martedì 22 maggio 2012

Lettera aperta di un fedele ai Vescovi della Fraternità di San Pio X

La lettera è stata pubblicata sul sito della rivista tradizionalista americana
The Remnant Resistance

Lettera aperta ai Vescovi 
Fellay, de Galarreta, Tissier de Mallerais e Williamson

Roma, Italia, 15 maggio 2012

Eccellenze,

come cattolico laico, Vi scrivo umilmente in questo criticissimo momento della storia della nostra Chiesa, che con uno sguardo retrospettivo appare come una delle più gradi sfide all’opera del grande Arcivescovo Lefebvre. Il benessere spirituale della mia famiglia è nelle mani dei sacerdoti della vostra Fraternità, così mi rivolgo a Voi come un figlio ad un padre, con devozione e impellente supplica.

Fino ad oggi non ho scritto pubblicamente sui negoziati in corso tra la Fraternità San Pio X e il Vaticano. Credo sia prudente attenersi al principio di dire molto poco sulle questioni di cui si sa ancora meno. Anche se le Vostre Eccellenze hanno fatto conoscere in termini generali l’essenziale di questi due anni di colloqui dottrinali e delle proposte pratiche avanzate dalla Santa Sede negli ultimi otto mesi, i particolari rimangono ancora riservati. Ciò che è stato reso pubblico in questi giorni, ahimé, è la seria divisione tra di Voi in merito alla risposta ufficiale della Fraternità alle proposte presentate dalle autorità romane nel settembre 2011. Scrivo perciò queste righe per implorare ognuno di Voi ad usare i vostri doni naturali e soprannaturali per evitare che ogni dissenso personale si trasformi in una pubblica spaccatura della Fraternità San Pio X.

La Fraternità e i suoi fedeli, in questi ultimi 40 anni, hanno sofferto molte ingiuste persecuzioni e tradimenti interni e ciò nonostante essa ha sempre prodotto dei buoni frutti, rimanendo la prima e più importante vigna delle anime. Quando Iddio mi ha posto nelle circostanze che hanno richiesto una ferma e pubblica decisione da parte mia riguardo alle relazioni tra la Fraternità e il Vaticano, nonostante tutte le argomentazioni canoniche, teologiche e filosofiche, mi sono attenuto al monito datoci da Nostro Signore stesso: dai loro frutti li riconoscerete. Da oltre 40 anni i frutti sono stati buoni. Per la mia famiglia i frutti sono stati sovrabbondanti.

L’unità della Fraternità fondata da Mons. Marcel Lefebvre è stata affidata, non solo ad una struttura di governo simile a quella di altre congregazioni religiose, ma, da dopo il 1988, anche a Voi quattro come Vescovi della Chiesa. Permettere che questa unità si infranga in questa critica congiuntura storica, significherebbe produrre un danno inimmaginabile per la fiducia dei fedeli e per l’elemento umano della Santa Madre Chiesa in generale, che oggi soffre al suo interno e in ogni parte del mondo per una disunione scandalosa e senza precedenti.

Ad un attento esame, si rende evidente che la strategia dei nemici della Fraternità (incluso l’Avversario) sia stata sempre quella di incidere sottilmente sulla sua fraterna unità, divisione dopo divisione, a cominciare dalla Fraternità San Pietro per giungere ai sacerdoti di Campos, ai Redentoristi, all’Istituto del Buon Pastore, ecc. Eppure, la perdita di questi manipoli di sacerdoti, seppure dolorosa, sarebbe niente a paragone di una divisione tra di Voi. Una guerra fratricida all’interno della Fraternità costituirebbe un danno incalcolabile per le anime e un favore a coloro che vogliono il totale annientamento della Fraternità.

Senz’altro, la divergenza nella vostra corrispondenza personale rappresenta un mero scambio di franche opinioni sulla decisione da prendere, come quello prodottosi nella riunione convocata dallo stesso Arcivescovo prima delle consacrazioni episcopali del 1988. Ma sfortunatamente, il risultato della diffusione di queste lettere è che alcuni laici e perfino alcuni sacerdoti della Fraternità hanno finito con l’utilizzarle per proclamare la necessità per tutti di “prendere partito”.

Quindi, per il bene della Fraternità e dei fedeli legati ad essa, io vi imploro di incontrarVi faccia a faccia, da Vescovo a Vescovo, e di impiegare la vostra forza per trovare una via per rimanere insieme. Se si costatasse che le vostre differenze inciderebbero sulle scelte prudenziali su azioni contingenti, io Vi prego di cogliere quei principi cattolici con i quali giungere ad un consenso. Ovviamente, io non sono in grado di aiutarVi in questo senso, se non con le mie ferventi preghiere, dal momento che non conosco i particolari della decisione che dovete affrontare. Ma un pubblico annuncio sul vostro effettivo incontro come Vescovi confratelli – comprendente la pressante richiesta ai fedeli e ai sacerdoti di pregare e porre fine ad ogni ulteriore agitazione – avrà indubbiamente un enorme effetto mitigante sui fedeli che guardano a Voi come alle loro guide e che si aggrappano a Voi per ogni speranza e perseveranza in questi giorni di grande apostasia.

Vi chiedo scusa per l’audacia di averVi indirizzata la presente, ma Vi chiedo di accogliere le mie parole come il grido accorato del bambino verso i suoi genitori, quali Voi siete. I fedeli proseguiranno sulla via della Verità, ma se anche i pastori tradizionali sono colpiti, la conseguente confusione assalirà anche le pecore, temo, lasciandole ancora più indifese di fronte ai lupi.

