerata l’impressione che il papa potesse fare qualunque cosa in materia liturgica, soprattutto se agiva su incarico di un concilio ecumenico. È accaduto così che l’idea della liturgia come qualcosa che ci precede e che non può essere “fatta” a proprio arbitrio sia andata ampiamente perduta nella coscienza diffusa dell’Occidente », e già qui si può notare una larvata ma chiara critica all’operato montiniano, « Difatti però – prosegue –, il concilio Vaticano I non ha per nulla inteso definire il papa come un monarca assoluto, ma, al contrario, come il garante dell’obbedienza alla parola tramandata: la sua potestà è legata alla tradizione della fede e questo vale anche nel campo della liturgia. […] Anche il papa può essere solo umile servitore del suo giusto sviluppo e della sua permanente integrità e identità » (Ratzinger 2001, p. 162).
Insomma, in parole povere: SEMPER lex plus adorandi, UNQUAM lex minus adorandi, sempre una legge più adorante, mai una legge meno adorante.

Il Motu proprio Summorum Pontificum non modificò tale situazione di – bisogna pur dirlo – dittatoriale e deadorante brutalità se non apparentemente: già il fatto di indicare come ‘ordinario’ un Rito che al massimo potrebbe assurgere a ‘straordinario’, e viceversa ‘straordinario’ il Rito che divina natura sua è e non può non essere che ‘ordinario’, e nulla può spodestarlo dalla sua divina ordinarietà, dovrebbe mettere sull’avviso ogni anima che avversi con sano sentire cattolico un magistero modernista; ma poi il secondo fatto affermato, che un sacerdote abbia la libertà di celebrare il Rito Perenne (Romano, Ambrosiano o altro che sia) unicamente sine populo, giacché altrimenti debbono essere aperte complesse procedure la cui positiva conclusione può essere in ogni momento dall’Autorità impugnata e sospesa, è cosa che ancor più giustifica ogni e più ragionevole allarme, come si è potuto vedere in ormai troppe occasioni, in cui i Pastori novatori hanno portato a una deadorazione analoga all’ecumenica loro già attuata dedogmatizzazione: primo fu il monastero benedettino di Le Barroux, poi la Fraternità San Pietro, poi Campos (dove si concelebra e si amministra la comunione anche sulla mano), poi l’Istituto Buon Pastore, ora è la volta dei Frati Francescani dell’Immacolata: in ognuna di queste realtà i modernisti hanno imposto vessazioni di ogni tipo per limitare, circoscrivere e abbruttire in ogni modo l’adorazione col Vetus Ordo, imponendo regole cui la coscienza cattolica dovrebbe ribellarsi e cui di fatto si ribella, rimanendo però con le mani legate dall’obbedienza.
Obbedire bisogna, pena la caduta della virtù necessaria al cattolicesimo (e anche le più gravi sanzioni canoniche).

E allora come si fa? Come suggerisco ancora dal tempo de Il Mistero della Sinagoga bendata (v. RADAELLI 2002), la strada è indicata da san Tommaso: è quella della ragione e della “correzione fraterna” (v. TOMMASO D’AQUINO, S. Th., II-II 33), è la via misericordiosa della dimostrazione insistente e documentata dell’inalienabilità del Rito Perenne, sine populo o cum populo che sia, per via della sua origine apostolica, il cui livello divino è superiore a ogni legge ecclesiastica, e tale natura preserva e garantisce – e deve preservare e garantire in ogni situazione e momento – chiunque voglia servirsene, giacché chi si appella al diritto divino, allo ius divinum, si appella a ciò da cui ogni altro diritto – canonico compreso – riceve i suoi munera.
La resistenza dovrebbe fondarsi in specie sul concetto, da far rilevare al massimo, che il diritto divino cui ci si appella è il medesimo su cui è costituito quell’Ordine sacerdotale che conferisce ai Pastori il munus sanctificandi, il potere cioè di celebrare i divini Misteri. La medesima radice deve ricordare a tutti che non ci si può allontanare da essa senza pregiudizio, perché la medesima radice lega l’Ordine al Sacrificio come l’effetto alla causa e dunque una modificazione della causa porterebbe a una medesima modificazione sull’effetto.

