Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 5 gennaio 2023

“Absolve, Domine”. Omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò in morte Papæ Benedicti XVI

Indice degli interventi precedenti e correlati.
“Absolve, Domine”. Omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò 
in morte Papæ Benedicti XVI


Dies iræ, dies illa, dies tribulationis et angustiæ,
dies calamitatis et miseriæ, dies tenebrarum et caliginis,
dies nebulæ et turbinis, dies tubæ et clangoris
super civitates munitas et super angulos excelsos.
Sof 1, 15-16

Amaro è il giorno del Signore! Anche un prode lo grida. Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebra e di oscurità, e giorno di nube e di caligine, giorno di suono di corno e di grido di guerra sulle città fortificate e sulle torri elevate. Così il Profeta Sofonia.

Absolve DominePerdona, o Signore. Cantiamo queste parole nel tratto della Messa dei defunti, siano essi Papi o semplici chierici, ricchi o poveri, sapienti o semplici. Et gratia tua illis succurente, mereantur evadere judicium ultionis, et lucis æternæ beatitudine perfrui. Possano superare il giudizio finale con l’aiuto della tua grazia, e godere della beatitudine della luce eterna.

Rivolgiamo alla Maestà divina questa medesima preghiera, mentre celebriamo la Santa Messa di suffragio per l’anima di Joseph Ratzinger, Pontefice Romano fino al 28 febbraio 2013. E come chiede la pietà verso i defunti, la affidiamo alla misericordia di Dio, che tutto conosce e che scruta nel segreto dei cuori. Di quanto egli fece e disse durante la sua lunga vita, ed in particolare dopo essere asceso al Soglio di Pietro, vogliamo ricordare quel gesto provvidenziale di verità e giustizia con il quale egli riconobbe piena legittimità alla Liturgia apostolica, promulgando il Motu Proprio Summorum Pontificum. Il bene che la liberalizzazione dell’antico rito ha fatto alla Chiesa peserà sulla bilancia delle anime che vediamo in molte raffigurazioni dell’Arcangelo San Michele. Grazie ad essa una moltitudine di fedeli e di sacerdoti – tra i quali possiamo annoverare anche noi stessi – ha potuto conoscere il tesoro inestimabile di dottrina e di spiritualità che scelte sciagurate avevano reso inaccessibile per cinquant’anni; grazie ad essa un fiume in piena di Grazie, che nessuno potrà arrestare, si è riversato – e si riversa ancor oggi – sulla Chiesa e sul mondo.

Nota a margine alla morte del papa emerito Benedetto XVI

Detto da un pensatore non cattolico.
Nota a margine alla morte
del papa emerito Benedetto XVI
di Andrea Zhok

Premesso che chi scrive non ha alcun titolo per parlare di un’istituzione millenaria di cui neppure fa parte, la vicenda della diarchia tra Benedetto e Francesco, connessa manifestamente e dichiaratamente a scontri di potere all’interno della Chiesa cattolica, segnala tuttavia uno slittamento culturalmente rimarchevole - e come slittamento culturale riguarda tutti noi, cattolici e non.

Sin dalla scelta dei nomi, gli orientamenti di Ratzinger e Bergoglio erano evidenti ed evidentemente divergenti. 

Rifarsi a Benedetto da Norcia, fondatore dell’ordine monastico dei benedettini, significava rifarsi a quella spina dorsale della cultura cristiana ed europea che erano i monasteri come luoghi di preghiera e lavoro ("ora et labora"). Questi monasteri conservarono la cultura degli antichi e costituirono un modello di comunità ancora oggi esemplare. Studio, contemplazione, lavoro, spiritualità, conservazione e comunità sono qui i riferimenti fondamentali.

Benedetto XVI, dopo Traditionis custodes, ha scritto alla FSSP una "lettera di incoraggiamento"

Nella nostra traduzione da Infovaticana scopriamo la più recente comunicazione del Papa emerito rivolta alla FSSP. Qui l'indice degli Interventi di Joseph Ratzinger nelle numerose occasioni nelle quali ha rotto il silenzio che si era riproposto quando, dopo l'abdicazione, aveva scelto il 'recinto di Pietro'. 

