lunedì 30 settembre 2013

Il sacerdozio appiattito a mestiere

Una scenetta surreale, quasi da Arcipelago GULag: in Cattedrale, al termine della messa con ordinazione sacerdotale, alcuni seminaristi che avevano prestato "servizio liturgico" si avviano verso la navata laterale per andare in sacrestia, anziché affollarsi con gli altri al suo angusto ingresso di servizio. Uno dei preti concelebranti getta uno sguardo di fuoco ad un altro prete, che immediatamente con voce stridula ammonisce il gruppetto nella navata laterale: «non mettetevi in mostra! tornate in sacrestia!» Ma è troppo tardi: di spalle, quelli avranno fatto finta di non sentire. 

La gravissima trasgressione di alcuni di quei seminaristi è consistita nel togliersi la "cotta" bianca anzitempo, attraversando i pochi metri di navata laterale solo con la veste talare nera. «Non mettetevi in mostra!»: turiste discinte e avventori trasandati e rumorosi non sono considerati un problema per il decoro della cattedrale, ma se un seminarista percorre cinque o sei metri in talare (tanto più a margine di una lunga messa in cui il popolo di Dio manifesta solo la fretta di uscire o di farsi la foto col novello sacerdote) è uno scandalo, è un "mettersi in mostra".

Mentre in Paradiso inizia un'enorme tripudio di santi per l'operaio in più per la molta messe, l'operaio in questione esce dalla sacrestia abbigliato da asettico funzionario curiale: il clergyman, che probabilmente non indosserà più in vita sua (e non certo a favore della talare). Non vuole "mettersi in mostra" nemmeno un minuto dopo i sacri ordini. Perfettamente integrato nel Sistema.

Per i vescovi, la legge non scritta - e perciò tassativamente vincolante - è quella di coltivare un clero insipido, che spicchi per mediocrità, che sia capace solo di trite banalità. Leggiamo come un rettore di seminario presenta ufficialmente lo scopo dell'iter formativo:
In sintesi, il seminarista che vorremmo formare dovrebbe puntare alle seguenti quattro note che dovrebbero caratterizzare il suo modo d’essere e di fare alla fine dell’iter formativo:
  • una personalità integrata, capace di accettare se stessa e di donarsi sinceramente;
  • un carattere dialogante, capace di un sereno autocontrollo, senza inibizioni, né selettività;
  • un custode fedele della dottrina e un conoscitore profondo della cultura contemporanea, capace di interpretare le diverse situazioni e desideroso di servire la verità in uno stile di vita evangelico;
  • un moderato rispetto alle sue posizioni sulla Chiesa e alle sue modalità di esercitare la ministerialità: non troppo progressista, né troppo conservatore, ma equilibrato nel sostenere le buone tradizioni, con uno sguardo profetico in avanti, senza nostalgie per privilegi ed elementi distintivi.
Osservate le prime preoccupazioni dell'équipe formativa del seminario: è convinta di avere a che fare con candidati "disintegrati", incapaci di accettarsi e di donarsi sinceramente, magari con un carattere poco "dialogante", senza "autocontrollo", con "inibizioni" e addirittura "selettività"...

Se ci fate caso, quel nero pessimismo utilizza espressioni della psicologia, non del lessico della fede. La formazione intende scartare le vocazioni non inquadrabili nello schema psicologico prefissato: per esempio, non sei adatto al sacerdozio perché sei "selettivo" (su cosa tu sia "selettivo", lo decideremo di volta in volta, a seconda delle antipatie del momento). Il curato d'Ars e padre Pio sarebbero stati "invitati" (cioè obbligati) a lasciare il seminario già al primo anno. Nostro Signore stesso non si "autocontrollava" molto («sepolcri imbiancati! razza di vipere! voi avete per padre il diavolo!» senza contare la scenata coi banchieri nel Tempio).

Viene quindi il requisito dottrinale, su cui di primo acchito ci sarebbe da rallegrarsi - se non fosse per il costante ed allarmante risultato che si ottiene da decenni a questa parte: giovani sacerdoti che mentre manifestano una clamorosa ignoranza degli elementi di base del Catechismo, in ogni omelia sciorinano invece una valanga di banalità e di piatte scontatezze, farcita magari con qualche parolone greco o ebraico, citando filosofi e teologi contemporanei sconosciuti al di fuori delle facoltà teologiche, discettando finemente di sperdute perìcopi veterotestamentarie... mentre la "profonda" conoscenza della cultura contemporanea si limita al riassunto del telegiornale della sera precedente, in particolare la pagina sportiva.

"Moderato"
Ma il gran finale è quello che fa davvero cascare le braccia: un «moderato».

Vogliono formare un moderato che eserciti il ministero sacerdotale moderandosi: cioè non dica la Messa in latino, non vesta la talare, non si occupi di cose della fede che esulino dalle sue competenze parrocchiali, che non insegni cose della fede che il resto del clero non ha neppure il coraggio di nominare... Un moderato che non sia «troppo progressista» altrimenti finisce in televisione infastidendo il vescovo che non vuol sentirsi chiedere: "lo approva o lo punisce?"

Ma soprattutto un moderato che non sia «troppo conservatore», cioè che non dica la Messa in latino, non vesta la talare, non parli del Magistero sui temi scottanti, che non sia tomista, che non prenda troppo sul serio il Catechismo di san Pio X... La Tradizione, infatti, non bisogna conservarla ma gettarla via: le «buone tradizioni» sono invece la festa di piazza per il santo patrono, il giovanilismo e le partite a calcetto, e qualche pratica devozionale per tener quiete le vecchiette (purché non ci siano tracce di latino, sia ben chiaro).

Lo «sguardo profetico in avanti» gli impedisca di guardare dietro (cioè guardare a prima del Concilio), senza nostalgie per il privilegio della talare, per il privilegio (confermato da Benedetto XVI) di dir Messa in latino, senza elementi «distintivi» che lo distinguano dalla mediocrità generale, senza distinguersi dalla scialba piattezza del resto del clero diocesano...

Quando la formazione al sacerdozio è riassunta in quei punti sopra citat, come meravigliarsi che i novelli sacerdoti siano sciapi fin dalla loro prima Messa? Come meravigliarsi delle loro fumose e insignificanti omelie? Come meravigliarsi nel vederli magari moderatamente brillanti nel presentarsi, ma burocratici, svogliati e assenti nei momenti in cui c'è più bisogno di loro? (sacramenti "fuori orario di servizio", seri problemi di coscienza o di fede, conforto e sostegno per crisi vocazionale...)

So già che molti risponderanno istintivamente: «ma io conosco invece sacerdoti che». La foga con cui sfreccia fulminea tale obiezione dimostra invece la paura che l'ha causata. Se ce li avete teneteveli ben stretti, e sperate di trovarli pronti a compiere il loro sacro dovere nei momenti di difficoltà, e a trasmettere quella santa dottrina cattolica che fino ad oggi hanno accuratamente nascosta.

L'appiattimento del clero su una mediocrità preprogrammata, la sua sterilizzazione spirituale, sembra infatti essere la legge non scritta (e perciò sommamente vincolante) dei vescovi per la formazione del clero. Si vuole un appiattimento del clero, in cui il sacerdote sia un impiegato addestrato a dispensare servizi standard, preconfezionati (come se le parrocchie fossero le filiali di una catena di supermercati), un operatore facilmente spostabile e intercambiabile a seconda delle parrocchie da "coprire", un emettitore di banalità politicamente corrette (che perciò rischierebbe di finire in prima pagina... solo sul suo bollettino parrocchiale), un burocrate che "dialoga con tutti" ma senza rischiare di convincere alcuno, poiché il "convincere" è qualcosa che va contro il "dialogo".

Questo innegabile appiattimento è la riduzione del sacerdozio ad un mestiere. Il mestiere del «moderato» perfettamente integrato nelle mode clericali del momento: né «progressista» scalmanato, né «conservatore» attratto dai "privilegi" detestati dal resto del clero diocesano.

Un mattino di tarda estate una donna di mezza età, accortasi di aver trascurato i sacramenti per diversi anni, prende finalmente coraggio e va in parrocchia con la speranza di confessarsi. I numerosi confessionali sono vuoti, da decenni sono solo ornamentali. Chiede del parroco: è nel suo ufficio. La porta è aperta e seduto alla scrivania, parlando al cellulare di alberghi e di autobus, c'è un tizio sui trentacinque, maglietta rosa e jeans, testa pelata, voce squillante. La donna attende pazientemente in piedi per diversi minuti, ignorando gli inviti a sedersi. Al termine della telefonata, il giovane pelato le sorride: "mi dica". E lei chiede un sacerdote per confessarsi. "Ma signora, io sono il parroco!" "Ma no, lei non è nemmeno vestito da prete!"

Con un po' di fatica finalmente il parroco riesce a convincerla di essere davvero il parroco e accetta di confessarla. Si alza in piedi, chiude la porta dell'ufficio, e sempre con quel sorriso prestampato le dice: "prego, si sieda, nel nome del Padre, del Figlio...". Seduti da una parte e dall'altra della scrivania, proprio come all'ufficio comunale un'ora prima, dove un gentile impiegato sorridente e asettico (ma almeno in pantaloni e camicia) le aveva fatto tutto un articolato discorso per spiegare che non c'è niente da fare. Il burocrate civile, e il burocrate clericale.

Non c'è che dire: una «personalità integrata», con un carattere "dialogante", non «selettivo», senza «nostalgie» per «elementi distintivi», esprimente una «moderata» ministerialità che «non si mette in mostra». Benvenuti nella Chiesa postconciliare.

78 commenti:

Josh ha detto...

Tutto questo è molto triste, ma molto vero.
Sì ok, ci sono eccezioni. Non così tante.

