lunedì 6 giugno 2016

Oriana Fallaci e l'Islam: "Diventeremo l'Eurabia. le galline della sinistra in ginocchio davanti agli islamici che ci chiuderanno in riserve, come i pellerossa"

Lo scorso anno pubblicavamo alcune parti di un memorabile discorso pronunciato da Oriana Fallaci nel novembre 2005, in occasione dell'Annie Taylor Award, premio conferitole dal Centro Studi di cultura popolare di New York.
Ora riporto di seguito un testo più completo, e vale la pena riproporlo perché non solo è più che mai attuale, ma si rivela profetico e lungimirante.
Certamente Oriana Fallaci, giornalista e scrittore come lei stessa si definiva, non entra negli schemi comuni appartenenti a qualsivoglia ideologia, ma si esprime, da anticonformista qual è sempre stata, con grande onestà intellettuale affinata da esperienze di vita dagli orizzonti molteplici. Proprio questo ho amato nei suoi scritti fin dalla mia giovinezza. Oggi rivisitiamo i suoi pensieri, non senza coglierne alcune posizioni dalle quali il nostro sentire diverge, ma apprezzando l'onestà intellettuale e la lungimiranza con la quale già molti anni fa non aveva timore nel prefigurare e denunciare ciò che oggi si è fatto così drammaticamente evidente.

Bé: un premio intitolato a una donna che saltò sopra le Cascate del Niagara, e sopravvisse, è mille volte più prezioso e prestigioso ed etico di un Oscar o di un Nobel: fino a ieri gloriose onorificenze rese a persone di valore ed oggi squallide parcelle concesse a devoti antiamericani e antioccidentali quindi filoislamici. Insomma a coloro che recitando la parte dei guru illuminati che definiscono Bush un assassino, Sharon un criminale-di-guerra, Castro un filantropo, e gli Stati Uniti «la-potenza-più-feroce, più-barbara, più-spaventosa-che-il-mondo-abbia-mai-conosciuto». Infatti se mi assegnassero simili parcelle (graziaddio un’eventualità più remota del più remoto Buco Nero dell’Universo), querelerei subito le giurie per calunnia e diffamazione. Al contrario, accetto questo «Annie Taylor» con gratitudine e orgoglio. E pazienza se sopravvaluta troppo le mie virtù.
Sì: specialmente come corrispondente di guerra, di salti ne ho fatti parecchi. In Vietnam, ad esempio, sono saltata spesso nelle trincee per evitare mitragliate e mortai. Altrettanto spesso sono saltata dagli elicotteri americani per raggiungere le zone di combattimento. In Bangladesh, anche da un elicottero russo per infilarmi dentro la battaglia di Dacca. Durante le mie interviste coi mascalzoni della Terra (i Khomeini, gli Arafat, i Gheddafi eccetera) non meno spesso sono saltata in donchisciotteschi litigi rischiando seriamente la mia incolumità. E una volta, nell’America Latina, mi sono buttata giù da una finestra per sfuggire agli sbirri che volevano arrestarmi. 

Però mai, mai, sono saltata sopra le Cascate del Niagara. Né mai lo farei. Troppo rischioso, troppo pericoloso. Ancor più rischioso che palesare la propria indipendenza, essere un dissidente cioè un fuorilegge, in una società che al nemico vende la Patria. Con la patria, la sua cultura e la sua civiltà e la sua dignità. Quindi grazie David Horowitz, Daniel Pipes, Robert Spencer. E credetemi quando dico che questo premio appartiene a voi quanto a me. A tal punto che, quando ho letto che quest’anno avreste premiato la Fallaci, mi sono chiesta: «Non dovrei esser io a premiare loro?». E per contraccambiare il tributo volevo presentarmi con qualche medaglia o qualche trofeo da consegnarvi. Mi presento a mani vuote perché non sapevo, non saprei, dove comrpare certa roba. Con le medaglie e i trofei ho un’esigua, davvero esigua, familiarità. E vi dico perché.

Anzitutto perché crediamo di vivere in vere democrazie, democrazie sincere e vivaci nonché governate dalla libertà di pensiero e di opinione. Invece viviamo in democrazie deboli e pigre, quindi dominate dal dispotismo e dalla paura. Paura di pensare e, pensando, di raggiungere conclusioni che non corrispondono a quelle dei lacchè del potere. Paura di parlare e, parlando, di dare un giudizio diverso dal giudizio subdolamente imposto da loro. Paura di non essere sufficientemente allineati, obbedienti, servili, e venire scomunicati attraverso l’esilio morale con cui le democrazie deboli e pigre ricattano il cittadino. Paura di essere liberi, insomma. Di prendere rischi, di avere coraggio. 

«Il segreto della felicità è la libertà. E il segreto della libertà è il coraggio», diceva Pericle. Uno che di queste cose se ne intendeva. (Tolgo la massima dal secondo libro della mia trilogia: La Forza della ragione. E da questo prendo anche il chiarimento che oltre centocinquanta anni fa Alexis de Tocqueville fornì nel suo intramontabile trattato sulla democrazia in America). Nei regimi assolutisti o dittatoriali, scrive Tocqueville, il dispotismo colpisce il corpo. Lo colpisce mettendolo in catene o torturandolo o sopprimendolo in vari modi. Decapitazioni, impiccagioni, lapidazioni, fucilazioni, Inquisizioni eccetera. E così facendo risparmia l’anima che intatta si leva dalla carne straziata e trasforma la vittima in eroe. Nelle democrazie inanimate, invece, nei regimi inertamente democratici, il dispotismo risparmia il corpo e colpisce l’anima. Perché è l’anima che vuole mettere in catene. Torturare, sopprimere. Così alle sue vittime non dice mai ciò che dice nei regimi assolutisti o dittatoriali: «O la pensi come me o muori». Dice: «Scegli. Sei libero di non pensare o di pensare come la penso io. Se non la pensi come la penso io, non ti sopprimerò. Non toccherò il tuo corpo. Non confischerò le tue proprietà. Non violenterò i tuoi diritti politici. Ti permetterò addirittura di votare. Ma non sarai mai votato. Non sarai mai eletto. Non sarai mai seguito e rispettato. Perché ricorrendo alle mie leggi sulla libertà di pensiero e di opinione, io sosterrò che sei impuro. Che sei bugiardo, dissoluto, peccatore, miserabile, malato di mente. E farò di te un fuorilegge, un criminale. Ti condannerò alla Morte Civile, e la gente non ti ascolterà più. Peggio. Per non essere a sua volta puniti, quelli che la pensano come te ti diserteranno». Questo succede, spiega, in quanto nelle democrazie inanimate, nei regimi inertamente democratici, tutto si può dire fuorché la Verità. Perché la Verità ispira paura. Perché, a leggere o udire la verità, i più si arrendono alla paura. E per paura delineano intorno ad essa un cerchio che è proibito oltrepassare. Alzano intorno ad essa un’invisibile ma insormontabile barriera dentro la quale si può soltanto tacere o unirsi al coro. Se il dissidente oltrepassa quella linea, se salta sopra le Cascate del Niagara di quella barriera, la punizione si abbatte su di lui o su di lei con la velocità della luce. E a render possibile tale infamia sono proprio coloro che segretamente la pensano come lui o come lei, ma che per convenienza o viltà o stupidità non alzano la loro voce contro gli anatemi e le persecuzioni. Gli amici, spesso. O i cosiddetti amici. I partner. O i cosiddetti partner. I colleghi. O i cosiddetti colleghi. Per un poco, infatti, si nascondono dietro il cespuglio. Temporeggiano, tengono il piede in due staffe. Ma poi diventano silenziosi e, terrorizzati dai rischi che tale ambiguità comporta, se la svignano. Abbandonano il fuorilegge, il criminale, al di lui o al di lei destino e con il loro silenzio danno la loro approvazione alla Morte Civile. (Qualcosa che io ho esperimentato tutta la vita e specialmente negli ultimi anni. «Non ti posso difendere più» mi disse, due o tre Natali fa, un famoso giornalista italiano che in mia difesa aveva scritto due o tre editoriali. «Perché?» gli chiesi «Perché?» gli chiesi tutta mesta. «Perché la gente non mi parla più. Non mi invita più a cena»).

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L’altro motivo per cui ho un’esigua familiarità con le medaglie e i trofei sta nel fatto che soprattutto dopo l’11 Settembre l’Europa è diventata una Cascata del Niagara di Maccartismo sostanzialmente identico a quello che afflisse gli Stati Uniti mezzo secolo fa. Sola differenza, il suo colore politico. Mezzo secolo fa era infatti la Sinistra ad essere vittimizzata dal Maccartismo. Oggi è la Sinistra che vittimizza gli altri col suo Maccartismo. Non meno, e a parer mio molto di più, che negli Stati Uniti. Cari miei, nell’Europa d’oggi v’è una nuova Caccia alle Streghe. E sevizia chiunque vada contro corrente. V’è una nuova Inquisizione. E gli eretici li brucia tappandogli o tentando di tappargli la bocca. 
Eh, sì: anche noi abbiamo i nostri Torquemada. I nostri Ward Churchill, i nostri Noam Chomsky, i nostri Louis Farrakhan, i nostri Michael Moore eccetera. Anche noi siamo infettati dalla piaga contro la quale tutti gli antidoti sembrano inefficaci. La piaga di un risorto nazi-fascismo. Il nazismo islamico e il fascismo autoctono. Portatori di germi, gli educatori cioè i maestri e le maestre che diffondono l’infezione fin dalle scuole elementari e dagli asili dove esporre un Presepe o un Babbo Natale è considerato un «insulto-ai-bambini-Mussulmani». 

