Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 13 ottobre 2026

Comprendere il Papa come “Roccia”: come Cristo e la Fede sono alla base dell’istituzione del Papato

Peter Kwasniewski segnala e recensisce il libro di p. Serafino Lanzetta “Super Hanc Petram. Il Papa e la Chiesa in un'ora drammatica della Storia” come teologia ecclesiale al suo meglio
Comprendere il Papa come “Roccia”: come Cristo e la Fede
sono alla base dell’istituzione del Papato


Di tanto in tanto, compare un libro che meriterebbe un impatto e un pubblico molto più ampi di quelli che effettivamente ottiene. Come scrittore che ha lavorato con una dozzina di case editrici e come direttore di una casa editrice, conosco bene le variabili e le dinamiche in gioco. Il caso e la fortuna giocano un ruolo molto più importante di quanto chiunque dall'esterno possa immaginare. La copertina o il titolo di un libro potrebbero non attirare l'attenzione o, al contrario, respingerla: ad esempio, una frase in latino o il volto di Jorge Mario Bergoglio potrebbero "allontanare i lettori", a maggior ragione se sono entrambi!

Credo che lo studio di padre Serafino Lanzetta, Super Hanc Petram: Il Papa e la Chiesa in un momento drammatico della storia, sia un libro di notevole lucidità, carità e profondità teologica, nonché un esempio di opera che non ha ancora trovato il pubblico che merita. Uno degli effetti più strani della frenetica era dei social media in cui viviamo è che i cattolici tendono a considerare il pontificato di Francesco "una cosa del passato", qualcosa che non merita di essere approfondito o studiato, come se la Chiesa potesse semplicemente "voltare pagina" e ignorare i danni che ha causato, gli errori dottrinali che ha seminato, l'istituzionalizzazione degli abusi di cui è responsabile. Al contrario, i cattolici hanno bisogno di una memoria che abbracci decenni, secoli e millenni; abbiamo bisogno di un intelletto che spazi dall'eternità al tempo.

In parole povere: dobbiamo trarre frutto dal pontificato di Francesco, permettendo che le sue sfide affinino la nostra comprensione del papato e dell'autentica dottrina cattolica. Questo è ciò che il libro di Lanzetta riesce a fare. I seguenti estratti ve ne daranno un buon assaggio.

Dalla prefazione di Roberto de Mattei :

Il primo e più importante contributo offerto da questo libro è di natura ecclesiologica. Padre Lanzetta cerca di definire con precisione il ruolo del papa e l'istituzione del papato. Mostra il pericolo di dare la precedenza alla cura pastorale rispetto alla dottrina, all'azione rispetto all'essere, alla persona del papa rispetto all'istituzione della Chiesa. Riflessioni originali e interessanti sono dedicate al corretto rapporto tra il papa e la Chiesa. Non c'è Chiesa senza il papa, afferma padre Lanzetta, ma non c'è nemmeno il papa senza la Chiesa. La formula ubi Petrus, ibi Ecclesia deve necessariamente e ontologicamente corrispondere a ubi Ecclesia, ibi Petrus .

Pietro è la roccia della Chiesa; è lui che in sé stesso funge da fondamento per l'edificazione della Chiesa; la fede di Pietro è il presupposto della sua costituzione come roccia. «La fede è unita alla persona e quindi potremmo parlare di Pietro, il papa, come di una persona credente. La fede è la ragione per cui egli è una roccia e la roccia, che è la sua stessa persona, è a sua volta fondata sulla fede in Cristo e sulla fede della Chiesa». Mettere la fede personale di Pietro prima della fede della Chiesa significa scivolare nel soggettivismo e nel relativismo dogmatico. Pertanto, esiste una profonda unità tra la persona di Pietro e la fede di Pietro. (viii)

Le restanti citazioni sono di Padre Lanzetta.

