Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 12 dicembre 2025

P. Pasqualucci : Ricordo di S. E. Mons. Marcel Lefebvre.

Pochi giorni fa ricordavamo l'anniversario di Mons. Lefebvre, un monumento di inscalfibile fedeltà. Non si è mai piegato, non lo hanno mai addomesticato. E ha salvato il sacerdozio e la Messa dei secoli. Lo ha ricordato anche Paolo Pasqualucci nel corposo testo che segue e che volentieri condivido da Il blog di un filosofo [qui].

P. Pasqualucci : Ricordo di S. E. Mons. Marcel Lefebvre. [1]

Che cosa abbia rappresentato e rappresenti la lunga, tenace ed inflessibile battaglia condotta da Mons. Marcel Lefebvre in difesa del sacerdozio, della dottrina e della S. Messa di sempre, per i cattolici rimasti fedeli all’insegnamento tradizionale della Chiesa, che non possono accettare le “riforme” neo-moderniste introdotte con il Concilio ecumenico Vaticano II, cercheremo di ricordarlo ai nostri lettori attraverso le sue stesse parole, rievocando le quali, avremo modo di soffermarci anche sull’illegittima soppressione della Fraternità Sacerdotale S. Pio X, da lui fondata, avvenuta proprio cinquant’anni fa.

Fedeltà costante di Monsignor Lefebvre alla Chiesa e ai suoi capi
Il giorno 7 aprile del 1980, Monsignor Lefebvre tenne un’omelia in italiano nella Chiesa di S. Simeone Piccolo, a Venezia. Con la franchezza, la linearità e la chiarezza che ne caratterizzavano il modo di esprimersi, egli espose ai fedeli il senso complessivo della sua posizione e della “Crociata” alla quale nello stesso tempo li chiamava.

“Forse alcuni di voi hanno dentro di loro dei dubbi. Possono chiedersi perché Mons. Lefebvre è venuto qui, a Venezia, senza essere stato invitato dal cardinale Cé. La mia presenza crea una situazione che, nella Chiesa, non è normale […] Mai, mai vorrei fare qualche cosa di contrario alla Chiesa! Tutta la mia vita è stata al suo servizio: nei 50 anni di sacerdozio, di cui 33 come vescovo, non ho fatto altro che servire la Chiesa come missionario, come vescovo in Francia, come superiore generale della Congregazione dello Spirito Santo e come vescovo missionario […] Dieci anni fa ho fondato quest’opera – La Fraternità Sacerdotale S. Pio X – con l’intento di voler sempre servire la Chiesa. Perché, dunque, il cardinale Cé, Patriarca di Venezia, non è contento della mia venuta e non ne capisce il motivo? Che posso dirvi? Evidentemente non è contento che continui l’opera svolta sin dal giorno della mia consacrazione sacerdotale. Non ho mai cambiato in niente, sia quando ho istituito nuovi seminari in Africa, sia quando ho visitato come delegato apostolico di S.S. Pio XII le 64 diocesi dell’Africa francese nel corso di undici anni.

Ho visitato tutti i seminari, assegnando ai vescovi diocesani anche le norme per i nuovi che venivano aperti. Non ho mai cambiato. Quello che la Chiesa ha detto nei concili di Trento e Vaticano I, non l’ho mai cambiato. Allora, chi ha cambiato? Io o il cardinale Cé? Non lo so, ma penso che considerando come vanno le cose, cioè i frutti del cambiamento avvenuto nella Chiesa a partire dal concilio Vaticano II, lo possiamo constatare coi nostri occhi di cattolici.

Potete vederlo. Come vanno oggi, le cose nella Chiesa? Chiedetelo a SE Mons. Pintonello, ex ordinario militare, che ha fatto un dettagliato rapporto sulle condizioni attuali dei seminari italiani: una catastrofe! Una vera catastrofe. Quanti seminari venduti o chiusi! Il seminario di Torino, 300 posti, è vuoto. E quanti altri ne vedete chiusi nelle vostre diocesi? Allora, sicuramente, qualcosa nella Chiesa non va perché se non vi sono più seminari, in futuro non ci saranno più sacerdoti, non ci sarà più Sacrificio della Messa. Che ne sarà della Chiesa? Tutto ciò è impossibile. Hanno cambiato, s­ì, hanno cambiato, ma perché?”

La crisi nella Chiesa, provocata dal Concilio
“L’hanno fatto – continua l’omelia – certamente con l’idea di salvare la Chiesa, di fare qualche cosa di nuovo. Prima del Concilio c’era veramente una diminuzione di fervore e, allora, hanno pensato che, cambiando, forse la Chiesa sarebbe diventata più viva. Ma non si può cambiare ciò che Gesù Cristo ha istituito […] Dicono, anche, che la Chiesa deve cambiare, come cambia l’uomo moderno; dato che gli uomini hanno un altro modo di vita, anche la Chiesa deve avere un’altra dottrina, una nuova Messa, nuovi sacramenti, un nuovo catechismo, nuovi seminari…e così tutto è andato in rovina, tutto è stato rovinato! […] Da dove viene il catechismo olandese? Non certo da quello cattolico, benché sia approvato da cardinali e da vescovi. Pure il catechismo francese e italiano (che conosco), contengono errori: non è più la vera dottrina cattolica come è sempre stata insegnata. Si tratta di una gravissima situazione in atto.

In tutto il mondo – e posso dirlo perché ho viaggiato in tutto il mondo – ho visto gruppi di cattolici come i vostri chiedersi: “Cosa sta succedendo nella Chiesa?”. Non si sa più com’è la Chiesa cattolica oggi. Le cerimonie, il culto mezzo protestante e mezzo cattolico, sono un teatro; non è più un mistero, il mistero del Sacrificio della Messa, grande mistero, mistero sublime e celeste. Non si sente più la soprannaturalità della Messa e, chi vi assiste, prova un senso di vuoto e non sa più se ha partecipato ad una cerimonia cattolica o ad una cerimonia profana […] Per il bene della Chiesa dobbiamo resistere, senza essere contro chi detiene l’autorità. Mai.

Ho sempre avuto molto rispetto per il Santo Padre, per i vescovi e per i cardinali; non sono capace di pronunciare parole indegne nei confronti del vostro cardinale Cé, ma ciò non mi impedisce di affermare la dottrina cattolica perché voglio rimanere cattolico. Quando venni battezzato, il sacerdote domandò ai miei padrini: “Cosa chiede questo bambino alla Chiesa?”. Risposero: “La fede. Domanda alla Chiesa la fede”. Ed io, ancora oggi, chiedo alla Chiesa la fede e fino alla mia morte domanderò alla Chiesa la fede, la fede cattolica”.[2]

La riforma liturgica ha oscurato il significato fondamentale della S. Messa
Il mantenimento della S. Messa di rito romano antico, impropriamente detta tridentina, il cui canone risale ai tempi apostolici, ha giustamente rappresentato un autentico cavallo di battaglia di Monsignor Lefebvre, che non ha mai celebrato la messa del Novus Ordo, unitamente (bisogna ricordarlo) a SE Mons. De Castro Mayer, il vescovo brasiliano che lo ha sempre coraggiosamente affiancato, con la sua congregazione, nella dura battaglia in difesa del Deposito della fede. I due vescovi furono gli unici, tra le centinaia che in Concilio avevano lottato contro la maggioranza progressista, a continuare nella lotta dopo la fine della celebre assise.

“La Messa è un sacrificio, il Sacrificio della Croce e, come dice il concilio di Trento, è lo stesso sacrificio del Calvario; con la sola differenza che uno è cruento e l’altro no, ma tutto è uguale: lo stesso sacerdote, Gesù Cristo, e la stessa vittima, Gesù Cristo. Se veramente la vittima è Gesù Cristo-Dio, nostro Redentore, che ha versato tutto il suo sangue per le nostre anime, è impossibile prenderla tra le mani come un pezzo di pane qualunque”.[3]

Il significato e l’efficacia salvifica della S. Messa vanno perduti, se ci si allontana da quel rito, consacrato da una tradizione quasi bimillenaria, che ne garantisce la natura di sacrificio propiziatorio ed espiatorio, grazie al quale otteniamo divina misericordia per i nostri peccati e le grazie delle quali abbiamo bisogno.

Nell’omelia pronunziata a Parigi in occasione del suo Giubileo sacerdotale, il 23 settembre 1979, aveva detto. “Certamente conoscevo, per gli studi fatti, questo grande mistero della nostra fede, ma non ne avevo compreso tutto il valore, l’efficacia e la profondità. Ciò lo vissi giorno per giorno, anno per anno, in Africa e particolarmente nel Gabon dove trascorsi 13 anni della mia vita missionaria, prima nel seminario, poi nella savana, in mezzo agli africani, tra gli indigeni […] Quelle anime pagane, trasformate dalla grazia del battesimo, dall’assistenza alla Messa e dalla santa Eucaristia, comprendevano il mistero del Sacrificio della Croce e s’univano a Nostro Signore Gesù Cristo; nella sofferenza della sua Croce, offrivano i loro sacrifici e i loro patimenti con Nostro Signore Gesù Cristo, vivendo cristianamente […] Ho potuto vedere villaggi di pagani divenuti cristiani trasformarsi non solo spiritualmente e sovrannaturalmente, ma anche fisicamente, socialmente, economicamente, politicamente; trasformarsi perché quelle persone, da pagane che erano, diventavano coscienti della necessità di compiere il loro dovere malgrado le prove e i sacrifici, di mantenere i loro impegni e particolarmente gli obblighi del matrimonio. Allora il villaggio si trasformava poco alla volta sotto l’influenza della grazia e del santo Sacrificio della Messa; e tutti quei villaggi volevano avere la propria cappella e la visita del Padre. La visita del missionario! Come era attesa con impazienza per poter assistere alla santa Messa, potersi confessare e comunicare…Delle anime si consacravano a Dio; dei religiosi, delle religiose, dei sacerdoti si offrivano e si consacravano a Lui. Ecco i frutti della santa Messa.

La nozione di sacrificio
Perché tutto questo? Bisogna, infine, che studiamo un po’ i motivi profondi di questa trasformazione: è il Sacrificio. La nozione di sacrificio è una nozione profondamente cattolica. La nostra vita non può fare a meno del sacrificio da quando Nostro Signore Gesù Cristo, Dio stesso, ha voluto prendere un corpo come il nostro e dirci “Seguitemi. Prendete la vostra croce e seguitemi se volete essere salvati”, e ci ha dato l’esempio della sua morte in croce ed ha sparso il suo sangue. Oseremmo noi, sue povere creature, peccatori che siamo, non seguire Nostro Signore sulla via del suo sacrificio e della sua croce?

Questo è tutto il mistero della civiltà cristiana, della civiltà cattolica: la comprensione del sacrificio nella propria vita, nella vita quotidiana, e l’intelligenza della sofferenza cristiana; non considerare più la sofferenza come un male, come un dolore insopportabile, ma condividere le proprie pene [spirituali] e malattie con le sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo, guardando la Croce, assistendo alla santa Messa che è la continuazione della passione di Nostro Signore sul Calvario”.[4]

Non sono vere queste parole? Non esprimono il significato autentico della S. Messa e della visione cristiana dell’esistenza? E come mai, per esser sicuri di ritrovarli, questi significati, dobbiamo rileggere le omelie pronunciate venticinque anni fa [nel 1979, oggi 44] da Mons. Lefebvre? Perché la gerarchia cattolica, oggi sotto l’influenza delle ideologie profane, parla molto più dei “diritti” (i “diritti umani”, come vengono chiamati) che del sacrificio, della croce che, durante la nostra vita terrena, se vogliamo salvarci, dobbiamo portare ed esser sempre pronti a portare, sull’esempio di Nostro Signore Gesù Cristo, unico nostro vero modello. E tanto è refrattaria la Chiesa cosiddetta “conciliare” all’idea del sacrificio e della croce, tanto è imbevuta dell’ideologia profana dei “diritti umani” e dell’idea che grazie ad essi e al “dialogo” su di essi fondato con tutte le religioni del globo, si debba “costruire un mondo migliore”, una sorta di democrazia universale; tanto lo è, da aver provocato di fatto il mutamento del significato della S. Messa, intesa ora dai più – neanche fossimo ai Misteri di Eleusi - come una festa nella quale si celebra collettivamente la Risurrezione del Dio che incarnandosi ha già salvato tutto il mondo!

La ferma protesta di Monsignor Lefebvre contro l’illegittima soppressione del Seminario di Écône
Nell’omelia di Venezia, Monsignore così riassumeva la vicenda, allora relativamente recente, della soppressione della Fraternità da lui fondata. “Vado a Roma cinque-sei volte all’anno per supplicare i cardinali, il Papa stesso, di ritornare alla Tradizione, per ridare alla Chiesa la sua vita cattolica […] La mia Fraternità, infatti, è stata riconosciuta ufficialmente dieci anni fa da Roma e dal vescovo di Friburgo, in Isvizzera, nella cui diocesi è stata fondata. In seguito, vescovi progressisti e modernisti hanno visto nei miei seminari un pericolo per le loro teorie; si sono arrabbiati con me e si sono detti: bisogna distruggere questi seminari, bisogna finirla con Écône e con l’opera di Mons. Lefebvre perché pericolosi per il nostro piano progressista-rivoluzionario. Con il medesimo tono si sono espressi a Roma e Roma ha acconsentito.

Ma come ho detto a Sua Santità Giovanni Paolo II, la soppressione è stata fatta in un modo contrario al Diritto Canonico: neanche i soviet emettono giudizi come hanno fatto i cardinali a Roma per la mia opera. I soviet hanno un tribunale, una specie di tribunale per condannare qualcuno; ma io non ho avuto neanche questo tribunale, niente. Sono stato condannato senza avere niente, nemmeno un preavviso, una convocazione…niente. Un bel giorno è arrivata una lettera [il 6 maggio 1975, da parte dell’Ordinario locale, SE Mons. Mamie, arcivescovo di Friburgo, in Isvizzera] per dirmi che il seminario doveva essere chiuso”.[5]

La soppressione del seminario di Écône deve ritenersi invalida a tutti gli effetti
Cinquanta anni fa, su “sì sì no no”, appena fondato da Don Francesco Putti e del tutto autonomo (allora come oggi) dalla FSSPX, un documentato articolo metteva a nudo le diverse e gravi irregolarità della procedura posta in opera per colpire la suddetta Fraternità, inficiata in radice questa procedura dall’assenza dei “gravi motivi”, mai documentati perché ovviamente inesistenti, rappresentati dai “disordini morali” o dalle “deviazioni dottrinali”, richiesti dal diritto canonico per una misura coercitiva di tale gravità. “La chiusura di un seminario, dove venivano formati bene [per riconoscimento degli stessi organi competenti] più di 100 alunni, non poteva essere decretata per una dichiarazione del suo Superiore, disapprovata dalla Autorità ecclesiastica, anche se la disapprovazione fosse fondata e giusta [il 21 novembre del 1974, Mons. Lefebvre, che già aveva dichiarato ufficialmente nel 1971 il rifiuto del Novus Ordo Missae, indignato per le dichiarazioni alquanto eterodosse rilasciate ai suoi seminaristi da due visitatori apostolici (11-13 novembre 1974), aveva preso pubblicamente posizione contro le infiltrazioni “neomoderniste” nella Chiesa ufficiale – e ciò comportava un’implicita critica al Pontefice allora regnante, SS Paolo VI - proclamando la sua immutabile fedeltà all’insegnamento del Concilio di Trento] […] Molte volte sono stati destituiti i Superiori per una inaccettabile dichiarazione o per un grave atto di disubbidienza al Sommo Pontefice, ma mai chiusi i seminari, gl’istituti, per tale motivo […] E se qualche volta si è ritenuto che le idee sostenute dal fondatore o dal presente superiore esercitassero un malefico influsso sulla formazione degli alunni, si è provveduto con la nomina di un visitatore permanente”.[6] L’articolo non si soffermava sulla questione della competenza dell’Ordinario nel caso di specie, questione che costituiva l’argomento-chiave del ricorso presentato immediatamente da Mons. Lefebvre al Tribunale della Segnatura Apostolica e dichiarato da quest’ultimo irricevibile, nel quale, per quanto concerneva la competenza, si eccepiva l’invalidità intrinseca del provvedimento e quindi la sua nullità radicale, a tutti gli effetti, a causa dell’incompetenza e dell’Ordinario locale ad emanarlo e della “commissione cardinalizia” di cui sopra a giudicare il ricorrente in materia di fede.

