giovedì 29 ottobre 2020

Il Vescovo di Ascoli D’Ercole si dimette. “Scelta difficile e sofferta”

Don Giovanni D'Ercole si dimette da Vescovo di Ascoli-Piceno e si ritira in convento. La notizia è dirompente perché era il Vescovo più mediatico, e non da oggi.
Recentemente si era distinto per le critiche chiare e nitide alle posizioni dei vescovi sulla Messa in tempo di pandemia. Non solo, ma si era rivelato, dalla sua funzione, una presenza importante, anche politica, nel territorio e la sua grande popolarità si proietta sulla portata personale ed ecclesiale di questa sua scelta, il cui impatto è molto mediatico posto che si tratta di un altro ecclesiastico di alto grado che si pone in disparte, affermando di voler condurre la propria vocazione su un altro piano che, dati i tempi e gli accadimenti, sarà quello più importante. 
Dal Video (da cui ho preso l'immagine), che circola sui social e che è visibile qui, ascoltiamo: 
“Considerate queste mie dimissioni come un atto di fede e un segno di amore più grande verso tutti”. “In un momento difficile come questo in cui regna confusione nella nostra società, in cui c’è tanta paura, io credo, sento profondamente il bisogno di dedicarmi alla preghiera ... una scelta difficile, sofferta ma profondamente libera, ispirata al servizio della Chiesa e non al mio interesse personale... Entro in un monastero dove potrò accompagnare il cammino della Chiesa in un modo più intenso, nella meditazione, nella contemplazione e nel silenzio. Quando avrò percorso questo periodo in monastero, poi mi aprirò a tutte le prospettive che il signore vorrà darmi. Sento che in questo momento Dio mi chiama a fare un passo perché possa rendere servizio in questo modo”.
Tuttavia i canali ufficiali non riportano il video. La Diocesi di Ascoli, a chi chiede conferme, si trincera dietro un “No Comment”, dichiarando il video “sotto embargo” mentre chi lo diffonde rischierebbe ripercussioni. Ma se la diocesi nega l'ufficialità della notizia, Avvenire annuncia: "A seguito della rinuncia di D’Ercole, Il Papa ha affidato la guida, come amministratore apostolico, della diocesi di Ascoli Piceno, a monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti".  
Il Video comunque sta circolando liberamente sui social e, al di là dell'ufficialità della notizia, ha l'attendibilità e la drammaticità della testimonianza diretta.

Utile rileggere le seguenti parole di mons. Vigano, tratte da un'intervista a più ampio raggio [qui]:

