venerdì 7 luglio 2017

Perseverare nell’azione salvifica iniziatasi con i 'Dubia'

Questo del "terzo passo" dei 3 cardinali, che Paolo Pasqualucci illustra sapientemente nell'articolo che segue, è un punto fondamentale. Nella situazione attuale sarebbe un fatto del tutto rivoluzionario, che potrebbe aprire finalmente la crisi nella Chiesa visibile (artatamente nascosta, la crisi, dal conformismo ufficiale) e far crollare uno dei pilastri dell'attuale sistema "mondialista".

L’improvvisa, dolorosa scomparsa di S. Em. il cardinale Joachim Meisner, avvenuta il 4 luglio scorso, ha destato – è inutile negarlo – un senso di smarrimento. Il porporato aveva 83 anni, è vero; però ha fatto impressione la subitaneità della morte, non preceduta, a quanto se ne sa, da uno stato di malattia.

I quattro cardinali firmatari dei cinque ben noti Dubia sollevati a proposito di certi sconcertanti passi dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia sull’amore nel matrimonio, si sono ora ridotti improvvisamente a tre, le Eminenze Burke, Caffarra, Brandmüller. Speriamo, da semplici fedeli, che il luttuoso evento non incida sulla loro determinazione a proseguire con la massima celerità nella loro coraggiosa e benemerita azione salvifica.

Si trovano, ora, alla vigilia del loro terzo intervento, quello decisivo, e forse più difficile, poiché comporta l’affondo dottrinale vòlto a ristabilire la retta dottrina della Chiesa sui sacramenti del matrimonio e dell’Eucarestia. Infatti, dopo aver sollevato il 19 settembre 2016 i cinque ben noti Dubia con questioni fondamentali sulla nostra fede e sulla morale cristiana; dopo aver invano chiesto il 25 aprile 2017 udienza allo stesso Papa, visto il suo perdurante silenzio in merito, aggravato il silenzio da una dichiarazione del cardinale Müller, ancora Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, che impropriamente negava ai Dubia ogni sostanziale legittimità; i tre cardinali sono ora fatalmente tenuti a procedere oltre;  o l t r e , nel senso accennato più di una volta dal cardinale Burke in alcune delle interviste che concede ogni tanto per le esigenze della “buona battaglia” (1 Tm 18).

Sappiamo tutti di cosa si tratta.  Nel perdurante e colpevole silenzio dell’autorità legittima (la Congregazione per la Dottrina della Fede ossia il Papa) mentre la confusione dottrinale e pastorale provocata da certi ben noti passaggi di Amoris Laetitia si diffonde sempre più, i tre cardinali si sono addossati il compito spinoso di supplire loro stessi alla latitanza dell’autorità legittima, con un documento dottrinale che fornisca la risposta ai Dubia, finora mancata.

Tale còmpito è imposto dal gravissimo stato di necessità nel quale versano le anime.  Questo stato non è venuto in essere solo a causa di certe singolari affermazioni di Amoris Laetitia.  Esiste, lo sappiamo tutti, a partire dal pastorale Concilio Ecumenico Vaticano II, con tutte le sue “aperture” e i suoi “accomodamenti” allo spirito del mondo.  La confusione dottrinale e pastorale instauratasi nella Chiesa a partire da quel tumultuoso Concilio, non è mai venuta meno, pur tra alti e bassi, ed ora, con il presente Pontificato, sembra stia raggiungendo la sua acme.

Se un Papa regnante si rifiuta di fare il suo dovere, che è sempre quello di “confermare i fratelli nella fede”(Lc 22, 32) mediante il mantenimento e la difesa del “deposito della fede” con la definizione della retta dottrina e la condanna degli errori (1 Tm 6, 20; 2 Tm 1, 13-14; 4, 2-4), i vescovi e cardinali che lo assistono nel governo della Chiesa (il cui fine, non dimentichiamolo, non è terreno ma soprannaturale, è sempre e solo la salvezza eterna delle anime) non hanno forse il diritto di intervenire, parlando in vece sua?  Ed anzi, bisogna dire, non incombe su di loro un vero e proprio dovere? Un dovere imposto dallo stato di necessità, al fine di soddisfare il diritto delle anime di vedersi impartire un insegnamento sempre conforme alla verità rivelata e mai da essa difforme o addirittura contrario; un insegnamento che sia sempre chiaro, lineare, conforme a quanto sempre insegnato dalla Chiesa nei secoli; limpido e non ambiguo, confuso, fòmite di errori e persino di eresie.

