venerdì 5 giugno 2015

'Io divorziato contro Kasper' - Da: Il Vangelo della fedeltà coniugale. Risposta al Card. Kasper. Una testimonianza

Su Il Foglio del 3 giugno. Io divorziato contro Kasper. Il giurista Beckmann boccia la proposta sinodale del cardinale-teologo tedesco sul riaccostamento alla comunione di chi si risposa civilmente: “Non spiega nulla e incoraggia il relativismo”

Il Foglio anticipa alcuni estratti da “Il Vangelo della fedeltà coniugale. Risposta al Card. Kasper. Una testimonianza” (Solfanelli, 128 pp., 10 euro), il libro scritto da Rainer Beckmann con la presentazione del cardinale Paul Josef Cordes, presidente emerito del Pontificio consiglio Cor Unum. Il volume è in uscita nelle librerie in questi giorni.

Il cardinale Kasper sembra perfettamente consapevole che la sua proposta è discutibile. Nel suo libro “Il Vangelo della famiglia” (Editrice Queriniana, Brescia 2014) sottolinea con notevole frequenza che non intende in alcun modo difendere la “misericordia a buon mercato” o la “clemenza a buon mercato”. Egli lotta contro l’impressione, purtuttavia evidente, che qui si venda qualcosa “a buon mercato”, cioè lo si “svenda”. Dopo tutto quello che abbiamo potuto fin qui chiarire nella nostra argomentazione, bisogna purtroppo dire che tale impressione è giustificata. Una “misericordia” che non richiede conversione non merita il nome di misericordia. Essa induce i peccatori a proseguire nella loro vita di peccato e pertanto solo apparentemente rappresenta un aiuto per loro: in verità, gli interessati vengono ingannati e rafforzati nel loro comportamento sbagliato.

Nel suo libro sulla misericordia, il card. Kasper ha giustamente scorto il pericolo che anche in seno alla Chiesa la parola “misericordia” possa essere fraintesa e usata male. A un certo punto, riferendosi a un teologo evangelico assassinato dai nazisti sotto il Terzo Reich, egli scrive: “Dietrich Bonhoeffer ha espresso chiaramente senza tanti giri di parole quel che qui intendiamo dire: ‘E’ grazia a buon mercato, perché è giustificazione del peccato, ma non del peccatore penitente’. ‘Grazia a buon mercato è predicazione della remissione senza penitenza… è Cena senza confessione dei peccati, è assoluzione senza confessione personale’”. (Misericordia. Concetto fondamentale del vangelo. Chiave della vita cristiana, Queriniana, Brescia 2013).

Il card. Kasper aggiunge poi che “soprattutto quando si tratta di partecipare all’eucaristia” sono necessari l’esame di coscienza e il discernimento: “Pure i cattolici devono esaminarsi seriamente e domandarsi se la loro vita si concilia con l’Eucaristia quale celebrazione della morte e risurrezione di Cristo”. Non è forse vero che questo monito si applica esattamente ai divorziati risposati, che nella loro vita trasgrediscono le affermazioni inequivocabili di Gesù sull’adulterio? E la soluzione proposta dal card. Kasper non contraddice forse in modo sorprendentemente esplicito il passo di Dietrich Bonhoeffer, che pure ha scelto di citare per contrastare chi fraintende la misericordia?

Tanto per non essere frainteso anch’io: la grazia non si può e non si deve guadagnare, è “gratuita”. Al tempo stesso, però, dovrebbe essere “cara”, cioè preziosa, per noi. La misericordia di Dio alla fine dona la vita eterna. Per questo dobbiamo essere pronti, tanto per citare le parabole di Gesù, a rinunciare a tutto per “il tesoro nel campo” (Mt 13:44) oppure per la “perla di grande valore” (Mt 13:45), e se occorre anche cavarci un occhio se esso ci è occasione di scandalo (Mt 5:29; 18:9). Non sarebbe un grande esempio di disposizione alla conversione e di grazia se una divorziata risposata che abbia “perseverato nella preghiera, nella penitenza e nella carità” (Familiaris consortio, n. 84) ponesse fine alla sua seconda unione e tentasse un nuovo inizio con il suo coniuge sacramentale? Questo sarebbe un comportamento che non mira a una clemenza “a buon mercato”, bensì si affida alla grazia inestimabile di Dio. Ma quale grazia riceveranno coloro che rifiutano di convertirsi e tuttavia pretendono di ricevere i sacramenti?

