domenica 9 luglio 2017

don Elia. Apologia pro via sua

Non penso che si tratti tanto di pro via sua - chi si pone come guida spirituale non ha una sua via - quanto di desiderio e volontà di districarsi nel ginepraio pazzesco il cui siamo senza rimanere impastoiati. E non è facile per nessuno di noi. Proviamoci insieme. 

Quando si combatte un nemico dalla forza (umanamente) schiacciante, non lo si affronta in campo aperto, ma si conduce un’azione di guerriglia. Quando si naviga nella tempesta tra opposti scogli, il timoniere che li evita non sta tentennando, ma impedendo alla nave di sfracellarsi. Quando si ha a che fare con una situazione completamente inedita, le soluzioni più ovvie non sono necessariamente le più opportune. Quando sono i Pastori ad andare fuori strada, bisogna redarguirli senza porsi fuori della comunione gerarchica. Se poi qualcuno ha la verità in tasca, fa un dogma anche dell’opinabile e se ne infischia dell’unità del Corpo mistico, io mi dissocio. Qualora il mio dolore per l’attuale situazione della Chiesa sia traboccato in un sarcasmo tagliente, spero con tutto il cuore che questo non abbia favorito in nessuno l’esecrabile tentazione di spezzarla.

Poiché non amo le discussioni senza fine e senza frutto, per questa sorta di apologia della via che ho scelto (non certo di tutta la mia vita, come quella del beato Newman) preferisco le metafore che fanno riflettere, mettendomi alla scuola dei sapienti della Bibbia e del nostro stesso Maestro. La ricerca di una terza via non è automaticamente sinonimo di equilibrismo e compromesso, ma normale espressione dell’uso di quell’intelletto che ci ha fornito il Creatore. Non ho mai accettato di essere intruppato in uno schieramento tanto compatto da esimermi dall’obbligo morale di pensare e di decidere, giacché la ragione e il libero arbitrio mi rendono responsabile davanti a Dio e alla mia coscienza – e di questo fardello non mi posso semplicemente sbarazzare.

Non ho mai inteso negare che ogni atto di riparazione, pubblico o privato, abbia comunque un effetto nell’economia divina e ottenga delle grazie, ma mi sono solo concesso la libertà di riflettere sul reale effetto delle nostre manifestazioni pubbliche in una società che è diventata un “buco nero” che risucchia anche la luce e se ne nutre. La macchina mediatica, in altre parole, riesce a piegare perfino l’affermazione della verità a sostegno dell’errore. Dato che ormai, per moltissima gente, quel che dice la televisione è verità assoluta, l’interesse dei mass media – inevitabile quando si scende in piazza – è una trappola che non solo neutralizza (sul piano umano) le intenzioni più sacrosante, ma le usa a vantaggio della sovversione. I nemici che abbiamo di fronte sono persone che si sono messe al diretto servizio del diavolo; i burattinai del sistema, per poter dominare le masse, hanno indotto una forma di demenza collettiva che ora sfrutta per dirigerle come vuole. Il Signore ci insegna a valutare bene l’avversario e le nostre forze, prima di affrontarlo a viso aperto (cf. Lc 14, 31).

Dobbiamo allora rinunciare a difendere pubblicamente la verità e rintanarci nelle devozioni private? Certamente no, ma dobbiamo usare quella prudenza soprannaturale che ci fa comprendere quando e con chi è opportuno parlare senza ottenere l’effetto contrario, approfittando al tempo stesso di tutte le occasioni di penitenza e mortificazione che ci si presentano. Su quest’ultimo punto, però, avverto una certa reticenza… I Santi si maceravano nel nascondimento, ma poi parlavano con franchezza, direttamente e personalmente, alle persone rivestite di autorità nello Stato o nella Chiesa. È ovvio che le pratiche penitenziali richiedano una saggia gradualità che permetta di evitare le trappole del demonio, mentre l’offrirsi come vittima esige un alto grado di maturità interiore e il permesso del padre spirituale. Ma nessuno ci impedisce di cogliere e valorizzare le innumerevoli occasioni che abbiamo quotidianamente di mortificarci e di aiutare altri a riflettere.

C’è chi ha l’impressione che io abbia un dente avvelenato contro qualcuno e che stia attraversando un passaggio delicato. Mi sia permesso rilevare con delicatezza che tali “processi alle intenzioni” assomigliano molto agli odiosi psicologismi con cui i modernisti cercano di squalificare chi non si omologa alla loro ideologia. In realtà ci troviamo tutti in un passaggio delicato e, quindi, nella necessità di evitare gli scogli, specie quelli ben camuffati. Quello che, in generale, mi sta a cuore ribadire è che la vita cristiana non può limitarsi al “minimo sindacale” o alle dichiarazioni di principio, ma è una vocazione alla santità, per tutti. Una vocazione da vertigini – siamo d’accordo – ma è quella. L’arma decisiva della nostra battaglia è dunque proprio la santità, nella misura che Dio ha assegnato a ciascuno, certo, ma la santità.

Se con qualcuno ho un dente avvelenato è con quei sacerdoti, membri di una fraternità a cui per altro verso dobbiamo moltissimo, che incitano i fedeli a disertare la Messa domenicale qualora non possano partecipare a quella tradizionale. Sono troppi, ormai, i lettori che mi scrivono confusi e angosciati dopo aver partecipato agli esercizi spirituali. In nome di Dio, non si può spingere la gente a violare in modo grave il terzo comandamento per amore della Tradizione, poiché questo è del tutto contrario alla Tradizione stessa! È innegabile che il novus ordo sia molto carente e, soprattutto a causa delle modalità celebrative più diffuse, possa a lungo andare deformare la fede, ma chi è ben istruito nella dottrina cattolica non corre certo questo rischio, dato che la sua retta precomprensione lo “vaccina” dalle distorsioni. Qui è in gioco la salvezza delle anime: rischia di portarle fuori strada chi – quasi fosse il detentore esclusivo del vero – si arroga il diritto di stabilire come, dove e quando vadano osservati i Comandamenti: se il terzo, perché non gli altri?

Non sto difendendo opinioni personali: l’unica cosa per la quale perdo le staffe è il bene delle anime! Non è lecito mettere i fedeli di fronte all’alternativa tra l’essere abbandonati al modernismo selvaggio e l’essere segregati in una “chiesuola a parte” guidata da preti che vivono in un mondo a sé e spesso non hanno una percezione sufficiente della realtà vera, quella in cui è costretto a vivere il Popolo di Dio, il quale non si riduce a un’accolta di eletti rinchiusa in una torre d’avorio, ma, per quanto sbandati e corrotti, comprende tutti i battezzati. È possibile che il Verbo incarnato abbia versato fino all’ultima stilla di sangue, di cui una sola sarebbe bastata a salvare il mondo, solo per quei pochi che accettano di incastrarsi nel letto di Procuste di una versione del cattolicesimo sclerotizzatasi in una forma che, così rigida, non è mai esistita?

Per concludere, lascio la parola a una lettrice che si firma simpaticamente Una vagabonda di Dio. Non è per darmi importanza, ma semplicemente per offrire una testimonianza di quel che significa oggi, per un cattolico, navigare tra opposti scogli: 
«Ringrazio don Elia perché è una delle poche voci che non mi fanno sentire matta quando avverto un clima di neognosticismo da tutte le parti, nel moderno ricorrere alle scienze antropologiche e psicologiche per redigere i parametri dello Spirito Santo, che «non si sa dove va» (ma non intendeva dire che è disorientato), e ancor di più per definire il vocabolone discernimento, diventato il solvente linguistico alla soluzione del «Ma posso o non posso?». Dall’altra parte, vi è altresì la barricata degli intellettualoidi maniaci di storicismo e di citazioni. Nel mezzo ci sono – ci sarebbero – i mistici e i santi, che in ogni epoca hanno incarnato il Verbo. Il Curato d’Ars fu uno spigolo vivo nel periodo successivo alla Rivoluzione Francese. Fu uno spigolo nelle ginocchia sia per la nouvelle culture che per il clero codardo dell’epoca… e sapeva poco o nulla di latino. Aveva 298 parrocchiani e mangiava patate ammuffite per penitenza e per salvare anime, il cui numero (298!) gli pareva una quantità pazzesca.
Ringrazio don Elia perché esce dal dualismo astratto del conflitto asimmetrico tra il partito del vero e il partito del buono. Sì, abbiamo i santi, ma che ormai sono solo una parentesi accanto al Vangelo del giorno (memoria oppure memoria facoltativa). Non conosciamo la Bibbia, i santi ancora meno. I mistici li relativizziamo, eppure sono sempre loro le pietre scartate dai costruttori (intellettuali) che ci rivelano l’impronta di Dio nel cammino della Chiesa pellegrina. Ognuno può salvare anime. E i più dotti come i più ignoranti sanno come si fa. Ma bisognerebbe avere meno desiderio di aver ragione e più amore per Cristo. Amare Cristo senza preoccuparsi in prima persona della salvezza dell’anima di qualcuno che ci sta accanto è come amare senza incarnazione. D’altra parte Cristo non si è antropologizzato, ma si è incarnato, e sono due realtà differenti, visto che era e resta vero Dio (la scienza antropologica del divino umanizzato è un po’ l’eresia gnostica di ogni tempo).
Salvare anime è urgente. I santi non facevano altro che cercare di darsi da fare per Dio in questo modo. Buone patate ammuffite a tutti».

58 commenti:

Anonimo ha detto...

Il problema è che le Messe in Rito Romano Antico sono pochissime. Le Messe NO sono sempre meno perché mancano o i preti. In compenso è facilissimo trovare centri islamici o moschee. Tutti i musulmani anche gli analfabeti non arabofoni imparano a pregare in arabo. Imparare il Corano a memoria è considerato un grande merito. Noi invece abbiamo preti progressisti molto dialoganti con tutti che si mettono a ridere se si parla della Messa in Rito Romano Antico. Il clero progressista sta contribuendo a islamizzare l'Italia. Se l'Islam fosse la religione vera sarebbe una bellissima cosa. Invece l'unica religione vera è la nostra. Cosa possiamo fare noi laici per opporci a quello che sta avvenendo ? Alla Fraternità di San Pio X dico: per fortuna che ci siete. Anche se non posso andare per il momento alle loro Messe spero un giorno di poterlo fare. Se posso permettermi consiglio a tutti di leggere la biografia di Monsignor Lefebvre scritta da Cristina Siccardi. è stato un sacerdote e un uomo straordinario a cui devo moltissimo anche se non l'ho mai incontrato.

tralcio ha detto...

