giovedì 15 settembre 2022

Mons. Viganò. Meditazione nella Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria

Ci consoli ed ispiri oggi Maria Addolorata, che speriamo un giorno di veder dichiarata corredentrice. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Meditazione
nella Festa dei Sette Dolori
della Beata Vergine Maria

15 Settembre 2022
Juxta crucem tecum stare
Et me tibi sociare
in planctu desidero
.(Stabat Mater qui)
IN QUESTO GIORNO solenne, nel quale la Chiesa celebra la Beatissima Vergine Maria Addolorata, la mia meditazione avrà come oggetto i Sette Dolori, che nell’iconografia sacra vediamo simboleggiati da sette spade che trafiggono il Cuore Immacolato della Madonna. Li vorrei contemplare nella loro relazione con gli eventi della Chiesa, di cui Nostra Signora è Madre e Regina. Non solo: Ella è figura della Chiesa, e tutto ciò che diciamo della Madre di Dio, possiamo in qualche modo applicarlo alla Sposa dell’Agnello. Questo vale tanto per i trionfi e le glorie di entrambe, quanto per i loro dolori e la partecipazione alla Passione redentrice di Cristo.

I. NOSTRA SIGNORA NEL TEMPIO ASCOLTA LA PROFEZIA DI SIMEONE
Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima (Lc 2, 34-35). Sono le parole di Simeone alla Vergine, nelle quali è annunciata la Passione redentrice del divino Salvatore e la corredenzione della Sua santissima Madre. Ma esse valgono anche per la Chiesa, che è qui per la rovina e la risurrezione di molti, e segno di contraddizione. Anch’essa partecipa nel Corpo Mistico a «ciò che manca ai patimenti di Cristo» (Col 1, 24), nuovo Israele, lumen ad revelationem gentium, città posta sul monte, nuova Gerusalemme.

Per questo anche noi, figli della Chiesa, sentiamo trafiggerci l’anima nel vedere la Sposa dell’Agnello, destinata ad essere Domina gentium, salire il suo Calvario, respinta come il Verbo eterno da coloro che camminano nelle tenebre: et mundus eum non cognovit (Gv 1, 10), et sui eum non receperunt (Gv 1, 11). E se alla Madre di Dio fu risparmiato l’oltraggio al quale non volle sottrarsi Nostro Signore, era nondimeno opportuno che il Corpo fosse flagellato e umiliato dal nuovo Sinedrio, come lo fu il suo Capo.
Quis est homo, qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplicio
?
II. LA FUGA IN EGITTO
Dinanzi alla persecuzione di Erode, la Vergine e San Giuseppe fuggono in Egitto, per mettere in salvo il Bambino Gesù. Abbandonano tutto, lasciano la loro casa e l’attività, i parenti e gli amici, per custodire il Signore e sottrarlo alla furia omicida di Erode. Immaginiamo il dolore della Madonna, nel vedere minacciata la vita del Suo Figlio. Immaginiamo la preoccupazione di San Giuseppe, esule in terra straniera, in mezzo ai pagani, solo con la Sposa e Gesù Bambino.

