giovedì 10 maggio 2012

Lettera di Mons. Fellay ai vescovi della Fraternità San Pio X

Così ha appena scritto Riposte Catholique by Blog Summorum Pontificum:

Eravamo impegnati a rimanere silenziosi sul vocio alimentato da ogni sorta di voci e di “rivelazioni” intorno al processo di riconciliazione tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. È stata sempre nostra intenzione non “inquinare”, a causa di informazioni rivelate in maniera inopportuna, un processo delicato, difficile ed estremamente importante. Questo processo, se evidentemente concerne la Chiesa universale, è innanzitutto una questione che riguarda Roma e la FSSPX. Tuttavia, due documenti fondamentali per comprendere la tappa di questo processo sono stati rivelati pubblicamente da un Forum tradizionalista anglofono CathInfo.

Ecco la lettera di Mons. Fellay e dei membri del Consiglio generale della Fraternità, indirizzata agli altri tre vescovi della Fraternità, in risposta ad una loro lettera collettiva del 7 aprile, che dimostra tutta la sua chiara intenzione di ricondurre la FSSPX a Roma. La riporto di seguito in originale in anteprima, insieme a quella dei vescovi prendendomi il tempo per la traduzione. Ma intanto preferisco darvi la notizia, di per sé molto significativa. Poi commenteremo.

 

42 commenti:

Anonimo ha detto...

La prima mancanza che vedo denuncia Fellay è quella del Soprannaturale e quella del realismo. Cose che mi trovano perfettamente in sintonia e che non ho fatto altro che ripetere fin qui...

Ma sarà bene esaminare con ogni cura e trarne, spero, indicazioni ma anche speranze.

Mi impegno a tradurre.

Marco ha detto...

Grazie, Mic, per questo importante documento, che conferma quanto dicevo: 3 vescovi su quattro, mentre altri facevano finta di niente e ponevano domande assurde.
La prima impressione è che, con la scusa del soprannaturale e del realismo, possiamo giustificare un po' di tutto.

Anonimo ha detto...

Io non la trovo assolutamente una scusa, caro Marco.

Sarebbe davvero stupidità o mala fede... nessuna delle due ipotizzabili né per quanto riguardo Mons. Fellay né per quanto riguarda chi nel suo cuore ha il suo stesso 'sentire'.

Marco ha detto...

Evidentemente Lei, Mic, ha un accesso privilegiato al cuore di Mons. Fellay. Semplicemente, ripeto, si tratta di una scelta sbagliata, al di là delle ragioni: e se ne vedranno le conseguenze, nella Fraternità, purtroppo. Non ci sono appigli dottrinali per una decisione del genere. Inutile citare sempre i soliti, Schmidberger, Simoulin e altri 4-5 gatti, silenziando le voci avverse. Che, spesso, non parlano, o non se ne parla, o parlano privatamente. Ripeto a chi facesse orecchie da mercante: 3/4, e la percentuale potrebbe essere superiore tra sacerdoti e fedeli. Spero che mons. Fellay si renderà conto, in tempo, che la sua posizione è nociva, ed avrà conseguenze non auspicabili su ciò che, con tutte le sue pecche, ha "salvato" la Tradizione cattolica. Spero di sbagliare. Spero anche che Pastorelli la smetta di fare il paladino della Tradizione e, soprattutto, di insultare.

Anonimo ha detto...

Peccato questo confronto mediatico.
Io non l'avrei mai voluto e tutto sommato mi ci sto prestando anch'io, perché ormai ci sono dentro.

Spero solo, nell'aiuto del Signore e di riuscire a farlo con delicatezza e che non ne venga fuori un danno per la Fraternità.

Però era logico che, se c'erano dei nodi, venissero al pettine.
Questo varrà anche per tutto il resto della Chiesa...

Abbiamo tutti bisogno di grande luce e discernimento; ma soprattutto loro, sia a Roma che ad Econe, che hanno così grandi responsabilità...

Mater Boni Consilii
Mater Divinae Gratiae
Mater Ecclesiae
Ausilium Christianorum

Ora pro nobis!

Amicus ha detto...

In sintesi: la presente è una risposta ad una lettera scritta un mese fa dagli altri tre Vescovi della Fraternità e diretta a Mons. Fellay e ai due Assistenti generali (riportata anch'essa su Riposte Catholique), in cui gli si faceva notare, in sostanza, che un accordo pratico col Vaticano sarebbe stato un suicidio per la FSSPX.
Mons. Fellay risponde, sempre in sostanza:
1) che non è moralmente lecito rifiutare l'invito del Papa, visto che egli non chiede alla FSSPX di sottoscrivere nulla di contrario alla Fede;
2) che non si può parlare di 'suicidio', ma di rischio calcolato, poiché la situazione attuale è comunque diversa da quella del 1988: c'è un lento ma costante riavvicinamento alla Tradizione, specie nel clero più giovane, e se il Vaticano II è ancora ufficialmente sulla bocca di quasi tutti, non è più nella 'testa' di molti di loro;
3)che con la loro opposizione preconcetta i Vescovi Williamson, de Mallerais e de Galarreta dimostrano poco spirito soprannaturale, poca fiducia nella Divina Provvidenza.

