giovedì 8 dicembre 2022

Il complice e il sovrano - Giorgio Agamben

Intervento di Giorgio Agamben alla commissione DU.PRE del 28-XI-2022. 
Vedi l'indice degli articoli sulla realtà distopica, tra cui diversi di Agamben. Dov'è finito il supplemento d'anima che permeava la società un tempo cristiana, dove non mancavano i germi della dissoluzione, ma c'era l'antidoto di una Presenza che siamo rimasti in pochi ad invocare?

Il complice e il sovrano

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni sulla situazione politica estrema che abbiamo vissuto e dalla quale sarebbe ingenuo credere di essere usciti o anche soltanto di poter uscire. Credo che anche fra di noi non tutti si siano resi conto che quel che abbiamo di fronte è più e altro di un flagrante abuso nell’esercizio del potere o di un pervertimento – per quanto grave – dei principi del diritto e delle istituzioni pubbliche. Credo che ci troviamo piuttosto di fronte una linea d’ombra che, a differenza di quella del romanzo di Conrad, nessuna generazione può credere di poter impunemente scavalcare. E se un giorno gli storici indagheranno su quello che è successo sotto la copertura della pandemia, risulterà, io credo, che la nostra società non aveva forse mai raggiunto un grado così estremo di efferatezza, di irresponsabilità e, insieme, di disfacimento. Ho usato a ragione questi tre termini, legati oggi in un nodo borromeo, cioè un nodo in cui ciascun elemento non può essere sciolto dagli altri due. E se, come alcuni non senza ragione sostengono, la gravità di una situazione si misura dal numero delle uccisioni, credo che anche questo indice risulterà molto più elevato di quanto si è creduto o si finge di credere. Prendendo in prestito da Lévi-Strauss un’espressione che aveva usato per l’Europa nella seconda guerra mondiale, si potrebbe dire che la nostra società ha «vomitato se stessa». Per questo io penso che non vi è per questa società una via di uscita dalla situazione in cui si è più o meno consapevolmente confinata, a meno che qualcosa o qualcuno non la metta da cima a fondo in questione.

Ma non è di questo che volevo parlarvi; mi preme piuttosto interrogarmi insieme a voi su quello che abbiamo fatto finora e possiamo continuare a fare in una tale situazione. Io condivido infatti pienamente le considerazioni contenute in un documento che è stato fatto circolare da Luca Marini quanto all’impossibilità di una rappacificazione. Non può esservi rappacificazione con chi ha detto e fatto quello che è stato detto e fatto in questi due anni.
Non abbiamo davanti a noi semplicemente degli uomini che si sono ingannati o hanno professato per qualche ragione delle opinioni erronee, che noi possiamo cercare di correggere. Chi pensa questo s’illude.
Abbiamo di fronte a noi qualcosa di diverso, una nuova figura dell’uomo e del cittadino, per usare due termini familiari alla nostra tradizione politica. In ogni caso, si tratta di qualcosa che ha preso il posto di quella endiadi e che vi propongo di chiamare provvisoriamente con un termine tecnico del diritto penale: il complice – a patto di precisare che si tratta di una figura speciale di complicità, una complicità per così dire assoluta, nel senso che cercherò di spiegare.

Nella terminologia del diritto penale, il complice è colui che ha posto in essere una condotta che di per sé non costituisce reato, ma che contribuisce all’azione delittuosa di un altro soggetto, il reo. Noi ci siamo trovati e ci troviamo di fronte a individui – anzi a un’intera società – che si è fatta complice di un delitto il cui il reo è assente o comunque per essa innominabile. Una situazione, cioè, paradossale, in cui vi sono solo complici, ma il reo manca, una situazione in cui tutti – che si tratti del presidente della Repubblica o del semplice cittadino, del ministro della salute o di un semplice medico – agiscono sempre come complici e mai come rei.

