martedì 29 maggio 2012

Francesco Agnoli, Scandali e fede

L'articolo di Francesco Agnoli che fa un'analisi credente della situazione, può essere perfettamente integrato dalle parole di Vittorio Messori, riferite al Papa:
...Addolorato, certo, e lo ha detto senza esitare davanti a tanti fatti penosi. Ma è un dolore che non scalfisce in alcun modo la sua convinzione che, per quanto facciano gli uomini di Chiesa, per quanto pecchino gli uomini dell'Istituzione, mai riusciranno a scalfire ciò che conta. La fede, cioè, nell'Innocente per antononasia che proprio i giorno di Pentecoste ha iniziato la sua marcia missionaria nel mondo intero. Ciò che conta, ha detto una volta, è la perla, non lo sgraziato involucro.

La Chiesa è travolta dagli scandali: dopo la pedofilia, gonfiata quanto si vuole, certo mondo gode a far conoscere altre miserie. Miserie di uomini di Chiesa intrallazzoni, carrieristi, faccendieri… povera gente, che ha anche lei il suo significato nell’economia della salvezza: mettere alla prova e fortificare la fede di chi, in qualche modo, riesce a conservarla, come un lumicino colpito dal vento del laicismo e da quello, molto più pericoloso, delle infedeltà dei credenti. Immagino i poveri discepoli di fronte a Cristo prigioniero prima e crocifisso poi. Si saranno scandalizzati a venderne l’impotenza. Si saranno sentiti traditi, abbandonati.

Ebbene quel Cristo che si lasciò imprigionare dalla soldataglia, schiaffeggiare e sputacchiare da tanti, si lascia anche oggi incarcerare dalle mene e dalla malvagità di tanti cattolici, di tanti ecclesiastici, anche molto in alto, forse anche per metterci alla prova come mise, un tempo, i suoi discepoli: voi credete in me? Credete nella mia Chiesa, “una, santa, cattolica ed apostolica”? Sì, scandalizzati, arrabbiati, confusi, crediamo. Perché conosciamo la miseria prima di tutto di ognuno di noi, e chi conosce un poco il proprio peccato, si scandalizza meno di quello degli altri; mentre chi è sempre pronto a salvare se stesso, perdona molto di rado gli altri. Crediamo, perché chi vuole, scorge lo stesso, dietro tanto male, il bene che ancora la Chiesa fa per tanti corpi e per tante anime; perché chi vede e conosce la miseria di tanti pastori, vede nel contempo anche, se vuole, che la dottrina della Chiesa rimane l’unico spiraglio di luce nelle tenebre fitte della modernità. 

Conosco per esperienza di cosa sono capaci certi sacerdoti; conosco a quali menzogne possono arrivare certi cattolici, che magari scrivono sui giornali; so bene a quali bassezze giungono persone che sembrerebbero dedite ad “opere buone”… Ma so anche che i pulpiti che per primi si lanciano nelle accuse, sono, sovente, sepolcri imbiancati, che nascondono vermi e putredine. Prendiamo il libro di Gianluigi Nuzzi. Non lo compererò mai, per non finanziare certe operazioni; perché non ritengo necessario, né per me né per il miglioramento del mondo, leggere di tante povertà umane. 

Ne ho letto solo un estratto, su Corriere Sette, e alla fine mi sento di condividere alcuni pensieri espressi da Francesco Colafemmina sul suo salace Fides et forma. Con lui condivido l’idea secondo cui molti documenti sono usciti non per un disegno di qualche tipo, ma come ribellione di persone che vivono con angoscia certe atmosfere e certi comportamenti. Scrive Colafemmina: “E mi si parlava da tempo - a me che conto quanto il due di picche - di documenti scottanti, documenti che raccontano gli episodi più impensabili. Li si voleva rendere noti non certo per innescare guerre sante fra cordate cardinalizie, ma per destare una Chiesa sclerotizzata dal sonno dell'indifferenza, dalla garanzia dell'impunità, dal culto del clericalismo autoreferenziale. E per questo più che di accuse e indagini basterebbe, a mio modestissimo parere, un mea culpa, un mea culpa forse non proclamato davanti ai media, ma vissuto attraverso una azione di governo a tutti i livelli più decisa e coerente con il Vangelo”. 

