giovedì 22 dicembre 2016

Il Cardinal Burke: “Non sto dicendo che Papa Francesco è eretico”. Ed altro...

Da Catholic World Report - Testo integrale delle affermazioni del Cardinale Burke che hanno sollevato tanto scalpore oggi, soprattutto quando dichiara di aderire alla ipotesi teologica per cui il Papa, qualora dovesse professare un’eresia formale, cesserebbe automaticamente di essere Papa (depositus e non deponendus). E, nella Chiesa, esiste la procedura per affrontare una situazione del genere. Vi rimandiamo al nutrito indice dei precedenti.

19 Dicembre 2016 - In un’intervista con CWR (Catholic World Report), il Cardinale Raymond Leo Burke ha discusso dell’attuale controversia a proposito dell’Amoris Laetitia e dei dubia ch’egli ha sottoposto con tre altri Vescovi [sic] a Papa Francesco.
[omissis]
CWR: All’inizio del 2004, allorché l’allora Senatore del Massachusetts John Kerry era candidato Presidente e Lei era appena all’inizio del  Suo ministero di Arcivescovo di St. Louis nel Missouri, Ella ha detto che a Kerry doveva esser rifiutata la Comunione perché era favorevole all’aborto. Lei ha anche affermato di essersi sempre messo nei guai. Si mette ancora nei guai?
Cardinal Burke: Immagino sia vero, ma credo che sia un mettersi nei guai positivo.

CWR: Quand’è stata l’ultima volta che un Papa è stato ammonito?
Cardinal Burke: Per quel che ne so - e non sono un esperto in materia, fu Giovanni XXII. Egli fu ripreso per un insegnamento erroneo a proposito della visione beatifica.

CWR: E chi lo ammonì?
Cardinal Burke: Fu un Vescovo assieme ad alcuni Frati Domenicani…

CWR: Vi è un fondamento scritturistico nell’ammonimento del Papa?
Cardinal Burke: Il fondamento classico nelle Sacre Scritture è l’ammonizione di San Paolo verso Pietro [Gal 2, 11 e seguenti] per il suo accordo con i Giudaizzanti della Chiesa primitiva. San Paolo affrontò Pietro a viso aperto perché ciò avrebbe implicato per i Cristiani provenienti dai Gentili qualcosa non inerente con la fede Cristiana. E Pietro in realtà era d’accordo con questo, ma quando era con i Giudaizzanti avrebbe finto di sostenere l’altra posizione; per questo Paolo lo corresse, come ha detto, a viso aperto.

CWR: Perché pensa che il capitolo 8 di Amoris Laetitia sia ambiguo?
Cardinal Burke: La ragione di questa ambiguità, a mio parere, consiste nell’autorizzare una pratica che non è stata mai ammessa dalla Chiesa, specificamente la pratica di consentire alle persone che vivono pubblicamente in condizioni di peccato grave di accedere ai Sacramenti.

CWR: Pare che Lei sia diventato, in un certo senso, il paladino del Canone 915, tornando alle controversie con Kerry ed anche prima di lui ad alcuni politici di La Crosse, nel Wisconsin, dove è stato Vescovo dal 1994 al 2003 [Nota del’editore: il Canone 915 del Codice di Diritto Canonico stabilisce: “Non siano ammessi ala sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l'irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto”].
Cardinal Burke: Ed esser campione di ciò è certamente una bella cosa.

CWR: Quale fu il motivo iniziale per cui sottomise i dubia a Papa Francesco?
Cardinal Burke: Alcuni di noi avevano precedentemente sollevato tali questioni a Papa Francesco nella propria corrispondenza, in ragione della loro gravità. Ma poi la confusione in seno alla Chiesa aumentò, in molti ambienti e parti della Chiesa; vi furono anche le richieste sia da parte di sacerdoti sia di laici, affinché i Cardinali - in quanto consiglieri principali del Papa - svolgessero il proprio ruolo nel cercare un chiarimento circa alcune materie che sono, finché rimangono oggetto di dubbio, una fonte di gran confusione ed addirittura di un possibile danno spirituale per la Chiesa.

CWR: Si è detto da più parti che Amoris Laetitia è deliberatamente ambigua e questo perché i divorziati e quanti si sono risposati si trovano già in una situazione ambigua. Cosa risponde a questa osservazione?
Cardinal Burke: Per i divorziati ed i risposati - o dovrei piuttosto dire coloro che sono divorziati e vivono in un’unione coniugale irregolare - se comprendono davvero la Fede Cattolica, la soluzione a questa loro condizione non consiste in un qualche approccio confuso, ma nel conoscere la verità sul matrimonio al quale una persona è vincolata; e una volta che tale verità è conosciuta, vivere coerentemente con essa. Questo è l’unico approccio che può portare al fedele che si trova in questa situazione pace sia con Dio sia nella Chiesa. Non è nulla di nuovo: questa situazione è già esistita nel corso della storia della Chiesa. Vi sono sempre aspetti complessi, ma l’unico modo per risolverli consiste nel riconoscere e vivere la verità.

CWR: Perché autorizzare costoro a ricevere la Comunione non è una soluzione veramente pastorale?
Cardinal Burke: Perché questo non rispetta la verità, e non vi può essere alcuna possibile soluzione veramente pastorale che non rispetti la verità insegnata dallo stesso Cristo nel Vangelo. Cosicché, se una persona è legata ad un’altra in matrimonio e vive more uxorio con qualcun altro, nell’adulterio, la cura pastorale dovrebbe esser diretta ad aiutarla a liberarsi dal peccato dell’adulterio. Non vi è alcun aiuto per questa persona se le si dice: “Va tutto bene, vai avanti, puoi vivere in questo modo e ricevere lo stesso i Sacramenti”.