Sul terreno della misericordia, la Chiesa non è seconda a nessuno. Tutti hanno bisogno di misericordia e tutti possono riceverla alle stesse condizioni: il ladro, il mentitore, l’assassino, il superbo, l’avaro, il duro di cuore, l’infedele e naturalmente anche il divorziato che ha contratto una seconda unione con rito civile. E’ per questo che esiste il “sacramento della misericordia”. La Chiesa è “come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà”. (Evangelii gaudium, n. 46)
E’ vero: la porta è sempre aperta ed è facile ritornare nella casa paterna. Occorre soltanto un passo: la conversione.
Per quanto riguarda l’autorizzazione ad accostarsi al sacramento della penitenza (…), il discorso del card. Kasper dinanzi al Concistoro non presenta argomentazioni, bensì un vuoto. Non vi si trova infatti neanche una parola che spieghi perché i divorziati risposati che non vogliono rinunciare alla loro nuova unione dovrebbero poter ricevere il sacramento della penitenza senza ottemperare ai requisiti che valgono per tutti gli altri. Ciò nonostante, il discorso funziona in senso “argomentativo”, perché contiene alcuni “argomenti sussidiari” che dovrebbero militare a favore della “soluzione” proposta dal card. Kasper. Il cardinale si riferisce in modo particolare a un “cammino della conversione e della penitenza, così variegato come l’ha conosciuto la Chiesa antica”, alla prassi delle chiese ortodosse e ad affermazioni fatte da Joseph Ratzinger all’epoca in cui era ancora docente di teologia.

Prassi di divorzio nella Chiesa dei primordi?

Nel suo discorso, il Cardinale afferma che la risposta dei Padri della Chiesa alla sfida dell’adulterio e della successiva seconda “unione quasi-matrimoniale” non fu unitaria. “La cosa certa, però, è che nelle singole Chiese locali esisteva il diritto consuetudinario in base al quale i cristiani che, pur essendo ancora in vita il primo partner, vivevano un secondo legame, dopo un tempo di penitenza avevano a disposizione non una seconda nave, non un secondo matrimonio, bensì, attraverso la partecipazione alla comunione, una tavola di salvezza”. Io non sono un teologo e meno ancora uno storico della Chiesa, ma a un’ulteriore lettura delle osservazioni di Kasper mi sono subito sorti dei dubbi circa il fatto che qui vengano trasmesse delle conoscenze “certe”. Appena qualche riga più sotto, vi sono, secondo Kasper, soltanto “fondati motivi di supporre” che questa prassi sia stata confermata dal Concilio di Nicea nell’anno 325. E subito dopo il Cardinale fa ancor più macchina indietro: sui dettagli storici “di simili questioni ci sono controversie tra gli esperti. Nelle sue decisioni, la Chiesa non può fissarsi sull’una o sull’altra posizione”. Qui il lettore inesperto si stropiccia gli occhi dall’incredulità: è questo un modo serio di argomentare? Prima viene presentato un fatto “certo”, poi segue, a poca distanza, l’ammissione che le “conoscenze” prima esposte – evidentemente dubbie ed effettivamente discusse – non si prestano a fungere da base per una decisione specifica. Ma allora sarebbe stato più serio non menzionarle affatto, o quanto meno illustrare in modo particolareggiato anche la posizione contraria.

