sabato 10 novembre 2012

Mons. Fellay, 1 novembre. Non possiamo negare la realtà in nome della Fede

Il 1° novembre 2012, Nella festa di Ognissanti, Mons. Bernard Fellay ha celebrato la Messa nel seminario di Ecône. Nel corso del sermone, dopo aver ricordato il senso spirituale di questa festa, ha esposto lo stato delle relazioni della Fraternità San Pio X con Roma. – Titolo e sottotitoli sono della redazione di DICI.

(…) Perché c'è una Fraternità di San Pio X? Perché diventiamo sacerdoti? Non è solo per il piacere di celebrare l'antica messa è per andare in Paradiso, è, per salvare le anime! Certo, pur custodendo i tesori della Chiesa, ma con lo scopo di salvare le anime, di santificarle strappandole al peccato, portandole al cielo, portandole a Nostro Signore.

A che punto siamo con Roma? Permettetemi di spiegare due punti. In primo luogo, uno sguardo a ciò che è accaduto. Poi, uno sguardo sul presente e forse sul futuro.

Primo: quanto è successo. Una prova, forse la più grande che abbiamo mai avuto, è dovuta a una combinazione di diversi fattori che si sono verificati nello stesso tempo e ha creato uno stato di confusione, di dubbio molto profondo che lascia ferite e  anche una delle più gradi ferite, quella che ci provoca dolore enorme: la perdita di uno dei nostri vescovi. Questo non è nulla! Questo non è dovuto solo alla crisi attuale. Questa è una storia lunga, ma che trova la sua conclusione qui.

Due messaggi contrari da parte di Roma

Dunque, cos'è successo? Credo che il primo fattore è un problema che si incontra da diversi anni e che ho citato, almeno dal 2009. Ho detto che ci troviamo ad affrontare la contraddizione di Roma. E c'è stata una manifestazione di questa contraddizione nelle nostre relazioni con la Santa Sede da circa un anno, da settembre, nel fatto che ho ricevuto attraverso i canali ufficiali alcuni documenti che esprimevano chiaramente la volontà da parte di Roma di riconoscere la Fraternità, ma era necessario firmare un documento che non potevamo firmare. E nello stesso tempo c'era un'altra linea di informazioni che mi giungeva, e mi era impossibile dubitare della sua autenticità. Questa linea di informazioni diceva realmente un'altra cosa.

Ciò è iniziato a metà agosto, mentre non ho ricevuto il documento ufficiale che il 14 settembre 2011. Da metà agosto, una persona del Vaticano ci dice: « Il Papa sta per riconoscere la Fraternità e ciò sarà come al momento delle scomuniche, cioè senza contropartita ». Ed è in questo stato d'animo che mi disponevo alla riunione del 14 settembre preparando gli argomenti, dicendo: « Ma hai attentamente riflettuto su quello che stai facendo? Cosa stai cercando di fare? Non funzionerà ». E infatti, il documento che ci è stato presentato era completamente diverso da quello che ci era annunciato.

Ma non ho avuto una sola fonte, ho avuto diverse comunicazioni che dicevano la stessa cosa. Un cardinale ha dichiarato: «Sì, è vero, ci sono divergenze, ma è il Papa che lo vuole ». Questa stessa persona che ci aveva dato questa informazione ci ha detto, dopo che abbiamo ricevuto il documento ufficiale: «Questo non è ciò che vuole il papa » Contraddizione!

Cosa bisognava fare? Vista la serietà delle informazioni che ci indicavano che il papa voleva fare qualcosa - ma fino a che punto? - Ero costretto a verificarlo. Ma era impossibile comunicarlo ai fedeli. Ciò avveniva attraverso i canali informali, ma molto vicini al papa. Vi cito alcune delle frasi che mi giungevano. In primo luogo questo: « So bene che sarebbe più facile per me e per la Fraternità rimanere al punto in cui si è » . Ciò che mostra chiaramente che egli è consapevole che avrà lui stesso problemi, e noi anche. Ma fino a che punto vuole andare?

Altre affermazioni del Papa : « La Fraternità sa che la soluzione del problema è al cuore delle priorità del mio Pontificato ». O ancora: « Ci sono uomini in Vaticano che stanno facendo tutto il possibile per buttare a monte i progetti del Papa ». E quest'altra : « Non temete, poi potrete continuare a confutare, quanto volete, proprio come adesso ». E quest'altra affermazione: « Il Papa è al di sopra della Congregazione per la Dottrina della fede, anche se la Congregazione per la Dottrina della Fede prende una decisione negativa nei vostri confronti, il Papa la oltrepasserà ».

Questo è il tipo di informazioni che mi arrivavano. Ovviamente ciò non è chiaro, quando da un lato vi sono documenti ufficiali, a cui si deve dire di no, perché ci chiedono di accettare il Concilio e ciò non è possibile, e quando invece dall'altro lato vi sono comunicate tali informazioni. Ciò nonostante ho fatto una prima risposta in cui dicevo no. Qualcuno mi ha telefonato per dirmi: « Non potresti essere un po' più preciso? » Ho scritto una seconda volta. Non erano più contenti rispetto alla prima volta. E così arriviamo al 16 marzo, quando mi si presenta una lettera, dicendo: « Questa lettera viene dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ma è approvata dal Papa ». Se non avessi in mano che questa lettera, le nostre relazioni con Roma sarebbero chiuse, perché questa lettera diceva che non si ha il diritto di opporre il Magistero del passato a quello di oggi. Quindi nessuno ha il diritto di dire che oggi le autorità romane sono in contraddizione rispetto a ieri. Diceva anche che rifiutare il testo del 14 settembre, documento esplicitamente approvato dal Papa, equivaleva di fatto a rifiutare l'autorità del papa. C'era anche un riferimento ai canoni che parlano di scisma e sulla scomunica per scisma. La lettera continuava: « Il Papa, nella sua bontà, vi lascia un altro mese per riflettere, se volete tornare sulla vostra decisione, informatene la Congregazione per la Dottrina della Fede ». Dunque è chiaro! Non c'è più niente da fare. Questa lettera che mi arriva dal canale ufficiale chiude il dibattito. È finita. Ma al tempo stesso, ricevo un parere informale che mi dice: « Sì, riceverà una lettera dura, ma mantenga la calma », o addirittura: « Niente panico ».

La lettera al Papa e la sua risposta

È perché ci sono stati interventi di questo tipo, che mi sono permesso di bypassare la Congregazione per la Dottrina della Fede e di scrivere direttamente al Papa. E anche perché mi sono reso conto che il punto più delicato delle nostre relazioni era il seguente: le autorità romane erano persuase che in teoria dicevamo di riconoscere il Papa, ma in pratica respingevamo tutto. Esse sono convinte che per noi, dal 1962, non rimane altro: più nessun Papa, più nessun Magistero. Ho ritenevo che avrei dovuto correggere ciò, perché non è vero. Respingiamo molte cose, non siamo d'accordo con molte cose, ma quando si dice che lo riconosciamo come papa, che è la verità, crediamo onestamente che lo si riconosce come papa. Riconosciamo che è perfettamente in grado di compiere atti papali.

E così mi sono permesso di scrivere. Si trattava ovviamente di una questione delicata, perché era necessario dire al tempo stesso che si era d'accordo e che non si era d'accordo. Questa lettera estremamente delicata sembra essere stata approvata dal papa e persino in seguito dai cardinali. Ma nel testo che è stato presentato a me nel mese di giugno, tutto quello che avevo rimosso perché non poteva essere accettato era stato reinserito.

Quando mi è stato consegnato questo documento, ho detto: « No, non firmo questo, la Fraternità non ha intenzione di firmare ». Ho scritto al Papa: « Non possiamo firmare ciò », spiegando: « Fino ad ora, dal momento che non siamo d'accordo sul concilio e poiché lei desidera, a quanto pare, di riconoscerci, avevo pensato che fosse disposto a mettere da parte il Concilio ».  Ho dato un esempio storico, quello dell'unione con i Greci in occasione del Concilio di Firenze, in cui non si è raggiunto un accordo sulla questione dell'annullamento del matrimonio a causa di infedeltà. Gli ortodossi pensano che questo è un motivo che può annullare un matrimonio, la Chiesa cattolica no. Essi non hanno raggiunto un accordo. Che cosa hanno fatto? Hanno messo da parte il problema. Si vede molto chiaramente la differenza tra il decreto per gli Armeni, dove si parla della questione del matrimonio, e il caso dei greci, dove essa è omessa. Ho fatto questo riferimento dicendo: « Forse si può fare la stessa cosa, forse pensa che sia più importante riconoscerci come cattolici piuttosto che insistere sul Concilio. Ma ora con il testo che ci si consegna, penso che mi sono sbagliato. Allora diteci cosa volete davvero. Perché queste domande seminano confusione tra noi ».