Credo che questa singolare situazione possa permetterci di leggere in una nuova prospettiva il patto hobbesiano. Il contratto sociale ha assunto, cioè, la figura – che è forse la sua vera, estrema figura – di un patto di complicità senza il reo – e questo reo assente coincide con il sovrano il cui corpo è formato dalla stessa massa dei complici e non è perciò altro che l’incarnazione di questa generale complicità, di questo essere com-plici, cioè piegati insieme, di tutti i singoli individui.
Una società di complici è più oppressiva e soffocante di qualsiasi dittatura, perché chi non partecipa della complicità – il non-complice – è puramente e semplicemente escluso dal patto sociale, non ha più luogo nella città.

Vi è anche un altro senso in cui si può parlare di complicità, ed è la complicità non tanto e non solo fra il cittadino e il sovrano, quanto anche e piuttosto fra l’uomo e il cittadino. Hannah Arendt ha più volte mostrato quanto la relazione fra questi due termini sia ambigua e come nelle Dichiarazioni dei diritti sia in realtà in questione l’iscrizione della nascita, cioè della vita biologica dell’individuo, nell’ordine giuridico-politico dello Stato nazione moderno.
I diritti sono attribuiti all’uomo soltanto nella misura in cui questi è il presupposto immediatamente dileguante del cittadino. L’emergere in pianta stabile nel nostro tempo dell’uomo come tale è la spia di una crisi irreparabile in quella finzione dell’identità fra uomo e cittadino su cui si fonda la sovranità dello stato moderno. Quella che noi abbiamo oggi di fronte è una nuova configurazione di questo rapporto, in cui l’uomo non trapassa più dialetticamente nel cittadino, ma stabilisce con questo una singolare relazione, nel senso che, con la natività del suo corpo, egli fornisce al cittadino la complicità di cui ha bisogno per costituirsi politicamente, e il cittadino da parte sua si dichiara complice della vita dell’uomo, di cui assume la cura. Questa complicità, lo avrete capito, è la biopolitica, che ha oggi raggiunto la sua estrema – e speriamo ultima – configurazione.

La domanda che volevo porvi è allora questa: in che misura possiamo ancora sentirci obbligati rispetto a questa società? O se, come credo, ci sentiamo malgrado tutto in qualche modo ancora obbligati, secondo quali modalità e entro quali limiti possiamo rispondere a questa obbligazione e parlare pubblicamente?
Non ho una risposta esauriente, posso soltanto dirvi, come il poeta, quel che so di non poter più fare.
Io non posso più, di fronte a un medico o a chiunque denunci il modo perverso in cui è stata usata in questi due anni la medicina, non mettere innanzitutto in questione la stessa medicina. Se non si ripensa da capo che cosa è progressivamente diventata la medicina e forse l’intera scienza di cui essa ritiene di far parte, non si potrà in alcun modo sperare di arrestarne la corsa letale. Io non posso più, di fronte a un giurista o a chiunque denunci il modo in cui il diritto e la costituzione sono stati manipolati e traditi, non revocare innanzitutto in questione il diritto e la costituzione. È forse necessario, per non parlare del presente, che ricordi qui che né Mussolini né Hitler ebbero bisogno di mettere in questione le costituzioni vigenti in Italia e in Germania, ma trovarono anzi in esse i dispositivi di cui avevano bisogno per istaurare i loro regimi? È possibile, cioè, che il gesto di chi cerchi oggi di fondare sulla costituzione e sui diritti la sua battaglia sia già sconfitto in partenza. Se ho evocato questa mia duplice impossibilità, non è infatti in nome di vaghi principi metastorici, ma, al contrario, come conseguenza inaggirabile di una precisa analisi della situazione storica in cui ci troviamo. È come se certe procedure o certi principi in cui si credeva o, piuttosto, si fingeva di credere avessero ora mostrato il loro vero volto, che non possiamo omettere di guardare. Non intendo con questo, svalutare o considerare inutile il lavoro critico che abbiamo svolto finora e che certamente anche oggi qui si continuerà a svolgere con rigore e acutezza. Questo lavoro può essere ed è senz’altro tatticamente utile, ma sarebbe dar prova di cecità identificarlo semplicemente con una strategia a lungo termine. In questa prospettiva molto resta ancora da fare e potrà essere fatto solo lasciando cadere senza riserve concetti e verità che davamo per scontati. Il lavoro che ci sta davanti può cominciare, secondo una bella immagine di Anna Maria Ortese, solo là dove tutto è perduto, senza compromessi e senza nostalgie. (Giorgio Agamben - Fonte)

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Occorrerebbe ad ognuno di noi una confessione generale sincera e Qualcuno che ci assolvesse nel profondo.



