domenica 15 settembre 2013

La "percezione" che guidò il Concilio

Sempre allo scopo di capire come e perché sono successe certe cose nell'ultimo mezzo secolo, ripesco oggi un lungo articolo di padre Gheddo pubblicato recentemente sulla Nuova Bussola Quotidiana per commentarne alcuni spunti. Conoscendo l'animo sincero e generoso di padre Gheddo si può essere certi che esprime esattamente ciò che ha vissuto.

Inizio citazione (evidenziazioni nostre):
...ho seguito a Roma il Concilio Vaticano II (1962-1965), come giornalista dell’Osservatore Romano per le due-tre pagine conciliari quotidiane e “perito” per il Decreto “Ad Gentes”. Per noi, giovani sacerdoti, quello era il tempo dell’entusiasmo per la diffusione della fede cristiana nel mondo. Il Concilio aveva suscitato molte speranze, aveva riformato e ringiovanito la Chiesa, che (anche per Giovanni XXIII e Paolo VI e la presenza a Roma di circa 2500 padri conciliari!), attirava simpatie e consensi. Soprattutto era un Concilio “pastorale” e non “dottrinale”. Indicava con forza e chiarezza che l’”aggiornamento” delle strutture e il rinnovamento dei metodi pastorali avevano lo scopo primario di poter annunziare Cristo in modo credibile a tutti i popoli. Proprio la missione universale (“ad gentes”) alla quale noi missionari ci siamo consacrati!
La prima testimonianza che ci offre padre Gheddo è la percezione del Concilio Vaticano II: «il tempo dell'entusiasmo per la diffusione della fede» (perché? prima non si diffondeva?), «il Concilio aveva riformato e ringiovanito la Chiesa» (perché? prima era vecchia e stantìa?), «attirava simpatie e consensi» (di chi? e perché?), «annunziare Cristo in modo credibile» (perché? prima non si annunziava in modo credibile?)...

Questi argomenti avrebbero dovuto essere (così come lo sono ancor più oggi) proprio la base per non lasciarsi "entusiasmare" troppo dal Concilio Vaticano II, soprattutto alla luce del fatto che se i contenuti di verità non vengono sempre messi in primissimo piano, la fede si riduce ad un elenco di cose da fare e da dire.

Padre Gheddo parla di sensazioni, presenta una percezione sentimentalistica del Concilio: oh, che bello il Concilio, che entusiasmo il Concilio, il Concilio riforma, il Concilio ringiovanisce, il Concilio aggiorna, il Concilio rinnova, il Concilio indica come annunziare Cristo in modo credibile, cioè proprio la nostra missione... Non vi accorgete che qualcosa non quadra? La percezione del proprio entusiasmo come "forza trainante", l'entusiasmo del proprio "entusiasmo" per un imprecisato "ringiovanimento" guidato da un'entità enorme, fumosa, lontana, autonoma («2500 padri!») e perciò ottimisticamente considerata infallibile e non influenzabile. In parole povere, la confusione tra ciò che è il Concilio e la percezione che in giro si ha del Concilio.

Il dettaglio più eloquente è infatti quella precisazione: «per noi giovani sacerdoti...».

Padre Gheddo ci sta parlando di un état d'esprit - mi scuso per il termine francese, ma dire in italiano "percezione diffusa" non renderebbe abbastanza l'idea.

Quella diffusissima percezione ha infatti già diviso la storia in due, ha già creato un "prima" e un "dopo": quei «giovani sacerdoti», quando si parla di Concilio, sanno già che «ringiovanisce la Chiesa», che «attira simpatie e consensi», che permette di «annunciare Cristo in modo credibile»... e non credono di doversi interrogare sull'effettiva bontà di quei «ringiovanisce, attira, credibile».

Con parole di sincero entusiasmo padre Gheddo ha non solo dichiarato la rottura (anziché la tanto proclamata "continuità") ma ne ha anche evidenziato il motivo: quell'état d'esprit, quella diffusissima e schiacciante percezione di un evento epocale che riguarda la fede (i «giovani preti», altrimenti, si sarebbero sentiti condannati ad essere poco «credibili» nell'annuncio).

Andiamo al suo paragrafo successivo:
Giovanni XXIII aveva profetizzato che “il Concilio sarà una nuova Pentecoste della Chiesa”, come noi giovani sognavamo. Il mondo ci sembrava pronto alla semina evangelica. Ricordo che durante il Concilio e nei primi anni seguenti, proprio in forza dello spirito conciliare di fede, speranza e carità, aumentavano notevolmente le vocazioni sacerdotali e religiose, nascevano le “missioni diocesane” (dopo la “Fidei Donum” di Pio XII nel 1957) e molte iniziative e Ong contro “la fame nel mondo” che finanziavano le micro-realizzazioni dei missionari (sono stato tra i fondatori di Mani Tese al Pime di Milano nel 1964, con padre Giacomo Girardi).
Vi prego di fare attenzione anzitutto alle parole che abbiamo evidenziato. Il problema non è l'entusiasmo per qualcosa di concreto, ma è l'entusiasmo per un imprecisato "ringiovanimento" che viene percepito come necessario sulla base di una percezione diffusa (senza interrogarsi sul perché sia diffusa), accettando in partenza l'idea di farsi "riformare" da qualcosa di enorme e indefinito (che può pure consistere di «2500 padri»: ma sarebbe mai stata considerata accettabile una "riforma" che correggesse le deviazioni di quella diffusissima percezione?).

Prendiamo sul serio ciò che padre Gheddo, senza alcun intento polemico e senza alcuna retorica, ci testimonia: i giovani sognavano un cambiamento enorme. Perché mai lo sognavano? Ed era davvero necessario?

Il mondo «pronto alla semina evangelica»: perché? Prima non era pronto? Prima era forse impossibile seminare?

«Aumentavano notevolmente le vocazioni»: davvero? Tutto merito dello «spirito conciliare»? Senza il quale, prima del Concilio, le vocazioni erano scarse?

Nel paragrafo precedente padre Gheddo ha già risposto a queste domande. Nella diffusissima percezione della "rottura" operata dal Concilio, novello dogma orwelliano indiscutibile perfino tra i giovani sacerdoti, si stabilisce che prima non si era «credibili», ora il Concilio ci fa diventare «credibili», prima si era vecchi, ora il Concilio ci «ringiovanisce», prima il mondo non era «pronto alla semina evangelica», ora grazie al Concilo lo è diventato, prima le vocazioni scarseggiavano, ora negli anni del Concilio «aumentano notevolmente»...