Benedetto XVI,  dopo Traditionis custodes, 
ha scritto alla Fssp una "lettera di incoraggiamento"
 

La Fraternità Sacerdotale San Pietro, di rito tradizionale, si è unita al cordoglio per la morte di Benedetto XVI, che ha promulgato il Motu proprio Summorum Pontificum, abrogato da Francesco con la Traditionis Custodes. [Peraltro, ora, la FSSP risulta esentata dall'applicazione del nuovo motu proprio affidata ai vescovi - ndT vedi].

La FSSP afferma in un comunicato: “È con dolore che la Fraternità Sacerdotale San Pietro ha appreso della morte del Papa emerito Benedetto XVI, che è stato in diverse occasioni un provvidenziale sostegno per la nostra comunità”.

mercoledì 4 gennaio 2023

Card. Zen. Ora che Papa Benedetto ci ha lasciato per il cielo

Qui l'indice degli articoli sulla spinosa questione Sino/Vaticana.
Ora che Papa Benedetto ci ha lasciato per il cielo 

Papa Benedetto XVI ha terminato finalmente il suo umile servizio di “operaio nella vigna del Signore”. È stato un servizio multiforme: chi sottolinearà che è stato un grande teologo, chi continuerà a chiamarlo il rottweiler di Dio, per me è stato il grande difensore della verità. È vero che la sua prima enciclica è stata “Deus caritas est”, ma più tardi questa fu seguita dalla “Caritas in veritate”. Ha difeso la verità contro la dittatura del relativismo. Non ha avuto paura di sembrare retrogrado davanti a tanti che esaltano un pluralismo ad oltranza, un inclusivismo indiscriminato. Ha detto che l’amore senza un fondamento nella verità diventa un guscio che può contenere qualsiasi cosa.

Qualcuno ha detto che Papa Benedetto, dopo le sue dimissioni, avrebbe dovuto stare zitto e non creare confusione nella Chiesa. A me sembra proprio il contrario: proprio perché c’è confusione nella Chiesa, un Papa emerito, come ogni vescovo e cardinale finché hanno respiro e sono nella lucidità di mente, deve compiere il suo dovere di Successore degli Apostoli per difendere la sana tradizione della Chiesa. Da quando la parola “conservatore” è un peccato? Purtroppo la fedeltà alla Tradizione può essere presa come “rigidità” o “indietrismo”. In momenti cruciali, anche Papa Francesco ha accettato questo contributo del suo predecessore, come quando difese il celibato sacerdotale della Chiesa romana nella controversia sulla proposta di ordinare “viri probati” [qui - quiqui e inoltre qui].

I fini ultimi: Considerazioni su di una questione irrisolta

Un altro importante contenuto ricevuto da Res Novae. Vedi qui precedente di don Claude Barthe. Altri precedenti: qui - qui - qui

I fini ultimi: Considerazioni su di una questione irrisolta

1. Un argomento da molto tempo trascurato e scarsamente diffuso
Per decenni, l’insegnamento sui fini ultimi nella Chiesa è stato trascurato. Così Paolo VI osservava nel 1971: «Si parla raramente e poco dei fini ultimi[1]». Sulla base dell’analisi di 280 omelie sui fini ultimi, pubblicate tra il 1860 ed il 1990, Michael Ebertz ha posto in evidenza l’erosione, poi la progressiva dissoluzione del codice escatologico tradizionale, tanto che della tripartizione paradiso/purgatorio/inferno non resta praticamente che il paradiso[2]. Ebertz ha notato in particolare il legame tra tale menomazione dei fini ultimi e l’abbandono di un’immagine di Dio controversa a favore della rappresentazione di un Dio languido, che ha compassione di tutto, amorevole e dolce[3].

