Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 5 marzo 2013

L'Islam divide i cardinali

Oggi su Vatican Insider. Un'ottima sintesi di quanto ampiamente riportato da blog canadesi e francesi. E forse possiamo ricavarne una possibile spiegazione riguardo ai "manifesti elettorali" visibili a Roma di cui all'articolo precedente...

Rapporti tesi fra il cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, e il suo collega Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Justitia et pax, e considerato da molti come uno dei possibili candidati africani al papato. Le frizioni rimontano a qualche mese fa, al Sinodo dei vescovi sull’Evangelizzazione, l’ultimo Sinodo presieduto da papa Ratzinger. Il cardinale Turkson aveva presentato ai padri sinodali un video sull’islamizzazione crescente dell’Europa. E a quanto sembra il cardinale di Parigi, evidentemente toccato nel vivo (in Francia si costruiscono più moschee che chiese) avrebbe criticato con asprezza il video. Ma parecchi vescovi africani presenti hanno confermato quanto il filmato asseriva aggiungendo dettagli sull’offensiva, di cui adesso vediamo l’evidenza cruenta, dell’islam nel continente africano. A quanto sembra il cardinale di Parigi giudicava troppo dura la denuncia dell’invasione strisciante dell’islam nel vecchio Continente. E’ probabile che le due posizioni tornino a confrontarsi nel momento in cui nelle Congregazioni generali si parlerà dell’islam, e dei modi per affrontare il problema.  

Aggiungo, da quel che ho letto in questi giorni, che il cardinale primate di Francia, oltre alla sua spiccata propensione per il dialogo senza rete con l'Islam e le diverse confessioni cristiane, è ben noto per la sua forte avversione nei confronti della FSSPX e per tutti gli Istituti tradizionali legati a Roma, nonché per aver assunto posizione "gallicane" di spiccata autonomia rispetto a Roma sia sulla Chiesa in Cina che nei rapporti col Patriarcato di Mosca da lui condotti al di fuori dei canali ufficiali romani. Fino al punto da affidare agli Ortodossi nell'agosto 2011 - cosa mai vista nei confronti di un Istituto cattolico, l'antico convento delle Suore ausiliatrici di Épinay-sous-Sénart (Essonne), la cui inaugurazione è avvenuta in presenza del vescovo Hilarion di Volokolamsk, responsabile delle relazioni estere del Patriarcato moscovita, col quale continua ad intrattenere trattative improntate alla più decisa "autocefalia".

Una strana "Campagna elettorale": votate Turkson

Trovato su Letturine e ora ripreso anche da blog francesi. La 'strana' campagna elettorale nei confronti del cardinale ghanese, che di certo non giova alla sua immagine. C'è molto di inedito in questo conclave.

Roma, piazza san Giovanni in Laterano: curiosi manifesti elettorali per il prossimo conclave:

lunedì 4 marzo 2013

Cosa vuol dirci il Signore con quanto accade nella Chiesa?

Riprendo di seguito il commento di un lettore, estraendolo dal mare magnum dei post, perché rispecchia il mio sentire e quello, penso, della maggior parte di coloro che seguono questo blog. Esso dice anche quanto vorrei richiamare al mio cuore e alla mia mente in questi giorni di attesa, trepida e orante, in quest'ora piena di buio e di confusione, ma anche particolarmente ricca di Grazia, per l'approfondimento e la preghiera cui, in fondo, ci 'costringe' per poter continuare ad attingere fedelmente alle Sorgenti, per saper attendere senza impazienze e senza smettere di dare continuamente quella risposta che ci modella in Cristo e che nessun altro può dare al posto di ognuno di noi...

Credo sia giusto valutare e discutere la decisione del papa di dimettersi. Questo per molte ragioni.
  • Per ribadire che la croce è comunque l'essenza del cattolicesimo e lo strumento della nostra salvezza.
  • Per sottolineare che questa croce noi la possiamo sopportare solo se sorretti dalla Grazia di Dio, che è data ad ognuno nella misura appropriata e adeguata al suo stato (ed il papa naturalmente può godere di una particolare forma di infallibilità, quando la invoca).
  • Per capire che la vita naturale è importante nella misura in cui su questa si innesta la nostra vita soprannaturale.
  • Per capire che è la vita soprannaturale che sorregge i pastori della Chiesa, e che questa si deve avvalere, più che di pastori fisicamente in forma, di pastori in Grazia di Dio e che sappiano trasmettere a loro volta questa Grazia a tutti noi fedeli tramite i sacramenti.
È importante discutere la funzione del papa per sottolineare nuovamente che a lui specificatamente è stato affidato il compito di confermare noi fedeli nella fede. Naturalmente può essere utile indagarne anche le cause come cerca di fare Cavalcoli con questo articolo [una delle tante riflessioni che nutrono la nostra attesa].

Personalmente però mi sono ripromesso di non voler analizzare i motivi che possono aver portato papa Benedetto XVI alle dimissioni perché ciò mi porterebbe troppo pericolosamente a dover giudicare non solo gli atti ma anche le intenzioni e i possibili intendimenti del papa. E non mi sembra il modo migliore per aiutare la Chiesa nemmeno quello di fare come il padre Cavalcoli, che sembra sempre e solo voler difendere quanto fatto dal pontefice.
Quindi, in questa Quaresima preferisco tacere su questo aspetto e pensare ad altro o pregare.

