domenica 22 gennaio 2017

Mons. Athanasius Schneider sul concilio

Mons. Athanasius Schneider, segretario Generale della Conferenza Episcopale del Kazakhstan, è il vescovo ausiliare di Astana (Kazakhstan) e vescovo titolare di Celerina. Nato Anton Schneider (il 7 aprile 1961), a Tokmok, nell’allora Unione Sovietica, ha assunto il nome religioso Atanasio dopo essere entrato nell’ordine dei Canonici Regolari della Santa Croce di Coimbra. Studioso e docente di patristica, Mons. Schneider, da qualche anno, fa sentire la sua voce profetica per cercare di svegliare l’Occidente dal torpore spirituale che sta vivendo, a seguito, specialmente, di false interpretazioni dei perenni insegnamenti della Chiesa e della teologia cattolica. Di seguito pubblichiamo una sua intervista esclusiva a La Fede quotidiana

Monsignor Schneider, nel suo libro “Dominus Est – Riflessioni di un Vescovo dell’Asia Centrale sulla sacra Comunione”, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, lei ha incoraggiato la Chiesa a sostenere la pratica della Santa Comunione sulla lingua e in ginocchio. Ci spiega brevemente le motivazioni teologiche e storiche di tale modalità?

“Le motivazioni teologiche si appoggiano sulla verità della fede della presenza vera, reale e sostanziale del Corpo e del Sangue di Cristo sotto le specie del pane e del vino, e questa presenza contiene anche la divinità di Cristo a causa dell’unione ipostatica, cioè contiene “totum et integrum Christum“, come ha detto il Concilio di Trento. C’è anche la verità che Cristo è presente in ogni parte o frammento del pane. Poi c’è la verità della transubstanziazione. Tutte queste verità sono state dogmaticamente definite dal Magistero della Chiesa. Se prediamo sul serio la verità nella quale crediamo, dobbiamo mostrare la nostra fede con il nostro comportamento esteriore. La fede deve riflettersi nelle opere concrete, la teoria e la prassi, la fede e il culto, la lex credendi e la lex orandi devono concordare vicendevolmente. Altrimenti la nostra fede diviene zoppicante e col tempo prenderà la forma di una fede gnostica. Alla fine la fede concreta nella presenza reale, la fede nella presenza della divinità, la fede nella presenza di Cristo nei minimi frammenti, la fede nella transustanziazione svanisce. C’è una legge inesorabile della psicologia umana: i gesti ripetuti e divenuti poi abituali, determinano con il tempo il modo di pensare. Quindi, se io tratto ciò che è il più sacro, il più sublime, ciò che è il mistero per eccellenza, ciò che è Dio onnipotente stesso (totus et integer Christus) quasi con lo stesso gesto come io prendo l’alimento ordinario e con un modo sprovvisto di un inequivocabile gesto d´adorazione, io non solamente contraddico la profondità della mia fede, ma commetto oggettivamente un atto d’informalità, indegno della maestà infinita di Cristo (anche se questa maestà è umilmente nascosta nella specie del pane). Questo pericolo reale rappresenta una vera motivazione pastorale. Qui entrano ancora altri due aspetti d’importanza eminentemente pastorale: – il fatto sempre più diffuso della perdita dei frammenti eucaristici, i quali cadono sulla terra e in seguito sono calpestati; – il furto dilagante delle ostie sacre. Tutto ciò si verifica a causa del gesto così insicuro, banale e mai esistito nella Chiesa, cioè l’uso odierno di distribuire la santa Comunione sulla mano (l’uso dei primi secoli era notevolmente diverso)”.

In teologia sembra avanzare l’antropocentrismo a discapito del cristocentrismo. Cosa comporterà questo nel prossimo futuro della Chiesa?

“L’antropocentrismo, in ultima analisi, comporta:
– lo svanimento e la perdita della fede soprannaturale;
– l’eliminazione della grazia Divina e dei mezzi della grazia;
– l’eliminazione del senso soprannaturale dei sacramenti, dando loro un significato puramente sociologico;
– l’eliminazione della preghiera personale e delle concrete opere di penitenza e ascesi;
– l’eliminazione, col tempo, dell’adorazione di Dio, cioè della Santissima Trinità e favorisce l’adorazione dell’uomo e della terra (del clima, dell’oceano etc.);
– la dichiarazione pratica e anche teorica che questa terra è il giardino del paradiso, cioè il paradiso sulla terra (teoria dei Comunisti);
– l’apostasia.
L’antropocentrismo comporterà una spaventosa codardia davanti al mondo e la collaborazione dei fedeli e dei chierici con le ideologie anticristiane. Si verificheranno oggi queste parole del Nostro Divino Maestro e dell’apostolo san Paolo: “Quando si dirà: Pace e sicurezza, allora d’improvviso li colpirà la rovina” (1 Tess. 5,3), “Senza de Me non potete far nulla” (Gv 15,5) e “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8)”.

Recentemente, in una bellissima quanto documentata conferenza, Lei ha parlato del Concilio Vaticano II e dei suoi documenti. Può spiegarci quello che non è stato ancora attuato alla luce dei documenti conciliari e quali sono le false e pericolose interpretazioni che alcuni teologi progressisti danno dell’ultimo concilio.

“Il contributo più originale e specifico del Concilio Vaticano II consiste nella chiamata universale alla santità nel capitolo 5 di “Lumen gentium” e nella chiamata universale missionaria all’evangelizzazione (il Decreto “Ad gentes“), la quale si manifesta nella collaborazione dei fedeli laici con i pastori della Chiesa nel testimoniare e nel difendere la purezza e l’integrità della fede cattolica nell’odierno mondo fino al martirio, se necessario (il Decreto “Apostolicam actuositatem“). La seguente affermazione conciliare rimane una delle più belle, necessarie e attuali: “I cristiani, comportandosi sapientemente con coloro che non hanno la fede, s’adoperino a diffondere la luce della vita con ogni fiducia e con fortezza apostolica, fino all’effusione del sangue” (Dichiarazione “Dignitatis humanae“, n. 14). Questi contributi più essenziali dell’ultimo Concilio sono stati purtroppo offuscati e soffocati in larga misura dalla gran parte di chi ha occupato le cattedre teologiche, cioè dai nuovi scribi, e purtroppo anche da parte di non pochi rappresentanti del clero e persino dell’alto clero. Sono state diffuse interpretazioni completamente arbitrarie e interpretazioni erronee di alcune espressioni non sufficientemente chiare o ambigue in alcuni testi conciliari. Si sono creati dei miti conciliari. Questa situazione si spiega, da un lato, dal carattere pastorale e non-definitivo di una considerevole parte dei testi conciliari e, dall’altra parte, di una mancata refutazione dettagliata e sistematica di queste interpretazioni erronee da parte del Magistero. Ci vuole un sillabo degli errori di interpretazioni conciliari”.