L’effettiva natura giuridica della FSSPX
Sul punto capitale dell’incompetenza di Mons. Mamie, ci sia permesso di fare qualche considerazione. La FSSPX, come risultava dai suoi statuti e dall’attività svolta, ad essi perfettamente coerente, era una società di vita in comune senza voti (pubblici) il cui fine era costituito dalla formazione sacerdotale secondo i princìpi tradizionali della Chiesa, princìpi che richiedevano, tra l’altro, il mantenimento della S. Messa tridentina. Queste “società”, nel diritto canonico allora vigente (CIC, 1917) erano considerate congregazioni in senso lato, rispetto a quelle “in senso stretto”, ricomprese, queste ultime, assieme agli ordini, nelle religioni, i cui membri facevano vita in comune e professavano pubblicamente i tre voti di castità, povertà, obbedienza, voti che potevano essere solenni (rendevano ipso iure invalido l’atto compiuto in loro violazione) o semplici (rendevano illecito ma non invalido il medesimo atto).[7]

L’esistenza delle società di vita in comune senza voti si svolgeva “ad imitazione di quella delle religioni, pur senza averne i rigidi vincoli, e per scopi analoghi, ossia per conseguire una maggiore perfezione spirituale ed anche per compiere opere di carità cristiana o svolgere apostolato religioso o sociale. Più propriamente esse si avvicinano alle congregazioni religiose, con le quali talora esteriormente si confondono. Il codice ne riconosce l’esistenza, in quanto i membri (sodales) di tali società – che possono essere tanto maschili che femminili – vivono in comune, sotto il governo di superiori e secondo proprie costituzioni, approvate debitamente, ma senza pronunciare i tre consueti voti pubblici. Tali società, come dice espressamente il codice, non sono propriamente religioni, né i loro membri possono propriamente qualificarsi religiosi, però si distinguono, al pari delle religioni, in clericali e laicali [se la maggioranza non risulta composta di sacerdoti], e in società di diritto pontificio e di diritto diocesano, e sono soggette, in ordine alla loro erezione e soppressione, alle norme vigenti per le congregazioni, nonché in genere per analogia, e per quanto possibile, alle norme del diritto comune relative a queste […] Le denominazioni specifiche che queste società sogliono assumere in pratica (oratori, ritiri, beghinaggi, conservatori, pie società etc.) non sono soggette a norme precise.”[8]

Nella prassi la terminologia era piuttosto elastica. Ma ciò che conta, ai fini del nostro discorso, è la disciplina allora vigente per l’erezione e la soppressione (evento quest’ultimo piuttosto raro) delle società in questione, che era in sostanza quella delle religioni. Le religiones si distinguevano (ex can. 488. 3°, CIC 1917) in religioni di diritto pontificio, se avevano ottenuto l’approvazione o almeno il decreto di lode della S. Sede o di diritto diocesano se, erette dal vescovo, non avevano ancora ottenuto il decreto di lode.[9] Il c. 492, § 2 del CIC stabiliva poi che una Congregazione di diritto diocesano, anche se “diffusa in più diocesi”, rimaneva di diritto diocesano, cioè sottoposta al vescovo della diocesi, fintantoché non avesse ricevuto “l’approvazione pontificia o il decreto di lode”. Tuttavia la sua soppressione, “una volta fondata legittimamente”, era riservata alla S. Sede: supprimi nequit nisi a Sancta Sede (c. 493). In tal modo, il diritto canonico introduceva delle limitazioni al potere del vescovo, alla cui giurisdizione la congregazione era sottoposta.[10] Questa norma ha giocato un ruolo fondamentale nella vicenda della soppressione della Fraternità, dato che la disciplina dell’erezione e della soppressione delle religioni era espressamente estesa dal c. 674 alle società di vita in comune senza voti, dette per l’appunto nell’elastica terminologia del tempo anch’esse congregazioni.

La FSSPX era stata regolarmente costituita dal predecessore di Mons. Mamie, SE Mons. Charrière, che ne approvò formalmente gli statuti il primo di novembre del 1970. Perciò, essendo regolarmente costituita secondo il diritto, Mons. Mamie avrebbe potuto sopprimerla solo con un’autorizzazione espressa da parte del Papa, una sorta di delega di poteri. Ma una simile autorizzazione non risulta esserci stata. Né risulta che il pontefice allora regnante, SS Paolo VI, abbia approvato in forma specifica tutta la procedura, ampiamente irregolare, che si concluse con la lettera di soppressione della FSSPX. Tale approvazione, che deve essere formale, espressa, avrebbe sanato ogni possibile irregolarità e abuso, a meno che non fossero state violate la legge naturale o divina. E difatti, il Tribunale della Segnatura Apostolica dichiarò irricevibile il ricorso di Mons. Lefebvre adducendo proprio l’argomento della approvazione specifica da parte del Papa del provvedimento impugnato, adducendo cioè un fatto la cui esistenza non è mai stata provata.

Società di vita in comune senza voti o pia unio?
Il fatto è che Mons. Charrière, nel concedere la sua autorizzazione “osservate tutte le prescrizioni canoniche”, eresse la FSSPX “a titolo di pia unio [au titre de ‘Pia Unio’]”non a titolo di “società di vita in comune senza voti” (vulgo, “congregazione”, come risulta dall’art. 1 dello Statuto della stessa: “société sacerdotale de vie commune sans voeux”)”.[11] Allora, aveva forse ragione Mons. Mamie, dal momento che, per la soppressione di una “pia unio” non eretta dalla S. Sede ed operante nella diocesi, era competente l’Ordinario locale, senza bisogno di autorizzazione pontificia ad hoc, fatto sempre salvo il diritto a ricorrere contro il provvedimento presso il Tribunale della Segnatura Apostolica? Ma cos’era una pia unione? Gli istituti dei quali ci stiamo qui sinteticamente occupando, appartengono ormai alla storia del diritto canonico poiché il nuovo CIC, quello del 1983, ne ha modificato in parte la disciplina, innovando anche nella terminologia. Non è perciò facile farsene oggi un’idea precisa.

Le pie unioni, come i terzi ordini secolari, le confraternite, erano associazioni tradizionalmente costituite da fedeli laici, alle quali potevano ovviamente partecipare anche chierici e religiosi. I fedeli che le componevano, non avendo né il vincolo dei voti né quello derivante dal “collegamento organico e duraturo con l’associazione” (ossia la vita in comune), vivevano nel secolo “intenti alle loro normali occupazioni” pur proponendosi di compiere “speciali opere” di pietà e carità per un fine soprannaturale. Un esempio famoso di pia unione era costituito dall’Azione Cattolica, un altro dalle Congregazioni Mariane, le quali ultime, nonostante il nome, erano associazioni di laici che si proponevano di svolgere opera di apostolato, diffondendo in particolare il culto della SS.ma Vergine (p.e. con le Figlie di Maria).[12]

La FSSPX doveva forse ritenersi una “pia unio” alla stessa maniera dell’Azione Cattolica e delle Figlie di Maria? Sicuramente no. La sua intrinseca natura giuridica, come si è visto, era quella di una società di vita in comune senza voti, equiparata alle congregazioni in senso stretto. Come spiegare, allora, che sia nata con l’etichetta della “pia unio”? Il termine deve evidentemente intendersi in senso tecnico. Il suo impiego mostrerebbe l’adozione di quella che doveva essere una prassi consolidata dei vescovi. Poiché ci doveva essere sempre un periodo di prova (rinnovabile) di alcuni anni, in genere sei, prima di giungere alla approbatio definitiva, si cominciava con l’erigere “a titolo di pia unio” la società che si sarebbe poi trasformata in congregazione. Quando questo titolo non corrispondeva alla natura ed all’attività effettiva dell’ente, di un ente cioè che, venuto in essere come effettiva pia unio (composta nell’occasione in prevalenza di chierici) si fosse poi trasformato in società di vita in comune senza voti, allora ci si trovava in presenza, bisogna dire, di una finzione giuridica, la quale presentava il vantaggio, per l’Ordinario, di una maggiore libertà d’azione nei confronti della S. Sede, dato che l’erezione di un ente “a titolo di pia unio” non era vincolata ad un nulla osta preventivo della S. Sede, obbligatorio invece per le congregazioni (c. 492 § 1). E in questo caso, decidendosi per avventura la soppressione dell’ente, cosa si veniva ad estinguere, la formale pia unione di cui al “titolo” (e allora la competenza dell’Ordinario era indiscutibile)[13] o la concreta società di vita in comune senza voti? Siamo tra coloro che ritengono dover, in certi casi, l’ordinamento giuridico concreto prevalere nei confronti di quello formale, soprattutto quando esso è puramente formale. E siamo convinti che questo modo di sentire sia conforme allo spirito del diritto canonico. È l’ente nella sua effettiva concretezza istituzionale, è ciò che esso è secondo i suoi statuti, confermati dall’effettivo comportamento tenuto, è questo ente che l’autorità decide ad un certo punto di sopprimere. La risposta al quesito di cui sopra ci sembra pertanto ovvia. La FSSPX ha operato sin dall’inizio della sua esistenza come congregazione a tutti gli effetti, non c’è stato un periodo cosiddetto preliminare nel quale i suoi membri abbiano vissuto senza professare i voti, senza praticare la vita in comune, senza osservare l’obbligo di conformare ogni loro azione giornaliera al dettato degli statuti.

Due riscontri di fatto alla tesi qui sostenuta
Una riprova del fatto che la FSSPX è sempre stata considerata una società di vita in comune senza voti, si ha, secondo noi, anche da altri due fatti. Nel periodo 1971-1975, la Santa Sede permise che tre sacerdoti esterni alla Fraternità vi potessero essere incardinati canonicamente, con regolari lettere dimissoriali.[14] Ciò dimostra che la Fraternità era ritenuta una congregazione e non una pia unio. Inoltre, nel protocollo di accordo tra la FSSPX e la S. Sede, firmato da entrambe le parti il 5 maggio 1988, protocollo che poi, come è noto, non ebbe seguito alcuno, là ove si trattava delle “questioni giuridiche” da regolare, si affermò : “Tenendo conto del fatto che la Fraternità etc. è stata concepita da 18 anni come una società di vita in comune […] la figura canonica più idonea [al suo inquadramento secondo il nuovo Codice ] è quella di una Società di vita apostolica”.[15] Si noti bene: il fatto della sua erezione “a titolo di ‘Pia unio’” è consegnato all’oblìo, con ogni evidenza perché irrilevante ai fini della determinazione della natura giuridica specifica della Fraternità stessa.

Queste affermazioni sono state all’epoca sottoscritte dal cardinale Ratzinger. Ciò significava che la S. Sede non aveva nulla da obiettare all’affermazione che la Fraternità “era stata concepita per 18 anni [e quindi fin dall’atto della sua costituzione] come società di vita in comune [senza voti pubblici]”. Il regime giuridico per essa previsto dal protocollo d’intesa, in conformità alla disciplina del nuovo CIC, era quello della “società di vita apostolica”. Ebbene, queste societates vitae apostolicae sono proprio, mutatis mutandis, le eredi dirette, come è noto, delle societates in communi viventium sine votibus, del precedente codice. “Anche nel CIC del 1917 (cc. 673-681) queste società [di vita apostolica] avevano ricevuto dal legislatore un trattamento, ugualmente sotto la denominazione di società di vita in comune senza voti. È evidente dunque nel legislatore di ieri e di oggi la volontà di escluderle dalla categoria dei religiosi in senso stretto […] Ciò tuttavia non impedisce che siano considerate [da parte del codice stesso] come simili agli istituti di vita consacrata [è la nuova denominazione delle religioni] sia perché vivono in vita comune, sia perché professano i voti religiosi, sia perché osservano le costituzioni [i loro statuti]”.[16]

Poiché la FSSPX era una societas di vita in comune senza voti, l’esser inquadrata nella figura giuridica della societas vitae apostolicae del nuovo codice, costituiva il suo sbocco naturale entro il nuovo ordinamento, sbocco nei confronti del quale nessuno sollevava obiezioni. Dal protocollo d’intesa del 5 maggio 1988 si ricava dunque, a nostro avviso, una autorevole conferma post festum della vera natura giuridica della Fraternità, che non è e non è mai stata quella della pia unio. Le “pie unioni” sono scomparse dal nuovo codice, in quanto categoria autonoma. Esse sono ricomprese nel dettato generale del c. 304 sulle “consociationibus christifidelium”, sulle “consociazioni” o “associazioni” di fedeli, pubbliche o private, “con qualunque titolo siano chiamate”. Delle vecchie associazioni di fedeli, solo i Terzi Ordini sono stati mantenuti come figura autonoma, al c. 303.

Il senso autenticamente religioso della “Crociata” invocata da Mons. Lefebvre
Come è noto, Monsignor Lefebvre non si piegò all’ingiustizia subita, si rifiutò di chiudere il suo seminario (a tutt’oggi ben vivo e vegeto) e procedette con le ordinazioni sacerdotali già previste per il 29 giugno 1975. Fu perciò sospeso a divinis. Quale valore si deve attribuire a questa “sospensione”? Crediamo di non offendere nessuno, con l’affermare che essa debba ritenersi impugnabile per mancanza di presupposti legittimi, in quanto comminata sulla base di un atto che configurava un abuso di potere da parte dell’autorità, e in ogni caso invalida perché la disobbedienza di Mons. Lefebvre non era punibile, in quanto provocata dallo stato di necessità nel quale egli si era venuto di colpo ed ingiustamente a trovare.

Ma a Mons. Lefebvre è capitato anche di peggio, come sappiamo, nel 1988, con la scomunica che l’etichettava come “scismatico”, inflittagli per aver egli ordinato quattro vescovi come suoi successori alla guida della FSSPX, disattendendo la volontà del Pontefice allora regnante, che lo aveva invitato a soprassedere, a continuare i negoziati da qualche tempo in corso con la S. Sede circa la scelta del suo o dei suoi successori. Sulla questione della scomunica e del supposto “scisma” di Mons. Lefebvre, questo periodico si è già pronunciato con due studi ad hoc, apparsi alcuni anni fa.[17] Ci sembra pertanto inutile ritornare sull’argomento. Siamo tra coloro che ritengono aver Mons. Lefebvre agito sempre con la massima buona fede. Siamo certi, tutto il suo comportamento lo dimostra, che egli abbia preso la sua decisione convinto di trovarsi in stato di necessità, a causa delle reticenze e delle ambiguità che si notavano e si protraevano nella controparte vaticana, circa il modo e i tempi della scelta dei successori.[18] Scomunica invalida, dunque, perché esclusa espressamente dal CIC del 1983 quale punizione da infliggersi ad una disobbedienza motivata da una simile convinzione e scisma inesistente, perché i fatti dimostrano che mai Mons. Lefebvre ha voluto istituire una chiesa parallela, né l’hanno voluto i quattro vescovi da lui consacrati. La FSSPX deve ritenersi a tutt’oggi membro a pieno diritto della Chiesa militante, dalla quale nessuno può essere ovviamente escluso con provvedimenti invalidi.

La “crociata” alla quale Mons. Lefebvre invitava i cattolici non era pertanto quella di un sacerdote ribelle all’insegnamento della Chiesa, accusato poi assurdamente addirittura di scisma!

