giovedì 3 maggio 2012

Roma-FSSPX. Superiore del Distretto tedesco: "per questo siamo grati"

Riprendiamo da Rorate Caeli di oggi:

Editoriale di maggio 2012 del mensile del Distretto tedesco della Fraternità San Pio X, Mitteilungsblatt, scritto dal Superiore del Distretto ed ex Superiore Generale della Fraternità San Pio X, Padre Franz Schmidberger:

Stoccarda, 20 apr 2012
 Cari amici e benefattori, cari fedeli,
« Noi siamo pronti ad aderire, con tutto il cuore e con tutta l'anima, alla Roma cattolica, custode della fede cattolica e delle tradizioni necessarie per conservare questa fede, alla Roma eterna, maestra di saggezza e di verità. »
« Noi rifiutiamo, d'altro canto, e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma dalle tendenze neo-moderniste e neo-protestanti, chiaramente evidenziatesi nel Concilio Vaticano II e, dopo il Concilio, in tutte le riforme che da esso provengono. »
In questa affermazione di Mons. Lefebvre nella sua epocale dichiarazione del 21 novembre 1974 [firmata anche da mons. A. de Castro Mayer ndr] sono contenuti due inseparabili principi fondamentali: da un lato, il rifiuto dello spirito del Concilio, di alcune delle dichiarazioni del Concilio e di alcune riforme scaturite dal Concilio; e noi ci siamo dedicati con tutte le nostre forze a questo compito sin dalla fondazione della Fraternità nel 1970. Dall'altro lato, le relazioni infrangibili con Roma, finché rappresenta Roma eterna. Tuttavia non possiamo attenderci che dopo il crollo tutto conciliare e postconciliare essa sarà perfetta di nuovo come Chiesa militante entro un giorno. La Chiesa ha nel suo seno sia santi che peccatori. Tra le sue imperfezioni umane possono anche essere annoverati anche gli errori, ove questi si oppongano direttamente alla verità rivelata. Una Chiesa militante piena di santi è propria solo dell'eresia giansenista, esplicitamente condannata dal Magistero. Naturalmente, ogni cristiano ha il dovere di combattere il peccato e l'errore, ciascuno secondo le sue possibilità e la sua posizione nella Chiesa, ma si deve sempre iniziare da noi stessi e rendere coerente la nostra vita con i principi della fede cattolica.

Durante e dopo il Concilio, è stato spesso ripetuto il seguente slogan: Ecclesia semper reformanda est: la Chiesa è sempre da riformare. Questa affermazione è ambigua e se ne è vergognosamente abusato da parte di coloro che vogliono riformare. Tale slogan può essere considerato cattolico solo se s'intende che la Chiesa è sempre da riformare nei suoi membri, la vita di fede e di morale deve essere sempre rinnovata, e anche la disciplina della Chiesa, a volte, deve essere adattata alle nuove circostanze. Ma la struttura della chiesa è data da Dio e non può essere modificata né "rinnovata" da un uomo.

Non dobbiamo poi dimenticare nell'ardore della nostra battaglia il primo principio di Mons. Lefebvre: la Chiesa è stata fondata da Cristo su Pietro. A lui ha affidato le chiavi del cielo, a lui ha dato il mandato di pascere il gregge (Mt 16, 18s; Gv 21, 15s). E il campo della Chiesa può essere riempito dalla zizzania, così tanto da potersi a malapena a vedere il grano; la Chiesa ha la promessa della vita eterna, il Signore è con lei tutti i giorni fino alla fine dei tempi (Mt. 28, 20 ). È la Sua Chiesa, non la nostra. Non abbiamo il diritto di disporne. Non possiamo vedere la Chiesa in un modo troppo umano, troppo politico, o troppo diplomatico. D'altronde in tanto S. Atanasio, nel IV secolo dC, ha salvato la fede nella divinità di Cristo, in quanto ha salvaguardato la sopravvivenza della Chiesa. È stato uno strumento della Divina Provvidenza, con il quale doveva compiersi la promessa di esistenza perpetua della Chiesa. Se si fosse sottratto a questa missione, Dio avrebbe chiamato un altro strumento. Ed è così con l'arcivescovo Lefebvre e la Fraternità San Pio X da lui fondata: il fondatore e la sua opera hanno contribuito a sostenere per la Chiesa la vera Santa Messa, i sacramenti validi, e il deposito della fede in tempi burrascosi. Eppure, il grande vescovo confessore della fede, i sacerdoti che egli ha ordinato, i vescovi che lui ha consacrato, sono servi inutili (Lc 17, 10), essi sono al servizio della Divina Provvidenza e della promessa. Quanta grazia, quanta grandezza e gioia v'è nell'essere ammessi a servire in questa situazione! Eppure, gli strumenti non possiedono la promessa della vita eterna, che la Chiesa sì, come Corpo mistico del Signore. E questo è il motivo per cui ci teniamo stretti, con tutto il cuore, alla Roma eterna, e per cui non vogliamo essere né eretici né scismatici, ma semplicemente cattolici.

