venerdì 20 ottobre 2017

I "cristiani nascosti" del Giappone. Troppo scomodi per questo pontificato

Lo stendardo dei lefebvriani giapponesi
rappresenta i martiri giapponesi crocifissi
Quando nello scorso agosto mia moglie ed io eravamo a Fatima per il pellegrinaggio internazionale della FSSPX rimanemmo molto colpiti dalla partecipazione del gruppo dei giapponesi, presenti con uno stendardo rappresentante i martiri nipponici che, come noto, furono crocifissi tutti insieme in gran numero.

Appena poco tempo prima avevamo visto il film intitolato "Silence" di Martin Scorsese, quello che propugna la possibilità di amare Cristo pur apostatando. Le autorità politiche giapponesi erano abilissime nell'inventare tecniche psicologiche terribili ed aberranti al fine di ottenere l'apostasia e quindi l'eliminazione completa del cristianesimo su tutto il territorio. Molte persone in effetti rinnegarono la loro fede, ma i famosi martiri giapponesi furono quelli che invece resistettero. Il film è da vedere anche solo per l'efficacia e la crudezza con cui documenta questi fatti.

Ultimamente Sandro Magister sul suo blog Settimo Cielo ha rievocato questa vicenda proponendo un articolo di Shinzo Kawamura, S.J.. 
Non voglio dilungarmi: dovrei ripetere solo l'avvincente storia di come i cattolici giapponesi superstiti conservarono la vera fede cattolica per 250 anni senza la presenza di alcun prete. In questa temperie di apostasia generale abbiamo di che imparare... (marius)

I "cristiani nascosti" del Giappone.
Troppo scomodi per questo pontificato

Papa Francesco ha espresso più volte la sua ammirazione per i "cristiani nascosti" del Giappone, miracolosamente riapparsi con fede intatta, nella seconda metà dell'Ottocento, dopo due secoli e mezzo di annientamento feroce del cristianesimo in quel paese.
Ma pochi conoscono la vera storia di questo miracolo ai limiti dell'incredibile. L'ha ricostruita giovedì 12 ottobre, in un'affascinante conferenza nell'aula magna della Pontificia Università Gregoriana, il gesuita giapponese Shinzo Kawamura, professore di storia della Chiesa alla Sophia University di Tokyo e autore degli studi più aggiornati sul tema.

Il testo integrale della sua conferenza, tenuta nel 75.mo anniversario delle relazioni diplomatiche tra il Giappone e la Santa Sede, è riprodotto in quest'altra pagina di Settimo Cielo:
Qui sotto ne è pubblicato un ampio estratto. Dalla sua lettura – imprescindibile – si ricava che a consentire la trasmissione intatta della fede cattolica, di generazione in generazione, tra quei cristiani privi di sacerdoti e del tutto tagliati fuori dal mondo, è stata essenzialmente una tradizione orale fatta di poche verità decisive, riguardanti i sacramenti e in primo luogo la confessione, secondo quanto insegnato dal Concilio di Trento.

È il cattolicesimo "tridentino", quindi, ad aver alimentato il miracolo di quei "cristiani nascosti". Con la sua dottrina del peccato e del perdono sacramentale, anticipato in loro da ripetuti atti di contrizione perfetta, nell'assenza di un confessore ma anche nella visione profetica che un giorno egli sarebbe finalmente arrivato.

Erano atti di contrizione che seguivano, talvolta, il peccato d'apostasia, cioè l'aver calpestato pubblicamente il "Fumie", l'immagine di Gesù, costretti a ciò dai persecutori perché dessero prova di abiurare alla fede cristiana, pena la morte.

Peccato e perdono. Curiosamente, però, in quella stessa celebrazione accademica del 12 dicembre alla Gregoriana, è seguita alla conferenza di Kawamura quella di un altro studioso della materia, Adelino Ascenso, portoghese, missionario in Giappone, che ha affrontato la questione dell'apostasia da una visuale opposta.

Infatti, già nel titolo della sua conferenza Ascenso ha parlato di "conflitto e riconciliazione" invece che di peccato e perdono.
Egli ha assunto come paradigma la vicenda del gesuita Rodrigo nel celebre romanzo di Shusaku Endo "Silenzio", di recente trasposto in film da Martin Scorsese.
Anche Rodrigo – ha spiegato Ascenso – abiurò calpestando il "Fumie", ma si riconciliò con quel suo atto interpretandolo come assimilazione a un Gesù "debole" e "fragile", tutto diverso e più veritiero del Gesù "eroico" importato dai primi missionari in Giappone in ossequio agli "stereotipi" del cattolicesimo occidentale.

