Altre novità da Charlotte: innovazioni di dubbia efficacia dal punto di vista della formazione sacerdotale. Ogni seminarista riceverà lo stipendio completo e i benefit, ma dovrà pagare le bollette con lo stipendio da insegnante e non gli sarà consentito indossare abiti clericali. Precedenti a partire da qui - qui - qui.
La diocesi di Charlotte richiederà ai seminaristi di dedicare un "anno pastorale" extra all'insegnamento, vivendo come laici
Leggo su Lifesitenews che la diocesi di Charlotte, guidata dal vescovo Michael Martin OFM, ha in programma di aggiungere un ulteriore “anno pastorale” alla formazione del seminario che, a partire dal prossimo anno accademico, richiederà ai seminaristi di lavorare a tempo pieno nelle scuole cattoliche, vivendo in gran parte come laici comuni.
I cambiamenti nella formazione sacerdotale, annunciati in una nota e-mail del 15 dicembre ottenuta da The Pillar, richiederanno ai seminaristi di trascorrere un ulteriore "anno pastorale" tra i loro studi obbligatori di filosofia e teologia, insegnando a tempo pieno nelle scuole medie o superiori locali, presumibilmente per sperimentare le sfide quotidiane dei fedeli laici che sperano di guidare come chierici.
Non bastavano tutte le altre limitazioni e innovazioni che hanno suscitato le reazioni dei fedeli, di cui ai link dell'incipit, in parte riassunte dall'immagine a lato.
Durante questo "anno pastorale", ogni seminarista avrà un "mentore laico" e riceverà stipendio e benefici completi, ma dovrà pagare le bollette con il suo stipendio da insegnante, oltre a pagare un anno extra di retta, e non gli sarà permesso indossare abiti clericali.
Le modifiche alla formazione in seminario sono solo le ultime apportate alla diocesi da Martin, che ha fortemente limitato la celebrazione della Messa latina tradizionale e ha persino vietato l'uso delle balaustre per la comunione nelle Messe del Novus Ordo.
Dal promemoria si deduce l'intento che questo anno pastorale offra un'opportunità a quei seminaristi "che hanno poca esperienza lavorativa di assumersi le esigenze di un lavoro a tempo pieno, pagare le bollette e imparare a gestire gli aspetti della vita quotidiana che le persone nelle nostre parrocchie devono gestire continuamente". Con l'aggiunta che l'obiettivo dello stesso anno pastorale sostanzialmente è quello di consentire "un tempo concreto e prolungato nel ministero pastorale, con modalità che gli incarichi assegnati dai nostri seminari semplicemente non possono fornire".
Mantenendo l'anonimato, un sacerdote diocesano ha dichiarato a The Pillar che l'anno pastorale aggiuntivo è "bizzarro", affermando che "(Il programma) aggiunge un altro anno alla formazione (del seminario) per qualcosa che non sembra essere direttamente applicabile alla vita sacerdotale e al ministero".
Alcuni fedeli hanno anche espresso preoccupazione per il fatto che questi aspiranti sacerdoti probabilmente non sono qualificati per insegnare prima di iniziare gli studi di teologia. - Fonte


8 commenti:
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2018/12/il-volto-angelico-di-santo-stefano.html
È proprio una moda tutta conciliare quella di allungare all'infinito i tempi di formazione... pur di fronte al fatto che il risultato non cambia.
Per esempio nella mia diocesi vige l'Anno Propedeutico "che può durare anche Più di un Anno", e che si aggiunge al fatidico Anno Pastorale da sopportare al termine del seminario. E anche insieme a tutte le genialate intermedie (il Tempo di Missione, il Darsi da Fare per i Campi Scuola, ecc.) il risultato finale è che i preti sono dei buoni a nulla e sempre pronti a mollare la presa (alcuni hanno abbandonato il sacerdozio nel giro di sei mesi).
Ma fondamentalmente il problema è proprio il caro famigerato Concilio. Il seminario ti abitua a ridurre la Comunione a un gettone di presenza, a ridurre la liturgia ad uno spettacolino da far "riuscire", a ridurre le omelie e le catechesi ad una sterile insalatona di paroloni di moda, e soprattutto a disprezzare ed emarginare qualsiasi cosa non abbastanza conciliare.
In breve, i maldestri tentativi di far funzionare il baraccone conciliare sono ciò che gli americani chiamerebbero wag the dog. Quando il cane non scodinzola, bisogna "agitare il cane" di modo che all'osservatore sembri che la coda stia scodinzolando.
E poi ci meravigliamo se i preti diminuiscono e quei pochi nuovi preti sono tutto fuorché preti, a cominciare dal modo in cui vestono per finire col modo di cui agiscono?
Pare quasi fare il paio con quanto dettomi dal bibliotecario del Seminario di Trieste (che non esiste più: c'è un interdiocesano a Udine, e non c'è più nemmeno il bibliotecario, è morto da anni), testuale: "Ci servono preti che facciano servizio fra la gente: di preti che se ne stanno a dir messa in chiesa ne abbiamo fin troppi!"
