mercoledì 9 luglio 2014

Episcopalismo, collegialismo e Sommo Pontificato

Da Disputationes Theologicae

 29 giugno 2014, festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo,
Patroni della Chiesa Romana

A fronte dei “venti episcopalisti”:
studio su collegialità e dottrina cattolica

Introduzione

Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.

Aedificabo, su questa pietra. Super hanc petram Ae-di-fi-ca-bo. Su questa pietra e su nessun’altra. Pietro - con i suoi successori fino alla fine dei tempi - è il fondamento, la rocca, la base, lo scoglio su cui la Chiesa di Cristo si costruisce. Rimosso il fondamento è l’edificio intero che crolla. 

A riprova di quanto detto basti ricordare che gli eretici d’ogni risma sono sempre stati accomunati dall’odio del Primato romano. Chi odia la Chiesa odia il Primato di Roma che ne è fondamento. E’ per questo che ogni discorso sul ruolo e sulla struttura gerarchica della Chiesa, sulla sottomissione gerarchica dei Vescovi a Pietro, sul governo della Chiesa non può mai essere una mera disquisizione sulla miglior forma di governo pastorale in questo o quel momento storico, ma deve necessariamente fondarsi su premesse dottrinali, rivelate da Cristo una volta per sempre, perché nessuno - nemmeno un Papa - può mutare il ruolo del Papa nella Chiesa. E’ il dogma della divina costituzione della Chiesa.

Non è sempre facile smascherare gli argomenti speciosi degli avversari del Primato del Romano Pontefice. Ai giorni nostri il vento dell’episcopalismo soffia con forza ed ha i suoi (effimeri) giorni di gloria; non arriva sempre alle grida aperte del Protestantesimo e al suo aperto “non serviam”, né arriva sempre al dichiarato sinodalismo degli scismatici orientali. L’episcopalismo, ieri serpeggiante oggi prorompente, si cela - da buon modernista - dietro formule più ammalianti per il mondo cattolico: “collegialità”, “governo collegiale”, “sussidiarietà”, “riforma del governo, ma non della dottrina”, “pastoralità” e via ingannando. E’ l’assodata tecnica dello svuotamento e dell’imbastardimento di certe nozioni dal sapore cattolico che già San Pio X denunciò. E’ il modernismo.

Per facilitare la lettura divideremo questo breve studio sul potere del Papa in capitoli, il primo - preliminare alla comprensione della problematica sollevata - è la distinzione fra potere di giurisdizione e potere d’ordine; analizzeremo in seguito alcuni punti del documento conciliare Lumen Gentium sulla “collegialità episcopale”, ricordando che su tale punto lo scontro nell’aula conciliare fu dei più accesi prima di giungere ad un certo compromesso con la Nota Praevia. Anche quest’ultima è oggi largamente scavalcata dai modernisti, tuttavia resta la constatazione che un tempo su questioni così capitali - e pubblicamente contestate - la Chiesa definiva con cura, passando dall’implicito all’esplicito, l’assenza delle dovute precisazioni invece ha di fatto permesso che alcune deviazioni dottrinali trovassero libero agio.

Potere d’ordine e potere di giurisdizione. Una distinzione capitale

Un autorevole teologo domenicano, Padre de la Soujeole, affermava recentemente nel suo intervento orale «Le vocabulaire et les notions à Vatican II et dans le Magistère posterieur» del 16 maggio 2009 al Congresso di Tolosa della Revue Thomiste sull’ermeneutica della continuità tra Vaticano II e Tradizione, che il Concilio Vaticano II aveva in certo modo sancito l’abbandono della distinzione tra ordine e giurisdizione nell’ecclesiologia. Di fatto a partire dagli anni Settanta la distinzione - considerata dagli ecclesiologi irrinunciabile fino ad allora - scompare, con l’inveterata tecnica di far scordare le grandi verità per “desuetudine”. I testi conciliari non brillano certo per la chiarezza su questo argomento, anzi è forse uno dei temi trattati nella maniera più ambigua e confusa, con ritorni continui sul tema. Non si arriva tuttavia ad un rigetto esplicito della distinzione, ma ad un implicito invito a non più occuparsene nei termini consacrati dalla Chiesa per secoli. Ne fanno le spese le definizioni del potere papale e di quello vescovile, di qui l’importanza primaria di riportare il riflettore su tale insostituibile distinzione.

Un discorso coerente infatti sul potere di cui gode il Sommo Pontefice sulla Chiesa non può prescindere dalla distinzione tra potere di giurisdizione e potere d’ordine. Per San Tommaso tale distinzione è capitale ed “esclusiva”[1]: questi due sono i poteri nella Chiesa e non ve n’è nessun altro («In Ecclesia non est aliqua spiritualis potestas nisi ordinis seu iurisdictionis»[2]).

La Chiesa non è solo guidata dall’interno, per così dire, da Cristo-Capo che influisce con la grazia capitale, ma è anche - sottolinea San Tommaso - guidata dall’esterno: dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo è necessario che dei ministri visibili restino su questa terra, costituiti per guidare il gregge e per potergli amministrare i Sacramenti.

Potere d’ordine

Vi è dunque un potere dato da Cristo ad alcuni uomini in relazione ai Sacramenti e specialmente all’Eucarestia, esso è conferito a dei ministri, che «agiscono in persona Christi in funzione della consacrazione che hanno ricevuto»; il Padre Bonino, in un articolo che raccoglie ed analizza i testi del Dottore Comune sui “due poteri” -  articolo non a caso consacrato al posto del Papa nella Chiesa - così definisce il potere d’ordine: «il potere d’ordine o potere sacramentale, conferito in maniera indelebile dalla consacrazione dell’ordinazione, non è niente altro che questa partecipazione ontologica alla virtù santificante del Signore che si esercita nei Sacramenti e principalmente nell’Eucarestia»[3]. Un potere quindi che si riceve in virtù d’una consacrazione e che dà questa misteriosa partecipazione all’opera santificante di Cristo, ad esempio dando al sacerdote la capacità di consacrare il Corpo di Cristo. Il conferimento di tale potere tuttavia non implica necessariamente che si abbia in virtù di esso una potere sul gregge; non basta essere validamente sacerdote o vescovo per avere “automaticamente” un potere sulla Chiesa. Quest’ultimo è un altro potere, distinto dal potere d’ordine. 

Potere di giurisdizione

Nostro Signore prima d’ascendere al Cielo volle disporre la società da Lui fondata in modo che Egli potesse continuare a governare la Chiesa per mezzo di suoi ministri e affidò il timone della barca all’Apostolo Pietro. Il proprio della Messa dei Santi Sommi Pontefici ricorda che essi furono costituiti sulle genti e sui regni per edificare, fondare, svellere, distruggere e piantare in funzione dell’innalzamento dell’edificio mistico: «ecce constitui te super gentes et super regna ut evellas et destruas et aedifices et plantes» (Ger. 1, 9-10).