I professori (o le professoresse) che tale infezione la raddoppiano nelle scuole medie e la esasperano nelle università. Attraverso l’indottrinazione quotidiana, il quotidiano lavaggio del cervello, si sa. (La storia delle Crociate, ad esempio, riscritta e falsificata come nel 1984 di Orwell. L’ossequio verso il Corano visto come una religione di pace e misericordia. La reverenza per l’Islam visto come un Faro di Luce paragonato al quale la nostra civiltà è una favilla di sigaretta). E con l’indottrinazione, le manifestazioni politiche. Ovvio. Le marce settarie, i comizi faziosi, gli eccessi fascistoidi. Sapete che fecero, lo scorso ottobre, i giovinastri della Sinistra radicale a Torino? Assaltarono la chiesa rinascimentale del Carmine e ne insozzarono la facciata scrivendoci con lo spray l’insulto «Nazi-Ratzinger» nonché l’avvertimento: «Con le budella dei preti impiccheremo Pisanu». Il nostro Ministro degli Interni. Poi su quella facciata urinarono. (Amabilità che a Firenze, la mia città, non pochi islamici amano esercitare sui sagrati delle basiliche e sui vetusti marmi del Battistero). Infine irruppero dentro la chiesa e, spaventando a morte le vecchine che recitavano il Vespro, fecero scoppiare un petardo vicino all’altare. Tutto ciò alla presenza di poliziotti che non potevano intervenire perché nella città Politically Correct tali imprese sono considerate Libertà-di-espressione. (A meno che tale libertà non venga esercitata contro le moschee: s’intende). E inutile aggiungere che gli adulti non sono migliori di questi giovinastri. La scorsa settimana, a Marano, popolosa cittadina collocata nella provincia di Napoli, il Sindaco (ex seminarista, ex membro del Partito Comunista Italiano, poi del vivente Partito di Rifondazione Comunista, ed ora membro del Partito dei Comunisti Italiani) annullò tout-court l’ordinanza emessa dal commissario prefettizio per dedicare una strada ai martiri di Nassiriya. Cioè ai diciannove militari italiani che due anni fa i kamikaze uccisero in Iraq. Lo annullò affermando che i diciannove non erano martiri bensì mercenari, e alla strada dette il nome di Arafat. «Via Arafat». Lo fece piazzando una targa che disse: «Yasser Arafat, simbolo dell’Unità (sic) e della Resistenza Palestinese». Poi l’interno del municipio lo tappezzò con gigantesche foto del medesimo, e l’esterno con bandiere palestinesi.

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La piaga si propaga anche attraverso i giornali, la Tv, la radio. Attraverso i media che per convenienza o viltà o stupidità sono in gran maggioranza islamofili e antioccidentali e antiamericani quanto i maestri, i professori, gli accademici. Che senza alcun rischio di venir criticati o beffati passano sotto silenzio episodi come quelli di Torino o Marano. E in compenso non dimenticano mai di attaccare Israele, leccare i piedi all’Islam. Si propaga anche attraverso le canzoni e le chitarre e i concerti rock e i film, quella piaga. Attraverso uno show-business dove, come i vostri ottusi e presuntuosi e ultra-miliardari giullari di Hollywood, i nostri giullari sostengono il ruolo di buonisti sempre pronti a piangere per gli assassini. Mai per le loro vittime. Si propaga anche attraverso un sistema giudiziario che ha perduto ogni senso della Giustizia, ogni rispetto della giurisdizione. Voglio dire attraverso i tribunali dove, come i vostri magistrati, i nostri magistrati assolvono i terroristi con la stessa facilità con cui assolvono i pedofili. (O li condannano a pene irrisorie). E finalmente si propaga attraverso l’intimidazione della buona gente in buona fede. Voglio dire la gente che per ignoranza o paura subisce quel dispotismo e non comprende che col suo silenzio o la sua sottomissione aiuta il risorto nazi-fascismo a fiorire. Non a caso, quando denuncio queste cose, mi sento davvero come una Cassandra che parla al vento. O come uno dei dimenticati antifascisti che settanta e ottanta anni fa mettevano i ciechi e i sordi in guardia contro una coppia chiamata Mussolini e Hitler. Ma i ciechi restavano ciechi, i sordi restavano sordi, ed entrambi finirono col portar sulla fronte ciò che ne L’Apocalisse chiamo il Marchio della Vergogna. Di conseguenza le mie vere medaglie sono gli insulti, le denigrazioni, gli abusi che ricevo dall’odierno Maccartismo. Dall’odierna Caccia alle Streghe, dall’odierna Inquisizione. I miei trofei, i processi che in Europa subisco per reato di opinione. Un reato ormai travestito coi termini «vilipendio dell’Islam, razzismo o razzismo religioso, xenofobia, istigazione all’odio eccetera». 

Parentesi: può un Codice Penale processarmi per odio? Può l’odio essere proibito per Legge? L’odio è un sentimento. È una emozione, una reazione, uno stato d’animo. Non un crimine giuridico. Come l’amore, l’odio appartiene alla natura umana. Anzi, alla Vità. È l’opposto dell’amore e quindi, come l’amore, non può essere proibito da un articolo del Codice Penale. Può essere giudicato, sì. Può essere contestato, osteggiato, condannato, sì. Ma soltanto in senso morale. Ad esempio, nel giudizio delle religioni che come la religione cristiana predicano l’amore. Non nel giudizio d’un tribunale che mi garantisce il diritto di amare chi voglio. Perché, se ho il diritto di amare chi voglio, ho anche e devo avere anche il diritto di odiare chi voglio. Incominciando da coloro che odiano me. Sì, io odio i Bin Laden. Odio gli Zarkawi. Odio i kamikaze e le bestie che ci tagliano la testa e ci fanno saltare in aria e martirizzano le loro donne. Odio gli Ward Churchill, i Noam Chomsky, i Louis Farrakhan, i Michael Moore, i complici, i collaborazionisti, i traditori, che ci vendono al nemico. Li odio come odiavo Mussolini e Hitler e Stalin and Company. Li odio come ho sempre odiato ogni assalto alla Libertà, ogni martirio della Libertà. È un mio sacrosanto diritto. E se sbaglio, ditemi perché coloro che odiano me più di quanto io odi loro non sono processati col medesimo atto d’accusa. Voglio dire: ditemi perché questa faccenda dell’Istigazione all’Odio non tocca mai i professionisti dell’odio, i mussulmani che sul concetto dell’odio hanno costruito la loro ideologia. La loro filosofia. La loro teologia. Ditemi perché questa faccenda non tocca mai i loro complici occidentali. Parentesi chiusa, e torniamo ai trofei che chiamo processi.

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Si svolgono in ogni paese nel quale un figlio di Allah o un traditore nostrano voglia zittirmi e imbavagliarmi nel modo descritto da Tocqueville, quei processi. A Parigi, cioè in Francia, ad esempio. La France Eternelle, la Patrie du Laïcisme, la Bonne Mère du Liberté-Egalité-Fraternité, dove per vilipendio dell’Islam soltanto la mia amica Brigitte Bardot ha sofferto più travagli di quanti ne abbia sofferti e ne soffra io. La France Libérale, Progressiste, dove tre anni fa gli ebrei francesi della LICRA (associazione ebrea di Sinistra che ama manifestare alzando fotografie di Ariel Sharon con la svastica sulla fronte) si unì ai mussulmani francesi del MRAP (associazione islamica di Sinistra che ama manifestare levando cartelli di Bush con la svastica sugli occhi). E dove insieme chiesero al Codice Penale di chiudermi in galera, confiscare La Rage et l’Orgueil o venderla con il seguente ammonimento sulla copertina: «Attenzione! Questo librò può costituire un pericolo per la vostra salute mentale». (Insieme volevano anche intascare un grosso risarcimento danni, naturalmente). 

Oppure a Berna, in Svizzera. Die wunderschöne Schweitz, la meravigliosa Svizzera di Guglielmo Tell, dove il Ministro della Giustizia osò chiedere al mio Ministro della Giustizia di estradarmi in manette. O a Bergamo, Nord Italia, dove il prossimo processo avverrà il prossimo giugno grazie a un giudice che sembra ansioso di condannarmi a qualche anno di prigione: la pena che per vilipendio dell’Islam viene impartita nel mio paese. (Un paese dove senza alcuna conseguenza legale qualsiasi mussulmano può staccare il crocifisso dai muri di un’aula scolastica o di un ospedale, gettarlo nella spazzatura, dire che il crocifisso «ritrae-un-cadaverino-nudo-inventato-per-spaventare-i-bambini-mussulmani». E sapete chi ha promosso il processo di Bergamo? Uno dei mai processati quindi mai condannati specialisti nel buttare via i crocifissi. L’autore di un sudicio libretto che per molto tempo ha venduto nelle moschee, nei Centri Islamici, nelle librerie sinistrorse d’Italia.

Quanto alle minacce contro la mia vita cioè all’irresistibile desiderio che i figli di Allah hanno di tagliarmi la gola o farmi saltare in aria o almeno liquidarmi con un colpo di pistola nella nuca, mi limiterò a dire che specialmente quando sono in Italia devo essere protetta ventiquattro ore su ventiquattro dai Carabinieri. La nostra polizia militare. E, sia pure a fin di bene, questa è una durissima limitazione alla mia libertà personale. Quanto agli insulti, agli anatemi, agli abusi con cui i media europei mi onorano per conto della trista alleanza Sinistra-Islam, ecco alcune delle qualifiche che da quattro anni mi vengono elargite: «Abominevole. Blasfema. Deleteria. Troglodita. Razzista. Retrograda. Ignobile. Degenere. Reazionaria. Abbietta». Come vedete, parole identiche o molto simili a quelle usate da Alexis de Tocqueville quando spiega il dispotismo che mira alla Morte Civile. Nel mio paese quel dispotismo si compiace anche di chiamarmi «Iena», nel distorcere il mio nome da Oriana in «Oriena» e nello sbeffeggiarmi attraverso sardoniche identificazioni con Giovanna d’Arco. «Le bestialità della neo Giovanna d’Arco». «Taci, Giovanna d’Arco». «Ora basta, Giovanna d’Arco». 

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Lo scorso agosto venni ricevuta in udienza privata da Ratzinger, insomma da Papa Benedetto XVI. Un Papa che ama il mio lavoro da quando lesse Lettera a un bambino mai nato e che io rispetto profondamente da quando leggo i suoi intelligentissimi libri. Un Papa, inoltre, col quale mi trovo d’accordo in parecchi casi. Per esempio, quando scrive che l’Occidente ha maturato una sorta di odio contro sé stesso. Che non ama più sé stesso, che ha perso la sua spiritualità e rischia di perdere anche la sua identità. (Esattamente ciò che scrivo io quando scrivo che l’Occidente è malato di un cancro morale e intellettuale. Non a caso ripeto spesso: «Se un Papa e un’atea dicono la stessa cosa, in quella cosa dev’esserci qualcosa di tremendamente vero»).

Nuova parentesi. Sono un’atea, sì. Un’atea-cristiana, come sempre chiarisco, ma un’atea. E Papa Ratzinger lo sa molto bene. Ne La Forza della Ragione uso un intero capitolo per spiegare l’apparente paradosso di tale autodefinizione. Ma sapete che cosa dice lui agli atei come me? Dice: «Ok. (L’ok è mio, ovvio). Allora Veluti si Deus daretur. Comportatevi come se Dio esistesse». Parole da cui desumo che nella comunità religiosa vi sono persone più aperte e più acute che in quella laica alla quale appartengo. Talmente aperte ed acute che non tentano nemmeno, non si sognano nemmeno, di salvarmi l’anima cioè di convertirmi. Uno dei motivi per cui sostengo che, vendendosi al teocratico Islam, il laicismo ha perso il treno. È mancato all’appuntamento più importante offertogli dalla Storia e così facendo ha aperto un vuoto, una voragine che soltanto la spiritualità può riempire.