Anonimo ha detto...

SONO CON MONS. FELLAY!

Anche se so che molti cari amici mi toglieranno il saluto!
Io, sono ormai 25 anni che sto solo con la mia coscienza e (spero) con Nostro Signore.
Non credo che mi metterò in dissenso dal distretto italiano, QUALUNQUE scelta faranno.
Ma non per questo toglierò il saluto o eviterò (già men scarse) le frequentazioni con coloro che sentissero giuste altre scelte.

Amicus ha detto...

Ovviamente appoggio anch'io Mons. Fellay. Anzitutto,aspettare un rientro del Vaticano nella 'normalità' dottrinale prima di firmare un accordo è ,come fa notare Mons. Fellay, del tutto irrealistico; in secondo luogo, il rifiuto di un accordo aprirebbe le porte al rischio di una lenta futura deriva verso posizioni da "pétite église" scismatica. Questo rischio è notevole, è troppo poco considerato da parte di diversi membri della FSSPX, ed è assai più grave rispetto a quello di essere 'normalizzati' dalla 'Gerarchia conciliare' nel lungo periodo.

hpoirot ha detto...

Hanno fatto esplodere la SPX, era quello che volevano.

Da domani ci parleranno ancora del 2017 e delle con-celebrazioni miste luterano-cattoliche per "festeggiare" Lutero...

Dante Pastorelli ha detto...

Non so chi siano questi "altri" che facevano finta di niente. Io ho sempre detto e scritto da anni che la Fraternità era destinata a spaccarsi. Qualche dubbio m'era sorto su Gallareta e spero sempre che almeno lui si ravveda.
Grande Fellay! Io non mai usato aggettivi del genere per uomini di Chiesa, tranne personaggi veramente eccelsi (Papi, Cardinali, Teologi) e mai per membri della Fraternità, anche quelli conosciuti e con cui son rimasto in rapporti cordiali. Ma questa volta ribadisoco: GRANDE FELLAY. Ha un vero amore per la Chiesa e insiste, oltre che sul realismo, soprattutto sull'aspetto soprannaturale. Mi auguro che sacerdoti e seminaristi ricchi come lui di fede nella Chiesa di Cristo lo seguano per dar vita ad una nuova primavera "romana".

Anonimo ha detto...

Caro Poirot, non è esploso proprio niente!

Prima o poi la realtà doveva chiarisi sia da parte della Chiesa che della Fraternità.

Che qualcuno a Roma goda delle divisione nella Fraternità e che questa ne esca indebolita magari sarà un fatto. E tuttavia, il persistere del cosiddetto statu quo preferito dai tre vescovi, nel tempo non avrebbe fatto altro che radicalizzare i problemi ed aumentare la divaricazione già impegnativa da sanare.

La lettera di Mons. Fellay è commovente. Mi spiace che ci vuole il tempo materiale di tradurla; ma entro stasera ce la farò... intanto anche il testo francese è comprensibile nelle grandi linee: la traduzione servirà per cogliere le molte sfumature.

Anonimo ha detto...

attendere che tutta la Chiesa sia purgata dall'eresia è come pretendere che tutto il mondo sia purgato dal peccato! La sistemazione canonica porterà altre sfide alla FSSPX, la prima delle quali è il resistere impavidi al'omologazione che come piovra cercherà di attirare tutti. Ma non è un buon motivo per rifiutare. I tre vescovi non difendono nè la Chiesa, nè la FSSPX, difendono solo il loro orticello e vorrebbero continuare a vivere tranquilli nel loro mondo. Mi addolora molto se questo accordo vedrà staccarsi i tre vescovi. Se essi si staccheranno, e se formeranno la loro chiesuola, e a patto che conservino l'ortodossia della fede, la loro conciliazione potrà avvenire fra molti, molti molti secoli. Perchè per estirpare le eresie che ci son dentro la Chiesa non credo basteranno 5 secoli! Bisogna sempre tenere a mente perché Lefebvre fece ciò che fece: non per farsi il suo orticello, ma per permettere di avere un posto dove respirare, visto che ai suoi tempi l'Autorità della Chiesa non gli consentiva di averne ufficialmente dentro. Oggi c'è questa possibilità di vivere ufficialmente dentro la Chiesa. Tirarsene fuori, sottrarsi alla battaglia, non farebbe onore ai tre vescovi, i quali non onorerebbero il nome di chi li consacrò vescovi. La situazione di necessità non la creò Lefebvre, lui ne prese atto e vi si adattò. nel momento in cui tale situazione di necessità non c'è più, non ci sono motivi che giustificano il proseguire imper
territi.
non è nepp

Anonimo ha detto...

Grazie Amicus per la tua sintesi.
Siamo tutti con Fellay. E speriamo che siano molti coloro che possono essere recuperabili.

hpoirot ha detto...

