venerdì 10 giugno 2016

p. Giovanni Scalese. Tertium non datur

Le recenti dichiarazioni di mons. Gänswein [qui] - da me commentate qui - hanno riportato alla ribalta la questione dei 'due Papi' suscitando un confronto molto serrato di diverse posizioni non convergenti. In particolare, ogni volta che entra in ballo il Papa emerito, si determina una irriducibile incomunicabilità. Ma c'è il rischio che ognuno veda ciò che vuole vedere e anch'io vorrei sposare le tesi di Stefano e Blondet ed altri. Ma, con uno sguardo più allargato e obbiettivo, ci sono sufficienti elementi per farmi rimanere tuttora nel dubbio. Mentre sto cercando di impostare un articolo esaustivo su questa vexata quaestio che tocca molte sensibilità, mi ha preceduta [qui] p. Giovanni Scalese, di cui pubblico il testo che segue. Trarremo profitto anche da questo.

Un paio di settimane fa sono stato intervistato da La nuova Bussola Quotidiana sulle dichiarazioni fatte da Mons. Georg Gänswein il 21 maggio 2016 alla presentazione del volume di Roberto Regoli Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI. Il testo del discorso di Mons. Gänswein è stato pubblicato da ACI Stampa. Come c’era da aspettarsi, Antonio Socci si è buttato a capofitto sul discorso con una serie di commenti su Libero e sul suo sito (qui, qui e qui). La mia intervista è stata pubblicata sulla Nuova BQ il 25 maggio. Pensavo che ormai la disputa si fosse placata, ma invece l’altro ieri Maurizio Blondet c’è tornato sopra, fra l’altro facendo un fuggevole riferimento anche alla mia intervista (mi chiedo: ma non ci sono stati nel frattempo interventi più autorevoli del mio sulla questione?).
Nell’intervista avevo risposto alle domande nell’unico modo in cui si poteva rispondere: «Il Papa è uno solo»; avevo definito certe affermazioni di Mons. Gänswein “eccessive” e avevo liquidato la pretesa che la rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI fosse «un rinnovamento e un potenziamento del ministero petrino» semplicemente come una “sciocchezza”.

Mi ero già occupato della questione del Papa emerito su questo blog il 10 marzo 2013. Sono passati piú di tre anni, ma oggi riscriverei le stesse cose. Semmai, aggiungerei una precisazione (che a me sembra importante e che avevo fatto alla Nuova BQ, ma che poi non è stata pubblicata): personalmente non considererei il “Papa emerito” una “nuova istituzione” (espressione usata prima da Papa Francesco e poi ripresa da Mons. Gänswein nel suo discorso). Non sono un canonista, ma non mi pare che il concetto di “istituzione” si possa applicare al Papa emerito (cosí come non si può applicare ai Vescovi emeriti): il papato è un’istituzione; “Papa emerito” è solo un titolo onorifico, senza alcuna valenza giuridica. Recita il can. 185: «A colui che perde l’ufficio per raggiunti limiti d’età o per rinuncia accettata, può essere conferito il titolo di emerito» (si noti che si perde l’ufficio e rimane il titolo).

Ho detto che ho risposto alle domande nell’unico modo in cui si poteva rispondere, seguendo i sani principi della logica, della teologia e del diritto. Ma ciò non significa che le parole del Prefetto della Casa pontificia non siano state, e tuttora rimangano, anche per me per nulla rassicuranti. Che cosa intendeva dire Mons. Gänswein? Le sue affermazioni sulla “dimensione collegiale e sinodale” del munus petrinum, sul “ministero in comune” o “allargato” con un membro attivo e uno contemplativo, da un punto di vista teologico e canonico, non stanno né in cielo né in terra. Ma qualcuno ha voluto vedere in esse una specie di linguaggio cifrato, usato per comunicarci che Benedetto XVI è ancora Papa, Papa effettivo.

Personalmente, non sono avvezzo ai messaggi in codice e preferisco che si dica pane al pane e vino al vino («Sia il vostro parlare: “Sí, sí”, “No, no”; il di piú viene dal Maligno», Mt 5:37). Ma capisco che, se ci fosse qualche gravissimo motivo che abbia in qualche modo costretto Benedetto XVI a rassegnare le dimissioni, è ovvio che non lo si può dire apertamente. Ma allora, penso io, sarebbe meglio tacere, e non lasciarsi andare a divagazioni pseudoteologiche, che servono solo a creare confusione (come se non ce ne fosse già abbastanza…).

Se devo essere sincero, c’è un passaggio del discorso di Mons. Gänswein che mi sembra particolarmente inquietante:
«Non è necessario qui che mi soffermi su come egli [= Benedetto XVI], che era stato tanto colpito dall’improvvisa morte di Manuela Camagni, piú tardi soffrí anche per il tradimento di Paolo Gabriele, membro anche lui della stessa “Famiglia pontificia”.  E tuttavia è bene che io dica una buona volta con tutta chiarezza che Benedetto alla fine non si è dimesso a causa del povero e mal guidato aiutante di camera, oppure a causa delle “ghiottonerie” provenienti dal suo appartamento che nel cosí detto “affare Vatileaks” circolarono a Roma come moneta falsa ma furono commerciate nel resto del mondo come autentici lingotti d’oro. Nessun traditore o “corvo” o qualsivoglia giornalista avrebbe potuto spingerlo a quella decisione. Quello scandalo era troppo piccolo per una cosa del genere e tanto piú grande il ben ponderato passo di millenaria portata storica che Benedetto XVI ha compiuto».
Siamo tutti convinti che Papa Benedetto non si è dimesso per Vatileaks. Scrivere però che «quello scandalo era troppo piccolo per una cosa del genere», lo dico francamente, non ci rasserena per niente. Papa Benedetto aveva cosí giustificato le sue dimissioni:
«Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono piú adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato» (Dichiarazione dell’11 febbraio 2013).
Sinceramente, in tale giustificazione io non vedo nulla di “grande”; anzi mi sembra anch’essa molto “piccola”, nel senso di molto umana, pratica, concreta. Non vorrei essere frainteso: si tratta di una giustificazione comprensibilissima e rispettabilissima, ma pur sempre umana, priva delle dimensioni metafisiche («ben ponderato passo di millenaria portata storica») che Mons. Gänswein vorrebbe attribuirgli.

Se invece, nel definire lo scandalo Vatileaks “troppo piccolo”, si voleva insinuare che ci furono motivi piú gravi che indussero Papa Benedetto alla rinuncia, è un’altra questione, che preferisco non prendere in considerazione. In ogni caso, si tenga presente che:
  1. se (e sottolineo “se”) le dimissioni di Benedetto XVI non sono state libere, esse non sono valide (can. 332 § 2: «Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti»);
  2. se le dimissioni di Benedetto XVI non sono valide, tutti gli atti che sono seguiti sarebbero a loro volta nulli;
  3. anche in tal caso, però, il Papa continuerebbe a essere uno solo.
Tertium (il pontificato collegiale, sinodale, in comune o allargato, che dir si voglia) non datur.

45 commenti:

Anonimo ha detto...