“Cosa dobbiamo fare? Miei cari fratelli, sì, approfondiamo questo grande mistero della Messa. Ebbene! Penso di poter affermare che dobbiamo fare UNA CROCIATA basata sul santo Sacrificio della Messa, sul sangue di Nostro Signore Gesù Cristo […] Dobbiamo fare una crociata, una crociata fondata, precisamente, su queste nozioni di sempre, di sacrificio, per restaurare la cristianità; rifare una cristianità con gli stessi principi, lo stesso sacrificio della Messa, gli stessi sacramenti, lo stesso catechismo, la stessa Bibbia. Dobbiamo ricreare questa cristianità […] Non lasciamoci allettare da tutte le idee mondane, da tutte le correnti del mondo che trascinano verso il peccato e l’inferno. Se vogliamo andare5 in Cielo, dobbiamo seguire Nostro Signore Gesù Cristo, portare la nostra croce e seguire Nostro Signore Gesù Cristo; imitarlo nella sua Croce, nella sua sofferenza, nel suo sacrificio […] Bisogna confidare nella grazia di Nostro Signore: è onnipotente. Ho visto la sua grazia operare in Africa, non c’è alcuna ragione perché non sia così attiva anche da noi, nel nostro paese [la Francia]. Ecco quanto volevo dirvi. E voi, cari sacerdoti che m’ascoltate, stringetevi in una profonda unione sacerdotale per diffondere e animare questa crociata affinché Gesù regni, Nostro Signore regni. E per ciò dovete essere santi, dovete cercare la santità, mostrare la santità, la grazia che opera nelle vostre anime e nei vostri cuori, questa grazia che ricevete mediante il sacramento dell’Eucarestia e la santa Messa che offrite. Voi soli potete offrirla! […] Mantenete la Messa di sempre! E vedrete la civiltà cristiana rifiorire, civiltà che non è per questo mondo, ma civiltà che conduce alla città cattolica, e questa città cattolica prepara la città cattolica del Cielo”.[19]

Bisogna ricreare, con la fede, l’esempio e la predicazione, uno spirito di crociata per ristabilire l’autentica Messa cattolica, che ci fa amare la Croce. “Allora, siamo crociati! Amiamo la croce, seguiamo le buone tradizioni di tutti coloro che ci hanno preceduto nel combattimento spirituale contro il demonio, contro il peccato, contro tutte le occasioni di peccato, contro tutti gli scandali”.[20] E Mons. Lefebvre così concludeva la sua omelia di Venezia: “Termino chiedendo a voi tutti di stare riuniti intorno all’altare, al vero altare, con un vero sacerdote, per continuare il Sacrificio della Messa”.[21] E per concludere questo nostro Ricordo, sul piano più strettamente culturale, citiamo dalla Prefazione alla seconda edizione della Lettera aperta ai cattolici perplessi: “Di conseguenza, i richiami di quest’opera che si batte per il ritorno alla Tradizione, si trasformano in esigenze sempre più urgenti a battersi per l’onore di Dio, per il regno di Gesù Cristo, per la difesa della Chiesa, per la salvezza delle anime. È un’autentica crociata che bisogna suscitare, per far sì che i nemici annidati in seno alla Chiesa si convertano o vengano confutati, permettendo così il ritorno del Regno universale di Gesù e Maria”.[22]

Questo appello alla difesa senza compromessi del dogma della fede con le armi della confutazione razionale e documentata degli errori, appello nel quale noi abbiamo sentito la voce della S. Chiesa perenne, l’abbiamo sempre fatto nostro, cercando di rispondervi, con l’aiuto di Dio, per quanto è nelle nostre limitate capacità. E riteniamo quest’appello ancora del tutto attuale, dal momento che la grave crisi che da sessanta anni imperversa nella Chiesa, è ben lungi dall’esser superata.
4 dicembre 2025
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[1] Il presente articolo apparve con lo pseudonimo di “Canonicus” sul periodico “sì sì no no” , n. 20, novembre 2005, XXXI, pp. 2-4 in occasione del centenario della nascita di Monsignor Lefebvre (1905-1991). Ho proceduto ad alcuni ritocchi esteriori. Monsignor Lefebvre nacque il 29 novembre 1905, nel Nord della Francia, a Tourcoing.
[2] SE Mons. Marcel Lefebvre, Omelia di Venezia, Chiesa di S. Simeone Piccolo, 7 aprile 1980, in ID., La Crociata di SE Mons. Marcel Lefebvre, raccolta di tre omelie dello stesso, a cura della FSSPX, s.d., pp. 29-38, pp. 30-34. I testi conservano lo stile parlato, con qualche ritocco lessicale per l’omelia in italiano.
[3] Omelia di Venezia, cit., in La Crociata, cit., p. 34.
[4] Giubileo sacerdotale, in La crociata, cit., pp. 4-18. pp. 6-8. Corsivi nostri.
[5] Omelia di Venezia, in op. cit., pp. 35-6. Il seminario doveva essere chiuso immediatamente.
[6] Vedi: Sì sì no no, I (1975), n. 9: In merito alla chiusura del Seminario di Écône della Fraternità Sacerdotale di San Pio X: Illegalità di un procedimento – iniquità di un provvedimento, pp. 4-5, di Ulpianus. Si trattava di mons. Arturo de Jorio, giudice del Tribunale della Sacra Rota. La lettera con la quale si sopprimeva con effetto immediato il seminario, ritirando l’autorizzazione all’esistenza della FSSPX, era stata preceduta da una convocazione informale a Roma di Mons. Lefebvre di fronte a tre cardinali per un semplice “scambio di idee”; di fronte ad una commissione informale (illegale per varie ragioni, come dimostrava l’articolo, se costituita ed operante come tribunale) che lo aveva duramente rimproverato per la sua dichiarazione del 21 novembre 1974, accusandolo, secondo quanto da lui stesso dichiarato, di “voler fare l’Attanasio” (il vescovo che praticamente da solo aveva iniziato la lotta contro l’eresia ariana, nel IV secolo, venendo ingiustamente scomunicato per ben due volte). La lettera di Mons. Mamie faceva riferimento all’autorità di questa “commissione cardinalizia”, per giustificare il proprio operato, dichiarando di agire “in pieno accordo” (en plein accord) con la S. Sede, dichiarazione che non dimostra, come tale, l’esistenza di un’autorizzazione specifica (del resto, mai prodotta) conferita, quindi, nelle forme richieste dal diritto canonico,
[7] Questi dettagli dell’istituto della società di vita in comune senza voti, li abbiamo tratti principalmente da : A. Bertola, La Costituzione della Chiesa, corso di diritto canonico, Torino, 1958, 3a ediz. rived. e ampliata; Eichmann-Mörsdorf, Lehrbuch des Kirchenrechts [Manuale di diritto canonico], 1964, 11a ediz., München, Paderborn, Wien, I vol, seconda e terza parte.
[8] Bertola, op. cit., pp. 240-1. Corsivi nostri.
[9] Op. cit., p. 212.
[10] Eichmann-Mörsdorf, cit., p. 493.
[11] Statuts de la Fraternité des Apôtres de Jésus et Marie ou (selon le titre public) de la Fraternité Sacerdotale Saint Pie X, pp. V-VI e p. 3 (non numerata).
[12] Per i dettagli dell’ istituto della pia unio, vedi: V. Del Giudice, Nozioni di diritto canonico, Giuffré, Milano, 1970, 12a ediz. rifatta e aggiornata con la collaborazione del prof. Catalano, pp. 276-9.
[13] Sul punto: Bernard Tissier de Mallerais, Marcel Lefebvre, une vie, Clovis, 2002, p. 508. SE Mons. Tissier de Mallerais, in quest’opera fondamentale per la comprensione della figura di Mons. Lefebvre, ritiene giuridicamente (anche se non moralmente) legittima la soppressione della FSSPX da parte di Mons. Mamie: “Le 25 avril en effet, le cardinal Tabera [uno dei componenti la “commissione cardinalizia” di cui sopra] assure Mgr Mamie qu’il “possède l’autorité nécessaire pour retirer les actes et concessions” de son prédécesseur. C’est bien exact, hélas! La Fraternité, n’ayant même pas reçu le Nihil obstat de Rome, n’est pas devenue société de droit diocésain, mais en est restée au stade préliminaire de pia unio. L’évêque peut donc la dissoudre (cfr. canon 492, § 1-2, et 493) pour une raison grave. Raison grave, la “declaration” [del 21 novembre 1974 sopra citata] l’est devant les hommes en place, même si elle ne l’est pas devant Dieu”. Vedi anche alle pp. 459-460, ove si rivela che il ricorso alla formula della “pia unio” fu suggerito da autorevoli porporati amici di Mons. Lefebvre. In tal modo, aggiungiamo noi, si evitava di dover dipendere dall’autorizzazione preventiva della S. Sede (non richiesta per le pie unioni – c. 708 : sufficit Ordinarii approbatio), presso la quale S. Sede, Mons. Lefebvre aveva al tempo potenti nemici. Ma, osserviamo, l’erezione “a titolo di pia unio” non trasformava la FSSPX in una pia unio, non la faceva essere qualcosa di diverso da ciò che era, si limitava ad appiccicarle un’etichetta non corrispondente al contenuto, per ragioni di opportunità perfettamente comprensibili, imposte dalla situazione a chi, nella Gerarchia, a fronte della grave crisi nella quale si trovavano i seminari investiti dalle “riforme” promosse dal Vaticano II, si preoccupava di farne sorgere uno fedele all’insegnamento tradizionale.
[14] A Rome and Écône Handbook, Q2.
[15] Il testo in Cor Unum, n. 30, giugno 1988, p. 31. Corsivi nostri.
[16] Commento al CIC del 1983, a cura di Mons. Pio Vito Pinto, Pontificia Università Urbaniana, 1985, p. 462.
[17] Le consacrazioni episcopali di Sua Ecc.za Mons. Lefebvre doverose nonostante il “no” del Papa. Studio teologico, di Hirpinus, Sì sì no no, 1999 (XXV) nn. 1-2; Una scomunica invalida – uno scisma inesistente. Riflessioni a dieci anni dalle consacrazioni di Écône. Studio canonico, di Causidicus, ibidem, nn. 3-9.
[18] Un’esposizione accurata ed imparziale delle vicende che hanno portato alla consacrazione dei quattro vescovi di Écône, è offerta da Bernard Tissier de Mallerais, op. cit., pp. 557-595.
[19] Omelia per il Giubileo sacerdotale, cit., in La crociata. cit., pp. 13-18. Corsivi nostri.
[20] Omelia pasquale tenuta ad Écône il 6 aprile 1980, in La Crociata, cit.,pp. 22-28, p. 27.
[21] Omelia di Venezia, in op. cit., p. 37.
[22] Mons. Lefebvre, Lettera aperta ai cattolici perplessi, tr. it. a cura della FSSPX, Spadarolo-Rimini, 1987, p. 7. L’originale francese è del 1985. Corsivi nostri.

70 commenti:

Anonimo ha detto...

Ricordino bene queste parole quei tradizionalisti che pensano che lo sfacelo sia iniziato con Bergoglio! Lo sfacelo è iniziato molto prima!

Anonimo ha detto...

Bravo Pasqualucci. Fra non molti anni sarà santo, quando la Chiesa Sinodalica sara' ritornata nell'abisso da cui si è levata.

Anonimo ha detto...

Lo sfacelo è iniziato con le tante eresie dei primi secoli, rintuzzate da santi che furono esiliati (Sant'Ilario di Poitiers). San Pier Damiani fu un monaco che contrastò un periodo di forte corruzione ecclesiale. Pochi secoli dopo Gesù in persona chiese a San Francesco (stigmatizzato) di riparare la casa. Eppure subito dopo vi fu il periodo avignonese con Santa Caterina a rimarcarne il dolore. Poi ci furono i Papi rinascimentali, finiti ante litteram ad occuparsi delle cose mondane invece di portare il mondo a dedicarsi alle spirituali. In quel contesto esplose l'eresia luterana e ancora la Chiesa reagì, con la Controriforma e i suoi santi diversi tra loro (San Carlo e San Filippo Neri). Non era finita, ovviamente. La sfida mondana era lanciata e la Chiesa oppose resistenza sempre con la santità. Eppure un (futuro) San Padre Pio, stigmatizzato, venne messo sotto tutela... Tutto prima del Concilio Vaticano II, che ha messo all'indice persone con Mons. Lefebvre e ha celebrato purtroppo i Karl Rahner. Anche oggi c'è chi fa confusione, mettendo incautamente e ingiustamente sullo stesso piano Giovanni Paolo II o Benedetto XVI con l'infausto Bergoglio... Forse non è solo questione di essere modernisti, perchè si è sempre modernisti di qualcuno, nel senso di cancellare il passato con una fretta che è sempre cattiva consigliera.

Anonimo ha detto...

Le sole etichette che identificano il buon cattolicesimo sono la santità e il martirio. Le altre, appiccicate per indicare semaforicamente buoni e cattivi, sono figlie di un giudizio condizionato dalla storia. Dio, nei Cieli, è l'Eterno e delle nostre storie un po' se ne ride.

Anonimo ha detto...

https://www.aldomariavalli.it/2025/12/12/lennesima-mostra-blasfema-e-quel-ghigno-satanico/amp/. : prelati che sembrano usciti dall'inferno elogiano quanto di più satanico e blasfemo riescano a realizzare i dissacratori di professione : entrambi hanno il posto prenotato giù, in prima fila, nel nuovo girone infernale allestito per gli ospiti degli ultimi tempi, come scriveva saggiamente la buonanima del professor Francesco Lamendola.

Laurentius ha detto...

Grazie di cuore per questo bellissimo articolo in onore di Mons. M. Lefebvre.
Il quale, in occasione del pontificale del 7 aprile 1980, incontrò don Siro Cisilino, che da ultimo celebrava abitualmente in S. Simon Piccolo.

Ecco allora un altro bellissimo articolo:

UNA VOCE ITALIA
Paolo Zolli, Don Siro Cisilino (1903-1987) e la messa “tridentina” a Venezia

Anonimo ha detto...

Quando penso alla Fraternità sacerdotale san Pio x di Monsignor Lefebvre mi viene in mente l'arca di Noè.Un arca di Noè per portare in salvo la chiesa cattolica.La provvidenza ci ha dato Monsignor Lefebvre e sembra che ora quest' arca di Noè stia germogliando sempre più

Anonimo ha detto...

O.T. ma non tanto : https://www.benoit-et-moi.fr/2020/2025/12/11/tucho-doit-vraiment-partir-the-wanderer/

Révélations épouvantables, quand on sait que cet individu est le "Gardien de la Foi catholique" et que le pape Prevost le protège…

Anonimo ha detto...

Purtroppo la Fraternità Sacerdotale San Pio X non ha la chiarezza e la lucidità di Mons. Lefebvre, ondeggiando tra la voglia di essere riconosciuta dalla Chiesa "ufficiale" in cambio di un piatto di lenticchie e una improbabile "alterità".
Il risultato è che gli possiamo dare un dieci per le Sante Messe 1962 e l'infaticabile zelo dei suoi sacerdoti nel celebrarle, mentre sul fronte della protezione del gregge (ben più vasto del loro proprio orticello) dalla Chiesa sinodalica e dalle sue nefandezze si nota una certa riluttanza a spendersi ed ad esporsi con un'azione pubblica veramente efficace, tipo quella di Mons. Viganò o di Don LMP o di qualcun altro. Perché non dovrebbe bastare un articolino sul sito ufficiale della Fraternità per avere la coscienza a posto, ci vorrebbe ben altro, ovvero una mobilitazione e dei tanti sacerdoti e del gregge che, essendo entrambi consistenti, avrebbero certamente un peso. Prevale invece la tendenza a non fare polemiche e a tenere un profilo basso e defilato, un caso fra tutti furono per esempio la "pandemia" e i vaccini, in cui mancarono parole chiare e approfondite e, se ci furono, non raggiunsero il grande pubblico. Così come parole pubbliche chiare sul Bergoglione non ve ne furono... E se ve ne furono, non lasciarono il segno.
Tutto ciò denota una mancanza di visione e di strategia della "gerarchia" FSSPX, tutte cose che non difettavano all'eccellente (e sicuramente santo) Mons. Lefebvre ma di cui non sono altrettanto dotati i suoi successori.

Anonimo ha detto...

Se i 600 sacerdoti della Fraternità si dedicassero non solo all'apostolato nelle cappelle e in confessionale ma anche su internet come fa la nostra mic, che impatto eccezionale avrebbero sulla Chiesa tutta!!! E sicuramente riempirebbero e moltiplicherebbero a dismisura le loro cappelle, vocazioni sacerdotali e religiose, conversioni dall'ateismo pratico e dal paganesimo, "conversioni" alla Tradizione.
Forza e coraggio, buttatevi in campo!

Anonimo ha detto...

