mercoledì 28 ottobre 2020

“Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta”. 

Ottimo contributo di Gian Pietro Caliari sulle recenti esternazioni di Bergoglio in ordine alle unioni omosessuali che però necessita di una precisazione. L'Autore cita la Dei Verbum, in un'affermazione sull'obbedienza della fede. Ora non possiamo ignorare che nei documenti conciliari, insieme alle parti commestibili, non mancano ambiguità (le famose fessure attraverso le quali si è aperta una voragine). In buona sostanza questo papato non è che il culmine dello "spirito del concilio" e dei suoi effetti resi più evidenti dal trascorrere degli anni. Della Dei Verbum mi limito e ricordare, richiamandomi a mons. Gherardini, uno dei diversi 'bachi' da non trascurare. La Costituzione conciliare, infatti, - nel completare il discorso sulla “comprensione” delle verità di fede come “comprensione che cresce” - afferma: “Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio”(DV, 8). Si afferma dunque che la Chiesa non possederebbe ancora, dopo venti secoli, “la pienezza della verità divina”, visto che ancora “vi tende incessantemente”! Affermazione che è alla base del falso ecumenismo [qui]. L’idea della verità come “Adaequatio intellectus et rei” (Aristotele-S. Tommaso d’Aquino) viene sostituita da quella tipicamente moderna della verità come ricerca (soggettiva) della verità, ricerca che mai si arresta e tende all’infinito. Ma tale idea, a parte ogni altra considerazione, non può applicarsi alla nozione di verità rivelata da Dio, che il nostro intelletto riconosce con l’aiuto indispensabile della Grazia, e che costituisce per l’appunto il Deposito immutabile della Fede. Un'idea non coerente con la verità di fede, secondo cui la Rivelazione si è conclusa con la morte dell’ultimo Apostolo. 
Inoltre, quanto alla Tradizione, rimando al mio articolo: Fusione delle fonti della Rivelazione con l'assorbimento della Tradizione nella Sacra Scrittura [qui]. “La Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione, la Dei Verbum, nel II Cap. paragrafi 7-10 ha per oggetto La trasmissione della Rivelazione. Il paragrafo 9 sancisce le relazioni tra Scrittura e Tradizione, il 10 quelle tra Tradizione-Scrittura e Chiesa-Magistero. È proprio qui che avviene la confusione con l'espressione “coalescunt un unum”, riferita ai tre concetti: Scrittura, Tradizione e Magistero. E quindi Scrittura Tradizione e Magistero diventano un tutt’uno così “da non poter sussistere indipendentemente”.” (M.G.)

“Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta”. 

Ecce parturiit injustitiam; concepit dolorem, et peperit iniquitatem. Lacum aperuit, et effodit eum; et incidit in foveam quam fecit. di Gian Pietro Caliari

Le recenti esternazioni dell’arcivescovo emerito di Buenos Aires, per quanto scandalosamente inopportune, in nulla - ovviamente - possono modificare né l’antropologia rivelata né il preciso insegnamento della Sacra Scrittura o la costante Tradizione della Chiesa Cattolica. 

Come dogmaticamente afferma il Concilio Vaticano II: “A Dio che rivela è dovuta l'obbedienza della fede con la quale l'uomo gli si abbandona tutt'intero e liberamente prestandogli il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa” (Dei Verbum 5). 

Di più, il Sacrosanto Concilio precisa che “la sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa; nell'adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e fedeli una singolare unità di spirito” (Ibidem 10). 

Come ha insegnato il Divino Maestro: “il di più viene dal maligno” (Matteo 5, 37), che riferito al “sì, sì, no, no” del linguaggio cristiano sarebbe più corretto dal testo greco - τὸ δὲ περισσὸν τούτων ἐκ τοῦ πονηροῦ ἐστιν - tradurre in “al contrario qualunque cosa al di là di questi - il sì e il no appunto - è del malvagio”. 

Il malvagio è lo stesso πονηρός, che poco dopo insegnando ai discepoli a pregare, Gesù indicherà di chiedere al Padre: “ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ, ma liberaci dal malvagio” (Matteo 6, 13)! 

L’identikit più completo del malvagio, nell’Antico Testamento, ci è offerto da un Salmo, che è al contempo un doloroso lamento ma anche un potente inno alla giustizia di Dio: “Ecco, il malvagio è in doglie per produrre iniquità. Egli ha concepito malizia e partorisce menzogna. Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta” (Salmo 7, 14-15). 