È un état d'esprit, un'idea, anzi, più di un'idea: è uno "stato di spirito", una intoccabile e diffusissima convinzione, qualcosa che è entrato nelle singole anime, propagandosi come un'epidemia infettiva.

Padre Gheddo non sta sproloquiando: sta testimoniando. Chi lo conosce sa che non è avvezzo a favolette o a trionfalismi da baraccone. Dice certamente il vero quando testimonia che da giovane prete, coi suoi confratelli, riconosceva al Concilio la capacità di «ringiovanire» la Chiesa (ringiovanimento la cui dinamica non poteva che essere imperscrutabile: dovevano fidarsi ciecamente del Concilio!) e addirittura le virtù teologali e perfino i meriti che erano invece del Papa che non voleva il Concilio (Pio XII).

Vi prego di riassaporare lentamente l'«aumentavano notevolmente le vocazioni». Orwelliano. La percezione del Concilio supera il contenuto del Concilio stesso. Il Concilio, ancor prima di cominciare, è già indiscutibile come un Dogma, è già santificante come un Sacramento.

Sentiamo ancora padre Gheddo:
Ma quando il Concilio finisce, la sua onda benefica incrocia il terremoto del “Sessantotto” (1968), che sconvolge l’Occidente cristiano e la Chiesa, anzi le Chiese cristiane. [...] In Italia, il “Sessantotto” è nato nel novembre 1967 con l’ “occupazione” dell’Università Cattolica di Milano da parte di un gruppo di studenti, si è rapidamente diffuso ad altri istituti di educazione, universitari, di liceo e scuola media e poi è dilagato con la violenza inarrestabile di uno “tsunami”. [...] Il movimento del Sessantotto, a me come a molti altri preti giovani, all’inizio piaceva. Ci pareva un movimento di rinnovamento della società, una presa di coscienza degli studenti e dei giovani di quei fermenti di novità che il Concilio Vaticano II aveva seminato nella Chiesa. Infatti era nato all’Università Cattolica di Milano. Ma pochi mesi dopo mi sono trovato all’opposizione, perché era evidente che si stava imboccando una via che faceva a pugni con la fede in Cristo e il “sensus Ecclesiae” della mia formazione cristiana e sacerdotale. Ho poi seguito da vicino e combattuto, con le mie piccole forze, il Sessantotto, sempre più lontano dalla Fede e dalla Tradizione cattolica umanizzanti. Promuoveva una mentalità individualista e protestataria, col risultato di far prevalere la protesta, la denunzia, lo sciopero, il moralismo.
Capite? Il Sessantotto era accompagnato dallo stesso état d'esprit che accompagnava il Concilio Vaticano II.

Vi prego di notare come padre Gheddo, senza artificiosità né retorica né alcun intento polemico, presenta il Sessantotto praticamente con gli stessi termini con cui aveva elogiato l'ineffabile Concilio: rinnovamento, fermenti di novità, presa di coscienza... Quanta ingenuità ci vuole dunque per non insospettirsi di un Concilio guidato da quelle stesse voglie matte?

Il veleno sessantottardo ha le stesse caratteristiche del veleno conciliare: eppure il tipico "cattolico conciliare" si ribella al primo ed esalta il secondo, rifiuta l'acido solforico ma esalta il vetriolo, mette da parte la verità per seguire una percezione presupponendo che essendo quest'ultima così diffusa e garantita dall'etichetta "2500 padri", deve per forza condurre alla verità (come se la verità fosse un risultato dei nostri sforzi). E presupponendo che la santa Chiesa, semper reformanda, sia da "riformare" e "ringiovanire" ogni volta che la maggioranza percepisca una voglia matta di fermenti di novità.

In conclusione, dato che una buona percentuale di lettori di questo blog consiste di ideologizzatissimi progressistelli accecati dall'ira e vogliosi di trovare pezze d'appoggio per dichiarare di averci colto in fallo, riassumo brevemente alcuni punti chiave del ragionamento sopra esposto, respingendo le loro prevedibili urla:
  • diranno che qui si parlerebbe male di padre Gheddo: se avessero letto tutta la pagina si accorgerebbero che qui invece lo si prende sul serio ragionando su ciò che lui ha scritto;
  • diranno che qui si farebbero le pulci a qualche espressione possibilmente infelice di un sacerdote. Li sfido dunque a dimostrarlo, facendo notare che il loro trucco è un escamotage per evitare di parlare della percezione del Concilio;
  • diranno che qui si parlerebbe male del Concilio: se avessero letto almeno il titolo di questa pagina, capirebbero che qui non si parla del contenuto o della storia del Concilio, ma solo della percezione del Concilio, di quell'état d'esprit per cui già ovunque si "sapeva" acriticamente che il Concilio, qualsiasi cosa avesse fatto, era un «ringiovanimento della Chiesa»...
  • diranno che qui si disprezzerebbero i "2500 padri conciliari", quando in realtà il problema è che quei 2500 venivano ovunque considerati come esecutori dei fermenti di novità (immaginate il giovane padre Gheddo al Concilio in mezzo all'entusiasmo generale, la gran voglia di aggiornamenti, l'idea di diventare finalmente «credibili» nell'annuncio...);
  • ma soprattutto, eviteranno di riflettere sullo strettissimo legame che c'è tra la disordinata voglia di novità e l'andamento del Concilio stesso. Al punto da pensare che il Sessantotto sia stato il terremoto che ha immediatamente azzerato i presunti effetti «benefici» del Concilio stesso;
  • e c'è ancora molto da riflettere sul fatto che la «riforma» della Chiesa debba essere guidata dal disordinato entusiasmo e da una voglia di novità - specialmente alla luce di ciò che è avvenuto con Martin Lutero.
Lo scopo di questa pagina e di altri miei interventi (recenti e prossimi) è di indurre i lettori a ragionare sulle circostanze che hanno portato allo sfacelo di oggi. Ragionamento vietatissimo dai furiosi difensori del Concilio, che sanno bene che il riflettere onestamente farà cadere il loro vitello d'oro.

52 commenti:

Anonimo ha detto...


http://ncronline.org/blogs/distinctly-catholic/bishop-tobin-disappointed-pope-francis#.UjNPn0j_nEQ.twitter

viandante ha detto...