Mons.Fellay dice "PER IL BENE COMUNE DELLA FRATERNITA' NOI PREFERIREMMO DI GRAN LUNGA LA SOLUZIONE ATTUALE DI STATUS QUO ATTENTISTA MA E' CHIARO CHE ROMA NON LA TOLLERA PIU'

C'é una logica spaventosaé in questo modo con cui Roma ESIGE il "riavvicinamento". Ancora una volta e per l'ennesima volta il muso duro é SOLO contro la SPX, le condizioni si pongono solo per Ecône!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Perché il papa non le dice a KIKO e ai migliaia di eretici che lo circondano certe cose??????? Gli basta tirare un sasso per beccarne uno, ma a nessuno vengono posti paletti come questo da dentro-fuori, anzi poi loda l'eresia come il GRANDE DONO per la Chiesa.

Siamo in trappola e Mons.Fellay lo riconosce egli stesso quando dice che "PER IL BENE COMUNE DELLA FRATERNITA'"... sarebbe meglio lo status quo!

Ma Roma ESIGE... per mangiarci meglio!

hpoirot ha detto...

MIC parlo come padre di famiglia sai dirmi se l'anno prossimo avro' ancora una scuola cattolica per i miei figli ???? Facile teorizzare da fuori la SPX ma tutto quello che abbiamo costruito in 50 anni va in fumo in meno di un mese.

Una defezione del 50%-75% della SPX, nella stessa proporzione dei vescovi non é da escludere purtroppo...

I nodi devono venire al pettine ????????? 50 di eresie gigantesche e il primo (e solo) nodo che Roma fa rimontare in superficie é quello della SPX per aprirla in due. Era la cosa più urgente da fare se veramente si vuole salvare la Tradizione? Gettare a mare gente che ha una fede solida e ha pagato sulla sua pelle anni di errori ERETICI ratzingeriani?

Marco ha detto...

La lettera di Mons. Fellay è commovente.

In effetti, mi viene da piangere a leggerla.

Grazie Amicus per la tua sintesi.
Siamo tutti con Fellay.

Non proprio tutti: tra qualche tempo, scoprirete che questo "tutti" significa, orientativamente, un 25% di sacerdoti, cui vi sarà da aggiungere una quota forse analoga di colleghi "banderuole".

Marco ha detto...

Perchè per estirpare le eresie che ci son dentro la Chiesa non credo basteranno 5 secoli!

E allora, molto italianamente, tiriamo a campare e facciamo finta di niente.

nel momento in cui tale situazione di necessità non c'è più...

E chi glielo ha detto?

Gederson Falcometa ha detto...

"La situazione di necessità non la creò Lefebvre, lui ne prese atto e vi si adattò. nel momento in cui tale situazione di necessità non c'è più, non ci sono motivi che giustificano il proseguire imper
territi".

Questo è il problema che i tre vescovi passano: lo Stato di necessità, non ha cessato con il Motu Proprio e il ritiro delle scomuniche dei vescovi. Entrambe, questo non sono concessioni di Roma. Sarà una concessione dichiare innocente, qualcuno che è stato ingiustamente imprigionato? Anche non centra niente con sperare che la Chiesa sia purificata da ogni eresia. Ma di vedere che dopo il Concilio, molti movimenti ereticali, come il Cammino Neocatecumenale ha piena libertà nella Chiesa (con la sua aprovazzione). Solo per il tradizionalismo liturgico, lo stato di necessità ha cessato, per coloro che hanno una conoscenza dottrinale del problema, continua ancora.

Quello che mi rende preoccupato per i rapporti tra Roma e la Fraternità San Pio X, è esattamente ciò che ha escluso lo stato di necessità, su cui mons. Lefebvre, ha basato la sua resistenza. Il minimo che io aspettava da Mons. Fellay era di chiedere a Roma, un giudizio sullo stato di necessità, ma questo non è stato fatto. Le scomuniche sono state prese come un atto di benevolenza del Papa, non come un atto di giustizia (lo stesso è stato osservato per quanto riguarda la Messa). Se esiste uno stato di bisogno, la scomunica dei vescovi era nulla, se non ce era convalida. Come mons. Fellay, ha accettato il ritiro delle scomuniche, ha accettato come valide le scomuniche del 1988. Quindi, non avrebbe di accettare che è scomparso oggi lo stato di necessità?

In questo caso, i vescovi Don Tissier, Don Galarreta e Don Williamson, hanno più motivi per essere sospettosi dellaccordo, che che Mons. Fellay per parlare nel soprannaturale, perché Dio non poteva condurre la FSSPX a negare ciò che è stata la causa della resistenza dell'Arcivescovo Dom Marcel Lefebvre: lo stato di necessità, che ora non se parla più nella FSSPX.

Anonimo ha detto...

Caro Hpoirot,
comprendo più di quanto immagini la tua preoccupazione, che avrebbe meno motivi di esistere se la Fraternità fosse unita e non divisa.