Il Papa mi ha risposto con una lettera del 30 giugno in cui pone tre condizioni:
  • La prima è che dobbiamo riconoscere che il Magistero è il giudice autentico della Tradizione apostolica, questo significa che è il Magistero che ci dice ciò che appartiene alla Tradizione. Questo è vero. Ma, ovviamente, le autorità romane desiderano utilizzarlo per dire: riconoscete ciò, e dunque ora noi decidiamo che il Concilio è tradizionale, e dovete accettarlo. Il che, per inciso, è la seconda condizione.
  • È necessario per noi accettare il fatto che il Concilio è parte integrante della Tradizione, della Tradizione apostolica. Ma qui si dice che l'osservazione di tutti i giorni ci dimostra il contrario. Come si potrebbe dire tutto in una volta che questo Concilio è tradizionale? Per essere in grado di dire una cosa del genere, bisogna aver cambiato completamente il significato del termine «Tradizione ». E infatti ci rendiamo conto chiaramente che hanno cambiato il significato della parola « Tradizione », perché non è senza significato che il Concilio Vaticano II ha respinto la definizione di San Vincenzo di Lérins, che è quella del tutto tradizionale: « Ciò che è creduto da tutti, ovunque, e sempre ».
    « Ciò che è stato creduto » è un oggetto. Ora, per loro, la Tradizione è qualcosa di vivo, non è più un oggetto, è quello che chiamano la « Chiesa soggetto », è la Chiesa che cresce. Questo è tradizione, che di epoca in epoca fa cose nuove e  accumula, e questo accumulo è una tradizione che si sviluppa, che ingrandisce. Questo senso è anche vero, ma è secondario.
  • In terzo luogo, è necessario accettare la validità e la liceità della Messa Nuova
Avevo mandato a Roma i documenti del Capitolo Generale, la nostra dichiarazione finale che è chiara, e le nostre condizioni per l'eventuale, quando sarà il momento, accordo in merito a un possibile riconoscimento canonico. Queste sono le condizioni senza le quali è impossibile per la Fraternità vivere; ciò sarebbe semplicemente auto-distruzione. Perché accettare tutto ciò che è accaduto oggi nella Chiesa sarebbe distruggere noi stessi. Sarebbe abbandonare tutti i tesori della tradizione.

Perché ci sono queste contraddizioni a Roma?

La riconciliazione proposta, infatti, equivarrebbe a riconciliarci con il Vaticano II. Non con la Chiesa, non con la Chiesa di tutti i tempi. Inoltre, non c'è bisogno di riconciliarsi con la Chiesa di tutti i tempi, noi vi apparteniamo. E Roma ha detto: « Non abbiamo ancora ricevuto la risposta ufficiale ». Ma per tre volte ho risposto che non si poteva, che non eravamo su questa strada.

Non molto tempo fa, abbiamo avuto una presa di posizione del presidente della  Ecclesia Dei, che è allo stesso tempo il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che affermava che le discussioni con la Fraternità sarebbero chiuse. E sabato scorso, una nuova dichiarazione della  Ecclesia Dei, dice: « No, bisogna concedere loro un po' di tempo; è comprensibile che dopo trenta anni di dibattito abbiano bisogno di una certa quantità di tempo, si vede che hanno un ardente desiderio di riconciliarsi ». Ho l'impressione che ce l' hanno più di noi. E ci chiediamo: cosa sta succedendo?

Ovviamente questo ancora una volta semina confusione, ma non dobbiamo permettere di lasciarci turbare. Noi continuiamo per la nostra strada. Semplicemente. Avete qui, ancora una volta, una manifestazione della contraddizione che si trova a Roma. Perché c'è contraddizione? Naturalmente, perché ci sono persone che vogliono continuare lungo la strada moderna, lungo il cammino di distruzione, di demolizione, e poi ci sono altri che stanno cominciando a rendersi conto che non funziona e che ci vogliono bene. Ma possiamo mettere la nostra fiducia in loro? Dipende dalle circostanze, non è sufficiente volerci bene.

In tutte queste discussioni, sono arrivato alla conclusione - e credo che questo spiega ciò che sta accadendo -, che il papa davvero, molto sul serio vorrebbe riconoscere la Fraternità. Tuttavia le condizioni che egli pone sono impossibili per noi. Le condizioni che si trovano nella sua lettera sono per noi semplicemente impossibili.

Dire che il Concilio è tradizionale! Mentre tutto ci dice il contrario! Cinquant'anni di storia della Chiesa dice il contrario! Affermare che la nuova Messa è buona! Anche in questo caso si devono solo aprire gli occhi per vedere il disastro. L'esperienza che abbiamo avuto in questi ultimi anni con i sacerdoti che vengono a  trovarci è istruttiva. Ho di nuovo avuto uno di questi incontri, poco tempo fa. Ero in Argentina, dove ho conosciuto un prete relativamente giovane che non sapeva assolutamente nulla di Tradizione, che stava scoprendo la Messa. Questa è stata la prima volta che ha visto una Messa tradizionale: fino a poco tempo fa non sapeva nemmeno della sua esistenza. Qual è stata la sua reazione? Ha detto che era terribilmente frustrato, arrabbiato con coloro che gli avevano nascosto questo tesoro! Ecco la sua reazione: «Questa è la Messa? E non ce lo hanno mai detto! ».

La tradizione è un tesoro, non un arcaismo

La strada che conduce fuori da questa crisi è molto semplice. Se vogliamo parlare di una nuova evangelizzazione, i termini poco importano, l'unico modo per uscire dalla crisi è quello di tornare a ciò che la Chiesa ha sempre fatto. Che è molto semplice, che non è complicato. E non è essere anacronistici o arcaici. So bene che viviamo nel mondo di oggi. Non stiamo vivendo ieri o l'altro ieri, ci sono -è vero- nuovi problemi, ma le soluzioni del buon Dio ci sono! Queste soluzioni sono eterne. Sappiamo che in nessun momento vi è una situazione nella nostra vita in cui saremmo privi di grazia. Ogni volta che vi è una scelta, ogni volta che c'è una tentazione, il Buon Dio ci dà la grazia proporzionata alla situazione in modo da superarla. I comandamenti di Dio sono validi oggi come ieri. Dio rimane Dio, ricordiamolo!

Quindi, quando ci dicono che è necessario adattarsi al mondo, di adattarsi al suo linguaggio ... o qualsiasi altra cosa, è necessario cercare di spiegarsi. Sì, è vero, ma non abbiamo bisogno di cambiare la Verità. La strada verso il cielo rimane sempre un cammino di rinuncia al peccato, a Satana e al mondo. Questa è la prima condizione che troviamo nelle promesse battesimali: « Rinunci a Satana? Rinunci alle sue opere ? » Questo è ancora il modo, non ce n'è nessun altro. Le persone fanno discorsi oggi circa i divorziati risposati. L'anno scorso i vescovi tedeschi hanno detto che uno dei loro obiettivi era quello di arrivare alla comunione per i divorziati risposati. Bene! La Chiesa, e non solo la Chiesa, ma il buon Dio ci dice: no, è necessario regolare innanzitutto questa situazione. Il buon Dio dà la grazia a coloro che sono in una situazione difficile. Nessuno dice che è facile! Quando un matrimonio è rotto, si tratta di una tragedia, ma il buon Dio dà la grazia. Coloro che sono in questo stato devono essere forti, e la Croce di Nostro Signore li aiuta, ma non si va a ratificare [i secondi matrimoni] o fare come fanno qui nella diocesi di Sion, dove hanno un rito per benedire queste unioni. Non lo si dirà mai troppo forte, ma è una realtà. Ora, si tratta di benedire il peccato; e ciò non può venire dal buon Dio! I sacerdoti o i vescovi che  fanno ciò conducono le anime all'inferno. Stanno facendo esattamente il contrario di ciò che essi sono stati chiamati a fare quando sono diventati sacerdoti o vescovi.

Questa è la realtà della Chiesa che ci troviamo di fronte! E come si può dire di sì a tutto questo? Questa è la tragedia della Chiesa che stiamo affrontando.