La sincerità di padre Gheddo é ciò che rende interessantissime queste sue affermazioni.
Se poche persone erano sufficienti a manipolare il concilio, molte in buona fede li hanno seguiti.
Di più. Al di là dei pochi manipolatori, si deve onestamente riconoscere che il periodo storico era del tutto particolare e anche l'atmosfera che vi regnava era qualcosa fuori dal consueto.
Era finita da non molto la guerra, molti giovani (la società non era ancora così senescente come l'attuale)erano cresciuti in un clima di rinascita postbellica favorito anche da un aumentato benessere economico che portava con sé molte novità.
Ebbene il fervore religioso c'era già con Pio XII e le affermazioni di Gheddo lo affermano.
Purtroppo però questo strano cocktail di fervore, entusiasmo, benessere e novità ha fatto abbassare la guardia a troppe persone, iniziando da papa Giovanni XXIII, illudendole che si potesse intavolare un dialogo con l'eterno nemico ed i suoi alleati, che da anni si preparavano all'attacco.
E questi non si sono fatti pregare due volte...

RIC ha detto...

Cara Mic, non so quanti anni tu abbia. Io ne ho abbastanza per aver vissuto, seppur da bambino e poi da adolescente il Concilio e il post concilio.
Ebbene cio' che dice padre Gheddo mi riporta alla mente quei tempi. Gia' prima del 68, alla fine degli anni 50 e all'inizio dei 60 si respirava nella societa' un'aria nuova: la fine della guerra, le prime avvisaglie di un fatuo e breve benessere inducevano ad un ottimismo che oggi ci puo' sembrare stolto, ma che allora dava a tutti noi la sensazione di una nuova "primavera". I "gggiovani" e la necessita' di cambiare, di rivoluzionare il mondo: tutto comincia proprio nel 62-63. Nel '68 esplodera' con le manifestazioni, le violenze e i disastri che conosciami. Ma prima del '68 tutto sembrava bello, tutto possibile. Il futuro era certamente radioso e la maggior parte di noi viveva in uno stato di inguaribile ottimismo.
Il problema - credo- e' dato dal fatto che all'inizio degli anni '60 la Chiesa non e' stata piu' in grado (o non ha voluto) ribadire di essere nel mondo ma non di questo mondo, ha voluto stoltamente seguire il flusso degli eventi, facendosene travolgere. E dimenticando che la sua forza, sino ad allora, era stata la sua capacita' di rimanere se stessa senza doversi piegare agli effimeri rivolgimenti delle vicende umane. Forse in buona fede ha ritenuto che immergendosi nel flusso della storia avrebbe potuto continuare a portare avanti in maniera piu' efficace il messaggio di Cristo, anche perche' si cominciavano ad avvertire qua e la' alcuni scricchiolii (come i famosi preti operai francesi). Da quel momento invece e' iniziato il precipizio
Ma mentre posso anche concedere la buona fede a coloro i quali al tempo abbracciavano con gioia ed entusiasmo i cambiamenti che si profilavano (nella convinzione che avrebbero portato alla famosa nuova primavera) tale buona fede non puo' certo essere piu' concessa a coloro che dal '68 in poi hanno continuato a difendere ciecamente, per partito preso, decisioni e scelte sbagliate. E che ancora oggi si ostinano a negare la realta': laddove e' piu' importante aprire i conventi vuoti agli immigrati piuttosto che chiedersi il perche' del loro abbandono.

Morselli su MiL ha detto...

"...
I geometri, nel realizzare la riforma, hanno apportato decisive varianti in corso d'opera, rispetto al progetto originario (il testo conciliare); i muratori (i preti sessantottini), talvolta richiamati con tirate d'orecchio più da nonna che da reale ammonizione canonica, hanno sbroccato nei cosiddetti abusi al limite del sopportabile (Benedetto XVI).

Questa è storia: un caro confratello di Bologna, confessore in seminario e per alcuni anni facente parte della famiglia di Don Dossetti, mi fece una confidenza.
Ai tempi del Card. Lercaro, quando a Bologna si svolgevano esperimenti di ogni sorta, circolava nelle riunioni del clero il seguente adagio: "Il Concilio ha scritto 'Si faccia... ma anche'; il si faccia lo abbiamo scritto in Concilio per i Vescovi vecchi, il ma anche è il vero Concilio".

Il "si faccia ma anche" è stato, storicamente, il grimaldello per andare ben oltre le indicazioni conciliari.

http://blog.messainlatino.it/2013/09/la-coesistenza-di-antico-e-nuovo-rito.html

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Purtroppo, questi entusiasti ancora reggono la Chiesa...non sono ragionevoli...e quindi spesso agiscono come irragionevoli...

Ma, dal altro canto, c'e il pericolo che in combatterli si cade nel contrario sentimentalismo, dove le cose belle antiche sono pregiate per nient'altro e il latino divenne un linguaggio magico-sentimento

tutte due visioni della vita cristiana sono fondato sugli errori del modernismo e della riforma...che sposta fede da ragione...

tanti "tradizionalisti" anche cadono in ideologia, non amano più la Chiesa, ma cercano di promuovere un idologia, che appogia in qualche aspetto la tradizione...

per questo motivi tanti centri della messa antici sono pieni di persone morte che non fanno niente oltre che lamentare...promuovere la fondazione dei monasteri, vocazioni, convertire i peccatori, richiama il clero, i religiosi e i laici alla fede..non fanno...neanche volgiono fare...perchè amano un idea morta, non la Chiesa santa...

fino a quando c'è un movimento per la tradizione che è veramente fondato sull'amore per la Chiesa, i modernisti reggerano i sentimentalisti...

Anonimo ha detto...

Ricordo che recentemente, in un colloquio con un mio vecchio professore di 'morale', gli ho chiesto come mai ci si potesse essere lasciati (soprattutto loro sacerdoti) trascinare dal 'novum' introdotto dal concilio senza alcuna resistenza o capacità riflessiva (tranne poche eccezioni e ben presto silenziate e vanificate).

Mi ha risposto con una sola parola: "entusiasmo".
Effettivamente l'ho vissuto anch'io e per un periodo sono stata trascinata. Ma strada facendo e per grazia, nell'approfondire tante storture tra le più evidenti che stridevano con la fede assimilata, sono arrivata fin qui.

Josh ha detto...

Leggo che un commentatore ha citato Bologna e Dossetti.
A quel proposito linko anche io un pezzo:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1346167?

estraggo:
"De Mattei ricava dalla ricostruzione di tale vicenda che
i documenti del Concilio Vaticano II sono effettivamente qua e là in contrasto con la precedente dottrina."

