Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

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domenica 27 settembre 2020

L’alleanza tra Viganò e Trump è il bastione contro il Nuovo Ordine Mondiale

Potete trovare qui l'indice dei precedenti interventi e correlati.
Un’intervista profonda e molto dettagliata che affronta tutti i temi più rilevanti del momento. 
È quella che l’arcivescovo italiano, monsignor Carlo Maria Viganò, ha rilasciato al giornalista Marco Tosatti [da noi ripresa qui]. 
Si parte dalla crisi di valori del mondo moderno fino ad arrivare alle prossime elezioni degli Stati Uniti che l’arcivescovo crede vedranno un intervento della Divina Provvidenza per consegnare la vittoria a Trump e tenere così l’America e il mondo lontani dallo spettro della morsa totalitaria che l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale porterebbe. 
L’aspetto più importante dal quale parte Viganò è la crisi della Chiesa cattolica precipitata nella deriva modernista ormai da molto tempo. Per comprendere le cause di questo declino è imprescindibile, come fa correttamente notare lo stesso arcivescovo, risalire al Concilio Vaticano II del 1962.

giovedì 20 giugno 2013

I Cento giorni dell'Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Esprime preoccupazione su cattolici e i principi non negoziabili

La Nuova Bussola quotidiana del 20 giugno scorso pubblica un articolo dal titolo: Le due sconfitte dei cattolici italiani di Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, che esprime a chiare note la sua preoccupazione sulla situazione attuale del cattolicesimo in Italia anche di fronte ai principi non negoziabili. Ne attribuisce la responsabilità, con profonda delusione e rammarico, alla mancata risposta dei cattolici egli insegnamenti di due pontificati - Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - che non hanno lesinato insegnamenti Magisteriali per superare le visuali ideologiche dominanti.
Noi non possiamo fare a meno di chiederci e chiedergli a nostra volta: in che modo e con che passione e forza i vescovi si sono fatti portavoce nonché guide autorevoli e salde di quegli insegnamenti? Purtroppo stiamo assistendo finora a molte defezioni (Piero Marini, Paglia -per restare in Italia- e l'assordante silenzio del Papa che tutt'al più resta sul vago che più vago non si può).Tuttavia, al di là del rimpallo delle responsabilità, che serve solo perché ognuno si renda consapevole della propria, è già un bene che ci sia un vescovo che non esita a parlar forte e chiaro e speriamo che possa essere di esempio a tutti gli altri, anche se un po' alimenta la nostra sensazione di "impotenza", almeno sotto l'aspetto umano.
Mi permetto solo una piccola osservazione: è vero che il cristianesimo genera cultura; ma la cultura è di per sé proteiforme: il "quid" del cristianesimo sta anche e soprattutto nel fecondarla!

C’è una sensazione che avverto fortissima in questo periodo, che peraltro coincide con i miei primi cento giorni nella diocesi di Ferrara-Comacchio.

Da una parte c’è una incredibile attesa di una vera autorevolezza cristiana; attesa anche dai laici, perché non sono pochi coloro che, nello sconcerto attuale di una società evidentemente così empia, sentono il bisogno di una prossimità, il bisogno di essere accolti nelle istanze profonde della vita. È quella sensibilità che monsignor Giussani chiamava “il cammino al vero”, “la ricerca del volto umano”.