giovedì 12 ottobre 2017

Il prof. Claudio Pierantoni ​contrattacca​ ​le​ ​critiche​ ​di​ ​Buttiglione​ ​alla​ ​Correzione​ ​Filiale

Diane​ ​Montagna  — ROMA, 10 ottobre 2017 (​LifeSiteNews​) — ​
Rocco Buttiglione, ​un filosofo italiano, già amico del Papa Giovanni Paolo II, la settimana scorsa ha lanciato un duro attacco contro gli autori della “Correctio filialis”, con l’accusa di ergersi come “giudici del Papa”, e di “non discutere ma condannare”, e inoltre di non essere fedeli al testo di Amoris Laetitia.
Nell’intervista del 3 ottobre con Andrea Tornielli, di Vatican Insider (uno dei consiglieri mediatici più vicini a Papa Francesco), Buttiglione ha respinto le sette accuse di eresie, propagate da Papa Francesco secondo la Correctio, argomentando che in ciascuna di esse i correttori avrebbero frainteso il pensiero del Papa. Buttiglione ha inoltre accusato gli autori e i firmatari della Correctio di voler “isolare Papa Francesco contrapponendolo ai suoi predecessori”, etichettandoli come un gruppo in gran parte marginale, pur riconoscendo che il documento ha ricevuto “una vasta eco nei mezzi di comunicazione”.
Ora una conoscenza di Buttiglione, e uno degli organizzatori della “Correzione filiale”, il filosofo e storico della Chiesa italiano Claudio Pierantoni (professore di Filosofia Medievale alla Universidad de Chile), risponde alle sue critiche. Pierantoni afferma che l’accusa di ergersi come giudici del Papa “è falsa e tendenziosa”, e un sorprendente “atto di calunnia”. Risponde anche al tentativo di confutare l’accusa dei “correttori” di propagare eresie.

In quest’intervista, Pierantoni spiega come il capitolo VIII di Amoris Laetitia intrecci abilmente l’autentica dottrina cattolica delle circostanze attenuanti con i concetti eterodossi dell’etica della situazione, secondo cui “non esistono azioni intrinsecamente cattive” e, in alcune situazioni, “ciò che normalmente è cattivo può essere la scelta giusta e quindi può essere oggettivamente una buona azione”. Secondo Pierantoni, la dottrina delle circostanze attenuanti “viene qui usata come una maschera per dissimulare l’etica della situazione”. In quanto alle altre eresie contestate, Pierantoni sottolinea come la confutazione di Buttiglione sia eccessivamente sbrigativa e superficiale, e non renda giustizia né alla complessità dei problemi sollevati, né alla vasta bibliografia già apparsa sul tema.
“Una persona del livello intellettuale e morale di Buttiglione” conclude Pierantoni “non difenderebbe mai un testo così indifendibile, se non lo facesse appunto per partito preso, per un’opzione ideologica basata, in ultima analisi, su un falso concetto del Papato”.
Quest’intervista fa seguito all’intervista con il Professor Pierantoni dello scorso 29  settembre, sulle radici moderniste della presente crisi [qui].

Professor Pierantoni, come conosce Rocco Buttiglione? Ha parlato con lui in passato su questi​ ​temi​ ​sollevati​ ​da​ ​Amoris​ ​Laetitia​?
Ho conosciuto Rocco Buttiglione una decina d’anni fa qui a Santiago del Cile come alunno della International Academy of Philosophy di Josef Seifert (IAP), accademia di cui Buttiglione è stato per molti anni uno dei docenti più validi, e in cui ricopre incarichi direttivi. In quest’ambito degli amici della IAP ho partecipato al dibattito sostenuto a varie riprese via e-mail tra i membri o ex-membri dell’Accademia, fin dal giorno, si può dire, in cui è uscita la Amoris Laetitia.
Abbiamo quindi scambiato, sul tema, diverse decine di lettere, sempre in un clima di grande cordialità e amicizia, pur nella differenza di opinioni.

Leggendo l’intervista di Buttiglione su La Stampa del 3 ottobre [qui], sembra che lui pensi che non ci sia differenza fra accusare il Papa di propagare eresie ed accusarlo di essere un eretico.​ ​È​ ​corretto​ questo?
No, mi sembra che questo non sia per niente corretto. C’è una chiara differenza fra “eresia materiale” (che si riferisce oggettivamente al contenuto di quanto si attribuisce al Papa di propagare con parole, opere ed omissioni) ed “eresia formale”, che si riferirebbe soggettivamente alla persona ed alla sua imputabilità personale. Ora, questo viene escluso molto chiaramente nella Correctio Filialis (CF). Dopo aver definito in che consiste il delitto di eresia, specifichiamo:
“Le suddette descrizioni relative al peccato personale di eresia e al delitto di eresia secondo il diritto canonico vengono fornite solamente al fine di escluderle dall’oggetto della nostra correzione. Siamo solo preoccupati di evidenziare le proposizioni eretiche propagate mediante parole, atti e omissioni di Vostra Santità. Non abbiamo la competenza per affrontare la questione canonica dell’eresia e neppure l’intenzione” (CF, Delucidazione, pag. 12 [qui]).
C’è quindi un’evidente differenza tra ciò che si afferma dei contenuti e ciò che si afferma della persona, differenza che non è verosimile pensare che Buttiglione ignori o non capisca.
È quindi altrettanto falso e tendenzioso affermare che ci costituiamo o atteggiamo a giudici del Papa o a Tribunale del Sant’Uffizio, quando invece affermiamo chiaramente, proprio nelle prime pagine: “Come sudditi, non abbiamo il diritto di indirizzare a Vostra Santità quella forma di correzione mediante la quale un superiore minaccia o amministra la punizione a coloro che sono sottomessi a lui (cf. Summa Theologiae 2a 2ae, 33,4). Le rivolgiamo questa correzione, piuttosto, al fine di proteggere i nostri fratelli cattolici – e quelli fuori della Chiesa, dai quali la chiave della conoscenza non deve essere portata via (cf. Lc 11) – sperando di prevenire una diffusione maggiore di dottrine che tendono per se stesse alla profanazione di tutti i sacramenti e alla sovversione della Legge di Dio” (CF pag. 2-3).
Alla luce di ciò si valuti la lapidaria quanto infondata affermazione di Buttiglione:
“Qui un gruppo di uomini si ergono a giudici sopra il Papa. Non espongono obiezioni, non discutono. Giudicano e condannano.”
Lasciamo da parte - Buttiglione l’ha forse dimenticato - che obiezioni, discussioni, domande  e dubbi sono stati proposti al Papa già da diciassette mesi, e non se n’è ricevuta risposta alcuna.
Ma arrivare poi a dire che noi giudichiamo e addirittura condanniamo il Papa è una vera e propria calunnia, che non mi sarei aspettato da lui.

Buttiglione sembra negare questa distinzione, mentre invece pone un forte accento sulla differenza fra l’oggettiva gravità dell’adulterio e la colpa soggettiva dell’adúltero. C’è una differenza​ ​significativa​ ​fra​ ​l’adulterio​ ​e​ ​l’eresia​ ​sotto​ ​questo​ ​aspetto?
Vi è certamente un’importante differenza, perché nel caso dell’eresia materiale i contenuti possiedono per così dire un’entità intelligibile propria, che di per sé non ha relazione diretta con la persona che li propaga. Invece l’atto adulterino, come tale, è un’azione pratica, che non può scindersi realmente, ma solo per un’operazione mentale di astrazione, dal soggetto che lo compie, e quindi non ha sussistenza propria indipendentemente dal soggetto. Però c’è anche una chiara analogia, perché in entrambi i casi si oppone l’elemento oggettivo a quello soggettivo.
Quindi è strano, proprio come Lei dice, che Buttiglione non tenga conto di questa opposizione, che è appunto la parte principale del suo argomento contro di noi.