Caro don Elia,
il punto è che, umanamente parlando, il nemico ha una forza schiacciante.
Agisce "sine dubia", spesso al contrario di come richiederebbero la logica, il buon senso e almeno l'educazione.

Due piccoli spunti di attualità: l'articolo di Tosatti http://www.marcotosatti.com/2017/07/08/muller-critica-il-modo-in-cui-e-stato-licenziato-la-dottrina-sociale-deve-valere-anche-in-vaticano/
e quello sulla Bussola
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-charlie-se-anche-l-osservatore-preferisce-la-morte-20414.htm

Oggi, che da calendario è anche memoria di Santa Veronica Giuliani, che visse la propria santità proprio negli anni in cui fu costituita la massoneria, mentre Veronica fu costituita da Dio mediatrice fra Gesù e i peccatori, che ebbe la grazia di liberare quante anime voleva dal Purgatorio. Aveva continuamente presenti al suo spirito i bisogni della Chiesa e specialmente dei sacerdoti. Nel suo cuore verginale furono trovati scolpiti gli emblemi della passione così come li aveva descritti e persino disegnati per ordine del confessore.

Umanamente parlando il nemico ha una forza schiacciante. Eppure ha già perso!

Il vangelo di oggi parla a chi è stanco: stanco della protervia di chi ti interrompe persino la Santa Messa per parlarti di cose sue. Stanco di chi odora talmente di pecora (ovvero dei peccati delle pecore che ascolta in confessione, prendendo atto della miserabile condizione delle anime ribellate a Dio) da non profumare più di Dio avendo più gusto di quell'odore che dell'incenso che libera lui e quelle del perdono e la presenza di Dio: il buon pastore non è una pecora, il pastore lava, sta a mensa con la famiglia che nutre, ha parole non da animale, ma da vero uomo. Il vangelo è per chi è oppresso dalla falsità, dal puzzo, dai lupi, dai ladri di verità, da chi diseduca il gregge con mille scuse. E cosa dice Gesù?

Venite a me. Basto io. E' lui il "ristoro".
E' proprio vero: bisognerebbe avere meno desiderio di aver ragione e più amore per Cristo. Amare Cristo senza preoccuparsi in prima persona della salvezza dell’anima di qualcuno che ci sta accanto è come amare senza incarnazione. D’altra parte Cristo non si è antropologizzato, ma si è incarnato, e sono due realtà differenti, visto che era e resta vero Dio (la scienza antropologica del divino umanizzato è un po’ l’eresia gnostica di ogni tempo). Salvare anime è urgente. I santi non facevano altro che cercare di darsi da fare per Dio in questo modo. Buone patate ammuffite a tutti.

Grazie don Elia. Stiamo lì. Davanti al tabernacolo. A riparare, con a cuore la salvezza delle anime. Purtroppo c'è chi ha scelto di servire un altro "signore", quello che domina questo mondo. Ne è totalmente plagiato. Ma, per grazia di Dio, è ormai ben riconoscibile.

Luisa ha detto...

Con questo post "don Elia" reagisce alle numerose reazioni al suo ultimo post.
Siccome diversi paragrafi erano già presenti in quel post e nella discussione che ne è seguita non vedo l`utilità di riprenderli e ripetermi, rimetto dunque il link:

http://chiesaepostconcilio.blogspot.ch/2017/06/don-elia-omosessualismo-e-tradizione.html

Solo qualche osservazioni, quando "don Elia" scrive:

-" Non ho mai accettato di essere intruppato in uno schieramento tanto compatto da esimermi dall’obbligo morale di pensare e di decidere, giacché la ragione e il libero arbitrio mi rendono responsabile davanti a Dio e alla mia coscienza – e di questo fardello non mi posso semplicemente sbarazzare. "

Forse che "don Elia" pensa che coloro che non scelgono, come lui, la "terza via" si esimono di quell`obbligo? Sono intruppati e non fanno uso della loro ragione?

-"Don Elia" scrive ancora" :

"C’è chi ha l’impressione che io abbia un dente avvelenato contro qualcuno e che stia attraversando un passaggio delicato. Mi sia permesso rilevare con delicatezza che tali “processi alle intenzioni” assomigliano molto agli odiosi psicologismi con cui i modernisti cercano di squalificare ..."

Quel "chi" sono io, passo con altrattanta delicatezza sugli "odiosi psicologismi":)...se ho usato l`espressione "dente avvelenato" , forse mal scelta o eccessiva (i limiti del mio italiano carente) è perchè sono un`attenta lettrice dei contributi di "don Elia" sul suo blog, quel che io ho definito "dente avvelenato" "don Elia" lo definisce il suo "sarcasmo tagliente", chi ha letto i vari post, sa che "don Elia" è sovente andato al di là di un tagliente sarcasmo. Transit.

Osservo infine che "don "Elia" riprende e accetta di avere il "dente avvelenato" contro la FSSPX da lui definita "una chiesuola a parte" e contro i suoi sacerdoti che, sempre secondo don Elia, vivrebbero " in un mondo a sé" e spesso non avrebbero "una percezione sufficiente della realtà vera, quella in cui è costretto a vivere il Popolo di Dio, il quale non si riduce a un’accolta di eletti rinchiusa in una torre d’avorio"...

Lascio chi è membro della FSSPX rispondere a "don Elia", mi limito a dire che, conoscendo, senza farne parte, e famiglie e sacerdoti della FSSPX l`impressione che ne ho è tutto salvo quella descritta da "don Elia", sono ben altre le persone alle quali, sul suo blog, "don Elia" ha destinato il suo "sarcasmo tagliente" e che mi hanno condotta ad usare quell`espressione.

mic ha detto...

Grazie ad Anonimo tralcio e Luisa e a tutti quanti vorranno intervenire. Ci sono diversi nodi da sciogliere. Ed è bene non oltrepassarli.

Anonimo ha detto...

...
Qui tombent alors dans deux excès opposés : soit à droite, le sédévacantisme, la « Résistance » ou que sais je ; soit à gauche, l’obéissance aveugle des conciliaires. La position de F.S.S.P.X est comme une ligne de crête visiblement bien difficile à tenir (surnaturelle) entre ces deux pentes sur lesquelles la plupart glissent plus ou moins facilement car coïncident à des penchants humains malheureusement trop naturels : la peur de l’inconfort qu’entraîne la juste résistance à l’autorité, d’un côté ; la réaction jusqu’au-boutiste, injuste et suicidaire, de l’autre, aussi inspirée par la peur de perdre le confort de l’entre soi, si peu conforme à la parabole du Bon Pasteur ou de LA brebis perdue. Les extrêmes se rejoignent!
http://tradinews.blogspot.it/2017/07/impossibilite-absolue-de-se-couper.html

mic ha detto...

Ma bisognerebbe avere meno desiderio di aver ragione e più amore per Cristo. Amare Cristo senza preoccuparsi in prima persona della salvezza dell’anima di qualcuno che ci sta accanto è come amare senza incarnazione.

Da incorniciare.
Ma, premesso che diversi articoli uno dopo l'altro che ripartono sempre da capo insistendo sugli stessi punti senza recepire le equilibrate osservazioni di molti interlocutori, lascia l'impressione che si vogliano riaffermare le proprie ragioni e dunque "aver ragione". Questo è quanto emerge dall'esterno, mentre il foro interno lo conosce solo il Signore.
Attenzione a non scambiare il rigore (che non è rigorismo né mancanza di Carità) con rigidità.
Per il resto siamo tutti disorientati; ma il nostro sforzo più grande, con l'aiuto del Signore, è quello di non perdere l'oggettività.
Ci sono molti punti che meritano tutta la nostra attenzione e il necessario approfondimento (quello della Messa in primis).
Cercherò di dare un mio contributo di approfondimento appena riesco.

Sempre in breve, sono perplessa sull'atteggiamento rispetto alle pubbliche riparazioni, la cui ragione principale è rivolta a Dio e quindi prescinde da qualunque giudizio ne possano dare gli altri e dai risultati; il che invece primeggia nelle considerazioni di don Elia. Egli sembra dimenticare anche quanto certe azioni, che più semplici non si potrebbe - anche se 'scomode' per il mondo e per troppo clero - oltre ad essere fonte di grazia, incentivano il risveglio dal basso e diventano esemplari mentre rafforzano, creano contatti e compattano persone di buona volontà che non possono più ignorare che la fede è anche questione pubblica ed è necessario viverla fuori dalla sacrestie o da recinti chiusi a doppia mandata. E qui, i sacerdoti della FSSPX (non erano i soli, ma pochi gli altri) sono stati in prima linea...

Luisa ha detto...

"Egli sembra dimenticare anche quanto certe azioni, che più semplici non si potrebbe - anche se 'scomode' per il mondo e per troppo clero - oltre ad essere fonte di grazia, incentivano il risveglio dal basso e diventano esemplari mentre rafforzano, creano contatti e compattano persone di buona volontà che non possono più ignorare che la fede è anche questione pubblica ed è necessario viverla fuori dalla sacrestie o da recinti chiusi a doppia mandata. E qui, i sacerdoti della FSSPX (non erano i soli, ma pochi gli altri) sono stati in prima linea..."

Condivido in toto.
Un esempio recente, che non è estraneo alla nostra fede, quello del piccolo Charlie: le preghiere pubbliche e private salite al cielo, gli interventi numerosi e di varie fonti, hanno piegato l`intransigenza dell`ospedale.
Se chi ha capito e sentito l`atrocità di quel stava succedendo, e l`urgenza che necessitava, fosse stato zitto per una mal compresa "prudenza", per paura di affrontare il potere mortifero che considera che dare la morte ad un bimbo (ma non solo) è rispettare la sua ""dignità"", è probabile che Charlie oggi sarebbe morto.

tralcio ha detto...