# Anonimo che critica la fsspx per una presunta mancanza di chiarezza e lucidità.

Lei forse non l'ha letta l'ultima intervista del Superiore della Fraternità o le dichiarazioni di mons. Fellay sul documento vaticano che diminuisce la S.ma Vergine. Non mi sembra che le abbiano mandate a dire.
Certo, il tono della Fraternità è sempre sobrio. E con questo?
La "voglia di esser riconosciuta" della Fsspx : la questione è mal posta. IL problema della fsspx è soprattutto quello di poter consacrare alcuni nuovi vescovi, tratti dal suo interno, dei quali c'è urgente bisogno, dato l'avanzare nell'età dei due vescovi superstiti. Un problema non facile da risolvere, con l'aria che tira in Vaticano. Si può capire che i vertici della Fsspx cerchino di evitare di dover ricorrere a consacrazioni senza mandato, come nel 1988, cosa che aprirebbe una grave crisi con Roma.
L'azione pubblica di mons. Viganò è stata efficace per certi aspetti, più religiosi, per altri meno. Contro Papa Francesco ad un certo punto è sembrato farne una questione personale. Si è poi sbilanciato politicamente in modo a mio avviso non consono ad un vescovo cattolico. Non mi sembra un esempio valido.
In ogni caso, mons. Lefebvre ha creato la Fsspx per salvaguardare il sacerdozio cattolico autentico e l'autentica Messa cattolica, non per polemizzare con un papato, che sappiamo tutti essere su una cattiva strada. Anche se le critiche al papato "conciliare" sicuramente non sono mancate da parte della Fsspx (cadendo nel vuoto, come quando pubblicò un documento che metteva sotto accusa il pontificato di Giovanni Paolo II, nel 2004 : "DAll'ecumenismo all'apostasia silenziosa. Venticinque anni di pontificato", suppl. a 'La Tradizione Cattolica', 1 (55) 2004, pp. 46 - inviato a tutti i cardinali e a molti vescovi).
Lei l'ha letto questo documento? E i numerosi documenti di critica del Vaticano II pubblicati dalla Fsspx, li ha letti? Hanno preferito optare per la controversia seria e documentata, basata sui testi, sullo studio. Ma nessuno sembra essersene accorto, al di fuori di cerchie limitate di studiosi.
Con l'evitare polemiche violente la Fsspx è riuscita comunque ad ottenere da Benedetto XVI lo "sdoganamento" della vera Messa Cattolica. Una misura ancora insufficiente, per tornare alla normalità liturgica, ma che tuttavia ha portato tanto anime a riscoprire la Messa di rito romano antico, quella il cui canone risale ai tempi apostolici non a Bugnini e Co.
Accusare i vertici della Fsspx di non avere la personalità indubbiamente eccezionale di mons. Lefebvre mi sembra alquanto ingenuo.
pp

Anonimo ha detto...

Omelia devotamente mariana quella con cui ieri Papa Leone XIV ha consolati i cuori cattolici in occasione della memoria liturgica della Madonna di Guadalupe.

Alcuni spunti:

Durante tutta la sua esistenza, Maria porta quella gioia là dove la gioia umana non basta, là dove il vino si è esaurito (Gv 2,3). Così avviene a Guadalupe. Sul Tepeyac, lei risveglia negli abitanti dell’America la gioia di sapere di essere amati da Dio.

In mezzo a conflitti che non cessano, ingiustizie e dolori che cercano sollievo, Maria di Guadalupe proclama il nucleo del suo messaggio: «Non sono forse io qui, che sono tua madre?». È la voce che fa risuonare la promessa della fedeltà divina, la presenza che sostiene quando la vita diventa insopportabile.

La maternità che lei dichiara ci fa scoprire figli. Chi ascolta «io sono tua madre» ricorda che, dalla croce, al «ecco tua madre» corrisponde «ecco tuo figlio» (cf. Gv 19,26-27). E come figli, ci rivolgeremo a lei per chiederle: «Madre, che cosa dobbiamo fare per essere i figli che il tuo cuore desidera?». Lei, fedele alla sua missione, con tenerezza ci dirà: «Fate quello che Egli vi dice» (Gv 2,5).

Sì, Madre, vogliamo essere autentici figli tuoi: dicci come avanzare nella fede quando le forze decadono e crescono le ombre. Faccelo comprendere che con te, persino l’inverno si converte in tempo di rose…

Aiutaci a comprendere che, sebbene destinatari, non siamo padroni di questo messaggio, ma che, come san Juan Diego, ne siamo semplici servi. Che viviamo convinti che là dove arriva la Buona Novella, tutto diventa bello, tutto recupera la salute, tutto si rinnova. «Quelli che si lasciano guidare da te, non peccheranno» (cf. Si 24,22); assistici affinché non offuschiamo con il nostro peccato e la nostra miseria la santità della Chiesa che, come te, è madre.

Madre «del vero Dio per il quale si vive», vieni in aiuto del Successore di Pietro, affinché confermi nell’unica via che conduce al Frutto benedetto del tuo grembo, quanti mi sono stati affidati. Ricorda a questo tuo figlio, «al quale Cristo ha affidato le chiavi del Regno dei cieli per il bene di tutti», che quelle chiavi servano «per legare e sciogliere e per redimere ogni miseria umana» (S. Giovanni Paolo II, Omelia a Siracusa, 6/11/1994).

Anonimo ha detto...

"...mons. Lefebvre ha creato la Fsspx per salvaguardare il sacerdozio cattolico autentico e l'autentica Messa cattolica"

Obiettivo raggiunto.

"...Hanno preferito optare per la controversia seria e documentata, basata sui testi, sullo studio. Ma nessuno sembra essersene accorto, al di fuori di cerchie limitate di studiosi."

Bene lo studio, ma non deve essere finalizzato solo alle cerchie limitate di studiosi, perché al di fuori dell'accademia esistono le anime che si perdono... Ed è compito degli studiosi, o di altri al loro posto, comunicare in una forma accessibile anche al bambino del catechismo, così come ad un pubblico più adulto di internet ma non meno ignorante, quanto hanno scoperto. L'apologetica insomma dovrebbe trovare forme, modi e linguaggi semplici, elementari, attraenti ecc.
È su questo che la FSSPX potrebbe fare di più. La critica nasce ovviamente dal rammarico per la constatazione che potrebbero fare di meglio ma anche dalla stima. Se non ci fosse stima, non li si criticherebbe.

Laurentius ha detto...

"... affinché confermi nell’unica via che conduce al Frutto benedetto del tuo grembo..."
S. (sic!) Giovanni Paolo Ii

Con i raduni di Assisi?
DEUS NON IRRIDETUR!

Laurentius ha detto...

"Si è poi sbilanciato politicamente in modo a mio avviso non consono ad un vescovo cattolico."

Lei accusa Mons. C. M. Viganò di essersi "sbilanciato politicamente", differenza di Mons. M. Lefebvre, immagino. Eppure Mons. M. Lefebvre visitó la tomba del Maresciallo Phippe Pétain e pronunció le seguenti parole, che - sia chiaro - condivido per intero:

"Réunis autour de votre dépouille mortelle, persuadés que l’ignoble traitement que vous avez subi dans ce lieu de déportation vous a valu, grâce à la miséricorde de Dieu et à votre esprit de foi, d’être en possession du bonheur éternel, nous tenons par notre pèlerinage en ces lieux, à vous rendre hommage, à vous qui avez deux fois sauvé la France, et qui non seulement l’avez sauvée, mais l’avez restaurée spirituellement et moralement, en lui faisant retrouver ses fortes traditions de foi, de travail et d’amour de la famille.

C’est pourquoi, persuadés que vous pouvez désormais intercéder pour nous auprès de Dieu, avec tous les saints et saintes de la patrie, nous vous supplions de venir au secours de la France, que vous avez si bien servie, pour qu’elle retrouve l’esprit dont vous l’avez animée au temps de la grande épreuve.

Quant à nous, il nous incombe de restaurer votre mémoire et de vous rendre l’honneur et la considération qui vous sont dus comme sauveur de la Patrie, dans deux circonstances où son sort était désespéré. Vous avez alors fait preuve d’une vertu et d’un héroïsme exceptionnels qui auraient dû vous valoir le titre de Père de la Patrie.

Nous vous promettons de tout faire pour que justice vous soit rendue et nous continuerons de prier les saints et saintes de France à cette intention. Vive le Maréchal Pétain ! Vive la France !"

Adresse au Maréchal Pétain par Mgr Lefebvre (13 avril 1987 à l’Ile d’Yeu).

Forse lei sa che in Francia (e non solo) Philippe Pétain è odiato e vilipeso quotidianamente, ancor più di S. M. la Regina Marie-Antoinette. Infatti, la visita di Monsignore alla tomba del Maresciallo fu subito ripresa e criticata dai mass media agli ordini dei padroni del mondo. Il mio ricordo è tuttora vivissimo.

Anonimo ha detto...

@pp Quello che per me rende impossibile oggi qualsiasi rapporto con la FSSPX di oggi è il piccolo catechismo sulla nuova Messa che al punto 42 dice quanto segue

42 - Questo vuol dire che tutti quelli che celebrano o assistono attivamente alla nuova Messa commettono peccato mortale?
Quelli che celebrano o assistono alla nuova Messa senza sapere che è illecita e a volte invalida non commettono peccato, perché sono nell’ignoranza invincibile. Si può pensare che la maggior parte dei preti e dei fedeli conciliari si trovano in questa situazione. Di contro, coloro che sanno che la nuova Messa comporta una professione di fede ambigua (o che ne dubitano seriamente e non fanno alcunché per togliersi il dubbio) commettono un peccato contro la virtù della fede, che potrà essere mortale se vi è piena avvertenza e deliberato consenso.
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV4111_Don-Di-Sorco_Piccolo_catechismo_della_nuova_Messa.html
....

Anonimo ha detto...

Repliche.
1. Circa le prese di posizioni politiche di mons. Viganò: pensavo soprattutto alla sua adesione incondizionata, per quanto ne so, ad una organizzazione pro Russia o qualcosa del genere (organizzata dai russi) nell'attuale momento politico-militare, quando i russi restano scismatici nemici del cattolicesimo, che stanno perseguitando nelle zone del Donbass da loro occupate. Secondo me un vescovo cattolico non avrebbe dovuto aderire ad un'organizzazione del genere.
Questo non significa evitare di criticare la demenziale politica usa-nato che ha provocato la reazione armata russa. Significa mantenere un atteggiamento, critico dell'Occidente quanto si vuole, ma non coinvolgente la dignità episcopale cattolica in quanto tale.
2. Sembrano scandalose le dichiarazioni di Don di Sorco sulla Messa NO? Ricordo ciò che ha deetto mons. Schneider nell'intervista a D. Montagna tradotta da Fede&Cultura sulla Messa NO : "Il drastico cambiamento del millenario rito della Messa attuato da papa Paolo VI ha senza dubbio attenuato il carattere essenzialmente sacrificale, cristocentrico e latreutico della Messa, spostandola più nel senso di un banchetto fraterno e di un incontro di preghiera incentrato sulla comunità, che dal punto di vista fenomenico è più simile ai servizi di preghiera protestanti" (Christus vincit, tr. it., p. 187).
Teniamo presente che mons. Schneider si esprime con un linguaggio sempre misurato, come è giusto, del resto. L'accusa è in realtà pesantissima: la Messa NO "è più simile ai servizi di preghiera protestanti" !! Servizio di preghiera che per molti, anche preti, celebra soprattutto la Resurrezione del Signore :banchetto protestantico di lode inteso come vera e propria festa, aperta a tutti, il cui soggetto effettivo è la comunità dei fedeli che vi partecipi !!
E non ha fatto bene Don Di Sorco a mettere in guardia i fedeli contro una simile, diciamo pure degradata Messa cattolica, peraltro mettendo bene in rilievo i diversi gradi di consapevolezza richiesti dalla teologia morale tradizionale per incorrere o meno nel peccato "contro la virtù della fede"?
pp

da ex studente di Giurisprudenza ha detto...

Mi è cascato lo sguardo su quel passo in cui è descritta l'organizzazione della FSSPX: società di vita in comune senza voti (pubblici).
Ricorda l'organizzazione dei "Padri Filippini" o Oratoriani, l'organizzazione creata da S. Filippo Neri. Il fine è diverso, sì, ma la struttura è la stessa: sacerdoti che fanno vita comune senza vincoli di voti (se non sbaglio, gli Oratoriani non hanno nemmeno un seminario proprio), anche se il fine è diverso, la C.O. ha come fine essenzialmente l'educazione dei giovani, non necessariamente tesa al sacerdozio.
Un mio ex compagno del magistrale, poi laureatosi in Materie Letterarie, è finito con l'andare a insegnare a Brescia, dove si è sposato (o dove ha dovuto trasferirsi perchè la moglie non poteva spostarsi, la cosa non ha importanza): lui ha mandato i due figli alla scuola degli Oratoriani, S. Maria della Pace, che li hanno ben indirizzati dopo le medie, quanto meno. Scuola che oggi non esiste più, sembra dal 2019. Dopo tutto quei ragazzi sono già grandi, devono essere sulla trentina (l'amico, come me, di anni ne ha 61, presto 62).

Anonimo ha detto...

Appartengo alla categoria dei “consapevoli” ma non mi passa neanche per l’anticamera del cervello l’idea di andarmi a confessare il presunto peccato mortale di aver assistito alle messe “novus ordo”. Don Di Sorco dovrebbe conoscere la virtù della Prudenza. Con queste premesse mi sa che chi partecipa alle messe della FSSPX dovrebbe stare attento a non commettere, dato l’ambiente, peccato di Superbia.
Avevo scritto questo qualche tempo fa:
«Concordo con quanti sostengono che il Motu Proprio Summorum Pontificum del 2007 di papa Benedetto XVI, assieme ai vari Indulti che lo hanno preceduto, sia stata una pezza assolutamente insufficiente a colmare la voragine provocata dall’adozione della nuova messa da parte di papa Paolo VI, predisposta da una commissione di cui facevano parte almeno cinque teologi protestanti, capeggiata da mons. Annibale Bugnini in forte odore....... di massoneria. Promulgata allo scopo, neanche sottaciuto, di blandire i protestanti in vista di una ipotizzabile riunificazione. Infatti loro non si sono mossi di un dito dalle loro posizioni eretiche, mentre la Chiesa vi è progressivamente confluita nell’ecumenismo a senso unico.
Partecipo, qualche domenica, alla Vera Messa organizzata a Tolentino da parte della confraternita dei Sacconi, devo dire in modo impeccabile e con grande decoro; ma è come se facessi qualcosa di nascosto e non è il nascondimento della persecuzione ma quello dell’aspirazione, legittima per carità, di avere qualcosa che gli altri non hanno, qualcosa di individuale che non tocca l'appartenenza all'intera cristianità. Mi capita di sentirmi come un indiano in una riserva. Non intendo la mia personale gratificazione, imparagonabile a quella evanescente della messa-mensa. È come se cercassi il luogo giusto per non soffrire, per non correre il rischio di vanificare la mia partecipazione con continue critiche, un luogo per evitare di mettermi alla prova. Ho l’impressione che la inevitabile eccezionalità del contesto, e non parlo della messa in sé ma dell’evento, gli tolga quella naturalezza che lo rende unico. E non voglio neanche accennare alla “stranezza” delle persone che vi si incontrano, al clima a volte ai limiti del fanatismo, innaturale....proprio a confermare quello che dico.
Io credo, ma questo è testimoniato da varie rivelazioni, che Gesù ci va ugualmente nelle sacre specie, ma con riluttanza. Voglio dire che mentre nella Vera Messa tutto concorre alla “riproposizione incruenta del Sacrificio”, la liturgia in primis, i paramenti, il silenzio, il decoro, l’ornamento, le parole del messale, la forma della Lettura e del Vangelo che ne fanno prima di tutto preghiere altissime; nella messa-mensa molta parte del contorno, disadorno, desacralizzato, terreno, sembra invece indulgere al Sacrificio in modo cruento. E allora mi chiedo se non dovrei convertire la mia irritazione in sofferenza che partecipa alla contrarietà di Gesù.
Una, due, venti Messe Vere fanno una, due, venti. Tutte le chiese del mondo che celebrano la Vera Messa ne fanno un evento infinito.
È quella l’unica strada, non ce n’è un’altra, se vogliamo, come gli ebrei nel deserto, riconquistare la benevolenza di Dio.»
C. Gazzoli

Gederson Falcometa ha detto...

"Purtroppo la Fraternità Sacerdotale San Pio X non ha la chiarezza e la lucidità di Mons. Lefebvre, ondeggiando tra la voglia di essere riconosciuta dalla Chiesa "ufficiale" in cambio di un piatto di lenticchie e una improbabile "alterità"".

Campos e il monastero di Barroux sono esempi di un desiderio disordinato di riconoscimento romano, esempi di coloro che barattarono una benedizione per una ciotola di lenticchie. Questo non è il caso della FSSPX. Ancor di più dopo quanto purtroppo è accaduto ai Frati Francescani dell'Immacolata.

Mons. Lefebvre ha creato la FSSPX per salvaguardare il sacerdozio cattolico e la Messa per la salvezza delle anime. Il suo scopo principale è la santificazione dei fedeli affinché possano raggiungere questo fine. Una mobilitazione con l'obiettivo centrale di combattere Roma sarebbe una deviazione da questo scopo. Il risultato, per coloro che si sono concentrati sull'apologetica contro la Roma modernista, è stato quello di avere fedeli molto ben informati sulla crisi della Chiesa, ma quasi privi di vita spirituale. L'apologetica è arida e, come me ha confidato un sacerdote, è l'ultima materia da studiare in seminario. Pertanto, non tutti sono adatti a questo tipo di lotta. Ognuno è chiamato secondo la propria vocazione e ognuno riceve un dono da Dio che deve essere messo al Suo servizio. L'idea che tutti siano uguali e abbiano lo stesso dovere è rivoluzionaria!

