Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo su L'introduzione al Vangelo. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.
Mentre per l'Epistola esistono diverse introduzioni, per il Vangelo ce n'è solo una: In illo tempore, ovvero "A quel tempo". Esiste un'altra introduzione per l'Epistola, In diebus illis, ovvero "In quei giorni", simile ma più vaga. "In quei giorni" può suggerire qualcosa come "Nei tempi antichi": gli eventi in questione sono accaduti molto tempo fa, ma non sappiamo con precisione quando, o forse non è così importante. Suggerisce, tuttavia, che gli eventi siano realmente accaduti, a differenza dell'onnipresente introduzione alle fiabe. "C'era una volta", naturalmente, è un modo per dire "Questo non è mai accaduto nel tempo".
Anche "In illo tempore" attesta la realtà storica della storia che seguirà, ma ha in mente un'epoca specifica e unica: i trentatré anni in cui il Figlio di Dio camminò (o, da bambino, strisciò) sulla faccia della terra. Ogni parola è significativa. L'evento di Cristo si è verificato nel tempo: il Verbo che è il Principio ( Principium ) è entrato nella storia umana e ha dimorato in mezzo a noi. La storicità della Chiesa di Gesù è essenziale per la fede cristiana; se i Vangeli fossero storie su una figura mitica, la nostra fede sarebbe una frode. Di conseguenza, i Vangeli sottolineano la propria realtà storica. Si consideri Luca 3, 1-2:
Ora, nel quindicesimo anno del regno di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, Filippo suo fratello tetrarca dell'Iturea e del paese di Traconitide, e Lisania tetrarca di Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola del Signore fu rivolta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.
La precisione con cui Luca data il momento in cui San Giovanni Battista fu chiamato da Dio a predicare l'avvento del Regno è ben diversa da un semplice "C'era una volta".
Immagine: Bartolomeo Veneto, San Giovanni Battista, XVI secolo
Anche l'aggettivo "ille" è importante. Gesù Cristo è entrato nella nostra condizione storica, ma c'è una differenza tra vivere durante il ministero pubblico di Gesù e vivere dopo, così come c'è una differenza tra "a.C." e "d.C.". Come attestano sia la Bibbia che i Padri della Chiesa, ci sono diversi periodi distinti nella storia sacra. Questi periodi sorgono, ricevono i propri specifici ordinamenti e poi giungono al termine. L'era prima della Legge fu sostituita dall'era sotto di essa, e quest'era, a sua volta, si concluse quando Gesù Cristo stabilì la Nuova Alleanza. Allo stesso modo, l'era della rivelazione divina (che terminò con la morte dell'ultimo Apostolo) lasciò il posto a un'era diversa, l'era immediatamente precedente la Seconda Venuta. È in quell'era che ci troviamo ora. Nonostante l'estensione di duemila anni e la pletora di cambiamenti culturali e tecnologici che ci separano dai cristiani che sopravvissero al Discepolo Amato, viviamo ancora nella stessa epoca in cui vivevano loro, l'ultima epoca dell'umanità prima della Parusia.
Affermare, quindi, che certi eventi siano accaduti "in quel periodo" significa riconoscere che non sono accaduti "in questo periodo", nell'epoca attuale.
Come abbiamo accennato due settimane fa [qui], In illo tempore è stato mantenuto nel nuovo Messale Romano e compare nelle traduzioni ufficiali di diverse lingue, ad eccezione dell'inglese. Il decreto che annuncia il nuovo lezionario stabilisce che il nuovo rito manterrà le consuete verba introductoria, ma le singole lingue, previa autorizzazione dell'autorità competente, possono modificarle o ometterle del tutto. [1] Ci si chiede perché queste venerabili formulazioni siano state rese facoltative e perché l'ICEL abbia approfittato di tale possibilità. Il Novus Ordo è stato accusato di essere influenzato dallo gnosticismo; [2] la rimozione di queste affermazioni di concretezza storica non aiuta la causa di coloro che desiderano confutare tale accusa.
Immagine: dal Lezionario spagnolo del 2015____________________________
[1] Pro singulis linguis Popularibus, tales formule mutari vel omitti possunt ex decreto Auctoritatum competentium.
Dalla Instructio de editionibus apparandis et de usu novi ordinis lectionum missae , 20 (Prot. N. 838/69) in Notitiae 47 (luglio-agosto 1969), 254.
[2] Vedi Peter Kwasniewski, “Gnosticismo, cambiamento liturgico e vita cattolica”, in Tradizione e sanità mentale (Angelico Press, 2018).