Anche noi, come i Cristiani perseguitati, siamo costretti all’esilio, alla fuga, alle mille incognite di doverci allontanare dalla nostra casa e dai nostri cari per porre in salvo il Sacerdozio e la Santa Messa, tramite i quali il Signore perpetua il Suo Sacrificio. Ci troviamo a dover fuggire addirittura dalle chiese, dai monasteri, dai seminari: perché un nuovo Erode cerca di eliminare quel segno di contraddizione che lo accusa, e che vorrebbe sostituire con una religione umana, ecumenica, ecologista e panteista; un Cristianesimo senza Cristo, un Sacerdozio senz’anima soprannaturale, una Messa senza sacrificio. Questa spada che trafigge il Sacratissimo Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria trapassa anche il nostro. Ma come la fuga in Egitto fu relativamente breve, così sarà anche la nostra; aspettiamo che l’angelo ci ripeta le parole che rivolse a San Giuseppe: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino (Mt 2, 19-20).
Tui Nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
pœnas mecum divide
III. IL RITROVAMENTO DI NOSTRO SIGNORE NEL TEMPIO
Dopo essersi recati a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, la Vergine e San Giuseppe si uniscono alla carovana per tornare a casa, ma si accorgono che Gesù non è né con loro, né con i loro parenti. Lo cercano per tre giorni, tornando a Gerusalemme, e Lo trovano nel tempio, con i dottori della Legge, intento a schiudere le profezie messianiche dell’Antico Testamento e a rivelarSi loro. Quale tormento devono aver provato Maria e Giuseppe, nel temere di aver smarrito Colui del Quale l’Arcangelo Gabriele aveva detto: «Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33). Grande dev’essere stata la gioia nel ritrovare il giovinetto Gesù nel tempio, ma in quei tre giorni di angoscia senza il proprio Figlio accanto – Lui ch’era sempre stato subditus illis (Lc 2, 51) – tutti i più atroci timori devono averli consumati. Dinanzi a queste reazioni così umane, così vere, noi dovremmo chiederci quale sia il nostro atteggiamento quando, con il peccato, perdiamo anche noi Gesù, che si allontana da noi non per seguire la propria vocazione, ma perché abbiamo sporcato e colmato di sozzure la dimora della nostra anima.

Guardando alla situazione presente in cui versa la Chiesa, potremmo chiederci – con le parole della “profezia”1 del Venerabile Pontefice Pio XII che ripetono quelle di Maria di Magdala (Gv 20, 13) – «dove Lo hanno messo?», quando entrando in una chiesa cerchiamo invano un segno della Presenza Reale, una lampada rossa accesa vicino al Tabernacolo. Ci chiediamo «dove Lo hanno messo?» anche quando, assistendo ai riti riformati, vediamo esaltata la figura del “presidente dell’assemblea”, il ruolo della zelatrice del tempio che legge la preghiera dei fedeli, la suora senza velo che distribuisce con ostentazione la Comunione; ma non vi troviamo alcuno spazio, alcuna centralità, alcuna attenzione al Dio Incarnato, al Re dei re, al divino Redentore presente sotto i veli eucaristici. Chiediamo «dove Lo hanno messo?» quando entrando nella chiesa in cui sino a ieri ci era garantita la celebrazione in rito antico, vi ritroviamo la tavola protestante, e la sede del celebrante posta dinanzi al Tabernacolo vuoto. «Angosciati Ti cercavamo» (Lc 2, 48).

Dov’è dunque il Signore? Nel tempio. In una chiesetta clandestina, in una cappella privata, su un altare di fortuna allestito in una soffitta o in un granaio. Dove Nostro Signore ama stare: con coloro che aprono il cuore e la mente alla Sua Parola, lasciandosi sanare da Lui, permettendoGli di guarirci dalla cecità dell’anima che ci impedisce di vederLo. «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2, 49). Quando non troviamo Nostro Signore, e ci abbandoniamo all’angoscia e alla disperazione, dobbiamo tornare sui nostri passi, andare a cercarLo dove Egli ci aspetta.
Fac, ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam.
IV. NOSTRA SIGNORA INCONTRA GESÙ CHE PORTA LA CROCE
V. NOSTRA SIGNORA AI PIEDI DELLA CROCE
VI. NOSTRA SIGNORA ASSISTE ALLA CROCIFISSIONE E MORTE DI GESÙ
Ecco un altro Dolore della Vergine e della Chiesa: la vista di Nostro Signore flagellato, coronato di spine, caricato della Croce, fatto oggetto di insulti, schiaffi e sputi. L’Uomo dei Dolori da una parte; la Mater dolorosa dall’altra. Una Madre in cui la consapevolezza della divinità del Figlio, custodita gelosamente sin dal Fiat, strazia il Suo Cuore contemplando il Re dei Giudei ucciso proprio da loro, sobillati dai Sommi Sacerdoti e dagli Scribi del popolo, complice pavida l’autorità imperiale: «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33). Ecco il trono di Davide, ecco il regno sulla casa di Giacobbe: il Padre che accetta l’offerta del Figlio, nell’amore dello Spirito Santo, per restaurare l’ordine infranto dal peccato di Adamo ed espiare la colpa infinita del nostro Progenitore. Regnavit a ligno Deus, cantiamo nel Vexilla Regis. Ed è proprio dalla Croce che Cristo regna, coronato di spine.

