sabato 8 luglio 2017

Intervista esclusiva di Chiesa e post Concilio a Don Francesco Giordano sul caso Charlie

Una intervista esclusiva a cura di Cristiano Lugli.

Don Francesco Giordano è Direttore di Human Life International Italia, nonché insegnante alla Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino (Angelicum) a Roma.
Primo di tre fratelli nati in diversi paesi in tutto il mondo, Don Francesco ha avuto un grande amore per la fede cattolica fin dalla giovane età, in una prospettiva internazionale. Per questo la sua decisione di diventare sacerdote è stata accolta come una scelta naturale. Don Francesco sostiene che l’amore per la liturgia tradizionale e il buon esempio di molti sacerdoti e vescovi siano stati la chiave per il discernimento della propria vocazione, e le amicizie sviluppate in America abbiano fatto scaturire in lui l’impegno per la difesa della vita e della famiglia.
Fra le altre cose, don Francesco è anche cappellano della "Compagnia della Buona Morte" [1]

Lo abbiamo intervistato a proposito della vicenda che coinvolge il piccolo Charlie Gard insieme alla sua famiglia.

Reverendo, oltre ad essere un docente di teologia lei è anche Direttore di Vita Umana Internazionale Italia. Approfittando della sua grande esperienza in questo campo vorremmo cogliere l'occasione per capire meglio la vicenda del piccolo Charlie Gard. In questo caso pare esserci stato un ulteriore passo oltre a ciò che è spesso chiamato "suicidio assistito con  consenso informato". È così?

Sì può certamente dire che abbiamo fatto un passo ulteriore in questa direzione. Per portare avanti questa ideologia, si devono togliere i diritti dei parenti del malato. Come si vede in questo caso, il malato può anche essere un neonato. Nessuno sarà protetto da questa cultura di morte che sta crescendo sempre più. Non possiamo certamente meravigliarci perché queste sono conseguenze della mentalità abortista, come quella mentalità è conseguenza della mentalità contraccettiva. Il comune denominatore a tutte queste mentalità è proprio la cultura della morte che proviene dal rifiuto di Dio, il Dio della vita. Il caso del bambino Charlie Gard ha le conseguenze più gravi per i diritti dei genitori e l'autonomia della famiglia. Questo assalto contro la famiglia e la vita si estende oltre i confini del Regno Unito e tutti dovremmo essere molto preoccupati.

Come siamo potuti arrivare a tutto questo? I medici hanno decretato che andare avanti con queste cure sarebbe "accanimento terapeutico" contro il bambino, il quale dovrebbe soffrire troppo senza ottenerne alcun beneficio.

Per coloro che non conoscono il caso in questione, Charlie Gard è nato nel Regno Unito nel 2016 con una sindrome di deplezione del DNA mitocondriale, una condizione grave che lo ha lasciato a lottare per la vita. A marzo i medici hanno informato i genitori che non v'era più niente da fare. Hanno raccomandato di rimuovere il suo ventilatore e lasciarlo morire.
I genitori, Chris Gard e Connie Yates, non si sono lasciati condizionare. Hanno cercato alternative, e hanno scoperto un trattamento sperimentale che ha offerto una piccola possibilità di una cura. Il caveat? È estremamente costoso e viene offerto solo negli Stati Uniti.

Con tenacia, i genitori di Charlie hanno lanciato una campagna di finanziamento online e hanno ricevuto decine di migliaia di donazioni. In tutto, i genitori hanno raccolto più di 1,3milioni di sterline inglesi - più che sufficienti per pagare il trattamento. Per la prima volta c'era un brivido di speranza per Charlie. Poi, in modo inspiegabile, l'ospedale nel quale è stato fin’ora Charlie - l'ospedale di Great Ormond Street a Londra - ha rifiutato di rilasciare il bambino. Le autorità dissero che il trattamento proposto era improbabile che aiutasse il neonato, ma avrebbe solo prolungato la sua sofferenza.

Scioccati, i genitori di Charlie hanno appellato la decisione del tribunale che ha stabilito che Charlie dovrebbe essere autorizzato a “morire con dignità” (una frase frivolosa, per chi ha familiarità con la retorica pro-morte). Hanno fatto appello al caso fino alla Corte Suprema del Regno Unito. Ad ogni passo, hanno perso. Poi, la scorsa settimana, l'ultimo ricorso dei genitori - la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - ha rifiutato di revocare la corte britannica.

