sabato 21 gennaio 2017

don Elia. Censurato

Vedi articolo di oggi su TradiNews: cosa dicono in Francia della traduzione in francese del Messale Romano.

Per inculcare una nuova visione della realtà che faccia da supporto ideologico al regime che si vuole imporre, bisogna manipolare i testi fondativi di una società o, quando possibile, impedirvi l’accesso. Nella Chiesa Cattolica questo è accaduto durante e dopo il Vaticano II. La seconda soluzione fu adottata per tutti (o quasi) gli esponenti della teologia precedente, completamente scomparsi dai libri e dall’insegnamento, nonché dai cataloghi delle case editrici; i nomi e le opere degli autori tra l’Otto e il Novecento furono radiati dalla storia o, nel migliore dei casi, condannati alla damnatio memoriae: se non altro si poteva ancora sapere che erano esistiti, ma solo per farne bersaglio di esecrazione o di dileggio. Contemporaneamente veniva tolto ogni argine agli scrittori dubbi o palesemente eretici, che assurgevano al ruolo di maestri indiscutibili – e, soprattutto, intoccabili. Là dove un’operazione del genere non era possibile (cioè con i testi biblici) si scelse invece la prima soluzione: una vera e propria manipolazione perpetrata in nome dell’approccio scientifico.

L’attacco risale a prima della cosiddetta riforma liturgica: basti pensare – per fare giusto un esempio – alla nuova traduzione dei Salmi con cui già negli anni ’50 si tentò di sostituire, nel Breviario e nel Messale, la Vulgata di san Girolamo, promulgata dal Concilio di Trento come testo biblico ispirato cui riferirsi in perpetuo. Un bel latino piano e forbito, se non un po’ slavato, sembrava ai promotori un vantaggio indiscutibile rispetto a quello ruvido e virile (e a volte incomprensibile, bisogna pure ammetterlo) del santo eremita di Betlemme. Il fatto è che la nuova traduzione spazzava via in un colpo solo buona parte di quelle espressioni profetiche che, per ben millecinquecento anni, avevano costituito la base dell’interpretazione cristologica, mariologica ed ecclesiologica dei Salmi, che mediante la liturgia e la preghiera aveva plasmato il pensiero e la sensibilità dei cattolici.

Un millennio e mezzo di insegnamento rimaneva di colpo privato dei suoi fondamenti biblici; vi pare poco per la fede del clero e dei fedeli? Quella traduzione, sul momento, non fu recepita, ma il medesimo spirito che l’aveva animata ritornò a galla pochi anni dopo nelle varie traduzioni in lingua volgare – e per tutta la Bibbia, per giunta. Non parliamo poi delle traduzioni “ecumeniche” effettuate in combutta con i protestanti: buona parte di ciò che, nell’Antico Testamento, è profezia o prefigurazione del Nuovo è stato riformulato (compresa la verginità della Madonna; cf. Is 7, 14) per la gioia del giudaismo talmudico. Di conseguenza l’interpretazione patristica e tradizionale della Sacra Scrittura risulta quanto meno inappropriata o fantasiosa, gli scritti dei Santi incomprensibili. Ma quanti, anche fra i sacerdoti, sono stati in grado di cogliere subito l’ampiezza e la profondità della trasformazione così operata nel comune sentire?

Con gli scritti dei Padri si adottò un procedimento misto. Nella scelta dei testi da proporre allo studio e alla meditazione, anzitutto, si scartò decisamente tutto quanto potesse far sospettare che la teologia precedente al Concilio fosse in realtà molto più in continuità con la loro che non la “nuova teologia”, che si piccava invece di averli riscoperti. Di fatto, in questo preteso “ritorno ai Padri”, si selezionarono i passi che più si confacevano al sostegno dei cavalli di battaglia dell’aggiornamento. D’altro canto si impose l’abitudine di riportare i passi biblici da loro commentati nelle nuove traduzioni, con il risultato che le loro spiegazioni, in molti casi, suonano incongruenti o per lo meno strane. Ci si può rompere il capo per anni a cercar di capire meglio le letture del breviario, finché non ci si rende conto che il testo sacro su cui lavoravano i Padri era spesso sostanzialmente diverso. Ma non è mai troppo tardi…

