giovedì 1 dicembre 2016

Sua Santità rifiuta di rispondere all'Appello dei 4 Cardinali

Echi d'oltre oceano: nella nostra traduzione un articolo del New York Times.

Sua Santità rifiuta di rispondere
di Ross Douthat, New York Times, 26 novembre 2016

“Non è normale” — dicono i critici di Donald Trump mentre quest’ultimo si accinge ad assumere la presidenza. Ma la repubblica statunitense è solamente al secondo posto tra le più antiche istituzioni che si trovano attualmente ad affrontare una situazione assai insolita. L’onore del primo posto in questa classifica spetta alla Chiesa cattolica romana, che con molta meno fanfara (forse per via del fatto che il papato non possiede un arsenale nucleare) è entrata anch’essa in un territorio ignoto.
Due settimane fa, quattro cardinali hanno pubblicato i cosiddetti dubia [qui] — una serie di domande rivolte a Papa Francesco — esortandolo a chiarire le sue affermazioni contenute nell’esortazione apostolica sulla famiglia “Amoris Laetitia”. Essi gli hanno chiesto in particolare di chiarire se la Chiesa continui o no a proibire l’accesso alla comunione dei cattolici risposati in seconde (e, agli occhi della Chiesa, adulterine) nozze e se la tradizionale opposizione della Chiesa all’etica della situazione sia caduta in obsolescenza.

I dubia esordiscono sotto forma di lettera privata, come è prassi nel caso di richieste di chiarezza dottrinale. Papa Francesco non ha dato alcuna risposta. I dubia sono stati pubblicati poco prima del concistoro della scorsa settimana a Roma, occasione in cui il papa si è riunito col Collegio dei Cardinali e ha presentato i membri appena eletti col cappello rosso. Il papa ha continuato a ignorarli, ma ha preso l’insolita decisione di cancellare una riunione generale coi cardinali (non pochi dei quali sono sostenitori silenziosi degli estensori delle domande).

È girata voce che Francesco l’abbia cancellata perché i dubia lo avrebbero fatto “ribollire di rabbia”. Il suo stretto collaboratore, il Padre gesuita Antonio Spadaro, ha dichiarato su Twitter che non è vero, subito dopo aver risposto alle critiche che lo comparavano al personaggio di Tolkien Grima Vermilinguo, pubblicando e poi cancellando un’immagine del mago Gandalf (un altro personaggio di Tolkien) che esprimeva rabbiosamente il suo rifiuto a scambiare “parole contorte e disoneste con uno stupido verme” [vedi].

Nel frattempo, uno dei quattro autori dei dubia, il combattivo tradizionalista Cardinal Raymond Burke, ha rilasciato un’intervista in cui suggerisce che il silenzio papale potrebbe richiedere un “atto formale di correzione” da parte dei cardinali — un evento che non ha precedenti espliciti nella storia del cattolicesimo [qui - qui]. (Vi sono stati casi di papi condannati per aver flirtato con l’eresia, ma solo dopo la loro morte.) Sono state parole molto forti, ma ancora più forte è stata la risposta del capo dei vescovi cattolici di rito greco, il quale ha accusato gli autori dei dubia di “eresia” e possibilmente anche di “apostasia” per aver messo in questione il papa.
Papa che, da parte sua, rimane in silenzio. O meglio, che ha continuato la sua prassi di rilasciare interviste e pronunciare sermoni in cui biasima la rigidità, il farisaismo e possibili problemi psicologici dei suoi critici — ma che ha rifiutato di prendere l’iniziativa di rispondere in modo diretto alle loro domande.

Non è che esistano grandi dubbi sulle posizioni del pontefice. In un periodo di vigoroso dibattito, tra il 2014 e il 2015, egli ha insistito con pervicacia affinché si concedesse la comunione almeno ad alcuni cattolici risposati il cui matrimonio non sia stato annullato. Ma la resistenza dei conservatori è stata così accesa che il papa sembra essersi sentito frenato. Così ha emanato un documento — l’Amoris, le perplessità sulla quale rimangono prive di spiegazioni — che fondamentalmente parla di questa controversia, suggerendo in vari modi che si possa decidere caso per caso se dare la comunione, senza però schierarsi apertamente e dirlo in modo diretto.