Non è un mistero che questo cambiamento di paradigma – all'insegna della cosiddetta "inculturazione" – sia oggi sostenuto da larghi settori della Chiesa e dallo stesso papa Francesco, come s'è visto nel dibattito che ha accompagnato l'uscita del film di Martin Scorsese:

Ma è fin troppo facile intuire che un simile paradigma – né tanto meno il protestantesimo, come ha fatto notare Kawamura – mai avrebbe avuto la forza di generare un miracolo "exceedingly Catholic" come quello dei "cristiani nascosti".
* * *

Cristiani nascosti" in Giappone. La storia di un miracolo dell'Oriente
di Shinzo Kawamura, S.J.

Fatima, 2017
Pellegrinaggio FSSPX
L'8 gennaio 1867 papa Pio IX inviò un messaggio speciale a p. Bernard Petitjean della Société des Missions Étrangères de Paris, che all'epoca era impegnato nel lavoro missionario nella città di Nagasaki. L'intento del Santo Padre era di dare la sua personale benedizione a un evento che egli definì con enfasi un "Miracolo dell'Oriente".

Ciò che egli chiamava "Miracolo dell'Oriente" era l'avvenimento che tre anni prima dell'invio di questo messaggio, cioè il 17 marzo 1865, si era verificato in una delle chiese più antiche del Giappone, la "Oura Tenshudo" di Nagasaki, conosciuta anche come la Basilica dei Venticinque Santi Martiri del Giappone.

Un gruppo di circa 15 persone, discendenti dei cristiani nascosti di Nagasaki Urakami, visitarono la Oura Tenshudo da poco costruita e avviarono un dialogo con il p. Petitjean.
Parlarono a p. Petitjean dicendo: "Siamo della stessa sua fede. Dove possiamo trovare l'immagine di Santa Maria?".

Non appena questi cristiani nascosti ebbero accertato che dei sacerdoti cattolici erano entrati nel Giappone, un numero crescente di loro cominciarono a uscire dal nascondimento e nel giro di qualche tempo il loro numero superò i diecimila.
Dopo aver debitamente avuto conferma che la fede di questi sacerdoti era la stessa a cui avevano aderito i loro antenati di quattrocento anni fa, questi cristiani nascosti fecero ritorno nella Chiesa cattolica.

Tre parole chiave

Questi cristiani nascosti avevano sopportato circa 250 anni di persecuzione, a causa dei divieti a loro imposti dal regime dei Tokugawa. Nonostante ciò, avevano continuato fedelmente a preservare la loro fede, e quando finalmente ebbero giudicato che il tempo fosse appropriato per farlo, rientrarono nella Chiesa cattolica. Questo è stato davvero un miracolo, ma la mia domanda è: che cosa ha reso possibile questo miracolo?

Vorrei indicare tre parole chiave che ritengo le più decisive, riguardo alla possibilità di questo "Miracolo dell'Oriente".

La prima parola chiave è "confraternita", o "confraria". È stata questa che ha consentito loro di scoprire un metodo sistematico per preservare la loro fede durante quel lungo periodo.

La seconda parola chiave può essere riassunta nell'espressione: "Profezia del catechista Sebastiano". Sebastiano era il nome di un catechista che subì il martirio durante il periodo di persecuzione, circa duecento anni fa, e abbiamo una sua opera dal titolo: "Profezie della futura risurrezione della Chiesa di Cristo". Questa opera servì come fonte di speranza per i cristiani nascosti, e quindi fu da loro accettata e trasmessa di generazione in generazione. Per i cristiani nascosti era un messaggio per il futuro.

La terza parola chiave si riferisce a un opuscolo intitolato: "Libro di contrizione e preghiera". Questo libretto era fatto di memorie o ricordi dei loro antenati. Questi ricordi erano amorevolmente custoditi dai cristiani nascosti e agivano per loro come una forza motrice. Il libretto serviva anche per autenticare la loro conoscenza riguardo ai sacramenti che erano stati celebrati nel periodo della prima cristianizzazione.
Passo ora a una elementare spiegazione di ciascuna di queste parole chiave.