In ginocchio, Vi prego di riappacificarVi. Il bene della Fraternità, delle anime e della stessa Chiesa non può chiedere niente di meno.
Che Iddio sia con Voi e che Maria guidi la Vostra decisione.

In Christo per Mariam
Prof. Brian M. McCall
____________________________
[Fonte: Remnant by Una Vox]

40 commenti:

Anonimo ha detto...

Siamo in un momento di grandi sommovimenti che non risparmiano nessuno.

Tutte le strutture umane (spirituali, politiche, sociali) non solo sono in grave crisi, ma stanno scricchiolando terribilmente e vien da pensare che, non si può neppure immaginare a che prezzo, dovranno subire una grande trasformazione.

Non ci è dato sapere come e in quanto tempo questo avverrà, ma i prodromi li abbiamo negli occhi e nel cuore.

A ognuno di noi penso sia richiesto di rimanere saldo - con cuore assetato di Luce e di Verità, adorante e affidato - nel Signore Risorto: è Lui l'Alfa e l'Omega. Non ci abbandona, perché Lui ha già vinto questo mondo di tenebra.

Anonimo ha detto...

richiesto di rimanere saldo ....nel Signore risorto....
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sì, però......
un passo alla volta:
in verità il Signore ci chiama oggi più che mai a salire con Lui sulla Croce.
Non c'è Resurrezione senza percorrere prima la via Crucis fino al Calvario ed essere inchiodati lì, su quella Croce che ha redento il mondo.
E' tutto il Corpo Mistico che ora deve percorrere la Via dolorosa sulle orme del Suo Signore Maestro e Capo invisibile, Sposo della Chiesa.
Può essere un discepolo più del suo Maestro, o un servo più del Padrone ?

Noi, impazienti ed efficientisti, avidi di gioie e consolazioni, non sopportiamo a lungo la Passione, e lo stare, contemplare e vivere con Gesù sulla Croce, come facevano i Santi…S. Teresa d’Avila, s. Giovanni della Croce, S. Pio da Pietrelcina, s. Teresina, S. Paolo (completo ciò che manca ecc….) e mille altri che fecero della Croce la loro gioia quotidiana, conformati a Gesù Crocifisso: vorremmo vedere subito, qui e ora l'happy end, lo scioglimento definitivo di tanti decenni di travagli e dissipazione della Fede, il sollievo di dire “Tutto è bene quel che finisce bene, alleluia…era ora!”….
….ma tutto mostra ahinoi, che la strada è ancora lunga, prima di arrivare alla meta, la rinascita che speriamo; temo che si tratti di molti decenni di tribolazioni.
I nostri nipoti (forse) intravedranno l'alba del Giorno di Resurrezione, dopo questa lunghissima notte, che sarà dai posteri piuttosto considerata paragonabile a un'eclissi di sole (totale), e altrettanto spaventosa.
Non c'è da stupirsi: era stato predetto dalle Scritture, e volere o volare, esse si avvereranno fino all'ultima virgola.

Anonimo ha detto...

Sono perfettamente d'accordo.
Tra l'altro il dramma che stiamo vivendo è proprio il glissare sempre di più, che sta portando quasi all'oblio - perché lo ha trasformato in "convito fraterno", festa dell'assemblea - del Santo Sacrificio, che noi custodiamo come il più grande dei tesori che il Signore ci ha consegnato fino alla fine dei tempi.

Anzi, a proposito del terribile periodo che la Chiesa, e noi in essa, stiamo attraversando, ripropongo questo intervento di Mons. Brunero Gherardini sulla Passio Ecclesiae

Anonimo ha detto...

Anzi, ne ripropongo proprio la conclusione:

Vedo e capisco sia il dramma d'una Chiesa nella morsa d'una contraddizione storica, contro la quale occorre, e subito, impegnarsi a fondo; sia la ragione, quasi metafisica, che almeno in parte sottrae quel dramma al nostro intervento.

Quanto di quel dramma -e non è una misura da poco- è dovuto
ad incuria,
. o ad un abbassamento della guardia;
. o ad una compiacente strizzatina d'occhi all'“inimicus homo” (Mt 13, 25.39),
. o ad una desistenza dal dovere della fedeltà e della testimonianza;
. o ad un colpevole rimescolamento delle carte fra il sì e il no, per fare scomparire del tutto la discriminante tra il bene e il male;
. o al “circiterismo” pasticcione e confuso di gran parte della teologia contemporanea, la cui sola unità di misura sembra l'abbandono della Tradizione e quindi della linfa che alimenta la vita ecclesiale;
. o ad una burbanzosa autosufficienza che inalbera la coscienza del singolo o di gruppi particolari a giudice supremo della legge di Dio, sia naturale che rivelata e della Chiesa interpretata e proposta;
quanto -insomma- è dovuto a tutto questo e ad altro ancora, non ha diritto di cittadinanza nella “città di Dio”, essendo antitetico alla costituzione e alla vita di essa. Di tutte queste storture e devianze e ribellioni s'intesse, sì, la passio Ecclesiae, ma è una passione che non s'identifica mistericamente con quella di Cristo, non arricchisce e non dilata la Chiesa come il sangue dei martiri. La mortifica, anzi la strozza, le rifila l'aria che dovrebbe respirare, la riduce al rantolo. Contro questa passio, pertanto, occorre prender posizione, essa va neutralizzata, e l'unica maniera per farlo è quella d'una fedeltà a tutta prova: la fedeltà dei santi.