Oltre a ciò, l’obbedienza può appellarsi alla Bolla Quo primum di Papa san Pio V, mai revocata – né mai revocabile – e al motu proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI, anch’esso tutt’ora legge positiva della Chiesa, per abrogare il quale un Papa dovrebbe emanare una legge di eguale livello, salvo comunque poi scontrarsi con la natura perenne e inabrogabile del Rito in se stesso, confermato dalla Bolla irreformabile Quo primum che codifica il Messale Tridentino, la quale Bolla non permette ad alcuno, fosse pure un Papa, poi in nessun modo, fosse pure l’atto più solenne di un governo papale, e in nessun tempo, fosse pure fra mille anni, di essere minimizzato, dimezzato, « dimidiato », come diceva Romano Amerio con termine plastico, perché imporre di adorare meno è, come mostro in Sacro al calor bianco. La Messa di san Pio V e la Messa di Paolo VI alla luce della Filosofia dell’Æsthetica trinitaria (RADAELLI 2008), l’atto più contro natura di tutti gli atti contro natura che l’uomo possa mai compiere.
Ma c’è un fatto che dovrebbe essere infine ricordato, superiore a ogni altro, ed è che oltre all’obbedienza giuridica si dovrebbe tutti aver presente quell’obbedienza alla verità che tutti muove: fedeli e Pastori, di cui qui si sono voluti ricordare le origini muovendosi su un territorio strettamente filosofico, obbedienza che dovrebbe facilitare la ricomposizione di ogni dissidio, nel rispetto del Bene a tutti superiore.

Una Lettera enciclica sulla Fede non può non toccare questi argomenti, almeno per la realtà posta dal vincolo “Lex credendi, lex orandi”, cui non ci si può sottrarre: la teologia che si diceva, “dell’Incontro”, con i suoi forti risvolti poi anche pseudoecumenici e protestantizzanti, si riversa e si compenetra nella liturgia comunitaria e antropocentrica – ecumenista e pseudoprotestante – di Paolo VI, e il linguaggio narrativo (tecnicamente: “epidittico”) del nuovo magistero dedogmatizzato trasuda senza soluzione di continuità nel linguaggio affabulatorio e sempre meno orante della nuova Messa, così da trasformare tristemente quell’adagio in Lex MINUS credendi, lex MINUS orandi. Ma è ammissibile tutto ciò?
Ci si rende conto che da cinquant’anni la Chiesa orante viene forzata dai suoi più alti Pastori, dal Trono più alto, a pregare meno, ad adorare meno?
Ci si rende conto che da cinquant’anni la Chiesa orante viene costretta da quei suoi più alti Pastori e da quel suo Trono più alto a celebrare con meno dogmaticità, ossia, come rilevarono nello studio sopracitato i cardinali Bacci e Ottaviani, con meno garanzie di fedeltà alle verità rivelate?
La nuova antropologia cattolica si è aperta un varco che nella prassi liturgica comunitaria esprime la nuova teorica teologica “dell’Incontro”. L’una e l’altra sono fondate su una universale quanto occultata adulterazione del reale, su quella « dislocazione della divina Monotriade » di cui si parlava, ed è proprio da lì che dovrebbe partire la resistenza all’una e all’altra, mostrando con riverenza e rispetto ai Pastori – fossero anche Sommi – che, ancora una volta, è la Fede il fatto su cui si gioca tutto. Non la carità: la Fede.
Tanto che nostro Signore chiedeva: « Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora fede sulla terra? » (Lc 18,8): non chiedeva se avesse trovato carità, e quanta, ma fede, fede, fede.

43 commenti:

murmex ha detto...

.Sempre illuminanti gli interventi del prof.Radaelli,cara Mic.Ma rimane un'aporia riguardo all'obbedienza.Essa è certo virtù fondamentale nel cattolicesimo,ma continuo a chiedermi:è lecito o addirittura doveroso obbedire a un ordine che lo stesso prof.definisce dittatoriale,contro natura,portante a una diminuita adorazione?Possiamo essere così sicuri di noi stessi da considerarci immuni dal contagio protestantizzante,o non è questa temerarietà?E,soprattutto,POSSIAMO NOI ALLEVARE COSI I NOSTRI PICCOLI??Non potremmo noi,in questa situazione eccezionale,disobbedire,quando non è possibile assistere alla S Messa di sempre,al precetto della Messa festiva,appellandoci alla legge suprema della salus animarum(compromessa da una educazione protestantizzante?)

Anonimo ha detto...

Non potremmo noi,in questa situazione eccezionale,disobbedire,quando non è possibile assistere alla S Messa di sempre,al precetto della Messa festiva,appellandoci alla legge suprema della salus animarum(compromessa da una educazione protestantizzante?)