Ma se il capro espiatorio che veniva simbolicamente caricato delle colpe e dei peccati del popolo era fatto oggetto di disprezzo e inviato a morire fuori delle mura di Gerusalemme, quale destino poteva attendere Colui di cui quel capro era figura, se non prendere su di Sé i peccati del mondo per lavarli nel proprio Sangue, fuori dalle mura di Gerusalemme, sul Calvario? Il dolore della Madre di Dio nel vedere il proprio Figlio oltraggiato e condotto a morte come un criminale Le valse il titolo di Corredentrice: «Così ella soffrì e quasi morì con il Figlio suo sofferente e morente, così rinunciò per la salvezza degli uomini ai suoi diritti di madre su questo Figlio e lo immolò per placare la divina giustizia, sicché si può dire, a ragione, che ella abbia redento con Cristo il genere umano» (Benedetto Pp XV, Inter sodalicia).

Anche la Chiesa, ad iniziare proprio ai piedi della Croce con la Vergine e San Giovanni, ebbe a soffrire enormi dolori nel contemplare la Passione del suo Signore. Anche noi, suoi figli nel Battesimo per grazia di Dio, abbiamo il cuore trafitto nel vedere come è trattato dai Suoi stessi ministri Gesù Sacramentato, come è considerato quasi un ospite ingombrante, che toglie visibilità agli egocentrici della actuosa participatio e ai fanatici del dialogo ecumenico. Ci sentiamo strappare il cuore quando sentiamo i più alti esponenti della Gerarchia negare la divinità di Cristo, la Sua Presenza nel Santissimo Sacramento, i quattro fini del Santo Sacrificio, la necessità della Chiesa per la salvezza eterna. Perché in quegli errori, in quelle eresie, in quelle stolide menzogne leggiamo non solo la pavidità e la sordida cortigianeria verso i nemici di Cristo, ma quello stesso atteggiamento spezzante e ipocrita del Sinedrio, disposto a ricorrere all’autorità civile pur di mantenere un potere usurpato e amministrato contro il fine per cui Cristo lo ha istituito. La perversione dell’autorità ecclesiastica è quanto di più atroce e straziante possa esistere, come se un figlio dovesse assistere all’adulterio della madre o al tradimento del padre.
Cujus animam gementem,
contristatam et dolentem
pertransivit gladius
.
VII. NOSTRA SIGNORA RICEVE NELLE SUE BRACCIA GESÙ DEPOSTO DALLA CROCE
Colei che aveva portato in grembo e dato alla luce il Figlio dell’Altissimo nello squallore di una mangiatoia ma circondata dai cori degli Angeli, si trova a dover accogliere le morte membra del Salvatore, come custode della Vittima Immacolata. Quale dev’essere stato il dolore sordo e cupo, nel reggere il cadavere adulto di quel Figlio che Ella aveva tante volte stretto a sé da bimbo e poi da fanciullo! Le membra abbandonate dalla vita saranno sembrate ancor più pesanti per Lei, che custodiva la Fede mentre tutti gli Apostoli erano fuggiti. Mater intemerata, diciamo nell’invocazione delle Litanie: una Madre che non conosce timore, che è disposta a tutto per il proprio Figlio; una Madre che il mondo infernale del Nuovo Ordine odia di un odio inestinguibile, vedendo in Lei la forza invincibile della Carità, pronta a immolarsi per amore di Dio e del prossimo per amor Suo. Questo mondo apostata cerca di cancellare la Mater intemerata corrompendo l’immagine stessa della maternità, facendo di colei che deve proteggere il proprio figlio la sua spietata assassina; rovesciando la Mater purissima con il peccato, l’immodestia e l’impurità; rendendo brutta e avvilendo la femminilità per togliere da ogni donna ciò che ricorda la Mater amabilis.