Con quella decisione, il caso di Charlie è esploso sulla scena internazionale. Un feroce dibattito pubblico è avvenuto, con figure globali tra cui il presidente Trump, Papa Francesco e molti altri che pesano dentro. Charlie rimane in vita, però in qualsiasi momento l'ospedale potrebbe decidere di rimuovere il suo ventilatore.

Purtroppo, la confusione ha depauperato la dimensione emotiva e sostanziale del caso. Anche alcuni pro-vita sembrano essere ingannati dalla retorica dell'ospedale e dal sistema giudiziario, mentre la questione principale - i diritti naturali dei genitori a prendere questa decisione per il loro bambino - è stata persa.

Inoltre, molti sono stati sconvolti dopo una dichiarazione iniziale della Pontificia Accademia Vita del Vaticano (PAV), la quale sembrava proprio affiancare l'ospedale. C'è stata una feroce sfida fra i "tifosi" di Charlie. Per fortuna, poco dopo, Papa Francesco ha pubblicato la propria dichiarazione. Il Santo Padre ha giustamente centrato l'attenzione del Vaticano dal problema complesso della natura del trattamento proposto (affrontato dalla PAV), ai diritti dei genitori di Charlie. Parlando dei genitori, nella dichiarazione proveniente dal Vaticano si è potuto la leggere:   “Per loro [Papa Francesco] prega, sperando che la loro voglia di accompagnare e curare il proprio figlio fino alla fine non venga ignorata.”

Inoltre, il Vaticano ha dato seguito con azioni concrete quando il Bambino Gesu, ospedale del Vaticano, ha offerto di prendere Charlie e prendersi cura di lui, gratuitamente. Questo era un gesto forte e molto necessario.

Diventa inevitabile farsi travolgere dall'emotività davanti ad un simile fatto internazionale. Eppure, in tutta questa vicenda, i mass media hanno voluto calcare la mano solo sulla volontà dei genitori, i quali erano assolutamente contrari alle decisioni dei medici e dei tribunali. Certo questo è un passo in più. Ora però ci chiediamo, il fatto non è grave indipendentemente dalla volontà dei soggetti? Così è parso quasi trascurato il bambino in se stesso: l'attenzione tutta spostata sui genitori, dimenticandosi del bambino come persona oggettiva. Cosa ci vede in questo modus operandi?

È importante essere chiari su ciò che è universalmente giusto: la distinzione tra cura “aggressiva” o “straordinaria” e cura ordinaria. La Chiesa Cattolica è sempre stata molto chiara perché non esiste alcun obbligo morale di usare mezzi “straordinari,” che possono includere la respirazione artificiale, per prolungare la vita. Come scrisse il Papa Giovanni Paolo II in Evangelium Vitae 65:
“…In queste situazioni, quando la morte si preannuncia imminente e inevitabile, si può in coscienza «rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all'ammalato in simili casi»…Si dà certamente l'obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all'eutanasia; esprime piuttosto l'accettazione della condizione umana di fronte alla morte.”
Tuttavia, allo stesso tempo, la Chiesa non ha mai affermato che esiste un obbligo morale di non perseguire mezzi straordinari. Questo deve essere valutato caso per caso. Ancora più importante, la decisione su se esercitare la cura straordinaria dovrebbe restare con la legittima autorità - in questo caso, chiaramente i genitori di Charlie.

Quindi qual è il problema fondamentale? Una sola cosa: una lotta per il potere. L’ospedale e il governo britannico credono che lo Stato—e non i genitori di Charlie—debba avere il potere di decidere cosa è meglio per Charlie (e, presumibilmente, altri come lui). E per affermare questo punto, sono stati disposti a combattere questo caso fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

L'ingiustizia è che Charlie morirà quando—e come—l’amministrazione ospedaliera vuole. I suoi genitori sono stati privati ​​del diritto di sorvegliare il caso del proprio figlio. Non potevano portarlo negli Stati Uniti per un trattamento sperimentale. Non potevano portarlo a casa a morire in pace. Charlie è stato essenzialmente rapito, affinché le autorità siano sicure che sia morto in orario.

La Chiesa Cattolica ha sempre difeso i diritti fondamentali dei genitori per il benessere e l'educazione dei propri figli. Laddove questi diritti sono stati erosi, il totalitarismo non è stato molto lontano. Infatti, non è un caso che il comunismo e le altre ideologie totalitarie abbiano sempre cercato di interrompere il legame tra genitori e figli. Una volta che la famiglia è stata smantellata, è facile che lo Stato totalitario riempia il vuoto.