Capisco che questo è un dilemma, soprattutto in certe diocesi e in certi contesti, perché riesce difficile perfino trovare un NO ben celebrato (quando non si è "circondati" da parrocchie neocatecumenali: e qui siamo ancora oltre, purtroppo... nella più totale incuria o impotenza dei vescovi).

Noi possiamo allevare i nostri figli con il retto significato della Santa Messa e, stando al mio confessore e a quanto io stessa cerco di praticare, possiamo scegliere una chiesa in cui il NO è celebrato degnamente e, nonostante la diminutio, pensare che la formula di consacrazione e l'intenzione del celebrante, garantiscono la presenza del Signore e il compiersi del Santo Sacrificio.

Poste queste premesse, credo che non ci sia lecito né salutare disertare il NO, se non abbiamo altro.
Mantenere nella formazione, con l'aiuto della preghiera e dell'adorazione, il legame con i retti insegnamenti ricevuti e approfondibili nella Tradizione, trasmettendoli ai figli e a quanti ci sia dato farlo, credo che sia ciò che ci viene richiesto, oggi.

Luisa ha detto...


"Poste queste premesse, credo che non ci sia lecito né salutare disertare il NO, se non abbiamo altro. "

Forse non è lecito, ma per la mia salute spirituale, e la salute tout court, io scelgo di disertare la Messa NO quando so che mi troverò in mezzo a tutto quel che mi fa male.

Rafminimi@infinito.it ha detto...

Poste queste premesse, credo che non ci sia lecito né salutare disertare il NO, se non abbiamo altro.
Come ben sapete, io la penso diversamente, però, a differenza di comeavrei fatto qualche anno fa, non disapprovo chi fa scelte diverse.
L'importante è santificare la festa. la mia famiglia lo fa leggendo in comune il proprio della Messa e recitando il rosario. Facciano bene? Facciano male? Lo sapremo all'altro mondo.

Anonimo ha detto...

Forse non è lecito, ma per la mia salute spirituale, e la salute tout court, io scelgo di disertare la Messa NO quando so che mi troverò in mezzo a tutto quel che mi fa male.

Se non avessi altra alternativa che un rito neocat o la messa dei palloncini et similia è ovvio che farei anch'io la stessa cosa, riferendomi anche a Rafminimi...

Dante Pastorelli ha detto...

I vandeani facevano decine di chilometri a piedi e con grave pericolo per raggiunger un prete non assermenté. Chi non ha tale volontà deve frequentare la Messa NO.

bernardino ha detto...

"""Credo che non ci sia lecito ne salutare disertare il N.O., se non abbiamo altro......
Possiamo scegliere una Chiesa in cui il N.O.e' celebrato degnamente......"""
Cara Maria, purtroppo e' giusto che non sia lecito disertare la Santa Messa, specialmente nei giorni di precetto, anche se e' N.O.; ma quando ci troviamo di fronte non ad una chiesa in cui lo stesso non solo non e' c elebrato degnamente, ma celebrato come in una discoteca o come dici tu neocat.,cosa possiamo fare se non abbiamo nelle vicinanze una chiesa che celebra almeno in modo accettabile?
Possiamo disertare per piu' domeniche e festivita' il Mistero Eucaristico, perche' cosi' hanno voluto i 2500 padri conciliari?
E come possiamo dare il cibo all'anima?
A volte penso che il concilio ha fatto quello che fanno un po' tutti i dittatori, e cioe', prendere il potere dicendo al popolo che sta' per precipitare in un burrone, poi nel giro di un ventennio loro stessi fanno precipitare tutti in un burrone.
Dopo 50 anni ho l'impressione che alla Chiesa di Roma sia accaduto questo.

Anonimo ha detto...

Resistenza, correzione fraterna...ma come si fa in una diocesi come la mia, quella di Brescia, dove il Vescovo sta abolendo le parrocchie per creare delle indifferenziate unità pastorali? Dove la prima comunione e la cresima sono state soppresse come riti autonomi per conferirle in un generico rito di iniziazione all'età di 11 anni? Dove il Vescovo si fa chiamate don? Dove in quaresima tutti i giovedì si legge ininterrottamente l'AT di fronte al monumento di Paolo VI per propiziarne la beatificazione voltanto le spalle all'altare in cui è custodita l'eucarestia? Dove il seminario maggiore costruito negli anni '50 per contenere 300 seminaristi è stato chiuso e trasferito in un edificio più piccolo per ospitare i 50 superstiti?
Se c'è una patria del progressismo e del modernismo cattolico quella è Brescia, basti pensare che ha dato i natali a Paolo VI!