Uno dei motivi, inoltre, per cui nella Chiesa d’oggi vedo un inatteso partner, un imprevisto alleato. In Ratzinger, e in chiunque accetti la mia per loro inquietante indipendenza di pensiero e di comportamento, un compagnon-de-route. Ammenoché anche la Chiesa manchi al suo appuntamento con la Storia. Cosa che tuttavia non prevedo. Perché, forse per reazione alle ideologie materialistiche che hanno caratterizzato lo scorso secolo, il secolo dinanzi a noi mi sembra marcato da una inevitabile nostalgia anzi da un inevitabile bisogno di religiosità. E, come la religione, la religiosità finisce sempre col rivelarsi il veicolo più semplice (se non il più facile) per arrivare alla spiritualità. Chiusa la nuova parentesi.

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E così ci incontrammo, io e questo gentiluomo intelligente. Senza cerimonie, senza formalità, tutti soli nel suo studio di Castel Gandolfo conversammo e l’incontro non-professionale doveva restare segreto. Nella mia ossessione per la privacy, avevo chiesto che così fosse. Ma la voce si diffuse ugualmente. Come una bomba nucleare piombò sulla stampa italiana, e indovina ciò che un petulante idiota con requisiti accademici scrisse su un noto giornale romano di Sinistra. Scrisse che il Papa può vedere quanto vuole «i miserabili, gli empi, i peccatori, i mentalmente malati» come la Fallaci. Perché «il Papa non è una persona perbene». (A dispetto di ogni dizionario e della stessa Accademia della Crusca, il «perbene» scritto "per bene"). Del resto, e sempre pensando a Tocqueville, alla sua invisibile ma insuperabile barriera dentro-la-quale-si-può-soltanto-tacere-o-unirsi-al-coro, non dimentico mai quello che quattro anni fa accadde qui in America.

Voglio dire quando l’articolo La Rabbia e l’Orgoglio (non ancora libro) apparve in Italia. E il New York Times scatenò la sua Super Political Correctness con una intera pagina nella quale la corrispondente da Roma mi presentava come «a provocateur» una «provocatrice». Una villana colpevole di calunniare l’Islam... Quando l’articolo divenne libro e apparve qui, ancora peggio. Perché il New York Post mi descrisse, sì, come «La Coscienza d’Europa, l’eccezione in un’epoca dove l’onestà e la chiarezza non sono più considerate preziose virtù». Nelle loro lettere i lettori mi definirono, sì, «il solo intelletto eloquente che l’Europa avesse prodotto dal giorno in cui Winston Churchill pronunciò lo Step by Step cioè il discorso con cui metteva in guardia l’Europa dall’avanzata di Hitler». Ma i giornali e le TV e le radio della Sinistra al Caviale rimasero mute, oppure si unirono alla tesi del New York Times.

Tantomeno dimentico ciò che è avvenuto nel mio paese durante questi giorni di novembre 2005. Perché, pubblicato da una casa editrice che nella maggioranza delle quote azionarie appartiene ai miei editori italiani, e da questi vistosamente annunciato sul giornale che consideravo il mio giornale, in un certo senso la mia famiglia, un altro libro anti-Fallaci ora affligge le librerie. Un libro scritto, stavolta, dall’ex vice-direttore del quotidiano che un tempo apparteneva al defunto Partito Comunista. Bé, non l’ho letto. Né lo leggerò. (Esistono almeno sei libri su di me. Quasi tutti, biografie non-autorizzate e piene di bugie offensive nonché di grottesche invenzioni. E non ne ho mai letto uno. Non ho mai neppure gettato lo sguardo sulle loro copertine). Ma so che stavolta il titolo, naturalmente accompagnato dal mio nome che garantisce le vendite, contiene le parole «cattiva maestra». So che la cattiva-maestra è ritratta come una sordida reazionaria, una perniciosa guerrafondaia, una mortale portatrice di «Orianismo». E secondo l’ex vice-direttore dell’ex quotidiano ultracomunista, l’Orianismo è un virus. Una malattia, un contagio, nonché un’ossessione, che uccide tutte le vittime contaminate. (Graziaddio, molti milioni di vittime. Soltanto in Italia, la Trilogia ha venduto assai più di quattro milioni di copie in tre anni. E negli altri ventun paesi è un saldo bestseller).

Ma questo non è tutto. Perché nei medesimi giorni il sindaco milanese di centro-destra mi incluse nella lista degli Ambrogini: le molto ambite medaglie d’oro che per la festa di Sant’Ambrogio la città di Milano consegna a persone note, o quasi, nel campo della cultura. E quando il mio nome venne inserito, i votanti della Sinistra sferrarono un pandemonio che durò fino alle cinque del mattino. Per tutta la notte, ho saputo, fu come guardare una rissa dentro un pollaio. Le penne volavano, le creste e i bargigli sanguinavano, i coccodè assordavano, e lode al cielo se nessuno finì al Pronto Soccorso. Poi, il giorno dopo, tornarono strillando che il mio Ambrogino avrebbe inquinato il pluriculturalismo e contaminato la festa di Sant’Ambrogio. Che avrebbe dato alla cerimonia del premio un significato anti-islamico, che avrebbe offeso i mussulmani e i premiati della Sinistra. Quest’ultimi minacciarono addirittura di respingere le ambite medaglie d’oro e promisero di inscenare una fiera dimostrazione contro la donna perversa. Infine il leader del Partito di Rifondazione Comunista dichiarò: «Dare l’Ambrogino alla Fallaci è come dare il Premio Nobel della Pace a George W. Bush».

Detto questo, onde rendere a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, devo chiarire qualcosa che certo dispiacerà ad alcuni o alla maggioranza di voi. Ecco qua. Io non sono un Conservatore. Non simpatizzo con la Destra più di quanto non simpatizzi con la Sinistra. Sebbene rifiuti ogni classificazione politica, mi considero una rivoluzionaria. Perché la Rivoluzione non significa necessariamente la Presa della Bastiglia o del Palais d’Hiver. E certamente per me non significa i capestri, le ghigliottine, i plotoni di esecuzione, il sangue nelle strade. Per me la Rivoluzione significa dire «No». Significa lottare per quel «No». Attraverso quel «No», cambiare le cose.

E di sicuro io dico molti «No». Li ho sempre detti. Di sicuro vi sono molte cose che vorrei cambiare. Cioè non mantenere, non conservare. Una è l’uso e l’abuso della libertà non vista come Libertà ma come licenza, capriccio, vizio. Egoismo, arroganza, irresponsabilità. Un’altra è l’uso e l’abuso della democrazia non vista come il matrimonio giuridico dell’Uguaglianza e della Libertà ma come rozzo e demagogico egualitarismo, insensato diniego del merito, tirannia della maggioranza. (Di nuovo, Alexis de Tocqueville...). Un’altra ancora, la mancanza di autodisciplina, della disciplina senza la quale qualsiasi matrimonio dell’uguaglianza con la libertà si sfascia. Un’altra ancora, il cinico sfruttamento delle parole Fratellanza-Giustizia-Progresso. Un’altra ancora, la nescienza di onore e il tripudio di pusillanimità in cui viviamo ed educhiamo i nostri figli. Tutte miserie che caratterizzano la Destra quanto la Sinistra.

Cari miei: se coi suoi spocchiosi tradimenti e le sue smargiassate alla squadrista e i suoi snobismi alla Muscadin e le sue borie alla Nouvel Riche la Sinistra ha disonorato e disonora le grandi battaglie che combatté nel Passato, con le sue nullità e le sue ambiguità e le sue incapacità la Destra non onora certo il ruolo che si vanta di avere. Ergo, i termini Destra e Sinistra sono per me due viete e antiquate espressioni alle quali ricorro solo per abitudine o convenienza verbale. E, come dico ne La Forza della Ragione, in entrambe vedo solo due squadre di calcio che si distinguono per il colore delle magliette indossate dai loro giocatori ma che in sostanza giocano lo stesso gioco. Il gioco di arraffare la palla del Potere. E non il Potere di cui v’è bisogno per governare: il Potere che serve sé stesso. Che esaurisce sé stesso in sé stesso.

Questo può apparir demagogico, semplicistico, e perfino superficiale: lo so. Ma se analizzate i fatti vedrete che la mia è pura e semplice verità. La verità del bambino che nella fiaba dei Grimm, quando i cortigiani lodano le vesti del re, grida con innocenza: Il re è nudo. Pensateci ragionando sull'attuale tragedia che ci opprime. Perbacco, nessuno può negare che l'invasione islamica dell'Europa sia stata assecondata e sia assecondata dalla Sinistra. E nessuno può negare che tale invasione non avrebbe mai raggiunto il culmine che ha raggiunto se la Destra non avesse fornito alla Sinistra la sua complicità, se la Destra non le avesse dato il imprimatur.

Diciamolo una volta per sempre: la Destra non ha mai mosso un dito per impedire o almeno trattenere la crescita dell’invasione islamica. Un solo esempio? Come in molti altri paesi europei, in Italia è il leader della Destra ufficiale che imita la Sinistra nella sua impazienza di concedere il voto agli immigrati senza cittadinanza. E questo in barba al fatto che la nostra Costituzione conceda il voto ai cittadini e basta. Non agli stranieri, agli usurpatori, ai turisti col biglietto di andata senza ritorno. Di conseguenza, non posso essere associata né con la Destra né con la Sinistra. Non posso essere arruolata né dalla Destra né dalla Sinistra. Non posso essere strumentalizzata né della Destra né della Sinistra. (E guai a chi ci prova). E sono profondamente irritata con entrambe. Qualunque sia la loro locazione e nazionalità.

Attualmente, per esempio, sono irritata con la Destra americana che spinge i leader europei ad accettare la Turchia come membro dell’Unione Europea. Esattamente ciò che la Sinistra europea vuole da sempre. Ma le vittime dell’invasione islamica, i cittadini europei, non vogliono la Turchia a casa loro. La gente come me non vuole la Turchia a casa sua. E Condoleezza Rice farebbe bene a smetterla di esercitare la sua Realpolitik a nostre spese. Condoleezza è una donna intelligente: nessuno ne dubita. Certo, più intelligente della maggioranza dei suoi colleghi maschi e femmine, sia qui in America che al di là dell’Atlantico. Ma sul paese che per secoli fu l’Impero Ottomano, sulla non-europea Turchia, sulla islamica-Turchia, sa o finge di sapere assai poco. E sulla mostruosa calamità che rappresenterebbe l’entrata della Turchia nell’Unione Europea conosce o finge di conoscere ancora meno. Così dico: Ms. Rice, Mr. Bush, signori e signore della Destra americana, se credete tanto in un paese dove le donne hanno spontaneamente rimesso il velo e dove i Diritti Umani vengono quotidianamente ridicolizzati, prendetevelo voi. Chiedete al Congresso di annetterlo agli stati Uniti come Cinquantunesimo Stato e godetevelo voi. Poi concentratevi sull’Iran. Sulla sua lasciva nucleare, sul suo ottuso ex-sequestratore di ostaggi cioè sul suo presidente, e concentratevi sulla sua nazista promessa di cancellare Israele dalle carte geografiche.