Anonimo ha detto...

« I politici, i media e le aziende tecnologiche hanno “sfruttato spietatamente” la pandemia di Cvd 19 per diffondere un pensiero totalitario che divide anche le famiglie. Vescovi e sacerdoti non devono offrirsi come cortigiani ai governanti di questo mondo e diventare i loro propagandisti. Il loro compito è servire la riconciliazione tra Dio e l’uomo e la riconciliazione dell’uomo con gli altri uomini. La loro missione e autorità vengono da Gesù Cristo. In tempi di crisi i luoghi di culto, e il cuore delle persone, devono essere aperti perché le persone possano trovare rifugio in Dio, dal quale viene ogni aiuto.»
Gerhard Müller (Prefetto emerito per la Congregazione della Dottrina della fede), Intervista di Edward Pentin per il National Catholic Register, 2 dicembre 2021.

Anonimo ha detto...

“Le parole e gli atti di Bergoglio hanno creato divisioni, confusione dottrinale, smarrimento. Non ultimo l’ammucchiata delle fedi stabilita nello Statuto della massoneria nel 1723 – che Bergoglio conosce molto bene – stilata dal pastore presbiteriano James Anderson. Fatto sta che in pochi anni il massone vestito di bianco abroga duemila anni di storia e di santi. Ma soprattutto, con l’ammucchiata cerca di cancellare la colonna portante del Vangelo: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Gv)……
Se Bergoglio si fosse opposto alle angherie imposteci negli ultimi due anni, il mondo oggi sarebbe migliore e tante vite salvate.
Invece è stato uno degli sgherri più zelanti. “
https://www.marcotosatti.com/2022/12/08/agostino-nobile-jorge-mario-bergoglio-antipapa-anticristo-non-ci-credo/

Bergoglio antipapa o anticristo ? ai posteri l'ardua sentenza, per l'intanto, a noi rimasti fedeli alla fede cattolica bimillenaria tocca difenderci, da lui e dai suoi complici, tutti intenti a distruggere la Chiesa istituzione ed a far perdere la fede (per far sprofondare l'anima "là dove è pianto e stridor di denti") a un miliardo e trecento milioni di fedeli; ma hanno fatto male i loro calcoli, poiché sappiamo bene, e ce lo ha garantito NSGC, che nessuna potenza terrena o preternaturale riuscirà a distruggere ciò che Cristo stesso ha creato, Portae Inferi non prevarranno, né oggi né mai, la Chiesa militante, ridotta al piccolo resto di evangelica memoria, dispersa nella diaspora ai quattro angoli della terra, sopravviverà a loro ed alla loro definitiva, eterna sconfitta, poiché Christus Vincit, Christus Regnat, Christus imperat ! L J C !

Anonimo ha detto...


Considerare tutti i cittadini "complici" dell'uso improprio e crudele che è stato fatto della medicina durante la pandemia, è forse troppo forte.

Non dimentichiamoci che i cittadini sono stati allevati con il mito della scienza, madre benefica che no sbaglia mai. Molti sono ancora convinti che sia stato un dovere civico farsi vaccinare.
Ma su altre possibili "complicità", se così vogliamo chiamarle, Angaben cosa dice? Sulla distruzione della morale naturale e cristiana, l'irrompere per legge del matrimonio gay, dell'utero in affitto, del transgenderismo, etc unitamente alla persecuzione di chi osa criticare questa terribile deriva. Su tutto questo, ha detto niente? Non seguo il suo blog e quindi non posso dire. Sull'altra follia della "transizione verde" dell'agricoltura in tempi brevissimi sotto la spinta di un catastrofismo ambientale fabbricato ad arte, forse qualcosa ha detto.