Ho peraltro accennato, poco sopra, ad una causa quasi metafisica della passio Ecclesiae ed irriducibile per questo ad uno qualunque dei comportamenti umani. Essa nasce dalla sacramentale identità del Cristo fisico e del Cristo mistico e prolunga l'epopea del Golgota nel tempo del già e non ancora: la Chiesa è per questo il Christus patiens. Gli aggettivi “sacramentale” e “misterico”, cui faccio ricorso per qualificare l'identificarsi della Chiesa in Cristo e di Cristo nella Chiesa, portan il discorso sul piano dell'analogia, ancorché ontologicamente fondata. Non si tratta, infatti, di una identità assoluta, ma d'una continuità che il linguaggio dei Padri e della liturgia definisce in mysterio, e quindi di una repraesentatio della Chiesa come continua Christi incarnatio. In particolare d'un rapporto che riproduce nella Chiesa una cristoconformità tale da conferirle quella medesima “immagine del Dio invisibile” che Col 1,15 predica del Verbo incarnato ed in base alla quale la Chiesa ha, del Verbo incarnato, la forma storica d'un amore che si dona fino al sacrificio supremo di sé. La detta repraesentatio non è, dunque, una rappresentazione, se mai è una “ri-presentazione”, o meglio un'assimilazione di due soggetti fin al loro sacramentale ed unificante incontro. Sta qui la ragione per la quale la Chiesa è il Christus patiens, non il Christus passus: rivive nell'attimo che fugge la realtà stessa del Redentore, del Mediatore unico tra Dio e gli uomini, del Rivelatore fedele e qui si radica l'espressione “fuori della Chiesa non c'è salvezza”, oggi superficialmente contestata.

Commossi, pertanto, fin alle lacrime, ci mettiamo nelle braccia di questa chiesa, per aver accesso, attraverso la sua stessa passio, alla passio salvifica di Cristo.

Dante Pastorelli ha detto...

Aderisco alla lettera del fedele laico ai vescovi. L'autore mi sembra rappresenti lo stato d'animo, le attese, la speranza, come la sofferenza di tutti noi. Egli guarda lontano ed in alto. E noi non facciamoci schiacciar a terra da chi, da sponde diverse, persegue un fine non cattolico.

Marco ha detto...

Riflettendo sull'argomento dell'atteggiamento della Curia romana verso la FSSPX, ho pensato al fatto che in Vaticano nella Congregazione per la Dottrina della Fede hanno paura. Non mi riferisco a persone moderniste che rifiutano il Magistero ecclesiastico, ma proprio a coloro che lo accettano.

Hanno paura che il riconoscimento della FSSPX implichi il riconoscere che nei testi del Concilio Vaticano Secondo siano presenti veri e propri errori dottrinali se non eresie vere e proprie. Viste le contestazioni di altri grossi settori della Chiesa su altri argomenti di Magistero hanno paura di poter perdere terreno e forza. Della serie: "i testi del Concilio sono errati, quindi magari è lecita la contestazione di altri testi di Magistero non infallibile".

Magari non hanno neanche tanto attaccamento al Concilio Vaticano Secondo, magari vorrebbero che non fosse mai stato convocato, ma hanno paura di creare un "vulnus" al Magistero nel momento in cui si dovesse ammettere a livello ufficiale che è possibile che testi di Magistero non infallibile, solo pastorale, della Chiesa, del Papa e di tutti i Vescovi possano contenere sostanzialmente errori o molto peggio eresie. Al limite possano ammettere le ambiguità che poi devono essere corrette con rette interpretazioni.

Il punto della teologia che entra in gioco, non è l'ecumenismo o la libertà religiosa, ma il dovere di assenso al Magistero, fino a che punto e come il Magistero può essere erroneo.
In apologetica entra il gioco la non contraddizione tra i documenti di Magistero considerati nel loro livello di esposizioni dottrinali.
Entrambi questi punti devono essere ben chiari per la riconciliazione e per fugare paure infondate.

I modernisti che rifiutano il Magistero di questi ultimi secoli perderanno la battaglia. Il loro sistema non può reggersi visto che è contro qualunque tipo di certezza e sicurezza e che crea solo vuoto, dubbio, disordine e anarchia.

Marco Marchesini

hpoirot ha detto...

Marco ha ragione infatti il CV2 o non lo si tocca per niente (e voglio vedere come faranno) o se c'é un solo errore si DEVE concludere (non fosse che per non lasciare in futuro né dubbi né un precedente) che "non fu inspirato dallo Spirito Santo"

Mgr Levebre lo diceva e lo scriveva negli anni '70...

Dante Pastorelli ha detto...

L'analisi di Marco Marchesini, come al solito, è seria e motivata.
Però non credo che questa paura sia razionale e possa essere di ostacolo alla riconciliazione da noi sperata.
Anni fa, mons. Fellay, a 30Giorni a domanda rispose che non si chiedeva a Roma di dichiarare che la gerarchia e il concilio erano caduti in errore, perché la Chiesa avrebbe perduto credibilità.
E credo che mai la Chiesa e le sua più alte autorità mai pronuncerà parole di tal fatta.
Come dimostrano teologi seri e tutt'altro che anti-romani, si può ammettere che nel concilio ci sono espressioni equivoche, formulazioni che han bisogno di completamento e chiarificazione, che tra i documenti, per la loro natura pastorale e per il fine di ottenere il consenso più alto dei padri conciliari, ci sono qua e là contraddizioni ecc.
E poi, se lasciano libertà di critica rispettosa è già sufficiente. Ci penserà la prassi nel tempo a render giustiizia.

Ester ha detto...