La responsabilità primaria della FSSPX è nei confronti dei suoi fedeli; a loro non è mancata l'informazione sulla pandemia e sui vaccini. Allo stesso modo, ai cattolici non è mancata sia l'informazione o la condannazione al regime nazista, ma la principale accusa rivolta alla Chiesa in relazione a quegli eventi non era quella di non aver fato un magistero rivolto al grande pubblico?

Gederson Falcometa ha detto...

Ricordo infine le analisi di Dom Mattia Tanel, che presentano posizioni catacombali, tra cui quella di Monsignor Viganò:

Catacombalismo movimentista. Ormai in Italia identificato con l’azione di S.E. Mons. Viganò, tale prospettiva comprende anche l’azione di S.E. Mons. Williamson e dei vescovi da lui consacrati. Tra i preti ordinati da Viganò e i preti della “Resistenza” pare esservi ormai una distinzione abbastanza nominale, dati i reciproci contatti e il carattere non istituzionale di entrambi i movimenti. Lo stato di necessità è invocato da questi Presuli e dai loro seguaci a giustificare una modalità d’azione inedita, “guastatrice”, fatta di ordinazioni sacerdotali e persino episcopali “anonime” e dalla messa in circolazione di sacerdoti canonicamente acefali o dall’erezione/cooptazione di comunità religiose maschili e femminili vicendevolmente autonome, per quanto tendenti a una cooperazione di tipo estrinseco. Spesso la concreta pastorale che i movimentisti esercitano non differisce molto da quanto illustrato ai punti 2 e 3. Nel peculiare “vedo/non vedo” che caratterizza questa tendenza, fatta di proclami pubblici altisonanti e di segretezze motivate da ragioni di prudenza e sicurezza, a una mancanza di chiarezza circa gli aspetti economici, organizzativi ed apostolici si aggiunge quella riguardante il discernimento vocazionale. I sacerdoti cooptati o i novelli ordinati “entrano nel giro” per conoscenza/raccomandazione, conseguenza inevitabile dell’assenza di vere istituzioni formative, di organici percorsi accademici e spirituali e in definitiva delle fisiologiche istanze di verifica prescritte dal diritto e dall’esperienza della Chiesa. Sul “catacombalismo tradizionalista” / 1 - https://www.aldomariavalli.it/2023/09/01/sul-catacombalismo-tradizionalista-1/

Vale la pena leggere l'articolo completo, così come la seconda parte (Sul “catacombalismo” tradizionalista / 2 - https://www.aldomariavalli.it/2023/09/04/sul-catacombalismo-tradizionalista-2/)
, che analizza la Fraternità San Pio X, per comprendere meglio la differenza tra gli stili.

Per darvi un'idea, in Brasile la FSSPX conta circa 5.000 membri distribuiti su un territorio di 8.516.000 km², sotto la cura di 16 sacerdoti. Monsignor Viganò e altri non hanno la preoccupazione di fare una strategia per servire un gran numero di fedeli con un piccolo numero di sacerdoti.

Anonimo ha detto...

Come al solito, sembra che per qualcuno la FSSPX sia incriticabile...
Ma criticare la Fraternità deve essere possibile. La Fraternità come tutti ha cose da migliorare e che potrebbero essere fatte meglio. Parimenti, le sue decisioni possono essere condivise o non condivise, non sono dogmi di fede. Il farle diventare dogmi di fede, quando invece sono solo considerazioni basate certamente su alcuni fatti, fatti che possono portare però anche a conclusioni opposte o semplicemente diverse da quelle della Fraternità, è un brutto sintomo di estremismo (fanatico).
Un esempio su tutti, quello del divieto dato in confessionale ad assistere a Messe NO, se impossibilitati a recarsi alle cappelle FSSPX di domenica. In questo caso la Fraternità si assume la responsabilità del divieto. Ma partendo dagli stessi fatti, si potrebbe dare un consiglio opposto, corredato dalle dovute cautele, consiglio opposto parimenti lecito.

Quello che la Fraternità e i suoi fans sfegatati sembra non capiscano è che essi non sono la Vergine Maria Immacolata, Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie ma esseri umani, per quanto sacerdoti e fedeli della tradizione, e in quanto esseri umani anche loro bisognosi di conversione, miglioramento, crescita nella Fede, umiltà eccetera eccetera, come tutti.
Sembra anche che non capiscano che le critiche sarebbero per loro una ottima occasione per migliorarsi, se solo sapessero usarle in positivo invece che arroccarsi settariamente nella loro cittadella che sembra considerino essere la Nuova Gerusalemme che scende dal cielo dell'Apocalisse...

Parimenti, le critiche alla Fraternità nulla tolgono alla validità degli insegnamenti del santo Mons. Lefebvre. Però partendo da quegli stessi insegnamenti non è obbligatorio arrivare alle stesse conclusioni della Fraternità, come il santo Mons. Williamson ha ben dimostrato, e come tutto il movimento della Resistenza ben dimostra.

Anonimo ha detto...

Il Maresciallo Pétain era cattolico e si è guadagnato le lodi di Monsignore. Si può dire lo stesso di Trump o della Russia, sostenuta da Monsignore Viganò? Le cose sono ben diverse.

Anonimo ha detto...

Sono 800. E non hanno tempo da perdere su internet.

Anonimo ha detto...

Riesce a controbattere teologicamente o deve mantenere il suo posto di lettore in parrocchia?

Gederson Falcometa ha detto...

"Bene lo studio, ma non deve essere finalizzato solo alle cerchie limitate di studiosi, perché al di fuori dell'accademia esistono le anime che si perdono... Ed è compito degli studiosi, o di altri al loro posto, comunicare in una forma accessibile anche al bambino del catechismo, così come ad un pubblico più adulto di internet ma non meno ignorante, quanto hanno scoperto. L'apologetica insomma dovrebbe trovare forme, modi e linguaggi semplici, elementari, attraenti ecc".

Le attività della FSSPX non si limitano all'ambito accademico. Per verificarlo, è sufficiente visitare i canali online della FSSPX (o ad esso collegato), come:

FSSPX News
https://fsspx.news/it

Le playlist del suo canale dello YouTube

Conferenze
https://www.youtube.com/watch?v=fC6iJ1qravc&list=PLvVw1AoAJRyQYsYRMvrA6PJOMlfEiCdS8&pp=0gcJCbAEOCosWNin

Conferenze sacerdotali
https://www.youtube.com/watch?v=CsQBXn8XQ3k&list=PLvVw1AoAJRyQB2XjspeqjvujShHTda27c

Omelie cattoliche
https://www.youtube.com/watch?v=mRr5txsPWn0&list=PLvVw1AoAJRySW0BcqAdQqjsSCgnM-O2To

Canale del priorato San Marco
https://www.youtube.com/@fsspx-sanmarco

Il sito della sua casa editrice:

Edizione Piane
https://edizionipiane.it/

Il lavoro si è sviluppato con Radio Spada e ha dato vita, tra le altre cose, al libro Parole chiare sulla Chiesa – Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne con molte conferenze su questo argomento su YouTube:

https://www.youtube.com/results?search_query=Parole+chiare+Don+Daniele+di+Sorco

Esiste anche i canale dei laici collegati alla FSSPX, come del Prof. Matteo D'Amico.

Mi sembra che il problema del commentatore fosse semplicemente una questione di disinformazione.

P.S.: Manca a noi i canali YouTube di Chiesa e Postconcilio (Mic, se non vuoi farlo, puoi chiedere a tuo figlio :), e del professor Paolo Pasqualucci.

Anonimo ha detto...

Anche se non si parla della crisi del Cattolicesimo e si mente sulla situazione politica interna ed estera, le persone risentono di questa aria cattiva che gira, le persone sono stonate, incattivite, sottoposte a continui cambiamenti e nuovi obblighi e ci sarebbe molto altro da dire. Tuttavia ritengo che la parte spirituale, allo sbando da più di un secolo sia, tra tutte le cause, quella più responsabile.

Anonimo ha detto...

"Sembra che per qualcuno la fsspx non sia criticabile..."
iL commento di cui sopra accusa di fanatismo chi difende la fsspx. Allora, se uno vuole difendere la fsspx da accuse che ritiene infondate, cosa deve fare? Fare a meno di difenderla per non esser accusato di fanatismo? e poi da chi?
A me quando frequentavo le Messe della fsspx non è mai capitato di sentirmi dire di non andare alle Messe NO. Come se l'andarci costituisse di per sè peccato. Tuttavia, in discussioni a parte, il problema emergeva: se consapevoli della ambiguità e del carattere equivoco del rito NO l'andarci costituisca o meno "peccato contro la virtù della fede". Peccato che potrebbe anche essere mortale, a certe condizioni.
Cos'è il peccato contro la virtù della fede? Bisognerebbe documentarsi.
La questione, a mio avviso, non è da sottovalutare. E questo, a prescindere da quello che possano dire i preti della fsspx.
Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra che mons. Lefebvre consigliasse di non frequentare la Messa NO - perché, diceva, rischi di perder la tua fede, frequentandola. Meglio stare a casa a leggere e meditare il Vangelo della Domenica. Andateci solo se non potete farne a meno, nel caso di un matrimonio, un funerale...
pp


Anonimo ha detto...

Caro Anonimo 19:06 : lei dice, ironicamente "si può dire lo stesso di Trump o della Russia, sistenuta da Mons. Viganò?", quasi a significare che Trump e Putin siano i cattivi, mentre UE, Inghilterra, Francia e i satanisti del WEF ( che controllano ONU, UE, e l'Occidente euroatlantico dal Canada all' Australia) sarebbero i buoni. Difficile da sostenere come teoria, caro amico, a meno di voler ignorare la storia recente della Ucraina, dal 2014 in poi, come minimo. La partigianeria si scontra sempre con la realtà. Pace e bene, e Buon Natale a lei. LJC Catholicus

Anonimo ha detto...

Un insegnamento spirituale tradizionale, messo in pratica da tanti santi e prima di tutto da Gesù Cristo in persona, è quello di non rispondere ad accuse e calunnie, tanto meno a critiche.
Nel caso dei santi, perché quello di cui ti accusano e non hai fatto fino ad ora, lo puoi comunque fare fra un minuto, domani, fra un mese o l'anno prossimo. Nessuno può considerarsi immune da nessun peccato, tanto meno i lefebvriani, perché anche quello che ci sembra impossibile commettere ora può diventare una tentazione o un peccato reale in altre circostanze. Ma questo i sacerdoti lefebvriani dovrebbero saperlo a menadito e dovrebbero averlo insegnato anche a chi frequenta le cappelle...
Per quanto riguarda le critiche, soprattutto quando vengono dagli amici e sostenitori e simpatizzanti o addirittura dai propri membri (siano essi sacerdoti o fedeli poco importa), bisognerebbe quantomeno prenderle in considerazione e pensare quantomeno che il messaggio non è "passato", del tutto o in parte.
Di fatto la Fraternità che frequento e che vedo non è una realtà monolitica come vorrebbe sembrare e come sembra ad uno sguardo superficiale. Lo testimoniano la diversa sensibilità dei vari sacerdoti, i diversi approcci anche a questioni ritenute importanti (come quella del divieto alla Messa NO o Summorum Pontificum o Ecclesia Dei con relativo peccato mortale... o senza peccato mortale), le sparizioni improvvise di questo o quel sacerdote, scomparsi improvvisamente senza spiegazioni dai confratelli e poi riapparsi qui o là, in realtà Ecclesia Dei o al contrario della Resistenza. Queste "sparizioni" possono essere spontanee (il sacerdote se ne è andato di sua volontà) oppure no (il sacerdote è stato buttato fuori perché rompeva troppo o in una maniera visibile la monolicita').
La tendenza generale, come i numerosi commenti indispettiti testimoniano, è quella di non tollerare critiche, il che è un bruttissimo segno che ha allontanato molti, una caratteristica che dispiace dirlo è tipica delle congreghe e sette o gruppi "alternativi". Se la Fraternità non avesse certi difetti evidenti a chi non è partigiano e settario non avrebbe i 600 preti che si vanta di avere da diverso tempo a livello ufficiale (e che rimangono stabili, ma se ogni anno viene ordinato un tot di seminaristi, i numeri dovrebbero crescere, quindi tanti entrano e tanti escono, lasciando la cifra invariata) ma un numero in crescita, cosi come in crescita dovrebbero essere le "congregazioni" (anche qui, tanti si avvicinano, pochi restano, molti si allontanano), una crescita che a frequentare le cappelle non si nota.
C'è infine il discorso della correzione fraterna, ma non voglio pretendere troppo...

Anonimo ha detto...

Da dieci anni ormai a questa parte, da quando mia moglie ed io decidemmo di frequentare esclusivamente la cappella SPX, non è capitato neppure una sola volta di mancare la S.Messa nelle feste comandate. Eppure siamo ad oltre un'ora di distanza di auto!
È soltanto tutta questione di convinzione e buona volontà!

Per chi invece opta per la forma straordinaria (equiparata a quella ordinaria) vi sono in genere maggiori possibilità seppur sempre meno comode del NO sotto casa.

Anonimo ha detto...

Bravissimi. Convinzione, buona volontà, ma anche: tempo disponibile, auto, soldi per benzina, autostrada ecc

Anonimo ha detto...

" ..o è stato buttato fuori perché rompeva troppo o in maniera visibile la monolicità.."

La Fsspx ha sempre avuto individui singoli o gruppetti che se ne sono andati o sono stati espulsi, per vari motivi. iL motivo principale era in genere disciplinare. Trattandosi di un'entità che viene sempre considerata ai margini o addirittura fuori della Chiesa (il che non è) tende ovviamente a sviluppare nei suoi membri la mentalità del perseguitato che nello stesso tempo si considera sempre più un eletto, essendo l'unico rimasto fedele al Deposito della Fede. Questa combinazione può produrre risultati deleteri, se sfugge di mano ai superiori.
Nessuno pensa che la Fsspx sia perfetta, in alcuni suoi membri si può notare un atteggiamento che tende al fanatismo e a una certa grettezza. Però ci sono critiche e critiche.

Tornando alla Messa NO. Che sia una Messa protestante in salsa cattolica lo fecero capire già all'inizio della Riforma liturgica i cardinali Bacci e Ottaviani (non i primi venuti, al tempo) quando firmarono lo studio che svelava la natura non cattolica di questa Messa. Oggi abbiamo l'opinione di mons. Schneider, che conferma quell'impietosa diagnosi. Sono fonti indipendenti dalla Fsspx. Da qui la domanda : frequentare questa Messa, una volta resisi conto di cosa si tratta, può farci cadere nel peccato "contro la virtù della fede"? Un peccato che può essere grave. Anche mons. Klaus Gamber, uno dei massimi liturgisti del XX secolo, era estremamente critico della rifora liturgica montiniana.

Secondo me, la questione non può esser liquidata con un'alzata di spalle. O pensando di essere comunque coperti dall'autorità della Chiesa ufficiale: come a dire, se ci hanno dato una cattiva nuova Messa, colpa loro - io fedele non autorizzato a criticare i superiori, che cosa c'entro?
Questi ragionamenti in passato li ho sentiti con le mie orecchie.
Però cosa disse Dio al profeta Ezechiele? "..qualor il giusto si ritraesse dalla sua giustizia e commettesse l'iniquità, se io porrò un tranello dinanzi a lui, egli morrà, perché tu non l'hai ammonito, e morrà nel suo peccato, né saranno tenute in considerazione le opere giuste che egli aveva compiute; ma del sangue di lui domanderò conto a te" (Ez 3, 20).
Magra soddisfazione per il fedele che si fosse adagiato nella negligenza di pastori senza più la vera fede, cadendo in un peccato che sarebbe "contro la virtù della fede".
pp

Anonimo ha detto...

"Appartengo alla categoria dei “consapevoli” ma non mi passa neanche per l’anticamera del cervello l’idea di andarmi a confessare il presunto peccato mortale di aver assistito alle messe “novus ordo”. Don Di Sorco dovrebbe conoscere la virtù della Prudenza. Con queste premesse mi sa che chi partecipa alle messe della FSSPX dovrebbe stare attento a non commettere, dato l’ambiente, peccato di Superbia."

