mercoledì 11 ottobre 2017

Mons. Camisasca e la Messa Tradizionale a Reggio-Emilia - Cristiano Lugli

Di questi tempi, un Vescovo che decide di celebrare la Messa Tradizionale è in grado di smuovere non poco le acque. Il fatto in sé passa come qualcosa di epocale, qualcosa per cui si deve gioire ad oltranza.
Certo, è innegabile che la cosa generi eccitazione, proprio perché l'abitudine di vedere vescovi ostili a tutto ciò che, pur anche molto lontanamente, ricordi qualcosa dal sapore "antico" - come che la Chiesa fosse qualcosa di rinnovabile a seconda dei tempi - è diventata prassi comune.

Questo il motivo per cui a Reggio-Emilia vi è, in queste ore che precedono il 13 ottobre, un certo fermento: Mons. Massimo Camisasca ha risposto all'invito di un gruppo stabile locale, il quale lo invitò, non molto tempo fa, per celebrare la Messa di San Pio V. La risposta è stata positiva e quindi la Messa ci sarà. Una Messa prelatizia, accompagnata dal coro della Cattedrale.
Non c'è nulla di male in tutto questo, ma francamente non ci si può vedere nemmeno tutto questo bene assoluto. E vediamo perché: che un Vescovo decida di celebrare la Messa tradizionale può e deve fare senza dubbio piacere; tuttavia bisogna ampliare un attimo il discorso, innanzitutto per capire se l'intenzione è quella di iniziare a celebrare la Messa "antica" - come erroneamente viene chiamata - con una certa regolarità, o se l'intenzione che muove il celebrante è quella di accontentare i nostalgici del pizzo e del merletto.

Analizzando caso specifico non possiamo tralasciare la cronologia di una diocesi abbastanza sotto pressione nell'ultimo periodo. È noto a tutti, infatti, che Mons. Camisasca, conosciuto e rinomato come conservatore, abbia perso qualche punto gestendo non benissimo le ultime patate bollenti esplose in estate. A partire dalla "veglia anti-omofobia" tenutasi in una parrocchia locale,  non sospesa e non boicottata nonostante il gran numero di segnalazioni pervenute in diocesi, proseguendo con la contrapposta Consacrazione della città e della chiesa reggiana: da una parte si consacra la diocesi al Cuore Immacolato (cosa buona e giusta), e dall'altra si permette una "veglia di preghiera" per le comunità LGBT.
E ancora la presa di posizione scarsa contro il REmilia Pride e il rifiuto di appoggiare il Comitato "Beata Giovanna Scopelli" che organizzò la Processione di riparazione. Da ricordare è anche la visita di Camisasca al "tempio" comunista di Casa Cervi, dove mai nessun Vescovo si era personalmente recato prima.
Oltre a queste cose - e non si è scesi nei particolari - di recente si è avuta la notizia dell'organizzazione di un corso su Lutero che avrà luogo nel seminario (o quel che era un seminario) reggiano. Le locandine di questi bellissimi incontri atti a celebrare i 500 anni di una rivoluzione condotta da un eretico, sono stati anche depositati al fianco dell'urna della Beata Scopelli, vissuta in santità per difendere la Fede e correggere gli eretici - vi è un caso, nella sua vita terrena, che narra proprio della conversione di un giovine caduto nell'eresia manichea. Conversione avvenuta appunto per intercessione della monaca carmelitana.

Insomma non si incorrerebbe nel rischio di esagerare ipotizzando che il Vescovo, dovendo raccogliere diversi cocci, abbia a cuore anche la raccolta di consensi. Soprattutto questo potrebbe accadere per non rischiare di essere attaccato sia da sinistra (l'aurea del vescovo ciellino troppo poco progressista) e pure da destra (i cattolici che giustamente si sono sentiti abbandonati, e vedono peraltro una diocesi priva di governo).
Le considerazioni fatte non vogliono essere un giudizio sulla buona fede; nient'affatto, però si può presupporre che gli intenti si mescolino e si uniscano.
Iniziano le complicazioni, e se si vuole essere obiettivi - cosa che gli adulatori della Messa del vescovo non vogliono fare, giacché troppo presi a pensare a come sarà tutto bello e ricamato e a quale bel figurone si farà - qualche contraddizione risulta almeno per ora..
Prima di tutto bisogna chiedersi come mai Mons. Camisasca decide di celebrare la Messa di San Pio V, che comunque richiede una preparazione per chi non l'ha mai celebrata (Camisasca è stato ordinato sacerdote nel 1975), senza però concedere che la diocesi reggiana abbia la Santa Messa tradizionale ogni domenica, ma lasciandone una, quasi di indulto, solo la prima domenica del mese nel tardo pomeriggio, così da non pestare i piedi a nessuno.