L’idea di cambiamenti sulla morale matrimoniale crede che sia un reale pericolo che possa verificarsi in occasione del prossimo sinodo dei vescovi a Roma o è solo un pericolo auspicato dai media anti-cristiani?

“Alcuni fatti hanno dimostrato che c’è un pericolo del cambiamento della comprensione e dell’applicazione pratica delle verità Divine sul matrimonio e sulla sessualità umana nell’ambito ecclesiale stesso. Esempi sono stati lo svolgimento del sinodo nel mese di ottobre 2014 con momenti di manipolazione all’interno dello stesso sinodo, la Relatio post disceptationem, il nuovo questionario mandato alle diocesi, le affermazioni pubbliche del Segretario del Sinodo, di alcuni cardinali, di rappresentanti di alcune conferenze episcopali. Questi ecclesiastici usano, sorprendentemente, lo stesso linguaggio e lo stesso modo di argomentare dei mass-media anti-cristiani. Essi hanno, riguardo a questa tematica, la forma mentis del mondo e non del Vangelo. Rimane l’impressione che nelle stesse file del clero ci siano dei collaboratori con la dittatura mediatica e politica della nuova ideologia anti-cristiana “.

Sembra che la società si sia sempre più omosessualizzando e, recentemente, anche in Irlanda, sono stati riconosciuti i matrimoni gay. Quali saranno i pericoli per la Chiesa in questo campo?

“Una delle caratteristiche essenziali della Chiesa è la testimonianza e – se necessario – il martirio della verità. Gesù ha solennemente confessato davanti ai potenti del Suo tempo: “Io sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). E questo rimane sempre la missione della Chiesa e di ogni cristiano. Avere paura, davanti alla prepotenza ideologica del mondo, sarebbe una contraddizione alla missione essenziale della Chiesa e dei cristiani. Le parole di Gesù con le quali Egli incoraggiava all’inizio della predicazione del Vangelo l’apostolo Paolo, sono dirette anche a noi oggi, in primo luogo ad ogni vescovo e poi anche ad ogni fedele: “Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, perché Io sono con te” (At 18,9). Ed anche queste parole di San Pietro, nella sua Prima Lettera, cioè nella prima enciclica papale, sono attuali più che mai: “E chi vi potrà fare del male, se sarete ferventi nel bene? E se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per paura di loro, né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. È meglio infatti, se così vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male” (1 Pt 3,13-17)”.

Eccellenza, in che senso è possibile dialogare cristianamente con gli esponenti delle altre religioni e dell’Islam in particolare?

“Il comandamento dell’amore al prossimo vale per tutti e non c’è un’eccezione. Dobbiamo amare persino i nostri nemici e tutti coloro che ci sono ostili. Dobbiamo amare tutti coloro che si trovano nell’errore della fede e della morale. Anzi, dobbiamo avere in modo speciale misericordia verso queste persone, perché da Dio siano liberati dall’errore e dal peccato, giacché l’errore e il peccato sono la più grande miseria e infelicità dell’uomo. Quindi dobbiamo e possiamo dialogare con tutti, e specialmente con i musulmani, seguendo il metodo di san Paolo e di tutti i Santi: “Operando la verità nella carità (veritatem facientes in caritate)” (Ef 4,15)”.
Matteo Orlando

39 commenti:

Anonimo ha detto...

Allerta rossa: massoni (300 anni), Burke, Bergoglio, Malta:
http://www.ncregister.com/daily-news/disorder-in-the-order-of-malta

Bad weather ahead.

Luisa ha detto...

Segnalo l`ultimo Magister:

"Brasile, Africa, Germania... Geografia di una Chiesa a pezzi"

Scrive Magister:

"Per domare gli oppositori giocò d'astuzia. come candidamente rivelò a cose fatte un suo pupillo, l'arcivescovo Bruno Forte, quando riferì queste parole testuali a lui dette dal papa durante il sinodo: "Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi non sai che casino ci combinano. Allora non parliamone in modo diretto, tu fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io".
E archiviato il doppio sinodo senza vincitori né vinti, provvide lui a tirare le somme nell'esortazione apostolica "Amoris laetitia", dove infilò le novità a lui care in un paio di sibilline note a piè di pagina, tra il detto e il non detto."

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/01/21/brasile-africa-germania-geografia-di-una-chiesa-a-pezzi/

Sì, una chiesa a pezzi in cui, a parte chi non pensa che la Chiesa è nata con il CVII, a parte chi difende la Dottrina e non considera la Tradizione un reliquato di un passato da seppellire, ognuno può far quel che vuole, una chiesa in cui chi calpesta la Dottrina lo fa dicendo che obbedisce al papa, una neo-chiesa in cui un vescovo può sospendere a divinis un sacerdote colpevole di obbedire al Magistero immutabile della Chiesa, perchè insegnamento di Cristo stesso, e lo considera alla stregua di un eretico un apostata, uno scismatico ribelle al papa.
Un papa che dice ai giovani di fare "casino" quel casino che lui stesso, ahinoi, sta facendo con determinazione e con il potere che è tutto nelle sue mani.

tralcio ha detto...

Il CVII fu annunciato da Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959.
Il documento di indizione è del 25 dicembre 1961. Durò dall'ottobre 1962 al dicembre 1965.

Suor Lucia aveva già trasmesso la trascrizione del terzo segreto ricevuto dalla Beata Vergine Maria: lo fece in busta chiusa, consegnata al vescovo di Leiria nel 1941, indicando sulla busta di non aprirla prima del 1960. Pio XII ne era del tutto consapevole e rispettò i tempi, pur avendo chiara la piega che stavano prendendo la Chiesa e il mondo (la Chiesa con il mondo...).