Ora, si tratta forse di una questione puramente filologica o accademica? Pensate all’enfasi che, negli ultimi cinquant’anni, si è posta sulla lettura della Bibbia, sulla liturgia della Parola e sulla recita dell’Ufficio divino (ops!… della Liturgia delle Ore). Là dove – e questo avviene sempre più spesso anche in Italia – c’è carenza di clero, ecco saltar sulla ribalta la suora o il “laico formato” che, al posto della Messa, ti fa un bel predicozzo e ti distribuisce la comunione. Che ti manca? o di che ti lamenti? Alla bancarella del sacro hai avuto quel che ti è garantito anche dal prete… Chi si accorge che il Sacrificio non c’è stato? Sacrificio…?!? Ma noi siamo cristiani, mica una religione pagana… Ma anche gli indù sgozzano i galli per placare i loro dèi, magari – se invitati – sull’altare di una cattedrale cattolica. Ma che c’entra, bisogna rispettare le altre religioni! Tutte, fuorché la nostra… Ma la nostra non è una religione, è un camminare insieme con tutti gli uomini (e le donne) di buona volontà. Verso dove? Ma che domanda, verso la pace e la fratellanza universale!

Questo dialogo è molto meno immaginario di quel che sembra. Se i risultati del “rinnovamento ecclesiale” sono questi (e di fatto lo sono per moltissimi fedeli che frequentano le nostre chiese), vien da chiedersi se le premesse fossero buone. Non parliamo nemmeno di chi si tiene sul comodino l’urna del caro estinto pensando così di averlo ancora vicino o di chi, avendo stabilito che la nonna continua a vivere nel gatto, è convinto per questo di aver la fede; in questi casi basterebbe avere la ragione. Per quanto ci sia da piangere, per non andare in depressione vediamo il lato comico di questa grottesca situazione, visto che quel che vien da Roma non fa di certo ridere… Se poi uno ha lo scrupolo di volersi ancora confessare e – che eccentrico! – di accusare i suoi peccati, si guardi bene dal seccare il prete con le sue paranoie: ormai Dio è cambiato, siamo entrati in una nuova èra! Chi non vuol capire questo o è un ladro o una spia.

Vedete dove ha portato la manipolazione di cui si diceva? Decenni di predicazione e insegnamento su testi alterati, censurati o selezionati hanno creato una nuova immagine di Dio – ma un’immagine del tutto fantasiosa e inconsistente. Il vero Dio, quello che ci ha voluto raggiungere parlandoci con parole umane (così umane, a volte, da esser quasi scandaloso), così che potessimo comprenderlo e conoscerlo, è stato rimosso dalle menti e dai cuori epurando persino le preghiere da Lui ispirate da tutto quanto poteva turbare i sentimenti che la nuova “religione” irenistica e umanitaria doveva introiettare nei fedeli. Coloro che hanno preteso di “ridarci la Bibbia” l’hanno prima accuratamente ripulita, almeno nell’uso liturgico; altrimenti hanno declassato i testi scomodi a genere letterario o eziologia storica… Che vuol dire? Non preoccupatevi, non vi siete persi nulla. Il risultato, in ogni caso, è che il Dio dell’Antico Testamento era malvagio e vendicativo; quello del Nuovo, invece, è misericordioso. Ma come la mettiamo con i fratelli maggiori? Stranamente non si offendono, anche perché Gesù stesso, con questo andazzo, è superato – e, in fondo, era quello che volevano.


Sarà un caso che i danni mentali e spirituali più gravi si riscontrino negli ambienti in cui più si medita la Parola, cioè negli istituti religiosi e nelle parrocchie all’avanguardia? Pensate all’effetto corrosivo di quello che è il frutto più accessibile della nuova esegesi: le preghiere dei fedeli (chissà perché, obbligatorie anche nelle Messe feriali) e le invocazioni inserite nella Liturgia delle Ore. Un campionario di richieste che al contempo esprimono e rafforzano tutto un atteggiamento spirituale: ci si aspetta da Dio o cose decisamente impossibili o che faccia ciò che dobbiamo fare noi, quando non si tratta – anziché di preghiere – di pie esortazioni rivolte a tutte le categorie di persone, che da esse dovrebbero essere radicalmente trasformate. Illusione, attesa magica, aspirazioni utopiche: ecco ciò che, a poco a poco, si è generato nei cattolici, a forza di sentir ripetere certe assurdità. Ma la natura matrigna (a chi è figlio degenere del Padre) ci riporta inesorabilmente alla dura realtà. Non sarà il caso di rimetterci tutti a fare penitenza?