Dobbiamo comprendere in che modo Pietro sia kepha — di nome e di fatto, in virtù della sua fede in Cristo — per poter afferrare se e a quali condizioni questa roccia possa essere lasciata sgretolarsi senza che la Chiesa stessa crolli. Dobbiamo riflettere su questa coppia di realtà, papa-Chiesa, e mostrare la loro profonda unità in una relazione gerarchica. Questa relazione include la distinzione, con non Pietro, ma Cristo, al suo centro; Pietro dipende da Cristo e dalla Chiesa. L'amore e l'onore dovuti al papa sono indiscutibili, amplificati al massimo dal dogma dell'infallibilità del Romano Pontefice. Tutto ciò è certamente cattolico e tale deve rimanere.

Non si può però negare il rischio di eccesso, di accentuare il ruolo del pontefice a tal punto che la Chiesa, e quindi la Fede, vengano viste come in qualche modo dipendenti da lui come individuo. In realtà, è il papa che dipende dalla Chiesa e dalla sua fede, e non il contrario. La sua azione deve essere circoscritta entro i confini della Chiesa-mistero di cui egli è il fondamento, entro i confini della dottrina della Chiesa in materia di fede e morale. La Chiesa in qualche modo precede il papa nella sua costituzione come ekklesia e come corpo salvifico sul fondamento dei Dodici in virtù dell'offerta del Corpo di Cristo. Il papa è servitore di questo mistero, poiché deve preservarne l'unità e non proporre mai una confusa molteplicità di dottrine, anche se speciosamente giustificata in nome dell'azione pastorale. (xiv)

La nozione di ecologia integrale, che poneva l'uomo al centro, quale unica creatura creata a immagine e somiglianza del Creatore, è ora diventata l'ecologia della Terra, della natura, mentre l'uomo viene in qualche modo criminalizzato, insieme a tutta la tecnologia moderna, per aver sfruttato “Madre Terra”. Se la Terra prende il posto dell'uomo, quale sarà il criterio teologico e morale del magistero sociale? La Terra senza l'uomo raffigurata nella Laudato Si' [qui - qui] è l'uomo senza Cristo nei Fratelli Tutti [qui]. (xvi)

Sembra che, mentre la figura di Papa Francesco spicca sulla scena mondiale, il ruolo del papa e l'istituzione divina del papato siano stati oscurati. Si nota una spaccatura evidente tra persona e ministero. (2)

Importante per la questione del sedevacantismo:

Esiste una profonda unità tra la persona di Pietro e la fede di Pietro. Sono così unite da non essere più separabili, a meno che un papa non scelga di essere infedele alla sua missione di essere la roccia, di rinunciare alla fede e quindi di rinunciare a confermare i suoi fratelli. È Pietro stesso che, scelto da Cristo, è fondato sull'immutabile roccia della Fede e questa roccia è Cristo solo. Cristo fonda la fede di Pietro e quindi dà origine alla persona del papa come roccia della Chiesa. In questo modo Cristo fonda la Chiesa su un fondamento solido e immutabile. Anche se la fede di questo o quel papa dovesse vacillare, la fede di Pietro non lo farebbe mai, poiché è sempre un dono divino di illuminazione interiore.

Quando un papa rinuncia all'esercizio del suo munus proprio, che è confermare i fratelli nella fede, e arriva persino a insegnare dottrine ambigue che rasentano l'eresia, ciò non significa automaticamente che quel papa non sia un vero papa. Piuttosto, dovremmo chiederci come sia possibile che la fede di un papa venga meno. Pur elevato al più alto grado di dignità nella Chiesa, con una grazia proporzionata al suo stato, egli rimane pur sempre Simone, qualcuno che lotta per diventare Pietro e si lascia abbagliare da varie tentazioni, dallo spirito del tempo che di tanto in tanto propone una via più facile, una via che non è quella della croce. Simone preferirebbe che Gesù si astenesse dall'andare a Gerusalemme per essere crocifisso e morire, ma viene rimproverato senza mezzi termini, perché era diventato come Satana, colui che separa l'uomo da Dio (cfr. Mt 16,21-23). ​​Pietro, invece, una volta pentito, si lascia crocifiggere come il Maestro. (20-21)