Non sta certamente a noi dare indicazioni alle Eminenze Burke, Caffarra, Brandmüller, su ciò che dovranno dire nel loro documento, comunque lo vorranno chiamare (se Correzione dottrinale, o fraterna o altro).  Possiamo tuttavia affermare sin d’ora, io credo, che il loro documento non potrà certamente limitarsi ad esprimere i “sì” e i “no” pertinenti ai cinque Dubia.  Conterrà sicuramente spiegazioni accessibili a noi fedeli sulle risposte dottrinalmente ineccepibili che i tre cardianli daranno ai cinque quesiti sollevati.  Spiegazioni che approfondiranno quelle da loro apposte ai Dubia stessi, quando resi noti al pubblico dei fedeli.

Fornendo l’interpretazione autentica dei passi controversi di Amoris Laetitia in base alla dottrina di sempre della Chiesa; ribadendo, pertanto, come ha già fatto la Conferenza Episcopale della Polonia di contro a quelle di Argentina e Germania, che non è assolutamente possibile concedere la Comunione ai divorziati risposati che continuino a convivere more uxorio cioè in stato di peccato grave, dimostrando in tal modo di non essersi pentiti del loro adultèrio né di volersi pentire; riaffermando che conceder loro tale privilegio significherebbe autorizzarli a commetter un ulteriore grave peccato, quello di sacrilegio del Corpo del Signore (1 Cr 11, 26-29);  ribadendo tutto questo e le connesse questioni teologiche e morali, il documento varrà sicuramente anche quale precisa condanna delle ambiguità e degli errori circolanti; condanna che, ci auguriamo tutti, vi sia manifestata anche in forma esplicita.

A coloro che si preoccupano dell’ortodossia dottrinale del grave passo che, a Dio piacendo, i nostri tre cardinali si apprestano a compiere, quasi tale passo implicasse il cadere negli errori del conciliarismo o del semi-conciliarismo, rispondiamo che queste preoccupazioni, pur comprensibili, non hanno in realtà motivo di essere.

Stiamo vivendo, e non da oggi, una crisi eccezionale della Chiesa cattolica, riguardante la dottrina, la pastorale, la fede, i costumi in modo mai visto prima nella bimillenaria esistenza della Chiesa. Una crisi nata dall’interno della Gerarchia, come tutte le grandi crisi di fede del passato. Lo stato di necessità che si è venuto a creare, stante l’incapacità della Prima Sedes di risolvere la crisi, della quale anzi sembra esser diventata elemento portante, giustifica pienamente un’azione come quella meritoriamente intrapresa dai quattro ed ora tre cardinali.

Lo spirito con il quale essi la compiono è sempre quello del cosiddetto incidente di Antiochia, allorquando san Paolo rimproverò pubblicamente il Beato Pietro, già posto dal Signore risorto a capo della Chiesa nascente (Gal 2, 11:“Ma quando Cefa venne ad Antiochia, io mi opposi a lui apertamente, perché egli si era reso degno di biasimo”).  Il biasimo del quale si era reso degno san Pietro riguardava l’uso delle pratiche giudaiche di purezza rituale nei rapporti pubblici con i pagani, che san Pietro praticava in pubblico di fronte ai Giudei, subito imitato da altri Apostoli, nonostante fosse cristiano. Il rimprovero dell’Apostolo delle Genti non si esauriva tuttavia nella pastorale: esso aveva profonde implicazioni dottrinali, concernenti il rapporto teologico tra cristianesimo e giudaismo, al quale il cristianesimo veniva a sostituirsi completamente come religione universale di salvezza, del tutto svincolata dalle pratiche giudaiche e dallo spirito solo “israelitico” del giudaismo, la cui missione nei confronti dell’umanità da redimere si era compiuta con l’Incarnazione del Verbo. 
Ora, se il rimprovero al Papa che sta sbagliando e latita nei suoi doveri d’ufficio, invece che da uno solo proviene da tre, c’è forse una vera differenza?  I tre cardinali sono vescovi, discendenti degli Apostoli.  Come san Paolo, assistono il Papa nel governo della Chiesa universale, in modo diretto e indiretto.