Rocco Buttiglione sembra suggerire che i firmatari della Correzione neghino la necessità della piena avvertenza e del deliberato consenso perché un peccato grave sia mortale. È corretto​ ​questo?
Più precisamente, Buttiglione afferma che i critici di AL su questo avrebbero cambiato idea:  I critici hanno cominciato sostenendo che in nessun caso un divorziato risposato può essere in grazia di Dio. Poi qualcuno (io, per esempio) gli ha ricordato che per avere un peccato mortale è necessaria non solo una materia grave (e l’adulterio è certamente materia grave di peccato) ma anche piena avvertenza e deliberato consenso. Adesso sembra che facciano marcia indietro: hanno capito anche loro che in alcuni casi il divorziato risposato può essere esente da colpa a causa di attenuanti soggettive (mancanza di piena avvertenza e deliberato consenso). Per coprire la ritirata cosa fanno? Attribuiscono al Papa l’affermazione che il divorziato risposato che rimanga nella sua situazione con piena avvertenza e deliberato consenso è tuttavia in stato di grazia”.
Questa “marcia indietro” o “ritirata”, che Buttiglione ci attribuisce, è del tutto immaginaria. Sembra alquanto improbabile, per non dire francamente assurda, questa sua supposizione, secondo cui decine di colleghi sarebbero stati colti da improvvisa amnesia all’apparire di AL ed avrebbero tutti insieme dimenticato un aspetto così ovvio della dottrina morale. Naturalmente, non è così: tutti noi sapevamo già dell’esistenza della dottrina che considera essenziale, per l’imputabilità, la piena avvertenza e il deliberato consenso; quindi, è ovvio che la davamo per sottintesa. Veramente, se AL VIII trattasse solo di questo, come pretende Buttiglione, nessuno se ne sarebbe mai scandalizzato; e d’altro lato, se fosse stato solo per ripetere una cosa tanto risaputa, nessuno dei redattori si sarebbe neppure preso il fastidio di scriverlo questo famoso capitolo VIII di AL. Il fatto è che, seppure abilmente intrecciate con molte affermazioni sulla responsabilità soggettiva e la piena avvertenza, AL 8 contiene alcune chiarissime affermazioni di “etica della situazione”. Questa è la dottrina secondo cui non esistono proibizioni assolute, e vi sono situazioni in cui la violazione di un comandamento negativo può essere un atto moralmente buono: dottrina energicamente condannata da S. Giovanni Paolo II nell’Enciclica Veritatis Splendor, che, non a caso, non viene mai citata in AL. Questo è stato messo in evidenza ormai da decine di articoli, che Buttiglione non può ignorare, anche perché le principali argomentazioni gli sono state ormai ripetute in una quantità di lettere sia dal Prof. Seifert che da me e da altri: a queste argomentazioni Buttiglione non ha avuto di che rispondere efficacemente, limitandosi a ripetere che in AL VIII non c’è altro che la dottrina tradizionale sulle attenuanti soggettive. Va sottolineato accuratamente che, per quanto il testo di AL si sforzi di mescolare la dottrina delle attenuanti, che presa in sé è ortodossa, con la morale di situazione, che invece è eretica, si tratta invece di due cose assolutamente diverse. La prima, infatti, sostiene che, per quanto un’azione in se stessa sia cattiva, ci possono però essere elementi, come uno stato di grave alterazione
psicologica, o l’ignoranza, che diminuiscono, o addirittura annullano, la colpevolezza soggettiva.
Invece la morale di situazione afferma che in assoluto non esistono azioni intrinsecamente cattive e che, in alcune situazioni, quello che è normalmente cattivo, può essere la scelta corretta, quindi può essere oggettivamente una buona azione. Citerò un passo chiarissimo in tal senso, il paragrafo 303, dove il testo afferma:
“Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo.”
Perché​ ​questo​ ​passaggio​ ​è​ ​particolarmente​ ​significativo?
Come ha spiegato il Prof. Seifert in un già famoso articolo, che gli è recentemente costato la cattedra a Granada [qui] (e come ho cercato di chiarire poi anch’io in un successivo articolo in difesa dello stesso Seifert: “Josef Seifert, Pure Logic and the Beginning of the official persecution of Orthodoxy within the Church”: qui) è evidente la gravità di un’affermazione secondo cui, a proposito di una situazione “non rispondente oggettivamente al comandamento del Vangelo” (si allude alla proibizione dell’adulterio: si noti che il testo italiano traduce “proposta”, che però non corrisponde al testo latino “mandatum”, comando), uno potrebbe “scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti.” Va da sé che il testo già contiene una seria deformazione al chiamare “ideale”, quello che invece è un comandamento da osservarsi strettamente. Ma c’è di più: in realtà, qui si dice che “una situazione non rispondente al comandamento del Vangelo” sarebbe “ciò che Dio stesso sta richiedendo”. Cioè che, appunto secondo quanto sostiene l’etica della situazione, non esistono comandamenti assoluti: si noti che qui non si parla affatto di una diminuzione della colpevolezza, né di ignoranza, ma si dice proprio che il soggetto scopre, in base a una “coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore” che si tratta di una buona azione: si tratta, né più né meno, di “ciò che Dio sta richiedendo”. Ora Buttiglione, con abile manovra, cerca di salvare anche questo testo veramente indifendibile; ma, per farlo, è costretto ad introdurre un elemento che non vi compare affatto. Infatti, afferma Buttiglione: “Il Papa non dice che Dio è contento del fatto che i divorziati risposati continuano ad avere rapporti sessuali fra loro. La coscienza riconosce di non essere in regola con la legge.
La coscienza però sa anche di avere iniziato un cammino di conversione. Uno va ancora a letto con una donna che non è sua moglie ma ha smesso di drogarsi e di frequentare prostitute, si è trovato un lavoro e si prende cura dei suoi figli. Ha il diritto di pensare che Dio sia contento di lui, almeno in parte.” Secondo Buttiglione, quindi, Dio sarebbe contento, nel soggetto in questione, non della situazione non rispondente al comando evangelico (la situazione adulterina), ma di altre cose, buone. E veramente, se AL dicesse questo, nessuno avrebbe da obiettare. Purtroppo però questo il testo non lo dice, dato che non fa affatto riferimento ad altri aspetti, bensì dice chiaro e tondo, per citarlo una volta di più, che “una situazione non rispondente al comandamento del Vangelo” – quindi proprio quella situazione, non un’altra cosa - è proprio “ciò che Dio stesso sta richiedendo”. Quindi AL 303 dice una cosa del tutto diversa da quello che vorrebbe fargli dire il Prof. Buttiglione. E poi saremmo noi quelli che facciamo dire al Papa quello che non dice.

Rocco Buttiglione parrebbe affermare che un sacerdote può consigliare a un penitente di ricevere la Comunione anche se è un adúltero impenitente, nel caso che manchi di piena avvertenza e deliberato consenso. Ma il sacerdote non sarebbe piuttosto obbligato a formare la coscienza del penitente, in modo tale che avesse appunto piena avvertenza e deliberato consenso, e così smettesse di commettere adulterio, oppure si astenesse dalla comunione?
Qui veniamo proprio alla contraddizione più evidente del testo in esame: infatti, oltre a quanto abbiamo già esemplificato sulla presenza della “morale di situazione”, anche il ricorso al tema della minore consapevolezza o dell’ignoranza contraddice direttamente , nel contesto di AL VIII, proprio il tema principale che il titolo propone: “accompagnare, discernere e integrare la fragilità”. In tutto questo processo di accompagnamento e discernimento, che dovrebbe culminare nel confessionale, è logico attendersi che la persona sia portata appunto a conoscere la verità della sua situazione: quindi l’assoluzione sacramentale sarà possibile darla solo a chi, una volta presa coscienza della sua situazione peccaminosa, se ne penta. Non si può pensare che, proprio in un processo di discernimento sulla sua situazione adulterina, il penitente confessi solo gli altri peccati, quelli di cui “sarebbe cosciente”, mentre non sarebbe cosciente dell’adulterio che invece è proprio il tema su cui sta ricevendo un accompagnamento e realizzando un discernimento.
In generale, questa contraddizione fa sì che la stessa dottrina delle attenuanti non sia usata correttamente nel documento: infatti, se il tema principale del testo è “accompagnare e discernere”, quindi aiutare a prendere coscienza, non ha senso poi invocare, in questo stesso contesto, la mancanza di consapevolezza. Quindi cade anche, a sua volta, l’infedeltà al testo che Buttiglione ci attribuisce nel suo esempio iniziale: “Facciamo un esempio: nella seconda proposizione attribuiscono al Papa l’affermazione che il divorziato risposato che permanga in tale stato con piena avvertenza e deliberato consenso è in grazia di Dio. Il Papa dice un’altra cosa: in alcuni casi un divorziato risposato che permane in tale stato senza piena avvertenza e deliberato consenso può essere in grazia di Dio”. Ora, è vero che il papa fa riferimento a circostanze attenuanti; ma il fatto è che questo riferimento contraddice il tema in oggetto, che è il discernimento: è infatti direttamente contraddittorio pretendere che “si discerna” ma “senza avvertenza”. Quindi questi “alcuni casi” in cui non c’è piena avvertenza, esistono certamente, però non si può pretendere che appartengano al tema in esame. Da questa osservazione si capisce che la dottrina delle attenuanti qui è usata solo come una maschera per dissimulare l'etica della situazione.

