mercoledì 13 febbraio 2013

In diretta da San Pietro. Decisione cosciente, drammatica, che continua a stupire

V. Oremus pro Pontifice nostro Benedicto.
R. Dominus conservet eum et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius

Deus, omnium fidelium pastor et rector, famulum tuum Benedictum, quem pastorem Ecclesiae tuae praeesse voluisti, propitius respice: da ei, quesumus, verbo et exemplo, quibus praeest, proficere: ut ad vitam, una cum grege sibi credito, perveniat sempiternam. Per Christum, Dominum nostrum. Amen

Dall'incipit della Catechesi di oggi 13 febbraio:
Come sapete - grazie per la vostra simpatia! - ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie! Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà. 

Così mi scrive un amico: "Alla fine, pure dovremo considerare - senza nulla togliere allo Spirito - il libero arbitrio dell'uomo e le similitudini tra spiriti umani, sia pur di epoche differenti: un eremita Celestino V, uno studioso Benedetto XVI. E la similitudine tra uomini non sono stato io a pensarla: è lo stesso Ratzinger che l'ha indicata, con il gesto della deposizione del pallio sulla tomba. Sulla rinuncia di Celestino - in relazione alla formula, intendo - invito a fissare l'attenzione (oltre che sulla debolezza e umiltà del corpo) sul sintagma "malignità della plebe". Certo, questo sintagma non c'è nella formula di Benedetto XVI, ma non mi pare meno significativo il testo "Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede...". E la "malignità della plebe" non mi pare men spaventosa dell'«accanito operare dei lupi» al quale giustamente ti sei riferita.

22 commenti:

Luisa ha detto...


Il Papa è la guida spirituale della Chiesa, da quel punto di vista le capacità del nostro amatissimo Papa Benedetto sono intatte, il suo vigore spirituale e intellettuale è intatto, non sono quelle le debolezze che lo hanno spinto a prendere la sua grave e difficile decisione.
È solo la mia opinione, ma sono convinta che se si ritira è perchè la Chiesa è ingovernabile.
Troppe le opposizioni, l`anarchia non si è calmata, il Papa si è trovato con una pila di dossier scottanti lasciati sotto il tappeto durante decenni e ha dovuto fare pulizia, non è stato aiutato, anzi, è stato ignorato, contestato, contrastato e disobbedito, il clero ribelle ha bloccato tutte le sue iniziative ( vedi riforma della Liturgia e lotta contro gli abusi liturgici), per un uomo come lui, più di conciliazione e mediazione che di governo direttivo e impositivo, quella lotta incessante, con il suo corteggio di scandali e tradimenti, ha logorato un fisico già non più giovane, come ha scritto un vaticanista, Papa Benedetto ha somatizzato i problemi della Chiesa!
Dalla sua bocca sentiremo solo parola di ringraziamento ai suoi confratelli, ma loro sanno, e noi sappiamo, quanto grave sia la loro responsabilità nella scelta che il Papa si è sentito di fare.
A causa loro perdiamo (anche se ci resterà sempre il suo Magistero) la nostra guida spirituale sicura e fidata, un uomo integro, dolce e mite, che ha accompagnato i nostri passi in questi ultimi otto anni.

giovanna ha detto...

Concordo con Luisa. Ma ’la Chiesa è di Cristo’!
Leggevo ieri (ma sembra già un secolo fa!) su Una Vox che la scelta di papa Benedetto rivelerebbe una scarsa o nulla considerazione della presenza di Colui che rappresenta (…);come se la Chiesa affondasse le radici in terra e non in cielo. E invece mi pare proprio il contrario. La sola certezza che accompagna quest’uomo di Dio nella sua terribile scelta è appunto che la Chiesa è di Cristo e a Lui l’ha consegnata. E mi ostino a credere che in questa scelta terribile, cercata ‘‘iterum atque iterum coram Deo’, ci sia la Volontà di Dio per il bene di questo suo figlio prediletto e di tutta la Chiesa.

Andrea ha detto...

E' per questo che il maschio ha l'autorità: perchè, almeno in tempi normali, è immune da sentimentalismi come quelli di Luisa o Giovanna. Scusate, allora tutti i precedenti pontefici che non hanno abdicato non volevano consegnare la Chiesa a Cristo? Ma qui, veramente, stiamo perdendo il senno.