Ci penserà la prassi nel tempo a render giustiizia.
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veramente, non capisco: come fa "la prassi" a rendere giustizia, cioè a riparare tante ingiustizie gravi e gravissime commesse in decenni di deriva apostatica dalla retta Dottrina ?
chi mai riparerà -tanto per risalire all'inizio visibile e documentato delle iniquità- il peccato commesso in apertura ci concilio contro il card. Ottaviani, beffato e messo a tacere, il che è peccato contro Dio prima che contro gli uomini ?

ma chi è la misteriosa "prassi" ?
è forse una specie di entità senza volto nè responsabili umani, un fenomeno spontaneo (quasi erba buona selvatica?), che dovrebbe compiere atti di giustizia o anche espiazione di peccati commessi da uomini a loro volta responsabili di azioni inique ?

Anonimo ha detto...

Ci penserà la prassi, certamente, perché la retta prassi tradizionale è anche accompagnata dalla retta dottrina.

Anonimo ha detto...

Caro Poirot,
il tuo discorso può valere in linea di principio ma non è realistico. Le applicazioni del Vaticano II hanno prodotto tante di quelle trasformazioni alcune anche in profondità, che non può essere oltrepassato.

In attesa di un Papa che ripareggi autorevolmente la verità tradita in diversi punti, si può però continuare ad affermarla predicandola celebrandola (usus Antiquior) vivendola e difendendola quando necessario.

hpoirot ha detto...

e qui non siamo per niente d'accordo: non si puo' far passare un'errore perché "non é realistico" condannarlo e perché ormai siamo andati troppo in là.

La verità non si ripareggia con le arrampicate sugli specchi! Gli errori del CV2 (perché di errori gravissimi si tratta!) vanno condannai infallibilmente

... cio' libererà e farà sorgere finalmente e la vera domanda sul Concilio: dov'éra il Magisteri della Chiesa durante gli ultimi 50 anni?

e come corollario : dal 1962 i papi hanno aderito alle eresie oggettive che abbiamo riscontrato nei testi?

perché credete che si insiste chiedendo alla SPX il riconoscimento del magistero d TUTTI i papi postCV2? perché sanno bene che c'é un'enoirme spada di Damocle che pende sul loro magistero...

hpoirot ha detto...

"In attesa di un Papa che ripareggi la verità tradita, si può continuare ad affermarLA predicandoLA celebrandoLA (usus Antiquior) vivendoLA e difendendoLA quando necessario."

LA = verità. Ma nel frattempo qual'é questa verità? se dal CV2 la chiesa docente insegna cose tutte diverse e tutte potenzialmente buone perché tutte contenute in un modo o nell'altro nel CV2 ?

Non facciamo confusione: noi crediamo difendere LA verità ma siamo a pari merito con un card.Barbarin che crede difendere LA sua e di far bene perché UBBIDISCE oggettivamenteal concilio nell'interpretazione di un papa coma GPII.

Con quale pretesto possiamo noi sconfessare lui e i progressisti, noi, appoggiati solo sul nostro sensum fidei privato (che vale tanto quanto il loro)?

Col pretesto della Tradizione? ma se é proprio uno dei soggetti ridefiniti dal Concilio !

Anonimo ha detto...

Col pretesto della Tradizione? ma se é proprio uno dei soggetti ridefiniti dal Concilio !

Ma se è proprio quello che stiamo dimostrando in tutte le salse che è fasullo!

Ester ha detto...

A causa della sciagurata democratizzazione dei valori, dal concilio in poi si è attribuita pari dignità al bene e al male, al Vero e al falso, al giusto e all'ingiusto, alla retta Dottrina e all'eresia.
In tal modo si sono concretamente affermati i DIRITTI DELL'ERRORE (v. diritto di professare tutte le false religioni, che meritano pari rispetto quanto la Vera, Divina ed Unica, quella Cristiana Cattolica).
Dunque la Tradizione e coloro che la tengono in onore e vogliono riaffermarla non potranno certo prevalere su coloro che seguono l'eresia modernista e tutte le connesse deviazioni, per il semplice motivo che sono ritenute PARI, ed è DOVUTO loro pari RISPETTO.
Nessun'autorità docente è stata finora nè sarà in grado di spiegare ai discenti (il Gregge) perchè mai la Tradizione dovrebbe ricevere maggior onore e credito del pensiero modernista.
Potrebbe farlo solo chi un giorno dicesse chiaro e tondo che l'ERRORE (ovvero l'eresia, che non condannata da 50 anni, trascina a tutte le deviazioni moderniste, protestantiche e apostatiche) è un MALE, che distrugge la Chiesa dalle fondamenta. Non un "diverso bene" da lasciar crescere per malintesa carità (buonismo letale).
Ma siccome siamo nell'impero del Relativismo, finchè questo durerà, l'errore sarà chiamato e lasciato propagare come "diversa verità", come "diverso bene," come "diversa e rispettabile via di formazione cristiana" ecc. (v. caso paradigmatico CNC).
Ci vorrà molto tempo prima che si torni ad affermare -con Autorità indiscussa- che le dottrine eretiche sono cattive e dannose.
Per ora esse sono ben accolte, come piante che non si ritengono velenose, bensì "diversamente nutrienti", parimenti buone che la Dottrina tradizionale; e i poveri ignari fedeli continuano a nutrirsene, per questa ed altre (non so quante) generazioni.
Quindi mi pare che abbia ragione Hpoirot: il sensus fidei dei fedeli tradizionali, i contenuti dottrinali che essi seguono fedelmente, sono ritenuti pari alle dottrine eretiche e a tutti gli indirizzi progressisti e modernisti.
Pertanto non credo che il cosiddetto innesto potrà funzionare.
Il Signore saprà bene di quale mezzo o via servirsi per far rinascere il dogma della Fede", senza che i suoi figli coltivino la pericolosa illusione democratica-paritaria (=secondo egalité della Rivoluzione francese)- che il Bene abbia pari valore del male e il Vero equivalga al falso, e che Vero e falso debbano camminare su vie parallele, in PACIFICA convivenza, senza "disturbare" i rispettivi territori, lasciando ai fedeli dubbiosi ampia facoltà di scelta tra Bene e male, senza che nessuno li ILLUMINI sulla precisa differenza tra l'uno e l'altro, e sulle conseguenze della SCELTA, che è di Vita o di morte: una bazzecola, davvero.

hpoirot ha detto...