8 commenti:

tralcio ha detto...

Bell'articolo!
Gli anni sessanta-settanta del XX secolo hanno espresso un'utopia, nutrita dai sensi di colpa per le stragi ancora vivissime nella memoria e imbevuta dell'ideologia dei nuovi maestri abilissimi anche ad impossessarsi degli spazi da cui pontificare... Il tutto sospinto dalle nuove tecnologie via via entrate nella quotidianità. Chi si è formato in quegli anni, abbeverandosi a quelle fonti, ha trovato "manine invisibili" ben felici di proporre i più motivati ai vertici dei propri àmbiti.
Così chi era "giovane e moderno" a venti-trent'anni si è trovato "in carriera" a quaranta-cinquanta, negli anni ottanta. Oggi, trent'anni dopo, i più affermati si trovano ancora abbarbicati ai propri sogni e consolidati nel proprio potere, che hanno saputo garantirsi agendo con indubitabile scaltrezza e determinazione, forti delle certezze d'ogni rivoluzione e del supporto che astuzie ben più sagaci non hanno fatto mancare per promuoverne le sorti.
La canizie personale e la crescente frequenza con cui si fa l'elogio funebre degli stimati colleghi non hanno spento il sacro furore della gioventù che fu, dell'eterna primavera di questi spiriti luminosi, ancor più impazienti di un ventenne alle prese con i propri sogni, forse perchè un ottanta-novantenne ha meno tempo davanti per impossessarsene...
Così oggi tutto pare "trionfare" nel delirio di onnipotenza di chi non ha ritegno di reinterpretare persino Dio, riformando tutto ciò su cui fonda la propria autorità, nella sicumera di chi sa che cosa è giusto, salvo non saper giudicare il peccato, proprio e altrui...
Dove si è esagerato di più? In ciò che è più sacro, desacralizzandolo, volgendolo dal Cielo al suolo.

irina ha detto...

Con quanta ammirazione si guardò la foto dell'Arcivesco C.M.Martini entrare in Milano con in mano il libro del Nuovo Testamento.
Molto più tardi nel tempo, ci fu consigliata quella edizione stessa di cui ricopio qui il frontespizio: NESTLE-ALAND,NOVUM TESTAMENTUM GRAECE, post Eberhard et Erwin Nestle,editione vicesima septima revisa, communiter ediderunt Barbara et Kurt Aland, Johannes Karavidopoulos, Carlo M.Martini,Bruce M. Metzger, Apparatum criticum novis curis elaboraverunt Barbara et Kurt Aland una cum Studiorum Textus Novi Testamenti Monasterii Westphaliae,DEUTSCHE BIBELGESELLSCHAFT.

Dal 1979 riedito 1991,1993-2001, 2006.

Esistenzialmente Periferico ha detto...

La "preghiera dei fedeli", rientrata magicamente in auge col fatidico Messale del marzo 1965, è una delle più tipiche abominazioni vaticansecondiste:

- presume che i fedeli abbiano sempre qualcosa di spontaneo e importante da domandare, e che dovrebbero farlo durante la Messa (col sottinteso che se non lo fanno allora non stanno "partecipando": non sia mai che qualcuno pensi che c'è un sacerdote a celebrare il sacrificio e i fedeli vi assistano...);

- all'atto pratico è stata sostituita dalle preghiere spontanee preconfezionate (le "intenzioni"), che hanno popolato il nuovo breviario della Liturgia dei Minuti (la versione striminzita vaticansecondista della liturgia delle Ore, super-compressa perché i chierici si stufano di pregarla);

- lo scempio maggiore si vede nei seminari e nelle case di formazione, dove è obbligatoria qualche preghiera "spontanea" (il presidente non prosegue la celebrazione se non ha udito almeno un numero prefissato di interventi, e guai se li fanno sempre gli stessi soggetti: tutti, ma dico tutti devono arieggiare le corde vocali "per il Signore", altrimenti c'è l'accusa di essere "passivi" e "poco partecipi" alla liturgia: e immaginate ogni santo giorno, mattina e sera, le quisquilie e pinzillacchere esalate dai seminaristi che non vedono l'ora di sgattaiolar via dall'aula vagamente farcita come "cappella").