Questo stile indiretto è un problema, perché all’interno del cattolicesimo le parole pronunciate in modo formale dal papa, le sue encicliche e le sue esortazioni hanno un peso di cui le allusioni, le implicazioni e le lettere personali sono prive. È a quelle che si deve obbedienza e solo quelle sono considerate soprannaturalmente esenti da errori.

Evitare di fare chiarezza sembra essere quindi una sorta di compromesso, una copertura dai rischi. I progressisti hanno ottenuto il permesso di sondare il terreno e provarci, i conservatori quello di mantener salva la dottrina, ed essenzialmente i vari vescovi del mondo sono stati lasciati liberi di scegliere quale insegnamento adottare sul matrimonio, sull’adulterio e sui sacramenti — cosa che hanno già fatto l’anno scorso, inclinandosi verso un atteggiamento conservatore a Philadelphia e in Polonia, progressista a Chicago o in Germania o in Argentina, con inevitabili alterchi tra religiosi che seguono diverse interpretazioni dell’Amoris.

Ma lo strano spettacolo che circonda i dubia fa ricordare che questa situazione non può rappresentare un accordo permanente. La logica “Roma ha parlato, il caso è chiuso” è troppo profondamente radicata all’interno delle strutture del cattolicesimo per permettere che una decentralizzazione dottrinale sia definitiva. Finché il papa resterà papa, tutte le controversie principali torneranno inevitabilmente indietro in Vaticano.

Francesco ne deve essere consapevole. Per adesso, sembra aver scelto la crisi minore, che consiste nel mantenere in piedi la faida tra i vescovi e l’insegnamento ambiguo piuttosto che la crisi più grande che potrebbe verificarsi (anche se chi ne può essere certo?) se egli presentasse ai conservatori della Chiesa le sue risposte personali ai dubia e ingiungesse loro di sottomettervisi. Probabilmente penserà che alla fine o la sottomissione o lo scisma si verificheranno — ma non prima che il tempo e lo Spirito Santo abbiano indebolito la posizione dei suoi critici all’interno della Chiesa.

Ma nel frattempo il suo silenzio ha avuto l’effetto di rafforzare la resistenza dei conservatori, poiché sembra loro che il rifiuto di dare delle risposte definitive possa essere di per sé opera della Provvidenza. Ossia che Francesco crede di essere machiavellico e un grande stratega, ma che in realtà è lo Spirito Santo che gli sta impedendo di insegnare dottrine erronee.

Si tratta di una rara ipotesi teologica che può essere facilmente smentita. Il papa deve solo esercitare la sua autorità, rispondere ai suoi critici e dire esplicitamente ai fedeli cosa vuole che essi credano.
Ma finché non parla, l’ipotesi rimane aperta.

Correzione del 27 novembre 2016 
La precedente versione di questo editoriale affermava che Padre Antonio Spadaro aveva pubblicato su Twitter una citazione del “Signore degli anelli” come risposta piccata ai cardinali che mettevano in questione Papa Francesco. Padre Spadaro ha specificato che in realtà la sua risposta era rivolta ai suoi critici su Twitter.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

26 commenti:

mic ha detto...

http://www.marcotosatti.com/2016/12/01/padre-spadaro-e-twitter-il-sospetto-e-forse-piu-di-un-puppet-account-per-criticare-i-4-cardinali/

irina ha detto...