Nostro Signore volle che i Suoi Vicari godessero d’un potere di governo, di direzione, di guida, di coercizione su tutte le pecore nessuna esclusa. Tale è la corretta esegesi del «pasce agnos meos, pasce oves meas» (Gv 21, 15-17). Conduci ai pascoli le pecore, gli agnellini e gli agnelli più maturi (il “probatia” greco, le giovani agnelle d’allevare), ovvero l’integralità del gregge, nessuno escluso[4]. Tutto l’insieme è affidato a Pietro. Ed a lui, coi suoi successori, il governo del Corpo mistico è affidato “immediate”. “Immediate” ovvero senza mediazioni, Pietro ricevette “immediatamente” da Cristo il potere su tutta la Chiesa e “immediatamente” da Cristo lo ricevono tutti i suoi successori. Tale potere fu dato solo a Pietro che lo ricevette da Cristo, come da Cristo lo ricevono i suoi successori[5]. Non è una delegazione della Chiesa, non è un potere conferito dal popolo - né dall’insieme dei Vescovi - al capo: Pietro è investito immediatamente da Cristo della “intensive summa extensive universalis potestas” su tutta la Chiesa. Questo straordinario ed unico potere dato al Papa per agire come Vicario di Cristo sulla Chiesa universale è un potere di giurisdizione, un potere di governare e di ordinare nella società i mezzi in vista del fine, preservando la verità rivelata, difendendo dai nemici e dall’errore la Chiesa e governandola secondo la sua divina costituzione, la quale è stabilita non da un Papa, ma da Cristo stesso di cui è Vicario.

Tale potere di giurisdizione - sottolineiamo a caratteri cubitali - è un potere distinto dal potere d’ordine. Ciò a tal punto che, in sé, un Papa può avere il pieno potere giurisdizionale senza godere del potere d’ordine. In sé un uomo battezzato può essere Papa, già potendo esercitare la somma giurisdizione connessa al Papato, senza nemmeno essere sacerdote. Fosse ancora un semplice battezzato, già potrebbe dar ordini ai Vescovi, promuoverli o deporli. 

Papa e Vescovi

Capitale è questa distinzione per afferrare quale sia la potestas pontificia, quale sia il potere giurisdizionale dei Vescovi diocesani o più ampiamente dei “prelati” - che è un potere mediato e ristretto - e quale sia infine il potere sacramentale di chi ha la consacrazione episcopale valida.

Afferrata questa distinzione si capisce che il Pontefice Romano - validamente eletto e validamente accettato il munus - gode di un potere sulla Chiesa che non soffre restrizioni per essere condiviso coi Vescovi, ma che anzi (secondo la sana metafisica della partecipazione) è causa, principio, fonte del potere di giurisdizione dei Vescovi diocesani[6]. Quest’ultimo invece è (e sempre sarà) un potere ristretto e mediato. “Ristretto” perché non sarà mai “sommo” come quello papale e perché riceve i limiti dal Papa il quale, pur rispettando la divina costituzione della Chiesa che prevede l’istituzione vescovile[7], può restringerne l’ampiezza essendone lui la fonte o può addirittura privare completamente di esso un determinato soggetto, deponendolo. “Mediato” perché il potere di giurisdizione vescovile non è ricevuto immediatamente da Cristo in virtù della consacrazione episcopale, ma è ricevuto in maniera “mediata”. Mediante cioè il Papa, detentore delle Chiavi e di quella “intensive summa et extensive universalis potestas ecclesiastica”, in virtù della quale può essere conferita al Vescovo la giurisdizione su un gregge determinato, “passando” - per così dire - per il Papa e non in un “passaggio” diretto tra Vescovo e Cristo (come vorrebbero i gallicani di ieri e i collegialisti di oggi). Ciò che invece il Vescovo validamente ordinato riceve senza necessaria mediazione del Papa è il potere d’ordine, ovvero quella speciale consacrazione che lo rende successore degli Apostoli quanto al potere in materia di Sacramenti, non però di governo[8].

Se si rinuncia a distinguere potere d’ordine e potere di giurisdizione non resta altro che un vago, magmatico e travolgente potere vescovile-apostolico, del quale sarebbero detentori (in maniera che mai nessun teologo ha saputo veramente precisare) tutti i vescovi della Chiesa validamente ordinati in virtù della loro consacrazione. Il Vescovo, per il solo fatto d’essere consacrato tale, deterrebbe un potere sulla Chiesa intera, lo deterrebbe per sé, lo deterrebbe senza mediazione papale quindi quasi “indipendentemente” dal Romano Pontefice, che non è più la fonte, ma al limite (in alcune versioni “moderate”) soltanto la condizione[9]. I Vescovi deterrebbero da Cristo stesso, in virtù della consacrazione, non solo il potere d’ordine, ma anche un certo potere di giurisdizione sulla Chiesa intera ed essi, nel loro insieme, sarebbero in un certo modo già di per sé atti ad esercitarlo. E’ una versione giurisdizionale di ciò che fiorì all’epoca del Conciliarismo: si riconosce all’insieme dei vescovi un potere di giurisdizione sulla Chiesa intera e ciò anche se in teoria si continuasse a lasciare al Papa la determinazione del gregge particolare (a quale titolo il Papa continuerebbe a detenere tale potere, in una simile prospettiva, non sempre è chiaro)[10]. Infatti in questa tesi si parla d’un potere giurisdizionale sulla Chiesa universale in virtù dell’incorporazione al “collegio apostolico”, che verrebbe a fondarsi in ultima analisi sul potere d’ordine validamente conferito nella Chiesa, e facendo in parte astrazione dal gregge particolare assegnato.  E’ evidente che in tale tesi il Papa pur non divenendo sempre ufficialmente un semplice “primus inter pares” alla moda degli scismatici orientali, non è più fonte del potere giurisdizionale come lo è l’unica sorgente per il fiume, ma egli sarebbe solo un torrente più grande che si congiungerebbe alla “forza giurisdizionale” già insita nei vescovi, i quali con Lui avrebbero titolo a governare la Chiesa universale. Ed il Vescovo di Roma non è più il Vescovo dei Vescovi, l’Episcopus Episcoporum detentore delle Chiavi di Pietro, ma è un Vescovo in più da sommare (forse concedendogli un po’più d’onore) al numero dei Vescovi totale.

