mercoledì 7 dicembre 2022

Quest'anno torna il presepe al Parlamento europeo

Dopo i precedenti dello scorso anno qui, la notizia è particolarmente confortevole.
Un presepe autorizzato al Parlamento europeo

Per la prima volta nella sua storia, il Parlamento europeo ha esposto un presepe. Installato mercoledì 30 novembre, il presepe rimarrà esposto fino al 6 gennaio, festa dell'Epifania, presso la sede del Parlamento europeo a Bruxelles.

Questa presenza si deve all'eurodeputata Isabel Benjumea, spagnola, membro del Partito Popolare, eletta nel 2019, e cattolica praticante.

Una lunga perseveranza premiata
Poco dopo la sua elezione Isabel Benjumea ha contattato l'ufficio della Presidenza del Parlamento per richiedere la presenza di un presepe nel periodo natalizio. Nel dicembre 2020, la risposta fu negativa, sulla base del fatto che la visualizzazione di contenuti religiosi potrebbe essere offensiva.

Riferisce di aver ribattuto: "È offensivo entrare al Museo del Prado e vedere le meravigliose opere di Beato Angelico, Caravaggio o Velázquez quando ritraggono l'Annunciazione, l'Adorazione dei Magi o la Natività? È offensivo ricordare agli europei che il 25 dicembre è la nascita di Gesù di Nazareth?"

L'eurodeputata ha potuto poi beneficiare del sostegno dell'attuale presidente del Parlamento, la maltese Roberta Metsola, nonché del sostegno della leader dei popolari spagnoli alla Camera europea, Dolores Montserrat.

Isabel Benjumea ha sostenuto che l'istituzione non può considerare un'offesa ricordare che a Natale si celebra la nascita del cristianesimo. Né offendersi per il desiderio di rivendicare "qualcosa di così semplice come l'eredità storica dell'Europa".

Infine, ha ricordato, "i padri fondatori dell'Ue provengono dall'umanesimo cristiano e, naturalmente, l'Europa non può essere compresa senza le sue radici cristiane". L'eurodeputata spagnola ha insistito e ha finito per ottenere una risposta positiva alla sua richiesta nel 2022. Il presepe, finanziato dagli eurodeputati spagnoli, è stato installato mercoledì 30 novembre a Bruxelles.

Per ora si tratta di una concessione temporanea. Isabel Benjumea è convinta che non si faranno passi indietro e sogna di assistere alla sfilata di presepi artigianali delle diverse province spagnole. O anche in altri paesi europei con una grande tradizione di presepi, come la Polonia, l'Austria, l'Italia o il Belgio.

Un presepe artigianale
Si tratta di un presepe realizzato a Murcia, in Spagna, nella bottega di Jesús Griñán, specialista in materia e che ha già offerto le sue opere in Europa e in Asia. Il progetto sarà finanziato da tutti i deputati spagnoli del Partito popolare, che sperano che questa storica novità segnerà l'inizio di una lunga tradizione. (Fonte FSSPX.Actualités)

14 commenti:

tralcio ha detto...

Il presepe (o presepio) esprime la pietas, cioè la familiarità e la devozione, che l'uomo pio rivolge religiosamente verso chi è degno di onore: l'Incarnazione del Verbo, Dio fatto uomo.
L'empio questo non lo fa. San Francesco di Assisi fu così legato al mistero dell'Incarnazione da diventare l'iniziatore della salda tradizione popolare che accompagna l'evangelizzazione, aiutando ad immergersi nel segreto del vero Natale: l'umiltà, la semplicità, la luce dell'Onnipotente portato in grembo da una vergine, che partorisce il bimbo nella povertà.
In questo quadro molto quotidiano, il presepe sa esprimere mille modi di arricchirlo con il lavoro, il talento, la fantasia, l'arte e la bellezza che sfoggiano tutti i presepisti: da quelli con un incarico pubblico a chi lo fa anche se non lo vedrà nessuno; dai santi come Francesco al vecchietto solo in casa sua, che lo fa su una mensola con quello che ha in un cassetto. Il presepe dà fastidio a qualcuno? Forse a chi detesta Cristo, vero Dio e vero uomo. Ma più in generale a chi detesta la vita. O forse a chi detesta la pietà. Sono gli spietati di "Imagine": l'immaginazione al potere, una pace fatta di un nulla che si tocca.