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Quando lo Spirito Santo, l'autore creator della liturgia e il suo sviluppo è detronizzato, e la gerarchia, gonfiato con orgolio del sui potere si mette in posto, l'artifice furbo di Bugnini, che non può essere che brutto, essendo il lavoro delle mani superbe, distrugge anche il senso di onore e dignità nei ministri che la frequentanto...

quindi, i vestimenti liturgicali divengono segni di vanità, essendo che nella nuova liturgia di uomo, non c'è nient'altro da adoare...con tutti rivolti faccia a faccia per guardarsi...



sam ha detto...

All'angelo della Chiesa di Laodicèa scrivi:
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio:
Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo!
Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.

Ap 3, 14-16

Anonimo ha detto...

Beh,con i sommovimenti in curia che si stanno per fare,con S. tornato prepotentemente in sala comandi che riposiziona i suoi fedelissimi,la cancellazione di quel poco di bello che BXVI era riuscito a fare in campo liturgico sarà spazzato via in un lampo,la'corte medievalrinascimentale'tutta pizzi e merletti e 'carnevalate'non sarà più....viva il neopauperismo anche talare,mi viene il magone a pensare a Ratzinger con il fanone,ma io sono un povero sciocco,attaccato ad un pontefice'vecchio'in tutti i sensi,non solo per età,che mi aveva fatto riscoprire la bellezza del cristianesimo e tanto mi aveva insegnato sulla liturgia,la musica e le varie simbologie,ma io sono un sognatore,un innamorato del bel tempo che fu,per me non c'è posto in questa chiesa e poi odio i flashmob,gli applausi ,la gente che entra in abiti discinti durante la messa e scatta foto disturbando ed infischiandosene del rispetto dovuto al Padrone di casa,ma so di essere sbagliato,perchè non mi assoggetto alla new age,(che tristezza!!!!)GR2

Luisa ha detto...

No, non sei sbagliato, se lo sei, siamo più di due ad esserlo, la tristezza siamo più di due a sentirla, non siamo solo due a non sentirsi a proprio agio in questa chiesa fino a domandarsi se c`è ancora posto per chi non condivide il pensiero religiosamente corretto che (presso alcuni) si era messo in una tutta relativa e ipocrita sordina durante otto anni.

rosa ha detto...

A proposito delle foto in chiesa. Durante un matrimonio religios celbrato all'aperto in California da un pastore (credo anglicano, ma non ne sono sicura), questi, infastidito dall'invadenza dei fotografi, li ha pregati di allontanarsi dal tavolo-altare, ricordando loro che si celebrava un rito sacro e non un show."Non per me" ha ripetuto "ma per Dio, ci vuole decoro". Gli sposini erano "shocked", ma molti commentatori hanno approvato.
Rosa

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Gesù salvaci!

http://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2013/09/30.html

Anonimo ha detto...

Romano,

il giorno scelto per la canonizazione di due Pape che neanche erano santi, il 27 Aprile è significativo per i Massoni...

perche era proprio il 28 April, 1738, che Papa Clemente XII ha comminciato la guerra Cattolica contro essi..

http://bessel.org/datemas.htm

quindi, per loro il 27 significa l'epoca di reconciliazione con la Chiesa Cattolica...

un giorno ottimo per canonizare quelli che hanno fatto "pace" con loro...

Luisa ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
hpoirot ha detto...

Papa Francesco alza (ancora) il livello dell'ecumenismo...

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-28206/

Anonimo ha detto...

quindi, per loro il 27 significa l'epoca di reconciliazione con la Chiesa Cattolica...
un giorno ottimo per canonizzare quelli che hanno fatto "pace" con loro...


E' dunque questo il senso della "nuova primavera" che tanto strombazzano i media?

M.R. ha detto...

Dice, il Papa, poco fa, che "il mondo ha bisogno dello 'spirito' di Assisi".

Dante Pastorelli ha detto...

quindi, per loro il 27 significa l'epoca di reconciliazione con la Chiesa Cattolica...
un giorno ottimo per canonizzare quelli che hanno fatto "pace" con loro...
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Mah, certo se fosse stato scelto il 28, che nella smorfia pugliese simboleggia le corna, il doppio di 14, sarebbe stato ancor più significativo...

Anonimo ha detto...

Nuova primavera=pace mediatica=resa incondizionata al NOM(nuovo ordine massonico,volendo mondiale)siamo tanti,ognuno con la sua verità che vale niente,tutto è relativo,panta rei,tanti dei,nessun Dio,la CC poi,il Papa....ho letto una bella definizione del papa(quello vero)'è il nostro guardiano,il nostro angelo custode che Dio ci ha lasciato a pregare per noi',un anonimo cileno l'ha scritto,condivido.....sarà alla 9a nuvola riccardi per l'ecumenismo ....Lupus et agnus.

RIC ha detto...

Prevedo altri guai:

"Dopo l'annuncio della data delle canonizzazioni dei suoi predecessori Roncalli e Wojtyla, Papa Francesco ha chiesto ai cerimonieri di annunciare l'"extra omnes". Probabilmente, Bergoglio ha voluto confrontarsi con i cardinali presenti a Roma (tra i quali gli otto del gruppo che si riunirà domani) per anticipare almeno alcuni dei criteri che seguirà per la Riforma della Curia."

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Chiedo tutti: un papa massone è papa?

deve essere obedito?

è in scisma con la Chiesa?

o soltanto deve essere resistito?

Domande molto utile per preservanza nella Fede Unica Vera Cattolica nei nostri giorni

Anonimo ha detto...

Quindici anni fa il Card. Ratzinger, mi ha fatto convertire.
Mi aveva fatto capire la bellezza del cristianesimo. Oggi invece io mi sento a disagio nella CC. La mia tristezza per come è stato trattato Ratzinger, cioè usato e gettato come un fazzoletto, è tanta. Prego per "il mio papa" , per me indimenticabile, della nuova primavera della CC non mi interessa niente. Neri

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Ma, mangia con un Ebreo e disprezza i fideli che sono fideli...

papa Bergoglio, ti nomina per il Segretario Generale di Onu; per carità accettarlo affinchè i Cardinal possano scegliere un Cattolico...

La ringrazio in anticipo

Anonimo ha detto...

O.M.farà presto una carriera strepitosa,piccolo regolamento di conti fra salesiani,uno che se ne va,l'altro che avanza...vi voglio far partecipi di una cosa che spopola nei blog anglofoni,la'preghiera delle 5 dita'ideata,parrebbe,da bergoglio:1pollice,prega per quelli più vicini a te; 2 indice, prega per quelli che ti insegnano ed istruiscono; 3 medio ,prega per i leaders e i governanti; 4 anulare,è il dito più debole, dedica le tue preghiere a deboli,ammalati,indifesi; 5 mignolo ,il dito +piccolo, prega solo per te stesso...non commento,mi autocensuro...Neri,lei ha tutta la mia comprensione e condivisione per il Papa,il Nostro naturalmente,unico in ogni senso.GR2

Anonimo ha detto...

Quindici anni fa il Card. Ratzinger, mi ha fatto convertire.
Mi aveva fatto capire la bellezza del cristianesimo.


Caro/a Neri,

Né Papa Ratzinger né la bellezza del cristianesimo sono finiti.
Gli insegnamenti di Benedetto XVI, quelli più luminosi, continueranno a rimanere come pietre miliari del Magistero perenne.
E' una eredità, quella dei due millenni di Tradizione, che ci appartiene e che ci nutre e sostiene ogni giorno, perché in essa si rivela il Signore...

Coraggio avanti: noi resistiamo, non ci arrendiamo.

Anonimo ha detto...

Rispondo a Romano:

Chiedo tutti: un papa massone è papa?
-deve essere obedito?
-è in scisma con la Chiesa?
-o soltanto deve essere resistito?


1. Intanto, sul discorso "massone" ci sono alcuni indizi, ma non possediamo prove.

2. Ci basiamo su quel che vediamo e ascoltiamo (parole e gesti).

3. Su quel che abbiamo visto e ascoltato finora abbiamo espresso numerosi timori e perplessità, motivandoli adeguatamente alla luce del Magistero perenne.

3. Obbediamo a tutto quello che riconosciamo in "continuità" con la Tradizione, non siamo proni in un'obbedienza cieca, che non è né secondo ragione né secondo lo spirito.

4. Se è in scisma o meno non è nostro compito affermarlo.

5. La "resistenza" è la situazione e dunque l'atteggiamento e conseguentemente l'impegno, in cui siamo. Resistenza determinata dall'evidente stato di necessità che si è determinato nella Chiesa cattolica apostolica romana...

Anonimo ha detto...

papa francesco con le sue dottrine truccate trascinera' molti all'inferno e poi vuole modificare il gia' taroccato novo ordo .fara' un culto ecumenico per ingannare molti

Louis Martin ha detto...

Segnalo questo bellissimo articolo.
La guerra è guerra.
Pacem falsam non dare.


http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1064:e-la-messa-che-conta-la-resistenza-dell-ovest-inglese&catid=37&Itemid=72

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Luisa, ma questi ribelli Cattolici del West Rising, sono stati mai dichiarati martiri?

Anonimo ha detto...

Romano,
per i martiri di Otranto ci sono voluti secoli e questo papa obtorto collo ha dedicato loro solo 12 righe.
Ma ho scoperto che Paolo VI aveva fatto ancor peggio...

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/05/sui-martiri-cristiani-e-il-post-concilio.html

Non so se i martiri della "resistenza" inglese sono mai stati riconosciuti.
Comunque la sua citazione del West Rising mi sta dando l'input per scrivere un articolo. Penso che la storia abbia molto da insegnarci...

Anonimo ha detto...

Ho letto adesso l'articolo di cui al link che, noto, parla del West Rising.

C'è molto altro da scrivere senza ripetere quel che è lì documentato, semmai partendo da lì.

rosa ha detto...

habenus coronae consilium ? da monarchia assoluta a costituzionale . chi sara' il primo presidente del consiglip ?
Rosa

Anonimo ha detto...