Mio modesto parere,vuol far trapelare tra le linee che i motivi erano molto, ma molto più gravi di qualsiasi vatileaks o scandali sessuali o finanziari che pure permangono, al momento bypassati dai media amici, c'era in ballo qualcosa di serio che non può al momento essere svelato, non propendo per i 2 papi, ce n'è uno (per così dire), l'altro,(deposto), prega, ma non può fare altro, se ha da scoppiare la peste bubbonica, non tarderà, deflagrazione in arrivo, oggi le parole del vdr di fatto sconfessano il detto di Sarah : O Dio o niente, pare che all'hotel fatebenefratelli non la pensino così, maanchismo o vangelo secondo francesco, tertium non datur, senza essere millenaristi fanatici, non c'è da farsi soverchie illusioni. Penso che per un po' Gaenswein tacerà, poi dirà in codice altro, forse sì, forse no.Lupus et Agnus. P.S. non so sia il caso, ma su molti blog circolano i messaggini hot inviati a certe pornostar, per così dire, dai frati di Padre Pio a S. Giovanni in Rotondo, con tanto di profilo su FB ,senza vergogna.

mic ha detto...

Ho spostato i commenti all'art. di Magister sull'altro thread, perché era lì che ne avevo parlato.
Qui è bene rimanere su ciò che osserva padre Scalese.

Anonimo ripristinato ha detto...

Questo invece lo ripristino perché nella conclusione è pertinente:

Müller dando dell'eretico a Fernandez dice:""L'insegnamento sul papato come istituzione divina non può essere relativizzato da nessuno, perché questo vorrebbe dire voler correggere Dio stesso. […] Qualche tempo fa c'è stato chi è presentato da certi media di parte come uno dei più stretti consiglieri del papa, secondo il quale si può benissimo spostare la sede del papa a Medellin o sparpagliare gli uffici di curia in differenti Chiese locali. Ciò è fondamentalmente sbagliato e anche eretico [sogar häretisch]. In questa materia, basta leggere la costituzione dogmatica 'Lumen gentium' del Concilio Vaticano II per riconoscere l'assurdità ecclesiologica di questi giochi mentali. La sede del papa è la Chiesa di san Pietro in Roma". Quindi se il papato è una istituzione divina e la sede del papa è la Chiesa di San Pietro a Roma, anche la dichiarazione di Gaenswein è eretica, perché divide il munus petrino dilatandolo: la roccia della Chiesa, investita da una faglia, in attesa del big one?

Stefano78 ha detto...

Perchè questa incredibile paura?
Anche il buon Padre Scalese, ravvisa strane contraddizioni nella rinuncia di Ratzinger. Arriva a formulare 3 ipotesi, dove la terza è esattamente inoppugnabile (non esistono papati condivisi! In nessun modo!). Però, se ci sono (come emerge per logica, la stessa che usa il buon p. Scalese), motivi peggiori per la rinuncia, "preferisco non prenderli in considerazione". Per carità, legittimo. Ma allora, allo stesso modo, chi li considera dovrebbe essere non solo rispettato, ma anche preso sul serio da tutti. Preferire non considerare le altre possibili motivazioni di un atto, poi, dice implicitamente che ci sono. Sono plausibili e anche, in una qualche misura, certe.

Punto a) La rinuncia (non sono dimissioni! E' una rinuncia!) è PALESEMENTE non "libera", per lo meno non chiara. Il che la rende dubbi in origine. La rinuncia, come notato dal canonista citato in un mio post precedente, non ha abdicato al Papato. Ha abdicato al governo attivo della Sede apostolica. Il "ministero" a cui ha rinunciato Ratzinger, come spiegato da lui stesso, è quello del governo attivo. Infatti, sempre il Canonista di cui sopra, specifica che egli rinuncia non al Papato, al Pontificato, ma al "ministerium" del Vescovo di Roma. Per questo la SEDE di Roma ha bisogno di un nuovo "funzionario" (verrebbe da dire). Una rinuncia del genere, è un insulto chiamarla rinuncia.
Punto b) Se la RINUNCIA non è valida, come sembra, non solo gli atti, ma anche IL PAPA eletto per una funzione che non è il Papato, non è eletto validamente. E questo a monte anche delle PATENTI irregolarità del conclave. Che già da sole basterebbero. E, lo ripeto, non perchè mi piacerebbe eleggere un Papa a me congeniale, ma perchè la legge di Dio deve valere sopra ogni cosa! Se Ratzinger rinuncia DEBITAMENTE, e Bergoglio viene eletto REGOLARMENTE, IO SONO CONTENTO! Non sono contento della persona-Bergolgio, ma sono contento della Volontà di Dio, che in questo modo non sarebbe IGNORATA! Poi, Bergoglio sarebbe comunque una punizione divina. Ma la cosa sarebbe diversa.
Puno c) Appunto. Quindi? Se il punto a) è valido (e ci sono motivi perchè lo sia, non il contrario), allora il Punto c) ha un'unica risposta: Benedetto XVI è Papa legittimo! Poi, sarà bravo, sarà cattivo, sarà quello che vi pare. MA SE E' PAPA LEGITTIMO, tale deve essere! E se vi sono, come sembra, elementi che lo coartano, si dovrebbero rimuovere.

Ora: ecco anche la risposta a chi giustamente (compreso il buon p. Scalese) lamenta la irricevibilità dei "messaggi in codice". I messaggi, sono in codice per la grande massa. Ma se un canonista, appena sulla base degli articoli usati da Ratzinger per rinunciare, ha stabilito che egli non ha rinunciato al Papato, Vescovi avveduti (o preti), se esistono, possono o no capire? Fermo restando che, secondo me, anche gli imbecilli capiscono che tale casino è provocato dalla melma interna alla Chiesa (ormai denunciata anche apertamente).

I messaggi servono per chi "ha occhi e orecchi". E' vero che "il nostro parlare sia Sì, Sì, No, No". Quando si proclama la Verità. Ma il Signore parlava anche in Parabole. Chi vuole intendere, intenda.

Anonimo ha detto...

Mons. Ganswein, con le sue dichiarazioni innovative, circa il munus petrino allargato, si pone di fatto vicino alla visione di una nuova chiesa con nuove funzioni, ma è anche sempre molto vicino al Papa emerito. Si pone in una posizione ambigua, al centro, e finisce per non essere né carne, né pesce, cercando di rimediare alle voci sempre più critiche, circa la rinuncia di BenedettoXVI. Di fatto, anziché ricucire i lembi di una situazione paradossale, finisce per peggiorarla, creando uno strappo, senza rimedio. Chi ha la facoltà di parlare, dovrà pronunciarsi, senza ambiguità, come qualcuno sta iniziando a fare, ma arrivando alla situazione più dolorosa, ormai ineludibile. Il centro è solo Cristo, noi dobbiamo porci o alla sua destra o alla sua sinistra. Il Papa è solo uno, al servizio di Cristo.

mic ha detto...

Ma allora, allo stesso modo, chi li considera dovrebbe essere non solo rispettato, ma anche preso sul serio da tutti. Preferire non considerare le altre possibili motivazioni di un atto, poi, dice implicitamente che ci sono. Sono plausibili e anche, in una qualche misura, certe.