Presepe: eccezionale devozione in un contesto disumanizzante ha detto...

GUADAGNINO
Il marchese de Sade scrisse folli fantasie perverse in cui il sesso estremo si mischiava alla violenza più crudele ("sadica", appunto) ma era considerato un folle e venne internato in manicomio. Solo negli anni Settanta del secolo scorso venne parzialmente rivalutato da un intellighenzia folle quasi quanto lui.
Luca Guadagnino, barone de Sade del cinematografo, ha girato un film in cui esalta apertamente il cannibalismo, trucemente rappresentato (un'amica ha visto ieri il suo film ed mi ha decritto laghi di sangue e , organi umani divorati da famelici protagonisti) e non solo vince il Leone d'argento a Venezia, non solo non trova nessuna censura a sbarragli il passo (che invece avrebbe subito trovato se avesse violato le regole grottesche del politicamente corretto), non solo non trova un solo intellettuale o uomo di Chiesa che si indigni per la sua antiumana abiezione; ma trova decine di recensori che, sui giornali e su Internet, presentano il suo film come una bella storia di amore, come "una fiaba", celando completamente che il film è un elogio compiaciuto all'antiumanità, alla sottobestiale degradazione più abietta dell'essere umano. Quando la mia amica mi ha descrito certe scene in cui i protaginisti divorano i corpi umani sullo schermo (certo è una finzione, ma come diceva il De Sade, "cittadini ancora uno sforzo") ho riafferrato per l'ennesima volta l'immensa, abissale menzogna del mondo nel quale viviamo. Perché tutte e dico tutte le recensioni al film che ho trovato su Internet (tra cui una de Il Sole 24 ore) parlano del film come di una bella storia d'amore, falsificando l'odio antiumano più feroce in "amore". Il giornale di Confindustria (cioè mammona) lo definisce "imperdibile".
Viviamo nel'impero, anticristiano e antiumano, della menzogna più bieca, al cui cui confronto il Brave New Word di Aldous Huxley era ancora una pallida anticipazione. Vivaimo in un mondo di malvagi, malvagi integrali, malvagi fino al midollo, che passano per "buoni" soltanto perchè parlano di "diritti" e non usano i metodi sanguinari dello sterminazionismo nazi o bolscevico. Non ne hanno bisogno.
Nessuno verrà ad arrestarmi stanotte per avere scritto questo post. Per mia fortuna, senz'altro; ma anche per nostra sfortuna, perchè proprio ciò impedisce a moltissimi di aprire gli occhi.
Il liberalcapitalismo non usa il terrore e la coercizione, se non in casi particolarissimi (vedi dittatura sanitaria). Usa il potere del denaro, il feticismo della merce, l' edonismo istintualista e il triplice motto: "libertè egalitè, fraternitè". Non la violenza bruta.
Per condurre gradualmente e "dolcemente" l'umanità nell'inferno più cupo.
Martino Mora

Anonimo ha detto...

Oggi si ricorda un grandissimo Santo, Ambrogio di Milano, abbastanza criticato o assolutamente amato dai cultori e studiosi di Patristica: da molti viene accusato di plagio. Io, da studioso di Patristica e da Milanese, credo che non sia giusto accusarlo di plagio, ma bisognerebbe riconoscere che ha saputo introitare la spiritualità orientale nel rigore asciutto e spesso apatico del rito latino.
In una parola MERAVIGLIOSO

Anonimo ha detto...