Comprendo anche le ragioni degli intransigenti, ma non ne condivido la radicalità che non fa entrare in campo proprio quel che dice Fellay; il soprannaturale e il realismo.

Sono le conclusioni che sono diverse.

E' possibile ipotizzare una trappola anche in questa richiesta di decisione definitiva che sta facendo correre il serio rischio di frattura della Fraternità; ma le ragioni di Fellay, ribadite da molti cuori sacerdotali, non sono da sottovalutare e io mi fiderei di più della Provvidenza e della Grazia del Signore...

Non dimentichiamo che il rischio di frattura è stato reso ancor più serio dall'improntitudine dell'intransigente che, non volendo in alcun modo l'accordo, ha reso pubblico un confronto che forse era possibile comporre all'interno. E che comunque, col passare del tempo, le radicalità tenderebbero prevedibilmente ad accentuarsi e non a ridimensionarsi.

Quindi, se non è possibile una decisione unanime, bisogna prendere atto della realtà e andare avanti. E' il Signore che salva la Sua Chiesa, ma si serve dei "Suoi" e speriamo di essere tra coloro che si lasciano guidare da lui e non dalle nostre visuali pur sempre limitate.

Anonimo ha detto...

Questo è il problema che i tre vescovi passano: lo Stato di necessità, non ha cessato con il Motu Proprio e il ritiro delle scomuniche dei vescovi.

Oggi c'è uno stato di necessità ancor più serio: una Chiesa in apnea, soffocata dalle eresie... Io credo alla potenza del 'lievito' nel senso evangelico.

Una schiera di duri e puri che non entra nell'agone della PASTORALE e si divarica sempre più dove può portare?

Immagino chi mi replicherà: ma chi si è divaricato dalla Tradizione è Roma. OK, ma il Papa è a Roma ed è la Tradizione che deve tornarvi adesso; il resto è nelle mani del Signore e non credo che questo sia presumere della Tradizione che torna né tentare il Signore... almeno lo spero tanto.

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,
La mia replia è la seguente:

Anche gli ariani potevano accusare Sant'Atanasio sia di donatismo, come di catarismo. Questo è solo per dimostrare, come viene sbagliata l'accusato di catarismo (rigore), contro coloro che si oppongono all'accordo. Ora, vi chiedo:

Sant'Atanasio doveva fare un'accordo con gli ariani, per entrare nell'agone della PASTORALE ariana? Il rifiuto veemente dell'arianesimo, lo portarono via dalla pastorale?

Mi sembra che qui si dimentica l'insegnamento dell'apostolo Giovanni, che può essere applicato per analogia:

"E in questo sta l'amore: nel camminare secondo i suoi comandamenti. Questo è il comandamento che avete appreso fin dal principio; camminate in esso.
Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo!
Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena.
Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio.
Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo".
Lettera di San Giovanni 2, 6-10

Anonimo ha detto...

Perchè per estirpare le eresie che ci son dentro la Chiesa non credo basteranno 5 secoli!

Questo chi lo ha stabilito? Vuoi mettere limiti alla Grazia, quando c'è chi corrisponde?
Certo non si può voltar pagina da un giorno all'altro; ma gli innesti buoni dovranno pur funzionare!

E allora, molto italianamente, tiriamo a campare e facciamo finta di niente.

Io non la penso così, Marco. Lo capisco che sono decisioni difficili da prendere. Altro che tirar a campare e far finta di niente....

nel momento in cui tale situazione di necessità non c'è più...

Chi lo dice che non c'è più? L'ho già scritto che c'è eccome.
Ma forse è arrivato il momento di rispondere in maniera diversa a questa necessità: la S. Messa è salva, la Dottrina è salva! Continuiamo a custodirle!
Perché dare per scontati che l'inquinamento prevalga sui fedeli custodi? Ecco dov'è che Mons. Fellay dice che mancate di Soprannaturale, oltre che di realismo, perché è impossibile pretendere di rientrare a Roma-convertita... Non vi rendere conto che più passa il tempo più la divaricazione generazionale è paurosa?

E, se c'è qualcuno che può tentare di colmarla che fa, resta nelle retrovie?

Anonimo ha detto...

Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo". Lettera di San Giovanni 2, 6-10

Caro Gederson,
mi pare che nessuno chieda a Fellay o a noi di 'sposare' altre dottrine.
Se l'accordo prevedesse questo, non credo che Fellay lo sottoscriverebbe.

Marco ha detto...

Perché dare per scontati che l'inquinamento prevalga sui fedeli custodi? Ecco dov'è che Mons. Fellay dice che mancate di Soprannaturale, oltre che di realismo, perché è impossibile pretendere di rientrare a Roma-convertita... Non vi rendere conto che più passa il tempo più la divaricazione generazionale è paurosa?

Da queste riflessioni parrebbe che si debba rispondere, dopo la morte, non a Cristo, ma a Ratzinger, a Fellay: e di cosa? Della "divaricazione generazionale" (concetto che non mi è chiaro: non poteva dire "differenz di età"?)? Non credo sia un argomento che interessi chi giudicherà ogni uomo. Va a finire che la colpa del Vaticano II e di quello che ne è seguito qualcuno la darà, magari sulla "Stampa" o sul blog di Socci, ai 3 vescovi ed ai sedevacantisti, statene certi. Ci deve essere almeno qualche stilla di sangue italiano in Fellay.