Ora, per parlare del futuro, quello che cercheremo di fare con le autorità romane è dire loro che non serve pretendere, in nome della fede, che la Chiesa non può sbagliare. Perché, a livello di fede, noi siamo completamente d'accordo circa l'assistenza dello Spirito Santo, ma è necessario aprire gli occhi su ciò che sta accadendo nella Chiesa! È necessario smettere di dire: la Chiesa non può fare nulla di male, quindi la nuova Messa è buona. È necessario smettere di dire: la Chiesa non può errare, e quindi non vi è alcun errore in seno al Concilio. Ma guardate la realtà, dunque! Non ci può essere contraddizione tra la realtà che conosciamo e la fede. È lo stesso Dio che ha fatto le due. Pertanto, se vi è una contraddizione apparente, vi è certamente una soluzione. Forse non ce l'abbiamo ancora, ma non abbiamo intenzione di negare la realtà in nome della fede! Ora, questa è veramente l'impressione che si ha riguardo a ciò che Roma sta cercando di imporci oggi. E qui noi rispondiamo: non possiamo. Questo è tutto.

E quindi continuiamo, accada quel che accada! Sappiamo bene che un giorno questa prova, una prova che riguarda tutta la Chiesa, finirà, ma non sappiamo come. Cerchiamo di fare tutto ciò che possiamo. Non bisogna aver paura. Il buon Dio è  al di sopra di tutto ciò, Egli è ancora il dominatore. Questa è la cosa straordinaria. E la Chiesa, anche in questo stato, resta santa, resta in grado di santificare. Se oggi, fratelli miei carissimi, riceviamo i sacramenti, la grazia, la fede, è attraverso questa Chiesa Cattolica Romana, non attraverso i suoi difetti, ma di certo in questa vera e propria, Chiesa concreta. Non è un'immagine, non è un'idea, è una realtà, l'aspetto più bello che oggi celebriamo: è il Cielo. Bene! Il cielo si prepara quaggiù. Questa è la bellezza della Chiesa, questo combattimento terrificante, straordinario con le forze del male nel quale la Chiesa si trova, e anche in questo stato di sofferenza terribile in cui si trova oggi, è ancora in grado di trasmettere la fede, di trasmettere la grazia, i sacramenti. E se diamo loro, questi sacramenti e questa fede, è attraverso questa Chiesa, è in nome di questa Chiesa, è come strumenti e membri della Chiesa cattolica, che lo facciamo.

Che i santi del cielo, gli angeli possano venire in nostro aiuto e ci sostengano! Ovviamente non è facile, ovviamente, abbiamo paura. Questo è ciò che dice il Graduale di oggi. È necessario aver timore di Dio. A quelli che lo temono, il buon Dio dà tutto. Non dobbiamo avere paura di avere timore del Signore. Il timore del Signore è l'inizio della saggezza. Che ci condurrà attraverso i labirinti della vita di quaggiù verso il cielo, dove la Beata Vergine Maria, Regina di tutti i Santi, Regina degli Angeli, è in realtà la nostra protettrice, veramente la nostra Madre. Se diciamo di Nostro Signore che Egli vuole essere tutto in tutti, dobbiamo dire quasi la stessa cosa della Beata Vergine. Abbiamo una madre in cielo che ha ricevuto da Dio un potere straordinario, il potere di schiacciare la testa di Satana, di schiacciare tutte le eresie. Quindi possiamo anche dire che lei è la madre della fede, la madre di grazia. Cerchiamo di andare da lei. Consacriamo a lei le nostre vite, le nostre famiglie, le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri progetti, i nostri desideri. Sia Lei a condurci a quel  porto eterno in modo che si possa sempre godere l'eterna beatitudine con tutti i Santi, questa visione di Dio che è la visione beatifica. Così sia. Amen.
Mons. Bernard Fellay
_________________________
[Fonte: DICI - Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

50 commenti:

έψιλον ha detto...

Finalmente mons. Fellay spiega il vero realismo, che non contrasta con la Speranza soprannaturale, ma si pone al suo umile servizio ! umiltà è accettare la realtà QUALE essa è.
Non voler negare l'evidenza dei fatti, quando non coincidono con certe nostre rosee illusioni.
Infatti la vera Fede impone di guardare la realtà in faccia, chiamarla col suo nome: Vero il vero, falso il falso, il male non si chiama "nuovo bene"ecc. Altrimenti quella specie di "fede" (irrazionale) sarebbe illusione, fideismo cieco che tralascia la retta ragione.
Vale oggi più che mai ciò che diceva il card. Biffi:
"La prima misericordia di cui abbiamo bisogno è la Luce impietosa della Verità".
Prima accettiamo quella Luce impietosa sui fatti che stiamo vivendo (e che manifestano il compiersi puntuale delle S. Scritture), meglio sarà per noi, poichè la Verità ci renderà liberi, mostrandoci la Via della santificazione, conformandoci a Cristo, siogliendoci da tutti i lacci delle seduzioni terrene (idee o "visioni" delle cose che catturano prima l'intelletto, poi l'anima, essendo artefici di illusioni ottiche circa la storia passata e quella in fieri....)

Anonimo ha detto...

Forse Mons Fellay non sa quanto molti dei fedeli che seguono la fsspx desiderano un riconoscimento canonico senza tanti balletti e lunghi e noiosi discorsi che alla fin fine non portano da nessuna parte. Non si comprende di cosa abbia paura la fsspx, non vogliono capire che la mano tesa del Santo Padre da molto tempo, significa per loro la garanzia che avranno la massima libertà di parola e di azione dopo la firma dell'approvazione canonica. Insomma, mi pare che il ragionamento di Mons Fellay con tutti i retroscena dei colloqui e dei contatti con Roma, che lui dovrebbe prudentemente comunicare solo al capitolo della fraternità e non farne l'argomento di un sermone, abbiano stancato e non convincono nemmeno i fedeli più vicini alla fsspx. La paura del "dopo" è cattiva consigliera: occorre agire ora e subito fidandosi del Santo Padre e il dire che non si vuole firmare circa la validità della Messa N.O. equivale a dare una umiliazione enorme ai numerosi fedeli che in quella Messa credono e con quella Messa pregano sinceramente il Signore. Qualcuno faccia comprendere bene quest'ultimo passaggio a Mons Fellay tanto più che gli è stata data la massima garanzia che la fsspx potrà continuare a celebrare con il rito del '62.

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo, la comunicazione ai fedeli era indispensabile dopo le tante "voci" contrastanti su di lui. Egli ha spiegato chiaramente e senza remore ai fedeli, a noi che stiamo seguendo la vicenda e sia pure indirettamente anche al Vaticano, cosa lo ha mosso, illustrando la situazione, che alla fine è quella "schizofrenica" che purtroppo già conosciamo e che anche noi siamo costretti a subire.

Non è la paura del dopo a frenare mons. Fellay, che è stato il primo a parlare di realismo e di Soprannaturale in aiuto; è l'incertezza sulla garanzia che lei dà per scontata.
Se potesse darla per scontata anche lui - e sono purtroppo le parole in conciliarese del Papa a non consentirlo almeno finora - avrebbe già firmato l'accordo, stia certo.

Anonimo ha detto...

gli è stata data la massima garanzia

ohibò....credo che
l'anonimo dovrebbe spiegare a tutti DOVE, come e quando il Papa avrebbe dato codesta "massima garanzia ecc."; forse quando ha dichiarato che la FSSPX deve accettare il cv2 per essere reintegrata ? l'anonimo dunque rifiuta l'evidenza dei fatti, che invece Fellay ora vede benissimo e dice che nessuno può negare la realtà; stando ai fatti, egr. anonimo, (voltafaccia di Roma 13 giugno) il Papa finora dice le stesse cose che direbbe Mueller:
"OBBLIGO di accettare il concilio per essere cattolici", obbligo vincolante sia per la FSSPX sia per i fedeli che si rifanno al MP, come vediamo e vedremo. Dunque caro anonimo, di che cosa si potrebbe discutere, di quale punto del concilio, dal momento che DOVREMO accettarlo come fosse dogma o postulato matematico -indimostrabile- da cui tutto discende, (come vertice sommo e intoccabile della Dottrina) ?
si tratta di ragionare sui fatti, ad occhi aperti, non di dare le nostre idee per scontate, ad es. "ci SONO garanzie" e anche "C'E' la continuità...." senza vedere di fatto nulla di queste cose che "ci sono", come molti continuano acriticamente a ripetere.....
è sempre la stessa storia: fino a quando dovremo unirci al coro che recita "che bei vestiti ha l'imperatore", pur vedendo chiaramente che i vestiti NON ci sono ?