S. Giovanni Paolo II dice: “Sarebbe un errore gravissimo concludere che l’insegnamento della Chiesa è essenzialmente solo un ‘ideale’, che poi dev’essere adattato, proporzionato, graduato secondo le cosiddette ‘possibilità concrete’ dell’uomo, secondo un ‘bilancio dei beni in questione’. Ma quali sono poi ‘le concrete possibilità dell’uomo? E di quale uomo stiamo parlando? Dell’uomo dominato dalle passioni o dell’uomo redento da Cristo?
Questo è ciò che c’è in gioco: la realtà della redenzione di Cristo”. I firmatari stanno dicendo che (se Papa Francesco sta agendo con piena avvertenza e deliberato consenso) è colpevole di questo “gravissimo errore” e sta implicitamente negando “la realtà della redenzione​ ​di​ ​Cristo”?
In AL VIII, il frequente riferimento ai “limiti della situazione”, che impedirebbero l’osservanza del comandamento, è, implicitamente ma chiaramente, una prova che il testo è materialmente in conflitto con i canoni del Concilio di Trento che condannano l’affermazione secondo cui all’uomo giustificato è impossibile l’osservanza dei comandamenti. Tuttavia, sul fatto se il Papa sia personalmente colpevole di questo errore, ribadisco energicamente che noi non emettiamo nessun giudizio, anzi neghiamo esplicitamente tanto di volerlo quanto di poterlo fare. In questo, ci distinguiamo chiaramente da Buttiglione, che invece si prende la libertà di giudicarci duramente, attribuendoci addirittura “molta malizia” (nel suo commento alla quarta censura).

Che cosa pensa in generale della confutazione che Buttiglione ha dato delle vostre proposizioni?
Mi sembra chiaro che si tratta di una confutazione estremamente sbrigativa e superficiale: il fatto stesso che Buttiglione pensi di confutarci con queste poche frasi è francamente sorprendente in una persona così intelligente e riflessiva. Come abbiamo visto dai pochi esempi citati, ogni frase meriterebbe un lungo approfondimento, e su ognuna è già apparsa una nutrita bibliografia, cosa che, come ho detto, Buttiglione non ignora. Quest’attitudine rivela quindi piuttosto un certo nervosismo, una certa ansia di sbrigarsi in fretta da una situazione molto più complessa di quanto Buttiglione sia disposto ad ammettere. Spero sinceramente che ritorni sui suoi passi e ci rifletta più seriamente.

In che misura crede che il movimento neo-conservatore nella Chiesa sia responsabile di questa​ ​crisi,​ ​confondendo​ ​per​ ​molti​ ​anni​ ​una​ ​sorta​ ​di​ ​ultramontanismo​ ​con​ ​l’ortodossia?
Certamente c’è una responsabilità: troppe volte ha fatto comodo a molti dire che qualcosa è vero “perché lo dice il Papa”, evitando la scomodità di andare a studiare le fonti della Tradizione e della Scrittura, e anche la fatica di pensare sui fondamenti filosofici della morale naturale.
Certamente questo è un difetto che dobbiamo correggere: il papato è un immenso dono per noi cattolici, ma non deve trasformarsi in un incentivo all’ignoranza e alla pigrizia, oppure al partito preso.
Nella presente circostanza, mi vedo obbligato a sottolineare che una persona del livello intellettuale e morale di Buttiglione non difenderebbe mai un testo così indifendibile, se non lo facesse appunto per partito preso, un’opzione ideologica basata, in ultima analisi, su un falso concetto del Papato.

Lei crede che Papa Francesco conosce bene la “regola” secondo cui si suppone che sarebbe tenuto a insegnare la dottrina ortodossa, ma ha una grande difficoltà a comprendere il suo “valore​ ​intrinseco”?
Personalmente ho insegnato per un decennio in una facoltà teologica qui in America Latina, dove ho conosciuto anche parecchi gesuiti, sia come colleghi che come alunni. Alla luce di quest’esperienza, sono giunto alla conclusione che, purtroppo, papa Francesco ha profondamente assorbito, sia all’interno della Compagnia di Gesù, sia da parte di certe università della Germania (che a loro volta hanno profondamente influenzato la teologia qui in America Latina), più di un’idea che poco ha a che vedere con l’ortodossia cattolica. Una di queste è il sovrano disprezzo per tutto ciò che è “dottrina” (e per chi a questa si dedica e la difende), disprezzo condensato nella famosa massima secondo cui “la Realtà è superiore all’idea” ​(già discussa nella nostra precedente intervista).
Provvidenzialmente però, questo stesso disprezzo per la “dottrina” gli impedisce di presentare come vero e proprio magistero (che sarebbe appunto “dottrina”) le opinioni che sostiene come dottore privato.

50 commenti:

Maria ha detto...

Prima del Vaticano II, almeno in Italia, i pubblici concubini non potevano assolutamente accedere alla Santa Eucarestia. Il loro comportamento era considerato giustamente di pubblico scandalo e non aveva nemmeno senso chiedersi se tali coppie erano o meno caste. Il solo fatto che un uomo e una donna, quale che fosse la loro storia, convivessero senza essere sposati era considerato scandaloso per la comunità. E' bene sottolineare che erano proprio i conviventi a vergognarsi del loro stato e a non accostarsi alla Comunione. Io ero piccola, ma ricordo distintamente che i genitori di una mia amica non facevano mai la Comunione proprio perché non uniti in matrimonio (me lo dissero più tardi i miei).

Poi, Giovanni Paolo II permise ai conviventi non uniti in matrimonio di accedere alla Comunione, a patto che vivessero come "fratello e sorella". Tutto questo non considerando affatto il pubblico scandalo.

Ora, Papa Francesco afferma che i cosiddetti "divorziati risposati" (che altro non sono che i pubblici concubini di un tempo) possono accedere alla Santa Eucarestia anche se non vivono come "fratello e sorella".

Come si vede, negli ultimi 50/60 anni, non abbiamo fatto altro che assistere ad una sempre minore considerazione del peccato.

Anonimo ha detto...

Buongiorno a tutti (come direbbe qualcuno...). Altro bortaborse (conservatore!) da confutare:

http://www.famillechretienne.fr/eglise/vie-de-l-eglise/correction-filiale-les-accusations-d-heresie-ne-sont-pas-fondees-225878

un brano:
""Ce qui est frappant dans ce texte de dénonciation, c’est que contrairement au texte précédent des 45, il ne s’agit pas de citations d’Amoris Lætitia, mais de propositions qui ne se trouvent nulle part dans le texte alors qu’on les met entre guillemets. Procédé parfaitement malhonnête. Qu’ils produisent donc leurs sources ; et s’ils ne le peuvent, qu’ils se taisent.""

Buona lettura!

Anonimo ha detto...

Oltre l'eresia. Segnalo uno scritto di Don Mauro Tranquillo di commento a un video del Papa.
"Potremmo dire che questi atti portano all’eresia, ma sarebbe insufficiente e inesatto. L’eresia presuppone la scelta di alcuni dogmi tra tutti quelli rivelati da Dio e il rifiuto di altri. Qui siamo invece al rifiuto del concetto di rivelazione, e alla costruzione di un edificio “religioso” totalmente diverso da quello della Chiesa cattolica e del cristianesimo come inteso per secoli..."
http://www.sanpiox.it/articoli/crisi-nella-chiesa/1719-la-religione-del-nuovo-ordine-mondiale
link al video di Papa Francesco
https://www.youtube.com/watch?v=l6nW-pE6hTY&feature=youtu.be

Luisa ha detto...


Ed ecco la dottrina e la Tradizione secondo Jorge Bergoglio, parole dette durante l`incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione in occasione dei 25 anni dalla promulgazione del nuovo Catechismo, voluto da Giovanni Paolo II.
Per il papa argentino conservare e tramandare il deposito della fede significa che:

" non si può conservare la dottrina senza farla progredire né la si può legare a una lettura rigida e immutabile senza umiliare l'azione dello Spirito Santo» .

«la Tradizione è una realtà viva e solo una visione parziale può  pensare al “deposito della fede” come qualcosa di statico.

La Parola di  Dio non può essere conservata in naftalina come se si trattasse di  una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti! No. La Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare».  


Come al solito Bergoglio non risponde direttamente a chi gli domanda di far chiarezza sulla confusione che provoca con documenti, azioni, parole e silenzi, su quelle zone grigie in cui ama navigare, anche in questa occasione risponde indirettamente con allusioni e giudizi appena velati a chi, secondo lui, opponendosi alla sua revolución sta UMILIANDO lo Spirito Santo...
Sarò una cattolica stantia, rigida, "dall`anima inamidata", umilierò lo Spirito Santo facendolo, ma preferisco e scelgo ancora e sempre di restare fedele alla Parola del Signore per me immutabile pittosto che obbedire alle parole del suo attuale Vicario in terra.

mic ha detto...