A questo dato di fatto inopinabile, volendo, se ne va ad aggiungere un altro. Risulta difficile parlarne per chi ha una posizione chiara sulla faccenda, tuttavia può essere utile per ampliare il discorso e rendere note ulteriori contraddizioni: trattasi della Messa nuova, quella insomma che a Reggio-Emilia è celebrata tutti i giorni, in tutte le chiese (incluso il Duomo) fatto salvo la prima domenica del mese come dicevamo, e qualche celebrazione sporadica - solitamente non più di due al mese - a Correggio, organizzata dallo stesso gruppo stabile che ha invitato Camisasca a celebrare con l'antico Rito.
Orbene, secondo la corretta applicazione dell' "ermeneutica della continuità" e della "riforma della Riforma", la Messa "in Forma Extraordinaria" dovrebbe servire particolarmente per illuminare la Messa nuova, per farla insomma rassomigliare alla cosiddetta "Messa del Concilio". I sacerdoti che hanno a cuore quanto meno coerentemente queste posizioni, celebrando secondo l'usus antiquior tentano di ridare al novus ordo Missæ un carattere dignitoso: celebrazione Coram Deo con la Croce in mezzo all'Altare, canti latini  e varie altre particolarità. Ora, per quanto il problema a parere modesto del sottoscritto non sia questo, quanto piuttosto motivazioni teologiche e legate prettamente alla fede, va ribadito il tentativo di coerenza.

La domanda perciò sorge spontanea ed obbligatoria: con questa pubblica testimonianza di Camisasca, qualcosa cambierà nella diocesi? Nelle parrocchie si smetterà di fare pagliacciate, schitarrate, prendendo il Cattolicesimo come una parata mondaiola che non conosce limiti? I sacerdoti prenderanno esempio e saranno governati (già, perché il Vescovo ha il potere e il dovere di governare, costi quel che costi) dal Pastore Massimo verso una corretta concezione e applicazione della liturgia?
La risposta non può essere certa ovviamente, ma si può stare però certi che nulla cambierà. Una certezza leggermente diversa, epperò pur sempre certezza.

E questo perché l'occasionalità della Messa di sempre la fa diventare una sorta di museo emozionale, esperienziale, vissuto come un castello pieno di adornamenti destinati però a destare dal sonno i sognatori.

L'intenzione del gruppo stabile è certamente buona, bisogna però capire se questo creerà qualcosa o cambierà la situazione attuale per lasciare spazio ad una vera e propria presa di coscienza. Se così non sarà, il tutto risuonerà solo come un contentino e una sorta di rievocazione - per quanto ovviamente la Messa innalzerà il suo valore, ancora più alto perché celebrata dal Vescovo.

Un altro interrogativo proviene appunto dal Munus Regendi: il governo della Chiesa a lui affidata. Questa Messa tradizionale ispirerà delle decisioni forti e ferme contro la propagazione di errori? Saranno sospese le iniziative riguardanti Lutero e la dilaniante eresia da lui perpetrata lungo i secoli? Quella Messa, detta anche Messa Tridentina, è sorta sulla roccia del Concilio di Trento per arginare la ferita protestante; oggi questa roccia liturgica, la roccia su cui Cristo si immola ogni giorno, così allontanata ed ostracizzata dai progressisti, servirebbe proprio per respingere le carovane di ideologia modernista. Ispirerà questo pensiero la Messa prelatizia di venerdì 13, data più che importante per l'escatologia cristiana?

Recentemente un certo don Giordano Goccini, che nel periodo della Processione riparatoria si permise di condannare "la presunzione di coloro i quali pregano anche per i peccati altrui", è stato nominato parroco di Novellara, una delle più grandi "Unità Pastorali" - come usa chiamarle oggigiorno - di tutta la diocesi. Il primo atto del don Goccini, nella Messa di ingresso in parrocchia, è stato chiamare a sé le comunità musulmane e sikh della zona; il secondo atto è stato quello di organizzare un concerto in chiesa per devolvere il ricavato delle offerte al "tempio" sikh. Il tutto ampiamente documentato dai quotidiani locali, con grande esultanza del parroco e degli annessi aiutanti. Chi ha messo lì questo pretino? Chi gli permette indisturbato di fare e dire tutto ciò che vuole, in scherno a Cristo e al Cattolicesimo.
Ciò dunque porta a chiedersi cosa ci faccia un Vescovo seduto sul trono senza governare, surclassato dall'anarchia più totale.

C'è chi dice che non bisogna prendersela con il Vescovo se sotto di lui ha dei disobbedienti, i quali peraltro sono fonte per lui di sofferenze interiori. Un tale pensiero risulta però ingiustificabile proprio per i motivi anzidetti e, quel che vi è di peggio, porta a sminuire la figura gerarchica di un principe della Chiesa. I principi della Chiesa non hanno la spada nel fodero, hanno però il bastone del Pastorale per dirigere e percuotere chiunque devii dalla Dottrina. Piangere le mancanze di chi sta sotto senza fare nulla non è cosa da vescovi. Ogni regola, ed in particolare quella di San Benedetto, l'eccelsa fra tutte, insegna la punizione dei superiori sugli inferiori che disobbediscono.

L'altra considerazione che in molti fanno si fonda su un concetto pericolosissimo, tipicamente liberale, e che ha come scopo la separazione del "ciò che è buono" dal "ciò che non è buono": la coscienza del singolo che sfonda nell'ecoteologia del "Cristo tutto in tutti", facendo del Cattolicesimo il supermarket del soggettivismo. Si comprano insomma i prodotti cattolici lasciando lì quelli non cattolici, in entrambi i casi proposti dal Vescovo o comunque dai preti della diocesi in cui il Pastore Massimo dovrebbe governare.