Stefano Gavazzi ha detto...

Tutto questo porterà ad una scissione ed ahimè alla distruzione della FSSPX di parte Fellay, come ho scritto sul mio blog, pensare di poter sconfiggere le eresie dei gerarchi di Roma è un illusione puerile, chi confida nella Provvidenza sa dalle scritture e dalle profezie che questa situazione la risolverà solo il Signore, la FSSPX sarà fagocitata come il resto dei tradizionalisti che hanno ceduto all'impostura modernista di Roma chi si compiace di quest'accordo si compiace della distruzione di un baluardo della Fede ed ancor più anime andranno perdute.
CVCRCI

Anonimo ha detto...

Della "divaricazione generazionale" (concetto che non mi è chiaro: non poteva dire "differenz di età"?)?

Stiamo parlando di questioni e Fede. Avevo appena detto la S. Messa è salva, la Dottrina è salva!
Ovvio che per "divaricazione generazionale" intendevo la grande carenza della generazione presente (e altrettanto rischiano quelle future) in ordine alle verità di Fede!
Che c'entra l'età?

Anonimo ha detto...

chi confida nella Provvidenza sa dalle scritture e dalle profezie che questa situazione la risolverà solo il Signore, la FSSPX sarà fagocitata come il resto dei tradizionalisti che hanno ceduto all'impostura modernista di Roma chi si compiace di quest'accordo si compiace della distruzione di un baluardo della Fede ed ancor più anime andranno perdute.

qui si danno per scontate troppe cose: dov'è il senso del Soprannaturale invocato da Fellay?

Badate bene che comprendo e condivido i vostri timori. Non condivido le vostre conclusioni!

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,

Al Concilio di Nicea, come ricordo, il vescovo Marcelo, era che ha dato il maggior contributo intellettuale. Ma dopo l'inversione di tendenza ariana, il capo vescovo fu S. Atanasio. Se avesse accettato le imposizione degli ariani, a nome della comunione o di sottomissione all'autorità superiore, che sarebbe stato della fede cattolica?

Sant'Atanasio non è venuto fuori affermando che le sedi vescovili erano vacanti, ma non ha accettato la autorità ariana, questo è culminato nella sua scomunica e esiliati in diverse occasioni. Se la Fraternità San Pio X sta facendo un buon accordo con Roma, sarebbe stato anche un buon per san Atanasio fare accordi con gli ariani. Ma fare accordo con gli ariani, significava dare riconoscimento alla stessa dottrina ariana. Per Atanasio, non era possibile parlare con gli ariani, senza una professione di fede nel Concilio di Niceia da parte di loro. Mons. Marcel Lefebvre, allo stesso modo, chiede come conditio sine qua non per colloqui con Roma, che esso dovrebbe in linea di principio fare professione di fede nei grandi documenti della Chiesa, contro il liberalismo e contro il modernismo, questo non è stato fatto. Don Fellay ha negato in linea di principio, lo stato di necessità nel 1988: se non ci fosse uno stato di necessità nel 1988, è corretta rimozione delle scomuniche, ma se ci fosse, l'affermazione corretta sarebbe una dichiarazione di nulità. Le piccole cose fanno grande differenza, come San Tommaso ha detto: Un piccolo errore in linea di principio, renderlo grande, alla fine"

Amicus ha detto...

I favorevoli all'accordo non sono degli incoscienti, e oltre a fidarsi della Divina Provvidenza sanno valutare i rischi ai quali vanno incontro. Se è vero, infatti, che ci sono rischi concreti nel firmare l'accordo, ve ne sono altri altrettanto concreti e ancor più gravi nel rifiutarlo. Ribadisco quanto ho già scritto prima: il rifiuto di un accordo aprirebbe le porte al rischio di una lenta futura deriva verso posizioni da "pétite église" scismatica. Questo rischio è notevole, è troppo poco considerato da parte di diversi membri della FSSPX, ed è assai più grave rispetto a quello, pur reale, di essere 'normalizzati' dalla 'Gerarchia conciliare' nel lungo periodo.
Quanto alla frase di Mons. Fellay sul fatto che Roma non tollera più un proseguimento dell'attuale fase di stallo, non va intesa come un suo cedimento ad un diktat neomodernista: va invece inquadrata nel resto del discorso, e cioè che non si può rifiutare la chiamata del Papa, quando ciò non comporti cedimenti sulla Fede o la morale. Anche se ci sono dei rischi.

Non vi sembrano paure fondate? ha detto...

http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/consacrati/11659-accordo-fra-chiesa-cattolica-e-lefebvriani-le-considerazioni-di-don-ugo-carandino-e-lisola-che-non-ce-

Anonimo ha detto...

potreste tradurre anche la lettera dei tre vescovi al consiglio della fraternità? grazie

Anonimo ha detto...