Il mondo urlava: Cristo sì, Chiesa no. Poi urlava: Dio sì, Cristo no. Poi urlava: Dio è morto.
Una cultura senza Dio, un'economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio...
riferimento: https://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19521012_uomini-azione-cattolica.html
E la Chiesa, per compiacere il mondo, cercava di farsi più accettabile con il "culto all'uomo".
Ci si è illusi, tutti insieme, che la salvezza che conta fosse "stare meglio qui", tanto l'eternità viene dopo, non importa o se proprio importa è "garantita" dalla misericordia di Dio.
Tutti salvi, comunque. Non si danna nessuno, l'inferno non c'è e se per caso ci fosse è vuoto.
Il Cristo -vero Dio e vero uomo- crocifisso e risorto per aprirci la divinizzazione nel Regno del Padre, diventa il simbolo dei crocifissi non più dai "peccati", bensì dalle "ingiustizie", con l'uomo a distinguere e combattere le seconde, mentre molti dei primi divengono leciti, anzi divengono motivo di richiesta di un diritto, sancito democraticamente e insegnato a scuola!

... segue

tralcio ha detto...

...

Alla fine che cosa resta di una Chiesa disposta a dialogare fiduciosa con tutto questo? Una Chiesa in cui non c'è più lo stesso Dio che ha adorato, testimoniato e annunciato... Come poteva suor Lucia sapere tutto questo nel 1941? E indicò come data di lettura proprio il 1960!
Difficile non cogliere nell'accenno ai "profeti di sventura" scritto nel discorso di apertura del Concilio (11 ottobre 1962) un preciso fare spallucce a certi accorati appelli.

In quello stesso discorso Giovanni XXIII scriveva: "Quel che più di tutto interessa il Concilio è che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace". Ecco che cosa avrebbe dovuto interessare "più di tutto".

Progressivamente "l'efficacia" ha preteso qualche deroga alla dottrina. E siamo ad oggi.

Mons. Schneider indica che il Concilio fu originale nel fondare l'efficacia sulla santità.
La chiamata universale alla santità s'è fatta scusa universale:"io non sono un/a santo/a".
Mons. Schneider sottolinea la missio ad gentes da parte di ogni fedele cattolico.
Una misso che non è per estendere il potere di un gruppo, ma per la salvezza delle anime!
Oggi non esercita tale missio nemmeno più il chierico! Tanto ci si salva lo stesso.
Testimoniare e difendere la purezza e l’integrità della fede cattolica nell’odierno mondo fino al martirio, se necessario, viene considerato fondamentalismo, atteggiamento settario. Muri...

Le intuizioni più belle e dettate dallo Spirito santo (che ha "soffiato" sulla fede e la retta intenzione di tanti padri portatori sani di umana buona volontà, obbedienza e umiltà d'animo) sono state poi reinterpretate da chi ha in cuore lo spirito del mondo e non è rimasto estraneo al suo principe, già smascherato, con tanto di identikit, da Nostro Signore, venti secoli fa.
Sono così state diffuse interpretazioni completamente arbitrarie e interpretazioni erronee di alcune espressioni non sufficientemente chiare o ambigue in alcuni testi conciliari. Si sono creati dei "miti conciliari", le rune e i giardini fatati, gli Harry Potter del sacro. Veniamo da 5 decenni di pastoral-confusio divenuta arroganza, nell'incapacità di sanzionare l'abuso.

Sono passati 100 anni da Fatima e 50 da quando la deriva ha portato la nave fuori rotta.
Adesso c'è tempesta. Nel Vangelo è indicato Chi la può sedare. L'unico a poterlo fare.
Il Vangelo, la Rivelazione, spiega perché Egli comanda anche alla natura. l'ha creata Lui!
Il problema è sentirci onnipotenti, salvo bestemmiarLo quando ci scopriamo piccoli e fragili.
«Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

Dio esiste e la Verità è Cristo. Una Chiesa fuori rotta è una tinozza in preda alle onde, davanti agli scogli. La Mamma aveva avvertito per tempo. Ancora intercede, chiedendoci di essere santi, di annunciare che l'unico salvezza è Suo Figlio, di mirare alle sorti eterne dell'anima. Dialogo con il mondo e ponti autorizzati dal suo principe non sono la missione. Ne' la fede.

Ecco da dove vengono i dubia. Non da astio verso questo o quello, ma dalla verifica della distanza dalla Verità che è stata data all'umanità e di cui la Chiesa è ancella.

tralcio ha detto...

@ Luisa

Nel mondo c'è una guerra "a pezzi".

La stessa Chiesa (cattolica, dopo i precedenti "cocci") è a pezzi.

Divide et impera.

Nostro Signore ha costellato la propria predicazione di segnali di pericolo circa il modo di fare del Divisore e il vangelo lo riporta fedelmente perché non ne siamo ignari e lo riconosciamo.

Oggi non viviamo più la classica divisione a causa del peccato (lo scarto tra ciò che faccio e quel che dovrei fare, tra la mia volontà e quella di Dio, tra un dogma e un'eresia, che non è mai mancata nelle vicende terrene della Chiesa), perché a dividere è la spiegazione stessa che dovrebbe distinguere i criteri di giudizio. Il Divisore ha sfoderato un'arma più moderna.
Ad intristire il gregge, in aggiunta al dolore delle vittime, è vederla maneggiata dai pastori.

Anonimo ha detto...

Credo che molti tra i sacerdoti che sono rimasti fedeli alla Chiesa dei millenni siano completamente e candidamente disarmati, indifesi, di fronte a quanto stanno drammaticamente attuando e pensano di aver frainteso, di non aver capito, appellandosi accoratamente, incessantemente per avere un chiarimento che mai è arrivato nè arriverà perchè significherebbe gettare la maschera e svelare la manipolazione. Questi poveri sacerdoti sono convinti della buona fede degli attuali Padroni della Chiesa Cattolica mentre tutto - modalità e fine ultimo - è racchiuso nella frase ottimamente ricordata da Luisa: "Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi non sai che casino ci combinano. Allora non parliamone in modo diretto, tu fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io". Dove si vede che di "buona fede" non c'è traccia e dove tragicamente è tutto già chiarissimo e deciso. Ma a costo di qualsiasi repressione e mistificazione MAI deve essere ammesso altrimenti tutto il loro piano crollerebbe all'istante. Lo ammetteranno tra decenni magari vantandosene quando tutto ormai sarà consolidato e alle spalle.
Miles

mic ha detto...