Quando Gesù dichiara beato Pietro per aver professato correttamente la fede nella sua divinità, sottolinea anche che quella fede non gli è stata rivelata dalla carne o dal sangue. In altre parole, non è frutto della sua capacità umana, ma rivelata dal Padre che è nei cieli (cfr. Mt 16,17). Ciò presuppone che possa esistere una pseudo-fede o un insegnamento errato derivante dalla carne e dal sangue di Pietro, cioè da quell'uomo materiale e mondano che Pietro rimane.

Ciò si può osservare, ad esempio, nel comportamento ambiguo di Pietro, quando mangiò con i pagani e poi si tenne separato da loro per timore dei circoncisi (cfr. Gal 2,11-14). Paolo dovette correggerlo pubblicamente. Se non lo avesse fatto, questo comportamento pastorale ambiguo, basato su un'ambiguità dottrinale riguardo al ruolo della Torah in relazione alla fede in Cristo, che opera per mezzo della carità, avrebbe portato alla creazione di due comunità cristiane: una composta dai pagani e l'altra, più ortodossa, dai convertiti dal giudaismo. Pietro sarebbe stato quindi causa di scandalo e scisma nella Chiesa. Ma Paolo giustamente si oppone apertamente a lui (cfr. Gal 2,11).67 Rari sono coloro che oggi, come Paolo, hanno il coraggio e la determinazione di fare altrettanto in circostanze simili. (22-23)

Pietro deve credere con tutta la Chiesa; deve professare correttamente la sua fede per poter confermare gli altri nella stessa fede. La fede è al di sopra del papa ed è quindi l'unica cosa in grado di giudicarlo. In una delle sue omelie, Innocenzo III ha esposto questa importantissima dottrina: la fede è così necessaria al papa che, mentre per tutti i suoi peccati solo Dio è il suo giudice, per i peccati commessi contro la Fede, egli può essere giudicato dalla Chiesa. Questo principio si ritrova già nel Decretum Gratiani, dove si trova un'affermazione attribuita a san Bonifacio (vescovo di Magonza e citato da Ivo di Chartres), secondo la quale il papa può errare nella Fede, quindi non può essere giudicato da nessuno se non quando si allontana dalla Fede.

Il canone 1404 del CIC, che recita “ prima sedes a nemine judicatur”, sottolinea l’ingiuridibilità del Romano Pontefice in quanto legislatore supremo. Chi fa la legge non è giudicato dalla legge. Questo è il diritto canonico, al di sopra del quale, tuttavia, sussiste l’immutabilità della fede della Chiesa così come ricevuta e trasmessa. La legge è fatta in conformità alla fede della Chiesa e per la salvaguardia di questa fede. Come il Codice di Diritto Canonico dipende dalla divina Rivelazione, così il papa dipende dalla fede che emana dalla divina Rivelazione stessa. Ne consegue che “il Vescovo di Roma che guida la prima Sede come Successore di Pietro non è al di sopra del Vangelo né della Chiesa. Né l’ufficio di Pietro può essere inteso per analogia con quello di uno zar o dittatore assolutista” ( 30-31).

La fede dunque giudica Pietro, e solo la santa fede. In questo senso, quando la Chiesa rimane unita come corpo credente, l'unione di tutti i membri con il loro Capo nell'unico sensus fidei è superiore a Pietro e giudica un Pietro smarrito nei meandri del pensiero umano e mondano. L'infallibilità in credendo della Chiesa precede l'infallibilità in docendo. In tal caso, anche il più umile battezzato che professa il Simbolo della Fede sarebbe autorizzato a levarsi e a correggere il papa errante.