CWR: Se una coppia - in cui almeno uno dei due è stato prima sposato senza che sia intervenuta alcuna dichiarazione di nullità del precedente vincolo - venisse da Voi e dicesse: “Siamo stati sposati per vent’anni. Ci troviamo in una relazione stabile, abbiamo avuto quattro figli e vivono bene. Andiamo in chiesa ogni domenica e mandiamo i nostri bambini in scuole cattoliche. Perché dovrebbero negarci la Comunione e ll’assoluzione in Confessione?”, cosa risponderebbe?
Cardinal Burke: Per il motivo che uno o l’altro di loro è vincolato in un precedente matrimonio e pertanto non sono liberi di contrarre un altro matrimonio o di vivere more uxorio con un altro coniuge; se essi, per qualche motivo, ad esempio l’educazione dei bambini o un’altra valida ragione, avessero bisogno di continuare a vivere sotto lo stesso tetto, essi sono chiamati ovviamente a vivere castamente, ossia come fratello e sorella.

CWR: A parte i quattro Porporati che hanno formulato i dubia a Papa Francesco, vi sono altri che appoggiano quanto Voi state affermando?
Cardinal Burke: Sì.

CWR: E per quale motivo non si fanno sentire?
Cardinal Burke: Per molte ragioni, una tra le quale è il modo in cui i media manipolano queste cose facendo sembrare che chiunque formuli una domanda su Amoris Laetitia disobbedisca al Papa o sia nemico del Papa e così via. Così essi…

CWR …essi piegano la testa.
Cardinal Burke: Immagino di sì.

CWR: Un prelato ha accusato Lei ed i Suoi Confratelli Cardinali di essere eretici. Cosa risponde?
Cardinal Burke: Come si può essere eretici nel porre domande oneste? Accusarci di eresia è semplicemente irragionevole. Noi stiamo ponendo domande fondamentali basate sull’insegnamento morale costante della tradizione della Chiesa. Per questo non ritengo vi sia alcuna possibilità che facendo ciò noi abbiamo compiuto alcunché di eretico.

CWR: I vostri critici dicono che state accusando implicitamente il Papa di eresia.
Cardinal Burke: No, non è ciò che abbiamo voluto implicare. Stiamo semplicemente chiedendogli, come Pastore Supremo della Chiesa, di chiarire questi cinque punti che sono poco chiari; questi cinque punti, gravissimi e fondamentali. Non lo stiamo accusando di eresia, ma solo chiedendogli una
risposta alle nostre domande nella sua qualità di Supremo Pastore della Chiesa.

CWR: Nel sollevare tali questioni siete stati accusati implicitamente dal Papa, ed esplicitamente da altri, di legalismo, di essere farisei e sadducei [Sua Eminenza sorride]. Lei sorride perché ve lo dicono ogni volta. Perché non si tratta di legalismo?
Cardinal Burke: Semplicemente perché non stiamo ponendo queste domande come un mero esercizio formale, né in materia di legislazione ecclesiastica, ossia le norme che sono fatte per la Chiesa medesima. Queste sono domande che hanno a che vedere con la legge morale naturale e l’insegnamento fondamentale del Vangelo. Rispettare questo insegnamento è ben lungi dall’esser legalismo. 
Infatti, questa è la via della perfezione alla quale noi siamo chiamati, come Nostro Signore stesso ci ha insegnato. Per questo Egli stesso ha detto di non esser venuto ad abolire la Legge ma a compierla [Mt 5, 17].

CWR: Monsignor Athanasius Schneider, O.R.C., Vescovo Ausiliario dell’Archidiocesi di Santa Maria in Astana, nel Kazakistan e Vescovo Titolare di Celerina ha scritto una lettera aperta per sostenere i quattro Porporati ed i loro dubia, ed ha anche affermato che la Chiesa si trova de facto in uno scisma. Concorda con quanto egli sostiene?
Cardinal Burke: Vi è una gravissima divisione in seno alla Chiesa, che dev’esser curata poiché riguarda, come ho detto poc’anzi, un insegnamento dogmatico e morale fondamentale. Se non verrà fatta chiarezza, essa potrebbe evolvere in uno scisma formale.

CWR: Alcuni dicono che il Papa potrebbe separarsi dalla comunione con la Chiesa. Ma il Papa può legittimamente esser dichiarato scismatico o eretico?
Cardinal Burke: Se un Papa affermasse formalmente un’eresia decadrebbe, con questo atto, dal Papato. Ѐ automatico. Quindi, potrebbe succedere.

CWR: Potrebbe succedere.
Cardinal Burke: Sì.

CWR: Ѐ un pensiero terribile.
Cardinal Burke: Ѐ un pensiero tremendo, e spero che non ne saremo testimoni in futuro.

CWR: Col senno di poi, dopo la controversia che ne è nata, avreste Voi tenuto queste preoccupazioni per Voi stesso, limitandoVi ad aspettare che Sua Santità risponda ai dubia?
Cardinal Burke: No, assolutamente no: un semplice fedele, un sacerdote ed un Vescovo hanno il diritto di ricevere una risposta a queste domande. Era nostro dovere come Cardinali, allorché il Papa disse che non avrebbe risposto, renderle pubbliche in modo che i sacerdoti ed i laici che hanno gli stessi dubbi sapessero che essi erano legittimi e che meritano una risposta.