Bergoglio esprime il suo giudizio su Trump. In realtà sembra sospendere il giudizio. Ma lo fa aggiungendo elementi discutibili ammantati di implicita negatività verso Trump (es. frecciata sui muri e sul '33 nella Germania di Hitler, peraltro strumentalmente rivisitato...)
Mentre è stato il "cappellano" e servo sciocco di Obama, no n dicendo che è stato guerrafondaio, promotore del gender, delle perversioni LGBT, dell'aborto, del Planned Parenthood, ecc.

http://www.corriere.it/esteri/17_gennaio_21/papa-francesco-trump-vedremo-cosa-fara-non-anticipiamo-eventi-b29b6e94-e027-11e6-8ee6-23c50cfdffbe.shtml

Anonimo ha detto...

Almeno è chiaro che il pontefice regnante non ha tradito il suo ruolo vicario, poco chiaro è solo di chi sia vicario...

mic ha detto...

MAI deve essere ammesso altrimenti tutto il loro piano crollerebbe all'istante. Lo ammetteranno tra decenni magari vantandosene quando tutto ormai sarà consolidato e alle spalle.

Non è detto che si debba per forza arrivare a tanto. Io spero che la "resistenza", Deo adiuvante", riesca a cambiare le carte in tavola. Certo la buona volontà umana è necessaria, ma da sola non basta...

tralcio ha detto...

Quando Gesù ha chiamato "amico" Giuda Iscariota non ha abolito il peccato.
Ha solo mostrato, fino all'ultimo, che la misericordia (e la salvezza) di Dio ama il peccatore.
Il peccatore deve scegliere di farsi salvare. Almeno quello (solo quello) dobbiamo volerlo noi.
Il peccato ha conseguenze tragiche. Volerne uscire è diverso dal giustificarlo.
La conversione è il cambio di strada del peccatore. La perseveranza è la strada del santo.
Qui sta diventando tutto alla rovescia...

Anonimo ha detto...

Si continua a sostenere che le false interpretazioni post conciliari si poggino su documenti poco chiari o ambigui del concilio. È il massimo della critica che mons Schneider e, anche molti su questo sito, si concede. Peccato che documenti come,ad esempio,quello sulla libertà religiosa siano chiarissimi. Il CVII rimane un tabù,a quanto pare.

Anonimo ha detto...

Proprio così cara Mic, qui è chiaro che vista l'Oscura Potenza con cui abbiamo a che fare la sola azione umana anche se indispensabile non può bastare.
Su Trump/Obama ho colto anch'io la stizza con cui Bergoglio sembra aver redarguito il nuovo Presidente conformandosi ai suoi acerrimi nemici (ultra abortisti, guerrafondai, finanziariamente predatori ecc.) con cui si era già apertamente schierato come tutti i potenti del mondo durante la campagna elettorale e al cui potente giro Bergoglio appartiene o forse è addirittura diretta creazione.
Miles

Alesandro Mirabelli ha detto...

Complimenti a Mons. Schneider. Chapeau, caro Vescovo. Chapeau.

Anonimo ha detto...

Così la pensa anche l'apparato della FSSPX, entrando nella struttura Vaticana, la bonifica da dentro è possibile, Deo adiuvante:
http://www.sanpiox.it/attualita/1909-riflessioni-in-risposta-ad-alessandro-gnocchi#1su

marius ha detto...

"Sono state diffuse interpretazioni completamente arbitrarie e interpretazioni erronee di alcune espressioni non sufficientemente chiare o ambigue in alcuni testi conciliari. Si sono creati dei miti conciliari."

interpretazioni, interpretazioni... interpretazioni erronee...
insomma, che pizza con queste interpretazioni!
Possibile che sia così difficile dire le cose come stanno, visto che si tratta di evidenze inconfutabili?
Capisco che può essere imbarazzante dichiarare che un concilio ha affermato cose sbagliate, ma non si aiutano di certo le anime irretendole in vistosi errori di valutazione nel lasciar loro intendere che si può interpretare come giusto un testo che invece è sbagliato, cosicché di conseguenza le parole non hanno più un senso in quanto il loro significato può essere stravolto a proprio piacimento: in pratica le parole si può "interpretarle" in modo tale da far loro affermare addirittura il loro esatto contrario.

A mo' di esempio estraggo un brano dal CVII:

«La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno».

«Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà» (§ 3)


"espressioni non sufficientemente chiare o ambigue"?
Chiarissime invece!
Noi ce lo diciamo da un pezzo.
I nostri pastori invece nicchiano.
Forse per timore di scandalizzare i piccoli?
Vada questa buona intenzione.
Ma poi cosa penseranno i medesimi piccoli quando in un modo o nell'altro scopriranno la dura verità? (magari proprio grazie ai nuovi eretici quando in modo plateale si faranno forti di tali chicche per motivare le loro scellerate scelte interreligiose?)

mic ha detto...

A chi ci segnalava l'articolo di Gnocchi cui la Fraternità risponde, replicavo brevemente, ma sostanzialmente in termini analoghi:

Quanto scrive Gnocchi, mi è parsa piuttosto una resa a ognuno per sé, Dio per tutti.
Mi riferisco soprattutto alla conclusione e penso che sia necessario continuare a chiedersi come è possibile ciò che accade; ma, invece che temere di correre il rischio di arrivare a non poter riconoscere una realtà che ha dell'assurdo, occorre piuttosto "prendere parte". E sempre a partire comunque da se stessi. E con fiducia e speranza cristiane. Ma non mi pare che i punti di riferimento manchino, anche se non pullulano. E non trovo corretto sparare a zero sui pochi che abbiamo (penso soprattutto a mons. Scnheider e alla sue recenti esortazioni).