é proprio quello che volevo ricordare: va bene dare tanta fiducia la papa, va bene cercare in tutti i modi un buon accordo, va bene dimenticare certe cose del passato (e del futuro vedi Lutero 2017) ma non dimentichiamo che VA DETTO chiaro e tondo che l'ERRORE é ERRORE. Non ci si dica che il CV2 é buono ma lo abbiamo interpretato male... il CV2 é un concilio "pastorale" che ha demolito a pugni il 1° comandamento centro di tutto il "dottrinale", perché dice nero su bianco che le altre religioni adorano "il Dio vero" e sono vie di salvezza...

hpoirot ha detto...

ESEMPIO PRATICO che riprende il discorso di oggi del card Brandmuller :

"i documenti del Concilio sul dialogo interreligioso e la libertà religiosa, non possono avere “nessun carattere dogmatico vincolante”.

E' un gran passo in avanti ma anche ... uno sbaglio fdi fondo perché significa (come dice Ester) che chi vuole puo'continuare a credere alla Dignitatis Humanae alla card.Barbarin e chi non vuole no! Sono cose mai viste nella Chiesa che ognuno intepreti un pezzo di magistero a modo suo!!

http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=647%3Acardinale-brandmueller-qsi-possono-discutere-i-testi-del-concilioq&catid=53%3Aattualita&Itemid=50

hpoirot ha detto...

"Entra alla Fellay, parla alla Tissier" ( nuovo motto lefebvriano )

Antonio ha detto...

Oggi Colafemmina scrive un condivisibile articolo sul "caso Nuzzi". Il papa non è quel tonto che alcuni dei suoi più servili seguaci (tipo Socci) vogliono far apparire. Ma è qui che, a mio parere, Colafemmina dice benissimo sugli eventuali accordi: leggere con attenzione.

Vengo poi ad un documento che mi ha colpito particolarmente per la sua attualità. Mi riferisco al comunicato rilasciato dalla Santa Sede nel febbraio del 2009 a seguito delle polemiche per l'intervista rubata a Mons. Williamson. Nella bozza del comunicato il Santo Padre corregge di suo pugno la seguente frase:
"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X il Santo Padre non intende prescindere da una condizione indispensabile"
con questa:
"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI."
Alla luce dell'evoluzione del rapporto fra la Santa Sede e la FSSPX mi sembra utile mettere in evidenza tale correzione che spiega perfettamente come mai improvvisamente si sia deciso di sottoporre ad una procedura separata i tre vescovi della Fraternità autori di una lettera nella quale si mette in discussione l'approccio soggettivista del pensiero benedettiano.

amarcord ha detto...

"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI."
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qui e' evidente che secondo la Chiesa conciliare l'Autorita' sta al di sopra della Tradizione.
Forche caudine per la FSSPX, come volevasi dimostrare. I timori dei 3 vescovi sono del tutto comprensibili, se uno ha gli occhi della ragione ben aperti (di questi tempi non e' un'ovvieta', capirete....)
Possibile che i cattolici debbano accettare il Magistero dei papi, qualunque cosa abbiano affermato e fatto, anche se spesso in aperto contrasto con la Tradizione, (v. Assisi e liberta' religiosa) cioe' contro i papi di 1930 anni ?
ecco dove si palesa la dittatura del pensiero unico, instaurata col conciliov2, il volto vero nascosto tra le pieghe delle ambivalenze> dittatura del modernismo, soggettivista e protestantizzante. Ma anche il Papa regnante che denunci; tale dittatura, mentre in parte ne e' vittima, in parte ne e' anche membro obbligato, come una ruota dell'ingranaggio, a cui nessuno da 50 anni riesce a sfuggire.
(O, se preferite, sembra talvolta voler cavalcare la tigre liberata dal concilio, ma ne viene continuamente disarcionato....per obbligo ecumenico infatti deve accettare/approvare i NC in qualit' di cattolici/evangelizzatori, e per lo stesso obbligo poi deve sottoporre i cattolici veri della FSSPX a verifica e marchio di qualita' *conciliare*...cio' e' pazzesco, realta' romanzesca che supera ogni truce fantasia KAFKIANA !.... Lo scioglimento di assurdita' colossali e' nelle mani di Dio soltanto.

Anonimo ha detto...

Il termine "kafkiano" è quello che al momento trovo più rispondente a questo ginepraio...

Vedremo cosa accadrà. Non azzardo alcuna ipotesi. Continuo a pregare.

Anonimo ha detto...

Le osservazioni di Colafemmina sono acute e pertinenti, come al solito.

Che il ritornello concilio sia quello più ricorrente anche nelle parole del Papa, che del resto lo ha vissuto e vi ha partecipato attivamente, è un fatto.

Tuttavia è altrettanto vero che, accettare il concilio, non significa accettarlo in blocco e pedissequamente. Questo lo ritenevo assodato.

Del resto, in coscienza, sono io la prima a non poterlo fare...

Vedremo. Il comportamento del Papa in questa situazione sarà determinante non solo per il futuro della Chiesa (quella visibile)...

Rafminimi ha detto...