Se Roma ora ci richiama dall'esilio al quale ci ha costretto nel 1975 con l'abrogazione dell' approvazione [canonica della Fraternità ndr], e ancor più nel 1988 con il decreto di scomunica [ai vescovi consacranti e consacrati ndr], allora questo è un atto di giustizia e senza dubbio anche un atto di autentica cura pastorale di Papa Benedetto XVI.

Con la benedizione sacerdotale nel Signore risorto e la sua Madre Santissima.
Tuo,
Padre Franz Schmidberger
(Traduzione mia dal testo inglese di Rorate)

26 commenti:

Oremus ha detto...

Bella lettera che viene dal cuore di un sacerdote fedele.
Grazie per la notizia così confortante. Da' l'impressione di orientare i fedeli al ritorno a Roma con motivazioni chiare e cattoliche.

Che il Signore voglia spianare la strada.

Oremus

Anonimo ha detto...

Il 29 aprile sempre in Germania Padre Pluger, primo assistente del superiore generale, ha parlato negli stessi termini di Schmidberger e Simoulin.
Il fatto che ci siano più voci concordanti fa pensare ad un accordo imminente.

Sì, preghiamo che non ci siano intoppi di alcun genere

Anonimo ha detto...

Se Roma ora ci chiama di ritorno dall'esilio al quale ci ha espulsi nel 1975 con l'abrogazione dell' approvazione [canonica] [della Fraternità],

---

Che significa?

hpoirot ha detto...

Mah... pur volendo seguire in tutto mons Fellay (il solo che ha le grazie per decidere) questo accordo mi trova sempre più scettico. C'é per me qualcosa di contronatura nel cercare un'equilibrio senza basi. é come voler far galleggiare nell'aria la mela di Newton...

Se il CV2 é solo pastorale la SPX é al massimo in ritardo (e non scismatica eretica...) nell'accettare parti di magistero non vincolanti e non dogmatiche. Allora perché tante storie? In realtà la difficoltà nelle discussioni (ricordo che Mons Fellay diceva solo pochi mesi fa "La sola cosa su cui siamo d'accordo é che non siamo d'accordo su niente ") denota proprio la grave frattura teologica che il CV2 ha attuato nella Chiesa.

Ci sono quindi solo 3 modi di fare l'accordo (e i primi due sono impossibili)
1. Roma afferma che il CV2 é pieno di errori teologici
2. La SPX afferma che il CV2 é perfetto tale e quale
3. Nessuno si piega ma il papa concede una prelatura più alta dell'OpusDei ...a chi non é per il vicario di Cristo teologicamente ortodosso ??!!!???!!!???!!!!

Ma cio' creerebbe un precedente gravissimo. Non é mai successo nella chiesa pre CV2 che un papa dia pieni poteri a chi non condivide la dottrina ufficiale.


Altro punto critico: in quali termini si farebbe l'accordo? E' già sbagliato affermare che "la SPX rientra" visto che se il CV2 é davvero solo pastorale la SPX é la sola ...a essere certa di non essere mai uscita ! Continuo a pensare che un accordo senza la condanna ferma del CV2 é peroicoloso se non anche fondamentalmente errato.

gianluca.cruccas ha detto...

FORSE SAREBBE MEGLIO LEGGERE ANCHE CIò CHE DICE UNO DEI VESCOVI DELLA SAN PIO X PER COMPRENDERE CHE A PRESTO CI SARà UNA SCISSIONE ALL'INTERNO DI ESSA GRAZIE ALLA GERARCHIA MODERNISTA CONCILIARE...

http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.it/2012/05/dramatic-stichomythia.html

L'AUTORE TEDESCO Fà' SICURAMENTE PARTE DEI TIEPIDI, CHE PERSONALMENTE NON SEGUIRò MAI...