1. La Confraria o comunità di Laici
Sin dal tempo di san Francesco Saverio esistevano comunità che erano governate e supervisionate da soli laici, come organizzazioni territoriali, in diverse regioni del paese.
La prima comunità ecclesiale del Giappone è stata costituita da cristiani laici che adottarono come modello la portoghese "Confraria da Misericordia". Quando l'Europa cominciò a spingersi lontano durante il periodo delle grandi navigazioni, anche questa "Confraria" si estese a diverse regioni del globo e dopo un certo tempo penetrò anche in Giappone, dove tra le altre attività si dedicò principalmente alla gestione degli ospedali.
In ogni area, oltre alle visite periodiche dei missionari, il mantenimento e il governo della comunità era condotto dai capi laici e dai membri del gruppo.
Secondo le statistiche dell'ultimo decennio del Cinquecento, il numero complessivo dei credenti cristiani era di 220 mila e i sacerdoti erano soltanto quaranta missionari gesuiti.
Nel 1587, Hideyoshi promulgò il "Bateren tsuihō-rei", un'ordinanza che espelleva i missionari. Questo fu l'avvio della prima persecuzione.
Un risultato di questa ordinanza di espulsione fu il fatto che queste comunità laiche, che fino a quel momento erano state legate l’una all’altra tramite il loro coinvolgimento in attività caritative in regioni diverse, da lì in poi cominciarono attivamente a prepararsi ad affrontare la persecuzione, e di conseguenza la loro struttura subì un cambiamento. Si trasformarono in comunità di sostegno e aiuto reciproco.
In altre parole, rinacquero come comunità di cristiani nascosti, disposti a fronteggiare la persecuzione in atto. I loro capi laici celebravano i battesimi e trasmettevano gli insegnamenti di Cristo ai membri delle loro comunità.
Vale a dire, queste comunità di cristiani nascosti, totalmente prive di sacerdoti, costituirono un segreto che rimase celato alle autorità, un segreto che persistette per un periodo di 250 anni. La prima ragione di questo è il fatto che durante tutto il periodo della prima cristianizzazione queste comunità, la cui struttura era modellata sulla "Confraria", erano gruppi profondamente radicati nel suolo del Giappone.

2. La "Profezia del catechista Sebastiano"
Esisteva una tradizione orale col titolo di "Profezia del catechista Sebastiano", e questa tradizione forniva a queste comunità cristiane la speranza di una futura risurrezione.
L'uomo chiamato Sebastiano era un catechista. Si tramanda che abbia servito come discepolo di un certo Joào. Nel 1657 fu catturato dagli agenti dell'ufficio del magistrato di Nagasaki e fu decapitato dopo tre anni e tre mesi di carcere.
In quell'occasione, si credette che egli aveva lasciato una profezia. La parte più cruciale di quella profezia era la seguente: "Dopo che saranno passate sette generazioni arriverà una nave nera, sulla quale ci saranno alcuni confessori. E allora le persone potranno fare le loro confessioni, anche ogni settimana”.
Il fatto che Sebastiano profetizzò che sarebbero tornati dei "confessori" è un punto di valore essenziale.
Quei cristiani nascosti erano persone ossessionate dall'idea di avere qualcuno con l'autorità di perdonare i peccati.
In altre parole, per quei cristiani nascosti era assolutamente cruciale che quelle persone che sarebbero arrivate in Giappone in futuro dovessero essere preti cattolici o ministri della Chiesa.
Per accertare che i confessori che sarebbero arrivati fossero veri sacerdoti, Sebastiano disse ai membri della comunità cristiana di porre loro tre domande e di vedere se erano capaci di fornire le giuste risposte. Le domande erano le seguenti:
La prima domanda: “Lei è celibe?"
La seconda domanda: "Qual è il nome del suo capo a Roma?"
La terza domanda: “Lei venera la Beata Vergine Maria?"
Nell'occasione in cui i cristiani nascosti uscirono allo scoperto per la prima volta, la domanda che posero a p. Petitjean fu appunto: "Dov'è la statua di Santa Maria?" Questa domanda è entrata praticamente nella leggenda, ma proprio grazie alla trasmissione orale della "Profezia del catechista Sebastiano" siamo ora capaci di cogliere il suo significato.
Precedentemente i cristiani nascosti di Urakami erano entrati in una chiesa protestante, a Nagasaki. Tuttavia, quando la moglie del pastore li ricevette e offrì loro un tè inglese, si ritirarono prontamente da quel luogo.

3. Il ruolo del "Konchirisanoriyaku" e della "Orasho"
Il Concilio di Trento, concluso nel 1563, stabilì che almeno una volta all'anno tutti i fedeli debbano compiere il sacramento della penitenza, cioè della confessione, poiché morire in stato di peccato mortale significherebbe andare all'inferno.
Soprattutto le persone che si trovavano inferme e sull'orlo della morte avevano una grande paura di morire senza aver ricevuto il perdono dei loro peccati.