Attualmente è di moda l'idea che l'infallibilità del papa ( ex cathedra ) impedirebbe alla persona di Pietro di perdere la Fede o di cadere in errori dottrinali o morali. Tuttavia, ciò equivale a dire che la fede è proprietà del papa o che è il papa a creare la Fede. La Fede, invece, precede Pietro e solo in questo modo fonda infallibilmente la Chiesa. Un papa che diventasse eretico in modo formale contraddirebbe il suo ministero petrino, ma ciò non significherebbe che la Chiesa fallirebbe, poiché le porte dell'inferno non hanno potere contro di essa.

Inoltre, il papa che si facesse eretico non dimostrerebbe di non essere un vero papa, ma solo di essere un papa senza la fede della Chiesa, uno con una fede umana in una dottrina eretica, così come il tradimento del ministero da parte di Giuda non significa che non fosse un vero apostolo, o come il rinnegamento del Signore da parte di Pietro nel momento culminante in cui avrebbe dovuto rendergli testimonianza non significa che abbia perso il munus per confermare i suoi fratelli. Queste mancanze dimostrano solo che Giuda e Pietro, in modi diversi, furono infedeli alla grazia del loro ministero. ( 37-38 )

Il potere del papa non assorbe quello dei vescovi poiché sia ​​il papato che l'episcopato sono di istituzione divina. Al papa non è dato né il diritto né il potere di modificare i diritti e i doveri dell'episcopato. (39)

Al termine di questo capitolo, desideriamo riassumere i principali presupposti e le conclusioni raggiunte. Pietro è la Roccia della Chiesa, cioè colui che con la sua persona, scelto da Cristo, funge da fondamento per l'edificazione della Chiesa. Per essere tale e per rimanere “roccia” nonostante le onde e le calamità a cui è soggetta la nave di Cristo, egli deve essere soggetto alla Parola di Dio; deve rimanere fedele a quella fede che professa nella misura in cui è interiormente illuminato dallo Spirito Santo. La fede è un dono di Cristo a Pietro, affinché quest'ultimo, credendo, confermi i suoi fratelli. Solo credendo con la Chiesa e con la sua ininterrotta tradizione può confermare i suoi fratelli. La fede precede Pietro, così come Cristo precede la Chiesa. La Chiesa, Corpo credente, unita al suo Capo divino in virtù dello Spirito Santo, precede dunque sempre la persona di Pietro – e di ogni altro vescovo che succede al Pescatore di Galilea – non solo cronologicamente, ma anche ontologicamente. Affinché Pietro sia una roccia per la Chiesa e non una pietra d'inciampo, è necessario che egli sia una persona credente. Se la Fede è la ragione per cui egli è una roccia, la roccia, che è egli stesso, deve a sua volta essere fondata sulla fede in Cristo e sulla fede della Chiesa.

Se Pietro decidesse di non credere con quella fede che riceve in dono, non potrebbe confermare i suoi fratelli. Eppure, per questo motivo, non perderebbe il suo ufficio. Questo è il più grande mistero con cui fare i conti. Un uomo potrebbe essere papa perché eletto per ricoprire tale carica, senza essere effettivamente ciò per cui è stato scelto. Una situazione del genere provocherebbe certamente una confusione dottrinale senza precedenti, causando sconvolgimenti dovuti all'assenza di una guida sicura e all'offuscamento dell'ufficio di unità a cui Pietro è chiamato. Sarebbe una sorta di Sabato Santo dell'assenza di Cristo, dove però la fede non vacilla perché è tutta nel Cuore di Maria, il Cuore di colui che crede in modo immacolato come Sposo della Chiesa e così sostiene la Chiesa nei suoi momenti più bui. (41-42)

Il problema è l'apostasia silenziosa nella Chiesa, del tutto atipica perché non è il rifiuto della Fede sic et simpliciter, un rifiuto di credere in quanto tale, ma la trasformazione della Fede in qualcos'altro. Ci troviamo di fronte a un'apostasia liquida, che ha le sue radici nel collaudato tentativo di separare l'aspetto dottrinale della Rivelazione da quello pastorale. (52)

