giovedì 16 novembre 2017

Ripetitività è fedeltà e 'santa routine', non linguaggio da pappagalli.

Udienza generale del 15 novembre [qui]:
"Nella nostra relazione con il Signore, nella preghiera – domando – ci lasciamo meravigliare o pensiamo che la preghiera è parlare a Dio come fanno i pappagalli? No, è fidarsi e aprire il cuore per lasciarsi meravigliare. Ci lasciamo sorprendere da Dio che è sempre il Dio delle sorprese?"
Riprendo come nostro contributo di riflessione, lo splendido commento di Irina e, a seguire, la illuminante relazione di Martin Mosebach, che mettono l'accento sulla ripetitività. 
Inoltre sottolineo che l'uso delle preghiere codificate (basti pensare solo al Pater, Ave e Gloria, che sono perle della Rivelazione condensate come meglio non si potrebbe da una esperienza viva di fede millenaria. Il Pater addirittura ci è consegnato direttamente dal Signore) ha uno spessore maieutico e anche pedagogico; inoltre nutre la fedeltà e consente alle splendide verità che contengono di inverarsi nella nostra vita andando sempre più in profondità proprio grazie alla ripetizione. Chi non lo vede e non lo percepisce è certamente colto da una qualche forma di cecità.

Pappagalli, perché? Perché ripetitivi nelle parole e nei fatti?

Il sole ripete il suo corso, le stelle anche, le montagne stanno ferme e/o si muovono molto lentamente, le piante crescono, gemmano, fioriscono, fruttificano, ferme e sempre nello stesso modo, gli animali si muovono, si nutrono, si riproducono sempre nello stesso modo, seguendo il ciclo delle stagioni fisso, del corso del sole fisso, della luna fisso. Queste a grandi linee sono le regole della natura, dette leggi, che sono ferree. L'uomo nel mangiare, nel lavorare, nel riposare s'è dato sempre una regola. Così anche nel pregare. Gesù Cristo anche Lui pregava ed ha insegnato a noi a pregare. Le parole delle preghiere sono quelle, ci vengono insegnate fin da piccoli e noi le ripetiamo e per ognuno di noi, ad un certo punto, quelle parole si inverano nella nostra vita, vivono in noi che di più belle non avremmo potuto mai trovare. Nell'alternanza ripetitiva della preghiera, del lavoro, del riposo il monachesimo ha scoperto la realtà delle ore, delle leggi della liturgia, delle leggi della natura, delle leggi della cultura che ha poi passato umilmente di mano a noi per farci ricchi dei tesori conservati e trasmessi, ripetendo. Creativo è solo Dio. Noi costruiamo con quello che ci è stato trasmesso, tanto più bella sarà la nostra opera quanto più avrà rispettato le leggi che sono intrinseche ad essa; chi vuol far col suo non può che darci il suo vomito, come tanta pseudo arte oggi dimostra ampiamente. E questo è tutto ampiamente dimostrato nella vita religiosa, dove la liturgia è stata abbandonata nel bolo del ministro e della comunità presunti creativi entrambi. (Irina)

Martin Mosebach (scrittore e saggista). Santa routine: sul mistero della ripetizione. (dai miei appunti al Convegno Summorum Pontificum. Roma, Angelicum 14 settembre 2017)

Esordisce sottolineando l'ironia della "nobile semplicità" (espressione di Winckelman di 250 anni fa) ripresa da Sacrosanctum Concilium, n.34. "I riti splendano per nobile semplicità; siano trasparenti per il fatto della loro brevità e senza inutili ripetizioni; siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli né abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni". Da qui Mosebach sviluppa interessanti e significative riflessioni sia sull'importanza della ripetizione che sull'enfasi infausta circa la comprensibilità. Afferma che la supposta semplicità in realtà è diventata riduzione, depauperamento. Ѐ proprio della Liturgia esprimere l'eternità attraverso strumenti temporali. Ѐ qui che si inseriscono le ripetizioni: le triplici ripetizioni .
Cita la riduzione del Kyrie a sole due invocazioni, chiedendosi perché una ripetizione duplice sia meno inutile di una triplice.
Afferma che la semplicità e la ripetizione non esprimono alcuna contraddizione; al contrario la semplicità esige la ripetizione. Lo strumento retorico della ripetizione viene scelto per rendere un canto echeggiante al di fuori della sfera storica (come il Sanctus). Il Kyrie (che è come la spina dorsale) e l'Agnus Dei, nella rispettiva triplice ripetizione, mostrano che l'invocazione dovrebbe essere ripetuta all'infinito, che è l'unica preghiera che valga la pena pronunciare (esemplare in questo la liturgia orientale). La soppressione delle cosiddette ed erroneamente ritenute "ripetizioni inutili" - nella possibile non consapevolezza dei padri conciliari - segna il distacco dall'aspetto escatologico della liturgia.

La rinascita della liturgia tradizionale rivaluta le "ripetizioni necessarie", non già all'interno del rito, ma dell'intero rito. Il rito è ripetizione, ma è sempre nuovo nel sacrificio di Cristo che è reso presente come fosse la prima, ultima, unica volta. E nella gradualità del rinnovarsi consente che si sperimenti e si attinga la forza di ritrovarsi a casa. Ciò che più conta è che il rito è più forte degli uomini che vincono se si abbandonano; ma se non sono pronti non possono coglierne la forza. Lasciarsi trasportare dalla messa nelle sue interminabili ripetizioni significa abbandonare la volontà di semplificare e di pensare in maniera indipendente. E molto altro.
Accenna inoltre alla lingua, ancella traditrice perché le traduzioni possono alterare i riti (corre spontaneo il pensiero al recente motu proprio magnum principium... qui). Ѐ una possibilità tecnica, intellettuale (ma non spirituale) adatta all'anima.
I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine. Richiama la necessità della continuità del prendersi cura: cultura deriva dal contesto agricolo e indica ciò che deve essere prodotto e amato costantemente e ripetutamente. L'atto spirituale non si esaurisce nell'essere compreso una sola volta, sollecita nutre e trasfigura. Cogliamo in controluce la bellezza e l'insistente qualità dell'eternità sempre identica ed è la pratica costante che produce frutti. Per questo repetita iuvant, qualcuno accenna...