Prendo però atto delle sue dimissioni e cerco di leggerle ad un altro livello. Cerco di capire cosa voglia indicarci con questo gesto la divina Provvidenza. Si, perché al di là della legittimità o meno di questo gesto, al di là della consapevolezza che lo stesso papa può avere di queste sue dimissioni, nessuno sa quale sia il disegno di Dio su questo nostro momento storico. È comunque Cristo il Re della storia e dell'Universo.
Penso che sia l'aspetto più importante di tutti: cosa ci vuole dire Iddio in questo momento storico, con una Chiesa lacerata e sofferente, con dei pastori spesso assenti dalla cura delle anime e con fedeli allo sbando?

Non lo so. Umilmente ci penso e ci medito sopra. Queste dimissioni poi cadono provvidenzialmente proprio all'inizio della Quaresima, tempo di penitenza e di conversione per eccellenza e sono quindi un motivo in più per chiedere misericordia e perdono a Dio per le mie mancanze. Per questo non mi interessa ciò che accade in Vaticano, se non nella misura in cui ciò può essere utile all'anima mia e all'anima di tutti i fedeli.
Più utile chiedere a Dio di non abbandonare la sua vera Chiesa ed i suoi santi. Come? Lascio a Lui ogni decisione, noi uomini, ultimamente, abbiamo già voluto far troppo e forse a volte abbiamo anche voluto forzargli la mano. 
E ciò nonostante mi fa riflettere anche quella profezia, in cui si dice che il papato farà la fine del re di Francia...

La mia sola, unica e umile conclusione é che se prima era importante essere vigilanti come le vergini in attesa dello sposo, credo lo sia ancor di più oggi.

Enrico Maria Radaelli, Eminentissimi Cardinali, non riunitevi in Conclave: eleggereste un Antipapa

Pubblico di seguito l'icastico testo scritto da Enrico Maria Radelli sulle gravi conseguenze che potrebbero avere la rinuncia del Papa e il Conclave che ne sta seguendo, dal titolo: Eminentissimi Cardinali non riunitevi in Conclave: eleggereste un Antipapa.

Mi pare che nessun altro sostenga le stesse tesi o per lo meno con la stessa contundenza e linearità, ma non c'è da stupirsi: la metafisica non è frequentata. Chissà che qualcuno non possa trovarvi argomenti per corroborare maggiormente il proprio pensiero informe, ma che vuole essere retto.

Lo scritto infatti merita attenzione perché tocca il cuore del problema ed il suo fascino risiede nell'applicazione di una teologia fondata su eccelsi modelli storici, scritturistici, patristici e tomistici. Con un rigore logico che non può essere dismesso facilmente neppure da chi propugna un'opinione più smussata.

Preciso che lo stesso Prof. Radaelli dichiara che la sua è un'ipotesi di coerenza che non è “una delle infinite ipotesi possibili”, ma è fondata su postulati metafisici certi. Sempre che la metafisica sia riconosciuta oggi realtà. Inoltre essa è e vuole essere unicamente uno stimolo a che le Autorità preposte alla dottrina diano le giuste risposte. [Vedi l'Osservazione conclusiva, formulata a seguito degli interventi e del dibattito di cui alla discussione.]

 Eminentissimi Cardinali, non riunitevi in Conclave: eleggereste un Antipapa.

1. Pietro e il primo tentativo di scendere dalla croce.

Sull’Appia antica, all’incirca all’incrocio con la via Ardeatina, ai tempi della prima persecuzione di Nerone, gli Atti di Pietro, pur apocrifi, narrano comunque di un Pietro fuggiasco, che, impaurito, terrorizzato dalla ferocia neroniana scatenata come fuoco contro la nuova setta dei Cristiani, temendo di presto perdere la vita, corre sulla strada che porta a Brindisi, per poi lì imbarcarsi verso Israele, verso Ierusalem, ma si imbatte in Gesù, che cammina in direzione contraria, verso l’Urbe: « Quo vadis, Domine? », « Dove vai, Signore? », stupefatto gli dice. E Gesù: « Vado a morire al posto tuo, Simone ».
Papa Celestino V, a suo tempo, concepì a proprio frutto una legge, oggi recepita nel canone 332.2 del Codice di Diritto Canonico, che permette al Papa di recedere, per sua insindacabile e assoluta volontà, dal triplo mandato di munus docendi, regendi et sanctificandi datogli personalmente da Cristo: « Tu sei Pietro, e su questa Pietra fonderò la mia Chiesa » (Mt 16, 18). Il beato Celestino V usò assolutamente del potere conferitogli di monarca assoluto, ma di ciò, certo non volendo, abusò, perché – non è mai stato studiato a fondo questo istituto, proprio per il poco utilizzo che ebbe nella storia – vi è una legge metafisica che mostra che tale atto mette in contraddizione il papato con se stesso, e ciò non è possibile.