In aggiunta a ciò, di per sé una prassi della Chiesa cristiana degli esordi come quella che il card. Kasper ritiene possibile potrebbe contribuire poco o punto alla problematica attuale. Resterebbe infatti la questione se questa prassi eventualmente riscontrabile “nelle singole Chiese locali” fosse giusta e corrispondente alla Parola di Gesù (Mt 5:32; 19:6-9; Mc 10:2-12; Lc 16:16-18). Da molti secoli, la Chiesa cattolica non ne è convinta.

La svalorizzazione della penitenza

Adottare la soluzione proposta dal card. Kasper avrebbe conseguenze incalcolabili anche per il sacramento della penitenza. La prevista assoluzione dei divorziati risposati nel sacramento della riconciliazione senza alcun cambiamento fondamentale della loro situazione di vita creerebbe un precedente: perdono dei peccati senza risoluzione di evitare il peccato in futuro. Una “soluzione” siffatta toglie al sacramento della penitenza la sua indispensabile condizione preliminare – cioè il vero pentimento e la vera conversione – e perciò lo conduce ad absurdum.

Eucaristia senza disposizione

Nella pratica, i presupposti per un degno ricevimento della comunione sono scarsamente conosciuti e sovente anche violati. Pertanto fino a un certo punto è comprensibile che i risposati esclusi dalla comunione si sentano trascurati, perché a quasi tutti gli altri è consentito riceverla, che ne abbiano o meno la disposizione (secondo il can. 916). Ma naturalmente le condizioni per il degno ricevimento della Ss. Eucaristia valgono allo stesso modo per tutti i cattolici. Dall’altrui comportamento errato non si può certo far discendere un’autorizzazione a comportarsi nello stesso modo.
Consentire ai risposati di accostarsi alla comunione legittimerebbe dunque una posizione in sé contraddittoria. Con la loro condotta, i battezzati che contraggono una seconda unione di diritto civile nonostante il loro matrimonio sacramentale sia ancora valido testimoniano che non intendono il matrimonio sacramentale come legame per la vita e come immagine del Vero Dio per gli uomini. Pertanto, Papa Giovanni Paolo II ha giustamente ribadito che i divorziati risposati non possono essere ammessi alla mensa eucaristica “dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia”. (Familiaris Consortio, n. 84)

Se si consentisse ai divorziati risposati di ricevere la comunione, ciò equivarrebbe ad ammettere all’eucaristia dei fedeli che non ne hanno la disposizione. I divorziati risposati hanno commesso una grave trasgressione che li esclude dall’eucaristia, e cioè una violazione durevole del sacramento del matrimonio. Sarebbe senz’altro necessario contrastare i deficit di devozione eucaristica: ma la proposta del card. Kasper avrebbe l’effetto esattamente opposto.

Promozione del relativismo

Poiché, in fin dei conti, la proposta del card. Kasper è di accordare lo stesso trattamento sia ai divorziati risposati, sia ai coniugi separati ma rimasti fedeli, egli incoraggia anche il relativismo. Chi tratta allo stesso modo cose che uguali non sono è indifferente a distinzioni essenziali. Due comportamenti contraddittori sembrano assumere “uguale” valore. Ma così facendo, la Chiesa si conforma all’onnipresente relativismo della società contemporanea, per il quale tutto sembra dotato dello stesso valore, o per meglio dire, ugualmente privo di valore.

La posta in gioco è alta

Di fronte a queste gravi conseguenze per la struttura sacramentale della Chiesa cattolica, viene da domandarsi perché il Card. Kasper, e tutti colori che appoggiano la sua proposta, perseguano il loro tema con tanta tenacia. A mio modo di vedere, non ci si può accontentare dell’assicurazione che esistano opinioni diverse ma che tutti non vogliono altro che il meglio. La posta in gioco è troppo alta. Come si può volere qualche cosa di evidentemente sbagliato? Mi vengono in mente soltanto due motivi rilevanti per questo: umana debolezza oppure dubbi circa la giustezza della dottrina della Chiesa. Ma probabilmente l’uno e l’altro vanno di pari passo.