Nei giorni scorsi S.E. Mons. Giovanni d’Ercole ha lanciato un severo monito a Conte e al “comitato scientifico” in cui ha intimato: “Bisogna che ci diate il diritto al culto, sennò ce lo riprendiamo”. Parole forti e coraggiose, che sembrano lasciar intendere un certo risveglio nelle coscienze dei Pastori.
Monsignor D’Ercole ha parlato come parla un vero Vescovo, con l’autorità che gli viene da Cristo. Come lui, ne sono sicuro, ci sono moltissimi altri Pastori e sacerdoti che sentono la responsabilità nei confronti delle anime loro affidate. Ma tanti tacciono, più per non sollevare gli animi che per pavidità. Proprio in questo tempo pasquale risuona nella liturgia la parabola evangelica del Buon Pastore; Gesù vi menziona anche i mercenari a cui non sta a cuore la salvezza delle pecorelle: cerchiamo di non rendere vano il monito divino e l’esempio del Salvatore, che dà la vita per le pecore! Mi permetto di rivolgermi ai miei confratelli nell’Episcopato: credete che, quando in Messico o in Spagna chiusero le chiese, proibirono le processioni, vietarono l’uso dell’abito religioso in pubblico, le cose siano iniziate diversamente? Non permettete che con la scusa di una presunta epidemia si limitino le libertà della Chiesa! non permettetelo né da parte dello Stato, né da parte della CEI! Il Signore vi chiederà conto delle anime che sono morte senza Sacramenti, dei peccatori che non hanno potuto riconciliarsi con Lui, dell’aver voi permesso che, per la prima volta nella storia a partire dall’Editto di Costantino, fosse proibito ai fedeli di celebrare degnamente la Santa Pasqua. I vostri sacerdoti non sono pavidi, ma eroici testimoni, e soffrono per gli ordini arbitrari che impartite loro. I vostri fedeli vi implorano: non restate sordi al loro grido!
Sono parole che sembrano invitare alla disobbedienza all’autorità ecclesiastica ancor prima che a quella civile.
L’obbedienza è ordinata alla Verità e al Bene, altrimenti è servilismo. Siamo arrivati ad un tale ottundimento delle coscienze che non ci rendiamo più conto di cosa significhi “dare testimonianza alla Verità”: crede che Nostro Signore ci giudicherà per esser stati obbedienti a Cesare, quando questo significa disobbedire a Dio? Non è forse tenuto il Cristiano all’obiezione di coscienza, anche sul lavoro, quando ciò che gli è richiesto viola la Legge divina? Se la nostra Fede si basasse solo sull’obbedienza, i Martiri non avrebbero nemmeno dovuto affrontare i tormenti a cui li condannava la legge civile: sarebbe bastato obbedire e bruciare un grano d’incenso alla statua dell’Imperatore. 
Non ci troviamo ancora, almeno in Italia, dinanzi alla scelta cruciale tra la vita e la morte; ma ci viene chiesto di scegliere tra il dovere di onorare Dio e di renderGli culto, e l’obbedienza prona ai diktat di sedicenti esperti, mille volte contraddetti dall’evidenza dei fatti. 
Trovo paradossale che in questo inganno, che va ormai disvelandosi anche ai più moderati osservatori di quanto accade intorno a noi, si imponga al Popolo di Dio l’ingrato compito di dover testimoniare la propria Fede dinanzi ai lupi, senza poter avere al proprio fianco i loro Pastori. Ecco perché esorto i miei Confratelli a riprendere con fierezza il proprio ruolo di guide, senza accampare come pretesto l’ossequio a norme illegittime e irragionevoli. Faccio mie le parole di Monsignor D’Ercole: “Non abbiamo bisogno di favori da voi: abbiamo un diritto da rivendicare e questo diritto va riconosciuto”! 
Qualcuno potrebbe pensare che le sue parole siano “divisive” in un momento in cui è facile esasperare gli animi già provati dei cittadini.
L’unità nella Fede e nella Carità si fonda sulla salvezza delle anime, non in loro danno: non bastano né le “interlocuzioni” della CEI né i sorridenti incontri papali con il Primo Ministro, al quale si è concessa un’indulgente collaborazione, che svela connivenze e collaborazionismo. Proclamare la verità è necessariamente “divisivo”, perché la verità si oppone all’errore, come la luce si oppone alle tenebre. Così ci ha detto il Signore: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione.” Lc. 12, 51 
Ammesso e non concesso che il coronavirus sia così virulento e così mortale da giustificare la segregazione di un intero popolo, anzi del mondo intero, ebbene: proprio in questo momento vengono negati i sacramenti e la Messa quando sono maggiormente necessari per la salvezza eterna?

32 commenti:

Anonimo ha detto...

Ha seguito la scelta di Benedetto. Pensa di essere più efficace pregando.
E' l'ultima ratio quando le parole non vengono ascoltate.
Più bella figura andarsene che essere cacciato come succede ai dissidenti.

Anonimo ha detto...

Quo vadis, Domine?
Giovanni Cerbai

Anonimo ha detto...