Ringrazio il lettore che ha segnalato questo testo.

Luisa ha detto...

Nello stesso discorso Bergoglio ha anche detto:

"Lo sviluppo armonico della dottrina, tuttavia, richiede di tralasciare prese di posizione in difesa di argomenti che appaiono ormai decisamente contrari alla nuova comprensione della verità cristiana."

A sostegno della sua visione della dottrina, della Parola di Dio che "è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare.", di quella che chiama "legge del progresso" che "non significa affatto un cambiamento di dottrina", Bergoglio ha citato più volte San Vincenzo di Lérins, stranamente non ha ricordato la massima del Santo:

“Quod ubique, quod semper, quod ab omnibus (Commonitorio, 2)"

E il primo a dover preoccuparsi che quel che professiamo sia stato ritenuto tale ovunque, sempre e da tutti è il papa.
Ancora San Vincenzo di Lérins:

"« E' necessario dunque che, con il progredire dei tempi, crescano e progrediscano quanto più possibile la comprensione, la scienza e la sapienza così dei singoli come di tutti, tanto di uno solo, quanto di tutta la Chiesa.
Devono però rimanere sempre uguali il genere della dottrina, la dottrina stessa, il suo significato e il suo contenuto.
La religione delle anime segue la stessa legge che regola la vita dei corpi. Questi infatti, pur crescendo e sviluppandosi con l'andare degli anni, rimangono i medesimi di prima. Vi è certamente molta differenza fra il fiore della giovinezza e la messe della vecchiaia, ma sono gli stessi adolescenti di una volta quelli che diventano vecchi. Si cambia quindi l'età e la condizione, ma resta sempre il solo medesimo individuo. Unica e identica resta la natura, unica e identica la persona. »


irina ha detto...

LNBQ, Riccardo Cascioli, Traduzioni e liturgia, Sarah frena la deriva
ECCLESIA 12-10-2017

L'attacco è concentrico. Ti occupi di arginare un lato che già si sfonda sul lato opposto. Diabolico, gli esorcisti dovrebbero, quotidianamente, occuparsi di ricacciarlo negli inferi.

SANCTE Michael Archangele, defende nos in proelio, contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen.

Anonimo ha detto...

Tutto questo non considerando affatto il pubblico scandalo.

Non è esatto. La "Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della Comunione Eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati", documento della CdF del 1994, dice espressamente:

In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l'obbligo di evitare lo scandalo.

Quindi la considerazione per gli effetti negativi del pubblico scandalo c'era. Si può dire semmai che c'è stata ingenuità nell'attendersi che questa norma fosse applicata con efficacia.

"Lo sviluppo armonico della dottrina, tuttavia, richiede di tralasciare prese di posizione in difesa di argomenti che appaiono ormai decisamente contrari alla nuova comprensione della verità cristiana."

Follia. Questo diceva BXVI:

«Si dovrebbe evitare soprattutto l’impressione che il papa (o l’ufficio in genere) possa solo raccogliere ed esprimere di volta in volta la media
statistica della fede viva, per cui non sia possibile una decisione contraria a questi valori statistici medi (i quali sono poi anche problematici
nella loro constatabilità).
La fede si norma sui dati oggettivi della Scrittura e del dogma, che in tempi oscuri possono anche spaventosamente scomparire dalla coscienza
della (statisticamente) maggior parte della cristianità, senza perdere peraltro in nulla il loro carattere impegnante e vincolante.
In questo caso la parola del papa può e deve senz’altro porsi contro la statistica e contro la potenza di un’opinione, che pretende fortemente di
essere la sola valida; [...]


Certamente c’è una responsabilità: troppe volte ha fatto comodo a molti dire che qualcosa è vero “perché lo dice il Papa”, evitando la scomodità di andare a studiare le fonti della Tradizione e della Scrittura, e anche la fatica di pensare sui fondamenti filosofici della morale naturale.

È un punto centrale: in molti pensano che l'adesione alla Chiesa consista meramente nell'"obbedire agli ordini". Se questo non è farisaismo...

[...] i correttori avrebbero frainteso il pensiero del Papa.

Bene ha fatto Pierantoni a ribadire punto su punto. Dal mio punto di vista di semplice fedele, tuttavia, mi fermerò a sostenere che allo stato delle cose queste discussioni non hanno più senso. I correttori hanno frainteso? Evidentemente mezzo mondo ha frainteso. Se c'è fraintendimento, spetta al Papa dissiparlo, non a Buttiglione o altri che non hanno autorità magisteriale. Il Papa risponda ai dubia in prima persona, magisterialmente.

Luisa ha detto...

Hai ragione Fabrizio ma hai letto quel che ho riportato più sopra ?
È in quel modo, e solo in quel modo, che risponde e rispnderà Bergoglio!
E con altri provvedimenti di ritorsione contro chi lo ostacola.
Mi sbaglierò ma mi sembra che oramai il discorso-visione-azione di Jorge Bergoglio e quello di chi si rivolge a lui ricordando la retta Dottrina, il Magistero immutabile della Chiesa, sono su due vie PARALLELE come tali non destinate ad incontrarsi.
Ma il potere è nelle mani del papa argentino e Bergoglio fin che Dio gli darà vita continuerà sulla SUA strada, che poi egli pretenda che sia quello che vuole lo Spirito Santo, è una sua convinzione alla quale non siamo, non sono, obblgata di aderire.

Maria ha detto...

"In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l'obbligo di evitare lo scandalo"

Grazie per la precisazione Fabrizio.

Tuttavia, non riesco proprio a comprendere come si possa evitare lo scandalo.

-Spesso e volentieri le coppie di "divorziati risposati" hanno dei figli, propri o nati in precedenti unioni. Non è forse di scandalo per tali figli vedere (o anche solo sapere) che il proprio padre, che convive con una donna che non è sua moglie, accede alla Comunione?

-Inoltre, un uomo che convive con una donna che non è sua moglie, non è forse di scandalo proprio per la sua "partner"? La Chiesa non ha forse sempre insegnato che, oltre a non peccare, bisogna anche evitare ogni occasione prossima di peccato? Tale uomo non espone la sua "compagna" ad una palese occasione di peccato?

-Infine, come possono tali coppie comunicarsi nella propria parrocchia senza destare scandalo? Tali coppie dovrebbero quindi rinunciare alla vita parrocchiale e cercare una chiesa lontana dalla propria per comunicarsi, sperando sempre che qualcuno di loro conoscenza non li veda. Non è proprio questo il consiglio che Bergoglio diede a quella coppia argentina attirandosi tante critiche?

Luisa ha detto...


Potrebbe sembrare OT ma è uno dei tanti modi in cui si rivela il disprezzo per la Tradizione, e per chi le è restato fedele, di chi è oggi al potere nella Chiesa, sono le parole del card. Stella (inizio giugno scorso)) messo da Bergoglio a capo della Congregazione del Clero, durante la Plenaria della Congregazione dopo l`incontro con il papa, ecco il pensiero di Stella e del papa sui sacerdoti "tradizionalisti":

"...desidero sottolineare anche la situazione dei seminaristi “tradizionalisti”che non poche difficoltà creano ai Formatori prima e ai Vescovi poi, dopo l’ordinazione.
Un tema che dovrebbe essere oggetto di attento discernimento è quindi quello della“rigidità”, di cui il Santo Padre ci ha parlato questa mattina, della
fissazione su una immagine di Chiesa passata, non che sulle apparenze e sull’esteriorità, spesso visibile specialmente nell’ambito liturgico; ciò non di rado può rivelare personalità narcisistiche e vanitose, nonché propense a “fuggire” dalle incombenze pastorali reali per rifugiarsi nell’intimismo, nelle forme di un passato che non hanno vissuto e che non appartiene alla loro vita"


Anonimo ha detto...

Credo Luisa che il tuo commento sia molto pertinente. penso che oggi come oggi essere un seminarista tradizionalista riveli un grandissimo coraggio. Se si analizzano le parole del card. Stella si capisce quanto sia ormai apertamente persecutorio e vergognosamente calunnioso l’atteggiamento dei vertici della Chiesa nei loro confronti. Quali sono le incombenze pastorali reali? Nella neochiesa probabilmente il turismo religioso, l’organizzazIone di attività ricreative, la propaganda in favore dello ius soli e altre amenità sono considerate molto più importanti della celebrazione della Santa Messa. Io sinceramente non vedo alternative al rivolgersi alla Fraternità. se Bergoglio come sembra imporrà una nuova messa ecumenica le cose saranno finalmente del tutto chiare. sembra che dopo tutto Lutero dopo 500 anni abbia trionfato. Perché il card. Stella non lo dice chiaramente che ai seminaristi della chiesa di Papa Francesco si chiede di avere una visione luterana della liturgia? Secondo me sarebbe un atto di correttezza e di onestà verso i giovani che si preparano al sacerdozio.