Ma dopo le pagine sui segreti vaticani svelati, sempre sullo stesso numero di Corriere Sette, c’è un altro articolo, di Mario Suttora. Si intitola: “Pio XI fu assassinato dal padre di Claretta Petacci?”. In esso si ipotizza, con argomenti convincenti, la possibilità che Pio XI sia stato ucciso per la sua posizione avversa, oltre che al comunismo, anche al nazismo. Per le sue denunce coraggiose. Ecco, questo articolo mi ricorda di guardare anche al libro di Nuzzi con la lucidità di chi, per mestiere, insegna storia. Di chi, dovendo bilanciare i pro e i contro, non può che osservare un fatto: che il male esiste ed esisterà sempre nella storia, persino nel cuore dei papi; però è solo nella Chiesa che accade qualcosa di straordinario: che uomini limitati e miseri, come siamo, compiano opere immense. Che i santi camminino insieme agli altri. 

Pio XI sfidò i mostri dell’ateismo novecentesco, e come lui Pio XII, come nessun’altro seppe fare. I pontefici per primi compresero l’intrinseca malvagità del comunismo, quando ancora non aveva fatto un morto; per primi denunciarono la barbarie del nazionalismo. Cristiani, e non per caso, sono stati e sono gli eroici nemici delle dittature disumane: da Solgenitsyn ai ragazzi della Rosa Bianca, da Armando Valladares a Cuba a Xiaobo e Chen in Cina… 

La Chiesa, ancora oggi, a ranghi ridotti quanto vogliamo, è rimasta l’unica a lottare per i diritti veri dei bambini e della famiglia, mentre la cultura contemporanea, assedia e cerca di distruggere ciò che resta di umano e di civile nella nostra civiltà. E allora, alla malora gli intrallazzoni, preti, vescovi o cardinali che siano. Esiste ancora un popolo, come quello festante e virile che ho conosciuto a Roma il 13 maggio, che non perderà mai la speranza, che non rimarrà schiacciato dagli scandali, né da quelli del mondo, né da quelli degli uomini di Chiesa. La sua fede è in Colui che è risorto. Avrà la pazienza di aspettare sia il venerdì che il sabato santo… 
Francesco Agnoli, 
Il Foglio, 24/5/2012

15 commenti:

Perplesso ha detto...

solo una domanda: cui prodest?

Anonimo ha detto...

E' esploso un bubbone. Chissà se potrà servire a insegnare qualcosa ?

Antonio ha detto...

Solo una domanda: come fa un "cattolico" a scrivere sul foglio più sionista d'Italia?

mic ha detto...

Qual è il foglio sionista?

Antonio ha detto...

"Il Foglio", appunto. Non c'è più religione.

mic ha detto...

Non ho l'abitudine di dare patenti di 'antisemitismo' a nessuno.
Di solito guardo a quello che si dice.
Il contesto del foglio non lo conosco. Ma un giornalista non 'sposa' il suo giornale. Mantiene la sua libertà di pensiero.

In ogni caso, tenendo conto del tema di cui si parla non c'era alcun bisogno di introdurre un elemento estraneo di questo genere.

Cui prodest?

Anonimo ha detto...

La Chiesa uscirà rafforzata da questi eventi, qualunque sia la durata della prova, che è nelle mani della Provvidenza, non dei mestatori.

La garanzia di questo, a condizione che non cessi e anzi si accresca la preghiera, è nella presenza alta e dominante, che già è visibile, del Successore di Pietro. Mite sull'esempio del Maestro. Incrollabile.

Le catene saranno spezzate, il cammino riprenderà più spedito.

Antonio ha detto...

Ma non ripetete il latino a casaccio. Non concosce forse Giuliano Ferrara? A me pare che Agnoli sia il solito cattolico "di destra" (= conservatore sionista). Si dovrebbe vergognare di scrivere sul "Foglio", e invece i siti "tradizionali" gli danno pure spazio. La prossima volta scriverà, se glielo offriranno, pure sul giornale di Vendola (che, però, è meno potente di Ferrara). E' probabile che questo tizio sia stato pure alla recente "Marcia per la vita", dove si sarebbe voluto sconfiggere l'aborto con una passeggiata ai Fori, in compagnia di Opus Dei, Cl, Legionari, notoriamente amanti dei piccoli palestinesi. Sarà pure fuori louogo, ma un po' di coerenza non fa mai male. E non è politica: è dignita, ed è dottrina.

mic ha detto...

Non è ripetere il latino a casaccio chiedersi a cosa servono e chi difenderebbero (ammesso che ci sia qualcuno bisognoso di difesa da quel che si è detto fin qui) queste filippiche di sapore più ideologico che credente.