In occasione del suo viaggio apostolico del settembre 2011 in Germania, Papa Benedetto XVI ha affrontato apertamente il problema di fondo cui la Chiesa è di fronte nella situazione odierna: “Da decenni assistiamo ad una diminuzione della pratica religiosa, constatiamo un crescente distanziarsi di una parte notevole di battezzati dalla vita della Chiesa. Emerge la domanda: la Chiesa non deve forse cambiare? Non deve forse, nei suoi uffici e nelle sue strutture, adattarsi al tempo presente, per raggiungere le persone di oggi che sono alla ricerca e in dubbio?”. Papa Benedetto però non ha consigliato alla Chiesa di conformarsi al mondo, bensì di “alleggerirsi dagli elementi mondani” per poter restare fedele alla sua missione. L’esortazione era assai chiaramente tagliata su misura della Chiesa tedesca, eppure riguardava una tentazione che può sorgere sempre e ovunque: “quella cioè di una Chiesa soddisfatta di se stessa, che si accomoda in questo mondo, è autosufficiente e si adatta ai criteri del mondo”.

 Stante che la maggioranza dei cattolici tedeschi ha già conformato la propria concezione del matrimonio a quella del mondo, viene da domandarsi se anche diversi vescovi e cardinali intendano seguire questo stesso processo di adeguamento. Può forse dipendere dal desiderio incondizionato di continuare a essere riconosciuti come una “forza sociale influente”, come un “significativo fattore sociale” e come un “partner istituzionale della politica”? E’ vero che la Chiesa ricopre ancora un ruolo importante nella società tedesca. E sarà ancora così, fin quando fluiranno i versamenti per le imposte ecclesiastiche. Con i suoi ospedali, le sue scuole, i suoi asili, i suoi istituti per disabili, le sue case di riposo e di cura, la Chiesa è saldamente radicata nella società. Al tempo stesso, sulla Chiesa influiscono, oltre le strutture Chiesa-Stato esistenti, anche le forze della società secolare. Ciò può condurre a un processo di assimilazione negativo. Proprio nell’ambito del matrimonio e della famiglia, è la Chiesa che informa la società con la sua fede, o non è piuttosto l’inverso? Non vi è forse il pericolo che la Chiesa, che in molti ambiti poggia su concetti finanziari e strutture finanziarie dello Stato, paghi questa sua rilevanza sociale con una “acquiescenza” sul terreno delle sue convinzioni, specie quelle alle quali la società oppone incomprensione e aperta contraddizione?

Esistono potenti forze sociali che non aspettano altro che la Chiesa cattolica finalmente “ceda” e ammetta, magari anche solo indirettamente, di avere sbagliato in un punto centrale della sua dottrina, cioè sull’indissolubilità del matrimonio. Dietro la grande attenzione che i mass media secolari riservano al dibattito in corso in seno alla Chiesa sul trattamento da riservare ai divorziati risposati vi è proprio questa aspettativa. Nella società secolare, il divorzio e il secondo o anche il terzo matrimonio sono socialmente accettati. Risposarsi dopo una separazione è considerato come un passo ragionevole verso un nuovo futuro. Promiscuità e convivenza nelle cosiddette “partnership per un segmento di vita” – con o senza certificato di matrimonio – sono generalmente considerate come “stili di vita moderni”. Se la Chiesa cattolica si allineasse a questa tendenza per fare una concessione alle esigenze che le vengono sottoposte, tradirebbe il suo compito missionario. Ciò che a molti oggi appare soltanto un’“apertura” oppure un “adattamento” marginale della dottrina al mutato contesto sociale consiste in realtà in una rottura della sua tradizione secolare, che poggia direttamente sulla Parola di Cristo.