Oggi la Chiesa soffre con l’Addolorata nell’essersi piegata alla mentalità secolarizzata, nell’esaltare una femminilità ribelle, che aborrisce la verginità, deride la santità coniugale, demolisce la famiglia e rivendica un distorto diritto all’uguaglianza dei sessi. Oggi la Gerarchia tace i trionfi di Maria Santissima e rende culto alla Madre Terra, al sordido idolo infernale della Pachamama. Perché la Vergine e la Chiesa sono il più grande nemico di Satana; perché la Vergine e la Chiesa sono le custodi del piccolo gregge, riunito nel Cenacolo, per paura dei Giudei.

Offriamo queste nostre sofferenze, unendole a quelle di tutta la Chiesa e di Maria Santissima Addolorata, perché la Maestà di Dio ci conceda il privilegio di assistere al trionfo della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, come dopo tre giorni risorse glorioso il suo Capo, mentre le guardie dormivano. Allora vedremo la Vergine Addolorata riprendere le vesti regali, per intonare l’eterno Magnificat.
Fac me cruce custodiri
morte Christi praemuniri,
confoveri gratia.
+ Carlo Maria, Arcivescovo
15 Settembre 2022
In festo Septem Dolorum B.M.V.
____________________
1. http://www.itreamoribianchi-araldidelvangelo.com/fatima-verra-un-giorno-la-profezia-ritrovata-di-pio-xii/

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Astana, oggi, apostasia in estrema sintesi: Bergoglio, nel giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, ci fa intendere - in piena continuità coi suoi predecessori neomodernisti - che il Sacrificio di Cristo è sostanzialmente irrilevante per la salvezza. Kyrie eleison.

Anonimo ha detto...

https://www.radiospada.org/2022/09/tre-cose-che-non-si-raccontano-sul-viaggio-ad-astana-e-sul-congresso-relativista-la-tenuto/

Anonimo ha detto...

quanti dolori per la SS.ma Madre e quanti oltraggi ancora, a Lei e a Nostro Signore fino alla fine del mondo.. letta ora una notizia orripilante: in Olanda un giocattolo invita i bambini alla Crocifssione ATTIVA di Gesù !!! Holland. Children's store. The toy is called "Crucify Jesus yourself." Olanda. Negozio per bambini. Il giocattolo si chiama: "Crocifiggi tu stesso (da solo) Gesù" Una statuina del REdentore e i pezzi della Croce, pronti da montare per LUI... @non_praevalebunt

Anonimo ha detto...

La frase twittata da Bergoglio ieri alle 11.49 si configura come una doppia, patente eresia: “Di fronte al mistero dell’infinito che ci sovrasta e ci attira, le religioni ci ricordano che siamo creature: non siamo onnipotenti, ma donne e uomini in cammino verso la medesima meta celeste”.

Anonimo ha detto...

Tanto anche se Bergoglio dice delle eresie noi non possiamo farci niente. Peraltro, ormai quasi nessuno è in grado di distinguere la dottrina cattolica dalle dottrine eretiche. I modernisti continuano la demolizione della Chiesa compiendo molti danni. Sul fronte civile, in questi giorni, soprattutto di sera, aeroplani di ogni sorta scorrazzano per i cieli. I mondialisti stanno vivendo un grande momento di ebbrezza: il nuovo ordine mondiale sta per vedere la luce, la van der Leyen vestita di azzurro e di giallo ne è l'icona.

Anonimo ha detto...