7 Decembris - Sancti Ambrosii Episcopi, Confessoris et Ecclesiae Doctoris, qui pridie Nonas Aprilis obdormivit in Domino, sed hac die potissimum colitur, qua Mediolanensem Ecclesiam gubernandam suscepit.

Anonimo ha detto...

"Tu sei fedele a Dio ed agli uomini,
non lascerai quindi perire nulla di
quanto ti ho affidato;

Tu sei potente, e nulla può nuocerti,
né rapirti ciò che tieni nella tua mano...".

//S. Luigi M. Grignion da Montfort
#immacolataconcezione

Anonimo ha detto...


IL FATTO STORICO DEL 7 Dicembre: l'attacco giapponese a Pearl Harbour, nelle Hawaii, che fece entrare l'America in guerra.

Anche perché Italia e Germania si affrettarono a dichiarare a loro volta imprudentemente guerra all'America l'11 dicembre successivo, togliendo in tal modo le castagne dal fuoco per Roosevelt. DA tempo egli cercava di condurre l'America in guerra ma il Congresso non era tanto favorevole. Nonostante la neutralità aiutava in modo sostanzioso gli inglesi e contro l'Italia, p.e., stava conducendo da tempo un ampio embargo economico, sino ad aver bloccato tutti i conti dello Stato italiano negli USA. L'Italia avrebbe dovuto lasciare a Roosevelt l'onere di dichiararci guerra, per tanti motivi.
La guerra col Giappone era nell'aria da tempo. Il Giappone era stato chiuso nell'angolo dall'embargo petrolifero organizzato dagli Stati Uniti: o negoziava un accordo con Roosevelt, diminuendo le sue pretese di espansione oppure attaccava. Prevalse la seconda tesi. Il Giappone aveva iniziato negli anni trenta un'espansione impressionante sul continente asiatico, dalla Manciuria alla Cina continentale, della quale occupava in pratica tutta la costa o quasi. Nell'estate del 1937 il Giappone inizia l'attacco su vasta scala contro la Cina e questo è il vero inizio della II gm, sotto Pio XI, guerra che si estese all'Europa il 1mo sett 1939.
In quegli anni il Giappone tentò anche di occupare la Mongolia sovietica, ma le sue forze furono distrutte da quelle dell'Armata Rossa in alcune grandi battaglie. A Pearl Harbour gli americani, in teoria all'erta, si lasciarono sorprendere. Era domenica, per un puro caso le portaerei erano in mare per esercitazioni, causate appunto dal clima di guerra all'orizzonte. I giapponesi danneggiarono molte navi affondando una corazzata, che sta ancora lì nei fondali del porto, infliggendo più di duemila morti. La dichiarazione di guerra avrebbe dovuto coincidere con l'attacco ma per la lentezza nella decodificazione fu pronta solo alcune ore dopo, così si disse.

L'entrata in guerra degli USA fu il fattore decisivo per la vittoria della coalizione "antifascista". Altrimenti, la guerra sarebbe forse finita in un "pareggio". Esempio: la vittoria britannica di El Alamein è considerata decisiva per la vittoria alleata in Africa del NOrd. Ma a ben vedere non lo è, a parte il fatto che senza l'imponente invio di materiali americani (dai carri pesanti Sherman, alle munizioni etc) difficilmente ci sarebbe stata. Con i rinforzi, soprattutto tedeschi, giunti in Africa dopo El Alamein, gli inglesi avrebbero potuto essere ancora una volta contenuti. Decisivo fu lo sbarco americano in Marocco e Algeria. L'Asse si trovò tra due fronti e in netta condizione di inferiorità di mezzi e persino di uomini. A metà maggio l'Asse si arrese in Africa, gli italiani due giorni dopo i tedeschi. Il 10 luglio cominciò l'invasione della Sicilia, impossibile senza l'apporto americano. Basti pensare alle forze aeree: contro circa 900 aerei italo-tedeschi furono schierati circa 4000 aerei alleati, in prevalenza americani.
Dopo l'entrata in guerra USA, gli alleati dei tedeschi (memori di quello che era successo nella I gm) cominciarono, già dall'estate-autunno del 1942, a cercare contatti segreti con gli Alleati per uscire in qualche modo dalla guerra. Per quanto se ne sa, i primi in tal senso furono i finlandesi.
H.

