mercoledì 28 dicembre 2016

Stefano Fontana. Filosofia per tutti. Moduli di filosofia cristiana

FILOSOFIA PER TUTTI
MODULI DI FILOSOFIA CRISTIANA
Direttore Stefano Fontana
Partecipazione in sede o a distanza
Per informazioni e iscrizioni: scrivere a ordini@fedecultura.com o telefonare allo 045/941851

Iscriviti al primo modulo di ONTOLOGIA:

Perché l’essere e non il nulla?
  1. Lunedì 16 gennaio 2017, ore 18,30-20,00
    E’ possibile una filosofia cristiana? La sintesi di fede e ragione.
  2. Lunedì 30 gennaio 2017, ore 18,30-20,00
    Tutti gli uomini conoscono e tutti conoscono l’essere.
  3. Lunedì 13 febbraio 2017, ore 18,30-20,00
    Cosa sono, chi sono, perché sono. L’ente, l’essenza, l’atto di essere.
  4. Lunedì 27 febbraio 2017, ore 18,30-20,00
    Dio, per fortuna, non è il totalmente Altro. Causalità, partecipazione, analogia.
  5. Lunedì 13 marzo 2017, ore 18,30-20,00
    Il primato del positivo. Ogni cosa è una, vera, buona e bella.
  6. Lunedì 27 marzo 2017, ore 18,30-20,00
    Il mondo non è fatto a caso. L’ente possibile, l’ente reale e la verità della creazione.

Gli altri moduli: GNOSEOLOGIA – TEOLOGIA – ANTROPOLOGIA – MORALE – POLITICA.
Sede degli incontri: Libreria L’Isola del Tesoro delle Edizioni Fede & Cultura, Verona, via Marconi 60/a, Verona - Gli iscritti potranno accedere a videoregistrazione + dispensa - Costo iscrizione e frequenza a modulo: € 30,00 per i frequentanti, pagamento in sede.
I non partecipanti possono acquistare ogni singola lezione a € 2,99 + iva consultando il nostro sito non appena viene pubblicata la lezione
Per informazioni e iscrizioni: scrivere a ordini@fedecultura.com o telefonare allo 045/941851

17 commenti:

Japhet ha detto...


«Quindi il sacerdote non insegna proprie idee, una filosofia che lui stesso ha inventato, ha trovato o che gli piace; il sacerdote non parla da sé, non parla per sé, per crearsi forse ammiratori o un proprio partito; non dice cose proprie, proprie invenzioni, ma, nella confusione di tutte le filosofie, il sacerdote insegna in nome di Cristo presente, propone la verità che è Cristo stesso, la sua parola, il suo modo di vivere e di andare avanti.»
(Benedetto XVI, 14 aprile 2010)

Anonimo ha detto...


# Una frase generica, quella di Benedetto XVI

Dire che il sacerdote "propone la verita' che e' Cristo stesso, la sua parola, il suo modo di vivere" non e' generico? Anche Lutero diceva lo stesso: bisogna tornare a "Cristo stesso", contro quelle che secondo lui erano le errate dottrine costruite nei secoli dalla Chiesa di Roma [sic]. "Proporre la verita' che e' Cristo", "mettere Cristo al centro" e simili espressioni: ma che vogliono dire, esattamente? Quale "Cristo"? Non si esprimevano in modo simile anche i modernisti d'un tempo? Si saprebbe dare un contenuto a queste espressioni?
Per esprimersi in modo piu' preciso, l'allora Pontefice non avrebbe dovuto manifestare un concetto del genere: e cioe' che il sacerdote insegna quella filosofia, quell'etica, insomma quella visione della vita che risulta dall'insegnamento della Chiesa nei secoli e che ha trovato nella metafisica classica il suo migliore fondamento concettuale, in particolare nella sistemazione della speculazione tomistica, capace di rielaborare Aristotele in modo originale, secondo le esigenze della teologia e della filosofia cattoliche?
Ma il fatto e' che lo stesso Ratzinger non amava san Tommaso ne' la metafisica classica (l'ha pure detto o comunque fatto capire) preferendogli le tortuosita' del pensiero moderno, dell'esistenzialismo filosofico, o di un Martin Buber, il "filosofo del dialogo" appunto, esponente della tradizione esoterica giudaica, versione Sauerkraut. PP

Maria Guarini ha detto...

http://www.radiospada.org/2016/12/dubia-cosa-succedera-dopo-lepifania/

Ave Maria ! ha detto...

Basta così , faro' mio questo suggerimento :
https://www.facebook.com/catholicpicquotes/posts/733058893516242
Buon Anno a tutti !