Anonimo ha detto...

il papa non può far nulla ,perchè grazie alla collegialità del concilio vaticano 2 ,non può decidere da solo ,è semplice ,ma poi c è un odio contro i tradizionalisti da parte dei modernisti e il papa vorrebbe "unirli"ma cio è impossibile ,perchè come dice il vangelo non si può servire a 2 padroni ,o odierà uno o amerà un altro
ps dico per caso schioccchezze ?

fabio

Antonio ha detto...

il papa non può far nulla ,perchè grazie alla collegialità del concilio vaticano 2 ,non può decidere da solo ,è semplice ,ma poi c è un odio contro i tradizionalisti da parte dei modernisti e il papa vorrebbe "unirli"ma cio è impossibile ,perchè come dice il vangelo non si può servire a 2 padroni ,o odierà uno o amerà un altro
ps dico per caso schioccchezze ?

Sì, anche perchè la collegialità l'ha voluta Ratzinger, perito in giacca e cravatta al Concilio. Mi ricorda Andreotti e la legge sui pentiti.

Caterina63 ha detto...

Mi sono venuti i lacrimoni nel cuore e negli occhi....
Grazie mons. Fellay per la sincerità del discorso, per la profonda umiltà con la quale chiede: Allora diteci cosa volete davvero. Perché queste domande seminano confusione tra noi

:-(

Dio la benedica mons. Fellay!
anche noi ci domandiamo le stesse cose....

Caterina63 ha detto...

P.S.
aggiungo l'inquietante prospettiva che si sta formando per il 2017 e non per provocare sterilmente, ma per chiederci fino a che punto dovremmo tacere:

I Vescovi tedeschi con in testa il cardinale Koch stanno cominciando AD IMPORRE ai cattolici una certa PARTECIPAZIONE ai festeggiamenti della riforma protestante per il 2017.....

Sono davvero spaventata e mi chiedo e chiedo alla nostra gerarchia: se come cattolico non parteciperò (sempre che Dio mi conceda vita su questa terra in fase di rovina) a quella FESTA, la mia gerarchia mi giudicherà ancora cattolica?
Perchè se i parametri dell'essere oattolici sono stati cambiati, o sono appunto così confusionari come ci si prospetta da anni in cui la stessa gerarchia è divisa persino sugli aspetti fondamentali della dottrina, su chi dovremmo fare affidamento?

Inoltre mi fermo e chiedo alla mia gerarchia: ma da cattolico che cosa devo festeggiare nel 2017?
se la festa è dei protestanti che dichiararono il Papa l'Anticristo e uccisero ben 5 Sacramenti.... e ancora oggi ne difendono la falsa dottrina appoggiando aborto, divorzio, eutanasia, vescovesse e matrimoni omosessuali.... no scusate, che cosa devo festeggiare da cattolico?

A casa mia si festeggia un compleanno in cui si condivide la vita, LA FAMIGLIA.... L'UNITA'...
nella Chiesa si dovrebbe festeggiare la riappacificazione DOTTRINALE e non gli uomini....
anche questo ha detto il Concilio e che dunque siamo OBBLIGATI a festeggiare UNA SCONFITTA, QUELLA DI LUTERO CHE DIVISE E SPACCO' LA CHIESA LE CUI DOTTRINE PERVERSE NON SONO VENUTE MENO?
Devo festeggiare L'ERESIA?

Il concilio non lo dice affatto!
da dove scaturisce questo obbligo?
non è forse una imposizione PERVERSA?
:-(

Marco Marchesini ha detto...

Una bellissima intervista. Conferma che il problema è dalla parte di Roma e non della FSSPX.

E' vero che il Concilio non dice tante cose, ma ho paura che alla fine queste cose negative siano come conseguenza logica del detto, non detto, detto ambiguo nei testi del Concilio: il contro-Spirito all'interno dei testi stessi purtroppo.

Antonio ha detto...

Fellay ci ha fatto perdere un sacco di tempo con i suoi giochetti. Mi domando: tutto questo tempo non poteva essere dedicato alla preghiera o ad aiutare i poveri, invece che a trattare con i farisei di Roma?

Anonimo ha detto...

Questa posizione, non ci sembra corretta, Antonio, perché può lasciar supporre che la Chiesa è ad Ecône.
Su questo è stato molto chiaro anche mons. Fellay.

Anonimo ha detto...

Il concilio non lo dice affatto!
da dove scaturisce questo obbligo?
non è forse una imposizione PERVERSA?


Naturalmente concordo con Caterina.
E di perverso in questo momento vedo la "cordata" tedesca che imperversa in Curia e che ha fiancheggiatori altrettanto potenti, purtroppo...

Anonimo ha detto...

"non erit impossibile apud Deum Omne Verbum" (Lc 1,37).

Continuiamo quindi a pregare perché il Signore accenda molte buone volontà che pongano fine a questa crisi senza precedenti.

Antonio ha detto...

Questa posizione, non ci sembra corretta, Antonio, perché può lasciar supporre che la Chiesa è ad Ecône.


Forse Lei è brava a leggere le mie intenzioni recondite, che neppure io conosco. Non intendevo che la Chiesa è a Econe, ma non penso neppure che sia a Roma. Intendevo dire solo quello che ho detto: secondo Lei, a Dio piace di più che si tratti ad oltranza su questioni spesso bizantine, o che si preghi e si aiutino i poveri?

Anonimo ha detto...

Antonio, se ho detto "può lasciar supporre", significa che non pretendo di leggere le intenzioni recondite né sue né di nessun altro.

Comunque, trovo che lei si esprime in modo approssimativo perché, se intende dire che nella Roma attualmente egemone non è riconoscibile la Chiesa perenne, ma solo quella di oggi, sono d'accordo con lei.
Ma sappiamo bene cosa significa la "Roma perenne" e come sia inscindibile dal soglio di Pietro, anche se in questo momento risulta, diciamo, oscurata.

E non credo che questo sia un bizantinismo, ma una cosa molto concreta.

Inoltre non si misura la fede solo dalla preghiera e dall'aiuto ai poveri, mentre, se non sbaglio, ci viene chiesto di dare le ragioni della nostra fede; il che non è = a bizantinismi di nessun genere.

Inoltre, tutte le volte che io dovessi occuparmi di una "questione bizantina", lei è pregato di confutarmela argomentando.

Anonimo ha detto...

Quante idee confuse che ci sono in giro: un commentatore dice che se la Chiesa non è ad Econe....non è neppure a Roma! Ci si dica dov'è allora! a Verrua? E' innegabile che dentro la FSSPX o tra i suoi simpatizzanti ci sono molti che hanno una visione ecclesiologica da baraccone. Non crediate che ad avere tale visione ecclesiologica da baraccone sian solo i progressisti. Purtroppo anche di certi tradizionalisti. Eppure mons. Lefebvre, nello stesso momento in cui si scagliava contro molte innovazioni, non disconosceva l'Autorità. Un conto è criticare certe azioni scandalose dell'Autorità, altro conto è disconoscere l'Autorità. Queste persone che son passate proprio da una contestazione di certi gesti o parole dell'autorità alla contestazione dell'autorità stessa evidenziano i rischi e i pericoli insiti nel vagare senza un legame anche esteriore con la Chiesa. Mons. Fellay da un lato tiene presente questo, cioè la legittimità dell'Autoirità, dall'altro lato poi ha pure ben presente la malattia di cui è affetta tale autorità: il modernismo.

Anonimo ha detto...

Sentite Anonimi vari,
vi costa tanto darvi un nick e usare sempre quello, almeno riusciamo a dare una continuità e un possibile 'volto' - per quanto mediato pur sempre riconoscibile - a chi si esprime su questo blog?

Se continuare ad intervenire, mi sembra, seppur non obbligatorio, rispettoso sia di chi vi ospita che di chi vi legge.

Anonimo ha detto...

Fellay: ...non serve far finta, per il bene della fede, che la Chiesa non può sbagliare.

non significa negare l'indefettibilità della chiesa?

Anonimo ha detto...

Alla faccia: un altro Anonimo-Anonimo. Diciamo che non aveva letto il mio post ;)

"Fellay: ...non serve far finta, per il bene della fede, che la Chiesa non può sbagliare...."

non significa negare l'indefettibilità della chiesa?