Erano solo quattro ed ora sono in tre. “Contro duecento”, cioè contro l’intero collegio cardinalizio, li schernì tempo fa un cardinale di spirito evidentemente conformista. Ma loro, i conformisti, si trovano in realtà ad esser in duecento contro duemila, i duemila anni di esistenza della Chiesa di Cristo: dietro i quattro ed ora tre cardinali, ci sono tutti i Papi, i teologi ortodossi, i Santi; c’è l’intera Tradizione, l’intero Magistero della Chiesa cattolica; c’è quindi l’intera ed unica Chiesa di Cristo, visibile ed invisibile, il Corpo Mistico, che li sostiene e li incita.
Paolo Pasqualucci 6 luglio 2017  - Fonte

13 commenti:

irina ha detto...

"... Possiamo tuttavia affermare sin d’ora, io credo, che il loro documento non potrà certamente limitarsi ad esprimere i “sì” e i “no” pertinenti ai cinque Dubia..."

Visto che molti cattolici da Messa quotidiana non sanno dei 'Dubia', che molti altri ne hanno notizia lontana come di stravaganza, che i cattolici si adattano spontaneamente, ritengo, che i tre Cardinali 'debbano' limitarsi ai “sì” e i “no”. Un piccolo stampato contenente: la domanda, seguita dalla risposta; questo per ogni dubium. Scritto in grassetto, una copertina di arte universalmente conosciuta, su una facciata la domanda, accanto sull'altra facciata la risposta. Poche pagine, belle per impaginazione, per tipo di scrittura, bellissime per la copertina. Questa edizione dovrà essere globale, uguale, con testo latino a fronte molto meglio. E dovrà uscire in contemporanea nel mondo.

Siccome la correzione è cosa lunga e non finisce mai, dopo sei mesi o dodici, il seguito con la "spiegazione" per ogni Dubium "SINTETICA" anch'essa. Poche pagine raccolte insieme. Veste tipografica bellissima, scrittura doppia latino e testo nazionale a fronte.

Così, di sei mesi in sei mesi o di anno in anno, i fedeli di tutto il mondo hanno l'antidoto ai veleni che eruttano dal cratere del vulcano. Contestualmente i tre cardinali debbono, senza darlo a vedere, guardarsi intorno per capire a chi passare il testimone, in terra, in caso di imprevisto cambio di sede.

nat ha detto...

Come per le guardie cosiddette immortali-perché quando una cadeva subito un'altra ne prendeva il posto -dell'antico esercito persiano, quanto sarebbe bello che uno dei cardinali che in coscienza condivide la posizione dei Dubia prendesse il posto del compianto Card. Meisner!

by Tripudio ha detto...

Esattamente dieci anni fa Benedetto XVI promulgava il motu proprio Summorum Pontificum.

Il quinquennio ad experimentum degli Statuti del Cammino Neocatecumenale del 2002 era scaduto e quel motu proprio (cioè una decisione personale del Papa, un documento pubblicato di propria iniziativa) riaffermava che la liturgia della Chiesa non è una ludoteca per gente annoiata, dichiarando che la liturgia tradizionale in latino non è mai stata abolita, e menzionando anche l'inascoltato Giovanni Paolo II che aveva mosso i primi passi verso tale liberalizzazione.

In particolare, nella lettera ai vescovi scritta per accompagnare il documento, Benedetto XVI spiega la sua decisione controbattendo alle obiezioni:
- il Summorum Pontificum non «intacca» il Vaticano II
- il timore di creare spaccature e divisioni è «infondato»
- lo scopo è di «giungere ad una riconciliazione interna nella Chiesa»
- «ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso».

Ma la stangata maggiore è quando Benedetto XVI dice:
«...in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile».

Tra i deformatori della liturgia vanno annoverati gli eretici Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, che credettero di essere autorizzati a inventarsi una nuova liturgia.

Ad un certo punto Benedetto XVI dice: «Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni».

Chiaro il punto?
- grandi attese degli imminenti cambiamenti dovuti al Concilio
- le attese vengono trasformate in confusioni
- dalla confusione ognuno ne tira fuori quel che gli pare, incluse presunte "autorizzazioni" (o addirittura "obblighi") ad essere creativi con la liturgia, trattandola come un giocattolo alterabile a piacere (con la scusa di "abbellirla" o renderla più simile a quella dei "primi cristiani delle origini cristiane").