Avevo pensato in risposta, ma non avevo voglia di discutere e non l'ho detto: "Strano, pensavo che il compito di un prete fosse proprio quello. " Di "dire messa", intendevo.
Serve l'uno e l'altro, la Messa ma anche che il prete sia presente fra le sue pecore, e che le vada a cercare perché è una illusione pensare che la gente battezzata ma non cristiana vada in chiesa senza che la chiesa sia missionaria. Questa missionarieta' oggigiorno i preti non ce l'hanno più, accontentandosi di gestire i 4 gatti che si ritrovano in parrocchia spontaneamente, senza sforzo. E poi, siccome i fedeli sono 4 gatti, c'è la motivazione giusta per ridurre le Messe, accorpare le parrocchie, chiudere le chiese, ridurre ogni altra attività. Un'atmosfera da saldi e svendita per cessazione attività... Mi ricordo che i preti pre-conciliari tanto vituperati non avevano paura di uscire dalle sagrestie e di farsi vedere anche all'osteria o al bar di quartiere, di andare a benedire e dir Messa nelle fabbriche, di aiutare concretamente i loro parrocchiani, sia spiritualmente ma anche materialmente, essendo dei veri punti di riferimento solidi in tutti i sensi, ma in primo luogo per la loro fede. Fede che nei sacerdoti attuali è a dir poco deboluccia, disincarnata, pavida, ovviamente con le dovute eccezioni.
Questi ci hanno sopra tutto la fede lgbq+-/virgola etc...
Nella mia parrocchia e' proprio così. Chi c'e', c'e'.
Notiziario parrocchiale? Non c'e'.
Si comunica durante o al termine della Messa a chi c'e'. Questo e' quanto.
Chi non c'e' non ha alcuna notizia di cosa si fa, e' stato fatto, o andra' fatto.
Andiamo alle benedizioni delle case, ci sono ancora preti che prima di Pasqua vanno
a benedire le famiglie nelle case o forse e' piu' comodo dare l'acqua benedetta nelle bottigliette? Ai miei tempi i preti cominciavano molto tempo prima di Pasqua, gia' a Gennaio e passavano a benedire ogni appartamento sia che le persone fossero in casa sia che fossero assenti, sia che non aprissero, con tanto di chierichetti e secchiello con l'acqua benedetta e con la tonaca; altro che jeans. Bello,forte e chiaro e visibile!
Non si potrebbe immaginare una norma più bislacca e anche, a ben vedere, più ottusa.
Sembra fatta apposta per far perdere l'entusiasmo, la spinta religiosa ai seminaristi.
Un anno a insegnare da civili, vivendo da civili, in scuole si suppone "miste" (co-education), dove ci saranno probabilmente anche graziose fanciulle. E senza avere ancora la preparazione necessaria, quella di studi compiuti e terminati. Il povero seminarista si troverà esposto a tutte le tentazioni, senza avere ancora maturato appieno le necessarie difese spirituali.
È la logica perversa del VAticano II : il prete, a cominciare dal seminarista, deve essere nel mondo, sin dall'inizio. Ma questo è l'errore: nel mondo, per convertirlo, deve entrarci una volta che sia ben formato e preparato, non durante questa preparazione.
Ho letto una voltta che, durante il loro addestramento, i futuri ufficiali della Legione straniera francese dovevano per un mese o due vivere da soldati semplici, obbedendo ovviamente senza fiatarre a tutti gli ordini ricevuti da caporali, sergenti, etc. Così facevano un'esperienza di obbedienza al comando che sarebbe stata a loro molto utile, una volta in carica, come ufficiali effettivi.
Questa era una norma saggia e si applicava appunto all'interno dell'istituzione militare, per un tempo necessariamente breve, sicuramente formativo.
Invece le "riforme" del Concilio hanno rimescolato tutto, il prete e il civile, maschi e femmine, in un caos che non accenna a diminuire. Adesso stanno riempiendo la Gerarchia cattolica di donne, solo perché sono donne, il cui "genio" sarebbe stato finora incompreso dalla Chiesa [sic].
Vedi il caso dei boyscouts cattolici. Era un bel corpo, con maschi e femmine (le Guide) nettamente separati e distinti. Dopo il Concilio, hanno deciso di mettere insieme maschi e femmine, distruggendo in pratica lo scoutismo cattolico, oggi molto ridotto di numero e diventato cassa di risonanza degli arcobaleno, si legge sui giornali.
L'ordinamento e l'addestramento di tipo militare senz'armi tipico degli scouts, con i loro canti e il collegamento ai fatti eroici delle guerre del passato, non piaceva alle ragazze, le quali hanno altri interessi. Tutte le tradizioni scout, prettamente maschili, sono così cadute, sostituite da un sentimentalismo farlocco, umanitario, tipicamente femminile (in senso deteriore, perché è uno dei volti del femminismo).
La Chiesa "conciliare", che Dio la perdoni, dove mette mano, distrugge.
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