2. Tipologia dei principali deficit nella presentazione dei fini ultimi
Le gravi negligenze sul piano della presentazione dei fini ultimi nella catechesi, nella teologia e nella predicazione hanno contribuito alla diffusione di numerose opinioni erronee tra i fedeli. Padre Philippe-Marie Margelidon OP ha rilevato i seguenti quattro punti problematici[4]: in primo luogo, i discorsi sull’anima, sulla sua immortalità e sulla sua distinzione dal corpo vengono fugati o minimizzati. In secondo luogo, la scomparsa o la negazione della paura di Dio, del giudizio e delle pene eterne dell’inferno, conseguenza dell’abbandono o della relativizzazione della nozione di peccato mortale. In terzo luogo, l’oblio della relazione tra peccato e punizione, così come quello della necessità di riparazione e penitenza, ciò che rende incomprensibile l’idea di purgatorio. In quarto luogo, l’universalismo escatologico, su cui torneremo: si pensa che non vi sia l’inferno o che l’inferno sia vuoto; i dannati ed i demoni, se esistono, verranno salvati alla fine (apocatastasi).

martedì 3 gennaio 2023

Gänswein: “Traditionis custodes ha spezzato il cuore di papa Benedetto”

Vedi l'indice degli articoli su Traditionis custodes e successivi.
Hanno destato scalpore le parole dell’arcivescovo Gänswein — il più stretto confidente del Papa in quanto suo segretario particolare e fedele collaboratore da tanti anni —, in un’intervista a Guido Horst, di Die Tagespost, sulle reazioni di Benedetto XVI alla Traditionis Custodes, sostanziale demolizione del Summorum Pomntificum.
Alla domanda se Benedetto fosse rimasto deluso da Traditionis Custodes, Gänswein ha risposto [video qui]:
“L’ha colpito molto duramente. Credo che abbia spezzato il cuore di papa Benedetto leggere quel motu proprio.
L’intenzione di papa Benedetto era stata quella di aiutare coloro che semplicemente avevano trovato una casa nella vecchia messa a trovare una pace interiore, una pace liturgica e anche per sottrarli a Lefebvre.
Se pensate per quanti secoli la vecchia messa è stata fonte di vita spirituale e nutrimento per molti santi è difficile immaginare che non abbia più nulla da offrire.
Impossibile immaginare che non abbia più nulla da offrire. E non dimentichiamo tutti quei giovani che sono nati dopo il concilio vaticano II e non sanno nulla dei drammi che hanno circondato il Concilio Vaticano II… 
Togliere questo tesoro alle persone, perché? Non credo di poter dire di essere a mio agio con questo”.

Predicare e catechizzare sui fini ultimi

Ricevo da Res Novae e volentieri pubblico. Riflessioni preziose sui 'fini ultimi' così abbandonati dalla predicazione modernista attuale. Precedenti qui - qui - qui

Predicare e catechizzare sui fini ultimi

A conclusione di un capitolo relativo alla crisi della predicazione sui fini ultimi (la morte, il giudizio particolare ed il giudizio universale, l’inferno, il paradiso ed anche il purgatorio), Guillaume Cuchet scrive: «Questa rottura in seno alla predicazione cattolica ha creato una profonda discontinuità nei contenuti predicati e vissuti della religione da una parte e dall’altra negli Anni Sessanta. Ciò è talmente ovvio che un osservatore esterno potrebbe legittimamente domandarsi se, al di là della continuità d’un nome e dell’apparato teorico dei dogmi, si tratti ancora della stessa religione[1]».

Erosione preconciliare di questa predicazione
In questo campo come in altri, il «grande movimento» (Guillaume Cuchet) che il Vaticano II ha provocato, anche nelle dottrine ch’esso stesso non ha rivisitato, come nel caso dei fini ultimi, è stato preceduto da un lungo e progressivo degrado interno. Questo ha subìto un’accelerazione, in tutti gli ambiti, a partire dall’ultima guerra, prima del brutale collasso, che ne è seguito. Così per la crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose, la cui curva sul grafico stava calando molto tempo prima del crollo, già a partire dal 1965. Ci viene in mente un’immagine, senza dubbio troppo forte, quella della fantomatica città del Sertao brasiliano, descritta da Michel Bernanos ne L’envers de l’éperon [Il rovescio dello sperone], città rosicchiata dalle termiti, le cui mura ed i monumenti erano pronti a crollare alla minima spinta.

