Le recenti vicende, legate alla Chiesa e alla sua Tradizione, unite alla confusione ormai sempre più palese, suscitano in molti di noi apprensione, senso di smarrimento e a volte anche moti di ribellione e sfiducia. La crisi della Chiesa è un dato di fatto con cui siamo chiamati a confrontarci. Ma cosa possiamo fare noi concretamente? Come dobbiamo reagire per poter continuare a vivere la nostra fede? Come organizzarci? Credo che il testo di Padre Calmel qui riportato possa essere un valido punto di riferimento per tutti noi.
Andare fino in fondo alla propria grazia e alla propria autorità
Ciò che
sarà sempre possibile nella Chiesa, ciò che la Chiesa assicurerà sempre,
nonostante i tentativi diabolici della nuova Chiesa post-vaticanesca, è questo:
tendere alla santità realmente, potersi istruire, in un gruppo reale anche se
molto piccolo, sulla dottrina immutabile e soprannaturale, sotto un'autorità
reale e conservando la sicurezza che resteranno sempre dei veri sacerdoti e dei
Vescovi fedeli, che non avranno dimissionato (forse anche senza accorgersene)
nelle mani delle commissioni e della collegialità.
Mi sembra che il mezzo per permettere alla
battaglia cristiana di raggiungere la sua massima espansione, evitando i
conflitti interni e le rivalità esterne, è quello di condurla per piccole
unità, che si aiutino se necessario, ma che si rifiutino di far parte di non so
quali organizzazioni sistematiche e universali. In queste varie unità, come una
modesta scuola, un umile convento, una confraternita di pietà, un piccolo
gruppo di famiglie cristiane, un organizzazione di pellegrinaggi, l’autorità è
reale e indiscussa; il problema del capo praticamente non si pone; l’opera da
svolgere è precisa.
Si tratta solamente di andare fino in fondo alla propria
grazia e alla propria autorità nella piccola sfera della quale si ha certamente
la responsabilità, tenendosi uniti, senza grandi organizzazioni amministrative,
a coloro che fanno la stessa cosa.
Il Signore sfalderà la collegialità; accorderà
dei Vescovi che eserciteranno personalmente e santamente i loro poteri;
susciterà un grande e santo Papa quando vedrà dei gruppi sufficientemente
ferventi per accoglierli. Fino a quel momento, il Signore non permetterà mai
alla collegialità e alla democratizzazione di prevalere. Non lo permetterà
perché concederà sempre alla sua Chiesa, per restare santa, cioè per fare i
Sacramenti e santificare le anime, la quantità indispensabile di potere
gerarchico e di potere sacerdotale ordinario.
La Vergine innalzata ai cieli, e
che non cessa di intercedere per la Chiesa del suo Figlio, è sempre sicura di
essere esaudita. Ci è concesso di dirLe: “Regina
pastorum omnium ora pro nobis”, “Regina di tutti i pastori, prega per noi”.
(R. T. Calmel,
Breve apologia
della Chiesa di sempre, Editrice Ichthys, pag. 51-52).