Rafminimi@infinito.it ha detto...

Poste queste premesse, credo che non ci sia lecito né salutare disertare il NO, se non abbiamo altro.
Come ben sapete, io la penso diversamente, però, a differenza di comeavrei fatto qualche anno fa, non disapprovo chi fa scelte diverse.
L'importante è santificare la festa. la mia famiglia lo fa leggendo in comune il proprio della Messa e recitando il rosario. Facciano bene? Facciano male? Lo sapremo all'altro mondo.
Faccio presente che, tale scelta è stata operata, non solo con l'approvazione di sacerdoti, ma dietro loro esplicito consiglio. E sottolieno consiglio, non ordine. E aggiungo che, non solo quando posso, faccio decine e decine di kilometri, per prendere Messa (pur essendo convinto, ripeto: Jone alla mano e seguendo e consigli di preti, di NOn averne l'obbligo),ma che, per me non c'è gioia più grande di poter raggiungere la Messa. Premesso tuto ciò, come ho scritto più volte, reputo più dannoso il NO fatto bene (poi cosa vuol dire "fatto bene"? Non certo come celebra Bergoglio). E ciò inbase al concetto che la moneta falsa più pericolosa è quella che più somiglia alla vera.

Anonimo ha detto...

Anche da noi,rito unico,perchè la prima comunione la fanno,ma poi non fanno la cresima,perchè altri 3 o 4 anni di'catechismo'no,neanche se pagati,la vulgata è'se si sposeranno(?)in chiesa,la faranno da grandi',il vescovo da noi si fa chiamare per nome,i preti col diminutivo,in molte chiese il tabernacolo è o in cappelle laterali o in sacrestia,e le chiese sono sempre chiuse,tutte,tranne quelle che allettano turisti,ci sono state alcune'esperienze ecumeniche e scambi culturali'con parrocchie(non so se il termine è esatto)luterane con celebrazioni comunitarie,adesso tocca ai tedeschi,tutti sono invitati,premi e cotillons per tutti.....mi dicono che da altre parti sia peggio....Lupus et agnus.

Louis Martin ha detto...

Comprendo il biritualismo dei sacerdoti, che non possono fare altrimenti per non perdere la parrocchia.
Non forzo nessuno a non andare a Messa, ci mancherebbe.
Ma al NO non vado e basta. Avrei la sensazione di non rispondere alla grazia ricevuta o almeno di non prenderla seriamente.
Non ho VO sotto casa, pertanto mi sono mosso e mi muovo molto. Se proprio non posso andarci, santifico altrimenti la festa.
Mi pare molto serio l'atteggiamento di Rafminimi. Al quale anzi dico: se si salva Scalfari, possiamo sperare anche noi per "l'altro mondo" .

bernardino ha detto...

Continuo - ""dopo 50 anni ho l'impressione che.....""
Ma voi non avete l'impressione, se non l'esperienza che le dittature finiscono sempre per essere abbattute o da una rivoluzione o da una guerra?
E noi come facciamo ad abbattere questa dittatura catto/eretico/protestante? Noi non abbiamo ne rivoluzioni, ne guerre ma soltanto la preghiera rivolta a Dio affinche' abbia pieta' di noi.
Ma come e' possibile che i 2500 componenti il concilio vat.II possano aver cantato il "VENI CREATOR SPIRITUS" (Vieni Spirito Creatore! visita l'anima dei tuoi fedeli, inonda di grazia celeste i cuori che Tu hai plasmato.
Rendi illuminati i nostri sensi, immetti nel cuore la carita', corrobora con la tua indefettibile forza la debolezza dei nostri corpi.
ecc. ecc.
Poi aver decretato la fine della Chiesa di Cristo con l'abolizione de facto e non de iure della S.Messa CATTOLICA/APOSTOLICA o come la si voglia chiamare, decretare l'inizio di una nuova chiesa conciliare - liberta' religiosa - collegialita' - liberta' religiosa ecc.ecc.
Ma tutto questo non fa' pensare che nei cervelli di quei vescovi (cattolici?) non c'era piu' Cristo ma Beliar? disobbedire a chi ci manda contro Dio non e' disobbedienza, ma obbedienza a Dio ed alle Sue Leggi Divine.
"Quante volte Israele ti ho difeso, come fa' la chioccia con i suoi pulcini, e tu mi ripaghi in questo modo""?.
Continuo a credere che sia giusto chiamare ORDINARIA LA S. MESSA VETUS ORDO E EXTRAORDINARIA LA N.O. - E CHI LA VUOLE O LA VUOLE CELEBRARE IL N.O. DEVE RICHIEDERLA COME OGGI FA LA TRADIZIONE.
E' UNA COSA EMPIA E SCANDALISTICA CONTINUARE A DARE PIENEZZA DI VALIDITA' AL N.O.
SAREBBE ORA CHE COMINCIAMO A MUOVERCI AD INONDARE SIA I VESCOVI CHE I PARROCI DI LETTERE E CERCARE COME FA' BERGOGLIO DI FAR MUOVERE TUTTA LA STAMPA CHE SIA DISPOSTA A STARE AL NOSTRO FIANCO PER FAR CONOSCERE ALLA GENTE LA VERITA' SUL CONCILIO. LE NUOVE GENERAZIONI NON POSSONO CRESCERE IGNORANDO QUELLO CHE E' SUCCESSO PER 50 ANNI.
LEX MINUS CREDENDI, LEX MINUS ORANDI.