In risposta a questa paura provata dai credenti cristiani, i missionari gesuiti di quel tempo cominciarono a introdurre delle misure volte ad alleviare le loro pene, con un'interpretazione ampia delle seguenti parole del Concilio di Trento: "La riconciliazione tra l'individuo e Dio può essere ottenuta con una vera contrizione ".

Nei casi in cui non fossero disponibili dei sacerdoti, permisero alle comunità di cristiani le seguenti procedure eccezionali: se il peccatore avesse sperimentato una vera contrizione, vale a dire se si fosse sinceramente pentito del suo peccato, allora l'effettiva confessione del peccato avrebbe potuto essere rinviata fino al momento in cui fosse disponibile un prete.

Su questa base fu stato pubblicato e stampato in Giappone un opuscolo del titolo “Konchirisanoriyaku". La parola "Konchirisan" ricalca la parola portoghese "contrição", contrizione, pronunciata nella lingua giapponese.

Il "Konchirisanoriyaku" spiega il significato decisivo della "vera contrizione". Dice inoltre che quando ci si imbarca per lunghi viaggi, o quando ci si trova in situazioni di guerra, di conflitti e così via, se non ci sono sacerdoti disponibili, allora dobbiamo riconciliarci predisponemdoci a compiere la nostra confessione in un secondo momento.

Per usarla in tali circostanze, i membri delle comunità cristiane composero una orazione conosciuta come "Orasho”, e si stabilì la pratica per i credenti cristiani di recitare questa preghiera quotidianamente.
Questa orazione conosciuta come "Orasho" servì a consolare grandemente i membri delle comunità cristiane che, a causa della persecuzione, non erano in grado di entrare in contatto con dei sacerdoti cattolici.

Ad esempio, nelle occasioni in cui i funzionari del regime dei Tokugawa costringevano i cristiani a calpestare il "Fumie", cioè l'immagine di Gesù in segno di abiura, c'erano dei credenti che lo facevano senza alcuna esitazione. Tuttavia, questi medesimi credenti, ritornati nelle loro case, recitavano ripetutamente la "Orasho" e in questo modo cercavano di espiare ciò che avevano compiuto. Facevano ciò con la consapevolezza che una volta in futuro sarebbe apparso un prete a cui avrebbero potuto confessare il loro peccato.

Questa regola, che ha permesso ai cristiani nascosti di rinviare le loro confessioni a un futuro successivo, quando i sacerdoti sarebbero stati disponibili, è anche servita a infondere nei loro cuori la ferma convinzione che la Chiesa in qualche tempo futuro avrebbe ripreso vita. Era una speranza che sorgeva nei loro cuori grazie ai ricordi che avevano accuratamente conservato nei riguardi dei sacramenti.

In altre parole possiamo affermare che si deve in gran parte alle memorie che avevano conservato dei sacramenti se quei cristiani nascosti furono in grado di sopravvivere così a lungo come una comunità di fede.

Bisogna ammettere che tutta questa vicenda è estremamente "cattolica", perché se invece ci fossero state in Giappone delle chiese protestanti, durante la prima cristianizzazione di quattro secoli fa, c'è da chiedersi se un tale miracolo sarebbe potuto veramente accadere.

16 commenti:

Luisa ha detto...

Altri cristiani lontani che potrebbero essere utilizzati per far saltare il celibato sacerdotale.
Sinodo sull`Amazzonia, viri probati e lobby bresiliane:

http://www.lanuovabq.it/it/viri-probati-il-risultato-della-lobbying-brasiliana

Tosatti finisce così il suo articolo:

"Ma l’interesse su questo punto non è limitato all’Amazzonia. Perché se in quella sterminata regione sono le distanze e i collegamenti a creare problemi, altrove è la scomparsa delle vocazioni a rivelarsi drammatica. Così l’esempio delle Amazzoni potrebbe trovare imitatori molto pronti e interessati all’interno di alcune conferenza episcopali europee, come la Germania e il Belgio. C’è chi in realtà vede l’esperimento delle Amazzoni come la punta sottile del cuneo, per scardinare in ultima analisi la regola del celibato nel clero latino."

Anonimo ha detto...

Desidero essere apertamente provocatorio.

Se il "celibe clero latino" deve essere quello tedesco immigrazionista filo-musulmano ed ERETICO, oppure quello olandese della MAFIA DI SAN GALLO, oppure quello italiano filo Bonino e Pannella.

TUTTI veramente LOBBISTI: è 50 anni che fanno ciò che hanno fatto e predicano ciò che fin'ora hanno predicato per i FINANZIAMENTI degli Stati europei mediante tassazione pubblica, quindi arricchimento, bhè allora aboliamolo l'obbligo del celibato.