Oggi il vangelo riferisce un'espressione bellissima di Gesù, quasi un "sospiro di sollievo":

<>

Lasciamo stare quei "buontemponi" che potrebbero vedere qui un rimprovero ai vari S.Tommaso, S. Agostino etc che hanno punteggiato secoli di sapienza cristiana.
Non trascuriamo nemmeno il fatto che il re Salomone, il più sapiente di tutti, fu accontentato da Dio in questa richiesta, salvo finire con l'idolatrare gli dei stranieri ed essere associato al triplo sei che identifica l'apoteosi dello snaturamento della conoscenza di Dio.

Stiamo ai piccoli che impersonificano la vera sapienza. Una sapienza possibile a patto di essere piccoli. E' la piccolezza di Maria di Nazaret e dei santi, anche i più dotati di acume e intelligenza come talento e perciò come dono di Dio.

Il "piccolo" sa di essere al massimo un consapevole recapito di un dono ricevuto!
Chi si fa "grande" pensa di "conoscere Dio" al punto da appropriarsene e dire agli altri: ho capito tutto! Si fa così! Dio è questo e quest'altro!

Invece no (e mi riallaccio anche alla sottolineatura di Mic): Dio resta absconditus anche per le eccellenze del pensiero a livello di un Blaise Pascal. Dio sta lì, celato in un sacramento, in un'ostia consacrata. Dio si rivela in Gesù e Gesù ci chiede umiltà e piccolezza: Colei che è la piena di grazia, madre della sapienza, è l'umile per eccellenza e restituisce ogni merito al Signore che magnifica e nel quale esulta la sua anima.

E' questa la sapienza necessaria, una sapienza da piccoli, che non riducono Dio alle nostre misure e si fidano di Gesù, senza reinterpretazioni così' sapienti dal passare dal primo Salomone a quel che muore idolatra. Dall'essere "tempio di Dio", ospitando il Suo Spirito, a costruire un tempio a Dio, per riceverne onore, sovente usandoLo a proprio beneficio.

Il "sospiro di sollievo" di Gesù deve riguardarci come persone piccole, che non si preoccupano di essere apprezzate dal mondo, dai grandi, facendosi grandi, magari presentandosi umili... Il serpente, il signore del mondo, è un abile mistificatore. Bisogna stare lontani da lui e vicini a Gesù. Ore e ore, davanti al Tabernacolo. Lì c'è la luce. Basta un solo fotone al posto dei luccichii dei flash che ci immortalano per "brave persone", sottolineando le nostre idee su Dio, magari abolendo il peccato.

Anonimo ha detto...

In una fase quasi letale come questa credo che chi è critico per quello che sta succedendo non debba dividersi rimandando le distinzioni a dopo. Se ci sarà un dopo. Non dimentichiamo che il fronte modernista/normalista è al contrario compatto al suo interno e con i suoi sodali laici. Siamo già fritti così figuriamoci divisi e litigiosi.
Miles

irina ha detto...

La difficilissima strada della santità è personale. Ognuno ha la sua. Le vite dei Santi sono modelli dai quali ognuno trae quel che gli necessita, quello che parla al suo cuore. E tutti i Santi sono sottostati ad un Padre Spirituale che, attraverso la Dottrina,ha reso possibile a quell'anima pazza di Dio, Uno e Trino, di diventare una Sua sapiente collaboratrice in ciò che, passo passo, Lui le indicava. Ci sono persone che sono più social ed altre molto meno ma, non è detto che quelle meno social siano meno attente ai reali bisogni di chi il Signore ha posto sulla loro strada. Ognuno di noi ha il suo biglietto da visita, che porge al prossimo appena apre bocca o compie il più semplice gesto quotidiano. Ognuno è fatto a suo modo, chi più avanti, chi più indietro, chi tra le nuvole. Possiamo solo essere grati al Signore se ci ha donato quella capacità di comprendere, che a noi sembra un pochino più su di quella di tanti altri, naturalmente più giù. Ma quale Osanna innalziamo al buon Dio quando a quel 'rozzo', incontrato per caso in montagna o al mare, capita di farci un discorso, semplice e antico, che ci tocca il cuore e ci lascia con le lacrime agli occhi!

Anonimo ha detto...


# Bisogna preoccuarsi di salvare le anime di chi ci sta accanto...

Giustissimo. Ma non solo di chi "ci sta accanto". Di chi sta sopra di noi, no? Non ci preoccupiamo della salvezza dell'anima di Papa Francesco?
Da qualche tempo professa apertamente un'eresia, da quando ha detto in una delle sue interviste (che sono componenti essenziali della sua pastorale) che Lutero aveva ragione quanto alla Giustificazione per sola fede, senza le opere. Eresia manifesta dal momento che tale opinione è stata condannata da Leone X, da altri due Papi e dal Concilio di Trento, con tutti i crismi della definizione solenne, dogmatica, con tanto di anatema allegato.

Povero Papa Francesco, che dichiara giusto quello che il dogmatico Concilio di Trento ha definito ingiusto perché contrario alla verità rivelata, distruttivo dell'etica cristiana.
Povero, perché, se non farà ammenda pubblicamente di un errore così grave e fuorviante per i fedeli prima di morire, molto probabimente se ne andrà all'Inferno.
L'anima del Papa attuale è dunque gravemente in pericolo di eterna dannazione. Mi aspetto allora che quelli che si preoccupano tanto della "salvezza del vicino" per coerenza si preoccupino ugualmente e pubblicamente per la salvezza di chi è molto lontano da noi, per l'elevatissima posizione che occupa nella gerarchia sociale e religiosa. PP

mic ha detto...

Inserisco la citazione di tralcio, illeggibile perché posta tra apici invece che tra virgolette (gli apici hanno un uso tecnico: nel linguaggio htm - html servono per aprire e chiudere i tag):

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Mt 11,25-30

mic ha detto...

L'anima del Papa attuale è dunque gravemente in pericolo di eterna dannazione. Mi aspetto allora che quelli che si preoccupano tanto della "salvezza del vicino" per coerenza si preoccupino ugualmente e pubblicamente per la salvezza di chi è molto lontano da noi, per l'elevatissima posizione che occupa nella gerarchia sociale e religiosa.

E per quanto è perniciosa per tante anime, proprio in virtù della sua posizione di grande autorevolezza e visibilità, la sua predicazione pressappochista e monca, quando non in odore di eresia.

irina ha detto...

Concordo con PP, dobbiamo occuparci di tutti gli eretici, i cerchiobottisti, gli ipocriti che ci guidano. Oltre le preghiere ,le processioni, si potrebbero fare delle novene, mirate, affinchè per esempio il Signore vinca l'invincibile ignoranza del Suo Vicario. Se facciamo una novena a vescovo, cominciando da quelli più malmessi, in un anno potremo recuperare 40 vescovi. I digiuni e le discipline sono liberi. Ma queste preghiere insieme, in contemporanea, aiutano perché non è facile pregare per chi ti ha fatto cadere le braccia.
Vorrei tornare poi su quella correzione a stampa, a cui ho fatto cenno forse un paio di giorni fa. Occorre un accordo tra i pochi, seri, editori cattolici mondiali e una colletta di noi tutti( per evitare il mecenate che, prima o poi potrebbe essere tentato di inquinare l'impresa). Un minuscolo libricino, cm 9 x cm 14 ( tipo moleskine) copertina e quarta di copertina con una bellissima riproduzione di un opera d'arte, frontespizio: Dubia ( sono incerta se mettere gli autori, forse è meglio di no, perché loro hanno dato voce a chi non l'ha); testo latino primo dubium con risposta, a fronte stesso testo in lingua nazionale con risposta. La carta non deve essere quella lucida, simil elegante, pesantissima, ma quella opaca, avorio, resistente. Le pagine cucite. Occorre una persona che coordini, conosca le lingue, sostenga, entusiasmi, incalzi alle scadenze e chiami a raccolta le forze sane che possano farsi parte diligente. Pubblicato va distribuito: ai giovani, classi superiori, università, apprendisti, fidanzati; ai seminaristi, sacerdoti, monsignori e via a salire. Poi a chi conosciamo, un dono prezioso. Da conservare. Gratuito per tutti, dato ad ognuno personalmente da amico ad amico. Questo è un abbozzo. Meglio se insieme si lima, si corregge, si propongono migliorie. Se vi sembra giusto che la risposta ai dubia venga pubblicata e diffusa capillarmente, diamoci da fare. Intanto per il momento è come se molte guide fossero con la febbre alta. Non sono in grado di rispondere. E delle risposte per finta dei fanfaroni, non sappiamo che farcene.

tralcio ha detto...

Un altro passaggio non banale di Don Elia -chiedendo scusa per il terzo intervento (e anche per la goffaggine informatica)- è questo:

"dobbiamo usare quella prudenza soprannaturale che ci fa comprendere quando e con chi è opportuno parlare senza ottenere l’effetto contrario, approfittando al tempo stesso di tutte le occasioni di penitenza e mortificazione che ci si presentano. Su quest’ultimo punto, però, avverto una certa reticenza… le pratiche penitenziali richiedono una saggia gradualità che permetta di evitare le trappole del demonio, mentre l’offrirsi come vittima esige un alto grado di maturità interiore e il permesso del padre spirituale. Ma nessuno ci impedisce di cogliere e valorizzare le innumerevoli occasioni che abbiamo quotidianamente di mortificarci e di aiutare altri a riflettere".

I "piccoli", che sono i soli sapienti ai quali Dio mostri qualcosa della Sua conoscenza, alla quale siamo per altro chiamati tutti, riconoscono innanzitutto lo stile di chi non è come loro. E' lo stile di chi è tutto rivolto alla terra, al mondo, alla materia. E' lo stile di chi antropologizza Dio, facendone uno con il quale si tratta alla pari. Invece noi, impastati di materia, di pochi o molti peccati e persino di vizi, non siamo dov'è Lui! Dio è libero perchè in Lui c'è spiritualità, soprannaturalità e divinità e in noi no.

Ai "piccoli" Dio però concede di contemplarne qualche frammento. E i "piccoli" pregano di poter contemplare questi soli barlumi, senza pretendere di "capire Dio" dicendo noi quel che avrebbe detto Lui, magari 19 e più secoli dopo che quello stesso dettaglio si era sempre capito altrimenti.
La penitenza, la mortificazione, l'ascesi, la riparazione, sono occasioni sempre disponibili per purificare qualche superbia di troppo e sono tutte accessorie all'adorazione del mistero di Dio, proprio mentre si è alla ricerca di qualche Suo dono.