Anonimo ha detto...

1. Roma afferma che il CV2 é pieno di errori teologici
2. La SPX afferma che il CV2 é perfetto tale e quale


Non capisco perché si continui a rimanere tra questi due estremi, che sono completamente tra l'altro irrealistici.

1. al momento Roma non farà mai un'affermazione di quel genere. Ma è già tanto, mi pare, che abbia riconosciuto che del concilio si può discutere. Ed è quello che faremo, a Dio piacendo insieme alla Fraternità, senza bisogno di buttarlo a mare, perché non sarebbe realistico.

Cominciamo a venir fuori dall'apologo della torta avvelenata e compagnia bella, perché è ora e non è affatto vero che alla Fraternità sia richiesto di approvare il concilio così com'è, se ancora su esso si discute...
lo stesso Benedetto XVI non lo fa se dice che DEVE essere letto in continuità... che poi ancora non lo si dimostri ufficialmente per i punti controversi, questo è un altro discorso, che prima o poi dovrà esser fatto e, per fede, dobbiamo crederlo... infatti la Chiesa non può perdere la verità, ha solo bisogno di ripareggiarla!

Anonimo ha detto...

Caro Gianluca,
è normale che nella Fraternità alberghino più anime, tra le quali alcune intransigenti.

Ma un conto è il rigore, che credo a Fellay non manchi, perché sono convinta che non schioda di una virgola da quel che è lo spirito della Fraternità, un altro conto è il "rigorismo", che porta a irrigidirsi e quindi a chiudersi e a tirar fuori solo lo "zelo amaro".

Non sono tutte rose e fiori. Ci sono tanti problemi sul tappeto e sarà un bella battaglia, che continuerà insieme a noi, non una resa, quella della Fraternità, se si riuscirà a portare a buon fine l'accordo.

hpoirot ha detto...

"...che poi ancora non lo si dimostri ufficialmente per i punti controversi, questo è un altro discorso, che prima o poi dovrà esser fatto..."

Non é per niente un altro discorso é' IL CENTRO del discorso! Appunto come dicevo si appoggia la mela sull'aria dicendo "vabbé il tavolino é un'altro discorso che prima o poi affronteremo"

e cosa potrà mai fare la mela se non cadere?

Anonimo ha detto...

Ora manca solo un pensiero di don Emmanuel du CHALARD.

hpoirot ha detto...

Detto questo ribadisco che a mio avviso la Provvidenza agirà per le vie ordinarie cioé nella scelta che farà Mons.Fellay per cui preghiamo da tanto, che va dunque seguita accantonando le nostre piccole opinioni.

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,

Non lo so se questo è rigorismo o un zelo amaro. Ma lo so che Mons. Lefebvre, dal maggio 1988 ha preso la posizione che qualsiasi intesa con le autorità romane dovrebbe essere preceduta da una professione di fede da parte di Roma sui documenti principali del Magistero contro il liberalismo, per esempio, Pascendi, Quanta Cura, ecc . E questa nuova posizione che conservò fino alla sua morte. Quindi, sia la posizione del vescovo Fellay, come il Padre Schimidiberger sembra una sorta di ermeneutica della rottura. In Campos e con tutti gli altri istituti di tradizionalisti ha sucesso la stessa cosa: la Chiesa non è cambiata con i loro regularizzazioni, loro che sono stati cambiato.

a.rita ha detto...

Mia cara Mic,
tu sai che ti voglio molto bene, perciò chiedo scusa in anticipo se quello che dirò potrà risultare poco diplomatico, ma quando si tratta di questioni gravi di vita e di morte(dello spirito)proprio non riesco a edulcorare i discorsi...

Le "alcune anime intransigenti" a cui accenni sarebbero gli altri TRE VESCOVI della Fraternità, tutti compatti nell'essere contrari all'accordo, come ha appena dicharato Mons. Williamson, che è sicuramente più informato di noi. Quindi tre quarti dell'Episcopato FSSPX è contrario a questo ATTO ECUMENICO.