CWR: Qualcuno La considera nemico di Papa Francesco. Come si considera in rapporto a lui?
Cardinal Burke: Sono un Principe della Chiesa, ed uno dei principali collaboratori del Papa. Ho assoluto rispetto per l’ufficio petrino. Se non me ne importasse di lui e sul suo modo di esercitare l’ufficio petrino, rimarrei semplicemente in silenzio e lascerei le cose come stanno. Ma siccome in coscienza credo che sia un dovere chiarire questi temi per la Chiesa, gliel’ho fatto sapere, non solo in questa circostanza, ma anche in altre occasione. La pubblicazione dei dubia è stata fatta nell’assoluto rispetto per il suo ufficio. Non sono un nemico del Papa.

CWR: Torniamo alla domanda concernente il Papa eretico. Cosa succede allora, se il Papa in quanto eretico non è più Papa? Vi è un nuovo Conclave? Chi governa la Chiesa? O non vogliamo nemmeno ipotizzarlo?
Cardinal Burke: Esiste già la normativa da seguire quando il Papa decade dal proprio ufficio, ed è anche successo quando Papa Benedetto XVI ha abdicato. La Chiesa continuò ad essere governata nell’interim tra la data di abdicazione e l’inizio del ministero papale di Papa Francesco.

CWR: Chi ha il potere di dichiararlo eretico?
Cardinal Burke: Dovrebbero essere dei membri del Collegio Cardinalizio.

CWR: Tanto per chiarire meglio, state Voi dicendo che Papa Francesco è eretico o prossimo all’eresia?
Cardinal Burke: No, non sto dicendo che Papa Francesco è eretico. Non l’ho mai detto, né ho dichiarato che è prossimo all’eresia.

CWR: Ma lo Spirito Santo non dovrebbe proteggerci da un tale pericolo?
Cardinal Burke: Lo Spirito Santo inabita la Chiesa. Lo Spirito Santo la accompagna sempre, ispirando e rafforzando la Chiesa. Ma i suoi membri e, in modo speciale, la Gerarchia devono essere docili ai suggerimenti dello Spirito Santo. Una cosa è che lo Spirito Santo sia con noi, un’altra che noi Gli siamo obbedienti.

21 commenti:

Stefano78 ha detto...

Ripeto: l'ipotesi del "papa eretico" si può fare (come si può sicuramente), e quella del "papa che rinuncia a metà e dunque non rinuncia" non si può fare?

Anonimo ha detto...

Il mondo in preda alla violenza e alla confusione E il "vescovo collettivo" cancella il Natale
di Riccardo Cascioli
L'intervista del Corriere della Sera a monsignor Galantino per un commento sugli ultimi attentati terroristici, mette in risalto la posizione di tanti vescovi oggi, che condanna il cattolicesimo all'irrilevanza. La cronaca, la politica, sono giudicate attraverso i soliti schemi ideologici: tutta colpa del denaro e dei ricchi, la religione non c'entra. E così il Natale che stiamo per celebrare sembra non avere più nulla da dire.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-mondo-in-preda-alla-violenza-e-alla-confusionee-il-vescovo-collettivo-cancella-il-natale-18444.htm

Anonimo ha detto...


# Rinuncia "a meta'" e Papa eretico

- Non si puo' fare l'ipotesi del "papa che rinuncia a meta' e dunque non rinuncia" perche' una rinuncia "a meta'" non esiste, non ha alcun valore giuridico. Chi rinuncia all'esercizio della summa potestas sulla Chiesa e chiede di dar inizio alla vacanza della Sede, a partire appunto dalle sue dimissioni ufficiali, ha smesso di esser Papa. SE poi si inventa la figura del Papa in pensione o Emerito, sul modello di quella dei professori universitari in pensione, questo e' un fatto che non incide per nulla sui pieni effetti giuridici delle sue dimissioni, liberamente date.
- Circa il "Papa eretico": bisognerebbe capire qual e' il senso esatto del concetto: "formalmente eretico". Quand'e' che una dichiarazione di un Papa puo' considerarsi "formalmente eretica"? Quando dubita o nega una verita' di fede in modo esplicito? Cosi' fece Giovanni XXII. O basta che la neghi in modo implicito, come quando dice il Papa che noi adoriamo lo stesso Dio di musulmani ed ebrei? PP

Anonimo ha detto...

http://m.ilgiornale.it/news/2016/12/22/commissariato-lordine-di-malta-il-papa-indaga-sulle-epurazioni/1345320/

Il giornale ha detto...

Il papa: "Resistenze malevole"

La risposta del Papa non si è fatta attendere. Questa mattina Francesco ha tenuto un discorso a cardinali e vescovi della Curia Romana nella Sala Clementina in occasione dello scambio degli auguri natalizi. Ha rivendicato il processo di rinnovazione su cui ha incamminato la Chiesa, mettendo in guardia dalle "resistenze malevole". Tra cui, appunto, quelle dei tradizionalisti. "Non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, - ha detto - ma le macchie! Essendo la Curia non un apparato immobile, la riforma è anzitutto segno della vivacità della Chiesa in cammino, in pellegrinaggio, e della Chiesa vivente e per questo semper reformanda, reformanda perché è viva. E' necessario ribadire con forza che la riforma non è fine a sé stessa, ma è un processo di crescita e soprattutto di conversione". Poi il papa parla delle diverse resistenze che si incontrano: "Le resistenze aperte, che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo sincero e le resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del 'gattopardismò spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima l'attacco ai tradizionalisti". Infine, l'attacco ai tradizionalisti: "Ci sono anche - ha detto Bergoglio - le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive". Queste resistenze si nascondono "dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l'atto, l'attore e l'azione".