L'impressione è proprio quella del  "governo" modernista e liberale, per cui dentro tutto e tutti; una sorta di circo ecumenico-sincretista che accontenta ciascuno per non farsi nemici.

In conclusione: se vedremo che questa Messa Tridentina sarà solo l'inizio di un forte cambiamento e sarà fatta insegnare ai sacerdoti diocesani, allora inizieremo a pensare ad una autentica volontà di ritorno al vero Cattolicesimo. Se vedremo che saranno impedite le celebrazioni scandalose e filo-protestanti che nella maggior parte delle parrocchie si celebrano, crederemo che l'intenzione era buona tanto quanto l'attuazione di essa. Quando vedremo che si metterà fine alle veglie ecumeniche, ai corsi su Lutero e a tutto ciò che non ha nulla di cattolico, allora chiederemo scusa per essere stati scettici e ci rallegreremo.

Se però nulla di queste cose cambierà, tutto rimanendo come prima, allora la cosa sarà ancora più grave. Allora si dovrà ammettere che il "tradizionalismo" ad intermittenza fa più danno che il modernismo palesato e violento: quest'ultimo almeno è manifesto è fiero di esserlo; il primo, invece, è una maschera più insidiosa, a tratti schizofrenica.

Come mi diceva recentemente un sacerdote diocesano, "la scelta da fare oggi anche per chi lavora per la Tradizione, me compreso, dovrebbe essere radicale secondo il principio di non contraddizione e secondo il realismo tomista".

Parole sante!
Tutto ciò che esula da questo, infatti, è nemico della Tradizione e quindi è nemico della Chiesa. La paura della radicalità è fomentata da coloro i quali non osano fare il passo, continuando a vedere tutto ciò che era come qualcosa che più non può essere, salvo occasioni di vera e propria goliardica "rievocazione".

In questo caso l'inganno sarebbe ingiustificabile, perché porterebbe tante persone ad illudersi dietro ad una menzogna.

La preghiera fervente affinché questa sia l'occasione buona, per un Vescovo, di rendersi conto cosa sia il Cattolicesimo di sempre, è doverosa. Questo impegno non poteva però esonerarci dall'affermare  con fermezza e intransigenza la Verità delle cose.

32 commenti:

Emanuele ha detto...

Occorre sempre prendere le distanze a mio parere da chi si permette di giudicare i fedeli che cercano di rimanere coerenti pur soffrendo al vero dettame di Nostro Signore in questa Chiesa si modernista ma pur sempre la Chiesa definendoli "nostalgici di pizzo e merletto", e parla da una posizione che fa del presunto proprio stato di necessita e della propria di fatto autonomia giurisdizionale una situazione di fatto questa sì scismatica.

Poi si parla tanto di Messa di Paolo VI in termini irriguardosi dimenticandosi che pur essendo questa sicuramente più debole della Messa di Pio V se celebrata degnamente da un bravo sacerdote essa è pur sempre edificante e nutriente per l'anima.
Questo è un dato di fatto che potrebbe ferire le certezze di qualcuno se ne prendesse coscienza.

Andrea Carradori ha detto...

Ringrazio la Madonna Santissima per il dono della celebrazione della Santa Messa in rito romano antico che il degnissimo Vescovo di Reggio Emilia fa ai suoi fedeli diocesani.
Il momento tragico che la Chiesa e l'umanità sta attraversando esige solo la preghiera, come faremo in tutt'Italia venerdì prossimo alle 17:30.
Tutto il resto appartiene agli umani risentimenti.
Buona giornata

Anonimo ha detto...

Camisasca ha sotto di sé una diocesi di Sacerdoti, non tutti ma quasi, disobbedienti al Vescovo, e sopra di sé una gerarchia vaticana di Monsignori, Cardinali e Papa, disobbedienti a Cristo, anche qui grazie a Dio non tutti, che ti puniscono ad ogni minima reazione al regime anticristico imposto.
Non deve essere facile agire in un clima del genere.
Anche perché se reagisse in modo palese, lui diverrebbe sì un martire dell'apostasia, ma verrebbe destituito e sostituito con un'altro eretico di questa nuova chiesa, magari viene fatto Vescovo proprio Goccini, e lì altro che messa in latino... inizierebbero, e non esagero, delle vere e proprie persecuzioni.

Anonimo ha detto...

Anche perché se reagisse in modo palese, lui diverrebbe sì un martire dell'apostasia, ma verrebbe destituito e sostituito con un'altro eretico di questa nuova chiesa, magari viene fatto Vescovo proprio Goccini, e lì altro che messa in latino... inizierebbero, e non esagero, delle vere e proprie persecuzioni.

Mah. Sant'Atanasio non ragionò così. E vinse l'eresia in tutt'altro modo. Questa spiegazione la sento spesso, anche in altre diocesi, incluso la mia, ma non è affatto soddisfacente. È singolare sentire queste giustificazioni da cattolici ferrati in dottrina, che dovrebbero sapere che certi atti (come le veglie antiomofobia, il non richiamare opportunamente chi è in grave errore, eccetera) sono male intrinseco, che non è giustificabile in nessun modo: salvo ricadere nella casuistica bergogliana. Più prosaicamente, i fedeli addormentati rimangono addormentati e vengono lentamente assuefatti.