Questa nozione sembra essere oggi piuttosto diffusa e molto popolare nella Chiesa tra prelati e teologi. Ciò che è nuovo è sempre migliore. Non è semplicemente la ricerca della novità che affascina, ma piuttosto l'idea che nel nuovo, nel divenire presente, vi sia una consapevolezza migliore. Un nuovo papa abroga un papato precedente, abroga un messale, stabilisce una nuova pratica, inaugura una nuova tradizione, o meglio un nuovo modo di intendere la tradizione. In altre parole, c'è una continuità di divenire, piuttosto che una continuità di essere. Il divenire precede l'essere ed Eraclito trionfa su Parmenide. (100)

È senza dubbio lodevole sperare che un giorno gli uomini si uniscano in valori comuni, rinuncino all'egoismo e all'ingiustizia, abbandonino la guerra e la brama di potere che riduce la santa creazione di Dio a un deserto consumistico. Tuttavia, non si può ignorare la realtà del peccato originale, che ha ferito profondamente l'uomo sia in se stesso sia nel suo rapporto con Dio, e quindi con l'intera creazione. Eppure non vi è alcun riferimento al peccato originale nel documento papale [ Fratelli Tutii ], né alla nozione di salvezza in Cristo, che, morendo per noi, ci ha riconciliati con il Padre, e ha così ristabilito le condizioni per la riconciliazione tra tutti gli uomini.

Il desiderio di creare un mondo nuovo, fraterno e riconciliato, separato da Dio e da Suo Figlio, Gesù Cristo, è un'altra falsa promessa dell'antico serpente della Genesi: sarete come dèi, sceglierete – invece di Dio e senza di Lui – ciò che è bene e ciò che è male. La vostra vita è nelle vostre mani. Questa promessa, tuttavia, si è rivelata vuota e rovinosa fin dall'inizio. L'uomo, Adamo, che ha optato per questo approccio fai-da-te, non ha fondato, insieme ai suoi discendenti, una famiglia umana unita e felice. L'egoismo insito nel peccato di disobbedienza a Dio lo ha invece inclinato a un egoismo universale, fondamentale e distruttivo. (108)

Nell'enciclica di Francesco manca la visione del tempo che inizia dall'eternità, e questa carenza ha il risultato di restringere il discorso al qui e ora, al momento in cui viviamo. (110)

Manca dunque l' oggetto formale di una lettera enciclica: Dio che si rivela e la fede che emana dalla rivelazione divina, che distingue un'enciclica pontificia da una semplice missiva, permettendone l'iscrizione nella lunga lista di un magistero autentico e ordinario. (111)

L'unità spezzata dal peccato originale e dalla superbia si riforma nel Figlio, cosicché chiunque possiede il Figlio, professando fede in Lui, possiede anche il Padre; ma chiunque rinnega il Figlio e trova una filiazione-fraternità alternativa non possiede neanche il Padre, non ha Dio (cfr. 1 Gv 2,23). (113)

Il Buon Samaritano, in realtà, è Gesù stesso… È in Cristo che il concetto di “prossimo” acquista una connotazione universale. Questo vale anche per il mistero della Redenzione: Egli è morto per tutti perché tutti fossero redenti dal male e dal peccato e ricondotti a Dio. Così, tutti coloro che vivono non sono più per se stessi, ma per Colui che per loro è morto ed è risorto (cfr. Ef 1,7; 2 Cor 5,15). Nella parabola del Buon Samaritano non c'è traccia di un amore meramente umano, né di un altruismo con tratti filantropici; essa contiene la rivelazione dell'amore cristiano, dell'amore di Dio messo in pratica (cfr. 1 Gv 4,7). “L'amore viene da Dio” (ibid.) perché “Dio è amore” (1 Gv 4,8). Non esiste un amore anonimo, neutrale, religiosamente indifferente. Un amore simile non è presente né nel Vangelo, né nel mondo, né nella vita dei cristiani che vivono nel mondo, poiché, se Cristo è morto per tutti, «tutti sono morti» con lui (2 Cor 5,14), cioè tutti sono redenti dal suo sangue versato per molti (Mt 26,28). (115-16)