Un ottimo strumento di misura della genuinità della piccolezza è il grazie che il piccolo rivolge a Dio per ogni dono (la Santa Messa è rendimento di grazie tanto quanto è offerta di sé e riparazione): quante volte ringraziamo davvero se ci capita di aver capito uno iota di Dio? Chiediamo a Gesù di mostrarci (Lui, che è vero Dio!) che cosa vuole il Padre da me? O sappiamo già tutto? O pensiamo che siamo stati bravi a fare una certa riflessione?

Questa consapevolezza potrebbe compattare i ranghi di chi rischierebbe di dividersi spaccando lo iota in quattro, agitando orgoglioso il proprio fotone di Dio, mentre chi ha scelto le tenebre è unito nel far uso della luce artificiale, idolatrando i lumi umani.

Luisa ha detto...

E intanto 350.000 persone hanno firmato una petizione per domandare all`ospedale che il piccolo Charlie possa essere trasferito in un ospedale all`estero:

http://www.20min.ch/ro/news/monde/story/Vaste-petition-pour-maintenir-en-vie-un-bebe-28041713

Giacomo Muraro ha detto...


Non sono d’accordo con le parole “velenose” e poco cristiane lanciate da don Elia in faccia ai sacerdoti della Fraternità san Pio X. Non corrisponde a verità l’affermazione che si incitino tout court i fedeli a disertare la Messa domenicale riformata. Mons. Lefebvre e i suoi seguaci hanno sempre affermato che “la nuova Messa non è di per sé invalida, ma comporta un forte rischio di invalidità… se il celebrante si ponesse in contraddizione cosciente con l’intenzione della Chiesa (per esempio rifiutando di celebrare un sacrificio e volendo fare solo una memoria dell’ultima cena), la messa sarebbe invalida”. A proposito consiglio di leggere il breve esame critico della nuova Messa presentato a Paolo VI dai cardinali Ottaviani e Bacci, e inoltre “Il catechismo della crisi nella Chiesa” di don Matthias Gaudron, ed. Ichthys).
Sorvolo sulle espressioni poco simpatiche rivolte a una “chiesuola a parte guidata da preti che vivono in un mondo a sé e spesso non hanno una percezione sufficiente della realtà vera…” parole che possono uscire solamente dalla bocca di uno che ha il “dente avvelenato”.
Ave Maria.

Luisa ha detto...

Segnalo un articolo scritto da Tosatti per il sito "First Things" che descrive, con degli esempi precisi, il medodo Bergoglio per governare la Chiesa e sbarazzarsi dei "disturbatori".
Edificante:

https://www.firstthings.com/web-exclusives/2017/06/the-popes-power

Tradotto in francese qui:

http://benoit-et-moi.fr/2017/actualite/le-pouvoir-du-pape.html

Anonimo ha detto...

Ogni sera in casa Catellani si recitava, tutti insieme, il Santo Rosario.

https://www.youtube.com/watch?v=kmiD3SWjZVU
https://www.youtube.com/watch?v=cOrvmaZ7KRI

L'efficacia della VITA CONTEMPLATIVA dipende dalla VITA DI GRAZIA .
Piu' si e' in comunione con Dio piu' si diffonde nel Corpo Mistico (la Chiesa) e nel mondo LA VITA DIVINA , di cui abbiamo assolutamente bisogno per salvarci e raggiungere la felicita' a cui siamo destinati per volere Divino .
Fra' Elia Catellani

Diego ha detto...

Davvero lodevole la novena per i vescovi ma, visto che il tempo è poco nessuno me ne voglia se continuo a seguire il mio ordine di preghiera: bimbi abortiti, piccoli sofferenti in tutto il mondo negli ospedali, bambini e disabili sopratutto gravi, le loro famiglie che danno prova di un coraggio ammirevole ogni giorno, tutte le brave persone ma che sono lontane da Cristo, i sacerdoti e i consacrati che seguono Cristo con vero Amore, i sacerdoti che ci permettono di celebrare la messa tradizionale, defunti a me prossimi e anime del purgatorio (soprattutto quelle a cui nessuno pensa).
Come si vede non c'è nemmeno il tempo per la famiglia che il Signore mi ha affidato, figurarsi la novena per chi dovrebbe servire Cristo come scelta di vita e poi fa quel che tutti sappiamo.
Ho davvero difficoltà a trovare un posto nell'elenco di cui sopra...sarà che sono carente in discernimento....

marius ha detto...

Caro don Elia,
Lei ci stupisce: mentre finora aveva sempre sostenuto quasi indignato di non avere assolutamente il dente avvelenato contro chicchessia, ora qui improvvisamente riconosce di averlo per davvero, nella fattispecie verso una fraternità, che dalla descrizione non può essere altro che la FSSPX.

Visto che ci conosciamo un po’ più che superficialmente, e visto che Le è ben noto il fatto che mia moglie ed io frequentiamo l’ambiente SPX, non so se Lei ha pensato anche a noi, quando con quel tono sprezzante liquidava la Fraternità come una “chiesuola a parte” guidata da preti che vivono in un mondo a sé e spesso non hanno una percezione sufficiente della realtà vera, quella in cui è costretto a vivere il Popolo di Dio, il quale non si riduce a un’accolta di eletti rinchiusa in una torre d’avorio… quei pochi che accettano di incastrarsi nel letto di Procuste di una versione del cattolicesimo sclerotizzatasi in una forma che, così rigida, non è mai esistita?
Perché Le trasuda tutto questo disprezzo?
Avevamo perfino organizzato un incontro e una cena tutti insieme a casa nostra con tre preti, tra cui Lei ed un sacerdote della Fraternità, ma non era emersa neppure la minima parvenza di tutto ciò. Invece sarebbe stata un’occasione propizia per confrontarci e per chiedere spiegazioni al Suo confratello. Cosa per nulla accaduta. Ma eravamo lì per quello. E non avrebbe per nulla scalfito i rapporti interpersonali. Chi ama la verità non teme il confronto.
Comunque, scrivendo in quel modo Lei, volente o nolente, ci ingloba in questo Suo pesante ed indebito giudizio. E ce ne dispiace assai.

Continua...

marius ha detto...

Allora cogliamo l’occasione di raccontarLe come noi siamo approdati alla Fraternità. Come mai, in seguito ad alcuni precedenti incontri sporadici, ora la frequentiamo regolarmente, da un anno ormai.
Tenga presente che noi abbiamo trascorso una vita intera impegnati in prima linea in quella chiesa che Lei ha chiamato realtà vera. Dopo decenni di lavoro costante e paziente abbiamo dovuto concludere che lì l’amore alla verità è nel migliore dei casi soltanto un optional. Già molti anni prima di conoscere la Tradizione, di tappa in tappa, da un episodio della vita al successivo ci rendevamo conto di essere soli.
Poi cominciammo a scoprire qualche barlume di Tradizione durante il pontificato di BXVI, quando egli incentivava i vescovi e i preti a mettere sugli altari i Crocifissi e a distribuire la S.Comunione in bocca e in ginocchio. Siccome propugnavamo questo desiderio del Papa venivamo scambiati addirittura per dei... lefebvriani, al punto tale che il nostro parroco, tutto scandalizzato e paternalisticamente preoccupato per la nostra salvezza, ci sconsigliava caldamente di star lontano da "quei poveretti di tradizionalisti”.
Noi gli avevamo mostrato le foto, tratte dal sito del Vaticano, del Papa, che si limitava a dare il suo buon esempio (poiché come ben sappiamo, debole di governo, mai emise un decreto su Crocifissi e S.Comunione), ma il parroco scuotendo il capo ci aveva scoraggiato dal visitare quel sito, ritenendo che si trattasse della pagina web dei lefebvriani (!), gente scismatica scandalosa da scansare come la peste.
Qualche tempo dopo avvenne la vicenda dei Francescani dell’Immacolata, accusati di essere dei cryptolefebvriani, per il fatto di celebrare anche la Messa antica.
Ci dicemmo: andiamo a vedere anche noi questa Messa,... col risultato che di conseguenza ci siamo sentiti... dei cryptolefebvriani pure noi.
In seguito ci dicemmo pure: andiamo a vedere chi sono questi benedetti (o meglio maledetti) lefebvriani, se sono così tremendi, come quando dei primi cristiani si diceva che mangiassero i bambini.
Beh, il risultato è stato che, per quanto ci riguarda, abbiamo tolto il suffisso crypto dall’appellativo-insulto che ci era stato affibbiato addosso.
Ed eccoci qua.

Continua...

marius ha detto...

Ebbene, creda: in questo ambiente possiamo veramente dire: qui ci siamo.
L’amore alla verità qui non è certo un optional, ma la cosa principale.
Qui c’è sana dottrina e Messa vera.
E allora di primo acchito si potrebbe pensare: chissà che rigidità!
E invece no, tutto al contrario.
La rigidità la subivamo piuttosto prima, nella chiesa conciliare, dove se osavi esprimere un tuo pensiero secondo la semplice logica venivi subito bollato, ci dicevano di avere i paraocchi, di non essere “aperti".
Qui invece incontriamo persone di ogni estrazione, belle famiglie numerose, qualcuna anche con difficoltà, giovani entusiasti (con cui noi sessantenni usciamo a pranzo la domenica), gente impegnata anche politicamente in partiti diversi con posizioni anche contrastanti senza che ciò scalfisca il buon umore del ritrovarsi, dove ognuno esprime la sua opinione, ci si ascolta a vicenda rimanendo sinceramente amici malgrado le diversità.
Strano vero? Cose mai viste prima, né nei movimenti, né nell’AC, tanto meno in parrocchia.

Ancor tanto meno con gente che si definisce autenticamente cattolica, aperta, seguace della vera Tradizione, fedele alla Chiesa e che Lei, don Elia, conosce molto molto bene.
Infatti, come Lei sa, poco fa ci era capitato di intavolare una discussione sul CVII: apriti cielo! Scandalo inaudito, "il concilio non si tocca", “voi non siete cattolici!”.
Ma come? non si può essere in disaccordo su qualcosa? Nient’affatto, su queste cose non è possibile: "stare con voi è una pura perdita di tempo, meglio andare fare una passeggiata all’aria aperta, fa meglio alla salute”.
Questa sì è rigidità! La riconoscerà in quest’ambito.
Attenzione, non stiamo assolutamente parlando di Lei, caro don Elia, che conosciamo e apprezziamo soltanto come una persona squisita, amorevole e disponibile.
Ma proprio per questo rimaniamo più che mai sbalorditi da quanto da Lei scritto sopra.

marius ha detto...

