In questi giorni si parla molto di Bill Gates, l'uomo che vendendo computer e programmi informatici (Microsoft) è diventato talmente ricco e potente da essere di fatto il padrone, o quasi, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Di cui finanzia tra l'altro i programmi abortivi di massa.
Non è nemmeno un finanziere, come gli amici Buffet e Soros. Ha fatto i soldi con le nuove tecnologie.
Che c'entra tutto questo con Aristotele? C'entra moltissimo. Aristotele, che a differenza del maestro Platone era un grande difensore della proprietà privata, sosteneva che la "crematistica", cioè l'arte di fare quattrini senza limiti, quattrini svincolati dalla proprietà della terra, fosse un enorme pericolo, sia per il singolo per la comunità.
Ebbene, quella che Aristotele chiamava "crematistica"1, cioè economia deviata e contronatura, corrisponde esattamente a quella che i moderni chiamano "capitalismo". Quell'enorme meccanismo, quella gabbia d'acciaio del profitto (Max Weber), che basandosi sull'assenza di limiti titanica e smisurata, permette ad alcuni di diventare enormemente ricchi e quindi enormemente potenti, senza avere nessuna delle caratteristiche necessarie per esercitare con saggezza questo potere. Ben difficilmente chi ha passato gran parte della sua vita ad arricchirsi senza sosta possiede quelle risorse spirituali che gli permetterebbero di gestire con saggezza l'enorme potere acquisito.