Avranno dei validi motivi per esser giunti a tale conclusione o sono tutti e tre "intransigenti", "rigoristi", "irrigiditi", "chiusi in se stessi", "pieni di zelo amaro" e - aggiungiamo pure - "talmente egoisti da fregarsene bellamente" della povera Chiesa conciliare, che si considera la Depositaria della Verità ma poi non è più capace di sopravvivere??

Vorrei dire che questo giudizio continuo e latente, che scambia la fedeltà integra ed intera alla Dottrina di sempre (che implica di non mescolarsi con chi l'ha rigettata) per "zelo amaro", cioè per uno spirito mosso da sentimenti cattivi contrari alla Carità, sa tanto di bollino attaccato sulla fronte di persone a cui si è ormai definitivamente affibbiato un biglietto da visita, che resterà loro a vita.

Basta con i giudizi sommari. Qui è in gioco la sopravvivenza del Cattolicesimo, che va tutelato da pericolosissime commistioni, fatte con chi ha il chiaro intento di assorbire solo per corrompere e distruggere.

Vorrei tanto sapere chi, fra coloro che tanto invocano il "soccorso" della FSSPX, faccia personalmente parte di questa realtà, perchè ragionare sulla pelle degli altri è davvero troppo comodo. Diciamocelo francamente: se la FSSPX, entrando in legami con la Gerarchia a-cattolica della Chiesa conciliare, finisse suo malgrado fagocitata dallo "spirito del concilio", e per iniquità altrui o imprudenza propria perdesse la sua identità di ultimo vero baluardo cattolico, nessuno di voi che la invocate "a vostra salvezza" verserebbe una lacrima...

Invece di "invocare la salvezza" come dei naugraghi comodamente seduti nei salotti dei Documenti del Concilio, accomodati nell'istituzionalità della "Roma legittima", pretendendo che altri rischino la loro anima per venire "a salvare" chi non muoverebbe un passo per far parte delle loro file, ABBIATE VOI IL CORAGGIO DI ALZARVI ED ENTRARE NELL'UNICO ANGOLO DELLA CHIESA IN CUI RICONOSCETE ESSERE ANCORA IL CRISTO, TUTTO INTERO.

hpoirot ha detto...

Cara Mic anch'io non riesco tanto a edulcorare i discorsi. Il Concilio si voleva pastorale ma ha tra l'altro DEMOLITO il 1° comandamento (che é il primo perché é il più importante) affermando contro il 'NON AVRAI ALTRO DIO ALL'INFUORI DI ME' che "le preghiere di tutti i culti salgono gradite a Dio" e che varie altre religioni "adorano il Dio vero vivente e susssitente".

Ebbene di questo Concilio non si puo' parlare di "punti controversi".

Per metterla sul ridere Giovanni diceva a Giacomo "Sai perché sembri uno spaventpasseri? perché sei uno spavantapasseri"

"Sai perché il CV2 sembra eretico? perché E'eretico!"

C'é qui un po' più che dei punti solo controversi...

Amicus ha detto...

Innanzitutto mi meraviglia che Mons. Williamson includa Mons. de Galarreta tra i Vescovi contrari ad ogni accordo. E' solo di 10 mesi fa la pubblica affermazione di quest'ultimo sul fatto che
"se Roma è la testa e il cuore della Chiesa cattolica, noi sappiamo che necessariamente la crisi troverà la sua soluzione, la crisi si risolverà a Roma e per Roma. Di conseguenza, il poco di bene che noi faremo a Roma è molto più grande del tanto bene che faremo altrove." (Messa delle Ordinazioni del 29\6\2011 a Ecône).

Ancora Mons. de Galarreta, in quell'occasione: "Coloro che si oppongono ferocemente e per principio ad ogni contatto con i modernisti mi fanno venire in mente un passo del Vangelo. Quando Nostro Signore non fu accolto in una città, Giacomo e Giovanni – i figli del tuono – gli proposero, se lo voleva, di far cadere il fuoco dal cielo per distruggere quella città. E Nostro Signore, indulgente, passa su questo orgoglio monumentale ma ingenuo degli Apostoli – come se Nostro Signore avesse avuto bisogno di loro per risolvere i problemi! – e risponde loro: Non sapete di quale spirito siete. (Cfr. Lc. 9, 51-56). Sì, non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo che diffonde la carità nei cuori e non sapevano di che spirito erano. Erano caduti nello zelo amaro."

Amicus ha detto...