Indefettibilità della Chiesa, significa che non verrà meno e attraverserà la storia fino alla fine dei tempi.

Gli eventuali e possibili errori di uomini di Chiesa anche negli insegnamenti, peraltro non dogmatizzati, non distrugge la Chiesa, anche se può soffocarla in una morsa che la rende asfittica.

Noi crediamo de fide che la Verità sarà "ripareggiata", per usare un termine ameriano.

Stefano78 ha detto...

In tutte queste discussioni, sono arrivato alla conclusione - e credo che questo spiega ciò che sta accadendo -, che il papa davvero, molto sul serio vorrebbe riconoscere la Fraternità. Tuttavia le condizioni che egli pone sono impossibili per noi. Le condizioni che si trovano nella sua lettera sono per noi semplicemente impossibili.


Perchè? Mi chiedo, davvero, perchè?

Antonio ha detto...

Le condizioni che si trovano nella sua lettera sono per noi semplicemente impossibili

L'avevano già detto gli altri 3 vescovi ad aprile, nella lettera famosa. Fellay, forse duro di comprendonio, ci è arrivato con qualche mese di ritardo.

Bizantinismi: Non mi riferivo a Lei, Mic, ma alle trattative di Fellay.

All'altro anonimo, dico: non ci sono argomenti per sostenere che la Chiesa è a Verrua, nè a Econe, nè a Roma. Forse, magari, è a casa sua, oppure, più realisticamente, nei cuori di chi è unito a Gesù Cristo.

Anonimo ha detto...

Antonio,
mi spiace, colgo la sua sofferenza che, mi creda, è anche la mia e di tanti come noi che questa terribile "Passio Ecclesiae" la stanno subendo.
Rimaniamo uniti nella preghiera e continui a scrivere.

Silente ha detto...

L'articolato intervento di Mons. Fellay mette ben in luce un punto: il dissenso principale è riconducibile al tentativo vaticano di dogmatizzare surrettiziamente il concilio (che per sua natura non è dogmatizzabile), con il suo carico di errori, di ambiguità e di tragiche conseguenze. Non vi è dissenso sul primato petrino, mai messo in discussione dalla Fraternità, e forse neppure sul Novus Ordo. Probabilmente un accordo di massima era stato raggiunto anche sullo status canonico o comunque era raggiungibile. Rimane, come un macigno, il problema del concilio o di sua alcune dichiarazioni. Il concilio in quanto contraddice (non dogmaticamente) verità (dogmatiche) precedentemente proclamate. Il concilio in quanto si è espresso in un linguaggio confuso, generico, ambiguo che contraddice la tradizione documentale precedente, giuridica, aristotelico-tomistica, sillogistica. Il concilio che è l'indubbia fonte e giustificazione degli errori teologici, dottrinali, pastorali e sociali del postconcilio. Appaiono bizzarre le recriminazioni di alcuni: "perchè la Fraternità non accetta la mano tesa?" Ammesso che la "mano tesa" veramente ci sia, un eventuale accordo non può avvenire a scapito della Verità. Il "non possumus" della Fraternità è fondato e necessario.

Anonimo ha detto...

Finalmente un pò di Verità. Il Papa vorrebbe ma non può. Molta chiesa (Nord Europa e Sudamerica) non vorrà mai. Molta Chiesa (Nord America e mediterranea) vorrebbe subito. Il Concilio è il bastone nell'ingranaggio che, con grande sollievo di tutti (anche del Papa), blocca tutto. Ma il bastone nel 2017 si spezzerà e la Chiesa di Roma sarà in caduta libera. Mons.Felley, che esce bene dalla vicenda soprattutto agli occhi degli esterni alla FSSPX, ha riagganciato l'imbragatura di sicurezza. Ora problema è tutto nostro. Per quel che mi riguarda, una Chiesa, che già da ora è simoniaca, quando nel 2017, sempre per mammona, si arrenderà ad un eretico, non sarà più la mia. Per ora comincio ad allacciarmi l'imbragatura sulla fibbia c'è scritto: chiesa di Berlino? No grazie!
Mazzarino

Stefano78 ha detto...

Ammesso che la "mano tesa" veramente ci sia, un eventuale accordo non può avvenire a scapito della Verità. Il "non possumus" della Fraternità è fondato e necessario

Manco l'articolata prolusione di Fellay vi fa convincere che "la mano tesa" c'è?

A scapito della Verità? E perchè, di grazia? Se fosse vero che le condizioni richieste dal Papa sarebbero a scapito della Verità, noi tutti staremmo in una condizione di menzogna? Lo capite o no che affermare una cosa del genere è grave?

Non vi sarebbe dissenso sul "primato petrino" (E MENO MALE) e FORSE nemmeno sul NOM. Come sarebbe a dire "FORSE"?

Dovete essere chiari! Anche voi! Pretendete, giustamente, chiarezza, ma anche voi dovete essere chiari!

Quali sono le critiche UFFICIALI che la SPX muove a certi errori di UOMINI di Chiesa?

Sono relative al LINGUAGGIO del Concilio e ad alcuni suoi pronunciamenti non dogmatici? Se è così NON C'E' motivo di rifiutare la condizioni del PAPA! E non c'è motivo di precorrere gli eventi su quello che poi sarà fatto contro la SPX riguardo le condizioni eventualmente accettate.

Come considera la SPX il NOM? Lo considera VALIDO (una Messa valida, nella quale avviene la Transustanziazione)? Se è così non c'è motivo di rifiutare le condizioni del Papa!

Come considera il Magistesto la SPX? Se lo considera come GIUSTAMENTE ha definito il Papa, allora non c'è motivo di rifiutare le sue condizioni. Perchè proprio considerandolo come lo definisce il Papa SI PUO' CONTESTARE CIO' che non è definibile come Magistero Dogmatico del Concilio!

Io non capisco, soprattutto dopo aver letto questa prolusione del Mons. Fellay, come egli stia ancora riiutando.

Sa per certo che il Papa vuole la regolarizzazione. Sa che il Papa vuole la Tradizione; sa che il Papa è attaccato dall'interno e che ha bisogno di aiuto; sa che sono stati operati atti di insubordinazione e di sabotaggio al Papa per la questione della SPX... SA TUTTO QUESTO, e perciò gli scrive direttamente... Ma continua a rimanere indeciso.

PERCHE'?

Anonimo ha detto...

Come considera il Magistesto la SPX? Se lo considera come GIUSTAMENTE ha definito il Papa, allora non c'è motivo di rifiutare le sue condizioni. Perchè proprio considerandolo come lo definisce il Papa SI PUO' CONTESTARE CIO' che non è definibile come Magistero Dogmatico del Concilio!

Il Papa lo dichiara in continuità (parlando di "continuità nella riforma"), ma non lo definisce. Rimane un discorso proclamato ma non provato in termini netti e autoritativamente definitori, per quei punti che sono notoriamente controversi, non solo per la FSSPX. E sarebbe quanto mai necessario farlo (come "supplicano" mons. Gherardini ed altri), perché si tratta di dati oggettivi, non di opinioni...

Invece, nel frattempo, la 'pastorale', cioè la prassi, continua proprio in quelle direzioni ritenute fonti di problemi a causa della 'discontinuità' sulle essenze non sulle contingenze, (alle quali il Papa dichiara che si riferiscono le novità nel suo famoso discorso del 22 dicembre 2005)

Anonimo ha detto...

@ Stefano78
rilegga attentamente tutto il discorso di mons. Fellay, in part. il paragrafo "La lettera al Papa e la sua risposta".
Rilegga e magari usi un evidenziatore per sottolineare i punti cruciali, soprattutto quelle 3 CONDIZIONI che Fellay dice di non poter accettare.
---------
ad es. (le suggerisco alcuni nodi) >
Ho scritto al Papa: « Non possiamo firmare ciò », spiegando: « Fino ad ora, dal momento che non siamo d'accordo sul concilio e poiché lei desidera, a quanto pare, di riconoscerci, avevo pensato che fosse disposto a mettere da parte il Concilio »...
"...il Papa mi ha risposto con una lettera del 30 giugno in cui pone tre condizioni:

1- La prima è che dobbiamo riconoscere che il Magistero è il giudice autentico della Tradizione apostolica, questo significa che è il Magistero che ci dice ciò che appartiene alla Tradizione. Questo è vero. Ma, ovviamente, le autorità romane desiderano utilizzarlo per dire: riconoscete ciò, e dunque ora noi decidiamo che il Concilio è tradizionale, e dovete accettarlo....
[mai la Chiesa Docente aveva usato questa procedura "decidiamo noi CHE COSA è tradizionale"; cfr. spiegazione di Mic quando dice è stato cambiato il baricentro passando dall'Oggetto-Rivelazione immutabile nei suoi fondamenti donato e accolto al soggetto-Chiesa mutevole e cangiante a seconda dei tempi..."]