L'ospedale e le corti hanno la presunzione di decidere  ciò che è meglio per Charlie. Ma in realtà, le loro azioni sono a radice totalitaria. Essi hanno derubato i genitori dei loro diritti naturali, e hanno posto lo Stato come arbitro finale della vita e della morte.

Ciò che sta in gioco nel caso di Charlie è “universale,” non solo britannico. Saranno i genitori a prendere decisioni per i loro figli, oppure saranno i funzionari ospedalieri, giudici e burocrati governativi? Dato che in Inghilterra il diritto è “Common Law,” ogni caso ha una valenza di diritto, per quanto sia positivista. Non si basa né sul codice, né tantomeno di sicuro sulla legge naturale. Questo si vede già da tempo. Siamo di fronte ad un altro atto giudiziario che detta in maniera volontarista, cioè per volontà del dittatore di turno, questioni di vita o di morte. Qui non si parla più di ciò che è giusto, base fondamentale del Diritto Romano, del diritto classico e perenne.

Si può dire che questa non è affatto una questione liberale, conservatrice o politica. È una questione di diritti umani. È la semplice ipotesi che i genitori non debbano essere esclusi dalle decisioni critiche che influenzino la salute e il futuro dei loro figli.

Le preoccupazioni e le domande morali su questo caso continueranno. Nel frattempo, Charlie e i suoi genitori meritano il nostro sostegno e preghiera costanti. I genitori di Charlie hanno a cuore il migliore interesse del loro figlio e dobbiamo chiedere che il governo rispetti la loro decisione, oltre a riconoscere e assicurare la dignità intrinseca di Charlie.

A volte sembrerebbe lecito chiedersi se questo qui in terra non sia già un pezzo di Inferno. Cosa dovremo vedere ancora? Pensa che questo caso così straziante avrà delle ripercussioni sul dibattito italiano circa l'eutanasia e il "diritto" a morire?

Certamente avrà delle ripercussioni sul dibattito italiano circa l’eutanasia ed il cosiddetto “diritto” a morire. Lo si è visto tante volte in passato. Basta pensare al divorzio, all’aborto, al cosiddetto “matrimonio gay.” Tutte queste leggi vengono imposte sempre più intensamente e velocemente sul popolo spesso indifeso, ingenuo, o indifferente perché impegnato nella sopravvivenza quotidiana in un mondo sempre più barbaro.

Grazie, Reverendo, per la sua gentile disponibilità e per aver trattato in modo esaustivo un tema così delicato.
___________________
[1] http://bonaemortis.wixsite.com/compagniabuonamorte

15 commenti:

Anonimo ha detto...

.... Perciò sono stupito e non poco preoccupato dal vedere che questo ruolo è stato usurpato dall'ospedale nel caso di Charlie Gard. Fra le tante notizie non ci sono informazioni che fanno sospettare che i genitori di Charlie siano incompetenti o disinteressati. Tutti possiamo sbagliare. Ma sento brividi di orrore leggendo che in tribunale c'è stato chi ha sostenuto i diritti di Charlie contro i suoi genitori. Il bene, come la vita, di Charlie passa invece attraverso il rapporto unico che c'è fra figlio e genitori. E non è vero che "l'unica cosa importante è che non soffra". La cosa importante per l'esistenza di Charlie è che viva, e questo gli viene attraverso il rischio d'un rapporto d'amore, come per tutti noi, un rapporto che potrebbe farci soffrire, sbagliare, ma che ci fa anche vivere. Consegnare la vita del piccolo bambino al rapporto eterno col Padre Celeste passa attraverso questo rapporto coi genitori. Non vedo come potrebbe essere nell'interesse del bambino rimpiazzare questo rapporto.
Se i dottori hanno ragione, Charlie non vivrà a lungo, macchine o no. Nel frattempo il suo rapporto vitale è quello con i suoi genitori. Tocca a noi di accompagnarli in questo grande compito, sia che siamo convinti che hanno ragione, sia che pensiamo che stiano sbagliando, perché è lì — in quel rapporto vitale — che sta l'interesso vero di Charlie.
Vincent Nagle

Anonimo ha detto...

Bellissimo articolo di Giuliano Guzzo

https://giulianoguzzo.com/2017/07/08/benedetti-accanimenti-su-charlie/#more-12099

Anonimo ha detto...

https://it.aleteia.org/2017/06/30/cristiano-ronaldo-vola-dai-suoi-due-nuovi-amori-acquistati-negli-usa/

irina ha detto...

LNBQ,Charlie, se anche l'Osservatore preferisce la morte
di Riccardo Cascioli
09-07-2017

irina ha detto...