Conosco padri di famiglia che che hanno consacrato le loro famiglie al Cuore Immacolato, con mogli degne e insieme hanno allevato famiglie cristiane. Fedeli all'insegnamento della Chiesa e che amano la Chiesa.

Su apostati.si-diventa l'articolo che parla dei viri probati c'è una foto alquanto eloquente.

Aveva ragione don Barsotti quando diceva che "Gesù Cristo è diventato la scusa per parlare d'altro".
Questo stanno facendo i nostri preti celibi, non amano una donna, ma fanno TUTTO IL RESTO.

Amare la propria moglie non rende indegno un uomo di servire l'altare e la Chiesa.

PS: io neppure sono sposato, quindi non ho interesse personale a diventare "clero uxorato". Ma questo celibato obbligatorio sta diventando un'offesa all'intelligenza! Ben altro è ciò che sta smantellando i dogmi della Chiesa, non un uomo sposato sacerdote!

Una parrocchia nell'Arcidiocesi di Milano avrà -come ha detto l'Arcivescovo-
"meno Messe e più Parola" e perchè? perchè non c'è un prete celibe.
Chiedo: in tutta quella parrocchia non c'è un uomo degno che possa fare il sacerdote?

grazie

Arcangelo ha detto...

Consiglio a tutti di procurarsi il bellissimo romanzo "IL CROCIFISSO DEL SAMURAI" Di Rino Cammilleri. Racconto romanzato, ma fedele ai fatti storici, circa l'ultima resistenza dei RONIN cristiani contro i persecutori. La figura del loro capo, poco più che un bimbo, che seppe infondere il coraggio di affrontare i battaglia le soverchianti forze shogunali, ha ispirato le leggende popolari nipponiche, da cui è stato (molto) liberamente tratto lo sceneggiato "Samurai" andato in onda negli anni '80 sulle princiapali reti italiane.

Alessandro ha detto...

Di che stupirsi? C'è qualcosa di cattolico che non sia scomodo a questo "pontificato"???

fabriziogiudici ha detto...

http://www.marcotosatti.com/2017/10/20/chiesa-polacca-sotto-torchio-a-causa-di-amoris-laetitia-papa-e-tenerezza-kafka-e-vaticano/

fabriziogiudici ha detto...

Amare la propria moglie non rende indegno un uomo di servire l'altare e la Chiesa.

Le provocazioni hanno un senso quando colgono nel segno. Ma qui non si coglie nel segno, perché non è una questione di "indegnità". È una questione di opportunità: il prete non è un mestiere, che si può praticare otto ore al giorno, e poi le altre otto e i week-end sono per la famiglia. È un'attività che impegna tutti i momenti di veglia. Fate una cosa pratica: guardatevi uno dei tanti sceneggiati della BBC che abbia tra i personaggi un prete anglicano sposato, regolarmente preso tra l'incudine ed il martello, ovvero l'alternativa se trascurare la moglie o i parrocchiani... È vero che le TV britanniche hanno certamente un pregiudizio anti-clericale, ma tutto sommato i preti descritti e le situazioni in cui si trovano appaiono persino più normali di certi preti nostrani... per cui mi paiono ricostruzioni verosimili.

Giampaolo ha detto...

Comprendo la provocazione dell'anonimo sopra di me, per questo ritengo utile ribadire le ragioni del celibato, non così cosmetiche o superficiali come potrebbero erroneamente sembrare.

In primo luogo l'esempio di Cristo, a cui il sacerdote deve guardare come modello.
In secondo luogo l'esclusività della carità, così come nel Matrimonio ci si lega esclusivamente al coniuge, nel Sacramento dell'Ordine ci si lega esclusivamente al ministero. L'amore cristiano è esclusivo, non politicamente corretto.
In terzo luogo la Scrittura: i diversi passi paolini in cui l'Apostolo spiega la necessità di una dedizione assoluta al ministero, incompatibile con le necessarie preoccupazioni familiari. Sempre in collegamento con il primo punto, se l'Imitatio Christi è reale, e ci si fa "quodammodo" Eucarestia per i fedeli, non lo si può fare con moglie e figli a carico, a meno di voler far loro un grave torto.
In quarto luogo, una ragione di ordine pratico prudenziale, la famiglia costituisce ragione di ricattabilità. Si pensi a ciò che avvenne sotto i regimi sovietici o le persecuzioni nipponiche di cui si scrive nell'articolo.