Cara Rosa,
come ho già scritto c'è contraddizione tra la democratizzazione che scaturisce dalla nuova visione di Chiesa ereditata dal concilio e la sua costituzione divina.
Viene inadeguatamente applicato alla Chiesa il principio che regola le comunità civili, ignorando la differenza tra esse e Chiesa di Cristo: le comunità civili prima si pongono in essere e poi si danno e formano il proprio governo. In ciò esercitano la loro libertà, mentre in esse stesse si fonda originariamente e fontalmente ogni giurisdizione comunicata alle autorità sociali. Al contrario, la Chiesa non si è data da se stessa né ha formato da sé stessa il suo governo, ma è stata fondata in toto da Cristo il cui disegno preesiste all’esistenza stessa dei fedeli. La Chiesa è dunque una società sui generis in cui il capo è anteriore alle membra e l’autorità viene prima della comunità.

Penso che questo non possiamo ignorarlo né tanto meno dovrebbe ignorarlo il papa che è colui che il Capo - anteriore alle membra e sua (del papa) e loro ragion d'essere - ha designato come suo Vicario in terra.

Anonimo ha detto...

Mic,

Sono stato una volta a Otranto, il luogo e le reliquie e la storia dei martiri là è molto commovente...

che tipo di Cristiani siamo davanti le forze deboli dei Modernisti che rinnegiamo tante cose della nostra fede e sopportiamo la negazione ti tante cose...

Almeno i communisti fanno proteste en massa.. ma i cattolic non hanno mai fatto proteste en massa...

come mai?

Romano

Anonimo ha detto...

Intanto oggi è arrivato l'amico Korka e il vescovo di roma si è assicurato personalmente che tutto,cibo e stoviglie fossero kosher,questo chiamasi ecumenismo,cari miei.....Paolo VI restituì la bandiera turca vinta dalla lega cristiana a Lepanto,anni fa,adesso si raccolgono i cocci del bel tempo che fu...a proposito di martiri,c'erano anche quelli olandesi di Gorkhum,i vandeani,i 70.000 religiosi/e spagnoli della guerra civil,ma evidentemente non sono tutti uguali.Oggi il vescovo Schneider ha tenuto una conferenza per presentare il suo ultimo libro sull'Eucarestia,ogni tanto qualche buona notizia fa bene....Lupus et agnus.

Anonimo ha detto...

Caro Duxcunctator,
ho aperto solo uno dei suoi link (quello più corto in pdf) perché gli altri sono troppo lunghi e non riesco a prenderli.

Su quel contenuto non posso che essere d'accordo. La preghiera sacerdotale di Gesù al Padre è per i "Suoi" e non per il mondo...

Alle domande così dirette che mi fa non riesco a darle risposte altrettanto certe e dirette perché, pur vedendo tante storture e una evidente dissoluzione in atto, non ho tutti gli strumenti e non mi riconosco il discernimento per arrivare a conclusioni estreme.

Non so cosa accadrà prossimamente e lo temo, perché ogni giorno vedo farsi la situazione ingravescente e più accentuata la cecità (voluta e pilotata o subìta) di chi ha della realtà percezioni diverse, nonché il potere "umano" della parte egemone...

Fin qui arrivo e qui mi fermo.

Sulle rivelazioni private, ho già detto più volte che non riesco ad accoglierle in pieno perché conservo sempre una istintiva diffidenza.
Mi perdoni, glielo dico con molta sincerità e con tutto il rispetto per la sua esperienza che non ho elementi per giudicare al di là di quel contenuto che peraltro condivido.

Premesso questo. Dal mio piccolo angolo di mondo e di Chiesa, non posso che continuare ogni giorno a "parlar cattolico", pregando soffrendo e offrendo la "passio Ecclesiae" insieme a tutti coloro che la stanno vivendo nel Signore e con l'intercessione e l'aiuto potente della Sua e nostra Madre Santa e Benedetta.

Christus vincit!

Sine Timore ha detto...

A proposito del titolo del posto, mi viene in mente un aneddoto.

Un paio di anni fa, passeggiando, incrociai per strada un anziano (e santo) sacerdote, proprio al davanti della Cattedrale del mio paese, dove c'era invece un altro sacerdote, più giovane, noto per non avere molto a cuore la vita di grazia dei fedeli e le loro necessità spirituali, ma per essere di contro un ottimo manager e organizzatore di eventi culturali e non solo, oltre che raffinato cerimoniere(sottolineo "cerimoniere", e non "celebrante"...) di matrimoni e funerali.

Dalle decorazioni bianche esposte all'esterno della chiesa si capiva che era in corso l'ennesimo "matrimonio-spettacolo" con tanto di lauta "offerta" come compenso.

Tra me e l'anziano sacerdote è bastato guardarci negli occhi per capirci.
Io esclamai sorridendo: "matrimonificio, funeralificio..."
Lui mi rispose, facendo con le dita della mano il gesto dei soldi: "opificio!"

Il problema è che molte parrocchie si sono trasformate in opifici, dove si celebra Messa - anzi, meglio, "si anima" la Messa con canti e con altro, come se la Messa (il Santo Sacrificio di Cristo che si offre per i nostri peccati) di per sè non avesse alcun valore e attrattiva - si fanno ore di catechismo trascorse tra campetti di calcio e cartelloni, si fa oratorio estivo con tanto di canzoni da discoteca a tutto volume, ecc., ma non si sa più perchè si fa e per Chi...

Probabilmente lo si fa come "servizio" (pagato) alla gente, per incontrarsi, per stare insieme e creare comunità.... ma il vero servizio non è forse guarire e pascere le anime per conto di Cristo e condurle al Regno Eterno?


Anonimo ha detto...

Toscano dice,

Mic la raccomando di cancellare i collegamenti a Conchiglia...perchè è una viggente che dice che la Madonna è Divina in senso proprio...

Anonimo ha detto...

Ora sono riuscita ad aprire il primo link di dux cunctator e sento la responsabilità, per chi dovesse leggerli di lanciare un primo "campanello di allarme".

Nel leggere, sono stata sfavorevolmente colpita da questa frase, che dovrebbe essere del Signore alla sua interlocutrice:

.....
ho una sola Parola che solo i Miei Figli e fratelli riconosceranno
poiché l'hanno già udita prima di incarnarsi sulla terra... gli altri no.
poiché non sono Miei figli e fratelli.
Te lo avevo detto Conchiglia...
tutti diranno le stese cose. Tu no.


Beh, questo presuppone la preesistenza delle anime (se non ricordo male condannata da un Concilio) e una predestinazione assoluta.
Non le vedo in linea col Prologo del Vangelo di Giovanni...

Sono temi non alla mia portata né di uno strumento come questo.

E' per questo che mi astengo a metto in guardia chiunque dall'aderire a questo tipo di messaggi e pseudo-rivelazioni.

Anonimo ha detto...

Attenzione: non bastano le belle parole cattoliche a identificare un cattolico o un cristiano vero...

Dobbiamo parlare col Magistero, non da noi stessi né dar retta a "locuzioni interiori" o visioni di qualunque genere...

Anonimo ha detto...

Probabilmente lo si fa come "servizio" (pagato) alla gente, per incontrarsi, per stare insieme e creare comunità.... ma il vero servizio non è forse guarire e pascere le anime per conto di Cristo e condurle al Regno Eterno?

Dice giustamente anche il papa che la Chiesa non è una ONG...
Aspettiamo però di capire cosa ne stanno facendo

Anonimo ha detto...

Caro Toscano,

grazie della segnalazione.
Mi era bastata quella frase e non ho avuto bisogno di guardare altro.

Avevo cancellato prima di ricevere il suo post. Per gli ovvi motivi espressi nei miei interventi, che lascio come avvertimento per chi fosse incline a lasciarsi trascinare dalle pseudo-rivelazioni che, purtroppo, pullulano...

Esistenzialmente Periferico ha detto...

Articolo molto interessante di don Gleize che varrebbe la pena commentare (l'ho letto e commentato proprio adesso con un amico):

www.sanpiox.it/public/images/stories/PDF/TC/TC_86.pdf#page=23

La canonizzazione di G23 e di GP2 mi sembra una mossa "politica". Quei due possono benissimo essere in paradiso (G23 in fin di vita fu udito pentirsi: «mio Dio, cosa ho fatto!»), ma se si dovessero canonizzare tutti quelli che muoiono in odor di santità, allora il culto specifico dei santi sarebbe talmente "diluito" da non aver più senso.

Per cui c'è da temere che sia in crescendo l'ondata delle canonizzazioni "politiche", basate più sulla momentanea convenienza mediatica che sull'eroicità delle virtù.

Maria Guarini ha detto...

Per Romano:

che tipo di Cristiani siamo davanti le forze deboli dei Modernisti che rinneghiamo tante cose della nostra fede e sopportiamo la negazione ti tante cose...
Almeno i communisti fanno proteste en massa.. ma i cattolic non hanno mai fatto proteste en massa...


Me lo sono chiesto tante volte.

Finora, l'unica mobilitazione più rimarchevole è quella dei "veilleurs debout" (silenziosi, ma almeno protestano).

Noi proviamo a parlare con la nostra flebile voce. Ma certo non basta.

Comunque non credo nell'efficacia delle manifestazioni di piazza, anche se sono sempre la dimostrazione che ci sono forze vive in campo (che troppo spesso sono pilotate: almeno quelle che siamo abituati a vedere)...

Non so spiegarmi perché non c'è una mobilitazione più ampia. Per ora vedo solo la mancanza di consapevolezza, un addottrinamento "altro" e ingannevole per troppi anni, una sorta di indifferenza o di arrendevole fatalismo, un senso di impotenza nei confronti di eventi più grandi di noi che ci sovrastano.
Oserei dire una sorta di ipnosi collettiva dalla quale sembra che siano in troppi a non riuscire a sottrarsi... (e non solo per le questioni di fede, che poi sono all'origine di tutto il resto...)