Cara Mic,
don Elia ha citato una problematica che a mio avviso meriterebbe un approfondimento in un thread a parte.
Perché non sollevare un dibattito su questo tema così importante? sarebbe molto utile per tutti.
Giacomo Muraro ne ha già accennato sopra in modo molto appropriato.
È la questione del terzo comandamento e del precetto festivo.

Don Elia dice tra l'altro:
"È innegabile che il novus ordo sia molto carente e, soprattutto a causa delle modalità celebrative più diffuse, possa a lungo andare deformare la fede..."
Qui sta il punto.
E tu l'avevi già sviscerato benissimo nel tuo libro "La questione liturgica".

Quello che noi abbiamo scoperto e imparato è che piuttosto di "modalità celebrative" si tratta di contenuti differenti tra quelle che, con un artifizio un po' rabbinico, BXVI ha definito 2 forme diverse dello rito.
Mettere l'accento sulle modalità celebrative porta ad accettare come equivalenti o perlomeno come ugualmente accettabili le "due forme", basta celebrarle degnamente.
Chiaro che bisogna celebrare degnamente, ma il problema sta a monte:
è come se si parlasse di un musicista esecutore che deve interpretare una partitura. Dobbiamo distinguere gli aspetti interpretativi da quelli compositivi.

A questo proposito ti riporto il link di un interessante articolo tratto da La Porte Latine:
http://laportelatine.org/vatican/sanctions_indults_discussions/026_01_02_2017/06_2017_assister_a_la_nouvelle_messe_toulza.php

Il tuo traduttore potrebbe provvedere per pubblicarlo in italiano?
Ti assicuro io un'offerta per il lavoro ;-)

Anonimo ha detto...

http://www.partecipiamo.it/angela_magnoni/perle_preziosita_per_un_cammino_di_fede/articoli/dal_castello_interiore_di_santa_teresa_d_avila.pdf

mic ha detto...

Grazie Marius,
questo è un tema che scotta e che preme. Intanto, mentre è in corso la traduzione i cui contenuti terremo ben presenti per approfondire, segnalo questo link ad un mio articolo, tuttora attuale, ma che forse occorrerà aggiornare:
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/06/la-messa-tridentina-non-e-stata.html

tralcio ha detto...

La “terza via”, se così si può dire, c’è già ed è Maria di Nazareth.
E’ lei che tiene insieme, da mamma, la Traditio e la novità di Cristo, nel più classico degli et… et cattolici, senza trasformare la famiglia nel caos della “semper reformanda” che preferirebbero certi estranei scivolati nell'eresia, scimmiottati come modelli.

E’ indubbio che il Novus ordo sia potenzialmente portatore di disattenzioni, distorsioni e aberrazioni, in misura maggiore delle eventuali pecche del ben più robusto e collaudato Vetus (il quale, se conosciuto senza pregiudizio, permetterebbe di correggere il tiro laddove il Novus ha sbagliato la mira: l’adorare Dio). Infatti i pastori più ispirati e saggi hanno saputo edificare il gregge, ormai abituato al Novus Ordo e non immediatamente in grado di accostarsi al Vetus, mediante una liturgia Novus Ordo molto ben celebrata.
Ritengo doveroso non lacerare il Corpo Mistico, sapendo correggere e riparare quando l’errore lo imbratta.

Proprio per questo, tra un Novus Ordo planato nella secolarizzazione e ripieno di mondo e un Vetus che cerca di metterti, almeno un po’, nell’eternità di Dio, la mamma celeste è così preziosa per tutti: è creatura umana, ma piena di grazia. E’ perfezione spirituale, ma resta mamma di figli terreni. E’ “piccola”, umile e timorata di Dio, proprio perché non diventa capofila di qualsivoglia teoria vincente o schema migliore: la sua grandezza sta proprio nel dirsi ancella del Signore, raccomandando, per Gesù: “fate quello che vi dirà”.
La Madonna è uno spartiacque nella storia delle creature, perché da lei inizia un tempo che trae senso dalla sua santità che media tra Dio e l’uomo. La Beata Vergine è mediatrice e intercede. Il suo intelletto purissimo è rivolto verso il Cielo, anche se i suoi piedi hanno toccato terra, anche perché quel calcagno deve schiacciare il capo del serpente che della terra resta ancora Signore, per la creatura che rifiuta il Cielo.

La Madonna è pienamente protagonista della liturgia cosmica e di ogni liturgia che adori Dio in Cristo realmente presente: lei l’ha concepito, l’ha cresciuto, l’ha amato, l’ha accompagnato anche sotto la croce, mantenendosi pura e venendo finalmente assunta in Cielo, in corpo e anima. Non ha partecipato all’Incarnazione come semplice “contenitore”, come materia inerte, ma ha totalmente assicurato, senza vantarne alcun merito o diritto, le condizioni necessarie, riponendo ogni propria volontà al servizio dell’amore di Dio con il quale si è congiunta con piena disponibilità e affidamento.

Se la buona liturgia si distingue per l’essere sottratta al tempo, tanto quanto la pessima insegue il culto all’uomo e si inebria di storia e protagonismi umani, quindi mortali e storici, la vita della Madonna (come il suo apparire misterioso e miracoloso nei secoli della vicenda ecclesiale) si caratterizzano per una condotta sempre al di sopra della mera naturalità, proprio perché vivente già in Dio, al servizio della salvezza di tutti.

E’ questo modo di partecipare, Vetus o Novus, che -chiedendo a ciascuno piena adesione, disponibilità e fede- deve purificarsi di ogni legame mondano o pretesa di “aver ragione” per adorare il Solo che salva le anime. Oggi la Santa Messa ci ha parlato della scala di Giacobbe: Maria, persona umana, è a tal punto collaboratrice della salvezza, da essere la scala che si offre affinché gli uomini possano salire dalla terra al cielo… E’ la Ianua Coeli dalla quale Dio ha fatto irruzione nella creazione con l’Incarnazione del Verbo, presentandosi come porta (stretta) da cui transitare per raggiungere il Padre.

Anonimo ha detto...


Forse sarebbe utile rileggere mons. Lefebvre sulla nuova liturgia

A mio avviso sarebbe a questo punto utile leggere o rileggere tutte le critiche, al Novus Ordo fatte da mons. Lefebvre, nel cap. IV di "Lettera aperta ai cattolici perplessi", capitolo intitolato: "La Messa di sempre o la messa alla moda?". Ed impostare da qui la discussione. Credo che il libro sia stato ristampato di recente. Dalla sua precisa analisi, risultava che non era prudente cercare di seguire contemporaneamente l'una e l'altra liturgia, come se potessero in qualche modo integrarsi a vicenda. Valeva e vale l'evangelico: non si possono servire due padroni e cioè due riti, uno dedicato da tanti secoli ad adorare in modo teologicamente ineccepibile il vero Dio, l'altro ampiamente compromesso con lo spirito del mondo, tanto da essersi allontanato, come rilevarono i cardinali Bacci e Ottaviani, in modo impressionante dalla Messa quale definita dal Concilio di Trento.
PP

mic ha detto...

Può essere utile anche, insieme all'altro testo citato sopra, quanto dicevo qui, sul problema del biritualismo.
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/08/il-dilemma-del-biritualismo.html

Ma diventa necessario fare una ulteriore sintesi.

Anonimo ha detto...

Per chi fosse interessato ricordo che tutti i libri di Monsignor Lefebvre sono scaricabili dal sito laportelatine.org in eBook

Elia ha detto...

Non volevo aver ragione a tutti i costi, ho solo cercato di spiegare meglio la mia posizione.
Non ho nemmeno inteso dare un giudizio complessivo sulla Fraternità (che non ho nominato apposta) né su chi la frequenta, ma sono sbottato in seguito a tante confidenze angosciate di lettori in crisi di coscienza riguardo alla Messa. La dottrina di sempre va bene, ma certe conclusioni sono del tutto inaccettabili perché forzate e contraddittorie. Il "novus ordo" è strutturalmente carente - siamo d'accordo - ma non lo si può trattare alla stregua di un rito protestante, né si possono considerare potenzialmente modernisti tutti i sacerdoti che lo celebrano perché non possono fare altrimenti. Ancora meno è lecito complicare ai fedeli una vita già molto difficile instillando in loro scrupoli anche sull'osservanza del precetto festivo, salvo esonerarli con la recita del Rosario (cosa in sé ottima, ma da quando in qua sostituisce la Messa?). Chi stabilisce, poi, e con quale criterio, a quanti chilometri dev'essere la chiesa in cui si celebra il "vetus ordo" perché ci si possa considerare esentati dal precetto? Cinquanta, cento, duecento...? Parlo perché sono cose che ho sentito con i miei orecchi.
Quanto a pregare per la conversione del Papa, il 22 agosto celebrerò una Santa Messa in San Pietro per chiedere un cambiamento nella Chiesa. A tempo debito fornirò ulteriori dettagli a chi fosse interessato.

Anonimo ha detto...

Io lo sono .
Grazie

irina ha detto...

Ognuno deve fare del suo meglio. Durante le persecuzioni del secolo scorso la recita del rosario è stata sufficiente al riconoscimento, nel villaggio dove la recita avveniva, dell'esistenza della Chiesa. Il grande travaglio, che ora attraversa la Chiesa è evidente che, è patito da ciascuna singola anima. Si va come mosche cieche e come tali si rischia di sbattere, e si sbatte, qui e là. Nei periodi di decadenza, il decadente è sempre stato intrecciato col nascente. Una giaculatoria basta ad allontanare la nebbia e riprendere l'esile sentiero. Veramente essenziale è che non si menta a se stessi, perchè è lì che il Signore legge. La nostra genuina onestà di cuore, di mente, di parola, è quello che ci necessita; è attraverso questo nostro sforzo che il Signore ci purifica, ci rende capaci di capire e di comprendere, e poi di agire, senza strafare e senza omettere.

Anonimo ha detto...