Ben detto, caro Claudio, NON sei in peccato mortale. Il precetto domenicale e festivo NON è assolto se non si assiste alla Santa Messa e nessun confessore può sostituirlo con la recita del Rosario o altre pratiche da fare a casa propria, a meno che non abbia l'ardire di affermare che le Messe NO, Summorum Pontificum, Ecclesia Dei siano invalide. Il che è tutto da dimostrare.
Se invece si tratta di Messe valide ma che per l'una o l'altra ragione costituiscono un pericolo per i fedeli, la soluzione è istruire i fedeli sui suddetti pericoli, storture e cosi via, non vietargli la partecipazione... Quest'ultima soluzione sarebbe una applicazione della gesuitica teoria del "male minore", che ha giustificato nella storia nefandezze di ogni tipo e che la Chiesa ha sempre rigettato, insieme alla cosiddetta "morale di situazione" (vedasi per esempio Humanae Vitae sui metodi anticoncezionali).

Don Di Sorco sembra una persona dal carattere abbastanza estremo (sentito in prediche ecc). La Prudenza non sembra appartenergli. La sicumera sulle proprie tesi estreme fa proseliti e fan ma alla lunga può essere un boomerang. Peccati di Superbia? Lasciamo giudicare a Dio, anche se le apparenze direbbero proprio quello.

C'è da dire che la Fraternità non è stata sempre uguale a se stessa... Quella di Mons. Fellay più morbida e apparentemente accomodante. Quella del sorridente riminese più radicale ed estrema, forse per la forte concorrenza che patisce da parte della cosiddetta Resistenza del compianto Mons Williamson e seguaci, da parte di Viganò & Co, e da parte di altri "battitori liberi". Concorrenza che non ha paura di ordinazioni senza l'autorizzazione vaticana, mentre la Fraternità le annuncia, le minaccia e poi tentenna (perché al suo interno ci sono varie anime, anche se quella fondamentalista sembra al momento vincente).

Le due anime della Fraternità sono visibili nel diverso approccio dei suoi preti. Quelli che hanno una certa età e si sono formati con Fellay sono paterni, comprensivi anche se in nessun modo di manica larga, simpatici e sicuramente non fanatici. Quelli delle nuove generazioni sono estremamente intransigenti, rigidi, in qualche caso scostanti e mettono in notevoli difficoltà i penitenti con imposizioni che a volte sembrano buone in teoria ed in un mondo ideale, ma alla prova dei fatti si rivelano lontane dalla realtà. Questa è ovviamente una generalizzazione che guarda alla media, ma ci sono eccezioni sia nella prima categoria che nella seconda. Così come il livello di santità è necessariamente molto vario. Più ci si santifica e più si è ancorati alla realtà, perché sempre più consci in primo luogo dei propri peccati e della propria indegnità.

Anonimo ha detto...

Caro Catholicus,

Ho anche detto: “Il Maresciallo Pétain era cattolico e si è guadagnato le lodi di Monsignore”.

E anche alla fine:

”Le cose sono ben diverse”.

Non ho detto assolutamente nulla sui leader dell'UE. Quindi, attenzione alle vostre libere interpretazioni!!! I leader dell'UE sono peggiori di Trump e Putin, ma questo non esclude il fatto che nessuno dei due sia cattolico e che siano cattivi in gradi diversi. Anzi, Trump e Putin sono un male minore, ma scegliere un male minore non autorizza a sostenerli, perché nella morale cattolica non ci si può aspettare il bene dal male, minore o maggiore che sia.

Nel caso di Mons. Lefebvre, conoscendo il suo antiliberalismo, non avrebbe mai sostenuto Donald Trump.

Gederson Falcometa ha detto...

"Un insegnamento spirituale tradizionale, messo in pratica da tanti santi e prima di tutto da Gesù Cristo in persona, è quello di non rispondere ad accuse e calunnie, tanto meno a critiche".

Nel XIX secolo la rivista La Civiltà Cattolica dovette scrivere diversi articoli sia in difesa della Chiesa sia in difesa degli stessi gesuiti, come si può leggere:

Delle calunie contro i gesuiti
https://progettobarruel.free.nf/novita/16/Civ_Cattolica_Calunnie_contro_i_gesuiti_I.html

Delle calunie contro i gesuiti II
https://progettobarruel.free.nf/novita/16/Civ_Cattolica_Calunnie_contro_i_gesuiti_II.html

Delle calunie contro i gesuiti III
https://progettobarruel.free.nf/novita/16/Civ_Cattolica_Calunnie_contro_i_gesuiti_III.html

Da ricordare anche “Il giornalismo liberalesco giudicato da Pio XI:
https://progettobarruel.free.nf/novita/17/Steccanella_Giornalismo_liberalesco.html

Tra le altre cose, la rivista La Civiltà Cattolica è nata per difendere la Chiesa da accuse, calunnie e critiche.

Rimanere in silenzio di fronte a un'accusa o a una calunnia, anche di fronte a una critica, dipende da diversi fattori (Nostro Signore non rimase in silenzio davanti al soldato che lo schiaffeggiò né davanti al Sinedrio). Innanzitutto perché la legittima difesa rimane un diritto anche contro accuse, calunie e critiche, e non è stata abolita dai Santi, dai Dottori o da Nostro Signore. L'apologetica non si basa sul silenzio, ma sulla polemica. La nostra posizione di fronte alle accuse, alle calunnie e alle critiche rivolte a noi è diversa da quella rivolta alla Chiesa e a Dio. Chi è rimasto in silenzio di fronte al documento Mater Populi Fidelis?

Il processo democratico liberale è pieno di accuse, calunnie e moltissime critiche. I candidati alle cariche elettive hanno bisogno di queste critiche per essere eletti, ma in genere, una volta eletti, non possono correggere nulla di ciò che hanno accusato e criticato, perché la prospettiva di chi è fuori è una cosa, e quella di chi è dentro è un'altra...

Come si definisce qualcuno che muove una critica e non vuole sentire una difesa contro la sua critica? Non è come se dicesse: "Ho il diritto di criticare, ma nessuno ha il diritto di difendersi". È completamente assurdo.



Anonimo ha detto...

Capisco caro Anonimo 19:96 e 13:48... la mia non voleva essere una " libera interpretazione" soggettiva e faziosa; facevo solo tesoro del vecchio adagio che recita " i nemici dei miei nemici sono miei amici", per quanto possa valere nello scenario mondiale attuale. Già una volta Usa e Russia ci hanno liberati da una dittatura, il nazismo e il fascismo, e purtroppo siamo caduti di nuovo sotto dittatura, anche se ovattata, ma non meno intollerante e totalitaria.. l'intera Europa geme sotto il tallone della UE, gente non eletta da nessuno, che si impone autoritariamente, che risponde solo ai membri del WEF( ricordo che una volta Klaus Shwab disse " noi decidiamo la linea da adottare e i governi la devono attuare").. e chi ci può liberare da loro? certo, la Divina Provvidenza, ma a volte anche un aiuto da quaggiù può essere utile. Ecco quindi perché dico che sarebbe meglio non demonizzare Usa e Russia.

Raphael ha detto...

Prima di Don di Sorco anche Enrico Maria Radaelli ha scritto un libro sulla nuova messa e anche lui dice che è peccato perché va contro a Dio, dunque deduco che il partecipare si commette peccato.
https://enricomariaradaelli.it/emr/aureadomus/convivium/convivium_pro_o_contro_novus_ordo_missae.html

Anonimo ha detto...

-Tempo disponibile: la domenica è da dedicare a Dio: è il dies Domini.
-Auto: si l'abbiamo, ma altri fedeli si spostano col treno o si accordano per un passaggio in auto con altri fedeli; noi spessissimo ne abbiamo presi in auto con noi.
-Soldi per Dio si trovano: se ne spendono tanti inutilmente.

Anonimo ha detto...

La polemica sul riferimento al Maresciallo Pétain.
Intanto l'anonimo che afferma averci russi e americani liberato dalla dittatura nazista e fascista, alle quali sarebbe ora seguita la dittatura della UE, dimentica che nell'Europa orientale Stalin impose una dittatura crudele, non meno spietata di quella nazista.
Non si possono mettere sullo stesso piano l'ammirazione per Pétain e quella per Putin. Pétain è rispettato da molti tradizionalisti francesi in quanto restauratore di uno Stato francese cattolico.
Pétain era stato un protagonista della Grande Guerra. Aveva vinto nel 1916 la lunga e sanguinosa battaglia difensiva di Verdun. A metà del 1917 scoppiarono gravi ammutinamenti nell'esercito francese, in reazione allo spreco di vite eccessivo provocato dal comandante in capo il generale Nivelle, con i suoi assalti frontali. Come comandante del settore Nordest del fronte fu messo al suo posto Pétain, che si adoperò perché le fucilazioni degli ammutinati fossero poche e cercò di riconciliarsi con i soldati. Da notare che questi ammutinamenti furono tenuti segreti dai francesi per molti anni. Nel 1940 era ormai anziano, come militare. Quando il fronte francese crollò sotto l'attacco tedesco, i politici della Terza Repubblica, laica e massonica, invece di prendersi le loro responsabilità di fronte al nemico, fuggirono in gran numero in Inghilterra e Stati Uniti. In ogni caso la resa non la firmavano. Bisognava fare presto, impedire che i tedeschi occupassero tutto il Paese. Si fece allora avanti il cattolico Pétain, per patriottismo, incitato da diverse parti. Così nacque lo Stato francese, antimassonico, antiliberale, cattolico, che cercò di riparare i guasti creati dalla Terza Repubblica. Occupava poco più della metà della Francia. Ma era una situazione sfortunata: satellite di fatto della Germania, dovette subirne la politica, inclusa ovviamente anche quella razziale. Tuttavia lo Stato Francese riuscì a conservare il vasto impero coloniale francese, cosa di non poco conto, perdendo solo l'Estremo Oriente sotto l'attacco giapponese. E fu riconosciuto diplomaticamente da Roosevelt. Naturalmente, al suo interno si iniziò la guerriglia partigiana, sostenuta dagli Alleati e attuata con i consueti sistemi dai comunisti. Dopo la disfatta finale, Pétain fu processato per alto tradimento, un'accusa ridicola ma politicamente inevitabile nel clima infuocato di allora. Ma De Gaulle fece comunque commutare la condanna a morte in detenzione perpetua, su un'isola. Pétain morì nel 1951.
Ho riassunto a memoria, i fatti furono più o meno questi.

Gederson Falcometa ha detto...

"Capisco caro Anonimo 19:96 e 13:48... la mia non voleva essere una " libera interpretazione" soggettiva e faziosa; facevo solo tesoro del vecchio adagio che recita " i nemici dei miei nemici sono miei amici", per quanto possa valere nello scenario mondiale attuale".

Caro Catholicus,
Un adagio militare che ricorda l'adagio di Macchiavelli "il fine non giustifica i mezzi". Questo non autorizza alleanze politico-religiosi. In effetti, Pio XII non si alleò né con il principale rappresentante del liberalismo americano né con il principale rappresentante del comunismo bolscevico. Se un'alleanza del genere fosse avvenuta con almeno uno dei due, Pio XII non sarebbe stato falsamente accusato fino ad oggi di essere rimasto in silenzio contro il regime nazista. Però, oggi la chiesa conciliare c'e la posizione catto-liberale e la catto-comunista ed era questo che se voleva della Chiesa di quello tempo.

Pio XII era amico del presidente Roosevelt; prima che la Seconda Guerra Mondiale assumesse proporzioni globali, scrisse una lettera al Papa in cui si può intravedere l'ordine mondiale del dopoguerra:

”Again, during the several centuries which we refer to as the Dark Ages , the flame and sword of barbarians swept over Western civilization; and, again, through a rekindling of the inherent spiritual spark in mankind , another rebirth brought back order and culture and religion.
I believe that the travail of today is a new form of these old conflicts. Because the tempo of all worldly things has been so greatly accelerated in these modern days we can hope that the period of darkness and destruction will be vastly shorter than in the olden times”.

”I believe that while statesmen are considering a new order of things, the new order may well be at hand. I believe that it is even now being [Page 872]built, silently but inevitably, in the hearts of masses whose voices are not heard, but whose common faith will write the final history of our time. They know that unless there is belief in some guiding principle and some trust in a divine plan, nations are without light, and peoples perish. They know that the civilization handed down to us by our fathers was built by men and women who knew in their hearts that all were brothers because they were children of God. They believe that by His will enmities can be healed; that in His mercy the weak can find deliverance, and the strong can find grace in helping the weak”.

”It is, therefore, my thought that though no given action or given time may now be prophesied, it is well that we encourage a closer association between those in every part of the world—those in religion and those in government—who have a common purpose.
I am, therefore, suggesting to Your Holiness that it would give me great satisfaction to send to you my personal representative in order that our parallel endeavors for peace and the alleviation of suffering may be assisted.
When the time shall come for the reestablishment of world peace on a surer foundation, it is of the utmost importance to humanity and to religion that common ideals shall have united expression.
Furthermore, when that happy day shall dawn, great problems of practical import will face us all. Millions of people of all races, all nationalities and all religions may seek new lives by migration to other lands or by reestablishment of old homes. Here, too, common ideals call for parallel action.
I trust, therefore, that all of the churches of the world which believe in a common God will throw the great weight of their influence into this great cause”.
President Roosevelt to Pope Pius XII, Washington, December 23, 1939, https://history.state.gov/historicaldocuments/frus1939v02/d843

Gederson Falcometa ha detto...

Gli Stati Uniti e la Russia non instaurarono un regime cattolico in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma piuttosto la divisero in regimi liberali e comunisti, derivanti da due dittature, una liberale e l'altra comunista. Ciononostante, abbiamo avuto il Portogallo di Salazar e la Spagna di Franco, ma sembra che tu abbia dimenticato la Cortina di Ferro, la Germania dell'Est e i paesi dell'Europa orientale.

Ciò che il commentatore anonimo intendeva dire era che il Maresciallo Pétain era semplicemente cattolico, sebbene l'analogia si basi su somiglianze e differenze. Non c'è paragone tra l'affetto di Monsignor Lefebvre per lui che se basava nel comportarsi come un cattolico e il supporto di Monsignor Viganò per Trump e Putin. Esprimersi contro questo non significa necessariamente che l'Unione Europea abbia ragione su qualcosa o che Trumo e Putin sbagliano nella lotta contro l'Ucraina e l'Unione Europea. Soprattutto perché l'anonimo non ne ha nemmeno parlato di questo argomento.

Gederson Falcometa ha detto...

"Prima di Don di Sorco anche Enrico Maria Radaelli ha scritto un libro sulla nuova messa e anche lui dice che è peccato perché va contro a Dio, dunque deduco che il partecipare si commette peccato".

C'e anche il Breve esame critico dei Cardinali Bacci e Ottaviani, dove può se leggere nella nota 15:

"Le parole della Consacrazione, quali sono inserite nel contesto del Novus Ordo, possono essere valide in virtú
dell’intenzione del ministro. Possono non esserlo perché non lo sono piú ex vi verborum o piú precisamente in virtú
del modus significandi che avevano finora nella Messa. I sacerdoti, che, in un prossimo avvenire, non avranno
ricevuto la formazione tradizionale e che si affideranno al Novus Ordo al fine di «fare ciò che fa la Chiesa»
consacreranno validamente? È lecito dubitarne".


Oggi la principale missione della Chiesa conciliare è l'unità del genero umano, l'ecologia, i diritti umani, ecc. Oggi i problemi sono molto più gravi di quanto non fossero nel '69.

Anonimo ha detto...

"Il fine non giustifica i mezzi" nel commento qui sopra. O si tratta di un errore di stampa o lo si è detto apposta, in senso ironico.
Incidentalmente, la famosa frase "il fine giustifica i mezzi", Machiavelli non l'ha mai scritta. Si può dedurne il concetto là ove Machiavelli giustifica la violazione dei patti per salvare lo Stato dalla rovina, venendo meno per esempio ad un'alleanza militare che lo impegnerebbe a combattere: il fine della salvezza dello Stato (fine supremo) giustificherebbe il mancato rispetto dell'alleanza, palesatasi rovinosa. Giustificherebbe quindi un mezzo non corretto, visto che i patti vanno rispettati.
Tuttavia questa regola sembra ammessa come caso d'eccezione, sotto la spinta di una necessità veramente grave. Machiavelli sostiene anche lui che il Principe, lo Stato deve essere fedele alleato e rispettare i patti, come principio generale.

Anonimo ha detto...