Inoltre, osservavo a chi ricordava: E’ da un po’ che leggo e ascolto le parole di mons. L e trovo che non sia corretto attribuirgli una volontà “accordista” con Roma del 2017, perché l’accordo lui, che riteneva Roma e le sue riforme apostata, l’avrebbe fatto solo, per quello che ne ho capito, a condizione di un ritorno di Roma alla fede cattolica.

Questa condizione è stata presa in considerazione a più riprese nel corso di questi anni. Ed è stato realisticamente concluso (dal realismo possibilista di alcuni col quale mi sono trovata concorde) che, con una forbice che si allarga sempre più (peraltro col motus velocior cui stiamo assistendo), sarebbe illusorio sperare in una soluzione drastica in tal senso. Si tratta infatti, più che di una condizione da porre, di una terribile situazione da affrontare, la cui soluzione è tutta da conquistare sul campo, Deo adiuvante, e non da darsi come presupposto...
Non dimentichiamo, inoltre, a fianco del realismo, il Soprannaturale che non manca di accompagnare e fecondare ogni espressione di autentica buona volontà.

Infine, credo che si debba partire dall'eredità lasciata da mons. Lefebvre, senza cristallizzare le sue parole e i suoi pensieri citando le sue espressioni fuori dal contesto fino a fargli dire ciò che corrisponde alle nostre aspettative e/o timori e conclusioni. Ciò che è necessario è cogliere il 'succo' dei suoi insegnamenti - che non sono sue teorie ma cattolicesimo allo stato puro - con la fedeltà e la parresìa che mi pare sia stato uno dei pochi, se non l'unico, a mostrare in un rovinoso post-concilio.

mic ha detto...

Capisco che può essere imbarazzante dichiarare che un concilio ha affermato cose sbagliate, ma non si aiutano di certo le anime irretendole in vistosi errori di valutazione nel lasciar loro intendere che si può interpretare come giusto un testo che invece è sbagliato, cosicché di conseguenza le parole non hanno più un senso in quanto il loro significato può essere stravolto a proprio piacimento: in pratica le parole si può "interpretarle" in modo tale da far loro affermare addirittura il loro esatto contrario.

Marius,
Ma questa polemica e relativi fraintendimenti non finirà mai?
Le domande che giustamente ti fai e i rischi per i 'piccoli' non è che diventino accantonate in caso di possibili accordi o siano sottovalutate da chi conosce perfettamente ambiguità storture e rischi.
Non sono mancati (e tuttora non mancano) studiosi sia chierici che laici che hanno dichiarato e riconosciuto che "il concilio ha affermato cose sbagliate" e le conclusioni non sono MAI state quelle di indurre a "far ritenere giusto ciò che è sbagliato", ma dell'estrarre col bisturi ciò che è sbagliato o ambiguo o innovativo in senso rivoluzionario (cioè nova= cose nuove diverse dunque e divergenti e non nove=in senso esplicativo come si dovrebbe), dandone le motivazioni alla luce delle verità perenni e mostrando come e in che senso esse abbiano provocato le attuali distorsioni o obliterazioni falsificanti. Allo scopo, ovviamente, di mettere in guardia e di prenderne le distanze riaffermando la verità.
E' questo che noi e altri come noi, Fraternità compresa, Deo adiuvante, dovremo continuare a fare, con la guida della sanior pars dei nostri pastori, che si stanno rivelando, per pochi che siano, dando loro la fiducia e il sostegno che meritano... Compreso mons. Schneider che usa un linguaggio prudente, ma conosce perfettamente ambiguità storture e rischi. Non è proprio lui che ha parlato della necessità di un nuovo sillabo?

mic ha detto...

Certo continua ad esistere il problema delle interpretazioni, finché non sarà sanato il nodo cruciale della de-dogmatizzazione. Ma il discorso del Sillabo proposto da mons. Schneider già si pone in un'ottica appropriata e il resto è tutto da venire. Ritengo sia necessario che continuiamo a fare la nostra parte con fiducia e con speranza, senza pensare a risultati secondo le nostre aspettative. Pregando, parlando, agendo e affidandoci...

mic ha detto...

Con questi ultimi commenti credo di aver risposto anche ad Anonimo 14:03

marius ha detto...

Cara Mic,
io non mi riferivo alla questione degli "accordi" con la FSSPX, manco ci stavo pensando, ma soltanto al tema in oggetto, in relazione all'infinita questione dell'interpretazione del concilio: è ciò che ho cercato di spiegare.
È verissimo che mons. Schneider ha parlato della necessità di un sillabo, cosa che mi fa molto piacere, ma qui, in chiusura dell'intervista, specifica (...) di una mancata refutazione dettagliata e sistematica di queste interpretazioni erronee da parte del Magistero. Ci vuole un sillabo degli errori di interpretazioni conciliari”.

Interpretazioni erronee e errori di interpretazioni.

L'esempio che ho tratto dal CVII mi sembra più che eloquente. Dal gennaio 2016, con il famigerato filmato di Bergoglio inneggiante all'interreligiosità, il problema non può più essere ignorato o accantonato: ogni fedele minimamente informato ne è confrontato direttamente. Allora limitarsi sempre ed ancora a parlare di interpretazione a mio modo di vedere comincia ad essere davvero fuorviante.
Ma se tu mi assicuri che egli ha veramente le idee in chiaro sui lapalissiani errori conciliari e che la sua è solo una tattica o un espediente pedagogico, allora mi metto provvisoriamente il cuore in pace attendendo i prossimi avvenimenti.

Il fatto è che i lettori possono basarsi unicamente su quanto è scritto, ed è pur giusto che sia così, altrimenti perché si pubblicano gli articoli?
Per quanto mi riguarda rimango convinto che "la verità vi farà liberi" e che nasconderne volutamente una parte non può dare buoni frutti.
Personalmente preferirei (e mi piacerebbe che lui lo sapesse) che egli parli apertamente sia di correzione degli errori manifesti sia di conseguente interpretazione in linea di continuità di quei concetti espressi in modo ambiguo o poco chiaro.

