venerdì 20 ottobre 2017

Geniale il vescovo di Macerata - Stefano Fontana

 Un’Ave Maria nell’aula universitaria a Macerata. Un gran can can sul web e perfino una interrogazione parlamentare. L’unico ad affrontare la cosa in modo intelligente è il vescovo.
Venerdì 13 ottobre scorso la professoressa Claudia Ferranti, ricercatrice all’Università  di Macerata, ha interrotto la sua lezione e ha recitato una preghiera a Maria Santissima. Perché? Perché molte associazioni cattoliche di preghiera avevano invitato a recitare il Rosario alle ore 17,30 di quel giorno, centesimo anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima. La catena di preghiera era indetta in continuità  con il Rosario recitato dai Polacchi ai confini della loro patria il 7 ottobre scorso.

La professoressa ha chiesto agli studenti di poter sospendere per un momento la lezione e li informò che lei avrebbe recitato un’Ave Maria per la pace. Gli studenti liberamente avrebbero potuto unirsi a lei o meno. Alla fine della sua preghiera la professoressa ha proseguito la lezione.

Nei giorni seguenti è successo il putiferio. Su internet singoli e associazioni l’hanno accusata di non aver rispettato la laicità del luogo e l’hanno invitata ad andare ad insegnare in Vaticano e non a Macerata. Il Rettore l’ha redarguita sostenendo che quella decisione era divisiva e si è addirittura scusato con gli studenti. Un deputato di sinistra ha presentato una interrogazione parlamentare.

Questi i fatti. Ma la cosa più bella è come ha reagito il vescovo di Macerata, mons. Nazareno Marconi. «La storia dei 25 secondi di interruzione di una lezione, per dire un’Ave Maria per la pace, con la reazione che ha scatenato ci interroga profondamente come credenti. Gli stessi 25 secondi usati per dire una battuta, cosa che molti docenti fanno spesso, non avrebbero creato problemi».

Il problema, prosegue il vescovo, «è la nostra poca fede». Perché chi prega molto, ad esempio chi recita il Rosario, potrebbe pensare che le Ave Maria «valgano poco, che di fatto siano innocue. Che non creino problemi». E invece no: l’agitazione suscitata all’Università da una sola Ave Maria, le proteste hanno ricordato «che la preghiera è una forza, una potenza che può mettere paura a qualcuno. Grazie a chi crede più di noi credenti che quelle poche parole smuovano i monti e i cuori tanto da sconvolgere la loro vita. Grazie a chi ci ricorda che dire Ave Maria è salutare una donna morta 2000 anni fa credendo che è viva, in grado di pregare per noi e di operare per rendere la nostra vita più buona e vicina a Dio, tanto da aiutarci ad affrontare serenamente la morte»

E infine l’efficace chiusa di monsignor Marconi: «Grazie fratelli non credenti e anticlericali perché ci avete ricordato quali tesori possediamo senza apprezzarne adeguatamente il valore e l’importanza».

Come dire: se in 25 secondi una semplice preghiera a Maria sconvolge così tanti equilibri, veramente la preghiera è potente e i nemici della preghiera vanno ringraziati: con le loro reazioni essi ne testimoniano continuamente la forza.

7 commenti:

bedwere ha detto...

Se avesse usato il Corano, nessuno avrebbe fiatato.

Luisa ha detto...

Ho pensato ad una bufala leggendo su Forum catholique che l`arcivescovo di Dublino in un suo documento in preparazione del prossimo incontro mondiale delle famiglie ha inserito la foto di una "coppia" di lesbiche in segno di apertura a tutte le coppie e in conformità alla lettera e allo spirito dell`AL sottolineando che il papa incoraggia a non escludere nessuno ma ad accompaganare queste "coppie con amore, dedizione e supporto, ma non è una bufala:

http://www.iltimone.org/36516,News.html



Anonimo ha detto...



"Gli uomini disprezzano la religione. La prendono in odio e hanno paura che sia nel vero.

[...] Uno dei motivi di confusione dei dannati, sarà vedere che saranno condannati a causa dei loro propri ragionamenti, con i quali hanno preteso condannare la religione cristiana".

PASCAL

Anonimo ha detto...

Magnifico , Finalmente un UOMO di Fede !
Vien da esclamare : "Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte! "
Ma Gesu' ci corregge : «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Maria Sua Madre, ha ascoltato e osservato la Parola di Dio, prestando ad essa l'obbedienza della Fede.
E ogni esorcista sa che i grani del Rosario sono come pallottole infuocate per il maligno che ad ogni Ave Maria grida "Basta !Basta !".

Anonimo ha detto...

E' ossessionato, fissato... è un disco rotto... ci sono i veri santi con faccia da santo e puliti e belli dentro, ma non gli piacciono; quelli che si sforzano di esser giusti, ma non pretendono di riuscirci sempre, soprattutto non essendoci quasi più pastori veri, ma per lui sono ipocriti e zozzi; poi ci sono quelli con la faccia non da santo, che peccano a più non posso, ma camminano insieme nella grande confusione e quelli, finalmente, gli piacciono.

http://www.lastampa.it/2017/10/20/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-no-agli-ipocriti-sporchi-che-vogliono-apparire-giusti-mjAk0nZk4qdu0LuuV4EuVL/pagina.html

Fael ha detto...

Un vescovo con la schiena dritta, monsignore Zambito
http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/732-il-vescovo-galantino-il-m-onaco-lutero-e-il-vescovo-zambito.html

Anonimo ha detto...

La notizia è riportata anche dal quotidiano dei vescovi, Avvenire, in questi termini:
"Macerata. Proteste per l'Ave Maria all'Università. E il vescovo si scusa (a modo suo)".
Titolo ‘singolare’!
Dunque, quelle di monsignor Nazzareno Marconi sarebbero soltanto le scuse, in forma ironica, di un ‘credente’; ma è anche ‘il vescovo!, o per Avvenire non interviene come vescovo?
E il quotidiano dei vescovi italiani precisa che si è trattato di “una nota dal tono ironico pubblicato sul sito dell'emittente diocesana”
Insomma, si tratta di ‘ironia’ a livello di una diocesi, niente di importante né ‘ufficiale’…
Diamo atto alla Redazione di Avvenire del riconoscimento che la ‘nota’ di monsignor Marconi non è stata soltanto una ‘scusa a modo suo’ in tono ironico, ma anche una ‘efficace’ rivendicazione del significato e del ‘valore’ della preghiera, in particolare della preghiera che invoca l’aiuto della Vergine Maria.