11 commenti:

Anna Da Roma ha detto...

Irina è proprio vero quello che hai detto, grazie per la tua ottima riflessione.

Anonimo ha detto...

Chi parla di "ripetizioni a pappagallo" indica con ciò stesso di porsi in modo polemico verso la ripetizione e il suo aspetto didattico. Le liturgie antiche sono tutte molto ripetitive, via perché così si imprimono meglio nella mente, via perché, come giustamente diceva Ratzinger, "la liturgia non è fatta di trovate simpatiche ma di solenni ripetizioni".
Che Bergoglio sia un uomo a-liturgico lo si vede pure da questa ignoranza che poi coincide con il cortocircuito: ripetizione=formalismo.
È vero che la liturgia latina ha conosciuto il formalismo (indice di decadenza e anticamera per il suo surclassamento) ma è altrettanto vero che il formalismo non ha nulla a che vedere con la ripetitività in se stessa la quale ha pure una valenza simbolica.
Ignoranza liturgica, idiosincrasia delle forme simboliche tradizionali, cortocircuiti logici, slogans pauperistici e inutilmente polemici, sono solo alcune delle caratteristiche di questo papato che tende sempre più a porsi come un antipapato. Che i cattolici lo sappiano bene e aprano gli occhi!

Anonimo ha detto...

Splendida riflessione !
Dobbiamo stare semplicemente fermi , ben piantati.

Anonimo ha detto...

Papa: stop cure se non proporzionali
Messaggio a convegno internazionale Pontificia Accademia Vita
http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/11/16/papa-stop-cure-se-non-proporzionali_45414dad-63b0-415c-bd66-209293a8d47c.html

Sacerdos quidam ha detto...

OT: per chi fosse interessato, ecco i riferimenti ai quali mi riferivo ieri riguardo alle visioni della Beata Caterina Emmerich:

p. Schmoeger, 'Vie d'Anne Catherine Emmerich' (in tre tomi):

- tomo III, pp. 69-71 (visione del 13 maggio 1820, per quanto riguarda la questione dei 'due Papi');

- e p. 74 (visione del 12 luglio 1820, per quanto riguarda la 'Messa breve' senza l'ultimo Vangelo).

I numeri di pagina fanno riferimento ai volumi scaricabili al link che ho già postato, ma che riscrivo ora:
http://jesusmarie.free.fr/anne_catherine_emmerich.html

Sacerdos quidam ha detto...

Comunque attenzione al sito web che ho segnalato, perché - a parte i libri scaricabili che ho citato - è 'normalista-vaticansecondista' e piuttosto insidioso.

Pietro C. ha detto...

La ripetitività è in tutta la nostra vita.
I pensieri passionali si affacciano ripetutamente nella mente umana, prima di tramutarsi in peccati.
La Chiesa li combatte con ripetute preghiere.
Il rosario cos'è se non una preghiera ripetitiva?
E in Oriente, con la cosiddetta preghiera di Gesù, cosa si fa se non ripetere infinitamente una breve frase rivolta al Signore? Tale ripetizione nei monaci che hanno trascorso molti anni in monastero, può arrivare anche alle 10.000 volte giornaliere!

Chi se la prende contro la ripetitività non ha capito come funziona l'uomo, come martella la tentazione, come la si combatte con la preghiera. Chi se la prende con la ripetitività potrebbe di fatto non essere affatto cristiano e smantellare deridendole, le poche difese che oramai il Cristianesimo ha...

Catholicus ha detto...

Chi usa espressioni così malevole lo fa o perché ha completamente perduto la fede (se mai l'ha avuta) o perché è in aperta malafede ed al servizio di poteri occulti che vogliono la rovina e la scomparsa del Cattolicesimo, prima, e del Cristianesimo poi (cioè anche delle sette protestanti), per instaurare una religione mondiale che non abbia più nulla di cristiano, dove sia scomparso ogni riferimento a Cristo Salvatore, alla SS.ma Trinità (e ovviamente anche all'Immacolata), alla trascendenza, al soprannaturale, ma ce sia solamente umanesimo laico, antropocentrismo, immanentismo, sdoganamento di tutti i vizi e e perversioni possibili e immaginabili. Una simile religione andrebbe a braccetto con il "braccio secolare", cioè con il governo mondialista dei massoni, l'élite occulta che vuole impadronirsi del pianeta, sbarazzandosi di ogni residua resistenza (Putin, Orban, Salvini, ecc.).

Anonimo ha detto...

Un frutto matura nella ripetizione dei gesti di cura, abitudine, sorvegianza e assiduità. Un frutto che non viene curato con gesti ripetitivi di amore non può vivere e finisce per morire. EVVIVA LA RIPETITIVITA'

Anonimo ha detto...

La foto è molto espressiva.
Se il fumo visibile fosse incenso esso rappresenterebbe la deprecata ripetitività; tuttavia, a fianco di cotanta sicumera riformatrice, la Valtorta forse lo direbbe "vapore di superbia".

Anonimo ha detto...

I pappagalli salveranno il mondo