Il documentario “Francesco” di un regista israelo-americano - noto per aver diretto anche il film Oy Vey! My Son is Gay!, O che fortuna! Mio figlio è omosessuale! - a una prima visione appare un’opera a metà strada fra un documentario dell’Istituto Luce e una produzione del migliore realismo sovietico. Si badi non un’opera agiografica, ma volutamente propagandistica! 

In essa, Jorge Mario Bergoglio è tratteggiato come un contemporaneo Conductador, a metà strada fra un Simon Bolivar e un Ernesto Che Guevara, che al grido Patria o Muerte! ha sostituito l’abbecedario del politicamente corretto. 

Più che il documentario su di un personaggio reale, il filmato è una soap opera moralistica, persino urticante tanto è mielosa, dove non stupisce - come ha bene argomentato il filosofo Diego Fusaro - che “il politicamente corretto sia eticamente corrotto” e tenda inevitabilmente a imporsi come “una dittatura del pensiero unico”. 

Al di là della produzione cinematografica - su cui ognuno sarà libero di farsi un’idea - c’è da chiedersi, tuttavia, perché ora e perché con questa enfasi, con un Pastore della Chiesa immortalato persino mentre festeggia, con tanto di torta, il compleanno del benamato regista? 

Si tratta, innanzi tutto, più che di un’opera artistica di un’arma di distrazione di massa e a distrarre appunto serve il malizioso copia, incolla, cuci e scolla dei dialoghi e delle interviste rilasciate nel corso di questi sette anni dall’arcivescovo emerito di Buenos Aires. 

Da lungo tempo ormai, infatti, certa stampa mondiale, che aveva parossisticamente tirato la volata alla “rivoluzione bergogliana”, ha capito di aver creato un mito e raccontato una semplice falsità. Da settimane, poi, persino i più cauti opinionisti hanno dovuto prendere atto di scandali e malaffari, corruzione materiale e morale, che non datano dai tempi dei Borgia, ma che sono nati, sono stati alimentati e sono cresciuti in questi sette anni. 

È, poi, una pura operazione di marketing o meglio come direbbero gli specialisti di restyling. 

Alcuni anni fa, solo un anonimo Marcantonio Colonna - rivelatosi in seguito lo storico anglo-francese Henry Sire - aveva osato scrivere che Jorge Mario Bergoglio “era già conosciuto da tempo nella sua natia Argentina come un politico manipolatore e un abile promotore di se stesso. Dietro la maschera di affabile uomo del popolo, ha consolidato la sua posizione di dittatore che governa con la paura e ha stretto alleanze con gli elementi più corrotti del Vaticano (cfr. The Dictator Pope: The Inside Story of the Francis Papacy, 2017). [qui]

Un anno dopo, è stata la volta di Mauro Mazza che lucidamente scrive che i critici di Bergoglio l’accusano ”di aver commesso una serie di errori affidando grandi responsabilità a personaggi non meritevoli, puntualmente rivelatisi inadeguati, incapaci e, talvolta, corrotti. Imputano a Bergoglio anche di avere affidato dosi massicce di potere, in Vaticano, a esponenti di curia ambiziosi, intolleranti e vendicativi che hanno instaurato un insano clima di paura, sospetti e maldicenze” (Bergoglio e Pregiudizio, 2018, p. 5). 

Negli ultimi tempi, infine, persino uno dei più autorevoli editorialisti italiani ha dovuto ammettere che “Bergoglio si è mostrato risoluto nel destrutturare un modello di Chiesa già in crisi” e che “sul piano del potere, avversari ma anche amici gli attribuiscono un modo di agire che non sempre coincide con la sua immagine pubblica” (Massimo Franco, L’enigma Bergoglio. La parabola di un papato, 2020, pp. 8 e10). 

Non è, insomma, più un mistero per nessuno che Bergoglio sia un uomo iroso, vendicativo, assetato di potere e denaro e - come molti sussurrano - che tutto il trambusto a cui stiamo miserevolmente assistendo non abbia altra origine che dal maldestro tentativo di dare una spinta propulsiva, anche in termini economici, non alla Chiesa Cattolica, ma ad una sua personale creatura, ora divenuta papale. 

Oltre le personali e umanissime ambizioni dell’arcivescovo emerito di Buenos Aires, tuttavia, è evidente che tutto è stato fatto - in questi quasi otto anni - per alimentare confusione e smarrimento fra i cattolici, discredito sulla Fede e la Chiesa Cattolica, sconcerto anche fra i non cattolici e profonde perplessità persino negli ambienti diplomatici più accorti. 