Metodio ha detto...

@Maria

Il paragrafo "La dottrina cattolica sui divorziati che vivono in concubinato" del seguente articolo di don Mauro Tranquillo risponde alle sue domande:

http://www.sanpiox.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1783:amoris-laetitia-un-documento-davvero-terrificante&catid=64&Itemid=81

Riflessione in 5 punti ; ha detto...

Si sta verificando ciò che temevamo e che in un certo qual moido era assolutamente prevedibile, ovvero non la traduzione pastorale della Dottrina, bensì la riduzione della Dottrina a pastorale.
http://itresentieri.it/il-papa-e-la-dottrina-nella-storia-umilmente-offriamo-una-riflessione-in-5-punti/

Marisa ha detto...

Povero prof. Buttiglione!
Anche lui entrato nel numero di quelli che - con alle spalle un curriculum da stimati professionisti - sono scivolati nel trappolone del 'Non-capisco-ma-mi-adeguo' - 'Non-è-vero-ma-sostengo' - 'Demenziale-ma-ci-credo'.
Se non facesse rabbia farebbe tenerezza. O commiserazione.

Felice ha detto...

Le parole del card. Stella non suonano strane per chi ha frequentato un qualsiasi seminario negli ultimi anni. Rendono palese l'atteggiamento discriminatorio, quando non apertamente persecutorio, degli "educatori" nei confronti dei seminaristi, con l'esito di abituarli a vivere nella menzogna, celando le proprie simpatie tradizionali fino al giorno dell'ordinazione.

irina ha detto...

1) il problema dell'adulterio non è problema recente; se il clero non ha saputo dare, nei secoli, motivi probanti, cogenti che non si fa, vuol dire che il clero deve studiare e motivare più e meglio, senza per questo accompagnare, con una carezza, la calata universale delle mutande altrui, al fine di nascondere con ciò la sua propria incapacità di motivare il dettato divino.

2) I seminaristi ed i giovani sacerdoti, oggi, devono decidere se vogliono essere seguaci di Nostro Signore Gesù Cristo o marionette del mondo, anche se travestito con tonaca bianca o nera che sia.Devono occuparsi solo di NSGC, legarsi all'albero della Fede e turarsi le orecchie con la preghiera continua. Ed devono essere pronti ad ascoltare quei canti suadenti diventare sibili velenosi, appena le sirene del mondo rimangono senza argomenti davanti al Bene che le contraddice.

3) Tutti dobbiamo diffidare degli ipocriti, il cui unico scopo è perdere il prossimo, fratello e sorella,come prezzo a loro richiesto per conservare un posto, da loro ritenuto, preminente nelle diavolerie del mondo.

Catacumbulus ha detto...

A quanto correttamente fatto notare dal prof. Pierantoni, aggiungerei altri tre punti che dimostrano l'assurdità dell'ipotesi di concedere assoluzione sacramentale ed eucarestia ai divorziati risposati.

1) Seguendo San Tommaso non è possibile ignoranza riguardo ai principi primi della legge naturale (corrispondenti ai 10 comandamenti). In Summa Theologiae I-II, q. 19, art. 6 l'Angelico fa proprio l'esempio di un atto di adulterio e spiega che esso può essere dovuto ad ignoranza incolpevole delle sole CIRCOSTANZE PARTICOLARI:

«Se la ragione erronea, p. es., affermasse che un uomo è tenuto ad accostarsi alla moglie di un altro, il volere che si uniformasse a tale ragione sarebbe peccaminoso, poiché tale errore proviene dall’ignoranza della legge di Dio, che siamo tenuti a conoscere. Se invece uno si inganna credendo che la donna furtivamente introdotta sia sua moglie, e alle richieste di lei volesse trattarla come tale, questa sua volizione sarebbe scusata dal peccato: poiché questo errore proviene all’ignoranza delle circostanze, che scusa e causa involontarietà».

Nessuno è scusabile, invece, per ignoranza NON colpevole, se impugna la validità del precetto che impone di non commettere adulterio. Se ciò fosse possibile, infatti, significherebbe che la legge morale, anche nei propri principi più basilari, sarebbe oscura e molto ardua da comprendere per l'intelletto umano in quanto tale. Il che suonerebbe come un'offesa a Dio Creatore, che avrebbe avuto, per così dire, il gusto sadico di rendere molto arduo comprendere anche ciò che costituisce il minimo necessario per guadagnarsi la salvezza eterna. Dunque appare molto improbabile che possa darsi il caso in cui si sia scusati per ignoranza dal non comprendere la verità della proibizione riguardante l'adulterio. [segue]

Catacumbulus ha detto...

[segue da sopra] 1.1) Dunque, ammessa e non concessa la possibilità di un'offuscamento di tali evidenze non dovuto a colpevolezza, a maggior ragione l'atteggiamento pastorale moralmente corretto e psicologicamente più efficace sarebbe quello di istruire nella verità, con la certezza che in presenza di un cuore sincero, l'offuscamento non portrà che dileguarsi presto come neve al sole.

2) Altro punto assolumente fondamentale: anche ammessa per ipotesi l'innocenza soggettiva, chi potrà mai sognarsi di sostenere che un innocente, per quanto lo sia veramente, abbia il diritto di compiere atti oggettivamente malvagi? Forse che uno psicopatico criminale, proprio perché riconosciuto non responsabile degli atti criminali che compie, deve essere lasciato libero di compierli? L'adultero mette a rischio non solo la propria salvezza eterna, ma anche quella del compagno/a e produce tutta una serie di effetti altamente nocivi nei confronti dell'intera società, come giustamente è stato fatto notare da altro commentatore più sopra.

2.1) Questo punto è indicato dallo stesso Buttiglione, che parla esplicitamente, ma del tutto tangenzialmente, di un "innocens sed nocens", nel lungo articolo comparso a gennaio scorso sulla rivista di teologia della Pontificia Università Lateranense. Ma poi ciò resta lettera morta, utile solo ad enfatizzare la necessità del discernimento accompagnante... Ecco la citazione del testo:

«Può anche essere interessante osservare che Karol Wojtyła, nella sua opera
filosofica, si è occupato estesamente del fenomeno della emozionalizzazione
della coscienza e, in generale, del lato soggettivo dell’azione. Chi agisce sulla
base di una coscienza erronea può essere soggettivamente innocente ma fa
oggettivamente del male a se stesso e ad altri. Il Prof. Tadeusz Styczen usava
dire che è "innocens sed nocens". Può non essere (interamente) colpevole ma
ha bisogno di essere aiutato a capire il male che fa, a recuperare la pienezza
del suo intelletto e/o della sua libertà».

Fabio ha detto...

Io sono un ex seminarista, cacciato l'anno scorso dal seminario per non so quale preciso motivo. Dovevo frequentare il quarto anno. Lasciato solo, non ho più sentito nessuno, come un appestato. E questa si chiama misericordia? Profonda delusione, ma l'amore per la Chiesa non verrà mai meno. Certo, certe persone ora come ora fatico ad incontrarle. La menzogna maggiore è che ti accompagnano alla porta "dolcemente" dicendo che è per il tuo bene...Porta chiusa in faccia a me e a un caro amico sacerdote che ha fatto di tutto, rendendosi anche disponibile per accompagnarmi un anno nella sua parrocchia. Dove sta la rigidità? In queste persone che non si mettono mai in discussione. Sono confuso perchè sento che non mi è stato permesso di seguire quello che Dio ha pensato per me, ma ripeto che amerò la Chiesa fino alla fine della mia vita, anche se non capisco più cosa voglia dire amarla. Grazie per il vostro nutrimento, soprattutto nutrimento che accompagna la mia ricerca sincera della verità.

Anonimo ha detto...

Tuttavia, non riesco proprio a comprendere come si possa evitare lo scandalo.

I metodi ci sono - sto leggendo velocemente il pezzo di don Tranquillo citato da Metodio - il problema però è il contesto: per avere disordine e scandalo basta una minoranza di disubbedienti; ovvero, detta al contrario, per evitare lo scandalo tutti i preti dovrebbero essere ligi alle disposizioni. Figuriamoci. Specialmente in un contesto dove ognuno può far quel che gli pare, perché sulle derive lassiste nessuno viene mai punito.