Insomma, in nessun modo un clero uxorato garantirebbe un profilo morale superiore a quello attuale.

Le infedeltà gravi del clero attuale, così come quello di sempre, non radicano nell'onere celibatario, anzi dipendono in larga parte dall'onorarlo nella lettera (forse), ma non nello spirito. Un'anima sacerdotale integra, verginalmente consacrata al proprio compito, non subirebbe nessuno degli attaccamenti così deprecabili che rendono inaccettabili i comportamenti di tanti preti.
La mondanità del clero non la si combatte concedendo "più mondo" attraverso il matrimonio (e tradendo così una visione ben misera del Sacramento sponsale), ma predicando e rinforzando esempi di ascesi eroica, come appunto quelli dei martiri giapponesi, fideles usque ad mortem.

Sacerdos quidam ha detto...

A quello che desidera essere apertamente provocatorio:

secondo Lei il celibato dei sacerdoti sarebbe dunque fonte di ogni peccato, mentre il matrimonio invece no. Sarebbe sufficiente essere sposati per divenire puri e santi come angeli.
Se ad esempio il cardinale Walter Kasper, seguendo il suo illuminato consiglio, fosse un dì felicemente convolato a nozze, ora grazie alla sua dolce metà sarebbe un nuovo San Tommaso.

E dire che neppure San Pio X ci aveva pensato: per debellare il modernismo non occorrevano encicliche e scomuniche, sarebbe bastato dar moglie ai preti.
Meglio buttarla sul ridere...

Anonimo ha detto...

GiamPaolo ha ragione, però fino ad un certo punto. Sono l'anonimo al quale Lui si riferiva, e vorrei dire una cosa, senza spirito di polemica.

Il padre Florensky era sposato e con figli, ma rimase fedele fino alla morte e fu ucciso in odio alla Fede, martirizzato. Era ricattabile?
Come lui, in Russia tanti sacerdoti con le loro mogli, tanti monaci e monache furono uccisi dalle malattie e dalle privazioni dei Gulag in Siberia a 40 gradi sotto zero.

Erano ricattabili? "essere ricattabile" è una categoria teologica?
Oggi abbiamo purtroppo tanti sacerdoti/religiosi e purtroppo anche vescovi e cardinali OLTREMODO ricattabili, ma nessuno con moglie.

GiamPaolo ha ragione nel dire che il clero uxorato -DI PER SE', IN QUANTO TALE- non definisce un superiore profilo morale rispetto al clero celibatario, è vero.

E' anche vero che non definisce un profilo morale inferiore.

"Introdurre più mondo" è, con rispetto, qualcosa che non comprendo.
Come non comprendo, sempre con rispetto, il fatto che la dignità sacerdotale risieda nel celibato piuttosto che nel Sacramento che un uomo riceve mediante le preghiere dell'Ordinazione.
E' il Sacramento dell'Ordine che dona dignità sacerdotale ad un uomo, non il suo celibato.

La conformità a Cristo in questo Sacramento risiede, non nel celibato.
Con rispetto, ma Cristo camminava sulle acque e resuscitava Lazzaro. I sacerdoti celibi non possono perchè la loro conformazione a Cristo è all'altare,non nel resto della vita ordinaria.

Se il clero uxorato, come dice Lei, proviene da una errata comprensione del Sacramento del Matrimonio, mi permetta di ricordare come in Ucraina i sacerdoti CATTOLICI ROMANI sposati siano in migliaia. Il loro matrimonio non è certo incompreso, come la loro è una vera Eucarestia. Perchè? Perchè il loro è un vero sacerdozio.

Io NON faccio il lobbista per il clero uxorato: essere sposato non rende superiore a nessuno, in niente!
Ma non mi piace l'estremo opposto, cioè un'impostazione che ha creato la situazione odierna, a tutti purtroppo visibile.

Condivido con Lei il suo timore che il clero uxorato possa essere un passo, e anche un passo decisivo, verso la protestantizzazione della Chiesa Cattolica.
Ma oggi siamo qui a scrivere e a pregare proprio perchè questa protestantizzazione in molte cose è già avvenuta, compiuta da un clero celibe e, come dice Lei, mondanizzato.

Il clero uxorato non è una medicina o una soluzione al tradimento del clero, però ho più giovamento oggi a confidarmi con un uomo laico sposato che ha il dono del Consiglio, che in una Confessione con il mio parroco.
Non mi scandalizzerei se questo uomo degno diventasse un prete. Aiuterebbe sacramentalmente tanti altri.

grazie

Anonimo ha detto...