2. VERO E FALSO concetto di “potere assoluto del papa”.

Infatti, nemmeno Dio usa assolutamente del suo potere assoluto, né lo potrebbe, ma solo relativamente, come ben spiega san Tommaso, che in primo luogo ricorda: « Nulla si oppone alla ragione di ente, se non il non-ente » e spiega: « Dunque, alla ragione di possibile assoluto, oggetto dell’onnipotenza divina, ripugna solo quello che implica in sé simultaneamente l’essere e il non-essere. Ciò, infatti, è fuori del dominio della divina onnipotenza, non per difetto della potenza di Dio, ma perché non ha la natura di cosa fattibile o possibile. Così, resta che tutto ciò che non implica contraddizione, è contenuto tra quei possibili rispetto ai quali Dio si dice onnipotente » (S. Th., I, 25, 3).
Solo la nozione ‘Dio’ degli Islamici è una nozione assolutista, perché per essa Dio sarebbe onnipotente nel senso che può persino – per tale sua illimitata potenza – volere non essere Dio. San Tommaso mostra che Dio, Essere tutto in atto, non può volere ciò che ripugna all’essere: lui, l’Essere, non può voler non essere (e neanche lo può pensare).

Solo un Papa, si dice, può avere il potere di rinunciare al proprio ministero, ma tale potere non l’ha neanche il Papa, perché sarebbe l’esercizio di un potere assoluto che contrasta con l’essere di se stesso medesimo, di voler non essere il proprio essere, di voler non essere quel che si è, e si vedrà fra poco che l’elezione papale conferisce uno status sostanziale, non accidentale, e che precisamente per ciò è indistruttibile.
Infatti, imporre a se stesso di non essere se stesso è impossibile, come si è visto essere impossibile persino a Dio, perché, come a Dio, ciò implica la contraddizione dell’essere.
Un occhio non può dire a se stesso di accecarsi, né un piede di rattrappirsi, né un’anima, libera per definizione, di annullarsi. Essi ricevono da “altri da sé” vista, moto e vita, e da altri ancora ne riceveranno l’annichilimento. Certo, altri sono i datori di vista, moto e vita e altri i distruttori, come nel caso di un Papa i datori del suo status sono i cardinali elettori e Dio il suo rapitore, ma, come si vede, i soggetti: occhio, piede, anima o Papa che siano, per quanto perfetti in ciascuna delle specifiche loro forme di occhio, piede, anima e Papa, sono del tutto impotenti in quanto a ricevere o viceversa a vedersi sottrarre il proprio specifico status.
Preciso: in realtà a togliere il proprio specifico status è sempre e solo Dio: « Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire. Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta » (1 Sam 2, 6). Che vuol dire: il Signore, attraverso i cardinali elettori, innalza al “quasi sacramento” della vicarietà, e il Signore, con la morte, quella vicarietà toglie. Con la propria volontà lo status di Vicario di Cristo nessuno può né da sé darselo, né da sé toglierselo: vita e morte nostre sono nelle mani del Signore e non mai nelle nostre. Anche vita e morte di un Papa. Anche vita e morte dello status di Papa.

domenica 3 marzo 2013

Oltre al "Concilio dei media" abbiamo anche il "Conclave dei media"...

Nell'articolo precedente abbiamo registrato la riflessione di Rorate Caeli sul ruolo dei "Vaticanisti" in questi momenti che precedono e accompagnano il conclave da cui uscirà il nuovo Pontefice. Dopo il trauma iniziale e la successiva fase laudatoria, ora si sono tutti riposizionati sui loro scranni mediatici e, dalla rispettiva sfera di influenza curiale e non, lanciano le loro previsioni che spesso sono anche indicazioni curiali.

Dall'Agorà mediatica, in fibrillazione e molto attiva nelle previsioni e nei cosiddetti «ticket» (vedi Tornielli che ne esibisce uno da paura), si delineano con sempre maggiore evidenza due indirizzi:
  1. la "linea ratzingeriana di trasparenza" che si accompagnerebbe ad una istanza di un rapporto più collegiale tra Pietro e gli altri vescovi con la richiesta al prossimo Papa di intercettare le tante trasformazioni in corso e 
  2. quella di coloro che si preoccupano soprattutto di salvaguardare l'Istituzione.
A questo riguardo diciamo subito che la Chiesa è di Cristo, non è del Papa, né tanto meno della Curia. E sappiamo bene che Nostro Signore, a chi scandalizzava i piccoli, consigliava ben altro che "preservare l'istituzione"... 
In ogni caso occorre intendersi su cosa significhi "preservare l'istituzione", dal momento che i due indirizzi vengono presentati come "ratzingeriani" da una parte e "curiali o collegiali" dall'altra. In questo caso si incorre nell'equivoco, perché nessuno più di Ratzinger ha voluto e promosso la collegialità (del resto approvata nel Codice di diritto canonico sotto il suo predecessore). 

Il vero e serio problema che si sta evidenziando ora è proprio il 'vulnus' del primato petrino e della sua integrità, comunque messa in discussione proprio da una interpretazione progressista e 'moderna' dell'atto di rinuncia dalla potestà primaziale... che poi è l'oggetto dei dubbi commentati in precedenti articoli. E la vera ragione di dar voce e soluzione a questi dubbi riguarda non tanto il "preservare l'Istituzione" in senso conservativo-strutturale di resistenza ai cambiamenti, quanto il non stravolgerne il fondamento metafisico. La stessa Tradizione va vista, come insegna Mons. Gherardini, secondo l'“ermeneutica teologica evolutiva”, perché Tradizione e fissità non stanno insieme. Tuttavia i cambiamenti possono riguardare soltanto le contingenze e non le essenze: “quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est”, (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium).