A rischio di sconfessare l’illimitato rispetto che gli americani vantano nei riguardi di tutte le religioni, devo anche chiarire ciò che segue. Come mai in un Paese dove l’85 per cento dei cittadini dicono di essere Cristiani, così pochi si ribellano all’assurda offensiva che sta avvenendo contro il Natale? Come mai così pochi si oppongono alla demagogia dei radicals che vorrebbero abolire le vacanze di Natale, gli alberi di Natale, le canzoni di Natale, e le stesse espressioni Merry Christmas e Happy Christmas, Buon Natale, eccetera?!? Come mai così pochi protestano quando quei radicals gioiscono come Talebani perché in nome dei laicismo un severo monumento a gloria dei Dieci Comandamenti viene rimosso da una piazza di Birmingham? E come mai anche qui pullulano le iniziative a favore della religione islamica? Come mai, per esempio, a Detroit (la Detroit ultra polacca e ultra cattolica le ordinanze municipali contro i rumori proibiscono il suono delle campane) la minoranza islamica ha ottenuto che i muezzin locali possano assordare il prossimo coi loro Allah-akbar dalle 6 del mattino alle 10 di sera? Come mai in un paese dove la Legge ordina di non esibire i simboli religioni nei luoghi pubblici, non consentirvi preghiere dell’una o dell’altra religione, aziende quali la Dell Computers e la Tyson Foods concedono ai propri dipendenti islamici i loro cortili nonché il tempo per recitare le cinque preghiere? E questo a dispetto del fatto che tali preghiere interrompono quindi inceppano le catene di montaggio?

Come mai il nefando professor Ward Churchill non è stato licenziato dall’Università del Colorado per i suoi elogi a Bin Laden e all’11 Settembre, ma il conduttore della Washington radio Michael Graham è stato licenziato per aver detto che dietro il terrorismo islamico v’è la religione islamica? Ed ora lasciatemi concludere questa serata affrontando altri tre punti che considero cruciali. Punto numero uno. Sia a Destra che a Sinistra tutti si focalizzano sul terrorismo. Tutti. Perfino i radicali più radicali. (Cosa che non sorprende perché le condanne verbali del terrorismo sono il loro alibi. Il loro modo di pulire le loro coscienze non pulite). Ma nel terrorismo islamico non vedo l’arma principale della guerra che i figli di Allah ci hanno dichiarato. Nel terrorismo islamico vedo soltanto un aspetto, un volto di quella guerra. Il più visibile, sì. Il più sanguinoso e il più barbaro, ovvio. Eppure, paradossalmente, non il più pernicioso. Non il più catastrofico. Il più pernicioso e il più catastrofico è a parer mio quello religioso. Cioè quello dal quale tutti gli altri aspetti, tutti gli altri volti, derivano. Per incominciare, il volto dell’immigrazione. Cari amici: è l’immigrazione, non il terrorismo, il cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformato l’Europa in ciò che chiamo Eurabia. È l’immigrazione, non il terrorismo, l’arma su cui contano per conquistarci annientarci distruggerci. L’arma per cui da anni grido: «Troia brucia, Troia brucia». Un’immigrazione che in Europa-Eurabia supera di gran lunga l’allucinante sconfinamento dei messicani che col beneplacito della vostra Sinistra e l’imprimatur della vostra Destra invadono gli Stati Uniti.

Soltanto nei venticinque paesi che formano l’Unione Europea, almeno venticinque milioni di musulmani. Cifra che non include i clandestini mai espulsi. A tutt’oggi, altri quindici milioni o più. E data l’irrefrenabile e irresistibile fertilità mussulmana, si calcola che quella cifra si raddoppierà nel 2016. Si triplicherà o quadruplicherà se la Turchia diventerà membro dell’Unione Europea. Non a caso Bernard Lewis profetizza che entro il 2100 tutta l’Europa sarà anche numericamente dominata dai musulmani. E Bassan Tibi, il rappresentante ufficiale del cosiddetto Islam Moderato in Germania, aggiunge: «Il problema non è stabilire se entro il 2100 la stragrande maggioranza o la totalità degli europei sarà mussulmana. In un modo o nell’altro, lo sarà. Il problema è stabilire se l’Islam destinato a dominare l’Europa sarà un Euro-Islam o l’Islam della Svaria». Il che spiega perché non credo nel Dialogo con l’Islam. Perché sostengo che tale dialogo è un monologo. Un soliloquio inventato per calcolo dalla Realpolitik e poi tenuto in vita dalla nostra ingenuità o dalla nostra inconfessata disperazione. Infatti su questo tema dissento profondamente dalla Chiesa Cattolica e da Papa Ratzinger. Più cerco di capire e meno capisco lo sgomentevole errore su cui la sua speranza si basa. Santo Padre: naturalmente anch’io vorrei un mondo dove tutti amano tutti e dove nessuno è nemico di nessuno. Ma il nemico c’è. Lo abbiamo qui, in casa nostra. E non ha nessuna intenzione di dialogare. Né con Lei né con noi.

Punto numero due. Non credo nemmeno nella fandonia del cosiddetto pluriculturalismo. (E a proposito di quella fandonia: lo sapevate che al Barbican Center Theater di Londra hanno mutilato Tamerlano il Grande, il dramma scritto nel 1587 da Christopher Marlowe? A un certo momento del dramma, Christopher Marlowe fa bruciare il Corano da Tamerlano. Mentre il Corano brucia, gli fa anche sfidare il Profeta gridando: «Ed ora, se ne hai davvero il potere, vieni giù e spengi il rogo». Bé, poiché quelle parole aggravate dalle fiamme del rogo infuriavano le autorità mussulmane di Londra, il Teatro Barbican ha eliminato l’intera scena. Mezzo millennio dopo ha censurato Marlowe). E ancor meno credo nella falsità chiamata Integrazione. Integrarsi significa accettare e rispettare (più educare i propri figli ad accettare e rispettare) le regole, le leggi, la cultura, il modo di vivere del posto nel quale si sceglie di vivere. E quando si impone la propria presenza a un paese che non ci ha chiamato e tuttavia ci tiene, ci mantiene, ci tollera, il minimo che si possa fare è integrarsi. Soprattutto se si è chiesto e ottenuto di diventare cittadini. Status che esige lealtà, fedeltà, affidabilità, e possibilmente amore per la Patria cioè la Nuova Patria che si è scelta. Ebbene, nell’Europa-Eurabia gli altri immigrati si integrano. Più o meno si integrano. Quelli che vengono dai paesi di cultura cristiana, ad esempio. Dalla Russia, dall’Ucraina, dalla Bulgaria, dall’Ungheria, dalla Slovenia, e tutto sommato anche dalla Romania che davvero non ci esporta il meglio del meglio. Perfino i discutibili cinesi che provocatoriamente si chiudono dentro le loro mafiose enclave, in certo senso finiscono con l’integrarsi. I mussulmani, no. Forse qui, negli Stati Uniti, lo fanno. Beati voi. In Europa, no. Nella maggior parte dei casi non si curano neanche di imparare la nostra lingua, le nostre lingue. Incollati alle loro moschee, ai loro Centri Islamici, alla loro ostilità anzi al loro disprezzo e alla loro ripugnanza per tutto ciò che è occidentale, obbediscono soltanto alle regole e alle leggi della Sharia. E in compenso ci impongono le loro abitudini.  Le loro pretese, il loro modo di vivere. (Cibo e poligamia inclusi). Cari miei, per capire che gli immigrati mussulmani non hanno alcuna intenzione di integrarsi con noi, che al contrario vogliono indurre noi a integrarsi con loro, basta considerare l’Intifada che questo autunno è scoppiata nella provincia di Parigi e poi in tutta la Francia. Ma credete davvero a ciò che sostengono i media quando sostengono che quelle scommesse e quegli incendi sono dovuti esclusivamente alla disoccupazione e alla povertà? Credete davvero che non abbiano niente a che fare con la guerra dichiarataci dall’Islam?

Occhi negli occhi non bastano le prese di bavero. Quelle sommosse erano e sono un’altra arma, un altro volto di questa guerra. Appartenevano, appartengono, alla strategia dell’invasione. Una strategia molto intelligente, ammettiamolo. Perché, grazie ad essa, l’odierno espansionismo islamico non ha bisogno delle armate e delle flotte usate dal defunto Impero Ottomano. Per realizzarsi gli bastano le orde di immigrati che ogni giorno arrivano in Sicilia con le navi o i gommoni o le barche, e ai quali i traditori nostrani spalancano le porte per farli entrare col cavallo di Troia e dare fuoco alla città. Una strategia intelligente anche perché non spaventa come spaventavano le loro armate, le loro flotte, le loro scimitarre, le barbarie di quando in Italia si scappava gridando Mamma-li-Turchi. E perché richiede tempo. Richiede pazienza. Richiede nuove generazioni installate nei paesi da conquistare. I kamikaze inglesi del 7 luglio non erano forse immigrati di seconda o terza generazione? I rivoltosi francesi di quest’autunno non erano forse immigrati di seconda e terza e perfino quarta generazione? Se sbaglio ditemi perché tra quei rivoltosi non v’erano immigrati cinesi o vietnamiti o filippini o dall’Europa orientale. Non meno poveri e non meno disoccupati. (Ammesso che quelli dello scorso autunno fossero davvero poveri e disoccupati. Alla televisione ho visto ragazzi ben nutriti e ben vestiti come, a suo tempo, i nostri sessantottini ultraborghesi). Ditemi perché essi erano e sono tutti arabi mussulmani o nord-africani mussulmani. Ditemi perché bruciando le automobili e gli autobus e le scuole e gli asili e gli uffici postali e i cassonetti della spazzatura e le case urlavano «Allah-akbar, Allah-akbar». Ditemi perché, quando venivano intervistati dai giornalisti, rispondevano: «Noi non siamo francesi. Non vogliamo essere francesi». Ditemi perché agivano in modo così coordinato, come se dietro il loro delirio vi fosse la mente di qualche esperto di Al Qaeda.
E visto che parliamo di invasione, ditemi perché in Europa gli immigrati mussulmani materializzano così bene l’avvertimento che nel 1974 ci rivolse l’Onu e il leader algerino Boumedienne. «Presto irromperemo nell’emisfero del nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria». Bando alle illusioni: noi italiani, francesi, tedeschi, inglesi, spagnoli, svedesi, danesi, olandesi eccetera stiamo per diventare ciò che diventarono i Comanci e gli Apache e i Cherokee e i Navajos e gli Cheyenne quando gli rubammo l’America. Stranieri in casa nostra. Anno 2016? Anno 2100? Parlando della futura dominazione mussulmana dell’Europa-Eurabia, alcuni studiosi già riferiscono a noi come ai «nativi». Agli «indigeni». Agli «aborigeni». Di questo passo finiremo anche noi dentro le Riserve come i Pellerossa. [Fonte]

51 commenti:

hr ha detto...