Marco Marchesini ha detto...

Condivido in pieno il post di Luisa.

Una preghiera da parte mia per Papa Benedetto XVI per i pesanti attacchi dei modernisti che hanno bloccato la sua azione di riforma tradizionale della Chiesa.

Umanamente sembra quasi che l'abbiano fatta franca, ma voglio sperare in un miracolo.

Tra i Cardinali c'è anche Mons. Leo Burke e Ranjith Patabendige. Spero che la Provvidenza voglia darci uno di loro come Papa Pio XIII a marzo.

mic ha detto...

E' per questo che il maschio ha l'autorità: perchè, almeno in tempi normali, è immune da sentimentalismi come quelli di Luisa o Giovanna. Scusate, allora tutti i precedenti pontefici che non hanno abdicato non volevano consegnare la Chiesa a Cristo? Ma qui, veramente, stiamo perdendo il senno.

Che boiata colossale!
Non capisco l'ennesima provocazione, a meno che non si confonda il sentimentalismo col sentimento, con la sensibilità nonché con la capacità di 'vedere' un po' oltre e più in fondo. E non si confonda anche l'autorità con l'autoritarismo o con l'arrogante pretesa di aver sempre la visione giusta e volerla imporre a tutti i costi. Vogliamo andare avanti ancora a lungo con questa cretinata del maschi-contro-femmine, che non era ancora venuta fuori perché ne ho censurate di peggio?

Il confronto con i precedenti pontefici a che pro? Vogliamo ignorare che quella che stiamo vivendo è una situazione inedita, frutto anche della rivoluzione conciliare della quale il nostro è abbastanza responsabile, ma che comunque ognuno (pontefice o meno) ha coordinate (leggi anche formazione), visuali e doti caratteriali e spirituali diverse?
A seconda dell'angolazione da cui lo si guarda, Ratzinger può essere il ritratto della mitezza della delicatezza e del garbo, mentre in alcuni casi si è battuto con un'energia e una determinazione non da poco (pedofilia, Anglicanorum), per altre questioni ha affrontato contrarietà enormi (Summorum remissione delle scomuniche)... poi c'è quella certa 'desistenza' dal governo che purtroppo caratterizza il papato a partire da Giovanni XXIII. Ma credo che nessuno sia stato solo quanto lui nell'affrontare tempeste come Ratisbona, tutti gli attacchi scatenati per la pedofilia, il Caso Williamson montato ad arte e scoppiato come una bomba ad orologeria, il Vatileaks stranamente insabbiato e altro ancora... il tutto con una Segreteria di Stato i Dicasteri e un apparato comunicativo che non mi sembra siano stati dalla sua parte. Per non parlare dei venti di fronda in tutti gli episcopati del nord Europa e delle resistenze alle sue indicazioni (perché tali sono diventati gli atti papali) della maggior parte dei vescovi (Summorum, pro multis, traduzioni messali, i cosiddetti valori non negoziabili). Del resto in un'altra discussione l'ho fatto completo l'elenco delle sue iniziative vanificate. Penso che se davvero se li fosse scelti tutti lui, i vescovi, la situazione non sarebbe così disastrosa.

Forse qui non stiamo perdendo il senno, ma cerchiamo di avere una visuale più equilibrata, meno aggressiva, soppesando la situazione più a largo raggio senza focalizzarci soltanto su quello che ci urta di più. Non è che non conosciamo l'indignazione, la delusione, lo sconcerto; ma non ne facciamo il nostro biglietto da visita. Almeno non sempre!
E questo non è maschile né femminile: è questione di stile.

don Camillo ha detto...

Andrea forse perché credono che B16 prima del 28 faccia quel che non ha fatto in 8 anni.

mic ha detto...

In ogni caso i precedenti Pontefici non avevano a che fare con i frutti amari di 50 anni di post-concilio... e con la secolarizzazione il relativismo, il nichilismo, il vuoto spinto che ci circonda che fanno il resto!
Lo sfaldamento della Chiesa è lo stesso che si riscontra nel "resto del mondo", la stessa crisi dell'Autorità è la crisi del "padre" contestato e non rispettato. E' la crisi dell'uomo svirilizzato. Colpa del padre-padrone forse? Ma la figura paterna (come quella materna) non sono sostituibili da nessun surrogato o scimmiottatura.