Anonimo ha detto...

La dichiarazione di guerra agli stati Uniti fu un errore decisivo per determinare l'esito della seconda guerra mondiale.Pochi sanno che furono Italia e Germania a dichiarare guerra agli USA.Praticamente Mussolini ,presentando la dichiarazione di guerra fece un favore a Roosevelt perchè il congresso non voleva assolutamente fare guerra all'Italia.In un colpo solo Mussolini si giocò tutto e perse la guerra ed anche la vita.

Anonimo ha detto...


La dichiarazione di guerra così veloce agli USA fu un grave errore politico di Mussolini.

Roosevelt quasi sicuramente gliela avrebbe dichiarata la guerra, all'Italia fascista, già gliela stava facendo sul piano economico. L'esito finale non sarebbe stato molto diverso.
Ma moralmente, l'America sarebbe stata, nei confronti dell'Italia, un aggressore non provocato. La differenza è importante.

Nella Grande guerra Wilson entrò a freddo contro la Germania imperiale, per reagire alla guerra sottomarina indiscriminata che i tedeschi avevano stoltamente iniziato. Dichiarò guerra il 2 aprile del 1917, dopo l'affondamento della nave mercantile americana Vigilentia. Il voto del Congresso non fu unanime. Entrava in guerra contro il "militarismo tedesco". Non dichiarò guerra all'Austria-Ungheria, che lui e gli inglesi volevano preservare, ridotta di dimensioni, come monarchia Stato federale per mantenere l'equilibrio balcanico. Per tutto il 1917 ci furono tentativi segreti angloamericani per indurre l'imperatore Carlo a una pace separata. Tutti falliti, anche perché CArlo si ostinò a non fare nessuna concessione all'Italia, anche piccola. Le grandi potenze dovevano ottenere qualcosa per i loro alleati minori, se non altro per la facciata.
Wilson dichiarò guerra all'Austria-Ungheria solo poco tempo dopo la sconfitta di Caporetto ma sul fronte italiano non mandò praticamente niente: un ospedale militare con molte ambulanze e un battaglione di fanteria. L'imperatore Carlo fece poi l'errore di subire la richiesta tedesca di un'offensiva austriaca sul Piave in appoggio alle offensive tedesche in Francia, per vincere la guerra. L'offensiva fallì (giugno 1918, battaglia del Solstizio). Carlo chiese allora di trattare per la pace ma gli Alleati (cioè le grandi Potenze), con l'esercito tedesco che stava cominciando a cedere, sia pur gradualmente, sul fronte francese, sentendosi la vittoria in pugno, da quel momento rifiutarono di trattare, iniziando anzi la campagna di stampa per l'Austriam delendam.
L'America di Roosevelt sarebbe certamente entrata in guerra anche contro di noi, dopo Pearl Harbor, ma non dovevamo essere noi ad offrirle quest'entrata su un piatto d'argento.
H.

Anonimo ha detto...

Pare che comunque nel famoso carteggio Churchill- Mussolini, il primo caldeggiasse l'entrata in guerra dell' Italia e, parere mio personalissimo, se AH non si fosse lanciato sconsideratamente nella guerra in Russia, forse, dico forse, adesso parleremmo tutti tedesco e non solo nel Sudtirol........

Anonimo ha detto...