Non conosco il Vescovo di Ascoli D'Ercole. Prima reazione è stato uno spontaneo: Bene. Ho visto il video, l'audio non funzionava chiaramente, così l'attenzione è andata tutta nell'osservazione, un viso pulito, semplice. Poi ho ripensato a quando in piazza, durante una manifestazione, serpeggiano i facinorosi, allora è bene appoggiarsi ai muri dei palazzi, affinché i facinorosi siano chiaramente visibili, riconoscibili, individuabili per quello che realmente sono. Benissimo. La strategia giusta forse è quella di ricantucciarsi in silenzio e lasciare ai facinorosi la piazza libera a disposizione delle loro gesta dissennate, evitando con loro ogni vicinanza anche fisica. In attesa di tempi migliori. Questi sono miei pensieri laici di chi ha avuto molti amici sessantottini, niente a che vedere con la vera realtà che non conosco affatto.

Anonimo ha detto...

Quello che sconcerta non sono le dimissioni, ma la scelta del successore, Pompili......

Esame di coscienza : ha detto...

"Non ci troviamo ancora, almeno in Italia, dinanzi alla scelta cruciale tra la vita e la morte; "
....E' proprio così ? Forse ancora per poco specie se guardiamo alle ultime notizie ...la Cei crede di scamperla perche' ha collaborato con Cesare?

"ma ci viene chiesto di scegliere tra il dovere di onorare Dio e di renderGli culto,"
...... E' stato fatto insegnato e ricordato alle giovani e vecchie generazioni?

ARTICOLO 1 - IL PRIMO COMANDAMENTO
http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c1a1_it.htm

« Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai » (Es 20,2-5).24
Sta scritto: « Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto » (Mt 4,10).
I. «Adorerai il Signore Dio tuo e lo servirai»

Anonimo ha detto...

Il cristiano è “risorto con Cristo”, vive per Cristo e deve, dunque, manifestare la vita di Cristo in ogni situazione della sua esistenza. Non c’è rottura tra la dottrina e il comportamento, semmai il comportamento è determinato dagli insegnamenti ricevuti.

Lo gnosticismo tendeva a separare nettamente lo spirito dal corpo; nell'autentico insegnamento cristiano, invece, tutto l’essere vive la vita nella pienezza di Cristo, non ci sono aspetti della vita in cui Cristo deve essere ritenuto un estraneo. I sentimenti, la famiglia, il lavoro, la chiesa, la politica, il tempo libero, i doveri e quant’altro sono sottomessi alla signoria di Cristo e vissuti pienamente. Questa è la vita del vero cristiano.

Paolo dice che tutte le nostre cattive azioni devono essere cancellate dal documento dove si trovano scritte. La cancellazione è avvenuta quando il documento su cui erano elencate le nostre azioni fu “inchiodato alla croce”. In che modo fu “inchiodata” quella lista che ci condannava? Non fu un foglio di carta ad essere inchiodato alla croce, ma Cristo. Fu così che Egli è diventato il documento di condanna che conteneva le mie azioni cattive. È stato Lui a subire la mia condanna. Ed è stato Lui a donarmi la salvezza. Ecco perché Cristo è l’unica via per riconciliarci con Dio.
Lettera di Paolo ai Colossesi

Anonimo ha detto...

Isaia 64
1 come il fuoco incendia le stoppie
e fa bollire l'acqua,
perché si conosca il tuo nome fra i tuoi nemici,
e le genti tremino davanti a te.
2Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.
3Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto
che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.
4Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia
e si ricordano delle tue vie.
Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato
contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
5Siamo divenuti tutti come una cosa impura,
e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia;
tutti siamo avvizziti come foglie,
le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.
6Nessuno invocava il tuo nome,
nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,
ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.
7Ma, Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle tue mani.
8Signore, non adirarti fino all'estremo,
non ricordarti per sempre dell'iniquità.
Ecco, guarda: tutti siamo tuo popolo.
9Le tue città sante sono un deserto,
un deserto è diventata Sion,
Gerusalemme una desolazione.
10Il nostro tempio, santo e magnifico,
dove i nostri padri ti hanno lodato,
è divenuto preda del fuoco;
tutte le nostre cose preziose sono distrutte.
11Dopo tutto questo, resterai ancora insensibile, o Signore,
tacerai e ci umilierai fino all'estremo?