Sulle dure parole di Stella sui "tradizionalisti"... Io penso che in questi giorni entriamo nella fase della tribolazione vera e propria. Diventeranno sempre più violenti e vendicativi nei confronti di tutti quelli che si oppongono ai loro piani. Resistere, resistere, resistere.

Il Prof. Tadeusz Styczen usava dire che è "innocens sed nocens".

Grazie per questa interessante citazione, che andrò a studiarmi più approfonditamente. Se si distrugge la corretta interpretazione delle cose - ovvero, mantenere l'oggettività del peccato da una parte, pur tenendo conto della possibile soggettiva non imputabilità dall'altra - e si va invece direttamente a ritenere la non oggettività del peccato, si perde la comprensione del danno che comunque ne risulta. Questo molti, anche in buona fede, non lo capiscono proprio.

Anonimo ha detto...

Segnalo questo (per chi avrà tempo):

http://populationconference.com/

Sound the alarm! The Catholic Church is under unprecedented attack. Radical advocates of population control — including abortion proponents — are seeking a beachhead inside the Church under the guise of poverty reduction and environmental protection. They've secretly worked their way inside the Vatican and are now actively working to undermine and subvert the Church and her teachings ... from within.

Never, in the 2,000+ year history of Catholicism, have anti-life forces gained such a dangerously high level of access and influence.

Giacomo Muraro ha detto...

CATTIVO PENSIERO
Sembra che la quasi totalità degli eretici abbia avuto seri problemi nell’osservanza del sesto comandamento. Sta a vedere che le loro elucubrazioni teologiche avevano l’unico scopo di giustificare il loro comportamento non propriamente in linea con la morale cattolica? Un amico al quale confidavo questo cattivo pensiero mi ha risposto seccamente: “Togli pure il quasi iniziale”.
Ecco spiegata la causa dell’attuale “sbracamento” di tanti pastori e di tanta parte del cosiddetto “popolo di Dio". GM
Ave Maria.

Diego ha detto...

Il problema è chiaramente diventato di dimensioni abnormi, almeno in Italia, da non poter essere umanamente risolto. Io ritengo che il nostro compito principale sia quello di pregare, essere pii e devoti, studiare per non essere superficiali e soprattutto cercare di aiutare gli altri fratelli e sorelle dicendo loro la verità dello stato della chiesa sempre con carità.
Alternative cristiane non ne riesco a vedere.
La messa ecumenica sarà lo scandalo finale ma ho la grande paura che sarà nulla, pur nella sua assurda gravità, in confronto a quello che verrà dopo perché forse il vero katechon è proprio la il "perfetto sacrifico eucaristico".
Riporto dal canone che le oblate vengono benedette e si chiede che l'offerta sia: "adscriptam, ratam, rationabilem et acceptabilem" cioè gradita, approvata, perfetta e accettabile.
E tutte le vittime irrazionali (sacrifici dell'antico testamento) non avranno mai i caratteri di cui sopra posseduti solo da Cristo.
Già solo il non voler riconoscere questo durante la S.Messa la trasformerebbe in automatico in una riunione di dopo-lavoristi, con rispetto per i dopo-lavoristi.

Catacumbulus ha detto...

@fabriziogiudici
Il punto riguardante l'innocens sed nocens richiederebbe molti approfondimenti, perché è proprio la mentalità liberal-soggettivista che pone in primo piano la componente soggettiva (la coscienza del singolo), a portare, alla fine, a sottovalutare totalmente l'aspetto oggettivo della realtà. A questo proposito la letteratura filosofica contemporanea è molto interessante, poiché, a causa di ciò che accade giornalmente in Israele, si è sviluppato un serrato dibattito sul cosiddetto "innocent attacker", cioè intorno al caso del terrorista il quale, ad esempio nel caso si tratti di un ragazzino, si suppone non pienamente padrone, e dunque responsabile, delle proprie azioni. La domanda è dunque: è moralmente permesso uccidere un attaccante innocente? Ignorando i più San Tommaso, il dibattito spesso verte su soluzioni e speculazioni incomplete..., che rivelano in pieno i proprio fondamenti soggettivistici. E si tratta di una riconferma della validità della filosofia perenne.

Catholicus ha detto...

A proposito di "Amoris Laetitia" e di stravolgimento della retta dottrina cattolica bimillenaria : stamattina mi trovavo in un importante santuario mariano del centro Italia (di cui taccio il nome per carità cristiana, come apparirà subito chiaro), quando vedo il Vescovo locale che stava facendo un'omelia sul matrimonio a due giovani che stavano per sposarsi (la sposina aveva in braccio una figlia di 4-5 anni). Il Vescovo è partito subito dicendo che l'unione tra due giovani, anche se non passano dal municipio o dalla chiesa, è già di per sé un matrimonio, e vedasi bene, "un matrimonio santo". Se poi interviene la cerimonia religiosa, ancora meglio, diceva, il vincolo si rafforza e gli sposi possono superare le prove della vita che potrebbero altrimenti minacciare o distruggere la loro unione. Ma il bello, o il brutto, è stata l'assenza di ogni accenno al fatto che due che vanno a letto senza essere spostati non sono in peccato mortale, nossignori, sono "santi sposi", cioè hanno dato vita ad un "matrimonio santo", parola di Vescovo. Cosa dire in proposito? non si parla più di peccato, di colpa, di giustizia divina, di rischio di finire all'inferno, solo piaggeria al mondo ed ai suoi valori non cristiani, al paganesimo, all'indifferenza religiosa. E poi i fissati integralisti sarebbero i cattolici tradizionalisti? e questo cos'è se non integralismo progressista? Povera Chiesa, povero gregge di Cristo !

Anonimo ha detto...

Fuori tema ma ne vale la pena.
Per Fabio.
Caro Fabio, non si crucci. Anche io sono un ex seminarista, essendo passato per le strutture seminariali di un seminario dell'Italia del nord diversi anni fa, sotto il pontificato di GPII. Ebbene, anche allora si pensava esattamente come il card. Stella e si agiva di conseguenza. Quando mi vedevano curiosare nei libri liturgici tradizionali, i superiori mi ritenevano più pericoloso di un terrorista. Ricordo ancora l'autentico fastidio che essi ebbero quando proposi il canto di un "Adoro te devote" in una di quelle sciattissime messe in semianario. Poi, però, se un seminarista scalcinato nottetempo cantava i mantra indù in cappella (non lo invento affatto!!) questo a loro andava benissimo.
Quello che questa gente eretizzante nasconde a mala pena è la frattura profonda che operano con il passato della Chiesa, frattura che Ratzinger timidamente condannava ma che ultimamente si sta nuovamente rinvigorendo perché l'Argentino ci soffia su. Ma una realtà di Chiesa che rompe con il suo passato con quale buona coscienza può dire di essere autentica? Questo non lo diranno mai ma il punto profondamente problematico è eattamente qui!

Pietro C. ha detto...

"Sembra che la quasi totalità degli eretici abbia avuto seri problemi nell’osservanza del sesto comandamento".
Sì, tolga pure il "quasi"!
Fare teologia, per i padri, è un'attività che si addice ai puri di cuore. Se uno non è tale inizierà inevitabilmente a scambiare per "volontà divina" la propria volontà e per segni divini le proprie voluttuose passioni. A quel punto diviene teologia demoniaca che è esattamente quello che vediamo oggi.

Anonimo ha detto...

Caro Fabio, ho già sentito una storia come la tua, direi anzi che è la tua.
Lo devi a NSGC ed a tutti coloro che hanno bisogno di un Sacerdote santo come guida: porta a termine il tuo cammino fino all'ordinazione.
Un battezzato, innamorato della Chiesa, non è uguale ad un Sacerdote.
Dai un'occhiata a questo link:
http://www.sanpiox.it/media-video/1718-sacerdoti-per-il-terzo-millennio-film
Quando l'ho visto, mi sono commosso, sì lo ammetto, ho pianto.
Noi fedeli abbiamo bisogno di Sacerdoti santi.

Gederson Falcometa ha detto...

Papa Francesco: la dottrina non si conserva in naftalina senza farla progredire
https://it.aleteia.org/2017/10/12/papa-dottrina-fidei-depositum-pena-morte/

Dal si al no vi è una opzione di rottura, non vi è progresso dottrinale. Bergoglio diffende ancora nel testo il primato della misericordia sulla giustizia. Predica degna di un luterano che "pecca fortemente e crede più fermamente e sarà ancora salvo"... Sola fides...

Anonimo ha detto...


Se è permesso uccidere un terrorista minorenne che ti viene addosso per ucciderti?