2- È necessario per noi accettare il fatto che il Concilio è parte integrante della Tradizione, della Tradizione apostolica. Ma qui si dice che l'osservazione di tutti i giorni ci dimostra il contrario. Come si potrebbe dire tutto in una volta che questo Concilio è tradizionale? Per essere in grado di dire una cosa del genere, hanno cambiato completamente il significato del termine «Tradizione ».... [comprende, Stefano78? i pastori conciliari hanno CAMBIATO completamente il significato del termine Tradizione: questa è la nefasta rivoluzione del cv2, linguaggio della rivoluzione che ha SOVVERTITTO TUTTI GLI ANTICHI significati delle parole.]

[...]ciò sarebbe semplicemente auto-distruzione. Perché accettare tutto ciò che è accaduto oggi nella Chiesa sarebbe distruggere noi stessi. Sarebbe abbandonare tutti i tesori della tradizione.
----------
Riesce, lei Stefano78, a vedere questa distruzione certa -nell'accettare quelle falsificanti affermazioni, generate proprio dal linguaggio ambiguo e sovversivo del concilio- di tutti i tesori concreti della Tradizione (quella vera, non quella conciliare a cui fa riferimento il masgistero "vivente", cioè transeunte) ?

Ciò che tanto la scandalizza e di cui lei non vuole prendere atto, si chiama grande apostasia, è una realtà in pieno svolgimento, predetta dalle Scritture, che si sta avverando da 50 anni a questa parte. E' ciò che la Madonna predisse a Fatima (come ricordava anche L. Moscardò dicendo che Ella ha parlato chiaro....)

Daniele Di Geronimo ha detto...

Per motivi anagrafici non ho assistito allo strappo, alle variazioni che nella Chiesa ci sono stati cinquant'anni fa. Forse il buon Dio mi ha preservato da tale atroce sofferenza, visto quanto soffro ora che queste variazioni le soffro studiandole, vedendole ormai avvenute e reiterate. Sono un pò come il prete conosciuto da mons. Fellay in Argentina, profondamente deluso, offeso e tradito da tutti coloro che mi hanno tenuto nascosto, impedendomi di crescerci, nella sanità della Tradizione e dell'ortodossia. Infatti oggi soffro dell'asma della modernità.

Per quel che concerne la situazione attuale rincuora, da una parte, la volontà del Papa (boicottata qui come altrove da chi dovrebbe realizzare e non frenare la Sua volontà) di riconoscere la Fraternità (e tutto quello che significa); dall'altro però lascia aperte molte domande e sofferenti riflessioni. Come si può pensare di riconoscere la Fraternità e non disconoscere tante realtà ecclesiali diametralmente opposte alla Fraternità e alla Chiesa cattolica stessa (anche quella nelle condizioni attuali)? Con che prospettiva si vuole riconoscere la Fraternità? Per inglobarla in questa sincretistica chiesa federale (vedi la questione con i protestanti), soffocare la Fraternità ed eliminare il problema?

Certo una soluzione facile non c'è. Forse ora come ora non è nemmeno immaginabile. Ci si dovrebbe aspettare dal Papa (unico a poterlo fare) un riconoscimento degli errori del Concilio e di tutto quello che è seguito? Dovrebbe, forse, ma temo sia ancora troppo presto. Non trovo una terza via oltre a quella di un'ammissione (totale o parziale che sia) di colpe da parte o di Roma o di Econe. Se ha sbagliato (concedetemi la semplificazione del problema) Roma, ha ragione la Fraternità a denunciare il tutto; se sbaglia la Fraternità c'è da uscire pazzi. La Fraternità crede quello che la Chiesa ha sempre creduto e che, ancora oggi, fa parte del suo patrimonio di fede. Come si può pensare che stiano sbagliando?

Silente ha detto...

A Stefano78.
Cercherò di essere più chiaro, anche a costo di un eccessivo semplicismo. Non solo la Fraternità, ma tutti i cattolici non possono accettare le novità conciliari che contraddicono la Tradizione e la Dottrina di Sempre. Mi riferisco, ad esempio ma non solo, al principio della libertà religiosa, alla nuova giudeologia, al "subsistit in", all'ecumenismo, alla collegialità. Queste nuove "verità", affermate in un concilio che per sua natura non è dogmatico, sono in palese, clamorosa contraddizione con Verità in precedenza dogmaticamente proclamate. Lo scandalo non è solo nella contraddizione tra queste dichiarazioni conciliari e la Dottrina di Sempre, ma anche nel fatto che il Vaticano voglia "dogmatizzare" la "nuova pastorale" senza alcuna base giuridica e soprattutto dottrinale. L'imposizione arrogante dell'accettazione del concilio, che impedirebbe di fatto ogni discussione (lecita, perchè il concilio si autodefinì "pastorale" - qualsiasi cosa questa confusa definizione voglia dire - e non dogmatico) sulle perniciose novità. La questione non tocca solo la Fraternità, ma anche tutte la voci coraggiose, da Amerio a Gherardini, da de Mattei a Lanzetta, che hanno ribadito, rispettosamente ma fermamente, la necessità che la Chiesa risolva, con la sua voce, queste contraddizioni. Ciò finora non è avvenuto. Solo una cosa la Chiesa non può fare: dichiarare che ciò è stato affermato dopo è più vero di ciò che è stato affermato prima: sarebbe una caduta nello storicismo relativista che minerebbe ontologicamente la natura della Chiesa. Né è credibile la tesi, sostenuta ad esempio, ma non solo, da un Cavalcoli, dello "sviluppo organico" della dottrina e della teologia. Non vi può essere "sviluppo organico" quando vi è, nel concilio e nel postconcilio, negazione radicale di dottrine in precedenza dogmatizzate: basti pensare alla libertà religiosa o al tema della relazione con i giudei. Per questo la posizione della Fraternità, e la sua ferma resistenza a un accordo che imponga il neodogma del concilio, deve essere la posizione di tutti i cattolici che credono nella Tradizione (ma si può essere cattolici senza credere nella Tradizione?).

Stefano78 ha detto...

Per questo la posizione della Fraternità, e la sua ferma resistenza a un accordo che imponga il neodogma del concilio, deve essere la posizione di tutti i cattolici che credono nella Tradizione

Rispondo a Silente ma anche all'anonimo sopra.

Dopo aver evidenziato le parole del Mons. Fellay riguardo le condizioni del Papa, VI DIMENTICATE DI EVIDENZIARE ANCHE UNA PICCOLA FRASE DEL MONSIGNORE: "QUESTO E' VERO"!

Monsignore, nella sua esposizione, non dice affatto che il Papa stia dicendo FALSITA' (mi dite che la SPX accetterebbe la menzogna, giusto?). Dice che quello che gli sta proponendo è AMBIGUO, perchè in definitiva ambivalente.

E IO SONO D'ACCORDO CON FELLAY! Ma questo, a mio avviso (che è il linguaggio conciliarese), NON PERMETTE A MONSIGNORE DI RIFUTARE!

Perchè? Perchè ha detto anche lui quali sono le condizioni in cui lavora il Papa, che il Papa vuole la Tradizione, che rispetta la SPX, che è insubordinato e sabotato, ecc, ecc..

Davanti a queste ammissioni, mi risulta INCOMPRENSIBILE il rifiuto!

Ciò che dice il Papa e che propone a Fellay è VERO! Non si può definire FALSO senza incorrere in una vera e propria ERESIA.

Il CONTENUTO di quello che dice il Papa, invece, può e deve essere discusso! Ma per questa sacrosanta discussione, che avviene anche in Istituti religiosi come i FFI, o come il IBP, o altri, NON PUO' essere il motivo del permanere di una "scissione" di fatto!

Infatti, se affermate che accettando, accettereste la MENZOGNA (a parte la gravità di cui sopra), definireste anche MENZOGNERI chi non è nella vostra condizione! Quindi anche Gherardini! Vi risulta che Gherardini sia nella vostra stessa condizione? A ME NO!

