giovedì 21 febbraio 2013

Sant'Alfonso perse il suo inchiostro

Qui sotto, una lettera di sant'Alfonso Maria de Liguori introdotta e commentata nel libro di Theodule Rey-Mermet, Il santo del secolo dei lumi (pagine 753-755).
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Alla morte di Clemente XIV, il cardinale Castelli chiese al suo santo amico una lettera che aiutasse il conclave nella scelta del successore e Alfonso, confuso da questa sollecitazione, non si tirò indietro. Fu letta nel conclave che avrebbe eletto Pio VI ? Non lo sappiamo, ma quelle pagine restano una testimonianza importante della visione della Chiesa universale, in questo doloroso periodo, di Alfonso de Liguori.
“Amico mio e Signore, circa il sentimento che si desidera da me intorno agli affari presenti della Chiesa e circa l’elezione del Papa che sentimento voglio dar io miserabile ignorante, e di tanto poco spirito qual sono?

Dico solo che vi bisognano orazioni e grandi orazioni, mentre, per sollevare la Chiesa dallo stato di rilassamento e confusione in cui si trovano universalmente tutti i ceti, non può darvi rimedio tutta la scienza e prudenza umana, ma vi bisogna il braccio onnipotente di Dio.

Tra’ vescovi, pochi sono quelli che hanno vero zelo delle anime.

Le comunità religiose quasi tutte, e senza quasi, sono rilassate; poiché nelle religioni, nella presente confusione delle cose, L’osservanza è mancata e l’ubbidienza è perduta.

Nel clero secolare vi è di peggio: onde vi è necessità precisa di una riforma generale per tutti gli ecclesiastici, per indi dar riparo alla grande corruzione de’ costumi, che vi è ne’ secolari.

E perciò bisogna pregar Gesù Cristo che ci dia un Capo della Chiesa, il quale, più che di dottrina e di prudenza umana, sia dotato di spirito e di zelo per l’onore di Dio, e sia totalmente distaccato da ogni partito e rispetto umano; perché se mai, per nostra disgrazia, succede un Papa che non ha solamente la gloria di Dio avanti gli occhi, il Signore poco l’assisterà, e le cose, come stanno nelle presenti circostanze, andranno di male in peggio.

Sicché le orazioni possono dar rimedio a tanto male, con ottenere da Dio che egli vi metta la sua mano e dia riparo...

Aggiungo: Amico, anch’io desidererei, come V. S. Ill.ma, vedere riformati tanti sconcerti presenti; e sappia che su questa materia mi girano mille pensieri nella mente, che bramerei di farli noti a tutti; ma rimirando poi la mia meschinità, non ho animo di farli comparire in pubblico, per non parere ch’io volessi riformare il mondo. Le partecipo non però con confidenza, per mio sfogo, i miei desideri.

Bramerei primieramente che il Papa venturo (giacché ora mancano molti Cardinali che si han da provvedere) scegliesse, fra quelli che gli verranno proposti, i più dotti e zelanti del bene della Chiesa, ed intimasse preventivamente a’ Principi, nella prima lettera in cui darà loro parte della sua esaltazione, che, quando gli domanderanno il Cardinalato per qualche loro favorito, non gli proponessero se non soggetti di provata pietà e dottrina; perché altrimenti non potrà ammetterli in buona coscienza.

Bramerei inoltre che usasse fortezza in negare più benefizi a coloro che stanno già provveduti de’ beni della Chiesa, per quanto basta al loro mantenimento secondo quel che conviene al loro stato. Ed in ciò si usasse tutta la fortezza avverso gl’impegni che s’affacciano.

Bramerei, di più, che s’impedisse il lusso nei prelati, e perciò si determinasse per tutti (altrimenti a niente si rimedierà) si determinasse, dico, il numero della gente di servizio, giusta ciò che compete a ciascun ceto de’ prelati: tanti camerieri e non più; tanti servitori e non più; tanti cavalli e non più; per non dare più a parlare agli eretici.

Di più, che si usasse maggior diligenza nel conferire i benefizi solamente a coloro che han servito la Chiesa, non già alle persone particolari.

Di più, che si usasse tutta la diligenza nell’eleggere i vescovi (da’ quali principalmente dipende il culto divino e la salute dell’anime) con prendersi da più parti le informazioni della loro buona vita e dottrina necessaria a governare le diocesi; e che, anche per quelli che siedono nelle loro chiese, si esigesse da’ metropolitani e da altri, segretamente, la notizia di quei vescovi, che poco attendono al bene delle lor pecorelle.

Bramerei ancora che si facesse intendere da per tutto che i vescovi trascurati, e che difettano o nella residenza o nel lusso della gente che tengono al loro servizio, o nelle soverchie spese di arredi, conviti e simili, saranno puniti colla sospensione o con mandar vicari apostolici a riparare i loro difetti; con darne l’esempio da quando in quando, secondo bisogna.

Ogni esempio di questa sorta farebbe stare attenti a moderarsi tutti gli altri prelati trascurati.