La Chiesa doveva solo conservare la sua identità rinnovandosi e lo sfaldamento che vive è tale proprio perché ha lasciato entrare troppo mondo (il famoso "ottimismo a priori" antropocentrico che ha estromesso il Soprannaturale) e lasciato agire meno il Signore...

Anonimo ha detto...

Oggi, sul Corriere della Sera:

"Sarebbero piaciute a Carlo Maria Martini le dimissioni di papa Ratzinger: vi avrebbe scorto quel segnale di novità rigenerativa della vita della Chiesa che il cardinale invocò lungo il suo ministero episcopale....."

mic ha detto...

"Sarebbero piaciute a Carlo Maria Martini le dimissioni di papa Ratzinger: vi avrebbe scorto quel segnale di novità rigenerativa della vita della Chiesa che il cardinale invocò lungo il suo ministero episcopale....."

Purtroppo questo d'ora in poi sarà il refrain di tutti i modernisti.

C'è solo da sperare che il nuovo Papa regni a lungo, ma soprattutto che governi, ripristinando il rispetto per la sacralità della funzione che non è amministrativa ma d'istituzione divina. Per questo non c'è bisogno di vigore fisico, ma di quel 'vigore' morale e spirituale che viene dall'Alto.
Tuttavia la Chiesa non è costituita solo dal Papa, ma dai successori degli Apostoli e dai fedeli e, se non è ben compaginata a partire da chi ha responsabilità (penso al famoso triplice munus docendi regendi e sanctificandi) ne soffre l'unità e dunque la vitalità e l'efficacia sulla realtà.

Il problema stia proprio nell'ingovernabilità ormai troppo avanzata per degenerazione sia dell'Autorità che delle motivazioni profonde dell'obbedienza e mi stupisce che non se ne vogliano riconoscere le cause in tutti quei discorsi affascinanti ma fumosi della Chiesa-comunione di Paolo VI! Ma prima la Chiesa cos'era? Se non è comunione-in-Cristo non è Chiesa è un'altra cosa.

E' un discorso complesso e anche lungo, che va supportato con dati e documenti e che non è affrontabile con questo mezzo. Ma le pecche sono tante e cominciano a vedersi in maniera più netta, per chi le vuole vedere.

E anche per questo il gesto di Benedetto XVI è e resta grave e denso di conseguenze... Mi pare che ha alzato le mani per oggettiva difficoltà, ma che non sia consapevole delle cause e, finché non ci sarà chi abbia questa consapevolezza non sarà possibile attuare i rimedi!

Anonimo ha detto...

"Penso che se davvero se li fosse scelti tutti lui, i vescovi, la situazione non sarebbe così disastrosa. "

E' strano però che quando il card. Ratzinger ha tracciato le linee del Pontificato successivo a Giovanni Paolo VI su quelle linee si poteva vedere la possibilità di uscire dalla crisi o perlomeno di cominciare. Per questo è stato eletto.

Invece 8 anni dopo ci troviamo con ben pochi risultati, anzi!

E stranamente le nomine episcopali sono continuate come prima, più di prima, non è cambiato niente.

DJ ha detto...

Infatti l'avevano eletto per rimediare all'apostasia dell'Occidente, e ora la sola enciclica davvero utile, quella sulla fede, non uscirà...

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,

Il testo di Padre Malachi Martin è stato tradotto e pubblicato per Francesco Colafemina, vede:

http://fidesetforma.blogspot.com.br/2013/02/martin-il-resignation-protocol-e-il-nwo.html

Per quanto riguarda l'opinione di Luisa, per me il problema è che il gesto del Papa è di per sé ambiguo, ma se considerato insieme alla visita alla tomba di San Celestino V, non credo che possa essere considerato un atto rivoluzionario. Se l'atto di San Celestino non è un atto rivoluzionario, l'atto di Benedetto XVI lo è solo per chi vuole che sia questo. Adesso siamo davanti a un Papa che da un significato alla sua dimissione e d'altro lato davanti agli uomini della Chiesa e del mondo che danno al gesto del Papa il significato che piace a loro. Al meno in questo caso il Papa poteva chiariare le cose e fare un communicato per togliere ogni dubbi.

Per quanto riguarda la Curia Romana, il problema è che lei vuole governare la Chiesa con o senza il Papa e questo diventa la Chiesa ingovernabile, perchè sembra che per alcuni Cardinali e vescovi che il Papa è solo un accessorio, non è essenziale alla Chiesa.