Anonimo ha detto...

Penso che dopo la sua giusta ed aspra critica al governo ed indirettamente alla Cei per la chiusura delle chiese e delle celebrazioni liturgiche, sia stato redarguito forse dallo stesso Bergoglio e pian piano emarginato. Questo periodo di riflessione forse gli ha fatto capire che in questa Chiesa cHe segue il mondo, parlare il Sì Sì No No cioè il linguaggio della Verità non sia ben visto...il che fa capire lo stato comatoso in cui versa la Chiesa ormai presa dai modernisti. Allora ha preso una drastica decisione di andare fuori dal mondo e non per le strade e pregare il Signore perché intervenga su questa Chiesa in crisi de Fede e di Morale.

Anonimo ha detto...

Lo gnosticismo tendeva a separare nettamente lo spirito dal corpo ; nell'autentico insegnamento cristiano, invece, tutto l’essere vive la vita nella pienezza di Cristo, non ci sono aspetti della vita in cui Cristo deve essere ritenuto un estraneo. I sentimenti, la famiglia, il lavoro, la chiesa, la politica, il tempo libero, i doveri e quant’altro sono sottomessi alla signoria di Cristo e vissuti pienamente. Questa è la vita del vero cristiano.


Non è lo gnosticismo a separare lo spirito dal corpo è tutta la tradizione classica d'ispirazione platonica (metafisica henologica)a separare l'anima dal corpo (senza svalutalo)è la prima operazione della filosofia, abbandonare l'oblio letico dell'anima per ricordare CHI SEI E DA DOVE VIENI: NOSCE TE IPSUM
La realtà è impermanente e illusoria

Anonimo ha detto...

Mi chiedo se sia giusto che un pastore, difronte alle difficoltà, si dimetta.
Sta diventando quasi una moda.
Che sarebbe accaduto se S.Atanasio, durante la crisi ariana, si fosse dimesso?

Anonimo ha detto...

Penso che sia arrivata l'ora di decidersi con chi stare , chi seguire , per chi hanno deciso di lavorare.

Anonimo ha detto...

Preghiamo per lui e per la Chiesa...

Da Fb ha detto...

La decisione di mons. Don Giovanni D'Ercole mi colpisce e addolora.

Qualcuno potrà continuare a minimizzare e a sostenere che tutto va bene, ma questo è un gran brutto segnale.

Io desidero ricordarlo per il suo grande coraggio nel denunciare, in perfetta solitudine, le angherie di un governo laicista, durante l'emergenza COVID19.

Desidero ringraziarlo anche per la sua presa di posizione dura e ferma, contro la decisione criminale di Speranza sull'aborto casalingo.

In quella occasione ebbe il coraggio, come pochi, di fare nomi e cognomi, indicando precise responsabilità.

Mons. Giovanni D'Ercole, grazie dal profondo del cuore.

Ci mancherà molto e mancherà molto a questa Chiesa che ha tanto bisogno di uomini coraggiosi come lei.

Unknown ha detto...

Peccato che negli ultimi tempi sono sempre le persone valide che si ritirano - rimane un gusto amaro e, nonostante tutte le dichiarazioni, il dubbio se fosse veramente una scelta libera! Grazie comunque al Mons. D'Ercole per la Sua chiara e coraggiosa presa di posizione in difesa dei diritti al culto per noi credenti ma soprattutto in difesa dei diritti del nostro SIGNORE! Sono certa che DIO terrà conto di questo!
Preghiamo anche noi - perché questo è il tempo della nascita della rinnovata Chiesa cattolica che come un tempo anche ora è guidata da pochissimi uomini coraggiosi e illuminati dallo Spirito di Gesù Cristo! Hallelujah

Anonimo ha detto...