Riassumo qui le ultime stime di G.G. Vecchi su Il Corriere della Sera:
Lo schema "conservatori" contro "progressisti" già logoro è saltato. Ora il confronto è tra ratzingeriani non necessariamente conservatori (dobbiamo ripartire dall'intenzione di Benedetto XVI di portare il rinnovamento nella Chiesa spiegava un autorevole cardinale progressista) e chi ha fatto resistenza in questi anni e magari si prepara a orientare diversamente il conclave. Su tutto l'ombra dell'ultima inchiesta che contiene l'esito del "veleni" che ancora si ripercuotono anche sul conclave perché le voci che serpeggiano probabilmente derivano dal fronte degli indagati magari per innalzare una cortina fumogena o nella speranza che, per reazione, non se ne parli.
Calzante la riflessione di Luisa a questo riguardo:
Ratzingeriani, termine coniato e ripetuto dai giornalisti, ma chi sono questi ratzingeriani e, sopratutto, che cosa significa esserlo?
Vedo considerati tali anche alcuni che hanno contestato, o anche solo opposto una forte resistenza, alla volontà di Benedetto XVI, ad esempio per la Liturgia.
Che la linea di trasparenza assoluta diventi il metro unico e assoluto con cui misurare l'eligibilità di un cardinale mi sembra pericoloso, che sia un dossier segreto a incombere come una spada di Damocle pure; sarebbe a mio avviso preferibile che fosse a disposizione di tutti per evidenti ragioni.
Ciò che ha fatto Benedetto XVI a livello di tolleranza zero e di pulizia morale è stato non solo coraggioso ma un punto di non ritorno per chi verrà dopo di lui, almeno lo spero, ma non possono essere solo le questioni legate alla morale a dirigere e influenzare la scelta dei cardinali. Dove mettiamo l'ortodossia liturgica e dottrinale?
Dico questo perché fra coloro che sono definiti "ratzingeriani" ci sono nomi di cardinali che a quel livello suscitano molte apprensioni.
Mi pare giunto il momento di esaminare, anche da semplici fedeli, il nutrito elenco delle imposizioni subite da Benedetto XVI, di cui abbiamo avuto chiara e documentata percezione.  E sono quelle che ci risultano evidenti. Non possiamo conoscere le sotterranee...Gli elementi da esse estraibili sono tanti. Anche se non fossero entrati in gioco i poteri che ci sono dietro, il clima e l'ingovernabilità da essi determinata, ha certamente giocato a favore della rinuncia. Basti ricordare (non mi sembrano pochi né di poco conto), a cominciare dalla 'strana' circostanza che, alla vigilia delle dimissioni tutti i pagamenti del Vaticano erano bloccati  mentre, senza aspettare l’elezione del successore, il sistema Swift è stato sbloccato all’annuncio delle dimissioni...:
  1. la rimozione della tiara ricamata sull'arazzo che scende dalla sua finestra per l'Angelus (usato domenica 10 ottobre 2010), da Benedetto XVI accettata e presto rimossa non certo di sua iniziativa. Così come la sostituzione della tiara con la mitra dalle vesti liturgiche regalategli nello stesso contesto e da lui in un primo momento indossate com'erano (immagine a lato: cliccare per ingrandire)
  2. l'impossibilità di nominare Giovanni Maria Vianney patrono dei parroci a conclusione dell'Anno Sacerdotale (come aveva ricordato anche pochi giorni prima e durante l'intero anno). Ovviamente un vero santificatore, dedito all'adorazione e all'amministrazione dei sacramenti (penitenza ed Eucaristia) è considerato troppo superato: l'efficienza vince sulla concreta essenzialità del ministero.
  3. la pressoché totale inapplicazione del Summorum Pontificum, purtroppo accompagnata anche dal disprezzo e dal pregiudizio di molti vescovi e sacerdoti;
  4. le resistenze ad applicare le sue indicazioni sul pro multis (qui la sua Lettera ai vescovi tedeschi) nel rispetto del dettato evangelico recepito dalla tradizione liturgica;
  5. le resistenze riguardanti il nuovo messale inglese;
  6. il terribile scandalo fatto scoppiare a tempo, proprio in occasione della rimozione delle scomuniche ai 4 vescovi della FSSPX; rimozione che probabilmente, se non fosse stata fatta a sorpresa, sarebbe stata stoppata.
  7. le dure opposizioni alla sua volontà di ricomposizione della questione lefebvriana, alle quali, sembra addirittura essersi dovuto piegare (inasprimento delle condizioni del preambolo operato il 13 giugno)
  8. le note vicende della sua autorizzazione all'unica abbazia trappista in Germania di ritornare alla Messa tridentina e di poter riprendere la Regola e le Costituzioni anteriori al Vaticano II. Il Papa aveva dato l’autorizzazione ed esentato questa abbazia dalla giurisdizione della Congregazione dei Benedettini, che segue le regole moderne, così da permettere ai monaci di seguire l’uso antico di prima del Vaticano II. E dunque aveva posto questa abbazia direttamente sotto la sua autorità. Ma qualcuno aveva collocato la lettera del Sommo Pontefice in un cassetto della Segreteria di Stato. Il nuovo “concesso” del Papa è stato apposto direttamente sulla lettera di richiesta successiva aggirando la Segreteria di Stato.
  9. la chiusura del Seminario di Takamatsu [il link è al documento più recente, ma vi si trovano i link ai precedenti] su indicazione della Conferenza Episcopale giapponese, vanificata alla vigilia da Bertone (!?), che ne sancisce il trasferimento a Roma e successivi bracci di ferro con i vescovi giapponesi convocati in Curia (!?). Non è bastata la primitiva decisione del Santo Padre; ma ha vinto il braccio di ferro con i neocat che non demordono mai. Come del resto l'atto finale incompiuto con la loro sincretistica liturgia.
  10. la "riforma della riforma" da lui voluta e presto insabbiata per essere sostituita dal "nuovo movimento liturgico dal basso (!?)" (Cañizares)
  11. la sacralizzazione della S. Messa col Crocifisso sull'Altare e la comunione in ginocchio da nessuno seguita;
  12. le bordate ricevute dalla lobby omosessuale amplificate ed enfatizzate da ogni agorà mediatica;
  13. gli intrighi e i sordidi intrecci di potere pressoché ingovernabili messi in luce da Vatileaks;
  14. il tentativo di approvare, alle sue spalle, un'anomala liturgia tuttora in sospeso, (che rivela paurose storture sia di insegnamenti che di prassi) della setta neocatecumenale, che ancora può invocare l'Arcano: come può un comportamento settario e non solo per l'"arcano" esser previsto nella Chiesa cattolica, cioè universale!? È un fatto tuttora anomalo la rifiutata pubblicazione delle sue catechesi! Ci risulta che proprio nei giorni scorsi sarebbe dovuta intervenire la decisione della Feria IV e forse è stata scritta una lettera che richiede l'adeguamento ai libri liturgici subito secretata. 
  15. l'evento Assisi3 che a detta del papa "si sarebbe fatto comunque con o senza lui", quindi gli fu imposto;
  16. l'inquietante dichiarazione del card. Romeo in Cina giusto un anno prima, che lo dava per "morto" nel giro di un anno;
  17. l'invadenza dei "fratelli maggiori" che si sono insinuati come cuneo potente nella ricomposizione con i Lefebvriani (e non solo. Basta ricordare le preghiera del venerdì santo e l'imposizione della shoà - evento terribile ed esecrabilissimo ma fatto storico - come nuovo dogma di fede al quale bisogna aderire per considerarsi cattolici. Invadenza peraltro da nessuno arginata, pur essendo una evidente intromissione negli affari interni della Chiesa cui loro non appartengono ma pretendono dettar legge e c'è da chiedersi con quale autorità;
  18. i venti di fronda e modernismo che non solo serpeggiano, ma si evidenziano con sempre maggiore intensità negli episcopati del nord Europa, in paesi già colpiti da una drammatica scristianizzazione;
  19. il fatto che Benedetto XVI abbia esplicitamente riconosciuto il "per sempre" del mandato petrino, pur se spinto (ingravescentem aetatem?) alla drammatica decisione, esercitato ora nella preghiera e nel nascondimento;
  20. alla vigilia delle dimissioni tutti i pagamenti del Vaticano erano bloccati mentre subito dopo le transazioni vaticane risultano sbloccate, i bancomat riaperti [qui].
Di agghiacciante rilievo: sia Cañizares che Romeo, insieme a Schonborn, Sherer (che ha ripreso tale quale il progetto dell'eretico Arguello sulle parrocchie!), Erdo, Rouco Varela, O'Malley, Dolan, Rylko, Filoni (era il secondo di Bertone all'epoca dello scandalo Williamson e di sicuro era a conoscenza dei fatti, dei quali il Papa non era stato informato, tramando dietro le quinte), insieme a molti altri, sono potenti sponsor di una realtà inquinante e destabilizzante come quella neocatecumenale!