3 commenti:
Gesù nacque sul finire dell'anno -1 del nostro calendario gregoriano (-2 per quello giuliano). Non sarebbe appropriato parlare di calendario gregoriano prima del 1582, ma si possono calcolare le date anche a ritroso applicandone le regole. Bisogna solo considerare che nel caso del gregoriano l'anno prima del -1 è l'anno zero, il che porta alla differenza con il calendario giuliano che passa dall'anno 1 al -1.
In entrambi i casi è certo, al di sopra di ogni dubbio, che la Pasqua della redenzione è quella dell'anno 33 d.C., l'unica negli anni probabili a poter mettere d'accordo il 14 nisan di venerdì con un quindicesimo anno di Tiberio (regnante dal settembre del 14 d.C.) all'epoca degli esordi di San Giovanni Battista, con le tre feste di pasqua descritte dei vangeli. Se infatti le si contassero dal 30 d.C. la prima delle tre sarebbe nel 28, ma Giovanni avrebbe già iniziato quando Tiberio non era ancora nel suo XV anno, che va dal settembre del 28 al settembre del 29). San Luca afferma esplicitamente di aver fatto studi precisi prima di scrivere e non sbaglia la nascita di Gesù (trent'anni prima dell'inizio della predicazione di San Giovanni) di cinque o sei anni come gli farebbero fare certi esegeti che pongono certamente la morte di Erode nel 4 a.C.
Quindi: Pasqua di redenzione nel 33 con Gesù trentatreenne; esordi del Battista nel 29; pochi mesi (nel 30 d.C.) dopo comincia la vita pubblica di Gesù, trentenne essendo nato sul finire del 2 a.C. giuliano (-1 gregoriano). Questo pacchetto cronologico è ultracorroborato dalle eclissi di sole e luna catalogate dalla NASA e riferibili alle Scritture e agli storici che ce ne riportano l'eco, così come per le date relative alla storia di Roma e della Giudea e alle monete coniate dai vari re e procuratori.
Dio è generoso e non si limita solo a farci studiare la storia e gli astri.
Il Verbo incarnato ci lasciato numerose reliquie dello straordinario dono della Redenzione. I numerosi miracoli eucaristici studiati nei secoli testimoniano della transustanziazione, cioè della Presenza Reale del Signore nelle sacre specie.
C'è sangue. C'è carne umana. Il pane e il vino assumono un'altra sostanza.
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Sangue anche dell’uomo della sindone, che ricalca ogni dettaglio della morte e resurrezione di Gesù Cristo descritta dai vangeli: sangue del gruppo sanguigno AB di un uomo adulto con segni di flagellazione sul corpo, segni circolari di ferite acuminate sul capo, ferite profonde a mani e piedi, una grande al costato, più il segno di un peso che ha gravato, sfregandoli, sulla parte alta del dorso e le spalle. Il sangue del gruppo AB è comune ad altre note reliquie della passione di Cristo : il sudario di Oviedo è storicamente venerato già nel VIII secolo; la tunica di Argenteuil lo è dal X secolo; si tratta di secoli prima della presenza certa della reliquia sindonica in Europa a Lirey.
Gli scettici hanno datato tutte le reliquie in epoca medievale seppur non coeva: per l’analisi al radiocarbonio, al lordo delle possibili contaminazioni che “ringiovanirebbero” i reperti, la sindone è del XIII-XIV secolo, il sudario del VII-VIII secolo e la tunica del VI-VII secolo. Gli ipotetici falsari (più di uno, visto che le reliquie sono di secoli diversi, sia per la storia che per il laboratorio) avrebbero dovuto imbroccare la combinazione di usare sempre del sangue del gruppo AB (tra l’altro lo stesso del miracolo eucaristico di Lanciano del VIII secolo, ma le cui prime ricognizioni attestate sono del XVI secolo) con una coincidenza improbabilissima, specialmente se si pensa che i gruppi sanguigni furono scoperti solo nel 1900 e in precedenza non si sarebbe potuto scegliere il sangue “giusto”. Sangue il cui gruppo è raro in Europa, ma molto più comune in area medioorientale. Il fronte degli scettici, dopo questa sorpresa (ma solo dopo, guarda caso… prima gongolava con i verdetti del C14) negli ultimi anni insiste con la contaminazione batterica delle reliquie quale spiegazione della presenza ubiquitaria dell’antigene AB. Gli antigeni AB non sono esclusivi dei globuli rossi umani, ma sono espressi anche nei batteri, fornendo così un potenziale collegamento pratico tra oggetti diversi di epoche diverse.