“Bisogna che ci diate il diritto al culto, sennò ce lo riprendiamo”
Oh, finalmente una voce autorevole e, come di dice oggi, fuori dal coro. Finchè lo dico io, finchè lo diciamo noi poveri cittadini non ci considerano. Considereranno un ecclesiastico di tale levatura?

Non so se i miei interlocutori al tempo esagerassero, ma ho sentito alcuni che mi hanno riferito di doversi spostare per non so quanto per andare in una chiesa che garantisse l'accesso perchè le loro potevano ospitare meno di dieci persone. E non so perchè i parroci non avessero protestato. O l'avranno fatto e non li hanno considerati?

Altre considerazioni non sono titolato a farle, ma questa è la più immediata e visibile a tutti.

Anonimo ha detto...

Oltre Tevere non si sono resi conto che il mondo ateo non sta dietro ai loro sofismi.
Le Iene si complimentano con Papa Francesco per le sue parole a sostegno delle unioni civili. Se ne fregano se il documentario su Bergoglio sia stato manipolato o meno.
Non solo, ma il 20% dei preti contattati nel servizio ha benedetto una coppia gay, in sintonia con quanto detto dal Pasticcione argentino.
Dal Vaticano tutto tace. Le Iene esultano. E, tra poco, esultetanno Zan, Scalfarotto e molti, molti altri.
Silvio Brachetta

Anonimo ha detto...

Aveva detto:
«Le parole di Conte sono stati dei macigni che hanno bloccato un dialogo sincero. Non si può essere fregati così. Dobbiamo guardare la questione con oggettività: la Chiesa non è luogo dei contagi, non bisogna far passare quest’idea. Non è questo che deve comunicare il Comitato Scientifico. Andare in Chiesa per la gente è un diritto»
E ancora:
«QUESTA E'UNA DITTATURA, il culto è uno dei diritti fondamentali e su questo non si possono fare sconti. Ci avete fatto celebrare funerali come cani, lasciate a noi la gestione di questa situazione: non siamo dei superficiali, siamo gente seria, attenta alla salute dei fedeli. Bisogna ci restituiate il diritto al culto, altrimenti ce lo riprenderemo. La gente è stanca».
Capite perché è caduto in disgrazia? Già che c'era poteva togliersi almeno la soddisfazione di dirgli "Tu non sei Pietro redivivo, sei solo un tiranno".

Anonimo ha detto...

Troppo pulito per stare in una chiesa corrotta ed eretica,
Prega per noi popolo cristiano.

Anonimo ha detto...

O Dio vieni presto in nostro aiuto. Turbamento grande nella Chiesa. Il Vescovo di Ascoli Piceno, Mons. Giovanni D'Ercole, ha scelto la parte migliore

Anonimo ha detto...

D'Ercole; Burke; la buonanima di Caffara; Schnaidair, etc.
E' lungo ormai l'elenco dei vescovi che NON PASSANO dalle parole ai fatti. Vero è che parlo facile. Non sono al posto loro. FORSE AL posto loro non avrei fatto di meglio. Vorrei solo saper se lo sanno (Burke mi sembra che, all'epoca dei "dubia" fece intendere che lo sapeva. O sbaglio?). Cosa? (direte voi) che il potere episcopale possiede uno strumento supremo mai usato. LE AMMONIZIONI CANONICHE. Ovvero far presente all'ELETTO DEL CONCLAVE che, tale eletto, è caduto in una eresia manifesta. In realtà tante. Dargli un termine perentorio. Se entro tale termine non fa AMMENDA di tali eresie (e/o non si fa parte) si avvisa che si procederà alla convocazione del Concilio Imperfetto (imperfeto perché senza il Papa). Concilio Imperfetto cui sarà invitato pure lui, l'Eletto del Conclave. Tale Concilio sarà MORALMENTE AUTORIZZATO a procedere direttamente (o tramite delega ad un gruppo interno ad esso Concilio)all'elezione del nuovo Papa .

mic ha detto...