"Il suo apogeo fu nel 1963, nella seconda sessione del Concilio, quando per alcuni mesi Dossetti operò di fatto come segretario dei quattro cardinali "moderatori", uno dei quali era Lercaro, divenendo il perno dell'intera assise.

Era lui a scrivere i quesiti su cui i padri conciliari dovevano pronunciarsi. Il 16 ottobre 1963 quattro di tali quesiti – sulla questione della collegialità episcopale – uscirono, prima ancora d'essere consegnati ai padri, sul giornale di Bologna "L'Avvenire d'Italia" diretto da Raniero La Valle, amico strettissimo di Dossetti e Lercaro. Irritato, Paolo VI ordinò il ritiro delle 3000 copie di questo giornale che, come ogni mattina, stavano per essere distribuite gratuitamente ai padri.

Anche dopo il Concilio Dossetti continuò ad esercitare una profonda influenza sulla cultura cattolica non solo italiana."

e

LA "TEOLOGIA" DI DOSSETTI

da Giacomo Biffi, "Memorie", seconda edizione, pp. 485-493

UNA ECCLESIOLOGIA POLITICA


Il 19 novembre 1984, in una lunga conversazione con Leopoldo Elia e Pietro Scoppola, don Dossetti si è lasciato andare a qualche considerazione che deve renderci avvertiti. Egli legge sorprendentemente il suo apporto al Concilio Vaticano II alla luce della sua partecipazione ai lavori della [Assemblea Nazionale] Costituente [tra il 1946 e il 1948]: "Nel momento decisivo proprio la mia esperienza assembleare ha capovolto le sorti del Concilio stesso". [...]

Di più, nella stessa circostanza Dossetti addirittura si compiace di aver "portato al Concilio – anche se non fu trionfante – una certa ecclesiologia che era riflesso anche dell’esperienza politica fatta". Ma che tipo di “ecclesiologia” poteva scaturire da una tale ispirazione e da queste premesse “mondane”?

“Anche se non fu trionfante”: questo inciso, sommesso e un po’ reticente, evoca con discrezione la fine della attività conciliare di don Giuseppe; e merita che lo si chiarifichi nella sua rilevanza.

Egli era stato introdotto nell’assise vaticana con la qualifica di esperto personale dell’arcivescovo di Bologna [Giacomo Lercaro]. Il 12 settembre 1963 il nuovo papa, Paolo VI, comunica la sua decisione di designare quattro “moderatori”, nelle persone dei cardinali Lercaro, Suenens, Döpfner e Agagianian, con il compito di presiedere a turno l’assemblea conciliare per conto del papa. Era, come si vede, un incarico che ciascuno dei designati avrebbe dovuto esercitare soltanto singolarmente.

Lercaro persuade invece i suoi colleghi ad accettare don Dossetti come loro comune segretario; e con questa nomina si configura in pratica una specie di “Consiglio dei moderatori”, che finisce con l’avere indebitamente una funzione molto diversa da quella prevista e intesa, con un’autorità ben più ampia della sua indole originaria.

È il momento della massima influenza di Dossetti; ma non poteva durare. Si trattava, in fondo, di un arbitrario colpo di mano che alterava la struttura legittimamente stabilita. Il Concilio aveva già una segreteria generale, presieduta dal vescovo Pericle Felici, il quale non tarda a lamentarsi della situazione irregolare che si era creata.

Josh ha detto...

ancora dalle sopracitate Memorie del Card. Biffi:

UNA CRISTOLOGIA IMPROPONIBILE


Alla fine di ottobre del 1991 Dossetti mi ha cortesemente portato da leggere il discorso che gli avevo commissionato per il centenario della nascita di Lercaro. "Lo esamini, lo modifichi, aggiunga, tolga con libertà", mi ha detto. Ed era certamente sincero: in quel momento parlava l’uomo di Dio e il presbitero fedele.

Purtroppo, qualcosa che non andava ho effettivamente trovato. Ed era l’idea, presentata da Dossetti con favore, che, come Gesù è il Salvatore dei cristiani, così la Torah, la legge mosaica, è anche attualmente la strada alla salvezza per gli ebrei.
L’asserzione era mutuata da un autore tedesco contemporaneo, ed era cara a Dossetti probabilmente perché ne intravedeva l’utilità ai fini del dialogo ebraico-cristiano.

Ma come primo responsabile dell’ortodossia nella mia Chiesa, non avrei mai potuto accettare che si mettesse in dubbio la verità rivelata che Gesù Cristo è l’unico Salvatore di tutti. [...]

"Don Giuseppe, – gli dissi – ma non ha mai letto le pagine di san Paolo e la narrazione degli Atti degli Apostoli? Non le pare che nella prima comunità cristiana il problema fosse addirittura quello contrario? In quei giorni era indubbio e pacifico che Gesù fosse il Redentore degli ebrei; si discuteva caso mai se anche i gentili potessero essere pienamente raggiunti dalla sua azione salvifica".

Basterebbe tra l’altro – mi dicevo tra me – non dimenticare una piccola frase della lettera ai Romani, là dove dice che il Vangelo di Cristo “è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del giudeo prima e poi del greco” (cfr. Rm 1, 16).
Dossetti non era solito rinunciare a nessuno dei suoi convincimenti. Qui alla fine cedette davanti alla mia avvertenza che, nel caso, l’avrei interrotto e pubblicamente contraddetto; e accondiscese a pronunciare questa sola espressione: "Non pare che sia conforme al pensiero di san Paolo dire che la strada della salvezza per i cristiani è Cristo, e per gli ebrei è la Legge mosaica". Non c’era più niente di errato in questa frase, e non ho mosso obiezioni, anche se ciò che avrei preferito sarebbe stato di non accennare nemmeno a un parere teologicamente tanto aberrante.
Questo “incidente” mi ha fatto molto riflettere e l’ho giudicato sùbito di un’estrema gravità, pur se non ne ho parlato allora con nessuno. Ogni alterazione della cristologia fatalmente compromette tutta la prospettiva nella “sacra doctrina”. In un uomo di fede e di sincera vita religiosa, come don Dossetti, era verosimile che l’abbaglio fosse conseguenza di una ambigua e inesatta impostazione metodologica generale.

cfr pure

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1345582

Josh ha detto...

chiudo con ironia....
leggo quanta parte ad un certo tipo di "entusiasmo" è dedicata in questo illuminante post.

ehm...ieri sera nei commenti a una discussione passata di Mic, e in risposta ad un amico brasiliano, ho ammesso che anche la mia miseranda persona a volte si è fatta prendere da entusiasmi nel corso della mia peregrinatio, ma tengo a precisare che non mi riferivo naturalmente a entusiasmi postconciliari, nè a stupori di ComunioneFatturazione, nè pentecostalismi...sul 68 non ero nemmeno nato, ma ne ho ben poco...giusto per conoscersi un minimo...

un caro saluto e grazie del bel blog

Anonimo ha detto...