Chi dunque lede l’indissolubilità del matrimonio si rende complice di coloro che non sono affatto interessati a un “atteggiamento misericordioso” della Chiesa nei confronti dei divorziati risposati, bensì a un’equiparazione del matrimonio sacramentale con il matrimonio civile. Poco importa se ciò avvenga per debolezza nei confronti delle pressioni esterne, oppure per scarsa saldezza nelle proprie convinzioni. Se la Chiesa accettasse la prassi di lasciar accostare ai sacramenti senza operare l’essenziale distinzione fra coniugi fedeli e infedeli, essa compirebbe un passo nella direzione sbagliata. Così facendo, susciterebbe inevitabilmente l’impressione che esista una sorta di “divorzio cattolico”, non come atto formale ma come riconoscimento reale della seconda unione. A quel punto l’“indissolubilità del matrimonio” resterebbe soltanto sulla carta e non avrebbe più nulla a che vedere con la vita concreta delle persone.

Ma a chi serve una Chiesa che non sa più annunciare e sostenere le sue stesse convinzioni in un contesto di critica nei confronti della fede? Noi dovremmo essere “il sale della terra”. Ma se il sale perde il sapore, la gente lo getta via e lo calpesta (cfr. Mt 5:13).

21 commenti:

Anonimo ha detto...

Fuori tema.....ma non troppo! Purtroppo. Stamane a messa del Primo Venerdì: Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria..... in particolare per le intenzioni del Papa Universale: Perché i migranti e i rifugiati trovino accoglienza e siano trattati con rispetto nei Paesi nei quali giungono (sic!). E, udite udite, Secondo le intenzioni dei Vescovi: Perché venga annunciato il cuore del messaggio cristiano, PIUTTOSTO CHE ALCUNI ASPETTI DOTTRINALI E MORALI (sic! sic! sic!) Ovviamente il tutto maiuscolo è mio! Bontà loro. Siam giunti ecco dove ci vogliono portare! È ancora la Chiesa di Cristo? Questa, mi sa, non è neanche una setta protestante! Cuore Sacratissimo di Gesù, abbi pietà di noi.

RAOUL DE GERRX ha detto...

“Secondo le intenzioni dei Vescovi : Perché venga annunciato il cuore del messaggio cristiano, PIUTTOSTO CHE ALCUNI ASPETTI DOTTRINALI E MORALI”…

Étonnant… Oui, étonnant de voir avec quelle vitesse et quelle facilité leurs excellences haut perchées répètent et répercutent, comme dans une volière de jardin zoologique, les mots d’ordre du perroquet pontifical.

Si, pour cette volaille, ni la doctrine ni la morale n’ont plus de valeur, qu’est-ce qui importe ? L’esthétique ?
Soyons précis : la forme d’un beau cul ? d’un beau con ? le “cœur” du message chrétien n’étant plus : “Aimez vous les uns les autres” (selon la doctrine et la morale que Je vous ai laissées), mais “Baisez-vous les uns les autres à qui mieux mieux”…

N’était-ce pas, du reste, le sens d’une des interventions, lors de la réunion “a porte chiuse, lunedì 25 maggio a Roma, presso la sede universitaria gesuita della Gregoriana”, sous la présidence du gros cardinal Marx, intervention destinée a “prendre en compte les données d’une théologie de l’amour,
 réfléchissant notamment à la sexualité comme langage de l’amour et don précieux de Dieu” ?

Je ne répéterai pas ici les termes, indécents et débiles, de cette intervention, dont le niveau était celui d’une drague de boîte de nuit.
Je constate seulement que, là, on est bien au-delà du protestantisme…
La théologie est morte, vive l’érotologie !

A propos, combien a coûté cette réunion (billets d’avion, taxis, réfections, hébergement, etc.) ?
C’est Marx, l’ami des prolétaires de tous les pays, aux 11.500 euros de salaire mensuel (sans compter le reste, aux dires du “Salon Beige”), qui a payé ?

Marius ha detto...

@ anonimo 13.26
Sarebbe possibile avere una scansione di questo foglietto delle "preghiere"?

mic ha detto...