Non c'è alcun accenno alla possibilità che qualcuno possa essere abbandonato lungo il cammino della vita a causa del peccato contro Dio. (117)

Questa [benedizione degli omosessuali] è davvero qualcosa di inaudito e senza precedenti. Ora la battaglia si combatte apertamente nella Chiesa e non su un articolo di fede, come, ad esempio, ai tempi dell'arianesimo, il mistero teandrico di Cristo, ma su una questione ancora più fondamentale, che è alla base della Fede. Pertanto, se questa verità crolla, l'edificio dell'Apocalisse crollerà inevitabilmente.

In gioco c'è la questione dell'uomo creato da Dio e dell'identità del genere umano come maschio e femmina; il matrimonio come patto naturale e soprannaturale tra uomo e donna, e quindi la Chiesa come mistero sponsale. Se viene meno la complementarietà tra uomo e donna, a maggior ragione viene meno il significato tipologico-sponsale di Cristo e della Chiesa. Se crolla la Chiesa-mistero, vengono aboliti i sacramenti, annullata la grazia, e molto altro ancora, con un devastante effetto domino, i cui presupposti sono già presenti in Amoris Lætitia [qui]. Questa è una situazione estremamente grave. Dietro l'apparente misericordia nel benedire ogni forma d'amore, perché dopotutto "l'amore è amore", si cela la menzogna antropologica dell'uomo che vuole crearsi da sé, senza Dio e contro di Lui. È un Eden risorto, dove il vero maestro ex cathedra è il diavolo.

Ci troviamo di fronte a una rivoluzione che si impadronisce di ciò che è veramente essenziale, naturale, umano. Ma come tutte le rivoluzioni che si inneggiano a questo nome, la sua fine non è mai prevedibile. Quella che stiamo vivendo è andata anche oltre. Non si ferma all'uomo. Cerca poi di sostituire la natura umana, l'uomo creato e redento, con la natura verde, con alberi e fiumi. La svolta antropocentrica della Gaudium et Spes, benedetta da Paolo VI, criticata durante il Concilio da Karl Rahner ma poi promossa e sviluppata esplicitamente da lui nel periodo postconciliare, è ora solo un vago ricordo di desideri e istinti benedetti con abbondante acqua santa.

Al centro, tuttavia, non c'è più l'uomo, certamente non Cristo, ma Madre Terra. L'ecologismo è la nuova soteriologia, e gli esperti di cambiamento climatico i suoi profeti. Parecchie diocesi, ad esempio, si sono impegnate a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2030 nelle parrocchie e negli edifici della Curia. Ma se le persone continuino o meno a frequentare questi edifici non sembra essere una questione di interesse pastorale. Sbalorditi, ci si chiede come si sia potuto arrivare a questo punto. Cosa è andato storto a livello filosofico-teologico per rendere possibile proporre la salvezza del pianeta, la condanna del "peccato verde", aprendo al contempo la porta al peccato reale e alla miseria umana? Cristo non c'è, ma dopotutto, la sua assenza non sembra nemmeno così rilevante per noi. Cristo è diventato un mezzo per parlare di qualcos'altro. Il suo nome permette di darsi un nome, cristiano, nell'Areopago multiculturale e sincretico di oggi, eppure Dio sembra essere solo un nome, uno che accomuna comodamente le religioni più diverse. Lui stesso non conta più molto. (165-66)

In definitiva, sembriamo essere intrappolati in un circolo vizioso e autocelebrativo, dove conciliare è sinonimo di sinodale, sinodale è sinonimo di Chiesa e Chiesa è sinonimo di Concilio Vaticano II. (168).

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