Ho l'impressione che ci si stia tutti, anche i tradizionalisti, perdendo nei particolari, mentre in Germania è successo un fatto d'una gravità infinita: vescovi e cardinali che dichiarano 1) che gli atti omosessuali non sono peccato, 2) che le donne possono (quindi devono) essere ordinate (come devo dire?) sacerdotesse. Domanda: se non sono eresie queste, che cosa è eresia? Altra domanda: se il papa non dice una parola forte e chiara, che dobbiamo pensare? Terza domanda: che si fa? Il resto son chiacchiere.

Anonimo ha detto...

Tutte le strutture sociali stanno cadendo, si stanno svuotando di significato e l'essere umano si troverà solo davanti a Gesù Cristo, questo è forse quello che ci attende: "Mi ami tu?"

Anonimo ha detto...

"E' meglio pregare molto che pregare poco e bene! A volte troviamo delle persone che - specialmente nel Rosario - ci dicono: "Ma cosa stai a dire a fare cinquanta Ave Maria? Meglio dirne una detta bene che cinquanta dette male!". Non sono d'accordo su questo. Gesù ha forse detto è meglio pregare poco? C'è quel passo in cui dice "Non sprecate parole come i pagani..." ma non è l'esortazione a pregare poco, anzi, il vangelo dice: "Insegnò una parabola sulla necessità di pregare SEMPRE!". E' meglio pregare poco e bene ma pregare poco è sbagliato; meglio pregare bene, ma chi può dire "Io prego bene"? Io posso sapere se prego molto, questo si posso saperlo. Allora io mi ripeto continuamente, non cinquanta ma cento, Ave Maria, Padre Nostro, Gloria al Padre... ripetizione! Perchè mentre io prego a ripetizione a un certo punto lo Spirito Santo - se vive in me, se sono umile - prende queste preghiere e le porta a Dio. Noi infatti non sappiamo pregare. Non sappiamo nemmeno cosa è conveniente domandare, dice S. Paolo. Lo Spirito Santo è Colui che intercede presso Dio con gemiti inesprimibili"

(Padre Serafino Tognetti)

Anonimo ha detto...

Con tutto il rispetto per il padre, per tanti “pregare” è fare come il fariseo della parabola: autoincensarsi e disprezzare gli altri perché ci si crede i migliori.

Esegesi dei luoghi comuni ha detto...

Concordo. Su questo argomento e sul cattoborghesismo ha scritto Leon Bloy in quasi tutte le sue opere, ma in "Esegesi dei luoghi comuni" Leon Bloy fustiga da cima a fondo il cattoborghesismo in modo mirabile. Se non lo conosce, legga il libro, le piacerà! Personalmente detesto il moderatismo, il borghesismo, il conservatorismo, la falsità, le illusioni, l'insulsismo.

Anonimo ha detto...


Contro le errate critiche alla preghiera in quanto tale:

Una frase di Santo Padre Pio:
"La preghiera è la migliore arma che abbiamo, è una chiave che apre il cuore di Dio. Devi parlare a Gesù anche col cuore, oltre che col labbro".
Nell'Agonia della Passione, Gesù non disse forse: "Pregate, per non cadere in tentazione"?
Ora, si tratta di pregare bene invece che male. Male, quando si sente la preghiera come un peso e ci si distrae. Invecchiando, diventa più difficile mantenere la concentrazione durante la recita quotidiana del Rosario.
Non mi sento superiore agli altri per il fatto di pregare, che strana idea. Anzi, prego sempre anche per gli altri, anche perché so di essere peccatore bisognoso a mia volta delle preghiere altrui.
Pregare è necessario per la nostra salvezza, ci aiuta enormemente nella battaglia per la nostra santificazione quotidiana. Non dobbiamo cercare di imitare sempre Gesù? Ebbene, non pregava Egli continuamente il Padre? Se Lui pregava il Padre perché non dobbiamo farlo anche noi?
La preghiera non serve solo a render l'omaggio quotidiano dovuto alla S.ma Trinità, alla Madonna, agli Angeli, a tutti i Santi. Non serve solo a chiedere grazie e protezione, oltre che a lodare Iddio.