E'un fatto, che da quando è stato imposto il Novus Ordo (1969) le cose sono andate sempre peggio per la Chiesa. Si era in piena crisi postconciliare e la rivoluzione nel rito della Messa si è evidentemente inserita nella crisi stessa, senza migliorarla. Qualcuno lo può negare? Dal punto di vista dell'efficacia, questo nuovo rito è stato del tutto negativo. Altrimenti la Chiesa non sarebbe oggi sull'orlo dell'estinzione, in mezzo agli scandali e all'apostasia dilagante, con Papi che, parlando a braccio, professano tranquillamente eresie, nell'indifferenza generale.
Sbaglia, allora, chi pensa che questo nuovo rito non piaccia a Dio, che sia per Lui come l'offerta di Caino? E perché dovrebbe essere gradito a Dio un rito che sempre più di frequente viene celebrato con tutti gli eretici e scismatici e con rappresentanti delle altre religioni?
E se non è gradito a Dio, perché attendervi?

Luisa ha detto...

"...ma non lo si può trattare alla stregua di un rito protestante, "

Che "don Elia" venga dalle mie parti, in una Svizzera scismatica di fatto, e constaterà che la messa riformata merita ampiamente quel nome nel senso che è protestantizzata, uno scempio insopportabile, rare sono le oasi in cui la Messa è celebrata degnamente e può dirsi cattolica.
La riforma liturgica mi ha fatto scappare lontano dalla violenza con cui è stata imposta, di ritorno ho ritrovato lo scempio alla sua massima potenza, partecipare a quelle messe era un vero "supplizio", dovevo turarmi le orecchie, chiudere gli occhi, mettermi in disparte e affrontare lo sguardo compreso quello del sacerdote quando mi inginocchiavo per ricevere la Comunione...poi non ho più potuto, ho smesso quando non mi sentivo degna di comunicarmi a causa della mia irritazione, quella messa-spettacolo era una vera sofferenza.
Dunque per scelta personale, e non perchè qualcuno me lo impedirebbe, evito la Messa riformata alla quale mi sento estranea.
Ma se dovessi trovare un sacerdote che celebra la Messa come l`ha voluta la Sacrosanctum Concilium che non prevedeva ribaltamenti di altare con il sacerdote girato verso i fedeli e non verso Cristo, la soppressione di balaustre, inginocchiatoi, e del latino, la comunione sulla mano, la participazione caotica, rumorosa che esclude il silenzio e il raccoglimento,, ecc., se dovessi trovare quel sacerdote non avrei problemi a riavvicinarmi alla Messa nuova.
Non posso approvare chi proibisce la frequentazione di una Messa, altro è spiegare al cattolico che si interroga la differenza fra la Messa di sempre e quella riformata, renderlo consapevole delle novità introdotte che sfigurano e occultano il Sacrificio Eucaristico, per poi lasciarlo scegliere e decidere in coscienza.

Anonimo ha detto...

Questa sera su Radio Maria alle ore 21:00
rubrica tenuta da Mons.Bux intitolata

Chiesa e Liturgia
(Don Nicola Bux)

Al termine dell'esposizione , chiunque puo' intervenire telefonicamente e porre domande .
Mons. Bux e' sempre disponibile e gentile .

Anonimo ha detto...


"Per poi lasciarlo scegliere e decidere in coscienza"

Il rito, espressione delle verità di fede essenziali, che esso celebra nell'adorazione dell'unico e vero Dio, Uno e Trino, non può ammetter la scelta del fedele tra il rito
autentico e quello costruito a tavolino sulla base di una riforma liturgica che deviava dalla tradizione (perché ammetteva lo sperimentalismo e la creatività, l'adattamento del rito alla mentalità dell'uomo moderno).
Il vero rito cattolico può esser uno solo, quello consacrato da una bimillenaria tradizione. Non c'è, non ci può essere niente da "scegliere" .

Vigiliae Alexandrinae ha detto...

Da trent'anni frequento la FSSPX e non ho mai sentito "incitazioni". Se di chiede un parere ai sacerdoti rispondono con coerenza rispetto ai presupposti su cui fondano un'attività colma di sacrifici e di migliaia di chilometri percorsi ogni anno per garantire la Messa antica in ogni angolo. Incitazioni che, peraltro, sarebbero oggi, nella vigenza del Summorum Pontificum (c'è di media una Messa ogni 50 Km), persino auspicabili. Perché don Elia, il cui zelo per la salvezza delle anime è encomiabile, non entra in un istituto tradizionale (FSSPX compresa)? Avremmo una Messa di più ogni domenica.

Luisa ha detto...

"...autentico e quello costruito a tavolino sulla base di una riforma liturgica che deviava dalla tradizione (perché ammetteva lo sperimentalismo e la creatività, l'adattamento del rito alla mentalità dell'uomo moderno)."

La riforma uscita dal Consilium non quella descritta nella Sacrcosanctum Concilium, ok la Costituzione conciliare sulla liturgia era già il frutto di un compromesso, ok aveva degli spiragli diventati poi brecce, ma la Messa a tavolino così come è uscita dal Consilium non la si trova nella Sacrosanctum Concilium, se un sacerdote celebra la Messa così come voluta dalla SC, senza i "ma anche", senza le aggiunte,le omissioni e le modifiche volute dal Consilium, non penso metta in pericolo la salvezza delle anime e egli celebra nell'adorazione dell'unico e vero Dio, Uno e Trino.
Senza dimenticare che il 99,99% dei cattolici, o presunti tali, nel mondo conoscono solo la messa riformata, che cosa dobbiamo pensare? Visto quel che è diventata la Messa in mano ai vari animatori liturgici (come se la Santa Messa avesse bisogno di essere animata ...), dobbiamo dedurne che quel 99,99% non sono più cattolici?

Anonimo ha detto...


@ Si continua a ignorare il carattere velenoso della Sacrosanctum Concilium

Ovvio che nella SC non si trovi in dettaglio la Messa inventata poi da Bugnini-Montini. La SC stabiliscono però dei principi nuovi che poi trovarono applicazione nel NO. Quest'ultimo sarà anche andato oltre, con l'abolizione totale del latino. La SC, comunque, se si legge attentamente, faceva già ampie concessioni alla lingua volgare, pur mantenendo il latino.
I principi nuovi, incompatibili con la Tradizione della Chiesa sono, citando a memoria:
1. il principio della sperimentazione, della creatività, in relazione alle culture locali
2. il sacerdote celebrante visto come presidente dell'assemblea dei fedeli
3. l'assemblea che celebra con il sacerdote ma non è chiaro se solo in voto (come aveva precisato la Mediator Dei di Pio XII) oppure come effettiva con-celebrante, volendosi mettere in maggior evidenza il carattere collettivo, comunitario della Messa rispetto al passato
4. il principio che il rito deve essere semplice, chiaro, facile a comprendersi per la mentalità dell'uomo moderno, senza inutili ripetizioni: tutto ciò ha portato appunto all'arido rito NO
5. Una definizione della Messa che sembra anticipare quella protestantica dell'art. 7 della posteriore Institutio del NO: "In questo giorno [la Domenica] i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare alla eucaristia e così far memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e render grazie a Dio, che li 'ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti'1 Pt 1, 3)". (SC, 106).
Il peggiore di tutti è il principio rivoluzionario della creatività liturgica, di per se stessa oltretutto incontrollabile sul piano pratico, fonte di perenne anarchia. Va ricordato che il testo della SC fu nei dibattiti conciliari demolito da Ottaviani e dai migliori liturgisti della Curia del tempo. Ottaviani si mise ad un certo punto a gridare che si voleva distruggere la S. Messa, trattandola come se fosse un vestito da adattarsi a tutte le stagioni. Nella foga (parlava senza testo, era mezzo cieco) andò oltre i 10 minuti concessi e il cardinale Alfrink (uno dei neomodernisti di punta), di turno alla presidenza, gli spense il microfono tra gli applausi maligni di molti Padri conciliari.
Non capisco il problema dei 99%. Restano sempre cattolici, se ci tengono a non perdere la fede devono cercare di andare, per quanto possibile, ad una vera Messa cattolica, cosa adesso non impossibile, dopo il Summorum Pontificum.

lorenz ha detto...

Mi solleva l'ultimo intervento di Luisa.
Vorrei considerare, che ci ritroviamo nella situazione comune di provenire dal NO, e dunque tendiamo, comprensibilmente a percepire per contrasto tutto il positivo di ogni elemento del VO. E tuttavia questa può essere la più grande vittoria d'una strategia malefica che ha fatto naufragare quella vera restaurazione della liturgia tradizionale quale la perseguiva proprio la Sacrosanctum concilium. Perché c'erano davvero risvolti vitali della celebrazione tradizionale tridentina che si erano realmente già dapprima perduti non tanto nella formalità rituale, ma nel cedimento disciplinare e normativo alle istanze di un aggiornamento, quale che anzi, si perseguì per se stesso più presto che poi si profilasse il Concilio. Ma questo, che è un fatto epocale inedito e imponente, riscontrabile, quanto a concessioni anche persino nella Mediator Dei e, in nuce, nella Divino afflante Spiritu, è un evento tale da aver suscitato allora però l'opportunità provvidenziale di un ripristino generale dell'autentica messa romana, da rilanciarsi invero con quella che non avrebbe potuto ormai, se non dover proprio allora essere, la provvidenziale restituzione anche rituale e formale della medesima messa romana autentica. Poi, sappiamo, con il Consilium si andò nella direzione opposta. Ma, il punto che qui rileviamo, è che rischiamo di continuare a dimenticare che da allora rimane inesorabilmente necessario quel ripristino autentico che pure non solo non ci fu ma che fu anzi sovvertito. La responsabilità immensa di quanti, per grazia, hanno ritrovato la sensibilità tradizionale, è di non aver spinto tempestivamente a quell'autentico ripristino, e così hanno ripetuto in modo correlativo l'immensa omissione del post-concilio. Sembrerebbe un incubo, ma, per fede, dobbiamo più che mai aver pazienza e mitezza verso questa ignavia; ma è anche bene che se ne ricominci, ora, ad esserne, consapevoli. Per esemplificazione, ripeto: non basta che una liturgia cada benissimo a fare come da depurazione per converso degli squilibri del NO. Occorre poi che la liturgia perenne ritrovi semplicemente l'oggettiva valenza che solchi i tempi e le generazioni, nella limpidezza di una davvero santa armonia e articolazione. Qui ci fermiamo a sollevare, allora, l'istanza: ma, dunque, nella trita consapevolezza che su questi punti non sono solo i turiferai modernisti ad essere semmai ignoranti, ma anche, purtroppo, i tanti normalisti nostalgici. Tutti noi dobbiamo essere sinceri con noi stessi, e riprendere il largo, sollecitando semmai e, sostenendo, il clero tradizionale in questa presa d'atto e di responsabilità che non si crogioli dei difetti altrui. Ritornare semplicemente al cinquantismo, per dirla con mons. Williamson, ci rinchiuderà nel sortilegio e nello scacco di evocare sempre la compensazione di ritorno del pendolo. O peggio, nell'ipocrisia complice di fare da eccezione che conferma la regola. Dio non voglia.

mic ha detto...