Sì che è permesso, si tratta di legittima difesa. Minorenne o maggiorenne, viene per ammazzarti, quindi sei più che legittimato ad abbatterlo, se ci riesci. Vim vi repellere licet: è lecito respingere la forza con la forza.
Al terrorista "innocente" per via della giovane età, che non sa bene quello che sta facendo, io non credo. Anche nei fanciulli la cattiveria è proverbiale, basta vedere come torturano insetti e animali, a volte (anche se non tutti i fanciulli sono così cattivi, si capisce). I c.d. "soldati bambini" non sono meno feroci di quelli adulti, in certe situazioni.
Z.

Anonimo ha detto...


Se tutti gli eretici erano spinti all'errore dai loro cedimenti alla sensualità?

Per molti si trattava certamente di questo. Ma non per tutti. L'ipotesi non vale per
Pelagio, per Ario (a quanto se ne sa), per i Giansenisti. Pelagiani e giansenisti anzi eccedevano nel senso opposto, nel rigorismo.

Anonimo ha detto...

I c.d. "soldati bambini" non sono meno feroci di quelli adulti, in certe situazioni.

In generale, concordo. Ma non possiamo giudicare la consapevolezza solo dalla gravità dell'azione esterna, in quanto sono comunque due cose diverse. Purtroppo quei kamikaze bambini o adolescenti crescono sin dall'inizio in un clima fortemente ideologicizzato e che istiga all'odio usando tutti i più subdoli metodi di indottrinamento. Inoltre, almeno in un caso si scoprì che il kamikaze era ritardato mentale (doppia bestialità di chi lo mandò) e in qualche altro caso certi furono presi da rimorso, o da paura, e non si fecero esplodere. Quindi il caso concreto della non imputabilità direi che può esistere, per raro che sia.

Ovvio che è lecito difendersi comunque, per quanto si diceva sopra.

Anonimo ha detto...

L’onorevole professor Buttiglione è una degnissima persona. Sennonché, purtroppo, appartiene alla categoria dei clericali: di quelli cioè che confondono la fedeltà al Signore e alla santa Chiesa con un’ubbidienza acritica. Anche in politica, per quel che ne so (e qualcosa ne so), questo è sempre stato il suo modo di pensare e d’agire. Peccato.

Maso

Pietro C. ha detto...

"Se tutti gli eretici erano spinti all'errore dai loro cedimenti alla sensualità?

Per molti si trattava certamente di questo. Ma non per tutti. "

In ogni evenienza l'eterodossia è data dalla mancanza di sintonia spirituale su Dio e questo avviene quando prevale la passione (qualsiasi tipo di passione). Il "rumore di fondo" della passione oscura la sintonia su Dio e a quel punto fa sballare tutti i riferimenti con cui si valuta il dogma. Questo è una norma oggigiorno, ahimé, basta vedere come viene interpretata la teologia dai vari mons. Paglia in dialogo con il mondo e con Scalfari. Questa non è teologia è cacodossia vera e propria che muove non da una autentica adorazione verso Dio, quindi da una sintonia verso il Cielo, ma da una smodata preoccupazione verso la terra e da una passione per se stessi.
L'unità tra eterodossia e spiritualità fuorviata non è sempre sufficientemente considerata ma è fondamentale soprattutto per capire il nostro tempo.
Papa Francesco che, secondo Scalfari, afferma "la nostra verità assoluta, da tutti noi condivisa, è però diversa da persona a persona" dice forse senza avvedersene una bestemmia: Dio che è verità assoluta in contatto con le persone si diversifica, quindi non è in grado di portare le persone stesse all'unità. Non si accorge, egli, che la diversificazione è data dalla passione e dal peccato, non da Dio. A quel punto perché non credere a Scalfari per il quale mons. Paglia e papa Francesco avrebbero "abolito i luoghi dove dopo la morte le anime dovrebbero andare: Inferno, Purgatorio, Paradiso"? Significativo che a tutt'oggi nn ci siano state smentite a questi vaneggiamenti! E cos'è questa se non "teologia delle passioni", ossia teologia del demonio, come volentieri avrebbero affermato i Padri?

Diego ha detto...

Sull'uso della forza io mi permetto di dire che la stessa deve essere la minima necessaria. Ma come valutare il minimo? Ritengo che usare la forza sia proprio solo di chi è abituato giornalmente a trattare con essa come un medico è avvezzo alle emergenze e questo al fine di evitare di valutare erroneamente la situazione a causa della propria inesperienza o emozione.
Ci sono poi molti metodi (aikido, bjj, etc..) che aiutano in casi ordinari (non da forza di pubblica sicurezza intendo) a rendere inoffensivo un aggressore. Un braccio rotto a costui è meglio di un maldestro tentativo di difesa con un colpo di pietra (o altro oggetto pesante a portata di mano) sul cranio potenzialmente mortale.
Ricordiamoci che la situazione andrebbe evitata e disinnescata prima dello scontro e questo Cristo lo dice molto bene quando ammonisce Pietro nel Getsemani. Certo non sempre si può ma è nostro dovere provare con fermezza.
Un poliziotto ha un preciso dovere e se cristiano sa benissimo che per compierlo potrebbe uccidere. Certo, è una grossa responsabilità morale perché se in peccato mortale (probabile) o infedele (caso del terrorista) l'aggressore potrebbe dannarsi. A questo dovrebbe far fronte una sana vita cristiana e di studio della Dottrina per avere un vero discernimento ma ahimè scivoliamo nel mondo delle fiabe....

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

Anonimo12 ottobre 2017 22:57,

Leggendo il tuo commento me ho ricordato dell'accuse di pelagianesimo fatte da Papa Francesco ai cattolici. Me è venuto in mente la seguinte domanda:

Se Lutero oggi è quase diventato un santo, come Bergoglio può sostenere che Pelágio e il pelagianesimo sia un'errore o un'eresia?

Lo stesso se può dire per gli altri eretici...

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

Caro Z.,

L'offerta della misericordia agli nemici è apparsa per la prima volta nelle'ordine di cavalleria. Questo dopo i Cavallieri cattolici vincere la lotta. Bergoglio offre la misericordia prima del combate...

Catacumbulus ha detto...

@Anonimo delle 22.52
Ovvio che sia così, proprio per quello che dicevo sopra: anche se innocente, perché rapito, plagiato o drogato (questo succede spesso ai guerrieri bambini), nessuno ha né il diritto né può avere il permesso di compiere il male, attaccando innocenti (questo naturalmente vale anche per chi getta bombe atomiche sui civili di una nazione nemica...). Tuttavia il caso non è sempre così semplice. Si tratta anche del diritto di guerra o di casi in cui tra te e i terroristi ci siano ostaggi. E, ancora più in generale, se per un evento imprevedibile e verso il quale non si ha alcuna responsabilità, un guidatore perdesse il controllo dell'auto, si avrebbe il diritto di sparagli una bazzuccata, se questo fosse l'unico modo di evitare che la sua auto travolga passanti innocenti (caso dell'evento negativo del tutto fortuito)? Non è sempre così facile ed immediata la risposta, anche se a mio avviso permane la stessa e anche se bisognerebbe vederla dalla parte dei doveri morali che ha il guidatore: se può farlo, deve preferire sacrificare la propria vita, deviando la macchina (o l'aereo) contro un muro, piuttosto che planare sulla folla, anche se non ha alcuna responsabilità per le cause del malfunzionamento del veicolo o del velivolo.
Il punto è comunque che questi casi si risolvono a dovere solo se ci si rifà alla filosofia degli atti umani di San Tommaso. Se si rimane invece in una prospettiva moderno-soggettivistica, non si può risolvere la questione.

Luisa ha detto...

Ho riportato più sopra alcune delle parole dette da Bergoglio durante l`incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, so che non c`è sosta nelle notizie che ci arrivano e che sembra non ci sia un fine alle esternazioni papali che non fanno che confermare la direzione che sta prendendo la "chiesa di Francesco", forse si sta installando un fenomeno di assuefazione che smorza la voglia di reagire , malgrado tutto ciò sono un pò sorpresa che non si reagisca quando un papa dice che:

" non si può conservare la dottrina senza farla progredire né la si può legare a una lettura rigida e immutabile senza umiliare l'azione dello Spirito Santo» ,

che

«la Tradizione è una realtà viva e solo una visione parziale può pensare al “deposito della fede” come qualcosa di statico",

che

"La Parola di Dio non può essere conservata in naftalina come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti! No. La Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare»,

Io non sono teologa ma non posso restare indifferente quando leggo queste parole papali, ringrazio Fabrizio per aver reagito ma confesso che mi aspettavo che quelle esternazioni papali, che mi sembrano tutto salvo che ortodosse e banali, suscitassero maggiori reazioni.

Luisa ha detto...