Don Fellay ha negato in linea di principio, lo stato di necessità nel 1988: se non ci fosse uno stato di necessità nel 1988, è corretta rimozione delle scomuniche, ma se ci fosse, l'affermazione corretta sarebbe una dichiarazione di nulità.

Caro Gederson,
il tuo discorso in linea di principio non fa una grinza. Però bisogna fare alcuni distinguo.

Su quest'ultima affermazione, preferisco un atteggiamento meno categorico.

Intanto è il discorso della nullità delle scomuniche regge in base ad alcune considerazioni, ma all'atto pratico l'importante è che siano state rimosse e non credo che nella situazione in cui è la Chiesa si potesse pretendere di più. Evito di lanciarmi in discorsi tecnico-canonici nei quali non sono ferrata. Non credo che questa sottolineatura possa inficiare nulla né nella sostanza spirituale né nel futuro della Fraternità in seno alla Chiesa, anche perché, se la scomunica era inesistente, tanto meglio, se non lo era è stata rimossa dal Trono più alto... e tanto mi sembra importante, al di là di ogni altra considerazione.

Mons. Marcel Lefebvre, allo stesso modo, chiede come conditio sine qua non per colloqui con Roma, che esso dovrebbe in linea di principio fare professione di fede nei grandi documenti della Chiesa, contro il liberalismo e contro il modernismo, questo non è stato fatto.

Una posizione del genere preclude realisticamente ogni soluzione. Tuttavia credo che più che 'fissarsi' su singole affermazioni di mons. Lefebvre, che vanno inquadrate nel loro contesto, bisogna custodire e portare avanti lo spirito dei suoi insegnamenti.
In fondo è riuscito a preservare la S. Messa e il Sacerdozio. Rimanere 'fuori' canonicamente, paradossalmente, rischierebbe di vanificare proprio questo. In fondo siamo ancora in tempo...

Quanto ai tanto temuti rischi di inquinamento non penso che star 'fuori' canonicamente garantisca l'immunità: chi tende i suoi tentacoli lo farà sia dentro che fuori. A questo supplirà la Grazia in chi resterà vigilante e fedele.

Areki ha detto...

Per Marco delle 16,30. Innanzitutto la mia stima e rispetto sul piano personale. Avessi nella mia parrocchia cattolici come Marco o hpoirot! I mali della Chiesa non possono risolversi in cinque minuti, o rinchiudendosi nella cittadella dei puri e duri. Stai pur certo che per me Bianchi, Martini e Mancuso sono molto, ma molto meno cattolici di Mons. Tissier, Williamson e Galareta..... Prego perchè la Fraternità sia il lievito che fermenta la Chiesa tutta. Il sale non può rimanere da solo, ma deve salare cio che è scipito (la chiesa conciliare).... Il lievito deve fermentare la pasta..... Comunque non ho la pretesa di essere l'oracolo della verità e di convincere nessuno. Se anche qualche membro della fraternità volesse rimanere fuori e non accettare gli accordi avrebbe ugualmente la mia stima, e il mio rispetto..... Domandiamoci però: è questo quello che vuole il Signore o non piùttosto la conversione e il ravvedimento dei modernisti..... Preghiamo e manteniamo la pace.

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,

Capisco la tua distinzione, ma è pericolosa perché non se può fare la teoria, attraverso la pratica (Se possibile, leggere la lettera Iucunda Sane di Papa Pio X). Perché una vera teoria non può essere realizzata, non dobbiamo lasciare di difenderla (almeno in linea di principio). E 'come il caso della libertà religiosa e la separazione di Stato della Chiesa, in Francia, dove San Pio X ha perso la Francia, ma non ha perso il principio. Nel caso della Fraternità San Pio X, questo è ancora possibile? Onestamente non lo so. In effetti l'impressione che ho tengo è che tutte le posizioni sono difettose: manca la posizione del magistero infalibile, che sarebbe la soluzine per tutti problemi. Mentre questo non sucedde, il Concilio rimane come un'idra, per ogni punto risolto, sorgono due nuovi problemi.


Nella recente lettera di Benedetto XVI ai vescovi della Germania, si nota un leggero cambiamento. Il Papa afferma che "le parole di Gesù devono essere rispettati", almeno in questa lettera, egli dimostra un concetto di tradizione diversa da quello espresso nel 2006 che dura per decenni. Se il concetto di tradizione sarebbe la trasmissione di un esperimento, in questo senso, le parole della consacrazione, corretto o non, non importa, quello che contava era l'esperienza (per questo motivo, è stata aprovatta l'anafora di Addai e Mari). Quindi penso che ha un leggero cambiamento. Mentre la forma dell'esercizio del potere, continua ad essere quella espressa nel libro "L'elogio della coscienza, la verità interroga il cuore". Dove Papa Benedetto XVI, esprime la compreensione del primato petrino, più come un esercizio di maieutica che l'esercizio dell'autorità. Non so se avete letto questo libro, ma l'argomento si basa proprio sui semi del verbo, o come portare i "semi del Verbo" nei nostri cuori, siamo in grado, come S. Agostino ci dice, il Bene, tuttavia, questo capacità non è a tema, ma un senso interiore, una capacità di riconoscimento.