Perché la questione essenziale sta diventando sempre più questa: la questione morale, l'affossamento della nostra civiltà, non solo con gli "stati di eccezione" e le "dittature sanitarie" utilizzati per imporre una visione del mondo tecnocratica e distruttrice della famiglia e della Nazione - ma anche con leggi come quella appena votata alla Camera americana, che legittima il c.d.matrimonio gay e qualsiasi altra forma di matrimonio, dalla poligamia al "poliamore", con tutele risibili per chi voglia anche solo criticare l'andazzo.
E leggi simili si sta apprestando a proporre la Commissione Europea.
Mentre la Russia autocratica ha apportato un'altra stretta alla propaganda gay, che ora non si può fare nemmeno alle persone adulte, in Russia.
Giusto, no?
È su tutto questo che non possiamo riconciliarci. Non possiamo accettare questa Unione Europea che vuole fare tabula rasa dei valori e naturali e tradizionali della nostra civiltà, suicidando letteralmente i popoli. Non possiamo più tollerare di esser "governati" da classi dirigenti che sembrano in preda ogni giorno di più ad una follia distruttrice del tessuto stesso etnico ancor prima che sociale dei loro popoli, avviluppata in un linguaggio del tutto falso, quello dei c.d. "nuovi diritti", o dei "diritti riproduttivi", come dicono i fabbricanti di aborti su scala industriale.
Su tutto questo, Angaben cosa dice? Impugna la bandiera dell'istanza etica da riportare in primo piano, dei principi morali naturali da restaurare?
PP

Anonimo ha detto...

Al senato americano si è svolta una importantissima tavola rotonda organizzata da un senatore repubblicano a cui hanno partecipato medici e avvocati. Tre ore filate di discussione franca.
La sessione ha evidenziato gli aumenti globali dei tassi di mortalità per tutte le cause e delle richieste di assicurazione sulla vita, ed è passata alla plausibilità biologica e ai dati clinici che dimostrano che il prodotto attualmente utilizzato causa spesso la morte poco dopo la somministrazione. C'è stata una full immersion su ciò che è noto e ancora sconosciuto sui sieri, i loro produttori, le ispezioni e la responsabilità della catena di approvvigionamento verso l'America. Infine, c'è stata una revisione completa della letteratura peer-reviewed sulla miocardite, la trombosi, le lesioni immunologiche e i danni neurologici che si verificano con la inoculazione. La tavola rotonda ha concluso che le agenzie federali erano sconsiderate, intenzionalmente cieche e non sono riuscite a mitigare il rischio e proteggere gli americani da lesioni, disabilità e morte dopo la inoculazione. C'è stata una richiesta di rimozione di tutti i sieri COVID-19 dal mercato, lo scioglimento di tutti gli obblighi e un aiuto verso la ricerca e il trattamento delle lesioni da siero.
Da noi va tutto bene.
Antonio Rossix

Anonimo ha detto...

"" Prima (e ultima… almeno per un po’) esperienza in discoteca di nostra figlia Emma la notte scorsa, per sua stessa decisione. All’inizio tutto bene, si divertiva a ballare con le amiche in uno spazio ancora vivibile, poi man mano che l’orario avanzava l’atmosfera si è fatta claustrofobica e sempre più disturbante. Il DJ continuava a lanciare messaggi del tipo: «Siamo la generazione fluida!» e altre amenità simili, fino a che due uomini vestiti da animali hanno messo in scena uno spettacolo che io senza dubbio definirei demoniaco, ballando insieme e baciandosi. A questo punto uno di questi animali ha “partorito” un bambino (finto ovviamente). Poco dopo è partito un urlo così inquietante che ha costretto mia figlia a smettere di guardare mentre si capiva che il bimbo veniva ucciso. L’ultima cosa che Emma si ricorda di aver visto mentre usciva dalla discoteca erano questi due uomini che si spalmavano addosso un liquido che non ha saputo identificare... Volentieri, anche se sottosopra, mi sono svegliato per andare a prenderla alle 2:15 del mattino dopo che in lacrime ci ha chiamato.
Sono contento di aver riscontrato in lei quegli anti-corpi che l’hanno fatta reagire a questo schifo (spero non l’unica in tutta la discoteca)… soprattutto quando si è resa conto che questo potente cocktail fatto di un certo tipo di ritmo, di immagini e parole sembrava voler introdurre in lei, subdolamente, un certo messaggio.

