domenica 20 maggio 2012

Il nostro contributo alla "marcia sulla vita" della quale non avevamo parlato

Mi sono imbattuta in questo intervento di Costanza Miriano, fatto sabato scorso dal palco dell’Università Regina Apostolorum, dove si è tenuto il convegno per La Marcia per la Vita, un evento che come cattolici ci ha coinvolti idealmente, anche se stavamo parlando d'altro. Secondo me è una testimone che vale la pena di ascoltare. Mi ha commossa il suo richiamo alle radici della bellezza e amo il suo approccio molto femminile. C'è anche un accenno alla crisi dell'Autorità, che si vive anche nelle famiglie. Che provoca anche una tragica desistenza... Sono tante le cose da chiamare col loro nome per ripareggiare la verità.

Non ho alcuna autorità per essere qui se non, credo, perché sono una moglie, una mamma di quattro bambini, e ho scritto un libro(1) con cui ho cercato di sedurre le donne per conquistarle alla causa del matrimonio e della dedizione alla famiglia, e per farlo ho cercato un linguaggio nuovo. Per esempio divertendomi ad accentuare un po’ la mia frivolezza, che nella realtà non è per me così fondamentale. Credo infatti che, per riconquistare le donne che si sono perse, la partita dobbiamo giocarla prima di tutto sulla bellezza; è per questo che la cosa che mi ha fatto diventare tanto simpatica Gianna Beretta Molla è che lei sfogliava Vogue anche poco tempo prima di morire, per questo mi sono innamorata di lei.

Dobbiamo partire dalle donne perché, mi dispiace, voi uomini dovete combattere per la legge, pregare, discutere, fare opinione, ma sta alle donne accogliere la vita, dire il primo sì, sempre, anche nelle situazioni difficili. Amare anche quando non c’è speranza, anche quando la situazione diventa difficile. Eppure le donne di oggi hanno completamente perso la bussola.

Va di gran moda parlare di violenza sulle donne. Ogni tanto c’è una marcia, un appello in televisione, ne parlano le autorità. Ci sarebbe molto da dire sui dati veri, che non sono quelli sparati disonestamente da certi giornali, ma adesso non è il momento… È chiaro comunque che è in atto una campagna di delegittimazione dell’uomo: è nei suoi confronti, piuttosto, che io vedo violenza, una violenza ideologica. Mi sembra che gli uomini siano davvero sotto attacco: lo è la loro identità, la loro autorevolezza, il loro ruolo dentro e fuori casa. Questo mi dice la mia esperienza personale.

Quanto alla violenza sulle donne, penso anche a quella che le donne hanno fatto a se stesse con il movimento di cosiddetta liberazione.

Ci siamo prese una fregatura incredibile, e scusate il termine poco accademico, poco consono a questa sede, ma non me ne viene un altro più efficace. Vedo intorno a me tante, tantissime donne che, imbevute dell’ideologia unica, sono andate incontro alla loro sofferenza a braccia aperte. Quelle che hanno abortito ma anche quelle che hanno rifiutato la possibilità di aprirsi alla vita, perché pensavano di poter giudicare loro il momento giusto e la persona giusta, non sapendo che noi non siamo onnipotenti, e neanche in grado di capire da sole quello che è buono per noi, e che il corpo della donna ha dei tempi e dei limiti che non può valicare.

Abbiamo tradito la nostra prima chiamata, che è quella di accogliere e difendere la vita. Ho visto così tante donne fiorire quando finalmente sono diventate madri, diventare felici, risolvere tutte le inquietudini, trasformarsi. Molte di più però sono quelle che continuano a rifiutare questa vocazione, e anche quando diventano madri sono talmente condizionate ideologicamente che si sentono in dovere di parcheggiare i figli, lasciarli, delegarne l’educazione, in nome di una malintesa emancipazione. Quanto a quelle che uccidono il bambino in grembo, be’, la loro sofferenza è infinita, e incredibile, accresciuta a dismisura dal fatto che non viene ammessa, riconosciuta, chiamata col suo nome.

Bisogna dunque dire alle donne che ce la possono fare, ad accogliere quella vita, che ce la faranno senz’altro perché sono forti, e perché saranno felici: in un mondo che ha tolto Dio dal suo orizzonte secondo me è questo il tasto su cui battere. Bisogna dire loro che è qui la vera felicità, bellezza, realizzazione: nel non chiudersi alla vita (ci sono anche casi in cui poi una nuova vita non arriva, e le donne possono aprirsi ad altre vite, non generate biologicamente ma sempre bisognose di aiuto).

Invece in cambio del potere di vita, di non vita, attraverso la contraccezione, e di morte sui suoi figli la donna ha guadagnato solo dolore, inquietudine, stanchezza, senso di inadeguatezza, perché nessuna donna, pur essendo noi notoriamente tutte multitasking, è onnipotente (per fortuna) e nessuna donna riesce a stare su tutti i fronti sui quali le è richiesto di essere. Questa violenza le donne se la sono inflitta e se la continuano a infliggere da sole.

Ho conosciuto personalmente tante paladine dell’aborto, di quelle che lo facevano nei primi anni nel salotto di casa, e le ho viste poi guardare con incredibile rimpianto i bambini, senza avere il coraggio di ammettere che quella cosa per cui erano scese in piazza, in politica, le aveva rese incredibilmente infelici per sempre.