E così Mons. de Galarreta proseguiva: "Io non vedo come la fermezza dottrinale sarebbe contraria alla docilità, all’ingegnosità e perfino all’arditezza della carità. Non lo vedo. Non so in che l’intransigenza dottrinale sarebbe contraria all’intimo della misericordia, allo zelo missionario e apostolico della carità. Non si deve scegliere: o la fede o la carità, si devono abbracciare entrambe. E ancora, senza la carità sono niente, anche se ho una fede da spostare le montagne. Se non ho la carità sono niente. Se do la mia vita per i poveri e non ho la carità, sono niente (Cfr. I Cor. 13, 3)."
(http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=373&Itemid=64)

Vedete, è chiaro che un missionario 'in partibus infidelium' o tra eretici e scismatici rischia non solo la vita fisica, ma anche di cedere all'errore e all'immoralità. E talvolta questo è successo, ma solo perchè non si è ricorso con fede all'aiuto della grazia divina e della Beata Vergine Maria. Non per questo si può restare sempre a casa. E' ovvio che bisogna rischiare: con prudenza, ma bisogna rischiare. Ad un certo punto, bisogna partire. Ricordiamoci che, dopo la S. Messa, il Rosario è un'arma invincibile.

don Camillo ha detto...

Finalmente possiamo confrontarci anche con voi (Annarita e Gianluca)!
Continuo a ripetere che avete della Chiesa una concezione un tantinello idealizzata. Voi credete contro l'oggettività della realtà che la Chiesa sia stata prima del Concilio una sorta di societas perfecta e il Concilio l'ha inquinata quindi (voi) non vi potete contaminare.

E' sbagliato, come sbagliato l'idea che la FSSPX sia la panacea di tutti i mali. La FSSPX non è la medicina ma un sintomo della malattia.

Se continuate su questa posizione così infondatamente dura, rischiate veramente di perdervi per andare poi dove? A Verrua? è la soluzione? quella è la "vera" medicina, o la "vera" isola pura catara? Non lo so! Però fintanto che si continuerà a pregare UNA CUM, non vedo altra soluzione possibile!

Io continuo a fidarmi del discernimento di Mons. Fellay e dei suoi consiglieri.

a.rita ha detto...

Don Camillo,
cosa significa "finalmente"? Abbiamo un blog anche noi da portare avanti, con la gestione dei commenti e tutto il resto. Entriamo in altri blog quando possiamo, e questo Mic lo sa. Se vuoi confrontarti con noi, non hai che da entrare nel nostro blog.

La tua lettura della nostra concezione è tutta sballata: non veniamo dal pianeta Papalla, sappiamo bene che la Chiesa non è mai stata perfetta, ma tu ci insegni che finchè il liberalismo ed il modernismo non sono penetrati nella Gerarchia, la Dottrina cattolica - fra crisi e riprese - era stata conservata. Non così oggi. Il problema è dottrinale. Il Concilio ha oggettivamente sfasciato tutto, e chi non lo ammette, prima di tutto con se stesso, se la racconta. E non è questione di voler fare "i puri incontaminati", ma di fuggire da quello che, per averci già contaminato, conosciamo fin troppo bene!!

Ripeto, questo accordo (con tutte le implicazioni che ci sono dietro) è un atto ecumenico, indegno di un cattolico. Oltretutto INUTILE all'edificazione dei fedeli della Chiesa conciliare, perchè con la Prelatura personale le parrocchie avrebbero rapporti con la FSSPX tanto quanto oggi ne hanno con l'Opus Dei, cioè ZERO. E anche se ne avessero, la Fsspx NON SALVA NESSUNO.

Pensare questo è irrealistico, supponente, e un tantino eretico. Irrealistico perchè una goccia non può assorbire tutto il mare; supponente perchè pensare di mantenersi dottrinalmente fedeli a DIo entrando nella bolgia conciliare è da presuntuosi e da imprudenti; eretico perchè la Chiesa non la salvano gli uomini, per quanto buoni, bravi e pii possano essere, ma la salva solo DIo.

Quanto all'UNA CUM, Mons. Lefebvre fece quella scelta per motivi di Prudenza, di Carità...e di fedeltà alla Roma eterna. Non certamente per comunione di fede. L'UNA CUM è fedeltà alla Sposa di Cristo, non implica compromessi con coloro che oggi la rappresentano.