Qui risiede il problema, in tale prospettiva infatti i Vescovi non governano solo con potere ordinario, benché mediato e ristretto, una porzione del gregge assegnata loro dal Papa, ma governano - ed avrebbero radicalmente titolo a farlo - sulla Chiesa universale, e ciò principalmente in virtù del potere d’ordine. Il dogmatico Vaticano I tuttavia ha definito solennemente che i singoli Vescovi pascono i singoli greggi loro affidati - assignatos sibi greges singuli singulos pascunt et regunt[11] - e nessun documento della Scrittura, della Tradizione o del Magistero ha mai insegnato l’esistenza d’un potere supremo di governo dell’insieme dell’episcopato sulla Chiesa universale. Vi è solo, ripetiamo, un potere mediato e ristretto che deriva dal potere papale, come ogni rivolo deriva dall’unica sorgente, il potere papale, che - essendo sommo e immediato - non ha bisogno del concorso del potere giurisdizionale vescovile perché ne è la fonte.                                                 
Don Stefano Carusi
Segue...  
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[1] S. T. BONINO, La place du Pape dans l’Eglise selon Saint Thomas d’Aquin, in Revue Thomiste (1986), p. 393.
[2] S. TOMMASO D’AQUINO, In IV Sent., d. 24, q. 3, a. 2, q.la 2, ob.3.
[3] S T. BONINO, cit., p.395.
[4] T. ZAPELENA, De Ecclesia Christi, Roma 1955, t. I, p. 283, 284. Da notare anche il doppio l’uso nel greco dei verbi “boskein” e “poimanein”, nei sensi più propriamente di “pascere” (il primo) e di “regere” (secondo).
[5] S. TOMMASO D’AQUINO, In Jo, XXI, lect. 3; S.T. BONINO, cit., p. 395.
[6] LOUIS BILLOT, De Ecclesia Christi, Roma 1921, l. II, q. 13, th. 26, n.828 e ss; q. 14, th. 28, n. 864 e ss. S.T. BONINO, cit., p. 413, 419, l’autore, commentando S. Tommaso, fa chiaro ricorso alla filosofia della partecipazione per spiegare l’ “eminenza” del potere papale e il “potere partecipato” dei vescovi.
[7] Denz., nn. 3112-3117.
[8] L. BILLOT, cit., l. II, q. 9, n. 499 e ss; q. 15, n. 1074 e ss; B. GHERARDINI, La Chiesa mistero e servizio, Roma 1994, pp. 207-219.
[9] Su alcune tesi teologiche al riguardo e sulla loro compatibilità con la dottrina cattolica cfr. L. BILLOT, cit., l. II, q. 15, n. 1071, 1072; T. ZAPELENA, cit., l. II, p. 105-108.
[10] Cfr. nota precedente.
[11] Denz. n. 3061.
Pubblicato da Disputationes Theologicae

38 commenti:

Anonimo ha detto...

Eccellente. E chiaro.

Turiferario ha detto...

E poi dicono che siamo contro il Papa!

Luisa ha detto...

OT, segnalo:

"Francescani dell’Immacolata: Il Commissario Volpi liquida il diritto della Chiesa"

http://www.corrispondenzaromana.it/francescani-dellimmacolata-il-commissario-volpi-liquida-il-diritto-della-chiesa/

Anacleto ha detto...

Sono argomenti che conosciamo a memoria e che un cattolico romano non può discutere.

I fatti però sono diversi:
- il primato papale, così come spiegato, ha il suo fondamento nel "Dictatus Papæ" del 1074 e non ve n'è traccia negli otto concilî ecumenici del primo millennio;
- secondo questo principio il Papa diventa il solo vescovo in senso proprio, e tutti gli altri i suoi vescovi vicari, in diretto conflitto con i canoni della Chiesa del primo millennio, che apertamente vietano l'interferenza di un vescovo nella giurisdizione di un altro, eccetto che per ben definiti rimedi conciliari;
- il passaggio dal governo spirituale della Chiesa - come lo intendeva N.S.G.C., quando comandò a Pietro di "pascere il gregge", poiché il Suo regno non è di questo mondo - al potere politico è stato forse inevitabile ed ha fatto più male che bene.

Prima di definire, con certa spocchia, gli ortodossi "scisamtici orientali", mettendoli quasi sullo stesso piano dei protestanti, bisognerebbe ricordare che il taglio con la Tradizione della unica Chiesa lo fecero gli occidentali. Per citare solo due dei molti cambiamenti:
- aggiunsero prima in Spagna, poi in Gallia e in Germania nel simbolo universale della fede la parola “e dal Figlio”; Roma disapprovava questa aggiunta, ma all’inizio dell’XI secolo, quando il papato era completamente sotto il giogo degli imperatori germanici, l’interpolazione fu introdotta anche a Roma;
- introdussero l'azzimo al posto del pane e sottrassero il Calice ai fedeli.

Il risultato di questa evoluzione della Chiesa romana occidentale sono stati il CVII ed i papi che lo hanno guidato ed applicato: avevano ed hanno il potere di cambiare, come fecero il loro predecessori nel secondo millennio. Papa Francesco non fa che continuare sulla stessa strada e, fra l'altro, nel caso dei FF.II. agisce pure nel suo "territorio", dato che quella famiglia religiosa è di diritto pontificio. Anche le riforme chieste dai modernisti nel senso della collegialità non cambierebbero molto: si passerebbe dal governo di un monarca a quello di un direttorio o, visti i tempi, di un soviet.

I protestanti non sono altro che un frutto di questa concezione, solo che al posto del papa hanno messo se stessi.

mic ha detto...

La Lettera di Clemente I ai Corinzi, non costituisce forse un primo esercizio, autorevole e consapevole del primato petrino?

Anacleto ha detto...

@ Mic

L'ho trovata in versione pdf:

http://digilander.libero.it/undicesimaora2/padri/Clemente%20di%20Roma_LETT.pdf

La leggerò. Grazie.

Anonimo ha detto...

Faccio cortesemente notare che noi siamo cattolici romani,non buoni,né molto attenti,ma comunque non intenzionati a passare dall'altra parte, a corollario di ciò che dico,qua da noi si concedono chiese agli ortodossi tranquillamente,in Russia è severamente impedito ai cattolici di operare,non dico di fare proselitismo,non sia mai, ed alla fine di tutti i cavilli e bizantinismi che si possono trovare,Cristo scelse Pietro,non Andrea,poi si può discutere sui tanti Pietro e tanti,troppi Simone, ma cattolici romani siamo e nonostante lo zelo di qualcuno,tali moriremo,dove andremo non è dato sapersi, non spetta a noi decidere e qui sono d'accordo col vdr. Anonymous

Anonimo ha detto...

Anacleto,

Il suo modo di argomento è vacuo e falso...

Il potere del Successore di San Pietro su tutta la Chiesa è stato già conferito quando il Signore Dio ha detto: A Te confido le chiavi del Regno dei Cieli...

Dopo la scisma di 1048, non sono rimasti altri chiese Patriarchiali in communione con la Santa Sede...quindi la gestione della Chiesa universale diventa la stessa come della Chiesa patriarchiali....

Quindi dal quel momento il Pontefice Romano non devo agirsi come fossi esistono più...

Poi, ricordi che l'autorità patriarchiale delle altre chiese sono di consuetudini non di diritto divino...

Ma più importante: il Successore di San Pietro è l'unico che è successore a un Apostolo in senso pieno e proprio...

Quindi, egli stesso ha l'autorità di San Pietro e degli Apostoli per nominare i vescovi in tutto il mondo...

Per questo motivo, anche tra le chiese patriarchiale, informavano la Sante Sede dell'elezione patriarchiale per avere il consenso della Santa Sede...

Quindi, in tutti gli aspetti essentiali, il potere del papa non è ciambiato in due secoli...

Qundi, Lei non ha ragione...

Romano

una sola fede ha detto...

Relativamente al post delle ore 11.05 di Anacleto, visto che ogni due giorni si ripropone l’argomento, ecco degli stralci della Enciclica del Beato Pio IX “Quartus supra vigesimum”, già riportata tempo fa da Amicus, in cui si afferma che, ad esempio, anche nel Concilio di Costantinopoli del 536 veniva ESPLICITAMENTE affermato che chi non seguiva la Sede Apostolica non poteva certo definirsi “Chiesa”.
Ecco dunque i brani dell’Enciclica “QUARTUS SUPRA VIGESIMUM” del Beato PIO IX che riportano quanto appena detto. Tutti SPOCCHIOSI, dunque, come afferma così temerariamente Anacleto?:

“A questa Sede Apostolica , per il suo particolarissimo primato, tutta la Chiesa, ossia i fedeli, ovunque si trovino, devono aderire, e CHIUNQUE ABBANDONA LA CATTEDRA DI PIETRO sulla quale è fondata la Chiesa, SOLTANTO FALSAMENTE PUO’ AFFERMARE DI APPARTENERE ALLA CHIESA.
Pertanto E’ GIA’ SCISMATICO E PECCATORE colui che colloca un’altra cattedra in contrapposizione all’unica Cattedra del Beato Pietro, dalla quale promanano, verso tutti, i diritti di una veneranda comunione.