Pensiero, i cattolici risposati, in urgenza ora della Santa Comunione, sono stati dimentichi di questa al tempo del loro primo matrimonio, durante il loro primo matrimonio, in fine del loro primo matrimonio, all'inizio della nuova scapricciata, durante lo svolgersi della scapricciata metamorfosantesi in vero amore, durante il nuovo accasamento, durante la messa al mondo di pargoli nuovi e veri rispetto ai precedenti vecchi e falsi, quando un giorno destatisi, la Santa Comunione? Non c'era. Non c'era. Meravigliatesi, se la son presa come l'hamburger da mcdonald, caspita, ci mancherebbe! O tutto o niente. Tutto. Così tutto il mondo è stato investito di un problema, che problema non era, infatti tutti sapevano, financo gli animisti, che la Chiesa è la Chiesa e McDonald è McDonald. Il velo di maya, della illusione, si è steso su tutti, per cui ora nessuno distingue più la Chiesa da McDonald. Da quello che sembra un sassolino nascono le valanghe, questo andrebbe spiegato a tutti, dai tre anni in su, lungo tutta la vita di ognuno.

Anonimo ha detto...

https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http%3A%2F%2Fwww.todayscatholicworld.com%2Foct09tcw.htm&prev=search

la traduzione è difettosa,meglio l'inglese

Anonimo ha detto...

Lo spirito del concilio ha spodestato lo Spirito di Verita' ?

Anonimo ha detto...

Vorrei dire una cosa, conosco decine di divorziati, anche 2 o 3 volte, di accompagnati, conviventi convissuti ed altro, cui non importa veramente niente né della chiesa né tantomeno della Comunione, noto, quando vado a Messa, che tutti la fanno e pochissimi restano seduti, quando ero piccolo era l'incontrario ed erano tempi in cui un po' più di fedeli a Messa, almeno la Domenica, c'erano, quindi non vedo dove sia il problema, anzi lo vedo eccome, con 'sta solfa dei probi viri, dei diaconi sposati, qua ci sono ormai più diaconi che sacerdoti, vedrete che fra un po' diranno messa con dispensa speciale, anzi no, si deciderà misericordiosamente dall'alto ché dall'altra parte del mondo delle meraviglie, è prassi ormai da sempre o quasi........il Concilio è diventato un dogma più seguito del Credo niceano e guai a chi lo contraddice, Bononia docet, semper, in bono atque in malo. Lupus et Agnus.

edoardo malgarida ha detto...

Il New York Times parteggia per il Papa (o è il Papa a parteggiare per i padroni del NYT?) e lo fa in modo evidente. Da una parte i buoni - alias Papa e compagnia progressista - dall'altra i cattivoni - i quattro cardinali. Tuttavia il NYT ragiona solo con categorie umane, come se il Papa avesse il compito di far credere alla gente ciò che lui vuole, piuttosto che confermare la gente nella fede... Peccato per il NYT che le cose stanno diversamente. Grazie a Dio, aggiungo io.

Anonimo ha detto...

Fresca fresca, segnalata in un commento del blog di Costanza Miriano:

http://de.radiovaticana.va/news/2016/12/01/kardinal_müller_vorerst_keine_antwort_auf_den_kardinalsbrie/1276134

Non so tradurre dal tedesco; riporto l'estratto essenziale da come l'ha segnalata il commentatore:

– al momento non è prevista una risposta ai “dubia” dei quattro cardinali
– la CDF “parla con l’autorità del Papa e non può partecipare a controversie di opinioni”
– Amoris laetitia non può essere interpretata come se i precedenti pronunciamenti dei Papi e della CDF non fossero più validi (in particolare Müller ha menzionato la Lettera della CDF del 1994, nella quale si ribadisce che in nessun caso può essere ammesso all’assoluzione sacramentale e all’Eucaristia un divorziato risposato convivente more uxorio)
– nella Chiesa non è in corso un conflitto di potere tra fazioni contrapposte


--
Fabrizio Giudici

mic ha detto...

@ Edoardo Margarita

Il positivo che emerge dall'articolo del NYT qui proposto, oltre all'accurata analisi, è la conclusione, che peraltro è l'ennesimo esempio di carenze argomentative se non di sofismi.

Si tratta di una rara ipotesi teologica che può essere facilmente smentita.

Bene, Intanto derubricare a mera "ipotesi teologica" dei "dubia" basati sul Magistero bimillenario è una impropria "diminutio". E comunque, se davvero può essere facilmente smentita, perché non lo si fa?