OT: domanda per gli amici "svizzeri", Luis, Marius
Potete cortesemente spiegarci come interpretare il video per l'inaugurazione del nuovo tunnel del Gottardo e delle leggenda del Teufelsbrücke? https://it.wikipedia.org/wiki/Sch%C3%B6llenen

Il video - demoniaco(!?)-Bizarre Opening Ceremony For Gotthard Base Tunnel In Switzerland è qui: https://www.youtube.com/watch?v=TVriVjdU8qM

Anonimo ha detto...

Marco Tosatti oggi:

....Sì attendono foto storiche di abbracci ecumenici tra Sua Santità e i cardinali arcivescovi di Genova e Milano.Ovvero. Ponti e non Muri”.


Ed ecco il secondo: “Non ha simpatia per Bagnasco. Già. Forse il papa giovedì santo dovrebbe fare quello che ha fatto veramente Gesù, lavare i piedi ai suoi discepoli. Bergoglio dovrebbe lavare i piedi a Bagnasco, Scola, Negri, a un francescano dell'Immacolata... sarebbe vero atto di umiltà e gli costerebbe infinitamente di più che lavare i piedi a un immigrato”.

Luisa ha detto...

Non ho aperto il video ma posso già dire che lo spettacolo messo in scena per l`inaugurazione del Gottardo è stato grottesco, oggi per tutto bisogna fare uno spettacolo, come sintomatica è stata la presenza di un imam e di un rabbino per la benedizione del tunnel! E così tanto per sorridere i protestanti non contenti che ci fosse un sacerdote per rappresentare i cristiani, hanno otteuto la presenza di un pastore!
Grottesco ma molto sintomatico.
PS: di ponti detti del diavolo ce ne sono tanti in Europa.

Luisa ha detto...

lunedì 6 giugno 2016
Oriana Fallaci e l'Islam:

""Diventeremo l'Eurabia. le galline della sinistra in ginocchio davanti agli islamici che ci chiuderanno in riserve, come i pellerossa"

Non ho ancora avuto il tempo di leggere il post ma tutto è nel titolo, alla barba del "meticciamento" promosso da Scola.

Anonimo ha detto...

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-cosa-ce-dietro-il-velo-dellaffascinante-emira-del-qatar--16394.htm

Anonimo ha detto...

Se....chi deve rintuzzare non lo fa ,
se....chi dovrebbe ribadire forte e chiaro cio'che comanda ( comandare e' un ordine ! ) Gesu' Cristo ,
se....si lascia che prosperi la scimmia di Dio ,
se....si spingono i cristiani cattolici verso il precipizio ,
se....

http://sinodo2015.lanuovabq.it/enzo-bianchi-la-sessualita-e-cambiata-includere-divorziati-e-omosessuali/

mic ha detto...

Aleppo. Padre Ibrahim e la carità guerriera.

http://www.tempi.it/carita-guerriera-vita-e-tragedie-quotidiane-ad-aleppo-raccontate-da-padre-ibrahim#.V1UY_JGLTIU

Anonimo ha detto...

Padre Pio, dunque sei tornato? Io pensavo che ormai aleggiassi solo a Pietrelcina, che tenessi il Gargano a distanza perché sdegnato dalla chiesa-hangar che i vescovi iconoclasti hanno commissionato a Renzo Piano, e invece da San Giovanni Rotondo giunge una notizia che lascia immaginare la tua presenza. Una locale associazione di volontariato ha organizzato un campo estivo per bambine di quinta elementare. Obiettivo? Insegnare a cucinare, apparecchiare la tavola, lavare i piatti, fare la pasta di casa, ricamare… Tu che esortavi le donne a prendere come modello di condotta la Madonna, tu che spiegavi a ogni giovane devoto l’importanza di sposare una ragazza “amante della casa”, ne avrai gioito. Ovviamente la Puglia vendoliana ha gridato all’anacronismo, al Medio Evo, ovviamente le genderiste che bivaccano su internet hanno strillato minacciose, coerenti con il loro demoniaco motto, “Non serviam”. Padre Pio, adesso quei volontari aggrediti hanno bisogno di preghiera e siccome la mia non conta nulla, urge la tua. Ma forse sei già lì con loro.
di Camillo Langone

Fonte: http://www.ilfoglio.it

Anonimo ha detto...


@ L'Oriana redenta, Cassandra inascoltata

Bella intelligenza fiorentina e italiana, che nell'ultimo periodo della sua vita si e' redenta dal femminismo iniziale, se non del tutto almeno in gran parte. Perche' "giornalista e scrittore" e non "giornalista e scrittrice"? Perche' il maschile, si sentiva forse "discriminata" se chiamata "scrittrice"? Cosi' non si impoverisce la lingua?
Ha dovuto assumersi la parte della inascoltata Cassandra, denunciando con vigore e per tempo anche se inutilmente l'ipocrisia dei nostri governanti di fronte all'invasione musulmana. Ci vogliono seppellire con il numero ("Il numero e' potenza" - Mussolini; "Vi domineremo con il ventre delle nostre donne" - Boumedienne, premier algerino). Forse Oriana si sentiva oscuramente in colpa, in quanto donna, nel senso che al numero bisogna opporre il numero innanzitutto e quindi costruire famiglie prolifiche, gioventu' in gran numero, per avere le forze necessarie a combattere l'invasione. Con il numero ci si difende sempre, anche passivamente, al peggio.
Lei, invece, nella prima parte della sua vita, non era diventata il simbolo della donna intelligente e colta emancipata, non viziosa certamente, ma protesa ad affermare un ideale di femminilita' antagonista alla mascolinita' e oggettivamente incompatibile con la costruzione della famiglia prolifica, necessariamente di tipo tradizionale, sul piano dei sentimenti e dei valori? E non motivava il suo impegno anche con un fiero antifascismo?

Ma era troppo intelligente per non accorgersi, anche sulla base delle sue esperienze personali, che certi valori da lei inizialmente professati si erano rivelati degli pseudovalori e che l'intera nostra civilta' stava andando in rovina proprio per aver voluto adottare quei (falsi) valori. La "liberazione" e "l'emancipazione" della donna ed anzi dell'intera societa' dai valori del passato, uomini compresi, sono stati e sono dei miti sinistri, dei quali scontiamo duramente le conseguenze oggi. Essi ci lasciano senza difesa contro il nemico ed anzi lo incoraggiano nella sua avanzata. Per cercare di difenderci, innanzitutto sul piano delle idee, e' pertanto utile riflettere sulle analisi e le premonizioni dell'ultima Oriana. A. P.

Anonimo ha detto...

Fallaci mi ha fatto mettere a fuoco dsi lati di BXVI che trascuravo, ciò non toglie che l'istituzione del Papa Emerito sia stato un errore e forse una debolezza psicologica.

Anonimo ha detto...

Straordinario discorso, resta il rimpianto che non ci fosse più all'epoca della lectio di Ratisbona, sarebbero stati fuochi di artificio, ma Ratzinger non è nato sotto buona stella e mai godé di buona stampa. Grande Oriana, odiata - amata perché di due spanne al di sopra di tutti, bisognerebbe farlo capire a quei deficienti rappati che la offesero nelle loro ignobili canzoni(?) stessero zitti farebbero un figurone. La cerimonia - sabba di Gottardo, tolgo il San per rispetto, faceva parere le penose scimmiettature di Stonehenge riti straordinari, caproni sulfurei, fate esorcizzare il tunnel e benedirlo da un buon sacerdote.....Anonymous.

Anonimo ha detto...

Per l'anonimo delle 10.29
Non è la prima volta ed è cosa nota che Langone si lamenti sempre e in tutte le salse dell'emancipazione femminile. Considerando che non è sposato, non ha figlie ed è anche piuttosto bruttino - vedere per credere - va piuttosto compatito: probabilmente non si sente all’altezza e non è a suo agio con l'emisfero femminile.
Dopo aver rilevato che di solito sono le donne a esprimere la percentuale maggiore tra i credenti praticanti, mi chiedo come mai sono proprio le "mamme" a insistere nell'invitare le figlie a studiare, a diventare autonome e a non restare con il cerino in mano ad attendere il “principe azzurro” cui dover lavare le calze? Forse perché hanno capito che il matrimonio non è poi quella rosea fiaba che si vuol far credere?

Anonimo ha detto...


@ Alla femmnista di turno

Il matrimonio non e' certo "la rosea fiaba" che si vuol far credere. Quando mai lo e' stato? Del resto gli stessi sacerdoti di una volta o quelli di oggi rimasti fedeli al dogma, come per esempio "i lefebvriani", non ammonivano e non ammoniscono sempre sui "pesi del matrimonio"? Ci sono i pesi e ci sono "le grazie" del matrimonio, che si ottengono (per questa vita ma soprattutto per l'altra) se si sopportano nel modo giusto "i pesi" del matrimonio, alle volte croci di pesantissimo rovere.
Impostare la questione in questo modo e' scorretto. Il fatto "incontournable" come dicono i francesi e' che con donne che vogliono prima di tutto "studiare", rendersi quindi autonome (per forza di cose in competizione col maschio, senno' l'autonomia dove sarebbe?), e non "attendere il principe azzurro cui dover lavare le calze" (altro modo unilaterale di impostare la questione), non si construiscono famiglie, non si fanno figli, il popolo stesso scompare. Secondo le previsioni degli esperti, continuando con le donne "autonome" e "il corpo e' mio e lo gestisco io", verso la meta' del secolo ma anche prima, del popolo italiano e degli altri popoli europei non sara' rimasta traccia o quasi. Una pacchia, per africani e arabi, no?
A parte l'altro argomento, che la donna "autonoma" di oggi e', bisogna pur dirlo, come immagine francamente odiosa, per via della sua arroganza, scostumatezza e pretesa di comandare senza averne l'autorita'. Le cento e passa donne accampate nel nostro Parlamento quali leggi utili e necessarie all'Italia hanno contribuito a votare? In massa per il "divorzio veloce", in gran numero per la legge sulle unioni (in)civili, e roba del genere. Se se ne stessero a casa a lavar calzini (per restare nell'immagine volutamente polemica) a mariti e figli (che non hanno) non sarebbe meglio per tutti? Certo, sarebbe una vita assai meno divertente e il loro ego ne soffrirebbe, poverine. A. P.