Gheddo: Si diceva che i contestatori sessantottini “non sanno cosa vogliono, ma lo vogliono tutto e subito”.

Vale anche e soprattutto per i progressisti.


Bisogna rispondere a Romano dicendogli che "opporsi al nero non significa automaticamente propugnare il bianco".

Solo gli stupidi combatterebbero un sentimentalismo opponendovi un sentimentalismo di segno contrario.

Anonimo ha detto...

Caro Josh,
Io invece il '68 l'ho vissuto culturalmente ed esistenzialmente, prima che spiritualmente nella Chiesa e, forse, il tempo in cui ho 'vagato' prima di ritrovare la Via maestra è dipeso dal fatto che in quel periodo vivevo una fede indossata come un abito ma non assimilata nel vissuto.
Ho avuto la grazia di rendermene conto e, oltre a tornare su tanti passi, ho intrapreso un percorso più profondo e portatore di 'pienezza'. E penso che è anche grazie agli errori che riesco a capir meglio e a decifrare nelle pieghe più nascoste tante sofisticherie e tanti inganni.

Spero di riuscirci davvero, rimanendo in ascolto e approfondendo pregando.
Il resto lo vedremo...

Anonimo ha detto...

Oltretutto ho avuto a che fare, tra tanti maestri, con diversi gesuiti ;) Ballester e la preghiera profonda, ad esempio; Vannucci, lo stesso card.Martini col quale sono stata in corrispondenza e che molto mi ha formata nell'esegesi ed altri meno noti. Ma, stranamente o provvidenzialmente, da tutti a un certo punto ho preso le distanze...

Anonimo ha detto...

Quanto afferma p.Gheddo ricalca le stesse parole pronunciate da papa Benedetto XVI all'anniversario dell'apertura del concilio,quindi corrispondono a verità,Gheddo è un tipo schietto,poco avvezzo ad esaltarsi,quello che mi dà da pensare,è la risposta che diede il card.Ratzinger a Messori che gli domandava cosa non era andato per il verso giusto,visto che lui,da peritus conciliaris,aveva'aderito' al cosiddetto spirito innovatore,lui rispose,secco:"Sono cambiati loro,non io"ecco,sta tutto qua,la corrente renana,tedesca,olandese,francese,ha interpretato pro domo sua il vat2,il '68 col dogma indefettibile del'vietato vietare'ha fatto il resto e la chiesa si è fatta trascinare dal crollo delle fondamenta giudaico cristiane dell'Europa,il resto è storia recente,per noi italiani,i danni del dossettismo hanno nomi precisi,quelli di chi ci ha catapultato nel perverso meccanismo dell'euro,la moneta unica che sta uccidendo il continente.GR2

Josh ha detto...

Grazie Mic della tua testimonianza diretta.
In errori e sbandamenti sono incappato anche io naturalmente, e chissà di quanti ancora nemmeno mi avvedo. Sì ne possiamo e dobbiamo trarre insegnamenti.

Anonimo ha detto...

leggo quanta parte ad un certo tipo di "entusiasmo" è dedicata in questo illuminante post

Riprendo, perché credo pertinente, un mio precedente post:

Abbiamo già dato attenzione al falso e al giusto ottimismo, conseguente a quest'altra esternazione contenuta in una Lectio di Benedetto XVI dell'8 febbraio.
«...Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci impressionare - come ha detto Papa Giovanni - dai profeti di sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di sé, adesso è il tempo in cui muore”. No. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente, c’è un falso ottimismo e un falso pessimismo. Un falso pessimismo che dice: il tempo del cristianesimo è finito. No: comincia di nuovo! Il falso ottimismo era quello dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano, i seminari chiudevano, e dicevano: ma … niente, va tutto bene … No! Non va tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo. Il futuro è realmente di Dio: questa è la grande certezza della nostra vita, il grande, vero ottimismo che sappiamo. La Chiesa è l’albero di Dio che vive in eterno e porta in sé l’eternità e la vera eredità: la vita eterna ».

Ormai è fin troppo chiaro che dopo il concilio l'accento è stato posto sul falso ottimismo, conseguente a quell' ottimismo a priori da cui è partito il Concilio (proprio da quell'iniziale trionfalistico "Gaudet Mater Ecclesia!"), che dava per scontata la positività delle aspirazioni dell'uomo contemporaneo.
Ne è conseguita la nefasta sottovalutazione dei problemi concreti presenti nella Chiesa e nel mondo, dovuta a insufficiente approfondimento della realtà con cui si entrava in relazione [vedi anche recenti critiche di Benedetto alla Gaudium et Spes e le nostre: usando le parole chiave nel motore di ricerca].

Un ottimismo a priori, che ha indotto tra l'altro le derive antropocentriche e che già cinquant'anni fa è risultato da un preciso atto di volontà. (B. Dumont, Il conflitto irrisolto).
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/10/il-conflitto-irrisolto.html

Il problema nasce quando quelle che Benedetto chiama "cose sbagliate" non vengono riconosciute e non viene loro dato il giusto nome e non vengono corrette. La Chiesa rinasce sempre di nuovo ad opera del Signore, ma non è un automatismo che non ci coinvolge responsabilmente: è una Grazia che precede accompagna e consolida il nostro impegno. Ma poi, se non assecondata, potrà anche arrivare il momento in cui « se questi taceranno, parleranno le pietre! » (Lc 19,40) E dicendo "questi" il Signore si riferisce apertamente ai suoi discepoli!

Josh ha detto...

Per quanto riguarda il clima '68 e la non opportunità per la Chiesa di lasciarsi contagiare da "arie di rivoluzione permanente esterne",
voglio solo ricordare una figura del '68 tuttora in attività, insignito anche di Laurea Honoris Causa e mito per alcuni di una certa area,
tra le tante figure che personalmente ho sempre trovato molto pericolose.