Il carteggio famoso.
Che Churchill caldeggiasse l'entrata in guerra dell'Italia sembra poco credibile. Anche se è vero che l'entrata in guerra dell'Italia è stata alquanto strana. Discorso tonante del Duce e ordine di tenersi sulla difensiva su tutti i fronti! Per due giorni, contro la Francia non facemmo nulla. I francesi stavano per fare l'armistizio con Hitler, Mussolini capì che doveva fare qualcosa per sedersi al supposto tavolo della pace. Ordinò in quattro e quatt'otto un'offensiva che avvenne in gran confusione e con sensibili perdite contro le munitissime posizioni francesi. Prendemmo la città di fronte a Ventimiglia, Mentone, principalmente perché i francesi si ritirarono.
Alla commissione di armistizio, un generale francese disse: "Non ci sarebbe nessun armistizio da firmare con l'Italia perché ci ha dichiarato la guerra ma non ce l'ha fatta". Allora, perché? Gli ultimi studi dimostrano che M. dichiarò guerra con l'idea di non farla, una mossa politica per sedersi al tavolo della pace che credeva imminente. L'Italia avrebbe svolto opera di mediazione, come a Monaco nel 38. Agli ambasciatori inglese e francese, M. aveva dato il giorno in cui avrebbe dichiarato guerra! Insomma, mancano documenti e l'impressione è che ci siano state trattative appunto segrete (anche con gli inglesi) nelle quali il Duce garantiva che l'Italia entrava in guerra solo per fini politici, senza volerla fare sul serio, per contribuire alla pace in Europa.
Errore gravissimo, che ci fece anche fare la figura di quello che dava una pugnalata alla schiena, anche se la pugnalata era stata preavvisata ed era in realtà finta. Ma pare che ci siano stati contatti tra M. e Churchill anche dopo, forse le prove di questi contatti interessavano Churchill, quando venne in Italia a recuperare dai comunisti il famoso carteggio, catturato da loro a Dongo.

Attenzione ai nomi: Sued Tirol per noi è Alto Adige. I nomi lì devono restare doppi. Alla squadra di calcio, ora in B, che ha giocatori quasi tutti con nomi italiani, hanno recentemente tolto unilateralmente "Alto Adige" lasciando solo "Sued Tirol". E nessuno è intervenuto. Sembrano inezie, ma non si devono accettare. Per noi, comunque, la frontiera del Brennero ha un valore strategico irrinunciabile.
H.

Anonimo ha detto...

@ H. 10 dic.h.00:06

De Felice lo scrisse in diversi suoi libri ed articoli dei legami fra i 2, poi il carteggio pare non sia stato recuperato del tutto, mancavano, e forse mancano ancora, alcune parti, Churchill venne per molto tempo in Italia colla scusa degli acquerelli che dipingeva in modo non certo eccelso, ma non trovò quello che cercava, per il Sudtirol, a parte la squadra di calcio, se va a Bolzano e dintorni, vedrà che i cartelli bilingue non ci sono più, anche le vie hanno cambiato nome, se parli italiano nei negozi e nei mercatini ti rispondono in tedesco se li mandi a......però recuperano miracolosamente l'italiano.

Anonimo ha detto...


Il bilinguismo che viene di fatto abolito a Bolzano e dintorni.

Sono tantissimi anni che non vado da quelle parti. Data la debolezza dello Stato italiano, in mano a classi dirigenti che non ne difendono i confini, diminuito all'interno dal prevalente ottuso regionalismo, è ovvio che i tedeschi dell'Alto Adige ne approfittino, pur continuando ad intascare i nostri pingui contributi.
Come pare ne approfittino anche gli sloveni al confine orientale. E la Francia, che si è presa un pezzetto di displuviale alpina alla faccia nostra, durante il governo Draghi, mi pare. Le Regioni difendono i confini? Pare di no o non tanto.