Il Summorum Pontificum e la lettera che lo accompagna sono di fatto una grande stangata alle carnevalesche liturgie neocatecumenali perché pur avendo come oggetto la liberalizzazione della liturgia tridentina (da dieci anni celebrabile senza dover chiedere il permesso ai superiori, vedi articolo 2) spiegano con stupefacente esattezza le cause dello sfascio liturgico postconciliare, demolendo così anche uno dei pilastri fondamentali del kikismo-carmenismo:
- dalle grandi attese alla confusione
- dalla confusione alla creatività liturgica
- dalla creatività liturgica alle spaccature in seno alla Chiesa.

È un'analisi spietata e precisa, che dimostra con autorità - se mai ce ne fosse ancora bisogno - che chi «deforma» la liturgia (come fanno i neocatecumenali), oltre ad andare contro i diritti di Dio, oltre a dare testimonianza di una fede inquinata, va anche contro l'unità della Chiesa, alimentando una confusione nel popolo di Dio anche se si celebra in una "piccola comunità" e nel chiuso di una saletta.

Una liturgia deformata è infatti chiara espressione di una fede deformata.

Anonimo ha detto...

Non ho capito se il prof. Pasqualucci auspica il terzo intervento (come tanti, d'altronde l'Epifania è passata da un po' di tempo.... :))
oppure ha informazioni tali da renderlo più che speranzoso ma pressoché certo del fatto incipiente.

Se questo terzo passo dovesse essere mosso, sarebbe poi da capire se si tratterebbe di:
- un documento che ribadisce la dottrina cattolica sulle questioni sollevate
- un documento che dando per scontata, ribadendola eventualmente la dottrina cattolica sulle questioni sollevate inizia a trarre anche le conseguenze del perdurante rifiuto di chiarimento da parte della sede apostolica.
Infatti nel primo caso, così come la conoscenza della questione dei dubia, come sottolinea Irina, è circoscritta e limitata agli addetti ai lavori e ai quattro gatti tradizionalisti (che sono più di quattro ma comunque pochissimi rispetto alla moltitudine cattomodernista), così allora la risoluzione unilaterale della controversia da parte dei tre cardinali sarà misconosciuta da più che continueranno a bearsi delle aperture della neochiesa ed inoltre sarà fatta passare dai media pennivedoli come l'ottuso arroccamenti di pochi disadattati amanti di pizzi e merletti.

Nel secondo caso credo invece che, ancorché ci sarebbe il tentativo di far passare il tutto ancora come una battaglia di retroguardia di qualche giapponese cattolico che non ha ancora capito che la guerra è finita, però la esplicita presa di posizione indicante come colpevole il silenzio che proviene dal Vaticano avrebbe un potenziale maggiore di scuotere le coscienze.

Quanto al fatto che alcune Conferenze Episcopali si sono pronunciate in linea con la dottrina cattolica, ciò fa il paio con quello delle altre che si sono pronunciate invece favorevolmente alle aperture più o meno implicite di AL ed i due sono la dimostrazione del fatto che questi organismi - le CE - sono funzionali solo alla confusione ed alla perdita della nota di cattolicità.

Anonimo ha detto...


---L'equivoco sulla riforma liturgica ---Sul "terzo passo" dei 3 cardinali, si tratta solo di deduzioni logiche

---Nel motu proprio Summorum Pontificum, Benedetto XVI si è tuttavia dimentidato di precisare che il principio abnorme e non cattolico della "creatività liturgica" ha trovato cittadinanza nella Chiesa solo dopo che era stato ammesso dal Concilio Vaticano II, nei noti articoli della costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia (artt. 22, 23, 37-40, 44). Un'autentica rivoluzione rispetto al passato. Finché non si approfondirà questo punto, si resterà sempre nell'equivoco. Né vale obiettare che gli esperimenti, le innovazioni erano e sono sempre sottoposti al controllo della Santa Sede.
Non vale perché: 1. La Santa Sede stessa è favorevole a sperimentare e innovare; 2. il punto di equilibrio tra l'antico e il nuovo è difficile da trovare e spesso impossibile; 3. si è così scivolati verso forme ibride rappresentate p.e. da riti cattolico-africani (africanizzati), cattolico-indiani (induizzati) etc. 4. Il principio di creatività liturgica viene inevitabilmente applicato anche a livello individuale, del singolo celebrante, dal celebrante stesso. Questa capillarità è praticamente impossibile da controllare.
(Queste e altre critiche erano state avanzate da Amerio in Iota Unum cap. 38, dedicato alla riforma liturgica. Io ho la 2a ediz., del 1986, trentuno anni fa. E' stato ristampato alcuni anni fa ma sembra che nessuno l'abbia letto).