PS: prima che partano eventuali reprimende morali a carico nostro: Emma è maggiorenne. ""

Anonimo ha detto...

Molto bene, che Dio benedica tutti i medici e gli avvocati che hanno preparato e partecipato a questo incontro! Grazie di cuore ad ognuno di loro.

L'unico rimedio ha detto...

O Salutaris Hostia
(S. Tommaso d’Aquino)

O salutáris hóstia
Quæ cæli pandis óstium,
Bella premunt hostília:
Da robur, fer auxílium.
Uni trinóque Dómino
Sit sempitérna glória,
Qui vitam sine término
Nobis donet in pátria. Amen.

Ostia di salvezza, che spalanchi la porta del cielo, aspre battaglie ci stringono da ogni parte; donaci forza e aiuto. Al Signore uno e trino sia gloria in eterno; da Lui attendiamo la vita senza fine nella patria celeste. Amen.

Anonimo ha detto...

Roberto Donati
La guerra in Ucraina è scoppiata nel 2014 a seguito di un colpo di Stato che ha instaurato un governo filo-americano. Da allora sono morte innumerevoli persone, tra cui tanti civili inermi. Purtroppo la propaganda mediatica che divampa in Italia e negli altri Paesi dell'Occidente nasconde i crimini che l'esercito ucraino sta commettendo contro Donetsk, la più popolosa città del Donbass. Ma che senso ha bombardare obiettivi civili e massacrare donne, vecchi e bambini "colpevoli" di essere di lingua russa?

Tra l'altro bisogna dire che spesso questi crimini vengono compiuti mediante le armi che l'Occidente sta dando all'Ucraina. Sì, è triste ammetterlo ma è così: montagne di soldi dei contribuenti degli Stati occidentali vengono spese per inviare armi all'esercito ucraino che poi le utilizza anche per uccidere civili inermi.

Alcuni diranno: "Ma come mai le cose che dici tu non le sento mai al telegiornale?". La risposta l'ho data prima: i grandi mezzi di informazione nascondono queste notizie. Io le ho apprese dai servizi giornalistici della "controinformazione" come quelli realizzati da Vittorio Nicola Rangeloni e Giorgio Bianchi che dal Donbass registrano dei reportage in cui raccontano la realtà dei fatti.

Noi cristiani facciamo il tifo per la pace. Ma non ci potrà mai essere vera pace se dal 2014 si continua ad odiare e massacrare la popolazione russofona del Donbass.

Anonimo ha detto...

Bravissimo, mentre invece le vittime delle bombe russe non vanno tenuti in conto. La colpa è degli aggrediti.

Fate spavento.

mic ha detto...

Chi fa spavento è lei. Ricordare le cause e hli antefatti ignorati dalla narrazione corrente, non significa non considerare anche le vittime del fronte avverso!
Le accuse sofiste di questi bastian contrari son quanto di più becero in circolazione...

Anonimo ha detto...

Leggo su Le Figaro
https://www.lefigaro.fr/vox/societe/pierre-andre-taguieff-derriere-le-grand-remplacement-l-inquietude-legitime-face-a-l-immigration-incontrolee-20221209

Anonimo ha detto...

Negli ultimi 10 anni, se i dati riferiti sono esatti,

CHIUSI 175 OSPEDALI e ....
APERTI 9282 CENTRI DI ASSISTENZA PER IMMIGRATI
(con i quali, diceva Buzzi in Mafia-Capitale, si guadagna di più che con lo spaccio).

W l'immigrazione selvaggia / W la "crisi della Sanità" / W il PD !!

Anonimo ha detto...

“La risposta a chiunque parli della sovrappopolazione è chiedergli se egli fa parte della popolazione in eccedenza o, in caso contrario, come sa di non esserlo.“

Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), Introduzione a A Christmas Carol, di Charles Dickens

Anonimo ha detto...