Nella celebre Via Crucis del 2005, Joseph Ratzinger scrisse: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore”. E ancora: “Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli!” (Stazione IX). 

Il conclave del 2013, è stato detto e scritto, voleva ripulire il Vaticano. Se questo è vero, allora dobbiamo ammetterlo chiaramente: l’ambizione è stata vana, è stato scelto l’uomo sbagliato e il progetto è fallito! 

C’è - di fronte al nuovo tentativo debordante di Bergoglio d’imporsi come leader di “un’altra Chiesa” - un aspetto ancor più dolorosamente preoccupante. 

In questi tempi di chiacchiericcio costante sul nulla e sull’evanescente, Bergoglio ha imposto con veri atti d’imperio ai Pastori della Chiesa Cattolica la più totale afasia su quei temi cruciali - anche per la convivenza civile - per la quale i cattolici sono stati chiamati ad essere “sale della terra e luce del mondo “; e la Chiesa stessa dovrebbe essere la “città collocata sopra un monte” (Matteo 5, 13-14). 

Se si escludono le isolate e coraggiose voci di alcuni valenti ecclesiastici e laici, quale voce si è alzata dal cuore stesso della Chiesa Cattolica mentre erano approvate leggi che estendevano l’aborto fino al nono mese o addirittura autorizzavano l’infanticidio post-nascita? O, mentre, si adottavano leggi di bioetica degne dei più folli sogni hitleriani? O, ancora, leggi liberticide del libero pensiero, che avevano e hanno per vero obiettivo di sopprimere la libertà d’insegnamento religioso e morale della Chiesa Cattolica? 

Che dire, poi, dell’afasia che ha caratterizzato la Chiesa Cattolica di fronte all’attuale vera o presunta pandemia. La Chiesa ha avuto il coraggio di parlare dei misteri ultimi della Fede cristiana, senza la comprensione dei quali vana è la predicazione della Chiesa ed è vana anche stessa Fede cristiana (cfr. 1 Corinti 15, 14). 

E, infine, non appare significativo che proprio la strategia di questo papato appaia come la più potente realizzazione di quel dramma evocato da Paolo VI all’amico Jean Guitton: “Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talora dominare un pensiero di tipo anti-cattolico e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia” (Jean Guitton, Dialogues avec Paul VI, 2nd, 2001). 

Il papato di Jorge Mario Bergoglio, con l’ambizione di una “Chiesa in uscita”, ma in realtà con il non tanto segreto di “andare oltre la Chiesa Cattolica”, rantola fra smarrimento dottrinale, nequizia morale e perdita di ogni credibilità. 

Questo ben triste papato - direbbe il salmista - “Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta”. 

Più che affidarsi a un ben miserevole e propagandistico filmato, l’autore di questo risultato dovrebbe prenderne coraggiosamente atto. 

In scienza e coscienza trarne davanti a Dio e al suo Santo Popolo le doverose conseguenze.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Oh così antica Bellezza! O Fonte inesauribile di ricchi tesori! O eterna Verità che brilla ed espira l'odore del cielo!

La profondità della "Messa Antica" è inarrivabile. E' stata cesellata per secoli e secoli, forgiata nel sangue dei martiri.

Estratto del video Deus Caritas Est "La S. Messa: il Miracolo dei miracoli" che potete ammirare INTEGRALMENTE su YouTube TrinitArt -
-> https://youtu.be/x6rlLIuxK8E

Anonimo ha detto...

Gesu' Re d'Amore
https://gloria.tv/post/41osVD1LU9x7EZ8ypj2F9cdqJ

Viator ha detto...

Piccola riflessione.

Si crede erroneamente che la tradizione non possa andare di pari passo con il progresso. Si crede che, di conseguenza, tradizione sia un altro significato di conservazione. Ma non è così. Il conservatore è sempre tradizionalista, mentre il tradizionalista non necessariamente è un conservatore. La tradizione contempla infatti l'idea di progresso : perché la invera. La rende tangibile e atta a procrastinare nel tempo la sua solidità di cosa nuova.

Anonimo ha detto...