Quanto ai tuoi pensieri su me e Gianluca non si capisce tutta questa tua sicurezza di giudizio nei nostri confronti, visto che NON CI CONOSCIAMO...o forse si capisce...
Ma a me interessa il giudizio del Signore, non quello delle persone, che lascia il tempo che trova.

don Camillo ha detto...

In ultima analisi ti fidi o non ti fidi di Mons. Fellay?

Anonimo ha detto...

Cè motivo di grande speranza. C'è pure motivo di una scissione. C'è speranza che si riesca ad evitare la scissione, almeno del vescovo. che regolarizzata la FSSPX corra dei rischi è innegabile, perchè andare a braccetto coi progressisti è sempre pericoloso; non è però un buon motivo per continuare a stare in una situazione irregolare. Quindi considerato che non ci son più i motivi per essere in istato irregolare bisogna mutare strategia; non è più il tempo delle cannonate, inizia il tempo del "combattimento" corpo a corpo ; non più cannoni ma fioretti. la lotta continua, cambiando solo modalità. E' evidente che chi per decenni doveva solo appicare il fuoco al cannone, farà un po di fatica a prendere in mano il fioretto. Ma questa è la guerra, signori miei. A chi è che non piacerebbe scegliere tutto. Il buon soldato è pronto ad ogni scenario possibile, a usare arme nuove o strategie differenti. Pertanto bisogna pregare, sia perché non ci siano scissioni o siano limitatissime, sia perché la FSSPX perseveri nella fedeltà anche dopo la regolarizzazione. Oremus

a.rita ha detto...

Oggi come oggi io mi fido di Nostro Signore Gesù Cristo, e di chi mi dimostra assoluta fedeltà a Lui e alla Dottrina Cattolica di sempre, non a parole ma concretamente nei fatti.

Anonimo ha detto...

Avranno dei validi motivi per esser giunti a tale conclusione o sono tutti e tre "intransigenti", "rigoristi", "irrigiditi", "chiusi in se stessi", "pieni di zelo amaro" e - aggiungiamo pure - "talmente egoisti da fregarsene bellamente" della povera Chiesa conciliare, che si considera la Depositaria della Verità ma poi non è più capace di sopravvivere??

Cara A.Rita,
sai quanto ti voglio bene anch'io e quanto mi dispiace che anche tra di noi ci possa essere questa diversa sensibilità, ma soprattutto questo sguardo diverso, mi sembra, sulla realtà.

il messaggio di questo articolo è chiarissimo e non fa sconti a nessuno. Non facciamo l'errore di confondere la Chiesa visibile (composta di santi e peccatori e può essere soggetta anche ad errori) dalla Chiesa-mistero, la Roma eterna, a cui si riferisce anche don Schmidberger.

Il mio riferimento al "rigorismo", che non è giusto rigore, va a chi non riesce a vedere l'aspetto di luce e di speranza e di fiducia nell'Opera del Signore che si serve anche delle buone volontà dei "Suoi".

Vogliamo dar fiducia a Mons. Fellay e al Santo Padre, nello spirito in cui si esprime l'ultimo Anonimo? Ti prego di leggerlo con attenzione. Lo condivido toto corde.

Il rientro della Fraternità non è né la fine della Fraternità (non è presumere di sé, ma fiducia nel Signore che non permette si perda chi gli è fedele) né quello della buona battaglia: è solo un nuovo inizio... E dovremmo poter essere tutti a lottare, nel Signore con un cuore solo e un'anima sola, con sano realismo e discernimento, ma mettendo da parte timori e accuse, anche fondate. Non è l'accusa che converte l'errante, è la testimonianza insieme alla Grazia.

Marco ha detto...

Il rientro della FSSPX non sarà certo la fine della lotta, ma l'inasprimento di essa tutta all'interno della Chiesa.
Non sarà più una battaglia tra le correnti moderniste “ufficialmente dentro” e la FSSPX “ufficialmente fuori”.