Roba da far venire i brividi di raccapriccio!
Sancte Michael, defende nos in proelio!

sabato 2 marzo 2013

"Vaticanisti": quante voci sul conclave!

Insieme ad un'accurata carrellata sulla nutrita serie di previsioni dei Vaticanisti, italiani e non, in occasione del conclave, Rorate Caeli così osserva:
Quello che possiamo dire con certezza è che i media, gli stessi oggi pieni di strani suggerimenti sui "papabili", e soprattutto i media italiani, non hanno avuto alcun tipo di spazio per Ratzinger come papabile credibile fino al giorno del conclave. Non c'è da stupirsi che la maggior parte di noi, influenzati dalle notizie di stampa, siano stati (felicemente) scioccati quando il cardinale Protodiacono ha annunciato il suo nome il 19 aprile 2005. È vero che, col senno di poi, e considerando gli eventi di cui sopra, gli storici possono dire: "non ci poteva essere altro risultato". Non coincideva esattamente con le segnalazioni del momento. Non permetteremo che i loro errori (veri o voluti) siano dimenticati. [...]
Quello che è sorprendente è vedere fratelli di fede cattolici lasciarsi abbindolare di nuovo dalla stessa sarabanda mediatica su alcuni papabili nel conclave 2013. Potrebbero aver ragione i "vaticanisti"? Ovviamente sì, specialmente quando ogni volta fanno dozzine di nomi. Ma ciò che bisogna ricordare è che i media secolari e i media "cattolici progressisti "(gli stessi media secolari e progressisti che hanno crocifisso il caro Papa Ratzinger ripetute volte durante il suo pontificato e che adesso fanno finta di ammirarlo) non sono affidabili. Affidatevi solo alla preghiera e alla penitenza. Auxilium nostrum in nomine Domini!