È un formidabile strumento contro le tentazioni, quali che siano. Quando comincia a lavorarti dentro il pensiero cattivo, in parte tuo in parte insufflato dal demonio, mettiti subito a pregare mentalmente e la tentazione gradualmente sparirà, anche perché non possiamo noi pensare in modo cosciente a due cose contemporaneamente.
Chiedere al Signore di poter vivere immersi nello "spirito di preghiera".
Bisogna però avere la fede, esser convinti che le nostre preghiere sono effettivamente ascoltate e sentite in tutto l'Universo, colmo della Chiesa invisibile che noi non possiamo vedere. Esser convinti della giustezza dell'esortazione del Cristo sofferente nella Passione.
Aver la fede che ci mantiene nella preghiera anche quando, p.e., la grazia che noi chiediamo non viene (ancora) concessa dopo tanti anni (p.e., la conversione di un parente stretto). Perché non viene concessa? Sono io che prego male o vengo messo alla prova? In ogni caso, pregare con lo spirito sempre pronto ad accettare la volontà di Dio, quale che sia.
T.

Le preghiere da dire, quali sono? Sempre le stesse, quelle classiche, Pater, Ave, Gloria e comunque quelle delle nostre devozioni quotidiane.
Non citerei Léon Bloy per dissacrare o diminuire la preghiera, un autore amante del paradosso e dello scandalo verbale, da prendere con le molle. Il suo saggio "Dagli ebrei la salvezza"(1892), tradotto da Adelphi (n.b.), non fa altro che creare una accecante confusione.

tralcio ha detto...

Quel che abbiamo l'abbiamo ricevuto da qualcuno: la vita, la terra, il cielo, l'amore...
La preghiera dovrebbe concentrarsi non sul chiedere ancora, ma sul rendere grazie.

E' meglio parlare "a Dio" che parlare "di Dio".
Vigiliamo che la preghiera non sia un nostro monologo di riflessioni alate.
Che potrebbero giungere a concettualizzazioni che "sanno Dio", come com-prendendolo.
Invece no: è sempre un accoglierLo, parlando con Lui anche per sfogarsi o implorare.
Dio resta sempre Altro e Oltre, anche se si fa vicino.

Gesù è modello di preghiera al Padre, da Figlio. Rende grazie, rimanda alla Sua volontà.
Anche i più giusti vivono questo collegamento (Giuseppe e Maria con Gesù dodicenne).
Il Battesimo (diventare figli di Dio) si compie nell'Eucaristia (l'offerta di sè al Padre).

La preghiera è sempre un'occasione per ottenere la grazia dell'umiltà.
L'umiltà è il recipiente della Grazia.
Se la Grazia è poca, è segno che la preghiera non è umile.

La preghiera di Maria, la sempre Beata, è la preghiera dell'umile timorata di Dio.
E' la preghiera dell'Immacolata, eppure la sua esultanza è colma di lode.
Chi prega attende, magnifica la meraviglia che vede e loda Dio.
Eppure c'è la croce... La preghiera non serve per togliere la croce.

Resta il fatto che è meglio pregare molto che pregare poco.
Se prego male, forse lo farò meglio.
Se prego poco, l'importante è pregare di più.

Anonimo ha detto...


"se la Grazia è poca è segno che la preghiera non è umile.."

È possibile. Ma non è detto. Come facciamo a stabilire, nel caso concreto, un preciso nesso di causa ed effetto di questo tipo?
Se la Grazia è poca, ciò può dipendere anche da altri fattori,
per esempio dal fatto che Dio voglia metterci alla prova, "indurci in tentazione" per fortificarci.
Sappiamo di dover lottare contro noi stessi e il mondo sino alla fine dei nostri giorni.

tralcio ha detto...

Quello che scrive l'anonimo delle 22:13 è vero.

Infatti la preghiera umile sa ricevere la grazia anche quando vede protratta una prova dopo aver pregato il Signore di toglierla. Ma se la preghiera non è umile, posso pensare altrimenti, cioè -pragmaticamente- che la preghiera sia inutile e la grazia non ricevuta.