Michele Gaslini
𝑳𝑬 𝑻𝑹𝑨𝑮𝑬𝑫𝑰𝑬 𝑪𝑯𝑬 𝑪𝑰 𝑭𝑼𝑵𝑬𝑺𝑻𝑨𝑵𝑶 𝑬 𝑳'𝑼𝑵𝑰𝑶𝑵𝑬 𝑬𝑼𝑹𝑶𝑷𝑬𝑨.
(riproposizione)

A fronte delle numerose tragedie che vengono a gravemente funestarci, tanto sul piano politico che su quello economico, colgo numerosi fra i miei contatti di Fb individuarne la soluzione risolutiva in una uscita dell'Italia dalla Ue; temo tuttavia che, attraverso affermazioni di questo genere, si giunga fatalmente a tradire il sintomo di un assoluto errore, nella comprensione del reale bersaglio.

L'Unione Europea, infatti, rappresenta soltanto un mero contenitore, il quale, proprio in quanto tale, viene a possedere una natura pressoché neutra; quello che vale ad effettivamente connotarne l'azione è dato soltanto, dunque, dallo specifico genere di attività che viene ad essere svolta al suo interno dai vari attori politici che lì si trovano ad operare.

In termini più espliciti, la qualità dell'azione di quest'ultimi non viene certo a particolarmente connotarsi in ragione di quello specifico veicolo (l'Unione Europea) che essi utilizzano, ma dipende esclusivamente dai convincimenti politici ed ideologici che essi nutrono ed intendono tradurre in atto, anche attraverso quegli strumenti che la struttura europea mette loro a disposizione. Nell'effettiva sostanza, fra le altre cose, non si tratta assolutamente di alcunché di differente (se non per accidentale dimensione), rispetto a quanto i membri dei medesimi raggruppamenti politici situati in Europa già vanno facendo, ugualmente nei propri ambiti nazionali.

Ciò posto, non riveste alcun senso muovere critiche ad un mero contenitore, quasi che la qualità della sostanza che esso contiene potesse costituire una caratteristica essenzialmente dipendente dal contenitore medesimo, anziché da quegli elementi che la vanno a materialmente comporre.

Pertanto, le gravi tragedie che vengono a funestarci, anche di conseguenza a decisioni ed atti dell'Unione Europea, in realtà, sono solamente da addebitarsi all'ideologia professata ed attuata dai politici che agiscono all'interno di quell'ente; soltanto contro queste ideologie e contro chi personalmente le incarna, dunque, si dovrà rivolgere la nostra eventuale riprovazione ed opposizione, ma si rivelerà e del tutto irrazionale l'attribuzione di un giudizio, politico e morale, nei confronti di un'entità del tutto priva d'una volontà propria, come l'Unione Europea, la quale non può che muoversi, se non nella direzione obbligata che è voluta dall'elemento umano che la guida.

Se si vogliono realmente combattere i propri nemici, in primo luogo, li si deve sapere individuare correttamente, altrimenti, qualsiasi genere di attività che si volesse a loro opporre non potrebbe che risolversi in una donchisciottesca battaglia contro dei mulini a vento; questo i nostri politici lo sanno più che bene ed è proprio per questo che ─ per non rispondere delle proprie colpe e per seguitare indisturbati nella propria attività di promozione ideologica ─ aizzano i cittadini più ingenui e meno avveduti, a scagliarsi contro l'inanimato capro espiatorio dell'Unione Europea: è tutta colpa sua (dell'Unione) e loro (i politici) sono solo degli estranei che, a fronte di ciò, assolutamente non possono fare proprio nulla.

A quest'ultimo proposito, è vero che, in teoria, spesso, esisterebbe anche un "diritto di veto", ma su questo è assai meglio sorvolare, mica vorremo giungere a concludere, per caso, che la colpa di tutto, in gran parte, sia da addebitarsi proprio ai nostri politici nazionali ! Del resto, dobbiamo anche comprendere che l'opporre dei veti ed il mendicare dei prestiti rovinosi, che ci condurranno alla più completa miseria, costituiscono due attività fra loro difficilmente conciliabili, in aggiunta al fatto che l'eventuale veto si rivelerebbe altresì assolutamente incompatibile, rispetto ai modelli sociali di quella deriva verso il socialismo che tutto il nostro ceto politico intende imporci a forza ...