viandante ha detto...

L'introduzione del Novus Ordo ha portato con sè molta confusione.
Anzitutto é veramente lecito il NO?
Era lecito all'autorità modificare la Messa di sempre?
Chiaramente, a dipendenza di quanto si risponde alle due precedenti domande, cambia completamente il nostro atteggiamento ed il nostro obbligo nei confronti dello stesso NO.
E poi ancora chi ci autorizza a giudicare dove mettere l'eventuale limite di sopportazione nella creatività legata al NO? E dove mettere questo limite?
E ancora (provocatoriamente)é grave assistere ad una celebrazione domenicale protestante (lo fanno anche dei prelati)? O é più grave assistere ad una Messa della FSSPX (difatti nessun prelato vi assiste)?

Ultima domanda: Fino a dove é legittimo resistere all'autorità?

Non sono risposte facili, lo so. Questo é il dramma dei nostri tempi!

Anonimo ha detto...

I vandeani facevano decine di chilometri a piedi e con grave pericolo per raggiunger un prete non assermenté. Chi non ha tale volontà deve frequentare la Messa NO.

Caro Dante. E' esattamente il mio caso. Quando riesco (e son quasi tutte le domeniche) mi faccio i Km - non a piedi ;) - quando non riesco vado al NO o dico, oltre al Rosario, qualche preghiera in più o mi medito le letture della Santa Messa. So bene che non può essere la stessa cosa ma è una povertà subìta, purtroppo...

Anonimo ha detto...

E ancora (provocatoriamente)é grave assistere ad una celebrazione domenicale protestante (lo fanno anche dei prelati)? O é più grave assistere ad una Messa della FSSPX (difatti nessun prelato vi assiste)?

Caro Viandante,
se avessi più a portata di mano la FSSPX, non avrei alcun dubbio nella scelta...

In ogni caso, che io sappia, ci sono "osmosi dal basso" nelle due direzioni anche tra sacerdoti. Forse ancora troppo poche, ma ci sono credo in tutti i paesi...

Anonimo ha detto...

latinista dice,

SEMPER lex plus adorandi, UNQUAM lex minus adorandi

non valet. oh oculis dolor!

SEMPER lex plus adorandi, NUNQUAM lex minus adorandi

valet


verbum quidem modernisticum est:

NUNQUAM lex plus adorandi, UNQUAM lex minus adorandi

Anonimo ha detto...

Ultima domanda: Fino a dove é legittimo resistere all'autorità?

Tutto dipenderà, credo (e spero in bene, nel Signore) da come l'autorità si comporterà nel prossimo futuro, invertendo, i segnali sconcertanti e sconfortanti che ci sono arrivati finora.

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Quando è lecito di resitere all'autorità?

la domanda contiene un equivoco...

perchè un superiore che da un ordine ingiusto o ultra vires non usa l'autorità che ha....

"le autorità" spesso significa le persone che hanno il mundus regendi...

resistere all'autorità -- usa "autorità" nel seconod senso...che in casi in quali i superiori danno ordini ingiusti, è ovviamente un modo improprio per esprimere il concetto...perchè usa i dui sensi della parola "autorità", l'uno contro l'altro...

Anonimo ha detto...

L'affreux NO, lamentable imitation des cultes protestants, a été institué pour détruire le VO, autrement dit pour protestantiser l'Église et détruire chez les prêtres qui le célèbrent, comme chez les fidèles qui y assistent, le sentiment du sacré, la vraie piété.
Il faut fuir comme la peste ce produit adultéré. C'est une question de santé et aussi de bon goût.