La situazione è sempre difficile. Intanto al secondo round le navi delle ONG stanno avendo la meglio. Ad una di loro è stato concesso il porto di Saleerno. Speculano sul mare grosso. Già. Se c'è mare grosso, come si fa a negare un porto? Ma queste navi ONG non sono carrette del mare, sono navi forti e ben attrezzate, possono reggere benissimo il mare grosso.
Forse il governo Meloni, vista la reazione violenta e ampia al primo tentativo di fermare le navi ONG (servizio di traghetto per musulmani clandestini tra Italia e Nordafrica), si è già intimorito? Speriamo di no. Al Viminale dicono che stanno studiando nuove norme. E quali sarebbero? Proibire alla navi ONG di entrare in porto e sequestrarle se entrano, dopo aver sbarcato i passeggeri, non deve esser facile dal punto di vista del diritto internazionale. Forse le nuove norme allo studio tendono a trovare la liena giusta?
Opinione personale: adesso il governo sta giustamente dando la priorità alla manovra finanziaria, non può combattere simultaneamente su tanti fronti. Deve anche stare lontano dal MES o come si chiama. Ma dopo, ci vorrebbe uno stacco deciso sulla questione "immigrazione". Dichiarare pubblicamente e in modo chiaro certe verità che vengono sempre taciute: intanto, che si tratta di falsi migranti; che c'è un'invasione mussulmana in corso; che non esiste un "diritto ad emigrare"; che le ONG sono complici dei trafficanti e parte di un disegno eversivo della civiltà europea, con la promozione della Rivoluzone Sessuale all'interno (distruttrice delle nazioni) e la "sostituzione" dei popoli con l'immigrazione massiccia dall'esterno, etc.
INsomma, anche senza dire tutte queste verità, fare comunque un discorso chiaro, che metta certi paletti, funzionale ad un decisa azione politica ed amministrativa. E se i nostri nemici si mettono a strillare, che strillino.
Z.

Anonimo ha detto...


# Situazione in Alto Adige, cattiva per noi come dappertutto.

Ma gli italiani che ancora vivono lì, e che dovrebbero essere circa il 20% della popolazione, concentrati soprattutto in alcune città, come se la passano? Male, probabilmente.
La guerra dei nomi va comunque combattuta. I tedeschi l'hanno sempre fatta, corrisponde alle loro innate tendenze prevaricatrici, ben presenti del resto anche nei francesi. Ricordo che al tempo della Grande Guerra certi comandanti austriaci proibivano alle reclute italiane di parlare anche tra loro in italiano.
Si legge poi che l'Alto Adige è una delle poche regioni nelle quali la popolazione non diminuisce. Bisognerebbe saapere: quale componente della popolazione, quella tedesca, quella italiana o tutte e due?
Sospetto che aumenti solo o prevalentemente quella tedesca (tirolese) grazie ad una politica locale mirata a questo risultato.
Bisognerebbe avere qualche dato attendibile.
Il Tirolo del Sud non è comunque l'Austria: Vienna, dopo Bruxelles, è una delle città europee più islamizzate. E pensare che per secoli gli Asburgo hanno tenuto testa ai Turchi, ricacciandoli indietro. Alla fine, costretti dai tedeschi, hanno però fatto l'errore di allearsi con gli Ottomani, nella Grande Guerra, di fatto appoggiandone l'imperialismo, che puntava ad estendersi nel Caucaso ed oltre, verso il petrolio di Baku, con l'inevitabile contorno di sistematici massacri dei cristiani di quelle parti, soprattutto armeni (massacri che tedeschi e austriaci tentavano invano di impedire).

Come può rinascere l'Italia, se non si dà una missione degna di questo nome? Innanzitutto riconquistare la propria unità spirituale, l'unità come esigenza etica prima ancora che politica. E riconquistarla avvinghiata ad una grande idea, quella della restaurazione della civiltà cristiana, oggi calpestata in tutti i suoi valori, a cominciare dai clericali traditori. Bisogna rifondare lo Stato italiano come Stato cristiano.
H.

Anonimo ha detto...

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa?
Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…
Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

Trilussa