Anonimo ha detto...

OFF TOPIC
Grazie Mic, per questo blog, che spesso mi ristora come un'oasi nel deserto. Il Signore la ricompensi in abbondanza.

Anonimo ha detto...

Non sono la femminista di turno, caro A.P.
Sono un nonno che ha sposato trent'anni fa una ragazza autonoma che ha esercitato ed esercita ancora la professione di psicologa, che è amante della casa, che sa cucinare magnificamente e insieme abbiamo cresciuto due splendide figliole. Entrambe laureate in ingegneria, ricoprono ruoli professionali importanti e possiedono la necessaria autorità per comandare e sanno fare tutto ciò che fa la mamma. I figli si fanno quando si può garantir loro un avvenire e non quando si è costretti ad abbandonarli senza arte né parte.
Son curioso di vedere se la dott.ssa Guarini pubblicherà questo mio intervento o se preferisce anche Lei, che le donne stiano a casa a lavar calzini.

Anonimo ha detto...

"Le cento e passa donne accampate nel nostro Parlamento quali leggi utili e necessarie all'Italia hanno contribuito a votare? "

Infatti . Tant'e' che per premiare lo loro essenze grigie alle recenti votazioni hanno dovuto " obbligarci alle quote rosa " .
Concordo con A.P. delle 12,40 anche nelle virgole .

http://www.amoreconiugale.it/tre-per-sposarsi/
Fulton J. Sheen
“tre per sposarsi”
Ed. Richter & C., 1957, Napoli

Anonimo ha detto...

figli si fanno quando si può garantir loro un avvenire-.
Questo modo di pensare, ci sta condannando all'estinzione.

mic ha detto...

Son curioso di vedere se la dott.ssa Guarini pubblicherà questo mio intervento o se preferisce anche Lei, che le donne stiano a casa a lavar calzini.

Non penso che la funzione della donna sia quella di lavar calzini. Credo che oggi, come ieri, e come domani la donna (e l'uomo) hanno ruoli diversi complementari e tutti e sempre da riscoprire.
Nell'ambito di questi ruoli e in ogni situazioni particolare, le donne possono anche trovarsi ad esercitare specifiche vocazioni personali che, se sono corrispondenti alla volontà di Dio, ricevono anche i modi e gli strumenti per esprimersi. E così il problema-calzini si risolve in lavatrice, gli altri in maniera analoga. E non per "realizzare se stesse" in maniera egoistica o secondo le mode del tempo....
Il lavar calzini di AP comunque non va preso alla lettera, ma fa parte del "prendersi cura" che è la specifica primaria vocazione della donna sia nella famiglia che nella società.
Il discorso comunque è complesso, oggi purtroppo misconosciuto e foriero di molti fraintendimenti. Solo un'autentica educazione cristiana alimentata dalla vita di fede fa scoprire le ricchezze delle reciproche potenzialità da esprimere e i rischi di cadere in stereotipi liberal o di segno opposto, deleteri proprio in quanto stereotipi senza lo spessore di una concreta incarnazione, che non ha niente di scontato, ma tutto di sofferto e di offerto. Il "sofferto" sta per "impegno" e "dedizione" senza aspettarsi niente in cambio e l'"offerto" sta il viverlo alla Presenza di Colui che l'Origine e il Fine di tutto. E questo vale sia per la domina che per il vir, nelle rispettive specifiche declinazioni.

mic ha detto...

"Le cento e passa donne accampate nel nostro Parlamento quali leggi utili e necessarie all'Italia hanno contribuito a votare? "

Non vogliamo mica dar tutta la colpa alle donne ;)
Purtroppo la cecità e la distorta antropologia del nostro tempo riguardano sia gli uomini che le donne e sia nel Parlamento che altrove...

mic ha detto...

Il matrimonio non e' certo "la rosea fiaba" che si vuol far credere. Quando mai lo e' stato? Del resto gli stessi sacerdoti di una volta o quelli di oggi rimasti fedeli al dogma, come per esempio "i lefebvriani", non ammonivano e non ammoniscono sempre sui "pesi del matrimonio"? Ci sono i pesi e ci sono "le grazie" del matrimonio, che si ottengono (per questa vita ma soprattutto per l'altra) se si sopportano nel modo giusto "i pesi" del matrimonio, alle volte croci di pesantissimo rovere.

Non è la rosea fiaba e forse nessuno ci crede più. E per fortuna! Ma non è nemmeno solo un mucchio "pesi", che non mancano di certo, insieme ad innumerevoli prove. Ma quando si arriva a misurarsi con le difficoltà del momento alla Presenza del Signore e della Madre Sua e nostra, non dico che i Cieli si aprano (perché non ci è dato vederli) ma che le montagne si spianino e le valli si colmino (innanzitutto dentro di noi), è un fatto. E allora non può non subentrare se non la soluzione la pace che porta in sé serenità e accettazione e talvolta vede le montagne abbassarsi e le valli colmarsi anche all'esterno...

Sono convinta che compito della Chiesa e di ogni educatore è quello di insegnare e testimoniare (se si è genitori) che il matrimonio è davvero il segno del rapporto inscindibile tra il Creatore e l'anima credente, tra Cristo e La Chiesa. Una volta compreso questo, il resto è tutta Grazia, anche e soprattutto nelle Croci inevitabili.

Antonio ha detto...

Caro nonno,
lei ha stabilito,con sua moglie, aprioristicamente che i figli dovessero essere due.
Forse ha dimenticato che al Signore, davanti alla sua assemblea testimone, ha promesso di accogliere i figli che gli avrebbe donato.
Forse non sa che finanche i metodi naturali( ogino, Billings ecc) non sono sempre leciti,ma solo per distanziare un po le nascite, o in casi particolari (periodi di depressione o forte stress ecc.)
Anche lei, con la scusa della procreazione responsabile, si è sostituito al creatore.
Anche lei ha contribuito a costituire il "numero chiuso" nelle famiglie.
Certo come dice qualcuno, i cattolici figliano come conigli, salvo poi ricorrere alle immigrazioni per ovviare al calo demografico.
COMPLIMENTI!
Antonio

Rr ha detto...

Mi sembra brutto, oltre che ovviamente poco cristiano, ritenere che Camillo Langone apprezzi l'iniziativa di insegnare alle bambine a svolgere compiti che tutte noi di una certa eta' abbiamo imparato a casa e a scuola, e che ci piacevano, solo perché sarebbe celibe ( il che non significa non avere donne) e brutto e per ciò poco fortunato con le donne. Ci sono uomini per niente belli, ma molto fortunati con l' altro sesso, perché intelligenti, spiritosi, colti, ricchi, ottimi corteggiatori, sicuri, con la testa sul collo ed i piedi per terra, molto affettuois, ecc.ecc.
Imparare a cucinare, tener in ordine la casa, cucire, è utile anche ad una donna " single", se non vuole spendere troppo denaro in ristoranti, pizzerie, fast food, donne di servizio, sarte, ecc.ecc. E puo diventare un lavoro. Quindi, bene fa Langone a chiedere a S.Pio
la protezione dell'iniziativa.
L'articolo per altro ha un taglio pro Tradizione religioa, non anti femminista.

Ci sono ragazze che farebbero meglio a sposarsi e farsi una famiglia, invece che ammorbare l'aria con la loro incompetenza e petulanza in uffici, scuole, ambulatori, servizi sociali, ospedali, università, aeroporti e linee aeree, trasporti municipali, studi professionali... Ma ci sono anche uomini che farebbero meglio a zappare o avvitare bulloni, invece di ammorbare l'aria con la loro incompet nza, inesperienza, arroganza...
E ci sono ragazze che hanno studiato non perché spinte dalle madri frustrate nei loro matrimoni, ma perche piaceva loro lo studio, il conoscere il mondo, l'imparare a ragionare con la propria testa, ed anche per migliorare la propria situazione sociale ed economica, cosi da poter un domani non essere gettate sul lastrico coi figli da crescere da un marito fedifrago, che le abbandonasse per un'altra.
E ci sono genitori, madri ma anche padri, che fanno fare a figli e figlie quello che loro non sono riusciti a fare, e padri che, non avendo avuto un maschio, obbligano le figlie a scelte educative e professionali tipicamente maschili, rischiando di obbligarle ad un vita professionale molto stressante perché in ambienti non consoni.
E ci sono uomini a cui fa molto comodo avere mogli lavoratrici e figlie emancipate, perche' cosi non hanno responsabilità da "vir" da
assumersi. Passano dall'essere cocchi di mamma a cocchi di moglie e cocchi di figlia. Uomini senza palle.

Luisa ha detto...

Segnalo:

"Un motu proprio per rimuovere i vescovi "negligenti". Tranne qualcuno"


http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/06/06/un-motu-proprio-per-rimuovere-i-vescovi-negligenti-tranne-qualcuno/

Luisa ha detto...

E a Milano:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/sumaya-abdel-qader-candidata-musulmana-vola-milano-1268155.html

Anonimo ha detto...