Anonimo ha detto...

sintomi...

Il cristianesimo non è la religione dei numeri, ma qui non sto parlando di cristianesimo bensì di un apparato mediatico volto a celebrare il successo personale, favorendolo con la pubblicità di cui è grancassa.

Ebbene, il sistema e il suo pupillo sono in macroscopico ribasso.
Nel 2013 e nel 2014, i primi anni di pontificato di Bergoglio, i fedeli in Vaticano, presenti ad incontri con il pontefice, erano stati rispettivamente 6,6 milioni e 5,9 milioni.
Nel 2015 si era precipitati a 3,2 milioni.
Poi l’anno giubilare per rilanciare l’appeal: nemmeno 4 milioni di presenze, risultato assai modesto, malgrado il moltiplicarsi di incontri e i pellegrinaggi istituiti Il ovunque.
Come titolano i giornali di apparato? Numeri in crescita… Ottocentomila in più del 2015… Ma il giubileo non avrebbe dovuto portare a Roma oltre 10 milioni di persone (in più dei “soliti”)? Ne fossero venuti -appositamente- solo la metà, come mai ci sono solo 800 mila persone in più dal papa?

Il fatto è che questa chiesa bergogliana piace soprattutto a chi non la frequenta, non avendone motivo (credere al dogma e adorare un Dio unico e diverso da ogni altro, nel segno della croce è quello fondamentale)…
Tra coloro che la frequentano ci sono quelli che il parroco potrebbe trascinare ovunque, basta organizzare un pullman.
Poi c’è chi ama e vive la chiesa a motivo di Cristo: tra questi è chiaro che moltissimi hanno mangiato la foglia evitando certi incontri.

Anonimo ha detto...

Nooo! Non ci posso credere
http://www.riscossacristiana.it/la-barbarie-vaticana-di-patrizia-fermani/

Angheran70 ha detto...

"preferendogli le tortuosita' del pensiero moderno, dell'esistenzialismo filosofico, o di un Martin Buber, il "filosofo del dialogo" appunto, esponente della tradizione esoterica giudaica, versione Sauerkraut. PP"

Solite scemenze che passano senza un minimo di verifica , anzi con un occhio di riguardo e senza uno straccio di nick. MA QUANDO MAI RATZINGER HA SEGUITO BUBER O l'ESISTENZIALISMO?
D'altra parte le fonti saranno quelle di chi sotto sotto tifa per uno scisma dopo l'Epifania. Soliti personaggi del "tanto meglio tanto peggio", i veri alfieri di Bergoglio.

Maria Guarini ha detto...

Angheran,
Il commento non è anonimo e non dice scemenze. Del resto le 'deviazioni' di Ratzinger sono riconoscibili solo da chi è in grado di leggere, tra le pieghe di un discorso complesso e spesso intellettualmente avvincente, il 'baco' modernista.
C'è sempre chi non vuol prendere atto della realtà che è quella che è, senza nulla togliere al fascino e al rispetto per lo studioso e per lo stile inequivocabile dell'uomo e del pastore, peraltro fin troppo mite per la funzione cui è stato chiamato.
Parlo così perché l'ho stimato, gli ho voluto bene e ho sofferto per le umiliazioni e l'impasse che ha dovuto subire. Ma non sono di quelli che non vedono non sentono e non parlano.

Anonimo ha detto...

“E’ stato pubblicato in Italia il primo volume degli scritti del prof. Ratzinger durante e sul concilio Vaticano II. …
Per Joseph Ratzinger, il concilio Vaticano II ha avviato un «rinnovamento» della Chiesa, …di cui fu un ardente promotore…Divenuto Papa Benedetto XVI, di fronte alle molteplici derive progressiste prodotte dal Concilio .. ha insistito su una «ermeneutica della continuità» del concilio Vaticano II con la Tradizione, «un rinnovamento nella continuità», in opposizione ad una «ermeneutica della rottura» tra il Vaticano II e la Tradizione…

Tuttavia,“….come spiega Don Michel Gleize in un articolo apparso nel 1971 [Una questione cruciale], il principio di continuità di Benedetto XVI «non esige per prima cosa e innanzi tutto l’unità della verità, ma l’unità del soggetto che si sviluppa e ingrandisce nel corso del tempo. E’ l’unità del Popolo di Dio come esso la vive nel momento presente, nel mondo di questo tempo, per riprendere il titolo suggestivo della costituzione pastorale Gaudium et spes.» «E precisamente si parla di continuità a proposito di un soggetto [Chiesa] che evolve nel corso del tempo. Non si tratta della continuità di un oggetto, quella del dogma o della dottrina, che il Magistero della Chiesa esporrebbe oggi, dandogli lo stesso senso di un tempo. Si tratta della continuità dell’unico soggetto Chiesa.»
…Attraverso questa espressione: «ermeneutica della continuità», non è dunque della continuità del dogma e della dottrina con la Tradizione che parla Benedetto XVI, anche se è questo che il fedele comprende. E infatti il concilio Vaticano II ha creato una rottura con l’insegnamento tradizionale e immutabile della Chiesa cattolica, enunciando una dottrina nuova che contraddice la passata predicazione della Chiesa cattolica, particolarmente nel dominio della libertà religiosa, della collegialità e dell’ecumenismo.