Definire il regime "liberale" in Europa occidentale subito dopo la II gm come una "dittatura" imposta dal liberalismo americano occupante, è alquanto azzardato. IO sono del 1941, la mia famiglia era sfollata al Nord, ricordo ancora gli ultimi angosciosi giorni di quella terribile guerra. E ricordo il clima che ci fu in Italia per tutti gli anni dal 1945 sino alla morte di Pio XII, nel 1958 se non erro. Ma quale dittatura? La personalità dominante era Pio XII mentre l'Italia italiana e che voleva ripartire dopo la catastrofe si riconosceva nella guida di statisti come De Gasperi, il quale, pur con i suoi limiti e complessi, aveva senso dello Stato e sincero desiderio di difendere l'Italia. L'unica dittatura che si temeva era quella comunista, con l'URSS armata sino ai denti, ispiratrice dell'azione politica sempre violenta e ricattatoria del Partito Comunista italiano (continuata oggi dai suoi discendenti c.d. Postcomunisti).

Anonimo ha detto...

Andare o non andare alla Messa Novus Ordo? Dice un commentatore qui sopra che è da fanatici voler impedire ai fedeli di adempiere al precetto domenicale evitando comunque di andare a questa Messa. L 'andarci sarebbe comunque peccato, se consapevoli di cosa essa sia veramente.
Il commentatore dice che ci si deve limitare ad esporre ai fedeli i pericoli nei quali incorrono andando a quella Messa.
Giusto. Ma una volta che sono stato edotto su questi pericoli, che faccio? O li respingo e nego che tale Messa sia negativa per la fede; o accetto la critica, la Messa NO è pericolosa - e allora come faccio a frequentarla? Se non ho una Messa tridentina vicino a casa, mi leggo il Vangelo del giorno al posto della Messa.
L'articolo citato di don Di Sorco mi sembra soprattutto un avvertimento, una messa in guardia.
C 'è poi la questione della validità della Messa. La consacrazione è stata cambiata ma non al punto tale (ovviamente) da poter dire che sia diventata invalida. Ma ciononostante la Messa NO ha cambiato il significato della Messa cattolica, accentuando il momento della Resurrezione e quindi avvicinandola al banchetto di lode dei protestanti. In un testo di anni fa della Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna si presentava ai mussulmani la Messa NO come celebrazione della Risurrezione nel mistero pasquale. Citazione a memoria.
C 'è poi un altro aspetto. Il cardinale Roche ha detto che la Nuova Messa rappresenta un nuovo concetto di Chiesa, promosso dal Concilio. Nientedimeno. In quanto intesa la Chiesa come popolo di Dio (alla Rahner) allora la Messa NO è una concelebrazione di popolo e sacerdote sullo stesso piano. IL popolo celebra alla pari con il sacerdote.
Queste tesi l'avevano diffuseribi il Movimento Liturgico tra le due guerre e furono condannate da Pio XII nella Mediator Dei. Egli le definì "capziosi errori" e "pericolosissimi" perché stravolgenti il vero significato, puramente spirituale e simbolico del sacerdozio dei fedeli, ed arbitrariamente riduttive del ruolo del sacerdote consacrato.
Ebbene, questi "capziosi errori" adesso, in modo esplicito con papa Francesco e il cardinale Roche, sono diventati dottrina che il magistero impiega per spiegare il significato della Messa NO. Che sarebbe dunque eretica, a ben vedere.
O no?
Quindi, quello d

Anonimo ha detto...

Ma c’è anche un altro punto che vale la pena sottolineare. A lefebvriani e simpatizzanti piace presentarsi come alternativi a Roma. Eppure oggi, volenti o nolenti, si trovano ad essere i migliori alleati di papa Francesco che, a sua volta, spinge verso la FSSPX numerosi fedeli. L’attacco costante del Papa alla Messa in rito antico e agli istituti ex Ecclesia Dei, che ha avuto il suo culmine con il Motu Proprio Traditionis Custodes (16 luglio 2021), è oggettivamente un regalo alla Fraternità, che osteggia il Summorum Pontificum quanto papa Francesco. Il nemico comune è la visione di Benedetto XVI che vedeva Vetus e Novus Ordo come due forme dello stesso rito, e che vedeva la continuità della Chiesa tra prima e dopo Concilio Vaticano II. Altro che alternativi.
Da https://lanuovabq.it/it/la-crisi-della-chiesa-esige-chiarezza

Anonimo ha detto...

Ottima conoscenza della recente storia di Francia, caro Anonimo 20:43, complimenti quindi. Forse però le sarà sfuggita quella foto in cui Vladimir Putin bacia l' icona della Madonna di Kazan, protettrice di tute le Russie, e il fatto che la fede in Russia è rinata più forte che pria, per dirla col poeta. Nella nostra UE sembra invece che al comando ci sia Satana in persona, e che la "Commissione" sia solo 'personale di servizio", con a capo un maggiordomo. Pace e bene e Buon Natale, caro fratello in Cristo. Catholicus

Laurentius ha detto...

S. E. R. il Cardinale Louis Billot
(cenni biografici da Wikipedia)

⚜️ ⚜️ ⚜️

Ordinato prete il 22 maggio 1869, entrò pochi mesi dopo nella Compagnia di Gesù. Filosofo e teologo tomista insigne, fu docente in diverse università ecclesiastiche e scuole della Compagnia di Gesù. Collaborò alla stesura dell'enciclica Pascendi Dominici gregis di Pio X, che condannava il modernismo. Papa Pio X, in deroga alla prassi della Compagnia di Gesù, che rifugge di norma da cariche istituzionali nella Chiesa, lo elevò al rango di cardinale nel Concistoro del 27 novembre 1911.

Criticò aspramente la condotta di papa Pio XI nei riguardi dell'Action française, un'associazione cattolica tradizionalista fondata da Charles Maurras e condannata dalla Santa Sede nel 1926 (condanna rimossa da papa Pio XII nel 1939). L'Action française pubblicò un articolo di critica nei confronti della Chiesa cattolica e il cardinale Billot inviò un messaggio di adesione.

L'alto prelato fu convocato in Vaticano il 13 settembre 1927 e ricevuto in udienza dal Papa. Nella Curia Romana era ben noto il carattere irascibile di Pio XI e la sua tendenza a trattare anche i cardinali con molta severità e si aspettava un acceso confronto nello studio papale. Al contrario l'udienza fu stranamente breve e silenziosa. Pochi minuti dopo il suo ingresso, Billot uscì dalla sala senza zucchetto, anello e croce pettorale: aveva rinunciato alla dignità cardinalizia, indignato dalla dura presa di posizione del pontefice e della Segreteria di Stato contro l'Action française. Le sue dimissioni furono accettate il 21 successivo dal papa.

Morì come semplice sacerdote gesuita il 18 dicembre 1931 all'età di 85 anni a Galloro.

⚜️ ⚜️ ⚜️

Anche Charles Maurras era cattolico?

mic ha detto...

http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2017/07/si-puo-partecipare-alla-messa-novus-ordo.html

Anonimo ha detto...

- La teologia che sorregge la Messa NO è tutta bacata. Si fonda sull'identità farlocca Chiesa = popolo di Dio; ammette il prinicipio della creatività liturgica; nella nozione di mistero pasquale viene oscurato il Sacrificio; nella definizione della Messa manca ogni riferimento alla Transustanziazione (assente anche dalla Sacrosanctum Concilium), cosa che in passato avrebbe fatto immediatamente sorgere il sospetto d'eresia (vedi condanna del Sinodo giansenista di Pistoia). Etc., scegliete voi.
- L'Action française non era formalmente cattolica. Vi aderivano però molti cattolici per via della sua lotta in difesa della tradizione cattolica della Francia, rappresentata dalla Monarchia e della sua avversione alla Terza Repubblica ultralaica, nemica dichiarata del cattolicesimo.
- Billot criticò aspramente Pio XI in privato. Mi sembra che in pubblico sia stato più moderato.
- Pio XII rimosse la condanna o solo il divieto di leggere il giornale della Action Française? Intanto i buoi erano comunque scappati dalla stalla.
Pio XI voleva sostituire l'Azione cattolica, sua creazione, all'Action Française, presso i cattolici.
La sua azione fu però brutale. Dopo la II gm l'Azione Cattolica che fine ha fatto, anche in Italia?

Anonimo ha detto...

Non risulta che i cardinali Bacci e Ottaviani, dopo aver diffuso il loro Esame critico, abbiano preso una posizione di rigetto assoluto del NO... Come non lo fecero Siri, Borromeo ed altri presuli critici ma non ribelli. Promossero nelle loro rispettive diocesi una applicazione molto moderata delle riforme liturgiche, rispettosa della Tradizione, applicandosi a castigare anche gli eccessi dei rivoluzionari. Distanti anni luce da Lefebvre, non tanto nelle idee molto simili quanto nello stile e nella pastorale. Ai posteri l'ardua sentenza su quale approccio sia stato migliore. In questo momento la nostra visione delle cose e degli avvenimenti storici è in primo luogo troppo vicina temporalmente ad essi, e in secondo luogo viziata da partigianerie che rendono impossibile dare un giudizio distaccato e oggettivo da parte di qualunque "fronte".

Gederson Falcometa ha detto...

"Il fine non giustifica i mezzi" nel commento qui sopra.

Per Machiavelli, la politica è semplicemente l'arte di mantenere il potere; ecco perché si dice che per lui il fine giustifica i mezzi. Per il suo principe, la scienza è sufficiente; la virtù non è necessaria. In altre parole, egli separò l'etica dalla politica e anche dalla religione (la Chiesa per lui doveva essere soggeta allo Stato).

Riguardo all'Unità d'Italia, vale la pena ricordare:

“L’Italia può e deve unirsi. Ma essa può unirsi solo sotto un principe (…) niente principe, niente unificazione ovvero (…) chi vuole il fine vuole i mezzi (…) Bisogna suscitare il principe e contribuire al suo successo. (…) Per Machiavelli il principe è l’uomo forte, l’uomo di Stato… egli preferisce essere temuto piuttosto che essere amato… preferirebbe il bene, ma sceglie il male se vi è costretto, e spesso lo è (…) è al di sopra dei comuni mortali, e ciò l’autorizza a sottrarsi alla morale (…) Si colloca così al di là del bene e del male (cfr. Nietzsche) … Purché arrivi al risultato, nessun mezzo è considerato disonorevole [il fine giustifica i mezzi]. (…) L’Italia deve essere ‘unita, armata, spretata’ (Prezzolini, Vita di Machiavelli) … Egli ce l’ha con il governo di Roma, perché la presenza del Papa gli sembra il grande ostacolo alla unità italiana (…) Machiavelli elimina dal Principe tutto ciò che è estraneo alla polìtica. Così è cosa estranea ad essa l’affermazione che il principe deve essere pio per guadagnarsi la vita eterna. Ciò appartiene alla teologia non alla polìtica. (…) Machiavelli lo troviamo spiritualmente presente là dove si faceva l’Italia ‘unita, armata, spretata’ (…) accanto a Napoleone I (…) a Vittorio Emanuele II (…) con Camillo di Cavour (…) con Cadorna a Porta Pia (…) accompagnò Mussolini alla marcia su Roma. Il duce stesso ha sottolineato la sua ascendenza machiavellica” . M. Prélot, Storia del pensiero politico, vol. I, Mondadori, Milano, 1975, pagg. 169-176, citato da Don Curzio nel testo Il machiavellismo

E:

"Secondo lo Chevalier Machiavelli “fu colui che proclamò [ben prima di Maurras] la politique d’abord ossia prima di tutto, la politica.… La religione interessa Machiavelli soprattutto sotto il profilo dello Stato e cioè della sua espansione… a servizio della polìtica, la religione assume l’aspetto di uno strumento disciplinare di cui la cosa pubblica non può fare a meno. (…). Il cristianesimo… [per Machiavelli] ci fa avere scarsa considerazione della gloria terrena, esso esalta maggiormente gli umili…, esige forza d’animo per sopportare i mali, dispone gli uomini, se vogliono andare in paradiso, a ricevere le offese dei malvagi invece che a restituirle… fa deboli i popoli e li rende facile preda di qualsiasi avventuriero” J. J. Chevalier, op. cit., vol. II, L’età moderna, pagg. 17-43, passim., citato da Don Curzio nel testo Il machiavellismo - https://web.archive.org/web/20160313195857/http://doncurzionitoglia.net/2014/07/02/il-machiavellismo/

Laurentius ha detto...

Non andate mai alla messa moderna!

E qualche chiarimento:

Paolo VI, 24 maggio 1976: “Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico”

"E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio là dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “Ordo Missae” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino.

La stessa disponibilità noi esigiamo, con la stessa autorità suprema che ci viene da Cristo Gesù, a tutte le altre riforme liturgiche, disciplinari, pastorali, maturate in questi anni in applicazione ai decreti conciliari. Ogni iniziativa che miri a ostacolarli non può arrogarsi la prerogativa di rendere un servizio alla Chiesa: in effetti reca ad essa grave danno».

Anonimo ha detto...

Sono onorato di aver riscosso il suo interessamento, caro Genderson Falcometa (la seguo infatti con interesse e ammirazione da diversi anni, ormai): ma forse non sono riuscito a chiarire il mio pensiero : la mia ammirazione è per Putin, non certo per ii bolscevichi e l'URSS di Lenin e Stalin; è apprezzabile, a mio modesto modo di vedere, che la Russia sia tornata al Cristianesimo, anche se non convertendosi al Cattolicesimo...ma come poteva farlo, con i modernisti al potere? inoltre gli ortodossi russi sono molto più legati alle loro tradizioni religiose di quanto non lo sia la gerarchia cattolica, che anzi combatte e disprezza la Santa Tradizione cattolica; è evidente inoltre come che l'attuale "chiesa" sinodal-conciliare rappresenti il braccio ecclesiastico del NWO, il Nuovo Ordine Mondiale di origine e ispirazione luciferina; stante così le cose per chi parteggerebbe lei in questo scenario apocalittico? come diceva la pulzella d'Orleans, Santa Giovanna d'Arco "a noi la battaglia, a Dio la vittoria", e andò a cercare e smuovere il Delfino di Francia per farsi dare un esercito...oggi da chi potremmo andare a cercare aiuto? lascio a lei la risposta, caro Falcometa, sperando in un poco di realismo diplomatico. Auguri di un Santo Natale, e LJC - Catholicus

mic ha detto...

In base alla mia esperienza in una parrocchia con sacerdoti non tradizionali, devo dire che - pur soffrendo per la diminutio del santo sacrificio - ho sempre assistito a messe decenti, omelie edificanti basate solo sulle letture del giorno, in una chiesa piena di persone che le vivevano con grande devozione. Il Signore non abbandona di certo la sua Chiesa ferita, e i suoi fedeli devoti, anche se non possiamo ignorare il problema di fondo e il fatto che le parrocchie esemplari purtroppo non pullulano. Disertare una Messa del genere, non potendo avere quella tradizionale, non mi sembrerebbe una buona cosa.
Diverso il caso, dolorosamente drammatico di situazioni meno edificanti...
Ora ho la grazia immensa di poter frequentare la Messa in via Merulana e non mi sembra vero. Preghiamo che lo scalpore suscitato da Traditionis Custodes che, per l'eterogenesi dei fini l'ha fatta conoscere oltre misura, insieme ad un cambio di regime del nuovo papa, segni l'inizio della necessaria restaurazione. Posto che la Messa è culmen et fons...

Gederson Falcometa ha detto...

Definire il regime "liberale" in Europa occidentale subito dopo la II gm come una "dittatura" imposta dal liberalismo americano occupante, è alquanto azzardato. IO sono del 1941, la mia famiglia era sfollata al Nord, ricordo ancora gli ultimi angosciosi giorni di quella terribile guerra.

Mi dispiace per quello che è successo alla tua famiglia.

Riconosco che sia un po' esagerato parlare di dittatura subito nel dopoguerra, perché si trattava di un periodo di ricostruzione del nuovo ordine mondiale massonico. Ciò che Roosevelt scrisse a Pio XII in una lettera non poteva che produrre ciò che stiamo vivendo oggi, sia in ambito civile che religioso. Le due guerre mondiali non furono provocate a caso.

Gederson Falcometa ha detto...

Anche Charles Maurras era cattolico?

Come si può conciliare la dottrina di Cristo Re, esposta da Pio XI in Quas primas (1925), con la "politique d'abord" di Charles Maurras?

Anonimo ha detto...