Anonimo ha detto...

Non capisco perché persone come Radaelli o la Guarini non vedano pubblicati i loro studi presso le grandi case editrici. Saranno anche politicamente scorretti, ma il loro rigore scientifico nell'affrontare i problemi è innegabile. Purtroppo anche le case editrici sono controllate dalla piovra cattolico-progressista.

Anonimo ha detto...

Altro anonimo dice,

Caro anonimo a 18:54,

il modo di agire dei vescovi progressivisti è di calunniare cattolici...basta una telefonata di qualche sconosciuti del sede di CEI, è la casa editrice per defendere la sua capacità di vendere libri all'instituzioni ecclesiastici, tira il titolo "offensivo"...

Basta una telefonata, come la quale al commune in Sardegna, e una bella possibilità per fondare un seminario tradizionale gestito da un ordine di diritto pontifico era negato...

l'ordine che regge tra i progressivisti non è l'0rdine visibile del potere ecclesiastico...è massonico...

ricordo il vescovo italiano che voleva diffondere il suo nuovo libro, inviando una copia come regalo a ciascun impiegato del sede di CEI...chiedendo i nomi di ciascuno per mandarla in un modo gentile e personale...

ha ricevuto la risposta che, "Come vescovo italiano Lei non ha nessun diritto di conoscere i nomi dei impiegati nel sede di CEI" !!!

Marco Marchesini ha detto...

Personalmente quando posso cerco di andare al VO.
Se però non posso vado anche al NO. Pur con i suoi difetti, è il rito ordinario della Chiesa latina.
Sinceramente ho assistito a celebrazioni NO senza abusi e con grande devozione, soprattutto in Polonia dove il senso della Tradizione è ancora vivo.
Evito come la peste celebrazioni dove so già in partenza che ci sono gravi abusi. Qualche volta ho anche dubitato della validità della S. Messa.

Marco Marchesini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marco Marchesini ha detto...

Una precisazione: quando scrivo VO intendo dire la S. Messa in rito antico celebrata sia da Sacerdoti della FSSPX, che da istituti "Ecclesia Dei", che da Sacerdoti diocesani.
Quelle che evito sono le S. Messe dei sedevacantisti, ovvero di coloro che evitano il nome del Papa al Canone.

Anonimo ha detto...

La massoneria loda il gesto di Francesco, ecco le parole del "fratello" Aldo Masullo:

http://www.grandeoriente.it/media/303179/Il%20Mattino-12-09-13.pdf

Micus

bernardino ha detto...

Ad Anonimo delle 18,54 del 13-9-13:
la domanda che poni e' semplice e l'hai anche capita. (io non faccio l'avvocato del diavolo) ma posso assicurarti che le persone che menzioni non hanno di sicuro alte personalita' nelle alte gerarchie che controllano case editrici e simili.
SI e' come dici tu, le case editrici hanno quello che dici nel commento. E chi e' contro il progressismo conciliarista trova e trovera' sempre ostacoli.
Credo di essere stato chiaro.

bernardino ha detto...

A Marco Marchesini del 13 sett.13:
Caro Marco, mi dici come fai a sapere quali sono i sedevacantisti (a meno che non li conosci personalmente o qualcuno te li indica), visto che il canone romano e' quasi in silenzio e vista la distanza dalla balaustranon e' possibile ascoltare?
Forse li puoi solo immaginare - questo e' un po' poco.
Per dire quello che dici ci vuole piu' precisione, o altro.

Anonimo ha detto...

Sottotitolo dell'intervista a Masullo:

"Il filosofo Masullo: le sue parole aprono straordinarie potenzialità fine dell’assoluto e spazio all’etica"


C'è o non c'è del metodo in questa follia?

Vigiliae Alexandrinae ha detto...