Daniel Cohn-Bendit.

lascio 2 link...

http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Cohn-Bendit

cito il seguente art. solo perchè cita a sua volta affermazioni autobiografiche incredibili di D. C-B, scritte di suo pugno:

http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=859&t=Buttiglione-fa-rossi-dalla-vergogna-i-Verdi

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa se il mio commento non riguarda direttamente questa discussione.

Il titolo dell' "Indipendent" di oggi: "Pope Francis assures atheists: You don’t have to believe in God to go to heaven" (alla lettera, "Papa Francesco assicura agli atei: non c'è bisogno che crediate in Dio per andare in Cielo": http://www.independent.co.uk/news/world/europe/pope-francis-assures-atheists-you-dont-have-to-believe-in-god-to-go-to-heaven-8810062.html).

Una volta tanto, un'affermazione chiara e netta: cioè un'indubbia, manifesta, ERESIA ("Sine fide impossibile est placere Deo", "Senza la fede è impossibile piacere a Dio", Ebr. 11, 6).

Intendiamoci bene: il Santo Padre NON ha detto questo.

Ma il solo fatto che un giornale diffuso abbia titolato così, e nessuno (ch'io sappia) l'abbia smentito, è d'una gravità inaudita.

Angelo R. ha detto...

Detto sinceramente, trovo abbastanza fuori luogo, un po' pedante e soprattutto ingeneroso il commento di M. Bongi all'articolo di p. Gheddo, soprattutto alla luce dei numerosi interventi che il religioso missionario ha dedicato al tema. Bisognerebbe invece riconoscere che p. Gheddo è uno dei pochi, soprattutto nell'ambiente missionario, ad avere messo i puntini sulle i con grande lucidità sulle forzature, i fraintendimenti e le interpretazioni devianti che hanno caratterizzato l'esperienza ecclesiale postconciliare. Si veda ad esempio qui: http://www.zenit.org/it/articles/perche-il-post-concilio-e-ancora-cosi-difficile
Penso che una testimonianza come quella che ho linkato sia da apprezzare pienamente.
Oltretutto, il giornalista sembra escludere qualsiasi opportunità di riforma nella Chiesa e una Chiesa preconciliare nella quale tutto era perfetto come in un eden. E' invece evidente che non fosse tutto perfetto prima tanto quanto è evidente che non fosse tutto negativo come vorrebbero i cossiddetti progressisti. La storia della Chiesa e della liturgia è costantemente una storia di tradizione e rinnovamento. Il problema, come credo che siamo tutti d'accordo, non era che si facessero delle riforme; è come sono state fatte.

Anonimo ha detto...

"Detto sinceramente, trovo abbastanza fuori luogo, un po' pedante e soprattutto ingeneroso il commento di M. Bongi "

dove sta scritto che l'articolo è di M. Bongi?

Anonimo ha detto...

(Chiedo scusa: "IndEpendent", non "IndIpendent".)

Anonimo ha detto...

"Detto sinceramente, trovo abbastanza fuori luogo, un po' pedante e soprattutto ingeneroso il commento di M. Bongi "

dove sta scritto che l'articolo è di M. Bongi?


Oltre a confondersi sull'autore, perché l'Anonimo non ci dà la dimostrazione delle sue affermazioni?

Anonimo ha detto...

Romano dice,

per chiarificare il mio commento...

è vero che in combattere non è necessario per un ente ragionevole di cadere nel errore opposito...

ma essendo che siamo uomini e non angeli, quando combattiamo il sentimentalismo ottimistico di entusiasmo, è facile cadere in un entusiasmo di critica in qualè sembra sufficiente di negare, resistere, opporre, insultare...ecc.

c'e un aspetto di psicologia moderna molto necessario per apprezzare, che si chiama la psicologia sociale, che ha dimonstrato con tanti studi che essere umani facilmente sono modificati nel loro agire dal contesto di persone e di eventi in quali agiscono...

Quindi, durante l'epoca dei modernismo, in quale il sentimento è sempre l'esplicito o l'implicito standard di misura per tutti, il mere fatto che i reggenti agiscono e parlono così, forma la mens dei soggetti di correspondono e rispondono così...

In consequenza, voglio applicare questi principi alle circonstanze odierne del papato di Francesco (Bergolio)...

le cose strane e turbanti che egli fa e dice hanno un effetto...

su quelli che accolgono per confermare o promuovere errori...

su quelli che rispingono per destabilizare o promuovere una fissasione scongelante di mente...

Quindi, attenzione tutti...

non cadiamo nella logica dei modernisti o progressivisti...

dobbiamo agire sempre a cagione della fede, la speranza e la carità sopranaturale, è non giudicare in modo favorevole o disprezzante qualsiasi cosa usando qualiasi misure...

per tutto questo si richiede la preghiera e una vita sacramentaria e meditativa conforme a Gesù e la sua volontà

Anonimo ha detto...

Il titolo dell' "Independent" di oggi: "Pope Francis assures atheists: You don’t have to believe in God to go to heaven"...

Non solo il titolo, ma tutti i contenuti, nell'interpretazione più "volgare" nel senso di "vicina al volgo" in termini lontani dalle verità cattoliche, fino alla chiusa che sottolinea il fatidico "Chi sono io per giudicare un gay?"

Anonimo ha detto...


Condivido in pieno l'ultimo commento di Romano.

E. ha detto...

Bisogna rispondere ad Angelo R. che nel finale dell'articolo (lo avrà letto tutto?) c'era già la risposta alla sua domanda:

"Questo articolo non critica p.Gheddo, ma semplicemente prende sul serio le sue affermazioni".

È una reazione pavloviana tipica del buonismo il prendere qualsiasi citazione non adulante come una critica furiosa.

Marco Marchesini ha detto...

Quando leggo documenti come questo:

http://disputationes-theologicae.blogspot.it/2010/03/un-limite-teologico-dellabbe-claude.html

Mi fermo a pensare come sarebbe stato l'ultimo Concilio se avesse approvato documenti come questo. Non si sarebbe qui a discutere di tutti questi problemi e saremmo stati al fianco dei Papi a difendere la sana dottrina contro i modernisti.

Anonimo ha detto...

Caro Marco,
è stata la fine della "scuola romana" che ha coinciso col trionfo di quella "renana", con le scorie di cui era ed è portatrice...

Anonimo ha detto...