Non esiste una cosa certa in qualche misura. O è certa o non lo è.
Il problema è sempre quello, si possono fare molteplici ipotesi anche grazie alle ambiguità che sono anni che metto in luce. Ma nessuno di noi ha certezze. Ha ragione padre Scalese. E' questo il punto.
E le conclusioni inoppugnabili, in un senso o nell'altro, si possono trarre solo in base a dati certi.
Quel che è certo è che le dichiarazioni di mons. Georg tutto hanno fatto tranne che portare chiarezza... C'è chi ha parlato di "messaggio in codice". Ma noi, dal nostro punto di vista, non possiamo che sospendere il giudizio e pregare. Continuando a prendere le distanze da ciò che contrasta con l'insegnamento costante della Chiesa, da chiunque venga.

Stefano78 ha detto...

@Mic

Non esiste una cosa certa in qualche misura. O è certa o non lo è.

Esiste eccome.

1. E' certo, inoppugnabile, dalla lettura Canonica della Declaratio, che Ratzinger non rinuncia al Papato.
2. E' certo, anche perchè avvalorato dalla sua volontà di rimanere Papa, di non rinunciare anulla dei simboli papali
3. E' certo che 2 Papi NON POSSONO ESISTERE. Chiunque lo dica.

Queste sono cose CERTE.
Poi ci sono altre cose, che discendono da quelle CERTE, che fanno ritenere tutta l'analisi "in qualche misura" plausibile. Perchè la prova provata non c'è. Ma c'è la prova "Logica".

C'è chi, da quei dati certi, tira le conclusioni ipermoderniste, avvalorando, però, di fatto, la lettura idolatrica e papolatrica del cattolicesimo. Ammettendo implicitamente che sia niente più che un'ideologia e una filosofia politica. Infatti, chi dice che "è stato istituito il Papado condiviso" o "il Papato emerito", o "la Chiesa bicefala", o peggio "la collegialità dei vescovi si è evoluta in quella dei papi", sta definendo il Papa come infallibile in assoluto. Il fatto che un Papa dica o faccia qualcosa, non rende quel qualcosa automaticamente dicibile e fattibile. Ciò deve obbedire a dei criteri.
Dunque, come ripeto.
Se Ratzinger non ha rinunciato, non potendo rinunciare a un pezzo di Papato, l'analisi si deve fermare qui! Direttamente! Ha rinunciato al Papato? No? Allora ogni altro atto (cit. Scalese) non deve essere nemmeno preso in considerazione!
Invece: ha rinunciato? Sì. Ogni altro atto (del rinunciatario), non deve essere preso in considerazione!
Ma una rinuncia, ha bisogno di una validità per essere reale. E per essere valida deve soddisfare dei criteri. Se una rinuncia, per essere valida, ha bisogno solo della presenza simultanea della parola "Rinuncio" e "Convoco il Conclave", allora Ratzinger ha rinunciato validamente. Ma, in questo caso, NON SI DEVE PIU' CONSIDERARLO IN ALCUN MODO. Dai Capi, ai fedeli! NESSUNO LO CONSIDERI PIU'! Nè come Papa "emerito", nè come nulla! E' un Vescovo, che deve andare via dal Vaticano (perchè non va via? Se ha problemi a deambulare lo possono accompagnare!) e deve ritirarsi in un monastero! Troppo difficile? Perchè non lo fa?
Stesso dicasi per il successore. Deve considerarsi PAPA, perchè anche l'accettazione ha dei criteri! Io accetto di essere Romano Pontefice, Vicario di Cristo, Successore di San Pietro sulla cattedra di Roma! Non accetto di essere "capo della diocesi di Roma", come si è definito all'elezione Bergoglio! Queste cose DEVONO essere chiarite, perchè una accettazione e una rinuncia DEVONO essere chiare e limpide, visto che comportano un investitura o una spoliazione.

In una situazione come quella di ora, che permane, invece, chi ragiona per logica è obbligato a partire dall'inizio. Ovvero dalla Rinuncia. Cronologicamente, almeno. Rinuncia? Se già un canonista ha detto: no, non rinuncia, depone il governo. Ma si può andare oltre a questo? Si può accettare tutto il resto, che invece come dice Scalese sarebbe NULLO? Ma già la gravità di questa affermazione, non dovrebbe farci fermare tutti?

Anonimo ha detto...

George Weigel sullo stesso tema:

http://www.catholicworldreport.com/Blog/4833/there_arent_two_popes_in_any_way_shape_or_form.aspx

Traparentesi, ha provocato una reazione di Socci completamente fuori luogo...

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Fabrizio Giudici

Anonimo ha detto...

canone 185 di un NUOVO diritto canonico conciliare?
Se di rinunce INVALIDE si vuol parlare bisogna rifarsi al primo cioè Siri?

Marco Toti ha detto...

Da dove viene la paura? Dall'ignoranza? E l'ignoranza? Dal peccato di origine? E il peccato di origine? Da Eva che, curiosa, contempla la vertigine del nulla.

Anonimo ha detto...

“…Sinceramente, in tale giustificazione io non vedo nulla di “grande”; anzi mi sembra anch’essa molto “piccola”, nel senso di molto umana, pratica, concreta.

Credo che ci sia un salto nel ragionamento. A me sembra evidente che la grandezza non è riferita da Gänswein alla motivazione dichiarata “ingravescente aetate” al momento della rinuncia, ma a quella teorizzata tempo prima dell’istituzione del papato emerito, e chiarita, nella sua portata rivoluzionaria da Gänswein stesso, cioè l’istituzione (se fosse possibile) del papato allargato.
Che dà una spiegazione forse alla domanda e risposta sulla copertina del libro di Regoli: “Lei è la fine del vecchio o l’inizio del nuovo ? Entrambi rispose”
“…Il segretario particolare di Benedetto XVI si è quindi soffermato sulla portata rivoluzionaria del gesto di rinuncia: "Dall’elezione del suo successore, Papa Francesco - il 13 marzo 2016 - non ci sono dunque due Papi, ma di fatto un ministero allargato con un membro attivo e uno contemplativo. …". Gli fa eco don Regoli: "Forse, solo Ratzinger poteva permettersi una cosa del genere, perché tutti i suoi predecessori ci avevano pensato, almeno da alcune testimonianze che abbiamo, ma nessuno aveva voluto compiere un passo del genere. Lui l’ha compiuto come frutto di una riflessione teologica postconciliare. E anche nelle interpretazioni che vediamo da parte di alcuni teologi, anche nella rinuncia a un ministero attivo quell’uomo investito della funzione di Papa rimane Papa, rimane tale. Questo prima non era possibile".

Rimane fermo !) che questa rivoluzione nessun papa può farla e dunque non esiste nessun papato allargato, che quindi 2) il papato non è bicefalo, a prescindere dalle intenzioni del papa rinunziante e del successore , 3) che quindi il papa è uno solo, dei due (lasciando perdere le altre questioni).
Ora, se BXVI avesse veramente rinunciato liberamente al fine di istituire il papato allargato, come dice il suo segretario, pur non potendo fare , la rinuncia non sarebbe invalida, perché sarebbe libera. La rinuncia sarebbe valida e invalido sarebbe l’allargamento del papato.
Se invece quello che ha dichiarato il segretario di BVI non fosse vero e fosse vera invece la coercizione .. allora il papa sarebbe BXVI.

Concordo con padre Scalese e con Stefano su questo: non ci sono due papi. Non esiste il papa contemplativo.

Anna

Anonimo ha detto...