Felice ha detto...

Veramente se c'è uno che butta tutto sul personale è proprio lui. Invece di rispondere serenamente nel merito dei dubia che gli sono stati sottoposti, getta accuse generiche e inconsistenti, parlando di menti distorte e di intenzioni cattive ispirate dal demonio!

Silvano M. ha detto...

Tremendo..., tremendo è continuare il picconamento di quello che è rimasto ormai della religione cattolica

Cesare Baronio ha detto...

Mano male che "lui" non giudica eh?
Finora non se n'è sentita una che non abbia valenza polemica contro i suoi oppositori.
Oltre ai gesti, ovviamente. Adesso si aggiunge anche il commissariamento dell'Ordine di Malta, tanto per sconfessare pubblicamente una decisione non solo opportuna, ma dire addirittura inevitabile da parte del Cardinal Burke, nei confronti di un atto gravemente immorale e nell'ostinata disobbedienza del responsabile.
Tra l'altro, non vi è alcun rispetto dell'etichetta e del savoir vivre, che sconsiglia di contraddire dinanzi ai sudditi le decisioni di un superiore, a meno che ovviamente queste non siano illegittime.
Ci troviamo di fronte ad un personaggio che non sa stare al mondo, oltre che essere assolutamente incapace di governare la Chiesa secondo il mandato ricevuto. Speriamo che Sua Eminenza possa veder riconosciuta la legittimità delle sue decisioni almeno dai saggi nominati da Bergoglio. Il quale rimane comunque un elemento di scandalo continuo ed ostinato all'interno della compagine ecclesiale.

Maria Guarini ha detto...

Ho scritto molte volte che un papa eretico decade, ho anche scritto molte volte che in tal caso puo e deve essere deposto dai cardinali. Tutte le volte che lo ho scritto mi avete censurato. Ora finalmente lo dice un Cardinale di Santa Romana Chiesa e per di piu, canonista e pertanto la censura automatica ed ipocrita nei miei confronti (e di molti altri), potete continuare pure a farla, oramai il perbenismo militante di cui siete vittime vi ha incastrato.
...

Ammetterà che in una materia così delicata sia più sensato pubblicare affermazioni similari di altri lettori che ci mettono la faccia, che non sono mancate in precedenti discussioni, ed ancor più quelle di un pastore come il cardinale Burke, piuttosto che le querelles di un Anonimo e per di più dalla spiccata vis polemica.

Maria Guarini ha detto...

Inoltre riprendo quanto accennato da PP:

- Circa il "Papa eretico": bisognerebbe capire qual e' il senso esatto del concetto: "formalmente eretico". Quand'e' che una dichiarazione di un Papa puo' considerarsi "formalmente eretica"? Quando dubita o nega una verita' di fede in modo esplicito? Cosi' fece Giovanni XXII. O basta che la neghi in modo implicito, come quando dice il Papa che noi adoriamo lo stesso Dio di musulmani ed ebrei?

Sacerdos quidam ha detto...

"Esistono anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso “in veste di agnelli”)".

Io veramente sapevo che l'opera del Demonio è quella di ispirare intenzioni cattive per spingere l'uomo a peccare disubbidendo a Dio. Ad esempio vivendo in adulterio o concubinato, accostandosi in modo sacrilego al sacramento della Confessione senza ferma volontà di pentirsi e distaccarsi dal peccato mortale, e ricevendo dunque altrettanto sacrilegamente la Santissima Eucaristia.

Tutte cose che, mi sembra, Papa Bergoglio ha autorizzato, in privato e alla chetichella, con una certa lettera a certi vescovi argentini non molto tempo fa, parlando abusivamente di misericordia ("in veste di agnello").
Adesso veda un po' lui.



Anonimo ha detto...


# Ancora sul Papa eretico

DA questa ultima intervista del cardinale Burke provo a elaborare questi passaggi, per orizzontarsi:

--un papa che "affermasse formalmente un'eresia" decadrebbe dal suo ufficio, per via della cosa stessa.
--occorre pero' una dichiarazione dei cardinali, la sede non si libererebbe da sola: "dovrebbero essere dei membri del Collegio Cardinalizio" a dichiararlo eretico; nemmeno tutto il Collegio ma solo una parte di esso basterebbe, anche minoritaria, evidentemente.
--la situazione e' esplosiva: di fatto esiste nella Chiesa una "grandissima divisione, se non si fa chiarezza, essa potrebbe evolvere in uno scisma formale". Nessuno lo vuole, pero' potrebbe accadere, "se non si fa chiarezza".
-- Si e' visto che il Papa non e' affatto intenzionato a sciogliere il nodo con il colpo di spada di un si' o di un no, come richiesto dalla prassi. Contrattacca alla sua maniera, inveendo pubblicamente contro i "tradizionalisti" in generale, additandoli all'odio delle folle, rendendogli la vita difficile nella Chiesa. Pero' non si muove.
--Ma quale "eresia" dovrebbe dire il Papa? Dobbiamo pensare che sia cosi' ingenuo da fare dei pronunciamenti "formalmente eretici"?
--Il fatto e' che l'eresia l'ha in sostanza gia' detta, se ho capito bene la situazione: si tratta della famosa nota della AL nella quale concede la possibilita' di dare la Comunione, caso per caso, dopo attento "discernimento" a un divorziato risposato e convivente in tutti in sensi (tetto e letto) con il partner femminile e viceversa; di darla quindi a chi vive in situazione di peccato mortale e non mostra alcun pentimento ne' desiderio di mutare. Non devo ripetere qui l'elenco delle verita' di fede che tale concessione oggettivamente nega, a cominciare dall'indissolubilita' del matrimonio.
--I 4 cardinali hanno percio' chiesto al Papa di assumersi la responsabilita' di dire se la famosa nota contiene effettivamente questo eretico permesso (come ritengono i vescovi argentini, e il Papa ha approvato in una lettera la loro interpretazione) oppure no. E se, correlativamente, valgono sempre in modo assoluto determinate verita' di fede e morale cristiana, sempre insegnate, a cominciare dall'esistenza di atti intrinsecamente malvagi e contrari alla verita' rivelata, come ad esempio l'adulterio e la fornicazione (che verrebbero invece moralmente permessi dal famoso permesso accordato dalla nota del Papa).
--SE lui non risponde ufficialmente e lascia che valga la sua approvazione dell' ereticale interpretazione dei vescovi argentini, allora puo' esser accusato, io credo, di eresia e in senso "formale" perche' ci sarebbe la sua ostinazione a non rispondere e quindi a perseverare nella sua approvazione dell'interpretazione eretica della sua nota.
L'eretico "formale" non e' quello "ostinato", dopo gli ammonimenti di rito, nel suo errore, cosa che appare s e g n o della sua intenzione di far del male alla Chiesa?
Per Bergoglio si avvicina sempre piu' il momento del redde rationem. Detto nel linguaggio improprio dei profani: 4 cardinali minacciano Bergoglio di metterlo sotto accusa e di cacciarlo per eresia, se non cambia rotta, e agitano anche lo spettro dello scisma.
PP

Cesare Baronio ha detto...

Caro Sacerdos quidam,

rispondo a Lei ed anche all'anonimo del post successivo al Suo.

Qui non ci troviamo di fronte ad uno sprovveduto che butta lì una frase senza averne ben chiara in mente la portata.
Tutte le esternazioni di Bergoglio - interviste, indiscrezioni, frasi de relato, discorsi informali, accuse generiche, censure, pronunciamenti ufficiali (ancorché non magisteriali) - sono perfettamente coerenti tra loro, e confermate dai suoi atti: commissariamenti, nomine, rimozioni, sponsorizzazioni dirette ed indirette, impunità per i rei e viceversa implacabile ira verso chi difende la giustizia e la verità.

Ma com'è proprio dell'operare dei novatori - e dei modernisti in ispecie, smascherati da San Pio X nella sua immortale Enciclica Pascendi - egli gioca proprio sul non detto, sul lasciato intendere, su quanto affermato a suo nome dai suoi cortigiani. Ma talvolta egli si lascia prender la mano, e se ne esce con proposizioni tali, da non dare adito alcuno all'equivoco. Proposizioni che si trovano poi puntualmente palesate dalle intemperanze verbali cui sempre più spesso indulge.

Ciò che lo rende furibondo, non è l'aggressione violenta o l'insulto - cose cui egli saprebbe ben rispondere con pari se non superiore virulenza -, ma la fermezza coraggiosa e composta di chi gli mostra l'errore e gliene chiede conto, affinché chiarisca - se può - l'eventuale fraintendimento. Dinanzi a questo comportamento che ricorda l'austera dignità di Nostro Signore davanti al Sinedrio, egli par volersi strappar le vesti, si adira, lancia accuse che non entrano nel merito, ma mirano solo a suscitare imbarazzo in chi lo ascolta.

Dispiace doverlo affermare, ma questo costante atteggiamento, che va vieppiù inasprendosi negli ultimi giorni, dimostra ch'egli - se non è formalmente eretico, come peraltro può a ragione sembrare - non dispone in ogni caso della gravitas e della compostezza, della dignità e della serenità di giudizio, che si richiedono non tanto nel Vicario di Cristo, ma anche solo in un semplice ecclesiastico. S'egli fosse un seminarista, ne verrebbe aspramente redarguito dal Prefetto, ed allontanato dal Rettore. Se fosse un sacerdote, il suo Vescovo l'avrebbe senza meno costretto ad un periodo sabbatico, allontanandolo dalla cura d'anime. Se fosse un Prelato, la Santa Sede l'avrebbe invitato alle dimissioni o ne avrebbe disposto il trasferimento in partibus. Egli è che, per nostra sventura, costui siede sul Soglio di Pietro, dal quale ogni sua sillaba, lungi dal dissipare i dubbi e confermare il gregge nella verità, sparge viceversa l'errore, la confusione, lo scandalo. Di ciò, converrete, non occorrono ulteriori argomentazioni: sono più che sufficienti le sue parole ed i suoi gesti. Al punto che i suoi stessi sostenitori vanno ormai persuadendosi che anche il loro appoggio è opportuno sia più prudente, se non del tutto latitante.