Sulle parole dette dal card. Stella durante la plenaria della Congregazione che dirige, che sono l`espressione del pensiero di Bergoglio, se non sono una novità nella gerarchia della chiesa postconciliare e nei seminari, la violenza verbale, il disprezzo, il tono offensivo, con cui sono state pronunciate non fanno che rivelare l`IRRITAZIONE della gerarchia che sa che i seminari detti "tradizionalisti" sono pieni, che le vocazioni dette "tradizionaliste" sono sempre più numerose, una realtà che ha il dono di innervosirli, allora non resta loro che l`arma dell`offesa, dell`insulto, della denigrazione.
E Stella può tranquillamente gettare fango sui seminaristi detti "tradizionalisti" sicuro che nessuno avrà il coraggio di prendere la parola per difendere seminaristi e sacerdoti e smentire quella visione menzognera e sprezzante.
Ma se ai tempi di Benedetto XVI il "coraggio" non mancava mai ai suoi oppositori che salivano al fronte armi alla mano, in questa "chiesa della misericordia" la paura è padrona.

Marisa ha detto...

La cosiddetta 'rigidità' è proprio la colonna di sostegno contro la sovversione della Verità.

Per questo i sovvertitori la vogliono vedere morta e sepolta.

mic ha detto...

Ma se ai tempi di Benedetto XVI il "coraggio" non mancava mai ai suoi oppositori che salivano al fronte armi alla mano, in questa "chiesa della misericordia" la paura è padrona.

Dici bene, Luisa.
Ma, a quanto mi risulta, in Curia non monta solo la paura, ma anche l'indignazione. Solo che non se ne vedono né se ne possono ipotizzare effetti concreti.

mic ha detto...

Se si rimane invece in una prospettiva moderno-soggettivistica, non si può risolvere la questione.

Non mancano casi in cui, in situazioni estreme, prevale l'istinto di salvaguardia degli "altri".

Anonimo ha detto...

che mi sembrano tutto salvo che ortodosse e banali, suscitassero maggiori reazioni.

Luisa, credo che ci abbiamo fatto un po' tutti il callo. Inoltre, non credo che ci sia niente da meravigliarsi: una volta che vedi uno che non rispetta e minimizza il Santissimo Sacramento, tutto il resto del percorso è in discesa. Ieri, certo, è stato un salto di qualità: con la scusa della pena di morte, argomento fortemente emozionale, e dell'incapacità di fare ragionamenti analitici da parte della maggioranza delle persone (una cosa è la liceità, una cosa l'opportunità contingente), ha bellamente detto che per duemila anni prima di lui la Chiesa, inclusi Papi, i Dottori e schiere di santi, "non hanno rispettato il Vangelo"; e di fatto si avvia a cambiare la dottrina. Con AL il trucco era "prima la pastorale, la dottrina non cambia", è tutto conforme al Catechismo. Ora vede che le pecore, pardon, i pecoroni, hanno trangugiato, e si appresta al passo successivo: la dottrina cambia, può contraddirsi, e si cambia anche il Catechismo.

Catacumbulus ha detto...

@Diego
L'uso della forza deve sempre costituire la extrema ratio e deve essere sempre proporzionato all'offesa, ma si ha anche il diritto che sia massimamente efficace nella propria proporzionalità. Per intenderci, se mi ritrovo svegliato di soprassalto in piena notte, perché qualcuno si introduce in casa mia, avendo da difendere ben 4 donne, io andrei per vie di fatto anche definitive, perché ritengo che di fronte a chi mi mette nelle condizioni di farmi temere per l'incolumità fisica di mia moglie e delle mie figlie, io abbia non solo il diritto ma anche il dovere di "accertarmi" nel modo più sicuro che male non possa essere fatto loro. Dunque la proporzionalità non può decidersi solo in base a criteri di perfetto parallelismo nelle azioni (ho il diritto di aggredire, solo se sono già stato aggredito, ho il diritto di sparare, solo se mi hanno già sparato), altrimenti questo significa porre l'innocente aggredito in costante svantaggio di fronte ad un'ingiusta aggressione. Se mi si mette nelle condizioni di temere un'aggressione potenzialmente mortale, ho il diritto di difendermi di conseguenza, senza dover aspettare che il tentativo di aggressione del malvivente fallisca.

E questo ragionamento ha anche un risvolto pratico riguardo ai cenni che lei fa alle arti marziali. Da ex praticante di arti marziali orientali tradizionali e da attuale praticante di arti più concrete come la boxe e la thai-boxe, posso dirle che l'efficacia delle seconde è reale quasi da subito, delle prime solo in caso si raggiungano altissimi livelli tecnici e comunque non si sarebbe abituati a prendere e schivare colpi "veri", ossia tosti e in quantità, poiché la differenza non la fanno tanto i calci (anche se sono molto utili), ma l'uso delle mani (che sono molto più rapide ed efficienti). L'aikido e arti marziali simili, ossia basate su movimenti che imbrigliano l'attacco in movimenti complessi risultanti in difese non offendenti, non possono essere facilmente efficaci, se non in situazioni particolari. Leve e proiezioni sono sempre utili, ma solo a complemento (combattendo in spazi angusti o a terra), se in condizioni normali ci si limita a quello un praticante di thai o un pugilatore vincono per KO in 15 secondi.

Catacumbulus ha detto...

mic ha detto: Non mancano casi in cui, in situazioni estreme, prevale l'istinto di salvaguardia degli "altri".

Tenderei a riservare il termine "istinto" alla difesa della propria incolumità, mentre l'altruistico spendersi per la difesa altrui lo attribuirei al consolidamento di una virtù, anche se nel caso dei genitori nei confronti dei figli, per esempio, ciò possa considerarsi quasi istintivo.

Luisa ha detto...

" ha bellamente detto che per duemila anni prima di lui la Chiesa, inclusi Papi, i Dottori e schiere di santi, "non hanno rispettato il Vangelo"; e di fatto si avvia a cambiare la dottrina. "

Grazie Fabrizio per la tua reazione, si finisce per farsi il callo, per abituarsi allo scompiglio, al disordine, si sopporta, la realtà sgradevole diventa la normalità, c`è da sperare che quella sopportazione si trasformi in forza di resistenza, purtroppo solo chi ha un sistema immunitario forte avrà in sè la capacità di lottare contro quell`aggressione.

Anonimo ha detto...

Avevamo capito da tempo che l'attacco alla CC era frontale e violento, dopo secoli di accerchiamento e di intrusioni ed infiltrazioni di ogni genere ad ogni livello ecclesiale, adesso hanno the man who, è palese, tanto che persino 2 opinionisti non certo di parte come Facci e Sgarbi lo definiscono comunista della peggior specie e ateo, e quando Il manifesto regala un libro degli aforismi del vdr perché è uno di noi, e poi leggi su formiche.net il commento al famoso discorso, capisci che è finita davvero, no way back, no return point. no comment.

Anonimo ha detto...


La c.d. innocenza dell'assalitore come alibi alla vigliaccheria dei governanti, anche verso l'immigrazione clandestina

La supposta innocenza dell'assalitore viene utilizzata anche per prendersi in casa i clandestini minorenni non accompagnati, che, a quanto sembra, hanno ripreso ad invaderci, dalla sempiterna Libia. Sarebbe l'innocenza dell'emigrante, in questo caso, cioè dell'invasore clandestino. Si tratta di pura retorica. I minorenni musulmani che ci invadono, non lo sanno che stanno andando in un paese che non è il loro? E'un modo particolarmente sleale di invadere un paese, perché fa leva sul sentimento di compassione verso i bambini e i ragazzi. I "ragazzi" sono poi gli stessi che stanno cominciando in bande (come p.e. in Francia da tanti anni) a terrorizzare i passeggeri sui treni del Nord Italia. Come difendersi, allora, sparandogli?
Non c'è bisogno di arrivare a tanto. Basterebbe fare come gli Australiani, a quanto si legge: fermare i barconi in mare, dargli qualche tanica di acqua e benzina, e rimandarli indietro, bambini o non bambini, donne gravide o meno a bordo. Si tratta comunque di un viaggio di poche ore. Tutto qui.
La retorica dell'infazia abbandonata è qui particolarmente vile: proviene da uomini e donne che non battono ciglio di fronte alle centinaia di aborti giornalieri e volontari di casa nostra. Abbandonata poi un accidente: tutti questi ragazzi fanno parte di clan e tribù musulmani, hanno il telefonino, sanno dove vogliono andare, partono con l'approvazione degli sceicchi locali, perché è scoccata l'ora x, quella dell'invasione dell'Europa per ampliare al massimo la Ummah di Maometto, tanto i Farangi (i Franchi, gli Europei) sono vili, non aspettano altro che sottomettersi, a cominciare dalle loro donne, tutte puttane....
Z.