Ma come?! La contaminazione servirebbe a spiegare perché sono tutte del gruppo AB, ma non si deve mai discutere il ringiovanimento dei dati al radiocarbonio imputabile a contaminazione o altre fonti di imprecisione? Forse che tutte i reperti insanguinati esistenti vecchi di secoli sono del gruppo AB? Non ce lo dicono.
La sindone salda la scoperta della resurrezione con le piaghe della passione e della morte in croce di Gesù. Salda così l’Eucaristia al sacrificio e non alla cena.
Chi beve il sangue del Signore e mangia il suo corpo per la vita eterna non sta banchettando serenamente in compagnia: sta sul Calvario, con Lui.
La sindone non rimanda a un laboratorio, ma al mistero eterno della croce.
Sulla sindone c’è un’immagine “impossibile”, di un corpo svanito dall’interno. Se l’uomo all’interno fosse uscito svolgendo il lenzuolo o se ne fosse stato trascinato fuori, ne sarebbero rimaste le tracce. Sulla sindone l’immagine visibile è dovuta al cambio di colore solo dell’estrema superficie delle fibre (0,2 micron, un millesimo di millimetro, 500 volte meno dello spessore di un capello). L'immagine ha caratteristiche di tridimensionalità (l’intensità dell’immagine non è sempre la stessa e le sfumature sono imputabili al fenomeno che ha colorato le fibre, ma a una diversa distanza tra il corpo e il tessuto che non aderiva sempre al cadavere, pur essendovisi affacciato: non ha nulla a che vedere con il dipinto o la fotografia, che esprimono il punto di vista del pittore o del fotografo e non dalla geometria e dalla distanza dell’oggetto dalla superficie dipinta o dalla pellicola. Non c’è nessuna fluorescenza visibile all’UV o all’IR, come accadrebbe se vi fossero dei pigmenti colorati.
Repetita iuvant: sulla sindone c’è l’immagine anche dove il telo non toccava direttamente il corpo. Il corpo, del Signore caratterizzato dalla rigidità cadaverica assunta in croce, ha lasciato dei segni sulla sindone che hanno permesso la realizzazione di calchi tridimensionali, con ginocchia lievemente flesse e il capo inclinato in avanti. Sangue con globuli rossi piccoli, di un uomo sofferente. Sangue fissato prima della decomposizione, che sarebbe iniziata entro le 48 ore dalla morte.
Non ci sono solo gli anni, i mesi e i giorni: ci sono i dettagli delle ore!
E’ esclusa l’opera di un abilissimo artista nel rendere l’immagine: è acheropita, è escluso l’uso di colore (o di sangue) perché non avrebbero (la mano, il pennello e la tinta) potuto dare una colorazione delle fibre così superficiale. E’ esclusa la presenza di pigmenti, oli o colle: sul lino non ci sono sostanze tipiche della pittura. L’ipotetica energia che ha colorato la superficie del lino dev’essere durata un tempo infinitesimo, senza innescare i fenomeni ossidativi, le bruciature o il calore inevitabili per le quantità di energia (indisponibili nell’antichità, nel medioevo e per buona parte del XX secolo) ipotizzate in certi esperimenti eseguiti per screditare l'autenticità della sindone.
Un’altra caratteristica assolutamente irriproducibile è che l’immagine sindonica rivela dettagli interni al corpo, con un effetto simile a quello di una radiografia: non solo raffigura le caratteristiche esterne del corpo, ma mostra anche le ossa, come in un’immagine a raggi X. Ciò suggerisce che il corpo fosse diventato trasparente, permettendo al telo di registrare persino le strutture ossee interne, come le ossa delle mani (in particolare lo si vede per la mano destra). La sindone ci lascia l’immagine del sacrificio del Signore e il segno della sua resurrezione, probabilmente ciò che Pietro e Giovanni trovarono entrando al sepolcro e per il quale Giovanni vide e credette.
La possibilità di Gesù (vero uomo e vero Dio) di attraversare la materia è comune anche al Natale (la verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto) e la corporeità di Gesù ha assunto, dopo la risurrezione, uno stato transfisico.
Per chi è eternamente fuori dal tempo, pur avendolo abitato per circa 34 anni (inclusi i nove mesi di gestazione e i 40 giorni del corpo glorificato prima dell'Ascensione) anche lo spogliarsi della dimensione della materia è un segno potente per noi.
I vangeli sono tutti anteriori agli anni sessanta del primo secolo. Nel 70 d.C. le parole del Signore sono diventate chiarissime a tutti. E lo sono tuttora, dopo circa 2000 anni.
Il Cristo ha detto che torna.
Maranatha!
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