Veramente, non capisco: come fa "la prassi" a rendere giustizia, cioè a riparare tante ingiustizie gravi e gravissime commesse in decenni di deriva apostatica dalla retta Dottrina ?
PER FAVORE, IL TESTO SEGUENTE è LUNGO, PERò, COME IO HO MESSO L'IMPEGNO DI SCRIVERLO, PER FAVORE, METTETE L'IMPEGNO DI LEGGERLO *ATTENTAMENTE*. Grazie.
Vi faccio un esempio di "prassi", in un punto fondamentale, ma misconosciuto: il battesimo dei bimbi abortiti e/o dei nascituri in pericolo di vita. Ho scoperto in questi giorni, che la prassi moderna è mutata profondamente. La voce
"Battesimo" a pagina 185 del secondo volume del dizionario di teologia
morale, a cura dei cardinali Roberti e Palazzini (Editrice Studium -Roma-
IV Edizione anno 1968). All'argomento "b. dei FETI" dedica
nentepopodimeno che CENTO (Dicasi CENTO-100-) Righe in corpo piccolo,
scritte fitte fitte. Faccio
presente che nelle PRIMISSIME TRA tali cento righe si dice ESPLICITAMENTE:"Se PRIMA DELLA NASCITA, un bambino viene a trovarsi in pericolo
ragionevolmente ritenuto imminente di vita (per es. a causa di un parto difficile) è OBBLIGATORIO amministrare il battesimo NELL'UTERO. In caso di
aborto ESISTE L'OBBLIGO GRAVE di battezzare, senza nessun indugio, anche se ancora nello stato embrionale". In tali righe, è dedicato ampio spazio anche all'aspetto tecnico di tali battesimi. Ed erano diffusi tra le ostetriche, degli ospucoli dedicati a come mettere in pratica tali metodi. Per esempio, bagnare con acqua tiepida, tramite una siringa il piccolo in utero. Ovviamente si sta parlando di dopo che si sono "Rotte le acque". E recitare le parole :"Se sei VIVO (o se sei CAPACE) IO
TI BATTEZZO Nel NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO". (continua)

Rafminimi ha detto...

In altri termini, la Chiesa del passato (che noi che,
molto indegnamente, abbiamo ricevuto il fardello di esserne i continuatori),
aveva una prassi molto "OGGETTIVISTA". La "Visione del mondo" preponderante del Cattolicesimo era la razionalità pura del tomismo. Io, che non sono un tomista particolarmente "Sfegato" (mi definisco un"Misticoide occamista")non posso che inchinarmi di fronte alla certezza della concretizzazione delle intenzione, che offre l'uso di atti concreti. Gli effetti spirituali si
presentavano come vincolanti e vincolati (quanto meno in linea si massima)
a determinate azioni OGGETTIVE & CONCRETE. Noi (purtroppo per certi versi e
meno male per certi altri) non siamo puri spiriti. Se DIO e la Santa Madre
Chiesa, nella loro infinita saggezza, hanno scelto ciò, non è senza motivo. (continua)

Rafminimi ha detto...

Il soggettivismo, l'attribuire effetti a semplici moti dello spirito, fa
cadere tutto nell'incertezza più totale. Azione pratica, concreta e
SENSIBILE è un dato certo. E' ovvio che, fatto senza intenzione, non
sortisce l'effetto, però, il rispettare determinate regole FORmali &
MATERIALI, è garanzia dell'azione efficace. QUESTO è IL SENSO DELL'EX OPERE
OPERATO. Ora, sono venuto a scoprire che il Cardinale Poletti, approvò delle fomule di benedizione che vorrebbero estendere/invocare ai/per feti abortiti ed a bimbi in pericolo di parto gli effetti del Battesimo di "DESIDERIO" e/o di quello di "SANGUE". Ora il BATTESIMO DI SANGUE è quello dei
Cristiani, già convertiti, ma non ancora batezzati, che muoiono martiri
durante una persecuzione. E il battesimo di DESIDERIO riguarda
sempre i cristiani già convertiti, ma non ancora battezzati che si
trovasserto a morire di anche morte naturale, prima di poterlo ricervere
sacramentalmente. IN
EFFETtI, IL BATTESIMO DI desiderio è UN ATTO DI VOLONTà DEL SINGOLO. Ora,
purtroppo, se è vero che la tradizione (ed anche ogni tanto le cronache narrano fatti che vengono sfruttati dai reincarnazionisti) ci parlano di bimbi che sono nati che già parlavano ed avevano l'uso di ragione (San Giovanni Battista, ed il beato Lorenzino Sossio da Marostica, vittima di
omicidio rituale da parte di Ebrei, giusto per citarne alcuni) d'ORDINARIO I
BIMBI NON HANNO L'USO DI RAGIONE. Pertanto non possono esprimere il
desiderio, neppure implicito, di volere il battesimo. Ne consegue che, tali benedizioni approvate da Poletti (basta la parola!) sono, quanto meno implicitamente e de facto basati su una mera
ipotesi teologica, il c.d. "battesimo di desiderio VICARIO". Ovvero che le
preghiere di altri (in primis dei genitori) possano supplire la mancanza di volontà dei piccoli. Premesso che, io da "Misticoide occammista", potrei anche dire che ciò mi sta bene, è un fatto che al Chiesa NON HA MAI AUTORIZZATO/INCORAGGIATO a coltivare speranze in tal senso. Ora, noi tradizionalisti "irregolari" siam soliti amministrare il battesimo D'ACQUA, seguendo le prassi antiche, ai feti, di qualsiasi periodo di gravidanza (il prete che ha battezzato la mia terza, era devotissimo a "Santa" Rita, una bimba esplusa dall'utero materno, per cause naturali, al quarto mese di gravidanza. La bimba, che era così piccola da entrare in un palmo di mano fu battezzata da lui. Visse ancora per quaranta minuti dopo il battesimo e poi volò in Cielo). A quanto mi è stato detto, anche i "MIGLIORI" tra i tradizionalisti "regolari" accettano la prassi "polettiana", con la specificazione che oggi la prassi è questa. Ora è lampante che una prassi che leghi l'esplicitarsi di un'intenzione ad un'azione concreta è senz'altro più CHIARA, "SUPERIORE" e "tRADIZIONALE", di una che preferisce avvolgere il tutto nell'indistinto dei puri moti dell'animo. Potremo continuare a seguire la prassi oggettivista? O saremo rimproverati? Si potrà far notare gli aspetti deficitari della prassi moderna?