….Tornando alla raccolta dei testi del teologo Ratzinger sul Concilio, vi è un passo significativo che testimonia del suo spirito eminentemente modernista…un passo relativo agli scritti sulla Nota previa, il testo firmato dal cardinale Pericle Felici per spiegare i criteri con i quali occorre leggere i passi sulla collegialità episcopale contenuti nella Costituzione apostolica Lumen Gentium, quegli stessi che i difensori della linea tradizionale avevano contestato al Concilio come possibili fattori d’indebolimento dell’autorità pontificia.


Secondo Ratzinger, su questa questione della Nota previa, che egli non apprezzava affatto, si sarebbero affrontati due correnti presenti al Concilio.
Da un lato: «Un pensiero che partiva dall’intera estensione della Tradizione cristiana e, appoggiandosi ad essa, cercava di descrivere la costante ampiezza della possibilità ecclesiale.» Dall’altro: «Una mentalità puramente sistematica che ammette solamente la forma giuridica attuale della Chiesa come criterio per le sue riflessioni, e dunque teme necessariamente che qualunque movimento al di fuori di essa sarebbe un cadere nel vuoto.»

A seguire il ragionamento di Joseph Ratzinger, coloro che si crede siano stati i difensori della Tradizione durante il Concilio, come Mons. Marcel Lefebvre e gli altri membri del Coetus Internationalis Patrum, in realtà ne sarebbero gli affossatori. Mentre i modernisti, secondo lui, sarebbero i veri amici della Tradizione cristiana…

Anna (continua)

Anonimo ha detto...

"In appoggio a questa tesi, Joseph Ratzinger spiega che il «conservatorismo» della seconda opzione si radicherebbe «nella sua estraneità rispetto alla storia e dunque in fondo in una “carenza” della Tradizione, vale a dire di apertura verso l’insieme della storia cristiana.»

Il giovane teologo Ratzinger, che non rinnega niente delle sue parole visto che le pubblica oggi in italiano, offre una descrizione preconcetta di un conflitto tra «conservatori» timorosi per la possibile «lacerazione» della Tradizione e i «progressisti» condizionati da pulsioni moderniste ed erronee; per lui in realtà le cose starebbero in maniera diversa: quelli etichettati come «progressisti» o almeno «la parte dominante» avrebbero lavorato per favorire «un ritorno all’ampiezza e alla ricchezza di ciò che è stato trasmesso», così da ritrovare le fonti del rinnovamento che desideravano nella «ampiezza intrinseca della Chiesa». In parole più chiare: i modernisti erano la Tradizione mentre i conservatori erano gli estranei alla Tradizione!

Questa interpretazione capziosa di Ratzinger, che deforma la realtà sulle due correnti che si affrontarono al concilio Vaticano II, è un perfetto esempio del nuovo linguaggio orwelliano che imperversa in Vaticano come altrove. Nel 1984 di Georges Orwell si può leggere questa descrizione: «La guerra è la pace, la libertà è la schiavitù, l’ignoranza è la forza». Il pensiero di Joseph Ratzinger sul concilio Vaticano II, tradotto nel nuovo linguaggio è il seguente: «La Tradizione è il modernismo» o inversamente «il modernismo è la Tradizione.»….

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1785_De-Villasmundo_Ratzinger_e_Vaticano-II.html

Anna

mic ha detto...

Grazie della segnalazione cara Anna.
Sul discorso della continuità secondo Ratzinger ho parlato diverse volte. Ad esempio, qui:

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2014/07/concilio-reale-virtuale-e-ermeneutica.html

[...] Il problema della continuità, vista nell'unico soggetto-Chiesa e non nell'oggetto-Rivelazione inverato dalla Chiesa di ogni tempo, appare in tutta la sua gravità, proprio decriptando l'assunto del fondamentale discorso del 22 dicembre 2005. Occorre, invece, portare l'eternità in ogni presente della storia e non sottrarre la storia all'oggettiva feconda pregnanza della Verità eterna, che è da sempre e per sempre e non si evolve, ma ci è data perché siamo noi a doverci evolvere.