Premesso che in questo campo, a parte il mero buon senso del semplice fedele che sa cos'è il papato, buon senso che mi dice che ci sono cose grosse che non tornano, non posso e quindi non ho nessuna intenzione né di affermare alcunché né di farmi un'idea ragionevole di quanto sta accadendo (troppo complicato); penso comunque di poter innocentemente fare delle domande, per capire meglio quello che state dicendo.

In pratica, se capisco bene, partendo dalle considerazioni di Stefano78, si deduce che nel processo delle dimissioni, ovvero in tutta la serie di valutazioni, dichiarazioni ed atti formali compiuti da BXVI, c'è con certezza almeno un errore grave. La spiegazione più semplice è quella di Weigel e altri: l'errore è in fondo, semplicemente Ratzinger sbaglia a ritenersi ancora papa e vestirsi da papa. Bon. Ma, magari aggiungendo qualche considerazione che ora sfugge, non potrebbe accadere che - considerando il fatto nuovo delle ultime dichiarazioni del segretario - qualcuno con autorità (chi, non so) dichiari che l'errore è a monte e pertanto tutto il processo è non valido? Se così fosse, il "messaggio in codice" non potrebbe essere un assist a quel qualcuno perché investighi questa possibilità... e agisca?

--
Fabrizio Giudici

Anonimo ha detto...

“Se (e sottolineo ‘se’) le dimissioni di Benedetto XVI non sono state libere, esse non sono valide (can. 332 § 2: «Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti»).”

Sennonché:

– Il 10 febbraio 2013 Benedetto XVI dichiarò di rinunziare “con piena libertà”: “PLENA LIBERTATE declaro me [...] renuntiare”.

– Ha dunque mentito?

– Di più: avrebbe mentito con conseguenze gravissime per la Chiesa, perché, pur seguitando a esser papa (per ipotesi) e anzi sapendo di seguitare a esser tale, avrebbe fatto convocare il conclave per metter la Chiesa nelle mani d’uno che, lui vivo e lui papa legittimo e vero (per ipotesi), non sarebbe potuto esser papa, eppure sarebbe stato creduto tale da tutti. Avrebbe ingannato la Chiesa e l’universo mondo su una questione di gravità tale ch’è difficile immaginarne una maggiore. Il suo sarebbe stato un atto d’una malizia luciferina. (Tra parentesi, morto Benedetto e morto o dimessosi anche Francesco, il nuovo eletto del conclave sarebbe vero papa? È perlomeno dubbio, visto che buona parte degli elettori sarebbero stati creati da chi non avrebbe avuto nessun titolo per farlo – lo pseudopapa Francesco.)

Mi sembra che codesta sia fantateologia.

Si dirà: rinunziò, va bene, ma a che? Le parole della rinunzia, e non solo quelle, sono ambigue.

Non nego, anzi affermo, d’essere come tanti sconcertato da questo bailamme. C’è molto da riflettere, e si posson fare tanti ragionamenti. Questo non toglie però il fatto ch’è sotto gli occhi di tutti: Benedetto ha rinunziato al papato. Così il suo gesto è stato inteso da tutti, e da lui stesso (convocazione del conclave, dichiarazioni da lui fatte in séguito, ecc.); questo dimostrano a evidenza i fatti che seguirono a quel drammatico concistoro.

Proviamo a ragionare per assurdo, e ammettiamo, per amor dell’argomento, che le parole pronunziate da Benedetto non contengano una vera rinunzia al papato.
In questo caso, o Benedetto sapeva che le cose stavan così, o non lo sapeva.
Se lo sapeva, allora, ripeto, ci ha mentito, con una menzogna d’una gravità colossale. Impossibile: è assurdo.
Allora non lo sapeva? Lui, un così dòtto e fine teologo, avvezzo a preparare e meditare in anticipo tutti i suoi atti?! Ma ammettiamolo pure. Anche in questo caso, di là dalle parole, mille circostanze, mille fatti evidenti a tutti dimostrerebbero la sua intenzione di non esser più papa.

Gran parte di queste cose son già state dette, e mi scuso di ripeterle. Ma questi argomenti, e molti altri, provano che mettere in dubbio la validità della rinunzia di Benedetto ha ben poco senso.

Meglio concentrarsi, invece, sull’analisi dei discorsi che abbiamo sentito sul ministero petrino. Discorsi che sono e restano sconcertanti, anche a prescindere dalla questione della validità della rinunzia.

Maso

Rr ha detto...

Stefano78,
perche' quest'incredibile paura ?

Gia', perche' ?
Paura della longa manus della Giustizia vaticana ed italiana, anche se non vedo quale reato si compia a tirare le conseguenze logiche di quello che tu, ed altri, hanno scritto da tempo, e cioè che chiaramente l'Unico vero Papa, canonicamente e teologicamente, è ancora e sempre BXVI, e solo con la sua morte sarà vacante la sede.
E Bergoglio ? Un usurpatore che, come tutti gli usurpatori della Storia ( e chi l'ha studiata, lo sa) rovinava lo Stato che ha usurpatofin nelle fondamenta. Tanto più se lo Stato, com'erano le antiche monarchie, è di diritto divino, com'è la Chiesa.
Ci vorra' un Santo per ricostruire.

Si può capire la paira di in ecclesiastico, ma di un laico ? Si pensa che Bergoglio arriverebbe alla scomunica di un laico, pur se famoso giornalista o oscuro blogger ? ?

Anonimo ha detto...

Gli uomini vicini a BenedettoXVI parlano in codice o per neologismi, la lista si allarga. Ettore Gotti Tedeschi, in un'intervista riportata sul sito " la fede quotidiana" risponde cosi a Bruno Volpe:" Professore, c’è un’emergenza nella Chiesa cattolica ?
” La mancanza di fede è un’emergenza. E’ un tema generale, non è questione legata a progressisti o conservatori. Siamo davanti ad una generale caduta del senso della fede e soprattutto di quello del sacro”.
Da dove viene e da che cosa dipende?
” Da tempo non abbiamo preso sul serio la centralità della questione fede e direi che questo andazzo risale alla fine del Concilio Vaticano II e si è creato questo equivoco molto attuale: separare il dogma dalla pastorale. In poche parole, si è pensato di lasciare il dogma apparentemente uguale, ma con adattamenti significativi della pastorale per farla alla moda o attrattiva al fine di avvicinare la gente o rendere le cose più facili. E mentre i santi uomini dormivano sonni sereni, quelli molto meno santi tramavano. La pastorale influisce su conoscenza e percezione del dogma e poco alla volta siamo scivolati nel relativismo, anzi vi è stato un impossessamento del dogma con la relativizzazione della morale e della pastorale”.
Sta parlando di "santi uomini" (santi Papi?) ma che dormivano sonni sereni, (ignari delle trame del San gallo?) e quel termine "impossessamento del dogma" (impossessamento della sede da cui il dogma era difeso?).

Anonimo ha detto...

Cambiando argomento: m’ha fatto una certa impressione, nelle parole del Gänswein, il riferimento alla tragica morte di Manuela Camagni.

Chi si volesse esercitare in ipotesi dietrologiche, ci potrebbe forse lèggere un’allusione: via Pola, il padre Morlion, l’attentato a Giovanni Paolo II, la falsa pista bulgara, la CIA...

http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/11/24/news/ansaldo_suora-9468270/

Non dico che ci credo, dico solo che tutto è possibile.