Ma quando poi egli conclude dicendo cose di per sé giustissime come "Quindi dobbiamo e possiamo dialogare con tutti, e specialmente con i musulmani, seguendo il metodo di san Paolo e di tutti i Santi: “Operando la verità nella carità (veritatem facientes in caritate)” (Ef 4,15)”" senza però esplicitare alcunché sul modo sbagliato di intendere le parole "misericordia" e "dialogo" in relazione alle religioni in sé o alle persone in quanto tali, mi spiace, il lettore medio (non io) non può che "interpretare" che anch'egli, in fondo in fondo, oltre che tradizionale è anche un po' bergogliano...
e, visto che una frase simile la si trova anche sui testi del concilio (la gente comune non legge per il fino, capisce in base al titolo degli argomenti), la chiarezza veritativa rimane palesemente lungi a venire.
Motus in fine velocior.

Credidimus caritati ha detto...

L'obiezione secondo cui mons. Lefebvre poneva come condizione di una regolarizzazione il "ritorno di Roma alla fede tradizionale" è surrettizia. In realtà ha detto una frase del genere solo una volta nella sua vita, nel 1990, ma non ha mai detto che questo fosse il principio che guidava la sua azione e che avrebbe dovuto guidare per sempre quella della Fraternità! Si trattava di una posizione contingente: "ora", voleva dire Monsignore, "ora, in questo preciso contesto, a un anno dalle consacrazioni, se andassi di nuovo a Roma direi questo". Il principio che lo guidava resta quello che ha ribadito sempre nel corso della sua vita e che è stato messo in luce attraverso le citazioni riportate nel recente articolo di risposta ad Alessandro Gnocchi e quanti come lui. L'errore di queste persone consiste proprio nel far assurgere a principio ciò che fu posizione contingente di un frangente storico, e ridurre a posizione contingente ciò che fu il principio che è sempre stato alla base dell'azione di mons. Lefebvre.

Tutto questo è stato confermato anche in una recente intervista da mons. Tissier de Mallerais. Si tratta di un'intervista del 22 marzo 2016, quindi piuttosto recente):

http://laportelatine.org/publications/entret/2016/entretien_mgr_tissier_25_ans_mgr_lefebvre_160325/entretien_mgr_tissier_25_ans_mgr_lefebvre_160325.php

Molto interessante è l'ultima domanda: "Adesso, 25 anni dopo la morte di mons. Lefebvre, qual è il futuro della Fraternità?"

Risposta di mons. Tissier:

«Le cose si stanno chiarificando [...]. Mons. Lefebvre non ha mai posto, come condizione per un nostro (nuovo) riconoscimento da parte di Roma, che Roma abbandoni gli errori e le riforme conciliari. Anche se ha detto qualcosa del genere a André Cagnon nel 1990, non lo avrebbe mai fatto, perché questa non è mai stata la sua linea di condotta, la sua strategia con la Roma modernista. Era forte nella fede, non cedeva sulla posizione dottrinale, ma sapeva essere flessibile, paziente, prudente nella pratica. Per arrivare al suo scopo, la sua prudenza gli suggeriva di spingere l'avversario, di incalzarlo, di farlo indietreggiare, di persuaderlo, senza tuttavia paralizzarlo con delle richieste che fossero per lui ancora inaccettabili. Non rifiutava il dialogo ed era disposto ad approfittare di ogni porta aperta dall'interlocutore. È in questo senso che si è sottolineato in lui un certo "opportunismo", si è parlato di "pragmatismo", ed è vero: si tratta di una piccola virtù annessa alla virtù cardinale della prudenza, la sagacia, una saggezza pratica, vicina alla solertia di cui parlano Aristotele e san Tommaso (2-2, q. 48) [...], e cioè l'abilità nel trovare tutti i mezzi per pervenire al proprio scopo.
Mons. Lefebvre domandava, con questa sagacia, "che veniamo almeno tollerati": "Sarebbe un considerevole passo in avanti", diceva. E che "veniamo riconosciuti così come siamo", cioè con la nostra prassi, che scaturisce a sua volta dalle nostre posizioni dottrinali. Ebbene, oggi noi constatiamo da parte di Roma una disposizione a "sopportare" la nostra esistenza e le nostre posizioni teoriche e pratiche [...]. Sul piano dottrinale, ormai, non ci si obbliga più ad accettare "tutto il Concilio" né la libertà religiosa; certi errori che noi denunciamo sono sul punto di essere considerati dai nostri interlocutori come materia di libera discussione, o "a discussione continua". È un progresso. Noi discutiamo, ma non cambiamo [...]».

mic ha detto...

Ci vuole un sillabo degli errori di interpretazioni conciliari”.

La mia valutazione aveva sorvolato su questa espressione, che è forse da attribuire alla frettolosità dell'intervistatore. Infatti ricordo esattamente quanto da lui chiaramente espresso durante un convegno sul concilio nel 2010:

"C’è bisogno di un nuovo Sillabo, questa volta diretto non tanto contro gli errori provenienti al di fuori dalla Chiesa, ma contro gli errori diffusi dentro della Chiesa da parte dei sostenitori della tesi della discontinuità e della rottura con sua applicazione dottrinale, liturgica e pastorale. Un tale Sillabo dovrebbe costare di due parti: la parte che segnala gli errori e la parte positiva con delle proposizioni di chiarimento, completamento e precisazione dottrinale".

E' evidente che se non individui e denunci l'errore, nn puoi neanche trovare il chiarimento e la soluzione. E' questo il senso da dare all'espressione...

mic ha detto...

Impressionante la reazione di Gnocchi all'articolo di don Citati. (Con questi toni non me lo sarei mai aspettato)
http://www.riscossacristiana.it/fuori-moda-la-posta-di-alessandro-gnocchi-240217/

Sacerdos quidam ha detto...

Io invece me l'aspettavo, per i motivi che ho già esposto.
E tuttavia Gnocchi non prende in alcuna considerazione le parole di Mons. Lefebvre presentate da don Citati, tanto meno il discorso ai diaconi poco dopo le consacrazioni episcopali e le conseguenti sanzioni vaticane del 1988: discorso che è lontano anni-luce non solo dai toni, ma anche dai contenuti dell'articolo di Gnocchi.