Rimangono, è vero, alcuni irriducibili - gl'integralisti della rivoluzione, i dogmatisti del Concilio, i fanatici dell'innovazione più ardita, i fautori della demolizione della Chiesa Cattolica ed i teorizzatori della nuova religione - che tuttavia non gli rendono gran servigio, fungendo essi da glossatori del verbo bergogliano. Con la loro stessa presenza, essi confermano e rendono palesi le intenzioni del loro padrone, sicché ci si trova, se non a scandalizzarsi per le loro affermazioni, quantomeno a commiserarli per l'imprudenza.

Cesare Baronio ha detto...

Circa il "Papa eretico": bisognerebbe capire qual è il senso esatto del concetto: "formalmente eretico". Quand'è che una dichiarazione di un Papa può considerarsi "formalmente eretica"? Quando dubita o nega una verità di fede in modo esplicito? Così fece Giovanni XXII. O basta che la neghi in modo implicito, come quando dice il Papa che noi adoriamo lo stesso Dio di musulmani ed ebrei?

Una cosa è l'esposizione implicita o esplicita di un'eresia, un'altra la volontà di chi la formula, che la rende materiale o formale. Un'eresia è implicita se nega indirettamente una verità, implicando la negazione come conseguenza logica e necessaria delle premesse; esplicita se la negazione è diretta. In entrambi i casi si tratta di eresia.

Un'eresia è materiale quand'è detta senza sapere di contraddire una verità cattolica. E' viceversa formale quando viene detta sapendo che si sta negando una verità che ad essa si oppone, o quando chi l'afferma è stato informato che la proposizione da lui formulata è eretica, e nonostante ciò costui insiste nel sostenerla e diffonderla.

Ad esempio, il semplice che dice che un bambino morto prematuramente diventa un angelo, dice un'eresia materiale, ma non ha evidentemente alcuna intenzione di negare la verità cattolica, anzi cerca a suo modo di consolarsi per il dolore di una perdita. Il teologo che afferma la stessa cosa, in ragione delle conoscenze teologiche che si presuppone egli abbia e del ruolo che egli ricopre, dice un'eresia formale perché nega la differenza sostanziale tra la natura umana e quella angelica, insinua che si possa mutar natura ecc. A questo scopo, l'Autorità ecclesiastica ammonisce il teologo, indicandogli l'errore per dargli modo di chiarire se si sia sbagliato o se lo faccia consapevolmente: se costui non ritratta l'affermazione di per sé eretica, è riconosciuto eretico anch'egli a tutti gli effetti e come tale viene poi punito secondo il diritto.

Ora il Papa non è un semplice, com'è evidente. E si suppone che, per il ruolo ch'egli ricopre, sia suo dovere essere istruito su tutte le verità della Fede e della Morale, e che laddove egli abbia delle lacune, prima di esprimersi si consulti preventivamente con teologi provati e di sicura ortodossia. Se questo avviene ordinariamente anche per la proclamazione di un dogma, prima della quale il Pontefice consulta i Sacri Pastori; a maggior ragione dovrebbe avvenire in materie che sono già state definite dal Magistero infallibile o che addirittura fanno parte dell'insegnamento delle Sacre Scritture.

Ma anche ammesso che egli possa essersi sbagliato nell'affermare ch'è possibile ammettere ai Sacramenti i pubblici peccatori (per fare un esempio tra tante affermazioni, parimenti eretiche di per sé), una volta che egli sia stato ammonito e non voglia ritrattare, da eretico materiale diventa eretico formale: ossia appare evidente ch'egli presta un assenso volontario all'errore, laddove fino a quel momento l'assenso non era certo, e quindi moralmente imputabile.

Non è quindi il Papa ad esser sottoposto a giudizio, ma la persona che ricopre quel ruolo. A questo punto, si prende atto del fatto che, essendo formalmente eretico, non fa più parte della Chiesa e quindi non ne può essere il Capo.

Anonimo ha detto...


# Ancora sul Papa eretico, continuazione (per capir meglio)

Nell'ultima intervista del card. Burke sembra notarsi un salto di qualita'. Mi spiego. L'eventuale "correzione fraterna" dei cardinali nei confronti del Papa silente veniva intesa soprattutto come una censura sul piano morale. Almeno cosi' avevo capito io (e, credo, non solo io). Sempre partendo dal presupposto che il Collegio dei Cardinali non ha il potere di "deporre" il Papa. Adesso, invece, si ventila apertamente la possibilita' che "membri del Collegio dei Cardinali" possano dichiarare formalmente eretico Bergoglio? Si pone il caso in astratto e poi si dice, nello stesso tempo, che nessuno afferma esser Bergoglio eretico o prossimo all'eresia. C'e' qui contraddizione? Potrebbe sembrare e invece non c'e'. Consideriamo attentamente.
1. Un Papa che professi formalmente un'eresia, a causa di quella stessa professione, cesserebbe di esser Papa, si escluderebbe da solo dal Soglio. La cosa e' automatica.
2. Pero' occorre una dichiarazione in tal senso di un'alta autorita' ecclesiastica, il Collegio dei Cardinali o parte di esso. Da come ho capito io, non sarebbe tale dichiarazione a destituire il Papa, dato che costui si sarebbe gia' "destituito" da solo, con il professare l'eresia. La dichiarazione dei cardinali avrebbe il significato di una presa d'atto del fatto che il Papa non e' piu' tale, dal momento che si ostina, nonostante pubblici richiami di cardinali e vescovi, a perseverare nel suo atteggiamento eretico. La dichiarazione dei cardinali quindi non provoca la dipartita del Papa ma la certifica come gia' avvenuta, ex intrinseca causa. Giusto? O No? Secondo quest'interpretazione si eviterebbe "l'errore conciliarista"? Ma quali sono gli esatti termini del "conciliarismo"?
3. Applicando lo schema normativo al caso concreto, perche' il card. Burke afferma che nessuno accusa Papa Francesco di essere eretico o prossimo all'eresia? Perche', finche' lui continua a tacere, l'eresia racchiusa nella sua famosa nota della AL la si puo' considerare ancora implicita. In una dichiarazione scritta ai vescovi argentini egli l'ha in pratica sottoscritta, quando ha detto che la loro interpretazione, che si poteva dare la Comunione ai divorziati risposati conviventi more uxorio, era quella giusta (il famoso: "no hay otras interpretaciones"). Ma non ci si puo' accontentare di una dichiarazione di questo tipo. Correttamente, i 4 cardinali hanno voluto che il Papa dichiarasse il suo pensiero nelle forme del diritto e della teologia cattolici, rispondendo (come suo dovere) attraverso l'ex Sant'Uffizio. In tal modo lo costringono ad uscire allo scoperto, dandogli nello stesso tempo la possibilita' di cambiare radicalmente rotta. Cosa che Bergoglio potrebbe ancora fare (un miracolo, ma bisogna pregare perche' avvenga). Chiedendo al Papa di chiarire a tutti qual e' il significato esatto da dare alla sua nota di AL, e' ovvio che non lo si accusa ancora di eresia in senso formale. Quest'accusa pende pero' sul suo capo e lui certamente lo sa. PP