Maso

Luisa ha detto...

Spero non offuscare nessuno se dico che con queste discussioni interminabili attorno a Benedetto XVI e alla sua rinuncia, valida o no, due papi o uno , se uno quale, mi sembra di ritrovare le dispute vivaci durante il Pontificato do Benedetto XVI attorno al CVII, continuità o no, ecc. ecc.., le discussioni sul CVII non sembrano più d`attualità, oggi sembrano essere state rimpiazzate da quelle su Benedetto XVI e sulla sua rinuncia.
Senza negare il bisogno che molti hanno di condividere, di capire, quel che vedo e so è che mentre si discute chi vuole attaccare le fondamenta della nostra fede AGISCE, ieri come oggi, solo che oggi lo fa con arroganza, con sicumera, all`aperto, senza nascondersi, e con Jorge Bergoglio, con il papa come riferimento.

Rr ha detto...

Luisa,
le discussioni non sono inutili, perché se qualche Cardinale e Vescovo si convincessero che Bergoglio NON e' Papa, e lo dichiarassero pubblicitamente, verrebbe giu' tutto.

Anonimo ha detto...

Certo che un Papa ci sta già procurando abbastanza guai, figurarsi due. Arridatece Don Bastiano o in mancanza anche Don Abbondio andrebbe bene...
Miles

Luisa ha detto...

Ma Rosa, non siamo ingenui, se i cardinali non riescono nemmeno ad avere il coraggio di unirsi per domandare a Bergoglio di rettificare la sua Amoris laetitia (amoris furbizia) come possiamo illuderci, e anche solo pensare, che possano dichiarare nulla un`elezione che loro stessi hanno fatto?

mic ha detto...

le discussioni sul CVII non sembrano più d`attualità, oggi sembrano essere state rimpiazzate da quelle su Benedetto XVI e sulla sua rinuncia.

Le discussioni sul concilio sono più che attuali e nemmeno abbandonate.
Il clamore delle ultime dichiarazioni di Mons. Ganswein ancora non si spegne perché sono obbiettivamente tali da creare molte perplessità e neppure banali.

Anonimo ha detto...

@Stefano 78
Ancora una volta chiaro, sintetico e logico. Condivido le tue riflessioni. Se il punto a) è valido (e ci sono motivi perchè lo sia, non il contrario), allora il Punto c) ha un'unica risposta: Benedetto XVI è Papa legittimo! Poi, sarà bravo, sarà cattivo, sarà quello che vi pare. MA SE E' PAPA LEGITTIMO, tale deve essere! E se vi sono, come sembra, elementi che lo coartano, si dovrebbero rimuovere.

Anche io ritengo che i messaggi siano in codice per la grande massa. Ma canonisti e Vescovi avveduti (o preti) possono o no capire? Ad esempio, mio cugino sacerdote non tradizionalista, che di Chiesa ne sa un po' più di me, condivide l idea che essi siano messaggi in codice.

@ Maso
Anche a me ha colpito terribilmente il riferimento alla morte di Manuela Camagni, descritto come l evento più doloroso tra tutti quelli che hanno fatto soffrire il Papa. Strano che tra tutti sia proprio la morte "tragica"di Manuela Camagni. Mi è parso come un messaggio in codice. Giacché per un cattolico (figurarsi per un Papa) la morte, per quanto penosa possa essere la perdita di una persona cara, non è la fine di tutto ma il momento di incontro con il Creatore. Mi ha colpito molto. Bisognerebbe che qualcuno chiedesse lumi all'avv. Paolo Franceschetti, esperto di queste cose....così come mi hanno colpito i riferimenti al fulmine che ha colpito San Pietro, definito come "segno del cielo". Elia M.

Anonimo ha detto...

Relazione di Bellavite su Rossoporpora sull'avversato Benedetto XVI/2:" L’eurocentrismo e l’ossessione per il relativismo sono state le linee portanti di un pontificato fermo sul piano dottrinale e incapace di gestire il Vaticano e che ha trovato, come molti dicono, il suo momento migliore quando l’11 febbraio 2013 il Papa ha dato le dimissioni. Era quanto avevamo auspicato. E’ stata una desacralizzazione del Papato, aldilà di quelle che fossero le vere intenzioni di Benedetto XVI che devono ancora essere chiarite".
Spesso i nemici della Chiesa, parlano in modo più chiaro di coloro che pensano di difenderla, tacendo e negando la verità. Quando si sveglieranno?

irina ha detto...

Ipotesi: Quando uno dice rinuncio,rinuncia subito?
Se dicendo rinuncio, rinuncio, nei fatti e nella forma, subito non posso dare nessuna altra disposizione pertinente alla carica, al servizio, al lavoro che facevo prima di dire rinuncio.Allora PRIMA di rinunciare devo convocare i facenti le mie funzioni e comandare loro di eseguire immediatamente DOPO la mia rinuncia i loro compiti specifici quando la sede è vacante.O no?
Se fosse così tutto il detto e fatto dopo la parola, rinuncio, non è valido. Con quale autorità convoca se non è più quello che era prima della parola, rinuncio?

Petrus LXXVII ha detto...

Padre Scalese trova sconcertante l'incongruenza tra la "piccolezza" degli scandali Vatileaks et similia e le ragioni "ufficialmente" dichiarate alla base della rinuncia di Benedetto XVI. In effetti è così.. A me tuttavia ha lasciato perplesso anche un altro passaggio dell'intervista a Gänswein, presentato come un giallo mozzafiato, quello dove riferisce contrapporsi i due partiti "Sale della terra" e "Mafia di San Gallo" - uno presentato come sostenuto dalla fede nel Figlio di Dio e vero uomo e l'altro come dittatura del relativismo - che portarono all'elezione dei due papi in questione.
E' questo che mi spinge a pensare che possa esserci un messaggio in codice dietro quelle parole. Purtroppo mancano molti elementi per completare il puzzle, per cui l'atteggiamento più opportuno è appunto la sospensione del giudizio!

Luisa ha detto...


Se sono personalmente convinta che il CVII ha concretizzato quel che era già nell`aria, che certi suoi documenti con il loro linguaggio volutamente ambiguo ( ma anche…) riflettono le idee e la strategia di chi ne ha preso le redini fin dall`inizio, se penso che bisogna essere ciechi per non vedere la crisi del sacerdozio e della fede che ne son seguite, mantengo che la vexata quaestio del CVII non è più centrale nelle discussioni su siti, blog e media che ne facevano il loro pane quasi quotidiano durante il Pontificato di Benedetto XVI, abbondavano pure i libri, gli interventi di studiosi, storici, teologi.
Oggi si direbbe che la vexata quaestio sul Vaticano II è travolta, se non sepolta, dall`attualità creata da un papa che incarna quel Concilio, non ha nemmeno bisogno di parlarne, lo vive e lo applica.
E devo dire che siamo in un stato di necessità tale, di confusione tale, che l`urgenza mi sembra quella di affrontare qui e oggi, come, dove e con chi lo si può fare, nella misura delle nostre possibilità e competenze, la realtà devastante che è sotto i nostri occhi, e di farlo con un linguaggio che è recepibile per chi, consapevole del malessere e della confusione, cerca di informarsi e, se possibile di capire.
A chi oggi sta male, a chi si pone ai margini di una chiesa, di un insegnamento e di una prassi nelle quali non si riconosce più, e si interroga, mi sembra più urgente riproporre il Vangelo letto alla luce del Magistero di sempre, perenne e immutabile perchè insegnamento di Cristo.