Chi ama veramente il Papa? Editoriale Radicati nella Fede.

Dal numero di marzo di Radicati nella Fede. Una voce nella quale riconosciamo le nostre!

Chi ama veramente il Papa?

Ma chi ama veramente il Papa? C'è da domandarselo in un momento così! Pensavamo di non vedere, prima di morire, le dimissioni del Papa.

Sappiamo che teoricamente sono sempre state possibili, ma come negare che sono un fatto così straordinario da turbare? Da sempre sai che il Papa, come un padre, è Papa per tutta la vita. Da sempre sai che il Papa invecchia, anche tanto, e poi muore e muore da Papa, offrendo, come e più di ogni anima cristiana, l'ultimo sacrificio di sé per il bene della Chiesa.

Ma ora qualcosa si è spezzato, certamente nella coscienza dei fedeli, già messi alla prova in queste terribili “sabbie mobili” della Chiesa “moderna”. Qualcosa si è spezzato nei fedeli, ora infragiliti anche dalle dimissioni del Papa.

C'è ancora qualcosa di certo? di fermo? Tutte le circostanze sembrano concorrere contro questo desiderio di stabilità.

Sappiamo che le dimissioni del Papa sono teoricamente sempre possibili, e qualcosa di lontanamente simile è già successo in qualche piega del lontano medioevo, ma come negare che le circostanze drammatiche in cui oggi cadono queste dimissioni, rendono questo fatto spaventosamente unico?

Ai tempi dei “pasticci” vaticani, del lontano passato, poteva saltar fuori una dimissione (pochissime per la verità), si poteva assistere anche a qualche anti-papa, ma in quel passato la fede cattolica era chiara nei suoi dogmi.

Il mondo antico non era attraversato dalla peste del cristianesimo modernista, da ambigui concili pastorali, che oggi hanno confuso le parole cristiane. C'era la Messa, chiara per tutti, che non veniva ridicolizzata e imbastardita come nel teatrino delle chiese della modernità.

In una parola, nel passato il problema era disciplinare, non di fede.

Oggi no. Oggi il Papa si dimette mentre la barca di Pietro è nella tempesta più nera, quella della fede in pericolo.

Nell'Anno della fede il Papa si ritira, non è emblematico questo? Lascia una Chiesa che è un guazzabuglio di teorie, di pratiche pastorali le più disparate. Lascia la Chiesa in un bagno di secolarizzazione tremenda, dove i pastori sembrano più impiegati che uomini di Dio.

Questa spaventosa realtà non sarà nascosta dalle parole falsamente tranquillizzanti dei “cicisbei di corte”; non sarà nascosta dalle parole perbeniste dei soliti quattro “conservatori” che vogliono far credere che la Chiesa sia già tornata alla sua Tradizione.

In tutto questo disastro chi ama veramente il Papa? Ama il Papa chi è preoccupato della fede. Il successore di Pietro c'è nella Chiesa come custode della fede e dell'unità disciplinare che da essa discende. Allora amare il successore di Pietro, amare il Papa, vuol dire amare il suo compito, cioè il custodire il deposito e il confermare nella fede i fratelli.
Amare il Papa fino alle lacrime, vuol dire amare la fede cattolica fino a morire per essa, come i martiri.

Preghiamo per il Papa, preghiamo tanto, ma ricordando che amare il Papa per qualcosa di meno della fede non sarebbe un vero amore al successore di Pietro.

venerdì 1 marzo 2013

Si sta sgretolando il muro granitico di consensi a favore di riflessioni più meditate?

Aggiornamento: La situazione è inedita. È interessante osservare le reazioni interne ed esterne alla Chiesa passare dall'impatto traumatico e dai peana spesso di maniera ad oggi, col riposizionamento dei vaticanisti ognuno dal suo scranno mediatico e dalla rispettiva sfera di influenza curiale e non. Da qui prosegue la nostra navigazione a vista, decifrando e vivendo quel che ancora incontreremo.
Quel che è importante è portare il nostro piccolo contributo perché la decisione di Papa Benedetto non venga strumentalizzata da chi in realtà vuole svuotare il Papato del suo potere e della sua valenza metafisica. E anche per discernere le osservazioni fondate da quelle che i tessitori di trame fanno circolare subdolamente per i loro intenti manipolatori.


Su La Stampa è appena apparso un articolo di Andrea Tornielli, che sembra uscire dalla melassa sentimental-laudatoria per dare voce ad alcune inquietudini suscitate dalla rinuncia di Benedetto XVI. Esso esordisce col citare tra le poche - almeno finora a quanto ci risulta - voci fuori dal coro per «un atto grave e nuovo che alcuni non capiscono» (G.M.Vian su L'Osservatore). Si tratta delle dichiarazioni del Card.  George Pell, ratzingeriano arcivescovo di Sidney: [noi ne abbiamo parlato qui]
«Ci potrebbero essere persone che essendo in disaccordo con un futuro Papa potrebbero montare una campagna contro di lui per indurlo alle dimissioni». Pell ha detto che Ratzinger è un brillante teologo, ma anche di preferire qualcuno che sappia condurre la Chiesa. Il porporato australiano ha detto di non credere di essere «papabile», ma non ha escluso la possibilità di essere eletto: «Potrebbe accadere: io sono cattolico, sono un vescovo, sono un cardinale».
e di quelle dell'arcivescovo di Digione Roland Minnerath:

Arnaldo Xavier da Silveira. Quo vadis, Petre?