Certamente, TUTTO QUESTO NON ERA SCONOSCIUTO AI PRECLARISSIMI VESCOVI DELLE CHIESE ORIENTALI.

Infatti, nel CONCILIO DI COSTANTINOPOLI celebrato nell’anno 536, MENNA, Vescovo di quella città APERTAMENTE DICHIARAVA ai Padri, che approvavano:
"Noi, come la vostra carità già conosce, SEGUIAMO LA SEDE APOSTOLICA e LE OBBEDIAMO; riconosciamo in comunione con essa i suoi membri che l’approvano, mentre condanniamo coloro che essa condanna".
Ancora più apertamente ed espressamente San Massimo , Abate di Crisopoli e confessore della fede, parlando di Pirro Monotelita dichiarava: "Se non vuole essere eretico e non vuole sentirselo dire, non si metta dalla parte di questo o di quello: ciò è inutile e irragionevole perché se c’è uno che si scandalizza di lui, tutti sono scandalizzati, e se uno è appagato, tutti senza dubbio sono appagati. Quindi SI AFFRETTI AD ACCORDARSI SU TUTTO CON LA SEDE ROMANA. Una volta accordatosi con essa, tutti insieme e ovunque lo riterranno pio e ortodosso. Infatti parla inutilmente chi crede che una persona siffatta debba essere persuasa e sottratta al castigo da me; egli non dà garanzie e implora il beatissimo Papa della santissima Chiesa dei Romani, cioè la Sede Apostolica, la quale DALLO STESSO VERBO DI DIO INCARNATO, ma anche DA TUTTI I SANTI SINODI, secondo i sacri canoni ricevette e detiene il governo, l’autorità e il potere di legare e di sciogliere in tutto e su tutto, quanto si riferisce alle sante Chiese di Dio che esistono su tutta la terra".
Perciò GIOVANNI, VESCOVO DI COSTANTINOPOLI, dichiarava ciò che poi avvenne nell’ottavo Concilio Ecumenico, cioè "che i separati dalla comunione della Chiesa Cattolica, cioè coloro che non sono in accordo con la Sede Apostolica, non dovevano essere nominati nella celebrazione dei Sacri Misteri" ; con ciò si significava palesemente che essi non venivano riconosciuti come veri cattolici.

Tutto questo è di tale importanza che chiunque sia stato indicato come scismatico dal Pontefice Romano, finché non ammetta espressamente e rispetti la sua potestà, debba cessare di usurpare in qualsiasi modo il nome di cattolico.
(dalla “Quartus supra” del Beato Pio IX)

una sola fede ha detto...

E comunque, oltre a confutare con le parole che abbiamo letto ciò che è stato scritto nel post di questa mattina, CONTINUO a ricordare che chi decide di porsi fuori dalla Chiesa Cattolica, l'unica e vera fondata da Cristo, è in COSTANTE PERICOLO DI SALVEZZA e rischia continuamente con i suoi scritti di TRASCINARE NEL BURRONE PURE ALTRI.

Continuo a ritenere che NON E' A MIO AVVISO UN BENE ospitare "pareri" su fondamentali Verità di Fede, tanto più che l'intento non pare certo quello di ricercare la Verità stessa - pur brancolando ancora nel buio -, quanto piuttosto quello di delegittimare con vari ragionamenti (che come abbiamo appena visto dal documento postato sopra non sono suffragati da dati oggettivi) sia il primato petrino, sia, di conseguenza, l'Autorità della Chiesa stessa, che è solo la Catholica.

Dar continuamente voce a coloro che "flirtano" (quando non li appoggiano apertamente) con confessioni a-cattoliche cercando di portare acque a mulini costruiti sui mattoni dello scisma e/o dell'eresia non credo che sia particolarmente gradito a Nostro Signore, che già ne deve vedere di tutti i colori in Casa Sua.

RisparmiamoGli almeno altri dispiaceri.

Rafael Bassoli ha detto...

Buonasera, sto cercando delle pubblicazione che mi aiutino a capire il modernismo e le sue origini. Vorrei sapere come mai questa filosofia sia entrata in Chiesa, da dove è venuta e come è riuscita a prendere possesso della gerarchia romana. Sull'internet ho trovato alcuni volumi al riguardo scritti dalla dott.ssa Daniela Saresella, ordinario di storia contemporanea alla statale di Milano. Il problema è che non conosco l'autrice. Ho paura che sia anche lei una modernista o una apologista di sinistra. Così ho pensato di chiedere una mano a voi. Conoscete questa autrice? I suoi libri sono consigliabili? C'è qualche altra pubblicazione che tratti di questo tema? Vi ringrazio tantissimo per l'aiuto!

Anonimo ha detto...

Papa Bergoglio sta benone, grazie a Dio.
Parola di Antonio Margheriti Mastino:

http://www.liberoquotidiano.it/news/11649374/La-verita-sulla-salute-di-Papa.html

Anonimo ha detto...

Certo che sta bene,è soltanto un po' capriccioso o volubile.....fate vobis.....

una sola fede ha detto...

Circa il PRIMATO PETRINO di cui si parlava quest'oggi e di come esso sia stato DA SEMPRE riconosciuto dalla Chiesa, si può anche citare il breve excursus storico, che riguarda i Padri, del Primato stesso tratto dalla

“SUPER SOLIDITATE” (28.11.1786) di PIO VI

- CIPRIANO, del quale sono queste parole: "Dio è uno solo, Cristo uno solo, la Chiesa una sola, e la CATTEDRA UNA SOLA FONDATA SOPRA PIETRO con la parola del Signore", dichiara apertamente che la Cattedra di Pietro è la Chiesa principale, dalla quale ha avuto origine l’unità sacerdotale, nella quale la perfidia non può avere accesso.

- CRISOSTOMO apertamente dichiara che Pietro PER PROPRIO DIRITTO poté eleggere il successore in luogo del traditore. Di tale diritto, derivato dal primato, lo stesso Pietro e i primi successori di Pietro si servirono quando fondarono Chiese per tutto l’occidente, ed a queste, prima di qualsiasi sinodo, misero a capo dei vescovi, ai quali assegnarono il gregge da curare; a precise regioni designarono una sola Sede, il vescovo della quale presiedesse anche ad altre con autorità apostolica. Dell’istituzione di tali Chiese Innocenzo I fornisce un’amplissima testimonianza, della quale ciascuno può valersi per comprendere che l’autorità pontificia non comparve a seguito della disciplina stabilita in precedenza dai sinodi, ma brillò prima della disciplina fissata dai decreti sinodali. È pure noto che lo stesso Pontefice ordinò con propri decreti la Chiesa Antiochena, capo della diocesi orientale.

- EPIFANIO attesta che Ursacio e Valente, indotti a penitenza, portarono al papa Giulio Romano gli opuscoli con i quali supplicavano perdono per il proprio errore e chiedevano di essere ammessi alla comunione e alla penitenza.