lunedì 2 gennaio 2023

Requiescat in pace, Benedetto XVI! Commemorazione del card. Burke

In morte del Papa emerito Benedetto XVI

Con i più profondi sentimenti di dolore e di gratitudine, ho ricevuto la notizia della morte del Papa Emerito Benedetto XVI. È triste perdere la compagnia terrena di un Successore di San Pietro che, anche dopo la sua abdicazione dall’Ufficio Petrino, ha continuato a essere fonte di molte grazie per la Chiesa, specialmente con l’offerta delle sue preghiere e delle sue sofferenze per tante necessità della Chiesa nel nostro tempo. Allo stesso tempo, sono profondamente grato a Dio onnipotente per la vita di Joseph Ratzinger, che ha risposto fedelmente alla vocazione al Sacerdozio, fino ad accettare il peso inimmaginabile di servire come Vescovo della Chiesa Universale, e che ha messo i suoi notevoli talenti completamente al servizio di Cristo Buon Pastore come sacerdote e Vescovo che agisce nella Sua persona per l’insegnamento, la santificazione e il governo del gregge del Padre, e infine come Vicario di Cristo in terra. Era un docente particolarmente dotato della Fede cattolica, con una particolare considerazione per l’espressione più alta e perfetta della Fede: il Culto Sacro. Il suo sano insegnamento, specialmente per quanto riguarda la Sacra Liturgia, rimane un’eredità viva e duratura.
È stato per me un onore servirlo come Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Nei miei incontri con lui, quando era ancora Romano Pontefice e dopo la sua abdicazione, sono sempre stato colpito dalla sua straordinaria intelligenza e conoscenza, unite a una mitezza simile a quella di Cristo. Egli ha veramente servito secondo le parole ispirate del suo motto episcopale come uno dei “cooperatores veritatis” [“collaboratori della verità”] di Nostro Signore (3 Gv 8).
Vi prego di unirvi a me nella preghiera per l’eterno riposo della sua anima immortale. Che possa riposare in pace.
Raymond Leo Cardinale Burke - Fonte
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

Il Nome di Gesù

Il 2 gennaio, quando non ricorre la Domenica, nel Calendario Liturgico Antiquior,  si celebra il Nome del Signore. Secondo il Calendario liturgico del Novus Ordo, ricorre il 3 gennaio: la ricorrenza è stata ripristinata da Giovanni Paolo II, dopo l'abolizione a causa della Riforma liturgica.
Innanzitutto per devozione, ma anche per uscire da una cronaca fin troppo amara su tutti i fronti, ripropongo l'articolo che segue sulla bellissima ricorrenza di oggi.

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato
il Nome che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. (Fil 2,91-12)

Fu San Bernardino da Siena a incentrare la predicazione sul Nome di Gesù, ideando il trigramma IHS, in alfabeto greco ΙΗΣ, Nomen sacrum (tra i Nomina sacra), con le prime tre lettere del nome di Gesù in greco antico (ΙΗΣΟΥΣ).
La ricorrenza del Santissimo Nome di Gesù, nel Rito riformato da Paolo VI, viene celebrata il 3 gennaio con il grado di memoria facoltativa.
Nel Rito Romano Antico, è celebrata nella domenica tra il 2 e il 5 gennaio compresi (o il 2 gennaio dove l'Epifania non è festa di precetto o se nessuna domenica cade tra il 2 e il 5 gennaio). 
Nel Rito Ambrosiano la memoria dell'imposizione del nome a Gesù è stata assommata alla solennità dell'Ottava di Natale nella Circoncisione del Signore (1º gennaio), in cui si legge come Vangelo il brano di Lc 2,18-21 che menziona entrambi i segni rituali. Si conserva nel messale ambrosiano il formulario per la messa votiva del Santissimo Nome di Gesù. 
Inserisco, per la nostra devozione il testo delle Litanie del SS. Nome di Gesù, composte nell’ambito della predicazione di san Bernardino da Siena e di san Giovanni da Capestrano, propagatori della devozione al Nome Divino. Furono approvate per l’uso privato dei fedeli prima da Papa Sisto V nel 1585 e poi, nella forma attuale, da Pio IX nel 1862. Papa Leone XIII ne estese l’uso pubblico alla Chiesa universale e le inserì nel Rituale Romano.
Di seguito alle Litanie trovate il testo di dom Guéranger sulla ricorrenza.
Litanie del SS. Nome 
Perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
– nei cieli, sulla terra e sotto terra
. (Phil 2, 10)