L'articolo di Lugli mi sembra improntato da un'analisi realista dei fatti e da una buona logica. Quando parla di "nostalgici di pizzo e merletto" non leggo intenzioni canzonatorie, ma l'indicazione di chi pare accontentarsi che una VO sia celebrata senza che ciò porti altri frutti. Tutto il senso dell'articolo di Lugli è che la celebrazione di una VO non è fine a sé stessa, ma deve portare conseguenze; quali esse siano, poi è un altro discorso, visto che p.es. sulla RdR ci sono opinioni differenti, il punto reale è che se non ci sono conseguenze la cosa rimane sterile e tutti dovrebbero riconoscere che c'è un problema.

Cristiano Lugli ha detto...

La ringrazio, gentile Fabrizio. L'unico finora che ha capito senza pregiudizi il senso dell'articolo, nonostante magari la sua visione non combacia perfettamente con la mia - cosa più che lecita e giusta fra l'altro.

Anonimo ha detto...

Sant'Atanasio non viveva nel XXI secolo, sono cambiati modi e tempi di comunicazione, oltretutto egli non aveva un Papa Re completamente eretico, com'è il nostro, sostenuto nella sua eresia da tutte le potenze del mondo.
Allora Sarah che non ha firmato i Dubia è un vile? Un traditore?
E Benedetto XVI che è anni che prega e basta?
Le vie di Dio non sono le nostre vie.
Gli uomini di Dio non sono fatti con lo stampino.
Le conseguenze le causa il Signore, a volte emergono dopo anni o decenni.

mic ha detto...

Andrea,
Dov'è che vedi "umano risentimento"?
Mi sembra una riflessione molto equilibrata.

Andrea Carradori ha detto...

Mic ( sono convalescente e scrivo peggio del solito) per "umano risentimento" mi riferisco a quelle chiusure che il doveroso, buono e giusto atto di riparazione ha avuto nel suolo diocesano.
E' normale le chiusure generino degli umani risentimenti presenti in tutto l'articolo.
"Riflessione molto equilibrata" hai scritto: io non la penso così perchè mi sento particolarmente in sintonia con quanto ha scritto saggiamente Emanuele "Occorre sempre prendere le distanze a mio parere da chi si permette di giudicare i fedeli che cercano di rimanere coerenti pur soffrendo al vero dettame di Nostro Signore in questa Chiesa si modernista ma pur sempre la Chiesa definendoli "nostalgici di pizzo e merletto"
No! Questo modo non fa parte del mio DNA: sono fedele alla tradizione liturgica della Chiesa ma sono figlio fedele e riconoscente di una Diocesi e di una parrocchia. Il mio impegno deve essere sempre rivolto ai "genitori" ( diocesi e parrocchia). Se la situazione generale della Chiesa dovesse precipitare nella manifesta apostasia di fede siccome non siamo protestanti, che andiamo dove noi stessi vogliamo, ascolteremo cosa dicono i buoni e validi pastori.

irina ha detto...

Coloro che hanno le mani libere sono i laici. Oltre la preghiera ed il giudizio i laici devono mettere mano alle opere dove il campo è immenso e tutto in mano a chi cattolico non è e/o non è mai stato, sacerdoti in prima fila.
Qui tutti pontifichiamo su tutto dalla tastiera, nei fatti poi non si riesce neanche ad organizzare gruppi di Dottrina. Tutte buone intenzioni che non superano, per durata, i tre giorni.
E' vero che come laici abbiamo bisogno di una guida di riferimento. Siccome le guide di riferimento, chi siano siano, abbiamo toccato con mano, per il momento non possono esporsi, visti i tempi che corrono, si formino gruppi con guida segreta. La guerra è guerra. Come hanno fatto costoro a smantellare la Chiesa? Nel segreto. E solo quando sono arrivati al vertice, dopo anni, decenni di trame, hanno scoperto gli altarini.
Quindi se qualcuno, mettiamo Maria, senza fare nomi mi dicesse la guida c'è, io le credo e non chiedo chi è. So tuttavia che da lì arrivano preghiere, incoraggiamenti, correzioni di rotta e indicazioni di mete da raggiungere passo passo.

marius ha detto...

Tutto il senso dell'articolo di Lugli è che la celebrazione di una VO non è fine a sé stessa, ma deve portare conseguenze; quali esse siano, poi è un altro discorso, visto che p.es. sulla RdR ci sono opinioni differenti, il punto reale è che se non ci sono conseguenze la cosa rimane sterile e tutti dovrebbero riconoscere che c'è un problema.

Esattamente così

ciellino ha detto...

Condivido pienamente questo articolo sul tradizionalismo a intermittenza.
Il Cami era come un padre per i ragazzi della Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo, da lui fondata in mezzo a mille difficoltà (ricordo che quando era già pronta la festa per l'approvazione, le cocacole stappate e le buste di patatine appena aperte, arrivò all'improvviso la notizia dell'ennesimo rinvio ad un imprecisato futuro). Poi dev'essere avvenuto qualcosa di strano e fu promoveatur ut amoveatur, nonostante gli mancasse l'attitudine ad essere vescovo diocesano e ad avere a che fare con l'insuperabile piccineria del clero diocesano.

marius ha detto...