Gianni C. ha detto...

anch'io credo che p.Georg non parli a vuoto e pesi le parole: non credo neppure sia uno sprovveduto teologicamente se il papa Benedetto se l'è tenuto sempre vicino..non è d'altro canto neppure uno persona in cerca di mettersi in evidenza.. pur a livelli altissimi ha sempre avuto un ruolo poco scenico, non certo da prima donna.. il suo messaggio forse non è per noi ma è indirizzato a qualcuno che lo può comprendere...

Anonimo ha detto...

Provo a trarre una conclusione logica e sofferta. Se la lotta tra i due partiti "sale della terra" e "mafia di San gallo" impedivano di fatto il normale esercizio del munus petrino, ciò può aver fatto meditare BenedettoXVI, di prendere l'unica decisione che avrebbe costretto i due partiti a fare le loro scelte definitive. Di fatto prevaleva una linea su tutte, aveva le sue roccaforti proprio in Vaticano e il Papa era assediato in casa sua, non riuscendo a esercitare liberamente il dovuto governo (vedi boicottaggio del S.Curato D'Ars, come patrono dei Sacerdoti). Il partito "sale della terra" che ormai, in larga parte, tranne pochi autentici fedeli, aveva ormai perso il suo sapore (dove erano i suoi fedeli Sacerdoti, quando veniva quotidianamente linciato mediaticamente?) si sarebbe scomposto, avrebbe capito la gravità della situazione e dopo l'elezione invalida di un'altro papa, in evidente rottura con la tradizione e l'autentica Fede? Avrebbero dovuto pronunciarsi già da tempo, ma aspettano, aspettano e comunque, prima o poi, si arriverà all'unica sofferta via di purificazione: uno scisma conclamato, perché di fatto già esiste (due chiese, due dottrine, due partiti, due papi).

mic ha detto...

Luisa,
È una questione da tempo dibattuta, alla quale ho spesso risposto che, a poco serve o è meno efficace riaffermare e riproporre i fondamenti della nostra Fede, se non è riferito alle storture da rettificare.
I problemi del post concilio del conciliarismo e della sinodalità determinativa anziché consultiva (anch'essa frutto del concilio) sono stati qui più volte identificati sviluppati e proposti. Ricorderai certamente i "Memoranda" consultabili dalla colonna destra del blog.
Inoltre ho detto e ripetuto, rammaricandomi anche per il silenzio dei nostri pastori di riferimento al riguardo, che non potranno risolversi i problemi se non se ne evidenziano le radici, che sono proprio nelle ambiguità e nelle innovazioni contenute nei documenti conciliari, puntualmente applicate come nuova prassi scissa dalla dottrina (di cui oggi vediamo il culmine) mascherata da "aggiornamento".
L'ho scritto a uno dei miei più illustri interlocutori; ma su questo, a differenza di altre conferme, non ho ricevuto risposta.
Il resto del mondo tradizionale, su questo punto nodale, tace oppure ogni tanto tira fuori qualche felpato riferimento in ordine sparso.
La questione dell'abdicazione di Benedetto, delle sue modalità e di ciò che l'ha preceduta accompagnata e seguita è uno snodo ineludibile. Raccogliere un'altra voce equilibrata, ma anche un po' renitente al riguardo, non è né perdita di tempo né accanimento.
Se parlo di renitenza è perché p. Scalese non prende in considerazione alcuni aspetti, forte dell'affermazione che la figura del papa emerito non ha alcun fondamento né canonico né teologico. Ma anche lui elude o sottovaluta l'aspetto deformante indotto dalla prassi agita se non motivata. Ed è proprio la mancanza di motivazioni definitorie (ormai non più usate proprio dal concilio in poi) che può far affermare il mancato fondamento. E quindi ignora che, nonostante la mancanza di fondamento secondo l'insegnamento costante della Chiesa, le "variazioni" indotte dalla prassi alimentata anche da rappresentazioni e dichiarazioni pubbliche, operano soprattutto nelle masse già sviate dalle arbitrarie interpretazioni dei media.
E, quindi, mentre le prassi risultano incisive a velocità ed efficacia crescenti, le nostre pur fondate, e anche tempestive, denunce e riformulazioni rischiano di rimanere parole al vento.

mic ha detto...

I nostri pastori di riferimento non mancano di essere coerenti con quanto ci dicono, confermandoci ed esortandoci e mettendo in atto una infaticabile pastorale itinerante che raggiunge qualunque comunità li chiami in ogni parte del mondo, ma questo serve solo a tappare qualche buco in una lacerazione che richiederebbe, credo, azioni pubbliche di segno chiaro e distinto.
Certo, è facile a dirsi dal mio punto di osservazione e forse non è realizzabile in un clima tirannico già così consolidatosi. E tuttavia continuo a credere che se ci fosse una cordata determinata e ben compaginata l'efficacia non mancherebbe.
Il fatto che, almeno finora, questa cordata non ci sia o non entri in campo rientra nel mistero di questo tempo di confusione, traviamento e dissoluzione a tutti i livelli: sociale, politico, ecclesiale nel quale siamo stati chiamati a vivere, standoci dentro con tutta la nostra fiducia speranza sofferenza offerta e fedeltà nonostante tutto...

Anonimo ha detto...

La cordata, astuta e determinata, certamente in Vaticano c'era ed operava, ma non tutto è andato secondo i piani. Per avere conferme, basta pescare nelle affermazioni scritte da uomini, volutamente vicini al nuovo corso del papato. Quel titolo mantenuto da BenedettoXVI, proprio non lo digerivano, ma erano stati presi in contropiede (questo, a mio avviso, rafforza l'idea che BenedettoXVI non abbia rinunciato ad essere Papa, nonostante tutto):

«Papa emerito» o secondo Papa?
Civiltà Cattolica propende per il titolo di «vescovo emerito di Roma». I canonisti discutono la scelta di Ratzinger

01/03/2013
ANDREA TORNIELLI


«Papa emerito» o «Romano Pontefice emerito»: questi sono i titoli che Benedetto XVI ha scelto per se stesso dopo la fine del suo pontificato e l'inizio della sede vacante. Lo ha riferito nei giorni scorsi il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, riportando la decisione del Pontefice comunicata dal suo segretario particolare, il vescovo Georg Gänswein. Mentre la «Civiltà Cattolica», in un articolo scritto dal canonista Gianfranco Ghirlanda, afferma invece che il titolo più adeguato sarebbe quello di «vescovo emerito di Roma». Altri canonisti preferivano invece la definizione di «già Papa», da aggiungere al nome Joseph Ratzinger, lasciando il nome papale di Benedetto XVI legato agli atti pontificali dei suoi quasi otto anni di regno.