Esiste una relazione tra il celibato del clero e la celebrazione della Santa Messa (quella in Rito Romano Antico)?

fabriziogiudici ha detto...

Devo ripetermi: pensare che la questione dei preti sposati sia semplicemente ammettere un normale matrimonio è un modo fuorviante di vedere le cose.

http://www.lanuovabq.it/it/celibato-dei-pretifacciamo-chiarezza

La cosa da tenere presente – e che non tutti fanno – è che chi veniva ordinato (diacono, presbitero o vescovo), fosse coniugato o celibe, da allora in poi si impegnava a vivere nella perfetta continenza. Chiamo questo “la legge della continenza”: non era una legge scritta, codificata, ma scaturiva dalla natura stessa del ministero apostolico, di cui quello diaconale, presbiterale ed episcopale è un prolungamento. Era evidente che l’imposizione della mani per il ministero conferiva una grazia dello Spirito Santo che rendeva la persona totalmente consacrata a Cristo, per il servizio del Vangelo, dei sacramenti e del popolo santo.

[...]

Se l’ordinato era coniugato, si poneva un’altra serie di problemi: come vivere la continenza stando con la propria moglie? E costei sarebbe stata d’accordo nel rinunciare al rapporto coniugale? Evidentemente, le spose degli ordinati dovevano vivere la stessa spiritualità dei loro mariti, diventati preti o vescovi. Concretamente, avveniva la separazione dei letti e anche, dove possibile, delle abitazioni. Ad esempio, san Paolino e la moglie Terasia, in vista dell’ordinazione di lui come presbitero, decisero di vivere in perfetta castità, pur abitando vicini nel centro monastico da loro fondato a Cimitile, presso Nola, attorno alla tomba di san Felice martire.


Di questi tempi la castità matrimoniale (che per una coppia sposata, ordinazione a parte, è un po' diversa, non essendo la separazione dei letti) è già diventata una barzelletta; figuriamoci cosa diventerebbe quella più forte, con separazione dei letti, nel caso di un prete.

Anonimo ha detto...


Nella situazione di attuale degrado morale e religioso della Gerarchia cattolica, concedere il matrimonio ai preti significherebbe solo accentuare questo degrado. In nome dell'ugualitarismo dominante, anche le suore pretenderebbero di sposarsi, non ci sarebbe da stupirsi.
Solo ritornando alla purezza della dottrina e della vera morale cristiana il Cattolicesimo può sperare di rinascere. Per capire il significato profondo del celibato, oltre all'esempio di Gesù, bisognerebbe forse rileggere quello che insegna san Paolo sul matrimonio e la verginità.
Il matrimonio, lo sappiamo, ha tanti aspetti positivi e completa sia l'uomo che la donna. Ma ne ha anche di negativi, che possono diventare fortemente negativi e distruggere la vita delle persone. In ogni caso, non ci si può dedicare interamente al vero Dio avendo l'impaccio della moglie e dei figli.

Gli esempi dei Grecoscismatici non devono far scuola per noi cattolici. Perché c'`e la crisi della vocazioni? Perché la Gerarchia cattolica ha perso l'autentica fede e Dio la punisce (da 50 anni) facendola sparire a poco a poco, con la mancanza sempre più grave di vocazioni. Ritorni la Chiesa alla vera fede, i sacerdoti e le suore siano capaci di riattuare in se stessi la vita santa che Dio vuole da loro, e le vocazioni fioriranno di nuovo.

Anonimo ha detto...

«È il cattolicesimo "tridentino", quindi, ad aver alimentato il miracolo di quei "cristiani nascosti". Con la sua dottrina del peccato e del perdono sacramentale, anticipato in loro da ripetuti atti di contrizione perfetta, nell'assenza di un confessore ma anche nella visione profetica che un giorno egli sarebbe finalmente arrivato.»

Sacerdos quidam ha detto...

Dalla 'Profezia' del catechista martire Sebastiano:
"Per accertare che i confessori che sarebbero arrivati fossero veri sacerdoti, Sebastiano disse ai membri della comunità cristiana di porre loro tre domande e di vedere se erano capaci di fornire le giuste risposte. Le domande erano le seguenti: La prima domanda: “Lei è celibe?" ".
Toh, ma guarda un po'... Roba da scatenare le ire dell'anonimo 'apertamente provocatorio'.

Lasciando da parte gli sproloqui del suddetto, circa la dottrina e la prassi giuridica del celibato sacerdotale consiglio la lettura attenta del famoso studio storico del p. Christian Cochini tradotto in italiano sotto il titolo "Fondamenti storici del celibato sacerdotale", scaricabile al seguente link:
http://www.clerus.org/clerus/dati/2007-10/06-13/02Cochini.html

Giampaolo ha detto...