Il fatto di essere amanti dei piccoli palestinesi non mi sembra negativo e non necessariamente corrisponde ad antisemitismo (tutt'al più ad anti-sionismo che è una cosa bene diversa).

Ma a prescindere da ogni pro e anti di qualunque genere, trovo una contraddizione che lei tiri fuori atteggiamenti politici, che non riguardano questo blog e che lei è libero di stigmatizzare, ma che non può ribattezzare con i nomi di dignità e dottrina.

Antonio ha detto...

Guardi, le ripeto che non si può essere cattolici e scrivere su un giornale sionista. "Amanti dei piccoli palestinesi" era ironico, visto che le organizzazioni da me citate sono tutte sioniste. Lei, e può anche essere un merito, è a digiuno di politica. Se non che, il sionismo è condannato da tutto il Magistero: tranne che dalle beatissime gerarchie del Concilio e del postconcilio, ovviamente, amici di sionisti, di intellettualoidi francesi e della banda della Magliana. E' poco dignitoso scrivere sul giornale di Ferrara da "cattolici": secondo Lei, sarebbe stato possibile prima del Concilio? Rileggersi, prego, "La Civiltà Cattolica" sul tema. Saluti

Antonio ha detto...

Nel frattempo, forse Mons. Fellay ha capito l'antifona:

http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=653:mons-fellay-a-villepreux&catid=53:attualita&Itemid=50

mic ha detto...

Caro Antonio,
avevo già pubblicato gran parte di quell'intervista che ti ringrazio per aver segnalato nella traduzione integrale di DICI

Mi pare che Mons. Fellay ha capito l'antifona, nel senso che vive la stessa incertezza e precarietà della situazione, ma senza chiusure preconcette - pur se con giusta fermezza sulle sue posizioni - e con mota Speranza cristiana...

Sulle questioni riguardanti il sionismo, nel caso di specie mi sembra una inutile sofisticheria. Io ho guardato il contenuto, apprezzo anche molti altri scritti di Agnoli, e francamente star lì ad insistere sul contesto in cui ha scritto poco mi interessa e poco anche mi riguarda, perché a quel contesto sono totalmente estranea.

mic ha detto...

sionismo è condannato da tutto il Magistero: tranne che dalle beatissime gerarchie del Concilio e del postconcilio, ovviamente, amici di sionisti, di intellettualoidi francesi e della banda della Magliana.

Purtroppo il Magistero post conciliare (nostra aetate e posizioni sulla shoah) non è condivisibile neanche da noi. Ma non farei di ogni erba un fascio, perché quella congerie di posizioni negative che lei ha messo insieme non costituiscono tutta la Chiesa visibile, anche se purtroppo sono in molti a sfigurarla non poco.

Ma è anche da questo ed altro che il Signore, la Sua Chiesa, la sta già salvando e la salverà sempre...

Papà di un altro Antonio ha detto...

Antonio ha detto...
Solo una domanda: come fa un "cattolico" a scrivere sul foglio più sionista d'Italia?
Perchè è l'unico che, bene o male, un po' di spazio te lo concede.
Se Vendola facesse altrettatno, io non so Agnoli, ma io personalmente, non avrei scrupoli. Del resto è "il malato ad aver bisogno del medico". Se poi vogliamo restare nel nostro ghetto di "puri & duri", a citarci a addosso, leggendo tra noi cose che già conosciamo, allora nulla quaestio. Prendiamo atto: le nostre sole forze, umanamente parlando, non bastanoi a farci uscire dal ghetto. I Sionisti neocon ci usano per i loro scopi? E allora, cerchiamo, nel limiti di ciò che ci è possibile, di usarli lro per i nostri e poi sia ciò che Dio vuole. Caro Antonio, se L'Unità, le mettesse a disposizone 40 righe alla settimane, COMPLETAMENTE LIBERE, per presentare ai propri lettori abituali il punto di vista dei catto-tradizionalisti "puri & duri", lei rinuncerebbe a questa opportunità, di far fare una sia pur minima eco a ciò che crede, in un ambito in cui, ben difficilmente ne hanno mai sentito parlare prima? Io no.

Antonio ha detto...

Io sì: il fine non giustifica i mezzi, e nella vita bisogna cercare di essere coerenti. E poi, a dirla tutta, vediamo se "Il Foglio" è così disponibile a pubblicare qualcosa sulla visione tradizionale del Giudaismo nella Chiesa...