Caro Marius,
basta andare sul sito ufficiale dell'Apostolato della preghiera

http://www.adp.it/

Anonimo ha detto...

È veramente drammatico...protestantesimo cosiddeto carismatico di bassa lega...Cor Iesu Sacratissimum miserere nobis

rr ha detto...

Bbeh, a proposito di carismatici, hanno fatto una riunione settimana l' altra in USA, e c' era il grande amico di Bergoglio che ha, ovviamente, telefonato.
RR

Gederson ha detto...

Dal discorso di appertura del Concilio:

"Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando."

Sembra che adesso l'insegnamento della Chiesa non ha più valore. Facciamo una riflessione sulla situazione dei divorziati risposati. La Chiesa ha lasciato di condannare gli errori per giudicare meglio presentare il valore del suo insegnamento, ma questi che hanno si divorziato non hanno capito l'insegnamento della Chiesa o hanno caduto negli errore che la Chiesa ha lasciato di condannare? Adesso che ha fallito l'insegno del valore della dottrina del matrimonio, ha alcune valore la dottrina del matrimonio, dell'Eucaristia e della penitenza per quelli che fanno la diffesa della comunione ai divorziati risposati?





lister ha detto...

OT: Folgorato sulla strada di Damasco?

http://www.iltimone.org/33222,News.html

Luisa ha detto...

Ha fatto più che telefonare, cara Rosa, ha inviato un video messaggio, dopo essersi scusato di non parlare in inglese ha portato la mano sul suo cuore per dire che è con quel linguaggio che parla, con "el corazon", è in quel video che, in spagnolo, dice che forse sta dicendo un`...eresia, non sa.

“Y me viene a la mente decir algo que puede ser una insensatez, o quizás una herejía, no sé"

Rimetto il link:

http://benoit-et-moi.fr/2015-I/actualite/heresie-papale.html

Luisa ha detto...

Lister, mic ha fatto, più sotto, un post sul card. Sarah.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.ch/2015/06/il-cardinal-sarah-sacra-liturgia-usa.html

Anonimo ha detto...

Per l'anonimo delle 13:26.
Il buon Gnocchi ha toccato l'argomento di quella delirante intenzione dei vescovi qui, in risposta alla lettera di un signore che, come lei, me e chissà quanti altri, si è sentito trasferito in un film surreale di quarta categoria, all'udire quelle parole:
http://www.riscossacristiana.it/fuori-moda-rubrica-del-martedi/
humilitas

Silente ha detto...

Quella che definisce "carità" l'accoglienza ai cosiddetti "migranti" (non cadiamo nella trappola delle definizioni imposteci da "loro") è pura mistificazione. Sono invasori, e basta. E, dati i numeri, non è una invasione pacifica. I veri profughi perché perseguitati per motivi bellico-politici sono poche centinaia (siriani ed eritrei). Gli altri sono persone che, sapendo di commettere un atto illecito quale quello dell'immigrazione clandestina, vogliono approfittare del nostro generoso welfare europeo.
Perché accoglierli non è "carità"? Semplicemente perché la loro quantità, la loro arroganza e le loro credenze mettono in pericolo la nostra identità, la nostra cultura, le nostre radici, la nostra religione. Appena sbarcati costoro già accampano pretese e richieste. E' "carità" accettare tutto questo? No, non lo è. E' forse "carità" mettere a repentaglio quel poco che resta della nostra identità cristiana ed europea? Ovviamente no.
E' "carità" accettare che somme ingenti del nostro già dissestato welfare vengano distratte a favore di costoro e a scapito dei nostri bisognosi? "Nessun pasto è gratis": per ogni euro (e sono milioni) stanziati per costoro, ci saranno bisognosi italiani che non riceveranno aiuti. E' "carità" questa?
Quando costoro avranno raggiunto una sufficiente massa critica, ci imporranno le loro leggi, la loro religione, i loro costumi. Saremo, se va bene, dhimmi, sottomessi. E la Chiesa Romana, nella migliore delle ipotesi, si ridurrà allo stato del Patriarcato di Costantinopoli sotto la feroce dittatura ottomana: ammessa sì, ma sottomessa, silente, schiava e pagante la dovuta, esosa jizya, la tassa dovuta dai non musulmani per acquistare la semplice sopravvivenza fisica. E' "carità" questa? Ovviamente no.
E' "carità" accettare la distruzione della nostra millenaria civiltà, della nostra cultura greco-romana-cristiana, della nostra tradizione giuridica, della nostra filosofia? E' "carità" accettare, come già capita in molti paesi europei, che le nostre chiese diventino moschee?
E', guardando più in basso e attorno a noi, è "carità" accettare che costoro scaccino le nostre vecchiette dalle case popolari, distruggano le nostre edicole votive, occupino i nostri centri storici, intimidiscano e minaccino, progettino aree dominate dalle "sharia" come in molti paesi d'Europa? Certo che no.