All’anonimo (un nom de plume no eh?) gli esempi di Florensky o di altri martiri ortodossi sono aneddotici, veri, ma non rappresentativi.
la ricattabilità cui faccio riferimento è oggettiva, se si ha famiglia, è doveroso pensare alla sua tutela prima che a quella altrui. E’ un dovere naturale che non è compatibile con la disponibilità completa richiesta dal sacerdozio. Che la chiesa scismatica d’oriente abbia un’altra idea di sacerdozio non significa noi la si debba prendere a modello. Invero i loro migliori teologi ci invidiano il celibato.

Il tema del profilo morale non è da intendersi nel senso di superiore/inferiore in assoluto, ma come più o meno adatto allo stato di sacerdote; e per le ragioni addotte l’essere legati al vincolo matrimoniale è improprio per il Ministero dell’Ordine. Del resto la questione può anche essere rovesciata: il Matrimonio è un Sacramento importante ed esclusivo che non merita di essere subordinato ad impegni ad esso superiori.

E’ chiaro che la dignitas sacerdotale non dipende dal celibato, non capisco invero perché ribadirlo, nessuno lo ha mai affermato, quello che si dice è invece che le condizioni di esercizio di questa dignità sarebbero compromesse laddove si affastellassero i due Sacramenti.
Il caso dei cattolici Uniati ucraini: sono eccezioni dovute ad una storia complessa che non si può ricapitolare in poche righe, ma rimangono eccezioni, sulle quali è indebito valutare la norma. Che siano migliaia o poche unità poco conta, in teologia come in logica il numero non rileva.

Io ho ascoltato le parole più profonde sul Matrimonio e sul rapporto uomo donna in confessionale da Santi preti celibi, ce ne sono ancora grazie a Dio. E’ poi senz’altro possibile che probi viri sposati possano essere dotati di buon giudizio e risultare utilissimi in molte circostanze, ma lo specifico del sacerdote è tutt’altro. S. Ambrogio spiegava che, se si voleva una società prolifica e santa, occorreva avere molti/e vergini. Sembra un paradosso ma è verità cristiana. Anche solo 60 anni fa, pur con tutti i problemi del caso, con i seminari molto più affollati il tasso demografico era decisamente più alto.
Il celibato ecclesiastico benefica anche l’istituto matrimoniale.

Anonimo ha detto...


Il matrimonio cristiano è all'insegna della castità e della prolificità. Le due cose non si contraddicono. La castità significa orientare l'unione carnale tra i coniugi al fine della procreazione (fine primario). In tal modo, si ottiene, per quanto possibile, il controllo della sensualità. Che vada controllata, lo afferma anche tutto il pensiero classico: le passioni vanno tenute a freno dalla ragione e dalla volontà altrimenti distruggono tutto.
Sembra sbagliato togliere ai rapporti carnali secondo natura il fine del piacere che se ne può ricavare, subordinandoli al fine della procreazione ed educazione della prole? Ma il piacere in questi rapporti non viene dichiarato illegittimo, viene considerato un mezzo e non un fine in sé. Un mezzo per uno scopo più alto, stabilito da Dio in persona (vedi Gen 1, 28; 4, 1).

Che il piacere sensuale non debba esser considerato un fine in sé ma solo un mezzo per un fine piú alto, lo dimostra la corruzione del nostro attuale mondo: celebrando il piacere sensuale (e addirittura di qualsiasi tipo) come un fine in sé, quasi manifestazione della dignità della persona [sic], si è alla fine caduti nelle aberrazioni che ci opprimono, riconosciute persino da leggi degli Stati! E puntualmente si sta verificando la conseguenza più grave di questa decadenza: la denatalità, l'estinzione dei popoli la cui vita sia improntata all'edonismo più sfacciato.

A parte altre considerazioni, il celibato sacerdotale e la vita santa del vero sacerdote, che sarebbe impossibile senza questo celibato, sono per noi esempio vivente della possibilità della purezza dei costumi, della necessaria castità da praticarsi anche per noi laici, come principio etico e persino estetico, anche ovviamente a prescindere dal matrimonio. La vita casta dei sacerdoti e delle suore ci infonde fiducia nell'azione della Grazia in noi: come essa sostiene loro, così può sostenere noi, se abbiamo fede e la ricerchiamo, nella difficile lotta quotidiana contro le nostre passioni, tra le quali la sensualità è forse la più violenta.