Penso, però che c'è anche mancanza di un leader che faccia da catalizzatore per le istanze profonde che non sono spente del tutto e che in troppi non riescono neppure più a lasciar riaffiorare. Un leader, per risposte vere e non sentimentali e populiste alle domande esistenziali di oggi e di sempre.

Ma, oltre alla mancanza di un e di leader, vedo anche un grande appiattimento dei popoli, regrediti in masse informi anonime (senza nome, cioè senza scopo, senza orientamento, senza struttura, senza progettualità. E dunque senza futuro). Almeno apparentemente. Perché non lo credo possibile. Non per l'uomo come il Signore lo ha voluto e come lo vuole.

Maria Guarini ha detto...

Ho risposto a caldo e di corsa, pressata dagli impegni familiari.

Ma è una bella domanda. Un discorso importante, complesso e che merita riflessioni una risposta più meditata.

sam ha detto...

Mi riferisco al discorso odierno di Francesco alla Sant'Egidio: http://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2013/09/30/0619/01382.html

Ti chiedo scusa Mic se approfitto troppo di questo raro spazio internet aperto all’analisi e all'approfondimento, per mandarti una lunga riflessione in 4 post, riportando anche miei precedenti contributi come fai tu, non per citarmi, ma nella speranza di una maggiore chiarezza complessiva delle mie riflessioni. Riflessioni che condivido per aprirle ad ogni tipo di confronto o confutazione nel merito.

Insisto su questo tema, il concetto di verità secondo Papa Francesco, perché credo che tutti gli altri argomenti, discussioni e perplessità di cui qui si dibatte (Liturgia compresa) discendano da questo, spiegando anche la disarmonia che si avverte tra l’antropocentrismo di Francesco (seppure un antropocentrismo che discende dall’incarnazione di Dio) rispetto al Cristocentrismo di Benedetto e forse tra il "relativismo cattolico" di Francesco e la dottrina cattolica di Benedetto.

Siccome è bene cercare prima ciò che unisce di ciò che divide, dirò subito che nell'intervento odierno del Papa ho molto apprezzato questo passaggio, che per la prima volta mi pare dare continuità al luminoso Magistero di Benedetto contro i due estremismi opposti del laicismo e del fondamentalismo:

“No! Non possiamo mai rassegnarci di fronte al dolore di interi popoli, ostaggio della guerra, della miseria, dello sfruttamento. Non possiamo assistere indifferenti e impotenti al dramma di bambini, famiglie, anziani, colpiti dalla violenza. Non possiamo lasciare che il terrorismo imprigioni il cuore di pochi violenti per seminare dolore e morte a tanti. In modo speciale diciamo con forza, tutti, continuamente, che non può esservi alcuna giustificazione religiosa alla violenza. Non può esservi alcuna giustificazione religiosa alla violenza, in qualsiasi modo essa si manifesti. Come sottolineava Papa Benedetto XVI due anni fa, nel 25° dell’incontro di Assisi, bisogna cancellare ogni forma di violenza motivata religiosamente, e insieme vigilare affinché il mondo non cada preda di quella violenza che è contenuta in ogni progetto di civiltà che si basa sul "no" a Dio.”

Dopo aver sinceramente apprezzato questo passaggio che richiama due verità "scomode" al mondo, lascio ora spazio alle mie perplessità, che riguardano, ancora una volta, la concezione di dialogo portata avanti da Papa Francesco, in cui il dialogo stesso sembra prevalere sui contenuti, ovvero la relazione sulla verità.

Scriveva Benedetto XVI nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale della Pace, titolato “Nella verità, la pace”:

“Da parte sua la Chiesa, fedele alla missione ricevuta dal suo Fondatore, non si stanca di proclamare dappertutto il « Vangelo della pace ». Animata com'è dalla salda consapevolezza di rendere un indispensabile servizio a quanti si dedicano a promuovere la pace, essa ricorda a tutti che, per essere autentica e duratura, la pace deve essere costruita sulla roccia della verità di Dio e della verità dell'uomo. Solo questa verità può sensibilizzare gli animi alla giustizia, aprirli all'amore e alla solidarietà, incoraggiare tutti ad operare per un'umanità realmente libera e solidale. Sì, solo sulla verità di Dio e dell'uomo poggiano le fondamenta di un'autentica pace.”

Invano cercherete la parola “verità” nel discorso di Papa Francesco ai partecipanti all'incontro internazionale per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Non troverete neppure le parole: "Gesù" o "Cristo".
In compenso troverete riportata per ben 16 volte - nello spazio di una pagina - la parola: “dialogo”.

…segue

sam ha detto...

… continua

Ecco ciò che nei discorsi di Papa Francesco appare, dunque, come una sorta di panacea ai mali del mondo:

"Dialogare, incontrarci per instaurare nel mondo la cultura del dialogo, la cultura dell’incontro."

Torna qui il concetto del ‘dialogo per il dialogo’ su cui mi sono soffermata più volte in queste settimane, sia qui che sul Blog di Raffaella, sottolineando due diverse concezioni del DIALOGO:

-quello di Benedetto, che rimanda al concetto della filosofia classica platonica e aristotelica e si fonda sulla logica, vale a dire sul LOGOS (che per Benedetto ha anche un Nome) e ha come fine ultimo la ricerca della Verità;

-quello di Francesco, che sembra rifarsi al concetto illuminista moderno (o a Gorgia e ai Sofisti se vogliamo trovare una radice nel mondo classico), si fonda sui LOGOI (parole, discorsi, opinioni) e ha come fine la ricerca di una relazione amichevole.

Si tratta di una concezione affascinante, quest’ultima, apparentemente benefica, se non fosse che la storia personale e collettiva degli uomini dimostra l’irrilevanza, superficialità e fragilità di ogni “pace e bene” costruiti su parole umane effimere, invece che sulla roccia della verità, una verità di cui noi Cattolici conosciamo anche il Nome, Cristo Gesù, e che è la Verità dell’Amore.

Scrivevo qui dopo la lettera di Francesco a Scalfari:

Dei LOGOI che devono sostituire il LOGOS ne parlava la Arendt (intellettuale liberal-radicale ebrea che fu amante del nazista Heidegger) tessendo l'elogio dell'illuminista Lessing, in favore di "un pensiero completamente libero, che non utilizza come sostegno né la storia, né il rigore logico", vale a dire "una presa di partito per il mondo" che può "spingersi fino al punto di sacrificare il principio di non contraddizione".
Diceva Lessing: "Non ho il dovere di risolvere le difficoltà che creo. Le mie idee possono anche essere sempre un po' sconnesse, o sembrare anche contraddirsi: conta solo che siano idee in cui i lettori possano trovare materia per pensare da sè".
Dice ancora la Arendt di lui: "Considerava la tirannia di coloro che cercano di dominare il pensiero con il ragionamento...molto più pericolosa dell'ortodossia per la libertà... invece di affermare la sua identità nella storia con un sistema perfettamente coerente, non fece altro, come sapeva bene, che seminare nel mondo fermenta cognitionis.."
Perchè più mi rileggo "L'umanità in tempi bui" della Arendt, da cui ho tratto le citazioni, e più mi pare che questo Papa gesuita rappresenti perfettamente la proiezione di questo illuminismo relativista?
Di fatto questo Papa sembra far propria l'antinomia lessinghiana tra verità e umanità, ove per umanità si intende la "filantropia, questa umanità che si realizza nel dialogo dell'amicizia", "comprendendo e giudicando ogni cosa in base alla sua posizione nel mondo in un momento dato" (il protorelativista Gorgia parlava di "Etica della situazione"), una visione in cui la saggezza consiste "unicamente nell'essere disposto a sacrificare la verità all'amicizia" e in cui "la verità se esistesse, potrebbe essere sacrificata all'umanità senza esitazione, alla possibilità dell'amicizia e del dialogo tra gli uomini"...
Però questo
– concludevo - è umanitarismo massonico non cattolicesimo! Vale la pena di rileggersi tutti gli scritti profetici di Benedetto XVI sulla dittatura del relativismo e anche "Memoria e Identità" di Giovanni Paolo II."

Con mia sorpresa, questo tema centrale per Benedetto XVI del “passaggio dai logoi al logos” ritornava qualche giorno dopo in un bell’articolo di Giulia Galeotti sull'Osservatore Romano:

http://ilblogdiraffaella.blogspot.it/2013/09/un-dialogo-aperto-lettera-di-benedetto.html

…segue

Anonimo ha detto...

Grazie, Sam, continua.
Penso sia il caso di farne un articolo.

Anonimo ha detto...

Ricordo che quesre riflessioni e citazioni mi avevano colpita e, se non sbaglio, anche Rosa aveva detto qualcosa di pertinente e interessante.

sam ha detto...

… continua

Agli scambi epistolari seguiva quindi l’intervista di Papa Bergoglio alla Civiltà Cattolica, che aumentava le perplessità di molti, fino a spingere Massimo Introvigne a cimentarsi in questa interpretazione autentica e rassicurante delle parole del Papa:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/19952

Commentavo sul Blog di Raffaella:

Per la Chiesa il fine non giustifica i mezzi. E perciò l'annuncio non può sacrificare la verità tanto più che la Chiesa annuncia la Verità di nome Cristo. Non si può ricondurre il disagio di sempre più cattolici ai soli temi morali in discussione, anche se in questo caso gli effetti del problema si fanno più evidenti, ma altrettanto potrei dire con riguardo al tema abbandonato della Cristianofobia...
Il disagio deriva dal veder minato l'intero impianto del Cattolicesimo, la visione di fondo del rapporto tra verità e mondo (Lessing direbbe umanità).
La mia domanda è: può la Chiesa sposare l'umanitarismo di stampo illuminista massonico, in cui la verità può essere sacrificata alla relazione ?
Questo è il punto. Sul fatto che dottrina morale, sociale ecc ecc siano secondarie e derivate rispetto alla fede, diciamo pure all'incontro e alla conoscenza del Signore, siamo tutti d'accordo, ma il problema è che la fede, l'incontro e la conoscenza hanno per soggetto il Signore Verità e non una sua caricatura buonista e politicamente corretta che si piega di volta in volta alla sensibilità dell'interlocutore, alla ricerca di un irrilevante relazione superficiale.
Se così fosse, questo "incontro" sarebbe stato privo di incomprensioni e asperità sin dalle origini, dalla relazione stessa di Gesù con i Suoi contemporanei... a meno che - mi si perdoni l'ironia amara - forti delle moderne teorie della comunicazione, non si voglia insegnare anche a Dio, un modo migliore del Suo di praticare l'annuncio!