Il nesso causa-effetto si inserisce nell'atteggiamento con il quale l'uomo si rivolge a Dio.
Allora l'umiltà è importante perchè l'anima sia un capace recipiente della grazia.

Non sono sfumature di lana caprina, ma è l'Eterno che entra nell'immanente delle creature a tempo, prima che l'anima umana si congiunga alla sua eternità. La preghiera di chi è humus prima che torni ad essere pulvis è facilitata a ricevere la grazia trascendente.

Anonimo ha detto...


Le preghiere che si fanno da decenni affinché finisca la gravissima crisi della Chiesa finora non hanno dato alcun esito.
Anzi, la crisi non fa che aggravarsi.
Adesso siamo alla maggioranza dell'episcopato tedesco che agisce apertamente come Contro-Chiesa, dichiarando ufficialmente che il peccato di omosessualità non deve ritenersi più tale! Siamo alla rivolta aperta contro gli insegnamenti della Chiesa nella morale e contro gli stessi comandamenti divini, contro la legge naturale e divina.

Mancanza di umiltà o di fede, nelle preghiere?
Oppure decisione ormai irreversibile di Dio di punire la Chiesa visibile? Le preghiere di Abramo per la salvezza di Sodoma furono inutili, come sappiamo, il peccato dei sodomiti "era salito sino a Me", disse Iddio Onnipotente.
C'è poi il fatto che le preghiere da sole non bastano, occorre anche che il cattolico viva effettivamente da autentico cristiano.
Nel caso della crisi della Chiesa, pregare per la sua fine evidentemente non è rienuto sufficiente dall'Altissimo, se non accompagnato dalle "opere" ossia dalle denunce pubbliche della crisi stessa, con le relative assunzioni di responsabilità.

Anonimo ha detto...

"... occorre anche che il cattolico viva effettivamente da autentico cristiano..."

Su questo punto siamo proprio lontani. Il cristiano effettivamente autentico non lo conosco, vorrei conoscerlo, ma non lo trovo, vorrei esserlo, ma non capisco come, forse recitare un po'. No, non vale. La città distrae. In campagna. Ieri sera aprendo a caso l'Imitazione di Cristo capito sulle pagine dove si fa l'elogio della propria cella,luogo dove la vita interiore respira si nutre si irrobustisce. Anche Umberto Saba scrisse una poesia su questo tema:

Anima, se ti pare che abbastanza
vagabondammo per giungere a sera,
vogliamo entrare nella nostra stanza,
chiuderla, e farci un po’ di primavera?

Ecco credo che ogni giorno sia necessario per noi cattolici e per la nostra anima 'entrare nella nostra stanza e farci un po' di primavera' insieme agli Angeli, ai Santi, a Dio, a Suo Figlio Gesù Cristo, a Sua Madre Santissima, a San Michele, alle Schiere celesti.

Anonimo ha detto...

"... occorre anche che il cattolico viva effettivamente da autentico cristiano..."

Su questo punto siamo proprio lontani. Il cristiano effettivamente autentico non lo conosco, vorrei conoscerlo, ma non lo trovo, vorrei esserlo, ma non capisco come, forse recitare un po'. No, non vale. La città distrae. In campagna. Ieri sera aprendo a caso l'Imitazione di Cristo capito sulle pagine dove si fa l'elogio della propria cella,luogo dove la vita interiore respira si nutre si irrobustisce. Anche Umberto Saba scrisse una poesia su questo tema:

Anima, se ti pare che abbastanza
vagabondammo per giungere a sera,
vogliamo entrare nella nostra stanza,
chiuderla, e farci un po’ di primavera?

Ecco credo che ogni giorno sia necessario per noi cattolici e per la nostra anima 'entrare nella nostra stanza e farci un po' di primavera' insieme agli Angeli, ai Santi, a Dio, a Suo Figlio Gesù Cristo, a Sua Madre Santissima, a San Michele, alle Schiere celesti.