Mons. Lefebvre avrebbe avuto ogni ragione di reagire adirato contro Papi e vescovi neomodernisti che lo stavano perseguitando e colpendo ingiustamente: invece, nulla di tutto questo, anzi da autentico Vescovo cattolico, sapendo distinguere tra Chiesa e 'uomini di Chiesa', esortava i nuovi diaconi a continuare il contatto con Roma, quella stessa Roma che l'aveva appena sanzionato con la scomunica.
Leggete questo discorso di Monsignore, e poi rileggete l'articolo odierno di Gnocchi: il contrasto tra i due salta immediatamente agli occhi.

Mi dispiace per Gnocchi ma non è il primo, né sarà l'ultimo, a prendere questa deriva pericolosissima. Ovviamente non fa uno scisma, la FSSPX non si identifica con la Chiesa, ma il piano inclinato che ha imboccato rischia di portarlo in quella direzione, e non solo lui.

Rr ha detto...

Mic,
comincio a crdere che certi uomini, arrivati ad una certa età , subiscano gli effetti dell'andropausa sul cervello e sua capacità raziocinante molto più di noi donne, quando arriviamo e superiamo la menopausa. Solo cosi si spiegano certe prese di posizione, certi toni, certo stile.
Cioè:
1) vien chiesto un parere, il parere viene dato, accompagnato da espressioni e toni piuttosto forti, al limiti dell'insulto;
2) chi è oggetto di tale livore, cerca di difendersi, abbastanza urbanamente, devo dire, seppur, ovviamente, un po' polemizzando;
3) chi ha dato il parere si inferocisce ancor di più, il sangue gli va alla testa, ed ha una reazione isterica.
O è andropausa o,come dicono i bloggers americani, "you has forgotten your medicines this morning, hasn't you ?".

Sacerdos quidam ha detto...

Leggo solo ora l'importante intervento, poco sopra, di 'Credidimus caritati', e mi era completamente sfuggito l'intervento di Mons. de Mallerais del marzo scorso.

Per coloro che non conoscessero la FSSPX: Mons. Tissier de Mallerais, uno dei tre attuali suoi Vescovi, è anche sempre stato il più refrattario ad un accordo con la Santa Sede.
Molto precisa la presentazione, da parte di Mons. de Mallerais, del vero 'spirito' che animava Mons. Lefebvre - lontano anni luce, come ho già scritto, dai vari sedicenti 'resistenti' ed anche dallo Gnocchi odierno - e soprattutto l'analisi favorevole del suddetto accordo che verrebbe proposto.
Da meditare...

marius ha detto...

Mi immagino Bergoglio e il suo entourage mentre soddisfatti si sbellicano dalle risate nel leggere questa risposta di Gnocchi e li sento dire: "ragazzi, guardate qua, avevamo visto bene, siamo sulla strada giusta: continuiamo così, si sbraneranno tra loro, noi non dobbiamo faticare gran ché".

Anonimo ha detto...

@ Mic "Impressionante la reazione di Gnocchi all'articolo di don Citati." : grazie a Dio c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di rispettare sino in fondo il comando evangelico del "si si, no no", senza falso rispetto umano, senza fare sconti a nessuno, modernisti o (finti) tradizionalisti che siano. Gnocchi non è uomo da fermarsi "a metà del guado", né da simulare obbedienza a false autorità ecclesiastiche, che Dio ce lo conservi.

Rr ha detto...

Mic,
censurato il mio commento ironico sull'andropausa che affligge certi uomini, in particolare certi giornalisti ?

Beh, fuor d'ironia, credo che Gnocchi abbia sbagliato due volte, la prima nel rispondere in quel modo alla lettrice su cose che evidentemente conosce poco, usando per di più toni un po' pesanti non solo contro il VdR( e fin li...) ma contro Monsignor Schneider che, fino a prova contraria, è una degnissima persona ed un ottimo religioso, nonché Vescovo del tutto legittimo, in piena comunione e successione apostolica. Ed ha poi rincarato la dose d'errore nel rispondere cosi furiosamente ad una difesa, in realtà per nulla polemica, dei diretti interessati, cioè la FSSPX.
Ho sempre più l'impressione che la FSSPX stia sui maroni a molti, da un lato per motivi ideologo-politici, e dall'altro perché è un costante rimprovero nei loro confronti, nel senso: " noi il coraggio l'abbiamo avuto, pur costandoci moltissimo. Voi, invece, no".

mic ha detto...

Anonimo 17:54

E chi è che stabilisce chi sono i (finti) tradizionalisti e le "false autorità ecclesiastiche"? Lei? o forse Gnocchi?

Purtroppo e, molto me ne spiace, in momenti così bui può accadere di perdere le staffe. Ma non è un bello spettacolo. Ha ragione Marius...

Anonimo ha detto...

Prima di pregare per l'unita' dei " fratelli separati " dovremmo pregare per l'unita' dei cattolici .
Un brutto spettacolo e molto mi addolora .

Esistenzialmente Periferico ha detto...

Blondet scriveva che Bergoglio ha fatto propaganda per la Clinton perché così gli avevano suggerito i vescovi americani, imboccati dai soliti interessati circoli neocon. Dice anche che Bergoglio non ha mandato giù la brutta sorpresa, ma non credo ci sia da rallegrarsene. Se anziché concentrarsi sulle strategie la gerarchia cattolica si occupasse dei fatti, figuracce del genere sarebbero meno frequenti.

Trump ha fatto un piccolo ma significativo passo contro l'abortista IPPF e contro le politiche dell'aborto facile. Ecco, è su questo che un papa dovrebbe riflettere... ma come diceva la vecchia barzelletta, ci sono solo tre cose che Dio non sa: quanti sono esattamente gli ordini religiosi femminili, quanti soldi hanno i salesiani, e cos'è che passa per la testa dei gesuiti.

Quanto all'ultimo intervento di Gnocchi, che risponde anche a coloro che (poverini! così tanto assetati di politically correctness) non avevano digerito i toni del precedente, bisogna dare atto che ha buone frecce al suo arco.