"Si ha la netta impressione che l’enciclica Fratelli tutti non faccia una proposta chiara tra queste due. Sembra che la fratellanza sia vista come un dato di fatto esistenziale nel quale il cristianesimo e la Chiesa si debbano inserire, dando il loro apporto e collaborando. Ma in questo modo il ruolo di Dio nella fratellanza umana, sia come Creatore che come Salvatore, può essere trascurato o considerato uno dei tanti elementi tra gli altri".
Stefano Fontana

Anonimo ha detto...

https://www.lanuovabq.it/it/il-covid-si-cura-e-si-cura-a-casa-svuotate-gli-ospedali

L'INTERVISTA AL DOTTOR CAVANNA
«Il covid si cura e si cura a casa. Svuotate gli ospedali»
ATTUALITÀ29-10-2020 Andrea Zambrano
In maggio conquistò la copertina del Time per la cura domiciliare del covid. Oggi il dottor Luigi Cavanna dell'ospedale di Piacenza è in prima linea per dire che «dobbiamo svuotare gli ospedali». «Prima capiamo che il coronavirus va curato a domicilio, prima risolveremo questa pandemia. La risposta ospedalo-centrica è sbagliata». La Bussola intervista l'oncoematologo: «I malati abbandonati chiamano il Pronto soccorso e gli ospedali si riempiono. È l’errore da evitare». I 5 stadi del covid e fin dove può spingersi il medico a casa. «Oggi si ricovera per polmoniti lievi, ma fino a livello tre si può gestire nelle abitazioni. Il governo ripensi l'assistenza sul territorio subito se non vuole trovarsi a curare nelle chiese»...

Anonimo ha detto...

"Popolo mio, le tue guide ti traviano,
distruggono la strada che tu percorri.
Il Signore si erge per accusare,
egli si presenta per giudicare il suo popolo.
Il Signore inizia il giudizio
con gli anziani e i capi del suo popolo:
«Voi avete devastato la vigna;
le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case.
Quale diritto avete di schiacciare il mio popolo,
di pestare la faccia ai poveri?».
Oracolo del Signore, il Signore degli eserciti." Isaia 3

stanno devastando la vigna del Signore, il Signore iniziera' il giudizio da loro….

Anonimo ha detto...

«La Chiesa non ha mai avuto cognizione di un dialogo con i non cristiani. [...] La liturgia abbonda di espressioni guerresche contro i nemici della fede. Il Papa benediceva i vessilli bellici perché fossero temibili ai nemici del popolo cristiano, perché i condottieri cristiani penetrassero come un cuneo le schiere ostili, a lode e gloria del Nome di Dio; il Messale Romano pregava che Dio sottomettesse agli Imperatori cristiani le barbare nazioni che non conoscevano la verità (nel Venerdì santo); e contiene una Messa contra paganos, perché questi siano schiacciati dalla destra di Dio, che fa il paio con quella per la propagazione della Fede, che invoca il progresso constante della vera religione dall’oriente all’occidente e la conversione di tutte le genti»
(Don Mauro Tranquillo FSSPX, dalla Prefazione a 'Sed gladium' delle Edizioni Radio Spada).

Anonimo ha detto...

La Cina punta sull'Italia ma il Signore invertirà la rotta.
RASSEGNA STAMPA - Commento del Giorno 30 ottobre 2020
di Pier Luigi Bianchi Cagliesi.
https://www.youtube.com/watch?v=r5f38MWse_Q

Anonimo ha detto...

Il Papa apre ai gay .
https://it-it.facebook.com/CamparieDeMaistre/

Anonimo ha detto...

Xe pèso el tacòn del buso – è peggio la pezza dello strappo – dice il noto adagio veneto.
In modo pasticciato, la Segreteria di Stato del Vaticano conferma le parole di Papa Francesco: ci vuole comunque una legislazione a favore delle coppie che non sono famiglia.
La pasticchetta indigesta è dolcificata da innumerevoli distinguo: ma io sono solo per il matrimonio tra uomo e donna eh; ma questa coppia non deve mica avere rapporti sessuali eh; ma si tratta solo di garantire l’eredità eh; ma io non tocco la dottrina eh…
Tonterias per tonteros.
È la classica mentalità del cattolico adulto, alla Prodi. Con questa mentalità i "cattolici" hanno fatto passare tutto: divorzio, aborto, eutanasia, etc. etc. etc.
Qua c’è tutto il democratismo, il maritainismo, il sillonismo e il modernismo già condannati dal magistero: il voler dividere natura e grazia, ambito civile e ambito religioso, legge e misericordia.
Un disco già sentito e spacciato per novità.
Silvio Brachetta