Senza dovere accedere alle tesi inaccettabili sedevacantiste, si può affermare che con il Pontificato di Francesco assistiamo ha una sostanziale non attivazione del papato (Bergoglio è Papa, ma ha scelto di occuparsi d'altro) con una conseguente crisi profondissima dell'autorità e della giurisdizione. L'unico fattore veramente essenziale e vincolante (fino alla restaurazione perfetta di autorità e giurisdizione) sembra essere, in queste condizioni, la oggettiva cattolicità della forma del culto. In questo senso OGNI MESSA VO (ED, Motu Proprio, FSSPX, persino IMBC o anche anglo-cattolica o ortodossa) appare preferibile a un rito la cui sola ratio è (stata) la rottura della tradizione liturgica e teologica della Chiesa Cattolica Romana (rottura che a ben vedere è il vero ostacolo ideologico alla piena attivazione del Papato. Naturalmente la menzione della Messa Gregoriana celebrata da un presbitero anglo-cattolico (ciò che accade assai frequentemente in alcuni settori della Chiesa d'Inghilterra!) è qui paradossale e mette in luce la profondità dello scisma progressista. Si dirà: è o potrebbe non essere valida. In questo momento di eresia diffusa la forma cattolica (Gestalt) è tutto e, in un certo senso, prevale persino sulla validità sacramentale del rito. Meglio una "Missa sicca" celebrata nell'orizzonte intenzionale del Cattolicesimo che una messa valida celebrata nell'orizzonte intenzionale dell'eresia e dell'iniquità.

Dante Pastorelli ha detto...

Bernardino, i luoghi dove celebrano i sedevacantisti sono abbastanza noti. E' chiaro che Marco si riferisce all'Italia.

Anonimo ha detto...

Osservatore dice,

un progressivista principale in Sud America ha detto di Bergoglio:


i Cardinali l'hanno scelto per essere un ariete contro il Papato...egli farà cadere tante cose, sarà bene per la Chiesa...


i Communisti nella loro praxis hanno questa practica; scegliere un "idiota amicevole" che dal suo carractere e i suoi talenti porta avanti il loro progetto nel contesto dove lo mettono....

Anche se Bergoglio non è communista o massone, è sufficient che riceve le lodi dei Massoni, scriva lettere ai massoni (La mia lettera agli Atei) e promuove nella Chiesa tutte le cose progressiviste e scandalose fino a battere giù la instituzione santa...

stanno in guerra contro Cristo e lo Spirito Santo, contro la Vita stessa...

e pensano che avranno la vittoria...

quindi, non siamo noi i matti qua...

abbiamo ragione, e preghiamo per la nostra perseveranza...

ma la vittoria è certa anche senza le nostre preghiere, perchè i seguaci delle apparenze non possano vincere la Sposa santa immacolata della Vita Infinita...

tutta questa è una dramma teologica escatologica davanti i nostri occhi...

Latinista ha detto...

"latinista dice, eqs."

Latinista non l'ha detto (qualcuno potrebbe pensare a me), ma in effetti l'ha pensato.
Ogni tanto mi imbatto in sviste del genere, non mi sembra il caso di stare a segnalarle, l'ho fatto solo un paio di volte su altri siti perché mi era sembrato più urgente. Al collega è parso diversamente, non lo biasimo.
Scusate per questa parentesi al di fuori della discussione.

TB ha detto...

Cosa tocca leggere di mattina presto...
Il NO detto bene, pur coi suoi difetti...Ma un rito della Chiesa può avere difetti? Stiamo straparlando? il NO è una ciofeca, anche, e soprattutto, se detto scimmiottando il rito bimillenario canonizzato da S. Pio V.
Da tale rito pseudocattolico, che ha contribuito ad uccidere la fede in innumerevoli anime, bisogna stare alla larga come dalla peste.

viandante ha detto...
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viandante ha detto...

Per chi é interessato trovo interessante questo articolo sulla fine dei tempi, quando il sole sarà oscurato (Nostro Signore) e la luna non risplenderà più (la Chiesa). Lo spunto è preso da una lettera di Sant'Agostino.

Si veda Riposte catholique del 13.9.2013: “Saint Augustin, fin des temps, signe de Jonas, conversion des musulmans”.

Nel leggerlo ho subito pensato al Novus Ordo che offusca l'immagine di Nostro Signore.

tilde ha detto...

fuggire dal NO come la peste ?

ah lei parla bene, caro TB, però dica: se uno è immerso fino al collo in quella "peste", va da una chiesa all'altra trovando sempre il peggio nel raggio di centinaia di km, che deve fare secondo lei ?

rinunciare alla Messa domenicale ? guardi che in tante città d'Italia il dilemma si pone con gravità stringente, e tanti sventurati fedeli non sanno proprio che pesci prendere, non hanno il coraggio di fare questo passo considerato audace e terribile:
cancellare la domenica come "santificazione della festa comandata" secondo il 3. comandamento, ci rendiamo conto ? per cause di forza maggiore, o grave stato di necessità come leggo circa Lefebvre (ignoto fino a qualche anno fa alle masse plagiate), ma che milioni di poveracci ignorano del tutto, causa la vulgata di regime contro la Tradizione!
perciò abbiate pietà di chi non sa che fare e provate a dare un consiglio pratico.....
in questo gravissimo problema di coscienza, mai accaduto nei 2000 anni di storia della Chiesa.