- GIROLAMO, per il quale era profano chiunque non fosse in comunione con la Cattedra di Pietro – pietra sulla quale egli ben sapeva che era stata edificata la Chiesa.

- AGOSTINO attesta d’aver appreso dalle sante scritture che il primato degli Apostoli s’innalza in Pietro per una grazia straordinaria; quel principato dell’apostolato è da anteporre a qualunque episcopato; la Chiesa Romana, sede di Pietro, è essa stessa pietra che le superbe porte degl’inferi non possono vincere. Con ciò viene confutata un’altra calunnia dello scrittore, secondo il quale con il nome di pietra sulla quale Cristo edificò la sua Chiesa non si deve intendere la persona, ma piuttosto la fede o la confessione di Pietro, come se quei Padri – utilizzando la mirabile fecondità della Scrittura – avessero attribuito il vocabolo della pietra a ciò; avessero abbandonato il senso letterale con il quale ci si riferisce direttamente a Pietro e non l’avessero esplicitamente mantenuto.

- Così anche AMBROGIO, maestro di Agostino: "È a Pietro che egli disse: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa"; pertanto dove è Pietro, ivi è la Chiesa". Questa è la voce unanime dei Padri, questa è la consolidata tradizione dei dottori. Con il latte di questa dottrina sono stati nutriti quanti crebbero nella Chiesa di Cristo; se vorranno ricordarsene, di esso sono stati imbevuti fin dall’adolescenza coloro che ora si lasciano trasportare in giro DA OGNI VENTO DOTTRINALE.

- In verità, NON E' MAI ACCADUTO che i sinodi ecumenici si siano distaccati dalla tradizione dei Padri. I Padri CALCEDONESI si disposero ad ascoltare Pietro che parlava per bocca di Leone; né ritennero che la saldezza delle loro azioni potesse derivare, con l’implorata conferma, da qualunque vescovo, ma da Leone in quanto capo”.

Metilde ha detto...

Per Rafael Bassoli:
se vuole capire esattamente cos'è il modernismo e formarsi nella retta dottrina c'è la rivista "Sì, sì no, no", fondata da Don Francesco Maria Putti, figlio spirituale di Padre Pio. Sul sito http://www.sisinono.org potrà consultare gratuitamente tutti i numeri, dalla fondazione, nel 1975, a tutto il 2013. Uno dei pochissimi fari che ancora risplendono in questo buio totale.

.

Anonimo ha detto...

La questione è importantissima.
Ed importantissimo ricordare che un papa può essere non solo un laico, ma può ancora aversi per acclamazione ( tristemente riproposto da Dan Brawn ).
Ma oltre tutto questo , nello stesso oriente, il fatto che i vescovi siano celibi la dice lunga.

Il problema dell'occidente è che il termine vescovo racchiude in sé sia il significato di eparca che di episcopo.
La separazione è data perché la reale tradizione è giust'appunto nell'unione delle due caratteristiche.

Che io sappia i patriarcati petrini sono 4.

d.

Gederson Falcometa ha detto...

D.,

Ma gli altri 3 patriacarti petrini facevano magistero, quando Pietro era vivo in Roma?

Gederson Falcometa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Gederson Falcometa ha detto...

Un punto interessante da considerareme oggi, è la relazione tra uno e altro pontificato (uno e altro papa). Perchè esiste qualcuna cosa tra il pontificato di Benedetto XVI e Francesco che noi non abbiamo capita bene. Senza volere fare un commento più profondo, ricordo che se dice che al magistero non infalibilibe del Papa, dobbiamo dare religioso ossequio dell'inteligenza e della volontà. Considerando l'esisfenza di diversi punti di rottura tra uno e altro pontificato, domando:

Sembra a voi che Bergoglio in quanto vescovo ha datto religioso ossequio dell'inteligenza e della volontà al magistero di Benedetto XVI?

Infatti, questo religioso ossequio imprime le caracteristiche del magistero Papale nel vescovo e doppo in quello vescovo che diventerà Papa. Ma perchè sembra che Francesco non porta in se e nel suo magistero, le caracteristiche del pontificato di Benedetto XVI?

Esistono questione di fede della Chiesa che sono tratatti di forma veloce e altri no, e quando hanno risposta sono conservate per gli altri papi. Ma se un Papa non tratta di uno problema trattato con capitale importanza per il suo predecessore, la questione mai riceverá una risposta definitiva. Tra i punti di dimenticanza del Pontificato di Benedetto XVI, cito per esempio, la questione della giusta ermeneutica del Concilio. Questa è stata completamente abbandonata nel pontificado di Benedetto XVI. In questo punto lei ha apresentato una preocupazione con la teoria e adesso abbiamo un papa che alla teoria non dà nessuna importanza. In questo senso siamo davanti al estremo tra teoria e pratica.

Allora, quello che sembra è che la multiformità ha raggiunto al proprio Papato. Non lo so se prima del Concilio, questo esisteva nel Papato, ma certamente con ll'elezione di Bergoglio, è difficle parlare di un magistero constante e universale. Difficile parlare di constante, perchè non esiste più continuità tra uno e altro papa. E difficile di parlare in universale, perchè con lo storicismo che questa pratica propone, questo magistero è universale solo nel tempo, non nello spazio. Anche sembra che con l'elezione di Francesco, membri di altri partite possoni diventare papa. Me domando:

Come rimane la comunione tra i papi se uno giudica importante un problema e il suo sucessore giudica la maggioranza dei problemi trattati per il suo predecessori senza nessuna importanza?

Qualcuno dice che Francesco ha rinovato la Chiesa, ma quello che lui ha fatto è stato dimenticare i problemi sollevati per Benedetto XVI e mettere nel cuore e nella mente dei cattolici, i problemi che giudica importante. Con questa mentalità per onde andrà la Chiesa?

Francesco quando parla di quello che ha parlato Benedetto XVI sul problema dell'ermeneutica presenta le parole di Benedetto, come la soluzione definitiva della questione, senza la necessità di altri risposte. Questo è diventato un problema e una nova mentalistà se presenta i problemi se svolge un po la questione e questo dive ta qualcosa definitiva, come è stato fatto nel Concilio.

Sul storicismo, adesso se può dire che le questione del pontificato di Benedetto XVI avevano validità per il suo contesto storico, come se dice che le questione trattata per Pio IX, S. Pio X, Pio XI, Pio XII, ecc avevano validità, nel suo contesto storico?

Per finire, se vuole da noi il religioso ossequio... al Concilio, ma il proprio papa, in quanto vescovo e cardinale, non ha datto questo ai suoi predecessori. Qui me ricordo come evidenza del testo di Francesco Colafemina: "PERCHE' CANONIZZARE UN PAPA DI CUI SI CONTRADDICE IL MAGISTERO?".

Gederson Falcometa ha detto...

Ancora sul commento di d.:

Impariamo con Francesco che un laico può diventare pretti, vescovo, cardinale e papa rimanendo con la testa di un laico.

Cattolico ha detto...