Il papa deve solo esercitare la sua autorità, rispondere ai suoi critici e dire esplicitamente ai fedeli cosa vuole che essi credano.

Il punto cruciale è proprio questo. Si tratta di una sorta di "ordalia"... nel senso che occorrerà dimostrare che le affermazioni dell'AL chiamate in causa sono veramente non solo in linea con i giudizi umani più sapienti ed eccelsi, ma con il giudizio di infallibile e divina verità di Nostro Signore Gesù Cristo.

E conclude con un dato di logica stringente, visto che non è vero che "Roma locuta":
1. intanto perché è Roma, nella persona del Papa, che deve parlare e non le interposte persone di Kasper, Schoenborn, Spadaro, vescovi e corifei per quanti possano essere (la Verità non sta necessariamente nelle maggioranze)
2. e, poi, deve parlare dal Soglio, ex cathedra, affermando solennemente e non da inadeguate improponibili cattedre mediatiche.

Ma finché non parla, l’ipotesi rimane aperta.

Ecco, appunto! Persino l'ipotesi teologica rimane aperta. Ma qui si tratta di qualcosa di più...

mic ha detto...

Dico "positivo", ovviamente nel senso di qualcosa che fa comprendere ancor più lo status quaestionis....

Rr ha detto...

Irina,
il problema non era rappresentato dalle centinaia di migliaia di uxorati al secondo, terzo, quarto matrimonio ( meglio sarebbe dire unione contrattuale) civile, come rimarca anche Lupus er Agnus. Il problema era che tra quelle centinaia di migliaia ce n'eranoa alcune, "più uguali" delle alte, e che avendo "santi in paradiso",desideravano che la loro situazione irregolare, a dir poco, fosse sanata.

da Rossoporpora ha detto...

.....
Melloni, Papamanolis, Pinto: un trio per un podio ben meritato così da festeggiare il gran ritorno dell’Inquisizione (quella spagnola, non quella italiana, ritenuta un po’ troppo misericordiosa). A informazione del trio ci piace per finire citare Andrea Riccardi, storico della Chiesa e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che venerdì 25 novembre ha rilevato su ‘Sette’ (Corriere della Sera) che “nella Chiesa (di Francesco) si discute di più. Anche vescovi e cardinali esprimono le loro perplessità verso il Papa in privato e pure in pubblico (fatto inedito nel cattolicesimo). Recentemente, quattro cardinali hanno chiesto chiarezza sul testo dell’ Amoris laetitia, con rispetto, ma decisione”. Con rispetto, ma decisione. Parole sante.

Cesare Baronio ha detto...

Qui non si può parlare di "ipotesi teologica", come vorrebbe il NYT, perché il Papa non ha titolo, quando promulga un documento ufficiale, ad esprimersi come privato dottore. Se vuole farlo, deve farlo nelle sedi specifiche destinate al dibattito teologico, specificando che la sua è un'opinione (e non Magistero) ed in ogni caso non ha facoltà di discutere su argomenti che sono già stati oggetto di definizione irreformabile e che si basano sulla Sacra Scrittura e sull'insegnamento ininterrotto della Chiesa.

Nessuno potrà mai rimettere in discussione l'indissolubilità del Matrimonio, né derogare all'obbligo grave di fedeltà cui sono vincolati i coniugi, nonostante separazioni o "divorzi" in sede civile, o dichiarare lecito il concubinato. Questa non è materia di discussione, e nemmeno il Papa può renderla tale. Men che meno in un atto che il popolo cristiano ritiene espressione della voce della Chiesa, e non dei suoi personali farneticamenti. In più, si aggiunge allo scandalo dato ai fedeli, la disinvoltura con cui si accetta la profanazione del Ss.mo Sacramento, vista l'indegnità oggettiva di chi si comunica in istato di peccato pubblico e continuato. Ed il sacrilegio della Confessione, come non bastasse.