La responsabilità immensa di quanti, per grazia, hanno ritrovato la sensibilità tradizionale, è di non aver spinto tempestivamente a quell'autentico ripristino, e così hanno ripetuto in modo correlativo l'immensa omissione del post-concilio. Sembrerebbe un incubo, ma, per fede, dobbiamo più che mai aver pazienza e mitezza verso questa ignavia; ma è anche bene che se ne ricominci, ora, ad esserne, consapevoli. Per esemplificazione, ripeto: non basta che una liturgia cada benissimo a fare come da depurazione per converso degli squilibri del NO. Occorre poi che la liturgia perenne ritrovi semplicemente l'oggettiva valenza che solchi i tempi e le generazioni, nella limpidezza di una davvero santa armonia e articolazione.

Concordo

mic ha detto...

Non tarderà un articolo che trarrà alcune conclusioni, delle quali pensavo di rendere preventivamente partecipe don Elia via mail. Ma, alla fine, le condivideremo qui, dove il problema è stato focalizzato con grande partecipazione (più di quella che emerge dai messaggi pubblicati).

Anonimo ha detto...


Ma quale "autentico ripristino della Messa romanaa autentica"?

Affermare che la Messa Ordo Vetus abbisognava di un "autentico ripristino della Messa romana autentica", è affermazione che andrebbe spiegata al popolo. L'affermazione appare apodittica. E poco chiara: si riferisce al contenuto della Messa "tridentina" o al modo di celebrarla? E nella Mediator Dei vi sarebbero stati dei cedimenti al neomodernismo incalzante?

Che la Sacrosanctum Concilium perseguisse la vera restaurazione della liturgia tradizionale non vedo come lo si possa affermare, trattandosi di una costituzione che, stabilendo il principio non cattolico dell'adattamento del culto alle culture locali mediante la sperimentazione di nuove forme (certo prudenti, approvate dalla s. Sede - e con questo?), dava inizio ad una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire la liturgia. E difatti si è visto. Quando in Concilio il card. Ottaviani gridava che si voleva fare della Messa un vestito buono per tutte le stagioni, si riferiva evidentemente proprio al falso principio della sperimentazione. Il guasto era già evidente nella SC.
La Messa la si voleva "storicizzare". Questo lo si vede anche dalla ripetuta affermazione di avere un rito che fosse: semplice, chiaro, facilmente comprensibile, senza inutili ripetizioni, adatto alla mentalità moderna ossia alle esigenze del proprio tempo. Si stabilivano così i presupposti di quello che è successo poi, con il NO.
Continuare a voler salvare a tutti i costi la SC è un grave errore di prospettiva, che impedisce una analisi critica adeguata. Si resta sempre prigionieri del mito: Concilio buono - Postconcilio (chi lo sa perché) cattivo. PP

mic ha detto...

Ripeto qui una mia risposta in altro thread:

Lo abbiamo detto in lungo e in largo che il NO non è invalido. Né si può sostenere che sia illecito in quanto promulgato da un Papa, pur nella consapevolezza che parteciparvi significa "dimorare in terra straniera", a causa non solo dei 'tagli' purtroppo significativi, ma anche delle omissioni parziali nonché dei sovvertimenti innovativi.
Tutto questo non può che portare ad una conclusione chi già ne era o ne è divenuto consapevole: la scelta si impone da sola e parte dalla centralità dell'autentico culto a Dio che il Signore stesso ci ha consegnato e non solo dalla nostra esigenza di rispettare il precetto.
Francamente, finora e soffrendo, quando non posso andare alla Messa VO (che ho a portata di mano solo una volta al mese), partecipo ad una Messa NO nella mia parrocchia. Dico soffrendo perché, nonostante sia degnamente celebrata, i punti dolenti mi feriscono l'anima e non sono sicura che sia gradito a Dio il mio viverla con lo spirito retto offrendo quasi in riparazione il mio disagio ed estraneità (i punti dolenti li elencherò nel prossimo articolo).
Resta il dilemma più volte sottolineato ma soprattutto la responsabilità di far conoscere, perché sia diffuso e amato, il vecchio Rito...

mic ha detto...

Per completezza riporto qui anche un altro post in risposta a un lettore che scrive:
si potrebbe benissimo pensare che ci abbiano imposto dei riti luterani e una fede luterana.

Non approvo accenti apodittici come questo di "Agostino".

Lo sbocco, alla fine potrebbe anche essere questo; ma avviene solo nel lungo periodo (Anglicanesimo docet), a causa della progressiva attenuazione degli elementi fondanti:
- estromissione della Vergine di S. Michele Arcangelo e della Comunione dei Santi dalla prima parte del Confiteor (peraltro facoltativo e così è resa facoltativa la parte penitenziale): ...a voi fratelli e successiva decurtazione,
- offerta della Vittima pura santa e immacolata (il Pane disceso dal Cielo - le oblate) e non del pane e del vino frutto della terra e del lavoro dell'uomo
- sacrificio,
- espiazione,
- sacerdozio ministeriale strettamente legato al Sacerdozio di Cristo da cui solo deriva il nostro sacerdozio battesimale,
- "mistero pasquale" incentrato esclusivamente nella Risurrezione che è preceduta dalla Passione e Morte e seguìta dall'Ascensione nella quale avviene la ricollocazione alla destra del Padre, in Cristo della nostra umanità redenta, prima della sua effusione -una volta per tutte - del Suo Spirito di Risorto, che rende viva e feconda la Chiesa)

Non è tutto, ne ho già parlato diffusamente nel mio libro e condenserò tutto nel prossimo articolo. Ma ciò non toglie che affermare "ci viene propinata una falsa religione" non è del tutto esatto e non tiene conto della responsabilità che ha chi è consapevole delle pecche per resistere e vanificare tutto questo, che non può realisticamente avvenire con l'imposizione del VO.
Ovvio che ci sia una diversa responsabilità da parte di chi ha una consapevolezza storica e ben radicata perché mai interrotta e diluita come la FSSPX, rispetto a persone come me e molti di noi che ci sono arrivate strada facendo (ognuno a diversi gradi di interiorizzazione) o altri che di fatto ancora subiscono la situazione.
In ogni caso la soluzione - realisticamente - sta nel promuovere, vivere e proporre senza risparmiarsi, Deo adiuvante, e non nell'imporre.
Deduco che è semplicemente questo che intendeva don Elia, che tuttavia mi è parso eccessivamente critico e severo nei confronti della FSSPX, forse non facendo mente locale al diverso grado di consapevolezza e responsabilità attinente la sua diversa situazione (e funzione) storica opportunamente sottolineata da Marius e ricordata qui su.

Luisa ha detto...

"Non capisco il problema dei 99%. Restano sempre cattolici, se ci tengono a non perdere la fede devono cercare di andare, per quanto possibile, ad una vera Messa cattolica, cosa adesso non impossibile, dopo il Summorum Pontificum. "


E se per la stragrande maggioranza dei cattolici nel mondo è impresa difficile trovare una Messa Antica , E LO È, che si fa?
Che la loro fede sia messa in pericolo dallo spettacolo che è diventata la Messa, che le loro coscienze siano state deformate da catechisti e sacerdoti, è una ben triste verità, è vero che bisogna promuovere, nella misura del possibile, vivere e proporre senza risparmiarsi, come scrive mic, ma mi sembra irrealista non tenere conto della realtà che è quella che è, sarò un elettrone libero, ma considero che una Messa celebrata come lo voleva la Sacrosanctum Concilium, senza tutto quel che Bugnini e consultori vari hanno aggiunto o soppresso, è una Messa cattolica, i giudizi di coloro che considerano che non lo è, che addirittura arrivano ad impedirne la partecipazione, non credo siano d`aiuto, al contrario li considero controproducenti.

terra-terra ha detto...

Ma, scusate, di quali "gradi di consapevolezza e conseguenti gradi di responsabilità" parlate? E, di chi?

Gesù Cristo la responsabilità l'ha data ai suoi dodici "pastori" e non alle sue pecorelle.

Anonimo ha detto...


Proprio "terra-terra"

Le "pecorelle" sono sino a prova contraria dotate del "ben dell'intelletto" e quindi del libero arbitrio, attivo ed operante nonostante l'influenza negativa del peccato originale.
Il Discorso della Montagan non è un sermone per iniziati, una dottrina esoterica, rivolta ai soli Discepoli: è un'illustrazione chiara e lineare dell'etica cristiana fatta davanti a tutti e per tutti dal Signore in persona. Il quale ci ha dunque ritenuto capaci di essere individui consapevoli e responsabili.

Anonimo ha detto...


Il comandamento consiste nel santificare la Domenica, cosa che può avvenire anche senza andare a Messa.

Senza andare a Messa, per un cattolico, se la celebrazione della Messa, a causa del nuovo rito e dei sermoni, è tale da farti venir via con il fegato grosso così. Il Signore non vuole certamente che noi si vada ad una Messa che ci riempia di rabbia e non per colpa nostra. La Domenica, in una situazione di stato di eccezionale necessità come l'attuale, può esser santificata anche con preghiere e lettura del Vangelo del giorno stando a casa, oltre che con il dovuto riposo festivo (astensione da ogni attività manuale, tranne lavori domestici indispensabili).
Certo, per chi si rende conto della situazione, ossia del carattere pericoloso della Nuova Messa, con tutto il suo contorno a cominciare dai sermoni infettati dallo spirito del mondo, andarci rappresenta un problema di coscienza e una mancanza. In quale testo mons. Lefebvre avrebbe detto che in questo caso si commetterebbe "peccato mortale"? A prescindere dalla valutazione della gravità di questa mancanza (che a me ricorda il giudaismo simulato in pubblico da san Pietro) ci sarebbe comunque un peccato contro la verità, se così posso dire.
Per chi non si rende conto, la situazione è diversa (però anche questo suo non-rendersi-conto verrà messo sul piatto della Bilancia, il Giorno del Giudizio). Non dobbiamo pensare che l'incolto e il non esperto non capiscano: capiranno intuitivamente, magari rozzamente, ma l'essenza della cosa sono in grado di capirla.