Da fonti attendibili, la Bussola Quotidiana ha appreso che in realtà sono state fatte molte pressioni su monsignor D’Ercole perché si dimettesse: la richiesta è partita da Santa Marta e riferita attraverso la Congregazione dei vescovi. E per evitare bracci di ferro che avrebbero creato ancora più tensioni nella Chiesa, monsignor D’Ercole ha “liberamente” scelto di obbedire e farsi da parte. Non per niente nella lettera di commiato dalla diocesi ha ripreso le parole di Benedetto XVI citate all’inizio: «Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi».  

Del resto proprio l’amore per la Chiesa deve averlo portato in rotta di collisione con Roma. Anche se non è dato sapere con certezza i motivi della richiesta di dimissioni, si può facilmente intuire che D’Ercole abbia pagato a caro prezzo la difesa pubblica della libertà della Chiesa davanti a un potere politico che aveva proibito le messe e a un potere ecclesiale che aveva ben volentieri acconsentito, o addirittura preceduto. Tutti ricordano infatti il video con cui lo scorso aprile monsignor D’Ercole si ribellò al prolungamento del divieto di messe, accusando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di aver “fregato” i vescovi e di aver instaurato una dittatura.

https://www.lanuovabq.it/it/dercole-unaltra-vittima-della-misericordia

Anonimo ha detto...

https://paolobecchi.wordpress.com/2020/10/30/non-rompeteci-i-tamponi/

Anonimo ha detto...

Ed è una curiosa coincidenza che l’ufficialità delle dimissioni arrivi proprio mentre si fanno più forti le voci di un nuovo possibile stop alle messe, causa aumento dei contagi. Difficile respingere la sensazione che si usi sempre il vecchio metodo “colpirne uno per educarne cento”: con le dimissioni dell’unico vescovo che abbia alzato la voce a difesa della libertà della Chiesa, Conte e il suo comitato tecnico scientifico avranno ancor più la strada spianata per qualsiasi decisione vogliano prendere.

È un’altra brutta pagina per la Chiesa italiana, parzialmente riscattata dal gesto di un vescovo che per amore della Chiesa, di fronte a questa situazione drammatica, sceglie e indica la preghiera come l’azione più importante ed efficace che un cristiano, tanto più un pastore, possa fare. Perché non si dimentichi che il vero capo della Chiesa è Cristo, ed è a Lui che dobbiamo rivolgerci perché eviti che nel mare in tempesta la barca si rovesci.

Anonimo ha detto...

"Ieri Mons. Giovanni D'Ercole ha dato un segnale a tutti coloro che sono in grado di coglierlo: ha scelto il bosco. Un waldgänger anche lui come il ben più noto Joseph... In un'epoca nella quale la logica è capovolta, e il pensiero è melmoso, il silenzio, la scomparsa dall'arena delle masse resta l'unica regola.
Ci resta il bosco. Anche di fronte a tutti quelli che non comprendono la devastazione economica sociale e psicologica subita dalla stragrande maggioranza della popolazione attiva e delle future generazioni." (cit. Frank Colafemmina)

"Quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che ancora non si è piegato". (E. Junger, Trattato del ribelle, p.114). "

bentobe ha detto...

Mons. D'Ercole è un servo della Vigna del Signore, non poteva che agire come ha fatto. L'allontanamento ha un responsabile unico, lo stesso che mai appare, che è pronto ad accusare tutti, che non chiarisce i dubbi, che porta fuori strada.

Aloisius ha detto...
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Aloisius ha detto...

Un gesto di resa e di codardia?
Oppure una scelta cristianamente giusta?

Di certo una pecorella rimane sempre molto amareggiata e smarrita quando i buoni Pastori si dimettono improvvisamente dalla loro carica per un'evidente aggressione di altri consacrati di alto livello.

E per me BXVI rimane un buon Pastore, nonostante certe contraddizioni e ambiguità dottrinali, perche esse sono state causate dal dover fare i conti con il CVII e non dalla sua infedeltà al Signore.