Se Egli stesse nella MENZOGNA, e ne fosse convinto, come voi, dovrebbe chiedere lui stesso di essere allontanato, o dovrebbe ACCUSARE pubblicamente la Chiesa! Invece che fa? FA UNA SUPPLICA! E questo dovreste fare anche voi! Nel senso che, accettando la vostra SICURA persecuzione, alla vostra regolarizzazione, dovreste mettere il vostro reale CARISMA a servizio della CHIESA TUTTA, traducendo la vistra Pastorale in una Pastorale Tradizionale UNIVERSALE (=Cattolica).

E' VERO, inoltre ciò che dice il Papa: il NOM E' VALIDO! Lo considerate o no valido? Per favore: rispondete chiaramente! Dovete essere CHIARI, siccome pretendete, giustamente, chiarezza!

Se lo considerate valido, le condizioni messe dal Papa, a cui potete dire SI' sono già 2!

Il Papa dice che il Concilio è in "continuità". Questo anche è VERO! In che senso? Che la risoluzione delle contraddizioni del concilio sta proprio nella lettura "in continuità"!

Quello che non è vero è che questa lettura in continuità sia stata dimostrata autoritativamente o che abbia sciolto le effettive contraddizioni del Concilio PASTORALE con la dottrina precedente.

Ma io mi domando: PUO' questo stato di fatto far RIFIUTARE la regolarizzazione? E' chiaro che questo è un lavoro DA FARE, e se fosse fatto la SPX non sarebbe in questa condizione!

Ma allora cosa volete? "Convertire Roma modernista" come condizione previa per la regolarizzazione?

Potete, cortesemente, rispondere SI O NO alle domande che ho fatto, motivando? Grazie.

Anonimo ha detto...

Quello che intende dire Stefano è accettare lo Status quo della Chiesa, che comunque è immodificabile, aderire alle condizioni del Papa puntualizzando la "lettura in continuità", che Mons. Schneider ha dimostrato che può essere fatta (ne ha fatto un concreto excursus, sia pu riconoscendo che comunque occorrerebbe un nuovo Syllabo) anche se è solo proclamata. Ciò non impedisce a questo vescovo secondo il cuore del Signore - come non impedisce a noi - di essere in QUESTA Chiesa...

In fondo proclamare la lettura in continuità non significa accettare il concilio con tutte le sue rotture che non possono essere approvate né dalla Fraternità né da qualunque cattolico. Può sembrare un compromesso; ma forse è una questione che richiede discernimento e non irrigidimenti. E d'altronde è esattamente questo (e non un altro) il fronte da cui proseguire la Buona Battaglia.
Capisco il non fidarsi di certe gerarchie, ma ci sono anche altri. Fellay dice, non basta che ci vogliano bene e dunque intende dire dovrebbero anche poter far qualcosa per garantirci.

Ma questa garanzia nessuno di noi ce l'ha. Ci mancano i vescovi e i pastori. E forse lo dovrebbero fare se non altro per noi e per quanti come noi li seguirebbero, a regolarizzazione avvenuta. E per quanti ancora, per la loro presenza e attività, che la prelatura dovrebbe consentire, non sarebbero inquinati da una pastorale distorta.

La questione non è chiusa, appare però a un punto morto. Spero che un segnale più positivo dell'ultima lettera ED possa arrivare al più presto perché davvero la Chiesa è in asfissia...

Marco Marchesini ha detto...

In sostanza Stefano, stai proponendo un accordo del tipo del Buon Pastore. A mio avviso il testo proposto è ottimo: rito esclusivo VO e libertà di critica costruttiva del Concilio Vaticano Secondo, critica fatta propria anche da mons. Gherardini.

Il problema è che alla FSSPX è stato proposto un accordo molto più restrittivo in senso “continuista” inaccettabile: a quel punto non erano più ammesse critiche né al Concilio e neanche all'obbligatorietà del NO.

Ha fatto bene mons. Fellay a rifiutare un simile accordo.

Marco Marchesini ha detto...

Mic, mi manderesti il link del discorso di Monds. Schneider?

Grazie.

Silente ha detto...

A Stefano78. Premesso che non faccio parte della FSSPX e non ho neppure contatti diretti con essa, ritengo che sia stata saggia la decisione di rifiutare l'accordo che implicava, a quanto ne si sa, l'accettazione incondizionata del concilio. Tale accettazione è inaccettabile non solo per la Fraternità, ma per tutti i cattolici tradizionalisti. Significherebbe l'affermazione, per via extra-giuridica, di una dogmatizzazione del concilio, altrimenti impossibile per lo status canonico del concilio stesso e, soprattutto, per la contraddizione di alcune tesi conciliari con la Dottrina di sempre. Questo è il punto. Il resto è contorno. La tesi della "continuità" non regge - infatti è stata proclamata e mai dimostrata -. Non può esservi "continuità", ad esempio, sul tema della libertà religiosa o della Nuova Alleanza. Il contrasto con le dottrine precedenti (dogmatiche) è troppo stridente e radicale. Nè vale il pricipio "autoritativo" del magistero, per cui ci deve essere sufficiente l'affermazione della "continuità". La dottrina Cattolica si basa sulla Fede ma anche sulla razionalità tomistica e giuridica.E il fatto è che tale "continuità" non è mai stata dimostrata. Per cui la pretesa di un'accettazione incondizionata delle "nuove verità" conciliari è irricevibile. E quasto vale per la Fraternità ma anche per i cattolici tutti. Et de hoc satis.

Anonimo ha detto...

Caro Marco,
ho dimenticato di inserirlo.

Eccoti il link

Marco Marchesini ha detto...

Ok, grazie mic-

Stefano78 ha detto...

E quasto vale per la Fraternità ma anche per i cattolici tutti. Et de hoc satis.

Che lei faccia parte della SPX o meno, le risposte non sono arrivate. Tanto basta

Caterina63 ha detto...

Antonio dice:
secondo Lei, a Dio piace di più che si tratti ad oltranza su questioni spesso bizantine, o che si preghi e si aiutino i poveri?

****

ma che c'azzecca la carità? forse che la FSSPX è insensibile a questa voce?
forse che la vera carità non includa piuttosto LA LUCE IMPIETOSA DELLA VERITA, come spiega bene il cardinale Biffi al quale questo ecumenismo con i protestanti non piace proprio?
Forse perchè uno è povero NON avrebbe alcun diritto alla Tradizione o alla Messa antica?
il povero NON avrebbe il dovere alla conversione?

ma secondo lei la carità del vangelo è solo per nutrire le pance?
suvvia!!! non materializziamo ogni discorso, cerchiamo di volare IN ALTO in verticale e non in basso in orizzontale ;-)

Antonio ha detto...

Caterina63: Francamente non capisco quanto dice. Mi pare che la sua sia un'accozzaglia di idee confusionarie, con la servile citazione di Biffi, che nonostante i suoi gusti rimase cardinale. Io semplicemente dico che è meglio aiutare i poveri e pregare piuttosto che andare a Roma a insegnare "la luce impietosa della verità" al papa. Questo, a maggior ragione visti i risultati, ed i giusti timori dei 3 vescovi (cfr. lettera di aprile). Se una delle due parti non è onesta, come si è ampiamente dimostrato, non si può trattare.

giuseppe ha detto...

Trovo molto azzeccate e molto chiare le considerazioni di Stefano78 nel commento delle 09:40. Non si può negare che, a fronte delle gravi tensioni presenti nella Curia, che tanta sofferenza hanno provocato e provocano nella Chiesa, ci siano profonde contraddizioni nella teorizzazione attuale della SPX per bocca del Superiore.

A parte la monotonia di certi passaggi ripetuti come se nulla fosse accaduto sotto il Pontificato di Benedetto XVI, è evidente, per esempio, la confusione paralizzante che si fa tra i contenuti del Concilio e le applicazioni che concretamente se ne sono fatte. Questo davvero rischia di bloccare la SPX in un permanente "punto di partenza" dal quale non si sciolgono mai gli ormeggi e, soprattutto, rischia di trascinarli in un rifiuto formale dell'Autorità del Vicario di Cristo (la cui volontà ammettono ormai di conoscere alla perfezione) che è inquietante e potrebbe rivelarsi esiziale.

Domandarsi "perché", tuttavia, sembra un esercizio inutile. E' molto più importante fare tesoro delle bellissime realtà che stanno crescendo e sviluppandosi nella Chiesa, di cui esempi meravigliosi sono - tra i tanti - la celebrazione in San Pietro del Prefetto della Congregazione per il culto e gli insegnamenti del Vescovo Mons. Schneider, e che non saranno di sicuro ostacolate da chi ha deciso di fare il presunto "purista".