Chiedo a Dio forza per Papa Benedetto XVI, disfare tutte le malinteso circa le sue dimissioni e che tutti cattolici chiedono Benedetto di farlo. Se le cosa finisce così in questi dubbi in ciò che riguarda la sua dimissione, sarà troppo male.

Un saluto dal Brasile

hpoirot ha detto...

Per finire in bellezza BXVI citava ieri 3 "giganti" della spiritualità dell'onureligione: Etty Hillesum morta a Auschwitz, un monaco ortodosso, e la cattolica di sinistra campionessa dei lavoratori e del sociale.

Non esattamente tre
capisaldi della dottrina cattolica. Papa Benedetto XVI sorprende fino all'ultimo, o meglio al penultimo. Alla penultima udienza generale in Vaticano, infatti, Benedetto XVI cita tre 'giganti' della spiritualità mondiale, ma anche tre figure controverse e lontane, per molti versi, dall'ortodossia cattolica:

1) il teologo ortodosso Pavel Florenskij,

2) Dorothy Day, campionessa dei dirittidei lavoratori, cattolica di origini protestanti, icona 'pro
life' dopo aver abortito, e

3) Etty Hillesum, giovane donna ebrea olandese morta nel campo di concentramento nazista di Auschwitz
dopo aver lasciato un celebre diario del suo dialogo a dir poco
singolare con Dio e la fede.


http://www.ilmondo.it/politica/2013-02-13/papa-udienza-cita-etty-hillesum-florenskij-dorothy-day_198148.shtml

mic ha detto...

Lo avevo notato, HPoirot. Ma in fondo non ci dice nulla di nuovo a questo riguardo. E' in perfetta continuità col suo spirito conciliare. E non ho voluto infierire.

Quanto a Hetty Hillesum, conosco bene i suoi scritti. Riporto queste sue parole, che faccio mie in questo momento oscuro:
"Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so: Non darò fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos'è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall'altra. Continuo a lavorare e vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato."

Aveva un'anima cristiana, conoscendo il Vangelo, di cui ricorrono ogni tanto citazioni nel suo Diario.

mic ha detto...

Andrea,
avrei potuto non pubblicare, tuttavia censuro gli elementi inutilmente provocatori. Ti rispondo quotando da qui.

E invece non è una boiata, e piantala, perchè non stai parlando con un fesso. Sei tu che ti contraddici e scrivi una cosa oggi e domani il contrario: tipicamente femmineo.

Quella che chiami femminea contraddizione, non è altro che scelta di non anatemizzare, perché tutto quel che c'è da dire sulla situazione e sulle sue cause e protagonisti l'ho detto a chiare lettere in più occasioni.
Sulla persona del Papa, cerco di esprimermi col rispetto dovuto alla sua funzione e mi soffermo sulle idee (ambigue, contraddittorie o più chiaramente moderniste) senza trinciare giudizi sulla persona. Ché non serve a nulla. Perché quello che dobbiamo combattere è ogni allontanamento dalla verità. I giudizi sulla persona, peraltro complessi e solo parziali dai dati che abbiamo, apparterranno alla storia. Del resto è proprio nel difendere e diffondere il pensiero cattolico il nostro impegno.

Al di là di tutto non mi presto al lasciar spazio a chi accusa Papa Benedetto di viltà (ho cancellato diversi messaggi di Don Camillo in questo senso) e lo dico oggettivamente, non soltanto per rispetto ad oltranza, ma perché alla fine credo che, nella situazione terribile in cui è la Chiesa, egli ha voluto evitare una sua possibile débâcle del tipo del GPII ultimo periodo e col suo gesto, al di là delle conseguenze che staremo a vedere, ha di fatto azzerato, almeno a fin dopo il prossimo conclave, le trame dei lupi divenute ingovernabili oltre che insostenibili.

L'omosessualizzazione della Chiesa è un problema enorme, che Colafemmina ha trattato con il coraggio che lo contraddistingue. Ratzinger, che certo non brilla per maschio coraggio, ha lasciato la Chiesa in balia alle forze del male, con una decisione inedita che, infatti, è lodata da Repubblica, Mancuso, Don Gallo, Ezio Mauro, .... Il suo segretario, che di stile ne ha molto, è andato pure su "Vanity Fair", che forse voi donne leggete.