Occorre sempre prendere le distanze a mio parere da chi si permette di giudicare i fedeli che cercano di rimanere coerenti pur soffrendo al vero dettame di Nostro Signore in questa Chiesa sì modernista ma pur sempre la Chiesa definendoli "nostalgici di pizzo e merletto",
Questo è un dato di fatto che potrebbe ferire le certezze di qualcuno se ne prendesse coscienza.

Lugli non ha giudicato i fedeli, ha delineato un lucido giudizio sulla situazione reale.
La realtà è spesso dura e una sua precisa descrizione lo è di conseguenza.
Da chi è meglio prendere le distanze?
Da un medico che diagnostica e cura a dovere la ferita infetta o da chi, con un malinteso senso di solidarietà pietistica, ti prescrive acquetta fresca affermando che va bene il modernismo, basta sia miscelato con la retta dottrina?
"Pizzi e merletti" è un insulto coniato dai modernisti contro quelli da loro sprezzantemente definiti "nostalgici" della Messa di sempre. Ma noi dobbiamo tutti stare attenti a non meritarcelo davvero questo insulto (su questo Lugli ci mette giustamente in guardia), e ciò può succedere quando ci accontentiamo e ci rifugiamo appunto nei "pizzi e merletti" dimenticando che alla Messa di sempre è coordinata la Fede di sempre, che non è di certo modernistica.

e parla da una posizione che fa del presunto proprio stato di necessita e della propria di fatto autonomia giurisdizionale una situazione di fatto questa sì scismatica.

Scismatico non è chi fa una corretta diagnosi della situazione di necessità, che è un dato di fatto da TUTTI riscontrabile, ma in realtà è piuttosto chi proclama a chiare lettere che non si può celebrare Una Cum con Papa Bergoglio nel canone della Messa. Devo proprio fare un esempio?

Poi si parla tanto di Messa di Paolo VI in termini irriguardosi dimenticandosi che pur essendo questa sicuramente più debole della Messa di Pio V se celebrata degnamente da un bravo sacerdote essa è pur sempre edificante e nutriente per l'anima.

Ma guarda un po':
Messa più forte, Messa più debole.
Anche se più debole diventa (soggettivamente) più forte se celebrata degnamente da un bravo sacerdote?
Ragionamento tipicamente modernistico.



Anonimo ha detto...

@ sulla capacità di edificare e santificare del NO:

Non è il NO capace di edificare e santificare, laddove per NO si intende tutto ciò che del rito della Messa è nuovo o modificato o soppresso. La santificazione ed edificazione può avvenire, ma non a causa del NO (che è invece nocivo per la fede: v. sotto), come sopra inteso, ma nonostante il NO.
In particolare, nonostante la nuova Messa sia intesa e strutturata come una cena, caratterizzata dall’assemblea, presieduta dal sacerdote, in cui si compie il memoriale del Signore, ricordando quel che Egli fece il giovedì santo, che non implica:
“né la Presenza Reale, né la realtà del Sacrificio, né la sacramentalità del sacerdote consacrante, né il valore intrinseco del Sacrificio eucaristico indipendentemente dall’assemblea… in una parola, nessuno dei valori dogmatici essenziali della Messa…” , omissione volontaria che “equivale al loro superamento, quindi, almeno in pratica, alla loro negazione” (Breve esame critico del NOM dei cardinali Ottaviani e Bacci)

“Il NO rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino, il quale, fissando definitivamente i canoni del rito, eresse una barriera invalicabile contro qualunque eresia che intaccasse l’integrità del magistero…..” (llettera di presentazione del Breve esame critico).

Il NO è stato definito dai cardinali Ottaviani e Bacci come “nocivo” (“Sempre i sudditi, al cui bene è intesa una legge, laddove questa si dimostri viceversa nociva, hanno avuto, più che il diritto, il dovere di chiedere con filiale fiducia al legislatore l’abrogazione della legge stessa” ……. “Le recenti riforme hanno dimostrato a sufficienza che i nuovi mutamenti nella liturgia non porterebbero se non al totale disorientamento dei fedeli che già danno segni di insofferenza e di inequivocabile diminuzione di fede. Nella parte migliore del clero ciò si concreta in una torturante crisi di coscienza di cui abbiamo innumerevoli e quotidiane testimonianze”

Considerazioni e giudizi che non sono affatto intaccati dal fatto che, sentendosi obbligati dall’autorità del papa (quando nessuna obbedienza è dovuta a una legge che, come da loro stessi riconosciuto, è nociva per la fede), quei cardinali celebrarono la nuova messa.

Anna

marius ha detto...

A proposito del concetto di "Messa più debole" coniato da Emanuele, riporto qui un commento importantissimo di Metodio tratto dal recente thread "Massicci cambiamenti liturgici previsti per il 2018!"