Gederson Falcometa ha detto...

Quanto le parole di mons. Lefebvre, una professione di fede da parte di Roma, in documenti di grandi dimensioni contro il liberalismo e contro il modernismo, erano validi solo per il contesto o sono ancora valide oggi?

Mic, tu e tutti italiani che sono veri cattolici, fanno un belo lavoro contro il Cammino Neocatecumenale, così come la Fraternità San Pio X è in grado di fare un buon lavoro contro il modernismo. Tuttavia, vi chiedo:

Voi lavorate contro il Cammino Neocatecumenale, e Roma concede la libertà a questo movimento: allora sei contro o a favore di Roma? Sono dentro o fuori? Vi è la comunione tra voi e Roma? Domande difficili, no? Quello che sembra è che, la posizione Romana, è la posizione della libertà. Non parla se il Camino è o non eretico.

Sembra un dilemma: combattere l'effetto, mentre Roma lascia libera e incoraggia la causa. Così, il problema non è solo il Cammino Neocatecumenale, ma la stessa Roma ha dei problemi: un concetto di libertà piena, per chi non parte del possesso della verità (il Camino è solo una trasmettitore di esperienze). Questo mi sembra la parte peggiore del problema: se non hanno sentito Pio XII, udranno la Fraternità San Pio X (o noi)?

Dire che la Fraternita è stata fondata per preservare la S. Messa e il sacerdozio cattolico, è un po 'incompleto. Mic, non è possibile conservare la S. Messa e il sacerdozio, senza la vera dottrina ("Gli uomini devono unirsi prima per il dogma, che per il culto" S. Agostino), così Dom Lefebvre ha scritto la Messa di Lutero, Dal liberalismo alla apostasia la grande tragedia conciliare, il capolavoro di Satana, lettera aperta ai cattolici perplessi, per restare un cattolico, dovrei diventare un protestante?, ecc e Don Mayer è stato la mente di Arnaldo Xavier Silveira, nel libro "Considerazioni sul Novus Ordo Missae" e ha fatto molti scritte dottrinario.

Gederson Falcometa ha detto...
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Gederson Falcometa ha detto...

Infine, lascio un estratto dal libro "Dal liberalismo all'apostasia, la grande tragedia conciliare":

"Soggettivismo è quello di introdurre la libertà nella intelligenza, quando al contrario, la loro nobiltà consiste nel sottoporre al suo oggetto, è la sistemazione o la conformità del pensiero con l'oggetto conosciuto. L'intelligence funziona come una macchina fotografica, dovrebbero riprodurre esattamente le caratteristiche percettive del reale. La sua perfezione è la fedeltà al reale. Per questo motivo la verità è definita come l'adeguatezza dell'intelligenza con la cosa. La verità è questa qualità di pensiero, d'accordo con la cosa, quello che è. Non è l'intelligenza che crea le cose, ma le cose che impone l'intelligenza come sono. Di conseguenza, la verità di una proposizione dipende da ciò che lei è, è qualcosa di oggettivo, e colui che cerca la verità deve rinneghi se stesso, rinunciare a una composizione della sua mente, rinunciare a inventare una verità. Al contrario, nel soggettivismo, è la ragione che costruisce la verità: di fronte della sottomizione dell'oggetto al soggetto! Questo diventa il centro di tutte le cose. Non sono quello che sono, ma cosa ne pensate. L'uomo ha ora la verità a volontà: questo errore sarà chiamato idealismo nel suo aspetto filosofico, e liberalismo nel suo aspetto morale, politico e religioso. Di conseguenza, la verità sarà diversa per individui e gruppi sociali. La verità è necessariamente condiviso, nessuno può pretendere di avere esclusivamente nella sua interezza: lei se fa e se ricerca senza riposo. Si può vedere come questo è contrario al nostro Signore Gesù Cristo e alla sua Chiesa".

Stefano Gavazzi ha detto...

Ma allora cara Mic, lei non crede a ciò che ha detto la Madonna a fatima, che ci sarà un grande castigo, che la Russia sarà consacrata al Cuore Immacolato alla fine (scritto grande non come lo scrisse il card. Ratzinger) di Maria, che il Santo Padre sarà ucciso e che molte nazioni verranno annientate, strano che la Vergine Santissima a Suor Lucia non abbia parlato della salvezza delle anime grazie alla FSSPX, queste non sono mie conclusioni sono parole della Madonna ci si può creder o meno però avverrà quanto predetto, visto che, anche se la gerarchia ecclesiastica l'ha nascosto, la Chiesa ha riconosciuto le apparizioni di fatima.
CVCRCI

mardunolbo ha detto...

sono commosso e piango piango piango per le dolcissime soavissime parole di mons Fellay che non sembrano dette per amor di gloria, ma "per il bene della fraternità".
E piango perchè dopo decenni di resistenza alle eresie e distruzioni postconciliari, finalmente uno che sa scegliere la pace e dice "basta alla guerra"!
Piango anche perchè ora mons. Fellay mostra appieno la sua statura da gigante nell'accettare il rientro purchessia, "dopo si vedrà..."
Ma che pianto commosso, anche il mio....