Sull'omosessualizzazione della Cjiesa abbiamo tutti le idee fin troppo chiare anche dopo il libro di Ariel S. Di Gualdo, ma non la tirerei in ballo in questo caso.
Il "maschio" coraggio non è sempre e solo quello di andare all'arrembaggio, ma anche quello di capire di essere arrivati al capolinea e agire di conseguenza. Ho detto sopra il sentore che ho.
Nessuno di noi loda questa decisione, stiamo semplicemente cercando di trovarne le motivazioni anche personali e situazionali, anche al di là dello spirito del concilio, che pure sono convinta che purtroppo c'entri.
Occorre continuare a sviluppare il discorso imbastito da Pietro De Marco nell'articolo che ho pubblicato stamane, proprio per confutare le derive già presenti con la loro inesorabile presa mediatica: un dato che caratterizza la vita ecclesiale proprio a partire dal concilio. Devo tornare a ricordare, a questo riguardo il magistrale articolo del Prof. Dumont: Il conflitto irrisolto

Del segretario del Papa e di Vanity Fair che non leggiamo (forse lo leggi tu) non ce ne può fregare di meno!

mic ha detto...

... segue

A Marco Marchesini: Burke Papa? Pio XIII? Senta, ma Lei crede alla Befana?

Si può esprimere una speranza, per quanto remota possa essere?

Non mi pare che GPII --considerata tutta la follia, e le molteplici ombre, su cui voi sorvolate, di quel pontificato-- non usasse l'autorità. Finiamola con questa storia: Ratzinger è papa, E SE VUOLE PUO' USARE L'AUTORITa' CHE HA. Il problema è che è un modernista pavido, mentre l'altro era un modernista "coraggioso" (o mezzo matto, a voi la scelta, oltre che sodale di Marcinkus, "Padre" Maciel, Mahoney etc.).

Questa analisi è troppo sommaria e misura le categorie del coraggio e della pavidità su personalità diverse in cui non entra in campo solo in coraggio o la pavidità, ma l'intera statura delle due persone che si sono misurate con situazioni diverse. E, pur con tutte le riserve che ho espresso più volte sulle derive dottrinali di Giovanni Paolo II, sono convinta che chi voleva coprire Maciel anche con Papa Benedetto, senza riuscirci perché lui dalla sua posizione precedente era ben al corrente di tutto, col suo predecessore ci sia riuscito alla grande. Stesso discorso per Marcinkus...

Bertone l'ha scelto lui, diamine. Vogliamo parlare del 3. segreto? Muller? Di Noia? Il p. 19 della UE?

Questo rientra nelle ambiguità e nelle cose che destano sconcerto. Quanto all'art.19, credo proprio che abbiano prevalso "i lupi", non è certo opera sua!

Se citi poi Williamson, veramente non sai che dire. Per l'episcopato non serve la forma consacratoria, ma la fede nella Shoah!

Williamson per la verità, con tutto il rispetto, ci ha messo del suo. Sulla infausta e impropria "dogmatizzazione" della shoah ho detto e scritto più volte quel che ne penso. Quindi questa uscita te la potevi e me la dovevi risparmiare...

Marco Marchesini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marco Marchesini ha detto...

Evidentemente o non scrivo in italiano oppure chi mi canzona di credere alla befana non è capace di leggere un testo in italiano.

Forse sfugge il concetto di "umanamente impossibile" e "speranza soprannaturale". Forse chi si auto-elegge a paladino della Tradizione ha dimenticato la differenza tra naturale e soprannaturale. Questo è un errore dal "Nouvelle Théologie" tanto per essere chiari.

Poi è del tutto ridicolo che persone che non hanno neanche il virile e maschio coraggio di firmarsi con nome e cognome accusino il Papa di vigliaccheria. Provate a guardarvi allo specchio.

Andrea ha detto...

Volevo chiedere scusa a Mic e a Marchesini. Se li ho offesi, mi dispiace. A me pare che il gesto di Ratzinger sia di una gravità assoluta, per i motivi che ho detto. Ma questo non può giustificare lo sberleffo. Ringrazio Mic per i miei post che ha pubblicato, nonostante fossero effettivamente acidi. Tengo a precisare, comunque, che spesso ho elencato fatti purtroppo inoppugnabili. Ad ogni modo, scusatemi.