1) Dopo l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI, nelle esternazioni dei cattolici sui mezzi di comunicazione si nota con preoccupazione un errore grave e frequente: l’idea che, godendo il Conclave dell’assistenza dello Spirito Santo, possiamo stare tutti tranquilli, perché sarà sicuramente scelto un Pontefice fedele, che ben condurrà le anime alla salvezza eterna. C’è la tendenza a credere che lo Spirito Santo diriga l’assemblea al punto da scegliere direttamente il nuovo Papa. Anche dei Cardinali hanno usato espressioni che suggeriscono quest’idea, come se l’elezione fosse opera esclusiva, o quasi esclusiva, dello Spirito Santo.

Dell’assistenza dello Spirito Santo in Conclave

2) Tale idea si oppone alla sana dottrina e desta perplessità in coloro che, avendo una qualche conoscenza delle cose cattoliche, sanno quanto sarebbe assurdo affermare che fu lo Spirito Santo a scegliere Rodrigo Borgia, cardinale scandaloso con dei figli bastardi, per farne il Papa Alessandro VI. E questo non è l’unico caso del genere nella storia della Chiesa.

3) La vera dottrina in materia è presentata dal Mangenot nel Dictionnaire de Théologie Catholique: “L’assistenza dello Spirito Santo è solo l’effetto della speciale provvidenza di Dio per la sua Chiesa, per in essa conservare, illustrare e difendere da ogni attacco, il deposito della rivelazione affidato ai suoi apostoli. Pertanto, questa assistenza non toglie la libertà dei dottori infallibili della Chiesa; essa suppone ed esige la loro attività. Lo dice il suo stesso nome: lo Spirito Santo assiste la Chiesa per impedirle di errare. È necessario, poi, che essa ricorra ai mezzi ordinari: ricerche, studi, discussioni e deliberazioni, che allontanino l’errore dal suo interno. Lo Spirito Santo favorisce quest’attività con le sue grazie attuali e veglia perché essa non si discosti in nulla dal retto cammino della verità rivelata” (DTC, Assistance du Saint-Esprit, t. I, 2ª parte, col. 2.127).

4) Nel 1997, Benedetto XVI, allora Cardinale Ratzinger, si è espresso così, alla televisione bavarese, circa l’assistenza divina in Conclave: “(...) lo Spirito Santo non assume esattamente il controllo della situazione, piuttosto, come un buon educatore, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza abbandonarci completamente. Così, il ruolo dello Spirito Santo, dev’essere inteso in modo molto più elastico: non come se dicesse qual è il candidato che dev’essere votato”.

5) I Cardinali non sono trascinati e costretti a scegliere il candidato migliore e più appropriato alle circostanze, ma sono solo aiutati, assistiti, in modo non impositivo, che non toglie loro la libertà. Possono rifiutare la grazia. Tale assistenza è analoga a ciò che avviene negli insegnamenti papali e conciliari, nei quali può aversi errore quando non siano adempiute le condizioni di infallibilità.

La Chiesa può attraversare crisi di estrema gravità

6) Si aggiunga che, in questa terra, la Chiesa è “militante”. Il che significa che, anche se infallibile e indefettibile, Dio permette che essa attraversi delle crisi, anche gravi e gravissime, come è accaduto in varie fasi della sua storia, come al tempo della lunga crisi ariana del IV secolo. Le ragioni per le quali la divina Provvidenza permette dei mali di tali dimensioni, sono le stesse per le quali essa permette che l’uomo sia tentato e pecchi: tra le quali “perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi” (I Cor. 11:19).

7) Pertanto, quantunque possiamo e dobbiamo nutrire speranza nell’elezione di un Papa fedele da parte del prossimo Conclave, e dobbiamo pregare ardentemente per questo, non possiamo nutrire in proposito un ingenuo ottimismo, che non si basa né sulla teologia o sulla realtà dei fatti. L’eventuale elezione di un Papa progressista potrà comportare l’acuirsi della crisi attuale e la perdizione di un numero incalcolabile di anime, ma non potrà mai provocare la distruzione della Santa Chiesa, né portare il cattolico a dubitare della sua fede.

Della possibile elezione del Cardinale Ravasi

8) La stampa ha presentato come uno dei principali candidati all’elezione il Cardinale Ravasi, attuale Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura. Uomo di forte personalità, abile nell’uso della parola, egli sarebbe una delle figure preferite dai progressisti. Il Cardinale Ravasi elogia Fogazzaro e Scotti, due esponenti del modernismo condannato da San Pio X. Come “credenti” enumera alla pari santi ed eretici protestanti: “da san Policarpo a san Basilio, da san Bernardo a san Luigi, da Hus a Lutero, a Melantone”. Altamente rivelatori del suo pensiero sono i suoi passi sui dolori del parto della Madonna, nei quali si allontana chiaramente dalla teologia cattolica.