Gnocchi stesso in tale intervento ha risposto anche a Rr, che non ha capito che se anche il discorso fosse stato diluito nella solita pioggia di buonismo e di distinguo la realtà non sarebbe cambiata (e del resto quando un novello sacerdote modernista riceve adeguata doccia fredda a causa di suoi scritti e delle patetiche «scuse dopo le sassate», nessuno ci troverebbe da ridire). Ma penso che l'insultare Gnocchi, anche in questo caso, sia piuttosto l'espressione di una tifoseria, confermata dalla sua «impressione che la FSSPX stia sui maroni a molti», «noi il coraggio lo abbiamo avuto»: le simpatie umane non cambiano i fatti... e nemmeno i fattacci (le ombre, fin troppo preannunciate, che oscureranno la gioia dell'avvenuto riconoscimento).

E mi pare solida espressione di tifoseria anche l'intervento di Marius delle 15:34, perché insinua che l'unità non è il frutto della verità ma di un accordo tra tifosi.

Per far infuriare la tifoseria lefebvriana ho spesso detto che la FSSPX non ha l'esclusiva della Tradizione. Ora scopro con piacere che Gnocchi ha rincarato la dose: «l'equivalenza truffaldina con cui si fa coincidere la Tradizione con la FSSPX».

Tale truffa è graditissima ai capicosca del modernismo perché permette, una volta concluso il riconoscimento, un argomento in più per perseguitare qualsiasi espressione della Tradizione che non coincida con la FSSPX. Un colpo al cerchio e uno alla botte, e l'esperienza della Tradizione diventa uno dei tanti movimentini ecclesiali.
Col corollario che Williamson ha fatto bene a ordinarsi due vescovi: oltre ad avere l'esclusiva della Tradizione pensavate di avere anche l'esclusiva dello "stato di necessità"?

Anonimo ha detto...

Dio Onnipotente ed Eterno guida i nostri atti secondo la Tua Volonta' .
https://www.youtube.com/watch?v=MhKkmF-RrMA

mic ha detto...

EP,
Più che essere dei poverini assetati di politically correctness si può anche scegliere di non usare le frecce al proprio arco (quelle frecce che riconosci a Gnocchi) per non alimentare tensione e confusione che non fanno bene a nessuno.
È per questo che sono sempre restìa a tirare in ballo la FSSPX perché suscita le più disparate reazioni che alimentano polemiche a non finire.
E non credo che sia questo di cui c'è bisogno in questo momento.

marius ha detto...
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mic ha detto...

Generalmente Vigiliae Alexandrinae non si produce in attacchi personali e anche in questo caso nessuno ha scritto che Alessandro Gnocchi è un “nemico della Chiesa”, anche se a molti potrebbe ormai sembrarlo. Il lungo post del Reverendo Bellarmino ha già avuto una risposta nel suddetto sito. É un pensiero ancora da sviluppare, ma dovrebbe essere espresso in maniera sufficientemente comprensibile: “Questo lungo intervento che ha il pregio della cortesia, si fonda su un semplice assunto: con l’uomo del peccato non si fanno accordi. Naturalmente Sant’Atanasio non fece accordi con ariani e semiariani e preferì la fede ai mattoni delle chiese, ma non cessò di orientarsi e di rivolgersi a Roma anche mentre vacillava e confondeva credi semiariani con Credi cattolici. Qualcuno contesta quest’ultimo punto, ma non è, in fondo, la cosa più importante, fondamentale è che Sant’Atanasio non cessò di orientarsi a Roma, come fece Monsignor Lefebvre e fa Monsignor Fellay. L’argomento dell'”uomo del peccato” su cui si fonda la Chiesa di Roma risale a Lutero che chiedeva ad Ambrosio Catarino “di ammettere che il Papa, che egli chiam[a] pietra, e coloro che, a lui soggetti nell’amministrazione visibile [sic!], sono edificati su questa pietra e sono chiamati Chiesa, peccano e hanno in qualche modo peccato” (WA 7, 709) oppure di dimostrare il contrario, “perché altrimenti saremo liberi di rifiutare e di giudicare gli statuti, i canoni e tutte le cose del Papa in quanto si sospetterà che esse provengano da Satana piuttosto che dallo Spirito Santo” (WA, 7, 713). É quasi banale chiosare che se si confonde la “pietra” con Bergoglio, si deve concludere che seguire il Papa può in alcuni casi portare all’inferno (per Lutero ciò accadeva da 1500 anni, ma la quantità non fa qui la differenza). Gnocchi definendo la chiesa guidata da Francesco “anticristica” accede alla logica di Lutero: la chiesa romana si fonda sull’uomo del peccato. La chiusura della precedente lettera “fuori moda” conferma la consequenzialità del ragionamento. Se la “pietra” non può essere il Papa, dobbiamo attendere la vera “pietra”: Cristo? La Grazia? La Provvidenza? Certamente la Chiesa cattolica è uscita dall’orizzonte”.
(Andrea Sandri)

mic ha detto...

Voglio chiuderla qui. Perché mi fa dispiacere sia nei confronti di Gnocchi che della FSSPX. E non credo sia un bello spettacolo per chi già vede la tradizione come fumo negli occhi...

mic ha detto...

completo per EP,

Due piccole chiose:
1. Non è vero che la FSSPX ha l'esclusiva della Tradizione. Se Gnocchi ha rincarato la dose: «l'equivalenza truffaldina con cui si fa coincidere la Tradizione con la FSSPX». Se davvero fosse questa l'auto-comprensione di sé della FSSPX, dovrà essere ridimensionata.
2. una volta concluso il riconoscimento, un argomento in più per perseguitare qualsiasi espressione della Tradizione che non coincida con la FSSPX. Un colpo al cerchio e uno alla botte, e l'esperienza della Tradizione diventa uno dei tanti movimentini ecclesiali. Timore comprensibile, cavallo di battaglia di tutti coloro che sono contro l'accordo. I rischi ci sono e non riguardano solo la FSSPX; ma io avrei più fiducia nella Provvidenza.
Credo che siano rischi ineludibili per motivi detti e ripetuti una marea di volte.

mic ha detto...

Sulla chiosa 2, specifico che il timore di persecuzioni vale per tutti FSSPX compresa. Non riesco a vedere le ragioni del discrimine.