Perché se è vero che i modernisti avevano sempre pronti i loro argomenti quando parlavano di irregolarità canonica e addirittura di invalidità di alcuni Sacramenti che necessitano del potere di giuridsizione del ministro; ora non avranno neanche la scusa delle ufficiali carte bollate e dichiarazioni della Santa Sede. La loro prossima mossa sarà al limite nell’affermare che la FSSPX ha cambiato posizione e ora accetta il Concilio. Anche questa strategia verrà ad essere vanificata nel momento in cui le dichiarazioni di esponenti della FSSPX mostreranno che la linea è sempre quella fino ad ora seguita in più con l’autorizzazione del Papa. E’ la capitolazione del cosiddetto principio della linea “ufficiale” chiara ed univoca per tutti. Ora la linea “ufficiale” ammette nello stesso seno una pluralità di teologie e di dottrine del tutto eterogenee. A questo punto una persona fuori della Chiesa potrà chiedersi quale sia la dottrina, la teologia e persino il culto ufficiale della Chiesa e come sia possibile che dottrine così radicalmente diverse possano convivere nello stesso tetto.

Il risultato è che la lotta all’interno della Chiesa tra tutte le correnti ufficialmente approvate dal Papa sarà davvero molto aspra. Basti solo pensare ai neocatecumenali e alla FSSPX entrambi ufficialmente approvati dal Papa. E’ inevitabile che ognuna cercherà di portare Roma sulla sua posizione e di imporla all’altro.

Inoltre anche se non detto ufficialmente, si sta andando nella direzione del riconoscimento per lo meno delle ambiguità del Concilio Vaticano Secondo da parte della Santa Sede. Via via il superdogma del Concilio Vaticano Secondo si sta sempre più sgretolando.

Prima o poi alla fine sarà la Tradizione e la Verità a vincere la battaglia aspra che si sta profilando all’orizzonte.

Marco Marchesini

nebbia ha detto...

Avrei una domanda per tutti, che forse metterà in crisi qualcuno.
Domanda in fondo anche puerile, se volete.

Dal momento che
- si stanno concludendo i sospirati accordi tra questo Istituto finora considerato separato e ribelle a Roma e tra poco riconosciuto come cattolico (ovvero regolarizzato),
- dal momento che la Chiesa ufficiale ha dichiarato di aver urgente e vitale bisogno di tale gruppo che lavori e combatta (davvero?) al suo interno per ricostruire e nutrire la Fede dissipata e atrofizzata o traviata,
PERCHE' nelle parrocchie nessuno finora si è mai sognato semplicemente di NOMINARE almeno il vescovo mons. Lefebvre, per far sapere ai cattolici di ogni età e cultura, CHI MAI sia questo illustre sconosciuto servo di Dio , e che COSA MAI abbia fatto di tanto importante perchè l'Istituto da lui fondato debba rientrare a pieno titolo nella Chiesa ?
E' mai possibile che se la sua opera è stata così importante (benefica?) da essere tra poco accettata e coltivata (davvero?) dentro la Chiesa intera, non si debba neppur lontanamente far cenno alla sua biografia, ai suoi scritti e discorsi e alla sua opera in favore della Chiesa ?
Chi mi sa dare una risposta su questo oscuro enigma : la FSSPX "rientra", forse invocata e accolta con calore e favore (per lo più...), ma mons. Lefebvre continua ad essere "dannato" nella MEMORIA collettiva dell'orbe cattolico.
Come mai ?
Il fatto che persista tale misterioso black-out culturale su questo personaggio-chiave della grande crisi ecclesiale post-concilio21.mo, per me è ancora del tutto inesplicabile.

don Camillo ha detto...

Non succede ma se succede almeno io faro volare un po' di tavoli sulla testa di certi preti che per azzittirmi mi accusano dii essere "fuori" e lefebvriano.

Dante Pastorelli ha detto...

Ripeto quel che ho scritto più volte: la scissione ci sarà comunque. Se avverrà la conciliazione si staccherà con Williamson e forse con un altro vescovo la parte più integrista, quella che vede il diavolo al posto del papa.
Se Fellay rifiuterà la conciliazione si staccherà la parte più moderata perché ha ottenuto più di quanto a suo tempo richiesto da mons. Lefebvre, come, ribadisco, con mia grande sorpresa, ha giustamente dichiarato don Simoulin.
Dispiace, naturalmente, ma almeno si chiariranno le posizioni. Chi non stringerà la mano che il Papa tende si isterilirà nel deserto d'una setta.
Le bellicose dichiarazioni che leggo sopra non potranno che sfociare in un dichiarato sedevacantismo, visto che di papa ce n'è solo uno.

Dante Pastorelli ha detto...

Nebbia, senti forse parlare di altri santi vescovi?