Non solo: ammesso e non concesso che si potesse anche discutere su questi temi, sarebbe in ogni caso temerario dare specifiche disposizioni ai Pastori, prima di giungere ad una sentenza sicura (che comunque già c'è e non ammette deroghe di sorta).

L'atteggiamento di Bergoglio è scandaloso, nel senso letterale del termine.
Qui non ci sono dubia, solo certezze. E delle peggiori...

Anonimo ha detto...

Da kath.net. almeno dal terrifico google traduttore, il card. Mueller dice che il papa non risponderà, ma istituirà una commissione per rispondere in maniera adeguata......immagino chi ne farà parte.....boccaccia mia statti zitta. Intanto blog spagnoli pubblicano smentite sulla frase di Pinto, ma poco credibili e soprattutto estorte, quod dixit dixit......per la serie smentisco come i tweet spadariani e ridico con account differente le stesse cose.Lupus et Agnus.

Carlo ha detto... ha detto...

"...Sono state parole molto forti, ma ancora più forte è stata la risposta del capo dei vescovi cattolici di rito greco, il quale ha accusato gli autori dei dubia di “eresia” e possibilmente anche di “apostasia” per aver messo in questione il papa..."

Probabilmente si fa riferimento al vescovo Frangiskos Papamanolis.
Vorrei far notare che il suddetto è greco di etnia, ma appartenente al rito latino per quanto concerne l'appartenenza religiosa.

Può sembrare leziosa come nota, ma non lo è. Intanto il rito bizantino non è "greco", infatti la più grande componente di questo rito all'interno della Chiesa Cattolica è ucraina. Inoltre egli non è mai stato "capo" dei vescovi né di rito greco, né greci di rito latino, ma solo un membro della Conferenza Episcopale Greca.

Cordialmente ringrazio!

Anonimo ha detto...

http://m.religionconfidencial.com/vaticano/Rectificacion_0_2829917005.html

Pare ci sia stata una smentita alle parole del decano della Rota in merito ai 4 porporati

Anonimo ha detto...

Spadaro dice che le domande dei cardinali hanno già avuto risposta.
Davvero? Da chi? Dal Papa? In che contesto? Queste risposte sono definitive? Sono magisteriali?
Solo il Papa può parlare con autorità per rispondere a domande e dubbi, non i cardinali nelle interviste, o in relazioni durante conferenze, non i teologi sulle riviste, non i Vaticanisti su giornali più o meno di regime, non i curiali lecca-calzini, non i blogger sulla Rete...

Anonimo ha detto...

Nel maggio 1989 Italia arriva anche il Documento dei 63 teologi, una Lettera ai cristiani pubblicata sulle colonne de Il Regno, in cui si contesta apertamente il magistero di Giovanni Paolo II. E nell’elenco dei firmatari ci troviamo nomi noti che hanno imperversato in seminari e atenei pontifici negli ultimi decenni, realizzando un vero e proprio magistero parallelo di cui oggi vediamo gli amari frutti. Facevano le vittime, ma tutti hanno fatto brillanti carriere, qualcuno è anche diventato vescovo come quel monsignor Franco Giulio Brambilla, attualmente vescovo di Novara e in corsa per succedere al cardinale Angelo Scola a Milano. Ma guarda caso, tra le firme troviamo l’immancabile Alberto Melloni, con i suoi colleghi della Scuola di Bologna (Giuseppe Alberigo in testa), il priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi, Dario Antiseri, Attilio Agnoletto.

Sono gli stessi che hanno continuato ad attaccare pubblicamente Benedetto XVI, anche con palesi prese in giro, riguardo alla corretta interpretazione del Concilio Vaticano II che Melloni, Bianchi e co. hanno sempre visto come svolta radicale e irreversibile «nella comprensione della fede ecclesiale», contro l’ermeneutica della riforma nella continuità spiegata da papa Ratzinger. E come non ricordare le vesti stracciate per la scomunica tolta ai lefebvriani mentre ora neanche un sospiro si è levato di fronte alle aperture unilaterali di papa Francesco.