Il numero di «Civiltà Cattolica» è stato chiuso in tipografia prima che Lombardi comunicasse la scelta di Ratzinger. Quello che è certo è che, al momento, non ci si rende ancora ben conto di ciò che potrebbe comportare l'inedita compresenza di un Papa e di un «Papa emerito». Benedetto XVI davanti ai cardinali ha sgomberato il campo ad ogni obiezione, anticipando la sua incondizionata reverenza e obbedienza al successore, chiunque esso sia. Rimane però un fatto: il Papa dimissionario non è più Papa e anche se continua a donare la sua intera vita alla Chiesa, nella preghiera d'intercessione, «nascosto al mondo».

«Colui che cessa dal ministero pontificio non a causa di morte, pur evidentemente rimanendo vescovo, non è più papa - ha significativamente scritto padre Ghirlanda - in quanto perde tutta la potestà primaziale, perché essa non gli era venuta dalla consacrazione episcopale, ma direttamente da Cristo tramite l’accettazione della legittima elezione». L'attribuzione del titolo di Papa, seppure emerito, appare dunque problematico secondo questa logica. La formula «già Papa» o «già Romano Pontefice» è ben diversa, perché segnala immediatamente che si cita una potestà definitivamente cessata e appartenente al passato. Mentre un «Papa emerito» potrebbe rischiare di risultare un secondo Papa.

L'impressione che se ne ricava è che su questo tema si abbia avuto poco tempo per riflettere in modo approfondito, non soltanto dal punto di vista canonistico, ma anche teologico. Non si tratta di mettere in discussione la rinuncia in sé, peraltro prevista nel Codice di Diritto canonico, quanto piuttosto di meditare con attenzione il quadro di riferimento in cui inserire la figura dell'ex Papa".





mic ha detto...

L'impressione che se ne ricava è che su questo tema si abbia avuto poco tempo per riflettere in modo approfondito, non soltanto dal punto di vista canonistico, ma anche teologico. Non si tratta di mettere in discussione la rinuncia in sé, peraltro prevista nel Codice di Diritto canonico, quanto piuttosto di meditare con attenzione il quadro di riferimento in cui inserire la figura dell'ex Papa".

E' questo che abbiamo detto fin dal primo momento e che non è stato approfondito adeguatamente, soprattutto in relazione alle conseguenze che apre nella concezione e nell'esercizio del Papato.

mic ha detto...

C'è chi se la cava col fatto che non sta né in cielo né in terra e che i riferimenti canonistici e canonici negherebbero una simile figura. Di fatto è inedita e manca delle motivazioni canonistiche e teologiche, ma non manca di produrre effetti già nella confusione che c'è oggi. In futuro, dipenderà da come si comporteranno i papi a venire.... In ogni caso la demitizzazione del papato si è già prodotta, eccome!

Anonimo ha detto...

Mic, ma qual é la ragione per cui tutti si bloccano davanti al CVII ?
Perché quasi nessuno fa riferimento ai documenti magisteriali precedenti ? Perché é come se fosse considerato da tutti quasi un atto (ri)fondativo, della Chiesa, dal quale "non si può tornare indietro" ? Perché non si può tornare indietro se il passo che si é fatto in avanti é un passo falso ? Perché gli occhi di tutti questi pastori sono così ostinatamenti ciechi davanti alla causa dell'attuale sfacelo ? Perché le loro bocche sono sigillate ? Come posso credere che non sappiano cos'é successo, che non capiscano che quell'atto di (ri)fondazione umana della Chiesa (neochiesa) é frutto dell'infiltrazione della massoneia all'interno della Chiesa ? Che quelli che vediamo sono i frutti coerenti di quell'albero ? A che serve cercare di eliminare qualcuno dei frutti marci quando sono marce le radici e i frutti non potranno che continare ad essere marci ????

E se lo capiscono perché tcciono sul CVII ? Anzi, peggio, perchè si appoggiano sempre (tutti, tranne uno) solo a documenti conciliari o postconciliari ? Forse perché non possono citare insiee quelli precedenti e quelli successivi (continuità dimostrata e non affermata in modo apodittico) ? Forse perché il contrasto si paleserebbe con evidenza (altro che continuità) ?

Perché non si rendono conto che la loro desistenza é causa di questo sfacelo inseme alle picconate di agisce con ferocia ? Perché non si rendono conto che la nuova legge che ha istituito lo psicoreato (istigazione ll'odio ...) che imbavaglierà definitivamente chi non si conforma al Pensiero Unico é uno dei frutti cattivi del finto buonismo antropologico del CVII che nasconde la verità quando la verità é "divisiva" ?

Perché le pietre ancora non gridano, Mic ??????

Anna

Luisa ha detto...

Per me, un avviso soggettivo e senza pretesa alcune di verità:

il Vaticano II è un Concilio fra i tanti ed è valido, malgrado le sue conseguenze catastrofiche,
la rinuncia di Benedetto XVI è valida, malgrado le conseguenze che, a sguardo, mente e giudizio umani, sono catastrofiche,
l`elezione di Jorge Bergoglio è valida malgrado le conseguenze calamitose nelle quali siamo immersi e dalle quali siamo sommersi,
la "chiesa di Francesco" non è la mia Chiesa, non è la Chiesa in cui sono nata , nella quale e dalla quale sono stata formata,
se non è la mia chiesa non so che chiesa sia o sono io che sono fuori e pecco di orgoglio e rigidità...
Quel che io spero ed auspico è che a livello della Chiesa universale ci sia un gruppo di Pastori abbastanza coraggiosi per resistere e combattere in modo attivo, senza curialesi linguaggi, mettendoci la faccia e rischiando il loro"posto".

mic ha detto...

Forse perché non possono citare insiee quelli precedenti e quelli successivi (continuità dimostrata e non affermata in modo apodittico) ? Forse perché il contrasto si paleserebbe con evidenza (altro che continuità) ?

Mons. Schneider, mons. Gherardini e l'esperienza dimostrano che è possibile leggere i documenti conciliari in continuità; ma è necessario depurarli degli elementi 'spuri' ormai già credo ben identificati.
Ma a farlo non possono essere né i teologi né gli studiosi; occorre un papa. La 'supplica' ad hoc era stata rivolta a Benedetto XVI ma è stata accolta dal silenzio. Una delle tante voci ignorate... Tant'è che mons. Gherardini, dopo "Il Vaticano II. Un discorso da fare" che concludeva, appunto con la supplica, ha scritto "Un discorso mancato" e "Il Vaticano II. Alle radici di un equivoco. Chi volesse approfondire può mettere le parole chiave nel motore interno del blog e troverà dei riferimenti.

Ho notato anch'io che i nostri pastori di riferimento citato quasi solo i documenti conciliari e post conciliari. Di fatto ne citano sempre le parti commestibili in linea con l'insegnamento costante della Chiesa che, anche dalle recenti critiche mosse ad AL, dimostrano di non ignorare. Se non si servono di citazioni precedenti forse è perché vogliono apparire à la page? Non saprei.

Il fatto che non parlino forte e chiaro è un altro mistero non molto digeribile da chi come noi questa situazione la soffre sulla propria anima...

Rr ha detto...