Ma la battaglia non si ferma alla questione dell’aborto, che è la primissima irrinunciabile imprescindibile non negoziabile questione. C’è anche bisogno di ricordare che viviamo in una cultura che è contro la vita in ogni suo aspetto, anche nel lavoro: il lavoro manca per gli uomini, e quanto alle donne, quando si parla di conciliazione si parla solo di asili nido, di quote rosa, perché in nome della balla del tempo di qualità, o dell’altra balla, che i bambini di tre mesi socializzano al nido (chi l’ha detta non ha mai visto un bambino di tre mesi neanche in foto), le donne vengono incoraggiate, spinte, spesso costrette a tornare al lavoro col bambino ancora attaccato al seno. Quando si parla di donne e lavoro si parla solo, poi, di incentivi alle industrie che assumono donne, e di quote rosa (io personalmente se mi mettono in qualche cda, evenienza per fortuna estremamente remota, mi suicido). Non si parla mai di rendere i tempi e i modi del lavoro adatti alle madri, di dare loro la possibilità di scegliere se e quanto a lungo stare a casa, per esempio con abbondanti assegni familiari, ricordando che una mamma che segue i suoi figli è un vantaggio per tutta la società.
______________________
(1) Il libro è “Sposati e sii sottomessa – Pratica estrema per donne senza paura”, Vallecchi, 2011, 252 pagine, 12,50 euro
Così ne parla la filosofa Laura Boccenti durante la prima presentazione a Milano, il 7 ottobre 2011: Cos’ha questo libro di speciale? Cosa ne ha fatto un successo così grande nonostante proponga alcune delle tesi più politicamente scorrette in circolazione? Parlare di temi come la sottomissione dalla sposa al marito, di generare figli come fine obiettivo del matrimonio, parlare di autorità ed ottenere quest’enorme quantità di consensi è un successo impensabile. È una interiorità che si apre al lettore senza narcisismo, con semplicità e, soprattutto, con verità. Costanza parla molte verità a partire dalla realtà vissuta, del quotidiano. Dall’episodio narrato emerge la verità. La verità posta a nudo dissipa qualunque ideologia. La verità nata dalla realtà quotidiana di ogni lettore – che si riconosce negli episodi – è efficace, possiede un senso che può essere percepito da tutti, tutti quelli che condividono quella sperienza.
« Quando parliamo – sottovoce per evitare il linciaggio – di sottomissione dobbiamo uscire dal linguaggio del mondo, che legge tutto nell’ottica del dominio, del potere. Il nostro Re sta in croce, però così ha vinto contro l’unico nemico invincibile, la morte. Anche noi quindi dobbiamo uscire dalla logica del potere, capovolgerla completamente. Innanzitutto perché la sottomissione non viene dal deprezzamento, non la si sceglie perché si pensa di non valere. E poi perché è il frutto della scelta della donna è il fatto che l’uomo sarà pronto a morire per lei. Quando san Paolo dice alle donne di accettare di stare sotto, non pensa affatto che siano inferiori. Anzi, è al cristianesimo che dobbiamo la prima vera grande rivalutazione delle donne… La sottomissione di cui parla Paolo è un regalo, libero come ogni regalo, che sennò sarebbe una tassa. È un regalo di sé spontaneo, fatto per amore. »

1 commento:

Caterina63 ha detto...

Mi ha colpito molto l'articolo perchè sono pensieri che faccio spesso e che, ho scoperto con sorpresa, che anche molte altre donne cominciano a fare...

C'è una cultura della "morte"... e cosa vuol dire? un giorno una donna di 30 anni mi diceva "mica siamo sceme, non vogliamo suicidarsi, non ha senso parlare di cultura della morte!"
oibò! le spiegavo, è certo che non volete suicidarvi, ma lo state facendo... rifiutate di vedere, rifiutate di capire che questo femminismo e liberalismo è cultura di morte... e morite senza rendervene conto perchè è l'anima che uccidete... mentre tentate di far luccicare il corpo... ;-)

Non c'è solo l'ABORTO materiale... la stessa contraccezione, la cultura del DIVERTITI FIN CHE PUOI, è cultura di morte!
Quando parliamo di VITA, della vita, parliamo di più aspetti:

- la Vita in quanto tale: respiro? e allora VIVO;

- la Vita degli altri vale quanto la mia e la mia vale quanto quella degli altri, anche di quelli che verranno oggi, domani... altrimenti che senso ha difendere e ricordare gli uomini del passato che sono morti, per poi uccidere coloro che devono ancora nascere, o impedire con la contraccezione lo sviluppo omogeneo di un popolo che potrebbe portare in seno nuovi scienziati, nuovi poeti, nuovi campioni ecc.... o semplicemente gente normale come noi che però formano e sono il tessuto della società?

- e Colui che è la VITA E DA LA VITA.... chi non vuole credere non annulla questa verità ^__^ la rifiuta ma non la può annullare; l'annulla per se stesso, ma non per gli altri...

La marcia sulla Vita coinvolge molte tematiche che vengono rifiutate perchè scomode...
La vera crisi che stiamo vivendo la possiamo arginare e forse anche risolvere solo se rimettiamo l'etica e la morale di Dio al centro delle comunità e della società...diversamente stiamo continuando a costruire sulla sabbia e non resterà nulla perchè una Nazione che ha per legge l'uccisione del suo futuro, non può avere futuro... e le nostre generazioni continuano a vivere di illusioni, di esteriorità che non condurranno a nulla...