Anonimo ha detto...

Quanto le parole di mons. Lefebvre, una professione di fede da parte di Roma, in documenti di grandi dimensioni contro il liberalismo e contro il modernismo, erano validi solo per il contesto o sono ancora valide oggi?

sono valide in linea di principio; ma realisticamente diventa una pretesa irrealizzabile, che automaticamente, per come stanno le cose, assegna il rientro all'anno del mai.

La soluzione umanamente è impossibile. Per questo trovo convincente mons. Fellay quando fa appello al Soprannaturale!

Gederson Falcometa ha detto...
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Gederson Falcometa ha detto...

"sono valide in linea di principio; ma realisticamente diventa una pretesa irrealizzabile, che automaticamente, per come stanno le cose, assegna il rientro all'anno del mai".

Mic,

con tutto il rispetto, questo stesso argomento è stato usato per quello che hanno buttato via gli stessi documenti pre-conciliare. Se chiedete a qualunque Padre sostenitore del Concilio sulla validità della Quanta Cura, egli vi dirà esattamente quello che tu mi hai detto adesso. Nella crisi ariana, in linea di principio, anche se potrebbe vedere che era impossibile il trionfo delle decisioni di Niceia. Ma S. Atanasio, fissò lo sguardo sul impossibile, e sperava contro ogni speranza il trionfo della verità. Se Atanasio si era arreso a ciò che ha visto attraverso i sensi, avrebbe rifiutare ciò che ha visto per mezzo della fede, in modo radicale la sua posizione è stata riassunta nel suo motto: "se il mondo è contro la verità, Atanasio è contro il mondo." Se non vuoi leggere l'Iucunda Sane , può leggere almeno l'inizio dell'articolo di Don Curzio "Uomo animale politico" (http://www.doncurzionitoglia.com/uomo_animale_politico.htm). Dove Don Curzio commenta quelo che ha detto San Pio X nella Iucunda Sane sull'inversione del rapporto tra teoria e pratica.

Quanto la risposta di Mons. Fellay, quello che lui dice del Concilio di essere una super eresia, scivola anche nel nuovo libro di mons. Gherardini e le loro eccellenti domande. D'altra parte, dire che la gerarchia non è il colpevole di tutto, si tratta di una professione di fede nella soluzione ermeneutica di Benedetto XVI. Qualcosa che padre Joseph Krammer della Fraternità di San Pietro non è d'accordo, dicendo che "la rivoluzione della Chiesa è stata fatta da parte del clero", come se può vedere:

http://www.youtube.com/watch?v=EBpkQyhc4lU&feature=player_embedded

Per quanto riguarda l'condanna l'ermeneutica della rottura, è stata condannata solo in teoria nella pratica quello che è evidente, è la ermeneutica della rottura. Per voi che studia il problema, è interessante notare quello che ho detto sul modo chiaro a che tratta con gli eretici e gli eterodossi, confrontando il modo oscuro di trattare con i tradizionalisti, cioè, Roma ha assorbito l'ambiguità dei testi conciliari e si manifesta sotto forma di trattamento di non-cattolici e cattolici. Come potete anche vedere che, anche se oscuro, il problema della ermeneutica della continuità e rottura se trova in questo: se Roma promuove i movimenti eterodosse ed eretiche in modo chiaro, promuove nella pratiche l'ermeneutica della rottura, mentre l'ermeneutica della continuità e della corretta interpretazione del Concilio restano segrete, come quello che viene trattato con i tradizionalisti. Voglio dire, Mons. Fellay ha dichiarato che Roma ha condannato l'ermeneutica della rottura, ma è solo una condannazione in teoria perché in pratica la stessa se vede l'ermeneutica della rottura.

Con riguardo mons. Gherardini e Padre Krammer, mi aspettavo che la posizione del vescovo Fellay, era meglio di entrambi. Ma con la sua Carta, vedo che la posizione del Mons. Gherardini e Padre Krammer, sono migliori e più realistica, che la posizione del vescovo Fellay. Ma hai ragione, è umanamente impossibile, solo un intervento divina per risolvere il problema ... Tuttavia, il vescovo Fellay, quindi non può fare riferimento al soprannaturale, perché ha già accettato che il Concilio non è un "super eresia" (come contrappunto al discorso dei Cardinale Ratzinger in Cile, che ha detto che il Concilio non è un super dogma). Anche ha detto che il clero non è del tutto da colpevole, allora, per lui c'è ancora una soluzione umana. Percchè se il Concilio Vaticano II insegna solo ciò che è stato rivelato e trasmesso, non si tratta di un "super eresia".

Ora torno alla mia vacanza :)

Un abbraccio