martedì 26 marzo 2019

Luciano Motz. La Dottrina sociale non piace a Udine

Luciano Motz prende carta e penna e scrive al Piccolo di Trieste: La Dottrina sociale non piace a Udine

L’articolo del 24 marzo scorso sulla contrarietà dell’arcivescovo di Udine allo svolgimento in quella città [qui] della Scuola di Dottrina sociale della Chiesa organizzato [qui] dall’Osservatorio internazionale card. Van Thuân, presieduto dall’arcivescovo di Trieste, è molto equilibrato ma per comprendere fino in fondo la portata della questione è necessario un approfondimento.
Non tutti hanno ben presente che cosa sia la Dottrina sociale della Chiesa (Dsc). Essa non è un documento politico, non ha nulla a che vedere con le definizioni di destra o sinistra, non è qualcosa di estraneo al Magistero petrino, ma è per definizione “l’annuncio di Cristo nelle realtà temporali” ed è rivolta ad ogni persona che cerca il “bene comune”, nell’accezione autentica di tale definizione.
Più specificamente, la DSC è formata dai vari e successivi interventi sui temi sociali del magistero della Chiesa, a partire dall’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII (1891).

Io ho partecipato nel 2015 al primo corso di tale Scuola e posso garantire che essa è un formidabile strumento di maturazione della coscienza, sia per i comuni credenti che per quelli impegnati in politica.

Si pensi al fatto che molti che si pretendono cattolici hanno poi sostenuto e votato leggi contrarie all’insegnamento della Chiesa e alla morale naturale, dicendo di averlo fatto in piena coscienza. Ne abbiamo esempi anche a Trieste.

La Scuola, voluta dall’arcivescovo Giampaolo Crepaldi e diretta dal professor Stefano Fontana, da allora si svolge ogni anno a Trieste ed è stata estesa anche a molte altre località in Italia, senza alcun problema.

È pertanto strabiliante il fatto che siano sorte questioni con la Diocesi di Udine. Strabiliante ma non incomprensibile. Compito precipuo della Chiesa è salvare le anime ma di questi tempi ritengo che molti, troppi, presbiteri lo abbiano dimenticato.

Il vero guaio è che molti che dovrebbero essere Pastori hanno dimenticato che Gesù ha ordinato ai discepoli di essere nel mondo ma non di questo mondo (Gv 17, 14); non conducono il gregge alla salvezza, ma lo lasciano in balia dei lupi (Gv 10, 12-13).

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Per forza a loro non piacciono certe iniziative, il clero è in gran parte super-modernista per non parlare dei maggiorenti diocesani... In quella realtà si è passati da un seminario con 350 seminaristi nel 1960 ad uno con 11 nel 1970 dove i reduci seminariti (tutti rigorosamente con il dolcevita e, probabilmente, con il radiotransistor in mano) avevano allestito una bibliotechina marxista. Neppure gli anni seguenti hanno potuto rialzare numericamente e qualitativamente la situazione diocesana dove il pensiero di Rahner e Chiavacci andava per la maggiore. Dunque: che pretendiamo?

Anonimo ha detto...

E' normale che i modernisti cerchino di ostacolare il più possibile la diffusione della dottrina sociale della Chiesa.
Ciò che non è normale è che ci si sottometta ad essi "per evitare contrapposizioni", contrapposizioni iniziate dai modernisti stessi.
Considerato il fatto che Gesù è venuto a portare la spada e dato che non solo le contrapposizioni ma anche le persecuzioni sono state da Lui previste per tutti coloro che lo seguono, viene da chiedersi come sia stato possibile evitare una cosa così meritevole per compiacere un vescovo che non muoverebbe un dito per opporsi ad un gay pride.

Catholicus ha detto...

Come minimo dobbiamo pretendere che non co rompano i gabasisi, per dirla con Camilleri, poi ignoriamoli e tiremm innanz, come disse Amatore Sciesa.

Gloria a Te Cristo Gesu' ! ha detto...

L’altro ieri oltre 2.000.000 di persone in Marcia per la Vita in Argentina.
La preghiera profetica di San Giovanni Paolo II si sta realizzando nella storia contemporanea in tutte le nazioni del mondo:
Francia, USA, Italia, Croazia, Spagna, Brasile ....

“Ci alzeremo in piedi ogni volta che
la vita umana viene minacciata...
Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita
viene attaccata prima della nascita
Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha
l'autorità di distruggere la vita non nata...
Ci alzeremo quando un bambino viene visto
come un peso
o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione
e grideremo che ogni bambino
è un dono unico e irripetibile di Dio...
Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio
viene abbandonata all'egoismo umano...
e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale...
Ci alzeremo quando il valore della famiglia
è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...
e riaffermeremo che la famiglia è necessaria
non solo per il bene dell'individuo
ma anche per quello della società...

Ci alzeremo quando la libertà
viene usata per dominare i deboli,
per dissipare le risorse naturali e l'energia
e per negare i bisogni fondamentali alle persone
e reclameremo giustizia...
Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti
vengono abbandonati in solitudine
e proclameremo che essi sono degni di amore,
di cura e di rispetto.”

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10205233823600781&set=a.2529166564118&type=3&theater&ifg=1

Amici della Tradizione cattolica - Forlì ha detto...

Comunicato del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti sul convegno famiglia: la Curia non partecipa ai "conflitti politici".

Sì, avete capito bene!! Secondo Zenti parlare di famiglia è un atto politico!!

Peccato che abbia autorizzato la Teologa veronese Simonelli a partecipare ad un convegno contro la famiglia tradizionale!!! Vergognati!!!

https://www.avvenire.it/…/famiglia-congresso-mondiale-veron…

fabrizio giudici ha detto...

Vescovo Zenti (il video è in fondo all'articolo):

https://www.huffingtonpost.it/2019/03/29/la-senatrice-5s-drago-a-verona-nonostante-il-veto-di-di-maio_a_23702423/

L'aborto è un delitto - non c'è famiglia se manca l'aspetto procreativo.

Qualcuno potrebbe dire che un paio di passaggi, per la verità interrotti, non sono abbastanza forti (come la domanda se l'aborto lo abrogherebbe), ma tenete presente che il prelato è intervistato a braccio da una marea di giornalisti.