Del diritto di resistere a un Papa che sia fuori dalla retta via

9) La possibile elezione di un Papa chiaramente progressista, apporterebbe grande confusione nei fedeli. I sedevacantisti negherebbero, senza dubbio, il suo status di Sommo Pontefice. A questo si opporrebbero coloro che sostengono che il Papa che si allontana dalla vera fede potrà perdere il suo pontificato solo quando questo fatto fosse manifesto per il corpo della chiesa, in generale fosse riconosciuto sia dall’alta gerarchia sia dai semplici fedeli. Questo principio è esposto dal Padre Laymann (+1635), grande moralista della Compagnia di Gesù: “fin quando (il Papa che si sia allontanato dalla fede cattolica) sarà tollerato dalla Chiesa e pubblicamente riconosciuto come pastore universale, egli godrà realmente del potere pontificio, così che tutti i suoi decreti non avranno minore vigore e autorità di quelle che avrebbero se egli fosse veramente fedele”. Questa posizione dottrinale, basata sul dogma che la Chiesa è una società visibile e perfetta, vale per il vero Papa che pecca contro la fede, come per quello che avesse già perso la fede prima della sua elezione.

10) In ogni caso, va ricordato che “quando il pastore si trasforma in lupo, è al gregge che, in primo luogo, tocca difendersi” (Dom Guéranger, +1875). – San Tommaso d’Aquino (+1274) scriveva: “(…) essendoci pericolo prossimo per la fede, i prelati dovranno essere accusati dai sudditi, anche pubblicamente; come San Paolo, che era suddito di San Pietro, lo accusò pubblicamente, in ragione di un pericolo imminente di scandalo per la fede”. – Secondo un grande teologo domenicano, il Cardinale Caietano (+1534), “si deve resistere nei confronti di un Papa che distrugga pubblicamente la Chiesa”. - Un eminente dottore gesuita, Francisco Suarez (+1617), insegna: “Se [il Papa] emanerà un ordine contrario ai buoni costumi, non bisogna obbedirgli; se tenterà di fare qualcosa manifestamente contraria alla giustizia o al bene comune, sarà lecito resistergli; se si imporrà con la forza, potrà essere respinto con la forza, con la moderazione propria della giusta difesa”. – San Roberto Bellarmino (+1621): “(…) come è lecito resistere al Pontefice che aggredisca il corpo, così è anche lecito resistere a quello che aggredisca le anime, o che perturbi l’ordine civile o, soprattutto, che tenti di distruggere la Chiesa; dico che è lecito resistergli non facendo ciò che ordina e impedendo l’esecuzione della sua volontà” (Le referenze si trovano in “La Nouvelle Messe de Paul VI: Qu’en Penser?”, che pubblicai nel 1975, Diffusion de la Pensée Française, Chiré-en-Montreuil, pp. 320-324).

Chiediamo umilmente e insistentemente a Nostra Signora del Sacro Cuore e a San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, che gli Eminentissimi Signori Cardinali si attengano fedelmente alla voce dello Spirito Santo.
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[Fonte: Una Vox, febbraio 2013]

La 'rinuncia' del Papa. Una valutazione laica degli scenari e delle soluzioni

Riprendo l'articolo di stamane del Corriere della Sera, perché si tratta di una verifica degli scenari e delle conseguenze che il gesto di rinuncia di Benedetto XVI rischia di innescare. Una voce laica. Una riflessione che fa i conti con la realtà che si dipana sotto i nostri occhi.

Ciò che più mi ha colpita, assistendo ad alcuni dibattiti televisivi, è il coro unanime di voci cattoliche acquiescenti e osannanti. Tuttavia non c'è stata alcuna voce cattolica della Tradizione chiamata a rappresentarci: su La 7 ho ascoltato un melenso Dino Boffo confrontato con un appassionato sostenitore delle ragioni metafisiche in Cacciari (!?). Conosco le sue suggestioni 'gnostiche' di ateo colto; ma in quel contesto era l'unico a non dire cose scontate...

In ogni caso l'unico modo che ha un Papa - così come la Chiesa tutta - di esser libero da condizionamenti esterni (e anche interni) è il radicamento e la Fedeltà al Signore e alla Tradizione autentica né vivente in senso storicistico, né cristallizzata su valori solo proclamati.

«Alcuni cardinali chiederanno al nuovo papa di inserire nel suo discorso inaugurale un punto fermo: che un pontefice di solito sceglie di esserlo per sempre. La norma sulle dimissioni non si può abolire. Ma per il futuro bisogna garantire la libertà della Chiesa da condizionamenti esterni...».
Nel giorno in cui Benedetto XVI vola in elicottero dalla Città del Vaticano al Palazzo pontificio di Castel Gandolfo, scomparendo come personaggio pubblico e primo Papa dimissionario dopo secoli, affiorano le voci anonime ma autorevoli di chi vuole mettere fra parentesi il precedente. È il tentativo di restituire sacralità ad un profilo che il gesto epocale, insieme eroico e destabilizzante, di Joseph Ratzinger ha mutato in modo apparentemente definitivo; e che sta provocando contraccolpi dei quali si comincia appena a indovinare la portata.