Quanto alla gesuitica censura dei gesuitanti, nella facoltà teologica di Posillipo (in cui il gesuitismo è imperante) san Tommaso d'Aquino viene puntualmente dichiarato "superato" da un certo Lonergan, gesuita canadese mai sentito prima al di fuori delle facoltà gesuitiche e morto nel 1984 (capite? il Doctor Angelicus è stato superato e reso obsoleto, e nessuno lo sapeva). Per corroborare tale tesi, le (rarissime) citazioni dell'Aquinate erano presentate solo in latino (lingua pressoché sconosciuta ai seminaristi, che maneggiano più l'ebraico molto più che il greco, e il greco molto più che il latino), e selezionate dai passi più ostici. Sempre in odio all'Aquinate, il corso di metafisica non si chiama "metafisica" (termine troppo tradizionale e aristotelico) ma "Filosofia dell'essere" (immaginate un coro di seminaristi che dice con gaio stupore: "ooooh").

p.s.: negli istituti religiosi non si "medita" la Parola (la meditazione è quella che si fa sui libercoli editi dalla comunità di Bose). Piuttosto, si "spezza la Parola" (tipo la divisione in sillabe), oppure si "rumina la Parola" (tipo la vacca al pascolo).

irina ha detto...

@ Esisrìtenzialmente
21 gennaio 2017 14:59

La "ruminatio" la si trova citata più volte in Jean Leclercq, Cultura Umanistica e desiderio di Dio, Studio sulla letteratura monastica del Medioevo, Sansoni Editore, Firenze 1965.

Titolo originale: L'amour des lettres et le désir de Dieu,Paris, Les Editions du Cerf, 1957.

Esempio da pag 94:... "Questa ripetuta masticazione delle parole divine è richiamata talvolta dal tema della nutrizione spirituale: i termini si ispirano allora all'azione del mangiare e del digerire, in particolare a quella forma di digestione propria dei ruminanti: così la lettura e la meditazione sono talvolta designate con la parola- tanto espressiva- "ruminatio"...Meditare significa aderire strettamente alla frase che si ripete, pesarne tutte le parole per giungere alla pienezza del loro senso: significa assimilarsi il contenuto di un testo per mezzo di una specie di masticazione che ne fa gustare il sapore; significa gustarla, come dicono con un'espressione intraducibile S.Agostino, S.Gregorio,S. Giovanni di Fécamp ed altri con il "palatum cordis" o in "ore cordis".

Rr ha detto...

Nella mia ignoranza ho sempre pensato che una delle differenze più evidenti tra noi Cattolici ed i Protestanti, è che loro citano spesso a memoria brani dell'Antico Testamento (con tanto di n. del capitolo, paragrafo, versetto), noi no, ma che questo, questa ignoranza generale dell'Antico Testamento da parte di noi fedeli cattolici, fosse migliore della loro conoscenza, ci consentisse di concentrarci di più sul Nuovo Testamento, ed evitasse influssi talmudici, abbondanti nelle sette protestanti, oltre che nella cultura e società protestanti.

Irina,
già Martini non mi piaceva, ma quando decise di andare a Gerusalemme a studiare la Bibbia, fini per spiacermi completamemte.

irina ha detto...

@RR,

Ho accostato la foto al frontespizio, per evidenziare che non era più così chiaro chi si stesse portando in mano entrando in città.

Anonimo ha detto...

@Rr Secondo me l'ignoranza invece è un male. Se conoscessimo la Parola a memoria certi pretucoli non potrebbero ingannarci. Basta interpretarla secondo il Magistero. Ormai siamo pienamente scolarizzati. Dobbiamo studiare!
MD

Rr ha detto...

Certo che l'ignoranza è un male. Ma a volte a voler saper troppo, si pecca di superbia. Ricordo sempre il racconto di S.Agostino e l'Angelo.
Ecco sec.me certi teologi ed ecclesiastici di oggi vogliono sapere troppo: se incontrassero quell'angelo, non lo ascolterebbero, e continuerebbero a cercare di "capere" il mare. Finendo per perdere il ben dell'intelletto e il lume della ragione. Di questi ne abbiamo visti parecchi, negli ultimi 70 anni.