Anonimo Metodio ha detto...
Il rito congiunto con i luterani che Francesco I sta preparando si inserisce evidentemente nel percorso iniziato da Paolo VI con il Novus Ordo Missae (definito da Benedetto XVI come rito ordinario della Chiesa).
A questo riguardo, la famosa intervista che il grande amico di Paolo VI Jean Guitton rilasciò a Radio Courtoisie il 19 dicembre 1993 è fortemente indicativa. Egli dichiarò:

"L’intenzione di Paolo VI a riguardo della liturgia, a riguardo della cosiddetta volgarizzazione della Messa, era di riformare la liturgia cattolica così che coincidesse quasi con la liturgia protestante, con la cena protestante (…) La Messa di Paolo VI si presenta anzitutto come un banchetto, non è vero? E insiste molto sull’aspetto di partecipazione ad un banchetto e molto meno sulla nozione di sacrificio, di sacrificio rituale, in faccia a Dio, con il sacerdote che da le spalle al popolo. Allora non credo di sbagliarmi dicendo che l’intenzione di Paolo VI e della nuova liturgia che porta il suo nome, è di chiedere ai fedeli una più grande partecipazione alla Messa, è di dare un posto più grande alla Scrittura ed un posto meno grande a tutto ciò che in essa vi è, alcuni dicono, di magico, altri di consacrazione transustanziale, e che è la fede cattolica. In altre parole, c’è in Paolo VI un’intenzione ecumenica di cancellare, o almeno di correggere o attenuare, ciò che vi è di troppo cattolico, in senso tradizionale, nella Messa, e di avvicinare la Messa cattolica, lo ripeto, alla cena calvinista"

E' dal Vaticano II ormai che si va alla affannosa ricerca di anglicani e luterani (ormai quasi del tutto estinti...) per poter giustificare delle riforme liturgiche palesemente dannose per le anime. Il principio ispiratore di tali riforme e dell'ecumenismo (principio presente nel magistero di tutti i papi conciliari, GPII e BXVI inclusi) è quello del ristabilimento dell'unità con "i nostri fratelli separati", principio che si fonda evidentemente sull'eresia che nega che la Chiesa è già una, ovvero quella Cattolica.

10 ottobre 2017 09:32

Matteo ha detto...

In questo caso ritengo il post errato, e al limite del controproducente.
Arrivare a fare una cosa giusta con una motivazione magari errata, è sempre una cosa giusta.
Arrivare a fare una cosa sbagliata con una motivazione giusta, rimane sempre sbagliata (la storia postconciliare è disseminata di apparenti buone motivazioni e risultati sbagliatissimi).
Consiglio di posticipare la discussione a un po' dopo il 13 ottobre, per un semplice motivo.
Se è vero che la S.Messa è fonte e culmine di tutto (e lo è, a maggior ragione la S.Messa di sempre), il Vescovo stesso vi troverà la fonte autentica per porre rimedio a quanto scritto nel post.
Viviamo in un'epoca in cui Cristo usa espedienti di tutti i tipi per riportare a sé le pecorelle, e fra esse non sono esclusi i Pastori stessi...
Lasciate agire Nostro Signore

Anonimo ha detto...

... e sull'eresia che l'unione si possa basare non sulla Verità, e che possa essere compiuta da meri sforzi umani, per di più in barba alla Verità. E in spregio al Santissimo, quando Maria in tutte le sue visioni ha indicato questa mancanza di rispetto come la causa principale della nostra rovina.

Metodio ha detto...

Nel Concistoro del 24 Maggio 1976 Paolo VI affermò chiaramente che il Novus Ordo fu promulgato affinché si SOSTITUISSE alla Messa Tridentina. Dunque, per esplicita volontà del suo promulgatore, il Novus Ordo non fu concepito semplicemente per affiancare il Rito Tridentino, ma per sostituirlo. Ma ecco le parole di Paolo VI:

"È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo Ordo Missae NON E' LASCIATA CERTO ALL'ARBITRIO DEI SACERDOTI O DEI FEDELI: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. IL NUOVO ORDO E' STATO PROMULGATO PERCHE' SI SOSTITUISSE ALL'ANTICO, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino."

Dunque, se si riconosce "il valore e la santità" del Novus Ordo, non si può accettare che ad esso si affianchi la Messa Tridentina. In caso contrario si andrebbe contro la volontà del suo stesso promulgatore e si snaturerebbe lo stesso Novus Ordo, ideato per sostituire e non per affiancare il Rito Tridentino.

irina ha detto...

La Chiesa Cattolica ormai è in coma. Chi l'ha portata a questo stadio se ne rallegra, la meta è stata raggiunta. La rovina della Chiesa Cattolica è la rovina del mondo intero. Questo è sotto i nostri occhi. Da ridere non c'è nulla. C'è solo da rinsavire, chi ancora può. Ormai il peccato di superbia è scolpito nei volti e nelle posture dei corpi, è evidente a tutti, tranne ai superbi.

boldie ha detto...

D'accordissimo con Mic, Marius e Fabrizio Giudici.

irina ha detto...

Il Giornale, Bologna, il papa va a pranzo coi detenuti. E due di loro evadono
Durante la visita di Papa Francesco a Bologna, sfuggiti ai controlli due dei venti detenuti che hanno mangiato con lui in San Petronio.

Anonimo ha detto...

Viviamo in un'epoca in cui Cristo usa espedienti di tutti i tipi per riportare a sé le pecorelle, e fra esse non sono esclusi i Pastori stessi...