Temendo una contrapposizione netta tra una concezione del Signore Logos come Verità e quindi della Verità come Logos (assoluto), come dice il Vangelo, e una concezione della Verità come relazione (e quindi relativa), come defnita da Francesco a Scalfari, scrivevo:

Benedetto XVI aveva splendidamente mostrato in tutto il Suo Magistero come l'uomo non debba temere la Verità di un Dio che è Logos ed è Amore, in cui Logos e Amore vengono a coincidere. Una Verità assoluta e immutabile che però si dona, si offre e non si impone, lasciando libertà d'adesione.
La relazione d'amore trinitaria, relazione d'Amore in Sè di Dio, non rende Dio, il Logos, la Verità soggetto mutevole nella relazione con l'uomo, una "verità" liquida che si piega e deforma quasi per "forzare" l'adesione a sè dell'interlocutore.
Dio è, assoluto e fine a Se Stesso, prima e a prescindere dalla sua relazione con l'uomo, e il Logos non può essere soppiantato dai logoi...


In parole più semplici volevo dire che nell'annuncio della Chiesa sono ugualmente errori tanto la verità senza misericordia, quanto la misericordia senza verità e qualcuno si sente a disagio perchè nei "dialoghi" di Francesco col mondo l'equilibrio della Carità nella Verità pare essersi spezzato.”

Infine concludevo: La decadenza intellettuale dell'Occidente è tale che all'alba del Terzo Millennio la Chiesa si ritrova confusa in equivoci risolti, col solo uso della ragione, già ai tempi del confronto tra Socrate e i sofisti... i tempi moderni hanno voluto dare la rivincita a Gorgia e il risultato pratico è quello già allora dimostrato da Platone: l'affermazione dell'arbitrio dei più forti.
Ma se la Chiesa non serve alla Verità, a chi o a cosa serve la Chiesa?


A tutti i miei timori sembrava giungere a portar soccorso e lenimento provvidenziali questo articolo rassicurante di Padre Cavalcoli:

http://www.riscossacristiana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2800%3Ala-verita-assoluta-il-papa-a-scalfari-di-p-giovanni-cavalcoli-op&catid=54%3Asocieta-civile-e-politica&Itemid=123

…segue

rosa ha detto...

a proposito della visita e ospitalita' del rabbino Skorka, non se n' e' minimamente parlato al grande pubblico- TG - forse perche' e' una notizia che potrebbe far sorgere qualche dubbio nel buon vecchio uomo della strada ? anche la notizia del consiglio della corona e'"diluita" da quella sulla gia' nota canonizzazione dei due papi. Che poi questa sia "politica" e' evidentisssimo. Il 27 aprile e' il giorno della Divina Misercordia, che, come ha commentato l" ancor vivo capovollari, e' quello che unisce i tre papi. MIsericordia per i comunisti, non piu' scomunicati, ma non per padre Pio, misericirdia per tutti, ma non per Monsignor Lefebvre, misericordia per tutti, ma non per i ricchi, gli ideologizzati della Tradizione...
Rosa

Anonimo ha detto...

Sam, non mi pare di avere la tua mail, potresti scrivermi su maria.guarini@gmail.com

Anonimo ha detto...

A tutti i miei timori sembrava giungere a portar soccorso e lenimento provvidenziali questo articolo rassicurante di Padre Cavalcoli:

aspetto di conoscere quel che dirai. Ti dico solo che per me p. Cavalcoli fa il pesce in barile e non dà soluzioni autentiche...

sam ha detto...

… continua

Ma ora l'ultima performance di Papa Francesco sul dialogo riacutizza le mie ferite: può essere un caso o un incidente l'equivoco che ritorna nella lettera a Scalfari, l'intervista alla Civiltà cattolica ed ora il discorso alla Sant'Egidio?

Come si può ignorare la distanza siderale tra il modello di "dialogo" e di "annuncio" teorizzato da Francesco da quello che ci ha insegnato Benedetto XVI?

Si rilegga al proposito la grande lectio di questo grandissimo ed incompreso Pontefice e Dottore della Chiesa alla Curia romana il Natale scorso:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2012/december/documents/hf_ben-xvi_spe_20121221_auguri-curia_it.html

Ne riposto solo piccoli stralci, ma la parte sul dialogo e l'annuncio andrebbe letta tutta:

“Con ciò vorrei giungere al secondo grande tema che, da Assisi fino al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, ha pervaso tutto l’anno che volge al termine: la questione cioè del dialogo e dell’annuncio... Vedo per la Chiesa nel nostro tempo soprattutto tre campi di dialogo nei quali essa deve essere presente, nella lotta per l’uomo e per che cosa significhi essere persona umana: il dialogo con gli Stati, il dialogo con la società – in esso incluso il dialogo con le culture e con la scienza – e, infine, il dialogo con le religioni. In tutti questi dialoghi, la Chiesa parla a partire da quella luce che le offre la fede...
La cultura dell’umano, di cui essa si fa garante, è nata e si è sviluppata dall’incontro tra la rivelazione di Dio e l’esistenza umana. La Chiesa rappresenta la memoria dell’essere uomini di fronte a una civiltà dell’oblio, che ormai conosce soltanto se stessa e il proprio criterio di misure. Ma come una persona senza memoria ha perso la propria identità, così anche un’umanità senza memoria perderebbe la propria identità....
Ciò che essa ha individuato come valori fondamentali, costitutivi e non negoziabili dell’esistenza umana, lo deve difendere con la massima chiarezza...
Un dialogo in cui si tratta di pace e di giustizia diventa da sé, al di là di ciò che è semplicemente pragmatico, una lotta etica circa la verità e circa l'essere umano..."


C'è o non c'è una differenza abissale tra il dialogo "per instaurare nel mondo la cultura del dialogo" di Papa Francesco e il "dialogo della condivisione pratica" di Papa Benedetto XVI che "diventa tuttavia anche una lotta per il giusto modo di essere persona umana" vale a dire "anche un avvicinamento alla verità"?

La stessa differenza che in termini concreti si registra poi tra il dialogo con Scalfari di Francesco e quello con Odifreddi di Benedetto e che torna nel dialogo di Francesco con le religioni in confronto a quello di Benedetto… la differenza che c’è tra un dialogo come galleggiamento nel mondo, che spesso diventa concessione, quando non sottomissione al mondo, e un dialogo come reciproca sollecitazione (non imposizione) al mondo e dal mondo…

Già avevo scritto: L'impostazione del pensiero filosofico e del concetto di "dialogo" con il mondo, ha infatti delle ricadute molto nette nella prassi..
Per esempio io scorgo questa diversità di relazionarsi al mondo e alla verità, nelle diverse parole, nei diversi toni e nelle scelte opposte (dire o non dire che le vittime sono Cristiani, rivolgere appelli alle autorità o non farlo) utilizzate da Benedetto e da Francesco davanti agli attentati ai Cristiani...
Il messaggio di pace è comune, ma nel caso di Francesco sembra che la verità venga mutilata in ossequio al politicamente corretto.


Di fronte alle nuove parole di Papa Francesco sul dialogo, mi sforzo di sperare che, nell’interpretazione del concetto di verità in Papa Francesco, abbia ragione Padre Cavalcoli, ma la mia povera ragione di semplice fedele cristiana, assai confusa, spinge in senso contrario... nel senso di temere che Papa Francesco sia il primo Papa relativista della storia della Chiesa Cattolica.

Sarei ben felice di avere torto.

(Fine)

Anonimo ha detto...

Cara Sam,
secondo me la distanza siderale non è tanto con Benedetto quanto con la Tradizione, per non dire con la verità, perché una verità parziale, i brandelli di verità che Bergoglio va disseminando, tradiscono la Verità tutta intera.
Così come tradiscono la verità dichiarazioni dettate dal politicamente corretto, che non appartengono ad un pastore.
Ne riparleremo...

Anonimo ha detto...

infine, il dialogo con le religioni. In tutti questi dialoghi, la Chiesa parla a partire da quella luce che le offre la fede...

Anche qui avrei qualcosa da ridire, perché il dialogo tra religioni non è possibile: ogni fede ha dei presupposti imprescindibili oltre i quali non è possibile andare e di fronte ai quali ogni dialogo s'interrompe.
E' più che giusto e valido, in un mondo globalizzato, ai fini di una civile convivenza, il discorso che Benedetto incentrava sulle culture.
Pretendere di estendere il dialogo tra le religioni (che sono l'espressione delle fedi) non ha senso se non in un contesto di livellamento e di omogenizzazione, che è assurdo per un cristiano: sarebbe rinunciare alla Unicità del Signore e della sua opera di salvezza...

Anonimo ha detto...

Osservatore dice,

Beh! la violenza, secondo Francesco non è mai lecita nel nome di religione, ma Egli la usa contra i Frati Francescani dell'Immacolata...

che ipocrisia!

sam ha detto...