La virtù della Carità non è tale se disgiunta dalla Verità. E chi predica una carità senza verità è solo un attivista politico ostile alla nostra cultura, alle nostre radici, alla nostra identità, non un cristiano.

Il cupio dissolvi della Chiesa è spiegabile solo ricorrendo alla categoria metafisica del Mysterium iniquitatis




mic in altra discussione ha detto...

L'Apostolato della preghiera. Intenzione dei vescovi per il mese di giugno, di pregare “Perché venga annunciato il cuore del messaggio cristiano, piuttosto che alcuni aspetti dottrinali e morali”? Come se gli aspetti dottrinali e morali fossero fine e se stessi o formule sterili, invece di insegnamenti fecondi consegnati dal Signore ai suoi Apostoli e arrivati fino a noi per la nostra salvezza e quella del mondo intero?

Luisa ha detto...

Sottoscrivo in toto il commento di Silente.
Non è carità è un comportamento suicidario.
Quei clandestini arrivano sapendo esattamente quel che vogliono e dove vogliono andare, sono stati istruiti sulle nostre leggi e hanno pagato il loro viaggio, anche più volte perchè non sempre il primo tentativo funziona, hanno appena messo il piede sul continente che già esigono diritti e si lamentano se non vengono concessi.
Fa venire il voltastomaco osservare chi paragona questa immigrazione clandestina con quella degli Italiani, Spagnoli e Portoghesi che venivano per lavorare e non portavano un`altra cultura, un`altra religione, non venivano per imporre la loro cultura,la loro religione, quel che invece fanno e faranno questi nuovi "migranti".

Se i nostri responsabili non si "svegliano in Europa arriverà la sottomissione alla sharia, si comincia con "piccole" esigenze come il pranzo halal nelle mense scolastiche, l`autorizzazione di assentarsi da scuola o dal lavoro per le feste musulmane, la chiusura delle piscine per lasciare nuotare, sole, le donne musulmane, l`accettare il rifiuto delle donne (dei loro mariti) di farsi curare o partorire da uomini (tante sono le bagarres nelle maternità di cui nessuno parla al punto che, calabraga oblige, molte maternità si sono allineate), e si finisce , come in Inghilterra, con l` ottenere che la "giustizia" sia resa da tribunali musulmani che applicano la sharia.

Non si parla più di integrazione, di assimilazione, ma di arricchimeento reciproco, l`insegnamento contribuisce a questo disastro fucilando le radici storiche e culturali dell`Europa, l`eredità culturale, la trasmissione del patrimonio culturale (quello religioso meglio non parlarne), per non "froisser" quei nuovi arrivati, per non "escluderli" dal "vivere insieme" si sgombra tutto quel che potrebbe rinforzare l`identità nazionale.
I nostri irresponsabili responsabili politici, religiosi, economici, sembrano ignorare ( in realtà lo sanno perfettamente) che i musulmani difendono e difenderanno la loro forte identità, un`identità che, davanti al vuoto spirituale e morale che trova in Europa, finirà per imporsi riempiendo quel vuoto.

lister ha detto...