Bisogna rispondere ad Angelo R. che nel finale dell'articolo (lo avrà letto tutto?) c'era già la risposta alla sua domanda:

Angelo R. sarebbe da ignorare, perché ciò che è a tutti evidente - compreso l'autore, - è stato, penso, volutamente distorto.
Il suo non è un intervento. Se non è una reazione pavloviana è una bastardata. Non altro.

Questa mia reazione è uno dei casi emblematici riferiti al contesto di cui parla Romano ;)

Amicus ha detto...

E sull'onda dell'entusiasmo conciliare, nuntio vobis gaudium magnum! Ecco a voi il nuovo super-consulente del "Vescovo di Roma": Leonardo Boff.

"Difficile fino a poco tempo fa immaginare che un autore con un profilo come quello di Leonardo Boff potesse essere considerato consulente da un pontefice. Eppure è proprio quello che Papa Francesco sta facendo con lui, racconta Boff: si scrivono e dialogano attraverso un’amica comune in Argentina."
[...]
- Lei chiede l’apertura di un Concilio Vaticano III per riformare la Chiesa. Questo Papa riuscirà a portare il cambiamento che lei auspica?

Boff: «È molto intelligente, non vuole presiedere la Chiesa in modo monarchico, ma collegialmente. Per questo ha scelto otto cardinali di tutti i continenti che con lui faranno la riforma della curia e guideranno la Chiesa in modo collegiale. Penso sia arrivato il momento, come gli ho scritto perché mi ha chiesto un’opinione».
[...]
- Cosa ha suggerito al Papa fino ad ora?

Boff: «Per esempio che tutte le chiese, specie quella cattolica, sono occidentali e saranno sempre più accidentali. Andiamo verso una nuova fase dell’umanità che sarà globalizzata. La Chiesa non ha trovato un posto in questo processo, ma è ora di definirlo con le altre chiese. Le differenze dottrinali sono piccole e anche le chiese protestanti accettano un Papa che non domina, ma che fa da riferimento simbolico del cristianesimo, come fenomeno storico e memoria di Gesù».

Entusiasmante, vero? La premiata ditta di demolizioni "Bergoglio &C." sta per iniziare i lavori.

Amicus ha detto...

P.S.: ho dimenticato il link: http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/teologia-della-librazione-theology-of-liberation-teologia-de-la-liberacion-27869/

Anonimo ha detto...

La cosa più sorprendente, Amicus, è l'indifferenza o addirittura il favore con cui vengono accolte queste che a noi appaiono assurdità...

Josh ha detto...

Boff! ce mancava! mammamia

dal link riportato sopra, estraggo l'ultima riga da lui proferita

"....Mi sento bene, in questa veste di laico.
Dopotutto, Gesù non era un sacerdote"

ah sì?!

E il Suo triplice Ufficio di Profeta, Sacerdote e Re?

Eb 5,1 "Infatti ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, è costituito per gli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati...Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di diventare sommo sacerdote, ma la ricevette da colui che gli disse: «Tu sei mio Figlio, oggi io ti ho generato»".
(e vari punti dell'Epistola in cui si chiarisce questo punto)

cfr anche S. Tommaso, Summa, III, 22, 3

Anonimo ha detto...

Josh,
siamo al delirio!

Anonimo ha detto...

Osservatore dice,

sarebbe bello da vedere: l'articolo di Muller, che appoggiava Guitierrez, reletto, con ogni instanza di "poveri" sostituita con "tradizionalisti" o "cattolici"...

per farli mangiare le loro parole...

Rossella ha detto...

Ho letto su Vatica Insider l'intervista completa a Boff: io la trovo di una gravità inaudita! E' gravissimo che il papa si faccia consigliare e imbeccare da un personaggio così! chiede consigli a lui, ma perchè??
Sono allucinata, ma dove porterà la Chiesa Cattolica??
E noi cosa possiamo fare oltre che pregare??
scusate lo sfogo, ho un attimo di sconforto...

RIC ha detto...

Qualche prima critica dall'interno della gerarchia:

Il cardinale Cipriani: «Müller? Un buon teologo, ma un po' ingenuo"

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/america-latina-south-america-america-del-sur-27861/

Bishop Tobin 'disappointed' with Pope Francis


http://ncronline.org/blogs/distinctly-catholic/bishop-tobin-disappointed-pope-francis#.UjNPn0j_nEQ.twitter

Marco P. ha detto...

Aspettiamo e vediamo come e se la solerte sala stampa vaticana commenta questa intervista che definire delirante è già un complimento.
Nel caso di silenzio si sarà autorizzati a concludere che chi tace acconsente ?

Flavio B. ha detto...

Gesu' ha detto.. il mio regno non e' di questo mondo... la chiesa cattolica fa compromessi con il mondo... non e' piu' credibile!

Japhet ha detto...

A proposito di quell'intervista. L'ecumenismo postconciliare si è ulteriormente evoluto nella globalizzazione della Chiesa e nell'esaltazione di Lutero.

Si avvicina la "rivoluzione d'ottobre" quando entrerà in funzione il "consiglio della corona". Chissà se vedremo ancora trionfare la teologia ella liberazione e tutte le ideologie che hanno preceduto guidato e seguito il concilio?

bernardino ha detto...

Verra' di sicuro il giorno in cui il Signore mandera' un nuovo Mose', che scendendo dal monte sacro con in mano le pietre delle Leggi, le scagliera' contro questo vitello d'oro che brucera' come le fiamme dell'inferno e brucera' tutti coloro che gli sono intorno ad adorarlo.
Quante volte Dio ha punito il Suo popolo prediletto perche' non manteneva i patti? tanto quel popolo era sordo e ricadeva nell'errore.
Noi, oggi ci siamo permessi di sbeffeggiare il Trono di Dio e da 50 anni ne vediamo le conseguenze.
Non si puo' rinnegare la Legge Divina, manipolarla a nostro piacimento, non possiamo farlo noi, ne lo puo' fare un concilio ne lo puo' fare un Papa, altrimenti Dio punisce. Oggi vediamo in che modo ci sta punendo.
Al popolo prediletto ha dato le punizioni che leggiamo nell'antico Testamento, a noi ci sta punendo con metodi moderni. Il concilio non voleva forse modernizzare la Chiesa? Fare una Chiesa adatta ai giorni nostri? (come se nei tempi passati la chiesa era una chiesa superata, e pertanto si voleva cambiarla)?. Questa e' la nuova primavera, questa e' la nuova Pentecoste.?
La Chiesa di Cristo non ha bisogno di una nuova primavera e di una nuova Pentecoste, perche' 2000 anni fa' ce l'ha data gia' Gesu' Cristo Nostro Dio e Signore, e ce l'ha data immutabile.
Chi vuole cambiare l'abbiamo gia' visto 500 anni fa' con Lutero, la strada e' aperta per chi non vuole stare nella Chiesa di Cristo, pertanto puo' andarsene con i protestanti.
La Chiesa di Cristo non ha bisogno che vengano ricostruiti i pilastri, perche' i pilastri l'ha costruiti Gesu' e sono indistruttibili fino alla fine del mondo.
Davvero guardiamoci bene dai falsi profeti di sventura, oggi ne vediamo le conseguenze.