Sono questi i personaggi che oggi pretendono di giudicare cardinali, vescovi e laici preoccupati della grave confusione che si è creata nella Chiesa. Una banda di ipocriti e sepolcri imbiancati, che perseguono da decenni una loro agenda ecclesiale, che usano il Papa per affermare un loro progetto di Chiesa, e che oggi si permettono l’arroganza di chi pensa di essere al comando di una vincente e gioiosa macchina da guerra. Sono questi i veri fondamentalisti, sostenuti da una stampa compiacente che non vede l’ora di cancellare definitivamente ogni traccia di identità cattolica. Che però, purtroppo per loro, non soccomberà (Riccardo Cascioli).

Anonimo ha detto...

Una piccola osservazione: mi pare che la mera ipotesi teologica citata nell'articolo non concerna i dubia, ma il fatto che "Francesco crede di essere machiavellico e un grande stratega, ma che in realtà è lo Spirito Santo che gli sta impedendo di insegnare dottrine erronee". Tanto che questa ipotesi potrebbe essere smentita se il Papa parlasse; "ma finché non parla, l’ipotesi rimane aperta".

irina ha detto...

@ RR 14:58

lo so, volevo sottolineare che in tutto il percorso dal primo matrimonio alla decima convivenza, nessuno si è posto, nel dare soddisfazione ai suoi capricci, il problema della Santa Comunione; se lungo il tragitto avessero di tanto in tanto pensato alla Santa Comunione forse il loro vagare di voglia in voglia avrebbe avuto un attimo di arresto per un esamino di coscienza.
Il fatto di quelli "più uguali" sinceramente non mi tange.E' come con le tasse, si devono pagare, secondo giustizia?Ci sono alcuni che non le pagano? Sì. E qui si apre tutta una casistica infinita della quale non deve essere investito il singolo contribuente.Così con il matrimonio, uno solo. Ci sono stati annullamenti forlocchi? Lo si dice, può succedere che anche i sacerdoti si mettano proni davanti al denaro, al mondo.Se sono i sacerdoti stessi a riconoscerlo, le persone capiscono e capiscono anche, senza che sia strombazzato, che dispiace e che si sta cercando di rimediare, di migliorare.Se invece la Chiesa vuol fare come il mondo, ha già chiuso bottega, perchè il mondo lo fa meglio.Ad ognuno il mestiere suo. Non credo sia difficile da capire.La Chiesa se non si occupa di Dio, Uno e Trino, è finita, finita.Farà invece delle processioni, le manifestazioni con l'arcigay. Affari di tutti i pretonzoli che vanno a braccetto del mondo.Dicevo anche della valanga, se si lascia andare un sassolino è facile che sia l'inizio della valanga, la discesa è scivolo, la salita è arrampicata. Le valanghe abbondano ovunque, non è più possibile costruire, non è più possibile coltivare. Casualmente ho trascorso più di un'ora con una signora anziana che ha l'età, che potrebbe avere oggi mia madre, ha parlato di sè, dei figli, dei nipoti: un campo profughi, tutti mutilati di una guerra delle idee, delle mentalità cambiate sul campo di battaglia della vita, famiglie andate a male, figli cresciuti peggio. Meglio orfani di una vera guerra.Ora basta. Grazie RR, per lo spunto offertomi.

Petrus LXXVII ha detto...

Concordo con "Anonimo 22.05". Anch'io ho subito interpretato esattamente in tal senso "l'ipotesi teologica" di cui parla l'articolista.

irina ha detto...

credo che questa lettera per J.M.B. sia come una una multa e/o una raccomandata, se uno non la ritira e firma, è come se non l'avesse ricevuta, come se il destinatario fosse sconosciuto, avesse cambiato domicilio, assente. Non c'è. Forse è un'ammissione implicita che il Papa non c'è.

Anonimo ha detto...

"Concordo con "Anonimo 22.05". Anch'io ho subito interpretato esattamente in tal senso "l'ipotesi teologica" di cui parla l'articolista."