I genitori di Charlie, qualora si aprissero strade per portare il loro bambino in Vaticano, ci pensino bene prima.

Anonimo ha detto...

Il card. Ravasi ha una rubrica, "Breviario", sul "Domenicale" del giornale Il Sole-24 ore. Oggi, a p. 21,cita un canone del "padre del diritto canonico", Graziano: "colui che è moribondo per fame... se non l'hai nutrito, l'hai ucciso". Condivisibile il riferimento alla "indifferenza del ricco che banchetta e ignora il misero Lazzaro", ma un riferimento al povero Charlie, che sarà lasciato morire di fame, questo no, eh? Alla larga da questi temi divisivi,anche all'interno della Chiesa, meglio andare sul sicuro con le periferie esistenziali!
Antonio V.

irina ha detto...

LNBQ,Charlie, prosegue la lotta per la vita in attesa dell'ultima sentenza dell'Alta Corte
di Ermes Dovico
10-07-2017


LNBQ,Charlie Gard è solo l'inizio
di Marco Respinti
09-07-2017


LNBQ,Silvana De Mari,Charlie è la nostra anima

irina ha detto...

Nell'articolo di Marco Respinti leggerete che altri 18 bambini son in attesa di essere uccisi. Vengono addotti motivi di dignità della vita e di soldi impiegati in macchinari e cure che, in qualche modo, potrebbero essere usati per chi ha più probabilità di vita, dignitosa questa.Ora quando eravamo 'povera gente', chi non poteva o non voleva prendersi cura del bambino, che era in gestazione nel suo corpo, andava in campagna lo partoriva in qualche convento e lo lasciava, oppure lo si lasciava nella ruota. Questi bambini venivano poi cresciuti in orfanotrofio.I bambini che nascevano con gravi patologie o deformazioni parimenti erano curati e ricevevano terapie adeguate; fino a 15 anni or sono, questa era una realtà che io stessa ho visto con i miei occhi. Era il tempo che tutti, anche i non credenti,credevano nella sacralità della vita; tanto più i cattolici, insieme a tante altre sette cristiane, erano certi della inviolabilità di ogni vita e del suo compito misterioso. Adesso ci sono alcuni che ritengono tutte le specie animali equiparabili, simili. Non sbagliano, se noi perdiamo il bene dell'intelletto ben poco ci distinguerà dagli altri mammiferi. Sì, ci stiamo imbestialendo e come tali, quando non più rispondenti alla fitness dei protocolli, saremo abbattuti. Questo il domani che attende noi, i nostri figli, i nostri nipoti; questi saranno valutati dalle loro prestazioni lavorative. Ecco i risultati di una vita senza Fede, senza Dio, senza un orizzonte che non sia quello del buon funzionamento della nostra macchina corporea. Certamente i campi di sterminio e i gulag erano primitivi, noi siamo progrediti: in un ospedale, asettico sia mai, un'iniezione, una flebo, una cremazione, dispersa nella natura, e lo sterminio prende tutto un aspetto ecologico. Catena alimentare. Poi a ruota antropofagi. Assaggia la coscia della nonna. Che delicatezza. Siamo avanti. Vuoi fare il confronto con gli uomini del passato che si curavano in casa l'un l'altro? E volevano bene a quella zia nata così strana, tutta storta e con la bocca che perdeva la saliva? Adesso la zia storta diminuisce la dignità della nostra vita, i nostri week end e le visite guidate dove li mettiamo? Cominciamo a portare in ospedale la zia, forse guarisce, No, deperisce. Portiamola in quella clinica lì curano tanto bene. Dopo tre giorni, la zia è morta. Una clinica fantastica, tanto educati, si sono occupati di tutto loro. Anche la Messa, pensa!

Enrico Delfini su Fb ha detto...

Il caso di C. è davvero da studiare (lo dico ai sociologi e tuttologi). Una notizia trascurata da tutti i media ufficiali resiste sul web per settimane, senza una organizzazione formale, con la buona volontà e la poca informazione di tanti. Sconvolti dall'idea di questo sopruso; non tanto per la sentenza scientifica, ma per l'annullamento della volontà del paziente (o di chi per lui). Una giravolta a 180gradi da parte del "giornalone unico mondiale", che quando si tratta di far valere le scelte che vanno in altra direzione, non se ne lascia scappare una. Ebbene i dieci blog sono diventati cento; le cento condivisioni sono diventate mille; gli appelli dei singoli sconosciuti sono arrivati a valanga sulle scrivanie dei medici, della premier, il papa (tirato per i capelli) ha messo un piccolo tweet... A un certo punto, quella che i media mondiali volevano far passare per una quisquilia che interessava solo i beceri italiani, è diventata una cosa così grande, che qualche foto, qualche lancio, anche le agenzie hanno dovuto darlo. Se avessero chiesto ai professori di massmediologia se era una cosa possibile, avrebbero risposto in coro di no. E quando un avvenimento sfida e contraddice i dati scientifici, lo si può chiamare MIRACOLO

Anonimo ha detto...