Bramerei ancora che il Papa futuro fosse molto riserbato nel concedere certe grazie che guastano la buona disciplina; come sarebbe il concedere alle monache l’uscir dalla clausura per mera curiosità di vedere le cose del secolo, il concedere facilmente a’ religiosi la licenza di secolarizzarsi, per mille inconvenienti che ne vengono.

Sovra tutto desidererei che il Papa riducesse universalmente tutti i religiosi all’osservanza del loro primo Istituto, almeno nelle cose più principali.

Or via, non voglio più tediarla. Altro non possiamo fare che pregare il Signore, che ci dia un Pastore pieno del suo spirito, il quale sappia stabilir queste cose da me così accennate in breve, secondo meglio converrà alla gloria di Gesù Cristo”.

Alfonso perse il suo inchiostro, perché il papa che, il 15 febbraio, sarebbe uscito al 265° scrutinio da un conclave troppo condizionato dalla politica, sarà suppergiù l’antitesi di questo ritratto.

3 commenti:

VISnews ha detto...

...Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha precisato che la data del conclave è fissata dalla Congregazione dei Cardinali durante la sede vacante, indipendentemente da un possibile Motu Proprio del Santo Padre per specificare alcuni dettagli della Costituzione "Universi Dominici Gregis".

Riferendosi al tema della Fraternità Sacerdotale di San Pio X, Padre Lombardi ha riaffermato che la data limite del 22 febbraio per la soluzione di tale questione è pura ipotesi. Benedetto XVI ha deciso di affidare al prossimo Papa la questione, per cui, non ci si deve aspettare una definizione dei rapporti con la Fraternità prima della fine dell'attuale Pontificato.

Infine Padre Lombardi ha confermato che la Commissione dei Cardinali (Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi), incaricata dal Santo Padre di elaborare un rapporto sulla Santa Sede, ha compiuto un lavoro i cui risultati sono conosciuti esclusivamente dal Papa. I Cardinali non concederanno interviste, né commenteranno in alcun modo i risultati di detto rapporto.

Pubblicato da VISarchive 02 - giovedì, febbraio 21, 2013

Francesco Bernardini ha detto...

Si dice : [...] si esigesse da’ metropolitani e da altri, segretamente, la notizia di quei vescovi, che poco attendono al bene delle lor pecorelle [...]

Penso che ormai il "segretamente" debba essere tolto. Se la "notizia" è segreta nessuno la prende in considerazione, se è pubblica almeno si spera che qualche fedele ne prenda atto.

Viator ha detto...

Ariel S. Levi di Gualdo

http://www.papalepapale.com/develop/la-gran-rinuncia-e-se-fosse-stato-un-martirio-bianco/

Conclusione

Seguitiamo a leggere positivamente la rinuncia del Romano Pontefice: alle ore 20 e un minuto del 28 febbraio 2013, con l’uscita di Benedetto XVI decadranno automaticamente tutte le cariche della Curia Romana, proprio come quando muore un pontefice. La Costituzione Apostolica Universi dominici gregis stabilisce che alla morte del Romano Pontefice tutti i capi dei dicasteri della Curia decadano dalle loro cariche, a eccezione del cardinale camerlengo di Santa Romana Chiesa, che attualmente è il Card. Tarcisio Bertone, del penitenziere maggiore, che attualmente è il Card. Manuel Monteiro de Castro, del vicario generale per la Diocesi di Roma, che attualmente è il Card. Agostino Vallini. Rimangono in carica anche i sostituti delle due sezioni della Segreteria di Stato che svolgono ruolo di “ministro degli esteri” e di “ministro per gli affari interni”.

Ecco allora la mia lettura positiva che sintetizzo sul finire racchiudendola in una domanda alla quale non ho però risposta da dare: può essere che Benedetto XVI, ritrovatosi nella condizione storica ed ecclesiale che non consentiva a lui di agire, abbia compiuto un gesto di autentico eroismo e di vero e proprio martirio bianco, togliendo dalla scena se stesso affinché in tal modo — e solo in questo modo — fossero azzerate tutte le cariche e quindi tolti di scena anche tutti gli altri?

Certo, la risposta è che molti di questi altri, pur decadendo dalle loro cariche, tra poco dovranno provvedere a eleggere il nuovo Successore di Pietro …

La risposta a questo arduo quesito potranno darla tra alcuni decenni gli storici della Chiesa, senza nulla togliere, per quanto mi riguarda, alla venerazione che ho sempre portato a questo legittimo successore di Pietro, la pietra angolare sulla quale Cristo edificò, per il presente e per il futuro, la sua Chiesa.

Non cesserò mai di venerare la sacra persona apostolica di Benedetto XVI, perché sotto il suo pontificato sono stato consacrato nel sacro ordine sacerdotale; e sono stato consacrato sacerdote in una sua chiesa metropolitana, perché sua è la Diocesi del Vescovo di Roma, anche se a taluni pare purtroppo che anche questo non sia molto chiaro …