Satiricus ha detto...

Scacco matto, vicit Leo
....
salta fuori che a detta sua vale la tesi del pontefice “depositus” in caso di eresia formale. E questo, se ho ben fatto i conti, dovrebbe funzionare così: se voti NO ti autocestini tre anni di pontificato puliti puliti; se taci ti obblighiamo a rispondere con correzione formale; se voti SI’ cadi in eresia formale e sei automaticamente deposto, non da noi cardinali indemoniati, proprio automaticamente. Vicolo cieco. Lo confesso, sarei incazzato anch’io a questo punto.

Catholicus ha detto...

Riporto dal sito del Rev.do Cesare Baronio l'ottimo suo invito riovlto al clero che ancora amam la Santa Tradizione Cattolica, uhn invito coraggioos e quasi eroico :
Ecco la mia provocazione: che tutti i buon seminaristi, i bravi sacerdoti, i devoti Prelati inizino una volta per tutte a tener in non cale - Bergoglio direbbe: ad infischiarsene - le minacce della setta conciliare, il loro digrignar di denti, il pestare i piedini. Provino finalmente a fare come se non ci fossero, anzi: siano pure un po' provocatori, vestendosi in talare, salutandoli con quel Sia lodato Gesù Cristo ch'essi aborrono, rifiutandosi di obbedir loro quando ciò che chiedono è contrario ai doveri ecclesiastici. Inizino a dir la Messa cattolica anche nelle parrocchie, o in cattedrale, e cantino i Vespri, espongano il Santissimo, recitino il Rosario in latino, insegnino il Catechismo di San Pio X. Si liberino dei messali riformati, come fecero con quelli di San Pio V i novatori. Smontino gli altari posticci e tornino a celebrare su quelli veri, rivolti al Padrone di casa. Lascino in bella vista il Breviario tridentino sulla scrivania, una foto di Pio XII benedicente al posto di quella di Bergoglio, le opere di San Giovanni Crisostomo o la Summa sullo scaffale d'onore della libreria al posto degl'indigeribili scritti di Ravasi. I Vescovi comincino a pontificare come si deve, ad amministrare i Sacramenti secondo il Rito antico, parlino come ci si aspetta da loro in Cielo, non in Curia. E la smettano di parlare del Conciliabolo di Roma: hanno materia vastissima, per le loro prediche, nell'inesauribile tesoro dei Santi Padri e del Magistero, senza andar col lanternino a cercare una frase accettabile tra gli atti di quell'infausta assise.
Che potranno mai farci, in fin dei conti? Sospenderci a divinis? Trasferirci in partibus infidelium? Privarci della prebenda? Capirai! Robetta, in confronto al carcere ed alle torture che affrontarono i Martiri cattolici.
Se riusciremo - tutti insieme, dico - a trovar un po' di coraggio e di fierezza per l'Unzione che abbiamo ricevuto, sarà evidente che non siamo proprio una minoranza, o quantomeno che pur non essendo molti abbiamo almeno voglia di combattere per Nostro Signore e per il bene delle anime. Ed i fedeli lo capiranno, i giovani soprattutto, che ne hanno fin sopra i capelli dei piagnistei da eunuchi di questa pseudo-religione senza nerbo.
Se ognuno di noi, con l'aiuto della preghiera e della penitenza, saprà trovar la forza di non lasciarsi piegare da questi chierici indegni, attireremo sulla Chiesa quelle benedizioni che la diplomazia e la prudenza sinora usata hanno ritardato. Ricordiamocelo bene: il Signore non sa che farsene dei pavidi e degli imbelli. Egli ci chiede coerenza, eroismo, fedeltà, fierezza e consapevolezza di esser stati scelti per esser strumenti della Sua gloria, non per vivacchiare pigramente, tacere dinanzi all'oltracotanza degli empi, piegare il capo con rassegnazione davanti alla tirannide di una casta di corrotti in nome di una fraintesa obbedienza.

irina. ha detto...