Sono d'accordo, Mic, Benedetto per me compendia tutta la tradizione cattolica fino a lui stesso.
Quando dico che temo che Papa Francesco sia il primo Papa relativista della Chiesa cattolica, intendo proprio questo... è il primo che sembra disponibile a smarcare la Chiesa dalla dottrina immutabile, se questo può servire al "dialogo" (nell'accezione spiegata)e dicendo questo mi pare di attribuirgli comunque delle intenzioni più nobili di chi pensa che i suoi atti e le sue parole siano volte semplicemente alla ricerca di un mondano consenso.

Anonimo ha detto...

a proposito della visita e ospitalita' del rabbino Skorka, non se n' e' minimamente parlato al grande pubblico- TG - forse perche' e' una notizia che potrebbe far sorgere qualche dubbio nel buon vecchio uomo della strada ?

Sui rapporti tra il rabbino Skorka e Bergoglio ci sarebbe da scrivere un volume.
Anche di questo ne riparleremo.

Ritengo che sia arrivato il momento di uscire dalla cronaca spicciola e inserire questi eventi, insieme a precedenti, implicazioni e conseguenze, in una visione d'insieme più ampia, inquadrata nelle essenze della nostra Fede che difendiamo.

Sarà una bella fatica e un grande impegno. Ma ne varrà la pena. Dovremo sforzarci tutti di far questo.
Io cercherò, per quanto posso, di porre le questioni che di volta in volta ci si presentano. Il problema è che si accavallano e si affollano in maniera non più controllabile...

sam ha detto...

Sul secondo appunto, Mic, non sono d'accordo. Innanzitutto bisogna intendere cosa Benedetto intenda per dialogo con le religioni... egli esclude il dialogo teologico, parla del dialogo della condivisione pratica, perchè, se non ci si può incontrare sulla verità di Dio, esistono delle verità dell'uomo su cui ci si può incontrare.
Prima avevo estrapolato poche frasi, ecco la riflessione intera di BXVI a riguardo:

Nella situazione attuale dell’umanità, il dialogo delle religioni è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani come pure per le altre comunità religiose. Questo dialogo delle religioni ha diverse dimensioni. Esso sarà innanzi tutto semplicemente un dialogo della vita, un dialogo della condivisione pratica. In esso non si parlerà dei grandi temi della fede – se Dio sia trinitario o come sia da intendere l’ispirazione delle Sacre Scritture ecc. Si tratta dei problemi concreti della convivenza e della responsabilità comune per la società, per lo Stato, per l’umanità. In ciò bisogna imparare ad accettare l’altro nel suo essere e pensare in modo diverso. A questo scopo è necessario fare della responsabilità comune per la giustizia e per la pace il criterio di fondo del colloquio. Un dialogo in cui si tratta di pace e di giustizia diventa da sé, al di là di ciò che è semplicemente pragmatico, una lotta etica circa la verità e circa l'essere umano; un dialogo circa le valutazioni che sono presupposte al tutto. Così il dialogo, in un primo momento meramente pratico, diventa tuttavia anche una lotta per il giusto modo di essere persona umana. Anche se le scelte di fondo non sono come tali in discussione, gli sforzi intorno a una questione concreta diventano un processo in cui, mediante l’ascolto dell’altro, ambedue le parti possono trovare purificazione e arricchimento. Così questi sforzi possono avere anche il significato di passi comuni verso l’unica verità, senza che le scelte di fondo vengano cambiate. Se ambedue le parti muovono da un’ermeneutica di giustizia e di pace, la differenza di fondo non scomparirà, crescerà tuttavia anche una vicinanza più profonda tra loro.

Per l’essenza del dialogo interreligioso, oggi in genere si considerano fondamentali due regole:

1. Il dialogo non ha di mira la conversione, bensì la comprensione. In questo si distingue dall’evangelizzazione, dalla missione.

2. Conformemente a ciò, in questo dialogo ambedue le parti restano consapevolmente nella loro identità, che, nel dialogo, non mettono in questione né per sé né per gli altri.

Queste regole sono giuste. Penso, tuttavia, che in questa forma siano formulate troppo superficialmente.



(segue)

Anonimo ha detto...

Sai Sam,
Benedetto XVI va esaminato ponderando bene l'insieme del documento, perché - a parte alcune affermazioni che anche prese a sé hanno subito una loro evidenza che è quella e non altra: tipo "l'“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa" - di solito fa discorsi complessi ed ellittici, le cui parti sono tutte concatenate e capita che a volte fa un'affermazione non del tutto condivisibile ma solo per dimostrarne poi l'infondatezza.

In ogni caso nel discorso che citi qui su, ci sono considerazioni che, non solo prese a sé ma nell'insieme mi danno da pensare.
Domani, ormai, le sottolineerò...

Tuttavia la rottura di Bergoglio è tragica e senza apppello...

sam ha detto...

Sì, il dialogo non ha di mira la conversione, ma una migliore comprensione reciproca: ciò è corretto. La ricerca di conoscenza e di comprensione, però, vuole sempre essere anche un avvicinamento alla verità. Così, ambedue le parti, avvicinandosi passo passo alla verità, vanno in avanti e sono in cammino verso una più grande condivisione, che si fonda sull’unità della verità. Per quanto riguarda il restare fedeli alla propria identità: sarebbe troppo poco se il cristiano con la sua decisione per la propria identità interrompesse, per così dire, in base alla sua volontà, la via verso la verità. Allora il suo essere cristiano diventerebbe qualcosa di arbitrario, una scelta semplicemente fattuale. Allora egli, evidentemente, non metterebbe in conto che nella religione si ha a che fare con la verità. Rispetto a questo direi che il cristiano ha la grande fiducia di fondo, anzi, la grande certezza di fondo di poter prendere tranquillamente il largo nel vasto mare della verità, senza dover temere per la sua identità di cristiano. Certo, non siamo noi a possedere la verità, ma è essa a possedere noi: Cristo, che è la Verità, ci ha presi per mano, e sulla via della nostra ricerca appassionata di conoscenza sappiamo che la sua mano ci tiene saldamente. L’essere interiormente sostenuti dalla mano di Cristo ci rende liberi e al tempo stesso sicuri. Liberi: se siamo sostenuti da Lui, possiamo entrare in qualsiasi dialogo apertamente e senza paura. Sicuri, perché Egli non ci lascia, se non siamo noi stessi a staccarci da Lui. Uniti a Lui, siamo nella luce della verità.

Alla fine, è doverosa ancora una breve annotazione sull’annuncio, sull’evangelizzazione, di cui infatti, a seguito delle proposte dei Padri sinodali, parlerà ampiamente il documento postsinodale. Trovo che gli elementi essenziali del processo di evangelizzazione appaiano in modo molto eloquente nel racconto di san Giovanni sulla chiamata di due discepoli del Battista, che diventano discepoli di Cristo (cfr Gv 1,35-39). C’è anzitutto il semplice atto dell’annuncio. Giovanni Battista addita Gesù e dice: “Ecco l’agnello di Dio!” Un po’ più avanti l’evangelista racconta un evento simile. Questa volta è Andrea che dice a suo fratello Simone: “Abbiamo trovato il Messia” (1,41). Il primo e fondamentale elemento è il semplice annuncio, il kerigma, che attinge la sua forza dalla convinzione interiore dell’annunciatore.Nel racconto dei due discepoli segue poi l’ascolto, l’andare dietro i passi di Gesù, un seguire che non è ancora sequela, ma piuttosto una santa curiosità, un movimento di ricerca. Sono, infatti, ambedue persone alla ricerca, persone che, al di là del quotidiano, vivono nell’attesa di Dio – nell’attesa perché Egli c’è e quindi si mostrerà. Toccata dall’annuncio, la loro ricerca diventa concreta. Vogliono conoscere meglio Colui che il Battista ha qualificato come Agnello di Dio. Il terzo atto poi prende avvio per il fatto che Gesù si volge indietro, si volge verso di essi e domanda loro: “Che cosa cercate?”. La risposta dei due è, nuovamente, una domanda che indica l’apertura della loro attesa, la disponibilità a fare nuovi passi. Domandano: “Rabbì, dove dimori?” La risposta di Gesù: “Venite e vedrete!” è un invito ad accompagnarlo e, camminando con Lui, a diventare vedenti.
La parola dell’annuncio diventa efficace là dove nell’uomo esiste la disponibilità docile per la vicinanza di Dio; dove l’uomo è interiormente in ricerca e così in cammino verso il Signore. Allora, l’attenzione di Gesù per lui lo colpisce al cuore e poi l’impatto con l’annuncio suscita la santa curiosità di conoscere Gesù più da vicino. Questo andare con Lui conduce al luogo dove Gesù abita, nella comunità della Chiesa, che è il suo Corpo. Significa entrare nella comunione itinerante dei catecumeni, che è una comunione di approfondimento e, insieme, di vita, in cui il camminare con Gesù ci fa diventare vedenti.

Anonimo ha detto...

Cara Sam e cari tutti, ciò che è più dirompente, al di là di tutto è leggere sul Telegraph di oggi una notizia confermata ufficialmente da Lombardi che altrettanto ufficialmente non ci trova niente di strano né dottrinalmente né istituzionalmente (butta le mani avanti, perchè?)

Ma non ce la vedete, sempre di più, quella che ho chiamato "diarchia" anomala e insostenibile?
Anche questo approfondirò domani...

"Due papi viventi onorano due papi defunti nella cerimonia di canonizzazione"

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/vaticancityandholysee/10344556/Two-living-popes-may-honour-two-dead-ones-at-canonisation-ceremony.html

Raoul de Gerrx ha detto...

S'il y a un mot que je ne supporte plus, dans la bouche d'un curé ou d'un pape, c'est le mot « dialogue ».

Le curé ou le pape qui n'a plus le courage de prêcher la foi, prêche le « dialogue » !