Andrea ha detto...

Qualche mia riflessione aggiornata, che spero non offenda nessuno.

Il gesto del Pontefice è, nelle motivazioni, inedito. La "ingravescens aetas", non la malattia, motivo ufficiale della sua abdicazione, ha connessioni con le giovanilistiche deliberazioni di Paolo VI e del Concilio (il Motu proprio di Paolo VI, del 1970, ha proprio quel titolo!). Non è un caso che il giovane Joseph ebbe a considerare l'idea di un pontificato non vitalizio (v. P. Seewald; cfr. Kung), e propose a GPII di dimettersi (il papa polacco rifiutò sdegnato). Vi è dunque, nella teoria e nella prassi, un intendimento della funzione del pontefice sostanzialmente nuovo: il pontefice non è più tanto il Vicario di Cristo in terra, quanto una sorta di amministratore eventualmente a tempo, che può divenire, in forza di questioni opinabili (età, pressioni, etc.) “emerito”. In questo, va riconosciuto a GPII un coraggio --e, paradossalmente, una più piena coscienza del suo ruolo – superiore rispetto al "papa teologo". Ratzinger, all’inizio del suo pontificato, disse: “Pregate perché io non fugga dinanzi ai lupi”. E’ fuggito, ora? Certamente, è responsabile della creazione di un precedente inquietante, forse connesso anche alla “omosessualizzazione” (anche solo "morale") della Chiesa, altro tema tabù. Nella tesi della “rinuncia per umiltà” vi è, a mio modo di vedere, anche un sottofondo cataro (oltre che talora ipocrita: v. Socci e Cammilleri, per i quali Ratzinger non sbaglia mai): a parte che non si possono conoscere le ragioni profonde dell’abdicazione, il papa non deve necessariamente essere un “pneumatico”, ma deve governare la Chiesa, esercitando l’autorità che ha, confermando i cattolici nella fede. Cosa che, purtroppo, Ratzinger non ha fatto molto durante questi otto anni scarsi. Il padre, a rigore, non si dimette, e poi: chi è umanamente adatto a vicariare Cristo, se proprio vogliamo metterla in questi termini?

mic ha detto...

Andrea,
questa è una delle chiavi di lettura possibili e in qualche modo resa plausibile dagli argomenti addotti.

C'è anche l'altra, basata sulla situazione. Letto su MiL:

"...Benedetto XVI è stato vicino al Beato Giovanni Paolo II, negli ultimi tempi del pontificato di questi, e si è reso benissimo conto che un Papa in quelle condizioni è giocoforza in balia di altri; preferisce dunque che la Chiesa, in questi tempi così drammatici, sia governata da un Papa, piuttosto che dai suoi - ancorché fidati (?) – collaboratori più stretti."

Tutto questo farebbe pensare ad una ritirata strategica e, di fatto, col suo gesto, Papa Benedetto ha messo in risalto la gravità del momento e portato allo scoperto davanti al mondo i terribili guasti dell’istituzione.
Inoltre, rimanendo una presenza viva nel cuore della Chiesa, non fa alto che tener desta l'attenzione su questa realtà, che di purificazione necessita, eccome!

Il fatto che non sia riuscito a incidervi con un'attività energica e risolutiva di governo, secondo me non è solo indice di debolezza o di atteggiamento di conio conciliare, ma anche di oggettivo fortissimo degrado, nato ben prima del suo pontificato, proprio anche in ragione del lungo periodo di governo curiale al posto del suo predecessore!

E poi, purtroppo, ci sono molte concause, che hanno le loro radici nel concilio e che non vengono riconosciute. Il che rende difficile o addirittura impossibile, per ora, trovare e attuare i rimedi. Salvo sorprese direi impensabili se vogliamo essere realisti. E tuttavia, vedremo...

E vedremo anche se la tua lettura, che ha innegabili radici conciliari e di rottura con la Tradizione con tutte le conseguenze che abbiamo già analizzato, sarà quella che porterà avanti il successore e chi con lui collaborerà... io ancora una flebile speranza in una voce meno modernista e più tradizionale la conservo. E torno a dire, vedremo!

Marco Marchesini ha detto...

Tranquillo Andrea è tutto a posto.

Capisco benissimo la terribile situazione e spero anche io in un miracolo della Grazia.