Cari amici, vorrei proporvi questa bella confessione, trovata su un sito cattolico che non ricordo più (scusate, è colpa dell’età) , in perfetto stile "Papa Francesco e l’infinita misericordia del Signore". Buona lettura:

Caro Francesco…
Hola, Jorge Mario, buon giorno!
Anzi, un augurio più laico, “hoy, para Ud., sea un dìa peronista!”
La mia non è una classica confessione da dietro la grata e da genuflesso, ma una chiacchierata a viso aperto, da hombre a hombre, come hai fatto di recente e senza tanti preamboli anche confrontandoti col più superbo rivendicatore del proprio incrollabile ateismo.
In fondo, se dialoghi con chi ostentatamente nega l’esistenza di Dio e manifesti deferente stima nei suoi confronti senza l’ombra di volerlo neppure avvicinare all’ovile, perché non ascoltare uno come me, che già fa parte, indegnamente fin che si vuole, della tua stessa stalla?
Ti parlo di me peccatore, ma senza pretendere alcunché. In fondo, stando alla tua stessa domanda retorica dell’altro giorno, chi sei mai tu per condannarmi o darmi l’assoluzione? Visto che, mentre mi ascolti, non indossi neppure una stola, posso vuotare il sacco tranquillamente stando in piedi, finalmente in segno di riacquistata libertà e dignità, dopo venti secoli di oscurantismo e di rotule arrossate? Grazie, Jorge Mario!
Dopo migliaia di confessioni tradizionali, finalmente non mi è più dato di denunciare dolore, pentimento e contrizione, perché ormai al bucato della mia anima screziata di macchie e ombre ci pensa l’inesauribile misericordia di Dio, turbo-lavatrice onnipotente che, come hai pubblicamente sottolineato tu stesso, vanta ormai un’indiscussa primazia sui millenari precetti sempre uguali e immutabili della Chiesa.
Comincio per sommi capi il mio “èlenchos” o litania di biasimevoli colpe, consapevole che, in forza delle garanzie postconciliari, in ogni caso saranno condannati solo gli errori e non l’errante, e per me è già un bel passo avanti verso l’autoassoluzione.
Innanzitutto ammetto di essere un intemperante dissipatore di ricchezze destinate ai poveri. Il mio anello nuziale, infatti, è d’oro massiccio e neppure placcato, anziché pauperisticamente taroccato come il tuo.
Sono anche un incorreggibile “cristianello di pasticceria”, diabetico frequentatore di confetterie devozionali intitolate alla mia Mamma celeste, come il Santuario di Maria Ausiliatrice o della Consolata di Torino, quest’ultimo significativamente affrontato allo sdolcinato “Bicerin” sulla piazzetta antistante, di cui sono affezionato cliente.

(segue subito dopo questo...)

Cattolico ha detto...

(seguito dal posto precedente) :

"Vengo adesso al mio peccato più grave a patto che tu non mi chieda quante volte ci sono cascato.
Riconosco di essere un battezzato decisamente “sciocco”, hai ragione. Infatti, tento e ritento di adempiere come posso quel primordiale comandamento, solennemente sancito dalla Pentecoste, di evangelizzare, fare apostolato e convertire i lontani, increduli e non credenti, che popolano il mio prossimo. Talora ho osato addirittura “fare proselitismo” tra i dubbiosi, il che mi dicono sia stato da te recentemente cassato e aborrito come una gran sciocchezza.
Abbi pazienza, Jorge Mario, se a fin di bene ho creduto più al senso etimologico e letterale di quel verbo, “fare proselitismo”, che significa far sopraggiungere e sopravvenire, più che al buosenso volgare e comune, tanto caro ai postconciliaristi che vi intravvedono dispregiativamente una forzatura dell’altrui libero arbitrio e dignità creaturale.
Lo so che il proselitismo è poco dialogico, peccaminoso e indigesto ai modernisti, amanti invece di altri “ismi” più alla moda come il discussionismo, il pragmatismo, il relativismo, il populismo, il pauperismo e, dopo il tuo avvento, il peronismo, ma mi sembra eccessivo prendermi drasticamente dello sciocco da te per così poco.
Pazienza se tu mi apostrofassi sciocco, o anche peggio, te lo concederei, per un mio screzio in materia etica. Per esempio perché aderisco al relativismo della già condannata “morale della situazione”, barattando la volubilità della mia coscienza con l’intransigenza dell’immutabile legge morale tradizionale.
Prima di chiedere il perdono ti confesso un’ultima mia irreparabile inadempienza. Si tratta di un peccato di analfabetismo religioso, caro Jorge Mario, che tuttavia penso mi porterò dietro sino al temuto “regolamento di conti”.
Non mi arrendo infatti a “leggere i segni dei tempi”, il martellante “mantra” trionfale dei modernisti, cui sommessamente continuo a preferire “leggere i segni da sempre fluenti dell’eterna e immutabile volontà di Dio”.

Sia lodato Gesù Cristo e…buona confessione, cari amici

mic ha detto...

Sembra a voi che Bergoglio in quanto vescovo ha datto religioso ossequio dell'inteligenza e della volontà al magistero di Benedetto XVI?

Solo nel senso che ha portato alle estreme conseguenze i suoi risvolti più ambigui... ma per molte questioni (principi non negoziabili, liturgia) lo ha bypassato e, anzi, contraddetto...

Anacleto ha detto...

@ Mic e altri.

Ho letto la lettera ai Corinzi di San Clemente e ringrazio ancora per la segnalazione: un bellissimo compendio di dottrina cristiana. Non vi ho però trovato nulla a sostegno del primato papale così come inteso da Gregorio VII in poi, anzi dal cap. XLII si evince piuttosto che N.S. ha dato un mandato diretto a ciascuno degli Apostoli, che poi hanno svolto e sviluppato il loro mandato in modo autonomo, compresa la nomina di vescovi locali e dei proprî successori. Questo sembrerebbe conforme a diversi passi dei Vangeli (Marco 6, 7-13; Luca 6, 12-16; Matteo 10, 1-4) e corrisponde alla prassi in vigore per tutto il primo millennio ed oltre, dove ad eleggere il vescovo erano il clero ed anche il popolo: bellissima la storia dell'elezione di Sant'Ambrogio a vescovo di Milano. I cardinali, che eleggono il Vescovo di Roma, cos'altro sono, se non i "parroci romani"? Va anche ricordato che un tempo il papa non poteva essere eletto tra i vescovi, perché questi erano legati alla loro sede a vita e non potevano cambiare, perciò poteva anche capitare l'elezione di un laico, come appunto Sant'Ambrogio (che fece la più fulminea carriera ecclesiastica della storia), che però entrava nella pienezza delle sue funzioni e dei suoi poteri solo con la consacrazione episcopale.

Le Chiese cattoliche ortodosse (intese come chiese territoriali) non hanno mai negato il principio della Prima Sede Apostolica, salvo episodi sporadici, né la necessità dell'unione con essa: infatti il nome del Patriarca dell'Occidente (titolo inspiegabilmente ed inopinatamente cancellato da BXVI) era il primo nominato durante la Divina Liturgia fino al 1054! Quello che contestarono e che causò la rottura fu l'ab-uso di quella funzione sviluppatosi a partire dal IX secolo e culminato con il già citato "Dictatus Papæ".

Non voglio convincere nessuno e men che mai polemizzare con chi la pensa diversamente: alcuni giudicano dal punto di vista della dottrina resa "obbligatoria" senza il consenso della Chiesa universale (quando era ancora unita), io valuto i fatti ed il diritto canonico, come fissato nei primi otto concilî da entrambe le parti riconosciuti.