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4e435660-7199-4952-ab52-29d29f470997-tg1.html

Anonimo ha detto...

Ieri c'è stata l'udienza presso l'Alta Corte inglese per Connie e Chris, i genitori di Charlie.
Mentre l'avvocato del Great Ormond Street Hospital riaffermava freddamente la posizione del suo cliente, cioè che i supporti vitali di Charlie dovrebbero essere disattivati a causa del suo "danno cerebrale irreversibile" il signor Gard non è più riuscito a trattenersi.
«Quando intende cominciare a dire la verità?» Ha gridato.
Anche Connie non si è più trattenuta: "È molto difficile starsene seduti qui e sentire questo quando non è vero", ha detto, facendo un grande sforzo per trattenere le lacrime.

Giovedì ci sarà una nuova udienza.
Preghiamo intensamente, perché il giudice che valuterà la situazione è lo stesso che aveva già dichiarato la condanna a morte per Charlie in aprile.
I genitori di Charlie Gard hanno ora due giorni per presentare nuove prove che mostrino come il trattamento farmacologico sperimentale potrebbe migliorare la salute del loro figlio criticamente malato.
PREGHIAMO, PREGHIAMO, PREGHIAMO!!!

irina ha detto...

"...supporti vitali di Charlie dovrebbero essere disattivati a causa del suo "danno cerebrale irreversibile..."

E' davvero strano che certe affermazioni arrivino da persone di scienza. Non è la scienza 'progrediente'? Se lo è, quello che non è possibile riparare oggi,lo sarà domani. Altrimenti la ricerca cosa ricerca? Ci sono occlusioni mentali in moltissime menti.

Anonimo ha detto...

L'udienza per oggi è finita. Domani una nuova Inizierà alle 14,00 di Londra, 15,00 italiane. Oggi è stato ascoltato il medico americano che ha cercato di spiegare che loro hanno una cura che potrebbe funzionare e che sono pronti a prendere in carico il bambino. Sembra che questo abbia fatto breccia nel giudice intransigente che ha disposto la nuova udienza.
Tra misure del cranio di Charlie, contestate dal giudice, lacrime e disperazione della mamma di Charlie, si è conclusa questa prima udienza.
Ancora un'esercito di fedeli è stato in preghiera.
Servono ancora firme sulla petizione e tante, tante, tante preghiere.
Siamo con te piccolo Charlie!

Anonimo ha detto...

La mia risposta a una donna che chiedeva se fosse opportuno fare casino per Charlie, quando ogni giorno muoiono ingiustamente migliaia di bambini

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In verità non si tratta di Charlie. Il poveretto quasi certamente morirà in età tenerissima anche continuando le cure. Non si tratta di lui perché, detta cinicamente, come tu suggerisci, alla fine è uno su un milione.

Si tratta di non far passare una linea. Charlie va difeso perché rischia di essere il "paziente zero" di una pandemia (a)morale in cui i malati potrebbero essere soppressi indipendentemente dalla propria volontà o quella dei propri cari.

Certo, magari a te pare assurdo che qualcuno un giorno possa venire da te dicendoti "signora, lei è malata, smetteremo di curarla per darle una morte dignitosa". E procedendo indipendentemente dal tuo volere -se sei cosciente- o da quello dei tuoi cari.

Sembra una psicomenata, un trastullamento mentale complottista, ma dopotutto fino a qualche anno fa sarebbe sembrata assurda una situazione in cui diversi tribunali, inclusa la Corte Europea dei diritti umani, avessero imposto la sospensione delle cure a un minore contro il volere dei genitori.

Hai ragione, al mondo crepa tanta gente ogni giorno, e per le peggiori cause; ma noi non siamo qui solo per Charlie. Non ci siamo alzati per un singolo neonato. Siamo qui per tutti gli uomini presenti e futuri che potrebbero trovarsi nella medesima situazione. Siamo qui per milioni di persone. E, in definitiva, siamo qui per noi stessi.

Anonimo ha detto...


Il Congresso USA concede la cittadinanza americana al piccolo Charlie Gard e ai suoi familiari.