Si tratta allora di lasciare a ciscuno le proprie responsabilità, di non perdere tempo inutilmente e lavorare alcremente per la buona causa della Fede, nell'unico luogo nel quale questo lavoro ha un senso cattolico.

Anonimo ha detto...

A parte la monotonia di certi passaggi ripetuti come se nulla fosse accaduto sotto il Pontificato di Benedetto XVI, è evidente, per esempio, la confusione paralizzante che si fa tra i contenuti del Concilio e le applicazioni che concretamente se ne sono fatte.

Giuseppe,

mi saprebbe dire "le applicazioni che concretamente ne sono state fatte" da dove sono scaturite? Sono forse nate dal niente o trovano il loro humus proprio in certe ambiguità e disinvolte 'eccezioni' che sono diventate la regola, perfettamente individuate da tanti studiosi e teologi e non solo dalla FSSPX o da Fellay?

E chi è che lo ha tradotte in pratica, cioè applicate? Io? Lei?

Videatur ha detto...

@Giuseppe:
Insegnamenti del vescovo Schneider

"....Già il Concilio di Trento affermava in uno dei suoi ultimi decreti sulla riforma generale della Chiesa: “il santo sinodo, scosso dai tanti gravissimi mali che travagliano la Chiesa, non può non ricordare che la cosa più necessaria alla Chiesa di Dio è ... scegliere pastori ottimi e idonei; a maggior ragione, in quanto il signore nostro Gesù Cristo chiederà conto del sangue di quelle pecore che dovessero perire a causa del cattivo governo di pastori negligenti e immemori del loro dovere” (Sessio XXIV, Decretum de reformatione, can. 1). Il Concilio prosegue: “Quanto a tutti coloro che per qualunque ragione hanno da parte della Santa Sede qualche diritto per intervenire nella promozione dei futuri prelati o a quelli che vi prendono parte in altro modo... il santo Concilio li esorta e li ammonisce perché si ricordino anzitutto che essi non possono fare nulla di più utile per la gloria di Dio e la salvezza dei popoli, che impegnarsi a scegliere pastori buoni e idonei a governare la Chiesa” (ibid.).

C’è dunque davvero bisogno di un Sillabo conciliare con valore dottrinale ed inoltre c’è il bisogno dell’aumento del numero di Pastori santi, coraggiosi e profondamente radicati nella tradizione della Chiesa, privi di ogni specie di mentalità di rottura sia in campo dottrinale, sia in campo liturgico. Infatti, questi due elementi costituiscono l’indispensabile condizione affinché la confusione dottrinale, liturgica e pastorale diminuisca notevolmente e l’opera pastorale del Concilio Vaticano II possa portare molti e durevoli frutti nello spirito della tradizione, che ci collega con lo spirito che regnava in ogni tempo, dappertutto ed in tutti veri figli della Chiesa cattolica, che è l’unica e la vera Chiesa di Dio sulla terra.

Roma, 17 dicembre 2010

giuseppe ha detto...

@mic 19:03

Le rispondo che le errate applicazioni sono nate e trovano il loro humus anche, esattamente, come Lei ha scritto, "in certe ambiguità e disinvolte 'eccezioni' che sono diventate la regola, perfettamente individuate da tanti studiosi e teologi". Naturalmente non solo in questo, perché sappiamo bene quali "teologie" si fossero sviluppate ed estese sotto traccia ben prima del Concilio e quale influsso abbia giocato anche il clima culturale e politico degli anni sessanta - settanta.

Aggiungo - e penso che la cosa rivesta notevole interesse - che tra i teologi che hanno saputo individuare le "ambiguità e disinvolte eccezioni", specialmente in campo liturgico, c'é J. Ratzinger. Anche ora, in recentissimi discorsi, il Papa Bebendetto XVI ha espressamente individuato imperfezioni e insufficienze nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes, come nella dichiarazione Nostra aetate.

A questo si aggiunge il lavoro intenso e fruttuoso di numerosi Prelati, Vescovi, Cardinali, Storici, Filosofi, Sacerdoti, Religiosi e semplici Fedeli che con animo cattolico e Amore alla Chiesa si stanno adoperando per il recupero della Tradizione nell'Anno della Fede, che vuol dire (e non può significare altro) la ricollocazione del Concilio Vaticano II sulla linea della costante Tradizione Apostolica.

Di qui, non da altro, l'amara constatazione che certe piagnucolose ripetizioni della SPX rischiano di dare un significato diverso all'espressione "non possiamo", che si avvicinerebbe a "non vogliamo". E si potrebbe avere l'impressione che l'affetto che il Papa nutre verso di loro (e lo sanno, dice Mons. Fellay) non è tanto ricambiato.

Per questa via si stanno estraniando. Uno può dire: fatti loro. Però dispiace...

Marco Marchesini ha detto...

Stefano78,
la FSSPX non può accettare un accordo dove le si neghi di criticare il Concilio e si imponga loro il NO. Lo considerano valido, questo è vero, come non rigettano tutto il Concilio, ma solo le parti non inquadrabili in senso tradizionale.
Quello che vogliono è essere accettati da Roma esattamente così come sono.
Almeno questo è quello che ho capito. Quali sono dubbi Stefano78?

Anonimo ha detto...

In realtà Stefano78, mentre pone le domande, ipso facto erige un muro di granito nella sua mente, di fronte a tutte le risposte che, essendo divergenti dalle sue idee preconcette, potrebbero farlo riflettere ed allargare il suo raggio visuale.
Dunque le risposte non gli interessano, perchè accetta solo quelle che collimano con le sue idee. Domande inutili, quando uno già si è risposto da solo, infatti dice: "non sono arrivate risposte", pochè non le vede proprio quelle che gli vengono offerte.
Così purtroppo funziona l'umano pre-giudizio.

Stefano78 ha detto...

Così purtroppo funziona l'umano pre-giudizio.

Così invece funziona il vittimismo. Le domande sono chiare, le risposte nel merito?

Stefano78 ha detto...

Quali sono dubbi Stefano78?

I miei dubbi risalgono alle motiviazioni del rifiuto della SPX. Stante tutto quello che ha detto Monsignore nella sua prolusione.

Non risulta, dal discorso di Monsignore, che il Papap gli abbia DOGMATIZZATO il Concilio. Dove risulta? Non mi risulta che gli abbia imposto di rinunciare alla Tradizione o di "contaminare" il Rito.

Se quello che penso è vero, perchè rifiutare, lasciando le ANIME a cui si riferisce giustamente Monsignore, SENZA ACQUA?

Anonimo ha detto...

lasciando le ANIME a cui si riferisce giustamente Monsignore, SENZA ACQUA?
...................
ma la FSSPX non è mica LA Sorgente dell'"acqua della Vita", nè l'unica ed esclusiva erogatrice di essa ! non ne ha mai fatto incetta, credo, nè mai ha chiuso le condutture a danno di alcun assetato.
E' il Signore che nell'AT dice:
"Hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, dice il Signore» (Ger 2,13
e Gesù dice : "Chi ha sete venga da Me e beva".
(piuttosto, bisogna vedere e dire chiaro chi e perchè continua ad inquinare i canali erogatori e le falde acquifere, da mezzo secolo dentro la Chiesa....e la FSSPX -che stia dentro o fuori o ai margini non incide su ciò- NON ha alcun potere su costoro, finchè il Signore non li rovescia dai loro troni occulti!)

Marco Marchesini ha detto...

Nella lettera che il Papa ha mandato in risposta a quella di mons. Fellay.

Il Papa avrebbe imposto alla FSSPX di accettare il Concilio in toto, quindi critiche "alla mons. Gherardii" per capirsi non sarebbero state possibile.
Per questo ha rifiutato l'accordo.

Anonimo ha detto...

Il Papa avrebbe imposto alla FSSPX di accettare il Concilio in toto

E' una strana marcia indietro rispetto all'atteggiamento precedente che ha previsto le discussioni e potrebbe rifiutarne la dialettica ad oltranza solo dogmatizzando, non solo de facto ma de iure, quello che ci vien proposto di credere... Invece ciò non accade "per definizione" sotto l'egida della pastoralità, che tuttavia le persone le cambia... e la FSSPX (e non solo) viene silenziata. E' un paradosso pazzesco, un absurdum indicibile.