Notizia dell'ultima ora.
Papa Francesco ha nominato, non tenendo conto delle indicazioni del Capitolo, il Card. Woelki (vicino all'Opus Dei e allo stesso tempo relativamente "liberale") nuovo arcivescovo di Colonia. Il Dictatus Papæ continua, perciò state tranquilli: la tradizione medievale è salva!

http://www.faz.net/aktuell/politik/inland/katholische-kirche-woelki-wird-erzbischof-von-koeln-13037207.html

Anonimo ha detto...

Anacleto, invocato e chiamato, non da noi, mandaci una bella cartolina da uno dei bellissimi monasteri ortodossi vanno bene tutti,ma Cristo ha dato mandato a 11 e scelto 1 solo,Pietro, con tutti i suoi limiti,vigliaccherie,peccati e vizi umani,negazioni e bestemmie,ma sempre 1 è rimasto,fattene una ragione,il resto sono solo piccolezze umane,molto umane,in cui NSGC aveva ed ha niente a che fare.KM.

Anonimo ha detto...

Gederson lei è un clericale, visto che tra i battezzati non esiste un sentire diverso all'interno della Chiesa.
Ad ogni modo, tranne Costantinopoli che non è stato riconosciuto per molto tempo, da Gerusalemme dove avvenne il mandato, ad Antiochia dove andò come a Roma, ed Alessandria dove giunse Marco in sua vece, questi sono tutti patriarcati petrini.
Pietre fondamentali dell'edificio di cui la testata d'angolo è e rimane Cristo, capo della Chiesa.

Un ortodosso che non comprenda che il patriarcato ecumenico, sotto gli islamici, si è comportato esattamente come il papato , pecca di onestà.

Ugualmente un occidentale cristiano che rimane legato ai numeri.
A questo punto si abbiano 12 vescovi per tutto il globo e non si avrebbero problemi...

Perché ciò che il cristiano ha sempre rifiutato, ossia che il simbolo potesse far le veci dell'essenza ai tempi dei divi imperatori, s è riproposto per la figura papale.
Né più né meno.

d.

Gederson Falcometa ha detto...

IL CENTENARIO DI S. PIETRO ED IL CONCILIO ECUMENICO

LETTERA PASTORALE AL CLERO DI MONSIGNOR ENRICO EDUARDO MANNING

http://progettobarruel.comlu.com/novita/12/Manning_lett_pastorale_I.html

Gederson Falcometa ha detto...

La questione con gli ortodossi è complicata, perchè hanno rotto la tradizione apostolica sulla primazia petrina e delle altri sede patriarcale per motivazione politica. In un primo luogo esisteva solo tre sede patriarcale: Roma, Antiochia e Alessandria. Il Concilio di Niceia parla solo di queste sedi patriarcale e delle altri Chiesa orientale sotto il governo di queste sedi. Constantinopla è stata fondata solo 5 anni doppo il Concilio di Niceia e la pentarchia sollo nel secolo VI per l'imperatore Giustiniano. Constantinopla che prima era governata per altra sede patriarcale, diventa la governatrice delle altri Chiese orientale, doppo il Concilio di Calcedonia, quando gli orientali hanno deciso questo doppo la uscita dei dellegati papale nel canone 28 (senza nessuna validità) contro i canoni di Niceia. E così gli orientale per motivazione politica hanno stabilito la "nuova Roma" come sede patriarcale di tutto l'oriente (mai un apostolo è stato nella città di Constantinopla che è stata fondata solo nel secolo IV).

Se dice che il fine del Sant'Uffizio rappresenta un cambiamento tra dottrina e politica, dove questa ultima prende il luogo e l'importanza della prima. Nell'oriente questo è stato fatto per gli ortodossi con la scelta di Constantinopla come sede primaz dell'oriente. La Chiesa di Roma mai ha acettato il canone di Calcedonia e la primazia di Constantinopla sopra tutte le Chiese orientale.

Nell"oriente doppo la creazione della primazia di Constantinopla, se parla della primazia di onore del Papa, in quanto la primazia di giurisdizione, se può dire, era riconosciuta agli imperatore cesaropapiste. Prima di parlare del primato petrini gli ortodossi devono chiariare la questione della primazia nell'oriente, perchè constantinopla (oggi Stambul) prima della fondazione per Constantino, non aveva nessuna importanza nella cristianità. Le tesi che parlano di una Chiesa constantinopolitana, trova evidenze e raggione nei orientale, non negli occidentale.

Gederson Falcometa ha detto...

"Solo nel senso.."

Mic,

Questo punto me sembra importante, perchè sembra che Francesco non ha ascoltato e accolto il magistero di Benedetto XVI. Forse, lei capisce il magistero come qualcosa territoriale che deve essere fatta per i vescovi, dei quale il Papa è solo uno in più e per questo deve avere cura solamente di Roma (per questo se nomina solo Vescovo di Roma). Almeno manifesta questo desidero nella EG, come se può leggere:

16. Non credo neppure che si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo.Non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare “decentralizzazione.

I liberale hanno la concepzione del Stato minimo, sembra che il papato con il Concilio e il post concilio, diventa sempre più minimo...

Un saluto dal Brasile

Anonimo ha detto...

Io ho detto la stessa cosa.

d.

Gederson Falcometa ha detto...

"Gederson lei è un clericale, visto che tra i battezzati non esiste un sentire diverso all'interno della Chiesa".

D.,

Nessuno ha parlare di sentire diverso, ma se la dignità del laico, del pretti, del vescovo e del Papa, sono la stessa e non sono diverse, quale il senso di una gerarchia ecclesiale? Quale il senso del sacramento dell'ordine? Non è migliore diventare luterani?

In ciò che riguarda il clericalismo, ti raccomando la lettura del testo "Cattolico ma non clericale" del P. Raffaele Ballerini:

http://progettobarruel.comlu.com/novita/13/Ballerini_Cattolico_clericale.html

In questo testo se può leggere:

"Il dire: cattolico non clericale è come se altri dicesse: Uomo non razionale; il che vale altrettanto che dire: Uomo non uomo, ma bruto. Imperocchè, in quella guisa che l'uomo è essenzialmente razionale, la Chiesa cattolica è essenzialmente clericale, perchè essenzialmente gerarchica. Fu bestemmia di Lutero quella di non riconoscere nella Chiesa che soli fedeli, senza distinzione di gradi. «Mi basti aver detto (scriveva egli in uno de' più pestiferi suoi libri) che il popolo cristiano è semplice, in cui nessuna setta, nessuna differenza di persone, nessun chierico, nessun laico, nessun unto, nessun raso, nessun monaco debba aver luogo [1].» Ma tale non è la Chiesa di Gesù Cristo. Essa è costituita come una famiglia, in cui ci ha padre e figliuoli; è costituita come un ovile, in cui ci ha agnelli e pastori; è costituita come un regno, in cui ci ha principe e magistrati e popolo."

Rimane ancora qualcuna domanda a rispondere?

Gederson Falcometa ha detto...

"Pietre fondamentali dell'edificio di cui la testata d'angolo è e rimane Cristo, capo della Chiesa".

D.,

Ma Gesù ha fondato la Chiesa sulla pietra o sulle pietre? Esiste una solla catedrs o esistono catedre di Pietro?