E pure io. Traparentesi, va interpretato correttamente anche il contesto. il NYT è "La Repubblica" degli USA (insieme al Washington Post), tuttavia nella tradizione giornalistica americana permane l'uso di ospitare periodicamente un editorialista di linea opposta a quella del giornale ("op-ed", ovvero "opposite the editorial page"). Douthat è per l'appunto un op-ed, conservatore e non liberal. È cattolico e non sostiene affatto Francesco, anzi, tutto l'opposto (ha scritto articoli pesanti ed espliciti a proposito).

L'"ipotesi teologica" mi pare della massima importanza. Nella recente conferenza di mons. Livi riportata anche qui qualche giorno fa:

http://coordinamentotoscano.blogspot.it/2016/11/normal-0-14-false-false-false-it-x-none.html

il teologo diceva esattamente la stessa cosa:

Una dottrina sbagliata, invece, è impossibile. La Chiesa ha una sola cosa garantita da Gesù Cristo: l’infallibilità nell’insegnare formalmente la verità rivelata. Con un carisma particolare per cui è impossibile che il papa da solo o assieme al collegio episcopale e cardinalizio pronunci una affermazione apodittica che sia eretica: o perché Dio impedisce di parlare al Papa o perché al momento di firmare un documento gli prende un colpo e muore, oppure si converte. Oppure può succedere quello che sta succedendo oggi, e cioè che riguardo al dogma della fede il Papa non si decida mai a dire una parola chiara.

Quali sarebbero altri motivi ragionevoli per questa ambiguità? Poteva essere una finestra di Overton, e diciamo che ha anche funzionato con molti cattolici - e anche con certi vescovi che hanno votato al Sinodo -, ma ormai abbiamo passato il punto in cui era necessaria: il Sinodo è finito ed abbiamo già visto Lutero e i lavori sull'intercomunione. Il normalismo imbarazzato di quelli che sostenevano che AL non cambia niente con l'intenzione di mettere la testa sotto la sabbia è fuori luogo, nel momento in cui tutti i pretoriani di Francesco dicono il contrario e parlano senza riserve di "papato rivoluzionario". Il sostegno dei media c'è e ci sarebbe lo stesso anche nel caso Francesco si esprimesse esplicitamente con un "sì".

Dunque, domanda da fare in primo luogo ai turiferari: perché Francesco si rifiuta ostinatamente? L'"ipotesi teologica" mi pare assai appropriata.

--
Fabrizio Giudici

irina ha detto...

Chi è allora J.M.B.? E' il VdR ausiliare, con funzione di animatore pastorale pro tempore.

mic ha detto...

Sono questi i personaggi che oggi pretendono di giudicare cardinali, vescovi e laici preoccupati della grave confusione che si è creata nella Chiesa. Una banda di ipocriti e sepolcri imbiancati, che perseguono da decenni una loro agenda ecclesiale, che usano il Papa per affermare un loro progetto di Chiesa...

Interessante requisitoria nei confronti dei mestatori.
Ma sono loro che usano il papa o è il papa che usa loro? O magari entrambe le cose...

Massimo Scaglione ha detto...

Scusi, ma leggendo Ross Douthat le viene davvero l'impressione che stia parteggiando per il papa? Sono due anni e passa che sta mettendo spietatamente in rilievo tutte le incongruenze dell'operazione Sinodo/Amoris Laetitia!

Anonimo ha detto...

Monsignor Livi: “È impossibile che il papa [...] pronunci un’affermazione apodittica che sia eretica”.

Espressa così, mi sembra troppo larga questa concezione dell’infallibilità. Sappiamo tutti che bisogna aggiungere almeno “ex cathedra”. (“Apodittico” andrà preso, immagino, nel senso di “netto e chiaro”.)

L’ “ipotesi teologica” del giornalista americano mi sembra un po’ ingenua. Certo la Provvidenza è sempre all’opera, ma può anche permettere che il papa insegni degli errori, com’è già successo, secondo me, e non solo in questo secolo o nel precedente.

Maso