Anonimo ha detto...

Credo sia meglio tradurre "état d'esprit" con "stato d'animo" che con "stato di spirito" o "percezione diffusissima" o altro.

Josh ha detto...

Già, Mic, delirio.

In pratica il Gesù fricchettone di Boff fa il paio con l'altro insolito presentato dalla chiesa mediatica recente.

All'indomani dell'elezione, sentendo i primi discorsi, più che l'entusiamo a me venne in mente questo frammento di film che non riesco a cancellare ("Dogma" '99 di Kevin Smith). Si tratta di un film surreale e satirico, nulla di che,
il punto è che la situazione oggi non pare così diversa da questo spezzone.

Ha pure il pollice alzato come Fonzie....

https://www.youtube.com/watch?v=FQf7kDBN1lI

Anonimo ha detto...

Credo sia meglio tradurre "état d'esprit" con "stato d'animo" che con "stato di spirito" o "percezione diffusissima" o altro.

Ricordo che mons. Gherardini (e non solo lui) ha parlato ampiamente del fatidico "spirito del concilio", definendolo addirittura gegen-Geist, "contro-spirito"...

Raffaella sul suo blog ha detto...

Sull'intervista a Boff:

Non ho letto commenti a questa intervista da parte della sala stampa vaticana cosi' efficiente e solerte negli ultimi sei mesi.
Deduco che il silenzio equivalga ad approvazione e ne traggo le mie personali conseguenze.
Mi capita spesso di seguire alla sera un gioco televisivo che non mi e' mai particolarmente piaciuto e che non vedevo da anni.
Chi mi piace, invece, e' il conduttore (o conducente come ama spesso definirsi). Egli, ottimo presentatore ma soprattutto eccellente attore di teatro, ci regala spesso delle perle di saggezza.
L'altro giorno si e' soffermato sul concetto di scelta. In effetti anche la scelta piu' banale, piu' marginare, esclude tutte le altre e ci porta in una direzione precisa.
Se avessimo fatto questo invece che l'altro, oggi non saremmo qui.
La vita e' fatta di piccoli o grandi decisioni.
Tutto questo per dire che la scelta di tacere a proposito di questa intervista non puo' non avere delle conseguenze, piccole per alcuni, grandi per altri.
R.

e Sam ha detto...

Registro che anche sull'ermerneutica della "rottura" riguardo la lettera papale a Repubblica, sottolineata con tanto entusiasmo da Scalfari e dagli altri grandi media e smentita con commovente zelo soltanto da irrilevanti difensori d'ufficio senza mandato, è arrivata alcuna smentita o precisazione dalla Sala stampa vaticana....

Anonimo ha detto...

Ric
le critiche di Cipriani non hanno peso, questo cardinale dell'Opus Dei si trova lontano anni luce dalla maniera di pensare del capo del consiglio dei cardinali Rodrìguez Maradiaga e di Bergoglio stesso. Archivieranno la critica senza neanche leggerla.
Rodriguez Maradiaga è vicino all'UCA del Salvador, dove insegna Sobrino, un esponente della TdL.

Anonimo ha detto...

Ma scusate,il direttore della sala stampa vaticana non è anche lui gesuita???E alloooooraaaa!!!!Cosa fatta capo ha,intelligenti pauca.Anonymous.

Marco P. ha detto...

Ritornando alla intervista del Boff al momento non smentita, (al momento....voglio ancora illudermi....) però, stavo pensando: ma qual è il fine del pubblicare una intervista del genere su un blog sedicente cattolico come vaticaninsider ?
Voglio dire: il contenuto dell'intervista è tutto fuorché cattolico (Lutero da ascoltare e prendere ad esempio, Gesù che non era sacerdote -a parte che Gesù E', punto. Non: era - uno spretato che amministra sacramenti con l'approvazione dei vescovi- in questo caso i vescovi si beccano l'iniziale minuscola - e altre "bazzecole" simili...). Però viene presentata come se fosse normale, anzi come se ADESSO fosse normale nell'orbe cattolico, infatti non si trova nell'articolo, il minimo accenno al dubbio che quella serie di bestialità possano non essere conformi, anzi che siano contrarie, alla dottrina immutabile bimillenaria cattolica , ed il lettore sprovveduto che si imbatte in quel groviglio di rovi, ci resta impigliato senza accorgersene, restandone aggrovigliato senza poter uscire e dicendo: ma in fondo se lo dicono qui, su questo sito "autorevole", vorrà dire che va bene, anzi mi pare proprio che vada bene !
Poi se è vero come si dice che il capo di quel sito lì è in qualche modo in stretto contatto con il Papa, allora magari quello che dice il Boff (un suono onomatopeico, tra l'altro, "boff" come una bolla di sapone) è vero, il che sarebbe drammatico.

Anonimo ha detto...

Sinceramente ormai sono senza parole, c'è n'è una al giorno e nessuno sente il dovere di intervenire...siamo al "liberi tutti"', tranne i cattolici ortodossi e magari Tradizionalisti ovviamente...
John

Luisa ha detto...

vatican insider = La Stampa, non si può dire, dunque, che sia un sito cattolico.

Anonimo ha detto...

Ma non vi sembra,cambiato Tornielli da quando scrive su La Stampa?
John

Josh ha detto...

nel clima post68ino e postconciliare (come pure ad Assisi, o i casi delle bandiere arcobaleno-massoniche sugli altari, o le ideologie modaiole-mundane portate dentro la chiesa) hanno trovato spazio anche concetti come questi, e la Chiesa mediatica attuale pare voler cercare il consenso di chi la vede a questo modo, è innegabile:

http://esperidi.blogspot.com/2012/07/imagine.html