Ça devient tellement obscène que j'en suis presque à penser comme ce type qui disait, à propos d'autre chose : « Quand j'entends le mot [dialogue], je sors mon pistolet… »

Prêchez Jésus-Christ, messieurs les curés, et foutez-nous la paix avec vos « dialogues », ou alors allez vendre des cravates ou des cacahuètes !

Anonimo ha detto...

Cara Sam,
bellissima e intrigante la citazione. E' un discorso complesso, da centellinare e sviluppare (è questo il grande fascino del pensiero di Ratzinger) che ha le sue luci, che vanno evidenziate e ci aiutano ad approfondire in maniera mirabile. Ma anche alcune ombre, che vediamo se è possibile fugare. Adesso non riesco...
Hai aperto tanti "usci" diversi, Sam ;)

sam ha detto...

Grazie mille, Mic, della grande ospitalità e della discussione.
Seguirò con gioia sviluppi, approfondimenti e critiche tuoi e degli altri amici del Blog.
Buona notte carissima.
Domani ti scrivo via mail.

Concludo con la conclusione di quel discorso di Benedetto su dialogo e annuncio di cui sopra, perchè è una conclusione troppo bella:

“Venite e vedrete!” Questa parola che Gesù rivolge ai due discepoli in ricerca, la rivolge anche alle persone di oggi che sono in ricerca. Alla fine dell’anno vogliamo pregare il Signore, affinché la Chiesa, nonostante le proprie povertà, diventi sempre più riconoscibile come sua dimora. Lo preghiamo perché, nel cammino verso la sua casa, renda anche noi sempre più vedenti, affinché possiamo dire sempre meglio e in modo sempre più convincente: Abbiamo trovato Colui, del quale è in attesa tutto il mondo, Gesù Cristo, vero Figlio di Dio e vero uomo.

<3

rosa ha detto...

cher Raoul,
moi je tend asortir mon pistolet pour le mot " solidarite'", chaque fois je l'entends, mais surtout de la prt d' un religieux, cure', episcpe, pape...
soidarite' quand on s' agit de charite, charite chretienne
Rosa

Anonimo ha detto...

Col chirografo di oggi e la dichiarazione di Maradiaga riportara dallo stesso Telegraph di oggi, addio primato petrino.
Comincia a diventare una corsa ad ostacoli seguire e commentare adeguatamente quanto sta accadendo.

Raoul de Gerrx ha detto...

Chère Rosa,

« Dialogue »… « Solidarité »… Eh bien, nous serons déjà deux à tirer, c'est un commencement !…

Raoul de Gerrx ha detto...

Admirable sermon du père Basílio Méramo sur et à propos de l’Archange saint Michel, hier :

http://radiocristiandad.wordpress.com/2013/09/29/p-basilio-meramo-sermon-de-la-dominica-19o-de-pentecostes-audio-original-29-sep-2013/

Qui, aujourd’hui, est encore capable de prêcher avec cette clarté, avec cette force, avec cette magnifique véhémence qui est celle des vrais apôtres ?

vighi ha detto...

sam grazie di cuore per avermi dato la possibilità di leggere una parte del discorso di Ratzinger molto interessante. Come dice Mic i suoi discorsi sono complessi e concatenati ma sempre illuminanti, veri in cui ci si può rispecchiare per seguire la via giusta ma soprattutto Cristocentrici. Riallacciandomi al post riguardo ai sacerdoti quello che non capisco e non mi spiego è come da parte di ministri di Dio che dovrebbero avere nel loro centro la Verità unica e da lì non smuoversi, non ci sia stato un riconoscimento all’alto magistero (impegnativo? forse questo il motivo ? ) di questo papa, come sia possibile che non l’abbiano riconosciuto come guida ma anzi l’abbiano osteggiato in tanti. Non può essere che non capissero quello che diceva è tutta gente che ha studiato e tanto la dottrina, se lo capivo io che ci stava dando messaggi importanti come non capirlo loro. Oppure non c’era la voglia di seguirlo perché il modo di fare il prete come spiegava Ratzinger, ma direi tutta la tradizione della chiesa, è impegnativo e richiede coerenza di vita e di spirito. Ma oggi i nostri sacerdoti questa coerenza ce l’hanno ancora? Spesso mi dico che il vero problema della Chiesa al di la di tutto è la mancanza di santi sacerdoti che sappiano fare i sacerdoti in modo vero. La mancanza di fede è il risultato di anni di assenza dei sacerdoti, del loro progressivo allontanarsi dalla gente nel non insegnamento della dottrina impegnati a pensare ad altro, preoccupati più a stare dietro al modernismo, alla burocrazia ( e forse ai soldi ) che a curare e istruire anime. Parlando con la gente ( anche con non grandi frequentatori di chiese ) mi sono ritrovata a condividere le stesse esperienze e conclusioni; quante volte si vorrebbe entrare in chiesa anche solo per una preghiera veloce e le si trovano chiuse, quante volte si ha bisogno di una parola di conforto e si va in chiesa ma tutto quello che si trova ( quando è aperta ) è il deserto nessuna traccia di un prete che ci possa confortare. Quante volte mi è capitato personalmente di volermi confessare e non trovare nessuno in chiesa oppure sentirsi dire che adesso non si aveva tempo e che se volevo confessarmi o dovevo andare durante le messe o il sabato pomeriggio in determinate ore. Perché si chiede ad un sacerdote di passare a trovare un malato e questo sembra sia la cosa più difficile del mondo, perché il tempo è poco ? Una volta il centro di gravità di una comunità era il prete e la parrocchia, poteva succedere di tutto ma si sapeva che li si poteva trovare rifugio. Ora ….
Mic mando l’altro pezzo poi perché troppo lungo per stare nel primo invio

vighi ha detto...

Altro esempio, nella mia parrocchia si sta cercando di organizzare l’adorazione perpetua dalle 9 alle 22 tutti i giorni e il parroco ha giustamente chiesto aiuto ai laici per avere sempre una presenza. E fin qui nulla di male, poi però dopo un po’ di tempo alla messa dice che le adesione sono poche e che quindi si dovrà prendere atto che l’adorazione continua per così tante ore non si potrà fare. la mia domanda è come sia possibile che questo non si possa fare con tre sacerdoti nella parrocchia ? cosa altro hanno da fare di più importante che stare davanti al signore ad adorarlo almeno uno alla volta ? non tocca a loro dare l’esempio farsi testimoni di come essere cattolici ? so che per fortuna non sono tutti così ma se solo i sacerdoti si rendessero conto di quanto bisogno c’è di assetare le anime capirebbero che stare più vicino alla gente forse riporterebbe tante pecorelle anche alla santa messa. In tante parole confuse di papa Francesco su una cosa gli do ragione il prete deve avere l’odore delle sue pecore, dovrebbe conoscere uno per uno i suoi parrocchiani, il suo tempo di sacerdote dovrebbe essere dedicato a questo e non alla burocrazia o altro che si potrebbe e dovrebbe delegare ai laici ma questo purtroppo in tanti casi non avviene più. Come è possibile che si sia perso tutto questo, ma perché oggi si sceglie di fare il sacerdote se poi non si è più disposti a fare il sacerdote? forse ho un’idea sbagliata io del sacerdote. Credo che al di la di tutto, dei riti diversi, dalle opinioni diverse, delle divisioni che non dico che non siano importanti e che pesino ma se ritrovassimo in queste sante figure dei pastori veri dei testimoni credibili la fede tornerebbe in tante persone. Grazie per l’attenzione ed un saluto a tutti Vighi

Anonimo ha detto...

Osservatore dice:

http://mirrorofjustice.blogs.com/mirrorofjustice/2013/09/germain-grisez-on-pope-franciss-interview.html

il Grisez, famoso teologo moralista denuncia Bergoglio per la sua intervista con la Civiltà Cattolica...

Luisa ha detto...

Ci sono così tanti elementi che suscitano ben più che una "semplice" perplessità, in questo Pontificato di un Papa che non vuole essere chiamato Papa, che non si chiama e non si firma come tale ma che agisce usando tutto il suo potere nella direzione che corrisponde al suo volere e alla sua visione-ideologia, che non si sa da che punto cominciare, stiamo vivendo un Pontificato focalizzato sulla persona del papa al quale i media cattolici e laicisti portano un vero culto idolatrico, paradossale per un Papa che ha fatto dell`umiltà-semplicità e del suo essere uno qualunque , uno come noi, un leit motv, enfin...paradossale solo per chi fa finta di non comincirae a capire alcune "facettes" della personalità di questo Papa, per chi fa finta di non vedere l`abiltà strategica (sono furbo...) con cui sta portando avanti il suo progetto sulla Chiesa.

Emma ha detto...
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Luisa ha detto...

Per quel che riguarda la presenza di Papa Benedetto il 27 aprile. Benedetto XVI ha detto che avrebbe vissuto nascosto al mondo e ritirato nella preghiera, quella era, ne sono certa, la sua intenzione, pur soffrendo all`idea di non più vederlo e ascoltarlo, era per me la sola soluzione vivibile per non suscitare ulteriore confusione nella Chiesa in questa situazione anomala e mai vissuta.
Ma Benedetto XVI ha anche dichiarato la sua obbedienza al suo successore, quando ancora non conosceva il suo nome, la prima "entorse" ( che mi ha sconcertata, lo ammetto) sono state le foto e il video della visita del suo successore a Castel Gandolfo, ne sono seguite altre ( alcune probabilmente su domanda del suo successore) e poi c`è stata la lettera a Odifreddi resa pubblica con la sua autorizzazione.
Con e malgrado tutto il mio affetto per lui e, aggiungererei, con e malgrado tutto le perplessità suscitate in me dal suo successore,continuo a pensare che la sua decisione di restare nascosto al mondo è la sola che eviterebbe tutte le strumentalizzazioni alle quali già assistiamo.
Ma siamo immersi in una situazione confusa e anomala che ci porta quasi ogni giorno il suo "lot" di novità, novità che rendono risibili gli argomenti di chi parla di "continuità", allora, personalmente, sono sul sagrato e osservo questo movimento-fuga in avanti, il burrone non mi sembra lontano, le apprensioni che avevo espresso da subito sono confermate e stanno prendendo forma.
Quindi, che cosa potrebbe ancora stupirmi quando quelli che erano i "repères" certi e sicuri stanno tutti, o quasi tutti, sparendo sotto i picconamenti di chi vuole un`altra chiesa, una nuova chiesa?