Ed è proprio da qui che nasce e per questo continua - apparentemente senza esiti (finora) - il dialogo tra sordi, perché gli interlocutori usano griglie di lettura della realtà diverse: il concilio, cambiando il linguaggio [qui], ha cambiato anche i parametri di approccio alla realtà. E capita di parlare della stessa cosa alla quale, tuttavia, si danno significati diversi. Tra l'altro la caratteristica principale dei gerarchi attuali è l'uso di affermazioni apodittiche, senza mai prendersi la briga di dimostrarle o con dimostrazioni monche e sofiste. Ma di dimostrazioni non hanno neppure bisogno, perché il nuovo approccio e il nuovo linguaggio hanno sovvertito tutto ab origine. E il non dimostrato dell'anomala pastoralità priva di principi teologici definiti è proprio ciò che ci toglie la materia prima del contendere. È l'avanzata del fluido cangiante dissolutore informe, in luogo del costrutto chiaro, inequivocabile, definitorio, veritativo: l'incandescente perenne saldezza del dogma contro i liquami e le sabbie mobili del neo-magistero transeunte. (Maria Guarini)

[...] Nota.5. Vedi anche l'affermazione (peraltro reiterata) del papa attuale: «Il Vaticano II è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea» [Evidente rivoluzione copernicana: anziché una lettura della cultura contemporanea alla luce del Vangelo] (Intervista rilasciata a La Civiltà Cattolica/sett.2013 [qui].

Anonimo ha detto...

Grazie a Dio finalmente abbiamo un colpevole : Joseph Ratzinger .

Anonimo ha detto...

http://gheddo.missionline.org/

mic ha detto...

Anonimo 16:43
poteva risparmiarsi la sua ironia. Qui non si cercano colpevoli ma responsabili (con l'unico intento di individuare le cause della crisi epocale che stiamo vivendo) e ognuno dei papi post-conciliari ha la sua quota di responsabilità, compreso Ratzinger, amato con sano realismo e senza alcuna forma di papolatria. Nessuno di essi, peraltro, ha raggiunto le quote limite di Bergoglio.
Del resto si tratta di responsabilità ben individuata e documentata in tanti scritti su queste pagine, che nessuno ha mai smentito con argomenti ma soltanto anatemizzato con attacchi ad personam o con battute come questa...

Anonimo ha detto...


# Prima di offendere, cerchiamo di documentarci

Nel numero di marzo di 'si' si' no no' 1999 (tutte le annate della rivista si trovano in rete) c'e' una recensione in due parti, firmata Aegidius, a "La mia vita" di Ratzinger appena uscita. DA essa si apprende che una delle sue letture preferite al seminario era quella di Martin Buber, che gli piaceva s. Agostino ma per niente s. Tommaso, che gli sembrava come prefabbricato e lontano dalla realta', con le sue formule cristalline. E che infine, oltre a tutti i teologi "proibiti" del tempo (de Lubac etc.), si pasceva di Kant e Heidegger, come quasi tutti i suoi colleghi. Heidegger rappresenterebbe, per chi non lo sapesse, l'esistenzialismo filosofico, come Sartre (pero' Sartre lo applicava anche alla sua vita privata). La recensione fa vedere come, per bocca dello stesso Ratzinger, ci si sia resi conto del fatto che lui ha avuto una formazione teologica insufficiente, largamente inquinata da letture eterodosse di tutti i tipi, dai teologi della "nuova teologia" ai pensatori piu' rappresentativi della modernita'. PP

Catholicus ha detto...

Dicevo nel mio ultimo commento che sono orgoglioso delle mie idee "cattoliche", ma che non toglierei mai la parola a chi la pensa diversamente. Non vedo però analogo comportamento in questo sito, e me ne dispiaccio molto, poiché è segno di intolleranza; e poi vi lamentate del dittatore argentino, ma se vi comportate allo stesso modo ! rifletteteci un poco, se ci riuscite, e Buon anno Nuovo nel Signore Nostro Gesù Cristo.

Anonimo ha detto...

NOn è assolutamente vero che Bergoglio è colui che si "avvicina al limite" mentre i Pontefici post-conciliari a questo limite sono distanti per il semplice motivo che Bergoglio và ben "oltre il limite" cosa che lo porta ad essere fuori dalla Chiesa Cattolica, e ciò non è sicuramente applicabile al Papa BXVI e neppure ai suoi predecessori i quali rientrano tutti nella Chiesa Cattolica.