# Gederson.
Le citazioni di Machiavelli mi sembrano tutte indirette e anche di seconda mano. L ' ha letto il cap. 12 del Libro Primo dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio? Sul rapporto tra Stato e religione scrive:
"Debbono adunque i principi d'una repubblica o d'uno regno , i fondamenti della religione che loro tengono, mantenergli; e fatto questo, sarà loro facil cosa mantenere la loro repubblica religiosa, e per conseguenza buona e unita. E debbono tutte le cose che nascano in favore di quella [religione], come che [anche se] le iudicassono false, favorirle e accrescerle; e tanto più lo debbono fare quanto più prudenti sono, e quanto più conoscitori delle cose naturali [devono sempre proteggere e promuovere la loro religione anche quando sembra cadere nella superstizione]"
(ed. C.Vivanti, Einaudi, 1983, pp. 71-72).
È il discorso di un osservatore il cui interesse essenziale è la politica ma non direi che mostri di voler sottomettere la religione allo Stato.
In questo capitolo c'è la celebre invettiva contro la Chiesa di Roma accusata 1. di esser corrotta e di aver corrotto gli italiani; 2. di aver sempre tenuto divisa l'Italia, rendendola debole e disunita, preda di chiunque volesse attaccarla (tenuta divisa, senza avere la capacità e la forza di unirla).

"E perché molti sono d'opinione che il bene essere delle città d'Italia nasca dalla Chiesa romana, voglio contro a essa discorrere quelle ragioni che mi occorrono, e ne allegherò due potentissime...La prima è che, per gli esempi rei di quella corte [papale] questa provincia [l'Italia] ha perduto ogni divozione e ogni religione; il che si tira dietro infiniti inconvenienti e infiniti disordini; perché, così come dove è religione si presuppone ogni bene, così dove quella manca si presuppone il contrario. Abbiamo adunque con la Chiesa e con i preti noi italiani questo prim
o obligo: di essere diventati sanza religione e cattivi..." (ivi, pp. 73-74).
I "Discorsi" furono composti fra il 1513 e il 1519. Machiavelli morì di malattia nel 1527, un mese dopo l'inizio del Sacco di Roma, nel quale si attuava in modo particolarmente crudele "il flagello" temuto da Machiavelli per l'Italia malridotta, "vile" e incapace di unirsi contro l'invasore straniero.

Maurras era cattolico. Ancor piuttosto giovane diventò all'improvviso quasi sordo e ci rimase per il resto della sua vita. Questo contribuì ad allontanarlo dal cristianesimo. Rimase tuttavia sempre agitato dal problema di Dio e della fede. Nel 1945 fu messo in prigione anche lui, come il maresciallo Pétain. Se non erro, morì in carcere. Da molte testimonianze risulta che alla fine ottenne la grazia della fede cattolica. Religione che comunque lui aveva sempre difeso contro lo Stato laico-massonico, anche se da un punto di vista più politico (restaurare la monarchia francese tradizionale) che religioso in senso stretto.

Anonimo ha detto...

Sono da evitare assolutamente perché invalide le Messe NO celebrate da sacerdoti esplicitamente eretici, che in quanto tali non celebrano secondo la mente della Chiesa (e quella di Gesù Cristo).
Tutti gli altri sacerdoti celebrano validamente. Alcuni meglio, altri peggio. Però il valore del sacramento, che è immenso, non dipende dalla bravura del sacerdote. E anche la grazia che il fedele ne ricava viene dal sacramento, non dal sacerdote.
Detto ciò, l'unica differenza sta nella istruzione religiosa che il fedele può ricavare grazie alla predica e alle varie preghiere della Messa, istruzione che in alcuni o molti casi fa rima con perversione della fede. Questo è un pericolo alto relativamente alla predica, relativamente alto rispetto ai canti (quasi tutti ereticali, se si pensa alle loro parole), relativamente basso rispetto alle preghiere del messale le quali, pur in italiano, vengono udite dai fedeli ma non veramente ascoltate, con conseguente impatto nullo o quasi nullo sulle loro anime.
Concludendo, la grazia santificante del sacramento rimane immutata a prescindere dal prete e anche dalla forma (NO o VO) purché valida. Quello che cambia è una forma più o meno consona al sacramento, più o meno capace di veicolarlo con successo; e per quanto riguarda il celebrante, più sarà santo e più sarà capace di suscitare conversione e santità nella congregazione a lui affidata.

Anonimo ha detto...

Conosco Redaelli personalmente e lo stimo grandemente per il lavoro che ha fatto per la diffusione del pensiero del suo insuperabile maestro Romano Amerio.
Devo dire però che a partire dalle presunte dimissioni di Benedetto ho notato una progressiva distanza dall'approccio dell'Amerio, bravissimo nel rimarcare i cambiamenti della Chiesa Post-conciliare ma mai pronto a trarre conclusioni che riteneva non gli spettassero.
Redaelli, al contrario, da diversi anni si dedica con acrimonia a dare giudizi un po' troppo sopra le righe... Frutto della sua delusione e frustrazioni?
Credo che chi ritiene che la Messa NO vada contro Dio, in senso assoluto, debba avere il coraggio e l'onestà intellettuale di trarre le dovute conclusioni, ovvero che la Chiesa Cattolica non è piu cattolica ma eretica, e uscirne per andare altrove. O farsi buttare fuori con scomunica.
In caso contrario, sono discorsi o addirittura anatemi che lasciano il tempo che trovano.

Anonimo ha detto...

Non ha letto con attenzione l'articolo di Redaelli che cita. In esso non si rigetta il NO, pur criticandolo. Ecco il passo, da rileggere attentamente:

"CURA: fatta la diagnosi – “intrinseca e grave colpevolezza del Novus Ordo Missæ” – diagnosi mai da nessuno fatta finora, forse perché avrebbe implicato troppo gravi conseguenze e persino Cardinali come Bacci e Ottaviani non seppero ammettere, nel loro Breve esame critico del Novus Ordo Missæ, che un atto santo come la Messa potesse venir elaborato in una liturgia che, non rispondendo come dovuto a principi tassativamente inderogabili, lo avrebbe anche reso oggettivamente peccaminoso, e in queste pagine viene invece spiegato con grande cura il motivo di tale intrinseca possibilità, divenuta anzi oggi una drammatica realtà, e realtà da correggere quindi al più presto.
Ecco come: in primo luogo con una cura a carattere temporaneo e personale, così da aiutare i celebranti più avvertiti a superare almeno temporaneamente le difficoltà che avranno di certo con i loro Superiori modernisti, trovando nello stesso Novus Ordo Missæ il santo accorgimento per celebrare secondo le sue rubriche, così non dispiacendo ai Superiori, senza però nemmeno dispiacere a Dio, che è l’unica cosa che conta davvero; è poi anche segnalato l’ottimo soccorso che Mons. Viganò ha organizzato istituendo un’Associazione, la Exsurge Domine, dove possono trovare rifugio i sacerdoti che dovessero trovarsi più in difficoltà."

Laurentius ha detto...

Sì, Charles Maurras, verso la fine della sua vita, ritornò alla Fede della sua giovinezza ed ebbe la grazia degli ultimi Sacramenti. Egli compose una lirica stupenda, epilogo della raccolta La balance intérieure. Eccola:

LA PRIÈRE DE LA FIN

Seigneur, endormez-moi dans votre paix certaine
Entre les bras de l’Espérance et de l’Amour.
Ce vieux cœur de soldat n’a point connu la haine
Et pour vos seuls vrais biens a battu sans retour.

Le combat qu’il soutint fut pour une Patrie,
Pour un Roi, les plus beaux qu’on ait vus sous le ciel,
La France des Bourbons, de Mesdames Marie,
Jeanne d’Arc et Thérèse et Monsieur Saint Michel.

Notre Paris jamais ne rompit avec Rome.
Rome d’Athènes en fleur a récolté le fruit,
Beauté, raison, vertu, tous les honneurs de l’homme,
Les visages divins qui sortent de ma nuit :

Car, Seigneur, je ne sais qui vous êtes. J’ignore
Quel est cet artisan du vivre et du mourir,
Au cœur appelé mien quelles ondes sonores
Ont dit ou contredit son éternel désir

Et je ne comprends rien à l’être de mon être,
Tant de Dieux ennemis se le sont disputé !
Mes os vont soulever la dalle des ancêtres,
Je cherche en y tombant la même vérité.

Écoutez ce besoin de comprendre pour croire !
Est-il un sens aux mots que je profère ? Est-il,
Outre leur labyrinthe, une porte de gloire ?
Ariane me manque et je n’ai pas son fil.

Comment croire, Seigneur, pour une âme que traîne
Son obscur appétit des lumières du jour ?
Seigneur, endormez-la dans votre paix certaine
Entre les bras de l’Espérance et de l'amour.

Charles Maurras, La prière de la fin, Prison de Clairvaux, juin 1950, reprise de nombreuse fois dont la première fois dans La balance intérieure, Lyon, Lardanchet, 1952.

Laurentius ha detto...

Una bellissima biografía di Charles Maurras, disponibile alle Éditions de Chiré:
La vie de Maurras
Date de parution : 01 mars 1999
Auteur : Yves CHIRON
Éditeur : GODEFROY DE BOUILLON
Nb de pages : 510
39,00 €

Anonimo ha detto...

"...scomunica che l’etichettava come “scismatico”, inflittagli per aver egli ordinato quattro vescovi come suoi successori alla guida della FSSPX".

Suoi successori? Alla morte di Mons. Lefebvre nessuno dei 4 divenne suo successore alla guida della FSSPX.
Mons. Fellay solo successivamente fu eletto "superiore generale".
Anche attualmente, pur in presenza di un presule superstite, il superiore generale non è un vescovo.

Se fosse vero quanto affermato da Pasqualucci, allora dovremmo convenire che mons. Williamson, in quanto vescovo e ordinato anche lui come successore di Lefebvre alla guida della Fraternità insieme agli altri tre, aveva pieno titolo per dire la sua nel governo della stessa, e non c'era nessun titolo per buttarlo fuori, neanche le sue presunte esternazioni sull'olocausto.

Anonimo ha detto...

Maurras era fortemente antitedesco e non collaborò con i nazisti occupanti. Però lo colpirono ugualmente visto che approvava la restaurazione di uno Stato francese cattolico. Maurras svolse un'azione importante come critico letterario. La critica letteraria è anche un altro modo di far politica, pensiamo agli scritti letterari di Mazzini, che a suo tempo svolsero un'azione importante, di preparazione al moto unitario. Maurras si batteva per un ritorno della cultura francese alla sua tradizione classica. Sono ancor oggi interessanti i suoi saggi sullo "stile", che non è da intendersi come cosa meramente formale.
Ammirava il mondo classico e da giovane scrisse anche ingenui racconti che lo esaltavano. Questo poi gli valse l'accusa di "paganesimo" per dannare la sua organizzazione. Comunque, lui si batteva per un ritorno alla monarchia tradizionale basata sulla famiglia, la religione cattolica, i corpi intermedi. Era fortemente nazionalista, a volte eccessivo nelle polemiche ("La democrazia è il male, è la morte !!").
Si racconta che la madre di Maurras, ricevuta in udienza da san Pio X, gli abbia chiesto di benedire il figlio. San Pio X avrebbe risposto: -- Non una ma cento benedizioni !! San Pio X aveva capito l'importanza del movimento suscitato dalla Action Française per la causa cattolica in Francia. Nonostante certi aspetti negativi (eccessiva esaltazione della classicità, visione politica corretta ma nello stesso tempo unilaterale, tendenza allo scontro violento...). Il Sant'Uffizio aveva preparato un documento di condanna di certi aspetti della visione professata dalla A F ma san Pio X tenne il documento in sospeso.
Fu ripreso come canovaccio da Pio XI, il cui fine era però quello di distruggere con una condanna senza appello l'AF per costringere di fatto i cattolici suoi simpatizzanti ad entrare nell'Azione Cattolica. La condanna, con il rifiuto di sentire le ragioni dell'AF, che aveva chiesto subito spiegazioni e chiarienti dichiarandosi pronta a discuterli per capire i propri eventuali errori, fu un fulmine a ciel sereno che sconvolse il cattolicesimo francese.
Emblematico fu il caso di Maritain. Era più maurrassiano di Maurras, per così dire. Scrisse "I tre riformatori", un saggio pungente contro Lutero, Cartesio, Rousseau, acuto in certe critiche ma anche eccessivo per certi aspetti. Poi passò di colpo dall'altra parte, dopo la condanna, cioè al cattolicesimo democratico, quello tipo Sillon per intenderci.

Laurentius ha detto...

Politique magazine

Maurras et les « anges » de Lisieux
Par Christian Tarente - Publié le 24 décembre 2022

Août 1936. Mère Agnès de Jésus, sœur aînée de Ste Thérèse de Lisieux (Pauline, la deuxième des cinq sœurs Martin), devenue prieure à vie du Carmel de Lisieux, s’est vu, depuis sept ans, confier secrètement une mission : le Carmel devait prier quotidiennement pour la conversion de Charles Maurras.

Il volume che raccoglie la preziosa corrispondenza fra CH. Maurras e le due monache Carmelitane di Lisieux:

Un chemin de conversion. Correspondance de Charles Maurras et deux carmélites de Lisieux, rassemblée par Xavier Michaux. Préface de Jean Sévillia. Téqui, 2022, 482 p., 28 €

Anonimo ha detto...

Man mano che i suoi vescovi invecchiano e il suo numero crescono, la SSPX si trova nuovamente ad affrontare la questione della successione episcopale e cosa significa esistere senza pieno riconoscimento giuridico.

Per saperne di più: https://ow.ly/cgg950XKqY2

Anonimo ha detto...

"... esistere senza pieno riconoscimento giuridico... "

... della chiesa conciliare, dei modernisti. Ma il "riconoscimento giuridico" è già avvenuto quasi del tutto!


Anonimo ha detto...

Pasqualucci spiega con estrema precisione la questione ancora dibattuta della leicita' della soppressione della Fraternità, questione originantesi dall'ambiguità della categoria "Pia Unione" in cui era stata inquadrata (di diritto diocesano e quindi sopprimibile dal vescovo), ma di fatto "Società di vita comune senza voti" (sempre di diritto diocesano ma sopprimibile solo con il benestare vaticano).
Una storia che dovrebbe insegnare molto anche al presente...
Di fatto le ambiguità permangono anche attualmente. La Fraternità Sacerdotale è di nome quella che l'attuale Codice di Diritto Canonico chiama Congregazione clericale senza voti, guidata da un "Superiore Generale", alla pari con i Legionari di Cristo o la Fraternità San Carlo Borromeo. Di fatto, la presenza dei Vescovi complica però le cose. In concreto essi, pur essendo per esplicita definizione di Monsignor Lefebvre "senza giurisdizione", rendono la Fraternità una "diocesi" senza territorio, alla stregua per esempio degli Ordinariati militari o dell'Opus Dei, anch'essa in un limbo che il termine "prelatura" non riesce a inquadrare correttamente e senza ambiguità.
Infatti nella Chiesa Cattolica gli unici vescovi senza effettiva giurisdizione esistenti sono a) i cosiddetti Emeriti; b) quei monsignorini di curia che per particolari meriti o per il loro ruolo abbisognano dello status episcopale. Entrambe le categorie appartengono però ai "vescovi titolari", titolari di diocesi fittizie perché non più esistenti attualmente. Tali Vescovi Titolari possono ordinare, ma solo se un Vescovo con giurisdizione reale su di una diocesi reale li chiama per una qualsivoglia ragione a compiere un atto che è di supplenza, e che non conferisce loro la giurisdizione.
Tale sembra essere stata la mens di Mons Lefebvre nelle consacrazioni episcopali del 1988... I quattro vennero definiti "suoi vescovi ausiliari", consacrati "per necessità" (di non fare morire la Fraternità per penuria di sacerdoti). Però già da qui cominciano le ambiguità. Lefebvre nel 1988 non disponeva di una diocesi, quindi non avrebbe potuto consacrare degli "ausiliari". Se lo ha fatto, forse riteneva essere la FSSPX una diocesi... Ma poi ha precisato: "senza giurisdizione". E senza dover necessariamente costituire la "gerarchia" della Fraternità, in quanto sottoposti al Superiore Generale, non necessariamente vescovo. Un bel pasticcio dal punto di vista canonico, nonché teologico. E che i lefebvriani, per quanto si arrampichino sugli specchi, non riescono a chiarire in modo convincente, perché la soluzione pende o da un lato o dall'altro, senza possibilità di commistioni. Cosa è e cosa vuole essere la Fraternità? Una Congregazione di preti (ovviamente senza vescovi) o una Diocesi (con vescovi). Tutte e due le cose insieme non ci stanno e non ci possono stare.