Antonio ha detto...

Tuttavia è altrettanto vero che, accettare il concilio, non significa accettarlo in blocco e pedissequamente. Questo lo ritenevo assodato.

Questo, Mic, è un suo "wishful thinking". Infatti, "per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il PIENO RICONOSCIMENTO DEL CONCILIO VATICANO II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI".

Non c'è niente da fare, rassegnatevi: questo papa è ambiguo, voi avete torto, i tre vescovi "dissidenti" hanno ragione.

hpoirot ha detto...

sul sito di colafemmina c'é questa bella lettera di un prete al papa: SANTITA', MAI COME OGGI C'E' BISOGNO DI FERMEZZA!

notare il passaggio "...e allora, Santità: fermezza. Essa è la forma più alta della Carità!"

http://fidesetforma.blogspot.fr/2010/03/santita-mai-come-oggi-ce-bisogno-di.html

il rischio é sempre quello che si faccia del CV2 un menu à la carte dove tutto essendo un po' interpretabile ognuno fara' un po' quello che vuole. cosi' tutti avranno ragione almeno in parte, e nessuno avrà mai torto in pieno...

d'altro canto é quello che succede già oggi e che ho sempre sostenuto: del CV2 c'é l'interpretazione
* della SanPietro
* della SantEgidio
* di GPII
* di BXVI
* di Cavalcoli
* di Gherardini
* dei cardinali franco-tedeschi
* dei neocat...

manca solo la SPX ... ma forse ancora non per molto. preciso che i miei dubbi sono solo lato Roma, certo non lato SPX.

Anonimo ha detto...

Potremo continuare a seguire la prassi oggettivista? O saremo rimproverati? Si potrà far notare gli aspetti deficitari della prassi moderna?
Molto più probabilmente, potremo fare ciò che ci pare e, se non vorremo essere rimproverati, ci sarà fatto capire che non dobbiamo rimproverare nessuno.
Ovvero ogni prassi è legata alla sensibilità.
Basti dire che un sito filo-tradizionale regolare, ha lanciato un sondaggio tra i suoi utenti, circa le formule usate dai preti per l'Imposizione delle Ceneri. Quanti usano l'antica, quanti la nuova e quanti una "personalizzata".

Anonimo ha detto...

Basti dire che un sito filo-tradizionale regolare, ha lanciato un sondaggio tra i suoi utenti, circa le formule usate dai preti per l'Imposizione delle Ceneri. Quanti usano l'antica, quanti la nuova e quanti una "personalizzata".

Penso che a noi e ai nostri sacerdoti non interessino tanto i sondaggi quanto continuare a fare e a dire quel che abbiamo sempre fatto.
Se ci siamo fatti un'idea, giustificata da certe approvazioni, di un "chiesa patchwork" nella quale possono purtroppo convivere anche diversamente-credenti, non per questo possiamo e dobbiamo sottrarci dal fare la nostra parte in essa, non perché la nostra è una 'sensibilità' con pari dignità delle altre, ma perché è funzione primaria della Chiesa celebrare il Santo Sacrificio come Cristo Signore ce lo ha consegnato e predicare e praticare la dottrina e la sacramentalità corrispondente.

E' innanzitutto questo che ci interessa e ci riguarda e può dare risultati che non sono nelle nostre mani... Il resto sono chiacchiere e timori e anche confusione indotta dalla situazione. Basta aver chiaro chi siamo e con Chi e per Chi...

Anonimo ha detto...

manca solo la SPX ... ma forse ancora non per molto. preciso che i miei dubbi sono solo lato Roma, certo non lato SPX.

Poirot, l'interpretazione della FSSPX coincide con quella di tutti i veri tradizionisti, alcuni dei quali sono in quell'elenco, ma non TUTTI.

Non potranno coesistere all'infinito interpretazioni diverse, alcune "allineate" per ragioni di comodo. Questo dobbiamo crederlo per fede: verrà un Papa che ripareggerà la verità.

Nel frattempo non ci sottrarremo del fare la nostra parte. Come, a questo punto è nelle mani del Papa, ma prima di tutto del Signore.

Anonimo ha detto...

non per questo possiamo e dobbiamo sottrarci dal fare la nostra parte in essa:
a) la nostra parte, quale è?
b)non per questo possiamo e dobbiamo sottrarci dal fare la nostra parte *in essa*
Perchè? Se vi sorge il dubbio che, fino ad ora, siamo stati altrove, vuol dire che abbiamo già regalato agli avversari un vantaggio non piccolo.

Anonimo ha detto...

a) la nostra parte, quale è?

celebrare (e partecipare) il Santo Sacrificio e predicare e vivere la dottrina e la sacramentalità corrispondente.

b)non per questo possiamo e dobbiamo sottrarci dal fare la nostra parte *in essa*
Perchè? Se vi sorge il dubbio che, fino ad ora, siamo stati altrove, vuol dire che abbiamo già regalato agli avversari un vantaggio non piccolo.