Matteo, sul suo ultimo commento: va bene. Ma vediamo di mettere le cose in prospettiva: Lugli ha detto che è sbagliato che mons. Camisasca abbia intenzione di celebrare questa messa? No. Ha detto che è sbagliato parteciparvi? Neanche. Ha solo messo in guardia dal non accontentarsi. Mi pare che il senso sia di evitare ragionamenti del tipo:: siccome Tizio celebra una Messa VO, allora lì va tutto bene. Sicuramente è una costa molto buona e avrà i suoi frutti; io stesso guardo con un'occhiata di fiducia chi fa una cosa del genere. Ma non è sufficiente. Non si può far finta di niente e non vedere che in quella diocesi siano state fatte cose sbagliate e che sono pastoralmente dannose, bastino da sole le questioni relative al citato don Guccini...

PS Per esempio: il card. Koch non mi risulta ostile al VO; si è espresso a favore del motu propriu di BXVI; eppure guardate il danno che sta creando nella commissione ecumenica...

Maria ha detto...

Nella lettera ai Vescovi in occasione del Summorum Pontificum, Benedetto XVI scrisse che l'Antico Messale "non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso".

Avendo appreso dal commento di Metodio delle 14:36 che Paolo VI con il Novus Ordo volle sostituire e non affiancare l'Antico Messale ("IL NUOVO ORDO E' STATO PROMULGATO PERCHE' SI SOSTITUISSE ALL'ANTICO"), mi chiedo:

come ha potuto Benedetto XVI affermare che l'Antico Messale "non fu mai giuridicamente abrogato" se Paolo VI con il Novus Ordo volle sostituire l'Antico Messale?
Come poteva un sacerdote celebrare la Messa Tridentina se non andando contro la volontà di Paolo VI che con il Novus Ordo dichiarò di voler sostituire il Rito Tridentino?

Metodio ha detto...

@Maria

A mio giudizio il "Messale Antico" fu nei fatti abrogato. Tuttavia, esso "sopravvisse" grazie all'opera di numerosi (ma comunque troppo pochi) sacerdoti che, "disobbedendo" a Paolo VI, continuarono sempre a celebrare la Messa Tridentina.

E' arduo infatti sostenere che il Messale di San Pio V non fu abrogato da Paolo VI. Per comprendere quanto le parole di Paolo VI fossero vincolanti (e dunque non semplici "chiacchiere") è sufficiente leggere l'ultima frase del passo di Paolo VI che ho precedentemente postato:

"NON DIVERSAMENTE il nostro santo Predecessore Pio V aveva RESO OBBLIGATORIO il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino."

Dunque, Paolo VI afferma inequivocabilmente di aver reso obbligatorio il Novus Ordo (che come Paolo VI stesso afferma sostituisce e non affianca l'Antico), allo stesso modo in cui San Pio V rese obbligatorio il Suo Messale.

Ovviamente il tentativo che Paolo VI compie di paragonare la Sua azione a quella di San Pio V non regge, dato che San Pio V non promulgò affatto un nuovo rito (come fece Paolo VI). La Messa Tridentina infatti non è un invenzione né di San Pio V né del Concilio di Trento, ma risale ai tempi apostolici. San Pio V si limitò a "fissare" saggiamente un Rito in uso nella Cristianità da secoli e secoli.

Anonimo ha detto...

Il documento a cui si riferisce Metodio è questo:

http://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1976/documents/hf_p-vi_spe_19760524_concistoro.html

Le domande di Maria me le pongo anch'io - permettetemi, però, di dire in modo rovesciato: come ha potuto Paolo VI affermare quello che c'è scritto in questo documento, se successivamente è stato chiarito che non era possibile?

Esistenzialmente Periferico ha detto...

Purtroppo è vero: non bisogna farsi abbagliare dal contentino ricevuto di tanto in tanto.

Penso ad esempio al caso Radio Maria, che per ben una (dicesi una) sola volta ha trasmesso una liturgia tridentina, e in tanti già festeggiavano la conversione del Fanzaga...

Pourquoi non ? ha detto...

Colgo lo spunto offerto da E.P. :

1 ) per quale ragione in tutte le TV e radio Cattoliche non si trasmettono anche S.Messe V.O. ?*

2 )per quale ragione in tutte le TV e radio Cattoliche si contravviene all’attenta applicazione della Istruzione Redemptionis Sacramentum del 2004 tutt'ora in vigore ? Non si tratta di meticolose rubriche dettate da spiriti legalisti(Card.Arinze).

3)per quale ragione i Sacerdoti che celebrano in N.O. non sono mai presenti alle celebrazioni del Summorum Pontificum mentre quelli del S.P.sono presenti anche alle Messe in italiano ?

4)sono forse divisi in corporazioni ? NSGC offre diversi contratti di lavoro ?

5)per quale ragione si consente ad una Comunita' di battezzati ( la anglicana ) ( non una chiesa ) di riunirsi in preghiera all'Altare della Cattedra di S.Pietro e si toglie ad un'altra Comunita' di battezzati, questa volta cristiani cattolici , la possibilita' di partecipare ad una S.Messa V.O. in giorno di Sabato a S.Maria Maggiore , o di riunirsi in preghiera sul sagrato ?

* Dovrebbero farlo tutti i gg . al mattino in italiano / alla sera in latino ( o viceversa ) così il S.Rosario e la Liturgìa delle ore .