Il CVII è ormai un'ideologia, come lo era ed e ancor è il comunismo.
Le ideologie che per anni hanno dominato una Nazione, non muiono spontanemente, e non vengono denunciate spontaneamente, in pubblico, dai coloro che fino a poco tempo prima ne erano i propagatori, i testimoni, gli interpreti ed esegeti. E se l'ideolgis s'e' fatta Stato o comunque potere, non sono i gerarchi a denunciare.
La Storia c'insegna che l'ideologia muore, solo con un'azione violenta, una controrivoluzione o una guerra. Cfr Nazismo e Terzo Reich, comunismo e URSS.
Solo qundo si arriverà a superare il limite, cime quando lo scisma non sarà più solo de facto, ma anche de iure, e scoppiera' una" guerra civile", il conciliarismo come ideolgia sarà sconfitto, e quindi denunciato. Se perderà. Altroimenti, no.

Silente ha detto...

Scrive Luisa: "Oggi si direbbe che la vexata quaestio sul Vaticano II è travolta, se non sepolta, dall`attualità creata da un papa che incarna quel Concilio, non ha nemmeno bisogno di parlarne, lo vive e lo applica."
Da un punto di vista fattuale, ha ragione. Ma, proprio perché il comportamento e la dottrina del Papa sono perfettamente coerenti e conseguenti con/agli gli errori e gli orrori del concilio, dobbiamo riprendere una vigorosa attività e una buona e santa pubblicistica contro le mostruosità conciliari e il dogmatico "spirito postconciliare". In tutti gli ambiti interessati: teologici, nelle relazione con altre religioni, liturgici, anche "politici". Con decisione, fermezza, precisione dottrinale. La denuncia degli orrori bergogliani non può essere disgiunta dalla severa condanna degli errori conciliari, proprio perché legati da causa/effetto.

Poi, molte cose si potrebbero dire sul pur stimabile Benedetto XVI, sui suoi atti, sulle sue omissioni, sulle sue dimissioni. E anche sull'elezione del suo successore: i rilievi di Socci non hanno mai avuto - ed è un segnale di arroganza e di disprezzo verso i fedeli da parte della Santa Sede - una risposta. Ma non tutto ci è noto e il rischio è quello di fare discorsi superficiali. Per cui, meglio astenersi, anche per non irritare la brava ma suscettibile Luisa.

Anonimo ha detto...

"..... il di piú viene dal Maligno», Mt 5:37). Ma capisco che, se ci fosse qualche gravissimo motivo che abbia in qualche modo costretto Benedetto XVI a rassegnare le dimissioni, è ovvio che non lo si può dire apertamente. Ma allora, penso io, sarebbe meglio tacere, e non lasciarsi andare a divagazioni pseudoteologiche, che servono solo a creare confusione (come se non ce ne fosse già abbastanza…).
Padre Scalese, anche lui parla a metà, quando dice che non lo si può dire apertamente (eppure Gesù ha detto di gridare la Verità dai tetti):" ..il di più viene dal Maligno...ma capisco che ....sarebbe meglio tacere". Se uno è costretto a tacere, offre e tace, ma chi sa cosa è successo e non è costretto, come può tacere? Nel rinnovo delle promesse Battesimali non si rinuncia chiaramente a Satana, alle sue seduzioni? Meglio tacere? Se dico rinuncio, significa rinuncio al Male, non rinuncio a metà. Che rinuncia sarebbe? Se noi cristiani, non parliamo apertamente, dicendo a cosa rinunciamo e in cosa crediamo, che cristiani siamo? Se Papa Benedetto ha detto rinuncio a metà munus petrino, che rinunce sono? Invalide, ma perdere poltrone e faccia, per chi sa, viene prima di Cristo.

Luisa ha detto...

"Per cui, meglio astenersi, anche per non irritare la brava ma suscettibile Luisa."

Ma no, Silente, no problem, semplicemente mi permetto e mi accordo il diritto di reagire quando non condivido certe posizioni-pregiudizi a prescindere, le etichette incollate sulla fronte di Benedetto XVI ad vitam aeternam senza sfumatura alcuna, tipo quella di modernista e di eretico, se l`alto e profondo Magistero di Benedetto XVI, se le sue catechesi che hanno ripreso passo dopo passo le fondamenta della nostra fede, se le sue omelie sono quelle di un modernista allora mi vedo nell`obbligazione di rivalutare il modernismo:):)
Un caro saluto!

Luisa ha detto...


"Il fatto che non parlino forte e chiaro è un altro mistero non molto digeribile da chi come noi questa situazione la soffre sulla propria anima..."


Concordo, mic, ma forse, e purtroppo, non è poi tanto un mistero...

don gianluigi ha detto...

Anonimo delle 14.29
Secondo te, se la rivelazione della verità nuda e cruda procurasse un gravissimo sconvolgimento, con pericolo di morti, tu parleresti chiaramente lo stesso? Forse è solo un modo per far capire qualcosa a chi di dovere e a noi che la situazione è ben grave.

Anonimo ha detto...

2 Dicembre 2010, BXVI Omelia funebre.

Anonimo ha detto...

“«Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chiunque non porta la sua croce e mi segue, non può essere mio discepolo.” (Luc 14:26-27)

“«Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua.” (Mat 10:34-36)

“Poi chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: «Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell’evangelo, la salverà.” (Mar 8:34-35)

Questa è la misura piena per Amare Gesù Cristo. Non ci resta che pregare per portare la nostra croce e seguire il Maestro.

Anonimo ha detto...

Per chi di dovere e per ognuno di noi:
Un esempio di Santa vita vissuta nell'amore totale a Cristo, senza se e senza ma: sant’Anastasio (il persiano), monaco e martire, che dopo molti tormenti da lui patiti a Cesarea di Palestina, fu da parte di Cosroe re dei Persiani afflitto con molti supplizi e, dopo settanta suoi compagni, fu soffocato e decapitato.
Monaco persiano morto nel 628. Magundat che da suo padre Han era stato istruito nella magia, faceva parte dell’esercito persiano, incuriosito dal fatto che i cristiani venerassero la croce che era uno strumento di morte e di supplizio, ne volle conoscere i rudimenti della religione, quindi recatosi a Gerapoli nella chiesa dedicata ai martiri apprese il loro eroismo. Ammirato, si recò poi a Gerusalemme ove ricevette il Battesimo assumendo il nome di Anastasio ("il risorto") per indicare l’avvenuta conversione.
Fu monaco per sette anni poi andò a Cesarea di Palestina allora soggetta ai persiani e là catturato, fu sottoposto a tormenti crudeli affinché abiurasse il Cristianesimo.
Avendo fatto parte dell’esercito si chiese al re Cosroe una decisione nei suoi riguardi. Il re comprensivo rispose che se abiurava anche davanti ad una sola persona potevano lasciarlo libero, ma Anastasio rifiutò. Allora fu preso insieme a due altri compagni di cella e portato a Bethsaloen in Assiria (detta poi Sergiopoli) dove si trovava il re e là fu sottoposto ad altri terribili tormenti assistendo anche allo strozzamento dei due compagni e di altri sessantasei cristiani, alla fine fu strangolato e decapitato.

Le sue reliquie furono traslate a Roma durante l’impero di Eraclio intorno al 640. Il suo capo era venerato nel monastero detto delle "Acquae Salviae" intitolato poi ai santi Vincenzo ed Anastasio alle Tre Fontane.

Una sua reliquia si venera, sempre a Roma, presso la Scala Santa. L’effige del suo volto recata a Roma alle Tre Fontane è stata una grande sorgente di virtù miracolose fra l’altro confermate dal II Concilio Niceno.