Mons. D'Ercole ha seguito l'esempio del Papa emerito, è chiaro, anche se le responsabilità delle rispettive cariche ecclesiastiche sono ben diverse.

Una cosa è certa:
lo "stampo" di entrambi i Pastori è buono.
Hanno dimostrato entrambi di avere avuto il coraggio, dai loro diversi pulpiti, di assumere posizioni impopolari in nome del Signore Gesù e non c'è bisogno di ricordarle.

Inoltre sappiamo bene che la preghiera è la vera e unica arma del cristiano.
Quindi il ritiro in preghiera è la scelta di combattere sul fronte principale, quello che cerca di convincere l'Eterno Padre, Alleato onnipotente, a sbaragliare i suoi nemici con un semplice soffio.

E non mancheranno le loro preghiere alla Santissima Creatura, Madre del divino Figlio, tanto dolce e materna con i suoi figli spirituali, quanto terribile condottiera contro il serpente maledetto.

Quindi possiamo dire con certezza che i Ministri e servitori autorevoli del Signore, che hanno dato prova di coraggio nel servirlo e si sono poi ritirati in preghiera, non si sono affatto arresi ai lupi, ma stanno combattendo.
Non sono codardi.

Infatti Mons. Viganò ha detto belle parole su Mons. D'Ercole, conoscendo probabilmente fatti che noi non sappiamo e forse non sapremo mai.

Ma è anche vero, pero', che dopo Mons. Lefebvre, l'unico alto prelato che ha avuto il coraggio di accusare PUBBLICAMENTE la causa prima del deragliamento della Chiesa attuale, cioè il CVII, è solo Mons. Viganò.

E allora mi chiedo, fermo quanto sopra:
perché i suddetti buoni Pastori, usciti dallo stampo buono, non accusano pubblicamente gli errori del CVII come fa Mons. Viganò?
La risposta è "per il bene della Chiesa, per non causare scismi, per non esasperare gli animi, ecc.".

Ma non sarà che sono anch'essi convinti che il CVII non si debba toccare?
O che, per il bene della Chiesa, dobbiamo subire gli effetti nefasti di questi errori in secula seculorum, fingendo che non abbiano nulla a che fare con le devastazioni moderniste dei "gesuitoidi"?

Mons. Viganò è rimasto solo a combattere sul fronte della denuncia pubblica degli errori del CVII: oltre al Signore e alla Vergine Maria, quale consacrato lo sosterrà pubblicamente?
E cosa penseranno il Papa emerito e Mons. D'Ercole delle esternazioni di Mons. Viganò sul CVII?
Le condivideranno almeno nelle loro preghiere?
Chissà.
A noi non resta che accompagnarli con le nostre preghiere, perché lo Spirito Santo infiammi loro e altri Pastori con "lingue come di fuoco" accese sui loro capi, affinché noi piccoli possiamo vedere un poco di luce in questa valle di lacrime che è diventata la Chiesa cattolica .
Aloisius

Silvio ha detto...

Ecco fatto. Il pensatore laico. I facinorosi e il "moderato" che tutela il (dis)ordine costituito. State buoni e mascherati e pregate in casa che prima o poi il bolscevismo vi farà tornare in chiesa a strimpellare le chitarre.

Anonimo ha detto...

Non temete. Lui tornera' piu' forte e piu' coraggioso. La preghiera ed il ritiro "provvisorio" in un monastero serviranno a ritemprargli lo spirito. Di Lui, che ho conosciuto, ho la massima stima e considerazione: un vero pastore dI Cristo.
Rosanna

Anonimo ha detto...

Sant'Atanasio si era nascosto...

Aloisius ha detto...

Silvio, ma a chi si riferisce? Chi è il pensatore laico? Chi sono i facinorosi e il moderato?

Anonimo ha detto...

https://www.affaritaliani.it/politica/il-vescovo-di-ascoli-attacca-quella-di-conte-e-una-dittatura-668874.html