Anonimo ha detto...

Premesso che non è detto che alla fine ci vada alla canonizzazione,se sarà è perchè richiestogli espressamente dal vescovo di roma,tornando ai discorsi che faceva come papa(grandissimo ed irraggiungibile)se li capiva uno come me che non aveva mai letto il Vangelo e che latitava dai tempi della prima comunione,qualcosa vorrà pur dire,è che Ratzinger bisognava leggerselo dalla prima all'ultima parola e poi ricominciare....oggi leggendo l'intervista concessa a barbapapà su repubblica,quando PF ha detto che Dio non è cattolico,francamente mi sono cadute le....braccia,mi è parso poco papale,soprattutto per il capo della CC,anche se lui tale non si sente,io non vedo continuità né con BXVI né col Magistero normale della chiesa,ma io sono ignorante,non sono teologo anche se leggere i libri di Ratzinger mi ha insegnato tantissimo e tantissimo ho dovuto leggere e studiare a compendio,in caso di'conversione'indotta da un papa,beh,io non sarei mai e poi mai tornato con PF,con tutto il rispetto,io volevo farmi buddhista,ora lo sarei e pure felice(forse);consiglio a Mic,se lo vorrà,di leggersi l'intervista,a me personalmente ha stomacato,soprattutto il finale scalfariano.GR2

Maria Guarini ha detto...

Scalfari domanda, Bergoglio risponde:

Santità, esiste una visione del Bene unica? E chi la stabilisce?

«Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene».

"il Bene" non ha un Nome: Cristo Signore?

Certo, poi se ne parla, ma come?

Lei, Santità, l’aveva già scritto nella lettera che mi indirizzò. La coscienza è autonoma, aveva detto, e ciascuno deve obbedire alla propria coscienza. Penso che quello sia uno dei passaggi più coraggiosi detti da un Papa.

«E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo».

La Chiesa lo sta facendo?

«Sì, le nostre missioni hanno questo scopo: individuare i bisogni materiali e immateriali delle persone e cercare di soddisfarli come possiamo. Lei sa cos’è l’“agape”?».

Sì, lo so.

«È l’amore per gli altri, come il nostro Signore l’ha predicato. Non è proselitismo, è amore. Amore per il prossimo, lievito che serve al bene comune».

Ama il prossimo come te stesso.

«Esattamente, è così».

Gesù nella sua predicazione disse che l’agape, l’amore per gli altri, è il solo modo di amare Dio. Mi corregga se sbaglio.

«Non sbaglia. Il Figlio di Dio si è incarnato per infondere nell’anima degli uomini il sentimento della fratellanza. Tutti fratelli e tutti figli di Dio. Abba, come lui chiamava il Padre. Io vi traccio la via, diceva. Seguite me e troverete il Padre e sarete tutti suoi figli e lui si compiacerà in voi. L’agape, l’amore di ciascuno di noi verso tutti gli altri, dai più vicini fino ai più lontani, è appunto il solo modo che Gesù ci ha indicato per trovare la via della salvezza e delle Beatitudini».

Insomma Bergoglio, che dovrebbe parlare da pastore universale, afferma: "Il Figlio di Dio si è incarnato per infondere nell’anima degli uomini il sentimento della fratellanza."
E la Redenzione dov'è finita?

Riporto così come me lo hanno gridato via mail:

QUALCUNO GLI DICA CHE PER QUEL PROSELITISMO CHE LUI DISPREZZA LA CHIESA CATTOLICA HA NEL SUO SENO MILIONI DI MARTIRI....

rosa ha detto...

e per infondere il sentimento della fratellanza, s' e' fatto amlmenare, sputare, flagellare con quel terribile strumento che era il flagellum romanum, imporre la coron a di spine -che chiunque si sia presa una spinetta nei poedi d' estate mi sa che male fa- ed infine uccidere," fino alla morte, ed alla morte di croce", che nel mondo classico era il supplizio piu' atroce inventato ?
MIc, com' era quella cosa del Vaticano I, per cui un papa non puo' essere eretico, ecc.ecc
rosa

Angelo ha detto...

Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo.

Ma questo, oltre che una banale corbelleria, è puro relativismo. Se fosse così, a che serve la Chiesa?

sam ha detto...

"Ancora sorride e risponde: «Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso. Bisogna
conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. A me capita che dopo un incontro ho voglia di farne un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni.
Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri. Il mondo è percorso da
strade che riavvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene».

Santità, esiste una visione del Bene unica? E chi la stabilisce?

«Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere
verso quello che lui pensa sia il Bene».

Lei, Santità, l’aveva già scritto nella lettera che mi indirizzò. La coscienza è autonoma, aveva
detto, e ciascuno deve obbedire alla propria coscienza. Penso che quello sia uno dei passaggi
più coraggiosi detti da un Papa.

«E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo».

La Chiesa lo sta facendo?

«Sì, le nostre missioni hanno questo scopo: individuare i bisogni materiali e immateriali delle
persone e cercare di soddisfarli come possiamo....».



Ecco il definitivo sdoganamento del relativismo in ambito cattolico.

Il mio non è un processo alle intenzioni e nemmeno un'impressione... questo è un fatto, le cui prove non vedono solo coloro che si ostinano a non volerle vedere, chi per ingenutià, chi per santo zelo e chi, forse, per complicità interessate o occulte.

Ho argomentato sopra, ieri notte, con precisione quali sono i segni distintivi di una visione umanitarista e non cattolica del dialogo, e a questo punto tutti i miei timori trovano conferma nella riaffermazione e nell'interpretazione autentica che Bergoglio stesso ha dato delle sue parole, parole che fanno crollare su se stesse tutte le più o meno apprezzabili contorsioni dei vari Cavalcoli e Introvigne per giustificarlo.

Il modello di dialogo che Bergoglio e Scalfari incarnano è esattamente quello detto sopra in cui la "relazione", con Kant potremmo dire la "socievolezza", soppianta la Verità.

A questo punto non sarebbe neppure difficile stare a confutare punto su punto le affermazioni di Bergoglio, con quella che è sempre stata ed è la dottrina cattolica,che lui contraddice senza timore e, in questo caso, senza neppure l'autorità per farlo, perchè nemmeno un Papa può cambiare il dettato evangelico.

Potremmo ricordare gli articoli del Catechismo della Chiesa cattolica (*), dimostrare così che compito della Chiesa non è affatto "incitare ciascuno a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene" bensì trasmettere e custodire la Verità... potremmo ricordare che quello di istruire per condurre alla fede chi non crede non è affatto "una solenne sciocchezza" ma un obbligo sancito da Cristo... che la fede cattolica non ha mai pensato che il mondo possa migliorare facendo seguire a ciascuno, come può, il Bene e combattere il Male come lui li concepisce, perchè la Chiesa crede che il solo salvatore del Mondo è Gesù Cristo e per questo al mondo porta Cristo.

Potremmo anche gridarle queste cose - perchè dovremmo gridarla dai tetti la Verità ! - ma ormai credo che non ci ascolterebbero neppure i cattolici, quei "cattolici" che magari leggono tutti i giorni Repubblica, ma mai il Vangelo e che considerano superato e magari un po' "pelagiano" pure il Catechismo.

Questa è l'ora delle tenebre e anche Cristo smise di parlare e rispondere quando divenne inutile.

Credo che sia arrivato il tempo della prova della nostra fede. Il tempo in cui non siamo più chiamati a convincere nessuno: siamo chiamati a conservare la nostra fede, a non fuggire, a pregare sotto la croce o a soffrirci sopra.

Pensavo che Bergoglio fosse un Peron, inizio a temere che sia un Felsenburgh.

Grazie a Dio in Vaticano c'è anche un Percy.

sam ha detto...

(*)

Alcuni estratti dal Catechismo della Chiesa Cattolica

(ce ne sarebbero molti altri pertinenti, ma accontentiamoci)

848 “Benché Dio, attraverso vie a lui note, possa portare gli uomini, che senza loro colpa ignorano il Vangelo, alla fede, senza la quale è impossibile piacergli, [Cf ⇒ Eb 11,6 ] è tuttavia compito imprescindibile della Chiesa, ed insieme sacro diritto, evangelizzare” [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 7] tutti gli uomini.

890 La missione del Magistero è legata al carattere definitivo dell'Alleanza che Dio in Cristo ha stretto con il suo Popolo; deve salvaguardarlo dalle deviazioni e dai cedimenti, e garantirgli la possibilità oggettiva di professare senza errore l'autentica fede. Il compito pastorale del Magistero è quindi ordinato a vigilare affinché il Popolo di Dio rimanga nella verità che libera...

904 ...
Istruire qualcuno per condurlo alla fede è il compito di ogni predicatore e anche di ogni credente [ San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 71, 4, ad 3].

905 ...
Tale apostolato non consiste nella sola testimonianza della vita: il vero apostolo cerca le occasioni per annunziare Cristo con la parola, sia ai credenti... sia agli infedeli [Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem, 6; cf Id., Ad gentes, 15].

2032 La Chiesa, “colonna e sostegno della verità” ( ⇒ 1Tm 3,15 ), “ha ricevuto dagli Apostoli il solenne comandamento di Cristo di annunziare la verità della salvezza” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 17]. “E' compito della Chiesa annunziare sempre e dovunque i principi morali anche circa l'ordine sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigano i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 747].

sam ha detto...

Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino,
ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti".

Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto!
Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male".

Genesi 2,16-17.3,4-5