Cammino di perfezione

Questo è il motivo per cui siamo sulla terra: per essere Santi. La Santità non è un viaggio inter-continentale low cost. Non è neanche un ideale. E' portare a perfezione il kit che ci fu dato all'ingresso. I matrimoni perchè finiscono male? Mettiamo tra parentesi tutti i "credevo", "sentivo", "bla, bla". Per due motivi o si abbozza acriticamente o si sbatte la porta "adirati".La perfezione. Siamo chiamati alla perfezione. Abbozzare, mandar giù, far finta di niente, sono malsani. Cioè fanno ammalare, fanno piegare la schiena per dirla col linguaggio del corpo.La nostra salute dipende, anche e soprattutto, dalla nostra condizione interiore. Quindi la facoltà di giudizio va esercitata. Solitamente,non essendo noi pratici dell'esame di coscienza che non pratichiamo mai, cominciamo inevitabilmente ad usare questo strumento sul prossimo. In particolare su chi vediamo più frequentemente, meglio ancora se viviamo insieme a questo prossimo così pieno di difetti e aspetti urtanti. E così ne scopriamo tutte le miserie sue e tutte quelle sue che fanno venir la mosca la naso a noi, per nascita un po' più su.Abbozzando, con un tratto di penna cancelliamo tutto e facciamo finta di niente;oppure proviamo a correggere il prossimo dialogando,dialogando, mandando messaggi subliminali alla fine quando, da fuori arriva un po'di fresh air, rinfrescati sbattiamo la porta e andiamo. Ci si ritrova ben presto nella stessa situazione di prima, si può continuare, come avviene molto spesso fino a vecchiaia inoltrata, oppure iniziare un altro percorso. Quest'altro percorso chiama seriamente in campo la coscienza e il suo strumento principe: il giudizio. Questo strumento richiede di essere usato in modo equanime, cioè imparziale,non solo verso il prossimo e se stessi ma, anche verso i motivi che hanno portato non solo al matrimonio ma al matrimonio davanti a Dio. Nel dipanare tutto questo lavoro consiste parte del cammino di perfezione, che è per definizione creativo perchè da quei due, pezzi di creta informe, fidanzati ora bisogna dar forma, a quattro mani, al gruppo scultoreo del matrimonio. Che è uno solo, come mi disse una vecchia signora divorziata, accompagnata dall'ultimo caro amico,al ricevimento di battesimo del figlio di sua nuora nato nel secondo matrimonio. Sono certa che a questa conclusione sacrosanta sia possibile arrivare senza colpire nella carne e nell'anima alla cieca questo e quella: usando la coscienza e la sua capacità di giudizio fin da piccoli verso la perfezione della sanità a cui Lui ci chiama.

irina ha detto...

Cammino di perfezione (continua)

Spesso, se non quasi sempre, i motivi che portano al matrimonio cattolico non son poi questo specchio di trasparenza. In questi motivi di veramente nobile non c'è molto. E' capitato, capita che ci si sposi per interesse, che uno dei due sia più interessato alla posizione sociale e/o economica dell'altro che all'altro /a in
sè. Quando poi si constata con mano che qualunque posizione sociale e/o economica è insufficiente per se stessi, allora è il momento della fedeltà all'altro/a, a se stessi,a Dio Uno e Trino. Allora invece di scappare è tempo di restare, invece di abbozzare bisogna dire a se stessi la verità. Solo questa verità accolta permette di purificare le proprie intenzioni di prima, così comincia a far capolino la gratitudine verso Dio, Uno e Trino, e verso l'altro che hanno permesso e stanno permettendo a noi una condizione più tranquilla sul piano materiale. Piano materiale di cui inizia in noi ad albeggiare la responsabilità di una sua saggia conduzione per il bene di tutti. Il cammino di perfezione mira a renderci perfetti in tutte le manifestazioni del nostro essere anche nella nostre intenzioni.Un giovane architetto si sposò una ragazza molto bella, di scena direi, la sua dote era quella e quella sola. Lui anche era bello ma, consapevole,di buona famiglia e istruito, senza parere, con tanti stratagemmi lui la istruiva sempre, le insegnava quello che lei non aveva voluto o potuto, non so, studiare. Lui si era sposato la bellezza, lei la posizione sociale. Entrambi però, in cuor loro, non rinnegarono mai la pochezza delle loro intenzioni iniziali ma, piano piano, le purificarono insieme, reciprocamente, forse inconsapevolmente, con la Grazia che a loro fu concessa con il sacramento del matrimonio.Lei giovane madre rimase vedova. Cercò ancora quella sicurezza che aveva cercato prima, materiale.Subito la trovò in un scapolo benestante con diversi anni più di lei. Fu criticata da tutti. Fu una relazione lunga anni e anni, mai più ebbe figli,mai più si sposò,poi di nuovo la morte le si sdraiò accanto. Ora è una signora anziana, ricca, sola, una nonna credo. Non so per quale motivo, ho sempre avuto il convincimento che il marito, dal Cielo, l'abbia protetta, abbia protetto sua moglie, e che lei sia, in cuor suo, rimasta sempre e solo la moglie di suo marito.

Anonimo ha detto...


Una signora anziana, ricca, sola e piena di peccati, se nelle relazioni di fatto si commette ancora il peccato mortale di fornicazione. A. P.

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Magnifici i due commenti di irina, frutto di riflessione analisi e quotidianità. Se l'ipotesi non la disgusta vorrei dirle di chiedere a mic la mia mail, la sua amicizia spirituale credo mi gioverebbe molto..