“….Se Vienna fosse caduta, noi, oggi, forse saremmo già islamici….E se Vienna non è caduta, una buona pare del merito va proprio al frate friulano, il quale non disperò quando tanti disperavano, non perse la testa, non cessò mai di aver fede nell’aiuto di quel Signore che aveva detto ai suoi discepoli:Bussate e vi sarà aperto; chiedete e vi sarà dato.
Oggi è diffuso uno stranissimo modo di pensare, proprio fra tanti sedicenti cristiani, i quali, tutti infervorati dalla volontà di dialogare ad ogni costo e con chiunque, anche col peggior nemico, e tutti ipnotizzati da quella magica parola, ecumenismo, che, per loro, è diventata una specie di abracadabra, poiché sembrerebbe voler dire che i cristiani devono rinunciare alla loro identità, in favore di una religiosità vaga e generica, imbevuta di gnosticismo e deismo, nella quale possano entrare tutti, nessuno escluso, come se la Verità fosse qualcosa di relativo, e il Cristianesimo avesse lo stesso contenuto di verità di qualsiasi altra religione, e come se l’importante fosse che tutti gli uomini della terra si riuniscano a pregare insieme, non importa se rivolgendosi al vero Dio o agli dei falsi e bugiardi di cui parlava Dante Alighieri.
Per codesti cristiani del terzo millennio, debitamente progressisti e modernisti, la figura di Marco d’Aviano può risultare vagamente scomoda e imbarazzante, quasi indisponente. Avrebbero preferito un uomo di Dio che va disarmato incontro ai nemici e che mette dei fiori nei loro cannoni, come recitava il testo di una insulsa e melensa canzonetta dell’epoca sessantottina, nella quale il pacifismo a senso unico veniva celebrato come un valore assoluto e irrinunciabile; e quando parlare di una “guerra giusta”, come pure hanno sempre fatto fior di teologi, da Sant’Agostino (che diede personalmente l’esempio, partecipando fino all’ultimo respiro alla difesa della sua città, Hippo Regius, assediata dai Vandali), a San Tommaso d’Aquino (che, nella Summa Theologiae, la equipara alla legittima difesa del singolo individuo, qualora venga ingiustamente minacciato e aggredito), era qualcosa d’inconcepibile per codesti zelatori di un Vangelo remissivo, inerme, pronto a lasciarsi distruggere dal primo che lo voglia fare.
Padre Marco d’Aviano era pacifico, ma non pacifista; credeva nel dialogo e nella misericordia divina (subito dopo la battaglia del Kahlenberg, volle che i viennesi rendessero grazie a Dio pregando per le anime di tutti i caduti, compresi i nemici), ma non nel fatto di lasciarsi ammazzare o sottomettere senza opporre alcuna resistenza, perché, di ciò, i popoli minacciati avevano – e hanno - pieno diritto, sia in quanto europei, sia in quanto cristiani.
Sì: in questi tempi di buonismo ideologizzato e di cristianesimo in via di auto-rottamazione, la figura e l’esempio di padre Marco d’Aviano, spirito profondamente pacifico e tuttavia magnifico lottatore, possono davvero risultare scomodi, perché appaiono in assoluta controtendenza. Egli ci ricorda che bisogna anche sapersi battere per difendere il Vangelo e la vita stessa, se ciò diviene necessario; che c’è un tempo per la pace e un tempo per la lotta, un tempo per parlare e un tempo per misurarsi con la spada; e che il diritto e il dovere alla propria difesa, e alla difesa di ciò in cui si crede, non cade mai in prescrizione, anche con il trascorrere dei secoli. Ovunque si ripresentino le condizioni dell’11 settembre 1683, l’Europa avrà sempre bisogno di una guida spirituale forte e coraggiosa, mite e tuttavia animosa, come lo fu, per i suoi contemporanei, quella di padre Marco d’Aviano.


Marco d’Aviano mostra come si può e si deve difendere il Cristianesimo e l’Europa"

di Francesco Lamendola
http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8890:europa-come-ci-si-deve-difendere&catid=114:civiltaoccidentale&Itemid=145

Anna

Radicati come questa quercia ! ha detto...

In Europa e Stati Uniti oggi libertà di coscienza e religiosa sono in pericolo?
Senza dubbio. La libertà religiosa è in pericolo, però l’obiettivo sono le confessioni cristiane, la distruzione dei loro valori. Qui in America ad esempio i tentativi di fare in modo che non si celebri più il Natale sono costanti. Vogliono eliminare Gesù Cristo dal Natale, ma questa celebrazione esiste solo per Lui!

http://www.tempi.it/intervista-ad-armando-valladares-il-piu-celebre-dissidente-cubano#.V1XhUpOLR3k

Luisa ha detto...

Oggi comincia il ramadan, ebbene giornali televisi e cartacei ne hanno fatto i loro titoli, non so quali vantaggi sperano ottenere con il loro servilismo nei confronti dell`islam ma sono convinta che ottengono solo l'effetto opposto a quello desiderato,
i musulmani gongolano nel vedere i potenti ai loro piedi, non hanno nememno più bisogno di domandare, i loro desideri, i loro bisogni, sono d`ufficio, esauditi come un dovere.
Sul Figaro l`articolo che spiega il ramadan è opera del vaticanista Guénois, spero avrà letto i commenti, se lo ha fatto avrà potuto constatare che non tutti i lettori si son bevuti il cervello e che molti gli domandano i motivi di cotanta enfasi sul ramadan mentre la Quaresima è passata sotto silenzio.

Luisa ha detto...

E questo succede in Spagna nel silenzio della gerarchia di nomina bergogliana:

http://www.ilfoglio.it/chiesa/2016/06/07/processo-pubblico-al-cardinale-che-s-scagliato-contro-lideologia-gender___1-v-142907-rubriche_c403.htm

Japhet ha detto...

Processi pubblici al cardinale contro il gender. E poi l'ultimo motu proprio sulla rimozione dei vescovi negligenti. Tranne qualcuno (dice Magister)

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/06/06/un-motu-proprio-per-rimuovere-i-vescovi-negligenti-tranne-qualcuno/

Promuovere gli insabbiatori come Daneels e i pervertiti con fidanzato al seguito come Ricca diventa una via, anzi scorciatoia, per liberarsi dei non graditi, e per via burocratica.

mic ha detto...

Sul Figaro l`articolo che spiega il ramadan è opera del vaticanista Guénois, spero avrà letto i commenti, se lo ha fatto avrà potuto constatare che non tutti i lettori si son bevuti il cervello e che molti gli domandano i motivi di cotanta enfasi sul ramadan mentre la Quaresima è passata sotto silenzio.

Arrivati a questo punto, non si tratta altro che di suicide imbelli prove di dhimmitudine.

Anonimo ha detto...

.....Qualche giorno fa il Wall Street Journal spiegava questo fenomeno tracciando la differenza tra un incidente stradale, da cui si esce vivi ma con la macchina distrutta, e un incendio che brucia un’intera casa. La macchina distrutta è certamente un problema, ma lo shock viene smaltito in tre-sei mesi. Al contrario, la propria casa in fiamme è un’immagine che resta impressa nella memoria per sempre. Per noi è bruciata la casa e non stiamo investendo nessuna risorsa, magari facendo debiti, per ricostruirla.
Il tema è l’incertezza lavorativa, che a catena blocca i consumi e la crescita. Insomma, il sistema si è inceppato. Travolgendo anche la Bce. Il blocco psicologico-mentale ha inibito anche la trasmissione della politica monetaria per cui la liquidità immessa dalla Bce è rimasta «intrappolata», senza riuscire a re-innescare il ciclo produttivo. ....

Che schifo! ha detto...

http://www.imolaoggi.it/2016/06/07/ramadan-messaggio-del-patriarca-di-venezia-ai-musulmani/

murmex ha detto...

Mi sono sposata a 23 anni , a un passo dalla laurea che vedevo vicina ma che poi ho dovuto rimandare di parecchi anni.Ho scelto comunque di dedicarmi alla famiglia , il marito , i quattro figli e parenti anziani vari .Vita non certo rosea , in alcuni momenti quasi disperante . La cultura non l'ho trascurata , ho sempre letto moltissimo .Alcune volte ho visto la malcelata derisione di alcune donne emancipate , forse meno colte di me , per la casalinga che non lavora , che sta a casa a fare la calzetta . Non importa , il mio cuore è sempre stato volto all'educazione dei figli , alla cura della casa compreso il ricamo (insegnatomi da mia nonna , donna intelligente e grande lettrice fino a 86 anni ) la cucina sana e curata , le piante Le mie figlie le ho spinte a studiare per non tarpare la loro intelligenza . Ora la prima , insegnante di latino e greco , mi dice che , trovando un piccolo reddito aggiuntivo a quello del marito pure professore , sarebbe disposta ad abbandonare , dopo un percorso molto faticoso per entrarvi , la scuola pubblica per curare personalmente l'educazione e l'istruzione dei figli (si pensa a una scuola parentale , peraltro ancora in alto mare )Io l'approvo e sono anche fiera che i miei figli , nonostante le mie carenze , abbiano assorbito questa mentalità . Scusate la tirata personale , ritengo di dover incoraggiare chi vuol opporsi alla cultura dominante , entrata anche nella Chiesa ( vedi suore femministe blandite e non punite , o il cominciare a parlare di diaconesse - e chi conosce gli studi di Overton sa dove si andrà a parare )

affaritaliani.it ha detto...

.... nel momento in cui gli è stato conferito il Premio “Carlo Magno”- che l’Europa debba molto all’Islam. Esternare questo concetto, soprattutto da parte di un pontefice romano, significa semplicemente voler negare, in maniera proterva, la Chiesa stessa e la sua storia; una storia intrinsecamente veneranda i cui protagonisti, lungo il corso della sua bimillenaria esistenza, sebbene appesantiti dagli umani difetti di ciascun individuo, innumeri volte hanno cambiato non soltanto le vicende dell’Europa e dell’Occidente, ma anche gli accadimenti delle plaghe orientali dell’orbe terracqueo senza avvertire necessità alcuna di ricorrere a succedanei di natura diversa e di filosofie esistenziali diametralmente agli opposti sul piano antropologico e scientifico.
....

irina ha detto...

@ murmex, brava!
Andare controcorrente è difficile ed è da solitari; pochissime ne sono state capaci non solo per la tacita riprovazione del mondo ma per quella del prossimo più prossimo.
Sono semi però che fruttificano, in silenzio e al buio. Complimenti ancora e di cuore.

Anonimo ha detto...


@ "Alla casalinga che non lavora, che sta a casa a fare la calzetta.."

E' il tipico stereotipo negativo, al quale irridono le femministe e i femministi. Non ho mai capito perche' l'opera della madre di famiglia non debba esser considerata "lavoro". Forse perche' non e' retribuita da un "datore di lavoro"? Richiede molteplici doti e in particolare la capacita' di organizzare, prevedere. Questo, dal punto di vista puramente tecnico-organizzativo, per cosi' dire. Hegel diceva che il pensiero, l'augusto Logos, nel suo concetto semplice, e' il medesimo, sia che si tratti della massaia che fa i conti della spesa che della speculazione piu' ardita, di un Platone o di un Kant. Accanto all'aspetto pratico-organizzativo (assai impegnativo poi quando si tratti di famiglie numerose) c'e' quello spirituale, etico o morale. L'azione della madre di famiglia come educatrice dei figli e compagna del marito, nelle scelte, nei giudizi etc. Non bisogna guardare alle leggi che, nel passato, ponevano limiti di vario tipo alle donne sposate, nell'interesse della famiglia. Bisogna guardare all'ordinamento reale, che del resto quasi mai coincide esattamente con quello formale delle leggi. La madre di famiglia si meritava giustamente sul campo la sua autorita' e anche il suo potere, che pesava sulle decisioni del marito e della famiglia. Questo, per cio' che riguarda l'aspetto dei rapporti basati sull'autorita' e sulla capacita' di comando.
Certo, la moglie aiutava in tutti in sensi il marito ed era a sua volta aiutata da lui, anche in senso spirituale. L'idea era che i due si dovevano sorreggere a vicenda, sopra tutto nei momenti di crisi, nel nome innanzitutto della famiglia, dei figli, appunto...Non, come oggi, che ognuno dovesse conservare in qualche modo la sua liberta' e "dignita', il suo cosiddetto "diritto alla felicita'" come valori che devono prevalere anche sul bene della famiglia.
Non e' "lavoro", quindi, l'opera della madre di famiglia, sia in senso materiale che spirituale, intellettuale? Anzi, poiche' la famiglia e' il fondamento della societa' e dello Stato, il lavoro piu' importante. Ridateci le madri (e i padri) di famiglia di un tempo e conquisteremo il mondo. A. P.