---Non ho nessuna informazione particolare. Perché dovrei? Ho solo articolato alcune deduzioni logiche, basate sul senso comune dopotutto, tratte peraltro da accenni abbastanza chiari del card. Burke in alcune delle sue interviste, come ho precisato nell'articolo stesso, qui gentilmente ripreso da Mic, che ringrazio.
PP

Anonimo ha detto...

Non so come avvenga la moderazione, modi e tempi, i messaggi che arrivano sono relativamente pochi, osservo, e non penso sia così arduo il dargli una letta e pubblicarli.
Chiedo scusa per l'intervento, ma il vostro sito è davvero molto interessante, e sono altrettanto interessanti gli interventi dei lettori, perciò trovo che ammazzi un po il brio del blog il fatto che gli inserimenti dei commenti avvengano dopo tante e tante ore.
Spero non avervi offeso o dispiaciuto, ma è un osservazione che ritenevo giusto fare anche forse per rendere il sito più frequentato e vivace.
Vi ringrazio

mic ha detto...

La moderazione di solito avviene in tempi rapidi, Càpitano volte pause un po' più lunghe, a seconda della disponibilità dello sparuto gruppo dei moderatori. Ma questo credo sia valido anche per altri blog.
Credo che in questo blog il valore aggiunto sia dato dalla serietà e dallo spessore di molti commenti e relativi commentatori, frequentatori abituali.
I messaggi che arrivano sono di gran lunga più numerosi; ma, per rendere le discussioni leggibili, occorre fare una cernita tra provocazioni, millenarismi, visioni private, istanze e accuse sedevacantiste, proclami modernisti, insulti vari. A volte si tratta di assunti triti e ritriti ripetutamente confutati ;)

E' invece ben accetto il dissenso se serio e argomentato, sempre utile al confronto e all'approfondimento.

Anonimo ha detto...

"la correzione è già iniziata, e non si è limita ai problemi di Amoris Laetitia. È iniziata in sordina, come dicevo, partendo da una sostanzialmente innocua pasquinata, e crescendo di giorno in giorno fino a diventare palese, concreta, diffusa, pervasiva; fino a toccare non solo e non tanto il piano nobilissimo della dottrina e della fedeltà al deposito della fede, ma proprio il piano scelto dai vertici per realizzare il loro programma: il piano della prassi, dell’azione concreta, dei gesti simbolici.
Una correzione non solo e non tanto formale, ma molto, molto più potente ed incisiva: una correzione popolare. E vi confesso che in questo vedo come una risposta alle preghiere dei tanti che, da mesi e mesi, stanno invocando con fede l’Auxiliatrix Christianorum."

Anonimo ha detto...

Ok.grazie mille!

mic ha detto...

Una correzione non solo e non tanto formale, ma molto, molto più potente ed incisiva: una correzione popolare.

Che ci sia un risveglio 'dal basso' è cosa positiva: vedi le recenti iniziative di Reggio Emilia, Varese, Pavia, Milano, Genova, ecc.
Ma non sottovalutiamo i rischi: pecore senza pastore possono debordare dal 'pascolo'...
Per questo anche secondo me è tanto più urgente l'azione pubblica dei cardinali.

Anonimo ha detto...

Be', un conto è la correzione, un conto è l'interpretazione autentica.
Sulla legittimità della correzione non ho dubbi, ma non è una questione di supplenza: secondo me, rientra nei doveri dell'ufficio cardinalizio.
Purtroppo, non si può pensare che la potestà papale venga esercitata in via suppletiva da questo o quel membro del Sacro Collegio e che, per questa via, ritroviamo finalmente una norma chiara. (Se poi non era questo il senso dell'articolo, chiedo scusa, non ho capito).
Guido Ferro Canale

mic ha detto...

i tre cardinali si sono addossati il compito spinoso di supplire loro stessi alla latitanza dell’autorità legittima, con un documento dottrinale che fornisca la risposta ai Dubia, finora mancata.

In questa espressione dell'articolo, colgo 'supplenza' ad una mancata risposta, che è desistenza direttamente collegata col munus docendi, non ad un'attività di governo, più specificamente ascrivibile a quello regendi nella pienezza propria del primato petrino.

irina ha detto...

LBQ,Meisner, l'amico di Ratzinger che portava fiori a Gesù
di Marco Tosatti
10-07-2017