Anonimo ha detto...

La 3) ha probabilmente una spiegazione molto pedestre: da quel che vedo la VO richiede una certa preparazione, non così la NO (specie se viene celebrata in modo approssimativo). Molti preti, semplicemente, non ne sarebbero capaci.

Per il resto: la vogliono tenere nascosta, altrimenti dilagherebbe. Questa l'impressione che mi sto facendo.

Fr. Marie des Anges ha detto...

Dibattito molto interessante, in cui tutti portano qualcosa di buono, e che fa emergere un problema reale: a volte la celebrazione del VO rimane qualcosa di isolato, una tantum, o una volta al mese, o in occasione di eventi eccezionali o conferenze.
Il vero lavoro da fare è invece il radicamento quotidiano del VO, nei sacerdoti e nei fedeli. Pizzi e merletti a volte sono solo una manifestazione estetizzante o simbolica di una sensibilità che si ferma lì.
Il punto però è un altro: se crediamo, come dobbiamo credere per fede, che la Messa è il centro e la fonte di tutto, dobbiamo gioire comunque se un vescovo, per quanto carenti possano essere gli aspetti della sua pastorale e della sua dottrina, la celebra, perchè con la sua inziativa dischiude una nuova fonte di grazie per la sua diocesi.
A causa di questa celebrazione, molti si avvicineranno alla Messa antica per la prima volta, altri avranno, per ribattere agli oppositori, un nuovo arogmento in aggiunta ai vecchi: "la ha celebrata il Vescovo".
L'evento quindi è in sè buono, e bisogna gioirne. Questo senza nulla togliere ai limiti del vescovo celebrante, ed all'auspicio che egli migliori. Certo con questa celebrazione dà un buon segno, e mette sul piatto della bilancia del positivo del suo agire un piccolo peso in più.
Avessimo noi, nella diocesi da cui scrivo, un vescovo che accetta di celebrare anche solo una tantum: avremmo comunque fatto un passo avanti, e dei passi avanti ci si rallegra sempre!

Anonimo ha detto...

http://musicasacra.forumfree.it/?t=36422570
“Basta con il vivere di polemiche sulla liturgia e sul rito. Si rispetti la sacralità, l’amore verso questo estremo glorioso sacrificio e si evitino messe da macellai come affermava Padre Pio guardando certe miserie”.

Giacomo ha detto...

Il Vescovo agirà per motivi "pastorali" e per far vedere che è (ancora, sotto-sotto) "conservatore".
I "conservatori" gioiranno perché il Vescovo ha dimostrato di essere dalla loro.
I "tradizionalisti" sono scettici ma tendente allo scontento perché pensano che il Vescovo voglia soltanto dare una "stuccatina" al Suo tradizionalismo di facciata (che ultimamente ha perso anche qualche traccia di intonaco...).
I progressisti (preti e laici) se ne fregano tanto è cinquant'anni che tirano dritto per la loro strada (e con questo Papa ne hanno ancor più motivo per farlo...).
Il "popolo bue" (carne da macello da parrocchia) oltre a capirci veramente poco ne sa ancora meno di Messe antiche, pizzi merletti, pianete e mozzette...
Il risultato finale sarà che alla fine dopo il 13 ottobre tutto resterà come sempre. Salvo interventi Celesti...

PS: Nessuno se lo ricorda ma Camisasca fu quello che prima di prendere possesso della diocesi fece subito eliminare dalla neo "restaurata" Cattedrale la sede episcopale di Kounellis in ferro arrugginito e legno marcio (tra l'altro posizionata fuori dal presbiterio...vabbè). Dopo il primo "ruggito", al quale tutti noi applaudimmo speranzosi in un profondo cambio di rotta, niente. Non vi fu più niente. Bisognava dargli tempo, perché era stato calato nella fossa dei leoni progressisti, attorniato da belve inferocite pronto a divorarlo. Il tempo è passato, la Messa antica è una al mese in tutta la diocesi e una al mese a Correggio (nemmeno festiva sè non ricordo male...).
Non dico che sia facile, anzi, si è anche trovato in poco tempo senza più l'appoggio del dimissionario Papa Benedetto XVI che lo aveva direttamente voluto per guidare quella diocesi, forse la più rossa d'Italia, piena di debiti per "restaurare" (cioè distruggere) una Cattedrale che ora è poco meno di un museo...il tempo l'ha avuto, molto ne ha forse anche perso...va a celebrare perché l'hanno invitato...va per motivi pastorali, così come andrà quando lo chiameranno gli LGBTXYZ perché il dialogo (oggi) non lo si nega a quasi nessuno...!
Perché oggi la pastorale è tutto!

Cristiano Lugli ha detto...

Mi tolgo il cappello davanti al suo PS!
Un quadro perfetto della situazione!

Anonimo ha detto...

Concordo con il commento precedente solo in parte.
Domani non tutto sarà come prima, perché qualcuno in più avrà scoperto la Messa di sempre, perché il vescovo la avrà celebrata e quindi un po' più sdoganata di prima, perché i media ne avranno parlato e fatto venire a qualcuno la curiosità della vera Messa, e perché questa Messa più la celebri e più la ami.. e quindi chissà che il vescovo stesso un domani ...