Marco Marchesini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marco Marchesini ha detto...

Caro bernardino.
E' vero che il Canone è detto a bassa voce, ma sappiamo che ad esempio tutti i Sacerdoti della FSSPX, dell'Ecclesia Dei ed i Sacerdoti diocesani pronunciano il nome del Papa nel Canone.
Sappiamo quali sono le S. Messe dei sedevacantisti, visto che pubblicano i centri di Messa in Italia.
Se il NO è come la peste in sé stesso, allora il fedele deve evitare anche le S. Messe VO celebrate da Sacerdoti biritalisti o anche da coloro che pubblicamente riconoscono la validità e legittimità dei riti riformati.

Dante Pastorelli ha detto...

Caro Marco, purtroppo ben sai che anche i sacerdoti SPX - non tutti ch'io sappia - dissuadono i fedeli dalla partecipazione alle Messe VO celebrate non solo da biritualisti o sacerdoti diocesani ma persino da confratelli membri di Istituti nati con l'Ecclesia Dei e, quindi, d'impostazione nettamente tradizionale. E questo crea problemi di coscienza che ion alcuni casi non si risolvono.

bernardino ha detto...

Visto caro Marco che un po' di ragione l'avevo? I centri sono pubblicati e percio' sono certi, li eviti come faccio io: Infatti io vado ogni volta che posso - in quanto devo fare per Roma una quarantina di Km. per andare e 40 per tornare e le difficolta' per trovare un posto macchina, insomma per andare a Messa V.O. mi parte un pomeriggio, e non sempre ne ho il tempo materiale; oppure se vado alla piu' vicina della FSPX e' Albano o Vigne di Narni e qui sono 120 Km. andata e ritorno. Le chiese dove posso ascoltare la S.Messa, sono alla SS.ma Trinita' ai Catinari FSSP. - FSSPX - San Nicola in Carcere o Albano o Vigne. Visto? dove vado vado sempre parecchi Km. faccio ma evito i sedevacantisti. Certo che se devo cullarmi sugli allori e andare in una chiesa normale N.O. mi viene il magone allo stomaco, perche' e' come andare allo stadio o al circo o in discoteca, e alla mia eta' non sono piu' da discoteca.
Poi la mia Fede e' quella dei Santi Padri, sono cresciuto con essa, quella mi e' stata insegnata e tramandata dai vecchi sacerdoti, quella Messa ho servito per oltre vent'anni (e lo faccio tutt'ora), pertanto non mi piace ne smentire la mia fede ne smentire il vero Papato.
Un saluto fraterno, bernardino.

Marco Marchesini ha detto...

E' vero caro Dante.
Io ammiro profondamente i Sacerdoti della FSSPX per tutto quello che fanno in condizioni non facili.
Però quando si parla della S. Messa NO non mi riesco a seguirli in pieno. Ci ho riflettuto molto e capisco molto bene le crisi di coscienza. Ci possono essere problemi di distanza o problemi familiari.
Palo a livello personale, rispetto le altre opinioni, ma non penso che il NO sia in sé stesso cattivo. E' ovvio però che la S. Messa VO esprime meglio la dottrina cattolica, il senso di sacralità e di Mistero. Per il NO è necessaria infatti una riforma in senso tradizionale.
Per quanto riguarda il concilio per quanto posso cerco di interpretarlo in continuità con i principi dottrinali perenni, ma non è affatto un'operazione facile.
Spero un giorno di vedere la soluzione a tutti questi problemi. Con Papa Benedetto XVI la situazione era migliore.

Marco Marchesini ha detto...

Un caro saluto anche a te bernardinio.
Ci sono stato anche io ad Albano. Ero di passaggio per l'aeroporto Ciampino e ho colto l'occasione anche per salutare un mio caro amico che ora è entrato in Seminario. Ho conosciuto i Sacerdoti del Priorato, anche don Sbicego che ora a quanto ho letto nel sito della Fraternità è entrato ufficialmete.
Mi sono ripromesso che un giorno farò anche io gli esercizi spirituali.

Anonimo ha detto...

Latinista non l'ha detto (qualcuno potrebbe pensare a me), ma in effetti l'ha pensato.

Ringrazio i latinisti, le cui osservazioni giro a E.M. Radaelli :)