Antonio Pasquino ha detto...

se siamo a questo punto la colpa è dei politici (tutti, europei e non) e del comportamento negligente dell'ONU. Questo hanno voluto e il futuro sarà ancora peggio. Come si può dividere il mondo tra paesi ricchi e paesi poveri? Grande personaggio Oriana Fallaci.

Anonimo ha detto...

Come diceva Svicolone : " Avanti tutta e con velocita' perfino " !
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-da-hiroshima-al-gottardo-eccola-nuova-religione-16420.htm

Anonimo ha detto...

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-respingimenti-dei-clandestini-ora-e-la-libia-a-farli-16416.htm

Luigi Rmv ha detto...

Oggi una persona, in un bar, mentre parlava con me, ha salutato un ragazzo arabo e poi mi ha detto che stava facendo il Ramadam.
"Pensi! Digiuna dalla mattina alla sera! Oggi anche io volevo fare il Ramadam, ma poi mi hanno efferato un gelato e c'ho ripensato"

Sono rimasto senza parole...
Scherzava, ma e' un modo di scherzare segno dei tempi, una novità frivola, effetti dell'ecumenismo papalino.
So infatti che da giovane il mio interlocutore ha studiato in scuole cattoliche, ma evidemente per lui non ha tanta importanza, Ramadam e cattolicesimo pari sono.

Con la differenza che se digiuna un cattolico, nella migliore delle ipotesi, è un bigotto medioevale, fariseo, formalista e sepolcro imbiancato, mentre l'islamico è

Io sono 'orianista'!
viva Oriana Fallaci, meglio un'atea come lei che un cattolico modernista Bergogliano.

Luisa ha detto...


"Con la differenza che se digiuna un cattolico, nella migliore delle ipotesi, è un bigotto medioevale, fariseo, formalista e sepolcro imbiancato, mentre l'islamico è "


La frase è sospesa, io potrei riprenderla dicendo che per i media, e per i nostri patetici chierici, il musulmano che fa ramadan è ammirevole, coraggioso, esemplare, merita tutta la nostra attenzione, e in effetti non un media che abbia domenticato di dedicare almeno una pagina all`""evento"", come ho già detto sul Figaro è il vaticanista ad aver riempito il suo dovere di dhimmitudine.
Ma perchè sorprenderci se gli stessi media e perfino i chierici passano sotto silenzio, o sono molto riservati, quando arriva la Quaresima?

I musulmani, LORO, sono fieri della loro identità, della loro religione e cultura, arrivano con il loro PIENO e che cosa trovano?
Che cosa trovano se non il VUOTO, spirituale, religioso?
Trovano un vuoto che si affrettano a riempire con la complicità omertosa di chi sa ma si illude
che è cedendo e anche anticipando le loro domande, desideri e bisogni,
che è "dialogando" con loro, partecipando alle loro feste e inaugurazioni di moschee,
che è esaltando un sedicente islam moderato e imam sedicenti moderati che si rivelano poi immancabilmente essere salafisti, finanziati dall`Arabia Saudita,legati ai fratelli musulmani,
che eviteranno le conseguenze inevitabili che pur sono GIÀ sotto i loro occhi.

Fra poco vedremo responsabili politici e religiosi partecipare alla "festa della interruzione del digiuno", bisogna sapere che in Francia più del 70% dei musulmani praticano il ramadan , un numero in costante aumento grazie ai giovani sempre più assidui, i responsabili musulmani sono abilissimi, e perchè non lo sarebbero visto che sui loro passi è steso un tappeto rosso?

PS: arriva l`Euro....ebbene i calciatori musulmani francesi hanno, negoziando, ottenuto di riportare il digiuno a campionato finito....

Luigi Rmv ha detto...

Grazie Luisa, condivido tutto il riempimento della mia sospensione non voluta (alle 23.43, a letto, dopo una giornata di lavoro, il peso delle palpebre è diventato insostenibile).
Rifacendosi all'episodietto da me vissuto, aggiungo che musulmano è. ...'fico! Va di moda, lo dice anche Papa Francesco!, yeah! Anche la barbetta da imamam! Quasi quasi anche il burla, anzi no, il velo' ..."mo lo faccio pure io".
Francesco sa quello che fa, lui da il via, apre lo spiraglio, da il 'la'dei musicisti, sapendo che poi tutti gli altri si accordano

Luisa ha detto...

"Quasi quasi anche il burla, anzi no, il velo'"

Può dimenticare il "quasi", Luigi, in effetti i ""grandi couturiers"" hanno oramai introdotto nelle loro sfilate abiti musulmane-conformi, con tanto di velo!
Quando dico che oramai nella nostra Europa suicidaria, senza colonna verebrale nè dignità, i musulmani non hanno più nessun sforzo da fare visto che i nostri decerebrati dirigenti accordono loro diritti e vantaggi senza che nemmeno debbano più reclamarli.

mic ha detto...

E però quando il velo portavano le consacrate o le fedeli in Chiesa per il culto, con significati stupendi legati alla spiritualità cristiana, hanno fatto di tutto per abolirlo.
Ora che torna con significati diversi e da una cultura, oltre che religione, estranea allora va bene anzi è fico...

mic ha detto...

Oltretutto è un paradosso, perché il velo islamico non è tanto simbolo di sottomissione a Dio quanto all'uomo... Ma non vedo cortei di femministe in giro!

mic ha detto...

Oltretutto è un paradosso, perché il velo islamico non è tanto simbolo di sottomissione a Dio quanto all'uomo... Ma non vedo cortei di femministe in giro!

Rr ha detto...

Che poi il Ramadan, il Ramadan...finito di digiunare durante il giorno, si abbuffano di tutto ( e sottolineo il "tutto", e chi vuol capire, capisca) di notte, e le conseguenze sono poi eccessi di ogni tipo, dalle discussioni accese agli accoltellamenti, alle risse per strada, alle auto bruciate ed all'assalto di tutto ciò di "occidentale" appaia loro di fronte. Questo nei paesi europei come la Francia.
Mai sentito in TV o letto? MAI le nostre TV o giornali di regime "Luegwnpresse" ne parleranno.

Luigi,
il comportamemto del suo interlocutore è tipicamente paternalistico, il superiore nei confronti dell'inferiore. Biasimabile due volte.

irina ha detto...

E' moda. Anche per molti di loro è moda.Ho conosciuto ragazze che andavano a scuola senza nessun segno particolare. Entrate all'Università hanno messo il velo e truccato gli occhi diventando accattivanti. Viceversa le signore appena arrivate tolgono ogni segno, un po' di cipria bianca,pantaloni elasticizzati, capelli raccolti,golfini a misura. Messori, anni fa, diceva disincantato che l'Islam doveva ancora passare attraverso l'acido attraverso cui è passato il Cristianesimo. E' vero che in Europa il Cristianesimo non è fiorente però è anche vero che quei pochi, a origine controllata, rimasti si stanno dando da fare. Non solo in Europa, direi in tutto il mondo. Ed è quello che dice il vescovo Schneider sulla persecuzione che diventa opportunità.Loro prima di tutto devono imparare ad educare i figli, perchè un conto è metterli al mondo e poi farli razzolare nella sabbia, un conto è educarli e crescerli bene. I giovani più intelligenti tra loro l'hanno capito, hanno trovato un lavoro, sono diligenti e rispettosi, come i nostri non sempre. Sì, sarà una bella selezione interna al gruppo di appartenenza, per loro e per noi.

Anonimo ha detto...

Perche' stupirsi , e' cio' che pensano veramente . Considerando che nella loro cultura la doppiezza e' lecita , trovo questa affermazione onesta .
http://www.iltimone.org/34804,News.html

Anonimo ha detto...


Home BastaEuro
”NIENTE MOSCHEA, NIENTE MINARETI IN TURINGIA! L’ISLAM CI VUOLE COLONIZZARE!” (ALTERNATIVA PER LA GERMANIA ALL’ATTACCO)
09/06/2016181





LONDRA – Quando il partito Alternativa per la Germania (AfD) ha dichiarato poche settimane fa che non c’e’ posto per l’islam in Germania in molti hanno accusato i membri di questo partito di essere dei razzisti bigotti ma i membri eletti di AfD continuano per la loro strada e adesso stanno per mettere in pratica questo programma.

E difatti proprio in questi giorni Afd, che ora e’ il terzo partito in Germania, sta facendo di tutto per impedire l’apertura della prima moschea in Turingia, il lander dove ha 8 membri eletti pochi mesi fa nel parlamento regionale.

Bjorn Hocke, uno dei dirigenti di questo partito, ha giustificato tale opposizione col fatto che questo progetto islamico di costruire una moschea – con denaro di Paesi arabi tra cui l’Arabia Saudita – fa parte di un piano di lungo periodo di colonizzazione, e per tale motivo ha invitato i cittadini della Turingia a opporsi all’apertura di questa moschea.

Tale moschea dovrebbe essere costruita nella citta’ di Erfurt e verrebbe usata dai 70 musulmani che vivono in questa citta’ della Germania est e avrebbe una cupola e un piccolo minareto ma nessun altoparlante per annunciare le preghiere.

La presenza di una cupola e di un minareto e’ uno dei motivi che hanno spinto AfD a opporsi a questa moschea anche se non e’ chiaro quanto possano riuscirci visto che non hanno la maggioranza nel parlamento della Turingia.

Sara’ interessante vedere come andra’ a finire questa storia, ma di certo questa iniziativa ha toccato un nervo scoperto degli elettori tedeschi la cui maggioranza condivide la posizione di AfD sull’islam e sulla sua incompatibilita’ con la cultura tedesca e non e’ da escludere che nel medio termine questa opposizione non porti a un aumento dei consensi.

Questa notizia e’ stata riportata da diversi quotidiani britannici, oltre che in Germania da tutti i principali organi di informazione, ma completamente ignorata in Italia perche’ evidentemente molti temono che gli italiani possano opporsi alle moschee costruite in Italia.

Noi ovviamente non ci stiamo e per tale motivo abbiamo deciso di riportare questa storia perche’ vogliamo che gli italiani prendano esempio da cio’ che accade in Turingia.

Fonte: Il Nord

Anonimo ha detto...

Beh, se la costruissero ad Erfurt, lo facessero davanti all'ex convento Agostiniano, che lo vedesse anche il monaco ribelle responsabile dello smembramento della CC, forse capirebbe, tardi per pentirsi, almeno qualche pastore sobrio ci sarà pure in Sassonia-Turingia-Palatinato.....