A me e a qualunque credente davvero cattolico non è mai sorto alcun dubbio di un 'altrove' della Fraternità rispetto alla Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica Romana. Se Anonimo avesse seguito i miei interventi avrebbe compreso che il mio "in essa" si riferisce alla regolarizzazione canonica e alla pastoralità corrispondente, che è drammaticamente deficitaria.

C'è una incarnazione visibile della Chiesa, che non è ignorabile, se non per causa di forza maggiore.

Vedremo se, come appariva fino a qualche giorno fa, la forza maggiore verra' meno...

hpoirot ha detto...

mic siamo d'accordo, ridefinivo solo i termini del problema

hpoirot ha detto...

un bell'esempio grave di patcthwork l'abbiamo proprio oggi con gli anglicani appena "REINTEGRATI" nel minestrone ratzingeriano

http://www.ilgiornale.it/esteri/la_chiesa_anglicana_apre_donne-vescovo/23-05-2012/articolo-id=589116-page=0-comments=1

"Londra I vescovi anglicani hanno approvato la legge che autorizza le donne a diventare vescovi, riconoscendo però il diritto delle parrocchie più tradizionaliste di avere in alternativa un uomo. Il via libera all'episcopato delle donne è arrivato la scorsa notte in un incontro a porte chiuse a York, in cui sono stati anche respinti una serie di tentativi di ridurre i poteri delle future donne vescovo. Tuttavia, i vescovi hanno anche offerto ai più tradizionalisti, che non intendono accettare l'autorità della donna su basi teologiche, il diritto alle parrocchie di scegliere un vescovo uomo. Una misura che punta a scongiurare un esodo dei più tradizionalisti verso la Chiesa cattolica di Roma o la nascita di un nuovo gruppo anglicano..."

ancora una volta ... se il buon giorno si vede dal mattino!

Antonio ha detto...

verrà un Papa che ripareggerà la verità

Ma ne è certa? Non sarà forse Cristo a "ripareggiarla"?

Non ha risposto a quanto dicevo sul "pieno riconoscimento" del VII e del Magistero successivo...
Saluti

Anonimo ha detto...

Caro Antonio,
poiché non conosciamo i tempi della "seconda venuta" del Signore, la Fede ci fa dire che verrà un Papa a ripareggiare la verità che, dogmaticamente (quindi sempre per Fede), la Chiesa non può perdere.

Sul "pieno riconoscimento" del V 2 e del Magistero successivo, la penso esattamente come molti nella Fraternità (il realismo di mons. Fellay), come Gherardini e tanti altri: il Concilio non può realisticamente essere oltrepassato né rifiutato in blocco, perché fa parte della storia del Chiesa. Tuttavia nessuno ci può costringere ad accettarlo in blocco, neppure il "nuovo soggetto-Chiesa" della rivelazione non più oggettiva.

Si può accettare come evento storico; ma non in TUTTI i suoi documenti e relative implicazioni, se non per quello che oggettivamente non è in 'rottura' con la Tradizione costante. Quindi non "in blocco", nel senso di acriticamente.

Le 'rotture' oggettive sono individuate. L'importante è poter continuare a parlarne per denunciarle e non lasciarne inquinare questa generazione e quelle future.

In conclusione, si può accettare il concilio con riserva di continuare a metterne in discussione i punti controversi, guardandosi bene dal seguirne le applicazioni. Ed è proprio a questo che, mi pare, sembra si fosse arrivati nelle trattative che ora non sappiamo se congelate o solo dilazionate...

In ogni caso è esattamente la posizione in cui si colloca qualunque vero cattolico, pur non aderente alla Fraternità.

Anonimo ha detto...

un bell'esempio grave di patcthwork l'abbiamo proprio oggi con gli anglicani appena "REINTEGRATI" nel minestrone ratzingeriano

Poirot, quel che citi e sostieni non c'entra un cavolo con gli anglicani appena rientrati, perché lo sai benissimo che hanno fatto quel passo proprio per rifiutare questa e altre aberrazioni.

Per favore, non ti mettere a fare il bastian contrario solo per partito preso!

hpoirot ha detto...

mic non ti arrabbiare, non ho cambiato idea ma ... il bello dell "uomo" Ratzinger é che é fedele a se stesso. La cosa é molto semplice: appena fa quelcosa di buono, trovi per forza di cose il sua contraltare:

11 marzo 2012 - Il Papa e il primate anglicano Williams insieme nella preghiera.

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/spiritoecumenicopreghieracomune.aspx


Nella sua omelia (lo sposatissimo) Williams ha voluto ricordare come nel 1989 Giovanni Paolo II e il suo predecessore Runcie definirono «cer­ta ma imperfetta» la comunione tra Roma e Canterbury...

Nella sua omelia BXVI ha ribadito la cosa dicendo «la presenza costante di monaci in questo luogo, e per un tempo così lungo, è già in se stessa testimonianza della fe­deltà di Dio alla SUA CHIESA, che siamo felici di poter proclamare al mondo intero».

ovviamente i monaci sono di due Chiese e religioni diverse ma subsisitit-vuole, il papa fa il minestrone...

"...e allora, Santità: fermezza. Essa è la forma più alta della Carità!"

Anonimo ha detto...

Poirot,
il discorso della "comunione imperfetta" è il discorso ambiguo inaccettabile, e non ci piove.

Ma la frase di Benedetto XVI a S. Gregorio al Celio si riferisce ai monaci Camaldolesi e alla loro fedeltà alla Chiesa punto.

Non è in queste parole il minestrone ;)

Mi auguro che sia una "bufala" ha detto...

Ho letto che Mons.Fallay ha rimandato a data da stabilirsi il Capitolo previsto per quest'estate.