Inoltre: "la Messa celebrata come la voleva la SC" è pur sempre la Messa aperta alla sperimentazione e all'aggiornamento, con il rito semplificato per l'uomo contemporaneo. Ossia una Messa che, pur non potendosi dire invalida la Consacrazione nonostante i mutamenti apportati, appare improntata ad uno spirito non-cattolico, dal momento che l'aggiornamento del rito alla sensibilità dei popoli e delle culture, con competenze in tal senso attribuite anche alle Conferenze Episcopali!, non è conforme alla Tradizione della Chiesa cattolica, ne è anzi del tutto difforme.
PP

Elia ha detto...

Ringrazio Luisa per le utili precisazioni, che condivido in toto. Anch'io conosco certi scempi liturgici, perché li ho subiti in vari Paesi esteri (Austria, Francia, Germania, Canada). Ma, conoscendo per esperienza le condizioni della stragrande maggioranza dei cattolici, so che non sono in grado, per svariate ragioni, di partecipare a Messe VO. Per questo raccomando, in mancanza di meglio, la partecipazione a celebrazioni degne in NO, che nonostante tutte le oggettive carenze strutturali non sono riti protestanti e delle quali non mancano esempi, grazie a Dio.
Peraltro non ho mai letto nel Catechismo che si possa santificare la domenica con il Rosario (a meno che uno non viva in Cina o nella foresta del Borneo).

Anonimo ha detto...



Replica a don Elia

Il Catechismo non prevede come debba comportarsi un cattolico in una situazione di apostasia nella Chiesa, come quella che ci affligge dal Vaticano II in poi.
Dice qualcosa sullo stato di necessità, nel quale ci si trova, quando la Gerarchia non mantiene più l'insegnamento ortodosso e impone un rito ambiguo, impregnato di spirito protestante?
Che fosse meglio evitare di andare alla Messa di Paolo VI, l'ha detto mons. Lefebvre. Cito ancora da 'Lettera ai cattolici perplessi':

"D'altra parte si può dire senza nessuna esagerazione che la maggioranza delle messe celebrate senza la pietra sacra, con suppellettili comuni, con pane fermentato, con interpolazione di discorsi profani nel corpo stesso del Canone, etc., sono sacrileghe e pervertono la fede, sminuendola. La desacralizzazione è tale che queste messe possono arrivare a perdere il loro carattere sovrannaturale, il 'mistero della fede', per non esser più che degli atti di religione naturale.
La vostra perplessità può assumere allora la seguente forma: posso assistere a una messa sacrilega ma che è tuttavia valida, in mancanza d'altre, per soddisfare all'obbligo domenicale? La risposta è semplice: queste messe non possono essere oggetto d'obbligo; vi si devono inoltre applicare le regole della teologia morale e del diritto canonico concernenti la partecipazione o l'assistenza a un'azione pericolosa per la fede o eventualmente sacrilega.
La nuova messa, sia pur detta con pietà e nel rispetto delle norme liturgiche, cade sotto la scure delle stesse riserve, impregnata com'è di spirito protestante. Essa porta con sé un veleno pregiudizievole per la fede. Assodato questo, i cattolici di oggi si trovano in condizioni di pratica religiosa pari a quelle dei paesi di missione [appunto come la Cina o il Borneo - PP] dove gli abitanti di alcune regioni non possono assistere alla messa che tre o quattro volte all'anno. I fedeli del nostro paese dovrebbero quindi fare lo sforzo di assistere una volta ogni mese alla messa di sempre, vera sorgente di grazie e di santificazione, in uno dei luoghi dove continua ad essere celebrata" (cap. IV, La Messa di sempre o la Messa alla moda).
PP

Anonimo ha detto...

Luisa,
per esperienza mia personale:

non “proibiscono”, ma spiegano e consigliano, non fanno nessunissima pressione, né in questo, né, devo dire, in altro. Un buon sacerdote tiene la luce accesa, in alto, non punta la pistola alle tempie. Ti indica la strada della salvelzz, non ti costringe a percorrerla. Ti indica i pericoli, che non sono certezza di danno, ma rischi (che chi ne è consapevole, non deve correre, perché rischiare di perdere la fede è non è, diciamo, proprio una bazzecola).
Q
uel rito, che, anche se ben celebrato, è oggettivamente “a gloria dell’uomo” , perché nasconde in sé il Santo Sacrificio, nasconde il fine primario della messa, e del Sacrificio, che è la gloria di Dio, i diritti di Dio, perché è l’autoglorificazione dell’uomo, del “popolo di Dio” già interamente salvato, dove Dio è solo uno strumento e un mezzo , e non il fine.

Con tutta quella luce accesa su quel rito, nonostante il consiglio di non parteciparvi, ho continuato a farlo per più di anno, forse due. Non ho avuto nessuna pressione, nessun rimprovero, nemmeno una parola, se non per iniziativa mia, che tornavo sull’argomento.

Continuavo ad andare pensando di tenere compagnia al Signore ed offrire la mia sofferenza. Ma non era la mia sofferenza che contava, il fatto è che io soffrivo perché, come nel Golgota, mentre Lui si immolava, lo deridevano, lo disprezzavano, e peggio del Golgota, lo strumentalizzavano, e non erano le singole persone, non era il singolo prete, era proprio quel rito. Allora il problema non era la sofferenza mia, ma i diritti di Dio violati. L’affronto a Dio proprio nel momento in cui la sua misericordia si esplica al livello massimo. Non ho più partecipato. Il precetto lo rispetto, quando non ho la possibilità di assistere alla messa (VO), assistendo in preghiera alla messa trasmessa in streaming dalla fraternità, ma si può rispettare il precetto anche in altri modi, come facevano e fanno ancora i cattolici nei paesi e nei periodi di persecuzione.

Capisco i travagli di tutti su questo punto. Mi sembrano simili a quelli dei padri conciliari fedeli, che furono praticamente tirati da due opposti fronti (la fede cattolica e il papa) quando i due opposti fronti dovevano e non potevano essere che un unico fronte.

Anna

marius ha detto...

Grazie, Anna,
ho ribadito anch'io i medesimi concetti con la mia esperienza nel thread successivo (13 luglio 2017 09:45) sull'articolo di don Toulza

Elia ha detto...

Il parere di monsignor Lefebvre non è magistero ecclesiastico. Non siamo in un Paese di missione né sotto una persecuzione violenta. La gerarchia cattolica non è tutta globalmente apostata o eretica.
La Messa teletrasmessa vale, ai fini del precetto, per chi non può muoversi da casa per motivi indipendenti dalla sua volontà. Le carenze oggettive del nuovo rito possono essere supplite dall'intenzione e dalla compunzione del celebrante.
E, per concludere, non è il singolo prete né il singolo fedele che stabilisce come e in quali condizioni si osservano i Comandamenti.

marius ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
marius ha detto...

Qualora il mio dolore per l’attuale situazione della Chiesa sia traboccato in un sarcasmo tagliente, spero con tutto il cuore che questo non abbia favorito in nessuno l’esecrabile tentazione di spezzarla. (don Elia)

Questa è una preoccupazione del tutto estranea al sacerdote vero, reale, in carne ed ossa, incontrabile a tu per tu, quello -intendo- che impartisce i Sacramenti.

Per quanto riguarda invece il personaggio virtuale (cioè don Elia), se fosse realmente accaduto ciò che egli dice qui sopra di temere, sarebbero purtroppo solo lacrime di coccodrillo.

marius ha detto...

Il commento 14 luglio 2017 11:02 a firma di Elia appare anche nel seguente thread
https://chiesaepostconcilio.blogspot.ch/2017/07/una-risposta-la-scure-di-elia-cristiano.html
in data e ora 14 luglio 2017 11:10

Ad esso PP ha dato una puntuale risposta che ora riporto qui di seguito:

# "Il parere di mons. Lefebvre non è magistero ecclesiastico. Non siamo in un paese di missione né sottoposti ad una persecuzione violenta..."

Mons. Lefebvre era vescovo come sant'Atanasio. E il parere di sant'Atanasio, quando si opponeva a vescovi ariani e a pontefici che tolleravano o favorivano l'eresia, era magistero ecclesiastico? Qual è per noi oggi il vero magistero ecclesiastico, quello dei Papi che favorivano l'arianesimo o quello di sant'Atanasio che li combatteva?
E quale sarebbe il magistero ecclesiastico attuale, quello dei Papi che baciano il Corano in pubblico, che si sono inventati una Messa completamente nuova, carica di tutte le ambiguità e le omissioni che sappiamo, una Messa che, la si giri come si vuole, resta un rito bastardo? Quello delle Giornate di Preghiera di Assisi, delle Messe "ecumeniche" dilaganti; dei vescovi che falsificano apertamente la Scrittura, raccontando ai giovani che l'intercessione di Abramo avrebbe salvato Sodoma dalla distruzione? Quello della Gerarchia che non apre bocca ed anzi incoraggia la presente invasione musulmana dell'Italia e dell'Europa? O fa apertamente l'elogio del peccato contro natura?...

Non siamo (ancora) sottoposti ad una persecuzione violenta. Ma ci troviamo in una situazione per molti aspetti peggiore, immersi da 50 anni nel clima torbido del Postconcilio, traditi dall'interno stesso della Chiesa, dai guardiani che consegnano le pecore ai lupi, mandandole al macello con parole dolci e mielate, piene di buoni sentimenti, umanitarie, accoglienti, benevole, ragionevoli sulla pace, il progresso, l'uguaglianza, l'unità del genere umano, la misericordia che ci perdona tutti, così come siamo, senza pretendere nulla da noi...
Ci troviamo peggio che in terra di missione.
PP

14 luglio 2017 15:31