@ Luisa e Mic
Pardon, non l'avevo letto :)

Franco ha detto...

Un tempo l'assistenza e accoglienza ai poveri del mondo extraoccidentale veniva realizzata mandando missionari SUL POSTO. Era il discorso della montagna e di Maometto, alla lettera. Adesso l'attività missionaria sembra piuttosto in ribasso... o sbaglio? In ogni caso non c'erano esodi in massa e morti annegati. Molti anni fa ascoltai l'omelia di un missionario che dichiarò di aver scelto quella strada per avere visto il film "Le chiavi del Regno" imperniata sulla figura di un missionario in Cina, interpretata da Gregory Peck. Quante sono oggi le "cotte" giovanili per la Missione? Quanti sognano di farsi martirizzare per portare la Parola di Cristo? Così era per santa Teresa d'Avila e, se non ricordo male, per Teresa di Lisieux.
Una domanda conclusiva: in che stato di salute si trovano i Comboniani e il PIME ( Pio Istituto Missioni Estere )?

lister ha detto...

Ma dai, Franco, "il proselitismo è una solenne sciocchezza"...

seraafino ha detto...

Una domanda conclusiva: in che stato di salute si trovano i Comboniani e il PIME ( Pio Istituto Missioni Estere )?
E'almeno dagli anni '70, che son i coriferi di un indottrinamento marxista. Nel loro seminario,nei '70 si diffondevano dubbi sulla verginità della Madonna. Dubbi risolti con un "Ma, nell'attività pro-indigenti, una soluzione o l'altra, cosa vi cambia"?
Un loro ex-seminarista di quel periodo, mia conoscenza, oggi, non solo è un rappresentante di una specie in via d'estinzione, (consigliere comunale di Rifondazione comunista). Non per questo ha smesso di essere cattolico. E' una sorta di factotum parrocchiale. Si guadagna da vivere insegnando religione cattolica e si fa un vanto che,( applicando le direttive del signor vescovo) ha SEMPRE dato alle sue lezioni un taglio ACONFESSIONALE. In più ha ottenuto che, i corsi di educazione sessuale, gli fossero affidati. Spero che scherzava quando accennava al fatto avrebbe potuto trasmettere qualche filmino auto-prodotto con sua moglie.

hr ha detto...

segnalo "parziale retromarcia" circa la condivisione papale alle tesi Kasperiane:
http://sinodo2015.lanuovabq.it/card-kasper-fa-dietrofront-il-papa-non-ha-approvato-la-mia-proposta/

l'originale dell'intervista è qui:
http://www.ncregister.com/daily-news/cardinal-kasper-back-pedals-on-papal-endorsement-of-controversial-proposal/

Luisa ha detto...

E perchè dovremmo dar maggior credito alle ultime affermazioni di Kasper piuttosto che a quello che ha detto in precedenza?`
Nessuno gli aveva messo un fucile sulla tempia per dire che il papa era d`accordo con le sue tesi.
Del resto perchè Bergoglio ha scelto lui e non un altro per la prolusione, Kasper non è forse, per il papa,il teologo che fa teologia in ginocchio?

Rr ha detto...

Luisa,
stan mettendo le mani avanti con i loro danti causa. Se va bene, saranno i rivoluzionari applauditi, osannati, cui dedicare citta' , piazze, strade, chiese, musei, ecc. Se perderanno, diranno di essere stati mal interpretati, che loro sono pur sempre" figli della Chiesa". ecc. Kasper non e' gesuita, ma ha imparato in fretta.
Anni fa disse che Heathrow sembra un aereoporto da Terzo mondo, intendendo che non si vede un bianco a pagarlo a peso d' oro.
Aveva ragione, come chiunque vi e' atterrato, e non abbia gli occhi ala Boldrini, sa. Fu semillinciato dai massmedia sinitrorsi. Ha imparato la lezione, e si e' adeguato.
Rr