Anonimo ha detto...

Ciò non toglie che l'unico patriarca universale è Cristo stesso.
Si può anzi dire che la dimostrazione della non universalità del papa di Roma è il caso dell'autocefalia di Cipro.
Quantunque ogni chiesa particolare possa essere autonoma in vari gradi, non è mai autocefala.
Lo stesso autocefalismo bizantino non ha senso essendo inquinato da questioni nazionalistiche.

una sola fede ha detto...

Così si apre lo studio di don Stefano Carusi pubblicato qui da mic ripreso da Disputationes Theologicae:

"Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.

Aedificabo, su questa pietra. Super hanc petram Ae-di-fi-ca-bo. Su questa pietra e su nessun’altra. Pietro - con i suoi successori fino alla fine dei tempi - è il fondamento, la rocca, la base, lo scoglio su cui la Chiesa di Cristo si costruisce. RIMOSSO IL FONDAMENTO E' L'EDIFICIO INTERO CHE CROLLA".

...perciò mi pare particolarmente appropriato l'accostamento di queste sante parole con quelle tanto autorevoli, magisteriali, tratte dalla

Lettera Enciclica MIT BRENNENDER SORGE del Sommo Pontefice PIO XI

[…]
5. GENUINA FEDE NEL PRIMATO

LA FEDE NELLA CHIESA NON SI MANTERRA’ PURA E INCONTAMINATA, SE NON SARA’ APPOGGIATA NELLA FEDE AL PRIMATO DEL VESCOVO DI ROMA. Nello stesso momento in cui Pietro, prevenendo agli altri apostoli e discepoli, professò la sua fede in Cristo, Figlio del Dio vivente, l’annunzio della fondazione della sua Chiesa, dell’UNICA CHIESA, SU PIETRO, la roccia, fu la risposta di Cristo, che lo ricompensò della sua fede e di averla professata.

LA FEDE IN CRISTO, NELLA CHIESA E NEL PRIMATO STANNO PERCIO’ IN UN SACRO LEGAME DI INTERDIPENDENZA.

Un’autorità genuina e legale è dappertutto un vincolo di unità e una sorgente di forza, un presidio contro lo sfaldamento e la disgregazione, una garanzia dell’avvenire. E ciò si verifica nel senso più alto e nobile, dove, come nel caso della Chiesa, a tale autorità venne promessa l’assistenza soprannaturale dello Spirito Santo e il suo appoggio invincibile.

[…] Colui che a questi erronei sviluppi [si riferisce qua alle pretese “chiese nazionali”] fin da principio oppone il suo vigile e irremovibile “NO”, RENDE UN SERVIZIO NON SOLO ALLA PUREZZA DELLA SUA FEDE ma anche alla sanità e forza vitale del suo popolo”.

Japhet ha detto...

"...presidio contro lo fdaldamento e la disgregazione"

Oggi è diventato un agente della dissoluzione.

Anonimo ha detto...

Guarda...il clericalismo và di pari passo con la disintegrazione del mondo monastico.
Sono i fatti a parlare. Ed i fatti ci portano constatare che si devia dalla Fede non solo rifiutandone la realtà, cosa che accade ovunque tra ogni confessione non solo cristiana ma di ogni religione, ma nella ortodoxia, nella liturgia e nell'ortoprassi.
Alché ci si vien da porre varie domande...

Il primato petrino è un primato dei 4 patriarcati. Se uno di questi manca, non si può avere un concilio ecumenico.
Chiarito il fatto che costantinopoli come patriarcto è un'usurpazione ( ergo lo sono Mosca, Belgrado, Aquileia e tanti altri che dovrebbero semplicemente essere dei primati ), chiarito il fatto che colui che ha potere di giurisdizione è ipso facto un dirigente statuale, compreso che il diritto divino ed il diritto naturale hanno come comunicazione il diritto positivo , il nomos empsychos dell'Augusto imperatore isapostolo, dovrebbe risultare chiaro che il ruolo dei patriarcati petrini pur sottomesso a Cesare ne è anni luce superiore per via della sua potestà d'ordinazione e di giurisdizione.
E' per questo che un Papa capo politico non è cosa congrua.

d.

mic ha detto...

Il primato petrino è un primato dei 4 patriarcati. Se uno di questi manca, non si può avere un concilio ecumenico.

Il primato è quello della Cattedra di Pietro.
Inutile svicolare con altri arzigogoli. La storia è piena di contraddizioni e contorcimenti vari.
Nella Catholica c'è la Via Maestra, il primato e la giurisdizione.
Che in questo momento esso sia esercitato in maniera che dire problematica un eufemismo, è un altro discorso.

una sola fede ha detto...

"Il primato è quello della Cattedra di Pietro.
Inutile svicolare con altri arzigogoli. La storia è piena di contraddizioni e contorcimenti vari.
Nella Catholica c'è la Via Maestra, il primato e la giurisdizione".

già, mic, ormai non so più neanche io quanti altri documenti devo postare per farlo capire agli arzigogolisti in odor di passar (o già passati) nel temibilissimo "EXTRA ECCLESIAM" (dove vige ancora, forse non lo sanno, il "NULLA SALUS"!).
Lo so che sarebbero dovuti bastare quei versetti del Vangelo che conosciamo per farsene una ragione, come ha commentato bene KM nell'altro thread scrivendo a un supporter ortodosso: "Cristo ha dato mandato a 11 e scelto 1 solo,Pietro, con tutti i suoi limiti ecc...ma sempre 1 è rimasto,FATTENE UNA RAGIONE..", ma invece non solo uno non se ne fa una ragione, ma c'è sempre la tendenza a voler insinuare dubbi agli altri su tali verità, supportate da Scrittura e Tradizione, ancor prima di definizioni dogmatiche, come poi è successo, per cui l'argomento eventualmente dibattuto - e non parlo nello specifico del Primato Petrino perchè esso in realtà esso è stato profondamente creduto fin dall'inizio dalla Chiesa, basta anche leggere gli Atti degli Apostoli e le lettere di Paolo per rendersene conto, in base alle inequivocabili parole del suo Fondatore che ha consegnato a PIETRO ESPLICITAMENTE le chiavi del Regno e gli ha affidato altrettanto ESPLICITAMENTE le Sue pecorelle - dicevo, l'argomento anche estremamente dibattuto fino ad allora, a quel punto ormai invece DEVE considerarsi chiuso perché DOGMA, e non lo dico io, ma, ad esempio,

PIO XII nella sua Enciclica "HUMANI GENERIS":

"Infatti è vero che generalmente i Pontefici lasciano liberi i teologi in quelle questioni che, in vario senso, sono soggette a discussioni fra i dotti di miglior fama; però la storia insegna che PARECCHIE QUESTIONI, CHE PRIMA ERANO OGGETTO DI LIBERA DISPUTA, IN SEGUITO NON POTEVANO PIU' ESSERE DISCUSSE".

E ancora:

"Se poi i Sommi Pontefici nei loro atti EMANANO DI PROPOSITO UNA SENTENZA in materia finora controversa, è evidente per tutti che TALE QUESTIONE, secondo l'intenzione e la volontà degli stessi Pontefici, NON PUO' PIU' COSTITUIRE OGGETTO DI LIBERA DISCUSSIONE FRA I TEOLOGI".