domenica 1 gennaio 2023

1° gennaio - Circoncisione di nostro Signore e Ottava di Natale

Risonanze che ci aiutano ad approfondire i tesori (purtroppo oggi nascosti) della nostra fede. Puer natus est nobis [vedi qui - qui - qui].
1° gennaio - Circoncisione di nostro Signore 
e Ottava di Natale

Intróitus
Is. 9, 6 - Puer natus est nobis, et fílius datus est nobis, cuius impérium super húmerum eius: et vocábitur nomen eius magni consílii Ángelus.
Ps. 97, 1 - Cantáte Dómino cánticum novum: quia mirabília fecit. Glória Patri…
Is. 9, 6 - Puer natus est nobis…

Orátio
Deus, qui salútis ætérnæ, beátæ Mariæ virginitáte foecúnda, humáno géneri præmia præstitísti: tríbue, quæsumus: ut ipsam pro nobis intercédere sentiámus, per quam merúimus auctórem vitæ suscípere, Dóminum nostrum Iesum Christum Fílium tuum: Qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sæcula sæculórum.
 M. - Amen.
Introito
Isaia 9, 6 - Ci è nato un bambino, ci è stato dato un figlio, il cui impero poggia sugli ómeri suoi: e il suo nome sarà: Angelo del buon consiglio. Sal. 97, 1 - Cantate al Signore un cantico nuovo: perché ha fatto cose mirabili. Gloria al Padre… Isaia 9, 6 - Ci è nato un bambino…

Colletta
O Dio, che mediante la feconda verginità della beata Maria, hai conferito al genere umano il beneficio dell’eterna salvezza: concédici, Te ne preghiamo: di sperimentare in nostro favore l’intercessione di Colei per mezzo della quale ci fu dato di ricevere l’autore della vita: il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio: Che è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli.
M. - Amen.

Il mistero di questo giorno
L’ottavo giorno dalla Nascita del Salvatore è giunto; i Magi si avvicinano a Betlemme; ancora cinque giorni, e la stella a fermerà sul luogo dove riposa il Bambino divino. Oggi, il Figlio dell’Uomo deve essere circonciso, e segnare, con questo primo sacrificio della sua carne innocente, l’ottavo giorno della sua vita mortale. Oggi gli sarà imposto un nome; e questo nome sarà quello di Gesù che vuol dire Salvatore. I misteri riempiono questo grande giorno; accogliamoli, e onoriamoli con tutta la religione e con tutta la tenerezza dei nostri cuori.
Ma questo giorno non è soltanto consacrato a onorare la Circoncisione di Gesù; il mistero della Circoncisione fa parte di un altro ancora maggiore, quello dell’Incarnazione e dell’Infanzia del Salvatore; mistero che non cessa di occupare la Chiesa non solo durante questa Ottava, ma anche nei quaranta giorni del Tempo di Natale. D’altra parte, l’imposizione del nome di Gesù deve essere glorificata con una solennità speciale, che presto celebreremo. Questo grande giorno fa posto ancora a un altro oggetto degno di commuovere la pietà dei fedeli. Tale oggetto è Maria, Madre di Dio. Oggi, la Chiesa celebra in modo speciale l’augusta prerogativa della divina Maternità conferita a una semplice creatura, cooperatrice della grande opera della salvezza degli uomini.